All
All
cap.1
1-
Le prime gazzette a stampa compaiono all’inizio del 600 ad Anversa, Strasburgo e poi Amsterdam,
Parigi, Vienna. In Italia Firenze e Genova sono le prime ad avere una gazzetta intorno agli anni 30
del 600. Avvisi e fogli di notizia circolano già in parecchie città, in particolare Venezia e Roma ed è
da un avviso veneziano del 1563, messo in vendita a una gazeta (moneta) che viene il nome
gazzetta.
Le prime gazzette non hanno titolo e contengono notizie dell’estero e locali con un tempo tra un
avvenimento e la diffusione della notizia di circa 20 giorni. Escono a 2-4 pagine nel formato dei
libri, mentre le otto pagine e la periodicità bisettimanale arrivano nella seconda metà del 600.
In tutta Europa l’esercizio della stampa sono sottoposti al regime e alla censura preventiva, quindi
non era un lavoro totalmente libero, anzi. Tuttavia mentre nel resto d’europa si è aperta, dopo la
pace di Vestfalia (guerra 30 anni, 1648), l’era degli stati più tolleranti, in Italia c’è la
frammentazione territoriale, l’Inquisizione, libri proibiti e censura severa.
- Caso esemplare è La Gazette checomincia a uscire a Parigi nel 1631 per volere di
Richelieu. Compilata fa Renaudot che la rende attrattiva inserendo supplementi dedicati ad
eventi particolari ma anche pubblicità commerciali che permette di diminuire il prezzo di
vendita. Nel 1672 La Gazette conta 12mila abbonati. (anche se il primo quotidiano della
storia esce a Lipsia). Primo quotidiano in francia sarà nel 1777, Giornale di Parigi
- In Inghilterra sono le vicende della guerra civile ad alimentare la voglia di libertà di
espressione e le richieste di abolire la censura preventiva. Obiettivo raggiunto nel 1695 con
l’abolizione del licensing act e con la nascita nel 1702 del Daily courant, primo quotidiano
moderno della storia. L’Inghilterra è abbastanza libera da questo punto di vista, tant’è che è
qui che la stampa viene definita il quarto potere, 1787.
In Italia nei primi del 700 la rete di gazzette si amplia: Torino, bologna, mantova, parma. Gazzette
inizialmente prive di titoli almeno inizialmente. (le più famose Il sincero, Successi del Mondo, Il
Rimino). I giornalisti in Italia non erano liberi di fare il loro lavoro e anzi era un mestiere pieno di
rischi soprattutto nello stato della chiesa: nel 1719 per esempio, Clemente 11 fece uccidere un
abate perché offeso da un suo scritto.
La censura dei detentori del potere, nella prima parte del 700 aumenta, all’aumentare del pubblico
di lettori.
2-
Il primo periodico diretto ad un pubblico colto nasce nella Parigi di re sole nel 1665, chiamato
Journal des Scavans. Si tratta di un ragguaglio mensile poi settimanale dei libri pubblicati in francia
e all’estero. In italia un primo esempio di questo modello è a roma nel 1668 con il giornale dei
letterati ma anche a venezia, capitale dell’arte della stampa e del mercato librario anche dopo il
concilio di trento, ha il Giornale dei letterati d’italia che vive per 30 anni. A firenze abbiamo nel 1740
Novelle letterarie
- Questi periodici hanno in comune il fatto di essere frutto di un lavoro articolato tra esperti di
libri, commentatori, scrittori. Il contenuto finale abbraccia diversi argomenti e rami.
Anche in Italia, soprattutto a Venezia iniziano ad entrare le idee illuminate del periodo, fra cui
l’esempio del giornalismo culturale di Steele e Addison con il Tatler e lo Spectator, due periodici
che si rivolgono a un pubblico appartenente alla borghesia oltre che ai dotti.
- In Italia, su questo modello, Gaspare Gozzi crea la Gazzetta veneta che esce nel 1760. Nel
63 prende il suo posto la Frusta letteraria di Baretti che però a causa della durezza dei suoi
scritti sarà costretto ad emigrare
- Inizia a circolare, sempre in italia, anche la lezione illuministica dell’Enciclopedia di diderot
e d’alembert, lezione raccolta da Il caffè dei fratelli Verri e Beccaria. Siamo tra il 1764-66.
3-
Dunque anche in italia si sviluppa l’attività editoriale e giornalistica, nascono molti periodici ma
alcuni durano poco perché la loro diffusione è limitata. Un documento del 1780 ci informa che con
una diffusione media di 1700 copie il guadagno fosse ben alto, per gli stampatori. I giornalisti
invece non riuscivano solo con il loro lavoro a sostenersi economicamente.
- Una parte dell’incremento del numero di testate è ovuto alla nascita di periodici
specializzati, come succedeva in altri paesi. Cioè nacquero giornali che si occupavano di
commercio, agricoltura, medicina eccetera.
- Tuttavia questo pubblico, maturo e curioso, non poteva trovare questo tipo di giornale
ovunque. Infatti in Italia, paese ancora diviso, c’era differenza fra gli stati come lombardia e
toscana che erano prettamente liberi dal punto di vista della stampa e i regimi di Napoli,
roma e torino che invece continuavano a controllare la stampa e le gazzette. Comunque fu
grazie alle gazzette che nei giornali si iniziò a parlare di politica e di altro.
cap.2
1-
La rivoluzione francese segna una tappa fondamentale. L’articolo 11 della dichiarazione dei diritti
dell’uomo sancisce infatti la libera comunicazione. Due anni dopo il 1789, questo diritto viene
sancito anche nella costituzione nordamericana ed è da questo momento che, con la nascita del
giornalismo politico, si forma anche l’opinione pubblica.
In Italia, le notizie che arrivano dalla franvia provocano eccitazione nei ceti colti. Aumenta la
diffusione e il numero di lettori di giornali e gazzette nei caffè ma anche nei gabinetti di lettura. Le
notizie sulla francia arrivano addirittura nei ceti meno istruiti dei luoghi più poveri.
- In molti periodici viene dato più spazio alle notizie politiche e si pubblicano le notizie
francesi, gli emendamenti e i documenti. Si è generalmente aperti ed entusiasti nei
confronti dei fatti della rivoluzione
- Questa fase di tolleranza in cui iniziano a circolare in italia anche giornali stranieri, dura
poco. Difronte all’inasprimento della rivoluzione e allo scoppio dello scontro fra francia e
austro-prussi, i governanti italiani zittiscono nuovamente le gazzette. Venezia e genova
sono gli unici stati che non vengono coinvolti.
Il contrabbando di libri e giornali, che vengono sorvegliati e bloccati non si ferma. Arrivano in italia
soprattutto giornali e opuscoli di propaganda della francia e svizzera. La gazzetta di lugano per
esempio è il giornale più diffuso nel nord italia, edita da Agnelli.
- Gli stampatori milanesi infatti, chiedono alle autorità austriache di intervenite per salvare i
giornali nazionali
L’evolversi della guerra e della situazione francese, provocano in italia l’intensificarsi della
propaganda controrivoluzionaria e infatti nello stato della chiesa i libri, opuscoli e periodici che
escono vogliono contrastare le nuove idee rivoluzionarie e illuministe.
- Il giornale ecclesiastico di roma è il giornale più importante da parte papale
- Mentre alla fine del 700 esce a firenze il giornale delle dame che dà il via alla nascita in
italia di altre riviste femminili.
2-
Napoleone entra a milano il 15 maggio 1796 ed esplode una fioritura di giornali, cadono le
restrizioni e in 3 anni nascono a milano, genova, venezia roma e napoli decine di giornali. Molte
altre città che fino a quel momento non avevano giornali, lo avranno. Nascono le prime forme di
giornalismo politico e si discute sulla libertà di stampa e l’unità d’italia. Ma la libertà di stampa
subisce alti e bassi a seconda delle vedute di napoleone.
- Per esempio non mantiene fede ad un articolo che egli aveva promulgato in cui si
assicurava la libertà di espressione nei casi previsti della legge. Dal 1797 la libertà di
stampa torna solo a tratti e vengono imposte nuove tasse che scoraggiano gli editori.
- In questo triennio rivoluzionario la capitale della stampa è milano in cui lavorano molti
provenienti da altri stati italiani: Salvador, Porro, Foscolo, Valeriani, Lattanzi e Compagnoni
già citato. Il primo foglio libero milanese, 96’, è il giornale degli amici della libertà e
dell’uguaglianza al quale succedono altri, soppressi dopo pochi numeri.
La soppressione di questi giornali induce Barelle, libraio, a far uscire un foglio spregiudicato nei
contenuti che ne assicurarono il successo. Il giornale più conosciuto del triennio è però Monitore
italiano, 98’, periodico che si impone grazie alla sua qualità e che apre la serie dei monitori che
appariranno in italia sulla scia di uno dei giornali francesi preferiti da napoleone.
- Nel corso del 98 alcuni giornalisti milanesi conoscono la galera come il Barelle ma pochi
sono i periodici reazionari che si oppongono al nuovo ordine politico imposto da napoleone.
Nelle varie repubbliceh italiane nascono giornali che possono essere ordinati, vari,
portavoce di una certa classe ecc.
Nel 99 i francesi sono costretti dalle truppe austriache ad abbandonare la penisola. Le repubbliche
cadono e tutti i giornali democratici scompaiono. Sopravvivono solo quelle gazzette che avevano
evitato di compromettersi come ad esempio la gazzetta di bologna.
- L’anno successivo, con la vittoria a marengo di napoleone si apre per l’italia la seconda
fase repubblicana con napoleone dittatore.
3-
In questo periodo i controlli imposti alla stampa sono severi e molti giornalisti incappano nella rete
della censura. I fogli che echeggiano sentimenti patriottici, come alcuni di genova, vengono
soppressi. A torino il panorama della stampa è migliore in quanto molti patrioti sostengono i
francesi per paura di un ritorno sabaudo.
- Nella repubblica cisalpina nel 1803 viene introdotta la censura preventiva: non si poteva
offendere religione, morale, governo, autorità. Assetto che viene modificato nel 1806 dopo
l’incoronazione di napoleone come re anche d’italia. Napo fa abolire la censura preventiva
e crea l’ufficio della libertà di stampa.
- La sorveglianza su giornali e libri resta comunque strettissima. I fogli politici assomigliano al
Moniteur di Parigi, giornale preferito da napo. Molti giornali, seppur conformisti, riescono ad
avere un discreto successo anche se la loro diffusione resti bassa e per sopravvivere
abbiano bisogno di aiuti e sovvenzioni.
Cap.3
1-
Per tutto il periodo della restaurazione non esiste in italia un giornalismo politico anche se ormai i
sentimenti patriottici sono radicati. Le nuove idee si esprimono attraverso i fogli letterari e culturali,
l’esigenza della libertà è sentita da molti e il giornalismo si sta affermando sempre di più, sia
perché fisicamente raggiunge più persone nonostante l’arretratezza generale italiana, sia perché il
pubblico dei lettori è formato anche dalla borghesia più attiva. Inoltre molti, anche il popolo più
colto, detestano l’assolutismo e vi si oppongono seppur in maniera mascherata.
- Milano è la capitale culturale e giornalistica con una concentrazione di patrioti e intellettuali
che continua a crescere anche dopo il crollo di napoleone. Ma il panorama del giornalismo
è pieno di ombre: molti periodici vendono poche copie, il linguaggio è ancora erudito e molti
giornali durano poco.
- Le cose vanno meglio per i varietà che si diffondono in tutta Europa anche grazie alla
curiosità dei lettori. In Italia il più diffuso, Lombard, è il corriere delle donne che avrà
imitazioni. Altri periodici sono dedicati alla vita teatrale e artistica.
- Sempre a Milano nasce la Biblioteca italiana nel 1816, mensile che voleva conquistare il
pubblico intellettuale. Più di 400 letterati vengono invitati da Acerbi, direttore, a collaborare
alla rivista. È un mensile che ha una certa autonomia e la si nota. Il segno più evidente è la
pubblicazione del famoso articolo di Madame de Stael che diede l’avvio alla polemica fra
romantici e classicisti.
- Alla Biblioteca si contrappone Il conciliatore del 1818, promosso da romantici ammiratori
della de stael e compilato da gente come Pellico Berchet. Garantito economicamente da
due aristocratici illuminati, il conciliatore si presenta come un periodico letterario con un
respiro europeo. Soprannominato il foglio azzurro, è contro la biblioteca, classicista, e
subirà interventi della censura.
Peggiori sono le condizioni del giornalismo negli altri stati come regno sardo e pontificio. La
situazione cambia nel 1820 grazie ai moti derivati dalle agitazioni delle sette europee. I nuclei
carbonari romagnole e napoletane riescono a far circolare dei fogli clandestini che proclamano
guerra ai preti e al papa, chiedendo libertà.
- Le insurrezioni provocano repressioni da parte del mondo assolutista ma questo nuovo
risveglio patriottico darà i suoi frutti nelle maggiori città italiane.
A firenze nel 1821 nasce Antologia, un lavoro culturale e politico diretto a formare un’opinione che
possa poi premere sui governi verso le riforme. Fondatore è Vieusseux che ricerca una fisionomia
omogenea per la rivista e un linguaggio più semplice. Viesseux ha anche l’occhio da talent scout
sia per giovani giornalisti che per gli scrittori; lui scopre infatti Cattaneo e Mazzini.
A Milano invece nel 24 esce Annali universali di statistica, dal 27 diretti dal romagnosi. Gli annali
diventano una scuola vera e propria per uomini come Cattaneo e cesare correnti.
A Genova, risvegliata anch’essa, nasce nel 28 L’indicatore genovese al quale Mazzini conferisce
accenti polemici contro i conservatori. Il foglio genovese sarà soppresso in seguito.
- Nel 1831 le città italiane in cui ci sono nuove insurrezioni conoscono un nuovo periodo di
livertà di stampa. Sarà una fiammata effimera che però farà capire ai rivoluzionari che le
loro azioni future dovranno essere più coordinate e meditate.
- Mazzini nel 32 andrà in esilio in seguito a una nuova stretta della censura e a Marsiglia
fonda la Giovane italia. Mazzini fa molto affidamento sui giornali come vincoli di
conoscenze e di mobilitazione.
- È arrivato anche in italia il momento della modernizzazione consentita dalle invenzioni e
dalle loro applicazioni strumentali. Ogni tipo di dibattito sulle costruzioni e nuove tecnologie,
alimentato dai giornali, finisce per assumere un significato politico.
A torino la novità è rappresentata dall’attività di Pomba, artefice della trasformazione della stampa
piemontese. Già nel 1829 chiede al sovrano il privilegio per introdurre a torino la macchina da
stampa a doppio cilindro mossa dal vapore. Pomba infatti aveva capito che la domanda di giornali
stava e sarebbe cresciuta.
- Il suo periodico più significativo Teatro Universale del 34 e distribuito in mezza italia grazie
ad accordi stipulati con librai. Il successo è straordinario, con una distribuzione che si può
dire nazionale.
Un segno del clima nuovo e dei mutamenti sociali è dato dalla nascita dei primi giornali per i ceti
popolari fra cui il più importante sarà Letture popolari del 37. Nelle pagine di questo giornale
torinese si trovano incitamenti al riscatto e alla lotta contro la miseria.
L’evoluzione verso l’impegno civile che caratterizza i migliori giornali è documentata da due
periodici del periodo: rivista europea di Tenca ma soprattutto Il Politecnico di Cattaneo del 1839
che poi passerà nel 44 a collaborare a rivista europea dopo il successo ottenuto con il suo
giornale.
- I giornali però si stanno evolvendo a pari passo con il popolo e l’Italia, tant’è che Cattaneo
nel 47, in una lettera parla del progresso possente del giornalismo in tutta Italia.
2-
Sta iniziando quella svolta per la stampa che parte con l’editto di pio 9, 47, fino all’editto albertino
dell’anno successivo. Le nuove norme emanate dal papa aprono degli spiragli sulla questione
giornali, allentando un poco la censura. Questi spiragli però, diventano delle aperture sotto le
pressioni dei liberali e democratici che vedono i giornali come la via necessaria per la lotta politica.
Nascono infatti nuovi fogli che hanno come caratteristica una carica politica importante.
Questa tendenza viene confermata dalla stampa del regno di sardegna. Carlo alberto nel 47
allenta la censura e ciò porta alla nascita di due quotidiani: Il risorgimento e la concordia, il primo
moderato e organizzato da cavour, il secondo democratico,
- Lo statuto albertino e il successivo editto sulla stampa, 48, sono fondamentali e
sanciscono: la libertà di stampa, ogni cittadino maggiorenne può pubblicare un giornale ma
il tipografo deve apporre i propri dati con l’anno di stampa così da poter identificare ogni
giornale. Occorre un’autorizzazione per poter stampare e il gerente è responsabile di tutte
le infraizoni della legge.
