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OVIDIO

Ovidio, nato nel 43 a.C. a Sulmona, abbandonò la carriera politica per dedicarsi alla poesia, ottenendo successo con opere come 'Amores', 'Heroides' e 'Ars Amatoria'. Dopo un evento drammatico che lo portò all'esilio, scrisse opere come 'Fasti' e 'Metamorfosi', esplorando temi di amore, trasformazione e la vita romana. La sua produzione si distingue per l'ironia, l'originalità e un approccio didascalico all'amore, culminando in elegie autobiografiche durante l'esilio.

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OVIDIO

Ovidio, nato nel 43 a.C. a Sulmona, abbandonò la carriera politica per dedicarsi alla poesia, ottenendo successo con opere come 'Amores', 'Heroides' e 'Ars Amatoria'. Dopo un evento drammatico che lo portò all'esilio, scrisse opere come 'Fasti' e 'Metamorfosi', esplorando temi di amore, trasformazione e la vita romana. La sua produzione si distingue per l'ironia, l'originalità e un approccio didascalico all'amore, culminando in elegie autobiografiche durante l'esilio.

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OVIDIO

Nato a Sulmona nel 43 a.C. da una famiglia di rango equestre. Frequentò le scuole dei retori più famosi a
Roma e in Grecia. E, una volta finite, intraprese la carriera politica che abbandonò presto per dedicarsi
alla poesia.
Entrato nel circolo di Messalla Corvino, Ovidio cominciò giovanissimo a pubblicare i suoi versi, coltivando
il genere dell’elegia amorosa e riscuotendo grande successo. Egli raccolse le sue elegie in una silloge
intitolata Amores → 20 a.C. prima edizione in cinque libri che ridusse e rielaborò nella redenzione in tre
libri che ci è pervenuta.
Agli Amores seguono altre opere appartenenti allo stesso genere: le Heroides composte dopo il 15 a.C.,
e l’Ars amatoria, scritta tra l’1 a.C. e l’1 d.C.
Nel periodo successivo, dall’1 all’8 a.C., Ovidio passò ad una poesia più impegnativa, coltivando l’elegia
eziologica di un argomento romano nei Fasti e l’epica mitologica nelle Metamorfosi.
La prima di queste due opere rimase incompiuta e la seconda non poté ricevere l’ultima mano a causa di
un evento drammatico che colpì il poeta: nell’8 a.C. un evento sconvolge la sua vita: caduto in disgrazia
con Augusto, ( forse perché egli si sentì offeso da un doppio crimine che il poeta non nega ma insiste nel
considerare frutto di una imprudenza: uno fu il comporre l’Ars Amatoria, testo in cui Ovidio si fa maestro
d’amore andando contro la moralità e l’austerità che Augusto aveva cercato di favorire per decenni;
l’altro fu il coinvolgimento in uno scandalo che travolse la nipote di Augusto, a causa di una relazione
adulterina.) venne all’improvviso relegato a Tomi, sul mar Nero, nella periferia dell’impero. Il poeta non
fece più ritorno a Roma e morì tra il 17 e il 18 d.C.

