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DIRITTO

Il sistema costituzionale italiano è una repubblica parlamentare con una chiara separazione dei poteri tra Parlamento, Governo, magistratura e Presidente della Repubblica. Il Parlamento, composto da Camera dei deputati e Senato, esercita il potere legislativo e si riunisce in seduta comune per decisioni importanti; le elezioni avvengono ogni cinque anni con un sistema elettorale misto. Il Presidente della Repubblica, eletto dal Parlamento, rappresenta l'unità nazionale e ha prerogative specifiche, tra cui l'irresponsabilità giuridica per gli atti compiuti durante il mandato.

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DIRITTO

Il sistema costituzionale italiano è una repubblica parlamentare con una chiara separazione dei poteri tra Parlamento, Governo, magistratura e Presidente della Repubblica. Il Parlamento, composto da Camera dei deputati e Senato, esercita il potere legislativo e si riunisce in seduta comune per decisioni importanti; le elezioni avvengono ogni cinque anni con un sistema elettorale misto. Il Presidente della Repubblica, eletto dal Parlamento, rappresenta l'unità nazionale e ha prerogative specifiche, tra cui l'irresponsabilità giuridica per gli atti compiuti durante il mandato.

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IL SISTEMA COSTITUZIONALE ITALIANO

La forma di governo è quella parlamentare, con una divisione dei poteri fra i tre organi principali:
Parlamento, Governo e magistratura, assieme ad altri organi:
 Il Parlamento, che detiene il potere legislativo, è l’unico organo eletto direttamente dai cittadini, ha
funzioni legislative, elettive e di controllo nei confronti del Governo.
 Il Presidente della Repubblica, non titolare di una sua funzione propria ma partecipa a tutti e tre i poteri
dello Stato, ha compito di rappresentare lo Stato italiano.
 Il Governo, che detiene il potere esecutivo, ovvero quello di far attuare le scelte e le leggi prese dal
Parlamento.
 La magistratura, che ha potere giudiziario.
 La Corte costituzionale, che ha compito di controllare la corretta applicazione della Costituzione.
 Le autonomie locali.

IL PARLAMENTO
Il Parlamento è un organo costituzionale che possiede il potere legislativo, che rappresenta i cittadini ed è
formato da due Camere, la Camera dei deputati e il Senato che hanno gli stessi poteri e svolgono le stesse
funzioni; per questo si dice che è un sistema bicamerale perfetto.
Il bicameralismo perfetto venne introdotto per garantire una maggiore riflessione rispetto all’attività
legislativa svolta, e un controllo reciproco delle Camera.

Le due Camere hanno delle differenze, ovvero:


 Il numero dei componenti della Camera dei deputati è formato da 630 deputati eletti dai cittadini, mentre il
Senato è formato da 315 senatori elettivi e da alcuni senatori a vita (sono senatori a vita di diritto gli ex
Presidenti della Repubblica);
 L’età minima per l’elettorato attivo e passivo : per la Camera dei deputati è necessario avere almeno 18
anni per essere elettori e 25 per candidati. Per il Senato è necessario avere 25 anni per essere elettori e 40 per
essere eletti;
 Il sistema elettorale: in entrambe le Camere vige lo stesso sistema elettorale, ma la scelta degli eletti
avviene su base nazionale per la Camera dei deputati e su base regionale per il Senato;

PARLAMENTO IN SEDUTA COMUNE


Le Camere operano separatamente, ma in alcuni casi il Parlamento si riunisce e delibera in seduta comune
per le decisioni come:
 Elezione del Presidente della Repubblica e il suo giuramento di fedeltà;
 La messa in stato d’accusa del Presidente;
 L’elezione di un terzo dei membri del Consiglio superiore alla magistratura;
 L’elezione di un terzo dei giudici della Corte costituzionale.

L’ELEZIONE DEL PARLAMENTO


Il Parlamento rimane in carica per 5 anni (legislatura) a meno che il Presidente della Repubblica non
disponga lo scioglimento. I parlamenti vengono scelti dai cittadini italiano tramite libere elezioni. Tuttavia, i
risultati delle elezioni possono essere diversi in base al sistema elettorale prescelto.
Esistono due tipi di sistemi elettorali:
 Il sistema proporzionale: si basa su collegi plurinominali, dove vengono eletti più candidati. Con questo
sistema la ripartizione dei seggi tra i vari partiti avviene in proporzione ai voti ottenuti da ciascuna lista. Il
vantaggio di questo sistema è la maggiore democraticità, perché permette ai partiti più piccoli di essere
rappresentati in Parlamento, ma può causare un eccessivo frazionamento dei partiti politici.
 Il sistema maggioritario: si basa su collegi uninominali, ambiti in cui viene eletto un solo candidato. Con
questo sistema il seggio disponibile viene assegnato al candidato con il maggior numero di voti. Può essere a
turno unico, quando si vota una sola volta e il seggio viene assegnato a chi ha ottenuto più voti, o a doppio
turno quando in seguito al primo turno, si procede a una seconda votazione tra i candidati con più voti.
Questo sistema consente una maggiore stabilità politica in quanto riduce il numero dei partiti che tendono ad
aggregarsi, facendo ciò i partiti piccoli vengono penalizzati.

IL ROSATELLUM
Questo sistema ha sostituito i precedenti “Italicum” per quanto riguarda la Camera e il “Porcellum” al
Senato. Questo è caratterizzato da:
 Un sistema misto, perché un terzo dei parlamentari è eletto col sistema maggioritario e i due terzi dal
sistema proporzionale;
 I partiti possono allearsi tra loro e presentarsi come “coalizione”;
 Dodici deputati e sei senatori vengono eletti all’estero;
 Nei collegi uninominali con sistema maggioritario viene eletto un candidato, mentre nei collegi
plurinominali con sistema proporzionale, i parlamentari vengono scelti sulla base di un elenco di candidati
indicati dal partito di appartenenza;
 Sono state determinate delle soglie di sbarramento;
 Sono previste le pluricandidature;
 Sono tutelate le quote di genere, ovvero nessuno dei due generi può essere rappresentato nella stessa lista
in misura superiore al 60%.

LA CONDIZIONE GIURIDICA DEI MEMBRI DEL PARLAMENTO


La Costituzione prevede alcune cause tassative di ineleggibilità e di incompatibilità (art. 65).
Le cause di ineleggibilità prevedono che non possono essere eletto alcune persone che, per l’incarico che
svolgono, sarebbero in una condizione ingiustificata di vantaggio rispetto agli altri candidati.
Le cause di ineleggibilità sono state integrate da un provvedimento del Governo, in seguito all’approvazione
della legge “Severino-Monti”, legge emanata per tentare di ridurre la corruzione nella politica italiana ed
evitare che alcuni soggetti continuassero a ricoprire cariche pubbliche per reati vari.
La legge prevede che non possono essere candidati e non possono essere deputati o senatori quelli che
hanno riportato condanne definitive a pene superiori di due anni di reclusione per delitti non colposi
(compiuti intenzionalmente).
La causa di incandidabilità può avvenire anche dopo le elezioni, ed è la Camera a valutare la situazione.
Le cause di incompatibilità non consentono a un deputato o senatore di ricoprire anche un altro incarico
ritenuto inconciliabile con quello di parlamentare, per un conflitto di interessi o altri motivi e quindi lo
costringono a scegliere tra la carica di parlamentare o un’altra.
Per garantire l’autonomia dei parlamentari eletti, la Costituzione riconosce il divieto di mandato imperativo.
Il divieto di mandato imperativo si ha quando un parlamentare chiamato a realizzare l’interesse generale
della collettività e non è giuridicamente vincolato dalla volontà dei suoi eletti.
Per consentire l’esercizio delle funzioni in piena indipendenza, ai parlamentari sono riconosciute:
 Insindacabilità: i parlamentari non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti
dati nell’esercizio della loro funzione. I deputati e senatori non possono essere giudicati in sede civile, penale
o amministrativa per le affermazioni fatte o le decisioni prese nell’esercizio della loro funzione. Garantisce ai
rappresentanti del popolo la più ampia libertà di opinione e espressione senza il timore di possibili
conseguenze negative. I parlamentari sono invece responsabili giuridicamente per gli atti compiuti fuori
dall’esercizio delle loro funzioni
 L’inviolabilità: consiste nel fatto che i deputati e i senatori non possono essere arrestati senza
l’autorizzazione della Camera di appartenenza. L’autorizzazione deve essere approvata a maggioranza
assoluta dei componenti della Camera in questione. È necessaria in caso di arresto o detenzione della persona
o altre misure limitative, non è necessaria quando il parlamentare debba scontare una pena relativa a una
sentenza definitiva di condanna o quando è arrestato in flagranza di reato. L’inviolabilità è temporanea. Il
Parlamento dovrebbe concedere l’autorizzazione ogni volta in cui non è ravvisabile alcun abuso di voler
utilizzare tale organizzazione per motivi politici, invece le Camere tendono a non concederla per assicurare
immunità ad alcuni esponenti politici (fumus boni iuris)
 Indennità economica: comprende una retribuzione equiparata allo stipendio dei magistrati di grado più
elevato, il rimborso di alcune spese. Finita l’attività politica, i membri del Parlamento possono avere diritto a
un trattamento pensionistico particolare.

L’ORGANIZZAZIONE DEL PARLAMENTO


Le Camere sono costituite da:
 Presidente e Ufficio di Presidenza : il presidente ha il compito di dirigere i lavori parlamentari e di
garantire l’osservanza del regolamento, risolvendo eventuali dubbi. Egli deve operare in modo imparziale.
L’Ufficio di Presidenza ha la funzione di assistere il Presidente della Camera nell’esercizio delle sue
funzioni. È formato da vicepresidenti, segretari e questori.
 Gruppi parlamentari: unioni di parlamentari che rappresentano i gruppi politici all’interno di ciascuna
camera. Sono formati da deputati o senatori dello stesso partito o che abbiano almeno lo stesso orientamento
politico. Entro due giorni dalla prima riunione, i parlamentari devono annunciare a quale gruppo intendono
iscriversi. Durante il corso della legislatura, un parlamentare può dimettersi ed iscriversi ad un altro gruppo.
 Commissioni permanenti: formate da un gruppo ristretto di deputati e senatori con lo scopo di esaminare i
disegni di legge prima del voto.
Possono operare in due modi: in sede referente, dove la proposta di legge viene discussa prima in
commissione per preparare il lavoro necessario per la sua approvazione, che avverrà in aula. In sede
deliberante, il progetto di legge viene presentato e approvato direttamente in commissione. Si può operare
anche in altri due modi: in sede redigente, la commissione esamina la proposta articolo per articolo, ma la
votazione finale avviene in aula. In sede consultiva, la commissione è chiamata a esprimere un parere su un
disegno di legge affidato ad un'altra commissione.
 Le Giunte: organi collegiali che si occupano dell’organizzazione interna di ogni camera e del
funzionamento dell’attività parlamentare per garantire il corretto svolgimento delle funzioni. Le giunte
principali sono la giunta per il regolamento, la giunta delle elezioni e per le autorizzazioni.
LA FUNZIONE LEGISLATIVA
La formazione delle leggi ordinarie avviene secondo un determinato procedimento:
 Iniziativa: presentazione di una proposta di legge, prerogativa riconosciuta ai parlamentari, Governo,
cinquantamila elettori, CNEL e Consigli regionali.
 Discussione e approvazione: si discute la proposta presentata e si vota i singoli articoli e l’intero testo da
parte delle Camere. Ciò può avvenire tramite procedura ordinaria, dove la proposta di legge viene assegnata
a una commissione in sede referente e la commissione svolge solo un’attività preparatoria, o per procedura
speciale, dove il Presidente della Camera può decidere di assegnare la proposta alla commissione in sede
deliberante
 Promulgazione: dichiarazione solenne del Presidente della Repubblica che la legge è stata approvata.
Deve essere effettuata entro un mese dall’approvazione o nel termine più breve
 Pubblicazione: consente a tutti di conoscere la nuova legge che deve essere inserito nella Raccolta
Ufficiale degli atti normativi della Repubblica
 Entrata in vigore: una legge entra in vigore quindici giorni dalla pubblicazione
La funzione legislativa vale sia per le leggi ordinarie che quelle costituzionali.
LE ALTRE FUNZIONI DEL PARLAMENTO
Il Parlamento svolge anche:
 Funzione di indirizzo e controllo politico : determina gli obiettivi della politica nazionale e nello scegliere i
mezzi per realizzarli, mentre la funzione di controllo consiste nel verificare se il Governo osserva i criteri
decisi dal Parlamento. C’è l’approvazione del bilancio, dove il Parlamento concede l’autorizzazione al
Governo a riscuotere le entrate. Alcune forme di controllo sono costituite dalle interrogazioni (domanda
scritta rivolta al Governo. Ha scopo di ottenere informazioni o spiegazioni da parte del Governo, che deve
rispondere oralmente in aula o in commissione oppure per iscritto), l’interpellanza domanda scritta con cui
uno o più parlamentari chiedono quali sono i motivi di un comportamento del Governo su questioni che
riguardano alcuni aspetti della sua politica. La mozione richiesta scritta con cui si promuove una discussione
su una questione e la successiva votazione della Camera.
 Funzione elettiva: il Parlamento è chiamato ad eleggere in seduta comune il Presidente della Repubblica,
un terzo dei giudici della Corte costituzionale, un terzo dei componenti del Consiglio superiore di
Magistratura.
 Funzione giudiziaria: si esercita tramite la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica e la
concessione dell’amnistia e dell’indulto.
L’amnistia è un provvedimento tramite cui il Parlamento decide di estinguere un reato per quelli che l’hanno
commesso in un certo periodo di tempo, l’indulto è un provvedimento con cui il Parlamento concede una
riduzione totale o parziale della pena per un certo tipo di reato commesso.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


Il Presidente della Repubblica è un organo costituzionale ed è indipendente rispetto agli altri organi dello
Stato; egli partecipa alle diverse funzioni dello Stato ed è garante della Costituzione.
È il rappresentante dell’unità nazionale nei rapporti interni ed internazionali e possiede poteri sostanziali di
intervento nella politica del paese.
L’ELEZIONE E LA SUPPLENZA DEL CAPO DELLO STATO
Il Capo dello Stato viene eletto in Parlamento, in seduta comune, integrato da tre delegati per ciascuna
Regione, tranne la Valle d’Aosta.
L’assemblea elettiva deve essere convocata dal Presidente della Camera dei deputati entro trenta giorni
prima della scadenza del mandato presidenziale.
L’elezione avviene a scrutinio segreto e senza la presenza di candidature ufficiali. Viene eletto chi ottiene il
voto di almeno due terzi dei componenti dell’assemblea entro i primi tre scrutini; in caso di un quarto
scrutinio, basta la maggioranza assoluta dei componenti dell’assemblea. Può essere eletto qualunque
cittadino italiano che abbia il godimento dei diritti civili e politici e almeno cinquant’anni.
La carica dura sette anni a partire dal giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della
Costituzione che deve fare dopo l’elezione. Al termine della carica, il Presidente diventa senatore a vita e
questo ruolo è incompatibile con qualsiasi altra carica privata o pubblica. In caso di impedimento nel corso
delle sue funzioni, egli viene sostituito dal Presidente del Senato. I poteri del supplente sono limitati in
quanto può compiere solo gli atti urgenti o di ordinaria amministrazione.

LE PREROGATIVE DEL CAPO DELLO STATO


Al Presidente della Repubblica sono riconosciute tre prerogative fondamentali:
 Irresponsabilità giuridica: egli non è responsabile giuridicamente per gli atti compiuti nell’esercizio delle
sue funzioni, in quanto ogni suo atto deve essere accompagnato dalla controfirma ministeriale con cui i
singoli ministri si assumono la responsabilità giuridica. È però responsabile per alto tradimento (violazione
dell’obbligo di fedeltà alla Repubblica) e attentato alla Costituzione (atto diretto a modificare illegalmente o
a violare i principi della Costituzione). In questi casi il Presidente è messo sotto stato d’accusa dal
Parlamento in seduta comune e a maggioranza assoluta dai suoi componenti, per poi essere giudicato dalla
Corte costituzionale. Il Presidente è responsabile giuridicamente per gli atti privati. Diversa è la
responsabilità politica, che può essere giudicata dai parlamentari
 Tutela penale: la Costituzione punisce i reati di attentato alla vita, all’incolumità e alla libertà personale e
di offesa all’onore o al prestigio del Presidente, punibile da uno a cinque anni di reclusione
 Prerogative economiche: comprendono un assegno personale per la carica e una dotazione patrimoniale
per l’esercizio delle sue funzioni.