Inoltre non si può provocare né attaccare chiesa, religione, governo, parlamento, altri stati,
né diffamare
3-
Quella fioritura di giornali che si era verificata nelle fasi rivoluzionarie si ripete tra il 48 e il 49. In
quasi tutti gli stati si instaurano regimi di libertà. La scena giornalistica diventa affollata e
tumultuosa per l’importanza degli eventi e le passioni politiche e patriottiche che stanno
avvenendo. Ogni gruppo, ogni corrente vuole avere un giornale che è un’arma. In questo clima
ostile nascono anche giornali satirici e libellistici, senza esclusione di colpi.
- Nel 1848 a torino nasce la Gazzetta del Popolo, creata da Bottero. Il nuovo foglio ha un
basso prezzo, piccolo formato e molte notizie scritte in un linguaggio semplice. Presto
raggiunge i 10mila abbonati. Liberale
- A genova l’aumento dei giornali va a vantaggio dei democratici con testate come Il balilla e
diario del popolo di mameli.
- Troviamo fra i fogli repubblicani L’italia del popolo di Mazzini. In Lombardia Lo spirito folletto
lancia la voga dei periodici satirici che poi si svilupperanno anche a Roma
- A napoli i quotidiani più diffusi sono a basso prezzo.
In tutta italia quindi stanno nascendo nuovi giornali e nuovi generi.
Dopo la socnfitta del movimento rivoluzionario però, l’assolutismo ricade su tutti gli stati italiani,
eccetto il regno sardo, genova e soprattutto torino. Molti italiani e patrioti si rifugeranno infatti in
piemonte dove si sta affermando Cavour.
- Anche se ci sono state delle fiammate, in Italia, lo sviluppo della stamoa si può misurare sui
giornali quotidiani che cominciano ad avere un certo successo, sebbene pochi.
Ci sono La gazzetta del popolo, L’armonia e L’opinione che sono i più diffusi ma è la
gazzetta del popolo di Botero in cui si può vedere il germe del quotidiano di come lo
intendiamo oggi.
- Sempre a torino viene inoltre fondata la prima agenzia di notizie sulla scia di quelle degli
altri stati europei. Alla fine del 1852 viene collegata torino a parigi grazie al telegrafo, che
permette una diffusione veloce delle notizie. Come direttore viene scelto Stefano che poi
darà il nome all’agenzia di notizie: Agenzia Stefani, 1853.
Poco significativo è l’andamento della stampa negli stati a regime assoluto
4-
Nel 1858 escono più di 250 periodici in italia anche se la libertà di stampa esiste ufficialmente
soltanto negli stati di vittorio emanuele II. L’Italia è però arretrata, ci sono migliaia di analfabeti, è
un paese diviso, vengono venduti pochi giornali rispetto alle medie europee, non ci sono le
tecnologie che ci sono nelle grandi città europee; è un mercato debole quello della stampa, tant’è
che la maggior parte dei giornali per sopravvivere deve chiedere sovvenzioni.
- In conclusione si può dire che il giornalismo italiano del periodo risorgimentale si è
sviluppato con una forte connotazione politica. La figura del giornalista ha cominciato ad
assumere lineamenti particolari. I giornali sono strumenti di lotta politica.
- Nel 48 sul Lombardo, dopo le 5 giornate, si era detto che il giornalismo è il sole che dirada
le nebbie dell’ignoranza. Tutti sostengono il giornalismo secondo questo aspetto, tranne la
chiesa che nella Civiltà cattolica, 1850, scrive invece che il giornalismo moderno è una
piaga che perpetua agitazione tra i popoli.
CAP.4
1-
Nella fase dell’unificazione nazionale, fra il 1859 e il 70, l’Italia è ancora un paese agricolo con
un’industria debole, alta percentuale di analfabeti e differenze sociali enormi. L’estensione in tutta
Italia dei principi sanciti dall’editto sulla stampa alimenta la lotta politica e produce nuovi giornali. È
infatti ancora attraverso i giornali che viene alimentata la lotta politica ed evidenziate le due
correnti, la destra e la sinistra.
- A Milano, dopo la dipartita degli austriaci, circolano sempre più giornali, periodici e
quotidiani di cui 4 in particolare ne dominano la scena: gazzetta di Milano, La lombardia, Il
pungolo e La perseveranza.
Il pungolo ha maggior successo in quanto, su idea di Fortis, venne pubblicata un elenco di
tutte quelle persone importanti milanesi che avevano formato un messaggio per
l’imperatore Francesco Giuseppe il quale era scampato a un attentato. La risonanza è
enorme e il Pungolo arriva a toccare le 15 mila copie.
- Sempre a Milano nel 65 nasce il primo giornale sull’economia, il Sole
A Torino la scena giornalistica si fa scialba dal momento in cui nel 64 la capitale diventa Firenze. In
toscana si trasferiscono alcuni giornali che avevano popolato torino fino a quel momento e anche
l’agenzia Stefani.
- La scelta di Firenze favorisce l’ascesa del gruppo liberale e di un giornale La Nazione,
1859.
- In generale anche in città come Bologna, genova e Venezia c’è una certa vivacità
Incerta la situazione nel sud italia; a Napoli e palermo la spinta garibaldina si fa sentire attraverso
due giornali, Roma e Giornate di sicilia. Mentre nella città di Roma nasce nel 61 l’Osservatore
romano, voce ufficiale del vaticano.
Quando nel 76 cade la destra, i giornali ufficiali del regno sono 65 e solo nei centri più importanti
riescono a sopravvivere i fogli di opposizione, di cui il più famoso è Il gazzettino rosa, 67, piccolo
quotidiano politico dai toni violenti e polemici.
- I fogli dell’opposizione sono i più bersagliati dalla magistratura: ci sono sequestri, processi
e condanne.
- Anche L’Unità d’Italia, giornale mazziniano viene soppresso dal sequestro. L’inasprimento
dei controlli aumenta e raggiunge il proprio culmine nel 1871.
- Nei confronti dei giornali d’opposizione cattolica, i governi della destra usano cautela.
Mentre i giornali amici del governo vengono sostenuti o grazie a sovvenzioni o grazie ad
altro.
In Italia però, tutto sommato le imprese editrici che stampano hanno ancora una struttura
artigianale, i giornalisti non possono vivere solamente svolgendo il loro lavoro. C’è un abisso fra le
tirature italiane e quelle europee
- Basti pensare che Petit Journal di Parigi, nel 1867 conta 300 mila copie vendute.
- Le tecnologie per stampare in Italia non sono praticamente presenti, i trasporti sono
arretrati e anche i luoghi di vendita del giornale
- Le prime due edicole compaiono a Milano nel 61
- Le notizie sono scarse e arrivano tardi in quanto la Stefani non è ancora una grande
agenzia
- Il telegrafo che collega i più importanti paesi europei, in Italia è poco usato perché molto
costoso.
- I giornalisti non sono sempre professionisti ma sono persone che svolgono altri lavori,
come avvocati e letterati, che spesso scrivono
Tutto ciò favorisce per un verso la corruzione da una parte e dall’altra induce a intraprendere
iniziative avventurose.
2-
La scena del giornalismo politico comincia a cambiare a Milano, trovando un ambiente propizio
non solo nelle lotte politiche ma soprattutto nei cambiamenti sociali. Fra gli editori diventano
importanti i Sonzogno ed Emilio Treves che pensano alla stampa quotidiana.
- Sonzogno vara nel 1866 Il Secolo che apre la strada che porta alla creazione del
quotidiano moderno italiano. Il secolo esce in 4 pagine divise in 5 colonne e promette ai
lettori di essere più ricco e tempestivo nell’informazione, soprattutto di eventi come la terza
guerra d’indipendenza.
- La novità è che Sonzogno ha la vera stoffa dell’editore e vuole che il suo giornale si
combini perfettamente con un pubblico fatto da borghesi, operai più evoluti e artigiani, che
popolano Milano.
- L’intento si realizza in tre punti: In primis la linea politica seguita è democratica, poi si
potenzia la cronaca cittadina grazie al Romussi e ai suoi reporter che ogni giorno vivono la
città e i luoghi di Milano per portare notizie quotidiane e vere di cronaca. La terza scelta è lo
spazio dato agli articoli e alle rubriche di varietà ma anche al romanzo a puntate.
Inoltre Sonzogno affida al ragionier Reggiani la stabilità economica del giornale. Non si
tratta del classico contabile ma di un uomo capace di mantenere l’equilibrio anche
investendo soldi in innovazioni e nelle decisioni più ambiziose di Sonzogno.
- Con Il secolo si arriva ad una impostazione editoriale vera e propria, con una redazione
organizzata, arrivando a 30mila copie e ad essere finanziati anche dalla pubblicità
Proprio nel campo della pubblicità è Manzoni che ha per primo l’idea di creare un tramite fra i
giornali e gli inserzionisti. Nasce così la sua concessionaria.
- Il vero colpo di genio di Manzoni sarà però la creazione delle necrologie, arricchendosi con
i morti.
Suona intanto l’ora di Roma capitale e troviamo un altro Sonzogno, Raffaele, che con un tipografo
milanese va al seguito delle truppe di cadorna e caricate sui muli le loro attrezzature, entrano a
Roma nel 1870, creando il quotidiano La Capitale.
- Questo foglio è il primo giornale della sinistra che esce a Roma. Lo seguono in molti ma il
più solido fra tutti è proprio La Capitale.
- Intanto la sinistra cerca di creare dei giornali in città come venezia, bologna, genova anche
se la diffusione generale dei giornali è ancora liimitata.
A smuovere le acque sociali, politiche ed editoriali è l’arrivo della sinistra al potere, 76.
- Prima però, nel 75, nel panorama milanese arriva il quotidiano La Plebe, giornale creato a
Lodi da Bignami e poi trasferito a Milano. Si tratta del primo quotidiano socialista italiano
che infatti subì decine di sequestri e processi
- La vera novità di questi anni è l’arrivo sulla scena del Corriere della Sera, 76, diretto da
Torelli Vollier che aveva lavorato già all’Indipendente di Dumas e Il Secolo. Torelli fonda il
Corriere perché era convinto di voler dare alla borghesia milanese un foglio che fosse “Il
secolo ma di destra”.
È un giornale conservatore ma fatto da moderati, come si legge nella presentazione al
pubblico. Pochi giorni dopo la sinistra con Depretis va al potere e il neonato giornale sarà
già all’opposizione.
L’avvio del Corriere è in realtà molto lento anche perché Il Secolo è il vero gigante con le sue 40
mila copie e la sua incredibile affluenza.
- Già nell’82 però, il Corriere inizia ad uscire dalla sua situazione di precarietà, pronto per
cominciare il proprio duello con Il Secolo.
- Il governo, guidato da Depretis, da una parte rinuncia ad alcune regole della destra,
applicate alla stampa; d’altra parte mantiene tutto ciò che concerne la pressione e il
condizionamento nei confronti della stampa.
- Si apre un periodo di manovre per il controllo dei giornali, per spostarli da una posizione
politica all’altra, sfruttando fondi non solo ministeriali ma anche bancari e immobiliari. E
infatti per alcuni giornali più modesti ciò accade.
Ma il presidente Depretis non riesce ad avere dalla sua né Il Secolo né La gazzetta piemontese.
Questo intrecciarsi di manovre culmina nella fallimentare campagna elettorale del 1882 in cui si
scoprirà anche uno scandalo clamoroso, duro colpo per Depretis.
3-
Questo scandalo era stato in primis pubblicato nel 1882 da Il secolo e La capitale i due quotidiani
dei Sonzogno. Lo scandalo fra l’altro, assunse grande rilievo perché coinvolse esponenti del
governo e la società finanziaria strettamente legata al vaticano.
- Oblieght era un affarista naturalizzato italiano che iniziò da una piccola agenzia di
pubblicità attraverso cui si trovò i primi protettori. In pochi anni entrò nella proprietà della
Stefani e di sei quotidiani legati a diversi gruppi politici.
- Scoperto questo nodo, mentre si indaga, Oblieght decide di vendere le sei testate.
Nonostante lo scandalo continua il sistema dei finanziamenti occulti per corrompere giornali e
giornalisti. Un’inchiesta accerta che le tre banche più forti avevano iniziato ad elargire sovvenzioni
e sussidi a una decina di giornali e molti giornalisti.
4-
Nel tempo comunque nascono nuovi giornali e il pubblico dei lettori cresce di continuo. I modelli a
cui si guarda sono principalmente la stampa francese, inglese e nordamericana che fanno
progressi considerevoli, sempre più.
- Il mercato nel quale si diversifica maggiormente per contenuti e prezzi è quello
nordamericano con il New york herald fatto di reportages e di cronaca ma anche con il
Times, simbolo della stampa di qualità.
In Italia, il corriere della sera svolta quando nel 1885 arriva Crespi il quale entra in società con
Torelli. Crespi investe e viene costruita una nuova sede del corriere, dotata di nuove tecnologie per
stampare di più e quindi far uscire il giornale in ben 3 edizioni durante la giornata. Inoltre si iniziò a
servirsi del telegrafo.
A Torino, la gazzetta del popolo è ora incalzata dalla gazzetta piemontese che poi nel 95 diventerà
La Stampa.
A Roma sta salendo Il Messaggero, lanciato nel 78 da Cesana, il quale punta molto sulla cronaca
cittadina, sui resoconti dei processi, con un successo strepitoso. Sempre a roma nascerà La
tribuna, politico.
Poi nascono Il resto del carlino, il secolo XIX rispettivamente a bologna e genova. Infine il
gazzettino a venezia. In generale anche in città minori mettono radici quotidiani nuovi che riescono
a darsi un minimo di importanza imprenditoriale.
5-
Al processo di rinnovamento dei quotidiani liberal-conservatori, corrisponde il consolidarsi di una
stampa di opposizione, fatta da una parte di fogli socialisti, dall’altra di fogli cattolici.
- La stampa socialista cresce grazie alle prime lotte nelle campagne e nelle città. La
maggiore novità è rappresentata da Critica sociale, di Turati, 1891. Nel congresso del 1896,
anche se il partito socialista può contare su decine di giornali, si decide di fondare un
organo quotidiano che serva da raccordo, L’Avanti, 1896. Giornale che attira interesse e
intellettuali, come Croce.
- In campo cattolico invece, il giornale viene visto come un elemento indispensabile del buon
cattolico anche se le tirature sono molto basse.
6-
Negli ultimi anni dell’800 la libertà corre un rischio. Dopo dei primi segnali, anche il nuovo codice
penale Zanardelli non aveva evitato l’inasprimento di restrizioni e i sequestri di giornali. Molti
giornali iniziano a sottolineare questa situazione ingestibile. Fra l’altro Crispi al ministero
dell’interno aveva favorito questo controllo della stampa.
- La caduta di crispi, travolto dal disastro di adua, fa sperare però che venisse scelta una
politica di pacificazione. Ma il conservatore Rudinì intensifica gli interventi sulla stampa.
- In Italia esplodono i tumulti per il rialzo del pane e in particolare a Milano il generale Bava
reprime le rivolte e chiude giornali, mandando al tribunale parecchi giornalisti che saranno
condannati a reclusione. Le proteste si estendono e molti giornali danno ampi resoconti.
- Alcuni giornali auspicano alla ripresa della libertà di stampa mentre altri, come il corriere
della sera, sono vicini alla politica repressiva. Questo perché all’interno del corriere, oltre a
Torelli che era moderato, erano entrati degli investitori, De Angeli e Pirelli che ormai
avevano assunto un potere maggiore. Infatti nel 98 Torelli lascia il proprio posto ad Oliva
Cessato il periodo di emergenza, ricompaiono i giornali interdetti ma il nuovo presidente del
consiglio, Pelloux, predispone una legge che restringe la libertà di stampa. La sinistra si oppone e
Pelloux, nel 900, è costretto a revocare il decreto.
- Il mutamento di questa situazione viene avvertito da Albertini, giornalista del corriere. Il 17
maggio, mentre il direttore Oliva è in viaggio, Albertini decide di scrivere un articolo
inquisitorio nei confronti di pelloux, al contrario di quello che aveva in mente Oliva. Albertini
acquisisce consensi e diventa nel 1900 il nuovo direttore del Corriere.
CAP 5
1-
La situazione dell’editoria in Italia però è dispari e difficile. Sicuramente la popolazione cresce e
l’urbanizzazione accelera. Le ferrovie e i telegrafi si ampliano così come le linee telefoniche.
Tuttavia quasi la metà degli italiani è analfabeta e il divario fra nord e sud è enorme. Il diritto di voto
è riconosciuto a una piccola percentuale degli italiani e solo pochi giornali possono sopravvivere
perché solo pochi sono ormai aziende e guadagnano bene. I giornali piccoli muoiono subito.
- La libertà di stampa c’è ma comunque Giolitti non rinuncia alla pressione sui giornali al fine
di promuovere o fermare un giornale in particolare. Dunque non scompare un certo grado
di conformismo né la corruzione.
Solo pochi imprenditori, come dicevamo prima, riescono a creare delle realtà aziendali da semplici
giornali. Molti giornali chiudono il bilancio in deficit e le pubblicità si concentrano, ovviamente, lì
dove ci sono i giornali più letti. Le imprese che hanno prospettive incerte da questo punto di vista,
devono ricorrere ad alleanze con esponenti del mondo industriale.
