Dlo
Dlo
7 aprile 2014
y = 1;
z = 0;
while (z 6= x) {
z = z+1
y = y ∗ z;
}
corretto sı̀ no
1
2. “Il programma
y = 1;
z = 0;
while (z 6= x) {
z = z+1
y = y ∗ z;
}
corretto sı̀ no
3. Ammesso che
“se la radice quadrata canta alla Scala di Milano allora il tuo vicino di banco è
Napoleone”
allora è vero che
“se il tuo vicino di banco non è Napoleone ne segue che la radice quadrata non canta
alla Scala di Milano”.
corretto sı̀ no
n+m=n
corretto sı̀ no
chi è questo m?
2+n=1+n
corretto sı̀ no
2
6. Ammesso che
“ non si dia il caso che non esista input su cui il programma X si ferma”
allora è vero che
“ il programma X si ferma su qualche input”.
corretto sı̀ no
7. “ Dio esiste”.
corretto sı̀ no
8. Ammesso che “ non tutti i programmi siano utili e corretti” allora è vero che “ esiste un
programma non utile o esiste un programma non corretto.”
corretto sı̀ no
9. “Ogni bravo informatico può costruire un programma che attiva tutti e soli i pro-
grammi che non si attivano da sè”
corretto sı̀ no
corretto sı̀ no
corretto sı̀ no
corretto sı̀ no
3
- “ Carla va in gita.”
corretto sı̀ no
Pensate che un robot, ovvero un computer (ovvero un programma) sarebbe in grado di risolvere il test
di logica che avete appena eseguito in modo corretto e automatico (o semiautomatico/interattivo con il
vostro aiuto)?
Il presente corso di logica pone le basi affinchè ciò possa realizzarsi, ovvero pone le basi per l’intelligenza
artificiale.
Ma, allora, come si istruisce un robot a rispondere al test di logica?
L’idea di base è di istruirlo costruendo un linguaggio formale in cui poter codificare le asserzioni e
provarne la verità tramite derivazioni/deduzioni formali che rappresentano la spiegazione logica del
perchè certe asserzioni sono vere.
Anticipiamo qualche esempio di quel che faremo nel corso.
L’asserzione
Ammesso che
“ non si dia il caso che non esista input su cui il programma X si ferma”
allora è vero che
“ il programma X si ferma su qualche input”.
si potrà formalizzare in tal modo nel sistema formale che useremo
posto che:
def
F(x) = “ il programma si ferma sull’input x”
ax-id
C(x) ` C(x)
ax-id ∃−Dv
C(x) ` ∃y C(y)
B(x) ` B(x)
→ −S
B(x), B(x) → C(x) ` ∃y C(y)
scsx
B(x) → C(x), B(x) ` ∃y C(y)
∀−Sv
B(x) → C(x), ∀x B(x) ` ∃y C(y)
→ −D
B(x) → C(x) ` ∀x B(x) → ∃y C(y)
∃−S
∃x( B(x) → C(x) ) ` ∀x B(x) → ∃y C(y)
4
1.3 Scopi del corso
y = 1;
z = 0;
6 x) {
while (z =
z = z+1
y = y ∗ z;
}
5
6
Esempio di verifica formale del programma fattoriale
7
Infatti esistono molte logiche. Per esempio nella letteratura corrente si trovano le seguenti
logiche: logica classica, logica intuzionista, logica quantistica, logica lineare, logica
modale, logica temporale.....
Noi, in questo corso, studieremo solo la logica classica e le sue teorie.
• una verità relativa ad una teoria, per cui si parla di verità extra-logica in quanto una teoria
è un’estensione di una logica con assiomi specifici ovvero
teoria = logica + assiomi
Esistono molte teorie in ogni campo del sapere. Per esempio: teoria della computabilità
(in informatica), teoria dell’aritmetica (in matematica), teoria relativistica (in fisica),
teoria dell’evoluzione (in biologia), ...
L’asserzione
per ogni numero naturale n esiste un numero naturale m tale che n + m = n
è corretta nella teoria dell’aritmetica, ma non è verità logica.
L’asserzione
“Dio esiste”
è corretta nella teoria della dottrina cristiana ma non è una verità logica.
Lo stesso dicasi per l’asserzione
8
“L’esistenza di Dio è certa”.
Nel corso verrà fornita una procedura di verifica formale per classificare le asserzioni formalizzate
in logica classica come:
• verità logiche:
per es. esercizio 3. o 6. o 8. del test
• falsità logiche, ovvero paradossi logici:
per es. esercizio 9. del test
• opinioni logiche, cioè asserzioni nè vere, nè false per la logica:
per es. esercizio 7. del test
Nel corso imparerete anche a verificare formalmente le verità della teoria dell’aritmetica di Peano
come ad esempio che vale
5·1=5·0+5
con un albero del tipo
ax-id
5·1=5·0+5`5·1=5·0+5
∀−Sv
∀y ( 5 · s(y) = 5 · y + 5 ) ` 5 · 1 = 5 · 0 + 5
∀−Sv
` Ax 6. ∀x ∀y ( x · s(y) = x · y + x ) ` 5 · 1 = 5 · 0 + 5
compsx
`5·1=5·0+5
Si noterà che 5·1 = 5·0+5 NON è una verità della logica classica (serve infatti l’assioma 6. dell’aritmetica
di Peano per derivarlo).
1.4.5 Esempio di paradosso (o contraddizione) con stessa forma esercizio 9. del test
L’asserzione dell’esercizio 9. del test precedente ha la stessa forma logica del famoso Paradosso di
Russel:
“Nel villaggio di Cantù c’è un unico barbiere che rade tutti e soli gli uomini che non si
radono da sè.”
Si vede che questa affermazione è un paradosso in quanto afferma una contraddizione: l’esistenza di
tale barbiere. Questo barbiere, infatti, deve radersi ma non può farlo.
il barbiere di Cantù rade se stesso
sse
non si rade da sè
⇒ l’esistenza di un tal barbiere porta ad una CONTRADDIZIONE
e analogamente
9
l’esistenza del programma dell’esercizio 9. del test
che attiva se stesso
sse
non si attiva da sè
porta ad una contraddizione con lo stesso tipo logico di ragionamento (o meglio forma logica) del
paradosso del barbiere.
Ora il lettore provi ad inventare paradossi con la stessa forma... Durante il corso avrà modo di studiare
la forma logica precisa di questi paradossi.
1.5 Utilità dello studio della logica per lo sviluppo delle scienze
Diamo di seguito delle motivazioni sull’utilità dello studio della logica per uno scienziato o per un amante
della conoscenza.
Una possibile obiezione allo studio della logica è il suo carattare astratto e lontano dai saperi scienti-
fici. Una prova a supporto di ciò può apparire il fatto che non compare come materia di studio negli
insegnamenti pre-universitari.
Uno quindi potrebbe può dire: “a me interessano solo le verità di alcune teorie scientifiche
particolari” come
- la teoria dei sistemi operativi e delle reti (in informatica)
- la teoria delle equazioni differenziali (in matematica)
- la teoria delle stringhe (in fisica)
- la teoria della dottrina cristiana (in teologia)
- etc....
e “mi interessano eventuali applicazioni di queste teorie all’intelligenza artificiale”!
Ma allora: ha senso studiare logica pura oltrechè teorie? Sı̀ per questi motivi
• I paradossi logici sono falsi in ogni teoria scientifica.
• le scienze devono dare per scontato le VERITÀ LOGICHE.
In altre parole nel momento in cui uno scienziato studia una certa teoria è bene che abbia presente le
verità logiche e i paradossi in modo da non perdere tempo a verificarli, in quanto le verità logiche sono
valide a priori (e basta la logica per riconoscerle) e i paradossi sono falsi a priori. Quindi, ha senso
che uno scienziato verifichi la validità di asserzioni tramite DEDUZIONI LOGICHE all’interno della
sua teoria solo se queste asserzioni rientrano tra le opinioni logiche (quindi nè verità logiche, nè
paradossi).
Ad esempio, non ha senso che un informatico provi a costruire un programma che attiva tutti e
soli i programmi che non si attivano da sè.
Concludiamo dicendo che il corso di logica che tratteremo dà pure un contributo scientifico concreto e
specifico alla scienza dell’informazione perchè offre le basi per rendere la logica applicabile all’intelligenza
artificiale.
10
1.6 Come affrontare l’esame di logica
È indispensabile fare molti esercizi, poichè l’esame si basa soprattutto sul ragionamento e non sulla
memoria.
11
2 Prerequisiti del corso: saper ragionare (ovvero nessuno!)
Questo corso propone una riflessione sul modo di ragionare e quindi il solo prerequisito per seguirlo è di
essere dotati di raziocinio. L’assunzione filosofica da cui partiamo è che in quanto essere umani siamo
già logici per natura.
La prova psicologica che la logica in quanto capacità di dedurre è un esercizio specifico del
nostro essere animali razionali è data dai seguenti fatti:
• ridiamo delle barzellette: se non si sa usare la logica o se non si sanno fare deduzioni, non si
può ridere di certe barzellette;
• riconosciamo i paradossi: se non si usa la logica, non si riesce a riconoscere che certe affermazioni
sono contraddittorie.
Mettiamoci dunque alla prova con una barzelletta ...
12
“È difficilissimo, bisogna leggere un libro sulle barzellette, però ti posso spiegare con un esempio.”
“Va beh, fammi l’esempio.”
“Tu ce l’hai un acquario? ”
“Io? no.”
“Beh, allora ti piacciono solo i maschi!”
Nella precedente barzelletta l’eventuale risata dell’ascoltatore è provocata dal riconoscimento del fatto
che l’assumere valide le seguenti affermazioni
Aq ⇒ Ps
“Ad un uomo che ha un’acquario piacciono i pesci”
Ps ⇒ Nt
“Ad un uomo a cui piacciono i pesci piace la natura”
Nt ⇒ Dn
“Ad un uomo a cui piace la natura allora piacciono le donne”
non comporta che è pure valida l’affermazione
non Aq ⇒ non Dn
“Ad un uomo che non ha l’acquario non piacciono le donne”
che poi nella barzelletta è espresso dicendo che ad un uomo che non ha l’acquario piacciono solo gli
uomini!
13
“Posto che Napoleone è nato nel 1769 e morto nel 1821 allora ha vissuto piú di 53 anni.”
diciamo una falsità extra-logica (in particolare aritmetica) che NON è una falsità logica perchè occorre
fare un calcolo con i numeri naturali per sapere se dalla premessa “Napoleone è nato nel 1769 e morto
nel 1821” segue veramente che ha vissuto piú di 53 anni e ciò non è vero in quanto 1821 meno 1769 fa
52 (qui che sia Napoleone soggetto della premessa o chiunque altro poco importa perchè l’affermazione
é scorretta per un conto aritmetico!) e quindi al massimo ha vissuto 52 anni.
Di contro l’asserzione
“Posto che Napoleone è nato nel 1769 e morto nel 1821 allora ha vissuto almeno 51 an-
ni.”
è una verità extra-logica aritmetica (anche qui che sia Napoleone soggetto della premessa o chiunque
altro poco importa, perchè l’affermazione é corretta per un conto aritmetico!).
Infine l’asserzione
“Posto che Napoleone è nato nel 1769 e morto nel 1821 allora ha vissuto più di 52 anni.”
potrebbe essere una verità extra-logica ma non puramente aritmetica perchè per decidere la sua verità
occorre sapere in che giorni Napoleone è nato e morto dato che la premessa non dice se Napoleone è morto
prima o dopo aver compiuto 52 anni. Siccome da fonti storiche sappiamo che Napoleone è nato in agosto
e morto in maggio di conseguenza l’asserzione è una falsità extra-logica (storico e aritmetica).
Ora vogliamo analizzare meglio alcuni paradossi: vedremo che essi nascono dal tentativo di identificare
livelli diversi di riferimento della nostra attività raziocinante che invece devono essere tenuti distinti per
evitare contraddizioni.
Infine accenneremo al fatto che i paradossi sono molto utili nello studio della logica e delle teorie
scientifiche per capire cosa una teoria NON può dimostrare.
Un’attenta analisi dell’asserzione paradossale “Ogni bravo informatico può costruire un program-
ma che attiva tutti e soli i programmi che non si attivano da sè” porta a concludere che non
si può ridurre la nostra attività del dedurre ad un unico livello, che nell’asserzione menzionata è quello
del programmare, ovvero porta a concludere la superiorità del raziocinio umano sul concetto di
macchina/programma come attualmente concepito.
14
3.3 Esempio di paradosso in pittura
Il famoso paradosso del mentitore ci insegna che quando ragioniamo ci sono sempre vari livelli di
riferimento.
Prima di introdurre il paradosso, il lettore risponda a questa domanda
“Questa proposizione è falsa.”
può essere vera?
Vediamo un pò cosa rispondere...
1. La proposizione “Questa proposizione è falsa.” è vera se e solo se quel che dice è vero, ossia
che essa è falsa, e quindi non può essere vera.
2. La proposizione “Questa proposizione è falsa.” è falsa dunque quel che dice è vero e risulta
quindi vera, da cui si conclude che non può essere nemmeno falsa.
Quindi concludiamo che la proposizione “Questa proposizione è falsa.” non può essere nè vera, nè
falsa. Dunque di fronte alla domanda:
corretto sı̀ no
15
la risposta è NO perchè l’asserzione “La proposizione: “Questa proposizione è falsa.” puó essere
vera o falsa.” è contraddittoria, ovvero un paradosso.
Riportiamo qui il celebre caso giudiziario avente come protagonisti Protagora ed Evatlo.
Il celebre sofista Protagora aveva accolto come discepolo Evatlo convenendo con lui che gli avrebbe
pagato le lezioni quando avesse vinto la prima causa in tribunale.
Terminato il corso di studi, Evatlo non si decideva ad intraprendere l’attività forense e Protagora stanco
di attendere il suo onorario, intentò causa al suo ex allievo il quale decise, apparentemente in modo
avventato, di assumere personalmente la propria difesa.
Dilemma di Protagora.
Protagora disse
Se Evatlo perde questa causa
allora dovrà pagarmi in forza della sentenza del tribunale.
Se invece Evatlo vince questa causa
allora dovrà pagarmi ugualmente, in forza del nostro accordo.
Ora, o Evatlo perderà o vincerà.
Dunque, finalmente, Evatlo dovrà pagarmi.
Controdilemma di Evatlo.
Evatlo replicò al maestro con un controdilemma:
Se io vinco questa causa
allora non ti dovrò pagare in forza della sentenza del tribunale.
Se invece la perdo
allora non ti dovrò pagare in forza del nostro accordo.
Ora le possibilità sono due:
o vinco o perdo questa causa.
Dunque, non ti dovrò pagare.
Chi ha ragione? Evatlo o Protagora? Per rispondere consideriamo i 2 casi possibili, ovvero che sia
Evatlo a vincere la causa o che sia Protagora a vincerla.
Caso 1: Evatlo vince la causa (prima lettura):
Nel caso Evatlo vincesse la causa, allora Evatlo dovrebbe pagare in virtù dell’accordo, ma non
dovrebbe pagare in virtù della sentenza. Contraddizione!
Quindi Evatlo non vince la causa ovvero il caso 1 non è possibile.
16
Quindi Evatlo vince la causa. Ma ciò non è possibile perchè ci riporta al caso 1 che abbiamo detto
non essere verificabile. Dunque concludiamo che Evatlo nè vince nè perde la causa. Dove sta
l’errore?
Caso 1: Evatlo vince la causa (ad una lettura più attenta):
Nel caso Evatlo vincesse la causa e l’accordo tra Protagora ed Evatlo possa essere rispettato dopo
che è stata emessa la sentenza giudiziaria, allora Evatlo dovrebbe pagare in virtù dell’accordo, ma non
dovrebbe pagare in virtù della sentenza. Contraddizione!
Quindi Evatlo non vince la causa, però assumendo che l’accordo tra Protagora ed Evatlo
possa essere rispettato dopo che è stata emessa la sentenza giudiziaria.
Caso 2: Evatlo non vince la causa (ad una lettura più attenta):
Nel caso Evatlo non vincesse la causa e l’accordo tra Protagora ed Evatlo possa essere rispettato
dopo che è stata emessa la sentenza giudiziaria, allora Evatlo deve pagare in virtù della sentenza, ma
non deve pagare in virtù dell’accordo. Contraddizione!
Quindi Evatlo vince la causa. Ma sappiamo che se Evatlo vince la causa, si ricade nel caso 1 e
allora di nuovo troviamo una contraddizione!
Cosa concludiamo?
Nel caso giudiziario Evatlo/Protagora l’accordo tra Protagora ed Evatlo può essere rispettato
dopo che è stata emessa la sentenza giudiziaria.
corretto sı̀ no
Chiaramente ora la risposta è “no” perchè l’asserzione
Nel caso giudiziario Protagora-Evatlo l’accordo tra Protagora ed Evatlo può essere rispettato
dopo che è stata emessa la sentenza giudiziaria.
è una affermazione contraddittoria, ed è quindi una falsità logica.
La contraddizione del paradosso giudiziario nasce dall’assumere che il rispetto dell’accordo Prota-
gora/Evatlo permanga dopo l’emissione della sentenza ovvero che entrambi i livelli:
livello 1 — rispetto accordo
17
livello 2 — sentenza
siano entrambi validi.
Invece, se si assume valido il livello sentenza senza assumere come valido anche il livello rispetto
dell’accordo, si elimina la contraddizione.
Nello studio delle teorie scientifiche i paradossi sono molto utili per scoprire ciò che una teoria (formale)
non può dire... Ad esempio ragionando come segue: se una certa assunzione all’interno di una teoria
porta ad un paradosso, allora nella teoria in questione l’assunzione risulta falsa.
Per esempio, oltre all’esercizio 9. del test iniziale esistono altre istanze del paradosso di Russell che
forniscono interessanti risultati per l’informatica: usando la forma logica del paradosso di Russell si
dimostra che è irrisolubile il famoso problema della fermata di un programma (che lo studente di
informatica studierà nel corso di computabilità), ovvero che “non esiste un programma che sappia
decidere se ogni programma (compreso sè stesso) termina o no su un dato input”.
Possiamo accennare anche ad un’applicazione in matematica dell’uso dei paradossi: usando la forma
logica del paradosso del mentitore si dimostra che la teoria dell’aritmetica di Peano non può
dimostrare che lei stessa non è contradditoria, ovvero che non deduce come vere delle falsità
(secondo teorema di incompletezza di Goëdel).
Una volta scoperta la forma logica di un paradosso, se ne possono costruire di simili cambiando i
costituenti senza cambiare la forma.... Quindi, per riconoscere i paradossi, è conveniente iniziare a
studiare la forma logica delle frasi che sarà il primo argomento del nostro corso di logica.
18
4 La Logica come base di ogni scienza
La Logica è alla base di ogni scienza (o teoria) in quanto è fondamento di ogni scienza non
tanto per i contenuti specifici ma per la loro articolazione deduttiva.
matematica
logica
filosofia informatica
Infatti la logica si occupa di riconoscere la verità di un enunciato non tanto in quanto corrisponde
ad uno stato del mondo (come avviene per le scienze) quanto di stabilire le condizioni di verità di
un enunciato a partire da altri basandoci solo sulla sua forma logica espressa in un LINGUAGGIO
FORMALE.
Prima di introdurre il linguaggio formale cerchiamo di capire cosa sia una forma logica di un enunciato
intuitivamente.
Ammesso che
“se piove, i canali interni vengono chiusi”,
allora, è vero che
“se i canali interni non vengono chiusi, allora non piove”
è complessa ed è composta dalle seguenti proposizioni semplici: “piove” e “i canali interni vengono
chiusi” legate logicamente tramite “ammesso che”, e “allora è vero che”.
La proposizione della seguente asserzione ha la stessa forma logica:
È vero che
“se il tuo vicino di banco non è Napoleone
ne segue che la radice quadrata non canta alla Scala di Milano”
ammesso che
“se la radice quadrata canta alla Scala di Milano
allora il tuo vicino di banco è Napoleone”.
che ha pure la stessa forma e contenuto di esercizio 3. del test.
Mentre l’asserzione
19
“Ammesso che Tizio ama Caio
e che se Tizio ama Caio allora Caio ama Tizio.
ne segue che Caio ama Tizio”.
Ora introduciamo un modo più semplice per fare asserzioni complesse come quelle sopra.
Si noti che nelle asserzioni sopra, c’è sempre una conclusione (per esempio Caio ama Tizio nell’as-
serzione immediatamente sopra) che segue da delle proposizioni assunte come vere, dette premesse,
(nell’asserzione immediatamente sopra le premesse sono Tizio ama Caio e se Tizio ama Caio allora
Caio ama Tizio).
Ora indichiamo tali asserzioni complesse mettendo le premesse in lista sopra una linea che separa la
conclusione come segue: scriviamo
Tizio ama Caio.
Se Tizio ama Caio allora Caio ama Tizio.
Caio ama Tizio.
come forma concisa per
“Ammesso che Tizio ama Caio e che se Tizio ama Caio allora Caio ama Tizio ne segue che Caio
ama Tizio”.
Per descrivere la forma logica di una frase si definisce un linguaggio formale (o linguaggio simbo-
lico).
Ogni linguaggio di programmazione è un esempio di linguaggio formale.
Prima di introdurre il concetto di linguaggio formale torniamo sulla distinzione tra livelli di riferimento
(per approfondimento il lettore legga il capitolo 1 del libro di Sambin “Per Istruire Un Robot:
(ovvero, come costruirsi una logica).”).
Nel programma
y = 1;
z = 0;
6 x) {
while (z =
z = z+1
y = y ∗ z;
}
quanti livelli di astrazione o riferimento ci sono?
1. codice del programma, ⇒ livello del “linguaggio” cioè sintassi;
20
2. commento/verifica di ciò che fa, ⇒ livello del metalinguaggio cioè SEMANTICA.
Nel nostro corso parleremo di almeno 2 livelli di riferimento in relazione ai linguaggi formali:
1. livello del linguaggio formale — sintassi
2. livello del metalinguaggio/nostro linguaggio naturale — semantica
Il livello del linguaggio formale è costituito da simboli ed espressioni del linguaggio che possiamo
associare in modo specifico ad una MACCHINA o ROBOT.
Invece il livello del metalinguaggio è dato dal significato dei simboli ed espressioni del precedente
livello che è assegnato da NOI in modo specifico.
Ricordiamo che dobbiamo operare una netta distinzione tra tali livelli di riferimento per non incorrere
in paradossi.
Il linguaggio formale utilizzato per rappresentare le formule logiche è UNIVERSALE nel senso che
non fa riferimento a nessun lingua parlata ma anzi potrebbe essere utilizzato per costruire traduttori
automatici tra lingue diverse.
ricordando che lo scopo della logica è di introdurre un linguaggio simbolico per studiare la FOR-
MA degli enunciati SENZA RIFERIMENTO al contenuto semantico specifico dei loro componenti
atomici.
Ad esempio l’argomentazione
Nessun falipo è goloso e Giove è un falipo.
Giove non è goloso.
è valida logicamente, come l’esercizio 3. del test anche se la parola “falipo” non compare nel vocabolario
italiano, nè sappiamo se abbia senso attribuirgli l’aggettivo “goloso”.
21
6 Linguaggio formale proposizionale
Costituenti delle nostre asserzioni sono le proposizioni, ove con proposizione si intende un enunciato in
un determinato linguaggio, non solo dotato di senso ma anche di valore di verità (per approfondimento si
rimanda al capitolo 1. del libro di Sambin). La logica formale studia le forme logiche delle proposizioni
e la loro validità.
Ora introduciamo un linguaggio formale contenente segni per denotare le PROPOSIZIONI che si
distinguono in atomiche e composte.
A tal fine usiamo le lettere dell’alfabeto
A, B, C . . . , Z
come NOMI per indicare proposizioni atomiche qualsiasi in modo ASTRATTO. Nel gergo formale
A, B, C . . . , Z si dicono VARIABILI PROPOSIZIONALI.
A partire dalle variabili proposizionali
A, B, C . . . , Z
22
6.2 ATTENZIONE: come mettere le parentesi
Nello scrivere le proposizioni simboliche ¬ si lega alla formula più vicina più di ogni altro connettivo,
seguito a pari merito da ∨, &, che a loro volta sono legate alle formule più di →.
Ovvero
¬ lega più di ∨, & lega più di →
Esempi:
“(negazione di A ) e B”
si scrive
¬A&B
“negazione di ( A e B )”
si scrive
¬(A&B)
1. La proposizione
“Oggi è venerdı̀ e domani è sabato”
ha la forma logica di congiunzione di due proposizioni
V&S
ove
V =“Oggi è venerdı̀”
S= “domani è sabato”
2. “Oggi è venerdı̀ e domani è sabato, mentre dopodomani è domenica” si può formalizzare cosı̀
(V &S)&D
ove
V =“Oggi è venerdı̀”
S=“domani è sabato”
D=“dopodomani è domenica”
(si noti che “mentre” ha lo stesso significato di una &)
23
3. “Solo se piove prendo l’ombrello”
si può formalizzare cosı̀
O→P
ove
O = prendo l’ombrello e P = piove.
(Si noti che il fatto che “piova” è la condizione NECESSARIA affinchè io porti l’ombrello...).
4. “Il programma fattoriale termina sull’input 5 perchè ad un certo punto la condizione del while
diventa falsa.”
si può formalizzare cosı̀
F &T
ove
F =“ad un certo punto la condizione del while diventa falsa”
T =“Il programma fattoriale termina sull’input 5”
5. “Solo se ad un certo punto la condizione del while diventa falsa allora il programma fattoriale
termina sull’input 5.”
si può formalizzare cosı̀
T →F
6. “Se ad un certo punto la condizione del while diventa falsa allora il programma fattoriale termina
sull’input 5.”
si può formalizzare cosı̀
F →T
7. “Se e solo se ad un certo punto la condizione del while diventa falsa allora il programma fattoriale
termina sull’input 5.”
si può formalizzare cosı̀
(F → T ) & (T → F )
8. “Ad un certo punto la condizione del while diventa falsa e quindi il programma fattoriale termina
sull’input 5.”
si può formalizzare cosı̀
F &T
(si noti che la frase sopra esprime non solo che vale F &T ma anche c‘è un legame causale tra T
ed F , ovvero che F implica T , ovvero che vale F → T oltrechè F da cui segue T ).
Si noti che la congiunzione pr1 &pr2 traduce legami tra pr1 e pr2 del tipo
24
se pr1 allora pr2 pr1 solo se pr2
pr2 se pr1 solo se pr2 vale pr1
- se la frase ottenuta è pr1 → pr2 allora la traduzione della frase iniziale si trova
SCAMBIANDO antecedente con conseguente, ovvero scrivendo pr2 → pr1
Diamo ora la formalizzazione logica di enunciati più complessi come quelli in sezione 5 ove una conclusione
segue da una o più premesse.
Ad esempio l’asserzione
“È vero che se il treno è in ritardo i viaggiatori non sono contenti se si assume che se i viaggiatori
son contenti allora il treno non è in ritardo”.
si può formalizzare come UNICO enunciato formale in
(V → ¬R) → (R → ¬V )
ove
V =”i viaggiatori sono contenti”
R=“il treno è in ritardo”
ma grazie alla convenzione nella sezione 5 possiamo anche più semplicemente formalizzarlo in tal
modo
V → ¬R
R → ¬V
D&(D → S) → ¬¬S
25
D
D→S
¬¬S
ove
D= “tutti dormono”
S=“c‘è silenzio”
2. L’asserzione
“Ammesso che Tizio ama Caio e che se Tizio ama Caio allora Caio ama Tizio ne segue che
Caio ama Tizio”.
si può formalizzare in
T &(T → C) → C
3. L’asserzione
“Ammesso che se piove, i canali interni vengono chiusi, allora, è vero che se i canali interni
non vengono chiusi, allora non piove”.
si può formalizzare in
(P → C) → (¬C → ¬P )
4. L’asserzione
“È vero che c‘è silenzio se tutti dormono e se è vero che se tutti dormono c’è silenzio.”
si può formalizzare in
D&(D → S) → S
26
D
D→S
S
ove
D= “tutti dormono”
S=“c‘è silenzio”
5. l’asserzione
“È vero che se il tuo vicino di banco non è Napoleone ne segue che la radice quadrata
non canta alla Scala di Milano se si suppone che se la radice quadrata canta alla Scala
di Milano allora il tuo vicino di banco è Napoleone”
si può formalizzare in
(C → N ) → (¬N → ¬C)
Come si vede sopra le proposizioni in 3) e 5) hanno la stessa forma logica (a meno di variabili proposi-
zionali), e cosı̀ pure 2) e 4).
27
6.6.1 Nel corso di logica studiamo solo giudizi assertivi
28
6.7 Verità classica di una proposizione
Per stabilire quando una proposizione formale è vera ci serviamo delle tabelle di verità. A tal scopo
ad ogni proposizione formale pr costruita tramite COMPOSIZIONE di connettivi logici
pr ≡ comp(V1 , . . . , Vn )
V1 V2 ... Vn comp(V1 , . . . , Vn )
0 1 ... ... c1
0 0 ... ... c2
1 1 ... ... c3
1 0 ...... ... ...
... ... ... ... ...
... ... ... ... ...
che associa a comp(V1 , . . . , Vn ) un valore IN USCITA ci che può solo essere 1 (per vero) oppure
0 (per falso) al variare delle combinazioni di valori 0 e 1 associate alle proposizioni atomiche Vi per
i = 1, . . . , n.
La tabella di ogni proposizione formale pr si costruisce componendo (come funzioni) le tabelle dei
connettivi
¬, ∨, &, →
che compongono pr e che definiamo di seguito.
ed è la funzione unaria
A ¬A
0 1
1 0
29
6.7.3 Tabella di verità di &
ed è la funzione binaria
A B A&B
0 1 0
0 0 0
1 1 1
1 0 0
A è vero o B è vero
A∨B è vero sse
o sono veri entrambi
ed è la funzione binaria
A B A∨B
0 1 1
0 0 0
1 1 1
1 0 1
Una proposizione pr è vera classicamente sse la tabella di verità di pr dà sempre 1 in uscita e
sinonimi di “pr è vera classicamente” sono i seguenti:
• “pr è TAUTOLOGIA classica”
• “pr è VALIDA classicamente”
• la scrittura simbolica |= pr che si legge “pr vale classicamente”.
