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Inferno

Il Canto I della Divina Commedia di Dante Alighieri introduce il viaggio allegorico del poeta, che si smarrisce in una selva oscura simbolo del peccato. Incontra Virgilio, che lo guiderà attraverso Inferno e Purgatorio, mentre Beatrice lo guiderà in Paradiso. Il canto esplora temi di peccato, redenzione e la ricerca della giustizia, con la figura del veltro che rappresenta la speranza di salvezza per l'umanità.
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Inferno

Il Canto I della Divina Commedia di Dante Alighieri introduce il viaggio allegorico del poeta, che si smarrisce in una selva oscura simbolo del peccato. Incontra Virgilio, che lo guiderà attraverso Inferno e Purgatorio, mentre Beatrice lo guiderà in Paradiso. Il canto esplora temi di peccato, redenzione e la ricerca della giustizia, con la figura del veltro che rappresenta la speranza di salvezza per l'umanità.
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CANTO I

Luogo: selva oscura (inizio del viaggio)


Peccatori: non ci sono peccatori specifici, è l’inizio del percorso allegorico.

Il canto è allegorico e introduce il significato generale della Divina Commedia di Dante


Alighieri. Dante racconta che nella notte del 7 aprile (o 24 marzo) del 1300, quando ha
trentacinque anni, si smarrisce in una selva oscura, simbolo del peccato in cui si trova
dopo la morte di Beatrice. Non sa come ci sia finito perché era pieno di sonno, cioè il sonno
della ragione.

All’alba si ritrova ai piedi di un colle, simbolo della salvezza e della redenzione, illuminato
dal sole (“pianeta”), che rappresenta la grazia divina che guida gli uomini sulla via giusta.
Dante prova a salire il colle, ma con grande fatica. Si volta a guardare la selva con una
similitudine: come un naufrago che guarda il mare da cui è appena scampato.

Durante la salita compaiono tre fiere:

● lonza → simbolo della lussuria

● leone → simbolo della superbia

● lupa → simbolo della cupidigia, peccato più grave.

La lupa fa perdere a Dante la speranza e lo costringe a tornare verso la selva. In quel


momento appare Virgilio, poeta latino nato a Mantova e autore dell’Eneide. Dante lo
riconosce come suo maestro e modello poetico. Virgilio profetizza la venuta del veltro, che
sconfiggerà la lupa e ristabilirà la giustizia nel mondo. Propone poi a Dante un viaggio
attraverso Inferno e Purgatorio, mentre in Paradiso sarà guidato da Beatrice. Dante
accetta e lo segue.

- “l’ora del tempo e la dolce stagione;”→ l’alba e la primavera;

- ““Miserer di me”, gridai a lui, / “qual che tu sii, od ombra od omo certo!” / Ripuosemi: “Non omo, omo già
fui, / e li parenti miei furon lombardi, / mantoani per patria ambedui. /... → Dante incontra Virgilio, che si
presenta; Dante proferisce grandi parole per Virgilio; si dimostra timido, imbarazzato, consapevole della
propria pochezza, assume questo atteggiamento verso una persona illustre come Virgilio; Virgilio è il primo
autore di cui Dante si rileva allievo (“Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore;”); Dante stesso ci dirà che sapeva
tutta l’Eneide; Dante millanta modestia: sapeva che era una grande autore anche lui;

- “Molti son li animali a cui s’ammoglia, / e più saranno ancora, infin che ‘l veltro / verrà, che la fara morir con
doglia.” → la lupa è la condanna non solo di Dante ma dell’umanità intera, mentre il veltro salverà tutti; il
veltro ripristinerà la giustizia di questo mondo; è un'utopia (credere in un ideale irrealizzabile) - Dante avverte
la crisi dell’Italia e anche la propria; si sente impotente; gli serve qualcuno che sappia governare il
mondo; Dante attribuisce probabilmente a un imperatore il compito di estirpare la cupidigia e di guidare il
genere umano alla felicità terrena, in una convivenza libera e pacifica;