- Accade nel 1900 a Palermo con la nascita de L’Ora, finanziata da Florio
La fisionomia del quotidiano cambia: nel 1906 i quotidiani più forti iniziano ad avere 8 pagine, si
delineano le suddivisioni per argomenti, resta il romanzo di appendice. I modelli restano il Times e
Le Matin, giornali seri, mentre non si arriva ancora al modello del New york herald tribune, che fu
proposto da Papa, modello che aveva come prima pagina una sorta di “riassunto” di quelle notizie
che ci sarebbero state nel giornale.
- La prima pagina dei giornali italiani dà peso alle sole informazioni politiche.
- I giornali del pomeriggio e della sera non si discostano da questo modello
Nelle grandi redazioni che quindi lavorano ai giornali e modelli che abbiamo citato, si lavora in
maniera razionalizzata: ognuno ha un suo compito, il cosiddetto giornale collettivo.
- Il direttore è come un monarca e il suo tuttofare è il capo redattore. Poi ci sono gli inviati
speciali, importanti per la redazione. Ci sono anche i cronisti giudiziari che stanno
acquisendo un’importanza sempre più rilevante: giornalisti che battono ogni giorno il
municipio, la questura, gli ospedali.
Opera ancora in uno stato di arretratezza l’agenzia Stefani che fra l’altro è in un rapporto di
dipendenza dal potere esecutivo. Infatti il ministro degli esteri vede la stefani come un organo di
propaganda politica.
- La Stefani ha una struttura artigianale che si nota di fronte a eventi politici delicati. Per
esempio quando morì Umberto I, 1900, il giornale La stampa che riportò subito la notizia in
prima pagina, scrisse che la Stefani addirittura non aveva ancora riportato la notizia.
- La tempestività delle notizie è infatti il fattore primario del successo di un quotidiano, oltre
alla qualità dei servizi e al prestigio delle sue firme.
In questo periodo i giornali che hanno un pubblico target più specifico si sviluppano maggiormente:
- L’Illustrazione italiana è da tempo il settimanale della buona borghesia
- Alle fasce medie della piccola borghesia si rivolgono Tribuna illustrata, Domenica del
corriere e Mattino illustrato che grazie alle tavole a colori, alle fotografie e all’esaltazione di
fatti quotidiani e informazioni spicciole, riscuotono successo nel pubblico minore appunto.
- Nel 1896 nasce la gazzetta dello sport della casa editrice Sonzogno.
A questo punto il giornalista è una figura lavorativa specializzata, sono ormai dei professionisti;
anche se il mondo giornalistico pullula di volontari malpagati che collaborano a quotidiani facendo
anche i corrispondenti dalle altre città.
- Nel 1908 viene infatti creata la Federazione nazionale della stampa italiana.
2-
Tra il 1900 e il 01 in Italia parte una straordinaria stagione dell’editoria e del giornalismo. Nel clima
della libertà ritrovata, caratterizzato al Nord dalle spinte imprenditoriali, alcuni quotidiani
raggiungono un livello notevole. I giornali sono ora organi primari di informazione e di opinione.
- Albertini in questa stagione è il re per eccellenza. Legato alla destra storica, conservatore
liberale, contro Giolitti, Albertini si ispira al giornalismo inglese del Times e in più ha una
lucida visione imprenditoriale.
- Spende sia per la costruzione di nuove sedi in Italia, sia per macchinari nuovi adatti a
stampare i giornali. Non stampa solo il Corriere ma anche giornali che piacciono alla
borghesia media e agli strati degli artigiani e operai. Il giornalista che lavora sotto Albertini è
ben pagato ma deve essere un professionista, non è più uno scapigliato bohemien.
In pochi anni il corriere ha una fitta rete di corrispondenze dalle capitali estere anche grazie
alla possibilità che il giornale avrà, di riprodurre in contemporanea le corrispondenze
esclusive di quotidiani importanti europei.
Il Corriere in breve tempo diventa il giornale più ricco e voluto d’Italia, arrivando anche nel
meridione grazie ai primi treni che partono da Milano. Crescono gli introiti pubblicitari e il
sorpasso de Il Secolo avviene.
Il Secolo, giornale di Sonzogno, non riuscirà a tenere il passo con i tempi che cambiano e
con i concorrenti che spendono. Entrerà in decadenza.
- Un altro personaggio importante è Frassati, creatore delle fortune della Stampa che ha
come modelli i giornali tedeschi. Frassati voleva, appena arrivato alla Stampa,
riorganizzare tecnicamente il giornale piemontese em migliorare il grado di penetrazione
del giornale nella regione e in Italia.
Dal 1900 ol giornale è nelle sue mani. La stampa segue una linea in sintonia con i nuovi
tempi al Nord. Frassati si circonda di giovani redattori e collaboratori, il più attivo dei quali
sarà Einaudi, siamo nel 1902.
Frassati stipulerà un importante accordo con il NYC Herald.
Insomma, Frassati e La stampa iniziano ad assumere la parte dei veri rivali del Corriere, sia per la
distanza politica, sia per la distanza per quanto riguarda le linee culturali e letterari. Argomento
letterario che assume grande importanza grazie alla creazione della terza pagina.
- Il creatore della terza pagina è Bergamini, giornalista che ha alle spalle anni di gavetta in
provincia e che lavora al Giornale d’Italia. Bergamini, seppur con pochi mezzi convince i
finanziatori che il nuovo giornale sarà una novità, meno seriosa del Corriere.
Innanzitutto Bergamini riprende alcuni propositi che Papa aveva in mente: le notizie più
interessanti vanno in prima pagina, poi ci sono notizie di cronaca cittadina e interviste varie.
- La grande intuizione sarà però la creazione della terza pagina, che compare nel 1901, nella
quale Bergamini riunisce, seppur in maniera pesante, articoli di critica ad una prima
rappresentazione di un’opera di D’Annunzio.
Bergamini capisce che questi temi e questo campo interessano al pubblico e quindi
assume un insieme di letterati e intellettuali che possano aiutarlo ad alimentare la critica.
La terza pagina viene adottata anche da Albertini, ma dopo. Il corriere però la renderà un
fenomeno.
- Albertini infatti vuole che nella terza pagina scrivano intellettuali e letterati, la quale firma
pesa molto: D’Annunzio, Pirandello, de roberto, Capuana, Verga e Deledda sono alcuni.
Poi ci sono Ojetti e Janni che monopolizzano la critica letteraria.
Insomma, nel giro di poco la terza pagina diventa un punto di forza e un terreno di concorrenza dei
quotidiani più ricchi d’Italia.
3-
Giolitti, per assicurarsi una stabilità, decide di ricorrere a manovre e pressioni sui giornali. In
questo quadro e di fronte all’avversione di Albertini e Bergamini, gli altri giornali sono importanti per
Giolitti. Mentre inizialmente, mentre Giolitti era ancora agli Interni, limita il proprio intervento sulla
stampa (1900-03). Ma la situazione cambia quando arriva al governo.
- Oltre a subire attacchi del Corriere e del Giornale d’Italia, la sua posizione si indebolisce
per le incertezze che si verificano tra i vari fogli che lo sostengono.
- Giolitti reagisce facendo ricorso ai vecchi metodi, sotto forme meno intimidatorie rispetto al
passato. Quindi riappare la macchina delle sovvenzioni e delle pressioni ai giornali e nasce
addirittura un Ufficio che ha come compito quello di mantenere i rapporti con i giornalisti.
- Inoltre Giolitti cerca di ottenere contributi economici da gruppi finanziari e industriali. Ma su
questo terreno si apre un gioco fatto di insidie in quanto cominciano a muoversi contro di
lui, gruppi che sono minacciati dalle sue scelte.
Per esempio, il quotidiano La Tribuna, male amministrato e salvato annualmente dalle sovvenzioni
di alcune banche e finanziatori, si scaglia contro Giolitti proprio per i suoi vari interventi. La tribuna
passa dunque all’opposizione dando vita ad una campagna stampa contro gli interessi di Giolitti
stesso. La disputa però mette a rischio la sopravvivenza del giornale e una volta al governo, Giolitti
riesce ad arrivare ad un compromesso per il salvataggio del giornale. Poi Giolitti sceglierà il nuovo
direttore.
Un altro esempio di cambiamento di proprietà riguarda Il Secolo. Sonzogno, stanco e superato dal
Corriere vende ad una cifra modesta. Gli acquirenti, Pontremoli e Della Torre sono due uomini
d’affari già presenti nel mondo dell’editoria. La direzione viene affidata a Borsa che per riportare
alla vita il giornale vuole depoliticizzarlo e vuole renderlo più snello, facile e informativo. Pontremoli
invece vuole che Il Secolo sia concorrente attivo del Corriere e cerca di targettizzare proprio il
pubblico di Albertini. Ovviamente il tentativo di Pontremoli fallisce, sia perché il Corriere è troppo
forte e ha una qualità superiore, sia perché Il Secolo ha una redazione molto eterogenea dal punto
di vista delle opinioni politiche.
L’avvio del Secolo verso il viale del tramonto e i vari passaggi di mano, ma anche l’attenuazione
dell’impegno politico sono i segnali del declino della stampa democratica e radicale.
4-
I fermenti politici che si manifestano nel paese si riflettono in altri tipi di stampa politica. La stampa
socialista per esempio lascia il segno. Il punto di riferimento per i socialisti è ormai L’Avanti, organo
che ha un’esistenza vivace ma travagliata che nonostante il supporto del partito ha una tiratura
modesta e non ha una vera base editoriale.
- Un tentativo di rilancio avviene grazie a Treves che nel 1911 decide di spostare il giornale a
Milano, sia perché c’era bisogno di distribuire più velocemente il giornale in quelle zone che
pullulavano dei sostenitori del partito, sia perché a Milano la lotta di classe avveniva in
maniera materica.
L’attività della stampa cattolica è invece più intensa rispetto al recente passato. Il Momento e Il
corriere d’Italia sono due quotidiani che superano le convenzioni cattoliche e mettono un maggior
impegno nella lotta sociale. La stampa cattolica si rinnova nella sua struttura.
Ancora in questo periodo nasce una nuova corrente politico-editoriale. Si tratta della stampa
nazionalista che ha una ideologia che nega la democrazia e sostiene una politica di potenza,
denigrando l’Italia pacifista.
- Nascono fra il 1908 e il 1911 una serie di periodici che combattono il movimento socialista
e osteggiano Giolitti.
- Nel 1910 viene anche fondata l’Associazione nazionalista italiana alla quale aderisce anche
D’Annunzio.
- Nel 1911 esce a Roma L’idea nazionale, importante quotidiano di questo movimento
Siamo alla vigilia della guerra di Libia.
5-
A spingere Giolitti a intraprendere la conquista militare convergono in molti. Interpreti di diversi
interessi sono molti giornali che concorrono a creare il mito della terra promessa: Il giornale d’italia,
la tribuna, la stampa, il messaggero e altri spingono giolitti e gli sono vicini.
- Vengono inviati i primi corrispondenti e articolisti che narrano la Libia come una terra di
straordinarie risorse.
- A nulla varranno gli avvertimenti di Salvemini che sul suo L’Unità cercherà di eludere le
illusioni create dalla stampa, ma anche quelli di Gaetano Mosca sul Secolo.
Albertini che inizialmente non si era schierato, spinto anche da Torre, che si occupava del Corriere
nella sede di Roma, entra poi nel coro di quelli che volevano la guerra e ne diventa capofila con i
suoi inviati.
- Il più conosciuto sarà l’uomo del reportage immediato e agile, Barzini. Gli altri corrieristi non
sono al suo livello e i corrispondenti degli altri giornali spesso vengono sovrastati dalla
propaganda.
- Il punto distintivo del corriere è però sempre in terza pagina e sarà D’Annunzio con le sue
Canzoni d’Oltremare.
- Per i lettori di modesta cultura, a creare l’epopea libica ci pensano i disegnatori, soprattutto
Achille Beltrame e i suoi disegni sulla Domenica del corriere.
Edoardo Scarfoglio con il suo Il Mattino è il re del Mezzogiorno dal punto divista editoriale.
Scarfoglio invia dozzine di corrispondenti in libia per seguire l’esercito italiano. Gli articoli che
compaiono sul giornale sono tutti chiassosi e pieni di riferimenti imperialisti, e tutti scritti da lui.
Insomma, i giornali alla fine di tutto avranno dato contributi ma soprattutto avranno colpe,
lucidamente identificate da Benedetto Croce che dirà che:
- La letteratura del tempo, generata quasi tutta da D’Annunzio, si riversava sulla stampa, la
quale entrò volontariamente in un delirio totale, cospargendo immagini sgargianti e iperboli,
legate alla situazione della guerra.
I giornali socialisti cercheranno di contrastare questo delirio di massa che si creò. All’inizio
l’entusiasmo era così forte che L’Avanti e gli altri fogli socialisti iniziarono a vendere meno copie;
addirittura la sede de L’Avanti fu attaccata.
- Poi grazie al fatto che i loro inviati erano gli unici che segnalavano le deficienze della
condotta della guerra e grazie a delle vignette satiriche, il giornale si riprese.
- Dopo la guerra però nacquero delle nuove fratture fra i socialisti: prevalse la corrente
massimalista che nel 1912 assunse la direzione del giornale, con a capo Mussolini. Sotto la
sua direzione le copie vendute del giornale aumentano a vista d’occhio.
Il Corriere ha ormai conquistato saldamente il primato del giornale più venduto e letto con le sue
200 mila copie. Poi ci sono Il giornale d’Italia, La tribuna, La stampa, Gazzetta del Popolo e il
mattino che con le sue 60 mila conquista il Mezzogiorno.
- Ormai però il nazionalismo scaturito dal coinvolgimento dei giornali nella faccenda libica ha
fatto breccia nei quotidiani italiani, lasciando un segno importante, soprattutto nel Corriere.
- A questo punto il sistema giolittiano entra definitivamente in crisi.
6-
La parte svolta dai giornali durante il governo Salandra dopo lo scoppio della prima guerra
mondiale è rilevante; gli interventisti e i pacifisti/neutralisti discutevano le loro posizioni in primis
sulla stampa. Ad accelerare il processo e la formazione di schieramenti è ovviamente Mussolini
che dopo aver creato il Popolo d’Italia radicalizza la lotta contro i neutralisti e accentua lo spirito
dell’interventismo, vendendo molte copie per un nuovo giornale politico.
- I giornali che in Italia si schierano dalla parte degli interventisti sono sempre di più:
Corriere, Gazzetta del popolo, Giornale d’Italia e resto del carlino, il quale presidente fra
l’altro aiuta e aiuterà Mussolini quando si troverà economicamente in difficoltà.
- Altri giornali che appartengono a sfumature diverse di correnti di pensiero legati
all’interventismo diranno la loro in merito alla questione
- L’Avanti ha invece una posizione a sé: condanna la guerra
Nel 1915, l’offensiva degli interventisti si intensifica e si collega alle manifestazioni di piazza ma
ormai l’entrata in guerra è decisa. Tant’è che il governo appronta le misure per il controllo della
stampa, un decreto che vieta notizie di argomento militare e un nuovo decreto che vieta i giornali di
dare resoconti su numero di morti, feriti e quant’altro. Inoltre si poteva adesso procedere sulla via
dei sequestri dove necessario.
- Molti direttori di quotidiani iniziarono a svolgere una attività di censura preventiva sui loro
prodotti così da evitare il controllo del governo.
Sempre in questo periodo molto teso entra in funzione la censura militare il quale comandante in
capo, Cadorna, istituisce delle disposizioni drastiche contro l’azione dei giornali come quella che
dice vieta agli inviati speciali non posson entrare nelle zone delle operazioni militari.
- I giornali affrontano una serie di difficoltà logistiche
- L’Avanti e altri giornali socialisti sono totalmente messi al bando nelle zone dove c’è
presenza militare. A combattere i socialisti provvedono non solo il governo ma anche i fasci
interventisti che compaiono per la prima volta sulla scena italiana.
- Addirittura Albertini si lamenterà della pressione secondo lui ingiustificata sull’organo
socialista ma Cadorna non vuole che i giornali italiani possano regalare ai cittadini né un
po’ di cronaca, notizie o resoconti, nulla. I giornali protestano
Solamente quando la guerra si rivela essere più lunga e dura, i comandi ufficiali si renderanno
conto dell’importanza della stampa sia nei territori italiani che in trincea. Il rigore quindi si attenua
ma i giornali e giornalisti seguono una linea di scrittura molto cauta. Vogliono tranquillizzare il
popolo italiano anche mentendo e colorando ciò che scrivono.
- I corrispondenti hanno tutti come scopo quello di dare un’immagine ottimistica del conflitto,
per quanto riguarda gli interessi italiani. I più famosi corrispondenti sono barzini, Fraccaroli,
Monicelli, Piva ed altri.
