Alberto Doria
Rendimento
Fino ad ora sono stati trascurati tutti i fenomeni dissipativi, si consideri adesso un sistema
meccanico nel suo funzionamento reale, con attriti nelle coppie cinematiche.
Se si considera l’intervallo di tempo finito ∆𝑡 l’equazione dell’energia ha la forma:
∆𝑇 = ∆𝐿𝑚 + ∆𝐿𝑟 + ∆𝐿𝑟𝑝
Dove ∆𝑇 è la variazione dell’energia cinetica, ∆𝐿𝑚 è il lavoro delle azioni motrici (sempre
positivo), ∆𝐿𝑟 il lavoro delle azioni resistenti (sempre negativo) ∆𝐿𝑟𝑝 il lavoro delle resistenze
passive (sempre negativo).
Se la macchina funziona in condizioni di regime assoluto l’atto di moto dei membri è costante nel
tempo e ∆𝑇 = 0 per ogni intervallo di tempo ∆𝑡, quindi si ottiene:
∆𝐿𝑚 + ∆𝐿𝑟 + ∆𝐿𝑟𝑝 = 0
Essendo sempre nulla anche la derivata dell’energia cinetica, vale anche un’analoga equazione in
termini di potenze:
𝑃𝑚 + 𝑃𝑟 + 𝑃𝑟𝑝 = 0
Se la macchina invece funziona in condizioni di regime periodico con periodo 𝚻, l’atto di moto dei
membri di ripete uguale per intervalli di tempo multipli del periodo, quindi solo se ∆𝑡 = 𝑘𝚻, dove 𝑘
è un numero naturale, si ottiene:
∆𝐿𝑚 + ∆𝐿𝑟 + ∆𝐿𝑟𝑝 = 0
In questo caso l’equazione non vale in termini di potenze, perché in generale:
𝑑𝑇
≠0
𝑑𝑡
Quindi:
𝑃𝑚 + 𝑃𝑟 + 𝑃𝑟𝑝 ≠ 0
Con riferimento ad un sistema meccanico funzionante in regime assoluto o in regime periodico
considerando intervalli di tempo multipli del periodo 𝚻, si definisce rendimento 𝜂 il rapporto tra il
modulo del lavoro resistente (che è legato all’obiettivo della macchina), ed il lavoro motore:
|∆𝐿𝑟 |
𝜂=
∆𝐿𝑚
In base all’equazione dell’energia si può anche scrivere:
∆𝐿𝑚 − |∆𝐿𝑟𝑝 | |∆𝐿𝑟𝑝 | |∆𝐿𝑟 |
𝜂= =1− =
∆𝐿𝑚 ∆𝐿𝑚 |∆𝐿𝑟 | + |∆𝐿𝑟𝑝 |
Alberto Doria
Espressioni che mostrano che per un sistema meccanico reale, con delle resistenze passive, il
rendimento è sempre minore di 1.
Se e solo se il sistema funziona in regime assoluto le precedenti relazioni possono essere espresse
anche in termini di potenze:
|𝑃𝑟 |
𝜂=
𝑃𝑚
𝑃𝑚 − |𝑃𝑟𝑝 | |𝑃𝑟𝑝 | |𝑃𝑟 |
𝜂= =1− =
𝑃𝑚 𝑃𝑚 |𝑃𝑟 | + |𝑃𝑟𝑝 |
Al rendimento può essere data anche un’interpretazione fisica diversa.
Si supponga, migliorando la lubrificazione, di ridurre le resistenze passive fino idealmente ad
annullarle. L’equazione dell’energia diventa.
∆𝐿𝑚0 + ∆𝐿𝑟 = 0
Dove ∆𝐿𝑚0 è il lavoro che deve essere speso in condizioni ideali per contrastare le azioni resistenti.
Ma allora il rendimento assume anche la forma:
|∆𝐿𝑟 | ∆𝐿𝑚0
𝜂= =
∆𝐿𝑚 ∆𝐿𝑚
Ovvero può essere visto come il rapporto tra il lavoro motore da spendere in condizioni ideali ed il
lavoro motore che si deve spendere in condizioni reali quando oltre alle azioni resistenti si devono
contrastare anche le azioni resistenti passive. Se il sistema funziona in regime assoluto la precedente
relazione può essere espressa anche in termini di potenze:
𝑃𝑚0
𝜂=
𝑃𝑚
Rendimenti di sistemi complessi
Le precedenti relazioni si riferiscono ad una sola macchina o sistema meccanico. E’ possibile
calcolare anche il rendimento meccanico complessivo di sistemi meccanici costituiti da sottosistemi
collegati tra loro. Gli schemi base sono la serie ed il parallelo e da questi possono essere ricavati
anche i rendimenti di sistemi ancora più complessi.
Sistemi in serie
Nel collegamento in serie il modulo del lavoro resistente di una macchina uguaglia quello motore
della macchina che lo segue e con la quale scambia energia.