GLI ATTI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


Gli atti sostanzialmente presidenziali sono provvedimenti di competenza esclusiva del Presidente,
controfirmati dal Governo, mentre gli atti formalmente presidenziali sono provvedimenti emanati dal
Capo dello Stato su iniziativa e col consenso del Governo, o che il Presidente si limita a controfirmare.
Negli atti sostanzialmente presidenziali la firma del Presidente esprime la volontà di emanare il
provvedimento, mentre la controfirma è un controllo formale. Negli atti formalmente presidenziali è il
governo che decide di emanare l’atto, mentre la controfirma del Presidente ha valore di controllo.

LE FUNZIONI SVOLTE DAL PRESIDENTE


 Nell’ambito di potere legislativo svolge:
- Indizione delle elezioni delle Camere
- Convocazione straordinaria delle Camere
- Promulgazione delle leggi
- Nomina di cinque senatori a vita
- Invio di messaggi formali alle Camere
- Indizione del referendum
 Nell’ambito di potere esecutivo:
- Autorizzazione della presentazione dei disegni di legge
- Nomina del presidente del Consiglio e dei membri
- Nomina dei funzionari pubblici
- Ratifica dei trattati internazionali
- Comando delle forze armate e la presidenza del Consiglio supremo di difesa
 Nell’ambito di potere giudiziario:
- Presidenza del Consiglio superiore della magistratura
- Nomina di cinque giudici della Corte costituzionale
- Concessione della grazia
IL GOVERNO
Gli organi che formano il Governo sono:
 Consiglio dei ministri: ha il compito di determinare l’indirizzo politico e assicurare l’unità dell’azione del
Governo. È un organo collegiale e complesso, formato da più persone e organi. Si occupa di stabilire la
politica generale del Governo, definisce l’indirizzo generale dell’azione amministrativa e risolve i conflitti
tra ministri. Si riunisce a Palazzo Chigi dietro convocazione e le sue riunioni non sono pubbliche.
 Presidente del Consiglio dei ministri : ha il compito di dirigere la politica generale del Governo e di
promuovere e coordinare l’attività dei ministri. Ha una posizione di preminenza formale rispetto ai ministri,
legati a questo tramite rapporto fiduciario. Tuttavia, non esiste un vero e proprio ordine gerarchico tra i due.
Si occupa di comunicare al Parlamento la composizione del Governo, chiedere la fiducia sul programma
politico presentato e porre la questione di fiducia sull’approvazione di un provvedimento, pone la
controfirma degli atti del Capo dello Stato, regola l’attività dei ministri tramite direttive politiche e
amministrative, ordinando anche la sospensione dell’adozione di un atto, può istituire dei comitati
interministeriali
 Ministri: hanno il compito di partecipare alle riunioni e deliberazioni del Consiglio e di dirigere il ministro
a cui sono preposti. Di solito sono politici, ovvero eletti dai cittadini, ma in certi casi anche tecnici, ovvero
persone esperte scelte da forze maggiori.
Possono essere presenti anche organi non necessari:
 Vicepresidente del Consiglio, con carica di supplente del Presidente del Consiglio. In caso non ce ne fosse
uno, la supplenza va al ministro più anziano
 Ministri senza portafoglio: dipendono dalla Presidenza del consiglio e partecipano alle riunioni del
Consiglio e sono responsabili collegialmente per le deliberazioni su materie a loro affidate. La quantità di
essi è decisa dal Governo, ma la quota massima è 63
 Sottosegretari: organi ausiliari di un ministro che vengono nominati con decreto dal Presidente della
Repubblica, sotto ordine del Presidente del Consiglio. Devono prestare giuramento nelle mani del Presidente
del Consiglio e non partecipano alle riunioni
 Commissari straordinari: detti anche alti commissari, hanno il ruolo di realizzare obiettivi specifici o
assicurare il coordinamento tra diverse amministrazioni statali

LA FORMAZIONE E LA CRISI DI GOVERNO


Il Governo nasce dopo una nuova legislatura o una crisi di Governo.
Il Governo si forma con il giuramento che il Presidente del Consiglio e i ministri devono fare di fronte al
Capo dello Stato. Dopo il giuramento il Governo può compiere solo atti urgenti ed entro dieci giorni deve
recarsi in Parlamento per chiedere la fiducia. Il Presidente del Consiglio espone il programma politico, per
poi presentare e votare una mozione di fiducia.
La mozione di fiducia è un atto parlamentare con cui si esprime la volontà di concedere la fiducia al
Governo. La fiducia viene votata con voto palese a maggioranza semplice, cioè con la maggioranza dei
presenti. Se anche una Camera vota contro la fiducia, si apre un’altra crisi, in quanto è necessaria la fiducia
di entrambe per la durata della legislatura.
Il Governo può decidere di dimettersi di sua iniziativa o in seguito ad una mozione di sfiducia, atto con cui si
dichiara la volontà di revocare la fiducia al Governo e di cui si chiede l’approvazione dal Parlamento. In
genere sono i partiti di opposizione a presentarla, approfittando di un momento di difficoltà in cui si trova il
Governo.
La questione di fiducia si verifica quando il Governo subordina la sua permanenza in carica all’approvazione
senza modifiche di un provvedimento specifico che ha presentato, dichiarando che si dimetterà in caso esso
non venga approvato dal Parlamento. In questo modo, il Governo presenta una minaccia al Parlamento
riguardo le sue dimissioni.

LE FUNZIONI SVOLTE DAL GOVERNO


Le funzioni svolte dal governo sono:
• la Funzione di indirizzo politico: analisi della situazione generale dello Stato, individuazione degli
obiettivi che si vogliono raggiungere ed esaminare i problemi da affrontare.
• la Funzione amministrativa: attuazione delle politiche e delle azioni decise nell’ambito dell’indirizzo
politico, attraverso la predisposizione dei mezzi necessari a raggiungere gli obiettivi
LE RESPONSABILITA’ DEI MINISTRI
I membri del Governo sono responsabili politicamente nei confronti del Parlamento; quindi, devono
mantenere la fiducia di entrambe le Camere.
I membri sono responsabili giuridicamente per la loro attività, rispondendo ad eventuali illeciti civili,
amministrativi e penali.
 La responsabilità civile, di cui si occupa la magistratura ordinaria, si ha quando i membri del
Governo causano un danno ingiusto a terzi, con l’obbligo di risarcire i danni.
 La responsabilità amministrativa, di cui si occupa la magistratura contabile, si ha quando ministri o
Presidente del Consiglio producono un danno patrimoniale o economico a carico dello Stato.
 La responsabilità penale riguarda i reati ministeriali (illeciti penali compiuti in quanto membri del
Governo) e reati comuni (commessi come cittadini).

LA MAGISTRATURA
La magistratura detiene il potere di far rispettare le leggi e opera la separazione dei poteri e per questo viene
detto che alla magistratura viene affidata la funzione giurisdizionale.
La funzione giurisdizionale  consiste nel far applicare le norme giuridiche che possono essere sia astratte
o generali in base a casi particolari e concreti per verificare che esse vengano effettivamente rispettate. La
funzione giurisdizionale deve essere esercitata in maniera autonoma da giudici indipendenti. Nello
svolgimento dell’attività giurisdizionale i giudici vengono chiamati ad applicare le leggi.
Il giudice non può rifiutarsi di giudicare le situazioni e deve cercare di farlo in modo oggettivo e imparziale.
Sentenza  è il provvedimento dove il giudice esprime la propria opinione in merito al caso e con cui
dichiara in che modo le norme giuridiche esistenti possono essere applicate al caso concreto in esame.
I princìpi dell’attività giurisdizionale che la costituzione prevede sono:
 il diritto di azione: ogni individuo può rivolgersi a un giudice per far valere i suoi diritti
 il diritto di difesa: ogni soggetto coinvolto in un processo ha il diritto di presentare le prove ed esporre le
proprie ragioni davanti al giudice.
 la presunzione di innocenza: ogni imputato è considerato innocente fino alla condanna definitiva.
 la personalità della responsabilità penale: ogni individuo è responsabile delle proprie azioni e non può
essere punito per i fatti commessi da altri.
 l’obbligo della motivazione: il giudice deve sempre spiegare i motivi in base ai quali ha preso la sua
decisione.
 Il doppio grado di giurisdizione: terminato il primo processo, la parte non si ritiene soddisfatta si può
avviare un secondo giudizio contro la sentenza, davanti a un giudice diverso da quello di primo grado.
 Principio del giudice naturale: la scelta del giudice viene determinato secondo criteri di legge che fanno
riferimento al luogo, al valore e alla materia della lite.
La giurisdizione si divide in civile, penale e amministrativa.
 La giurisdizione civile è l'attività di tutela dei diritti previsti dalla legge a vantaggio di una persona che
agisce e successivamente si passa al piano processuale, mediante l'applicazione della norma giuridica al caso
concreto. Nel processo civile abbiamo le due parti che sono l’attore e il convenuto. L’attore presenta una
domanda al giudice per poter ottenere giustizia nei confronti dell’altra parte e tra le due parti il giudice alla
fine deve decidere chi ha ragione.
 La giurisdizione penale riguarda persone che hanno commesso un reato grave che danneggia un interesse
generale della collettività. Di solito nel processo penale è lo stato che rappresenta la figura del pubblico
ministero che accusa e chiede la condanna di una persona sospettata di avere commesso un reato
all’imputato.
 La giurisdizione amministrativa fa riferimento alla violazione di un interesse legittimo. Nel processo
amministrativo una persona, ovvero il ricorrente, chiede l’annullamento di un atto emanato dalla Pubblica
amministrazione (resistente) considerato illegittimo o ingiusto, e il giudice deve decidere se annullare o
meno.

IL PROCESSO CIVILE
Il processo civile si basa alla risoluzione di eventuali conflitti tra soggetti privati e tutela interessi particolari.
Si avvia nel caso in cui una delle due parti si rivolge al giudice per chiedere giustizia.
Nel processo civile, che fa parte della giurisdizione civile, abbiamo due parti che sono l’attore e il
convenuto. Il processo civile si svolge con il principio di una domanda che viene fatta dall’attore e
presentata a un giudice.
Successivamente abbiamo il principio contraddittorio dove il giudice può decidere una causa soltanto se la
domanda è stata comunicata regolarmente al convenuto e se gli è stato dato un termine sufficiente per
presentare le sue difese in giudizio.
Un altro principio che deve essere attuato nel processo civile è quello del principio della corrispondenza
tra chiesto e pronunciato, nel quale il giudice è vincolato dalla domanda che è stata posta dall’attore nei
confronti del convenuto e non può pronunciare un provvedimento più ampio o diverso da quello richiesto.
Il principio dispositivo: il giudice non può di sua iniziativa cercare delle prove, ma deve giudicare in base
alle prove che gli vengono dati durante il processo.
Il principio dell’onere della prova: la parte deve provare i fatti, le affermazioni e richieste.
Altre competenze in materia sono cause relative a:
· apposizione di termini e osservanza delle distanze di alberi e siepi.
· servizi condominiali.
· rapporti tra proprietari in materia di immissioni.
· interessi per ritardato pagamento di prestazioni previdenziali e assistenziali.
Una volta individuato il tipo di giudice competente bisogna stabilire quale giudice in astratto (giudice di pace
o tribunale) è competente in concreto. Di regola per la decisione di una causa è competente il giudice del
luogo dove il convenuto ha la residenza o il domicilio.
A seconda della richiesta dell’attore, un giudizio civile, può assumere la forma di un processo di cognizione,
di esecuzione o cautelare.
 processo di cognizione: l’attore chiede al giudice di affermare la situazione di diritto esistente tra le parti,
cioè di accertare i fatti e applicare le norme giuridiche per risolvere il contrasto tra il convenuto.
 il processo di esecuzione: l’attore chiede al giudice di costringere la controparte che non adempie a un
obbligo a cui è tenuto, a realizzare quell’obbligo in modo coattivo o forzato.
 il processo cautelare: l’attore chiede al giudice di adottare idonei provvedimenti per garantire la
conservazione di un diritto considerato a rischio durante lo svolgimento di un processo ordinario.
CONCLUSIONE DEL PROCESSO CIVILE
Il processo civile si conclude con una sentenza, con la quale il giudice accoglie o rigetta le domande
dell’attore e le eventuali domande riconvenzionali del convenuto, stabilendo chi ha ragione e chi ha torto.
Il giudice ha il compito di pronunciare la sentenza e oltre all’indicazione del giudice stesso e delle parti, deve
contenere: una sommaria esposizione dello svolgimento del processo, la motivazione, con l’indicazione degli
elementi di fatto e di diritto di cui il giudice ha tenuto conto nel prendere la decisione.
Il dispositivo, cioè la pronuncia della decisione di accoglimento o di rigetto delle domande proposte dalle
parti e i provvedimenti relativi alle spese del processo che vanno a carico a chi ha perso il processo, che deve
rimborsare a quella vincitrice.
I gradi del giudizio sono tre:
 come primo abbiamo il giudice di pace;
 nel secondo grado si può instaurare un giudizio con la sentenza d’appello, secondo il tribunale;
 il terzo grado spetta alla corte di cassazione.
I giudici d’appello vengono determinati in base alla loro competenza: l’appello contro le sentenze del giudice
di pace deve essere proposto davanti al tribunale, mentre le sentenze di primo grado del tribunale sono
impugnabili davanti alla corte d’appello.
Al termine del giudizio d’appello la parte soccombente può ricorrere alla corte di cassazione, ma solo per
motivi di legittimità. La cassazione, infatti, deve verificare soltanto la corretta applicazione delle norme
giuridiche ai fatti così come sono stati ricostruiti dai giudici dei due gradi precedenti, detti giudici di merito.
Una volta terminato il processo, se la parte che ha perso si rifiuta di seguire la sentenza, l’altra parte può fare
riferimento al giudice per ottenere ciò che gli spetta, attraverso l’esecuzione forzata.
L’atto di precetto è l’atto in cui il creditore intima al debitore adempiere l’obbligazione entro un termine
congruo con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà all’esecuzione forzata.
La procedura forzata inizia con il pignoramento di uno o più beni del debitore. Entro 90 giorni dal
pignoramento i creditori devono chiedere l’assegnazione in proprietà dei beni pignoramenti oppure la loro
vendita forzata.

IL PROCESSO PENALE
Il processo penale prevede i reati e pene e per questo sono puniti dallo stato.
I reati vengono tradizionalmente distinti in:
 contravvenzioni, i reati meno gravi e sono puniti con l’ammenda o l’arresto.
 delitti, che sono i reati più gravi dal punto di vista del danno o del pericolo sociale e sono puniti con la
multa, la reclusione o l’ergastolo.
Le sanzioni penali si distinguono in:
 pene pecuniarie, quando c’è l’obbligo di pagare una somma di denaro allo stato.
 pene detentive, quando consistono in una limitazione della libertà personale del condannato, temporanea o
definitiva.
La punizione nei confronti di chi ha compiuto un illecito penale, spetta allo Stato, in quanto un reato dà
luogo alla violazione di un interesse di carattere generale, ed è un’azione obbligatoria, nel senso che essa
deve essere intrapresa, una volta avuta notizia del reato, a prescindere da eventuali denunce delle parti
coinvolte. In questo caso si applicano le pene accessorie.
La querela è un reato meno grave e si applica quando una persona viene offesa. Si tratta di casi come
minacce, percosse, lesioni personali lievi, molestie o disturbo alle persone. Il processo penale viene esercitata
attraverso il processo penale.