- “Questi non ciberà terra né peltro, / ma sapienza, amore e virtute, / e sua nazion sarà tra feltro e feltro.”
→ e questi non si ciberà né di terra né di ricchezza...; ultimo verso molto oscuro, ci sono varie ipotesi sul
significato di “...tra feltro e feltro.”:

1) spiegazione geografica: tra Feltre e Montefeltro, dove si trova Verona; il veltro potrebbe essere Congrade
della Scala;

2) forse allude all’urna nella quale venivano inseriti i voti per eleggere l’Imperatore, che era foderata di
feltro; allude ad un imperatore a venire;

-seconda morte= morte dell’anima;


- “e vederai color che son contenti / nel foco, perché speran di venire” → allude al purgatorio;

- “A le quai poi se tu vorrai salire, / anima fia a ciò più di me degna: / con lei ti lascerò nel mio partire;”→
allude al paradiso e a Beatrice che lo guiderà;

CANTO III
Luogo: Antinferno
Peccatori: gli ignavi, che corrono dietro a una bandiera e sono punzecchiati da mosconi e
vespe.

Dante e Virgilio arrivano davanti alla porta dell’Inferno, sulla quale è scritta un’iscrizione
che annuncia il regno dell’eterno dolore e termina con “Lasciate ogni speranza, voi
ch’entrate.”. L’iscrizione allude alla Trinità: divina podestate (Dio), somma sapienza
(Cristo) e primo amore (Spirito Santo).

Entrando Dante sente un grande rumore di urla, gemiti e bestemmie. Virgilio spiega che
sono le anime degli ignavi, cioè coloro che in vita non presero mai posizione e vissero
senza infamia e senza lode. Tra loro ci sono anche gli angeli che non si schierarono nella
ribellione di Lucifero.

La loro pena è correre continuamente dietro a una bandiera che cambia direzione ed
essere punti da mosconi e vespe. Dante riconosce l’ombra di colui che fece “il gran
rifiuto”, probabilmente Pope Celestine V. Virgilio gli dice di non occuparsi di loro: “non
ragioniam di loro, ma guarda e passa.”

I due arrivano poi al fiume Acheronte, dove le anime aspettano di passare. Il traghettatore è
Charon, che inizialmente non vuole portare Dante perché è vivo, ma Virgilio gli spiega che il
viaggio è voluto da Dio. Dopo il traghettamento delle anime Dante sviene per un terremoto.

-“c’hanno perduto il ben de l’intelletto.”→ben de l’intelletto= la ragione, che ci trattiene dal peccato; si sono
lasciati sopraffare dalla passione;

-“tengnon l’anime triste di coloro / che vissero sanza ‘nfamia e sanza lodo” → gli ignavi, vissero senza
infamia e senza lode; non si sono macchiati di infamia, perché indifferenti;

-“Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, / vidi e conobbi l’ombra d i colui / che fece per viltade il gran rifiuto”
dopo che v’ebbi riconosciuto qualcuno, vidi e riconobbi l’ombra di colui che per viltà fece il grande rifiuto. ;
forse si riferisce a Celestino V, frate eremita che viene eletto papa prima di Bonifacio VIII; Dante è entusiasta
su Celestino V perché rinnovi la chiesa; si rivela del tutto in adeguato, non ha esperienza e viene manipolato
da cardinali finché no da le dimissioni; o forse allude a Ponzio Pilato, che cedendo alla pressione della folla,
pronunciò la condanna a morte di Gesù, pur credendolo innocente;

-Caronte= il nocchiero che traghetta su una nave le anime all’inferno attraverso il primo fiume infernale,
l’Acheronte;

-“disse: “Per altra via, per altri porti / verrai a piaggia, non qui, per passare: più lieve legno convien che ti
porti”.” Caronte profetizza che Dante andrà nel purgatorio;

-“E ‘l duca lui: “Caron, non ti crucciare: / vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e non dimandare.” ” E
la mia guida a lui: “Caronte, non ti arrabbiare: si vuole così nel luogo (paradiso) dove si può ottenere tutto ciò
che si vuole, e non domandare altro.” →Virgilio dice che Dio stesso ha voluto il viaggio di Dante;

CANTO V
Luogo: secondo cerchio dell’Inferno
Peccatori: lussuriosi

Nel secondo cerchio dell’Inferno Dante incontra i lussuriosi, cioè coloro che in vita si sono
lasciati dominare dalla passione amorosa.