AMORES
Ovidio esordisce con una raccolta di elegie chiamata Amores che, composta tra il 23 e il 14,
comprendeva 5 libri, ridotti poi a 3 per il risultato di una selezione operata dal poeta in vista della
seconda edizione.
La prima opera ovidiana appartiene al genere dell’elegia erotica soggettiva, sulla linea di Cornelio Gallo,
Tibullo, Properzio; il suo titolo riprende quello della raccolta di Gallo, considerato da Ovidio l’iniziatore
dell’elegia romana e l’opera di Ovidio si presenta come uno dei temi e delle situazioni tradizionali
dell’elegia romana:
* l’amore per una donna chiamata Corinna
* le avventure che caratterizzano questo amore
* l’esaltazione della vita iners e dell’amore come militia
* la poesia intesa come lusus
* la recusatio della poesia epica e tragica.
Ovidio affronta questo repertorio in modo però assolutamente nuovo e originale; mentre infatti i poeti
precedenti si dimostravano appassionati nelle vicende amorose, Ovidio in un certo senso se ne distacca,
ponendosi con un atteggiamento ironico e giocoso nei confronti della sua esperienza.
Ovidio affronta ogni carattere della tradizione erotica, esponendoli al lettore con un procedimento di
ampliamento e variazione rispetto ai modelli.
Entro questo procedimento di manipolazione del repertorio erotico, rielaborato seguendo caratteri
alessandrini come i particolari e le variazioni, Ovidio gioca con i propri temi.
HEROIDES
Le Heroides sono 21 lettere di argomento amoroso e contenuto mitologico scritte in metro elegiaco. Le
prime 15 sono inviate da altrettante eroine ai propri amati lontani. Le epistole successive sono doppie:
tre lettere di uomini alle proprie donne con rispettiva risposta; storie d’amore che vedono come
protagoniste alcune delle più note figure femminili del mito con l’aggiunta di Saffo.
Ovidio stesso indica la sua opera come una novità: lettere tra amanti si erano già viste a Roma, per
esempio quella di Properzio, ma solo isolatamente. La novità in Ovidio sta proprio nel pensare alla sua
opera come un vero e proprio libro, dotato di caratteri autonomi, strutturalmente unitario, che si
richiama nella formula agli esercizi retorici praticati da Ovidio nella gioventù. I materiali narrativi
provengono da fonti varie:
– la novellistica romanzesca
– la commedia nuova
– la poesia tragica
– gli epilli alessandrini.
Con le Heroides Ovidio trasferisce il mondo remoto e fantastico del mito in quello soggettivo e
autobiografico dell’elegia romana. Le figure mitologiche vengono umanizzate e calate in una nuova
dimensione di quotidianità domestica e borghese, finendo per assomigliare alle dame della Roma
contemporanea.
Il punto di vista dominante è quello femminile; il motivo centrale è quello dell’amante abbandonata che
soffre e si tormenta per la propria condizione; lo scopo del poeta è quello di analizzare e descrivere in
ogni sfumatura le reazioni sentimentali delle eroine.

IL CICLO DELLE OPERE EROTICO-DIDASCALICHE


Dopo queste due opere, Ovidio compone un ciclo di opere di argomento erotico e di impostazione
didascalica, assumendo il ruolo del maestro che impartisce lezioni d’amore.
L’ARS AMATORIA, in metro elegiaco come tutte le opere di questo ciclo, è divisa in tre libri:
1. il poeta, nelle vesti di un precettore, insegna agli uomini dove trovare le donne e come conquistarle.
2. vengono insegnati i modi per conservare l’amore.
3. aggiunto più tardi e dedicato alle donne liberte. Insegna ciò che è opportuno fare o non fare per
essere amate. I precetti riguardano l’abbigliamento, l’acconciatura, l’igiene, il portamento, gli
accorgimenti per eludere i mariti gelosi o per occultare vari difetti fisici.
REMEDIA AMORIS concludono il ciclo didascalico sull’amore. Ovidio si rivolge a chi è stato deluso
dall’amore. L’atteggiamento rimane ironico e giocoso.
Ritornano gli exempla già usati nell’ars amatoria ma rovesciati: nel primo si consigliava di andare a
passeggio lungo i portici e nei luoghi più frequentati, qui si raccomanda di andare in campagna o di
partire per un viaggio.
MEDICAMINA FACIEI FEMINEAE, un centinaio di versi dedicati a consigli e a ricette di cosmetici.