PARTI DEL PROCESSO PENALE


In questo procedimento penale intervengono vari soggetti:
 il pubblico ministero che è l’organo che dirige le indagini e che sostiene la pubblica accusa per conto dello
stato.
 l’imputato, la persona accusata di aver commento un reato.
 la parte civile che è un soggetto eventuale, costituito dalla persona che è stata danneggiata da un reato e
che può decidere di partecipare al processo e richiedere il risarcimento dei danni.
 il giudice per indagini preliminari che è un terzo giudice che interviene per controllare il pubblico
ministero.
 il giudice.
Per competenza in materia si dividono in tre.
 Abbiamo il giudice di pace per alcuni reati indicati tassativamente dalla legge.
 Il tribunale per reati non di competenza del giudice di pace o della corte d’assise.
 La corte d’assise è competente per reati punibili con l’ergastolo, reati punibili con una pena detentiva non
inferiore nel massimo a 24 anni e per alcuni reati specifici.
 Troviamo anche la corte d’appello per materia e per territorio.

IL PROCESSO AMMINISTRATIVO
Ci sono due ricorsi: Il ricorso amministrativo e giurisdizionale.
 Il ricorso amministrativo presenta un ricorso gerarchico formato da un organo superiore per atti
definitivi. Fa parte del ricorso amministrativo anche il ricorso straordinario al presidente della repubblica per
atti definitivi per motivi di legittimità.
 Il ricorso giurisdizionale consiste nel richiedere l'emanazione di un provvedimento amministrativo a un
giudice. La tutela può essere richiesta a un giudice speciale oppure a un giudice ordinario.
Le parti del processo vengono chiamate ricorrente, ovvero colui che presenta il provvedimento e il
resistente, cioè la pubblica amministrazione che chiede il rigetto del ricorso e il mantenimento dell’atto
emanato.
Il processo inizia con un ricorso che deve essere presentato in forma scritta. Il ricorrente entro 60 giorni
deve presentare ricorso.
La decisione sul ricorso può essere di rigetto o di accoglimento è pronunciata da una sentenza civile e,
inoltre, l’ordine all’amministrazione di eseguire la decisione presa.
I principali giudici sono i TAR e il consiglio di stato. In base al principio del doppio grado di giurisdizione,
la parte o le parti soccombenti nel giudizio davanti al Tar possono presentare un ricorso al consiglio di stato.

IL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA


È l’organo di autogoverno della magistratura, composto in prevalenza da rappresentanti dei giudici, che
ha la funzione di adottare tutti i provvedimenti che riguardano i magistrati.
Il CSM è un organo collegiale formato da 3 membri di diritto e da 24 membri elettivi.
- sedici membri, detti togati, sono eletti dai magistrati ordinari fra tutti i magistrati appartenenti alle diverse
categorie.
- otto membri, detti laici o non togati, sono eletti dal Parlamento in seduta comune tra i professori
universitari in materie giuridiche e gli avvocati con almeno 15 anni di attività professionale.

FUNZIONI E DURATA IN CARICA


Durano in carica 4 anni e prendono decisioni relative al lavoro dei magistrati e svolgono anche funzioni
amministrative al ministro della giustizia.

LA CORTE COSTITUZIONALE
La corte costituzionale è formata da 15 giudici nominati da:
 Presidente della Repubblica;
 Parlamento in seduta comune;
 supreme Magistrature ordinaria e amministrative.
I giudici sono tecnici del diritto: magistrati, avvocati e professori universitari. Durata in carica è di 9 anni,
non rielezione. I membri eleggono tra loro un presidente che dirige l'attività della Corte (non è il capo). La
Corte è un organo collegiale-› ogni decisione è elaborata in camera di consiglio a maggioranza, le decisioni
della Corte sono sentenze, obbligatorie per tutti e definitive.

COMPETENZE
Competenze come essere il:
 giudice delle leggi: legittimità costituzionale delle fonti primarie (decreti-legge e legislativi).
 giudice dei conflitti costituzionali: conflitti di attribuzione delle competenze stato-regione, regioni, organi
dello stato.
 giudice penale: accuse contro il Presidente della Repubblica giudice dell'ammissibilità del referendum
abrogativo.

IL GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE


 Nel procedimento diretto, o via principale, la questione di legittimità costituzionale viene proposta
direttamente davanti alla corte costituzionale, da parte di alcuni organi dello stato.
 Nel procedimento indiretto, o in via incidentale, la questione di legittimità costituzionale deve essere
proposta nel corso di un processo davanti a un organo giurisdizionale.

PROCEDURA
La questione può essere sollevata da una delle parti oppure può essere rilevata dal pubblico ministero o dal
giudice. Il giudice a quo deve compiere un esame preliminare, per verificare se ci sono condizioni di
ammissibilità richieste dalla legge, ovvero se la questione di legittimità è rilevante. Il rinvio potrebbe
avvenire se si ritenesse che la questione sia rilevante, in questo caso il giudice respinge l’eccezione con
un’ordinanza motivata e continuerebbe il giudizio in corso. Questo rinvio viene mandata alla corte
costituzionale.

DECISIONE DELLA CORTE


Nel primo caso la Corte dichiara che la disposizione impugnata è illegittima, e quindi cessa di avere efficacia
dal giorno successivo della pubblicazione della sentenza. Nel caso la corte dichiara che la norma è legittima,
continua ad avere validità.

PROCEDURA DI ACCUSA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


Il presidente della repubblica può essere accusato per reati di alto tradimento o attentato alla costituzione.
La procedura di accusa del presidente avviene davanti alla corte costituzionale nel quale si inizia con un
interrogatorio per far conoscere i fatti del quale è accusato, successivamente c’è una fase di dibattimento,
durante il quale alla fine la corte costituzionale si ritira in camera di consiglio e annuncia a maggioranza una
sentenza di assoluzione o condanna. Se la corte ritiene che il presidente sia responsabile di alto tradimento o
attentato alla costituzione viene punito con sanzioni penali e può applicare perfino la decadenza della carica
come sanzione di natura accessoria.

I MODELLI ORGANIZZATIVI DELLO STATO


Ci sono due modelli di organizzazione di uno stato: Il modello di Stato Unitario: prevede che la sovranità sia
attribuita a un solo ente territoriale, costituito dallo Stato, a cui spettano tutte le funzioni pubbliche e che
esercita il governo del territorio in modo diretto attraverso funzionari dell'amministrazione centrale.
modello di stato federale: prevede che lo stato sia formato da tanti soggetti autonomi raggruppati in una
federazione.
Il decentramento porta a una maggiore vicinanza dei poteri decisionali dei cittadini, maggiore attenzione alle
esigenze del territorio e maggiore efficienza delle varie istituzioni che sono necessariamente spinte a
ricercare le soluzioni amministrative più efficaci.
L’Italia è uno stato regionale, l’articolo 114 della costituzione individua i soggetti locali dotati di poteri
autonomi nei comuni, nelle province, nelle città metropolitane e nelle regioni. Queste organizzazioni definite
enti territoriali, sono enti rappresentativi in quanto i loro vertici sono eletti dai cittadini. Le regioni sono 20 e
le province e gli enti di secondo livello 93, le città metropolitane 14 e i comuni 8.000.
Si dividono in regioni a statuto speciale (sicilia,sardegna,valle d’aosta, trentino alto adige, friuli venezia
giulia) e a statuto ordinario.
RIFORMA COSTITUZIONALE 2001
Le principali novità introdotte dalla riforma costituzionale sono:
· principio di sussidiarietà, l’assegnazione delle competenze amministrative spetta ai comuni che sono
considerati i più prossimi ai bisogni reali del territorio;
· autonomia finanziaria di entrata e di spesa delle regioni e degli altri enti locali;
· rafforzamento del potere legislativo, le regioni sono competenti a emanare le leggi in via esclusiva in
tutte le materie che non sono riservate dalla costituzione alla competenza dello stato;
· attribuzione di alcune funzioni sul piano comunitario e internazionale, nelle materie di loro
competenza le regioni possono partecipare alle decisioni relative agli atti normativi comunitari e concludere
accordi e intese con altri stati o con altri enti stranieri nel rispetto dei limiti indicato dalle leggi dello stato;
· creazione in ogni regione di un consiglio delle autonomie locali, al quale sono attribuite funzioni
consultive in materia di rapporti fra regione e gli enti locali operanti al suo interno.

LE REGIONI
Le regioni autonome sono regolate da uno statuto speciale che deve essere adottato dal parlamento con una
legge costituzionale. Anche nelle regioni ordinarie viene riconosciuta un’autonomia statutaria ma lo statuto
di queste regioni deve essere approvato con una semplice legge regionale.
GLI ORGANI REGIONALI
La regione è un ente pubblico che agisce attraverso appositi organi. Alcuni sono organi politici, scelti in
modo diretto o indiretto dal corpo elettorale, altri sono organi burocratici che operano alle dipendenze e sotto
la direzione degli organi politici. Gli organi politici di una regione sono tre: il consiglio regionale, la giunta
regionale e il presidente della giunta regionale.
CONSIGLIO REGIONALE
È l’organo legislativo in quanto approva le leggi regionali e può fare proposte di legge alle camere e svolge
una funzione di indirizzo e di controllo in quanto delibera gli obiettivi dell’attività della regione e vigila sugli
altri organi regionali. È composto da consiglieri eletti dai cittadini, il cui numero è stabilito dalla legge ed è
variabile in base alla popolazione del territorio.
I consiglieri regionali vengono eletti direttamente dagli elettori e rimangono in carica per 5 anni. Le modalità
di elezione dei consiglieri regionali cambiano da Regione a Regione. Quasi tutte le regioni hanno adottato
una propria legge elettorale.
Ai consiglieri regionali viene riconosciuta l'insindacabilità nel senso che non sono perseguibili per le
opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni ma non l’inviolabilità in quanto possono
essere arrestati.
ORGANIZZAZIONE
Il consiglio regionale deve approvare a maggioranza assoluta dei suoi membri un regolamento interno
contenente le norme che disciplinano la sua attività e il suo funzionamento e deve eleggere al suo interno un
Presidente e un Ufficio di presidenza. Anche all’interno del consiglio regionale operano alcuni gruppi
consiliari che sono costituiti da consiglieri dello stesso partito e alcune commissioni consiliare suddivise per
materia.

FUNZIONE DEL CONSIGLIO


Consiste nell’esercizio della potestà legislativa regionale, cioè nella discussione e nell’approvazione delle
leggi regionali.
GIUNTA REGIONALE
È l’organo esecutivo della regione nel senso che ha il compito di attuare le deliberazioni adottate dal
Consiglio regionale e svolge un ruolo di iniziativa politica attraverso la presentazione di disegni di legge al
consiglio regionale.
La giunta è un organo collegiale formato dal presidente della giunta e dagli assessori il cui numero è stabilito
dallo statuto di ogni regione. Ciascun assessore è preposto ad un assessorato cioè all’insieme degli uffici e
degli orfani relativi in un determinato settore dell’amministrazione regionale.
ciascun assessore è preposto ad un assessorato cioè all’insieme degli uffici e degli organi relativi a un
determinato settore dell’amministrazione regionale

NOMINA E DURATA
La giunta regionale viene nominata dal presidente della giunta che può scegliere i componenti sia tra gli
eletti al consiglio regionale sia tra persona non elette a far parte del consiglio. La giunta rimane in carica 5
anni.

FUNZIONI
Propone nuovi progetti di legge al fine di attuare il programma politico delineato dal suo presidente.
La giunta si occupa della predisposizione del bilancio e del conto consuntivo, della preparazione e
realizzazione dei piani e dei programmi economici.

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA


È l’organo elettivo e rappresentativo della regione in quanto dirige l’attività della Giunta e rappresenta la
regione nei rapporti esterni. È un organo individuale e di regola viene eletto a suffragio universale e diretto
dai cittadini. Ha il compito di definire l’indirizzo politico della giunta regionale cioè gli obiettivi di fondo
della sua attività, dirigere l’attività della giunta e coordinare l’attività amministrativa dei singoli assessori al
presidente della giunta e agli assessori regionali non viene riconosciuta l’insindacabilità e pertanto sono
responsabili come ogni altro cittadino.

LA FUNZIONE DELLE REGIONI


La potestà legislativa delle Regioni consiste nel potere emanare vere e proprie leggi regionali, cioè fonti
primarie del diritto, in determinate materie indicate dalla Costituzione.
POTESTÀ LEGISLATIVA CONCORRENTE ED ESCLUSIVA
La divisione della potestà legislativa è fissata dall’articolo 117 modificato del 2001 indica espressamente le
materie in cui lo stato ha una potestà legislativa concorrente o una potestà legislativa esclusiva, lasciando
tutte le altre materie non espressamente indicate alla competenza esclusiva delle regioni.
Lo stato ha una competenza legislativa esclusiva su materie di interesse generale. Lo stato ha una
competenza legislativa condivisa con le regioni (competenza legislativa concorrente) in materie come:
commercio con l’estero, tutela e sicurezza del lavoro, istruzione, tutela della salute, alimentazione,
protezione civile, grandi reti di trasporto e di navigazione, energia, valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali e altre.
FORMAZIONE DELLE LEGGI REGIONALI
Le proposte di leggi regionali possono essere presentate al Consiglio per l’approvazione da parte della
Giunta, dei consiglieri regionali, dagli elettori e dei consigli provinciali e comunali. Esse sono approvate dal
consiglio regionale e promulgate dal presidente della giunta e di regola, entro in vigore dopo quindici giorni
dalla pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione.

LA POTESTÀ REGOLAMENTARE
La potestà consiste nell’emanare regolamenti regionali, fonti che contengono norme di attuazione e
integrazione delle leggi regionali o anche, nel caso di delega da parte dello stato, delle leggi statali. I
regolamenti regionali sono emanati dal presidente della giunta.
POTESTÀ AMMINISTRATIVA
La potestà amministrativa delle regioni consiste nel realizzare in concreto gli interessi pubblici o collettivi
dei soggetti che risiedono o operano nel suo territorio.
Il sistema di ripartizione della potestà amministrativa tra lo Stato e gli enti territoriali: in seguito alla
riforma, di regola le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni, come enti territoriali più vicini ai
cittadini.
AUTONOMIA FINANZIARIA
L’autonomia finanziaria delle Regioni consiste nello stabilire e gestire in modo autonomo le risorse
finanziarie necessarie per realizzare i propri compiti.
In base alla costituzione le entrate delle regioni comprendono:
 Le risorse autonome, ovvero le entrate derivanti dai beni e dai servizi regionali;
 I tributi propri, ovvero le imposte e le tasse che possono essere istituite con una legge regionale.
 la compartecipazione al gettito di tributi dello stato riferibili al territorio regionale.
 L’accesso al cosiddetto fondo perequativo, che è un fondo istituito con legge dello stato a favore
delle aree del paese con minore capacità fiscale per abitante.
 Il ricorso all’indebitamento, cioè a prestiti pubblici.

I COMUNI
L’ente pubblico territoriale più antico, è il Comune.
I principali organi politici di un comune sono: il consiglio comunale, la giunta comunale e il sindaco.
Il consiglio comunale è l’organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo dell’attività del
Comune. Il consiglio comunale è un organo collegiale formato dai consiglieri, e presieduto da un Presidente,
che viene nella riunione dagli stessi consiglieri nei comuni con una popolazione superiore a 15.000 abitanti e
coincide con il sindaco nei comuni con meno di 15.000 abitanti.

ELEZIONE DEL CONSIGLIO


Vengono eletti dai cittadini, a suffragio universale per un periodo di cinque anni. L’elezione del consiglio
comunale avviene con una modalità diverse a seconda che si tratti di una popolazione inferiore o superiore
15.000 abitanti.
Nei comuni in cui la popolazione è inferiore ai 15.000 abitanti è eletto sindaco il candidato che ottiene
maggior numero di voti, e alla sua lista sono assegnati i due terzi dei seggi, secondo un sistema
maggioritario. Nei comuni grandi nel caso il sindaco ottiene la maggioranza assoluta è previsto un secondo
turno elettorale tra i due candidati che si deve svolgere dopo due settimane dal primo voto.

LE COMPETENZE
Il consiglio comunale non ha competenza decisionale, ma delibera atti fondamentali riguardanti:
L’ordinamento e il funzionamento del comune, programmazione dell’attività comunale, la gestione contabile
e finanziaria e I cosiddetti atti di alta amministrazione.