All’ingresso del cerchio si trova Minosse, il giudice infernale che decide in quale cerchio deve
andare ogni anima avvolgendo la coda intorno al corpo tante volte quanti sono i cerchi da
scendere.

I lussuriosi sono trascinati continuamente da una tempesta violenta che non si ferma mai,
simbolo della passione che li ha travolti in vita.

Dante vede molte figure famose, come Didone. Poi parla con due anime che volano insieme:
Paolo Malatesta e Francesca da Rimini.

Francesca racconta che lei e Paolo si innamorarono leggendo la storia di Lancillotto e della
regina Ginevra. Il marito di Francesca li scoprì e li uccise.

Dante è molto colpito dal racconto e sviene per la compassione.

-Minosse: re di Creta, secondo demonio, giudice infernale; decide in che cerchio mandare le anime; vanno
mandate nel cerchio corrispondente al numero di volte che si avvinghia la coda intorno al corpo;

-“Non impedir lo suo fatale andare: / vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandrae.”
→stessa formula pronunciata da Virgilio anche a Caronte;

-per legge del contrapasso: trascinati contro le pareti rocciose dalla tempesta infernale→ tempesta dei sensi
della passione cui cedettero i peccatori; In pratica significa che la punizione di un peccatore nell’aldilà riflette
in modo simbolico o contrario il peccato commesso in vita.

-peccatori carnali= rapporti sessuali illeciti;

-“pietà mi giunse” Dante prova pietà per queste anime; sa quanto sia difficile resistere all’amore;
-nell’inferno le passioni sono ancora vive;

-va a parlare con Francesca di Rimini, figlia di Guido da Polenta, che ospitò Dante- omaggio;

-Paolo e Francesca: storia realmente accaduta; coinvolge due famiglie aristocratiche; Francesca per una
questione di alleanza politica è costretta a sposarsi; Francesca è convinta a sposare Gianciotto con l’inganno,
le viene mostrata la foto di Paolo; Francesca divenne amante del fratello del marito, Paolo, che era già
sposato; colti sul fatto vennero entrambi uccisi da Gianciotto; sembrano di godere di uno stato particolare
nell’inferno;
CANTO VI
Luogo: terzo cerchio dell’Inferno
Peccatori: golosi stanno sdraiati nel fango mentre una pioggia composta di grandine grossa,
acqua nera e neve li flagella;

Dante si risveglia dopo lo svenimento avvenuto nel canto precedente e si trova nel terzo
cerchio dell’Inferno. Qui sono puniti i golosi, cioè coloro che in vita hanno esagerato nel
mangiare e nel bere.

La loro pena consiste nel restare sdraiati nel fango sotto una pioggia continua, sporca e
fredda. La pioggia rappresenta la degradazione e la vita animalesca che hanno condotto.

A sorvegliare e tormentare i dannati c’è Cerbero, un mostro con tre teste che graffia e lacera
le anime. Virgilio riesce a calmare Cerbero lanciandogli della terra in bocca.

Dante parla con un dannato chiamato Ciacco, un cittadino fiorentino. Ciacco parla della
situazione politica di Firenze e predice le lotte tra le fazioni della città.

