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da Seta

Hervé Joncour, nel suo ultimo giorno nel villaggio, si avvicinò alla dimora di Hara Kei, attratto dalla sua voliera straordinaria. Mentre osservava il silenzio e le ombre che circondavano la casa, rifletté sul significato degli uccelli come simbolo d'amore. La sera, durante un rito di bagno, si lasciò avvolgere da un'esperienza sensoriale unica, sentendo le mani di una donna che lo accarezzavano, lasciandolo in uno stato di contemplazione.

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da Seta

Hervé Joncour, nel suo ultimo giorno nel villaggio, si avvicinò alla dimora di Hara Kei, attratto dalla sua voliera straordinaria. Mentre osservava il silenzio e le ombre che circondavano la casa, rifletté sul significato degli uccelli come simbolo d'amore. La sera, durante un rito di bagno, si lasciò avvolgere da un'esperienza sensoriale unica, sentendo le mani di una donna che lo accarezzavano, lasciandolo in uno stato di contemplazione.

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• Leggi attentamente il seguente brano.

Senta titolo
Il mattino dell’ultimo giorno, Hervé Joncour uscì dalla sua casa e si mise a vagabondare
per il villaggio. Incrociava uomini che si inchinavano al suo passaggio e donne che,
abbassando lo sguardo, gli sorridevano. Capì di essere arrivato vicino alla dimora di Hara
Kei quando vide un’immane voliera che custodiva un numero incredibile di uccelli, di ogni
tipo: uno spettacolo. Hara Kei gli aveva raccontato che se li era fatti portare da tutte le parti
del mondo. Ce n’erano alcuni che valevano più di tutta la seta che Lavilledieu poteva
produrre in un anno. Hervé Joncour si fermò a guardare quella magnifica follia. Si ricordò
di aver letto in un libro che gli uomini orientali, per onorare la fedeltà delle loro amanti,
non erano soliti regalar loro gioielli, ma uccelli raffinati, e bellissimi.
La dimora di Hara Kei sembrava annegata in un lago di silenzio. Hervé Joncour si
avvicinò e si fermò a pochi metri dall’ingresso. Non c’erano porte, e sulle pareti di carta
comparivano e scomparivano ombre che non seminavano alcun rumore. Non sembrava
vita: se c’era un nome per tutto quello, era teatro. Senza sapere cosa, Hervé Joncour si
fermò ad aspettare. Immobile, in piedi, a pochi metri dalla casa. Per tutto il tempo che
concesse al destino, solo ombre e silenzi furono ciò che quel singolare palcoscenico lasciò
filtrare. Così si voltò, Hervé Joncour, alla fine, e riprese a camminare, veloce, verso casa.
Col capo chino, guardava i suoi passi, giacché questo lo aiutava a non pensare.
La sera Hevè Joncour preparò i bagagli. Poi si lasciò portare nella grande stanza
lastricata di pietra, per il rito del bagno. Si sdraiò, chiuse gli occhi, e pensò alla grande
voliera, folle pegno d’amore. Gli posarono sugli occhi un panno bagnato. Non lo avevano
mai fatto prima. Istintivamente fece per toglierselo ma una mano prese la sua e la fermò.
Non era la mano vecchia di una vecchia.
Hervé Joncour sentì l’acqua colare sul suo corpo, sulle gambe prima, e poi lungo le
braccia, e sul petto. Acqua come olio. E un silenzio strano, intorno. Sentì la leggerezza di
un velo di seta che scendeva su di lui. E le mani di una donna – di una donna – che lo
asciugavano accarezzando la sua pelle, ovunque: quelle mani e quel tessuto filato di nulla.
Lui non si mosse mai, neppure quando sentì le mani salire dalle spalle al collo e le dita – la
seta e le dita – salire fino alle sue labbra, e sfiorarle, una volta, lentamente, e sparire.
(da A. Baricco, Seta)

1. voliera = Vogelkäfig
2. pegno d’amore = Liebespfand
3. lastricata di pietra = mit Stein gepflastert

• Dopo aver letto il brano, svolgi i seguenti esercizi.


1. Riassumi il brano, utilizzando i tempi passati (80/90 parole).
2. Continua il brano e concludilo (180 parole).
3. H. Joncour è un viaggiatore per necessità e quindi deve viaggiare. Tu cosa pensi dei
viaggi in generale? Servono a qualcosa? Portano dei vantaggi? E quali? Esponi le
tue opinioni in proposito in un testo di circa 220 parole.

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