GIUNTA COMUNALE
La giunta comunale è l’organo esecutivo e deliberativo del comune.
La giunta è un organo collegiale presieduto dal sindaco del comune è formato da un numero di assessori
stabilito nello statuto comunale. Ciascun assessore è incaricato di uno specifico settore dell’amministrazione
comunale ed è a capo di un assessorato, cioè di un complesso di uffici e di organi comunali che si occupano
in modo specifico di una determinata materia.
Gli assessori sono nominati dal Sindaco e sono responsabili dal punto di vista politico soltanto nei confronti
del Sindaco, che può procedere alla loro revoca o sostituzione in qualsiasi momento. La giunta comunale
svolge funzioni deliberative su tutte le materie che non sono riservate dalla legge o dallo statuto alla
competenza del consiglio comunale o del sindaco e funzioni preparatorie ed esecutive delle deliberazioni del
consiglio.

IL SINDACO
Il sindaco è l’organo posto al vertice o a capo del Comune ed è responsabile dell’amministrazione comunale
nel suo complesso. Il sindaco è un organo individuale che viene eletto dai cittadini residenti nei comuni per
un periodo di cinque anni. Dopo che viene eletto, il sindaco nomina gli assessori che formano la giunta
comunale.
I compiti del sindaco in base alla legge riguardano:
 La presidenza del consiglio comunale e della giunta comunale;
 La rappresentanza politica e giuridica del comune nei rapporti con altri soggetti pubblici o privati;
 La direzione e la vigilanza sul funzionamento dei servizi e degli uffici comunali e sull’esecuzione delle
delibere comunali;
 La realizzazione di alcune funzioni amministrative in qualità di ufficiale del Governo.
SEGRETARIO COMUNALE
Il segretario comunale è un funzionario pubblico nominato dal Sindaco a tempo determinato. Svolge
un’attività di collaborazione e di assistenza giuridico-amministrativa nei confronti degli altri organi comunali
per quanto riguarda il controllo della loro azione rispetto alla legge, allo statuto comunale e ai regolamenti.
Il comune può svolgere qualsiasi attività amministrativa che interessi la collettività locale. In particolare, le
funzioni amministrative di un comune riguardano: La polizia urbana; I lavori pubblici; I servizi sociali; La
sanità e l’igiene; Il commercio e L’urbanistica e il territorio.

LA PROVINCIA
La provincia è un ente locale intermedio tra comune e regione, con il compito di rappresentare gli interessi e
di promuovere e coordinare lo sviluppo della comunità locale.
Gli organi della provincia sono: il presidente, l’assemblea dei sindaci e il consiglio provinciale.

IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA


Il presidente della provincia non è eletto dai cittadini, ma dai sindaci e dai consiglieri dei comuni della
provincia. Può essere scelto solo tra i Sindaci in carica nei comuni, il suo mandato dura quattro anni, ma può
decadere se in questo periodo cessa la carica di Sindaco.

IL CONSIGLIO PROVINCIALE
Il consiglio provinciale è composto dal presidente della provincia e da un numero di consiglieri variabili in
base alla popolazione della Provincia, che va da dieci a sedici consiglieri. Il consiglio provinciale è un
organo elettivo di secondo grado e dura in carica due anni.
Hanno diritto di elettorato attivo e passivo i sindaci e i consiglieri dei comuni della provincia.
Il voto per l’elezione è ponderato, ovvero che il voto ha un certo peso in corrispondenza della popolazione.
Il consiglio provinciale è un organo di indirizzo e controllo, approva regolamenti, piani, programmi e utilizza
altri atti sottoposti dal presidente della provincia. Ha anche poteri di proposta dello statuto e poteri decisori
finali per l’approvazione del bilancio.

L’ASSEMBLEA DEI SINDACI


L’assemblea dei sindaci è un organo di nuova istituzione delle province, è costituito dai sindaci dei comuni
appartenenti alla provincia ed è convocata dal presidente della provincia. L’assemblea ha poteri propositivi,
consultivi e di controllo.

LA CITTÀ METROPOLITANA
Per città metropolitana si intende una vasta area urbanizzata e densamente popolata, costituita da una città
principale e da una serie di centri urbani e insediamenti produttivi collegati tra loro.
Le città metropolitane sono quattordici in Italia e sono: Milano, Venezia, Torino, Genova, Bologna, Firenze,
Bari, Napoli e Reggio Calabria, Roma, Cagliari, Catania, Messina e Palermo.
Le loro finalità istituzionali generali sono:
· La cura dello sviluppo strategico del proprio territorio;
· La promozione e la gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione;
· La cura delle relazioni con gli soggetti istituzionali del territorio.
Gli organi sono:
· Il sindaco metropolitano, che è il sindaco del comune capoluogo;
· Il consiglio metropolitano, composto dal sindaco metropolitano e da un numero di consiglieri che va
da quattordici a ventiquattro a seconda della popolazione del territorio; Dura in carica cinque anni ed esercita
le stesse funzioni di un consiglio provinciale.
· La conferenza metropolitana deve sottoporre al consiglio metropolitano l’approvazione dello studente
e ha potere consultivo per l’approvazione dei bilanci e delle altre funzioni.

LE TAPPE DELL’UNIFICAZIONE EUROPEA


 1948: La prima forma di collaborazione tra gli stati europei è stata la creazione della OECE
(Organizzazione europea per la cooperazione economica) per gestire gli aiuti finanziari stanziati dagli Stati
Uniti a favore della ricostruzione post-bellica e per garantire la ripresa economica del vecchio continente,
nell'ambito del piano Marshall;
 18 APRILE 1951: Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo firmano a Parigi il trattato
istitutivo della CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio) con la finalità di garantire a tutti gli
stati membri la fornitura di carbone e acciaio a condizioni uguali, stabilendo il divieto di dazi doganali e una
tariffa doganale comune nei confronti dei Paesi terzi. Ha cessato di esistere nel 2002;
 25 MARZO 1957: gli stati membri sottoscrissero a Roma i trattati di altre due comunità europee:
 CEEA o EURATOM: comunità europea per l’energia atomica per realizzare un mercato comune nel
settore dell’energia nucleare e la creazione di un’industria nucleare europea per usi specifici;
 CEE: comunità economica europea (1° gennaio 1958) per la creazione di un’unione doganale e di un
mercato europeo tra gli stati membri verso un’unione economica e politica;
 ALLARGAMENTO PAESI ADERENTI: dagli anni 60 l’Europa dei sei si è allargata con la Danimarca,
Irlanda del nord, Regno Unito (1973), Grecia (1981), Spagna e Portogallo (1986), Austria, Finlandia, Svezia
(1995), Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Cipro, Malta
(2004), Croazia (2013); CI sono dei paesi che sono dei candidati all’adesione come Macedonia, Turchia,
Albania, Islanda, Montenegro, Serbia.
 1986: è stato firmato in Lussemburgo l’Atto Unico Europeo con cui è stata istituita la Comunità economica
europea.
 1990: è stata sottoscritta la Convenzione di Schengen che ha creato uno spazio comune e ha sviluppato la
cooperazione degli organi giudiziari e di polizia; all’interno di questa zona è stata realizzata l’abolizione dei
controlli alle frontiere interne e di introdurre la libertà di circolazione per tutti i cittadini dei paesi firmatari,
di altri paesi dell'Unione europea;
- è stato sottoscritto un trattato internazionale (Convenzione di Dublino) che stabilisce criteri e i meccanismi
per definire quale sia lo stato membro competente ad accogliere le domande di protezione internazionale
quando entra in uno dei paesi europei, come Italia, Spagna e Grecia chi arriva in questi paesi deve rimanere lì
finché la loro richiesta non viene definita;
 1992: Con il trattato di Maastricht sono state adottate alcune politiche comuni come l’agricoltura, la
concorrenza, i trasporti, e telecomunicazioni, la tutela dei consumatori… e si sono poste le basi per la
creazione dell’Unione economica monetaria mediante una politica economica monetaria comune tra i paesi
 1° GENNAIO 2002: è entrato in vigore l’euro come moneta unica tranne alcuni come la Danimarca, UK,
Svezia, chiamata zona euro;
 TENTATIVO DELLA COSTITUZIONE EUROPEA: il processo costituente era cominciato all’inizio
del 2002 e la nuova costituzione europea era stata firmata in modo solenne a Roma nel 2004, ma il processo
di ratifica si è fermato a causa di contrasti politici e del risultato negativo delle consultazioni popolari che si
sono svolte in alcuni paesi. Il progetto è stato abbandonato definitivamente verso la metà del 2007;
 TRATTATO DI LISBONA nel 2007 e modifica i Trattati di Roma e di Maastricht per rafforzare il ruolo
dell’unione, far fronte alle sfide del futuro e rispondere alle aspettative dei cittadini. Prevede alcune
innovazioni come un’Europa più democratica e trasparente, maggiore attenzione ai diritti e ai valori
Dal 2016 è stato avviato un processo di uscita dall’UE da parte della Gran Bretagna (BREXIT - BRITAIN
EXIT). Gli inglesi si sono espressi dando parere favorevole all'uscita per il 51,9% dei voti.

ISTITUZIONI COMUNITARIE
L’UE è un organismo formato da numerosi stati diversi tra loro. Essa è governata da appositi organi
chiamati istituzioni:
 Parlamento Europeo: potere legislativo
 Consiglio dell’UE: potere legislativo
 Consiglio Europeo: potere di indirizzo
 Commissione europea: potere esecutivo/iniziativa legislativa
 Corte di giustizia e Tribunale: potere giudiziario che si occupa di risolvere alcune materie (rispetto
delle norme), sennò si può attivare la procedura di infrazione (lo stato inadempiente paga).
RIPARTIZIONE DEI POTERI
L’organizzazione comunitaria prevede che il potere legislativo venga affidato a due organi distinti
(parlamento europeo e consiglio dell’unione europea) e che vi sia un altro organo aggiuntivo (consiglio
europeo) che svolge solo funzione di indirizzo.
FUNZIONE LEGISLATIVA
Nella funzione legislativa partecipano al procedimento di formazione delle leggi sia la Commissione
europea, sia il parlamento, sia il consiglio dell’unione europea. La commissione è l’unico soggetto che in
ambito europeo ha il diritto di iniziativa legislativa quindi l’unico abilitato a presentare proposte di legge.
PROCEDURE LEGISLATIVE
Sono tre:
 consultazione, il parlamento è invitato a esprimere il proprio parere su una proposta legislativa
prima che sia adottata dal Consiglio il quale non è giuridicamente obbligato a tenere conto del parere
del parlamento
 cooperazione, si applica solo nel settore della politica economica e monetaria. Prevede che il
consiglio della UE possa adottare la proposta anche senza l’approvazione del Parlamento, ma solo se
l’approvazione da parte del Consiglio avviene all’unanimità
 codecisione, è considerata la procedura ordinaria e prevede che la partecipazione dei due organi su
una posizione di parità. Il testo di legge proposto deve ottenere l’approvazione di entrambi gli organi
con possibilità di passaggio dall’uno all’altro per eventuali modifiche. Dopo la seconda lettura se vi
sono ancora proposte di modifica da parte del Consiglio si avvia una procedura di conciliazione per
verificare se è possibile trovare un accordo su un testo comune.

► PARLAMENTO EUROPEO
È l’organo che esercita la funzione di indirizzo e di controllo politico e, insieme al Consiglio dell’unione
europea, le funzioni legislative e di bilancio.
Il parlamento europeo ha due sedi:
●Strasburgo (francia) dove si svolgono le funzioni plenarie mensili;
●Bruxelles (belgio) dove si svolgono le riunioni supplementari e le riunioni delle commissioni. Il parlamento
è composto da 750 parlamentari più il presidente.
Il diritto di voto è esercitato dai cittadini con almeno 18 anni di età mentre per candidarsi l’età minima è di
25 anni. Il parlamento ha un regolamento interno e un presidente che viene eletto dallo stesso parlamento
tra i suoi membri ed è assistito da un ufficio di presidenza durante la sua attività.

GRUPPI POLITICI
Sono aggregazioni volontarie di parlamentari, formate da deputati di nazionalità diverse, ma appartenenti
allo stesso partito, cioè con idee politiche simili. un gruppo parlamentare deve essere composto da almeno 25
deputati e rappresentare almeno un quarto degli stati membri dell'UE.

COMMISSIONI PARLAMENTARI
Sono gruppi formati da un numero ristretto di europarlamentari scelti in base al regolamento interno. Si
distinguono in: commissione permanenti, che sono competenti in una determinata materia e svolgono
funzioni preparatorie rispetto all’attività dell’assemblea. Commissioni speciali, su specifici argomenti e
commissioni di inchiesta per valutare eventuali violazioni del diritto comunitario.
Attualmente le funzioni principali del Parlamento sono:
•la partecipazione all’attività legislativa: consiste nella condivisione, insieme alle altre istituzioni
comunitarie, del potere di emanare le fonti del diritto comunitario, con poteri più o meno ampi a seconda
della procedura adottata.
•l’approvazione e il controllo del bilancio insieme al consiglio dei ministri.
•L’attività di indirizzo e di controllo politico sull’attività degli altri organi comunitari.

► IL CONSIGLIO DEI MINISTRI DELL’UNIONE EUROPEA


Il consiglio dei ministri dell’UE è un organo con funzioni legislative e deliberative. Il consiglio dell’UE, che
si riunisce a Bruxelles, è formato da un ministro per ogni stato membro o da un rappresentante a livello
ministeriale, quindi può trattarsi anche di un viceministro o un sottosegretario delegato dal ministro. Il
consiglio della UE, è un organo non permanente, perché si riunisce quando deve deliberare su una
questione di competenza, si riunisce in formazioni diverse a seconda dell’argomento di cui si deve trattare.
(affari generali, ambiente, economia e finanza…)
È da notare che il Consiglio dell’UE non rappresenta i cittadini europei, ma gli Stati Membri e i loro Governi
nazionali. Esso ha un proprio regolamento interno e un Presidente, che coincide con il ministro dello Stato
a cui viene attribuita la presidenza della UE.
FUNZIONI
Le funzioni principali del Consiglio dei ministri dell’UE riguardano:
• la funzione legislativa e di bilancio, che viene esercitata insieme al Parlamento europeo generalmente con
la procedura di codecisione.
• la definizione delle politiche comuni, in particolare in materia di affari esteri e di difesa, e il
coordinamento delle politiche economiche dei diversi Stati membri.
• la conclusione di accordi o trattati internazionali dell’UE con Paesi terzi o con altre organizzazioni
internazionali.
MODALITÀ DI VOTO
A partire dal 1° novembre 2014, in particolare, si adotta un sistema di approvazione a doppia maggioranza:
una proposta è approvata se ottiene il voto favorevole della maggioranza degli Stati membri che
rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’UE.

► LA COMMISSIONE EUROPEA
La commissione europea è un organo comunitario che svolge prevalentemente funzioni esecutive e di
iniziativa legislativa.
COMPOSIZONE A SEDE
La commissione europea è formata da un commissario per ciascuno Stato membro nominato per cinque anni
e rinnovabile, anche più volte, ha la propria sede a Bruxelles ed è diretta da un Presidente, che assegna le
competenze ai singoli membri della Commissione e nomina i vicepresidenti; esso viene eletto dal Parlamento
europeo a maggioranza assoluta dei suoi componenti e a scrutinio segreto in base alle candidature proposte
dal Consiglio europeo.
La commissione è un organo permanente e a composizione stabile, cioè si deve riunire periodicamente nel
corso della legislatura, i commissari non possono essere sostituiti o revocati dai Governi nazionali o dal
Consiglio, ma possono essere obbligati a dimettersi dal Presidente. Ogni commissario ha una competenza
specifica relativa a un determinato settore.

FUNZIONI
La commissione svolge principalmente le seguenti funzioni:
•l’iniziativa legislativa, ovvero la fase della preparazione di atti normativi di propria iniziativa o su richiesta
firmata da un milione di cittadini europei.
•l’esecuzione del bilancio comunitario e la gestione dei programmi comunitari.
•Il coordinamento e l’attuazione delle politiche comunitarie.
•la vigilanza sull’applicazione del diritto della UE da parte degli Stati membri e dei singoli individui,
imprese e organizzazioni.
Al termine ogni anno la Commissione deve presentare una relazione annuale al Parlamento europeo
sull’attività svolta, indicando gli obiettivi realizzati e i mezzi impiegati, che deve essere esaminata in una
seduta pubblica per consentire il controllo dell’opinione pubblica. La commissione risponde del suo operato
al Parlamento, che ha il potere di sfiduciare adottando una mozione di censura.