Cerbero= terzo demonio, cane con tre teste, riconducibile alla mitologia classica;

-i dannati giacciono col viso nella melma, mentre Cerbero li tormenta;

-“graffia li spiriti, ed iscorta i miseri profani” → stile comico, asprissimo verso, suoni sgradevoli che mirano a
riprodurre la sgradevolezza; il suon rafforza il contenuto e il significato;

-“E ‘l duca mio distese le sue spanne, / prese la terra, e con piene le pugna / la gittò dentro a le bramose
canne.” → reminiscenza Virgiliana; omaggio a Virgilio, ricordo della poesia di Virgilio; in un passo
dell’Eneide in cui a Enea e permesso di visitare gli inferi costuditi da Cerbero, egli gli getta una focaccia
soporifera;

-Ciacco: personaggio storico: famoso come parassita, uomo di belle maniere che amava scroccare pranzi; in
fiorentino = porco;

-3 domande politiche a Ciacco:

1) “ma dimmi, se tu sai, a che verranno // li cittadini de la città partita;” =come finirà il conflitto tra i cittadini a
Firenze? (tra Guelfi Bianchi e Neri)

2) “s’alcun v’è giusto;” = esiste un cittadino giusto?

3) “e dimmi la cagione / per che l’ha tanta discordia assalita.” =qual è la causa di tanta discordia?
-3 risposte:
1) “Dopo lunga tencione / verrano al sangue, e la parte selvaggi / caccerà l’altra con molta offensione. // Poi
apresso convien che questa caggia / infra tre soli, e che l’altra sormonti / con la forza di tal che testé
piaggia. // Alte terrà lungo tempo le fronti, / tenendo l’altra sotto gravi pesi, / come che di ciò pianga o che
n’aonti.” = Dopo una lunga lotta arriveranno allo scontro sanguinoso e il partito dei Bianchi caccerà l’altro, con
molte
persecuzioni. In seguito è destino che il partito dei Bianchi cada nel giro di tre anni, e che l’altro prenda il
potere con la forza di un tale che ora si barcamena tra l’una e l’altra parte. La parte nera sarà a lungo
padrona assoluta della città, tenendo quella Bianca in una condizione grave di oppressione, per quanto di
ciò la parte Bianca si lamenti o se ne sdegni.; verranno al sangue→ allude agli avvenimenti del primo
maggio del 1300, quando in un tafferuglio per le vie di Firenze a uno viene tagliato il naso, questo
avvenimento è l’escalation del conflitto; parte selvaggia= la famiglia dei Cechi che era a capo dei Gelfi
Bianchi; tal che teste piaggia= Bonifacio VIII, che al tempo si è schierato, faceva finta;

2) “Giusti son due, e non vi sono intesi;”= I giusti sono due e per giunta non vengono ascoltati; giusto=
uomini che vogliono il bene di Firenze; probabilmente allude a se stesso, a Cavalcanti o a Dino Compagni
(cronachista);

3) “superbia, invidia e avarizia sono / le tre faville c’hanno i cuori accesi.” =superbia, invidia e avidità sono i
tre vizi che hanno infiammato i cuori;
-Dante fa finta che Ciacco profetizzi il futuro, in realtà Dante scrive queste cose dopo che sono avvenute;

-le anime nel giorno del giudizio ritorneranno alla loro tomba, riprenderanno il loro corpo e sentiranno la
sentenza finale;

-Pluto: quarto demonio, guardiano del quarto cerchio, cristianizzato dalla mitologia classica;

CANTO X
Luogo: sesto cerchio dell’Inferno
Peccatori: eretici; giacciono in sepolcri arroventati dal fuoco

Dante e Virgilio si trovano tra le tombe infuocate del sesto cerchio. Dante chiede se è
possibile vedere le anime dei dannati perché i sepolcri sono aperti. Virgilio spiega che dopo
il giudizio universale le anime torneranno nei loro corpi e le tombe verranno chiuse
definitivamente.

All’improvviso un’anima si alza dalla tomba e riconosce Dante dalla lingua fiorentina. Si
tratta di Farinata degli Uberti, capo dei ghibellini fiorentini. Farinata appare maestoso e
orgoglioso, come se l’Inferno fosse solo un fastidio.