Applicando la definizione di rendimento e moltiplicando numeratore e denominatore per i lavori
motori intermedi si ottiene:
|∆𝐿𝑟 | |∆𝐿𝑟3 | |∆𝐿𝑟3 | ∆𝐿𝑚3 ∆𝐿𝑚2
𝜂𝑠 = = =
∆𝐿𝑚 ∆𝐿𝑚1 ∆𝐿𝑚3 ∆𝐿𝑚2 ∆𝐿𝑚1
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Poiché per le proprietà della serie:
|∆𝐿𝑟1 | = ∆𝐿𝑚2 |∆𝐿𝑟2 | = ∆𝐿𝑚3
Si ottiene:
|∆𝐿𝑟 | |∆𝐿𝑟3 | |∆𝐿𝑟2 | |∆𝐿𝑟1 |
𝜂𝑠 = = = 𝜂1 𝜂2 𝜂3
∆𝐿𝑚 ∆𝐿𝑚3 ∆𝐿𝑚2 ∆𝐿𝑚1
Perciò il rendimento globale è il prodotto dei rendimenti dei singoli sottosistemi. Ad esempio, in
una trasmissione composta da riduttore, cinghia e coppia conica in serie il rendimento è il prodotto
dei rendimenti dei singoli componenti. In questo caso il basso rendimento di uno solo dei
componenti (la cinghia ad esempio) abbassa pesantemente il rendimento globale.
Sistemi in parallelo
Nel collegamento in parallelo il lavoro motore è distribuito su più macchine oppure il lavoro
resistente è la somma dei lavori resistenti di varie macchine. Un esempio del primo caso si ha
quando un solo motore elettrico aziona tramite delle trasmissioni varie teste di macchine utensili.
Un esempio del secondo caso si ha in un velivolo multi-motore dove il lavoro resistente è la somma
dei lavori resistenti dei vari motori.
In questo caso applicando la definizione di rendimento si ottiene:
|∆𝐿𝑟 | |∆𝐿𝑟1 | + |∆𝐿𝑟2 | + |∆𝐿𝑟3|
𝜂𝑝 = =
∆𝐿𝑚 ∆𝐿𝑚1 + ∆𝐿𝑚2 + ∆𝐿𝑚3
Ricordando che per i singoli sottosistemi vale la relazione:
|∆𝐿𝑟𝑖 | = ∆𝐿𝑚𝑖 𝜂𝑖
Si ricava:
|∆𝐿𝑟 | ∆𝐿𝑚1 𝜂1 + ∆𝐿𝑚2 𝜂2 + ∆𝐿𝑚3 𝜂3
𝜂𝑝 = =
∆𝐿𝑚 ∆𝐿𝑚1 + ∆𝐿𝑚2 + ∆𝐿𝑚3
Pertanto, il rendimento globale è una media pesata dei rendimenti delle varie macchine ed il peso di
ciascuna macchina è il suo scambio di lavoro motore.
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Se una macchina ha un basso rendimento però scambia poco lavoro rispetto al flusso complessivo
(∆𝐿𝑚1 + ∆𝐿𝑚2 + ∆𝐿𝑚3 ) essa inficia poco il rendimento globale. Ciò è importante in quelle
applicazioni in cui ci siano dei flussi ausiliari di energia a fianco del flusso principale.
Ad esempio, in un sistema aerospaziale accanto al flusso principale legato alla propulsione ci
possono essere dei flussi di energia legati alla movimentazione di organi ausiliari, se però questi
ausiliari consumano poca energia in rapporto al flusso principale il loro rendimento non conta
molto.
Il rendimento di un sistema in parallelo si può anche calcolare esprimendo i lavori motori dei
singoli sotto-sistemi in funzione dei lavori resistenti usando i rendimenti:
|∆𝐿𝑟𝑖 |
∆𝐿𝑚𝑖 =
𝜂𝑖
|∆𝐿𝑟 | |∆𝐿𝑟1 | + |∆𝐿𝑟2 | + |∆𝐿𝑟3|
𝜂𝑝 = =
∆𝐿𝑚 |∆𝐿𝑟1 | |∆𝐿𝑟2 | |∆𝐿𝑟3|
+ +
𝜂1 𝜂2 𝜂3
Moto retrogrado
Fino ad ora si è considerato un sistema meccanico nel suo funzionamento normale in cui nel
membro motore entra un certo lavoro motore, nel membro cedente esce un certo lavoro resistente e
vi sono delle resistenze passive.
Si supponga ora di ridurre l’azione motrice e di mantenere inalterata l’azione resistente. Ad un certo
punto l’azione resistente diventerà dominante e tutto il sistema inizierà a muoversi all’incontrario,
questo tipo di moto si chiama moto retrogrado.
Nel moto retrogrado l’azione resistente (forza o coppia) diventa concorde con lo spostamento del
cedente mentre l’azione motrice (forza o coppia) diventa discorde con lo spostamento del motore.