► IL CONSIGLIO EUROPEO
Il consiglio europeo è l’organo di indirizzo politico dell'Unione europea.
È formato, oltre che dal suo Presidente, dai Capi di Stato o di Governo degli Stati membri e dal Presidente
della commissione, il consiglio deve riunirsi almeno due volte ogni semestre.
Il presidente del consiglio europeo, deve essere eletto a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo, per
un periodo di due anni e mezzo, rinnovabile una sola volta alla prima scadenza.

► LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA


La corte di giustizia dell’unione europea è un organo giudiziario incaricato di garantire che il diritto dell'UE
venga interpretato e applicato allo stesso modo in ogni Paese europeo e assicurare che i Paesi membri e le
istituzioni dell’Unione rispettino la normativa europea.
Essa è formata da un giudice per ogni Stato membro e da 11 avvocati generali.
I giudici sono nominati di comune accordo dai Governi degli Stati membri per sei anni e il loro incarico è
rinnovabile alla scadenza. La sede della Corte è in Lussemburgo.
La corte di giustizia si occupa delle seguenti questioni:
• interpretazione del diritto comunitario: Può succedere che i tribunali nazionali dei vari Stati diano
un’interpretazione diversa delle norme, ad esempio se un giudice ha qualche dubbio sulla validità o
sull’interpretazione di una norma europea, può chiedere chiarimenti alla Corte.
• Rispetto delle norme.
• Annullamento di atti dell’UE.
• Omissione di atti.
• Risarcimento del danno.

► TRIBUNALE DELL’UNIONE EUROPEA


Il tribunale dell’Unione europea è un organo giudiziario di primo grado, competente a giudicare i ricorsi
comunitari che non sono attribuiti alla Corte di giustizia. Il tribunale è formato da almeno un giudice per ogni
stato membro nominato di comune accordo. Contro le sentenze in primo grado dal Tribunale è ammesso
l’appello in secondo grado, ma soltanto per motivi di diritto o di legittimità e non per questioni di merito,
davanti alla Corte di Giustizia.

IL DIRITTO COMUNITARIO
Il diritto comunitario rappresenta un ordinamento giuridico autonomo che garantisce diritti e impone
obblighi a tutti i Paesi, cittadini e imprese europee.
Le fonti del diritto sono formate da: Fonti del diritto primario, che comprendono i trattati istitutivi delle
Comunità, gli atti di modifica, i trattati di adesione di nuovi Stati membri, gli accordi con Stati terzi. Fonti
del diritto derivato, che comprendono gli atti adottati dalle istituzioni per regolare i diversi aspetti della vita
dell’Unione e non possono essere in contrasto con quanto stabilito nelle fonti primarie, né possono
modificarle.
I trattati comunitari sono accordi internazionali, stipulati tra i rappresentanti dei Governi degli Stati
membri, che hanno come finalità quella di definire gli obiettivi dell’Unione, le regole di funzionamento delle
istituzioni europee e le relazioni tra l’Unione europea e i suoi Paesi membri.
I trattati si distinguono in due categorie:
 Trattati istitutivi, che contengono le regole sostanziali per il funzionamento dell’Unione europea,
nonché la suddivisione delle competenze tra le istituzioni europee e gli stati membri. Sono due: il
Trattato di Roma e il Trattato di Maastricht che ha portato alla nascita dell'Unione europea.
 Trattati modificativi, che hanno introdotto, nel corso del tempo, modifiche e integrazioni alle norme
istitutive. Questi trattati sono serviti a integrare o modificare la disciplina esistente.
Oltre ai trattati, rientrano le fonti di diritto primario anche altre fonti individuate dalla giurisprudenza della
Corte di giustizia come i diritti fondamentali dell’uomo.
Le fonti di diritto derivato sono formate da: regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni e pareri.
I regolamenti comunitari sono fonti generali, in quanto si rivolgono a tutti gli stati membri dell’unione
europea e contengono norme giuridiche immediatamente vincolanti per tutti i soggetti all’interno dei singoli
stati.
Le direttive sono atti legislativi che stabiliscono un obiettivo che tutti gli stati della UE devono realizzare,
ma la cui attuazione spetta ai singoli stati che devono recepirle con una legge per farne diventare obbligatorio
il contenuto.
Le decisioni sono atti legislativi vincolanti che possono avere un’applicazione generale o un destinatario
specifico.
Le raccomandazioni e i pareri sono atti con cui le istituzioni rendono nota la propria posizione in merito ad
alcune questioni, al fine di suggerire le linee di azione da adottare, ma non sono vincolanti per i destinatari.
Oltre a quelli nominati, vi sono anche una serie di atti atipici, cioè non previsti dai trattati, ma adottati nella
prassi dalle istituzioni comunitarie, come per esempio: le comunicazioni della Commissione europea, gli
accordi interistituzionali, i programmi generali, i regolamenti interni, i libri verdi e i libri bianchi.

L’ORDINAMENTO INTERNAZIONALE
Il diritto internazionale è costituito dall’insieme delle norme giuridiche che disciplinano la comunità
internazionale, cioè i rapporti tra gli stati e tra i cittadini di stati diversi. Le norme che regolano i rapporti tra
gli stati formano nel loro complesso il diritto internazionale pubblico, mentre quelle che regolano i rapporti
tra i cittadini di stati diversi costituiscono il diritto internazionale privato.
I trattati o le convenzioni sono accordi accettati e sottoscritti liberamente da due o più Stati sovrani. In
Italia, la disciplina dei rapporti internazionali trova riscontro negli articoli 10 e 11 della costituzione. Il primo
comma dell’articolo 10 della costituzione afferma che l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle
norme del diritto internazionale generalmente riconosciuto.
L’articolo 11 della Costituzione dichiara in modo solenne che l’Italia ripudia la guerra come strumento di
offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

LE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI: L’ONU


Le organizzazioni internazionali sono associazioni costituite da più Stati, attraverso trattati o accordi
multilaterali, per realizzare obiettivi comuni.
L’ONU ha lo scopo di mantenere la pace e la sicurezza tra gli Stati e rappresenta il garante dell’ordine
internazionale. L’ONU è stata costruita nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, su iniziativa delle
cinque nazioni vincitrici del conflitto (Stati uniti, Unione Sovietica, Francia, Regno Unito e Cina). Lo statuto
è entrato in vigore il 24 ottobre 1945.
I membri dell’organizzazione delle nazioni unite sono 193 e comprendono quasi tutti gli stati del mondo.
Inoltre, Stati Uniti, Russia, Francia, Regno Unito e Cina godono di una posizione particolare che consente
loro di esercitare un potere di veto, poter impedire l’adozione di una decisione di cui non sono d’accordo.
Gli organi principali dell’ONU sono: L’assemblea generale, il consiglio di sicurezza, Il segretario generale,
La corte internazionale di giustizia e Il consiglio economico e sociale.

 L’assemblea generale è l’organo politico e deliberativo dell’ONU. Si riunisce almeno una volta
all’anno in sessione ordinaria, per l’approvazione del bilancio dell’ONU. Può riunirsi in sessioni speciali, su
richiesta del Consiglio di sicurezza o della maggioranza dei membri delle nazioni unite.
 Il consiglio di sicurezza è l’organo operativo delle Nazioni Unite, incaricato di adottare e di attuare i
provvedimenti concreti per mantenere la pace e la pace. Il consiglio di sicurezza dell’ONU, che si riunisce
soltanto quando è necessario, è composto da quindici membri: cinque stati sono membri di diritto e
permanenti, mentre gli altri dieci Stati sono membri elettivi e non permanenti.
 Il segretario generale è il funzionario amministrativo di grado più elevato all’interno
dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che ne dirige i lavori, ne esegue le decisioni e la rappresenta
all’esterno. Il segretario viene nominato dall’Assemblea generale per un periodo di cinque anni, rinnovabile
per altri cinque anni, su indicazione del Consiglio di sicurezza.
 La corte internazionale di giustizia è l’organo giurisdizionale più importante dell’ONU chiamato a
giudicare le controversie tra i diversi Stati.
 Il consiglio economico e sociale è un organo consultivo e di coordinamento dell’ONU, competente per
questioni di carattere economico, sociale e culturale.
Alcuni organismi collegati all’ONU sono:
 la FAO che si occupa di problemi dell’alimentazione soprattutto nei paesi poveri, ha sede a Roma.
 L’UNESCO, che promuove la collaborazione internazionale nel campo della cultura e della scienza, con
sede a Parigi.
 L’UNICEF che si occupa del sostegno dell’infanzia, ha sede a New York.
 L’OMS che promuove e collabora per questioni che riguardano la salute degli uomini e il miglioramento
delle qualità della vita.

ALTRI ORGANISMI INTERNAZIONALI


 La NATO è un’organizzazione politico-militare istituita nel 1949 con lo scopo di garantire la pace e la
sicurezza in Europa.
 Il G8 è un gruppo informale che riunisce le più importanti potenze economiche mondiali al fine di
realizzare una discussione sulle principali tematiche politiche di interesse dei Paesi partecipanti.
 Il G20 è un gruppo informale che riunisce diciannove Paesi del mondo e l’Unione europea, a cui
partecipano anche le principali organizzazioni internazionali allo scopo di promuovere la cooperazione
internazionale per una crescita stabile e sostenuta.
 Il fondo monetario internazionale è un’organizzazione internazionale nata con lo scopo di promuovere la
stabilizzazione dei rapporti monetari e finanziari a livello mondiale.
 La banca mondiale è la principale organizzazione internazionale per il sostegno allo sviluppo e alla lotta
alla povertà.
 L’Organizzazione mondiale del commercio è un’organizzazione intergovernativa creata per favorire il
commercio internazionale.
L’ATTIVITA’ AMMINISTRATIVA E LA SUA
ORGANIZZAZIONE
L’attività di governo riguarda la direzione politica dello Stato e consiste nell’effettuare le scelte fondamentali
relative ai rapporti interni e internazionali. Questa attività si realizza mediante atti politici, cioè atti nei quali
si esprime il programma politico della maggioranza parlamentare che sostiene il Governo.
Il Governo, quindi, non svolge solamente una funzione esecutiva, ma anche propositiva poiché può effettuare
scelte e avanzare proposte che vengono poi sottoposte all’approvazione del Parlamento.
L’attività svolta di governo svolta da uno Stato realizza due tipi di obiettivi:
 compiti di organizzazione e d’ordine → diretti a garantire un’ordinata convivenza sociale, che
consistono in attività che lo Stato ha sempre esercitato e che ne caratterizzano la stessa esistenza (es,
difesa militare esterna verso gli altri Stati e la risoluzione politica dei conflitti tra i membri della
società).
 compiti sociali o di benessere → sono diretti a promuovere il benessere e il progresso della società,
cioè a migliorare la qualità della vita dei cittadini (es, tutela dell’ambiente, la promozione del
turismo).
L’attività amministrativa è quella che svolge la Pubblica Amministrazione (PA) per realizzare in
concreto i bisogni della collettività.
PA in senso oggettivo e soggettivo.
oggettivo →significa fare riferimento a tutti gli atti necessari alla realizzazione degli interessi generali.
soggettivo →significa fare riferimento all’insieme di enti, organi e uffici incaricati di svolgere l’attività
amministrativa.
PRINCIPIO DI LEGALITÀ
In base al principio di legalità la Pubblica Amministrazione è soggetta alla legge, sia nel senso che nella sua
attività deve rispettare le norme giuridiche, sia nel senso che essa può svolgere i propri compiti solo nei limiti
e secondo le indicazioni contenute nella legge.
PRINCIPIO DEL BUON ANDAMENTO
In base al principio del buon andamento l’attività della PA deve essere produttiva, cioè deve garantire ai
cittadini servizi adeguati a soddisfare i loro bisogni ed evitare sprechi nell’impiego delle risorse pubbliche.
Il principio del buon andamento si realizza se l’azione della PA riesce ad essere:
efficace →se raggiunge gli obiettivi stabiliti;
efficiente → se raggiunge gli obiettivi stabiliti in modo da minor dispendio.

PRINCIPIO DI IMPARZIALITÀ
In base al principio di imparzialità la PA non deve fare favoritismi o discriminazioni nell’esercizio della
sua attività.
Il buon andamento e l’imparzialità dell’attività amministrativa sono garantiti anche da altre disposizioni
costituzionali, in base alle quali:
- i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge e di regola a essi si accede mediante
concorso (un sistema di selezione idoneo ad accertare in modo oggettivo la professionalità e le capacità dei
candidati);
- gli impiegati pubblici sono al servizio esclusivo della Nazione e devono astenersi dal compiere qualunque
attività del loro ufficio nella quale abbiano un interesse personale.

PRINCIPIO DI TRASPARENZA
In base al principio di trasparenza, i cittadini e le imprese possono conoscere e controllare l’attività della PA
chiedendo informazioni e prendendo visione o copia dei documenti amministrativi di loro interesse.
Questo principio è stato introdotto nel 1990 e prevedeva la possibilità di consultare e avere una copia dei
documenti in possesso della PA, solo a coloro che potessero dimostrare un interesse personale e
giuridicamente rilevante rispetto ai documenti richiesti

ACCESSO CIVICO E ACCESSO GENERALIZZATO


Con il decreto del 2013 sono state ampliate le possibilità di ottenere informazioni dai soggetti pubblici,
prevedendo che ogni cittadino possa accedere ai dati in possesso della Pubblica amministrazione che può
rifiutare la richiesta di dati solo con adeguata motivazione (accesso civico).
Il decreto del 2016 ha ampliato questo diritto, prevedendo che si possano richiedere anche dati e documenti
che le pubbliche amministrazioni non hanno l’obbligo di pubblicare (accesso generalizzato).
In base al principio del decentramento le funzioni amministrative vengono affidate generalmente agli organi
periferici dell’amministrazione per essere più vicine ai cittadini e alle imprese.
Decentramento amministrativo → una parte consistente dell’attività amministrativa viene delegata dal
centro verso la periferia
Accentramento amministrativo →l’attività amministrativa è riservata in modo esclusivo agli organi
centrali dello Stato che decidono in modo uguale per tutto il territorio

RIFORMA CASSESE
Nel 1903 il ministro per la Funzione Pubblica Cassese predispose un Rapporto sui principali problemi
dell’amministrazione dello Stato e individuò diverse cause del problema dell’evidente inefficienza della
macchina amministrativa. È grazie al lavoro svolto da Cassese che in quel periodo si attua la prima riforma
della PA, caratterizzata dal riconoscimento del principio che l’amministrazione pubblica deve essere
considerata un servizio reso ai cittadini.

RIFORMA BASSANINI
Il ministro Bassanini predisposte nel 1997-1999 una serie di provvedimenti volti a rafforzare il concetto di
semplificazione delle procedure amministrative, a garantire la trasparenza nell’azione amministrativa e a
introdurre il principio di sussidiarietà secondo cui la responsabilità delle azioni amministrative deve essere
affidata prioritariamente ai comuni, in quanto soggetti più vicini ai cittadini

RIFORMA BRUNETTA
Il ministro Brunetta nel 2009 cerca nuovamente di migliorare l’efficienza, la trasparenza e la produttività
delle amministrazioni pubbliche, puntando sul concetto della valutazione dell’operato delle pubbliche
amministrazioni e l’attribuzione di riconoscimenti e meriti ai dirigenti in base ai risultati ottenuti.

RIFORMA MEDIA
Con i governi Renzi e Gentiloni sono state introdotte nuove norme tendenti a migliorare la qualità dei servizi
della PA, come la semplificazione delle procedure, la digitalizzazione dei documenti, la trasparenza
amministrativa, il riordino di alcuni settori dell’amministrazione, l’applicazione di sanzioni disciplinari ai
dipendenti in caso di violazione dei propri doveri

AMMINISTRAZIONE DIGITALE
La necessità di rendere l’attività della PA più efficiente ha portato alla diffusione di un sistema di gestione
informatizzata delle pratiche amministrative, che prende il nome di e-government. L’unione Europea ha
indicato l’e-government come una priorità per tutti gli stati membri.