Tra Dante e Farinata nasce una discussione sulla politica di Firenze. Farinata ricorda che gli
antenati di Dante erano suoi nemici.

Durante il dialogo compare anche Cavalcante de’ Cavalcanti, padre del poeta Guido
Cavalcanti, amico di Dante. Chiede notizie del figlio. Dante usa il passato (“ebbe”) e
Cavalcante pensa che il figlio sia morto, quindi ricade disperato nella tomba.

Farinata riprende a parlare e profetizza l’esilio di Dante. Spiega anche che i dannati possono
vedere il futuro ma non il presente.

-eretici=coloro che seguono la dottrina ortodossa della chiesa;

-Iosafat= valle vicino a Gerusalemme, dove si svolgerà il giudizio universale;

-Epicuro tutti i suoi seguaci= Epicuro filosofo greco che parlava della mortalità; coloro che non credono
nell’immortalità dell’anima;

-Farinata→ lo vediamo alto, torreggiante, orgoglioso; è preso dalla preoccupazione per la propria città,

persino l’inferno gli sembra un contrattempo fastidioso;

-Farinata: capo storico dei ghibellini, nemico di Dante, ma Dante lo rispetta e lo stima; vero nome: Manente
degli Uberti; riesce a sconfiggere e ad esiliare i Guelfi grazie all’aiuto di Federico II, poi Guelfi ritornano al
potere e lo mandano in esilio a Siena, quando i ghibellini vincono la battaglia di Montaperti può tornare a
Firenze; i ghibellini vogliono radere al suolo Firenze per cancellare definitivamente il partito guelfo, Farinata
è l’unico a opporsi; muore e nello stesso anno i guelfi riacquisiscono il potere; venne accusato di eresia;

-canto contrapposto al III canto, in cui Virgilio dice a Dante di non guardare gli ignavi, perché non sono degni
della loro attenzione; grande disprezzo per gli ignavi; nel X canto invece Virgilio gli dice il contrario, lo incita a
guardare Farinata;

-gli antenati di Dante furono nemici di Farinata;

- “forse cui Guido vostro ebbe a disdegno.” Disdegno= per la fede da parte di Guido che era epicuro; Dante
usa il passato remoto (ebbe), Cavalcante intuisce che Guido era morto, in realtà al tempo non lo era;

-“Ma non cinquanta volte fia raccesa / la faccia de la donna che qui regge, / che tu saprai quanto quell’arte
pesa.” →Farinata profetizza che Dante verrà esiliato;

-“Lo strazio e ‘l grande scempio” allude alla battaglia di Montaperti, vinta dai ghibellini, guidati da Farinata;
massacro che ha tinto il fiume di rosso; avevano ucciso molti guelfi; queste leggi conseguenza del massacro
della battaglia;

-“Ma fu’ i solo, la dove sofferto/ fu per ciascun di torre via Fiorenza, / colui che la difesi a viso
aperto”→allude a concilio di Empoli; i ghibellini dopo la battaglia di Montaperti si riunirono ad Empoli; tutti
volevano radere al suolo Firenze, tranne Farinata, che si oppone al concilio di Empoli;

CANTO XIII
Luogo: settimo cerchio, secondo girone
Peccatori: violenti contro sé stessi (suicidi e scialacquatori)

Dante e Virgilio entrano in una selva oscura e inquietante, piena di alberi contorti e senza
foglie. Qui si trovano le anime dei suicidi, trasformate in alberi e sterpi. Sui rami vivono le
Arpie, creature con volto di donna e corpo di uccello, che lacerano continuamente le piante.

Virgilio invita Dante a spezzare un ramo. Dal ramo escono sangue e parole. L’albero è
l’anima di Pier delle Vigne, consigliere dell’imperatore Federico II. Racconta di essere stato
accusato ingiustamente per l’invidia dei cortigiani e di essersi suicidato per disperazione.