30
6.7.7 Esempio di tabella di verità
A B A→B (A→B)∨A
0 1 1 1
0 0 1 1
1 1 1 1
1 0 0 1
VALIDA in logica classica se è una tautologia, ovvero se sono 1 TUTTI i valori in uscita della sua
tabella di verità
INSODDISFACIBILE o PARADOSSO se sono 0 TUTTI i valori in uscita della sua tabella di verità.
A B A→B (A→B)&A
0 1 1 0
0 0 1 0
1 1 1 1
1 0 0 0
e concludiamo che è NON VALIDA (per esempio per A = B = 0 ) ⇒ NON è tautologia ⇒ NON
vale |= (A→B)&A
Concludiamo però che è soddisfacibile per A = B = 1.
2. Guardando la tabella di (A→B)&A concludete che |= ¬( (A→B)&A ) vale ???
Chiaramente ¬( (A→B)&A ) è NON VALIDA (per i valori A = B = 1 ad esempio) e SODDI-
SFACIBILE (per i valori A = B = 0).
31
3. vale
|= (A→B)∨A ?
A B A→B (A→B)∨A
0 1 1 1
0 0 1 1
1 1 1 1
1 0 0 1
otteniamo che la formula (A→B)∨A è VERA classicamente, ⇒ è una tautologia classica ⇒
vale |= (A→B)∨A. Chiaramente la sua negazione ¬( (A→B)∨A ) è INSODDISFACIBILE.
L’identità sintattica NON è il concetto più rilevante di uguaglianza tra proposizioni. L’uguaglianza tra
proposizioni che ci interessa è quella che identifica due proposizioni come uguali se hanno la stessa
tabella di verità. E quindi ci chiediamo:
quando due proposizioni formali pr1 e pr2 hanno la STESSA tabella di verità?
Innanzittutto notiamo che proposizioni sintatticamente diverse possono avere la stessa tabella di verità:
per esempio
A ¬A
0 1
1 0
è anche la tabella di verità per ¬A&¬A
A ¬A&¬A
0 1
1 0
32
A B A↔B
0 1 0
0 0 1
1 1 1
1 0 0
Questo connettivo è importante perchè cattura esattamente l’uguaglianza semantica delle tabelle di
verità (ove con “sse” s’intende “se e solo se”):
Theorem 6.1 Date proposizioni pr1 e pr2 , allora
pr1 e pr2 hanno la stessa tabella di verità (contenente tutte le variabili che compaiono in entrambe)
sse
vale |= pr1 ↔pr2
e in tal caso si dice che la proposizione pr1 è uguale semanticamente a pr2 , ovvero l’uguaglianza
semantica di proposizioni è l’ equivalenza di proposizioni.
Di conseguenza diciamo che la proposizione pr1 è uguale sintatticamente a pr2 se le due proposizioni
soddisfano una delle seguenti condizioni:
• sono proprio scritte nello stesso modo;
• oppure pr1 è ottenuta da pr2 sostituendo i nomi abbreviati con il loro significato.
Per esempio
Ovviamente proposizioni sintatticamente uguali sono anche semanticamente uguali, ovvero hanno la
stessa tabella di verità perchè la scrittura B ↔ C è solo un’abbreviazione per (B → C) & (C →
B).
Di seguito diamo una lista di proposizioni valide classicamente e lasciamo al lettore verificare che la loro
tabella di verità ha TUTTI 1 in uscita:
33
associatività ∨ |=( A∨B )∨C ↔ A∨( B∨C )
associatività & |=( A&B )&C ↔ A&( B&C )
commutatività ∨ |=A∨B ↔ B∨A
commutatività & |=A&B ↔ B&A
distributività ∨ su & |=A∨( B&C ) ↔ ( A∨B )&( A∨C )
distributività & su ∨ |=A&( B∨C ) ↔ ( A&B )∨( A&C )
idempotenza ∨ |=A∨A ↔ A
idempotenza & |=A&A ↔ A
leggi di De Morgan |=¬( B∨C ) ↔ ¬B&¬C
|=¬( B&C ) ↔ ¬B∨¬C
legge della doppia negazione |=¬¬A ↔ A
legge della NON contraddizione |=¬( A&¬A )
legge del terzo escluso |=A∨¬A
La verità classica di una proposizione, ossia il suo essere tautologia, si mantiene anche dopo aver sostituito
le sue variabili proposizionali con altre proposizioni a piacere. In termini più formali, le tautologie sono
chiuse per sostituzione delle loro variabili proposizionali.
Infatti in ogni tautologia descritta sopra
pr1 (A, B, C)
con variabili A, B, C... si ottiene una nuova tautologia
pr1 (pr2 , pr3 , pr4 )
se si sostituiscono A, B, C in pr1 (A, B, C) con proposizioni arbibrarie rispettivamente pr2 , pr3 , pr4 .
Una prova di ciò è costituita dal fatto che la tabella finale della proposizione pr1 (pr2 , pr3 , pr4 ) è com-
posizione di una tabella di una tautologia, che è funzione costante 1, con le tabelle delle proposizioni
sostituite, ma siccome comporre con una funzione costante 1 dà luogo ancora ad una funzione costante
1, ne segue che la proposizione pr1 (pr2 , pr3 , pr4 ) è pure tautologia.
Ad esempio è pure tautologia classica
|=pr∨¬pr
ove pr è una qualsiasi altra proposizione.
La chiusura per sostituzione delle tautologie si può esprimere in tal modo:
Theorem 6.2 (sostituzione semplice) Date le proposizioni pr1 (A) e pr2
Se |= pr1 (A)
Ricordando che proposizioni equivalenti hanno stessa tabella di verità si ottiene che se è una vera
pure l’altra lo è:
34
Proposition 6.3 (verità di equivalenti) Date pr1 e pr2 proposizioni
se |= pr1 ↔ pr2
allora
vale ( |= pr1 sse |= pr2 )
Esempio: per dedurre che |= A ↔ A&A vale basta usare la simmetria dell’equivalenza sopra a partire
dall’idempotenza della & in sezione 6.10.
Esempio: per dedurre che |= A ∨ A ↔ A&A vale basta usare la transitività dell’equivalenza a partire
dalla simmetrica dell’idempotenza della & in sezione 6.10 ovvero A ↔ A&A e dall’idempotenza della ∨.
Ora si noti che se due proposizioni sono uguali a meno di un loro pezzo e i due pezzi diversi sono
equivalenti, allora le due proposizioni iniziali sono equivalenti. Per esempio le proposizioni
hanno i pezzi C → D e ¬C ∨ D che sono equivalenti per l’essenza della implicazione in sezione 6.10 e
quindi loro sono equivalenti. Questa è un’istanza del seguente teorema:
Theorem 6.6 (equivalenza per pezzi) Se vale |= pr1 ↔ pr2 , ovvero pr1 è equivalente a pr2
presa un’altra proposizione pr3 (A), che è una scrittura per indicare che nella proposizione pr3 (A)
compare la variabile A, allora vale
Per applicare questo teorema al fine di dedurre che (C → D)&B è equivalente a (¬C ∨ D)&B basta
considerare la proposizione
A&B
e sostituire A una volta con C → D e si ottiene (dopo aver messo le parentesi) (C → D)&B e un’altra
volta sostituire A con ¬C ∨ D e si ottiene (¬C ∨ D)&B che è equivalente a (C → D)&B per il teorema
enunciato.
Dal teorema 6.6 e teorema 6.1 segue come corollario che se in una proposizione pr3 (A) si sostituisce A
una volta con pr1 e un’altra volta con un suo equivalente pr2 si ottengono due proposizioni che hanno
la proprietà che una è una tautologia sse lo è anche l’altra:
35
Corollary 6.7 (verità su equivalenza per pezzi) Se vale |= pr1 ↔ pr2 , ovvero pr1 è equivalente a
pr2
presa un’altra proposizione pr3 (A), che è una scrittura per indicare che nella proposizione pr3 (A)
compare la variabile A, allora vale
Abbiamo visto come ogni proposizione formale possegga una tabella di verità. Ora ci chiediamo:
è anche vero che ogni funzione a valori in {0, 1} con dominio {0, 1}n rappresentata da una
tabella ad n entrate, per n ≥ 1, (ove le righe sono pari a tutte le possibili combinazioni n-arie di 0 e
1) del tipo
V1 V2 ... Vn ???
0 1 ... ... c1
0 0 ... ... c2
1 1 ... ... c3
1 0 ...... ... ...
... ... ... ... ...
... ... ... ... ...
(ove ci può essere solo 0 o 1)
corrisponde ad una proposizione formale con (al più) n variabili proposizionali? Se sı̀ dobbiamo forse
aggiungere qualche connettivo a quelli già definiti per rappresentarla?
La risposta è che OGNI TABELLA a n entrate, con n ≥ 1, CORRISPONDE alla TABELLA di VERITÀ
di una PROPOSIZIONE formale con al più n variabili proposizionali e che NON abbiamo bisogno di
aggiungere nuove proposizioni per rappresentare tutte le tabelle di verità.
Il motivo è che vale il seguente teorema:
Theorem 7.1 (Completezza delle tabelle rispetto a ¬, ∨, &) Ogni tabella con n-entrate, con n ≥
1, denota un connettivo n-ario che si può scrivere con solo ∨, & ed ¬.
Questo teorema è in verità il corollario di altri due teoremi:
Theorem 7.2 (forma normale disgiuntiva) Ogni tabella con n-entrate, con n ≥ 1, denota un con-
nettivo n-ario che si può scrivere in forma normale disgiuntiva
_
rigai
i indice riga con risultato 1
ove
36
_
rigai ≡ ( ( rigai1 ∨rigai2 )∨rigai3 . . . )∨rigain
i indice riga con risultato 1
La procedura per scrivere la forma normale disgiuntiva di una tabella di verità a n entrate è la
seguente:
- considero la tabella di verità di conn(V1 , . . . , Vn )
- se NON ESISTE almeno una riga con risultato 1 poni
V1 &¬V1
_
rigai
i indice riga con risultato 1
ove
rigai ≡ ((( Ci,1 &Ci,2 ) . . . &Ci,n
è multipla congiunzione di Ci,k definiti come segue
(
Vk se 1 è il valore di Vk nella riga i-esima
Ci,k ≡
¬Vk se 0 è il valore di Vk nella riga i-esima
- si dimostra che
_
|=conn(V1 , . . . , Vn ) ↔ rigai
i indice riga con risultato 1
conn(A, B) ≡ ¬A&¬B
A B conn(A, B)
0 1 1
0 0 1
1 1 0
1 0 1
37
chi è conn(A, B)? Per stabilirlo di nuovo usiamo il teorema di forma normale disgiuntiva e scriviamo
dunque le righe uscenti con 1:
Però la scrittura del connettivo è molto complessa... Vediamo allora un’altro modo di scrivere il connet-
tivo corrispondente ad una tabella di verità nel caso ci siano pochi 0 in uscita. A tal fine enunciamo il
seguente teorema:
Theorem 7.3 (forma normale congiuntiva) Ogni tabella con n-entrate, con n ≥ 1, denota un
connettivo n-ario che si può scrivere in forma normale congiuntiva
ove
rigai ≡ ((( Ci,1 ∨Ci,2 ) . . . ∨Ci,n
è disgiunzione di variabili o loro negazioni e
La procedura per scrivere la forma normale congiuntiva di una tabella di verità ad n entrate è la
seguente:
- considero la tabella di verità del connettivo n-ario conn(V1 , . . . , Vn )
- se NON ESISTE almeno una riga con risultato 0 poni
V1 ∨¬V1
ove
- si dimostra che
38
7.1.2 Esempio di uso di forma normale congiuntiva: il connettivo NAND
Theorem 7.4 (& + ¬) Ogni tabella con n-entrate, con n ≥ 1, denota un connettivo n-ario che si può
scrivere con solo & e ¬.
Dim. Segue per il teorema di forma normale congiuntiva, dopo aver notato che la disgiunzione tramite
la legge di De Morgan e quella della doppia negazione in sezione 6.10 si può definire come segue
A ∨ B ≡ ¬(¬A&¬B)
In particolare, si noti che l’implicazione tramite la sua essenza in sezione 6.10 si può definire in tal
modo
A → B ≡ ¬A ∨ B
Theorem 7.5 (∨ + ¬) Ogni tabella con n-entrate, con n ≥ 1, denota un connettivo n-ario che si può
scrivere con solo ∨ e ¬.
Dim: Segue per il teorema di forma normale disgiuntiva dopo aver notato che la congiunzione tramite
le leggi di De Morgan e quella della doppia negazione si può definire come segue
A&B ≡ ¬( ¬A∨¬B )
Theorem 7.6 (→ +¬) Ogni tabella con n-entrate, con n ≥ 1, denota un connettivo n-ario che si può
scrivere con solo → e ¬.
Dim: Basta notare che si può definire la disgiunzione in tal modo
A ∨ B ≡ ¬A → B
grazie alla legge della doppia negazione in sezione 6.10 e poi si applica il teorema 7.5.
Theorem 7.7 (solo NAND) Ogni connettivo n-ario si può scrivere con solo NAND.
Dim: Basta notare che tramite NAND si può definire sia la negazione che la disgiunzione come
segue
39
7.1.4 Quante sono le tabelle di verità ad n entrate?
ovvero tante quante le funzioni da {0, 1}n → {0, 1} e quindi i connettivi n-ari a meno di equivalenza
n
proposizionale sono 22
1
Per esempio le tabelle di verità unarie sono 4 = 22 e sono:
identità negazione
A A A ¬A
0 0 0 1
1 1 1 0
ove ⊥ è il nome alla costante “falso” che è da aggiungere alle proposizioni, > è il nome alla costante
“vero” che è da aggiungere alle proposizioni.
Si noti che per i teoremi di completezza delle tabelle con i vari linguaggi si deduce che:
|= ⊥ ↔ A & ¬A |= > ↔ A ∨ ¬A
40
8 Due strategie per verificare una tautologia
Per quanto spiegato finora per vedere se vale
|= pr
(C → N ) → (¬N → ¬C)
ove
N = “il tuo vicino di banco è Napoleone”
C=“la radice quadrata canta alla Scala di Milano”
Ora verifichiamo se (C → N ) → (¬N → ¬C) è una tautologia o non è valida e quindi soddisfacibile o
insoddisfacibile.
Usando il teorema 6.6 sull’essenza dell’implicazione nell’antecedente dell’implicazione piú esterna otte-
niamo che
|= ( (C → N ) → (¬N → ¬C) ) ↔ ( ¬C ∨ N → ( ¬N → ¬C ) )
Poi usando il teorema 6.6 sull’essenza dell’implicazione nel conseguente dell’implicazione piú esterna
otteniamo che
|= ( ¬C ∨ N → ( ¬N → ¬C ) ) ↔ ( ¬C ∨ N → ¬¬N ∨ ¬C )
Di nuovo usando il teorema 6.6 sulla legge della doppia negazione otteniamo che
|= ( ¬C ∨ N → ¬¬N ∨ ¬C ) ↔ ( ¬C ∨ N → N ∨ ¬C )
|= ( ¬C ∨ N → N ∨ ¬C ) ↔ ( N ∨ ¬C → N ∨ ¬C )
|= ( (C → N ) → (¬N → ¬C) ) ↔ ( N ∨ ¬C → N ∨ ¬C )
41
per il teorema di sostituzione semplice sapendo che A → A è una tautologia (si sostituisca A con
N ∨ ¬C).
Concludiamo quindi per la proposizione 6.3 sulla veritá di equivalenti che vale PURE
|= (C → N ) → (¬N → ¬C)
|=( ¬A ∨ A ) ∨ ( ¬B ∨ B )
e ora si conclude facilmente che la proposizione è una tautologia in quanto la sua tabella di verità risulta
facile da costruire e dà sempre valore 1 perchè i disgiunti sono entrambe tautologie (la prima compare
in sezione 6.10 e la seconda segue per commutatività di ∨ dalla legge del terzo escluso).
(V → ¬R) → (¬V → R)
Di nuovo usando il teorema 6.6 sulla legge della doppia negazione otteniamo che
|= ( ¬V ∨ ¬R → ¬¬V ∨ R ) ↔ ( ¬V ∨ ¬R → V ∨ R )
|= ( (V → ¬R) → (¬V → R) ) ↔ ( ¬V ∨ ¬R → V ∨ R )
42
1. (primo modo) Si prova a vedere se ¬V ∨ ¬R → V ∨ R è NON VALIDO trovando valori per V e R
tali per cui la conseguenza V ∨R risulti falsa mentre sia vera la premessa ¬V ∨¬R dell’implicazione.
Si osservi che i valori per cui V ∨ R risulta falsa sono V = R = 0 e per questi la premessa ¬V ∨ ¬R
risulta 1. Perciò l’implicazione
¬V ∨ ¬R → V ∨ R
risulta falsa per V = R = 0 e dunque ¬V ∨ ¬R → V ∨ R NON è VALIDO.
Si prova a vedere poi se ¬V ∨ ¬R → V ∨ R è SODDISFACIBILE. A tal scopo basta trovare
dei valori per cui risulta 0 l’antecedente (ovvero risulta ¬V ∨ ¬R = 0) e si osserva che a tal fine
basta porre V = R = 1. Per tali valori l’implicazione ¬V ∨ ¬R → V ∨ R risulta vera. Quindi
¬V ∨ ¬R → V ∨ R risulta SODDISFACIBILE.
Dal fatto che vale |= ( (V → ¬R) → (¬V → R) ) ↔ ( ¬V ∨ ¬R → V ∨ R ) ovvero che
(V → ¬R) → (¬V → R) ha la stessa tabella di verità di ¬V ∨ ¬R → V ∨ R, i risultati su NON
validità e soddisfacibilità ottenuti per il secondo membro dell’equivalenza sopra valgono pure per
il primo membro (V → ¬R) → (¬V → R).
2. (altro modo) Si continua a trovare equivalenti di ¬V ∨ ¬R → V ∨ R. Infatti usando il teorema 6.6
sull’essenza dell’implicazione si trova che
e di nuovo usando il teorema 6.6 due volte sulla doppia negazione si conclude
La tautologia
|=( A→B ) ∨ ( B→A )
mostra con il seguente esempio che l’implicazione della logica classica NON è causale in quanto si trovano
delle verità controintuitive riguardanti le implicazioni. Infatti ponendo
A=“Voi passerete l’esame di logica”
B=“Avete una zia con i calli”
si ottiene che
“Se voi passerete l’esame di logica allora avete una zia con i calli, oppure se avete una zia
con i calli allora passerete l’esame di logica”
è vera logicamente secondo la logica classica.
43
8.0.8 Verità atemporali della logica classica proposizionale
È vero che
“Non si dà il caso che se sono a Londra io sia a Padova”?
¬( L→P )
con
L = “Sono a Londra”
P = “Sono a Padova”
|=¬( L→P ) ↔ ¬( ¬L ∨P )
e per leggi di De Morgan
e infine concludiamo
|=¬¬L &¬P ↔ L&¬P
Spiegazione della apparente paradossalità: il valore di verità della frase sopra formalizzata in
¬( L→P ) dipende da dove sono in questo momento: se NON sono a Londra la proposizione L→P
diventa vera classicamente, e la sua negata falsa classicamente, altrimenti se sono a Londra ¬( L→P )
risulta vera. Siccome la logica classica proposizionale tratta di verità atemporali, o vere o false senza
dipendenza dal tempo, questa logica non risulta adatta per formalizzare la proposizione “Non si dà il
caso che se sono a Londra io sia a Padova” che sarebbe invece meglio formalizzare includendo la
nozione del tempo e nella forma più precisa “non si dà il caso che se in un qualsiasi momento io sono a
Londra allora sia pure nello stesso momento anche a Padova”.
44
8.0.9 Esercizi su Validità e soddisfacibilità e loro negazioni
frase1
frase2
....
frasen
frase
intendiamo
“Ammesso che valga sia frase1 che frase2 , che ... frasen , allora vale frase”
Non si dà il caso che l’affare non sia conveniente o non sicuro.
1.
L’affare è conveniente e sicuro.
A =l’affare è conveniente
S = l’affare è sicuro
¬( ¬A ∨ ¬S) → A&S
e questa per il teorema 6.6 applicato con la simmetrica della legge di De Morgan su ¬A ∨ ¬S è
equivalente a
¬¬(A&S) → A&S
che per il teorema 6.6 applicato con la legge della doppia negazione è equivalente a
A&S → A&S
che è chiaramente valida. Siccome proposizioni equivalenti hanno la stessa tabella di verità allora
la proposizione di partenza è valida.
A =l’affare è conveniente
S =l’affare è sicuro
¬( ¬A ∨ S) → ¬A&¬S
¬¬A&¬S → ¬A&¬S
che sempre per il teorema 6.6 applicato con la legge della doppia negazione è equivalente a
A&¬S → ¬A&¬S
45
Ora chiaramente questa implicazione è NON valida se si trovano valori per cui A&¬S=1 e ¬A&¬S=0.
Ora i valori che rendono vero l’antecedente dell’implicazione sono A=1 e S=0 da cui segue che il
conseguente ¬A&¬S=0. Perciò la proposizione A&¬S → ¬A&¬S è NON VALIDA per i valori
A=1 e S=0.
Inoltre per rendere soddisfacibile A&¬S → ¬A&¬S basta trovare dei valori per cui A&¬S=0
(oppure ¬A&¬S=1). E si vede chiaramente che per A=0, e S con valore qualsiasi, allora A&¬S=0
e quindi A&¬S → ¬A&¬S=1. In conclusione A&¬S → ¬A&¬S risulta SODDISFACIBILE
per A=0, e S con valore qualsiasi. Infine siccome proposizioni equivalenti hanno la stessa tabella
di verità allora la proposizione di partenza ¬( ¬A ∨ S) → ¬A&¬S è NON VALIDA e SODDI-
SFACIBILE sugli stessi valori trovati per A&¬S → ¬A&¬S.
si consiglia di usare:
R =prima di consegnare rileggo il compito
S = riesco a scrivere qualcosa
Non si dà il caso che il fattoriale termini e non si esca dal ciclo.
6. Si esce dal ciclo.
Non si dà il caso che se si esce dal ciclo il fattoriale non termini.
F = il fattoriale termina
C=si esce dal ciclo
P =piove
O=prendo l’ombrello
46
9 Calcolo dei sequenti LCp
In questa sezione mostriamo un metodo più elegante, semplice e soprattutto AUTOMATICO per
mostrare se una proposizione è valida o meno e soddisfacibile o meno.
Tale metodo è MENO COMPLESSO di quello delle tabelle di verità e consiste in una procedura
algoritmica che TERMINA SEMPRE con una risposta. Questa procedura fa uso di un calcolo dei
sequenti per la logica classica proposizionale. Anticipiamo soltanto che per verificare la validità (e
soddisfacibilità) per esempio di
|= (V → ¬R) → (¬V → R)
costruiremo un albero di derivazione... in tale calcolo.
Un sequente nel linguaggio delle proposizioni formali è una scrittura del tipo
P1 , P2 , . . . Pn ` C1 , C2 , . . . Cm
Γ, ∆, Σ...
come META-VARIABILI per indicare una generica LISTA di PROPOSIZIONI anche vuota. Per
esempio, possiamo pensare che una variabile Γ denoti Γ ≡ [ ] la lista vuota oppure
Γ ≡ P1 , P2 , . . . Pn
P&U ` C
47
ponendo:
P=”Il programma termina”
U=”Il programma dà risultato 1”
C=”Il programma è corretto”
Il calcolo dei sequenti è composto da assiomi e da delle regole con cui operiamo trasformazioni di sequenti
secondo lo schema
se VALE QUESTO SEQUENTE (o QUESTI due SEQUENTI) allora VALE QUEST’ALTRO SEQUENTE
Il calcolo contiene regole per i connettivi ⊥, &, ∨, ¬, → assieme all’ assioma identità e alle regole di
scambio a destra e a sinistra come segue
ax-id ax-⊥
Γ, A, Γ0 ` ∆, A, ∆0 Γ, ⊥, Γ0 ` ∇
Σ, Γ, Θ, Γ0 , ∆ ` Σ0 Γ ` Σ, ∆, Θ, ∆0 , ∇
scsx scdx
Σ, Γ0 , Θ, Γ, ∆ ` Σ0 Γ ` Σ, ∆0 , Θ, ∆, ∇
Γ ` A, ∆ Γ ` B, ∆ Γ, A, B ` ∆
&−D &−S
Γ ` A&B, ∆ Γ, A&B ` ∆
Γ ` A, B, ∆ Γ, A ` ∆ Γ, B ` ∆
∨−D ∨−S
Γ ` A ∨ B, ∆ Γ, A ∨ B ` ∆
Γ, A ` ∆ Γ ` A, ∆
¬−D ¬−S
Γ ` ¬A, ∆ Γ, ¬A ` ∆
Γ, A ` B, ∆ Γ ` A, ∆ Γ, B ` ∆
→ −D → −S
Γ ` A → B, ∆ Γ, A → B ` ∆
e tale calcolo è chiuso su tutte le regole ottenute istanziando le variabili A e B con proposizioni ar-
bitrarie e i contesti denotati con lettere greche Γ, ∆, Σ, etc. con liste arbitrarie di proposizioni (anche
vuote).
48
ove i sequenti sopra la sbarra Γ0 `D0 nella regola 1 e i sequenti Γ00 `D00 e Γ0000 `D0000 nella regola 2 si
dicono premesse, mentre il sequente Γ`D in entrambi i casi si dice conclusione.
Poi nel calcolo ci sono anche regole a zero premesse ovvero gli assiomi che sono del tipo
ax-id
Γ1 , A, Γ2 `∆1 , A, ∆2
oppure
ax-⊥
Γ, ⊥, Γ0 ` ∇
con radice un sequente, detto sequente conclusione, che nel caso sopra è Γ`D
e con foglie i sequenti Γ1 `D1 , Γ5 `D5 , Γ6 `D6 .
Per esempio nell’albero
Γ5 `D5 Γ6 `D6
regola1 regola1
Γ3 `D3 Γ4 `D4
regola2
Γ1 `D1 Γ2 `D2
regola2
Γ`D
la radice Γ`D ha due predecessori Γ1 `D1 e Γ2 `D2 ed è stata ottenuta applicando la regola 2.
Si noti che siccome considereremo solo regole con al più due premesse allora ogni albero di derivazione
avrà nodi con al più due predecessori.
Un albero come quello mostrato sopra si dice albero di derivazione o semplicemente derivazione
del sequente radice se le sue foglie sono ASSIOMI (= regole senza premesse).
Più precisamente diamo la seguente definizione:
Def. 9.1 (sequente derivabile) Un sequente Γ`∆ si dice derivabile nel calcolo dei sequenti LCp
se esiste un albero avente
• Γ`∆ come radice;
Gli assiomi in LCp sono di due tipi: l’assioma identità e l’assioma del falso
ax-id ax-⊥
Γ, A, Γ0 `∆, A, ∆0 Γ, ⊥, Γ0 `∇
49
Quindi un albero costruito a partire da un sequente è una derivazione se e solo se le sue foglie sono
istanze degli assiomi sopra.
Si noti che il sequente
A`A
è un’istanza dell’assioma identità ax-id con Γ, Γ0 , ∆ e ∆0 tutte liste vuote.
Pure una qualsiasi proposizione pr dà luogo con
P&Q`Q&P
dobbiamo scrivere il sequente come radice dell’albero e quindi costruire l’albero di derivazione dal BASSO
verso l’ALTO applicando le regole, per esempio la &−D come segue
P&Q`Q P&Q`P
P&Q`Q&P
Il lettore noti che questa regola è un’istanza della regola &−D del calcolo ottenuta ponendo: Q al posto
di A, P al posto di B e la lista vuota al posto di ∆ e P&Q al posto di Γ.
Si noti che il pezzo di derivazione
P&Q`Q P&Q`P
&−D
P&Q`Q&P
NON è albero di derivazione completa perchè le sue foglie non sono assiomi!
Invece applicando altre regole arriviamo a questo albero di derivazione:
ax-id ax-id
P, Q`Q P, Q`P
&−S &−S
P&Q`Q P&Q`P
&−D
P&Q`Q&P
ove P&Q`Q&P è la RADICE mentre P, Q`Q e P, Q`P sono rispettivamente foglie del ramo di sinistra
e di quello di destra.
50
9.3.3 Come si sarebbe potuto scrivere il calcolo LCp
Dopo la descrizione delle regole del calcolo dei sequenti LCp in 9.2 abbiamo precisato che le regole si
possono applicare anche a sequenti ottenuti sostituendo le variabili proposizionali A e B con arbitrarie
proposizioni pr1 e pr2 . Per rendere più esplicita ed evidente questa proprietà possiamo descrivere
il calcolo dei sequenti LCp in modo equivalente scrivendo le regole con pr1 e pr2 , che chiamiamo
META-variabili per proposizioni complesse arbitrarie, al posto di A e B (la differenza tra le variabili
proposizionali A e B e le META-variabili pr1 e pr2 è che le prime sono i costituenti di base della
grammatica delle proposizioni per formare proposizioni complesse, ad esempio A&(B ∨ C) → D, mentre
le seconde sono solo variabili di più alto livello per indicare una proposizione complessa):
ax-id ax-⊥
Γ, pr1 , Γ0 `∆, pr1 , ∆0 Γ, ⊥, Γ0 `∇
Σ, Γ, Θ, Γ0 , ∆`Σ Γ`Σ, ∆, Θ, ∆0 , ∇
scsx scdx
Σ, Γ0 , Θ, Γ, ∆`Σ Γ`Σ, ∆0 , Θ, ∆, ∇
Γ`pr1 , ∆ Γ`pr2 , ∆ Γ, pr1 , pr2 `∆
&−D &S
Γ`pr1 &pr2 , ∆ Γ, pr1 &pr2 `∆
Γ`pr1 , pr2 , ∆ Γ, pr1 `∆ Γ, pr2 `∆
∨D ∨−S
Γ`pr1 ∨pr2 , ∆ Γ, pr1 ∨pr2 `∆
Γ, pr1 `∆ Γ`pr1 , ∆
¬−D ¬−S
Γ`¬pr1 , ∆ Γ, ¬pr1 `∆
Γ, pr1 `pr2 , ∆ Γ`pr1 , ∆ Γ, pr2 `∆
→−D →−S
Γ`pr1 →pr2 , ∆ Γ, pr1 →pr2 `∆
Dal punto di vista logico un sequente è un giudizio assertivo mentre una derivazione di un sequente
rappresenta un’argomentazione che ne prova la validità. Possiamo inoltre pensare la deduzione di
un sequente come la scrittura di un programma ove il linguaggio di programmazione è il calcolo dei
sequenti.
ax-id
P, Q`P
&−S
P &Q`Q P &Q`P
P &Q`Q&P
?