PIANO D’AZIONE PER L’E-GOVERNMENT


Il piano è stato aggiornato più volte allorquando la Commissione europea ha varato un nuovo Piano
d’Azione per l’e-government 2016-2020 che mira ad accelerare la trasformazione digitale della PA e a
eliminare le barriere che impediscono la creazione di un mercato unico digitale, ponendosi l’obiettivo di far
sì che entro il 2020 tutte le amministrazioni e le istituzioni pubbliche dell’UE siano aperte, efficienti e
inclusive e fornire servizi pubblici digitali a tutti i cittadini e alle imprese europee. Il governo italiano ha
stabilito il piano e-government 2012 che si tratta di un programma che definisce circa 80 progetti trasversali
che riguardano molti aspetti della vita delle persone

OBIETTIVI DEL PIANO PER L’ITALIA


Lotta al digital divide: l’accesso alla rete in modo veloce e stabile è l’elemento essenziale per poter
usufruire dei migliori servizi digitali.
Identificazione elettronica: la creazione di banche dati elettroniche, insieme ai sistemi di riconoscimento
elettronico dei cittadini, consentono di velocizzare le pratiche burocratiche e lo scambio di documenti e
informazioni fra le amministrazioni pubbliche.
Digitalizzazione: dematerializzazione e sostenibilità: puntare verso l’utilizzo dei servizi digitali in quanto
ciò permette di evitare lo spreco di alcune risorse limitate.
Trasparenza: interattività e democrazia: sfruttare i sistemi di comunicazione telematici per poter monitorare
e valutare la qualità dei servizi offerti al cittadino.
CODICE DELL’AMMINISTRAZIONE DIGITALE
La più importante fonte normativa italiana sull’uso delle tecnologie in ambito amministrativo è costituita dal
Codice dell’amministrazione digitale. Lo scopo di questa legge è dare organicità e sistematicità alla materia,
regolata da numerose fonti normative non perfettamente coordinate tra di loro

AMMINISTRAZIONE DIRETTA E INDIRETTA


La PA può essere classificata secondo criteri differenti. Può essere distinta a seconda degli organi che la
esercitano in amministrazione diretta e indiretta.
amministrazione diretta →quella esercitata direttamente dallo Stato, con organi propri.
amministrazione indiretta →quella esercitata da altri enti pubblici diversi dallo Stato ai quali sono
attribuite funzioni amministrative che possono essere enti territoriali, sia istituzionali.
L’amministrazione diretta si distingue a sua volta in amministrazione centrale che è costituita da organi
centrali che sono collocati al centro dello Stato e esercitano le loro funzioni su tutto il territorio nazionale.
Amministrazione periferica che è formata da organi locali o periferici che si trovano lontani dal centro
dello Stato e svolgono le loro funzioni soltanto su una parte limitata del territorio dello Stato.
L’attività amministrativa può essere distinta in:
 amministrazione attiva→ è l’attività diretta a realizzare concretamente i bisogni collettivi dei cittadini. È
un’attività sia deliberativa, cioè di contenuto decisionale, sia esecutiva cioè di contenuto tecnico e materiale
 amministrazione consultiva →è l’attività che consiste nel formulare pareri riguardo allo svolgimento
dell’attività amministrativa. È una funzione preventiva e strumentale rispetto a quella attiva, nel senso che gli
organi devono operare le loro scelte tenendo conto dei pareri espressi dagli organi consultivi.
 amministrazione di controllo →è l’attività che consiste nel verificare la regolarità degli atti
amministrativi emanati dagli organi dell’amministrazione attiva. Il controllo può essere un controllo di
legittimità, quando riguarda la valutazione del rispetto della legge nell’emissione di un atto amministrativo
oppure un controllo di merito, quando riguarda la valutazione della convenienza o dell’opportunità di
adottare un determinato provvedimento.
I principali organi attivi dell’amministrazione centrale sono quelli del Governo, quindi organi
costituzionali:
 Il Consiglio dei ministri: ha il compito di determinare l’indirizzo generale dell’attività amministrativa
tramite atti normativi e di indirizzo (spesso assumono la forma di decreti del Presidente della Repubblica);
 Il Presidente del Consiglio: ha il compito di mantenere l’unità dell’indirizzo politico del Governo e
coordinare l’attività dei ministri. È assistito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri (Segretario generale +
uffici e persone);
 I ministri: hanno il compito di dirigere un ministero, ovvero un insieme di organi che si occupano di un
settore specifico. Il ministero è formato dal ministro, il quale esercita un potere di supremazia, i
sottosegretari di Stato che assistono il ministro, la segreteria particolare e gli uffici di gabinetto, l’apparato
amministrativo.
Presso alcuni ministeri sono state create delle agenzie, cioè delle strutture autonome guidate da un direttore
generale con ampia autonomia organizzativa: AGEA che Coordina gli aiuti europei destinati all’agricoltura,
Agenzia del demanio, Amministra i beni immobili statali, Agenzia dogane e monopoli, Controlla la
circolazione delle merci, Agenzia delle entrate e Gestisce i tributi. ARAN Svolge ogni attività legata alla
negoziazione. ENIT Promuove l’immagine dell’Italia all’estero. ICE che sviluppa i rapporti economici e
commerciali con altri Paesi.
Autorità auto dipendenti che garantiscono un corretto funzionamento del mercato.

GLI ORGANI ATTIVI PERIFERICI


I principali organi attivi dell'amministrazione periferica sono:
 Il Prefetto, colui che rappresenta il Governo nell’ambito di una Provincia ed è responsabile dell’ordine
pubblico. È a capo della Prefettura e coordina gli uffici e gli organi periferici dello Stato a livello provinciale.
Possiede anche compiti di sicurezza dei cittadini e se necessario può richiedere l’intervento delle forze
armate;
 Il Sindaco, si occupa delle funzioni amministrative sotto controllo del Prefetto e del ministro dell’Interno
come ufficiale del Governo. È ufficiale dello stato civile ed è il rappresentante del Governo nel Comune e
possiede il potere di adottare ordinanze urgenti per eliminare gravi pericoli per i cittadini;
Altri organi minori sono le questure (ordine pubblico e sicurezza), dipartimenti provinciali del Tesoro
(gestione stipendi), uffici scolastici regionali (attività scolastica regionale). Dell’attività centrale si occupano:
INPS (infortuni sul lavoro e previdenza sociale); ISTAT (effettua indagini statistiche sulla nazione); CNR
(ricerche scientifiche); ENIT (promuovere il turismo italiano).
L’attività periferica è gestita da:
 CCIAA (operano per tutelare gli interessi delle imprese di un territorio specifico);
 ASL (operano nel quadro di servizio sociale);
 Consorzi pubblici (gestione di servizi di interesse comune);

GLI ORGANI CONSULTIVI


L’attività svolta dagli organi attivi è affiancata da organi consultivi, i quali esprimono il loro parere sugli atti
e i provvedimenti dell’amministrazione attiva. Di solito i pareri sono preventivi, ovvero avvengono prima
dell’atto e, in relazione alla sua efficacia, i pareri possono essere:
 facoltativi (l’ente che deve emanare un atto può chiederlo o no) o obbligatori (il parere è necessario);
 vincolante (l’ente è tenuto ad osservare il parere) o non vincolante (l’ente è libero di non adattarsi al
parere);
In relazione al contenuto un parere può essere di legittimità, se si chiede di verificare che l’atto sia conforme
alle norme o di merito, se si chiede di verificare la convenienza di un atto.
I principali organi consultivi sono:
 il Consiglio di Stato, organo di consulenza giuridico-amministrativa del Governo e della PA. Ha sede a
Roma ed è organo di rilievo costituzionale che svolge una funzione giurisdizionale come giudice di appello
della giustizia amministrativa e una funzione consultiva, fornendo pareri di legittimità, e in alcuni casi di
merito. È formato da giudici amministrativi a cui viene attribuito una parziale inamovibilità (non possono
essere sospesi dal loro ufficio o trasferiti in un’altra sede senza deliberazione del Consiglio di Presidenza
della giustizia amministrativa, organo simile al CSM);
 Avvocatura dello Stato, organo amministrativo con il compito di assicurare la difesa legale e la
consulenza giuridica. Ha una funzione di assistenza e rappresentanza in giudizio quando la PA è vittima di
controversie, e una funzione di consulenza stragiudiziale, dando pareri non vincolanti su questioni legali. Si
compone di un’avvocatura generale (sede a Roma) e venti Avvocature distrettuali (sede nel capoluogo di
ogni Corte d’Appello). All’avvocatura può essere richiesto un parere giuridico che riguarda sia la legittimità,
sia le conseguenze legali di un atto.
Gli organi di controllo hanno il compito di verificare la legittimità o l’opportunità e la convenienza degli atti
degli organi amministrativi.
I controlli amministrativi contengono un giudizio su un atto della PA che, in base al contenuto possono
essere:
 controlli di legittimità, quando verificano l’osservanza delle norme giuridiche dell’atto;
 controlli di merito, quando valutano l’opportunità o la convenienza di un atto.
In relazione al momento in cui vengono fatti i controlli, questi possono essere:
 preventivi, se avvengono prima dell’esecuzione dell’atto;
 successivi, se compiuti dopo che l’atto ha compiuto i suoi effetti.
I controlli possono anche essere sostitutivi quando l’organo controllante può prendere il posto di quello
controllato. Se il risultato dell’atto è positivo, dichiara la legittimità dell’atto, altrimenti può anche essere
chiesto l’annullamento dell’atto.
I principali organi di controllo sono:
 La Corte dei Conti, organo con funzione di controllo sulla legittimità degli atti del Governo e sulla
gestione del bilancio dello Stato. Esegue funzioni di controllo di legittimità (specifico e preventivo in quanto
si riferisce a singoli atti amministrativi e viene effettuato prima della sua emanazione), controllo finanziario
(gestione del bilancio e del patrimonio delle amministrazioni pubbliche. È successivo di gestione dove viene
verificata la sua efficienza, efficacia e legittimità), controllo sul rendiconto dello Stato predisposto dopo la
chiusura dell’esercizio.
→ è costituita da magistrati e da impiegati che vengono nominati con un concorso pubblico;
→ istituita una procura generale che ha il compito di tutelare gli interessi finanziari dello Stato e di garantire
l’osservanza della legge
Ai giudici viene riconosciuta una parziale inamovibilità in quanto possono essere rimossi dal loro incarico o
collocati a riposo solo in seguito a loro domanda o con una delibera del Consiglio di Presidenza → organo di
autogoverno della magistratura contabile e competente per tutti i provvedimenti disciplinari e relativi alla
carriera dei giudici contabili.
 La Ragioneria dello Stato svolge un controllo interno di legittimità sugli atti più importanti riguardanti la
gestione economico-finanziaria e patrimoniale della PA verificare la corretta gestione dei fondi che sono stati
stanziati in bilancio conservazione del patrimonio dello Stato rispetto delle norme che regolano l’attività
finanziaria pubblica, redige il bilancio preventivo dello stato e predispone il rendiconto generale dello stato,
riepilogati i risultati economici e patrimoniali dell’esercizio appena concluso, esamina ed esprime pareri
sulle proposte di legge che producono effetti sulla finanza pubblica e può effettuare verifiche e ispezioni
contabili.
→ ha un controllo di legittimità in quanto riguarda solo l’osservanza delle disposizioni stabilite dalla legge
per disciplinare lo svolgimento dell’attività amministrativa.

L’ORGANIZZAZIONE NAZIONALE DEL TURISMO


Il turismo è stato uno dei settori economici che ha avuto la crescita maggiore. Il turismo internazionale sta
attraversando una crescita che sarà sostenuta dall’ Organizzazione mondiale del turismo (OMT). L’OMT è
l’organizzazione internazionale governativa che si occupa delle politiche turistiche a livello internazionale.
Gli organi sono: L'assemblea generale, il Consiglio esecutivo e il Segretario. L’Italia ha ancora un ruolo
rilevante nel turismo internazionale. Il turismo rappresenta comunque un peso significativo nell’economia
nazionale, generando maggiori opportunità di lavoro rispetto ad altri settori.
Sono rilevabili diversi limiti e criticità. Sono ampiamente e dettagliatamente descritti nel piano strategico
per lo sviluppo del turismo pubblicato dal Governo del 2017 con lo scopo di esaminare la situazione del
fenomeno turistico in Italia e contribuire allo sviluppo dell’economia e alla creazione di nuovi posti di
lavoro.
Alcune criticità sono:
 eccessivo frazionamento del potere decisionale tra più organi;
 mancanza di una strategia digitale;
 promozione all’estero frammentata;
 dimensioni molto piccole delle imprese che operano nel settore ed elevato numero di strutture antiquate e
vecchie;
 limiti nella capacità di costruire prodotti turistici competitivi;
 infrastrutture insufficienti;
 formazione del personale adeguata;
 difficoltà ad attrarre investimenti internazionali.
Il governo italiano si è impegnato ad intervenire nel settore, per cercare di attuare una politica turistica
nazionale unitaria.
TUTELA DEL TURISMO
Il turismo è un’attività prevalentemente a soddisfare l’interesse di singole persone, ma coinvolgendo un
numero così elevato di individui diventa un interesse della collettività. La sua disciplina era affidata al diritto
privato mentre dal secolo scorso sono stati creati i primi enti pubblici con lo scopo di promuovere e
valorizzare le località turistiche.
Con la nascita della Costituzione viene sancito l’interesse pubblico per il settore turistico assegnando la
competenza legislativa in modo esclusivo alle regioni.
Gli articoli riguardanti il turismo sono:
 art.9: tutela della cultura
 art.16: libertà di circolazione, di soggiorno e di espatrio
 art.32: tutela della salute
 art.36: diritto al riposo e alle ferie
 art.41: libertà di iniziativa economica privata
Una delle maggiori criticità del settore è la difficoltà di stabilire in maniera chiara a chi spetti il compito di
prendere decisioni e dare attuazione alle politiche tese allo sviluppo del settore. La determinazione dei
soggetti a cui spettano le competenze nel settore turistico può essere esaminata sotto tre aspetti: politico,
legislativo e amministrativo.
La realizzazione di funzioni così complesse non può essere affidata solo allo Stato per la presenza di diverse
problematiche la nostra costituzione prevede un modello decentrato di organizzazione dei poteri pubblici
PUNTO DI VISTA POLITICO
Bisogna stabilire quali sono gli obiettivi fondamentali da raggiungere e quali sono i soggetti pubblici che
hanno il potere di farlo, riuscire a individuare gli strumenti adatti per promuovere e sviluppare il settore in
maniera unitaria. Lo stato necessita di definire un’offerta unitaria e coordinata.
PUNTO DI VISTA LEGISLATIVO
Stabilire con esattezza quale soggetto può disciplinare la politica del turismo emanare norme giuridiche
specifiche per raggiungere gli obiettivi prefissati. La Costituzione stabilisce una ripartizione dei poteri tra lo
stato e le regioni.
PUNTO DI VISTA AMMINISTRATIVO
La costituzione non individua le competenze da assegnare ai singoli enti, ma stabilisce solo i criteri e i modi
di attribuzione delle funzioni amministrative.
MINISTERO DEL TURISMO
Il Ministero del Turismo e dello spettacolo fu istituito nel 1959. L’istituzione del ministero segnava il
riconoscimento della rilevanza del fenomeno turistico e dell’esigenza di un’apposita struttura amministrativa
che garantisse la realizzazione di una politica nazione nel settore.
1959 Istituzione Ministero del Turismo

1972 Trasferimento dei poteri alle Regioni


Con la nascita delle Regioni a statuto ordinario nel 1972 è iniziato un processo di trasferimento delle
funzioni amministrative dallo Stato alle Regioni, e furono trasferite anche le funzioni esercitate dal
Ministero del Turismo, a cui rimanevano solo alcune competenze residuali.