Pertanto, il membro cedente originario diventa motore ed il membro motore originario diventa
cedente.
Si suppone sempre inoltre che il lavoro motore nel moto retrogrado sia uguale al lavoro resistente
nel moto diretto, dove con il simbolo ⃐ si indica retrogrado.
⃐ 𝑚 = |∆𝐿𝑟 |
∆𝐿
A questo proposito si ricordi il caso di un dispositivo di sollevamento.
La seguente figura mostra gli scambi di energia nel moto diretto e retrogrado:
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Dato il rendimento nel moto diretto, si può calcolare il rendimento nel moto retrogrado.
Dapprima si calcola il termine 1 − 𝜂 nel moto diretto e retrogrado, che ha il significato di perdita di
rendimento.
|∆𝐿𝑟 | ∆𝐿𝑚 − |∆𝐿𝑟𝑝 | |∆𝐿𝑟𝑝 |
1−𝜂 =1− =1− =
∆𝐿𝑚 ∆𝐿𝑚 ∆𝐿𝑚
⃐
|∆𝐿𝑟 | ⃐ ⃐
∆𝐿𝑚 − |∆𝐿𝑟𝑝 | |∆𝐿⃐ 𝑟𝑝 |
1 − 𝜂⃐ = 1 − =1− =
⃐𝑚
∆𝐿 ∆𝐿⃐𝑚 ⃐𝑚
∆𝐿
Poiché per ipotesi:
⃐ 𝑚 = |∆𝐿𝑟 |
∆𝐿
Si ottiene anche:
|∆𝐿⃐ 𝑟𝑝 |
1 − 𝜂⃐ =
|∆𝐿𝑟 |
I lavori dissipati nel moto diretto e retrogrado sono in generale diversi, si chiama 𝑘 il rapporto tra i
lavori dissipati nei due moti.
|∆𝐿⃐ 𝑟𝑝 |
𝑘=
|∆𝐿𝑟𝑝 |
Il rapporto tra le perdite di rendimento nel moto retrogrado e diretto vale:
1 − 𝜂⃐ |∆𝐿 ⃐ 𝑟𝑝 | ∆𝐿𝑚
=
1−𝜂 |∆𝐿𝑟 | |∆𝐿𝑟𝑝 |
Introducendo il parametro 𝑘 ed il rendimento nel moto diretto si ricava:
1 − 𝜂⃐ 𝑘
=
1−𝜂 𝜂
Da quest’ultima equazione si può ricavare il rendimento nel moto retrogrado:
𝑘
1 − 𝜂⃐ = (1 − 𝜂)
𝜂
𝑘
𝜂⃐ = 1 − (1 − 𝜂)
𝜂
𝜂(𝑘 + 1) − 𝑘
𝜂⃐ =
𝜂
In generale il rendimento del moto retrogrado è minore di quello del moto diretto per due ragioni.
Anche se le dissipazioni sono uguali nei due casi (𝑘 = 1) il lavoro in ingresso nel moto retrogrado è
sempre minore di quello nel moto diretto perché in un sistema reale:
|∆𝐿𝑟 | < ∆𝐿𝑚
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E ciò produce una riduzione del rendimento.
In secondo luogo, è plausibile che la dissipazione nel moto diretto sia minore che nel moto
retrogrado, poiché il sistema è progettato per funzionare nel moto diretto.
Irreversibilità
I sistemi meccanici per i quali il rendimento del moto retrogrado è minore di zero sono detti
irreversibili. In essi il moto retrogrado non può avere luogo, perché il lavoro motore (sempre uguale
al lavoro resistente nel moto diretto) non sarebbe in grado di bilanciare le perdite di energia dovute
alle dissipazioni:
⃐ 𝑚 − |∆𝐿
∆𝐿 ⃐ 𝑟𝑝 |
𝜂⃐ =
∆𝐿⃐𝑚
La condizione di irreversibilità si verifica per:
𝜂(𝑘 + 1) − 𝑘
<0
𝜂
Dato che il rendimento nel moto diretto è sempre positivo si ottiene:
𝑘
𝜂<
𝑘+1
I sistemi irreversibili sono quelli che nel moto diretto hanno un basso rendimento, ad esempio con
𝑘 = 1 si trova 𝜂 < 0.5.
E’ necessario precisare che la condizione di irreversibilità significa che l’azione resistente nel moto
diretto non riesce ad invertire il verso degli spostamenti di tutto il sistema, però è sempre possibile
far andare all’incontrario tutto il sistema agendo sul membro motore nel moto diretto.
E’ il tipico caso del cric dell’automobile. La condizione di irreversibilità fa sì che l’auto una volta
sollevata non possa scendere per effetto del peso (azione resistente nel moto diretto). Però
applicando una coppia con verso opposto sulla leva è sempre possibile abbassare l’auto.
L’irreversibilità trova importanti applicazioni quando, per ragioni di sicurezza, si vuole impedire il
moto retrogrado.