Risposta: NO, perchè la sua foglia di sinistra è P &Q`Q che NON è un’istanza di un’assioma.
2. La seguente è una derivazione in logica classica proposizionale LCp
ax-id
A, B, C`A
&−S
A&B, C`A
51
NO, perchè l’applicazione &−S è scorretta, OCCORRE operare uno scambio prima di applicarla!
Una corretta applicazione di &−S è nel seguente albero
ax-id
C, A, B`A
&−S
C, A&B`A
scsx
A&B, C`A
che è una corretta derivazione.
MORALE: occorre RICORDARE di operare gli SCAMBI necessari!
3. Derivare in LCp
A&B ` B&A
Basta prendere la derivazione di P &Q ` Q&P in sezione 9.3.2 e sostituire P con A e Q con B.
4. Derivare in LCp
(A&B)&C`A&(B&C)
Sı̀ generalmente vi sono diverse derivazioni avente come radice uno stesso sequente. Ecco qui una
per (A&B)&C`A&(B&C)
ax-id ax-id
ax-id C, A, B`B C, A, B`C
C, A, B`A &−D
C, A, B`B&C
&−S &−S
C, A&B`A C, A&B`B&C
scsx scsx
A&B, C`A A&B, C`B&C
&−S &−S
(A&B)&C`A (A&B)&C`B&C
&−D
(A&B)&C`A&(B&C)
Ma questa derivazione NON è la più corta. Una più corta si ottiene applicando la regola &−D il
più tardi possibile.
Per descrivere l’interpretazione dei contesti che appaiono nei sequenti delle regole introduciamo una
notazione per interpretare la congiunzione di una lista di proposizioni e la disgiunzione di una lista di
proposizioni come segue:
52
Γ& ≡ ( pr1 &pr2 ) . . . &prn
è la congiunzione delle proposizioni in Γ ≡ pr1 , pr2 , . . . prn
oppure
Γ& ≡ > (costante vero) se Γ è la lista vuota
oppure
Γ& ≡ pr1 se Γ ≡ pr1
Ci serviremo di questa notazione nella definizione di validità dei sequenti per interpretare una lista di
proposizioni Γ a sinistra del segno ` come un’unica proposizione Γ& che è la congiunzione (associata a
sinistra) delle proposizioni nella lista Γ e poi per interpretare una lista di proposizioni ∆ a destra del
segno ` come un’unica proposizione ∆∨ che è la disgiunzione (associata a sinistra) delle proposizioni
nella lista ∆.
Il motivo per cui il contesto vuoto a sinistra del sequente si interpreta come la costante vero > è per
indicare che
` pr sse |= > → pr
e siccome vale
|= (> → pr) ↔ pr
si trova che
` pr sse |= pr
Inoltre vale
|= > & pr ↔ pr
ovvero la costante vero è elemento neutro per la congiunzione e può essere sempre aggiunta ad un
congiunto senza alterarne il valore di veritá (come d’altra parte la lista vuota aggiunta ad una lista è
uguale alla lista stessa).
Il motivo per cui il contesto vuoto a destra del sequente si interpreta come la costante falso ⊥ è per
indicare che
pr ` sse |= pr →⊥
e siccome vale
|= (pr →⊥) ↔ ¬pr
si trova che
pr ` sse |= ¬pr
Inoltre vale
|= ⊥ ∨ pr ↔ pr
ovvero il falso è elemento neutro per la disgiunzione e può essere sempre aggiunto ad un disgiunto senza
alterarne il valore di verità.
53
9.3.7 Alla ricerca della validità con il calcolo dei sequenti
La ragione per cui risulta rilevante usare il calcolo dei sequenti per stabilire la verità di una proposizione
formale è che vale la seguente identificazione del concetto di derivabilità e quello di validità per una
proposizione:
` pr è radice di una derivazione in LCp
sse
|=pr
ovvero la sua tabella di verità ha 1 in ogni uscita
Nel seguito andiamo a dimostrare il motivo di tale identificazione. Innanzitutto mostreremo che gli
assiomi sono sequenti validi. Se poi riusciamo a mostrare che anche le regole del calcolo sono valide, e in
particolare che conservano la VERITÀ dall’ALTO verso il BASSO allora ne risulta che una derivazione
avente come radice un sequente del tipo ` pr rende tale sequente valido perchè la validità SCENDE
dalle foglie con assiomi validi fino alla radice come esemplificato in questa derivazione di un verso
dell’associatività della congiunzione
valido valido
e
valido C, A, B`B C, A, B`C
⇓valido
C, A, B`A C, A, B`B&C
⇓ ⇓
C, A&B`A valido C, A&B`B&C valido
⇓valido ⇓
A&B, C`A A&B, C`B&C valido
⇓valido ⇓
(A&B)&C`A e (A&B)&C`B&C valido
⇓valido
(A&B)&C`A&(B&C)
Diamo ora la definizione di sequente soddisfacibile su riga e sequente valido rispetto alla semantica
classica delle tabelle di verità.
Diciamo che un sequente è vero su una riga se lo è la proposizione implicativa che lo rappresenta:
Def. 9.2 (sequente soddisfatto (o vero) su una riga) Un sequente Γ`∆ è soddisfatto (o vero) su
una riga contenente le variabili proposizioni del sequente sse la proposizione
Γ& → ∆∨
54
un sequente Γ`∆ è valido se Γ& → ∆∨ lo è
Si osservi che possiamo associare ad una proposizione pr INFINITE TABELLE di VERITÀ, una per
OGNI lista finita di variabili proposizionali che INCLUDANO le variabili effettivamente presenti in
pr.
Ad esempio alla proposizione A&B e ad una lista arbitraria di variabili proposizionali contenenti A e B
possiamo associare una tabella di verità il cui valore in uscita è però determinato solo dai valori su A e
B:
A B ... Vn A&B
0 1 ... ... 0
0 0 ... ... 0
1 1 ... ... 1
1 0 ...... ... 0
... ... ... ... ...
... ... ... ... ...
Una caratteristica importante delle regole del calcolo LCp che dimostreremo per bene nel seguito è
che il concetto di derivabilità di un sequente Γ`∇ nel calcolo COINCIDE con quello della sua validità.
E non solo...perchè addirittura esiste una PROCEDURA di decisione per decidere se un sequente è
derivabile o meno e quindi valido o meno. Tale procedura induce una PROCEDURA di DECISIONE
della VALIDITÀ di una proposizione qualsiasi pr, semplicemente perchè si applica la procedura di
decisione di derivazione di un sequente al sequente ` pr ricordando che la validità del sequente ` pr
coincide con la validità di > → pr e quindi di pr.
L’esistenza di tali procedure si basa essenzialmente su due fatti:
• le regole di LCp conservano la verità su ogni riga di variabili proposizionali (che include quelle
presenti nei sequenti coinvolti nella regola) sia dall’ALTO delle premesse verso il BASSO della
conclusione ma anche anche dalla conclusione in BASSO verso ciascuna premessa in ALTO;
• tutte le regole di LCp eccetto quelle degli scambi a sx e a dx, DIMINUISCONO di COMPLESSITÀ
dal BASSO verso l’ALTO.
In pratica nel calcolo è possibile costruire derivazioni dei sequenti, che, se si evita di applicare le regole
di scambio inutilmente, permettono di costruire alberi dove le foglie sono costituite o di assiomi o di sole
variabili proposizionali.
55
9.4.1 Come stabilire se un sequente è DERIVABILE o meno in LCp : PROCEDURA
DECISIONE
2. Scegli in Γ`∇ una proposizione composta, diciamo pr1 ◦pr2 per esempio.
pr1 ◦pr2 è in posizione buona per applicare ad(essa una SUA regola (a dx se pr1 ◦ pr2 sta a dx di ` nel
sı̀ vai in 4. operando su pr1 ◦pr2
sequente, a sx se pr1 ◦pr2 sta a sx di `)?
no vai in 3. operando su pr1 ◦pr2
3. se operi su pr1 ◦pr2 fai uno scambio per portarla in posizione buona da poter applicare la sua regola
e vai in 4. operando su pr1 ◦pr2 .
4. se operi su pr1 ◦pr2 applica la sua regola. Quante premesse ha la regola?
(
una vai in 1. operando sulla premessa
due scegli la prima premessa e vai in 1. operando su di essa
5. nell’albero ottenuto c’è foglia che NON è assioma con almeno una proposizione composta?
sı̀
scegli la foglia NON assioma e vai in 2.
operando su di lei
no STOP
CONCLUSIONE: se nell’albero ottenuto tutte le foglie sono assiomi, allora Γ`∇ è DERIVABILE in
LCp , e quindi VALIDO ;
altrimenti NON è DERIVABILE e quindi NON VALIDO perchè si trova una RIGA in cui il
sequente NON è SODDISFACIBILE come segue nella prossima sezione.
⇓
la riga della tabella con
56
9.4.3 Relazione tra una proposizione e la sua negazione
Si noti che la negazione di una proposizione si comporta nel seguente modo rispetto alla validità:
Questa relazione suggerisce come applicare la procedura di decisione in sezione 9.4.1 per sapere se un
sequente o una proposizione NON valida sia anche soddisfacibile su una qualche riga. Infatti, nel caso
una proposizione pr risulti NON valida grazie alla procedura, per sapere se pr è pure soddisfacibile
basta riapplicare la procedura al sequente della sua negazione
` ¬pr
Ora se ` ¬pr risulta valida ne segue che ` pr è insoddisfacibile e quindi la proposizione pr è un paradosso.
Altrimenti se ` ¬pr risulta NON valida, allora una riga su cui il sequente ` ¬pr NON è valido dà una
riga su cui ` pr è vero, ovvero pr è vero su questa riga, e dunque risulta soddisfacibile.
57
Invece di fare la tabella di verità applichiamo la procedura di decisione sopra al sequente ` Q→¬¬Q
ottenendo
ax-id
Q`Q
¬−S
Q, ¬Q`
¬−D
Q`¬¬Q
→−D
`Q→¬¬Q
che è albero di derivazione e quindi la proposizione Q→¬¬Q è valida.
`V, V, R ¬R`V, R
→−S
V → ¬R`V, R
¬−S
V → ¬R, ¬V`R
→−D
V → ¬R`¬V → R
→−D
`(V → ¬R) → (¬V → R)
ove si noti che in →−S NON abbiamo continuato a derivare la seconda premessa in quanto seguendo la
procedura di decisione sulla prima premessa finiamo in una foglia NON assioma da cui deduciamo che
la proposizione (V → ¬R) → (¬V → R) è NON valida sulla riga V = R = 0.
Per stabilire se è soddisfacibile andiamo a derivare
ottenendo
V, R`
¬−D
V`¬R
→−D
`V → ¬R ¬V → R`
→−S
(V → ¬R) → (¬V → R)`
¬−D
`¬( (V → ¬R) → (¬V → R) )
ove si noti che in →−S NON abbiamo continuato a derivare la seconda premessa in quanto seguendo
la procedura di decisione sulla prima premessa finiamo in una foglia NON assioma che ci permette di
concludere che ¬( (V → ¬R) → (¬V → R) ) è NON valida su V = R = 1. Quindi concludiamo che
la proposizione ( V → ¬R) → (¬V → R) è soddisfacibile su V = R = 1.
Sopra abbiamo visto una procedura di decisione di validità e soddisfacibilità o meno di una proposizione
pr, andando ad analizzare anche la sua negazione ¬pr nel caso pr risulti NON valida.
Ora vorremmo applicare la procedura sopra per decidere la validità e soddisfacibilità o meno di un
sequente. Però occorre sapere che sequente rappresenta la sua “negazione”. Dunque ci chiediamo:
Come possiamo rappresentare la negazione di un sequente?
58
Per rispondere si ricordi che la validità e soddisfacibilità di un sequente Γ ` ∆ sono state definite in
termini della proposizione Γ& → ∆∨ che esso rappresenta. Infatti un sequente Γ ` ∆ si dice valido,
NON valido, soddisfacibile o insoddisfacibile se e solo se è valida, non valida, soddisfacibile o
insoddisfacibile rispettivamente la proposizione Γ& → ∆∨ .
Ora visto che un sequente Γ ` ∆ è valido sse la proposizione Γ& → ∆∨ è una tautologia ne segue che
per decidere sia validità che soddisfacibilità di un sequente Γ ` ∆ si può applicare il processo sopra
in sezione 9.4.4 alla proposizione Γ& → ∆∨ .
In conclusione possiamo concludere che il sequente che rappresenta la negazione del sequente
Γ`∆
` ¬( Γ& → ∆∨ )
Infatti un sequente si comporta con la sua negazione in modo analogo a quanto notato per una propo-
sizione e la sua negazione in sezione 9.4.3:
59
9.4.9 Esempio di applicazione della procedura di decisione
Q`P, P Q, Q`P
→−S
Q, P→Q`P
scsx
P→Q, Q`P
→−D
P→Q`Q→P
in cui la foglia a sinistra NON è un assioma e dunque P→Q`Q→P è NON valido. Una riga su cui il
sequente NON è vero è data dall’eseguire quanto descritto in sezione 9.4.2 sulla foglia a sinistra e quindi
una riga che falsifica il sequente è data da Q = 1 e P = 0.
Per vedere se il sequente è soddisfacibile applichiamo la procedura di derivazione di un sequente in
sezione 9.4.1 al sequente
e otteniamo
P`Q
→ −D
` P→Q Q → P`
→ −S
( P→Q )→( Q→P ) `
¬−D
` ¬( ( P→Q )→( Q→P ) )
che dice che NON è valido sulla riga P = 1 e Q = 0 e dunque il sequente di partenza
P→Q`Q→P
1. Se una proposizione pr è NON valida su una certa riga della sua tabella cosa possiamo dire della
sua negazione ¬pr?
Possiamo solo dire che ¬pr è soddisfacibile sulla riga in cui pr è NON valida.
2. Se una proposizione è VALIDA cosa possiamo dire della sua negazione ¬pr?
La proposizione ¬pr risulta INsoddisfacibile.
3. Come possiamo decidere che Γ ` ∆ è valido?
Con la procedura di decisione applicata al sequente in sezione 9.4.1.
4. Come possiamo decidere che Γ ` ∆ è soddisfacibile o meno?
Con la procedura ottimale in sezione 9.4.8 descritta sopra.
60
9.4.11 Validità regole del calcolo
Ora proseguiamo enunciando la definizione di validità di una regola del calcolo di sequenti.
L’idea è che una regola si dice valida se trasforma dall’ALTO verso il BASSO sequenti veri su una fissata
riga r in sequenti veri sulla riga r (supposto che le riga in questione si riferisca ad una tabella di verità
che contiene TUTTE le variabili proposizionali che compaiono in ALMENO una delle proposizioni dei
sequenti nella regola), ovvero se supposto che TUTTI i sequenti premessa siano veri su una riga allora
il sequente conclusione è pure vero sulla STESSA RIGA.
Per maggior chiarezza diamo in dettaglio la definizione di validità di una regola del calcolo di sequenti
distinguendo tra regole ad una premessa e regole a due premesse.
Ricordiamo che
Def. 9.4 (verità di un sequente su una riga) Un sequente Γ`∆ è vero su una riga r (contenente
le variabili proposizionali delle formule nel sequente) se Γ& → ∆∨ lo è sulla riga r.
Def. 9.5 (validità regola ad una premessa) Una regola del calcolo dei sequenti ad una premessa
del tipo
Γ1 `∆1
Γ2 `∆2
si dice valida rispetto alla semantica classica delle tabelle di verità
se il sequente premessa
Γ1 ` ∆1
è vero su una riga r (contenente tutte le variabili proposizionali che compaiono in qualche sequente nella
regola) allora e il sequente conclusione
Γ2 ` ∆2
è vero sulla stessa riga r.
Def. 9.6 (validità regola ad due premesse) Una regola a due premesse del tipo
Γ1 `∆1 Γ2 `∆2
Γ3 `∆3
si dice valida rispetto alla semantica classica delle tabelle di verità)
se supposto che i sequenti premessa
Γ1 ` ∆1 e Γ2 ` ∆2
siano ENTRAMBI veri su una riga r allora il sequente conclusione
Γ3 ` ∆3
è vero sulla stessa riga r.
Nel seguito mostriamo come il segno di inferenza di una regola corrisponde ad un’implicazione forma-
le.
A tal scopo poniamo l’attenzione sul semplice fatto che per rendere vera su una riga un’implicazione
pr → pr0 basta controllare che se l’antecedente pr è vero sulla riga allora lo è pure il conseguente
pr0 .
Lemma 9.7 (scorciatoia) Vale il seguente fatto:
61
Dim. Infatti o pr è 0 sulla riga in questione, e in tal caso l’implicazione pr → pr0 è vera sulla riga in
questione, oppurepr è 1 e allora per l’ipotesi pr0 = 1 e di nuovo pr → pr0 è vera sulla riga in questione.
Se una regola nel linguaggio proposizionale è valida, allora conserva la validità dei sequenti,
nel senso che se i suoi sequenti premessa sono validi allora anche il sequente conclusione è valido.
Dim. Sia fissata una regola valida nel linguaggio proposizionale e supponiamo che i suoi sequenti pre-
messa siano validi. Ne segue che fissata una riga arbitraria r contenente le variabili di tutti i sequenti
nella regola entrambe le premesse sono vere su questa riga essendo entrambe valide. Per la validità della
regola ne segue che anche la conclusione è vera sulla stessa riga r. Ma siccome i sequenti premessa sono
veri su ogni riga, facendo lo stesso ragionamento ne segue che pure la conclusione è vera su ogni riga e
dunque anche la conclusione è valida come si voleva dimostrare.
Proseguiamo ora con il mostrare che tutti gli assiomi e le regole del calcolo LCp sono valide. Questo
significa che nell’esempio della derivazione di un verso dell’associatività la verità su una qualsiasi riga si
conserva dall’alto verso il basso perchè tutte le foglie essendo assiomi sono senza dubbio vere sulla riga
in questione:
62
Theorem 9.11 (validità regole LCp ) TUTTE le regole di LCp conservano la verità per riga e
gli assiomi sono validi.
Procediamo a dimostrare quanto affermato dal teorema regola per regola a partire dagli assiomi.
L’assioma identità
ax-id
Γ1 , A, Γ2 `∆1 , A, ∆2
è valido perchè vale
∨ ∨
|= (Γ& &
1 &A) &Γ2 → (∆1 ∨A) ∨∆2
∨ ∨
Infatti se (Γ& &
1 &A) &Γ2 vale 1 in una certa riga della tabella allora A = 1 e quindi che pure (∆1 ∨A) ∨∆2
vale 1 sulla stessa riga e dunque per il lemma scorciatoia 9.7 l’assioma è vero sulla riga considerata.
Siccome questo vale per una riga generica allora il sequente è vero su ogni riga e quindi è valido.
L’assioma
ax-⊥
Γ1 , ⊥, Γ2 `∇
è valido perchè ogni riga della tabella di
∨
( Γ& &
1 & ⊥ )&Γ2 → ∇
si può formalizzare in
⊥ `V
assumendo che
ed è valida per l’assioma del falso sopra. E’ anche valida nell’ipotesi che fossi Superman davvero perchè
Superman come personaggio fantastico volava.
Peró sarebbe valida pure l’affermazione “Se fossi Superman, non sarei in grado di volare”
perchè comunque, la premessa “Sono Superman” è falsa ed è equivalente a tradurla con ⊥.
63
conserva la verità su una riga. Si osservi che questa regola conserva banalmente la verità su riga
perchè il fatto che valga (Σ, Γ1 , Θ, Γ2 , ∆)& = 1 su una certa riga, e che comporti che ∆∨ = 1, è
indipendente dall’ordine delle proposizioni in Σ, Γ1 , Θ, Γ2 , ∆.
Però per esercizio di precisione mostriamolo per bene formalmente. Iniziamo supponendo che sia 1 il
valore di
(((Σ& &Γ1 & ) &Θ& )&Γ2 & )&∆& → ∇∨
su una certa riga della sua tabella. Ora se supponiamo che sia 1 sulla stessa riga pure il valore
di (((Σ& &Γ& & & &
2 ) &Θ )&Γ1 )&∆ , allora abbiamo che ogni congiunto ha valore 1 e cosı̀ pure anche
(((Σ &Γ1 ) &Θ )&Γ2 )&∆ e quindi per la verità della premessa si conclude che ∇∨ ha valore 1.
& & & & &
Quindi per il lemma scorciatoia 9.7 (((Σ& &Γ2 & ) &Θ& )&Γ1 & )&∆& → ∇∨ è vera sulla riga considerata
in partenza.
La regola
Γ`A, ∆ Γ`B, ∆
&−D
Γ`A&B, ∆
conserva la verità su una riga.
Innanzitutto, supponiamo che ∆ sia una proposizione sola (gli altri casi seguono analogamente) per
semplificare l’interpretazione della lista (A&B, ∆)∨ in (A&B)∨∆ (altrimenti dovremmo scrivere
(...((A&B)∨A1 ) ∨ A2 )...) ∨ An
posto che ∆ ≡ A1 , A2 , . . . An ).
Poi supponiamo che sia 1 il valore di
Γ& → A∨∆
su una certa riga della sua tabella e che sia pure 1 il valore della tabella di
Γ& → B∨∆
64
sulla stessa riga considerata sopra.
Ora supponiamo che sia 1 sulla stessa riga pure il valore di Γ& . Per la verità della PRIMA premessa
sulla riga considerata si conclude che A ∨ ∆ ha valore 1. Qui si presentano due casi: A è 1 oppure
∆ è 1.
I caso A=1. In tal caso si consideri che per la verità della SECONDA premessa sulla riga consi-
derata si ottiene che B ∨ ∆ ha valore 1. Qui si presentano altri due casi: B è 1 oppure ∆ è 1. Nel
sottocaso B = 1, assieme all’ipotesi A = 1 si conclude A&B=1 e dunque (A&B)∨∆ = 1.
Nel sottocaso ∆ = 1, che coincide anche con il secondo caso sopra, si conclude lo stesso che (A&B)∨∆ =
1.
Quindi per il lemma scorciatoia 9.7 Γ& → (A&B)∨∆ è vera sulla riga considerata in partenza.
La regola
Γ, A, B`∆
&−S
Γ, A&B`∆
conserva la verità su una riga. La prova di ciò è banale in quanto la virgola a sinistra è proprio
interpretata come una & (e la differenza dell’interpretazione delle ipotesi del sequente sopra rispetto alle
premesse di quello sotto sono solo di associatività diversa dei vari congiunti..) però la facciamo per bene
di seguito per esercizio.
Innanzitutto, supponiamo che Γ sia una proposizione sola (gli altri casi seguono analogamente) per
semplificare l’interpretazione della lista (Γ, A, B)& in (Γ & A) &B.
Ora supponiamo che sia 1 il valore di
(Γ & A) &B→ ∆∨
su una certa riga della sua tabella e che sia pure 1 il valore di Γ & (A&B). Ne segue che è 1 sia il valore
di Γ che di A che di B sulla stessa riga della tabella. Dunque il valore di (Γ & A) &B è 1 e per ipotesi
ne segue che pure il valore di ∆∨ è 1 sulla riga considerata.
Quindi per il lemma scorciatoia 9.7
Γ & (A&B)→ ∆∨
è vera sulla riga considerata in partenza.
La regola
Γ, A`∆ Γ, B`∆
∨−S
Γ, A∨B`∆
conserva la verità su una riga.
Innanzitutto, supponiamo che Γ sia una proposizione sola (gli altri casi seguono analogamente) per
semplificare l’interpretazione della lista (Γ, A ∨ B)& in Γ & (A ∨ B).
Ora supponiamo che sia 1 il valore di
Γ & A→ ∆∨
su una certa riga della sua tabella, e sia 1 pure
Γ & B→ ∆∨
sulla stessa riga della sua tabella. Infine supponiamo sia pure 1 il valore di Γ & (A ∨ B). Ne segue che
è 1 sia il valore di Γ che di A ∨ B sulla stessa riga della tabella.
65
Qui abbiamo 2 casi: o A = 1 oppure B = 1 sulla riga della tabella considerata.
Nel caso A = 1 la stessa riga dà Γ&A = 1 e per la verità della PRIMA premessa sulla riga
considerata si ottiene che ∆∨ è 1 e dunque per il lemma scorciatoia 9.7 si conclude che
Γ & (A ∨ B)→ ∆∨
Γ & (A ∨ B)→ ∆∨
La regola
Γ`A, B, ∆
∨−D
Γ`A∨B, ∆
conserva la verità riga in quanto i due sequenti si interpretano nella stessa proposizione
Γ& → (A ∨ B) ∨ ∆∨
La regola
Γ, A`∆
¬−D
Γ`¬A, ∆
conserva la verità su una riga.
Innanzitutto, supponiamo che ∆ sia composta di una proposizione sola (gli altri casi seguono analoga-
mente) per semplificare l’interpretazione della lista (¬A, ∆)∨ in ¬A∨ ∆.
Poi supponiamo che sia 1 il valore di
Γ& & A→ ∆
su una certa riga della sua tabella e supponiamo pure che sia 1 il valore di Γ& sulla stessa riga della
tabella. Ora questa riga dà valore A = 1 oppure A = 0.
I caso A = 1. In tal caso per la verità dell’unica premessa della regola sulla riga considerata si
ottiene che ∆∨ ha valore 1 e dunque pure ¬A∨ ∆∨ = 1.
II caso A = 0. In tal caso ¬A = 1 e quindi di nuovo ¬A∨ ∆∨ ha valore 1.
Per il lemma scorciatoia 9.7 concludiamo che Γ& → (¬A)∨∆ è vera sulla riga considerata in parten-
za.
La regola
Γ`A, ∆
¬−S
Γ, ¬A`∆
conserva la verità su una riga.
66
Innanzitutto, supponiamo che ∆ sia composta di una proposizione sola (gli altri casi seguono analoga-
mente) per semplificare l’interpretazione della lista (A, ∆)∨ in A∨ ∆.
Poi supponiamo che sia 1 il valore di
Γ→ A ∨ ∆
e di Γ & ¬A su una stessa riga della loro tabella (includenti tutte le variabili proposizione che compaiono
in almeno un sequente della regola in questione). Ne segue che Γ = 1 e cosı̀ pure che ¬A = 1 da cui
segue A = 0. Da Γ = 1 per la verità della premessa sulla riga considerata da si ottiene che
A ∨ ∆ = 1 e da A = 0 si conclude conclude ∆ = 1.
Per il lemma scorciatoia 9.7 si conclude che Γ & ¬A → ∆ è vera sulla riga considerata in partenza.
La regola
Γ, A`B, ∆
→−D
Γ`A→B, ∆
conserva la verità su una riga.
Innanzitutto, supponiamo che ∆ sia composta da una proposizione sola (gli altri casi seguono analoga-
mente) per semplificare l’interpretazione della lista (B, ∆)∨ in B ∨ ∆.
Poi supponiamo che sia 1 il valore di
Γ& & A→ B ∨ ∆
su una certa riga della sua tabella e supponiamo pure che Γ& = 1 sulla stessa riga della tabella. Ma
questa riga dà valore A = 1 oppure A = 0.
I caso A = 1. In tal caso per la verità dell’unica premessa della regola sulla riga considerata si
ottiene che (B ∨ ∆)∨ ha valore 1 e si hanno due sottocasi:
I sottocaso B = 1 e quindi A → B = 1 e di conseguenza (A → B)∨ ∆∨ ha valore 1.
II sottocaso ∆ = 1 e quindi (A → B)∨ ∆∨ ha valore 1.
II caso A = 0. In tal caso ¬A = 1 e quindi A → B = 1 e di conseguenza (A → B)∨ ∆∨ ha valore
1.
Per il lemma scorciatoia 9.7 concludiamo che Γ& → (A → B)∨∆ è vera sulla riga considerata in
partenza.
La regola
Γ ` A, ∆ Γ, B ` ∆
→ −S
Γ, A → B ` ∆
conserva la verità su una riga.
Innanzitutto, supponiamo che Γ e ∆ siano entrambi composti da una proposizione sola (gli altri casi
seguono analogamente) per semplificare l’interpretazione della lista (Γ, A → B)& in Γ & (A→B) e cosı̀
pure quella di (A ∨ ∆)∨ in A ∨ ∆.
Poi supponiamo che sia 1 il valore di
Γ→ A ∨ ∆
e di
Γ&B→ ∆
67
su una certa riga della loro tabella includente le variabili proposizionali A e B. Inoltre supponiamo che
Γ&(A→B) = 1 sulla stessa riga della sua tabella. Ne segue che Γ ha valore 1 e cosı̀ pure A→B. Ora il
fatto che A→B = 1 ci fa concludere due casi: A = 0 oppure B = 1.
I caso A = 0. In tal caso si consideri che per la verità della PRIMA premessa sulla riga considerata
da Γ = 1 si ottiene che A ∨ ∆ ha valore 1 e sapendo che A = 0 si conclude ∆ = 1.
II caso B=1. In tal caso si consideri che per la verità della SECONDA premessa sulla riga
considerata, ricordando che vale Γ = 1, si ottiene che ∆ ha valore 1.
In entrambi i casi avendo ottenuto ∆ = 1, per il lemma scorciatoia 9.7 si conclude che Γ & (A → B) → ∆
è vera sulla riga considerata in partenza.
Abbiamo qui concluso di dimostrare il teorema di validità delle regole del calcolo per i sequenti della
logica classica proposizione LCp :
Theorem 9.12 (VALIDITÀ regole di LCp ) Tutte le regole di LCp sono valide classicamente
rispetto alla semantica classica delle tabelle di verità.
Da questo teorema concludiamo che se un sequente Γ ` ∆ è derivabile allora è valido perchè la
VALIDITÀ SCENDE ⇓ dalle foglie di assiomi validi fino alla radice Γ ` ∆:
Theorem 9.13 ( VALIDITÀ sequenti) Se il sequente
ovvero
(((pr1 &pr2 & . . . &prn → (((prk ∨prk+1 ) . . . ∨prm
è una tautologia.
