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FILOSOFIA Locke

John Locke, filosofo inglese del XVII secolo, è considerato il padre dell'empirismo e del liberalismo moderno, sostenendo che la conoscenza deriva dall'esperienza e che la ragione ha limiti. La sua opera principale, 'Saggio sull'intelletto umano', esplora come l'uomo conosca solo attraverso idee semplici e complesse, rifiutando l'idea di conoscenze innate. Locke promuove anche la tolleranza e i diritti naturali, sostenendo che lo Stato deve proteggere la libertà e i diritti dei cittadini, nati da un consenso sociale.

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FILOSOFIA Locke

John Locke, filosofo inglese del XVII secolo, è considerato il padre dell'empirismo e del liberalismo moderno, sostenendo che la conoscenza deriva dall'esperienza e che la ragione ha limiti. La sua opera principale, 'Saggio sull'intelletto umano', esplora come l'uomo conosca solo attraverso idee semplici e complesse, rifiutando l'idea di conoscenze innate. Locke promuove anche la tolleranza e i diritti naturali, sostenendo che lo Stato deve proteggere la libertà e i diritti dei cittadini, nati da un consenso sociale.

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FILOSOFIA

LOCKE

John Locke (1632 – 1704), filosofo inglese. Nato da famiglia benestante, condusse i primi studi
presso la Westminster School e poi all’Università di Oxford, dove poi vi insegnò greco e retorica.
Qui rimase deluso dall’impostazione rigido aristotelica che era per il principio di autorità 1. Si
avvicinò alla scienza sperimentale, all’anatomia ed alla medicina. Partecipò alla vita politica,
schierandosi dapprima con i liberalista Lord Asley, che era contro la monarchia filocattolica degli
Stuart. Lo seguì come medico personale sia in Francia che in Olanda, dove scrisse le sue opere
maggiori. In seguito si unì a Guglielmo d’Orange, futuro re d’Inghilterra, che aveva le stesse idee.
L’autore è in un periodo storico in cui, grazie alle scoperte scientifiche, Newton, Galileo, ecc. la
società europea comincia a mettere in discussione tutte le verità assolute. Visse nel periodo delle rivoluzioni in
Inghilterra che portarono alla fine della monarchia assoluta all’instaurazione della monarchia parlamentare. Il suo
pensiero ispirò i principi della Rivoluzione Americana e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo della Rivoluzione francese.
Mentre Cartesio fu il padre del razionalismo, Hobbes del materialismo, egli fu padre dell’empirismo, cioè affermò il
primato dell’esperienza concreta per raggiungere la conoscenza. Fu quindi antimetafisico, in quanto Dio e Sostanza
non sono cose che possono essere conosciute con l’esperienza. Ma, appunto, ricavate dal ragionamento, che non è
certo. E che lavora su ciò che l’esperienza offre. Inoltre, fu anche padre del liberalismo moderno.
I limiti della ragione
Opera: “Saggio sull’intelletto umano” (1689)
Al contrario di Cartesio, che pensa la ragione come infallibile, unica ed onnipotente, Locke pensa che la ragione abbia
dei limiti, in quanto è un fatto umano. Essa da sola non può creare delle verità solide ed indipendenti dall’esperienza. In
quanto non è infallibile, perché il calcolo matematico può avere errori, si muove nelle probabilità; non è unica, perché
ogni uomo vi partecipa in modo diverso, vi sono vari tipi di intelletto (logico, organizzativo, intuitivo, riflessivo, ecc.),
anche se è l’unica guida che l’uomo ha. Ed infine non è onnipotente, non può capire tutto.
Locke paragona la ragione a una candela: non illumina tutto ciò che ci circonda, ma fa abbastanza luce per permetterci
di orientarci e compiere le azioni necessarie alla nostra esistenza. Non è causa prima, la ragione è limitata dal
"materiale" che riceve dai sensi, non ha niente di innato su cui può già contare. La mente umana è solo un ripostiglio
dell’esperienza, non può inventare idee dal nulla, può solo combinare, confrontare e ordinare le idee che derivano
dall'esperienza. Inoltre non può neanche conoscere l’essenza delle cose, ma solo il nome che l’uomo gli dà, o le sue
manifestazioni. L’uomo ha solo una conoscenza parziale del mondo, è mosso dal suo bisogno di dare ordine al caos, per
cui, secondo l’autore, non è il caso di continuare con dogmatismi ed intolleranze di alcun genere, perché nulla è certo.
Nessuno ha il diritto di imporre la propria visione agli altri. Occorre quindi uno Stato che faccia da giudice e che si limiti a
difendere i diritti di tutti.
La teoria della conoscenza