Gli avvenimenti del 1917 preoccupano la stampa italiana: la rivoluzione russa, la caduta dello zar,
la situazione a caporetto ed altri, sono fatti che intimoriscono in quanto si ha paura che possano
spingere il popolo, i soldati, i più poveri a ribellarsi in qualche modo. Dunque questi ma anche fatti
interni all’Italia come una rivolta avvenuta a Torino vengono nascosti o minimizzati.
- Solo l’Avanti per quanto riguarda la rivolta di Torino cercherà di far uscire delle notizie ma
verrà censurato con pagina bianca.
- I corrispondenti informavano i loro direttori della realtà dei fatti ma questa realtà non finiva
sulle pagine dei giornali.
Cadorna viene allontanato e sostituito da Armando Diaz che al contrario del precedente capo,
vuole che i dispacci degli inviati abbandonino i toni solenni e retorici, forse per avvicinarsi a un
tasso di realtà più alto.
- Inoltre fin dal 1915 in Italia iniziano a nascere una serie di giornaletti per i soldati, fogli che
usano un linguaggio semplice ma che vengono distribuiti soprattutto nelle caserme e non
nelle trincee. Solo dopo Caporetto i giornali iniziano ad arrivare veramente nelle trincee con
La tradotta come capofila, il tutto fino al 1919.
7-
La grande guerra incise molto sulla stampa italiana. Se le tirature erano cresciute fino a poco
tempo prima, se erano aumentati gli introiti pubblicitari, il numero di lettori e la diffusione, con le
restrizioni e i costi sempre più elevati ci fu un blocco. Solamente le aziende stabili come il Corriere
riuscirono a sopravvivervi mentre i giornali più piccoli erano troppo fragili per resistere. La crisi
portò a diversi cambi all’interno dei quotidiani.
- Pontremoli e della torre cedettero Il messaggero ai Perrone nel 17 e sempre nel 17 La
Tribuna, per non soccombere ad un alto deficit monetario, dovette accettare il soccorso
finanziario. L’Ilva acquisì i giornali di Scarfoglio dopo la sua morte.
- Insomma, dopo la fine del conflitto, molti giornali sono controllati dal settore siderurgico.
Anche Il popolo d’Italia dopo una buona partenza ebbe dei problemi economici che, come
dicevamo prima, vennero risanati da Naldi, direttore de Il resto del carlino. Oltre a Naldi, Mussolini
viene aiutato anche dai fratelli perrone che gli assicurano un finanziamento cospicuo.
Dal Corriere si ritirano sia Pirelli che De Angeli, passando le loro quote a Crespi e Albertini. Mentre
ne la Stampa avvengono alcuni passaggi di mano e Frassati, il proprietario cede un terzo
dell’azienda a Giovanni Agnelli.
Meno salda è la situazione della stampa socialista la quale dipende sia dal conflitto passato che
dallo stato del partito. Dato che il partito socialista incontra delle nuove difficoltà per quanto
riguarda la diffusione del proprio giornale, viene avanzata una proposta di legge:
- Rendere pubblici i finanziamenti alla stampa. Progetto che non andrà mai in porto perché
nessuno intende rinunciare alle sovvenzioni dei fondi segreti del Ministero.
- Si tratta di una situazione di dipendenza che però blocca un corretto sviluppo del
giornalismo italiano. L’unico esempio giusto è quello del Corriere e della stampa, due
giornali che ovviamente esprimono comunque delle opinioni ma che non sono
sovvenzionati da nessuno
Solamente nel 1920 la federazione nazionale stampa italiana comincia una piccola svolta: i
quotidiani sono più vivaci e si interessano di più degli aspetti politici e culturali del paese. Tant’è
che la famosa terza pagina assume una dimensione culturale e non esclusivamente letteraria.
- Questa vivacità però non è sufficiente a far maturare una nuova concezione del giornalismo
italiano come servizio pubblico. I mali antichi della stampa italiana non vengono mai messi
veramente in discussione e non sono affrontati attivamente.
- D’altra parte la condizione sociale-economica e politica è grave, i giornali come l’Italia sono
indeboliti e questa condizione sfocerà nella caduta dello stato e nell’avvento di Mussolini.
- Nel mondo socialista, dopo i vari problemi, c’è una divisione che porta alla nascita del
partito comunista, 1921.
- In una situazione così difficile e instabile, anche i giornali più ricchi e pregiati non possono
fare granchè.
Nel 1919 iniziano gli atti di violenza contro i socialisti. Un gruppo di fascisti aveva infatti incendiato
la sede dell’Avanti a Milano. Tra il 20 e il 21 i fascisti assaliranno decine di sedi di giornali ma non
solo quelli socialisti, sindacali e comunisti.
- In questa fase il fascismo trae vantaggio dal fatto che buona parte dei gestori di stampa,
direttori e non, vedono nel movimento fascista uno strumento che prima o poi si
normalizzerà e che aiuta a riportare un certo ordine. Il corriere, Albertini, Il secolo e molti
altri giornali sono fiduciosi. Anche i quotidiani cattolici appoggiano Mussolini. Altri giornali si
auto-fascistizzano.
- A sinistra il quotidiano più diffuso resta l’Avanti anche se escono altri tre quotidiani
comunisti fra i quali si distingue l’Ordine nuovo di Gramsci, che però vengono devastati.
Solamente nel 1922 i quotidiani che avevano appoggiato Mussolini si rendono conto che la
situazione è sfuggita di mano e che Mussolini sta prendendo il potere. La situazione precipita
quando il 28 ottobre i fascisti intimano a tutti i giornali che si oppongono e a quelli che non sono
sicuri della loro posizione di non pubblicare nulla il giorno dopo.
- I giornali che pubblicano vengono assaliti dalle squadre e il Corriere, che non pubblica il 29,
uscirà il 30 scrivendo “nelle attuali condizioni di violenza il giornale non è libero di esporre
un pensiero non mutilato”
Intanto Mussolini ha raggiunto Roma con il treno e il re gli affiderà l’incarico di formare il governo.
8-
Nelle prime settimane del governo le prime pagine dei giornali d’informazione appaiono
politicamente spente. Solo gli organi dell’opposizione socialista e comunista reagiscono. I giornali
liberali invece sperano in un rientro della situazione verso la legalità.
- L’intenzione di Mussolini però è quella di limitare la libertà di stampa e ciò lo si evince da tre
articoli che pubblica sul Popolo d’Italia nel 1922.
- Nel 23 riprendono le violenze delle squadre che colpiscono tutti i giornali di opposizione
con metodi illegali.
Un segnale grave da parte di Mussolini fu il regio decreto di cui sospese l’entrata in vigore per
usarlo come minaccia. Il decreto diceva che i prefetti potevano, se avessero dei sospetti, diffidare
e dichiarare decaduto il gerente di qualsiasi giornale, ovvero il direttore. Non sarebbe stato difficile
dunque eliminare tutti i giornali di opposizione.
- A ciò il corriere e la stampa presero netta posizione contraria assieme alla federazione
della stampa che si recò con una delegazione, da Mussolini, con un documento contrario al
regio decreto.
- Mussolini comunque continuò la sua azione diabolica con assalti, boicottaggio, sequestri,
aggressioni, potenziò la stampa fascista e creò un sindacato fascista dei giornalisti.
Nel 23 Il Secolo passò di mano e nello stesso anno Bergamini e Malagodi si ritirarono dal Giornale
d’Italia e dalla Tribuna.
- Intanto i fascisti grazie anche agli aiuti forniti dalla fiat e da altri gruppi riuscirono a creare
nuovi giornali fascisti come il tevere e l’Impero ma anche a risollevarne altri.
- La stampa cattolica viene mutata soprattutto con l’espulsione di Don Sturzo dalla scena.
Il Popolo, Il Mondo e L’Unità continuavano a combattere il fascismo fino al caso Matteotti.
Esploso il caso Matteotti i fogli di sinistra vogliono le dimissioni di Mussolini, i giornali liberali che
nel 23 avevano sostenuto il governo adesso si schierano contro: Corriere e Stampa ma anche Il
Mattino Il Messaggero La tribuna e il resto del carlino. L’opinione pubblica partecipa a questo
fenomeno tant’è che le copie vendute dai giornali sono sempre di più.
Mussolini reagisce dando corso al regio decreto. Allo stesso tempo alcuni quotidiani costituiscono
un Comitato per la difesa della libertà di stampa. Ma le battaglie dei giornali e della federazione
della stampa non smuovono il re.
- Nel 1925, Mussolini annuncia la dittatura e si pone degli obiettivi ben precisi: annientare il
corriere, la stampa e la federazione.
Il corriere viene minacciato e Albertini diffidato. Poi alcuni quotidiani fascistizzati chiedono che
anche il corriere si allinei o venga sospeso. Pochi giorni dopo i Crespi sciolgono il contratto che li
lega agli Albertini che quindi vengono in qualche modo eliminati.
- Luigi Albertini scriverà che sarebbe stato impossibile per lui resistere davanti ad
un’operazione come quella dei Crespi, operazione voluta dai fascisti si intende.
- Mussolini riuscirà anche a piegare La Stampa con Frassati che abbandonerà la direzione.
- Infine riuscirà ad eliminare dalla Federazione tutti i dirigenti antifascisti, compreso Maoni
che aveva creato poco prima la delegazione contro il decreto regio.
Inoltre Mussolini diede vita ad una nuova legge sulla stampa, all’alba del 1926, che stringeva tutti i
giornali rimanenti in una rete.
Nel corso del 1926, i fogli dell’opposizione sono sottoposti a continue intimidazioni e sequestri e
dopo un tentativo, il terzo, di attentato a Mussolini, tutte le sedi vengono assalite e tutti i giornali di
opposizione vengono imbavagliati e soppressi, così come i partiti politici di opposizione.
- Il 5 novembre del 26 i partiti vengono sciolti, gli squadristi fanno quel che vogliono e inizia
ufficialmente il regime di Mussolini.
CAP 6
1-
Per Mussolini sono importanti i direttori dei giornali più che i proprietari di questi ultimi. Infatti non
voleva che il prestigio che i vari quotidiani avevano ottenuto fino a quel momento in Italia e non
doveva essere sfruttato. I giornali dovevano però diventare radicalmente fascistizzati.
- Il consigliere di Mussolini è il fratello Arnaldo in primis ma anche Augusto Turati, i quali sono
impegnati nel campo degli affari e dell’editoria per conto di Mussolini.
- Alla direzione del corriere si susseguono tre direttori in tre anni, secondo dei quali Ojetti che
però venne cacciato da Mussolini in quanto non gli sembrava che infondesse quel calore
fascista che il duce ricercava. I fratelli Crespi in realtà chiesero a Mussolini di arrivare ad
una fascistizzazione graduale e non traumatica del giornale, anche se questa richiesta rese
scontenti i gerarchi.
- Mussolini accettò le richieste dei Crespi e questa scelta ripagò in quanto il Corriere non
perse copie.
- Mutamenti avvengono in molti altri quotidiani del tempo, sia dal punto di vista nazionale che
provinciale.
Per quanto riguarda i giornali fascistissimi, le novità sono dei nuovi quotidiani: Il regime fascista e
Corriere padano oltre al Popolo d’Italia. A roma ci sono sempre Impero e Tevere che però non
hanno un grande successo. Nel 1927 Mussolini bloccherà a suo piacimento il numero di quotidiani
presenti in Italia: 70.
- I quotidiani italiani sono tutti uniformi ma anche modesti. Il divario fra la stampa italiana e
quella degli altri paesi europei cresce sempre di più, anche perché negli altri paesi ci si
muove verso la diversificazione dei contenuti, cosa che in Italia non c’è.
Per sorvegliare tutto ciò, Mussolini si affida allo strumento dell’Ufficio stampa da cui partono
messaggi telegrafici ai prefetti con le direttive per intervenire sui quotidiani. Direttive che poi
diventano degli ordini veri e propri.
- Esempio è un telegramma del dicembre del 27 in cui si dice che “siano mobilitati i giornali e
scrittori di cose finanziarie e che si crei un’atmosfera di simpatia attorno a questo
provvedimento del Regime”, dopo un decreto sulla lira.
- Gli ordini ai giornali riguardano gli argomenti più disparati, soprattutto il fatto che, secondo
Mussolini, bisognasse non parlare più dei fatti di cronaca nera.
- L’Agenzia Stefani è un altro strumento per rendere omogenei i giornali. Innanzitutto perché
i quotidiani devono ricorrere per forza a questa agenzia, soprattutto per notizie che arrivano
dall’estero e poi perché l’ufficio stampa ordina i quotidiani di servirsi della Stefani,
controllata alla radice dai fascisti.
- Nel 28 viene creato l’Albo dei giornalisti e l’iscrizione al sindacato serve ovviamente per
controllare quali e quanti giornalisti siano vicini al fascismo anche se per iscriversi non
bisognava per forza essere iscritti al partito.
Divenuto ormai capo di tutti i quotidiani, ormai fascistizzati, Mussolini giudica maturo il momento di
convocare a rapporto i direttori dei quotidiani. Settanta direttori partecipano all’adunata del 1928.
La fascistizzazione è quasi completa, i giornali devono servire il regime, tutti.
2-
Nel 1930 arriva anche il giornalismo radiofonico. I notiziari dell’Eiar assumono la veste del giornale
radio e gli abbonati crescono sempre di più, così come gli ascoltatori. È nato un nuovo strumento
di comunicazione di massa che però rispetto alla stampa è fin da subito più sorvegliato e
soprattutto statale.
- Il primato resta però ai quotidiani e Mussolini chiede ai direttori di rendere la stampa più
vigile e moderna. I giornali però non conquistano lettori e le tirature lentamente
diminuiscono anche a causa della crisi economica.
- Contemporaneamente escono nuove norme penali varate nel 1930 in cui, davanti a reati
commessi dalla stampa, viene accentuata la responsabilità del direttore. Inoltre viene
istituito il sequestro preventivo.
Il processo di modernizzazione della stampa prende il via alla fine degli anni 20 e parte da torino,
città forte industrialmente e sede della radio. Si vuole modernizzare questo campo da un punto di
vista tecnico, editoriale e giornalistico
- Vengono costruiti nuovi impianti di produzione, il numero di pagine aumenta, nuove
campagne promozionali, distribuzione più rapida e novità editoriali
- Vengono introdotte in diversi quotidiani numerose rubriche fra cui una sezione per i piccoli,
una illustrata, una sul cinema, teatro eccetera. Si tenta di creare un giornale settimanale
per tutta la famiglia praticamente.
- Le tirature dei giornali salgono
In particolare La Stampa, giornale di Agnelli, quando viene affidata a Signoretti, uomo vicino a
Mussolini, riscuote numerosi successi. Il punto di parttenza è la costruzione di una nuova sede e il
potenziamento dei vari servizi.
- <dal punto di vista editoriale si punta su una impaginazione moderna, uno stile chiaro,
molte fotografie.
Dalla parte del corriere c’è invece Borelli che si sta rivelando adatto al ruolo di direttore del
quotidiano più diffuso d’Italia. Il Corriere punta sempre sui suoi punti di forza, sulla qualità del
prodotto e soprattutto sulle corrispondenze dall’estero. Borelli dovette non stravolgere il giornale
ma fascistizzarlo a poco a poco. La macchina funziona bene.
- In terza pagina compare anche la critica cinematografica, argomenti di varietà, moda, sport
Insomma, i quotidiani maggiori vengono potenziati, modernizzati con una nuova impaginazione e
l’impiego di fotografie. Un prodotto più dinamico.
Una grossa novità riguarda la creazione dei periodici e l’installazione nel 1930 delle macchine in
rotocalco, procedimento che consente di riprodurre con efficacia le fotografie anche su carte.
- Nascono nuovi settimanali femminili, sportivi, di cinema, per i ragazzi e si delineano con
Rizzoli e Mondadori i regni del rotocalco
Si riprendono anche i giornali umoristici che erano stati messi da parte all’instaurazione della
dittatura.
- Nasce nel 1931 a Roma il Marc’Aurelio, giornale per il quale lavorerà anche Fellini
La comunicazione di massa, anche in Italia è arrivata. Fra giornali, cinema, radio, tutto per
propagandare il regime e il nome di Mussolini che nomina nel 1933 capo dell’Ufficio stampa,
Ciano.
- Con l’avvento di Ciano, che si ispira a Goebbels, si istituzionalizza l’uso delle veline.
Intanto Mussolini sta già pensando all’Abissinia.
3-
Nel 1935, con la costituzione del sottosegretariato per la stampa e propaganda, Ciano estende il
proprio controllo anche alla radio. Prende in particolare due iniziative: La decisione di mandare in
onda dopo il giornale radio delle 20 la rubrica Cronache del regime, ma anche di estendere ad
avvenimenti politici l’uso delle radiocronache in diretta.
- La preparazione alla guerra in Etiopia diventa un banco di prova per testare la complessa
macchina della comunicazione di massa portata avanti da tutti i mezzi di cui abbiamo
parlato. Il collaudo è positivo perché mai come in questa occasione il fascismo riuscì a
mobilitare l’informazione e i suoi strumenti come propaganda.
- Molti giornalisti partecipano alla conquista dell’Etiopia. Ci sono molti inviati che però devono
fare i conti con la censura militare che vogliono nascondere i problemi e le incertezze che
sorgono durante il conflitto. I toni sono aulici e trionfali anche se non rispecchiano la realtà.