1. la regola
C ` A, ∆ C, B ` D
→∗
C, A → B ` D
è valida ??
NO. Infatti solo su certe righe (o con certe proposizioni) conserva la verità. Per esempio se ∆ ≡ D
si trova un’istanza della regola → −S e dunque conserva la verità su una riga.
Pure nel caso che ∆ sia la lista vuota ovvero nel caso
C ` A C, B ` D
→∗
C, A → B ` D
l’istanza della regola conserva la verità su una riga. Infatti supponiamo che sia 1 il valore di
C→ A
e di
C&B→ D
su una certa riga della loro tabella includente le variabili proposizionali A e B. Poi se pure
supponiamo che C&(A→B) = 1 sulla stessa riga allora innanzittutto C = 1 e dunque dalla veritá
della prima premessa C→ A sulla riga considerata si conclude che A = 1. Ora dall’assunzione
68
C&(A→B) = 1 si deduce che A→B = 1 e dal fatto che A = 1 si conclude che B = 1. Ora dalla
veritá della seconda premessa C&B→ D sapendo che C&B = 1 si conclude D = 1 come volevasi
dimostrare. Infine per il lemma scorciatoia 9.7 si conclude che C&(A → B) → D è vera sulla riga
considerata in partenza.
Ma se poniamo ∆ ≡ H una lettera diversa da D allora vediamo che la regola
C ` A, H C, B ` D
→∗
C, A → B ` D
non è valida perchè troviamo un’assegnazione di valore alle variabili proposizionali, ovvero una
riga che rende veri
C→ A ∨ H e C&B→ D
ma non C&(A → B) → D. A tal scopo proviamo a trovare una riga su cui C&(A → B) → D
NON è valido. Tale riga deve porre C = 1 e C&(A → B) = 1 con D = 0. Ora dobbiamo dare
valore ad A e a B in modo da rendere vere le premesse. Ma per rendere vero C&B → D sapendo
che D = 0 e C = 1 dobbiamo porre B = 0. Ora ricordando che C&(A → B) = 1 ovvero che
(A → B) = 1 , dal fatto che B = 0 ne segue che dobbiamo porre A = 0. Infine per rendere
(C→ A ∨ H) = 1 sapendo che C = 1 basta porre H = 1.
Quindi per C = H = 1 con A = B = D = 0 le premesse della regola → ∗ sono vere mentre
la conclusione è falsa. Dunque la regola non conserva necessariamente la verità su una riga ed è
quindi NON valida.
2. la regola
Γ`A, ∆
∨−D1
Γ`A ∨ B, ∆
è valida, ovvero conserva la verità per riga ??
Formalizzare in sequente
utilizzando:
M=mangio gli spinaci
P=mi piacciono gli spinaci
¬M, P →M `¬P
che è valido per il teorema 9.13 perchè si deriva ad esempio in tal modo
69
ax-id ax-id
¬M, P `P M `M, ¬P
¬−D ¬−S
¬M `¬P, P M, ¬M `¬P
scdx scsx
¬M `P, ¬P ¬M, M `¬P
→−D
¬M, P →M `¬P
sse la proposizione
( Γ&
1 → ∆∨
1 ) → ( Γ&
2 → ∆∨
2 )
è una tautologia.
Ora osserviamo la sua tabella di verità confrontandola con i valori che assumono su una riga data la
proposizione che rappresenta la sua premessa Γ& 1 → ∆∨ &
1 e la premessa del sequente Γ2 e la sua
∨
conclusione ∆2
Γ&
1 → ∆∨
1 Γ&
2 ∆∨
2 ( Γ&
1 → ∆∨
1 ) → ( Γ&
2 → ∆∨
2 )
0 - - 1
- 0 - 1
1 1 1?? 1???
1 1 0?? 0???
( Γ&
1 → ∆∨
1 ) → ( Γ&
2 → ∆∨
2 )
( Γ&
1 → ∆∨
1 ) → ( Γ&
2 → ∆∨
2 )
è tautologia (ovvero la sua tabella è fatta solo di 1 in uscita!) sono le righe in cui si ha
Γ&
1 → ∆∨
1 =1 e Γ&
2 =1
70
9.8 Significato di validità di una regola a due premesse
sse la proposizione
( Γ&
1 → ∆∨
1 ) & ( Γ&
2 → ∆∨
2 ) → ( Γ&
3 → ∆∨
3 )
è una tautologia.
Ora osserviamo la sua tabella di verità confrontandola con i valori che assumono su una riga data le
proposizioni che rappresentano le sue premesse Γ&1 → ∆∨ 1 e Γ2
&
→ ∆∨ 2 e la premessa del sequente
& ∨
Γ3 e la sua conclusione ∆3
Γ&
1 → ∆∨
1 Γ&
2 → ∆∨
2 Γ&
3 ∆∨
3 ( Γ&
1 → ∆∨
1 ) & ( Γ&
2 → ∆∨
2 ) → ( Γ&
3 → ∆∨
3 )
0 - - - 1
- 0 - - 1
- - 0 - 1
1 1 1 1?? 1???
1 1 1 0?? 0???
( Γ&
1 → ∆∨
1 ) & ( Γ&
2 → ∆∨
2 ) → ( Γ&
3 → ∆∨
3 )
( Γ&
1 → ∆∨
1 ) & ( Γ&
2 → ∆∨
2 ) → ( Γ&
3 → ∆∨
3 )
è tautologia (ovvero la sua tabella è fatta solo di 1 in uscita!) sono le righe in cui si ha
Γ&
1 → ∆∨
1 =1 e Γ&
2 → ∆∨
2 =1 e Γ&
3 =1
71
Ad Alice piacciono gli spinaci ` Alice mangia gli spinaci
Alice non mangia gli spinaci ` Ad Alice non piacciono gli spinaci
utilizzando:
S= Alice mangia gli spinaci
P=Ad Alice piacciono gli spinaci
P`S
¬S ` ¬P
I modo (usa la definizione di validità di una regola)
Per quanto detto in sezione 9.7 sopra per mostrare la validità della regola basta dimostrare che se
su una riga r (contenente S e P ) si ha
(P → S) = 1 e ¬S = 1
Una caratteristica importante delle regole del calcolo LCp è che il concetto di derivabilità di un sequente
Γ`∇ nel calcolo COINCIDE con quello della sua validità. E non solo...perchè addirittura esiste una
PROCEDURA di decisione per decidere se un sequente è derivabile o meno e quindi valido o meno.
Tale procedura induce una PROCEDURA di DECISIONE della VALIDITÀ di una proposizione qualsiasi
pr, semplicemente perchè si applica la procedura di decisione di derivazione di un sequente al sequente
` pr.
L’esistenza di tali procedure si basa essenzialmente su due fatti:
• le regole di LCp sono regole SICURE, ovvero oltre ad essere valide, hanno anche le loro regole
inverse come valide;
72
• tutte le regole di LCp eccetto quelle degli scambi a sx e a dx, DIMINUISCONO di COMPLESSITÀ
dal BASSO verso l’ALTO.
Diamo ora la definizione di regola inversa di una regola ad una premessa e di regole inverse di una regola
a due premesse.
Def. 9.14 (regola inversa ad una premessa) La regola inversa di una regola del tipo
Γ`∆ ∗
Γ0 `∆0
è la seguente
Γ0 `∆0
∗ − inv
Γ`∆
Def. 9.15 (regola inversa ad due premesse) Le regole inverse di una regola del tipo
Γ1 `∆1 Γ2 `∆2
0 0
∗
Γ `∆
sono le DUE seguenti
Γ0 `∆0 Γ0 `∆0
∗ − inv1 ∗ − inv2
Γ1 `∆1 Γ2 `∆2
Def. 9.16 (regola SICURA) Una regola si dice SICURA se lei e le sue inverse sono entrambe
valide classicamente, ovvero rispetto alla semantica delle tabelle di verità.
Ora osserviamo che tutte le regole di LCp sono sicure ovvero le loro inverse sono valide:
Theorem 9.17 (validità inverse di LCp ) TUTTE le INVERSE delle regole di LCp sono valide.
Diamo ora di seguito solo la dimostrazione di validità delle inverse delle regole dell’ implicazione lasciando
di dimostrare per esercizio la validità delle inverse delle altre regole di LCp .
73
9.10.3 Validità di inverse di →-S
La regola
Γ, A → B ` ∆
→ −S − inv1
Γ ` A, ∆
conserva la verità su una riga.
Innanzitutto, supponiamo che Γ e ∆ siano entrambi composti da una proposizione sola (gli altri casi
seguono analogamente) per semplificare l’interpretazione della lista (Γ, A → B)& in Γ & (A→B) e cosı̀
pure quella di (A ∨ ∆)∨ in A ∨ ∆. Poi supponiamo che sia 1 il valore di
Γ & (A → B) → ∆
e pure che Γ = 1 su una stessa riga della loro tabella includente le variabili proposizionali A e B. Ora
su questa riga consideriamo due casi: A = 1 o A = 0.
I caso A = 1. Segue che A ∨ ∆ = 1.
II caso A = 0. In tal caso si ha A→B = 1 e dunque per la verità della premessa sulla riga
considerata si ottiene che ∆ = 1 e quindi di nuovo che A ∨ ∆ = 1.
In entrambi i casi avendo ottenuto A ∨ ∆ = 1, per il lemma scorciatoia 9.7 si conclude che
Γ→ A ∨ ∆
La regola
Γ, A → B ` ∆
→ −S − inv2
Γ, B ` ∆
conserva la verità su una riga.
Supponiamo che sia 1 il valore di
Γ& & (A → B) → ∆∨
e di Γ& &B = 1 su una certa riga della loro tabella includente le variabili proposizionali A e B. Ora
su questa riga abbiamo che pure A→B = 1, perchè dall’ipotesi B = 1. Dunque per la verità della
premessa sulla riga considerata si ottiene che ∆∨ = 1, e per il lemma scorciatoia 9.7 si conclude
che
Γ& &B→ ∆∨
è vera sulla riga considerata in partenza.
Dalla proposizione 9.10 assieme ai teoremi 9.11 e 9.17 deduciamo che le regole di LCp sono tutte
sicure:
Corollary 9.18 (sicurezza regole LCp ) TUTTE le regole di LCp e le loro INVERSE sono valide
rispetto alla semantica delle tabelle di verità, ovvero sono regole SICURE.
Concludiamo quindi che
nelle regole del calcolo LCp la VERITÀ per RIGA SCENDE ⇓ dall’alto verso il basso
se TUTTE le FOGLIE sono VERE sulla riga
ed anche SALE ⇑ dal basso verso l’alto dalla radice Γ ` ∆ verso ogni SINGOLA FOGLIA.
74
9.10.5 Esercizi su validità e sicurezza delle regole dei sequenti
1. La regola
Γ, A, Σ`∆ Γ, B, Σ`∆
∨−S
Γ, A∨B, Σ`∆
è sicura?
ovvero lei è valida assieme alle sue inverse
Γ, A∨B, Σ`∆ Γ, A∨B, Σ`∆
∨−S − inv1 ∨−S − inv2
Γ, A, Σ`∆ Γ, B, Σ`∆
?
2. La regola
Γ, A`∆
&−re1
Γ, A&B`∆
è sicura?
Soluzione: la regola conserva la verità su una riga ed è quindi valida procedendo analogamente
alla dimostrazione di conservazione della verità per riga di &−S.
Invece la sua inversa
Γ, A&B`∆
&−re1 − inv
Γ, A`∆
NON è valida. A tal scopo dobbiamo mostrare una riga in cui la premessa
Γ& &(A&B)→∆∨
>& ⊥ ` ⊥
&−re1 − inv
>` ⊥
e questa ha la premessa >& ⊥→⊥ valida mentre la conclusione > →⊥ è chiaramente NON valida.
Dunque la regola & − −re1 − inv NON è valida e quindi la regola &−re1 è valida ma NON sicura.
3. La regola
Γ`A, ∆
→−D
Γ`A ∨ B, ∆
è sicura?
75
9.10.6 Perchè la procedura di decisione derivabilità/validità di un sequente è corret-
ta?
Abbiamo già anticipato che la correttezza della procedura di decisione 9.4.1 della validità di un sequente
proposizionale è conseguenza del fatto che le regole di LCp sono sicure, oltrechè del fatto che tali regole
(escluso gli scambi a sx e a dx) DIMINUISCONO strettamente di COMPLESSITÀ dal BASSO verso
l’ALTO. Vediamo in dettaglio perchè.
Se la procedura di sezione 9.4.1 applicata al sequente Γ`∇ dice che questo è valido è perchè abbiamo
costruito un albero di derivazione con radice Γ`∇. Ora avendo a disposizione un’albero di derivazione,
il sequente è certamente VALIDO ovvero vale
|=Γ& →∇∨
per il teorema 9.12 di validità degli assiomi e regole di LCp in quanto la validità scende dalle foglie che
sono assiomi, e quindi validi, fino alla radice Γ`∇.
Se la procedura invece dice che Γ`∇ NON è derivabile allora si trova una foglia in cui il sequente
NON è soddisfacibile. Supponiamo che la procedura si fermi con foglia del tipo
che NON è assioma e fatta solo di variabili proposizionali, visto che non c‘è variabile comune a dx e a
sx (altrimenti la foglia sarebbe assioma!). Dunque mettendo a 1 tutte le variabili premesse e a 0 tutte
le conclusioni si trova che la tabella di verità di
risulta 0 in corrispondenza di tali valori. Ora, sicuramente Γ`∇ è pure falsa sulla riga scelta, altrimenti
se Γ`∇ fosse vera sulla riga scelta per conservazione della VERITÀ su una riga delle regole
INVERSE sarebbero veri sulla riga in questione TUTTI i sequenti lungo il ramo che finisce nella foglia
Vi1 , . . . Vin `Vk1 , . . . Vkm compresa lei che invece NON lo è. Dunque, il sequente Γ`∇ NON è valido
perchè NON è vero sulla riga scelta.
Si noti infine che nel caso il sequente Γ`∇ NON sia valido, a maggior ragione il sequente NON è
nemmeno derivabile in LCp in altro modo, perchè se fosse derivabile sarebbe anche valido per il teorema
di validità 9.13 mentre abbiamo stabilito che non lo è.
Dal fatto che in un albero la verità per riga scende fino alla radice se tutte le foglie sono vere sulla riga,
e dal fatto che la verità su una riga sale dalla radice fino a ciascuna foglia concludiamo che:
Si noti infine che la procedura di decisione 9.4.1 TERMINA SEMPRE su ogni sequente perchè nel
derivare le regole DIMINUISCONO la COMPLESSITÀ dei sequenti coinvolti (togliendo connettivi)
strettamente dal BASSO verso l’ALTO e l’applicazione delle regole di scambio è ridotta al minimo.
76
Esempio in cui la falsità su una riga scende
Nell’esempio di sezione 9.4.9 abbiamo applicato la procedura di decisione 9.4.1 al sequente P→Q`Q→R
e costruito il seguente albero che NON è di derivazione
Q`P, R Q, Q`R
→−S
Q, P →Q`R
scsx
P →Q, Q`R
→−D
P →Q`Q→R
Secondo la procedura basta trovare una riga per cui una foglia risulti falsa perchè il sequente radice
risulti falso sulla stessa riga. Nell’esempio abbiamo scelto di falsificare la foglia di sinistra ponendo
Q = 1 e P = R = 0 e possiamo osservare che la falsità scende da questa foglia fino alla radice attraverso
tutti i sequenti del ramo che parte dalla radice fino alla foglia considerata:
[Link] riga Q = 1 P = R = 0
Q`P, R Q, Q`R
⇓[Link] riga
Q, P →Q`R
⇓
P →Q, Q`R [Link] riga
⇓
P →Q`Q→R [Link] riga
Analogamente possiamo falsificare la foglia di destra per far scendere la falsità sulla riga
[Link] riga Q = 1 R = 0
Q`P, R Q, Q`R
⇓[Link] riga
Q, P →Q`R
⇓[Link] riga
P →Q, Q`R
⇓
P →Q`Q→R [Link] riga
Si noti che Q = 1 e R = 0 falsifica la foglia di sinistra ed anche la radice (oltrechè tutte i sequenti del
ramo che parte dalla radice fino alla foglia considerata).
Ora vediamo in alcuni esempi il significato di un’albero di derivazione esplicitando la semantica dei suoi
sequenti e delle sue regole.
Significato della derivazione rispetto a validità dei sequenti coinvolti Ricopiamo qui l’albero
di derivazione dell’esempio in sezione 9.4.5
ax-id
Q`Q
¬−S
Q, ¬Q`
¬−D
Q`¬¬Q
→−D
`Q→¬¬Q
Grazie a questo albero di derivazione abbiamo concluso che la proposizione ` Q→¬¬Q è valida.
Notiamo ora come la VALIDITÀ dei sequenti coinvolti SCENDA ⇓ dall’assioma identità fino al sequente
radice.
Infatti, ricordando che |= pr è un segno per indicare che pr è una tautologia, osserviamo che
|= Q→¬¬Q
77
vale per la validità delle regole all’ingiù ⇓ stabilita nel teorema di validità delle regole 9.11 assieme
al fatto che regole valide conservano la validità dei sequenti come osservato in proposizione 9.10.
Quindi sapendo che banalmente vale
|= Q→Q
sappiamo dalla validità della regola ¬-S che vale pure
|= Q&¬Q→ ⊥
|= Q→¬¬Q
|= >→( Q→¬¬Q )
che abbiamo scritto ricordando che il contesto vuoto a sinistra del sequente si traduce con la costante
vero > e dá una proposizione equivalente a
|= Q→¬¬Q
` ( A→B ) ∨ ( B→A )
Siccome sappiamo che le regole adoperate nella derivazione sopra sono sicure, ovvero conservano la
validitá dei sequenti sia da TUTTE le foglie fino alla radice ma anche dalla radice fino a CIASCUNA
foglia, esplicitiamo il significato delle regole e dei sequenti coinvolti tramite la caratterizzazione delle
regole valide in proposizione 9.8.
La derivazione sopra non fa altro che operare le seguenti equivalenze di proposizioni implicative
A & B →A ∨ B
m
A → (B→A) ∨ B
m
A → B ∨ (B→A)
m
> → ( A→B ) ∨ (B→A)
78
e l’ultima è equivalente ad (A→B ) ∨ (B→A) sapendo che vale
|= (> → pr) ↔ pr
Un modo alternativo per vedere se un sequente Γ ` ∆ NON valido è soddisfacibile su una riga è
provare a trovare l’esistenza di una riga che rende SODDISFACIBILI TUTTE LE FOGLIE dell’albero-
ottenuto applicando tutte le regole possibili su ogni connettivo presente (escluso quindi le regole di scambio
a sx e a dx).
Riprendiamo l’esempio in sezione 9.4.9 dove abbiamo concluso che il sequente P →Q`Q→P NON è
valido, stabilendo anche una riga in cui non è vero, e abbiamo concluso che è pure soddisfacibile dando
una riga su cui è vero dopo aver applicato l’intera procedura 9.4.1.
Ora riprendiamo l’albero (che non è di derivazione!) costruito per decidere la NON validità del sequente
che è pure fatto di foglie con sole variabili proposizionali
Q`P, P Q, Q`P
→−S
Q, P →Q`P
scsx
P →Q, Q`P
→−D
P →Q`Q→P
ove vi sono presenti due foglie NON assiomi. Si vede che su una riga in cui Q = 0 (con P designato
a piacere) le due foglie diventano soddisfacibili e quindi per il teorema di conservazione della verità
per riga 9.11 il sequente radice P →Q`Q→P diventa soddisfacibile perchè vero su ogni riga con Q =
0.
La correttezza della procedura di decisione per sequenti in LCp implica il seguente teorema di
completezza del calcolo LCp rispetto alla semantica classica delle tabelle di verità:
Theorem 9.19 (validità e completezza classica) Il concetto di DERIVABILITÀ in LCp coincide
con quello di VALIDITÀ CLASSICA delle tabelle di verità, ovvero il sequente pr1 , . . . , prn `prk , . . . , prm
è derivabile in LCp sse è valido ossia |= (((pr1 &pr2 & . . . )&prn → (((prk ∨prk+1 ) . . . )∨prm .
Dimostrazione: Per il teorema di validità dei sequenti 9.13 se il sequente è derivabile allora è valido.
Per mostrare il viceversa procediamo come segue: se (((pr1 &pr2 )& . . . prn → (((prk ∨prk+1 ) . . . ∨prm è
tautologia, ovvero il sequente di partenza è valido, allora applichiamo la procedura di decisione a
e questa deve dare un albero di derivazione per cui il sequente risulta derivabile; infatti non può dire che
il sequente è NON derivabile e quindi NON valido perchè la riga che assegna 0 al sequente non esiste
per l’ipotesi del suo essere tautologia.
Ora diamo la definizione di teorema all’interno del calcolo dei sequenti LCp :
79
Def. Una proposizione pr si dice teorema della logica classica proposizionale LCp se `A è derivabile
nel calcolo LCp .
Quindi, dal teorema 9.19 deduciamo che:
teoremi in LCp
=
tautologie classiche
Infine osserviamo che il calcolo LCp NON può derivare il falso ovvero è, come si dice usualmente,
consistente:
Theorem 9.20 (consistenza calcolo proposizionale classico) Il calcolo LCp NON può derivare il
falso ovvero ` ⊥ NON è derivabile in LCp .
Dim.: se ` ⊥ fosse derivabile in LCp allora sarebbe una tautologia per il teorema di validità dei
sequenti derivabili in sezione 9.13, ovvero varrebbe
|= ⊥
Se al posto di
Γ, A, B`∆
&−S
Γ, A&B`∆
adottassimo le regole del libro del prof. Sambin
Γ, A`∆ Γ, B`∆
&−re1 &−re2
Γ, A&B`∆ Γ, A&B`∆
potremmo costruire alberi che NON sono di derivazione con foglie contenente solo variabili proposizionali
e NON assiomi, per sequenti VALIDI. Ciò significa che con regole NON sicure non possiamo necessaria-
mente avere una procedura di decisione come quella di sezione 9.4.1 che ci permette di concludere che
un sequente NON è valido semplicemente dal fatto che NON abbiamo costruito un albero di derivazione
80
una volta che siamo arrivati a delle foglie con solo variabili proposizionali e che NON sono assiomi.
Vediamo bene perchè con un esempio.
Ora sappiamo che A&(B∨C)`B∨C è certamente valido rispetto alla semantica classica delle tabelle di
verità (nel dubbio si applichi la procedura di sezione 9.4.1!). Ma se usiamo il calcolo in cui abbiamo
rimpiazziamo la regola &−re1 e &−re2 al posto di &−S per costruire alberi, possiamo costruire questo
albero
A`B, C
&−re1
A`B∨C
&−re1
A&(B∨C)`B∨C
con una foglia non assioma e fatta solo di variabili proposizionali. Però NON possiamo concludere che
la radice A&(B∨C)`B∨C NON è valida!
In realtà in questo calcolo modificato con regole NON sicure possiamo derivare il sequente se applichiamo
&−re2 come segue
ax-id
B∨C`B∨C
&−re2
A&(B∨C)`B∨C
La morale è che in un calcolo con regole NON sicure si può sbagliare strategia di derivazione andando a
costruire alberi che non sono di derivazione pur avendo una radice valida perchè si scelgono regole non
utili a trovare la derivazione che NON conservano la verità per riga dal basso verso l’alto.
Invece con la regola sicura &S non c’è strategia sbagliata
ogni applicazione di regola è ok ...
ax-id
A, B∨C`B∨C
&S
A&(B∨C)`B∨C
ax-id ax-id
A, B`B, C A, C`B, C
∨S
A, B∨C`B, C
∨D
A, B∨C`B∨C
&S
A&(B∨C)`B∨C
Esercizi
Formalizzare le seguenti frasi e argomentazioni e stabilire se i sequenti ottenuti sono VALIDI per la
semantica della logica classica; nel caso negativo dire se sono SODDISFACIBILI e NON validi (e in che
riga della loro tabella) o INSODDISFACIBILI, motivando la risposta:
O esco la sera e quindi mi diverto, oppure mi riposo se non esco la sera.
1.
O mi diverto o mi riposo.
si consiglia di usare:
E=esco la sera
D=mi diverto
R= mi riposo
Soluzione: l’asserzione si può formalizzare in tal modo
81
(E&D) ∨ (¬E → R) ` D ∨ R
E ` D, R
ax-id ¬−D ax-id
` ¬E, D, R
E, D ` D, R R ` D, R
&−S →−S
E&D ` D, R ¬E → R ` D, R
∨−S
(E&D) ∨ (¬E → R) ` D, R
∨−D
(E&D) ∨ (¬E → R) ` D ∨ R
Dalla foglia che non si chiude E ` D, R deduciamo che il sequente di partenza è NON valido sulla
riga che assegna E = 1 e D = R = 0.
Si poi vede facilmente che per D = 1 ove i valori di E, R sono assegnati a piacere, si ha D ∨ R = 1
ovvero la foglia E ` D, R risulta vera su ogni riga con D = 1 e dunque per la validità delle regole
di LCp usate nell’albero sopra, il sequente radice (E&D) ∨ (¬E → R) ` D ∨ R risulta vero su tali
righe e si conclude che esso è SODDISFACIBILE.
Alternativamente, si può applicare la procedura in sezione 9.4.1 al sequente
` ¬( (E&D) ∨ (¬E → R) → D ∨ R )
per trovare che NON è valido e la riga su cui non è vero è la riga in cui il sequente (E&D) ∨ (¬E →
R) ` D ∨ R è vero, e dunque concludiamo che è SODDISFACIBILE e NON valido.
2. (1 appello bis)
Solo se cadono le foglie è autunno.
Se e solo se non cadono le foglie, non è autunno ma inverno.
si consiglia di usare:
C =“cadono le foglie”
I =“è inverno”
A=“è autunno”
3. (I appello)
Se ho tempo rileggo il compito.
Se e soltanto se ho tempo rileggo il compito.
si consiglia di usare:
R =“Rileggo il compito”
H =“Ho tempo”
4. (II appello)
Sono all’estero se non sono a Padova.
Non si dà il caso che sia a Padova e non sia all’estero.
si consiglia di usare:
E =“Sono all’estero”
P =“Sono a Padova”
82
5. (III appello)
Non si dà il caso che, se c’è vita sulla Luna, ci sia vita su Marte o su Saturno, o su Giove.
Se c’è vita sulla Luna e non su Giove allora c’è pure su Marte e Saturno.
si consiglia di usare:
L =“C’è vita sulla Luna”
M =“C’è vita su Marte”
S=“C’è vita su Saturno”
G=“C’è vita su Giove”
6. (IV appello)
Non c’è vita su Giove ma c’è su Marte e Saturno.
Non si dà il caso che, se c’è vita sulla Luna e non su Giove, allora ci sia pure su Marte.
si consiglia di usare:
T=“il mare è in tempesta”
M =“è meglio ammainare le vele”
C=“il mare è calmo”
si consiglia di usare:
N=“Scirocco soffia da nord”
O =“Scirocco soffia da ovest”
A=“C’é afa”
Mostrare se i sequenti di seguito sono validi o meno, e soddisfacibili o insoddisfacibili, rispetto alla
semantica classica:
1. ( B → A ) → ( A → C ) ` (B → C) → A
2. ¬( A → ¬B ∨ ¬A ) ↔ ¬(B&A) ` ¬B ↔ B
Stabilire se le seguenti regole sono valide e anche sicure rispetto alla semantica classica:
1.
Γ ` A, ∆
1
Γ ` A ∨ B, ∆
2.
Γ`A
2
Γ, B → A ` ∆
83
84
10 Logica classica predicativa
Dopo aver studiato la logica classica proposizionale, ovvero la logica delle proposizioni classiche, passiamo
a studiare la logica classica predicativa, ovvero quella dei predicati classici.
In questa sezione introduciamo il linguaggio della logica classica predicativa, la nozione di validità dei
suoi predicati, chiamati anche genericamente “formule”, e il relativo calcolo dei sequenti. Vedremo che
useremo anche per i predicati un calcolo con tutte regole sicure ma siccome la loro complessità non
diminuisce strettamente dal basso verso l’alto non avremo una procedura per decidere automaticamen-
te la validità dei predicati. Comunque studieremo una procedura semi-automatica per stabilire tale
validità.
85
- sono formule i predicati atomici Pk (t1 , . . . , tm ) ottenuti dal predicato atomico Pk (x1 , . . . , xm )
sostituendo le variabili con termini ti per i = 1, . . . , m
- ∀x fr (che si legge “per ogni x fr”) è una formula se fr lo è
- ∃x fr (che si legge “esiste un x tale che fr”) è una formula se fr lo è
- la costante “falso” ⊥ è una formula
- la costante “vero” > è una formula
- fr1 &fr2 è una formula se fr1 e fr2 lo sono
- fr1 ∨fr2 è una formula se fr1 e fr2 lo sono
- fr1 →fr2 è una formula se fr1 e fr2 lo sono
- ¬fr è una formula se fr lo è.
Nello scrivere i predicati ∀ o ∃ si lega alla formula più vicina più di ogni altro connettivo come la
negazione ¬, seguito a pari merito da ∨, &, che a loro volta sono legate alle formule più di →.
Ovvero
¬, ∀, ∃ lega più di ∨, & lega più di →
Esempi:
86
M(x)=“x è mortale”
U(x)=“x è un uomo”
e introduciamo la costante s per esprimere il nome “Socrate”:
Poi per esprimere il “tutti” usiamo il simbolo di quantificazione universale “per ogni” davanti a
un predicato e formalizziamo la frase “Tutti gli uomini sono mortali” in tal modo
∀x ( U(x)→M(x) )
mentre “Socrate è un uomo” e “Socrate è mortale” si formalizzano rispettivamente in U(s) e in M(s)
perchè al posto della variabile x possiamo sostituire la costante s.
Infine l’intera asserzione sopra si formalizza nel sequente
87
Trucco per tradurre soltanto quelli, solo quelli che
- se la frase ottenuta è ∀x ( fr1 (x) → fr2 (x) ) allora la traduzione della frase iniziale si ricava
SCAMBIANDO antecedente con conseguente, ovvero scrivendo ∀x ( fr2 (x) → fr1 (x) )
Ogni volta che formalizziamo un’asserzione usiamo un particolare linguaggio predicativo dato dalle
costanti c1 , . . . , cn , e da dei predicati atomici P1 (x1 , . . . , xm ), P2 (x1 , . . . , xk ), . . . .