1993 Referendum: abrogazione Ministero


10 regioni hanno presentato alla Corte di Cassazione la richiesta di referendum popolare per abrogare la
legge 617/1959 e con essa il Ministero

1994 Istituzione Dipartimento per il turismo


Il 12 Marzo 1994 fu emanato il D.P.C.M. che istituiva il Dipartimento per il turismo con competenza in
materia di turismo

2001 Competenze al Ministero delle Attività produttive

2006 Competenze alla Presidenza del Consiglio dei ministri

2009 Ministero del Turismo senza portafoglio


Gli vengono affidate alcune importanti funzioni come:
lo sviluppo dell'immagine del "Sistema Italia",
la tutela del "marchio Italia" all'estero,
il coordinamento della politica nazionale di promozione del turismo italiano all'estero.

2013 Competenze al Ministero dei Beni e delle Attività culturali


Diventano competenza del Ministero dei Beni e delle Attività culturali con l’avvento del Governo Letta.

2019 Competenze al Ministero delle politiche agricole


Questa nuova scelta è stata fatta in considerazione che gli stranieri vengono in Italia sia per le bellezze
storiche, architettoniche, naturalistiche, ma anche all'enogastronomia.
Il Ministero dei Beni e delle Attività culturali continua comunque ad essere fortemente legato al tema del
turismo.

La previsione di un Ministero del Turismo non era del tutto giustificabile in quanto la Costituzione riservava
il turismo alla competenza legislativa concorrente tra Stato e Regioni → ma il ritardo con cui sono state
istituite le regioni aveva giustificato la presenza di un’istituzione centrale, con compiti di promozione,
direzione e controllo.
Le competenze della Direzione generale del turismo riguardano:
 La programmazione, il coordinamento e la promozione delle politiche turistiche nazionali;
 La gestione dei rapporti con le Regioni e dei progetti di sviluppo del settore turistico;
 Le relazioni con l'Unione europea e internazionali in materia di turismo, fatte salve
 Le competenze del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale;
 I rapporti con le associazioni di categoria e le imprese turistiche.
L'organizzazione dello Stato italiano è basata su un notevole decentramento amministrativo, e questo genera
soprattutto nel turismo, una certa conflittualità tra i vari soggetti incaricati di occuparsene (tra lo Stato
centrale e gli enti locali). Per limitare tale conflittualità sono state individuate, nel corso degli anni, delle
forme di raccordo e collaborazione tra i diversi livelli istituzionali:
La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano,
con la finalità di favorire la collaborazione tra gli organi centrali e quelli regionali soprattutto nelle materie la
cui competenza è suddivisa tra Stato e Regioni. Comprende: i Presidenti delle Regioni e due Presidenti delle
Province autonome di Trento e di Bolzano.
Ai suoi lavori partecipano: i ministri e i rappresentanti politici delle amministrazioni statali e degli enti
pubblici interessati agli argomenti. In materia turistica la Conferenza deve essere interpellata:
 Per coordinare la programmazione turistica nazionale con quella locale
 Per la ripartizione delle risorse finanziarie al turismo tra le varie Regioni
 Per esprimere pareri su provvedimenti in materia di turismo.
Il codice del turismo prevede inoltre la presenza di altri organi di rilevanza nazionale:
La Conferenza nazionale del turismo; l'Ente nazionale italiano del turismo (ENIT), diventato ora Agenzia
nazionale del turismo; il Comitato permanente di promozione del turismo in Italia.
La Conferenza nazionale del turismo rappresenta un incontro tra vari operatori, è indetta dal Presidente del
Consiglio dei ministri o dal ministro delegato almeno ogni due anni, a cui partecipano i rappresentanti delle
Regioni e degli enti locali, nonché quelli del CNEL e delle altre autonomie territoriali, con lo scopo di
verificare l'attuazione delle linee guida in materia di turismo, e di favorire il confronto tra le istituzioni
(amministrazione statale e autonomie regionali) e le rappresentanze del settore.
L'ENIT è stato istituito sin dal 1919 con la denominazione di Ente nazionale per l'incremento delle industrie
turistiche. Nel 2005 ne è stata prevista la trasformazione in Agenzia nazionale del turismo. L'Agenzia svolge
tutte le funzioni di promozione all'estero dell'immagine unitaria dell'offerta turistica italiana e ne favorisce la
commercializzazione anche al fine di renderla maggiormente competitiva sui mercati internazionali.
I compiti dell'agenzia sono:
· La promozione all'estero dell'immagine turistica italiana a livello sia nazionale sia regionale;
· La realizzazione di strategie promozionali a livello nazionale e internazionale;
· Le attività di consulenza e di assistenza per lo Stato, le Regioni e gli altri organismi pubblici in tema di
promozione di prodotti turistici;
· La collaborazione con gli uffici della rete diplomatica consolare del ministero degli Affari esteri;
· L 'organizzazione di servizi di consulenza, assistenza e collaborazione in favore di soggetti pubblici e
privati per promuovere i servizi di accoglienza e informazione ai turisti.
Per il funzionamento dell'Agenzia è prevista la presenza di tre organi: il Presidente, Il Consiglio di
amministrazione e il Collegio dei revisori dei conti, oltre a un Organismo indipendente di valutazione.
Attualmente l'ENIT ha la sua sede centrale a Roma e diverse sedi estere, di cui alcune in Europa e altre nel
resto del mondo.

IL COMITATO DI PROMOZIONE DEL TURISMO IN ITALIA


È un organismo creato con lo scopo di: promuovere accordi di programma con le Regioni per invogliare lo
sviluppo turistico, prestare sostegno e assistenza alle imprese interessate a riqualificare l’offerta turistica,
promuovere l’immagine dell’Italia nel settore turistico all’interno dei confini nazionali. Il comitato è formato
dal Presidente del Consiglio dei ministri e partecipano anche i soggetti pubblici e privati che operano nel
settore turistico.
Il presidente del consiglio dei ministri ha una funzione di vigilanza per le due enti ACI e CAI.
 L’ACI è costituito da una federazione degli automobil club provinciali. Ha sede a [Link] suo scopo
è quello di rappresentare e tutelare gli interessi generali dell’automobilismo di cui promuovere e
favorisce lo sviluppo. In particolare si occupa di problematiche legate alla circolazione stradale
 IL CAI, ovvero il club alpino italiano, si occupa della promozione in montagna.

IL RUOLO DEGLI ENTI LOCALI


L’amministrazione periferica viene realizzata attraverso l’attività degli enti territoriali. La riforma del 2001,
oltre a regolare la distribuzione delle funzioni legislative tra Stato e Regione, ha anche contenuto il principio
di sussidiarietà contenuto nell’articolo 118.
Secondo l’articolo 118 la sussidiarietà consiste nell’attribuzione delle funzioni amministrative in via
prioritaria ai Comuni salvo che non sia necessario conferire alle Province e, alle Regioni e allo Stato.
L’attuazione di questo principio ha creato parecchie problematiche e per questo tra le regioni si è adottato
modelli organizzativi diversi tra di loro.

IL RUOLO DELLE REGIONI


Le principali attività legate alle Regioni sono:
· La programmazione, lo sviluppo e la promozione sul turismo locale.
· La concessione del riconoscimento dei sistemi turistici locali (STL).
· La promozione dell’immagine unitaria delle Regioni in Italia e all’estero.
· Il finanziamento alle imprese e ai servizi turistici.

IL RUOLO DEI COMUNI


Ai comuni sono attribuiti questi compiti:
· Promozione di attività ricreative e sportive.
· Gestione di impianti e servizi complementari alle attività turistiche.
· Rilascio, controllo ed eventuale revoca dell’autorizzazione all’esercizio delle strutture ricettive.
Inoltre i comuni esercitano anche funzioni delegate dalle Regioni.

IL RUOLO DELLE PROVINCE


Le province operano su delega della Regione. Tra le funzioni delegate possiamo trovare: La vigilanza, il
controllo e l’autorizzazione all’apertura delle agenzie di viaggio. L’accertamento dei requisiti professionali e
la formazione delle commissioni giudicatrici per l’autorizzazione all’esercizio delle professioni turistiche.

SISTEMI TURISTICI LOCALI


I sistemi turistici locali sono contesti turistici omogenei che comprendono ambienti territoriali, in cui sia
possibile identificare un’offerta integrata di beni culturali, ambientali e attrazioni turistiche, compresi i
prodotti tipici dell’agricoltura e dell’artigianato locale.
Secondo il codice del turismo prevede che ci sia per le regioni il riconoscimento dei STL, per favorire
l’integrazione tra politiche del turismo e politiche di governo del territorio e di sviluppo economico.

IL RUOLO DEGLI ENTI PUBBLICI NON TERRITORIALI


Tra questi abbiamo:
 Le APT si occupano di promuovere le risorse turistiche locali, informare e accogliere i turisti, raccogliere
ed elaborare dati statistici in ambiti turisticamente rilevanti. Non è omogenea, in alcune regioni ne sono state
costruite di più, in altre mancano proprio.
 Le IAT secondo la legge quadro 217/1983 diceva che questo ente doveva istituire gli Uffici di
informazione e accoglienza turistica, con il compito prevalentemente di offrire un servizio di accoglienza,
informazione e orientamento ai turisti stranieri in Italia.
 Le agenzie regionali per la promozione turistica rappresentano gli enti strumentali delle politiche
regionali in materia di turismo.

GLI ENTI PRIVATI DI RILEVANZA PUBBLICA


Tra questi enti troviamo:
 Il Touring club Italiano (TCI) che è un’associazione privata senza scopo di lucro con sede a Milano, con
il fine di promuovere il turismo come strumento di collaborazione fra i popoli, e in particolare intervenire a
tutelare il paesaggio, pubblicando riviste, guide e carte geografiche.
 L’associazione italiana alberghi per la gioventù con sede a Roma, ha come finalità la promozione del
turismo giovanile, attraverso la realizzazione ad esempio di ostelli e iniziative a favorire il miglioramento
culturale, fisico della gioventù.
 La federazione italiana campeggiatori ha come finalità quella di promuovere iniziative per lo sviluppo
del campeggio.
 Le associazioni turistiche pro loco sono nate come soggetti senza fini di lucro. Esse assumono la forma
giuridica di associazioni, costituite tramite la stipulazione di un atto costitutivo tra i soggetti aderenti. Ogni
comune può avere una sola Pro loco e devono essere iscritte in un apposito albo regionale. Il loro compito è
favorire la conoscenza e valorizzazione turistica del territorio in cui operano.
 Il centro turistico studentesco giovanile (CTS) è un’associazione senza fini di lucro, che ha come scopo
quello di promuovere il turismo giovanile, studentesco e sociale, con riferimento alla promozione di forme di
turismo ad esempio responsabile.

I LIBRI VERDI
I libri verdi sono documenti di riflessione su un tema politico specifico, pubblicati dalla Commissione,
destinati a tutti i soggetti pubblici e privati che partecipano al processo di consultazione e di dibattito relativo
a un particolare settore.

SOSTENIBILITÀ DEL TURISMO


Per raggiungere questi obiettivi, le azioni a favore sono riunite in 4 fasi principali:
 Stimolare la competitività del settore turistico europeo, per esempio diversificando l’offerta turistica,
sviluppando l’innovazione, migliorando le competenze professionali.
 Promuovere lo sviluppo di un turismo responsabile, sostenibile e di qualità, prevedendo l’utilizzo
responsabile delle risorse naturali, tenendo in considerazione l’impatto ambientale delle attività, l’impiego
delle destinazioni turistiche, la qualità e la durata dei posti di lavoro creati.
 Consolidare l’immagine dell’Europa come insieme di destinazioni sostenibili e di alta qualità attraverso la
promozione del territorio europeo sui mercati mondiali come ad esempio Stati Uniti, Cina, Giappone, Russia,
India e Brasile.

AZIONI PREVISTE
 Avvio di una piattaforma TIC e Turismo nel settore turistico e delle sue imprese.
 Sostegno alla formazione nel settore turistico.
 Creazione di un osservatorio virtuale del turismo.
 Sviluppo di un marchio europeo per il turismo di qualità.
 Proposta di una carta del turismo sostenibile e responsabile.
 Rafforzamento della partecipazione dell'Unione europea nelle sedi internazionali.
 Presentazione di un sistema di indicatori del turismo per una gestione sostenibile.

PROGETTO EDEN
È un progetto che promuove modelli di sviluppo sostenibile nel settore turistico in tutta l’UE. Si basa su
concorsi nazionali che si svolgono ogni anno e sfociano nella selezione di una destinazione turistica di
eccellenza.

I BENI CULTURALI E LA LORO DISCIPLINA


IL PATRIMONIO CULTURALE
Il patrimonio culturale e ambientale dell’Italia costituisce una straordinaria ricchezza per il nostro paese,
eredità del suo passato e delle vicende storiche che lo hanno contrassegnato, e contribuisce in modo decisivo
alla quantità della vita individuale e collettiva degli italiani.
Tale patrimonio è composto da beni archeologici, architettonici e paesaggistici, beni artistici, archivi,
biblioteche e molto altro ancora.

LE CRITICITÀ DEL SETTORE


Tuttavia ci sono una serie di problemi che rendono il settore fragile:
• Garantire la tutela di tale enorme e complesso patrimonio e l’accessibilità a tutti richiede un notevole
impegno dal punto di vista culturale, organizzato e finanziario;
• I soggetti che hanno responsabilità amministrative e gestionali sono di natura diversa e con livelli di
autonomia differente nell’esercizio di tali poteri, e quindi non è sempre facile il loro coordinamento;
• Il patrimonio è in continua crescita, soprattutto quello gestito dagli enti territoriali, dalle imprese e dai
privati;
• Nel corso degli ultimi anni si è assistito a una forte riduzione del sostegno finanziario pubblico, che
difficilmente riesce a essere compensato da soggetti privati o dall’autofinanziamento attraverso le entrate da
biglietteria e la vendita di servizi.

LE FONTI NORMATIVE IN MATERIA CULTURALE


Il concetto di salvaguardia del patrimonio è presente nell’ordinamento giuridico sin dal medioevo, ma è solo
dai primi anni del XX secolo che si avvia la definizione di un sistema coordinato di tutela.
Nel 1902 venne emanata la LEGGE NASI. Fu la prima vera legge riguardante i Beni. Istituiva un “Catalogo
Unico” nazionale (opere artistiche e storiche dello Stato) ed introduce il diritto di prelazione da parte dello
Stato assieme al divieto di esportazione dei Beni. Nel 1909 la legge Rosadi-Rava introduce il principio della
inalienabilità del patrimonio culturale dello Stato.
Nel 1939 venne emanata la legge bottai. La riforma stabiliva l’introduzione del divieto di esportazione di
determinati beni storico-artistici.
L’articolo 9 della costituzione venne introdotto per la necessità di sottoporre a tutela il patrimonio culturale e
paesaggistico.
La legge del 39 fu sostituita con il testo unico, incentrato sulla conservazione e la custodia del patrimonio
storico-artistico, introducendo il sistema dei vincoli.
il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, meglio noto come Codice dei beni culturali e del paesaggio o
Codice Urbani, è un decreto legislativo che regola la tutela dei beni culturali e paesaggistici d'Italia. Il codice
è composto da 184 articoli e un allegato.
È suddiviso in cinque parti:
• disposizione generali;
• beni culturali;
• beni paesaggistici;
• sanzioni;
• disposizioni transitorie e finali;
BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI
L’articolo due contiene la definizione di patrimonio culturale che è costituito da:
• beni culturali;
• beni paesaggistici;
DEFINIZIONE BENI CULTURALI: Sono definiti beni culturali le cose immobili e mobili che presentano
interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico, e le altre cose
individuate come testimonianze aventi valore di civiltà.
I beni culturali sono individuati negli articoli 10 e 11.
DEFINIZIONE BENI PAESAGGISTICI: Sono definiti beni paesaggistici gli immobili e le aree che
rappresentano valori storici, culturali, naturali ed estetici del territorio, e gli altri beni individuati dalla legge.

