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PIRANDELLO

Luigi Pirandello, nato nel 1867 ad Agrigento, è un autore influente del Novecento italiano, noto per la sua produzione teatrale e narrativa, che esplora temi come la crisi d'identità e il relativismo esistenziale. La sua vita è segnata da eventi drammatici, tra cui la malattia mentale della moglie e il dissesto economico della famiglia, che influenzano profondamente la sua opera. Pirandello sviluppa una visione della vita come una 'trappola' sociale, proponendo una fuga nell'irrazionalità e nell'immaginazione come unica via di salvezza.

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PIRANDELLO

Luigi Pirandello, nato nel 1867 ad Agrigento, è un autore influente del Novecento italiano, noto per la sua produzione teatrale e narrativa, che esplora temi come la crisi d'identità e il relativismo esistenziale. La sua vita è segnata da eventi drammatici, tra cui la malattia mentale della moglie e il dissesto economico della famiglia, che influenzano profondamente la sua opera. Pirandello sviluppa una visione della vita come una 'trappola' sociale, proponendo una fuga nell'irrazionalità e nell'immaginazione come unica via di salvezza.

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Pirandello

 Vita
Luigi Pirandello nacque il 28 giugno 1867 presso Girgenti (ribattezzata poi Agrigento sotto il fascismo), da
una famiglia di agiata condizione borghese (il padre dirigeva alcune miniere di zolfo prese) e di tradizioni
risorgimentali e garibaldine. In seguito ad un contrasto sorto con un professore nell’Università di Roma si
trasferì all'Università di Bonn, dove si laureò nel 1891. Nel frattempo aveva già iniziato la produzione
letteraria, scrivendo poesie e una tragedia. L'esperienza degli studi in Germania fu importante per lo
scrittore, perché lo mise in contatto con la cultura tedesca e in particolare con gli autori romantici, che
ebbero profonda influenza sulla sua opera e sulle sue teorie riguardanti l'umorismo. Si stabilì a Roma e nel
1893 scrisse il suo primo romanzo, L'esclusa. Nello stesso anno aveva sposato Maria Antonietta Portulano.
Dal 1897 iniziò l'insegnamento di Lingua italiana presso l'Istituto Superiore di Magistero di Roma. Nel
frattempo pubblicò articoli e saggi su varie riviste, tra cui il "Marzocco", che aveva tra i collaboratori anche
Pascoli e d'Annunzio, e scrisse la sua prima commedia, Il nibbio (1896).
Nel 1903 un allagamento della miniera di zolfo in cui il padre aveva investito tutto il suo patrimonio e la
dote stessa della nuora provocò il dissesto economico della famiglia. Il fatto ebbe conseguenze drammatiche
nella vita dello scrittore: alla notizia del disastro la moglie, il cui equilibrio psichico era fragile, ebbe una
crisi che la sprofondò nella follia. La convivenza con la donna, che era ossessionata da una patologica
gelosia, costituì per Pirandello un tormento continuo, che può essere visto come il germe della sua
concezione dell'istituto familiare come «trappola» che imprigiona e soffoca l'uomo. Mutò anche la
condizione sociale di Pirandello, che fu costretto ad integrare lo stipendio di professore intensificando la sua
produzione di novelle e romanzi. Lavorò anche per l'industria cinematografica, che stava allora muovendo i
primi passi, scrivendo soggetti per film. L'esistenza di Pirandello dunque, come quella di Svevo, fu segnata
dall'esperienza della declassazione. Questo fatto gli fornì lo spunto per la rappresentazione del grigiore
soffocante della vita piccolo borghese.
Dal 1910 Pirandello ebbe il primo contatto con il mondo teatrale. Dal 1915 la sua produzione teatrale si
intensificò. In quell'anno venne messa in scena la prima commedia in tre atti, Se non così. Da quel momento
Pirandello divenne soprattutto scrittore per il teatro, anche se non abbandonò mai la narrativa.
Pirandello, in nome delle sue posizioni patriottiche, aveva visto con favore l'intervento in guerra,
considerandolo come una sorta di compimento del processo risorgimentale, ma la guerra incise
dolorosamente sulla sua vita: il figlio, partito volontario, fu fatto prigioniero dagli Austriaci, e il padre si
adoperò con ogni mezzo per la sua liberazione. La malattia mentale della moglie si aggravò, tanto che lo
scrittore fu costretto a farla ricoverare in una casa di cura, dove la donna restò fino alla morte.
Dal 1920 il teatro di Pirandello cominciò a conoscere il successo di pubblico. Del 1921 sono i Sei
personaggi in cerca d'autore, che rivoluzionavano radicalmente il linguaggio drammatico. Lasciò nel 1922
la cattedra universitaria e si dedico interamente al teatro, seguendo le compagnie nelle loro tournées in
Europa e in America, vivendo direttamente la vita della scena. Dal 1925 assunse la direzione del Teatro
d'Arte a Roma.
Pirandello, nel 1924, subito dopo il delitto Matteotti, si era iscritto al partito fascista, per ottenere appoggi da
parte del regime. Ben presto si rese conto del carattere di vuota esteriorità del regime, della retorica pomposa
dei suoi riti ufficiali, e accentuò il suo distacco, che celava un sottile disprezzo. La critica delle istituzioni
sociali e delle maschere da esse imposte, propria della visione pirandelliana, non risparmiò il regime. Negli
ultimi anni lo scrittore seguì la pubblicazione delle sue opere: le Novelle per un anno e le Maschere nude.
Nel 1934 gli venne assegnato il premio Nobel per la Letteratura. Assiste alle riprese di un film tratto dal suo
romanzo Il fu Mattia Pascal e muore nel 1936 per polmonite.
 Il vitalismo, la crisi d’identità, il rifiuto della vita sociale