1. L’asserzione
“x più cinque è minore od uguale a sei”
si può scrivere formalmente
x+5≤6
ove x + 5 ≤ y è simbolo di predicato per “x +5 minore o uguale ad y”
e ovviamente 6 è il numero sei.
2. l’asserzione “il quadrato di x più il quadrato di y è uguale ad uno”
si può scrivere formalmente
x2 + y 2 = 1
3. L’asserzione
“esiste un numero x tale che x è minore o uguale di 6”
si può formalizzare cosı̀
∃x ( N(x) & x ≤ 6 )
ove
x ≤ y è simbolo di predicato di minore o uguale ovvero “x è minore od uguale ad y”
N(x)= “x è un numero”
4. L’asserzione “Se Mario non mangia allora non sta in piedi”
si può formalizzare cosı̀
¬M(m) → ¬P(m)
ove
M(x)=“x mangia”
P(x)= “x sta in piedi”
m=“Mario”
88
5. L’asserzione
“Chi non mangia non sta in piedi”
è formalizzabile cosı̀
∀x ( ¬M(x) → ¬P(x) )
ponendo
M(x)=“x mangia”
P(x)= “x sta in piedi”
6. L’asserzione
“Solo quelli che hanno il biglietto salgono sull’aereo.”
si può formalizzare cosı̀
∀x ( S(x) → B(x) )
con
B(x)= “ x ha il biglietto”
S(x)= “x sale sull’aereo”
7. l’asserzione
“Non si dà il caso che nessun programma termini.”
si può formalizzare in
¬¬∃x ( P(x) & T(x) )
con
P(x)= “x è programma”
T(x)= “x termina”
8. l’asserzione
“Nessun programma con un ciclo infinito termina.”
si può formalizzare cosı̀
¬∃x ( ( P(x) & ∃y C(x, y) ) & T(x) )
ove
P(x)= “x è programma”
T(x)= “x termina”
C(x, y)= “y è ciclo di x ”
9. “Un programma che non ha cicli termina.”
si può formalizzare in
con
P(x)= “x è programma”
T(x)= “x termina”
C(x, y)= “y è ciclo di x ”
89
10.2.2 Nozione di variabile LIBERA in termini e formule
L’introduzione dei quantificatori universale ed esistenziale nel linguaggio predicativo comporta la pre-
senza di due tipi di variabili: le variabili libere, che sono variabili all’interno di una formula senza
quantificatori legati ad esse, e le variabili vincolate, che sono variabili che cadono nel raggio di azione di
un quantificatore.
Prima di definire le variabili libere di una formula precisiamo la ovvia definizione di variabile libera in
un termine considerando che al momento i termini sono solo o variabili o costanti:
VL(c) ≡ ∅ se c costante
VL(x) ≡ x
Poi definiamo la nozione di variabile libera di una formula come segue:
x si dice LIBERA in fr sse x ∈ VL(fr) ove
VL(⊥) ≡ ∅
VL( Pk (t1 , . . . , tm ) ≡ VL( t1 ) ∪ · · · ∪ VL(tm )
VL(∀y fr) ≡ VL(fr) \ {y} ovvero y appare VINCOLATA in ∀y fr
VL(∃y fr) ≡ VL(fr) \ {y} ovvero y appare VINCOLATA in ∀y fr
VL(fr1 &fr2 ) ≡ VL(fr1 ) ∪ VL(fr2 )
VL(fr1 ∨fr2 ) ≡ VL(fr1 ) ∪ VL(fr2 )
VL(fr1 →fr2 ) ≡ VL(fr1 ) ∪ VL(fr2 )
VL(¬fr) ≡ VL(fr)
Esempi
VL( A(x) → ∀z B(z, y) ) = { x , y }
Si osservi che dire che una variabile w è NON LIBERA in una formula fr significa due cose:
• o w NON compare per nulla in fr,
• oppure w compare vincolata in fr, ovvero nel raggio di azione di un quantificatore.
90
11 Calcolo dei sequenti LC per la Logica classica predicati-
va
Il calcolo seguente è chiuso sulle applicazioni delle regole ottenute mettendo al posto delle variabili A, B
e dei predicati A(x) delle formule qualsiasi e al posto di w nelle regole ∃−S e ∀−D una qualsiasi altra
variabile purchè rispetti le condizioni dettate dalle regole.
Inoltre si ricorda che con t si intende una meta-variabile per un termine che può essere una delle variabili
x, y, z, . . . oppure una delle costanti a, b, c, . . . .
Poi diciamo che un sequente Γ ` ∆ è derivabile nel calcolo LC se tal sequente ammette una
derivazione nel senso di definizione 9.1 applicata a LC.
Prima della descrizione delle regole del calcolo dei sequenti LC in 11 abbiamo precisato che le regole
si possono applicare anche a sequenti ottenuti sostituendo le variabili per predicati atomici A(x) e le
variabili proposizionali A e B con formule qualsiasi. Per rendere più esplicita ed evidente questa proprietà
possiamo descrivere il calcolo dei sequenti LC in modo equivalente scrivendo le regole con fr1 e fr2 , che
chiamiamo META-variabili per formule complesse arbitrarie, al posto di A e B e A(x) (la differenza
tra le variabili A(x) e B e le META-variabili fr1 e fr2 è che le prime sono i costituenti di base della
grammatica delle formule per formare formule complesse, ad esempio A&(B(x) ∨ C) → ∃x D(x, y),
mentre le seconde sono solo variabili di più alto livello per indicare una formula complessa):
ax-id ax-⊥y
Γ, fr1 , Γ0 `∆, fr1 , ∆0 Γ, ⊥, Γ0 `∇
Σ, Γ, Θ, Γ0 , ∆`Σ Γ`Σ, ∆, Θ, ∆0 , ∇
scsx scdx
Σ, Γ0 , Θ, Γ, ∆`Σ Γ`Σ, ∆0 , Θ, ∆, ∇
Γ`fr1 , ∆ Γ`fr2 , ∆ Γ, fr1 , fr2 `∆
&−D &S
Γ`fr1 &fr2 , ∆ Γ, fr1 &fr2 `∆
91
Γ`fr1 , fr2 , ∆ Γ, fr1 `∆ Γ, fr2 `∆
∨D ∨−S
Γ`fr1 ∨fr2 , ∆ Γ, fr1 ∨fr2 `∆
Γ, fr1 `∆ Γ`fr1 , ∆
¬−D ¬−S
Γ`¬fr1 , ∆ Γ, ¬fr1 `∆
Γ, fr1 `fr2 , ∆ Γ`fr1 , ∆ Γ, fr2 `∆
→−D →−S
Γ`fr1 →fr2 , ∆ Γ, fr1 →fr2 `∆
Γ ` fr(w), ∇ Γ, ∀x fr(x), fr(t) ` ∇
∀−D (w 6∈ V L(Γ, ∀xfr(x), ∇)) ∀−S
Γ ` ∀x fr(x), ∇ Γ, ∀x fr(x) ` ∇
Γ, fr(w) ` ∇ Γ ` fr(t), ∃x fr(x), ∇
∃−S (w 6∈ V L(Γ, ∃x fr(x), ∆)) ∃−D
Γ, ∃x fr(x) ` ∇ Γ ` ∃x fr(x), ∇
ax-id ax-id
A(z)`A(z) A(z)`A(z)
∀−D NO!!! ∃−S NO!!!
A(z)`∀z A(z) ∃z A(z)`A(z)
∃−S ∀−D
∃z A(z)`∀z A(z) ∃z A(z)`∀z A(z)
NON sono derivazioni corrette: nella prima NON si può applicare ∀−D perchè z è libera nel contesto a
sx di ` ovvero in A(z)`∀z A(z)
e nella seconda NON si può applicare ∃−S perchè z è libera nel contesto a dx di ` ovvero in ∃z A(z)`A(z).
ax-id ax-id
U (s), ∀x ( U (x)→M (x) ) ` U (s), M (s) U (s), ∀x ( U (x)→M (x) ), M (s)` M (s)
→−S
U (s), ∀x ( U (x)→M (x) ) U (s)→M (s)` M (s)
∀−S
U (s), ∀x ( U (x)→M (x) ) ` M (s)
scsx
∀x ( U (x)→M (x) ) ,U (s) ` M (s)
Si noti che conviene applicare la regola ∀−S mettendo al posto della metavariabile t il termine (costante
o variabile) che si spera possa condurre a trovare una derivazione, ovvero non ha senso applicare prima
la regola ∀−S per esempio con la variabile x
92
Anche se grazie al fatto che la regola ∀−S è sicura si può recuperare la sostituzione giusta al secondo
colpo cosı̀
ax-id ax-id
U (s), U (x)→M (x), ∀x ( U (x)→M (x) ) ` U (s), M (s) U (s), U (x)→M (x), ∀x ( U (x)→M (x) ), M (s)` M (s)
→−S
U (s), U (x)→M (x), ∀x ( U (x)→M (x) ) , U (s)→M (s)` M (s)
∀−S
U (s), U (x)→M (x), ∀x ( U (x)→M (x) )` M (s)
scsx
U (s), ∀x ( U (x)→M (x) ) , U (x)→M (x)` M (s)
∀−S
U (s), ∀x ( U (x)→M (x) ) ` M (s)
scsx
∀x ( U (x)→M (x) ) ,U (s) ` M (s)
ove si pone
A(x, y) = “x è antenato di y”
N(x) = “x è nobile”
m=“Mario”
c=“Il conte Augusto”
Possiamo derivare il sequente in LC in tal modo:
ax-id
A(c, m) & N(c) ` A(c, m) & N(c), ∃x ( A(x, m) & N(x) )
∃−D
A(c, m) & N(c) ` ∃x ( A(x, m) & N(x) )
Si noti che conviene applicare la regola ∃−D mettendo al posto della metavariabile t un termine (co-
stante o variabile) che compare nel resto del sequente e che si spera possa condurre a trovare una
derivazione.
Per dire quando ∀xA(x) è vera OCCORRE avere un dominio D su cui far variare x e occorre definire
una funzione
D
A(x) (−) : D −→ {0, 1}
ovvero dire se per un generico dεD
D D
A(x) (d) = 1 o A(x) (d) = 0
Def. 11.1 (modello) Dato linguaggio predicativo L con costanti cj e predicati atomici Pk (x1 , . . . , xn )
un modello per L è dato da
• un dominio (=insieme NON VUOTO) D
93
• un’interpretazione delle costanti come elementi di D e di predicati atomici come funzioni
come segue
Esempio di modello Per il linguaggio predicativo con predicati atomici M(x) e U(x) e costante s
usato all’inizio di sezione 10.2 possiamo definire tale modello D ≡ (D, M (x)D , U (x)D , sD )
D= Esseri viventi (esistiti ed esistenti)
M (x)D (d)=1 sse “d è mortale” ovvero PER OGNI d ∈ D
U (x)D (d)=1 sse “d è un uomo”
sD =l’attuale presidente della Repubblica Italiana.
Altro modello potrebbe essere
D= {Pippo, Topolino, Minni}
M (x)D (d)=1 sse d è maschio
U (x)D (d)=1 sse d è femmina
sD =Minni.
Invece
D ≡ I sogni del mio vicino di banco.
A(x)D (d) = 1 sse il sogno d fa paura
A(x)D (d) = 0 sse il sogno d NON fa paura
cD = il sogno più brutto
NON è un MODELLO BEN DEFINITO perchè non so se il mio vicino di banco sogna e poi neppure
quando un sogno fa paura o meno... ovvero NON so stabilire se per ogni d nel modello vale A(x)D (d) = 1
o meno.
Def. 11.2 [INTERPRETAZIONE FORMULE in un modello] Dato linguaggio predicativo L con
costanti cj e predicati atomici Pk (x1 , . . . , xn ) e fissato un modello per L dato da un dominio D, con
interpretazione per costanti cj D εD
e per predicati atomici
D
Pk (x1 , . . . , xn ) (−) : Dn −→ {0, 1}
l’interpretazione di un predicato composto pr(x1 , . . . , xn ) in L è una FUNZIONE del tipo
D
pr(x1 , . . . , xn ) (−, . . . , −) : Dn → {0, 1}
D
( ¬pr1 (x1 , . . . , xn ) ) (d1 , . . . , dn ) = 1
sse
D
pr1 (x1 , . . . , xn ) (d1 , . . . , dn )= 0
94
( pr1 (x1 , . . . , xn ) ∨ pr2 (x1 , . . . , xn ) )D (d1 , . . . , dn ) = 1
sse
D D
pr1 (x1 , . . . , xn ) (d1 , . . . , dn )= 1 O pr2 (x1 , . . . , xn ) (d1 , . . . , dn )= 1
D
pr1 (x1 , . . . , xn ) (d1 , . . . , dn )= 0
oppure vale che
D D
SE pr1 (x1 , . . . , xn ) (d1 , . . . , dn )= 1 ALLORA pr2 (x1 , . . . , xn ) (d1 , . . . , dn )= 1
( ∀x pr(x) )D = 1
sse
D
PER OGNI d pr(x) (d)= 1
( ∃x pr(x) )D = 1
sse
D
ESISTE d pr(x) (d)= 1
D
pr(x1 , . . . , xj−1 , c, xj+1 , . . . , xn ) (−) : Dn−1 →{0, 1}
95
ove
D
pr(x1 , . . . , xj−1 , c, xj+1 , . . . , xn ) (d1 , . . . , dj−1 , dj+1 , . . . dn )
≡
D
pr(x1 , . . . , xj−1 , xj , xj+1 , . . . , xn ) (d1 , . . . , dj−1 , cD , dj+1 , . . . dn )
In particolare dato un predicato A(x) e una costante c e un modello con dominio D con interpretazione
della costante cD εD e interpretazione del predicato
D
A(x) (−) : D −→ {0, 1}
allora
D D
A(c) = A(x) (cD )
Esempio:
Nel modello D= {Pippo, Topolino, Minni}
M (x)D (d)=1 sse d è maschio
U (x)D (d)=1 sse d è femmina
sD =Minni
risulta che
D
pr(x1 , . . . , xj−1 , t, xj+1 , . . . , xn ) (−) : Dn−1 →{0, 1}
ove
D
pr(x1 , . . . , xj−1 , t, xj+1 , . . . , xn ) (d1 , . . . , dj−1 , dj+1 , . . . dn )
≡
D
pr(x1 , . . . , xj−1 , xj , xj+1 , . . . , xn ) (d1 , . . . , dj−1 , tD , dj+1 , . . . dn )
96
11.1.4 Idea intuitiva di validità predicato
L’idea intuitiva dietro la definizione di validità dei predicati in modelli con lo stesso dominio D è che
per rendere valido ∀x A(x) possiamo costruire una tabella per ∀x A(x) con tante colonne quanti sono gli
D
elementi in D, ove ogni funzione A(x) (−) che interpreta il predicato A(x) (e determina uno specifico
modello con D dominio) è rappresentata da una sua riga (che quindi fa riferimento ad un modello su
D):
D D D
A(x) (d1 ) A(x) (d2 ) ... A(x) (dn ) ... ∀x A(x)
1 1 1111111111 1 11111111 1
0 1 ... ... ... 0
1 1 0 ... ... ... 0
1 0 ...... ... ... 0
... ... ... ... ... 0
0 0 0000000000 0 00000000 0
D
Ora ∀x A(x) è vero relativamente a D e A(x) solo se
D
per ogni d ∈ D A(x) (d) = 1
(questo caso è rappresentato dalla prima riga nella tabella sopra- la riga può avere infinite entrate se
infiniti sono gli elementi in D....!!!)
Analogamente, per rappresentare la validità di un predicato in modelli con un fissato dominio D, pos-
siamo costruire una tabella per ∃x A(x) con tante colonne quanti gli elementi in D, ove ogni funzio-
D
ne A(x) (−) che interpreta il predicato A(x) (e determina uno specifico modello con D dominio) è
rappresentata da una sua riga (che quindi fa riferimento ad un modello su D):
D D D
A(x) (d1 ) A(x) (d2 ) ... A(x) (dn ) ... ∃x A(x)
0 0 0000000000 0 000000000 0
0 1 ... ... ... 1
1 1 0 ... ... ... 1
1 0 ...... ... ... 1
... ... ... ... ... 1
1 1 11111111111 1 1111111111 1
D D
Ora ∃x A(x) è vero relativamente a D e A(x) solo se esiste un d ∈ D tale che A(x) (d) = 1
(questo caso è rappresentato da tutte le righe fuorchè la prima!!!)
In pratica un modello per una formula corrisponde ad una riga della tabella di verità per una proposi-
zione.
quando dal contesto sarà chiaro quali sono le interpretazioni delle costanti e predicati atomici.
97
11.1.6 Validità e soddisfacibilità di formule predicative classiche
98
11.1.7 Esempi di validità e soddisfacibilità di formule
Nel modello
D= Esseri viventi (esistiti ed esistenti)
M(x)= “x è mortale”
U(x)= “x è un uomo”
s = “Socrate”.
D
si ha ∀x ( U(x) → M(x) ) = 1 perchè tutti gli uomini sono appunto mortali.
Mentre nel modello
D= {Pippo, Topolino, Minni}
M(x)D (d) = 1 sse d è maschio
U(x)D (d) = 1 sse d è femmina
sD = Minni.
D
si ha ∀x ( U(x) → M(x) ) = 0
perchè esiste un individuo del dominio per cui ( U(x) → M(x) )D (d) = 0, ovvero d = Minni, dato che
D D
M(x) (Minni) = 0 e U(x) (Minni) = 1.
Infatti A(c)D = A(x)D (cD ) = A(x)D (5) = 0 perchè NON è vero che 5 ≤ 2. In pratica A(c) in
questo modello formalizza 5 ≤ 2.
99
Oppure A(c) è vera anche nel modello D ≡ Nat
cD ≡ 1 εNat (
Nat 1 se d ≤ 2
A(x) (d) ≡
0 altrimenti
2. A(x) → ∀x A(x)
Questa formula è NON valida. Un modello che falsifica A(x) → ∀x A(x) è il seguente:
D= {Topolino, Minni}
A(x)D (d) = 1 sse d è maschio
D
In tal modello D si ha che (∀x A(x))D = 0 perchè A(x) (Minni) = 0. Inoltre
100
In questo modello ( ∀x A(x) )D = 1 per definizione e quindi a maggior ragione PER OGNI d ∈ D
si ha ( A(x) → ∀x A(x) )D (d) = 1
3. A(c) → ∀x A(x)
Questa formula è NON valida. Un modello che falsifica A(c) → ∀x A(x) è il seguente:
D= {Topolino, Minni}
A(x)D (d)=1 sse d è maschio
cD =Topolino.
D
In tal modello D si ha che (∀x A(x))D = 0 perchè A(x) (Minni) = 0. Inoltre
( A(c) → ∀x A(x) )D = 0
D D
perchè A(c) = A(x) (Topolino) = 1 mentre (∀x A(x))D = 0.
(A(c) → ∀x A(x) )D = 1
D
In tal modello D si ha che (∀x A(x))D = 0 perchè A(x) (Minni) = 0. Inoltre
( ∃x A(x) → ∀x A(x) )D = 0
D
perchè (∃x A(x))D = 1 perchè esiste un d, che è d = Topolino tale che A(x) (d) = 1 (infatti
D
A(x) (Topolino) = 1) mentre (∀x A(x))D = 0.
101
Infatti per ogni dεD= {Minni}, ovvero per d = Minni si ha
( ∃x A(x) → ∀x A(x) )D = 1
Nel modello sopra la formula ∀x ∃y B(x, y) diviene una formalizzazione di “per ogni numero
naturale x esiste un numero naturale y tale che x > y” che è falso nel modello per x = 0
(lo si dimostri per bene).
Nel modello sopra la formula ∀x ∃y B(x, y) diviene una formalizzazione di “per ogni numero
naturale x esiste un numero naturale y tale che x < y” ed è infatti vera.
7. B(x, y) → A(x)
Questa formula è NON valida. Un modello che falsifica B(x, y) → A(x) è il seguente:
D= {Minni}
A(x)D (d)=0 sempre
B(x, y)D (d, d0 )=1 sempre
per d, d0 εD, ove i valori (d, d0 ) vanno assegnati alle variabili secondo l’ordine alfabetico, ovvero d
va messo al posto di x, mentre d0 al posto di y.
Infatti (B(x, y) → A(x))D (d, d0 ) = 0 perchè A(x)D (d) = 0 sempre mentre B(x, y)D (d, d0 ) = 1
sempre.
Infatti in tal modello per ogni d, d0 εD, che poi è solo d = d0 = Minni, si ha (B(x, y) →
A(x))D (d, d0 ) = 1 perchè A(x)D (d) = 1 sempre e quindi non importa sapere quale è il valore di
B(x, y)D (d, d0 ).
Di seguito riportiamo la nozione di validità e soddisfacibilità per un sequente rispetto alla semantica
classica. Come in logica proposizionale un sequente Γ`∆ viene definito valido o meno, e soddisfacibile
102
o meno se lo è la proposizione che lo rappresenta
Γ& → ∆∨
Dato sequente Γ ` ∆
passo
( 1: si prova a derivarlo in LC
se si deriva ⇒ è valido
se NON si riesce a derivare vai al passo 2
103
passo 2: costruisci contromodello con foglia di albero che NON si chiude
se esiste contromodello ⇒ il sequente Γ ` ∆ è NON valido
e vai al passo 3
passo
3: prova a derivare ` ¬( Γ& → ∆∨ ) in LC
se si deriva ⇒ Γ ` ∆ è insoddisfacibile
applica il passo 2 a ` ¬( Γ& → ∆∨ )
se NON si riesce a derivare
se trovi contromodello di ¬( Γ& → ∆∨ )
questo è modello di Γ& → ∆∨
che è quindi anche modello di Γ ` ∆
⇒ Γ ` ∆ è soddisfacibile
applicare PRIMA le regole dei connettivi proposizionali e ∀-D e ∃-S con VARIABILI NUOVE
applicare le regole ∀-S e ∃-D con TERMINI presenti nelle formule del sequente
se non si riesce a derivare il sequente a causa di una foglia non assioma che non si riesce a chiudere
(ovvero non si riesce a farla diventare nodo di un ramo con assiomi come foglie),
conviene costruire il contromodello falsificando il sequente
che si trova lungo il ramo che finisce nella foglia non assioma
PRIMA di una seconda applicazione di ∀-S o ∃-D
104
ove l’applicazione di ∀−D è corretta perchè w non compare libera nel sequente sopra il sequente
radice.
In questa derivazione si vede che la prima applicazione di ∀−S è stata inutile perchè è il ∀−D che sceglie
la variabile libera con cui finire la derivazione, per via del fatto che lo si applica solo se la variabile
liberata dal quantificatore non compare libera nel sequente conclusione della regola.
Si ricordi che
una formula
se e solo se
D
PER OGNI (d1 , . . . , dn )εDn fr(y1 , . . . , yn ) (d1 , . . . , dn ) = 1
se e solo se
( ∀ y1 ∀ y2 . . . ∀ yn fr( y1 , y2 , . . . , yn ) )D = 1
una formula
se e solo se
D
ESISTONO (d1 , . . . , dn )εDn fr(y1 , . . . , yn ) (d1 , . . . , dn ) = 0
Esempio La formula A(x) → ∀x A(x) è NON valida perchè falsa in tal modello:
D= {Topolino, Minni}
A(x)D (d)=1 sse d è maschio
D
In tal modello D si ha che (∀x A(x))D = 0 perchè A(x) (Minni) = 0. Inoltre
105
In conclusione per falsificare una formula con una variabile libera BASTA TROVARE un elemento d su
cui la formula interpretata è resa falsa (non c’è bisogno di trovarla falsa su tutti i valori del dominio del
modello D.
Si osservi in aggiunta che per mostrare che A(x) → ∀x A(x) è SODDISFACIBILE occorre necessa-
riamente cambiare modello perchè occorre costruire un modello D in cui vale
Abbiamo definito in definizione 11.2 l’interpretazione di un predicato A(x) in un modello D come una
funzione
D
A(x) (−) : D −→ { 0, 1 }
visto che c‘è SOLO x come variabile libera in A(x).
Ora precisiamo che l’interpretazione di un predicato NON dipende dal NOME delle variabili
ma dipende solo dal numero e ordine delle variabili che compaiono nel predicato ovvero per
D
esempio il predicato A(z) (−) : D −→ { 0, 1 } si interpreta nello stesso modo sia che dipenda da z
come unica variabile che da x, ovvero
D D
A(z) (d) = A(x) (d) per d ∈ D
in quanto l’interpretazione di un predicato NON dipende dal nome della variabile libera ma solo dal fatto
che ce ne è una!.
Però se dobbiamo interpretare A(z)&A(x) dobbiamo pensare sia A(z) che A(x) come funzione binarie
nel contesto delle variabili
[x, z]
in quanto la formulaA(z)&A(x) si interpreta come una funzione binaria
(A(z)&A(x))D (−) : D × D −→ { 0, 1 }
ovvero dobbiamo specificare quale sia l’interpretazione sia di A(z) che A(x) sotto contesto [x, z], ovvero
dobbiamo specificare
A tal scopo ASSUMIAMO che il contesto delle variabili sia sempre interpretato secondo l’ordine alfa-
betico, ovvero dato (d1 , d2 )εD × D l’elemento da sostituire alla variabile x varia sul PRIMO dominio,
ovvero su d1 , mentre quello per la variabile z (che nell’alfabeto viene dopo ad x) varia sul SECONDO
dominio ovvero su d2 . Poi se c’è pure la variabile w questa varierebbe sul PRIMO dominio perchè
nell’ordine alfabetico w è prima di x.
Per esempio
(A(x) → A(y))D (−, −) : D × D −→ { 0, 1 }
106
risulta definito in tal modo
( A(x) → A(y)[x,y] )D (d1 , d2 )
≡ (A(x)[x,y] )D (d1 , d2 ) → (A(y)[x,y] )D (d1 , d2 )
Mentre ad esempio
perchè
(A(z)&A(x) → A(w)[w,x,z] )D (Minni, Topolino, Topolino)
= (A(z)[z] )D (Topolino) & (A(x)[x] )D (Topolino) → (A(w)[w] )D (Minni)
=1→0=0
Quindi A(z)&A(x) → A(w) NON è vero nel modello.
∃z A(z)`∀z A(z)
A(w) ` A(z)
∀−D
∃z A(z)`A(z)
∀−D
∃z A(z)`∀z A(z)
ove la prima applicazione di ∀−D è corretta poichè z non appare libera in ∃z A(z)`∀z A(z) e cosè pure
l’ultima applicazione di ∀−D è pure corretta perchè w non appare libera (perchè NON compare proprio)
in ∃z A(z)`A(z).
107
L’ultima foglia suggerisce di costruire un contromodello falsificando il sequente
A(w)`A(z)
ovvero la formula A(w) → A(z). A tal scopo basta trovare un modello D tale che
(ove w varia sulla prima componente D del prodotto D × D e z sulla seconda componente secondo
l’ordine alfabetico delle lettere rappresentanti le variabili visto che w viene prima di z) NON sia la
funzione costante 1, ovvero esista una coppia (d1 , d2 ) in D × D tale che
D D
( A(w) → A(z) )D (d1 , d2 ) = A(w) (d1 ) → A(z) (d2 ) = 0
D D
Quindi basta che risulti A(w) (d1 ) = 1 e A(z) (d2 ) = 0. A tal scopo basta definire:
D ≡ {Minni, Pippo} e poi
(si noti che vale pure A(w)D (Minni) = 1 A(w)D (Pippo) = 0).
Infatti A(z)D (Minni, Pippo) = A(z)D (Pippo) = 0 mentre A(w)D (Minni, Pippo) = A(w)D (Minni) =
1.
Dunque il sequente ∃z A(z)`∀z A(z) NON è valido.
Ora per provare se è soddisfacibile proviamo a derivare la negazione del sequente di partenza
Ora consideriamo la foglia a sx. Si vede che se si prova a continuare a derivare con ∃ − D non si
arriva che a ripetere l’esistenziale assieme a delle formule del tipo A(t). Conviene fermarsi prima
di un’applicazione di ∃ − D (o al più dopo una sola applicazione) e procedere a trovare un
contromodello falsificando
`∃z A(z)
(si ricordi che il contesto vuoto a sx si interpreta sempre come vero..) ovvero basta costruire un modello
D in cui vale ∃z A(z)D = 0.
D ≡ Nat
D
A(z) (d) = 0 per ogni naturale d
D
Infatti in questo modello chiaramente ( ∃z A(z) ) = 0 e dunque tal modello rende falso
e dunque rende vero il sequente di partenza ∃z A(z)`∀z A(z), da cui segue che il sequente ∃z A(z)`∀z A(z)
risulta soddisfacibile.
108
Alternativamente invece di analizzare la foglia a sx potevamo proseguire la derivazione con la foglia a
dx
∀z A(z)`
Anche qui si può notare che se si prova a continuare a derivare con ∀ − S non si arriva che a ripetere
la formula universale assieme a delle formule del tipo A(t). Conviene fermarsi prima di ogni
applicazione di ∀−S (o al più dopo una sola applicazione) e procedere a trovare un contromodello
falsificando:
∀z A(z)`
(si ricordi che il contesto vuoto a dx si interpreta sempre come falso..) ovvero basta costruire un modello
D in cui vale ∀z A(z)D = 1. Per esempio possiamo definire
D ≡ Nat
D
A(z) (d) = 1 sempre
e dunque rende vero il sequente di partenza ∃z A(z)`∀z A(z). Abbiamo concluso dunque con un altro
tipo di modello che il sequente ∃z A(z)`∀z A(z) risulta soddisfacibile.