- Man mano che la vittoria si avvicina l’enfasi cresce e gli articolisti entrano in un delirio.
Mussolini è su tutti i titoli nel 1936 con l’annuncio della creazione dell’Impero e dunque
della vittoria. Le tirature toccano numeri mai raggiunti.
4-
Conclusa l’apoteosi dell’Impero, Ciano va agli esteri mentre il Duce è colui che guida la stampa e
l’agenzia Stefani. L’attività di controllo e repressione si intensifica e nel 1937 nasce il Minculpop,
Ministero della cultura popolare, nome che vuole mascherare la parola propaganda.
- I giornali sono più moderni dopo il processo di modernizzazione, sia quelli più grandi che
quelli minori. Le pagine sono più vistose grazie alla presenza di fotografie sebbene ci sia
penuria di carta.
- Nei quotidiani più ricchi scrivono giornalisti ma anche letterati. Le redazioni sono diventate
più numerose, con le testate che sono finanziate e appartengono ai rappresentanti della
grande industria e della finanza.
Nel campo dei settimanali di attualità, tra il 37 e il 39 compaiono due novità: Omnibus e Tempo.
- Omnibus fu creato da Longanesi che sfruttò le potenzialità del rotocalco pubblicando grandi
fotografie e articoli mai banali, un giornale che mescola modernità con nostalgie
ottocentesche e che è un prodotto anticonformista. Infatti nel 39 Mussolini lo sopprime.
Allora Rizzoli pubblica un altro rotocalco di attualità, Oggi, diretto da Benedetti e
Pannunzio.
- Tempo esce nel 39 a Milano, edito da Mondadori. È l’altro archetipo del giornale di attualità
settimanale e sul modello dell’americano Life assegna alle immagini una funzione
informativa diretta.
La radio è sempre più seguita con i suoi giornali radio dell’eiar. Sempre più abbonati.
- Ma il numero di ascoltatori cresce soprattutto perché si vogliono ascoltare gli avvenimenti
terribili che stanno portando l’Europa verso la guerra. Anche se la radio è controllata e le
notizie che si danno ritoccate, non si può totalmente mentire.
- Intanto il consenso verso Mussolini, dopo l’Etiopia, sta calando.
- Nel 1937 in Europa avvengono una serie di fatti, Hitler, Spagna e quant’altro, che scuotono
l’opinione pubblica. Contemporaneamente nascono le guerre d’onda con delle radio
clandestine e antifasciste che iniziano a trasmettere anche in Italia.
La stampa è chiamata invece a svolgere un ruolo gravissimo nella campagna antisemita che sfocia
nelle persecuzioni agli ebrei, 1938. I giornali vengono mobilitati per creare e diffondere il razzismo
nei confronti di queste persone. Il Minculpop si occupa di questa “campagna” promuovendo la
pubblicazione della “Difesa della razza” e con le veline si ordina ai quotidiani di imprimere alla
propaganda razziale un tono forte.
Dopo il 38 Mussolini continua con le veline ad impartire ordini ai giornali anche per “scampare”
all’imbarazzo che gli suscitano alcuni avvenimenti europei, soprattutto la palese dipendenza da
Hitler e il suo accordo con la Russia prima dell’attacco alla Polonia. Il Minculpop viene assegnato a
Pavolini.
- Nel 1940 la non belligeranza italiana sta per terminare e ciò si può notare dal fatto che
Mussolini chiede ai giornali di elevare gradualmente la temperatura del popolo italiano.
5-
Dopo l’annuncio dell’entrata in guerra, pavolini a rapporto con i vari direttori, mente dicendo che
l’intervento italiano è stato deciso quando ancora le sorti della battaglia tedesca erano incerte. In
realtà Parigi stava per cadere, dunque Mussolini è entrato in guerra solo quando era ormai sicuro
che la Germania avesse battuto la Francia.
- Gli ordini che arrivano ai giornali riguardano tutti il minimizzare o nascondere fatti
potenzialmente nocivi o esaltare la propaganda del regime. Scarse solo le veline
sull’andamento dei combattimenti.
- I corrispondenti devono descrivere più le impressioni che i fatti ma ormai la gente non si
accontenta più dei bollettini e dei comunicati e questo elemento, più l’impoverimento della
stampa determinano un calo delle vendite.
- Pavolini corre ai ripari e chiede dunque ai direttori di ridare alla terza pagina il suo
tradizionale carattere. Le vendite ricominciano a salire anche se le pagine diminuiscono
sempre di più per la crisi e l’impoverimento.
A mano a mano che le difficoltà crescono, il Minculpop accentua la sua sorveglianza sul fronte
interno. Molte veline vengono dedicate alla campagna contro l’ascolto delle radio nemiche e
clandestine. Di fronte a Radio Londra e Radio Mosca che interferiscono con le onde del regime,
viene creata una squadra di commentatori fra cui appelius anche se ormai c’è poco da fare. I
commentatori e le organizzazioni antifasciste che trasmettono da oltreitalia sono abili.
Nel 1942 Mussolini si affida di nuovo alla stampa che egli considera più efficace e leale, anche se
sentimenti negativi vi serpeggiano all’interno. Il Minculpop e il partito cercano di combattere il
malessere con vari richiami all’ordine e con la sorveglianza mentre il duce ostenta sicurezza.
- Ma in italia gli eventi evolvono in fretta e la situazione decade. Si intensificano richiami,
sequestri, le veline sono frenetiche, le direttive indicano di usare toni da guerra per
attaccare il nemico.
- Lo sbarco degli angloamericani in Sicilia viene trattato come un nonnulla, vengono usati
titoli sobri. Roma viene bombardata e ormai Mussolini viene destituito tra sgomento e
ansia. Nella notte uscirà l’ultimo numero del popolo d’Italia e sugli altri giornali appaiono
brevi e pochi commenti che esaltano soprattutto il patriottismo italiano.
- Proprio con questi vari ricordi al patriottismo si chiudono le vicende della stampa del
regime. I quotidiani ovviamente vanno a ruba nell’atmosfera di esultanza, ma come dice
Badoglio, la guerra continua.
6-
Badoglio è severissimo e affida il Minculpop a Rocco che decide di far presidiare i giornali mentre
altri sono colpiti dal sequestro. Il governo istituisce la censura preventiva perché il governo non
vuole assolutamente che escano nuovi giornali o quei giornali che erano stati soppressi dal
fascismo, ritornino. Non concede alcuna libertà a gruppi politici di ricostituirsi, non vuole fogli
politici di nessun tipo. Badoglio blocca tutte le richieste di questo tipo, anche di Frassati che era
stato importantissimo per la stampa italiana.
- Il popolo d’italia e Il regime fascista vengono soppressi ma altre testate fasciste rimangono
attive. Intanto nelle varie testate ci sono cambi di direttori e varie nomine.
- La volontà del re e di Badoglio è di non recriminare il passato e di attuare un passaggio il
meno traumatico possibile. Bisogna fare silenzio sul regime fascista e sorvegliare gli organi
di stampa.
- Galli viene nominato al posto di Rocco e viene concessa qualche piccola libertà ai giornali,
di parlare del fascismo. Così sui maggiori giornali iniziano a comparire le prime rivelazioni
sul Duce e sui fascisti. Si vuole coinvolgere l’opinione pubblica ma allo stesso tempo si
vuole contenere la spinta antifascista.
Vengono ricostituite anche la Federazione e alcune organizzazioni. L’armistizio però travolge tutto
quanto. Da questo momento il giornalismo italiano è diviso tra l’occupazione nazista al nord e
l’italia del sud e poi del centro già liberata.
7-
I giornali e le radio non escono per alcuni giorni dopo che il re e Badoglio sono fuggiti da Roma.
Anche i direttori dei giornali scompaiono per sfuggire a quei fascisti che hanno rialzato
momentaneamente la testa.
- I tedeschi prendono il controllo e ordinano i giornali a pubblicare il testo del discorso di
Hitler sul tradimento italiano.
- I canali di informazione diventano adesso le agenzie tedesche che parlano del nuovo
regime fascista che si sta costituendo sotto l’insegna della Repubblica sociale italiana.
- Mussolini vuole riprendere in mano la situazione e organizza una riunione del Consiglio dei
ministri, negli ultimi mesi del 43. Ricompaiono i giornali fascisti che erano stati soppressi e
la nuova sede del Minculpop diventa Salò dove viene trasferita anche la Stefani.
- Ci sono molte difficoltà tecniche fra tedeschi e fascisti. Molti giornalisti e direttori che
durante il Regime avevano lavorato, erano ormai scomparsi. Riprese anche la pratica delle
veline e l’ordine principale era fedeltà alla germania e lotta contro antifascisti e partigiani.
Ormai la situazione per i fascisti è catastrofica e mussolini nel corso del 44 pubblica sul Corriere
degli articoli nei quali ripercorre gli eventi del 42 e 43, difendendosi. Intanto alcuni giornali fascisti e
fogli provano e cercano di sopravvivere, di ricostituire il consenso.
- Nel 1945 mentre si avvicina la fine, si registrano gli ultimi sussulti politico-giornalistici e
alcuni giornalisti fascisti vengono giustiziati dai partigiani
8-
D’altra parte dello schieramento, la stampa del movimento di liberazione appariva come un
fenomeno miracoloso. 7
- Da una parte c’era la stampa clandestina prodotta dai partiti e dai gruppi antifascisti, da
Roma al Nord, dal 43 alla fine della guerra
- Poi c’erano i fogli partigiani, clandestini, che potevano essere stampati “quando e come si
poteva”.
- Inoltre i vari fogli venivano indirizzati a target ben precisi: operai, lavoratori, donne, artigiani
e altre categorie di persone
- Tutti i fogli avevano in comune un formato piccolo con poche pagine, sia perché non si
avevano grandi mezzi di produzione ma anche perché c’era penuria di carta e
clandestinità.
La stampa comunista è la più numerosa e diversificata:
- Ci sono L’Unità, organo del Pci, che ha una diffusione molto ristretta ma funzionale. Il
partito d’azione ha invece come organo L’Italia libera che esce a Roma e Milano. Anche il
partito socialista è presente con L’Avanti.
- I fogli partigiani, molto amatoriali come si è detto, escono dal 44 in poi in volantini e numeri
unici precari. L’obiettivo principale era però motivare e spiegare la lotta dal punto di vista
morale, politico e sociale.
CAP. 7
1-
Il ritorno della libertà è condizionato dall’andamento della guerra e dalle difficoltà causate dalle
distruzioni belliche. Per radio e stampa tutto dipende dal governo militare alleato, PWB, che
comanda e controlla tutto, anche il flusso di informazioni.
- I primi fogli italiani escono in calabria e sicilia, da poco liberate. Vanno a ruba anche se di
pochissime pagine e informazioni non autorevoli (Sicilia liberata)
- I quotidiani che però saranno più diffusi al sud escono a bari e napoli. Rispettivamente La
gazzetta del Mezzogiorno e Il Mattino e Roma che però gli alleati bloccano. Allora nasce un
nuovo foglio, Il Risorgimento, di piccolo formato e sostenuto anche da Croce.
In questi primi mesi, quando i partiti sono limitati, i giornali sono gli strumenti della lotta politica. La
questione monarchia-repubblica domina i dibattiti insieme ai discorsi sull’antifascismo, di cui si fa
portavoce il Risorgimento, che diventa il foglio più diffuso del sud.
La situazione cambia quando il Pci, su controllo di Togliatti, decide di collaborare col governo del
re. Nasce quindi il governo badoglio, antifascista, e ricompaiono gli organi dei partiti: La voce,
social comunista; il giornale, liberale; Il domani d’italia, democristiano.
- Intanto, tutti i partiti usciti dalla lotta clandestina pubblicano i propri organi: L’Avanti, Unità e
Popolo ma anche gli altri.
- Ma gli alleati spingono per avere anche giornali indipendenti e non solo quotidiani che
affiancano i partiti. Inoltre vedono di buon occhio la nascita di un quotidiano come Il Tempo
e la potenziale rinascita de Il Messaggero. Inoltre autorizzano l’uscita de Il Quotidiano,
organo dei cattolici ma anche Italia nuova, monarchica.
Questo cambio d’idee da parte degli Alleati trova riscontro nella loro volontà di frenare le
forze di sinistra che nel nord guidano la lotta partigiana e i comitati di liberazione.
- Mentre Il Tempo mette radici, nasce il giornale dell’uomo qualunque di Guannini, giornale
aggressivo contro tutti i partiti che ha un grande successo.
- La radio invece vede la nascita della Rai nel 44 ma non incontra contrasti fra partiti sul suo
assetto.
- Viene fondata l’Ansa con il patrocinio degli Alleati.
A Milano intanto si discute sul futuro della stampa. C’è chi vorrebbe cancellare tutti i giornali che
avevano avuto a che fare con il fascismo e il comitato di stampa stabilisce che escano solo gli
organi dei partiti e quei fogli che non si erano avvicinati al fascismo.
- Sempre a Milano, Borsa prova a portare Il Nuovo Corriere che però viene inizialmente
bloccato dal Cln e prefetto. A quel punto gli Alleati fanno uscire il Giornale lombardo, nuovo
quotidiano.
- Anche nel resto d’Italia escono giornali politici legati ai partiti, compilati dagli stessi attivisti
che li facevano nella clandestinità. Nelle redazioni dei quotidiani del Pwb invece, lavorano
molti professionisti che creano giornali ben riforniti di notizie e fotografie riguardanti anche
la cronaca.
2-
Gli Alleati vogliono però anche giornali indipendenti con direttori e redattori che vanno scelti tra i
giornalisti che non si erano mai avvicinati al fascismo.
- Si arriva a un compromesso che porta all’uscita del Corriere sotto un altro titolo e con la
direzione di Borsa. Esce quindi il Corriere d’informazione fatto da antifascisti o non
compromessi, vicini a Borsa.
- A torino invece, chiude il corriere del piemonte ed esce La Stampa. Ci sono varie proteste
che però il governatore del pwb mette a tacere sospendendo tutti i giornali piemontesi.
- Le novità che riguardano il punto di vista giornalistico sono i quotidiani del pomeriggio che
sentono l’influsso dei giornali parigini soprattutto. A Milano per esempio c’è il corriere
lombardo che tratta di cronaca nera, di processi e fotografie delle dive hollywoodiane come
la Hayworth.
Intanto le sinistre cercano di contrastare il potere dei giornali borghesi.
Nel settore dei settimanali, Rizzoli pubblica Oggi, sedici pagine e formato tabloid.
Contemporaneamente esce anche L’Europeo, diretto da Benedetti che aveva diretto insieme a
Pannunzio Oggi. Infine appare Tempo.
- Fra i tre quello che spicca è L’Europeo, grazie alla cura grafica e delle immagini, allo stile
cronachistico e ai contenuti che presenta. Ma anche grazie agli articoli di costume e di
inchiesta che fanno di questo settimanale un importante modello.
Sul finire del 1945, con l’ascesa di De Gasperi inizia una svolta politica
3-
L’epurazione procede con i processi ad alcuni direttori del periodo di Salò. Amicucci, uomo
vicinissimo a Mussolini, sarà prima condannato a morte e poi a trent’anni di carcere. Insomma, vari
direttori e uomini della stampa fascista vennero processati e condannati.
- Togliatti però, liberò, grazie all’amnistia, tutti i condannati. Il suo intento da ministro della
giustizia era di avviare la pacificazione tra gli italiani.
- Alla stampa questa liberazione serviva, in quanto c’era bisogno di portare nelle redazioni di
tutti i giornali più gente. Infatti anche la federazione della stampa, ricostituita, si era detta a
favore dell’amnistia.
- Riprende quindi la ricerca anche di firme pregiate e si riaccende la competizione fra i vari
quotidiani e giornali.
4-
Il primo gennaio 46 gli Alleati cessano i poteri al governo italiano. Ciò segna la fine del Pwb e dei
comitati di liberazione con la cessione dei quotidiani che i comitati avevano promosso. Le prime
competizioni elettorali si svolgono lo stesso anno e il 2 giugno c’è il referendum repubblica-
monarchia.
- Ovviamente la stampa dedica molto spazio a questo dibattito ma anche la radio, che
subisce una nuova attenzione, è sul pezzo. Fra l’altro molti uomini della sinistra iniziano ad
abbandonare la radio in quanto i quotidiani e la stampa era vista come la fonte più
importante. Altro errore della sinistra che invece non sarà fatto dalla dc per esempio (dato
che si alleerà con la Rai).
- Dato che i quotidiani stanno lentamente tornando a pieno regime, soprattutto quelli
d’informazione, riprende la concorrenza fra il corriere e i quotidiani torinesi.
- Alcuni giornali tornano alla ribalta mentre molti altri subiscono dei cosiddetti passaggi di
mano.
- In complesso nel 1946 il numero dei quotidiani è ben alto, 146. È una cifra che non si
ripeterà mai più, straordinaria da questo punto di vista.