Cosa conosce: solo cose ricavate dall’esperienza concreta


L’uomo è una tabula rasa, non ha già dentro di sé l’idea delle cose, il suo pensiero è determinato dall’esperienza. La
conoscenza è possedere idee e l’uomo se le fa empiricamente usando la ragione, la quale registra la realtà ed
immagazzina in sé ciò che trae dalla vita pratica. Cosa l’uomo conosce:
1. Idee semplici
Idee elementari, singole, non ulteriormente scomponibili, avute dalla sensazione, es. dolce e amaro, caldo e
freddo, solido e molle, ecc. Le idee semplici l’uomo le introietta in modo passivo. Quando l’esperienza si rivolge
ai corpi esterni, queste idee derivano dalla sensazione. Quando l’esperienza si rivolge all’interno di sé stessi, alle
operazioni della mente, esse derivano dalla riflessione. Queste es. sono la percezione (percepire che si sta
percependo).

2. Idee complesse
1
Aristotele non voleva un potere assoluto e arbitrario (come quello di un tiranno), ma un rigido rispetto delle leggi all'interno di una
comunità organica. L'autorità è legittima solo finché educa i cittadini alla virtù e alla felicità. "Chi comanda deve aver imparato prima
a ubbidire." — Politica. È vero però che Aristotele giustificava forme di autorità che oggi definiremmo discriminatorie. La sua visione
della società era gerarchica e basata su quella che riteneva essere una "disuguaglianza naturale": l'autorità del padrone sullo
schiavo, l'autorità del marito sulla moglie, l'autorità del padre sui figli. In questi contesti, il rispetto dell'autorità era per lui assoluto e
necessario per il mantenimento dell'ordine domestico e, di riflesso, statale.
Sono quelle derivate da quelle semplici. Con i “mattoni” delle idee semplici, la mente costruisce in modo attivo,
ordinando tutte le sensazioni, facendo tre operazioni:
- unione - combina colore e forma, qualità ed oggetto2;
- comparazione - le mette in relazione tra loro3;
- astrazione - la mente riceve le idee semplici, poi le trasforma in complesse4. Ma la sua fantasia non può
inventare nulla che non esista e che non sia già stato appreso dall’esperienza (anche questo dimostra che
l’uomo non ha idee innate). Es. l’unicorno è l’insieme di un cavallo e di un rinoceronte, che esistono già
nell’esperienza reale e che l’uomo unisce artificiosamente. Una sirena è una donna e un pesce, il minotauro
è l’unione tra un uomo e il toro, ecc.