Usare la forma didascalica per la materia erotica = provocazione. Ovidio si fa maestro d’amore
all’interno di una società che dimostra apprezzare l’argomento.
Spregiudicatezza, impertinenza e intellettuale distacco della materia caratterizzano lo svolgimento delle
tre opere: l’amore non è più passione insana (Tibullo e Properzio) ma un desiderio sensuale che può
essere soddisfatto grazie alla conoscenza e all’applicazione di alcune regole. L’amore diviene un piacere
senza complicazioni sentimentali ai quali bisogna porre i giusti limiti.
I FASTI
= poema di argomento antiquario ed EZIOLOGICO in distici elegiaci, ispirati agli Aitia di Callimaco e alle
elegie di Properzio.
Progetto originario > 12 libri come i mesi dell’anno; l’improvvisa relegazione a Tomi ne interruppe però
la stesura. > ci rimangono solo i primi sei.
Fasti = antichi calendari curati dai pontefici, sui quali veniva scandita la vita pubblica di Roma.
Intenzioni di Ovidio: cantare le festività dell’anno romano e le loro origini. Il contenuto romano, ispirato
alle richieste augustee di una poesia impegnata sul piano civile, si intreccia dunque con il gusto
alessandrino della poesia eziologia.
La stesura dei Fasti richiedeva un ampio lavoro di documentazione. Fonti antiche + Storie di Livio,
Eneide, Fenomeni di Arato.
Sotto l’aspetto tecnico, i Fasti presentavano un problema opposto a quello delle metamorfosi: in queste
Ovidio doveva sforzarsi di dar vita ad un argomento unitario; nei fasti si trova invece ad over disporre
dentro un quadro già definito una materia monotona e arida.
Ovidio tenta di ravvivare l’impianto didascalico ricorrendo a soluzioni tecniche molto varie:
– inserzioni di episodi narrativi, di argomento storico o mitico;
– soste erudite di carattere eziologico;
– spiegazioni etimologiche;
– invocazioni agli dèi;
– apostrofi al lettore;
– descrizioni geografiche;
– riferimenti in tono celebrativo all’attualità.
Ovidio si proponeva di comporre un poema nazionale che raccogliesse insieme i culti, le festività, le
leggende e i riti più importanti della storia di Roma.
Ovidio prova curiosità, e non un vero interesse, per gli argomenti che tratta. Incapace di commuovere e
di essere partecipe, il poeta finisce per tradire il disegno dell’opera, trattando ogni singola vicenda con
distacco e con tono malizioso.

METAMORFOSI e l’elegia dei FASTI.


Le metamorfosi sono un vasto poema in esametri composto fra il 2 e l’8 d.C.
L’opera si presenta come un “canto ininterrotto” che va dalle origini del mondo fino all’età di Augusto
comprendendo sia la materia mitica sia quella storica. Le storie narrate (246) sono tutte storie di
trasformazioni, dotate ciascuna di una propria autonomia, ma collegate tra loro in modo da costituire un
unico blocco omogeneo.
Il modello è quello del poema collettivo, nel quale episodi a sé stanti vengono raggruppati mediante
l’affinità tematica. L’esempio più antico è la Teogonia di Esiodo, e quello più apprezzato da Ovidio sono
gli Aitia di Callimaco.
Il tema della trasformazione era già stato ampiamente trattato: sia Cinna che Licinio Calvo avevano
composto storie di trasformazioni mitiche.
Le ambizioni di Ovidio sono diverse sia per l’ampiezza della materia, sia per l’originalità e la complessità
strutturale del poema.
La materia narrativa viene disposta cronologicamente in tre blocchi:
o I I l’età dei primordi (I, 1 – 451);
o II I l’età del mito (I,452 – XI);
o III I l’età della storia (XI – XV)
Ordinamento cronologico > minore importanza: riguarda solo il primo e l’ultimo blocco tralasciando il
secondo, nel quale le vicende sono disposte per dieci libri nella dimensione atemporale del mito.
Nella metamorfosi i singoli libri appaiono divisioni instabili e fluide esposte secondo una raffinata
strategia narrativa che sfrutta interruzioni, riprese e pause per destare l’attenzione del pubblico.
L’ambizione del poeta è un libro inesauribile e illimitato, una narrazione continua.
Nella prospettiva dell’opera appaiono decisivi i raccordi e i collegamenti tra i vari episodi, che se no
resterebbero dispersi. Tali raccordi possono essere di natura tematica, genealogica, geografica o
cronologica. Con grande frequenza il poeta ricorre all’espediente del racconto nel racconto > si formano
così cornici narrative, storie nelle quali vi sono altre storie.
La varietà delle soluzioni, caratteristica tipica di Ovidio, si impone anche sul paino dei toni e dei registri
stilistico-espressivi, fino a coinvolgere il genere letterario stesso: un poema epico nel quale convivono
forme di poesia pastorale, commedia, tragedia, poesia didascalica e innologica. Il tono idillico si incontra
dunque con quello grottesco e ironico, toccando anche il fiabesco e il novellistico.
Il principio fondamentale su cui si reggeva l’arte classica era quello MIMETICO: arte come espressione
della natura, come imitazione di essa.