Gli elementi che in generale caratterizzano le opere di Pirandello sono: il relativismo esistenziale/ontologico,
l’elan vital, la psicologia dell’io (non la riprende da Freud, ma da Binet “Les alterationes de la personalité”).
Alla base della visione del mondo pirandelliana vi è una concezione vitalistica, che è affine a quella di varie
filosofie contemporanee (in particolare quella di Bergson, teorico dello slancio vitale): la realtà tutta è un
eterno divenire, trasformazione da uno stato all’altro. Tutto ciò che si stacca da questo flusso comincia,
secondo Pirandello, a «morire». Noi tendiamo a cristallizzarci in forme individuali, a fissarci in una realtà
che noi stessi ci diamo. Crediamo di essere “uno” per noi stessi e per gli altri, mentre siamo tanti individui
diversi, a seconda della visione di chi ci guarda. Ciascuna di queste forme è una costruzione fittizia, una
"maschera” che noi stessi ci imponiamo e che ci impone il contesto sociale. Pirandello fu influenzato dalle
teorie dello psicologo francese Alfred Binet sulle alterazioni della personalità ed era convinto che nell'uomo
coesistessero più persone, ignote a lui stesso, che possono emergere inaspettatamente. La crisi dell'idea di
identità e di persona risente dei grandi processi in atto nella realtà contemporanea, dove si muovono forze
che tendono proprio alla frantumazione dell'individuo (es. capitale monopolistico, che annulla l’iniziativa
individuale e nega la persona dissolvendola in grandi apparati produttivi, l'espandersi della grande industria
e l’uso delle macchine, la formazione di grandi metropoli).
La vita è vista come “una stanza della tortura”: la crudeltà domina i rapporti sociali e la società è solo una
costruzione fittizia che impoverisce l’uomo. C’è il rifiuto della vita sociale e delle sue istituzioni, a favore di
un bisogno di autenticità e di spontaneità. L’istituto in cui si manifesta per eccellenza la trappola è la
famiglia: l’ambiente familiare è opprimente. L’altra trappola è quella economica: i suoi personaggi sono
intrappolati in una condizione di lavori monotoni alla cui base c’è una gerarchizzazione oppressiva. La
società è la negazione del movimento vitale.
Pirandello non ricerca le cause storiche per cui la società è una trappola, ma è una condizione universale.
L’unica via di salvezza è la fuga nell’irrazionalità, nell’immaginazione (Il treno ha fischiato) o nella follia
(Enrico IV, Uno nessuno e centomila). Il rifiuto della vita sociale porta alla figura del “forestiero della vita”,
cioè colui che ha preso coscienza del carattere fittizio della società e vive esternamente a questa, osservando
gli altri uomini con atteggiamento di pietà e irrisione. È la “filosofia del lontano”, cioè contemplare la realtà
da lontano facendola apparire secondo una prospettiva straniata. C’è quindi una coscienza critica del reale).
 Il relativismo conoscitivo
Il relativismo conoscitivo/ontologico si basa sulla contrapposizione tra apparire ed essere che sono diversi in
ogni individuo. L’apparire è legato alle norme sociali e all’adeguamento ad esse; è una dimensione statica.
L’essere è l’io autentico, non condizionato dalle norme sociali; è la parte più genuina, dinamica, in continuo
cambiamento ed evoluzione. In ogni individuo tra le due parti si cerca un equilibrio: l’individuo si adegua
alle norme sociali cercando di mantenere la propria personalità. L’apparire statico mantiene l’essere fluido;
nel momento in cui si rompe l’equilibrio, l’apparire non imbriglia più l’essere (La carriola e Il fu Mattia
Pascal). Mattia Pascal fugge e diventa un altro uomo (prevalenza dell’essere e del divenire, follia);
successivamente cerca di tornare all’equilibrio, ma è ormai diventato un’altra persona: l’ambiente intorno a
lui è cambiato (la moglie lo ha dichiarato morto, ha sposato un altro uomo ed ha una nuova famiglia). Il
divenire ha investito anche la sua famiglia. Si può dire che ci sono 3 Mattia Pascal: il primo è quello
dell’apparire, il secondo è quello dell’essere che fugge ed il terzo è “il fu Mattia Pascal”, perché è cambiato.
Il relativismo conoscitivo consiste dunque nel fatto che ha ognuno ha la sua verità, nata dal modo soggettivo
di vedere le cose: c’è un’incomunicabilità tra gli uomini. Il soggettivismo di Pirandello si rifà al clima del
primo Novecento quando si disfà il clima positivistico.
Anche in Uno, nessuno e centomila, il protagonista vede il proprio naso come storto e si rende conto che la
sua visione soggettiva di sé stesso è diversa da quella che gli altri hanno di lui: l’uomo diventa quindi uno
(visione propria della sua persona), centomila poiché ognuno ha una visione diversa ed infine nessuno.
L’uomo non sa più in cosa identificarsi, se in quello che pensa lui stesso o gli altri (il protagonista viene
sgretolato nel suo apparire).
 L’umorismo
L’umorismo è un saggio in cui Pirandello analizza le varie fasi storiche e teoriche dell’arte umoristica. In
quest’ultima c’è una riflessione, che si basa sul concetto del “sentimento al contrario”: il la comicità sta nel
vedere qualcosa che è il contrario di ciò che dovrebbe essere (es. una donna anziana imbellettata). La
riflessione subentra nel momento in cui si pensa che la donna lo stia facendo per trattenere l’amore di suo
marito e apparire più bella ai suoi occhi: dal comico si passa quindi all’umoristico. Dal ridicolo, si individua
il fondo dolente e sorge il tragico; dal tragico, emerge anche il ridicolo. Tragico e comico vanno insieme.

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