Alla Vigilia del referendum apapre rafforzato lo schieramento giornalistico del centro e della destra
rispetto alla sinistra. Inoltre la maggior parte dei quotidiani che sono ancora indipendenti,
sostengono maggiormente la scelta repubblicana.
- La repubblica infatti vince, la Dc si rivela come primo partito per importanza e sostegno
ricevuto, il tutto in un grande e continuo clima di tensione.
- Il direttore del corriere, Borsa, viene licenziato dai Crespi che lo odiavano. I proprietari
infatti volevano qualcun altro che avesse una posizione moderata, allineata.
- Negli stessi giorni i Perrone affidano al Messaggero, Missiroli.
5-
Comunque i tre grandi partiti si accordano sull’importanza di dare al paese una costituzione, ciò
portò ad un esito positivo.
- Ci furono però degli scontri sul tema dei sequestri, della libertà di espressione e sulla
trasparenza dei finanziamenti della stampa. La seconda fu in particolare una richiesta della
Sinistra alla quale si oppose la dc di Andreotti e De gasperi.
- Le norme sul sequestro suscitarono vivaci reazioni. Tutti i partiti considerano necessario il
creare e avere una legge organica che risolvesse la questione. Il governo dc elabora un
progetto che però si rivela complicato da realizzare efficacemente. Ormai la
contrapposizione tra schieramenti diversi e opposti è iniziata e dunque si decide di
rimandare al futuro parlamento il compito di varare una legge organica sulla stampa.
6-
La tensione ha come culmine la campagna per le elezioni del 48. Lo scontro fra la Dc e il fronte di
sinistra diventa il fulcro di tutto. I volantini, opuscoli e manifesti si contano a migliaia. La
propaganda assume toni apocalittici, centinaia di comizi.
- Tutti i quotidiani d’informazione sostengono de gasperi mentre il Fronte di Nenni e Togliatti,
oltre ai propri organi fa affidamento sui fogli che fiancheggiano il Fronte politico.
- La Radio è ormai uno strumento del governo e guidato dalla Dc, per questo c’è una
maggiore discriminazione nei confronti dei ministri del Fronte.
La dc ovviamente vince e dopo la vittoria, assieme a Confindustria e altre organizzazioni,
estendono il loro potere sui mezzi di comunicazione con operazioni di vario tipo.
- A Napoli, il Banco e l’armatore Achille Lauro, nel 49, si accordano per il possesso di
vecchie testate come Il Mattino, Corriere di Napoli, Roma.
- Ansaldo viene nominato direttore del Mattino mentre a Venezia il Gazzettino appartiene alla
Dc
- Ricompare il resto del carlino e Confindustria acquista Sole e 24 Ore.
Il Governo intanto stringe i propri rapporti con l’Ansa attraverso l’erogazione di sovvenzioni annuali.
L’Ansa riesce quindi a superare le proprie difficoltà finanziarie e stipula accordi con le grandi
agenzie straniere, professionalizzandosi definitivamente.
- Negli anni del centrismo quindi, i giornali si dividono in due schieramenti contrapposti.
Questa divisione viene spinta e sostenuta dai grandi eventi mondiali e dalle tensioni
interne.
7-
Dalla metà del 49 i quotidiani escono a 6 pagine, più volte alla settimana e torna la pubblicità. La
formula però è sempre quella omnibus, cioè non c’è una specializzazione effettiva dei giornali
come è invece accaduto nei grandi stati europei.
- L’unico settore innovativo che viene coltivato è quello sportivo con il calcio e ciclismo in
testa.
Dato che c’è una omogeneità generale, la concorrenza tra i grandi quotidiani continua a basarsi
sulle firme degli inviati, corrispondenti, che in teoria dovrebbero dare lustro ai quotidiani nazionali.
- Sul Corriere infatti in questi anni, spiccano le corrispondenze dagli USA, gli articoli di
Montanelli, i racconti di Moravia ma anche i commenti di politica estera di Guerriero e
Gentile. Anche su La Stampa si possono osservare prodotti del genere.
- Tra i due rivali le differenze dipendono dai proprietari: i Crespi sono conservatori mentre
Valletta, capo della Fiat è aperto nei confronti dei socialisti.
- Inoltre ci sono i due direttori: Missiroli e De benedetti. Mentre il primo, al corriere, è un
campione della cautela, moderazione e ben allineato, De Benedetti non ha paura delle
notizie né delle parole. Le sfrutta bene con audacia. Inoltre mentre La Stampa è
dichiaratamente antifascista, il Corriere non lo fa più con trasparenza.
In complesso non ci sono grosse novità in ambito giornalistico, è chiaro che la scelta che guida gli
editori dei quotidiani di informazione è l’immobilismo, la cautela, investimenti limitati, nessuna
iniziativa né novità.
- All’immobilismo dei quotidiani d’informazione fa riscontro la crescita dinamica dei
settimanali in rotocalco. Infatti se ne aggiungono di nuovi come Epoca che riprende la
lezione di Life. Nasce anche Settimo Giorno, settimanale che mira a un pubblico meno
colto. Poi ci sono i soliti Domenica del corriere, Oggi, Epoca appunto, Tempo e L’Europeo.
- Le ragioni di tanto favore sono in vari elementi: gli argomenti sono vari e si occupano di
cose di cui la gente parla volentieri. Usano un linguaggio immediato, aderente alla realtà e
in alcuni casi danno delle notizie scoop incredibili.
- L’esempio clamoroso è del 1950, quando due giornalisti de L’Europeo riescono a
dimostrare la falsità della dichiarazione data dai Carabinieri e dal governo sulla morte del
bandito Giuliano.
In conclusione, all’inizio degli anni 50 sono tornati i quotidiani, su diverse posizioni, ma senza
conquistare una credibilità che soltanto un’informazione non conformista può dare. Al contrario i
rotocalchi appaiono più efficienti e moderni.
CAP. 8-
1-
Il 1953 segna la sconfitta di De Gasperi e del centrismo. L’Italia si avvia verso una forte
espansione industriale ma i mezzi d’informazione restano legati alla logica degli schieramenti
contrapposti. Neppure la comparsa della televisione riesce a smuovere questa situazione.
- Sarà l’Arrivo de Il Giorno a dare una scossa
Comunque, durante la lunga campagna elettorale si vede come i mezzi di comunicazione diano
molto più spazio ai leader del governo che a quelli dell’opposizione. Anche la radio.
- La situazione diventa molto calda anche per il caso attorno a Wilma Montesi, morta, per la
quale viene accusato Piero Piccioni il famoso musicista e compositore, figlio di un
importante esponente della Dc.
- A surriscaldare ulteriormente ci pensa la questione di Trieste e dell’Istria.
In questo contesto, dalla magistratura emerge una volontà repressiva nei confronti della stampa
appunto tanto che tra il 53 e il 54 aumentano notevolmente le incriminazioni per vilipendio portate
avanti appunto.
- Il caso più clamoroso fu quello che vide due giornalisti, Aristarco e Renzi, accusati di
vilipendio per un soggetto cinematografico particolare. Insomma, una norma in contrasto
con la Costituzione. Contro questa assurdità c’è una levata di scudi e i due verranno poi
liberati.
- Una sintesi del giornalismo italiano, oscuro, la fa Il Mondo nella nota L’Italia infetta, in cui
viene scritto “un clima di malafede e di accuse e insulti volgari” nel 54.
Benedetti, direttore de L’Europeo, settimanale di Rizzoli, rompe con l’editore e decide con alcuni
amici fra cui Scalfari di fondare un nuovo giornale: L’Espresso, finanziato inizialmente da Olivetti.
Giornale con un formato grande, sedici pagine, che esce a Roma nel 55.
- La prima iniziativa del giornale è la denuncia delle speculazioni edilizie di una certa società
immobiliare controllata dal Vaticano. I giornalisti sono condannati.
- La vicenda induce il mondo a lanciare un appello per la libertà di stampa che si concreta in
una dichiarazione firmata da molti lavoratori del settore, 58. Dopo un lungo dibattito si
arriverà ad una decisione sulla questione della libertà di stampa e soprattutto ad un
compromesso che riguarda la posizione del direttore e dello scrittore: la nuova norma, 58,
distingue per bene la responsabilità del direttore da quella dell’autore di un qualunque tipo
di scritto.
2-
Il Giorno è già in circolazione da due anni ma rappresenta un punto di rottura nel 56 quando
compare a Milano. Il Giorno nasce dall’intraprendenza di Baldacci, dalla necessità di Enrico Mattei,
presidente dell’Eni, di avere un proprio giornale, e il desiderio di Cino del Duca di investire su un
nuovo giornale italiano.
- In politica Il giorno punta alla collaborazione fra dc e socialisti. Si contrappone a
Confindustria e al conservatoristmo in generale. Spinge per l’indipendenza dei paesi del
terzo mondo e sostiene la politica della distensione.
- Dal punto di vista editoriale la novità è che il giornale esce con un inserto in rotocalco;
presenta una impaginazione molto vivace su esempio del Daily express, londinese. Ha una
prima pagina a vetrina, cioè con molti titoli e notizie anche di varietà. La tradizionale terza
pagina viene abolita: gli articoli di intrattenimento culturale vanno nell’inserto in rotocalco,
completato per la prima volta da fumetti e giochi.
- Il quotidiano inoltre si distingue per la frequenza delle proprie inchieste e per il loro vigore,
merito dello staff. Ma anche per l’attenzione dedicata al cinema, televisione, sport,
economia. Completa il tutto una edizione del pomeriggio.
- L’intento è di avvicinarsi sia ai lettori dei quotidiani di informazione ma anche a quei lettori
che preferiscono invece i settimanali in rotocalco, in primo luogo le donne.
I costi però superano i ricavi almeno inizialmente e inoltre a causa della rottura fra Del Duca e
Mattei, il presidente dell’Eni dovrà assumersi tutto l’onere del giornale. Questo fatto però
consentirà a Il giorno di raggiungere una stabilità anche per numero di copie vendute anche se
Balducci verrà licenziato. Siamo nel 59
- Per chiudere questo periodo temporale, si rileva la crisi dei giornali della sinistra e la
chiusura di alcuni di essi. Ciò dipende soprattutto dalle tensioni mondiali.
3-
Nel 54 arriva la televisione e la Rai, dopo che comunque la radio era cresciuta. La Rai, fin dalla
sua nascita fu legata alla Dc, dunque c’era un certo grado di tutela morale, di autodisciplina da
rispettare e da seguire durante le trasmissioni. Non si potevano dire certe parole né citare certi
argomenti che alla Dc non andavano bene.
- Il Telegiornale, in onda alle 20 e 30, veniva letto da speakers e replicato nella notte. Si
trattava di un programma con una impostazione seriosa e stretta, come se fosse il
“prosieguo” ideale delle pagine dei giornali.
- Con il tempo, comunque in breve, la tv continua a crescere con lo strepitoso successo di
Lascia o raddoppia? Di Mike, 55. Si arriva quindi allo spettacolo di massa
- Si inizia a realizzare l’informazione di massa perché il telegiornale, nonostante tutti i
condizionamenti è una delle trasmissioni più seguite, entra in molte case prive di giornali.
- Solo nel 58 iniziano i dibattiti politici e nel 60 programmi come Tribuna elettorale e Tribuna
politica nel 61. Insomma, iniziano a comparire sugli schermi i leader politici delle differenti
fazioni
Il Tg diventa brevemente più vivace con l’arrivo alla direzione della Rai di Bernabei che nomina
Biagi direttore del Telegiornale. Biagi riesce a togliere dal tg una porzione di quelle stucchevoli
cerimonie che lo caratterizzavano senza però riuscire a rinnovarlo del tutto.
- Questo perché i condizionamenti erano in realtà insiti nel corpo redazionale, erano stati
così tanto assorbiti nel corso del tempo che non se n’erano mai andati.
- Nel palinsesto viene inserito nel 57 Carosello mentre nel 62 il primo rotocalco televisivo e
poi TV7. Ma inchieste e argomenti scottanti non ci sono mai realmente.
- Oltre alla nascita di un nuovo tipo di lavoro e giornalismo, la tv porta in italia il germe, il
seme della politica che diventa spettacolo e dell’informazione spettacolare appunto.
- Nel 62 i satelliti aprono la strada alla comunicazione interplanetaria e quindi eventi
grandiosi possono essere visti in tutto il mondo, esempio sarà la diretta dell’uomo sulla
Luna, 69.
4-
La stampa che ora si trova di fronte a un mezzo che attira milioni di persone, deve urgentemente
trovare nuove strade, valorizzarsi. Ma la potenza della tv, mondialmente parlando, è troppo forte. A
Londra negli anni 60 chiudono alcuni quotidiani. Anche nelle grandi città americane si riducono i
quotidiani, il più importante dei quali il New York Herald Tribune nel 1966. Solo in Giappone il
numero dei quotidiani venduti e letti non diminuisce ma aumenta. Questo perché il Giappone si
stava avvicinando sempre di più, dal punto di vista dell’organizzazione della stampa, ad una
organizzazione tecnologica e moderna.
- Tuttavia, in Italia i giornali più forti e ricchi riescono a mantenere i soliti standard e anzi
entrano in una fase espansiva grazie all’aumento delle pagine, dei servizi e in generale
della qualità. Inoltre la tensione politica portò la gente a comprare i giornali.
- In italia infatti, gli anni 60 sono caratterizzati da un ampio travaglio politico, fino ad arrivare
alla crisi. In seguito alla crisi la Dc, alleata con i socialisti, trova forti contrasti.
- Il giornalismo italiano ancora una volta crea due schieramenti contrapposti: tutti i fogli
moderati e conservatori contro i fogli favorevoli ai partiti di sinistra, come Il Giorno,
L’espresso, Il Mondo e altri.
A proposito del giorno, dal 1960 il direttore diventa Pietra ed entrano nell’equipe inviati e
collaboratori come Forcella, Bocca, Citati ma anche molti scrittori come pasolini, Gadda e Calvino.
Viene quindi sviluppato un nuovo tipo di giornalismo di cultura.
- Allo stesso tempo si aggiungono ulteriori inserti settimanali dedicati alla televisione e ai
motori. Si accentua quindi quel processo di settimanalizzazione dei quotidiani.
- Insomma, Il giorno si afferma come un quotidiano di qualità ma per certi versi anche
popolare.
- Anche se il deficit aumenta, Mattei progetta di portare il quotidiano anche a Roma. A causa
della sua misteriosa morte e della protesta dei grandi editori della capitale, il progetto non
andrà in porto.
I Crespi intanto, non potendo più ignorare il ritorno della Stampa e un giornale di successo come Il
Giorno, si decisero a licenziare Missiroli e ad assumere come direttore Alfio Russo e altri
collaboratori.
- L’unica strada da imboccare per avere successo era svecchiare il Corriere. Viene rinnovata
la cronaca, lo sport, gli spettacoli, vengono aperte delle rubriche per la posta dei lettori.
Vengono valorizzati gli inviati speciali a capo dei quali c’era Montanelli ed entrano vari
giovani nel giornale.
- Sul piano politico Russo non cambia di molto la linea, si mostra chiuso al centrosinistra,
come Missiroli.
- Dall’altra parte c’è De Benedetti con La Stampa, rimodernata e aggiustata dal direttore
appunto. Nel frattempo Rizzoli pensa a lanciare il nuovo quotidiano Oggi, a Milano e Roma.
In campo comunista due novità maturano nel 62: Rinascita diventa un settimanale e l’Unità viene
rilanciata. Tuttavia la ristrutturazione porta alla soppressione di molte pagine provinciali. Chiudono
altre testate importanti come Il Sole, Corriere, Il Mondo a causa di una crisi del 66.
5-
Si profilano quindi le prime concentrazioni di “potere”.
- Una la realizza Monti quando nel 66 mette assieme il Resto del, La nazione, Giornale
d’Italia e Il telegrafo
- Un altro esempio è quello dell’imprenditore Rovelli che nel 67 diventa capo della stampa
sarda
Il fatto è che agli imprenditori serve avere un certo controllo sui quotidiani, così da proteggere e
supportare le loro iniziative quando ci fosse stato bisogno.
- Per quanto riguarda i giornalisti viene istituito l’Ordine dei giornalisti. Quindi c’è una effettiva
cerchia: chi voleva lavorare come giornalista doveva essere iscritto e questa fondazione
aiutò proprio a limitare i casi di lavoro a nero che potevano verificarsi. D’altra parte però chi
non era iscritto non poteva esercitare, quindi c’era come un rischio di profilazione.
Nel campo dei settimanali si iniziò ad utilizzare il colore e Panorama venne trasformato in un
settimanale. La scelta di Mondadori fu importante perché portò anche in Italia il modello del
newsmagazine come il Time.
6-
Crescono anche le agenzie stampa grazie alle nuove tecnologie. Si possono trasmettere radiofoto
a colori ma anche notizie nell’immediato. Cresce il grado di autonomia delle agenzie di stampa che
riforniscono di notizie sia i grandi che i piccoli giornali.
- Migliora la loro qualità soprattutto perché la computerizzazione dei sistemi editoriali
consente un impiego più rapido nel ciclo produttivo delle agenzie.