In Ovidio la situazione è rovesciata: è l’arte, e non la natura, a costituire il modello di perfezione.


Sotto questo aspetto, frutto di una poesia antimimetica, le Metamorfosi posso essere considerate
un’opera anticlassica.
Riallacciandosi ai temi cosmologici del I libro, l’opera si conclude con un paso di carattere filosofico
pronunciato da Pitagora. La scelta è legata anche al punto di vista strutturale e tematico: Pitagora era
infatti il filosofo che aveva diffuso la dottrina della metempsicosi, la reincarnazione delle anime in corpi
diversi. Grazie al suo discorso, Ovidio può assicurare al poema un fondamento teoretico, dimostrando
per via razionale, la convertibilità della materia e l’unita dell’universo, dove tutto è in continua
trasformazione.
Negli ultimi libri del poema il corso della narrazione volge verso l’età storica facendo un salto che va dal
ciclo troiano e dall’origine di Roma all’età di Cesare e di Augusto. Il motivo centrale è di carattere
celebrativo.
Scontata è anche la visione romanocentrica e provvidenzialistica della storia: tutto, nel continuo
cambiamento, conduce a Roma consacrata e protetta dagli dèi dell’olimpo. Nonostante l’abilità
narrativa di Ovidio, la chiusura dell’opera appare un aggiunta puramente encomiastica, un omaggio
convenzionale.
L’autore delle metamorfosi nutre l’ambizione di gareggiare con tutti i capolavori della letteratura greco-
latina.
Fluidità, rapidità, mutevolezza continua dei registri espressivi caratterizzano lo stile e il linguaggio delle
metamorfosi. dal principio dell’analogia delle forme, sul quale si fonda il processo di trasformazione,
dipende il vasto impiego delle metafore che servono al poeta per moderare il passaggio da una realtà
all’altra.

LE ELEGIE DELL’ESILIO
Dalla forza lontananza da Roma nasce la terza fase della produzione di Ovidio. La forma prevalente è
l’epistola in versi e l’argomento è quello autobiografico.
Il motivo centrale è quello dell’infelicità e del lamento.
TRISTIA è la prima opera composta tra l’8 e il 12 d.C., dopo la partenza per il mar Nero: si tratta di 5 libri
in forma epistolare in cui il poeta si rivolge al proprio libro, ad amici e parenti, ad Augusto, confessando
angosce, dolori speranze, implorando perdono, confidando nostalgie e stati d’animo.
Le elegie sono incentrate sul confronto Roma/Tomi: lo splendore mondano della città contrapposto allo
squallore della provincia; opposizione tra passato felice ma perduto e presente ostile.
Unico conforto del poeta rimane la POESIA: la materia autobiografica viene elaborata retoricamente
attraverso raffinate allusioni mitico-letterarie. L’analisi introspettiva, l’enfasi patetica, la ricchezza di
luoghi e figure, la varietà delle procedure formali, vincono l’insidia della monotonia.
Altra opera, le EPISTULAE EX PONTO, anch’esse in distici elegiaci, scritte tra il 12 e il 16 e raccolte in
quattro libri, sono la continuazione dei Tristia, con la differenza che il nome dei destinatari non è più
nascosto.
Prima del 13 fu composto anche l’IBIS, un poemetto in distici elegiaci scagliato contro un personaggio
misterioso, che andava seminando accuse contro il poeta. Il motivo autobiografico è qui rivestito da
allusioni letterarie ed erudite. Il modello a cui Ovidio si ispira è [Link] che, composta o.
ci) rimasti però interrotti.
ulterina.) denza:
m
vidio Nasone nasce il 20 marzo del 43

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