Esercizio: si provi a determinare la validità e soddisfacibilità o meno del sequente che formalizza
ove il primo ∀−D si applica perchè x NON compare libera nel resto del sequente. E poi ci accorgiamo
che non ha senso continuare... Infatti continuando a derivare la seconda foglia dell’albero precedente
109
otteniamo
ax-id
M (x), ∀x ( . . . )`M (x) M (x), ∀x ( . . . )`G(x), G(x)
&−D
M (x), ∀x ( . . . )`M (x)&G(x), G(x) M (x), ∀x ( . . . ), A(x)`G(x)
→ −S
M (x), ∀x ( . . . ), M (x)&G(x)→A(x)`G(x)
∀−S
M (x), ∀x ( M (x)&G(x)→A(x) )`G(x)
scdx
∀x ( M (x)&G(x)→A(x) ), M (x)`G(x)
a meno di una ripetizione di G(x) nelle conclusioni. E analogamente continuando a derivare l’albero
sopra con ∀−S dopo uno scambio non otteniamo nulla di nuovo... e quindi ci conviene falsificare il
sequente dell’albero prima di applicare ∀−S, ovvero
( ∀x ( M(x)&G(x)→A(x) ) )D = 1
poichè per ogni d in D si ha ( M(x)&G(x))D (d) = 0 e quindi tale modello risulta un contromodello del
sequente
∀x ( M(x)&G(x)→A(x) ), M(x)`G(x)
(ovvero lo falsifica) perchè su un elemento del dominio (in realtà su ogni elemento del dominio) le
premesse sono vere mentre le conclusioni sono false, da cui il sequente di partenza
risulta non valido perchè abbiamo adottato solo regole (che mostreremo essere) sicure per arrivare alla
foglia
∀x ( M(x)&G(x)→A(x) ), M(x)`G(x)
MORALE= abbiamo costruito un contromodello pensando ad un dominio in cui TUTTI gli individui d
NON sono gentili ma tutti sono miti senza considerare se sono amabili o meno.
In questo modo NON è vero che se uno non è gentile NON è neppure mite senza per questo
contraddire il fatto che se uno è gentile e mite allora è amabile che vale perchè l’antecedente di
questa implicazione non si verifica mai nel modello (non ci sono infatti nel nostro dominio individui
gentili!!).
Poi procediamo a studiare la soddisfacibilità del sequente di partenza che per comodità abbreviamo
come segue
` pr1 → pr2
ove pr1 ≡ ∀x( M(x)&G(x)→A(x) )
pr2 ≡ ∀x( ¬G(x)→¬A(x)&¬M(x) ).
A tal scopo proviamo a derivare la negazione della formula che rappresenta il sequente ovvero
` ¬( pr1 → pr2 )
110
e si ottiene (sviluppando l’albero nel modo ottimale, ovvero senza applicare ∀−S inutilmente..)
M(x), G(x)`A(x)
&−D
M(x)&G(x)`A(x)
→ −D
M(x)&G(x)→A(x)
∀−D
`pr1 pr2 `
→ −D
pr1 → pr2 `
¬−D
` ¬( pr1 → pr2 )
ove l’applicazione di ∀−D è lecita perchè la variabile x non appare libera nel sequente conclusione. Ora
per ottenere un contromodello della negazione del sequente di partenza, e quindi un modello del sequente
di partenza basta falsificare la foglia
M(x), G(x)`A(x)
mandando sempre a 1 l’interpretazione di M(x) e G(x) e a 0 quella di A(x): ovvero
dato un dominio D non vuoto si definisce
D
M(x) (d) = 1 per ogni dεD
D
G(x) (d) = 1 per ogni dεD
D
A(x) (d) = 0 per ogni dεD
In tal modello si verifica che per ogni dεD
D
( M(x) & G(x) → A(x) )D (d) = M(x) (d) & G(x)D (d) → A(x)D (d) = 1&1 → 0 = 0
` ¬( pr1 → pr2 )
In sezione 10.1.2 abbiamo visto che per definire un linguaggio predicativo occorre avere come base di
partenza dei predicati atomici Pk (x1 , . . . , xm ) che negli esempi in sezione 10.2 sono ad esempio U(x)
o M(x) etc. Ora ci concentriamo su linguaggi predicativi dove c’è senz’altro come predicato atomi-
co il predicato binario dell’uguaglianza t = s che indica che il termine t è uguale al termine s. I
linguaggi predicativi con l’aggiunta dell’uguaglianza si chiamano linguaggi predicativi con ugua-
glianza e la logica predicativa con le regole dell’uguaglianza si chiama LOGICA PREDICATIVA
con UGUAGLIANZA.
Vediamo a che serve l’uguaglianza con degli esempi.
Esempio 0: come formalizzare in logica classica
“c’‘e un x uguale a cinque”
?
Con la formula
∃x x=5
111
Esempio 1: come formalizzare in logica classica
con
O(x, y, z)= “il programma y su input z dà output il numero x”
f=“il programma fattoriale”
2= “due”
?
Una possibile formalizzazione è la seguente:
con
O(x, y, z)= “il programma y su input z dà output il numero x”
f=“il programma fattoriale”
?
Una possibile formalizzazione è la seguente:
112
con
O(x)= “x è potente”
P(x, y)=“x pensa a y”
?
Una possibile formalizzazione è la seguente:
con
O(x)= “x è potente”
P(x, y)=“x pensa a y”
?
Una possibile formalizzazione è la seguente:
Descriviamo qui come si costruiscono le formule all’interno di un linguaggio predicativo con uguaglian-
za. La differenza rispetto a quanto descritto in definizione 11.2 è che tra i predicati di base c’è pure
l’uguaglianza:
Def. 11.8 La grammatica delle formule del linguaggio predicativo con l’aggiunta dell’uguaglianza diven-
ta:
- il predicato t=s è una formula se t ed s sono termini.
- i predicati atomici Pk (t1 , . . . , tm ) sono formule se ti sono termini per i = 1, . . . , m.
- ∀x fr è una formula se fr lo è.
- ∃x fr è una formula se fr lo è.
- la proposizione ⊥ è una formula.
- fr&fr2 è una formula se fr e fr2 lo sono.
- fr∨fr2 è una formula se fr e fr2 lo sono.
- fr→fr2 è una formula se fr e fr2 lo sono.
- ¬fr è una formula se fr lo è.
113
11.3.2 Interpretazione del predicato di uguaglianza in un modello
(
1 se d1 = d2
x = y D (d1 , d2 ) ≡
0 6 d2
se d1 =
e poi usando l’interpretazione della sostituzione in definizione 11.1.3 definiamo:
(t1 = t2 )D (−) : D2 −→ {0, 1}
(
1 se tD D
1 = t2
x = y D (d1 , d2 ) ≡
0 se tD 6 tD
1 = 2
Il calcolo LC= è il calcolo della logica classica con uguaglianza ovvero il calcolo LC con le regole
dell’uguaglianza
ax-id ax-⊥
Γ, A, Γ0 ` ∆, A, ∆0 Γ, ⊥, Γ0 ` ∇
Σ, Γ, Θ, Γ0 , ∆ ` Σ Γ ` Σ, ∆, Θ, ∆0 , ∇
scsx scdx
Σ, Γ0 , Θ, Γ, ∆ ` Σ Γ ` Σ, ∆0 , Θ, ∆, ∇
Γ, A, B ` ∆ Γ ` A, ∆ Γ ` B, ∆
&S &−D
Γ, A&B ` ∆ Γ ` A&B, ∆
Γ, A ` ∆ Γ, B ` ∆ Γ ` A, B, ∆
∨−S ∨D
Γ, A ∨ B ` ∆ Γ ` A ∨ B, ∆
Γ ` A, ∆ Γ, A ` ∆
¬−S ¬−D
Γ, ¬A ` ∆ Γ ` ¬A, ∆
Γ ` A, ∆ Γ, B ` ∆ Γ, A ` B, ∆
→ −S → −D
Γ, A → B ` ∆ Γ ` A → B, ∆
Γ, ∀x A(x), A(t) ` ∇ Γ ` A(w), ∇
∀−S ∀−D (w 6∈ V L(Γ, ∀xA(x), ∇))
Γ, ∀x A(x) ` ∇ Γ ` ∀xA(x), ∇
Γ, A(w) ` ∇ Γ ` A(t), ∃ x A(x), ∇
∃−S (w 6∈ V L(Γ, ∃x A(x), ∇)) ∃−D
Γ, ∃x A(x) ` ∇ Γ ` ∃x A(x), ∇
Σ, t = s, Γ(t) ` ∆(t), ∇
= −S = −ax
Σ, Γ(s), t = s ` ∆(s), ∇
Γ`t = t, ∆
114
ove con Γ(t) si intende che il termine t può comparire nelle formule in Γ(t).
Nella regola
Σ, t = s, Γ(t) ` ∆(t), ∇
= −S
Σ, Γ(s), t = s ` ∆(s), ∇
dall’alto verso il basso: NON TUTTE le occorrenze di t DEVONO essere rimpiazzate con s
dal basso verso l’alto: NON TUTTE le occorrenze di s DEVONO essere rimpiazzate con t.
t = u, u = s ` t = s
in LC= occorre applicare la regola = −S in tal modo:
si identifichi
Σ ≡ ∅ Γ(x) ≡ t = u ∆(x) ≡ t = x ∇ ≡ ∅
(si noti che in Γ(x) non compare proprio x!!) e quindi si ha che
∆(u) ≡ t = u ∆(s) ≡ t = s
e dunque il sequente si può derivare in tal modo:
ax − id
u = s, t = u ` t = u
= −S
t = u, u = s ` t = s
115
Alternativamente possiamo usare la regola = −S con
ax − id
t = u, u = s ` t = u
= −S
t = u, u = s ` t = s
Qui diamo il concetto di validità di una regola nel linguaggio dei predicati per la semantica classica. A
tal scopo interpretiamo i sequenti, interpretando come al solito il segno di sequente ` come implicazione
preceduta questa volta però dalla quantificazione universale di tutte le variabili libere presenti.
Dapprima introduciamo il concetto di regola vera in un modello. Intuitivamente una regola è vera
in un modello D se trasforma sequenti premessa veri nel modello D in un sequente conclusione
vero sempre in D, ovvero una regola è vera in un modello se la VERITÀ SCENDE ⇓ lungo
la regola nel modello se TUTTE le premesse sono vere nel modello.
Una regola del calcolo dei sequenti ad una premessa del tipo
Γ1 `∆1
si dice vera in un modello D
Γ2 `∆2
Γ1 `∆1 Γ2 `∆2
si dice è vera in un modello D
Γ3 `∆3
se i sequenti premessa
Γ1 ` ∆1 e Γ2 ` ∆2 sono ENTRAMBI veri in un modello D
Al fine di capire meglio quando una regola è vera in un modello vogliamo studiare alcune caratterizzazioni
alternative della nozione di verità di una regola in un modello.
116
A tal scopo osserviamo che vale la seguente caratterizzazione di verità in un modello per una formula
con variabili libere:
Ora osserviamo che la validità di una regola equivale alla validità di una formula ottenuta inter-
pretando come implicazione il segno di inferenza di un sequente premessa o due sequenti premessa ad
un sequente conclusione dopo aver interpretato i sequenti stessi come implicazioni quantificate univer-
salmente.
Prima di far ciò introduciamo le seguenti abbreviazioni per indicare una lista finita di variabili:
y ≡ y1 , y2 , . . . , yn
∀ y fr(y) ≡ ∀ y1 ∀ y2 . . . ∀ yn fr( y1 , y2 , . . . , yn )
Inoltre utilizziamo la scrittura
Γ(y)
per indicare che le variabili libere occorrenti in Γ(y) sono incluse nella lista y ≡ y1 , y2 , . . . , yn (e quindi
nella lista potrebbero esserci variabili che non compaiono nella lista di formule Γ(y)).
Ora utilizziamo le abbreviazioni sopra nelle seguenti caratterizzazioni:
Γ1 (y)`∆1 (y)
Γ2 (y)`∆2 (y)
se e solo se
∀y ( Γ&
1 (y) → ∆∨
1 (y) ) → ∀y ( Γ& ∨
2 (y) → ∆2 (y) )
se e solo se
∨ ∨ ∨
∀y ( Γ& &
1 (y) → ∆1 (y) ) & ∀y ( Γ2 (y) → ∆2 (y) ) → ∀y ( Γ&
3 (y) → ∆3 (y) )
117
Diamo ora una ulteriore caratterizzazione della validità delle regole che utilizza il lemma scorciatoia 9.7
applicato alle formule implicative caratterizzanti la validità di una regola presentate sopra:
Una regola del calcolo dei sequenti ad una premessa del tipo
Γ1 `∆1
si dice vera in un modello D
Γ2 `∆2
∨ D
( Γ&
1 (y) → ∆1 (y) ) (d1 , . . . , dn ) = 1 nel modello D
nel modello D
per ogni (d1 , . . . , dn )εDn se Γ&
2 (y)(d1 , . . . , dn ) = 1 ⇒ ∆∨
2 (y)(d1 , . . . , dn ) = 1.
Γ1 `∆1 Γ2 `∆2
si dice è vera in un modello D
Γ3 `∆3
se nel modello D
∨ D
( Γ&
1 (y) → ∆1 (y) ) (d1 , . . . , dn ) = 1
∨ D
( Γ&
2 (y) → ∆2 (y) ) (d1 , . . . , dn ) = 1
nel modello D
per ogni (d1 , . . . , dn )εDn se Γ&
3 (y)(d1 , . . . , dn ) = 1 ⇒ ∆∨
3 (y)(d1 , . . . , dn ) = 1
118
Siamo quindi pronti ad enunciare la definizione di regola valida e sicura per sequenti predicativi:
Def. 11.10 Una regola (ad una o due premessa) per sequenti nel linguaggio predicativo classico si dice
valida rispetto alla semantica classica dei predicati se è vera in ogni modello D.
Def. 11.11 Una regola per sequenti nel linguaggio predicativo classico si dice SICURA se lei e le sue
inverse sono entrambe valide rispetto alla semantica classica.
Con le osservazioni sopra risulta ora chiaro che per vedere se una regola è NON valida basta trovare
un modello D e un’istanza della regola in cui la premessa o le premesse sono vere nel modello mentre
NON lo è la conclusione. Dopo aver mostrato la validità delle regole del calcolo per la logica classica
predicativa faremo esempi di regole NON valide.
Di seguito mostriamo che le regole di LC sono valide assieme alle loro inverse, ovvero sono TUTTE
SICURE.
La regola
Γ`A(w), ∇
∀−D (w 6∈ VL(Γ, ∀xA(x), ∇))
Γ`∀xA(x), ∇
è valida. Per semplicità supponiamo che sia Γ che ∇ siano liste di proposizioni senza variabili libere.
Allora per mostrare la validità della regola possiamo mostrare che in un qualsiasi modello D vale
∀ w ( Γ& → A(w) ∨ ∇∨ ) → (Γ& → ∀xA(x) ∨ ∇∨ )
Per provare l’implicazione più esterna usiamo il lemma scorciatoia 9.7. Ora supponiamo che ∀ w ( Γ → A(w) ∨ ∇ )
sia vero in D. Ne segue che per ogni dεD si ha che
( Γ → A(w) ∨ ∇ )D (d) = 1
ovvero che (si ricorda che non compare w in Γ)
D
( Γ& )D → A(w) (d) ∨ ∇D = 1
Mostriamo ora che vale pure
(Γ& → ∀xA(x) ∨ ∇∨ )D = 1
usando di nuovo il lemma scorciatoia. A tal scopo supponiamo ( Γ& )D = 1. Allora per ogni dεD si ha
D
per ipotesi A(w) (d) ∨ ∇D = 1
D
ovvero che A(w) (d) = 1 oppure ∇D = 1.
Ora sia hanno 2 casi:
caso 1: ∇D = 1 da cui si conclude ( ∀xA(x) ∨ ∇ )D = 1
D D
caso 2: ∇D = 0 e quindi per ogni dεD A(x) (d) = A(w) (d) = 1 (perchè l’interpretazione di A(x) e
quella A(w) sono le stesse in presenza di una sola variabile) da cui
( ∀x A(x) )D = 1
e quindi ( ∀x A(x) ∨ ∇)D = 1.
Dunque il sequente conclusione è valido in D.
119
11.5.2 VALIDITÀ regola ∀−D (caso generale)
La regola ∀−D è VALIDA anche se supponiamo Γ ≡ B(y) e ∇ ≡ C(y) e al posto di A(w) supponiamo
A0 (w, y). Questo è il caso più generale perchè in presenza nel sequente di due o più variabili libere si
procede come se ce ne fosse una.
Fissato un modello D applichiamo il lemma scorciatoia 9.7 per mostrare che in esso vale
( ∀x A0 (x, y) )D (d2 ) = 1
e quindi ( ∀x A0 (x, y) ∨ C(y))D (d2 ) = 1. Dunque abbiamo mostrato che per ogni d2 vale
e dunque vale in D
( ∀y ( B(y) → ∀x A0 (x, y) ∨ C(y ) )D = 1
La regola ∀−D è pure sicura perchè la sua inversa pure conserva la soddisfacibilità in un modello. Lo si
provi per esercizio.
Dimostriamo che è valida da cui segue facilmente che anche la regola ∀−S lo è. Lo dimostriamo
supponendo Γ, ∇ e A(t) senza variabili libere per semplicità (il caso generale segue analogamente). A
tal scopo mostriamo che in un modello D qualsiasi fissato vale
usando il lemma scorciatoia 9.7. Quindi supponiamo che nel modello D la premessa sia vera, ovvero che
valga
(Γ& & A(t) → ∇∨ ))D = 1
120
Ora per mostrare che pure il sequente conclusione è vero usiamo di nuovo il lemma scorciatoia e sup-
poniamo che (Γ& & ∀x A(x))D = 1. Dunque (Γ& )D = 1 e pure (∀x A(x))D = 1. Da ciò segue che in
particolare per ogni dεD si ha A(x)D (d) = 1 e quindi anche che
Dunque otteniamo che (Γ& & A(t))D = 1 e per la validità nel modello del sequente premessa concludiamo
che (∇∨ ))D = 1. Dunque per il lemma scorciatoia abbiamo provato che
Γ, ∀x A(x)`∇
inv − ∀−Sv
Γ, A(t)`∇
NON è valida.
Infatti se si considera il modello
D ≡ Nat e tD = 0
(
D 1 se n ≤ 7 D
A(x) (n) ≡ ossia A(x) (d) = 1 sse d ≤ 7
0 se n > 7
D D
Dato A(t) = A(x) (0) = 1 e che ( ∀x A(x) )Nat = 0 risulta che
ovvero otteniamo che l’inversa della regola ∀−Sv NON è valida in quanto
121
11.5.5 VALIDITÀ regola ∃−S (caso semplice)
La regola
Γ, A(w)`∇
∃−S (w 6∈ VL(Γ, ∃x A(x), ∇))
Γ, ∃x A(x)`∇
è valida. Trattiamo dapprima il caso semplice in cui Γ e ∇ siano proposizioni senza variabili libere.
Per mostrare la validità della regola mostriamo che in ogni modello D vale
applicando il lemma scorciatoia 9.7. Dunque supponiamo che nel modello valga
usando di nuovo il lemma scorciatoia. A tal scopo assumiamo anche che ( Γ& & ∃x A(x) )D = 1, ne
D D
segue che ΓD = 1 e che esiste dεD tale che A(w) (d) = A(x) (d) = 1 (si ricorda che l’interpreta-
zione di un predicato con una sola variabile libera è indipendente dal nome della variabile) e dunque
D D
Γ& & A(w) (d) = 1. Ora per la validità nel modello del sequente premessa su d ovvero
La regola
Γ, A(w)`∇
∃−S (w 6∈ VL(Γ, ∃x A(x), ∆))
Γ, ∃x A(x)`∇
è valida.
Per provarlo ci possiamo limitare al caso in cui Γ ≡ B(y) e ∇ ≡ C(y) e al posto di A(w) poniamo
A0 (w, y). Mostriamo che fissato un modello D allora vale
tramite il lemma scorciatoia 9.7. A tal scopo supponiamo pure che ∀ y ( B(y) & A0 (w, y)→C(y) ) sia
vero nel modello, il che significa che per ogni d1 , d2 εD si ha ( B(y) & A0 (w, y) → C(y) )D (d1 , d2 ) = 1
ovvero che per ogni d1 , d2 εD
D D D
B(y) (d2 ) & A0 (w, y) (d1 , d2 ) → C(y) (d2 ) = 1
122
con il lemma scorciatoia. A tal scopo assumiamo anche che ( B(y) & ∃x A0 (x, y) )D (d2 ) = 1, ne
D D D
segue che B(y) (d2 ) = 1 e che esiste d1 εD tale che A0 (w, y) (d1 , d2 ) = A0 (x, y) (d1 , d2 ) = 1
(perchè l’interpretazione di A0 (w, y) e quella A0 (x, y) sono le stesse in presenza di due sole variabili)
D D
e dunque B(y) (d2 ) & A0 (x, y) (d1 , d2 ) = 1 da cui si conclude per la validità del sequente premessa
D
che C(y) (d2 ) = 1. Dunque abbiamo mostrato che per ogni d2 εD
e mostriamo che è valida. Trattiamo il caso semplice in cui Γ, ∇ e A(t) non hanno variabili libere.
In particolare supponiamo t ≡ c ovvero sia una costante. Applichiamo il lemma scorciatoia 9.7 per
dimostrare che in un modello qualsiasi D vale
Ora fissato un modello D, supponiamo pure che ( Γ → A(t) ∨ ∇∨ )D = 1 e dobbiamo mostrare che vale
pure
( Γ& → ∃x A(x) ∨ ∇∨ )D = 1
D
Applichiamo a tal scopo il lemma scorciatoia 9.7 e assumiamo anche che Γ& = 1. aAlora per validità
D D
sequente premessa otteniamo che ( A(t) ∨ ∇∨ )D = 1, ovvero che A(t) = 1 o che ∇∨ = 1.
Ora analizziamo i seguenti due casi:
D
caso 1. ∇∨ = 1 da cui concludiamo ( ∃x A(x) ∨ ∇∨ )D = 1.
∨D D D D
caso 2. ∇ = 0 da cui per ipotesi otteniamo A(t) = 1, da cui A(x) (tD ) = A(t) = 1 quindi
D ∨ D
( ∃x A(x) ) = 1, da cui concludiamo ( ∃x A(x) ∨ ∇ ) = 1. Dunque per il lemma scorciatoia nel
modello D vale
( Γ& → ∃x A(x) ∨ ∇∨ )D = 1
Quindi la regola è valida.
Se mostriamo che la regola ∃−Dv è valida nel caso generale allora ne segue banalmente che è pure valida
la regola ∃−D (lo si dimostri).
La regola ∃−Dv
Γ`A(t), ∇
∃−Dv
Γ`∃x A(x), ∇
è VALIDA anche se si assume che Γ ≡ B(y) e ∇ ≡ C(y) e al posto di A(x) poniamo A0 (x, y) e
assumiamo pure che t ≡ c sia una costante. Il caso in cui nei sequenti compaiano piú variabili ancora
si tratta analogamente.
Per mostrare la validità della regola, verifichiamo che in un modello qualsiasi D fissato vale
123
applicando il lemma scorciatoia 9.7. Supponiamo dunque che se ∀ y( B(y) → A0 (t, y) ∨ C(y) ) sia
vera nel modello, e quindi per ogni dεD si ha ( B(y) → A0 (t, y) ∨ C(y) )D (d) = 1, ovvero che per
ogni dεD
D D
B(y) (d) → A0 (t, y) (d) ∨ CD (d) = 1
Ora mostriamo che per ogni d ∈ D vale
La regola ∃−Dv è NON SICURA perchè NON conserva la validità in un modello all’insù ⇑.
Un controesempio è dato dal seguente esempio.
L’asserzione
È arrivato in stazione il treno per Venezia ` Marco sale sul treno per Venezia.
È arrivato in stazione il treno per Venezia ` Qualcuno sale sul treno per Venezia.
si può formalizzare in
A(v) ` S(m, v)
A(v) ` ∃x S(x, v)
usando
A(x)=“x è arrivato in stazione”
S(x, y)=“x sale su y.
m=“Marco”
v=“treno per Venezia”
Ora
A(v) ` S(m, v)
A(v) ` ∃x S(x, v)
è un’applicazione della regola ∃−Dv che sappiamo essere valida. Però la sua inversa non è vera nel
modello seguente:
D ≡ {Marco, trenoVE, Piero}
vD ≡ trenoVE
mD ≡ Marco
pD ≡ Piero
124
A(x)D (d) = 1 sse d = trenoVE
S(d1 , d2 ) = 1 sse d1 = Piero e d2 = trenoVE.
E in tal modello (∃x S(x, v) )D = 1 e cosı̀ pure A(v)D = A(x)D (trenoVE) = 1 ma S(m, v)D = 0
(ovvero nel modello, il treno per Venezia è arrivato in stazione, Piero sale sul treno per Venezia, e quindi
qualcuno ci sale, mentre invece Marco non ci sale). In pratica abbiamo trovato un modello in cui vale
A(v) ` ∃x S(x, v) ma NON vale A(v) ` S(m, v), ovvero
A(v) ` ∃x S(x, v)
A(v) ` S(m, v)
NON è valida, ed essendo un’istanza della regola inversa dell’esiste veloce ∃−Dv, rende tale inversa
∃−Dv − inv NON valida.
Γ ` A(t), ∃x A(x), ∇
∃−D
Γ ` ∃x A(x), ∇
Γ ` ∃x A(x), ∇
inv−∃−D
Γ ` A(t), ∃ x A(x), ∇
è pure valida. Lo dimostriamo supponendo Γ, ∇ e A(t) senza variabili libere per semplicità (il caso
generale segue analogamente). A tal scopo mostriamo che in un modello D qualsiasi fissato vale
usando il lemma scorciatoia 9.7. Quindi supponiamo che nel modello D la premessa sia vera, ovvero che
valga
( Γ& → ∃x A(x) ∨ ∇∨ )D = 1
Ora per mostrare che pure il sequente conclusione è vero nel modello usiamo di nuovo il lemma scorciatoia
e supponiamo che (Γ& )D = 1. Dunque per l’ipotesi abbiamo che (∃x A(x) ∨ ∇∨ )D = 1 da cui abbiamo
tre casi.
1 A(x)D (tD ) = A(t)D = 1 da cui segue che vale pure ∃x A(x)D = 1 e allora anche il sequente
conclusione è vero nel modello.
2. ∃x A(x)D = 1 allora anche il sequente conclusione è vero nel modello.
D
3. (∇∨ ) = 1 allora anche il sequente conclusione è vero nel modello.
Dunque nel modello risulta valido il sequente conclusione e quindi per il lemma scorciatoia anche la
regola inversa
Verifichiamo ora che le regole dei sequenti relative al predicato dell’uguaglianza da aggiungere al calcolo
della logica predicativa LC sono valide.
L’assioma
= −ax
Γ`t=t, ∆
125
è valido perchè è vero in OGNI modello:
supponiamo Γ un solo predicato e sia D un modello. Distinguiamo 2 casi:
1. t è una costante, ovvero t ≡ c con cD εD, e quindi si ha chiaramente
La regola
Σ, t = s, Γ(t) ` ∆(t), ∇
= −S
Σ, Γ(s), t = s ` ∆(s), ∇
è valida e pure sicura (visto che l’inversa ha la stessa struttura della regola solo con s al posto di t e
uno scambio di premesse).
Ora mostriamo che la regola =-S è valida supponendo tutte le formule nella regola senza variabili libere
per semplicità (il caso generale segue analogamente). Dunque supponiamo in particolare t ≡ c1 e
s ≡ c2 ovvero che siano costanti. Poi mostriamo che in ogni modello D fissato è vera la formula
( Σ& & t = s & Γ(t)& → ∆(t)∨ ∨ ∇∨ ) → ( Σ& & Γ(s)& & t = s → ∆(s)∨ ∨ ∇∨ )
A tal scopo applichiamo il lemma scorciatoia 9.7 e supponiamo che nel modello valga
Applichiamo di nuovo il lemma scorciatoia e supponiamo anche che ( Σ& & Γ(s)& & t = s )D = 1.
D
Quindi dall’ipotesi otteniamo che ( Σ& )D = 1 con Γ(s)& = 1 e (t=s)D = 1 ovvero tD = sD .
D D
Ma Γ(s)& = Γ(x)& (sD ) e da tD = sD concludiamo
D D D D
Γ(s)& = Γ(x)& (sD ) = Γ(x)& (tD ) = Γ(t)
D D
e quindi da Γ(s)& = 1 otteniamo Γ(t)& = 1, e mettendo insieme le altre assunzioni si trova che
( Σ& & t = s & Γ(t)& )D = 1 Da cui per l’ipotesi di validità del sequente premessa in D concludiamo
che
D
(∆(t)∨ ∨ ∇∨ ) = 1
D
Ora nel caso ∆(t)& = 1, ragionando come sopra da tD = sD concludiamo
D D
∆(s)∨ = ∆(t)∨
D D
e da ∆(t)∨ = 1 si conclude pure che ∆(s)∨ = 1 e dunque ( ∆(s)∨ ∨ ∇∨ )D = 1. Invece nel caso
(∇∨ )D = 1 si conclude subito ( ∆(s)∨ ∨ ∇∨ )D = 1 e dunque che il sequente conclusione è vero nel
modello D. Per il lemma scorciatoia si deduce che la regola è valida.
126
Γ(t)`∆(t)
= −Sv
Γ(s), t=s`∆(s)
è valida ma non SICURA.
Ad esempio se la applichiamo rimuovendo solo alcune occorrenze come in
????
`f =t, s=t
= −S∗
t=s`f =s, s=t
si ottiene una foglia NON valida mentre la radice lo è.
Infatti sopra dovevamo sostituire TUTTE le occorrenze di s optando per
=-ax
`t = t, f =t
scsx
`f =t, t=t
= −S∗
t=s`f =s, s=t
Invece ripetendo il primo tentativo con = −S anzichè con la sua versione semplificata otteniamo
=-ax
t=s`t = t, f =t
= −S
t=s`s=t, f =t
scsx
t=s`f =t, s=t
= −S
t=s`f =s, s=t
ove la prima applicazione di = −S è INUTILE, ma ci si riprende con la seconda....
1. L’asserzione
x > 0 ` se y > 0 allora x · y > 0
x > 0 ` per ogni y, se y > 0 allora x · y > 0
formalizzata in
x>0` y >0 → x·y >0
x > 0 ` ∀ y( y > 0 → x · y > 0 )
è un esempio di corretta applicazione della regola ∀−D che è pure sicura, ovvero scambiando la
conclusione con la premessa l’asserzione rimane valida.