- Sul piano mondiale ci sono l’Associated Press, United Press International, Reuters inglese,
Tass sovietica ed altre. In Italia c’è l’Ansa che sviluppa una certa attività anche fuori i confini
della penisola.
- L’Ansa rinsalda il proprio primato grazie a vari potenziamenti tecnici e all’utilizzo di diverse
telescriventi.
- In Italia esistono altre agenzie che però non insidiano il “mercato” dell’Ansa: c’è l’Agi,
acquistata dall’Eni che si occupa di economia; c’è Adn Kronos vicina al partito socialista,
68; c’è Asca, vicina alla Dc.
CAP.9-
1-
Fra il 68-69 la contestazione giovanile scuote il mondo dei media. Dal movimento studentesco
nascono una serie di fogli molto aggressivi. Dimostrazioni di studenti e di operai contro la stampa
borghese e contro la Rai avvengono in varie città. Le azioni più decise sono dirette contro il
corriere, emblema della borghesia.
- Il fatto che incide di più nel campo giornalistico è la strategia della tensione rivelata dalla
strage di Milano del 69. C’era chi parlava di matrice rossa ma anche giornali che parlano di
matrice nera, come L’Espresso, Unità, Il giorno, La stampa in contrapposizione al Corriere
e ad altre testate.
- I nuovi dirigenti della federazione della stampa, guidata da nuovi personaggi, sostengono la
necessità di creare una nuova legge di riforma della stampa. Se la riforma della Rai deve
sottrarre il monopolio pubblico dal governo, quella dell’editoria deve assicurare l’esistenza
di una larga pluralità di voci attraverso gli aiuti pubblici. Altra cosa importante doveva
essere anche la trasparenza della proprietà e dei finanziamenti.
- All’inizio degli anni 70 il campo dell’informazione si mette in moto e nascono una serie di
quotidiani della sinistra, fogli da battaglia come Il manifesto, 71, sobrio dal punto di vista
grafico, senza pubblicità né fotografie.
- Nel 72 c’è Lotta continua, tabloid aggressivo con vignette e fotografie. In complesso si
tratta di un fenomeno particolare del nostro paese
2-
In questa fase di instabilità politica i media diventano uno dei terreni degli scontri per il potere. Si
regista inoltre un grado di indipendenza del giornalismo ma anche un suo forte coinvolgimento
politico. Mutamenti che coincidono con l’aggravarsi della crisi finanziaria dei quotidiani.
- Alcuni quotidiani chiudono i conti in rosso, anche il corriere e la stampa. Il governo vara un
provvedimento di soccorso anche se una vera riforma dell’editoria è un obiettivo lontano.
- La crisi che ha colpito alcune testate è all’origine di una serie di mutamenti proprietari che
favoriscono l’intrecciarsi di manovre per il controllo delle testate da parte della Dc.
Dal 1972 al centro dell’attenzione è il corriere, nuovo direttore è Ottone che imprime una
indipendenza al giornale. Vuole un giornale non conformista e allarga la cerchia a giovani inviati,
collaboratori e pubblica vari articoli fra i quali quelli di Pasolini.
- Forte è però lo scontento dei lettori tradizionalisti e anche all’interno della redazione ci sono
persone scontente. Il leader è Indro Montanelli che nel 73 va via.
La situazione si complica quando due dei tre proprietari del gruppo vendono le loro quote. È
l’occasione di Cefis, presidente della Montedison, legato a Fanfani, Dc.
- Cefis voleva infatti entrare nella carta stampata perché aveva come obiettivo una
normalizzazione della stampa, in un periodo di fermento. Ma Cefis non ha via libera in
questa operazione perché Agnelli e Moratti arrivano in soccorso dell’ultima della famiglia
Crespi.
- La tattica di Cefis comprende mosse diverse. Inizialmente sovvenziona gazzetta del popolo
per aiutare la Dc e infastidire Agnelli nella sua città. Inoltre aiuta Montanelli nella creazione
del Giornale nuovo, 74. Cefis inoltre acquista Il Messaggero dandone la direzione a Pietra.
Il giornale si avvicina al partito socialista.
- Il Messaggero inoltre esce da una vicenda clamorosa dato che un anno prima un ramo dei
Perrone aveva venduto metà del giornale a Rusconi, vicino alla destra. Rusconi aveva
scelto Barzini jr ma l’altro Perrone, liberale, aveva impedito l’ingresso di Barzini jr. Resta
famosa la prima pagina del giorno del referendum sul divorzio. Sul Messaggero venne
infatti scritto “Contro il tentativo clerico fascista di sopprimere la democrazia ecc.” e poi
scritto un enorme “NO”. Il numero esce e Il Messaggero viene venduto a Cefis.
- Poco dopo Cefis entra nel Corriere perché dà a Rizzoli una mano per comprare il Gruppo di
via Solferino e costituire un enorme conglomerato.
3-
Rizzoli voleva un grande quotidiano. Così quando l’alleanza Crespi-Agnelli-Moratti va in crisi,
compra tutto il Gruppo, con l’aiuto di Cefis. Siamo nel 74.
- Rizzoli conferma Ottone, fanno promesse ai sindacati e si dichiarano favorevoli alla riforma
dell’editoria. Si presentano insomma come editori moderni e aperti. Allo stesso tempo però
intesse buoni rapporti con i partiti, come il Pci
- Nei primi tempi non si avvertono cambiamenti eccetto la presenza di articoli di Enzo Biagi e
Ronchey che suscitano irritazione nei confronti di Montedison.
- Il Corriere resta comunque al primo posto fra i più letti ma il problema vero è il bisogno di
soldi. Gli attacchi alla linea di Ottone aumentano nel 75, la crisi economica si acuisce, si
riaccende il terrorismo e avanza il Pci.
- La polemica sulla linea del Corriere diventa incandescente: non si capisce da quale parte
politica il giornale sia, alcuni titolano “Il Corriere è comunista?”. Cosa non vera percè lo
stesso Ottone appare impensierito dall’avanzata di Berlinguer e del Pci.
- Decisiva per il catastrofico futuro del gruppo è la scelta dell’espansione che Rizzoli
annuncia nel 76. Si potenzia il corriere, si acquisiscono testate e ci si vuole inserire nel
campo televisivo: Mattino, gazzetta dello sport, Piccolo e altri vengono acquisiti. La grande
concentrazione suscita polemiche anche fra i partiti. Il Pci è impensierito dalla forza del
gruppo mentre la Dc lo considera non nemico.
- Da editore professionale, Rizzoli sta diventando un editore di servizio. Acquistò infatti
Lavoro, per fare un piacere a Craxi e fece alcuni interventi per favorire esponenti della Dc.
Tutto l’impero di Rizzoli, pieno di debiti, si reggeva solamente sugli intrecci politici.
- Nel 1977 avviene una operazione di ricapitalizzazione ma nessuno inizialmente capisce da
chi provenissero. Licio Gelli, capo della P2, con lo Ior sono i veri protagonisti.
Contemporaneamente da questo momento parta anche l’ascesa di Tassan Din mentre
Ottone se ne va. Arriva Di Bella che rende il giornale più vivace ma altri abbandonano il
Corriere. Il debito cresce anche se la sua diffusione aumenta come il malessere della
redazione.
- Rizzoli e Tassan Din, ancora alla ricerca di soldi creano nuovi prodotti come L’Occhio,
tabloid popolare guidato da Maurizio Costanzo, 79. Un’altra iniziativa è la rete televisiva di
proprietà. A questo punto i due cercano di scaricare i debiti, premendo perché la legge per
l’editoria preveda uno stanziamento cancella debiti. L’emendamento, sostenuto dai partiti,
viene però bloccato da varie figure fra cui Paolo Murialdi, presidente della federazione della
stampa.
- L’unica via di uscita è Calvi che però viene tratto in arresto. Anche perché i soldi che
servivano al Corriere erano troppi. La stessa sera, siamo nell’81, il presidente del consiglio
rende pubblico l’elenco degli iscritti alla P2. Lo scandalo è enorme, il corriere perde credito
e firme, Calvi viene trovato morto, Rizzoli vuole vendere, i partiti sono in guerra tra loro.
4-
In tale situazione i lettori dei quotidiani appaiono più partecipi. Nello stesso tempo i giornali, più
intraprendenti e politicizzati, tendono a spettacolarizzare la politica stessa per accaparrarsi altre
fette di pubblico.
- La nascita del giornale di Montanelli e della Repubblica di Scalfari, segnano un
accrescimento della funzione di intervento politico che ha da sempre caratterizzato i
quotidiani d’informazione e il loro successo modifica la mappa dei quotidiani nazionali.
- Montanelli voleva sfidare il Corriere che aveva tradito i suoi ideali storici. Il suo giornale
sarà in tutto e per tutto l’anti-corriere e si rivolge ai lettori secondo questi termini. Inoltre
Montanelli e il suo gruppo sono contro il partito comunista e la loro possibile ascesa grazie
al compromesso con la Dc. Il primo numero esce nel 74 con una impostazione classica. Le
novità non sono molte ma la tiratura non è male. L’importanza del Giornale riguarda più che
altro l’aspetto politico, il giornale è quasi come un partito a sé.
Questa tendenza si rafforza con la nascita di Repubblica, 1976. Al progetto partecipa la Mondadori
anche se appunto il giornale sarà diretto e in parte posseduto da Scalfari.
- La sua idea è di fare un quotidiano leggero, diretto a coloro che seguono politica,
economia, cultura, senza cronaca. Il mercato da conquistare è prevalentemente costituito
dall’area della sinistra. I commenti e in parte le lettere, creeranno un reticolo di
interrelazioni politiche che gioverà molto a Repubblica.
- Con il tempo Scalfari inizia a diventare sempre più un leader politico con il proprio giornale
che funge da strumento di guida. Infatti verso fine anno si delinea un movimento di rotta del
giornale verso l’area comunista. Le interviste dello stesso Scalfari con Berlinguer e Pertini
conferma questa tendenza. Infatti Scalfari e Craxi si allontanano.
- La tragedia Moro e l’ingresso dei comunisti nella maggioranza di governo fanno inoltre
affluire verso il giornale dei nuovi lettori. Il giornale aumenta le vendite, il numero di
collaboratori; è un giornale brillante, ricco di idee e in crescita.
- Nel 1977 Repubblica si avvicina al fenomeno di settimanalizzazione che molti quotidiani
hanno ricercato, varando il primo degli inserti di varietà, di nome Week End e inoltre cerca
di espandersi anche in altre città.
- Scalfari assume inoltre Biagi e Ronchey, 81 e nell’83 il giornale cambia nuovamente rotta
politica. In questa occasione infatti, Scalfari si era avvicinato al segretario della Dc, De Mita.
Fatto che crea una polemica di tradimento fra Repubblica e l’area di sinistra.
- La capacità di Scalfari e del suo gruppo hanno fatto di Repubblica un quotidiano notevole.
5-
La sanguinosa ondata del terrorismo coinvolge anche i mezzi d’informazione. A partire dal 77 infatti
anche i giornalisti entrano nel mirino dei terroristi rossi. Un primo caso già citato fu quello della
strage di Milano del 69 che vide come aspetto grave il comportamento delle fonti ufficialei delle
informazioni che diffondono versioni distorte o false addirittura.
- Diversi invece sono i casi che riguardano il terrorismo rosso. Di fronte alle prime azioni
delle Brigate rosse non si verifica la spinta all’inchiesta. Nella maggior parte dei media è
diffusa la convinzione che si tratti sempre di terrorismo di destra.
- Nel 77 le Br cominciano a colpire anche i giornalisti: alcuni direttori fra cui Montanelli
vengono gambizzati. Si voleva intimorire il mondo giornalistico e accrescere la risonanza
dei terroristi, di cui ha bisogno. Addirittura uccideranno Casalegno, direttore della Stampa.
- Il terrorismo si scatena nuovamente contro i giornalisti nel 1980, ci sono delitti e altro ma il
problema più importante si scatena con il rapimento Moro. Questo perché c’era il dilemma
attorno ai giornalisti: è meglio parlarne ma fare da cassa di risonanza oppure fare silenzio e
non alimentare più di troppo? Quale dovrebbe essere la responsabilità dei giornalisti?
- Diciamo che vincerà l’idea del giornalismo a servizio del cittadino, sempre pronto per
informare il prossimo. I giornali però pubblicano tutto, è un grande accavallarsi frenetico di
voci così come le inchieste ufficiali.
Alla fine del 1980 le Br sfidano nuovamente i giornali. Per rilasciare il magistrato D’Urso, i terroristi
chiedono la pubblicazione dei proclami dei loro compagni incarcerati. A decidere saranno i giornali,
nessun altro.
- La maggior parte delle testate decidono di pubblicare i reclami mentre il Corriere decide di
adottare il completo silenzio stampa. Nel 1982 sarà rilasciato
6-
Il panorama radiofonico e televisivo comincia a movimentarsi negli anni 70. Nel 74 comincia a
cimentarsi Berlusconi con il mondo televisivo. Sono tutte iniziative che rappresentano una sfida al
monopolio Rai.
- Nel 74 una sentenza riconosce il diritto dei privati di ripetere i programmi stranieri e inoltre
possono utilizzare il cavo per le trasmissioni in ambito locale.
- L’attività informativa della Rai invece deve pluralizzarsi e ogni partito o corrente politica
dovrà avere spazio. Infatti sarà creato il terzo canale Rai. Riforma che arriva nel 75.
Comunque la spartizione dei canali resterà appannaggio dei partiti: primo canale Dc mentre
gli altri si occupano delle altre reti.
- Si tratta di una nuova stagione per la rai, vivace e spigliata ma dura poco. L’intervento dei
partiti torna a sentirsi però nel 75-76 anche a causa del terrorismo. Inoltre sopravviene una
nuova sentenza della corte costituzionale che apre la strada a un sistema di pubblico e
privato. Ci sono Rusconi, Berlusconi e Rizzoli che iniziano ad affiancare le diverse realtà.
- Quindi il settore televisivo comincia a crescere a dismisura per mancanza di regole.
CAP.10-
1-
All’inizio degli anni 80 nascono le tv commerciali, Canale 5 di Berlusconi, Italia 1 e Retequattro di
Rusconi e Mondadori. Tutti avevano capito le potenzialità del nuovo mezzo anche se in quel
momento non potevano usare la diretta per fare le trasmissioni.
- Quello che conta sono i telefilm e i giochi a premi di Bongiorno che Berlusconi sfrutta sui
suoi canali ed entro l’84 compra Italia 1 e Retequattro. Si è creato un oligopolio che è in
grado di contrastare la Rai.
- Nasce una sorta di contrasto che si svolge in un clima da far west, senza una legge
regolatrice. Tutto ciò insidia l’editoria giornalistica.
2-
La stampa quotidiana uscì dalla crisi grazie al rinnovamento tecnologico e alla legge dell’editoria. Il
perno lo si trova nel computer che come sappiamo permette moltissimo. Le macchine regine delle
tipografie invece, vanno in soffitta così come le macchina da scrivere, poco dopo.
- In Italia come al solito la strada è piena di difficoltà, ci sono incomprensioni,
preoccupazioni, i sindacati si oppongono sia per la paura della sostituzione del lavoro del
giornalista, sia perché il computer consente l’accentramento decisionale e persino di
compilare un quotidiano con l’intervento di poche persone.
3-
La legge dell’editoria dell’81 c’è ma è complicata perché nel dibattito pesano gli interesse delle
parti in causa, a cominciare dal gruppo Rizzoli che ha realizzato la maggior concentrazione di
testate.
- All’accordo finale si arriva dopo una serie di compromessi e i punti principali sono le norme
dirette ad assicurare la trasparenza delle proprietà e dei finanziamenti ma anche dei
contributi e dei trasferimenti.
- È istituita una nuova figura per garantire la corretta applicazione della legge, il garante.
- Comincia una vicenda complessa, fatta di ritardi e difficoltà tecniche. In quanto alle norme
antitrust emergono dubbi e contrasti.
- In conclusione però la situazione economica è nettamente migliorata anche se l’insidia per i
giornali viene dalle televisioni che ricevono investimenti pubblicitari più alti della stampa
ormai.
4-
Chiudono tanti giornali come la gazzetta del popolo, roma, l’ordine e alcune testate del gruppo
rizzoli. Il tempo e La notte hanno problemi finanziari mentre Il Giorno, giornale dell’Eni riprende la
sua vocazione popolare, gestito meglio e cala il deficit. Inoltre finisce Paese sera e l’organo
comunista, Unità, ha una grande crisi
D’altra parte invece La repubblica decolla, recupera La Stampa, Messaggero, Mattino. Meritano la
definizione di fenomeno i quotidiani locali, sportivi ed economici.
- Un nuovo modello si afferma attraverso la formazione di due catene, la prima catena è
L’Espresso dal 1977 e vengono creati una serie di giornali locali moderni. Analoga è la
catena delle gazzette creata dalla Mondadori nel 1981
5-
Le persone sono interessate all’informazione economica grazie alla rapida industrializzazione,
sviluppo economico, sviluppo dei commerci e aumento dei redditi. Il sole 24 ore della confindustria
è il giornale che più di tutti va incontro a questa tendenza.
