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EURIPIDE

Euripide, nato a Salamina nel 480 a.C., è un drammaturgo greco noto per la sua produzione di 92 drammi, tra cui opere celebri come Medea e Alcesti, caratterizzati da una profonda analisi psicologica dei personaggi e una critica sociale incisiva. La sua scrittura si distacca dai tradizionali eroi, presentando personaggi complessi e umani, spesso in conflitto con le divinità e il contesto politico del suo tempo. Euripide utilizza un linguaggio colloquiale e accessibile, riflettendo le incertezze e le debolezze umane, e ponendo interrogativi sulla moralità e il destino.

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EURIPIDE

Euripide, nato a Salamina nel 480 a.C., è un drammaturgo greco noto per la sua produzione di 92 drammi, tra cui opere celebri come Medea e Alcesti, caratterizzati da una profonda analisi psicologica dei personaggi e una critica sociale incisiva. La sua scrittura si distacca dai tradizionali eroi, presentando personaggi complessi e umani, spesso in conflitto con le divinità e il contesto politico del suo tempo. Euripide utilizza un linguaggio colloquiale e accessibile, riflettendo le incertezze e le debolezze umane, e ponendo interrogativi sulla moralità e il destino.

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Euripide (480 a.C.- 407 a.C.

)
 Vita
Secondo la Vita, nasce a Salamina del 480 a.C., quando la flotta ateniese sconfigge quella persiana e i suoi
genitori sono di umile condizione. Secondo il Marmor Parium, invece, nasce nel 486 a.C. e la sua
condizione sociale era elevata (torciere ai riti di Apollo). Suo padre, Mnesarco, era un ricco proprietario
terriero e la madre era di famiglia nobile. Si dedica all’atletica e alla filosofia: le sue due mogli lo tradirono e
la prima notizia riguardo la sua partecipazione ad agoni tragici si ha nel 455 a.C. La sua prima vittoria
avviene nel 442 a.C. e ad essa ne seguono solo altre tre: al contrario di Sofocle che vinse 24 volte, Euripide
non viene apprezzato dal pubblico ateniese. Cleone lo accusa di empietà ed è costretto a lasciare Atene per
trasferirsi a Pella, in Macedonia, presso la corte del re Archelao. Muore nel 407 a.C.: secondo alcuni fu
sbranato da dei cani (ira delle divinità per il suo ateismo), per altri fu ucciso da un gruppo di donne a causa
della sua misoginia. Era un intellettuale solitario, schivo verso la politica e poco compreso dai suoi
contemporanei.
 Produzione
Compose 92 drammi, molti dei quali sono stati persi e al momento abbiamo Alcesti, Medea, Ippolito,
Elettra, Troiane, Eraclidi, Andromaca, Ecuba, Supplici, Eracle, Elena, Ifigenia in Tauride, Baccanti, Ione,
Fenicie, Oreste, Ifigenia in Aulide e Reso. Scrive anche drammi satireschi, ma l’unico pervenuto è Il Ciclope
basato sull’accecamento di Polifemo e la fuga di Odisseo dall’antro del ciclope.
 Personaggi
In un passo delle Rane di Aristofane, Euripide parla in prima persona della sua concezione poetica: non
utilizza linguaggio pomposo e mette nei personaggi analisi e ragionamento. Euripide, infatti, traspone il tono
tragico a un livello più comprensibile al pubblico: i sentimenti sono umani e gli spettatori ci si identificano.
L’azione umana è centrale: i personaggi euripidei agiscono in un contesto “normale” dove il fallimento ed il
successo sono il risultato dell’agire umano, scelta autonoma e non condizionata da divinità. I personaggi
mostrano debolezze e incertezza tipicamente umane; hanno una propria psicologia ognuna differente dalle
altre. Euripide si concentra sull’interiorità e la loro complessità psicologica: i caratteri sono molteplici e
rispecchiano la diversità della realtà che non può essere filtrata con un un’unica lente. L’influsso della
sofistica e di Socrate è notevole: i dubbi dei personaggi sono assecondati e analizzano loro stessi (Socrate) e
contrappongono tra loro i propri punti di vista (retorica sofista). L’eroe sofocleo è consapevole del proprio
valore eccezionale ed è diverso da quello euripideo che sbaglia ed è consapevole di farlo perché è umano.
Euripide, nelle sue tragedie, muove critiche riguardo il contesto politico a lui contemporaneo: la guerra del
Peloponneso sta volgendo al termine, viene fattala spedizione in Sicilia che risulta fallimentare ed inizia il
declino di Atene; egli fa riferimento a ciò e non vince mai agli agoni tragici, perché pone di fronte al
pubblico la realtà. Non c’è la catarsi o l’insegnamento, ma il dubbio che coinvolge anche le divinità.
Non c’è intreccio tra cielo e terra, come in Eschilo e Sofocle: gli dei appaiono solo come ex machina e le
loro azioni non hanno significato provvidenziale. La divinità, infatti, è talvolta ostile o indifferente alle
vicende umane. Secondo Euripide è impossibile sapere quali sono le intenzioni delle divinità e
probabilmente fu influenzato dalla sofistica (Protagora afferma che non è possibile dire se gli dei esistono o
no). Il cielo di Euripide è vuoto, poiché gli uomini non si rivolgono alle divinità che mettono in dubbio, e il
destino dell’uomo è in balia della τυχη: gli eroi euripidei trovano in loro stessi l’espediente per la salvezza e
la sopravvivenza (μηχανημα σωτηριας).
In alcune tragedie ci sono prese di posizione a favore della democrazia imperialistica a cui, però, Euripide