BENI CULTURALI DI INTERESSE RELIGIOSO


In Italia molti beni culturali appartengono alla Chiesa cattolica. L’articolo 9 del codice dei beni culturali
afferma che: Per i beni culturali di interesse religioso appartenenti ad enti ed istituzioni della Chiesa cattolica
o di altre confessioni religiose, il Ministero e, per quanto di competenza, le Regioni provvedono,
relativamente alle esigenze di culto, d’accordo con le rispettive autorità.
Tale articolo prende spunto dai patti lateranensi del 1929 che prevedeva una collaborazione tra lo stato
italiano e la chiesa cattolica.
UFFICIO NAZIONALE PER I BENI CULTURALI ECCLESIASTICI
La chiesa cattolica ha istituito nel 1995 un ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici che ha come
obiettivo il sostegno della gestione dei beni culturali ecclesiastici, per garantire sia la tutela sia la
valorizzazione.
L’ufficio ha tra le sue finalità quella di favorire la collaborazione tra la chiesa cattolica e le pubbliche
amministrazioni per agevolare la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico.
GLI INTERVENTI A FAVORE DEI BENI CULTURALI
Per quanto riguarda la tutela, il codice stabilisce che essa deve essere realizzata in relazione ai seguenti
aspetti:
• vigilanza e ispezione;
• protezione e conservazione;
• circolazione in ambito nazionale e internazionale;
• ritrovamenti e scoperte;
• espropriazione.
OBBLIGHI DI FRUIZIONE E VALORIZZAZIONE
Gli obblighi di fruizione e valorizzazione, questi sono disciplinati nel titolo II, che regolamenta:
• l’uso dei beni culturali;
• i princìpi della valorizzazione;
• la consultabilità dei documenti degli archivi.
Sia la promozione che la valorizzazione sono di competenza concorrente tra Stato e Regione. Lo stato
propone e poi le regioni stabiliscono nel dettaglio.
SOPRINTENDENZE
Le soprintendenze sono uffici periferici del ministero a cui sono affidati diversi compiti come attività di
catalogazione, autorizzazione all’esecuzione di opere e lavori sui beni culturali, emissione di pareri, attività
di ricerca.
Le soprintendenze possono essere di due tipi:
• per Archeologia, belle arti e paesaggi;
• archivistiche e bibliografiche.
LA TUTELA DEI BENI CULTURALI
La tutela del patrimonio culturale è definita nell’articolo 3 del codice come quell’attività volta a garantire
l’individuazione, la conoscenza, la protezione e la conservazione del patrimonio culturale.

L’UNESCO
L’UNESCO ha sede a Parigi. È un’agenzia specializzata dell’ONU, creata con lo scopo di promuovere la
pace e la comprensione tra le nazioni mediante l’istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e
l’informazione.

VIGILANZA E ISPEZIONE
La vigilanza dei beni culturali, compete al ministero, salvo la possibilità concessa ai soprintendenti di
procedere a ispezione volte ad accertare l’esistenza e lo stato di conservazione e di custodia dei beni
culturali.
MISURE DI PROTEZIONE
La vigilanza consiste nell’adottare misure di protezione, che si distinguono fra gli interventi vietati in
assoluto e quelli soggetti ad autorizzazione.
Sono vietati: la distruzione, il danneggiamento, l’uso non compatibile con il carattere storico-artistico dei
beni culturali, nonché lo smembramento di archivi pubblici e privati vincolati.
Il mancato rispetto comporta sanzioni penali pesanti e si può arrivare persino all’arresto fino a un anno. È
anche vietato il trasferimento ad altre persone giuridiche di archivi pubblici o privati. Sono soggetti ad
autorizzazione del ministero la demolizione di beni culturali, il loro spostamento, lo smembramento delle
collezioni, lo scarto dei documenti di archivi e biblioteche pubblici o privati.
MISURE DI CONSERVAZIONE
Le misure di conservazione consistono nel mantenere i beni in condizioni tali da poter essere utilizzati. Essa
deve essere realizzata mediante la programmazione di attività di:
• studio del patrimonio culturale;
• prevenzione, cioè interventi tesi a limitare le situazioni di rischio;
• manutenzione, intesa come attività di controllo delle condizioni del bene culturale e mantenimento
dell’integrità del bene stesso;
• restauro, inteso come recupero del bene e sua protezione al fine di garantire l’integrità e il suo trasferimento
nel tempo.
INTERVENTI CONSERVATIVI
L’articolo 30 dispone che lo Stato, le Regioni, gli altri enti pubblici territoriali hanno l’obbligo di garantire la
sicurezza e la conservazione dei beni culturali di loro appartenenza. Gli interventi conservativi possono
essere volontari e imposti.
ALTRE FORME DI PROTEZIONE
• le misure di tutela indiretta, che prevedono l’imposizione di distanze e provvedimenti tesi a garantire
l’integrità dei beni immobili, la loro prospettiva e le condizioni di ambiente e di decoro;
• la richiesta di autorizzazione per il prestito di beni culturali al fine di realizzare mostre ed esposizioni;
• il divieto di collocare cartelli o manifesti pubblicitari sugli edifici e nelle aree tutelate come beni culturali,
salvo autorizzazione del soprintendente;
• il divieto di distacco di affreschi, stemmi, graffiti e altri elementi decorativi di edifici senza preventiva
autorizzazione;
• la tutela degli studi d’artista, di cui non si può modificare la destinazione d’uso né rimuovere il contenuto
poiché essi rappresentano i luoghi dove un artista espone le proprie opere, quindi la testimonianza delle
condizioni che hanno portato alla realizzazione delle opere che lo hanno reso famoso;
• l’adeguamento della disciplina del commercio nelle aree aventi valore archeologico, storico e artistico,
rimettendo agli enti locali la possibilità di vietare o sottoporre a condizioni particolari l’esercizio di tale
attività, previo parere della Soprintendenza competente.

LA CARTE DEL RISCHIO


Ogni anno viene elaborato e arricchito il catalogo della Carta del rischio, uno strumento messo a punto
dell’ICR in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività culturali, progettato per consentire la
programmazione degli interventi di manutenzione e restauro sui beni culturali.

CIRCOLAZIONE DEI BENI


Il commercio di beni culturali non è vietato, tuttavia esso è sottoposto a una serie di prescrizioni e limitazioni
al fine di garantire la sicurezza del bene ma anche gli acquirenti dal rischio di eventuali truffe.

DEMANIO CULTURALE
I beni culturali costituiscono il demanio culturale che è formato da:
• immobili e aree di interesse archeologico;
• immobili riconosciuti monumenti nazionali;
• raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e biblioteche;
• archivi;
• cose mobili.
I beni del demanio culturale sono considerati inalienabili, non possono essere venduti.

AUTORIZZAZIONE MINISTERIALE
I beni culturali che non fanno parte del demanio, possono essere venduti, senza pregiudicare il pubblico
godimento.

USCITA TEMPORANEA DEI BENI


L’uscita temporanea fuori dal territorio della Repubblica di beni culturali per manifestazioni, mostre o
esposizioni d’arte di alto interesse culturale è sempre consentita, purché siano garantite l’integrità e la
sicurezza del bene. Un cittadino che intende esportare in via definitiva un'opera (per esempio per venderla a
un acquirente straniero) deve presentare una richiesta all'ufficio esportazioni della sua Soprintendenza,
indicando il valore venale dell'opera.

COMUNICAZIONE PREVENTIVA
Per poter esercitare l’attività di commercio, deve essere trasmessa all’autorità di pubblica sicurezza la quale,
a sua volta, la gira al soprintendente e alla Regione.

ANNOTAZIONE DELLE OPERAZIONI SU REGISTRO


I titolari di attività di commercio di cose antiche o usate sono tenuti ad annotare giornalmente le operazioni
eseguite su un apposito registro dalla normativa in materia di pubblica sicurezza.

DOCUMENTAZIONE DI AUTENTICITÀ
Nell’articolo 64 chiunque venda opere di pittura, scultura, grafica, oggetti d’antichità, di interesse storico o
archeologico ha l’obbligo di consegnare all’acquirente la documentazione che ne attesti l’autenticità e la
provenienza.

RICERCA ARCHEOLOGICA
Essa è affidata al ministero e può essere accompagnata da procedimenti di occupazione temporanea o
espropriazione, che danno luogo al pagamento di specifici indennizzi.

SCOPERTE FORTUITE
La scoperta va denunciata entro ventiquattro ore al soprintendente o al Sindaco ovvero all’autorità di
pubblica sicurezza; essa comporta l’obbligo di conservazione del bene ritrovato e implica il pagamento al
ritrovatore di un premio. I beni culturali immobili e mobili possono essere espropriati dal ministero, quando
l’interesse migliora le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica dei beni stessi.
LA FRUIZIONE DEI BENI CULTURALI
La fruizione consiste in tutte quelle attività dirette a offrire un bene culturale nelle migliori condizioni per il
godimento da parte del pubblico, mentre la valorizzazione serve a promuovere la conoscenza di quel bene e
quindi a incrementare la possibilità di utilizzo.
ISTITUTI E LUOGHI DELLA CULTURA
La possibilità di fruire dei beni culturali è riferita agli istituti e luoghi della cultura, che sono così individuati:
• musei;
• le biblioteche;
• gli archivi;
• le aree archeologiche;
• i parchi archeologici;
• i complessi monumentali;

LA TUTELA DEI BENI PAESAGGISTICI


La tutela del paesaggio contenuta nell’articolo 9 della Costituzione, secondo cui la Repubblica italiana tutela
il paesaggio e il patrimonio artistico e storico della nazione.
Il paesaggio svolge un ruolo importante nella vita degli individui in quanto esso rappresenta un fattore di
identità per il territorio e i suoi abitanti nel quale è possibile leggere il succedersi dei secoli, delle civiltà,
della storia e quindi lo svolgersi della vita della comunità.
L’importanza della tutela del paesaggio è sottolineata anche a livello internazionale da una serie di accordi
come la convenzione dell’UNESCO sulla tutela del patrimonio mondiale, culturale e naturale, la
convenzione europea del paesaggio, sottoscritta a Firenze il 20 ottobre 2000.

CARTA NAZIONALE DEL PAESAGGIO


È un documento che contiene alcune indicazioni programmatiche per i futuri governanti e che individua tre
obiettivi strategici da perseguire per i prossimi anni:
· Promuovere nuove strategie per governare la complessità del paesaggio;
· Promuovere l’educazione e la formazione alla cultura e alla conoscenza del paesaggio;
· Tutelare e valorizzare il paesaggio come strumento di coesione, legalità, sviluppo sostenibile e
benessere.

IL PATRIMONIO PAESAGGISTICO
Il paesaggio viene definito come parti di territorio i cui caratteri distintivi derivano dalla natura, dalla storia
umana o dalle relazioni tra di essi.

I BENI PAESAGGISTICI
Sono individuato dall’articolo 134 del codice, che individua:
· Gli immobili e le aree di notevole interesse pubblico, cioè gli immobili che hanno evidenti caratteri di
bellezza naturale, le ville, i giardini e i parchi che si distinguono per la loro bellezza non comune, le zone di
interesse archeologico, le bellezze panoramiche.
· Le aree tutelate per la legge, cioè i territori costieri, i territori che costeggiano i laghi, i fiumi, i torrenti,
i corsi d’acqua, le montagne, i ghiacciai, i parchi e le riserve nazionali o regionali, i territori coperti da
foreste e boschi, i vulcani
· Gli immobili e le aree sottoposte a tutela dei singoli piani paesaggistici regionali
· Gli immobili e le aree di notevole interesse pubblico sono individuati attraverso il lavoro di una o più
commissioni regionali appositamente costituite, sulla base delle segnalazioni ricevute.

PROCEDURA DI RICONOSCIMENTO
Ai fini del riconoscimento dell’interesse, le commissioni regionali seguono una particolare procedura che
prevede le seguenti fasi:
· Acquisizione, attraverso le Soprintendenze e gli uffici regionali e provinciali
· Valutazione, alla luce delle informazioni raccolte, dalla sussistenza del notevole interesse pubblico
· Proposta della dichiarazione di notevole interesse pubblico

DICHIARAZIONE DI INTERESSE PUBBLICO


Chiusa la fase istruttoria la Regione può emanare il provvedimento di dichiarazione di notevole interesse
pubblico, che deve contenere una specifica disciplina di tutela, cioè le norme di comportamento che devono
essere rispettate per garantire la tutela del bene.

TUTELA DEL PAESAGGIO


Per tutela dei beni paesaggistici si intende l'esercizio di attività tese a individuare i beni paesaggistici e a
garantire la protezione e la conservazione.
La tutela e la conservazione dei beni paesaggistici richiede spesso la realizzazione di interventi di recupero e
qualificazione.
All’interno di ogni piano paesaggistico il territorio regionale può essere distinto in tre tipi di aree:
 Aree tutelate, in cui la realizzazione di interventi richiede il preventivo rilascio di una specifica
autorizzazione.
 Aree sottoposte a verifica, cioè aree territoriali per le quali non è prevista una specifica autorizzazione,
ma in cui per la realizzazione di interventi si richiede la verifica della conformità del progetto rispetto alle
previsioni del Piano paesaggistico.
 Aree significativamente compromesse o degradate in cui per la realizzazione di interventi non è
previsto il rilascio di alcuna autorizzazione.

VALORIZZAZIONE DEL PAESAGGIO


Per valorizzazione dei beni paesaggistici si intende l’esercizio di attività tese a promuovere la conoscenza di
tali beni e ad assicurare la possibilità di fruizione e utilizzazione, comprese le attività di promozione e gli
interventi di conservazione

PIANI PAESAGGISTICI
Sono documenti di programmazione in cui si rileva la situazione esistente del territorio e si definiscono gli
obiettivi per la sua tutela e la sua valorizzazione. Il territorio regionale, deve essere suddiviso in ambiti
omogenei, sulla base delle caratteristiche naturali e storiche di ciascun territorio. Secondo il codice dei beni
culturali il piano paesaggistico può essere elaborato come strumento a sé stante oppure all’interno di un
piano territoriale generale che deve tuttavia contenere l’indicazione di piano territoriale.
L’elaborazione dei piani paesaggistici richiede la realizzazione delle seguenti operazioni:
· Conoscenza e ricognizione del territorio regionale e delle sue caratteristiche
· Individuazione dei fattori di rischio e degli elementi di vulnerabilità del paesaggio
· Individuazione di ambiti paesaggistici ottimali e dei relativi obiettivi di qualità da raggiungere
· Definizione delle norme da seguire per la tutela del territorio negli ambienti individuati
· Determinazione delle misure necessarie a garantire la conservazione e la valorizzazione paesaggistica
dei beni presenti nel territorio
· Individuazione di interventi di recupero e riqualificazione da effettuare nei vari ambiti

TIPOLOGIE DI PROCEDURA
A seconda del tipo di intervento che si intende effettuare nell’area individuata, le procedure sono di tre tipi:
· Autorizzazione paesaggistica ordinaria: va richiesta nel caso di interventi significativi e la procedura
fino a 120 giorni.
· Autorizzazione paesaggistica semplificata: è riservata agli interventi di impatto lieve, prevede
l’utilizzo di modelli unificati e una durata massima dell’istruttoria di 60 giorni.
· Intervento libero: per la realizzazione di piccoli interventi definiti dalla legge non c’è.

ALTRE FORME DI TUTELA


In base alla tutela dei beni paesaggistici ci sono altri interventi necessari come l’apertura di strade e cave, i
cartelli e mezzi pubblicitari e facciate dei fabbricati.

CONVENZIONE UNESCO 1972


La Convenzione del 1972 incoraggia i Paesi membri a identificare e tutelare il proprio patrimonio che sia o
meno iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale. La differenza tra un sito del Patrimonio Mondiale e un
sito del patrimonio nazionale risiede nel concetto di “eccezionale valore universale”
LA CONVENZIONE EUROPEA DEL PAESAGGIO
La convenzione europea del paesaggio è un documento che è stato firmato da 32 stati con l’obiettivo di
promuovere presso le autorità pubbliche l’adozione di politiche di salvaguardia, di gestione e di
pianificazione dei paesaggi e di organizzare la cooperazione europea nelle politiche di questo settore.

FAI
Il FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano) è una fondazione italiana senza scopo di lucro, sorta nel 1975 con
l'intento di agire per la tutela, la salvaguardia e valorizzazione del patrimonio artistico e naturale italiano
attraverso il restauro e l'apertura al pubblico dei beni storici, artistici o naturalistici ricevuti

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