Invece l’esempio
y > 0 ` se x > 0 allora x · y > 0
y > 0 ` per ogni y, se x > 0 allora x · y > 0
si formalizza in
y >0` x>0 → x·y >0
y > 0 ` ∀ y( x > 0 → x · y > 0 )
Si noti che questa NON è una corretta applicazione della regola ∀−D in quanto la y è LIBERA
nel contesto a sinistra y > 0 Difatti nel modello D ≡ N at dei numeri naturali con > interpretato
come “maggiore stretto” e il simbolo · come moltiplicazione, si ha che il sequente premessa è vero
mentre il sequente conclusione è falso perchè ∀ y( x > 0 → x · y > 0 ) è falso per y = 0.
127
2. L’asserzione
La cometa x entra nell’orbita di cattura del Sole ` C’è un scia luminosa nel cielo.
Qualche cometa entra nell’orbita di cattura del Sole ` C’è una scia luminosa nel cielo.
si può formalizzare in
C(x)&O(x, s) ` L
∃x ( C(x)&O(x, s) ) ` L
usando
C(x)=“x è una cometa”
O(x, y)=“x entra nell’orbita di cattura di y”
L=“c’è una scia luminosa nel cielo”
s=“Sole”
che è un esempio di applicazione corretta della regola ∃−S visto che x non compare libera nel
sequente conclusione. Quindi l’applicazione della regola è valida con la sua inversa, ovvero anche
l’asserzione ottenuta invertendo la conclusione con la premessa è pure valida.
3. l’asserzione
Pippo vede la stella Sirio ` Il cielo non è nuvoloso.
Pippo vede tutte le stelle ` Il cielo non è nuvoloso.
si formalizza in
S(s)&V (p, s) ` ¬L
∀x ( S(x) → V (p, x) ) ` ¬L
usando
V (x, y)=“x vede y”
S(x)=“x è una stella”
L=“Il cielo è nuvoloso”
p=“Pippo”
s=“Sirio”
A prima vista non è applicazione di una regola come quella del “per ogni” a sx veloce. Allora
proviamo a cercare una derivazione della conclusione per capire se la conclusione segue dalla
premessa...
D ≡ {Sirio, Pippo}
in cui poniamo
per ogni d ∈ D S(x)D (d) = 0
LD = 1
sD = Sirio, pD = Pippo
e infine V(x, y)D definito a piacere
128
abbiamo che ( ∀x ( S(x) → V(p, x) ) )D = 1 perchè non c‘è nessuna stella in D, ovvero S(x)D (d) =
0 per ogni d ∈ D, e quindi l’implicazione ( S(x) → V(p, x) )D = 1, mentre (¬L)D = 0 e dunque nel
modello il sequente ∀x ( S(x) → V(p, x) ) ` ¬L risulta falso. Invece il sequente S(s)&V(p, s) ` ¬L
risulta vero nel modello perchè ( S(s)&V(p, s) → ¬L)D = 1 in quanto S(s)D = S(x)D (sD ) = 0 e
dunque (S(s)&V(p, s))D = 0, ovvero l’implicazione è vera nel modello scelto.
In conclusione l’asserzione di partenza NON è valida perchè abbiamo trovato un modello in cui la
premessa è vera ma la conclusione no.
Esercizi su uguaglianza
= -ax
`x=x
∀−D
`∀x x=x
ove l’applicazione di ∀ -D è lecita perchè x non è libera nel sequente radice.
2. ` ¬∀x x = x
il sequente è insoddisfacibile perchè una derivazione non si trova (provarci per crederci!) e
passiamo subito a derivare la negazione della sua conclusione ovvero ` ¬¬∀x x = x
= -ax
`x=x
∀−D
` ∀x x = x
¬−S
¬∀x x = x `
¬−D
` ¬¬∀x x = x
3. `∀y ∀x x=y
Per vedere se è valido proviamo a derivarlo...
`x=y
∀−D
`∀x x=y
∀−D
`∀y ∀x x=y
ove la prima applicazione di ∀−D è corretta perchè y non appare libera nel sequente radice, ed
anche la seconda applicazione di ∀−D è corretta perchè x non appare libera nel suo sequente
conclusione.
Non trovando derivazione si prova a costruire contromodello di x=y. Basta prendere un
dominio
D ≡ {1,2}
e si ha che siccome (x = y)D (1, 2) ≡ 0 perchè 1 6= 2 allora
`x=y
è NON valido (perchè falso nel contromodello sopra) e avendo usato regole sicure pure
`∀y ∀x x=y è NON valido.
129
Poi per vedere se `∀y ∀x x=y è soddisfacibile si prova a derivare la sua negazione e si trova
ad esempio
∀y ∀x x=y, ∀x x = y, x = y`
∀−S
∀y ∀x x=y, ∀x x = y`
∀−S
∀y ∀x x=y`
¬−D
`¬∀y ∀x x=y
e si prova a costruire contromodello di ∀y ∀x x=y, ∀x x = y, x = y`.
A tal scopo basta dominio D ≡ {1} e si ha che per ogni d, d0 εD si ha (x=y)D (d, d0 ) = 1,
da cui segue che `∀y ∀x x=y è soddisfacibile, appunto in un dominio con al più un unico
elemento!!
4. ` ∃x x = c è valido in quanto una sua derivazione è
= -ax
`c=c
∃−Dv
` ∃x x = c
5. ` ∀y ∀x ( y = z → x = z )
Proviamo a derivarlo
y=z`x=z
→−D
`y = z → x = z
∀−D
`∀x ( y = z → x = z )
∀−D
`∀y ∀x ( y = z → x = z )
ove la prima applicazione di ∀−D è corretta perchè y non appare libera nel sequente radice, ed
anche la seconda applicazione di ∀−D è corretta perchè x non appare libera nel suo sequente
conclusione.
Ora si trova un contromodello della foglia y = z ` x = z
Basta prendere
D = {Topolino, Minni}
e in questo modello
130
11.6 Sostituzione di una variabile
fr(x)
per ottenere fr(t) NON è sempre lecita. Il motivo è che una sostituzione deve per forza conservare la
validità in quanto in ogni modello D vale
e dunque se fr(x) è vera in un modello allora lo deve essere pure fr(t). Ma allora vediamo con questo
esempio che NON ogni sostituzione funziona in tal senso e che dobbiamo proibire certe sostituzioni. Per
esempio se pensiamo che
fr(x) ≡ ∃ y y è madre di x
allora sappiamo che vale pure
∀ x fr(x) ≡ ∀ x ∃ y y è madre di x
ovvero “ciascuno ha una madre” il che è vero nel modello in cui il dominio è costituito dagli uomini e il
predicato è interpretato come sopra. Ora se sostituiamo in questo fr(x) un’altra variabile w o costante
c continua a valere fr(t) nel modello assegnato. Invece se sostituiamo x con y otteniamo
fr(y) ≡ ∃ y y è madre di y
il che è falso nel modello. Da questo esempio concludiamo che non possiamo sostituire in una variabile
libera di una formula una variabile che è vincolata nella sottoformula che contiene la variabile libera.
131
MORALE
Quando sostituisci una variabile y al posto di x in un predicato pr(x)
controlla che - SE compare ∀y o ∃y in pr(x) -
la sostituzione di x con y NON faccia cadere il nuovo y
sotto il POTERE di ∀y o ∃y
ovvero aumenti il numero di occorrenze di y in loro potere!
∃y y < y ` ∇
∀−S
∀x ∃y x < y ` ∇ NOOOOO!!!!
∀y y = a ` y = z
∀−D
∀y y = a ` ∀x x = z SI!!!!
∀y ∃x x < y + z, ∃x x < x + z ` ∇
∀−S
∀y ∃x x < y + z ` ∇
??
NO, perchè la sostituzione di y con x NON è lecita (dal basso verso l’alto) perchè aumenta il potere
di azione di ∃x
2. È lecita la seguente applicazione di ∀-S
∀y ∃x x < y + z, ∃x x < z + z ` ∇
∀−S
∀y ∃x x < y + z ` ∇
??
SÌ perchè è lecita la sostituzione in quanto z è libera nel sequente conclusione.
Γ ` ∃x x < z + z
∀−D
Γ ` ∀y ∃x x < y + z
??
NO ma per la condizione sull’applicazione di ∀−D (e non per errori di sostituzione!) perchè z è
libera nel sequente conclusione.
Γ ` ∃x x < x + z
∀−D
Γ ` ∀y ∃x x < y + z
??
NO perchè la sostituzione di y con x NON è lecita in quanto aumenta il potere di azione dell’ ∃x.
132
5. È lecita la seguente applicazione di ∀-D
∀y C(y) ` ∃x x < y + z
∀−D
∀y C(y) ` ∀w ∃x x < w + z
??
Sı̀ perchè la variabile y NON è libera nel sequente conclusione e la sostituzione è lecita visto che
non aumenta il potere della quantificazione di y nel sequente conclusione.
Una regola
Γ0 `D0 regola∗
Γ`D
si dice regola derivata nella logica LC= se
supposti i suoi sequenti premessa derivabili in LC= ,
ovvero data una derivazione
π
..
.
Γ0 `D0
allora la derivazione ottenuta applicando la regola
π
..
.
Γ0 `D0
regola∗
Γ`D
si può ESPANDERE in una derivazione di Γ`D a partire da π in LC= SENZA ispezionare le derivazioni
dei sequenti premessa.
Ciò significa che una regola derivata è localmente trasformabile in un pezzo di albero di derivazione
usando interamente regole di LC= .
Γ, A, Γ0 , Γ00 `A, C
¬−S
Γ, A, Γ0 , Γ00 , ¬A`C
scsx
Γ, A, Γ0 , ¬A, Γ00 `C
¬-axsx2
Γ, ¬A, Γ0 , A, Γ00 ` C
133
¬-axdx1 ¬-axdx2
Γ ` Σ, A, Σ0 , ¬A, Σ00 Γ ` Σ, ¬A, Σ0 , A, Σ00
Γ, A ` ∆ Γ ` A, ∆
¬¬−S ¬¬−D
Γ, ¬¬A ` ∆ Γ ` ¬¬A, ∆
rf∗
Γ ` ∆, t = t, ∆0
sm∗
Γ, t = u ` u = t, ∆
tra∗
Γ, t = v, v = u ` t = u, ∆
cp∗
Γ, P (t), t = u ` P (u), ∆
Γ, Γ00 ` Σ Γ ` Σ, Σ00
insx indx
Γ, Γ0 , Γ00 ` Σ Γ ` Σ, Σ0 , Σ00
Il fatto che tutte le regole di LC= sono valide rispetto alla semantica dei modelli classici ci permette
di concludere che i sequenti derivabili sono validi rispetto alla semantica classica dei modelli. Ma vale
pure il viceversa:
Theorem 11.13 (validità + completezza di sequenti in LC rispetto a semantica classica)
Ovvero tutte le tautologie della semantica classica, ovvero tutte le formule valide in ogni modello,
sono teoremi di LC= , ovvero formule derivabili in LC= .
134
11.8.1 ATTENZIONE: NON Esiste procedura di decisione per LC o LC=
Le regole COLPEVOLI dell’ assenza di un processo decisione per LC e per LC= sono
oltrechè la regola = −S, poichè nel cercare una derivazione di un sequente radice dal basso verso l’altro
⇑ con queste regole aumenta la complessità dei segni. Si ricorda che non si può fare altrimenti se si
vuole avere una procedura anche semi-automatica come in sezione 11.2 perchè le versioni veloci di queste
regole non sono sicure ovvero non permettono di concludere che se una foglia è falsa in un modello anche
la radice lo è.
Per esempio nel cercare una derivazione dalla radice verso l’alto ⇑ del tipo
..
.
Γ, A(t), A(s), A(u), ∀x A(x)`∇
scsx
Γ, A(t), A(s), ∀x A(x), A(u)`∇
∀−S
Γ, A(t), A(s), ∀x A(x)`∇
scsx
Γ, A(t), ∀x A(x), A(s)`∇
∀−S
Γ, A(t), ∀x A(x)`∇
scsx
Γ, ∀x A(x), A(t)`∇
∀−S
Γ, ∀x A(x)`∇
applicando le regole sopra dal basso verso l’alto aggiungiamo sempre più termini, e non è detto che si
riesca a capire se si può raggiungere o meno un assioma senza provare a fare un contromodello di un
sequente foglia anche se non si sono applicate tutte le regole possibili. In tal caso ci conviene trovare il
contromodello del sequente ottenuto PRIMA dell’applicazione di ∀−S.
= -ax
`y=y
∃−re
`∃x x=x
Questa derivazione ci porta a concludere che per dimostrare che in OGNI MODELLO su un dominio D
vale ∃x x=x occorre ASSUMERE che esista almeno un dεD, che poi verifica banalmente che d = d, e
quindi occorre che il dominio sia NON vuoto.
135
applicare PRIMA le regole dei connettivi proposizionali e ∀-D e ∃-S
Se si confida di poter derivare il sequente si possono abbreviare le derivazioni con le regole di indebolimento
∃y O(y, f , 2) & ∀y1 ∀y2 ( O(y1 , f , 2) & O(y2 , f , 2) → y1 =y2 ) , O(2, f , 2), O(x, f , 2) ` x = 2
con
f = “ il fattoriale”
2= “ il numero due”
O(x, y, z)= “ il programma y su z dà output il numero x”
136
Q(x) ≡ O(x, f , 2)
2. L’asserzione
Franco è venuto ad una sola riunione.
Franco non è venuto all’ultima riunione.
Franco è venuto alla riunione del 10 giugno.
L’ultima riunione non è quella del 10 giugno.
si può formalizzare in
∃y V (f, y) & ∀y1 ∀y2 ( V (f, y1 )&V (f, y2 ) → y1 = y2 ) , ¬V (f, u), V (f, d) ` u 6= d
ax-id
∃y V (f, y) & ∀y1 ∀y2 ( V (f, y1 )&V (f, y2 ) → y1 = y2 ), u = d, V (f, u) ` V (f, u)
= −S
∃y V (f, y) & ∀y1 ∀y2 ( V (f, y1 )&V (f, y2 ) → y1 = y2 ), V (f, d), u = d ` V (f, u)
¬−S
∃y V (f, y) & ∀y1 ∀y2 ( V (f, y1 )&V (f, y2 ) → y1 = y2 ) , V (f, d), u = d, ¬V (f, u) `
scsx
∃y V (f, y) & ∀y1 ∀y2 ( V (f, y1 )&V (f, y2 ) → y1 = y2 ) , ¬V (f, u), V (f, d), u = d `
¬−D
∃y V (f, y) & ∀y1 ∀y2 ( V (f, y1 )&V (f, y2 ) → y1 = y2 ) , ¬V (f, u), V (f, d) ` u 6= d
137
Il programma fattoriale su 2 dà un’unico output.
Il programma fattoriale su 2 dà output il numero 2.
4.
Il programma fattoriale su 2 dà output il numero x.
Il numero x è uguale 2.
con
f = “ il fattoriale”
2= “ il numero due”
O(x, y, z)= “ il programma y su z dà output il numero x”
138
R(x), E(x), S(w), C(w), S(z) ` C(z), P(x)
→ −D
R(x), E(x), S(w), C(w) ` S(z) → C(z), P(x)
∀−D
R(x), E(x), S(w), C(w) ` pr1 , P(x) R(x), E(x), S(w), C(w), pr2 ` P(x)
→ −S
R(x), E(x), S(w), C(w), pr1 → pr2 ` P(x)
scsx
pr1 → pr2 , R(x), E(x), S(w), C(w) ` P(x)
¬−D
pr1 → pr2 , R(x), E(x), S(w) ` ¬C(w), P(x)
→ −D
pr1 → pr2 , R(x), E(x) ` S(w) → ¬C(w), P(x)
∀−D
pr1 → pr2 , R(x), E(x) ` pr3 , P(x) seq
→ −S
pr1 → pr2 , R(x), E(x), pr3 → pr4 ` P(x)
scsx
pr1 → pr2 , pr3 → pr4 , R(x), E(x) ` P(x)
¬−D
pr1 → pr2 , pr3 → pr4 , R(x) ` ¬E(x), P(x)
scdx
pr1 → pr2 , pr3 → pr4 , R(x) ` P(x), ¬E(x)
∨−D
pr1 → pr2 , pr3 → pr4 , R(x) ` P(x)∨¬E(x)
→ −D
pr1 → pr2 , pr3 → pr4 ` R(x) → P(x)∨¬E(x)
∀−D
pr1 → pr2 , pr3 → pr4 ` ∀x (R(x) → P(x)∨¬E(x) )
(((R(x) & E(x)) & S(w)) & C(w)) & S(z) → C(z) ∨ P(x) )D : D × D × D −→ {0, 1}
per far sı̀ che non sia la funzione costante 1 basta trovare una terna (d1 , d2 , d3 ) in D × D × D da
sostituire al posto di w, x, z che renda falsa l’implicazione, ovvero per cui risulti
(((R(x) & E(x)) & S(w)) & C(w)) & S(z) → C(z) ∨ P(x) )D (d1 , d2 , d3 ) = 0
Basta porre
D = {Licia, Mario, Betti}
pensando di mettere Licia al posto di w, poi Mario al posto di x e infine Betti al posto di z, mandando
a 0 o 1 i predicati su di loro a seconda se si trovino a dx o a sx del sequente.
Possiamo definire la semantica dei vari predicati usando sempre x come variabile per ogni predicato
sopra (visto che ciascun predicato ha solo una variabile libera e quando si definisce singolarmente la sua
interpretazione nel modello non importa il nome della sua variabile!) come segue
D D D
P(x) (Mario) = 0 R(x) (Mario) = 1 E(x) (Mario) = 1
D D
S(x) (Licia) = 1 C(x) (Licia) = 1
D D
S(x) (Betti) = 1 C(x) (Betti) = 0
139
(questo non dice cosa fa ogni predicato su Mario, Licia e Betti ma queste sono informazioni sufficienti
per falsificare il sequente...)
Poi si definisca i rimanenti valori a piacere
D D
P(x) (Licia) =?? P(x) (Betti) =??
D D
R(x) (Licia) =?? P(x) (Betti) =??
D D
E(x) (Licia) =?? E(x) (Betti) =??
D D
S(x) (Mario) =?? C(x) (Mario) =??
ovvero si fissi al posto dei punti di domanda un valore a piacere (in questo modo il modello è completa-
mente determinato!).
Nel modello risulta banalmente che
(((R(x) & E(x)) & S(w)) & C(w)) & S(z) → C(z) ∨ P(x) )D (Licia, Mario, Betti) = 0
(si ricordi di assegnare gli elementi del dominio secondo l’ordine alfabetico, ovvero di mettere Licia al
posto di w, poi Mario al posto di x e infine Betti al posto di z).
Ora si noti che Mario è la causa per cui nel modello risulta falso
∀x (R(x) → P(x)∨¬E(x) )
in quanto verifica S(x) ma non ¬C(x). Dunque nel modello risulta vera l’implicazione
pr3 → pr4
in quanto verifica S(x) ma non C(x). Dunque nel modello risulta vera l’implicazione
pr1 → pr2
è NON valido.
140
e vediamo che
` (pr1 → pr2 ) & (pr3 → pr4 ) ∀x (R(x) → P(x)∨¬E(x) ) `
→ −S
(pr1 → pr2 ) & (pr3 → pr4 ) → ∀x (R(x) → P(x)∨¬E(x) ) ) `
¬−D
` ¬( (pr1 → pr2 ) & (pr3 → pr4 ) → ∀x (R(x) → P(x)∨¬E(x) ) )
Consideriamo la foglia di destra e secondi i consigli in 11.9 ci fermiamo senza applicare la regola ∀−S e
cerchiamo di trovare un modello in cui ∀x (R(x) → P(x)∨¬E(x) ) è vera.
A tal fine, essendo una quantificazione universale basta porre l’interpretazione della funzione
come funzione costante 1. A tal scopo, basta scegliere un dominio D non vuoto qualsiasi e porre o la
premessa sempre a 0, o la conclusione sempre a 1. Scegliamo la prima ovvero poniamo
D
per ogni d ∈ D R(x) (d) = 0
( ∀x (R(x) → P(x)∨¬E(x) ) )D = 1
1. Si stabilisca se la regola
C ` A(x)∨ ⊥, ∇
1(V L(C) = ∅)
C ` ∀x A(x), ∇
è sicura, ovvero valida con la sua inversa.
Questa regola è NON valida perchè permette una quantificazione universale SENZA PROIBIRE
l’occorrenza di x come variabile libera in ∇ che è invece proibita nella regola ∀ − D.
Per provarlo, mostriamo che il suo utilizzo assieme alle regole del calcolo LC= permette di derivare
un sequente non valido come segue.
¬-axdx1
`A(x), ⊥, ¬A(x)
∨−D
`A(x) ∨ ⊥, ¬A(x)
1
`∀x A(x), ¬A(x)
scdx
`¬A(x), ∀x A(x)
∀−D
`∀x ¬A(x), ∀x A(x)
ove l’applicazione di ∀−D è corretta perchè x non è libera nel sequente radice.
Ora mostriamo che la radice dell’albero sopra
NON è un sequente valido. Infatti la formula ∀x ¬A(x) ∨ ∀x A(x) che interpreta il sequente non
è vera ad esempio nel modello
D= {Topolino, Minni}
A(x)D (d)=1 sse d è maschio
141
D
in quanto in tal modello si ha che (∀x A(x))D = 0 perchè A(x) (Minni) = 0 e dall’altra parte si
D
ha pure (∀x ¬A(x))D = 0 perchè A(x) (Topolino) = 1 e dunque concludiamo
( ∀x ¬A(x) ∨ ∀x A(x) )D = 0
C ` A(x)∨ ⊥, ∇
1(V L(C) = ∅)
C ` ∀x A(x), ∇
ovvero
Γ`∀x A(x), ∇
inv − 1(VL(C) = ∅)
Γ`A(x) ∨ ⊥, ∇
è valida.
Lo proviamo nel caso in cui ∇ è composta da una sola formula (che è equivalente al caso in cui
è composta da più formule perchè è sempre possibile trasformare la virgola a sinistra come & e
quella a destra come ∨) e sia dipendente sia da x che da y dato che restringersi alle proposizioni
senza variabili potrebbe semplificare un pò troppo. Questo caso rappresenta il caso più generale
perchè trattare la presenza di più variabili oltre ad x è equivalente a trattare un’unica variabile y
oltre ad x. Dunque supponiamo
∇ ≡ B(x, y)
Ora mostriamo che la regola è valida verificando che in ogni modello D fissato vale
∀ x ∀ y ( C → ∀x A(x) ∨ ∇∨ ) → ∀ x ∀ y ( C → ( A(x) ∨ ⊥ ) ∨ ∇∨ )
Usiamo il lemma scorciatoia per mostrare questo e supponiamo che nel modello valga
∀ x ∀ y ( C → ∀x A(x) ∨ B(x, y) )
∀ x ∀ y ( C → ( A(x) ∨ ⊥ ) ∨ B(x, y) )
usiamo di nuovo il lemma scorciatoia e supponiamo che nel modello D valga CD = 1. Dunque per
l’ipotesi
( C → ∀x A(x) ∨ B(x, y) )D (d1 , d2 ) = 1
si ricava che nel modello
( ∀x A(x) ∨ B(x, y) )D (d1 , d2 ) = 1
Ora si hanno due casi:
D
I caso: B(x, y) (d1 , d2 ) = 1 e quindi
142
D D
II caso: ( ∀x A(x) )D = 1 e quindi vale pure A(x) (d1 ) = A(x) (d1 , d2 ) = 1 (si noti che la
variabile x corrisponde alla prima componente della funzione in D × D) e dunque
In conclusione avendo ispezionato la verità su una coppia d1 , d2 a piacere si conclude che il sequente
conclusione
∀ x ∀ y ( C → ( A(x) ∨ ⊥ ) ∨ B(x, y) )
è vero nel modello D.
2.
x parla ad alta voce ` x disturba
3
Qualcuno parla ad alta voce ` Qualcuno disturba
La regola 3 si formalizza in
P(x) ` D(x)
3
∃ x P(x) ` ∃ x D(x)
ed è valida perchè risulta una regola derivata, ovvero composizione di regole di LC= , come segue
P(x) ` D(x)
∃−Dv
P(x)`∃ x D(x)
∃−S
∃ x P(x) ` ∃ x D(x)
ove l’applicazione di ∃−S è corretta perchè x non è libera nel sequente radice.
Invece l’inversa della regola
P(x) ` D(x)
3
∃ x P(x) ` ∃ x D(x)
ovvero
∃ x P(x) ` ∃ x D(x)
inv − 3
P(x) ` D(x)
risulta NON valida ad esempio nel modello
D= {Topolino, Minni}
P(x)D (d)=1 sse d è maschio
D(x)D (d)=1 sse d è femmina
Infatti in tal modello risulta che il sequente premessa (∃ x P(x) → ∃ x D(x) )D = 1 perchè
D
( ∃ x D(x) )D = 1 in quanto D(x) (Minni) = 1. Però il sequente conclusione è falso nel modello
perchè
( P(x) → D(x) )D (Topolino) = 0
143
D
in quanto P(x)D (Topolino) = 1 mentre D(x) (Topolino) = 0 ovvero nel modello fissato non
vale
∀x ( P(x) → D(x) )
ovvero abbiamo mostrato un modello in cui la formula che rappresenta la regola inversa
NON è valida.
144
21. Nozione di teoria ed esempi
Ora applichiamo quanto appreso precedentemente sulla logica classica con uguaglianza allo studio di
alcune sue teorie. In senso lato passiamo dallo studio della logica a quello della scienza, ovvero di una
teoria scientifica. Ci limiteremo alquanto in questo proposito, perchè ci soffermeremo solo a studiare
l’aritmetica di Peano e alcune teorie tratte da contesti di vita comune.
Def. 11.15 (teoria) Con il termine teoria si intende un’estensione del calcolo della logica classica con
uguaglianza LC= con degli assiomi extralogici e regole di composizione a dx e a sx.
Γ0 ` A Γ, A, Γ00 ` ∇ Γ ` Σ, A, Σ00 A ` Σ0
compsx compdx
Γ, Γ0 , Γ00 ` ∇ Γ ` Σ, Σ0 , Σ00
ovvero in breve
che funziona sia per provare che entrambe le inverse della composizione a sinistra
Γ, Γ0 , Γ00 ` ∇ Γ, Γ0 , Γ00 ` ∇
inv1-compsx inv2-compsx
Γ0 ` A Γ, A, Γ00 ` ∇
NON sono valide, e quindi la composizione a sinistra NON è una regola sicura ma solo valida, che per
provare che entrambe le inverse della composizione a destra
Γ ` Σ, Σ0 , Σ00 Γ ` Σ, Σ0 , Σ00
inv1-compdx inv2-compdx
Γ ` Σ, A, Σ00 A ` Σ0
NON sono valide, e quindi la composizione a destra NON è una regola sicura ma solo valida.
Si noti che le regole di composizione sono utili perchè permettono di dimostrare un certo sequente
facendo usi di lemmi.
Ad esempio per dimostrare che un certo programma termina su x quando x = 1 potremmo dedurlo dal
fatto che sappiamo che il programma termina su ogni input x maggiore od uguale a zero:
145
11.9.4 Attenzione alla consistenza di una teoria
L’aggiunta delle regole di composizione e di assiomi extralogici a LC= per formare una teoria fa sı̀ che
NON sia più evidente che la teoria è consistente ovvero che ` ⊥ NON sia derivabile nella teoria.
Invece per il calcolo LC= possiamo dimostrare il seguente teorema
Theorem 11.16 (CONSISTENZA calcolo LC= ) Il calcolo LC= NON può derivare il falso, ovvero
` ⊥ NON è derivabile in LC= , ovvero il calcolo è consistente.
Prova: se ` ⊥ fosse derivabile in LC= allora ci sarebbe una derivazione con radice ` ⊥ ma NESSUNA
regola di LC= è applicabile dal basso verso l’alto a partire da ` ⊥, da cui concludiamo che ` ⊥ NON è
derivabile in LC= .
Sappiamo dal teorema 9.19 che il calcolo LC= è valido e completo rispetto alla semantica classica. Questo
significa che se anche aggiungiamo regole valide nella semantica classica ad LC= NON aumentiamo il
numero dei sequenti derivabili in LC= , e quindi dei teoremi di LC= . In particolare si dimostra il cosidetto
teorema del taglio ovvero che:
Theorem 11.17 (validità composizioni in LC= ) I calcoli formali LC= e LC= + composizioni
a dx e sx sono EQUIVALENTI.
Però questo non vale necessariamente anche in una teoria ed è per questo che la formuliamo usando le
regole di composizione.
La teoria di Hoare è ottenuta aggiungendo all’aritmetica di Peano classica (che descriveremo preci-
samente in seguito) le seguenti regole per derivare correttezza parziale dei programmi
146
esempio di derivazione di correttezza
testo di riferimento
147
Questa teoria si può usare per costruire un programma che certifica la correttezza dei programmi
all’interno della logica di Hoare e il calcolo dei sequenti dell’aritmetica.
esercizio:
provare che in Moncl si deriva
` ∀x 0+x=x
148
11.10 Esercizi su teorie concrete
Diamo di seguiti esempi di teorie concrete e come esercizio deriviamo alcune verità su di esse.
1. Sia Tbi la teoria che estende LC= con la formalizzazione dei seguenti assiomi:
- Sia Chiara che Pina vanno in bici.
- Se Pina va in bici allora o Giorgio ci va oppure Fabio ci va
- Fabio va in bici solo se non ci va Chiara.
- Chiara non va in bici se Elia non ci va.
Si consiglia di usare:
V(x)= x va in bici,
c=Chiara, p=Pina, e=Elia, g=Giorgio, f=Fabio.
ax-id
V ( c ) , V ( p ) ` V ( c ) , ¬V ( f )
&S
` Ax 1. V ( c ) & V ( p ) ` V ( c ) , ¬V ( f )
compsx
` V ( c ) , ¬V ( f )
¬-axdx1 ¬S
¬V ( c ) ` ¬V ( f )
` V ( f ), ¬V ( f )
→ −S
` Ax 3. V ( f ) → ¬V ( c ) ` ¬V ( f )
compsx
` ¬V ( f )
149
- 6. Giorgio va in bici.
` V (g)
π1 π2
.. ..
. .
` V ( p ), V ( g ) V (g) ∨ V (f ) ` V (g)
→ −S
` Ax 2. V (p) → V (g) ∨ V (f ) ` V (g)
compsx
` V (g)
ax-id
V ( c ) , V ( p ) ` V ( p ), V ( g )
&−S
` Ax 1. V ( c ) & V ( p ) ` V ( p ), V ( g )
compsx
` V ( p ), V ( g )
¬-axsx1
` 5.