non aderisce completamente: critica la guerra che ritiene assurda, poiché sconvolge la vita degli uomini.
Critica le scelte dei potenti che ricadono sulla società: le donne sono escluse dalla vita della polis e gli umili,
sempre esposti all’arbitrio dei più forti, sono portatori di valori positivi. Si distacca dalla politica e propone
un’etica che si basi sulla saggezza quotidiana di chi vive ogni giorno con moderazione. La funzione del
teatro euripideo è quella di riflettere sulla realtà con le sue criticità ed i valori divenuti strumenti di controllo.
 Alcesti, Medea e Fedra
Euripide rinuncia alla tradizionale figura dell’eroe e sceglie personaggi mossi da passioni ed egoismi. Ad
esempio Admeto, pur di conservare il proprio potere e la vita, accetta di lasciar sacrificare sua moglie Alcesti
al suo posto. I personaggi maschili dimostrano debolezza, mentre quelli femminili trovano più spazio e
fanno proprio il sistema di valori maschile: sono guidate da una risoluta capacità di azione e diventano a loro
volta eroine. Attraverso le donne, le figure più deboli, Euripide critica i valori sociali.
Alcesti dà prova di coraggio (αρετη) e sceglie la morte: sacrificandosi, però, in nome del vincolo coniugale,
lascia Admeto ad “amare i morti” e provoca la dissoluzione dei legami familiari. Lo spazio di azione di
Alcesti è l’οικος, mentre quello di Admeto è il mondo esterno, con l’accoglienza prima di Apollo e poi di
Eracle. Admeto ha considerato la moglie “sacrificabile” per tutelare il proprio potere e ha violato il
giuramento fattole, accettando un’altra donna in casa.
Medea è un personaggio complesso e inaccettabile sia per le donne che per gli uomini: di origine barbara, ha
saputo conoscere i valori del mondo greco e sviscerarne le contraddizioni. È donna, ma è capace di
vendicare l’offesa al suo onore e al suo letto. Non ha intenzione di sopportare in silenzio e uccide i propri
figli a causa del tradimento di Giasone. È una donna colta discendente dal sole ed assume le vesti di una
divinità che, dall’alto del suo carro, strappa il velo dell’ipocrisia. C’è rovina per chi non ha riconosciuto il
valore dei legami familiari.
Fedra è colpevole di nutrire passione per il proprio figliastro: è innocente, però, perché il sentimento è
scatenato da Afrodite e cerca di arginarlo in ogni modo. Informa Ippolito che disprezza le donne e si scatena
il meccanismo di distruzione: Fedra non può sopportare la vergogna e il disonore che hanno distrutto la sua
reputazione di moglie e decide di raccontare una diversa versione dei fatti e, successivamente, di uccidersi.
La sua morta provoca la distruzione della famiglia intera.
 Le donne di Troia
Le donne annientate dalla guerra conducono un’esistenza che non rinuncia all’orgoglio. Nell’Ecuba,
Polissena decide di consegnarsi spontaneamente. Il dolore della perdita della figlia provoca un cambiamento
in Ecuba che trama vendetta e diviene il simbolo dell’annientamento della dimensione umana causato dalla
violenza della guerra. Vittima di quest’ultima è anche Andromaca che, ridotta a concubina, ha avuto il
coraggio di amare il figlio avuto dalla relazione forzata con Neottolemo.
 Variazioni del mito
Euripide costringe gli spettatori a rinunciare alle loro certezze, per ridisegnare il profilo dei personaggi e
delle vicende. Elettra è trasformata da eroina inflessibile a contadina che vive in una capanna e attende il
ritorno del fratello, non credendo più nemmeno nella vendetta. Oreste appare come un vile assassino che non
è capace di agire senza la determinazione della sorella. Clitemnestra viene presentata come una donna piena
di rimorsi e la figura positiva è quella del contadino, marito di Elettra, il cui valore è dato unicamente dalla
pratica della virtù (è un modello positivo di uomo e cittadino).
Nelle Baccanti, il re Penteo esercita il potere come strumento tirannico nei confronti di tutto ciò che non
rientra nella normalità (l’eccezione è rifiutata). Dioniso è rifiutato ed è costretto a girare il mondo per
diffondere il proprio culto, proibito nella città perché portatore di disordine. Penteo diventa vittima
dell’inganno del dio che rivela la sua natura divina. La follia è causata dalla divinità a coloro che hanno
suscitato la sua collera: nello scontro tra uomo e dio, vince quest’ultimo. Anche Agave incorre nella vendetta
del dio: uccide la propria discendenza, massacrando il figlio credendolo un leone. Il dio agisce sul piano
della giustizia divina.
Gli dei vengono relegati in posizione secondaria e sono privi di influenza sugli eventi. Il coro diventa
marginale ed è una dimensione di evasione lirica. Assume importanza il passaggio dell’attore dal recitativo
al lirico: i momenti di pathos sono caratterizzati da monodie cantate (la disperazione del protagonista
affidata alla musica).
 Stile e linguaggio
La lingua euripidea abbandona la magniloquenza eschilea e l’apparente semplicità sofoclea. L’andamento è
colloquiale. Rinuncia al lessico omerico e si apre a nuovi termini: i vocaboli sono semplici, viene usato il
trimetro (vicino al parlato) ed il pensiero dei protagonisti avanza per sentenze (γνωμαι).
Testi: t1, t5, t6, t9, t10, t11 (analisi del testo), t12, t13, t14.

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