Pier delle Vigne spiega anche la legge del contrappasso: le anime dei suicidi sono
trasformate in alberi perché hanno rifiutato il loro corpo. Nel giorno del giudizio universale
non potranno riaverlo: i loro corpi saranno appesi ai rami degli alberi.

All’improvviso arrivano due dannati che corrono disperati: sono gli scialacquatori, inseguiti
da cagne feroci che li dilaniano.

-dopo aver attraversato il fiume Flagetonte in groppa al centauro Nesso incomincia il canto;
-descrive il bosco infernale con stile aspro;

-“Uomini fummo, e or siam fatti sterpi”→ sterpi= cespugli ramosi, rami; dice

l’albero contenente l’anima di Pier delle Vigne, altissimo funzionario di Federico II;

-Pier delle Vigne fu accusato di alto tradimento, venne rinchiuso nel carcere, accecato e poi si suicido; -
la meretrice= la prostituta, l’invidia; la causa della disgrazia è l’invidia dei cortigiani;
-disdegnoso gusto= amaro piacere; ossimoro;

-Delle Vigne si condanna da solo alla dannazione eterna;

CANTO XV
Luogo: settimo cerchio, terzo girone
Peccatori: violenti contro Dio nella natura (sodomiti); camminano senza sosta su sabbia
infuocata sotto una pioggia di fuoco

Dante e Virgilio camminano su un argine di pietra vicino a un piccolo fiume di fuoco.


Incontrano una schiera di anime costrette a camminare continuamente nel deserto.

Uno dei dannati riconosce Dante: è Brunetto Latini, grande intellettuale fiorentino e
maestro di Dante.

Brunetto chiede di camminare accanto a Dante per un tratto e gli domanda il motivo del suo
viaggio nell’oltretomba. Durante la conversazione gli predice che i fiorentini gli saranno ostili
e lo critica dicendo che sono ciechi, avari, invidiosi e superbi.

Dante ricorda con grande rispetto gli insegnamenti ricevuti da Brunetto, soprattutto quando
gli spiegava come l’uomo può diventare eterno attraverso la fama e la scrittura.

Alla fine Brunetto torna correndo verso la sua schiera di dannati.

-i sodomiti: riferimento alla punizione divina della città di Sodoma; antico testamento: Sodoma e Gomorra
distrutte da una pioggia di fuoco; perciò i sodomiti vagano in un deserto flagellati da una pioggia di fuoco;

-Brunetto Latini =maestro di Dante;

-“risposi. “Siete voi qui, ser Brunetto?”” unico punto della Divina Commedia in cui Dante si rivolge ad un
personaggio con “voi” e “sir”; indice di particolare riconoscenza;

-“la cara e buona immagine paterna” Brunetto maestro di Dante, era omosessuale, il che era peccato perciò è
finito all’inferno;

-“m’insegnavate come l’uom s’etterna:” gli ha insegnato come l’uomo acquista una fama eterna, scrivendo;
gli insegna a scrivere;

CANTO XXVI
Luogo: ottavo cerchio, ottava bolgia
Peccatori: consiglieri fraudolenti; avvolti in fiammelle che nascondono le anime

Il canto inizia con una invettiva contro Firenze, perché nel canto precedente Dante aveva
visto molti ladri fiorentini.

Nella bolgia Dante vede molte fiammelle che si muovono come lucciole in una notte
d’estate. Ogni fiamma contiene un’anima di un consigliere fraudolento.

Una fiamma ha due punte: dentro ci sono Ulisse e Diomede, uniti anche nell’Inferno come
in vita.

Su richiesta di Dante, Ulisse racconta il suo ultimo viaggio. Dopo essere tornato a casa non
riuscì a fermarsi, perché era spinto dal desiderio di conoscere il mondo e i vizi e le virtù degli
uomini.

Partì quindi con i suoi compagni e superò le colonne d’Ercole. Prima di farlo pronunciò il
famoso discorso: gli uomini non sono fatti per vivere come bruti ma per seguire virtù e
conoscenza.

