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APOLLONIO RODIO

Apollonio Rodio, poeta dell'inizio del III secolo a.C., è noto per le sue 'Argonautiche', un poema epico che narra la spedizione di Giasone e degli Argonauti alla ricerca del vello d'oro. Sebbene tenti di restaurare l'epica tradizionale, il suo lavoro introduce innovazioni, come la centralità della dimensione psicologica dei personaggi e un focus sull'amore, in contrasto con le opere di Omero. Il poema si distingue per la sua struttura unitaria e per l'uso di tecniche narrative che intrecciano piani temporali diversi, presentando un eroe, Giasone, caratterizzato da incertezze e dubbi, e una Medea complessa e psicologicamente profonda.

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APOLLONIO RODIO

Apollonio Rodio, poeta dell'inizio del III secolo a.C., è noto per le sue 'Argonautiche', un poema epico che narra la spedizione di Giasone e degli Argonauti alla ricerca del vello d'oro. Sebbene tenti di restaurare l'epica tradizionale, il suo lavoro introduce innovazioni, come la centralità della dimensione psicologica dei personaggi e un focus sull'amore, in contrasto con le opere di Omero. Il poema si distingue per la sua struttura unitaria e per l'uso di tecniche narrative che intrecciano piani temporali diversi, presentando un eroe, Giasone, caratterizzato da incertezze e dubbi, e una Medea complessa e psicologicamente profonda.

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Apollonio Rodio (inizio III secolo a.C.- fine III secolo a.C.