V ( f ) , ¬V ( f ) ` V ( g )
ax-id compsx
V (f ) ` V (g)
V (g) ` V (g)
∨−S
V (g) ∨ V (f ) ` V (g)
` V ( f ) → ¬V ( c )
Ax.3
` V ( f ) → ¬V ( c )
è già una derivazione!!
- 8. Elia va in bici.
` V (e)
ax-id
V (c), V (p) ` V (c), V (e)
&−S
` Ax.1 V (c)&V (p) ` V (c), V (e)
compsx
` V (c), V (e)
¬-axdx2 ¬−S
¬V ( c ) ` V ( e )
` ¬V ( e ) , V ( e )
→ −S
` Ax.4 ¬V ( e ) → ¬V ( c ) ` V ( e )
compsx
` V (e)
150
- 9. Qualcuno va in bici e qualcuno non ci va.
` ∃x V ( x )&∃y ¬V ( y )
ax-id ax-id
V (g) ` V (g) ¬V ( f ) ` ¬V ( f )
∃−Dv ∃−Dv
` 6. V ( g ) ` ∃x V ( x ) ` 5. ¬V ( f ) ` ∃y ¬V ( y )
compsx compsx
` ∃x V ( x ) ` ∃y ¬V ( y )
&−S
` ∃x V ( x ) & ∃y ¬V ( y )
2. Sia Tvec la teoria ottenuta estendendo LC= con la formalizzazione dei seguenti assiomi:
- Pippo è più vecchio di Ada.
- Nessuno è più vecchio di Gigi.
- Chi è più vecchio di Pippo è piú vecchio di Gigi.
- Ada è più vecchia di Chiara.
- Non si dà il caso che Chiara non sia più vecchia di Titti.
- Se uno è più vecchio di un altro e quest’altro è più vecchio di un terzo, il primo è più vecchio
del terzo.
- Chiara non è Titti.
suggerimento: si consiglia di usare:
A(x,y)= x è più vecchio di y
g=Gigi, p= Pippo, a= Ada, c= Chiara, t=Titti
uno=x, altro =y, terzo=z
Dopo aver formalizzato le frase seguenti mostrarne una derivazione nella teoria indicata:
Derivare
- Qualcuno è più vecchio di Ada.
- Nessuno è più vecchio di Pippo.
- Pippo è più vecchio di Chiara.
- Qualcuno è piú vecchio di Titti.
- Ada è più vecchia di qualcuno che non è Chiara.
Soluzione
- Ax.1 Pippo è più vecchio di Ada.
A( p, a )
¬∃x A( x, g )
∀x ( A( x, p ) → A( x, g ))
151
- Ax.4 Non si dà il caso che Chiara non sia più vecchia di Titti.
¬¬A( c, t )
- Ax.5 Se uno è più vecchio di un altro e quest’altro è più vecchio di un terzo, il primo è più
vecchio del terzo.
∀x ∀y ∀z ( A( x, y ) & A( y, z ) → A( x, z ) )
¬∃x A( x, p )
ax-id ax-id
A( x, p ) ` A( x, p ) , A( x, g ) A( x, p ) , A( x, g ) ` A( x, g )
→ −S
A( x, p ) , A( x, p ) → A( x, g ) ` A( x, g )
∀−Sv
A( x, p ) , ∀x ( A( x, p ) → A( x, g )) ` A( x, g )
sc−S
∀x ( A( x, p ) → A( x, g )) , A( x, p ) ` A( x, g )
∃−Dv
∀x( A( x, p ) → A( x, g )) , A( x, p ) ` ∃x A( x, g )
∃−S (vedi sotto)
` Ax 3. ∀x( A( x, p ) → A( x, g )) , ∃xA( x, p ) ` ∃xA( x, g )
compsx
∃x A( x, p ) ` ∃x A( x, g )
¬−D
` ¬∃x A( x, p ) , ∃x A( x, g )
sc−D
` ∃x A( x, g ) , ¬∃x A( x, p )
¬−S
` Ax 2. ¬∃x A( x, g ) ` ¬∃x A( x, p )
compsx
` ¬∃x A( x, p )
ax-id
A( p, a ) ` A( p, a )
∃−Dv
` Ax 1. A( p, a ) ` ∃x A( x, a )
compsx
` ∃x A( x, a )
152
ax-id
A( c, t ) ` A( c, t )
∃−Dv
A( c, t ) ` ∃x A( x, t )
¬¬−S
` Ax 4. ¬¬A( c, t ) ` ∃x A( x, t )
compsx
` ∃x A( x, t )
π
` Ax 5. ..
.
A( a, c ) , A( p, a ), ∀x ∀y ∀z ( A( x, y ) & A( y, z ) → A( x, z ) ) ` A( p, c )
compsx
` Ax 6. A( a, c ) , A( p, a ) ` A( p, c )
compsx
` Ax 1. A( p, a ) ` A( p, c )
compsx
` A( p, c )
ax-id ax-id
A( a, c ) , A( p, a ) ` A( p, a ) , A( p, c ) A( a, c ) , A( p, a ) ` A( a, c ) , A( p, c )
ax-id &−S
A( a, c ) , A( p, a ) ` A( p, a ) & A( a, c ) , A( p, c )
A( a, c ) , A( p, a ) , A( p, c ) ` A( p, c )
→ −S
A( a, c ) , A( p, a ) , A( p, a ) & A( a, c ) → A( p, c ) ` A( p, c )
∀−Sv
A( a, c ) , A( p, a ) , ∀z ( A( p, a ) & A( a, z ) → A( p, z ) ) ` A( p, c )
∀−Sv
A( a, c ) , A( p, a ) , ∀y ∀z ( A( p, y ) & A( y, z ) → A( p, z ) ) ` A( p, c )
∀−Sv
A( a, c ) , A( p, a ) , ∀x ∀y ∀z ( A( x, y ) & A( y, z ) → A( x, z ) ) ` A( p, c )
∃x ( A(a, x) & x 6= c )
si deriva componendo con Ax.6, Ax.4, Ax.7 e Ax.5 e in particolare in quest’ultimo si sale con
∀−S v ponendo a al posto di x, poi c al posto di y e infine t al posto di z. Per concludere
occorre applicare ∃−Dv con t al posto di x.
153
Esempio di Teoria: Aritmetica di Peano
D ≡ numeri naturali
ove la funzione successore è la funzione che assegna ad un numero naturale proprio il suo successo-
re:
s(x)Nat (−) : Nat −→ Nat s(x)Nat (n) ≡ n + 1
il simbolo di somma x+y interpretato nel modello dei naturali come la somma di due numeri natura-
li:
(x+y)Nat (−, −) : Nat × Nat −→ Nat (x+y)Nat (n, m) ≡ n + m
Vista la presenza di simboli di funzioni di seguito diamo la definizione generale di linguaggio predicativo
con simboli di funzione.
154
Linguaggi predicativi con simboli di funzione
Def. 11.18 (linguaggio predicativo con simboli di funzione) Un linguaggio predicativo con ugua-
glianza L risulta determinato dai seguenti simboli di base
- costanti per termini : cj in numero a piacere
- funzioni tra termini: fk (x1 , . . . xn ) in numero a piacere
- predicati atomici : Pk (x1 , . . . xm ) in numero a piacere
e dunque per definire un modello D per L, oltre ad interpretare le costanti cD
j εD e i predicati
D
Pk (x1 , . . . , xm ) (−, . . . , −) : Dm −→ {0, 1}
??
Una possibilità è usare i seguenti simboli predicativi
U(x)= “x è un uomo”
A(y, x)= “y è antenato di x”
P(y, x)= “y è padre di x”
e formalizzarlo in
∀x ( U(x) → ∃y ( P(y, x) & A(y, x) )
Ma visto che il padre è unico si può introdurre un simbolo p(x) per la funzione (parziale)
p(x) = padre di x
∀x ( U(x) → A(p(x), x)
Poi un modello per il linguaggio predicativo L con simboli A(x, y) e p(x) è questo:
D= insieme degli uomini
(
D 1 se “d è antenato di d0 ”
A(x, y) (d, d0 ) =
0 se “d NON è antenato di d0 ”
D
p(x) (d) = padre di d
ben definita perchè tutti hanno un padre!!!
155
11.11 Esercizi
1. mostrare che in logica classica con uguaglianza sono validi i sequenti o regole che seguono:
cf∗
Γ, t = u ` f (t) = f (u)
cp∗
Γ, P (t), t = u ` P (u)
Γ ` t = u, ∆ Γ, t = u ` ∆
sy-r sy-l
Γ ` u = t, ∆ Γ, u = t ` ∆
Γ ` t = v, ∆ Γ0 ` v = u, ∆0
tr-r
Γ, Γ0 ` t = u, ∆, ∆0
(a) 1 + 0 = 1
Soluzione: si può derivare per esempio cosı̀
ax-id
Ax.3 , s(0)+0=s(0) ` s(0)+0=s(0)
∀−S
` Ax.3 ∀x x+0=x ` s(0)+0=s(0)
compsx
` s(0)+0=s(0)
(b) 0 + 1 = 1
(c) 5 + 1 = 6
I soluzione
Il sequente si può derivare anche in tal modo usando la regola valida tr-r
.. ..
. .
π1 π2
` 5 + 1 = s(5 + 0) ` s(5 + 0) = s(5)
tr − r
` 5+1=6
ax-id
5 + 1 = s(5 + 0) ` 5 + 1 = s(5 + 0)
∀−Sv
∀y 5 + s(y) = s(5 + y) ` 5 + 1 = s(5 + 0)
∀−Sv
` Ax 4. ∀x ∀y x + s(y) = s(x + y) ` 5 + 1 = s(5 + 0)
compsx
` 5 + 1 = s(5 + 0)
156
ricordando che 1 ≡ s(0), mentre π2 è la seguente derivazione
cf∗
5 + 0 = 5 ` s(5 + 0) = s(5)
∀−Sv
` Ax 3. ∀x x + 0 = x ` s(5 + 0) = s(5)
compsx
` s(5 + 0) = s(5)
II soluzione
=-ax
` s(5+0)=s(5+0)
= −Sv
5+0=5 ` s(5+0)=s(5)
∀−Sv
` Ax 3. ∀x x+0=x ` s(5+0)=s(5)
compsx
` s(5+0)=s(5)
= −Sv
s(5+0)=5+1 ` 5+1=6
sy-l
5+1=s(5+0) ` 5+1=6
∀−Sv
∀y 5+s(y)=s(5+y) ` 5+1=6
∀−Sv
` Ax 4. ∀x ∀y x+s(y)=s(x+y) ` 5+1=6
compsx
` 5+1=6
ove si ricorda che 6 ≡ s(5) e nell’ultimo passaggio sopra si è sostituito s(5) con s(5+0).
(d) ` ∀x ( s(x) = s(5) → x = 5 )
(e) ` 0 = 4 · 0
(f) ` ∀x ( x = 7 → s(x) = s(7) )
(g) ` 1 + 2 = 3
(h) ` 5 · 1 = 5
(i) ` ∃x ∃y x 6= y
(j) ` ∀x 0 6= s(x)
ove s(n) si dice “successore di n”. Queste sono regole da intendersi come istruzioni per costruire
numeri naturali. L’esecuzione completa di tali istruzioni non si dà nella realtà. Esiste solo nel nostro
pensiero (si legga il capitolo 4 del libro di Sambin per approfondimento).
Ora per dimostrare la validità di una proprietà su TUTTI gli infiniti numeri naturali basta provare che
le regole di costruzione dei numeri CONSERVANO tale proprietà secondo il Principio di
induzione che afferma:
Sia P(n) una proprietà definita sui numeri naturali. Se vale P(0) (caso zero) e, qualunque sia n, se
dal fatto che P(n) vale segue che anche P( s(n) ) vale (caso induttivo) , allora per ogni naturale n
si ha che P(n) vale.
157
Nelle derivazioni conviene usare l’induzione nella forma della seguente regola ind
Per capire il principio di induzione riflettiamo su alcuni esempi in cui serve usarlo.
158
Se vale P(n) allora vale anche P(s(n)): infatti, se vale P(n) allora non può essere ucciso dal giorno 0
fino al giorno n ma a questo punto non può essere ucciso nemmeno il giorno prima che è s(n) perchè
giunto alla mattina del giorno s(n) lo prevederebbe, sapendo che vale P(n) ovvero che non può essere
ucciso i giorni dopo da n fino a 0.
Quindi concludiamo che per il principio di induzione P(n) vale per ogni n, ovvero che
“Non esiste n numero di giorni entro cui il prigioniero può essere ucciso a sorpresa.”
Mario afferma: “In una una valigia è sempre possibile aggiungere un fazzoletto di carta”
È corretto quanto dice Mario?
No, non è corretto, perchè possiamo dimostrare che
“Se in una valigia è sempre possibile aggiungere un fazzoletto di carta allora la valigia può contenere
un’INFINITÀ di fazzoletti di carta”
il che non è possibile.
Per convincerci consideriamo la valigia in cui è sempre possibile aggiungere un fazzoletto di carta e poi
mostriamo per induzione su un numero naturale n che vale
“fissato un qualsiasi n naturale, la valigia può contenere n + 1 di fazzoletti di carta”
Infatti
caso zero: Se n = 0 la valigia è vuota e quindi possiamo aggiungere un fazzoletto e la valigia ne con-
tiene uno.
caso induttivo: Se nella valigia ci sono n fazzoletti, siccome è sempre possibile aggiungere un fazzoletto
allora ci stanno s(n) ≡ n + 1 fazzoletti.
Conclusione: per il principio di induzione nella valigia ci stanno k fazzoletti per k grande a piacere e
quindi un’infinità!!!
“Se n chicchi di grano non sono un mucchio, allora neanche n + 1 chicchi di grano sono un muc-
chio”?
Sembra sensato rispondere di sı̀, dato che l’aggiunta di un solo chicco di grano ad alcuni chicchi di grano
non li rende un mucchio se prima non lo erano . . . .
Però se questo vale per ogni n allora per il principio di induzione applicato a
dimostreremmo che NESSUN numero di chicchi di grano formano un mucchio come segue. Prima di
tutto 0 chicchi non sono un mucchio. Poi, se n chicchi non sono un mucchio, allora per quanto detto
sopra s(n) ≡ n + 1 chicchi non sono un mucchio. Dunque per il principio di induzione, ogni numero
naturale n arbitrario di chicchi non sono un mucchio il che non è vero!!!
Dall’altra parte dire che
“ad un certo punto si ha che n + 1 chicchi di grano sono un mucchio mentre n chicchi di
grano non lo sono ”
neppure sembra sensato...
159
Infine dire che
“ se n chicchi di grano sono un mucchio allora pure n − 1 chicchi di grano sono un
mucchio”
pare sensato considerando che se togliamo un chicco ad un mucchio di chicchi di grano rimaniamo
pur sempre con un mucchio di chicchi.... Ma di nuovo se ciò vale per ogni n allora per il principio di
induzione applicato all’incontrario avremmo che n − 2 chicchi di grano formano un mucchio.. e quindi
pure n − 3 e cosı̀ via per induzione fino a dire “1 chicco di grano forma un mucchio” che NON
appare sensato...cosı̀ come dire che “0 chicchi di grano formano un mucchio”!!
In conclusione Non si può dare la definizione di mucchio tramite un numero naturale!!.
Esercizi
ax-id
0+0=0 ` 0+0=0
∀−S
` Ax 3. Ax 3. ` 0+0=0 comp v
sx
` 0+0=0
e π2 è la seguente derivazione
ax-id
0+s(x)=s(0+x) ` 0+s(x)=s(0+x)
∀−Sv
∀y 0+s(y)=s(0+y) ` 0+s(x)=s(0+x) =-ax
∀−Sv
` Ax 4. Ax 4. ` 0+s(x)=s(0+x) ` s(0+x)=s(0+x)
compsx =−Sv
` 0+s(x)=s(0+x) 0+x=x ` s(0+x)=s(x)
tr-r
0+x=x ` 0+s(x)=s(x)
→ −D
` 0+x=x → 0+s(x)=s(x)
∀−D
` ∀x ( 0+x=x → 0+s(x)=s(x) )
ove l’applicazione di ∀−D è possibile perchè x non compare libera nel sequente radice.
4. il sequente ` ∃y ∃x x 6= y è valido in LC= ? è soddisfacibile se non è valido?
` ∃y ∃x x 6= y è NON valido in logica classica con uguaglianza ma valido in PA (ovvero
risulta soddisfacibile con il modello dei numeri naturali!)
160
Infatti, dopo aver provato a derivare il sequente in LC= , si noti che la formula ∃y ∃x x 6= y è
NON valida in LC= perchè c‘è un contromodello definito in tal modo:
D ≡ {1} falsifica ∃x ∃y x6=y poichè altrimenti per rendere valido il sequente il dominio dovrebbe
avere d e d0 tali che
(x=y)D (d, d0 ) = 0
ovvero dovrebbe valere d 6= d0 in D. Ma tali elementi non ci sono in D.
Per provare la soddisfacibilità del sequente si veda il punto successivo.
5. il sequente ` ∃y ∃x x 6= y è valido in PA??
Sı̀, una derivazione in PA del sequente è la seguente
ax-id
s(x)6=0 ` s(x)6=0
∃−Dv
s(x)6=0 ` ∃y s(x)6=y
∃−Dv
s(x)6=0 ` ∃x ∃y x6=y
∀−Sv
` Ax 1. Ax 1. ` ∃x ∃y x6=y
compsx
` ∃x ∃y x6=y
Una formula fr scritta nel linguaggio predicativo con uguaglianza si può classificare in:
Le teorie scientifiche - ad esempio l’aritmetica di Peano, che è una teoria matematica- si occupano
di DIMOSTRARE quali formule fr soddisfacibili DIVENTANO verità scientifiche ovvero sono
conseguenze logiche dei loro ASSIOMI (in tal compito è assai utile riconoscere quali sono le verità
logiche visto che queste si dimostrano più facilmente senza ricorso ad assiomi extralogici).
Si osservi che le teorie possono variare non solo per l’aggiunta di diversi assiomi extralogici ma anche
per il fatto di essere basate su logiche diverse. In altri termini le teorie DIPENDONO anche dalla
logica usata. Nelle sezioni precedenti abbiamo mostrato esempi di teorie scientifiche che estendono la
logica classica con uguaglianza ma esistono anche teorie matematiche basate su logiche diverse. Ad
esempio l’aritmetica di Heyting ha assiomi di Peano aggiunti però alla logica intuizionista (vedi
libro di Sambin) e NON a quella classica. L’aritmetica di Heyting serve per formalizzare il frammento
aritmetico della matematica costruttiva.
L’asserzione
161
“Esiste un qualcosa che se è onnipotente allora tutti sono onnipotenti”
si può formalizzare nel sequente
L’asserzione
“Esiste un qualcosa che crea tutti e soli quelli che non si creano da soli”
si può formalizzare nel sequente
`¬ ∃x ∀ y ( C(x, y) ↔ ¬C(y, y) )
Diamo di seguito alcune esempi di formalizzazione che sfuggono alla logica classica.
ove
P=Mario va diritto in fondo a via Paolotti
M=Mario gira a sinistra in via Marzolo
F=Mario arriva all’istituto di fisica
NON comporta che sia valida pure l’asserzione con le premesse scambiate
“se Mario gira a sinistra in via Marzolo e Mario va diritto in fondo a via Paolotti allora
Mario arriva all’istituto di fisica”
che risulta formalizzata in
M, P ` F
162
12 Esercizi risolti su aritmetica di Peano
1. ` 0 = 0 + 0 è valido in PA in quanto si può derivare ad esempio come segue:
ax-id
0+0=0`0+0=0
∀−Sv
∀x ( x + 0 = x ) ` 0 + 0 = 0
sy − r
` Ax 3. Ax 3. ` 0 = 0 + 0 comp
sx
`0=0+0
ax-id
s(x) = s(2) → x = 2 ` s(x) = s(2) → x = 2
∀−Sv
∀y ( s(x) = s(y) → x = y ) ` s(x) = s(2) → x = 2
∀−Sv
∀x ∀y ( s(x) = s(y) → x = y ) ` s(x) = s(2) → x = 2
∀−D
` Ax 2. Ax 2. ` ∀x ( s(x) = s(2) → x = 2 )
compsx
` ∀x ( s(x) = s(2) → x = 2 )
l’applicazione di ∀−D è possibile perchè x non compare libera nella premessa.
3. ` 0 · 0 = 0 + 0 è valido in PA perchè si può derivare ad esempio come segue
.. ..
. .
π π8
`0·0=0 `0=0+0
tr − r
`0·0=0+0
ove π8 è la derivazione sopra di ` 0 = 0 + 0 mentre π è la seguente derivazione
ax-id
0·0=0`0·0=0
∀−Sv
` Ax 5. ∀x ( x · 0 = 0 ) ` 0 · 0 = 0
compsx
`0·0=0
cf∗
x = 0 ` s(x) = s(0)
→ −D
` x = 0 → s(x) = s(0)
∀−D
` ∀x ( x = 0 → s(x) = s(0) )
ove l’applicazione di ∀−D è lecita perchè x non compare libera nel sequente radice.
163
.. ..
. .
π1 π2
` 2 + 1 = s(2 + 0) ` s(2 + 0) = s(2)
tr − r
`2+1=3
ove π1 è la derivazione seguente:
ax-id
2 + 1 = s(2 + 0) ` 2 + 1 = s(2 + 0)
∀−Sv
∀y ( 2 + s(y) = s(2 + y) ) ` 2 + 1 = s(2 + 0)
∀−Sv
` Ax 4. ∀x ∀y ( x + s(y) = s(x + y) ) ` 2 + 1 = s(2 + 0)
compsx
` 2 + 1 = s(2 + 0)
ricordando che 1 ≡ s(0), mentre π2 è la seguente derivazione
cf∗
2 + 0 = 2 ` s(2 + 0) = s(2)
∀−Sv
` Ax 3. ` ∀x ( x + 0 = x ) ` s(2 + 0) = s(2)
compsx
` s(2 + 0) = s(2)
.. ..
. .
π1 π2
`0·2=0·1+0 `0·1+0=0
tr − r
`0·2=0
ove π1 è la derivazione seguente:
ax-id
0·2=0·1+0`0·2=0·1+0
∀−Sv
∀y ( 0 · s(y) = 0 · y + 0 ) ` 0 · 2 = 0 · 1 + 0
∀−Sv
` Ax 6. ∀x ∀y ( x · s(y) = x · y + x ) ` 0 · 2 = 0 · 1 + 0
compsx
`0·2=0·1+0
ricordando che 2 ≡ s(1), mentre π2 è la seguente derivazione
.. ..
. .
π3 π4
`0·1+0=0·1 `0·1=0
tr − r
`0·1+0=0
ax-id
0·1+0=0·1`0·1+0=0·1
∀−Sv
` Ax 3. ∀x ( x + 0 = x ) ` 0 · 1 + 0 = 0 · 1
compsx
`0·1+0=0·1
164
mentre π4 è la derivazione seguente:
.. ..
. .
π5 π6
`0·1=0·0+0 `0·0+0=0
tr − r
`0·1=0
ove π5 è la derivazione seguente:
ax-id
0·1=0·0+0`0·1=0·0+0
∀−Sv
∀y ( 0 · s(y) = 0 · y + 0 ) ` 0 · 1 = 0 · 0 + 0
∀−Sv
` Ax 6. ∀x ∀y ( x · s(y) = x · y + x ) ` 0 · 1 = 0 · 0 + 0
compsx
`0·1=0·0+0
ricordando che 1 ≡ s(0), mentre π6 è la seguente derivazione
.. ..
. .
π7 π
`0·0+0=0·0 `0·0=0
tr − r
`0·0+0=0
ove π è la derivazione iniziale e infine π7 è la seguente derivazione
ax-id
0·0+0=0·0`0·0+0=0·0
∀−Sv
` Ax 3. ∀x ( x + 0 = x ) ` 0 · 0 + 0 = 0 · 0
compsx
`0·0+0=0·0
π1 π2
.. ..
. .
`5·1=5·0+5 `5·0+5=5
tr − r
`5·1=5
ax-id
5·1=5·0+5`5·1=5·0+5
∀−Sv
∀y ( 5 · s(y) = 5 · y + 5 ) ` 5 · 1 = 5 · 0 + 5
∀−Sv
` Ax 6. ∀x ∀y ( x · s(y) = x · y + x ) ` 5 · 1 = 5 · 0 + 5
compsx
`5·1=5·0+5
ricordando che 1 ≡ s(0), mentre π2 è la seguente derivazione
π3 π4
.. ..
. .
`5·0+5=0+5 `0+5=5
tr − r
`5·0+5=5
165
ove π3 è la derivazione seguente:
= -ax
`0+5=0+5
= −S
sym∗ 0=5·0`5·0+5=0+5
5·0=0`0=5·0
compsx
5·0=0`5·0+5=0+5
∀−Sv
` Ax 5. ∀x ( x · 0 = 0 ) ` 5 · 0 + 5 = 0 + 5
compsx
`5·0+5=0+5
mentre π4 è la derivazione seguente:
π5 π6
.. ..
. .
` ∀x 0 + x = x ∀x ( 0 + x = x ) ` 0 + 5 = 5
tr − r
`0+5=5
∀x ( x + 0 = x · 0 ) `⊥
π0 π
.. ..
. .
` ∀x ( x + 0 = x · 0 ) ∀x ( x + 0 = x · 0 ) `⊥
compsx
`⊥
Ma se PA è assunta consistente, ovvero non deriva il falso, allora abbiamo trovato una contrad-
dizione dalla supposta esistenza di π0 e si conclude che la derivazione π0 NON esiste e dunque
` ∀x ( x + 0 = x · 0 ) NON è valido in PA.
Ora mostriamo una derivazione di
∀x ( x + 0 = x · 0 ) `⊥
π2 π1
.. ..
. .
1+0=1·0`1=0 1 = 0 `⊥
compsx
1 + 0 = 1 · 0 `⊥
∀−Sv
∀x ( x + 0 = x · 0 ) `⊥
166
ove π1 è la seguente derivazione
¬ -axsx1
1 = 0, s(0) 6= 0 `⊥
∀−Sv
` Ax 1. 1 = 0, ∀x ( s(x) 6= 0 ) `⊥
compsx
1 = 0 `⊥
π3 π4
.. ..
. .
`1=1+0 1+0=1·0`1+0=0
tr − r
1+0=1·0`1=0
e π3 è la seguente derivazione
ax-id
1+0=1`1+0=1
∀−Sv
∀x ( x + 0 = x ) ` 1 + 0 = 1
sy − r
` Ax 3. Ax 3. ` 1 = 1 + 0 comp
sx
`1=1+0
π5
ax-id ..
1+0=1·0`1+0=1·0 .
`1·0=0
tr − r
1+0=1·0`1+0=0
ove π5 è la seguente derivazione
ax-id
1·0=0`1·0=0
∀−Sv
` Ax 5. ∀x ( x · 0 = 0 ) ` 1 · 0 = 0
compsx
`1·0=0
0 = 4 + 0 `⊥
π0 π
.. ..
. .
`0=4+0 0 = 4 + 0 `⊥
compsx
`⊥
167
Ma se assumiamo PA consistente, ovvero che non deriva il falso, avendo trovato una contraddizione
dalla supposta esistenza di π0 si conclude che la derivazione π0 NON esiste e dunque ` 0 = 4 + 0
NON è valido in PA.
Ora mostriamo una derivazione di
0 = 4 + 0 `⊥
che possiamo scegliere come la derivazione π menzionata sopra. Essa è la seguente
π2 π1
.. ..
. .
0=4+0`4=0 4 = 0 `⊥
compsx
0 = 4 + 0 `⊥
ove π1 è la seguente derivazione
¬ -axsx1
4 = 0, s(3) 6= 0 `⊥
∀−Sv
` Ax 1. 4 = 0, ∀x ( s(x) 6= 0 ) `⊥
compsx
4 = 0 `⊥
π3
ax-id ..
0=4+0`0=4+0 .
`4+0=4
tr − r
0=4+0`0=4
sy − r
0=4+0`4=0
e π3 è la seguente derivazione
ax-id
4+0=4`4+0=4
∀−Sv
∀x ( x + 0 = x ) ` 4 + 0 = 4
sy − r
` Ax 3. Ax 3. ` 4 = 4 + 0 comp
sx
`4=4+0
.. ..
. .
π1 π2
` 2 + 1 = s(2 + 0) ` s(2 + 0) = s(2)
tr − r
`2+1=3
sy − r
`3=2+1
ax-id
2 + 1 = s(2 + 0) ` 2 + 1 = s(2 + 0)
∀−Sv
∀y ( 2 + s(y) = s(2 + y) ) ` 2 + 1 = s(2 + 0)
∀−Sv
` Ax 4. ∀x ∀y ( x + s(y) = s(x + y) ) ` 2 + 1 = s(2 + 0)
compsx
` 2 + 1 = s(2 + 0)
168
ricordando che 1 ≡ s(0), mentre π2 è la seguente derivazione
cf∗
2 + 0 = 2 ` s(2 + 0) = s(2)
∀−Sv
` Ax 3. ` ∀x ( x + 0 = x ) ` s(2 + 0) = s(2)
compsx
` s(2 + 0) = s(2)
Ax 3.
` ∀x x + 0 = x
∃−Sv
` ∃y ∀x x + y = x
.. ..
. .
π1 π2
` 2 + 4 = s(2 + 3) ` s(2 + 3) = s(s(2 + 2))
tr − r
` 2 + 4 = s(s(2 + 2))
ax-id
2 + 4 = s(2 + 3) ` 2 + 4 = s(2 + 3)
∀−Sv
∀y 2 + s(y) = s(2 + y) ` 2 + 4 = s(2 + 3)
∀−Sv
` Ax 4. ∀x ∀y x + s(y) = s(x + y) ` 2 + 4 = s(2 + 3)
compsx
` 2 + 4 = s(2 + 3)
cf∗
2 + 3 = s(2 + 2) ` s(2 + 3) = s(s(2 + 2))
∀−Sv
∀y 2 + s(y) = s(2 + y) ` s(2 + 3) = s(s(2 + 2))
∀−Sv
` Ax 4. ∀x ∀y x + s(y) = s(x + y) ` s(2 + 3) = s(s(2 + 2))
compsx
` s(2 + 3) = s(s(2 + 2))
169