Dopo cinque mesi di navigazione videro una montagna lontana (il monte del Purgatorio), ma
un turbine di vento fece affondare la nave.

-canto di Ulisse;

-inizia con un’inventiva contro Firenze perché nel canto precedente si era parlato dei ladri di Firenze;
inventiva= apostrofe/ polemica particolarmente aspra; commento personale di Dante;

-girone dei consiglieri fraudolenti; consigli che servono per ingannare;

-“l’ardore / ch’i ebbi a divenir del mondo esperto / e de li vizi umani e del valore;” Ulisse arde dalla brama di
conoscenza→il vero peccato di Ulisse, la cultura del tempo: conservazione e trasmissione del sapere
esistente; voler sapere di più è peccato di superbia;

-prima di varcare le colonne d’Ercole, Ulisse fa un discorso celeberrimo ai suoi compagni: “ “Of frati”, dissi
“che per cento milia / perigli siete giunti a l’occidente, / a questa tanto piccola vigilia // s’i nostri sensi ch’è
del rimanente / non vogliate negar l’esperienza, / di retro al sol, del mondo sanza gente (emisfero australe,
che si credeva completamente ricoperto dalle acque). // Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a
viver come bruti, /ma per seguir virtute e conoscenza.” Considerate la vostra stirpe, non siete fatti per vivere
come esseri privi di intelligenza e sensibilità, ma per seguire le virtù e la conoscenza;

-vero tema del canto è l’ardore di conoscenza

CANTO XXXIII
Luogo: nono cerchio dell’Inferno, lago ghiacciato Cocito
Peccatori: traditori della patria (Antenora) e traditori degli ospiti (Tolomea)

Dante vede una scena terribile: il conte Ugolino della Gherardesca sta rosicchiando il cranio
del suo nemico, l’arcivescovo Ruggieri.

Ugolino racconta la sua storia. Ruggieri lo fece imprigionare nella torre della Muda insieme
ai suoi figli e nipoti. Dopo mesi di prigionia sentirono inchiodare la porta della torre e
capirono che sarebbero stati lasciati morire di fame.

Cominciò una lunga agonia. I figli morirono uno dopo l’altro davanti ai suoi occhi. Il racconto
termina con il verso famoso:

“Poscia, più che ’l dolor, poté ’l digiuno.”

Dante conclude con una violenta invettiva contro Pisa, accusata di aver punito anche
bambini innocenti.

Poi Dante e Virgilio incontrano frate Alberigo, uno dei traditori degli ospiti. Egli spiega che
alcune anime sono già all’Inferno mentre i loro corpi sulla Terra sono ancora vivi ma
posseduti da un demonio.

Dante, in segno di disprezzo, rifiuta di aiutarlo e continua il viaggio.

-penultimo canto, canto più crudele dell’inferno;

-torre di Muda=torre della fame;

-l’arcivescovo Ruggeri tese una trappola al conte Ugolino, lo rinchiuse nella torre di Muda con i suoi figli e li
lasciò morire di fame; è il più grande antagonista di Ugolino, perciò secondo la legge del contrappasso, sta
con lui all’inferno;

-Dante finge che i figli e nipoti chiusi nella torre siano tutti bambini; in realtà non è vero;

-per vari mesi, anche durante la prigionia li veniva portato il cibo, ma dopo il sogno premonitore non più, li
lasciarono morire di fame;

-inventiva di Dante contro Pisa, accusata di aver provocato la morte anche di bambini innocenti;

“Ahi Pisa, vituperio de le genti/ …/ sì ch’elli annieghi in te ogne persona! (inondate Pisa!) /…/ novella Tebe,
Uguiccione e ‘l Brigata / e li altri due che ‘l canto suso appella.” novella Tebe= teatro d’orrori; appellativo per
Pisa, perché a Tebe accadono cose mostruose (re Edipo, Antigona);

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