)
 Vita
Apollonio Rodio fu προστατης della biblioteca di Alessandria. Era coevo di Callimaco e Teocrito e divenne
precettore dell’erede al trono Tolomeo III Evergete. La nascita si colloca nei primi anni del III secolo a.C. ad
Alessandria o a Naucrati, di cui ci dà poche testimonianze quindi è possibile fosse la sua città natale. Si
trasferisce a Rodi (da qui Rodio), probabilmente a causa di un contrasto letterario con Callimaco (inserisce
Apollonio tra i Telchini perché scrive poesia epica) o per l’insuccesso seguito alla prima lettura pubblica
delle Argonautiche, che revisionò a Rodi e di cui ci furono due edizioni (labor limae, la seconda edizione era
molto diversa dalla prima). Visse a Rodi fino alla morte.
 Le Argonautiche
È un poema epico in esametri, diviso in 4 libri, in cui si narra la spedizione degli Argonauti sotto la guida di
Giasone verso la Colchide per riportare in Grecia il vello d’oro. Le altre opere sono andate perdute, si
possiedono solo alcuni frammenti da cui è possibile ricavare unicamente i temi e il titolo.
Le Argonautiche rientrano nell’epica sperimentale: alcuni videro Apollonio come colui che voleva imitare
Omero e riportare l’epica tradizionale senza riuscirci, altri, dal 900, lo considerarono un innovatore.
Apollonio vuole restaurare l’epica (al contrario di Callimaco: rifiuto dei generi precedenti a favore della
λεπτοτης, si preferisce l’epillio breve e leggero, tematiche erotiche, rifiuto dell’epica e poesia erudita) e
recupera la tradizione passata, ma innova, in quanto il poema è breve ed erudito (inserisce molti miti
eziologici riguardo i popoli che si incontrano). Apollonio viene preso come modello da Virgilio e Valerio
Flacco che scrive anche lui le Argonautiche.
Apollonio si rifà a ciò che Aristotele afferma nella Poetica: deve essere un’imitazione in versi, drammatica
(dramma, tragedia), che rispetti le unità aristoteliche, con inizio-mezzo-fine e la lunghezza deve essere circa
come le tragedie di una recita (3 tragedie e 1 dramma satiresco, quindi dai 4mila ai 6mila versi). Le
Argonautiche sono un poema unitario poiché si incentrano su una singola azione, cioè il viaggio degli
argonauti per prendere il vello d’oro; compiuto poiché c’è un inizio, un mezzo e una fine; abbracciabile per
la totale lunghezza (tetralogia tragica). La saga argonautica era antichissima e conosciuta già dai tempi
omerici: tra i personaggi insieme a coloro che partono per trovare il vello d’oro ci sono anche i genitori degli
eroi di Troia. Apollonio fa una revisione: non ci sono formule omeriche, in quanto la poesia ellenistica è
scritta e non orale, e cambia alcune espressioni per rendere la narrazione più fluida.
La saga degli argonauti ha fornito materia di composizione a molte opere e le varianti del mito sono
molteplici. L’innovazione sta nel fatto che Apollonio ponga al centro di un poema epico una vicenda
amorosa (in Omero era marginale) e che raffiguri la dimensione psicologica dei personaggi. Il tema
dell’amore (follia) è dominante: Medea si innamora, tradisce la famiglia e la patria e parte con Giasone. Le
navi dei Colchi sono più veloci e Medea smembra il fratello arto per arto lanciandoli in mare per rallentarne
l’avanzata: sono costretti a fermarsi per raccoglierli e dare degna sepoltura. Lo stesso Virgilio avrà come
modello Apollonio e Omero, nel parlare della follia amorosa di Didone).
Apollonio rispetta il canone ellenistico della brevitas, poiché sono solo 4 libri: i primi 2 parlano del viaggio
di andata di Giasone verso la Colchide e le avventura che affronta (come Odisseo), il terzo libro si incentra
sul tema erotico con la figura di Medea e il quarto libro parla del νοστος citando anche luoghi dell’Odissea
(Feaci e sirene). Apollonio inserisce scene tipiche come l’imbarco o il sacrificio che descrive però in modo
dettagliato solo la prima volta: è il carattere dell’epillio che si presenta come un racconto denso e asciutto.
Inserisce miti eziologici riguardo vari popoli e spiega riti, usanze e monumenti. Apollonio proietta il mito
nel presente e crea continuità tra passato mitico e presente storico.
 Tecniche narrative
Le Argonautiche si basano su tre piani temporali che si intrecciano: il presente dell’azione primaria (viaggio
di Giasone), il passato (antefatto della spedizione o di singole azioni) e il futuro (anticipazioni sul futuro di
alcuni personaggi). Il ritmo è variabile: i primi due libri riguardo il viaggio di andata hanno un ritmo lento e
incostante, il terzo libro è caratterizzato da una sorta di dilatazione temporale in quanto viene narrato solo
ciò che accade in 3 giorni e il quarto libro ha un ritmo veloce. C’è alternanza di parti narrate, parti dialogate
e parti descrittive. Il narratore è onnisciente ed emerge in primo piano per commentare, rivolgere domande e
compromette l’impersonalità del narratore omerico.
 Personaggi
Il protagonista Giasone non è il tipico eroe omerico: egli si lamenta della spedizione che deve compiere, la
sua caratteristica principale è la noluntas (Schopenhauer) o αμηχανια (non è l’ανδρεια). Quando deve
dimostrare il suo valore si presenta solo in quello fisico (riesce a prendere il vello d’oro grazie a Medea).
Giasone non presenta le caratteristiche dell’eroe tradizionale come il coraggio o la virtù bellica, ma viene
rappresentato come un personaggio sopraffatto da ripensamenti e dubbi (è vicino all’Ulisse di Joyce).
Giasone appare inadeguato a ciò che gli viene ordinato: l’impresa del vello d’oro è per lui una disgrazia e
non vuole affrontarla perché troppo grande. L’impresa di Giasone non è una scelta consapevole, ma
un’imposizione di Pelia (Svevo): è quindi un gravoso dovere. L’ αμηχανια è l’assenza di iniziativa,
l’impotenza, che non permette di agire e decidere: la scelta di Apollonio di presentare un eroe passivo
sottolinea la distanza dal mondo epico-omerico.
Medea viene raffigurata con maggiore analisi psicologica nell’evolversi del suo amore per Giasone: è divisa
tra la fedeltà alla famiglia e la passione per lo straniero giunto. Nell’uccisione del fratello, Medea si presenta
come una maga fredda e spietata, diversa dalla fanciulla innamorata del terzo libro.
Gli dei delle Argonautiche sono uniti nel proteggere gli argonauti, al contrario di quelli dell’Iliade e
dell’Odissea che proteggono o intralciano i personaggi. Le divinità vengono però ridimensionate:
intervengono nelle azioni umane sporadicamente, non hanno un’influenza continua e sono inserite in un
quadro di quotidianità. Gli dei è come se perdessero l’aura di divinità e venissero rappresentati come più
“umani”: Era, Atena e Afrodite definiscono il destino di Medea in una conversazione frivola. A ciò si
sottraggono Apollo e Zeus: Apollo è la divinità benefica e Zeus è la giustizia suprema.
 Stile
C’è rinnovamento lessicale ed espressivo: utilizza la lingua lirica e tragica, vocaboli recentemente formati e
rifiuta il linguaggio formulare omerico. Prevale l’ipotassi.
Testi: t1, t2 (vv. 742-746), t5 (pre-testo), t6, t7.

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