Cosa non può conoscere


Secondo Locke invece non possiamo conoscere le cose nelle loro Sostanza, nei loro modi e nelle loro relazioni. Queste
sono tre tipi di idee complesse:
- Sostanza
Per Cartesio la Sostanza è il fondamento supremo oggettivo della realtà. Per Locke invece noi non la possiamo
conoscere. Ne abbiamo solo l’idea, che è soggettiva, ne conosciamo le sue qualità, le sue manifestazioni, ma
non la sua essenza. Es. un libro: la nostra mente ne percepisce le idee semplici di forma, colore, ruvidità, peso. E
supponiamo esista un supporto invisibile che le tenga insieme, la substantia, un’essenza, “un certo non so che”
evanescente ed oscuro che sia sottostante alle caratteristiche fisiche evidenti e che le tenga tutte insieme. Ma di
questa non possiamo fare esperienza. Percepiamo, in verità, solo le sue qualità, la sostanza è un’ipotesi che la
mente introduce per dare stabilità all’esperienza. Egli è antiplatonico, non accetta l’esistenza di una
dimensione in cui ci siano le idee perfette delle cose, in quanto non è dimostrabile dall’esperienza.
- Modo
È qualcosa a cui noi attribuiamo alla Sostanza. Es. il bello, il brutto, il primo, il secondo, il quadrato, il furto 5, ecc.
(qualità, numero, forme) sono costruzioni concettuali arbitrarie che servono ad organizzare l’esperienza per
rendere possibile la vita sociale. Abbiamo bisogno di nomi, di categorie per definire le cose. La mente non
rispecchia il mondo, crea solo strumenti per abitarlo, regolarlo, giudicarlo. Ma tali significati non esistono di per
sé in natura, sono, appunto, costruzioni mentali6. Come il linguaggio, che è il modo con cui chiamiamo le cose,
ma in modo convenzionale ed arbitrario, esso non ne coglie infatti l’essenza.
- Relazione
Locke mette in discussione ogni assolutezza. L’uomo mette insieme le cose che hanno qualcosa in comune tra
loro, es. causa-effetto: l’uomo la crea dall’esperienza, ma anch’essa è arbitraria. Es. il sorgere del Sole la
mattina: sono due eventi accostati in modo regolare, da questa regolarità la mente costruisce la relazione causa-
effetto. Ma la connessione tra due cose non è un oggetto sensibile, è una relazione che la mente forma a partire
dall’esperienza. È un ponte concettuale utile e necessario, ma non è un “mattone “che troviamo nella realtà,
come il colore ed il peso. Quindi è tutto relativo, sono tutte idee ricavate dalla consuetudine e dalla
convinzione.

Come e cosa può conoscere


Conoscenza certa e conoscenza probabile
Locke “salva” però la possibilità che l’uomo possa conoscere, con l’intuizione, la propria identità: l’Io è la relazione con
sé stessi. La continuità della coscienza ci permette di individuarci. La continuità di un soggetto consapevole può dire
“Sono io”. Inoltre, l’uomo può conoscere per dimostrazione l’idea di Dio, ricavata dall’unione di tanti elementi in
relazione tra loro (perfezione, logica, bontà, armonia, ecc.). Infine, l’uomo conosce le cose esterne, come certezza
sensibile.
Conoscenza certa:

2
Es. la mela: mente riceve separatamente l'idea semplice di rosso (vista), tondo (tatto/vista), dolce (gusto) e profumato (olfatto). La
ragione unisce queste sensazioni costantemente presenti insieme e crea l'idea complessa di "mela".
3
Es. padre e figlio: guardando l’uomo adulto e un bambino, la nostra mente li compara. Non si crea un nuovo oggetto, ma si ricava la
relazione: uno è "maggiore", l'altro è "minore"; uno è "generante", l'altro è "generato".
4
Es. se si prendono diversi esseri umani e si “uniscono” idealmente tra loro, si ha un’idea perfetta di uomo.
5
È la combinazione del passaggio di un oggetto da una persona a un'altra senza il consenso del proprietario. Esiste solo come
concetto astratto di un'azione, non esiste un essere che si chiama “furto”, non possiamo vederlo oggettivamente.
6
Es. l’uomo vede forme come il tronco degli alberi, il Sole, l’iride e concepisce così il cerchio. Ma il cerchio come essere non esiste in
natura, non c’è nessun animale o pianta che si chiami “cerchio”. Per cui questa figura è un concetto, ricavato dall’esperienza.
- Sensazione
L’esperienza esterna ce la danno i sensi. È un livello di certezza sufficiente, l’abbiamo nel momento in cui
accade. Riguarda le cose del mondo, che sono fuori di noi, che appunto conosciamo attraverso i nostri sensi,
vedendo e toccando.
- Dimostrazione
L’esperienza interna è la riflessione. È un livello di certezza alta, tramite passaggi logici. Ma non infallibile, come
la matematica o l’esistenza di Dio. Dio lo conosciamo per dimostrazione attraverso un percorso a ritroso di una
catena causa-effetto, fino ad arrivare alla causa incausata, che è appunto la divinità. Questo mette in dubbio la
scienza. Locke è un relativista: non esiste un’idea innata di Dio, altrimenti gli uomini l’avrebbero trovata
uguale in tutte le culture, dove invece è diversificata (monoteismo, politeismo, panteismo, ecc.). Perfino i valori
sarebbero uguali. E, siccome innata, l’avrebbero anche manifestata i bambini e gli idioti. Ma non lo fanno 7.
- Intuizione
È l’immediata comparazione tra due idee. Essa ha il livello di certezza massima, come la nostra consapevolezza
di esistere (l’Io) o che il bianco non è nero. È la più affidabile, la ragione non può metterla in dubbio.

La conoscenza probabile invece si basa sull’opinione dotata di un certo grado di probabilità, per ripetizione degli
eventi, abitudine (come il fatto che domani sorgerà il sole, ci siano le stagioni, ecc.).

Lo Stato
Opera: “Lettera sulla tolleranza” (1689)
Locke fu uno dei maggiori esponenti del Liberalismo8. Fu il paladino del soggettivismo (il soggetto viene prima dello
Stato), delle libertà degli uomini e del principio di tolleranza9. Secondo Locke lo stato di natura non è il “tutti contro
tutti” hobbesiano, bensì il contrario, cioè l’uomo sa invece collaborare (anche se non tutti lo scelgono) è socievole ed è
uguale ai suoi simili, non per natura divina, ma per ragione. Ognuno gode del diritto naturale alla libertà, alla vita e alla
proprietà privata (cioè al prodotto del proprio lavoro). L’esercizio di questi diritti è limitato alla sua persona in quanto
esiste una “legge di natura” (cioè la ragione) che «insegna a tutti gli uomini che essendo tutti uguali e indipendenti,
nessuno deve danneggiare l’altro nella vita, nella salute, nella libertà e nella proprietà». L' “homo oeconomicus” in John
Locke è un individuo razionale e atomistico, proprietario di sé stesso e dei propri beni, che agisce per massimizzare il
proprio interesse e profitto. Questa concezione, radicata nel pensiero liberale, vede l'uomo naturale come proiettato
allo scambio mercantile e alla proprietà, anticipando modelli economici moderni del capitalismo.

Secondo Locke la pacifica convivenza degli uomini però è fragile, potrebbe trasformarsi in uno stato di conflitto perenne
quando qualcuno, con la forza, potrebbe andare contro la legge di natura e violare i diritti altrui. Il diritto di vendetta
porterebbe l’uomo alla distruzione della società. Per evitarlo, gli uomini decidono allora di creare un arbitro
regolatore, un’autorità su tutti, lo Stato, che salvaguardi, attraverso le leggi, i diritti di tutti i cittadini. È uno Stato che
nasce dal consenso (il patto è tra i cittadini ed il sovrano) e che si fa unicamente tutore della difesa della libertà
dell’uomo. Nello Stato civile l’individuo rinuncia al solo diritto di vendicarsi, di farsi giustizia da sé (in Hobbes invece, egli
rinuncia a tutto, lo Stato è assoluto). In sintesi, lo Stato viene dopo il cittadino, esso contempla il libero gioco degli
individui ed interviene solo quando c’è prevaricazione tra loro.
I poteri dello Stato
Se la mente è una "lavagna pulita" e le idee sono costruzioni umane, allora anche lo Stato non è un'entità sacra o
naturale, ma un prodotto artificiale creato dagli uomini per stare meglio. La vera Sostanza è l'Individuo, la vera "unità"
fondamentale della realtà, e non lo Stato. L’uomo è Sostanza perché è ciò che esiste di per sé, gli individui (con i loro
diritti naturali: vita, libertà, proprietà) sono le uniche "sostanze" reali. lo Stato invece è una cosa che esiste solo perché
c’è qualcosa che lo rappresenta. Esso non ha una "vita" propria; esiste solo perché ci sono gli individui che lo
compongono. Per cui lo Stato non può schiacciare l'individuo, perché l'individuo ne è il fondamento e lo Stato è solo una
sua funzione. Non può quindi avere un potere assoluto, (Locke auspica la monarchia costituzionale) perché non può
esistere un uomo (un sovrano) che possa privare un altro uomo dei suoi diritti naturali (potere limitato e revocabile).

7
Per dimostrare ciò, Locke si documentò presso gli antropologi ed arrivò alla conclusione relativistica, cioè che non esistono principi
comuni nell’umanità. ma solo consuetudini che servono per assicurare praticamente la convivenza in quel dato contesto sociale.
8
Liberalismo: in contrapposizione all’assolutismo, è un movimento filosofico che parte dal principio che il potere dello Stato debba
essere limitato per favorire la libertà d'azione del singolo individuo; esso afferma le libertà civili, i diritti inalienabili, lo Stato di
diritto, la separazione tra Chiesa e Stato, l'uguaglianza di fronte alla legge, il consenso del governato, il diritto di proprietà e
l'economia di mercato.
9
Furono un liberalismo ed una tolleranza di parte, del bianco occidentale, non estesa ad altre etnie. Infatti Locke affermò il diritto
dell’uomo bianco di avere di proprietà gli schiavi di colore.
Locke divide il potere in legislativo, esecutivo e federativo 10; perché razionalmente non deve mai essere affidato ad
un’unica persona, bensì condiviso, in modo da potersi controllare reciprocamente.
La libertà, la proprietà e la vita sono diritti che non sono stati concessi dal sovrano e, quindi, non possono in alcun
modo essere tolti. Lo Stato nasce da un accordo, un “contratto” tra i cittadini e tra questi e il sovrano. Infatti, se viene
meno la fiducia (mandato) il legame si spezza. Se lo Stato non rispetta la sua funzione (che è semplicemente quella di
tutelare i diritti dei cittadini) si dimostra cioè arbitrario e che non si sottomette egli stesso alla legge e al diritto, i
cittadini hanno diritto alla ribellione. In sintesi, il potere politico è solo una relazione di delega, non un possesso
assoluto.

Il ruolo della religione


Separa politica e religione. Quando questa provoca divisioni ed attenta ai diritti naturali. Egli esclude l’ingerenza della
Chiesa cattolica romana (che a quel tempo era un vero e proprio Stato) all’interno degli altri Stati. Inoltre, afferma che
ogni fede non può nascere da un potere temporale, che condiziona i cittadini. Riguarda invece solo la coscienza di ogni
uomo. Quindi afferma la laicità dello Stato. Lo Stato deve garantire sicurezza, ordine e libertà e le guerre di religione
non lo permettono. Ciò va contro la ragione. La religione deve quindi adeguarsi alle leggi dello Stato (e non il contrario),
le sue regole non devono prevaricare le regole dello Stato.

10
Federativo: lat. fedus, patto. Potere di difesa dagli Stati. Precede la divisione di Montesquieu nella sua opera: “Lo spirito delle
leggi” del 1748, che invece è in legislativo, esecutivo e giudiziario. Questo è il potere più "particolare" di Locke, che oggi noi
accorperemmo alla politica estera. Ha il compito di gestire le relazioni con le altre nazioni (guerra, pace, alleanze e trattati).

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