- I quotidiani d’informazione generale ampliano lo spazio dedicato all’economia e finanza per
questo motivo.
6-
Crescono anche i fogli sportivi. Al primo posto si trova la Gazzetta dello sport, la rosea che ha
sempre avuto una bella diffusione. Dopo gli anni 80 la gazzetta aumenta le proprie vendite sia
perché l’Italia vincerà il Mondiale, sia perché c’è desiderio di evasione, di distacco dalla politica e
contemporaneamente aumentano le trasmissioni sportive. Si semplifica il linguaggio e si
potenziano i giornali editorialmente parlando. La distribuzione è capillare e tempestiva.
- Oltre alla gazzetta ci sono corriere dello sport e Tuttosport
7-
Le elezioni dell’83 prolungano lo stato di incertezza sul destino del gruppo rizzoli al cui salvataggio
lavora il banco ambrosiano. Intanto Craxi diventa presidente del consiglio e Cavallari, direttore del
corriere è condannato per diffamazione aggravata.
- Desta timore l’intervento del presidente del consiglio e del partito sul servizio pubblico.
Intervennero per impedire il varo di una rubrica del tg1.
Sempre nell’84 Ostellino diventa nuovo direttore, aperto a Craxi. Il salvataggio del gruppo intanto
avviene ad opera di un insieme di industriali e finanzieri di cui il vero leader è Agnelli. Il garante
ritiene che questa operazione non abbia violato la legge e quindi ritorna la serenità attorno al
gruppo.
8-
Per quanto riguarda i settimanali, c’è la concorrenza della televisione ma anche dei grandi
quotidiani che si sono settimanalizzati sempre di più nel corso del tempo. Il quadro appare meno
florido di un tempo.
- La gara principale è fra L’Espresso e Panorama mentre l’Europeo è distanziato. Questo per
i newsmagazines
- Per quanto riguarda i familiari abbiamo Famiglia cristiana, oggi, gente. Cresce Sorrisi e
canzoni tv, passato a Berlusconi.
- Inoltre nasce una novità: i mensili diretti a pubblici particolari, amanti della natura, motori,
viaggi, casa ecc. Un esempio è Airone di Mondadori.
CAP.11
1-
Dall’86 i media entrano in crescita e si consolidano i due poli televisivi contrapposti. La stampa
supera la barriera di 6 milioni di copie giornaliere e cresce. I quotidiani maggiori battono la strada
dell’aumento di pagine ma anche del marketing, che in un primo tempo ricade sui giochi a
premio/gadgets.
- La gara principale la giocano corriere e repubblica. Repubblica infatti nell’86 sorpassa
Corriere e alla crescita ha concorso l’inserto Affari e finanza. Il distacco aumenta nell’87
perché la repubblica lancia un gioco a premi
- Il gruppo rcs deve reagire e Stille, nuovo direttore detta la linea. Ci vuole una iniziativa
promozionale e viene lanciato nell’87 il magazine Sette. Repubblica risponde con Il
Venerdì, un altro magazine. Il giornale di Scalfari resta in testa.
- Tutto ciò fino all’89, quando il corriere lancia una lotteria di nome Replay.
Fra i quotidiani in crescita ci sono anche Il messaggero, Il gazzettino e il Sole 24 ore.
L’introduzione nelle redazioni dei sistemi basati sul computer hanno determinato il potenziamento
delle agenzie di notizie, la più importante resta l’ansa ma c’è anche Adn kronos. Il numero dei
giornalisti aumenta anche perché i media si stanno sviluppando sempre più.
2-
Verso la fine degli anni 80 nasce un secondo gruppo editoriale guidato da Mondadori, controllata
da De Benedetti che acquista La Repubblica e L’espresso. Fra gli azionisti c’è anche Berlusconi.
- L’artefice dell’operazione Mondadori è De Benedetti che aveva lanciato l’idea nell’86, idea
rifiutata da Formenton, presidente di Mondadori. La sua improvvisa scomparsa aveva
messo in crisi gli eredi di Mondadori.
- Da una parte c’erano i Formenton che si allearono con De Benedetti mentre dall’altra
c’erano i Mondadori alleati di berlusconi.
- Inizialmente De Benedetti sembra spuntarla ma Berlusconi non si arrende.
Dopo le prime settimane di potere di De benedetti, i Formenton, suoi alleati, cominciano a
cambiare rotta e ad andare verso Berlusconi. Decidono di cedere a lui nell’89.
- Poco tempo dopo però Berlusconi è costretto a lasciare la presidenza della Grande
Mondadori. Diciamo che c’erano delle regole da rispettare e quindi nasce l’idea che la
grande mondadori dovesse essere divisa. Favorevole a questa idea fu Andreotti e la Dc
che avevano iniziato a preoccuparsi del cammino di Berlusconi stesso.
- Alla fine Berlusconi assume la presidenza della vecchia Mondadori mentre a De Benedetti
restano La repubblica, L’espresso e gli altri quotidiani.
Nello stesso periodo viene istituita la legge Mammì che riordina tutto il panorama dei media.
Sancisce l’esistenza del duopolio e detta delle regolazioni e delle leggi che devono rispettare tutti i
vari network.
3-
Nelle elezioni del 92 i partiti di governo perdono consensi mentre la sinistra è travagliata da
divisioni interne. Inoltre per l’intraprendenza della procura di milano, la Dc, Psi e alleati vengono
investiti dal caso Tangentopoli, accusati di corruzione.
- Craxi, Psi, Dc, Avanti scompaiono, Quotidiani e periodici danno risonanza. Le tv fanno le
dirette delle udienze del processo.
4-
Dal 1992 il dato più preoccupante però è la diminuzione dei lettori. La risposta iniziale è la scelta di
direttori giovani. Un ricambio generazionale che inizia con La stampa, affidata a Paolo Mieli.
- L’operazione è di vivacizzare il giornale e Mieli ci riesce. Per il suo successo diventa
direttore del Corriere.
Sembra però che la tv sia più veloce e dinamica: argomenti e linguaggio più ricchi, spazio a
personaggi popolari e conosciuti. Nuove voci come il tg5 di Mentana e presentatori come Pippo
Baudo.
- Mieli ha come obiettivo la creazione di un quotidiano che potesse competere con la
televisione.
- In questo periodo ci sono altri cambi di direzione in altri quotidiani e giornali
- I giornali della sinistra sono sempre in difficoltà mentre i due poli navigano in cattive acque
finanziari. si fa allora strada l’idea che il duopolio potesse essere smontato ma i deficit
vengono ridotti, soprattutto quello della Rai che resta comunque legato al potere politico.
5-
Siamo nel periodo fra 94 e 96. Da una parte c’è berlusconi, dall’altra l’Ulivo.
- Il governo berlusconi cambia l’amministrazione della rai ma nel 96 cambia nuovamente al
cambiare del vincitore delle elezioni.
Nella carta stampata Montanelli si distacca da Il Giornale, la cui direzione viene affidata a Feltri.
Montanelli scrive sul corriere in attesa del varo de La voce che però chiuderà.
- Importante sarà nel 94 l’uso che Berlusconi farà della televisione
CAP.12
1-
Alla fine del XX secolo il mondo dell’informazione presenta successi e ottimi risultati finanziari
soprattutto grazie alle straordinarie novità introdotte dall’era digitale. Il 1999 ha infatti visto
l’aumento del possesso di pc e di collegamenti internet.
- Il problema principale per la stampa riguarda però il distaccamento dei giovani. Editori e
giornalisti allora ricorrono alle stesse ricette degli anni 90.
- Comunque lo stile del giornalismo italiano e dei media tradizionali resta impressionistico,
cioè lontano da quella cultura professionale del controllo e dell’indagine tipica invece del
giornalismo britannico.
- La vera novità di questo periodo è la nascita del giornale online. La riproduzione dei giornali
sullo schermo del computer è importante e si accoppia anche l’offerta di spazi pubblicitari.
Sono nate vere e proprie redazioni online: Sole 24 ore, Repubblica, La Stampa, Corriere.
- I giornali e gli editori ormai non possono più rimanere sulla carta e l’etere, devono spostarsi
anche sulla rete. Ma la domanda più importante è: il giornalismo tradizionale sopravviverà?
CAP.13
1-
Montanelli morì nel 2001. Scomparve l’ultimo simbolo di tutto il giornalismo italiano del 900. Il web
stava entrando sempre di più nella vita quotidiana delle persone ed era nata una nuova categoria
di giornalisti, quelli legati al web che però erano visti male dai giornalisti tradizionali.
- Quantità, velocità e competizione erano i tre paradigmi della nuova fase digitale. Addirittura
con i nuovi mezzi sarebbe stato possibile creare un giornale online privo di finanziatori e
finalmente si può rompere il lungo legame fra editori, giornali e industriali.
- Secondo Umberto Eco il quotidiano online è una buona novità in quanto permette di avere
subito le notizie più importanti ed è molto utile come archivio ma allo stesso tempo diceva
Eco, c’era il rischio che il giornale fatto in casa potesse dire al lettore solo quello che già gli
interessava, estraniandolo dal flusso di notizie.
2-
Berlusconi aveva vinto nel 2001 e si era ripresentato il problema Mediaset-Forza Italia.
- Secondo sartori per risolvere il problema bisognava dividere Mediaset e metterla in vendita.
Ma Berlusconi aveva già progettato una commissione per presentare un disegno di legge.
- Il G8 di Genova e l’attacco alle torri gemelle furono gli eventi più importanti e seguiti nel
2001
- Sempre nel 2001 con l’operazione Libertà duratura degli USA contro Afghanistan e
talebani, giornalisti da tutto il mondo affluirono per seguire le operazioni belliche. Purtroppo
si contarono numerosi reporter uccisi e morirà anche l’essenza stessa del giornalismo di
guerra, concepito come ricerca della verità.
In Italia intanto continuava la guerra televisiva. Nel 2002 erano stati rinnovati i vertici della rai con
personalità riconducibili al centrodestra. Le opposizioni protestarono e Berlusconi parlò di una
occupazione della rai da parte della sinistra, accusando Biagi e Santoro e cacciandoli diede vita al
cosiddetto editto bulgaro.
- La nuova legge di sistema, la legge Gasparri, fu approvata nel 2004 dopo che anche
Ciampi sollecitò il parlamento a creare una legge sul riordino del sistema delle
comunicazioni anche se ormai, come dice Murialdi, il servizio pubblico ormai non esisteva
più.
- La legge era fatta ad hoc per Berlusconi in quanto rendeva possibile la proprietà di giornali,
periodici e televisioni fino a una certa percentuale
3-
Nel 2009 era uscito un nuovo giornale, Il fatto quotidiano di Padellaro e Travaglio in seguito. I
problemi per la stampa però arrivano con la crisi del 2008 che mise il terrore a molti editori e
direttori di giornali. Per sopravvivere le uniche cose da fare erano in primis di rivolgersi all’uomo
qualunque, all’uomo della strada. Inoltre i giornali dovevano diventare più simili all’Italia del 2000,
un’Italia divisa in fazioni politiche che si combattevano.
- Nel 2010 il correre era ancora al primo posto, poi Repubblica, La stampa ed altri. I numeri
della crisi però erano ben visibili.
- Nel 2013, dopo l’avvento dei social network e la nascita del Movimento 5 stelle, Urbano
Cairo acquista prima La7 e poi nel 2016 il gruppo Rcs.
- Lo stesso anno il Gruppo di L’espresso e de la repubblica viene fuso con il gruppo della
famiglia Agnelli da cui nacque il gruppo Gedi. Gli Agnelli tornarono poi nell’editoria nel 2019
rilevando per oltre 100 milioni il gruppo Gedi con John Elkann alla presidenza. Nel 2020 il
direttore divenne Molinari.
UNO
1. 1975-2000
Lo scenario mediatico italiano a metà degli anni Settanta, risulta caratterizzato dalla presenza incontrastata
della Rai sia nel sistema radiofonico sia televisivo. Nello stesso periodo, sul versante della stampa, la media
delle vendite quotidiane raggiunge a stento i quattro milioni e mezzo di copie. Ne risulta che in Italia, nel
1976, solo 4 aziende editoriali erano in grado di chiudere i bilanci in attivo.
Fino ad allora il settore dei media risultava sottosviluppato rispetto agli altri paesi europei ma pochi anni
dopo lo scenario muta. Si parla di un sistema mediale di tipo industriale, culturalmente e politicamente
rilevante, in grado di incidere sulle strutture economiche del paese.
Col passare del tempo, anche il mercato dei quotidiani è in ripresa: i risultati conseguiti dalle imprese
editoriali sembrano tracciare nel1997-1999 una linea di ripresa a testimonianza del buon esito degli sforzi
effettuati da tutte le imprese in termini di ristrutturazione a 360 gradi. La dimostrazione arriva tra il 2001
e il 2002, quando la congiuntura economica si fa sfavorevole e i quotidiani hanno ricavi editoriali stazionari.
- In merito all’equilibrio dei poteri all’interno delle imprese editoriali, esso si regge sul confronto tra due
poteri: quello creativo e professionale dei giornalisti, della direzione e della redazione e quello
finanziario e manageriale dell’editore. Così quando la creazione artigianale diventa industria.
La fine degli anni ’90 ci ha consegnato un panorama ridefinito: pochi grandi giornali sono artefici della
svolta industriale dell’editoria. “Corriere della sera”, “la Repubblica”, “La Stampa”, “Il Sole 24Ore”, il
raggruppamento tra il “Resto del Carlino”, “La Nazione” e “Il Giorno” ecc.
- Ma la quotazione delle aziende editoriali ha mutato il modo di concepire tale comparto industriale: se
un gruppo editoriale è quotato in Borsa, le sue strategie saranno dettate certamente da strategie
industriali, ma anche finanziarie.
- Il primo passaggio avviene nel biennio ’99-2000 con la differenziazione e con l’espansione delle
aziende editoriali verso i servizi online e la multimedialità uno scenario che favorisce la quotazione in
Borsa. In realtà, già i diversi gadget, avevano preparato i gruppi alla differenziazione abituandoli
all’idea di non produrre più soltanto giornali.
- Nel marcato fanno il loro ingresso nuovi concorrenti, nuovi imprenditori che permettono il ricorso a
nuove strategie imprenditoriali. Inoltre c’era chi voleva applicare le conoscenze imprenditoriali al
discorso Borsa, per un guadagno veloce e non duraturo mentre c’era chi aveva in mente un piano
più duraturo appunto.
- Insomma, anche i media erano diventati un settore industriale.
2.
Nel 1989 viene pubblicata dalla Commissione Cultura del Parlamento italiano un documento, un’indagine
conoscitiva sul Sistema dell’informazione in Italia: “Fino agli anni ’80 il monopolio Tv e il sistema editoriale
finanziariamente attivo grazie ai contributi dello Stato, hanno dato al settore i contorni di un settore con
valenze industriali e con investimenti finalizzati a ritorni non tanto di natura economica, ma piuttosto politica o
culturale”. I tre fattori decisivi di rinnovamento che in breve tempo cambiano il volto al sistema dei media
sono l’esplosione del mercato pubblicitario, l’introduzione delle tecnologie elettroniche, l’incredibile
espansione diffusionale.
3.
Il giornalismo italiano è stato per molto tempo a diffusione limitata e a soggezione politica dei giornalisti. Non
ha saputo sviluppare autonomia almeno fino all’inizio degli anni 80. I fattori del ritardo sono:
- La presenza di modelli giornalistici tradizionali, antiquati nella scelta di temi, notizie. Un modello
incapace di parlare ad un pubblico di massa
- Dipendenza dalle aziende e dal mondo politico per avere favori vari
Secondo Enzo Forcella, il vero pubblico del giornalismo politico non coincide con tutti coloro che comprano il
giornale. Gli articoli politici vengono letti con attenzione soltanto da persone influenti: ministri, sottosegretari,
dirigenti di partito.
- Per questo il giornalismo politico finisce per rivolgersi soprattutto a questa piccola élite, instaurando
con essa un rapporto di reciproca influenza.
Un esempio tipico è il pastone politico, il genere più importante del giornalismo politico tradizionale. Si tratta
di un articolo che riassume in modo sintetico tutti gli avvenimenti politici della giornata.
- Il pastone nasce subito dopo la Liberazione del Sud. Fu ideato dal giornalista Enrico Mattei in un
periodo in cui i giornali disponevano di pochissima carta e per risparmiare spazio si iniziò a
condensare tutte le principali notizie politiche in un unico articolo. Formatonche ebbe molto successo
e rimase fino quasi agli anni 80.
Forcella critica inoltre il giornalismo italiano perché per molto tempo si è considerato un prodotto destinato a
pochi. Dietro questa visione si nascondevano due problemi:
- Gli editori non erano interessati ad ampliare il numero dei lettori e a trasformare il giornale in un
prodotto di massa.
- I giornalisti non riuscivano a trovare nuovi linguaggi, temi e formati.
- Di conseguenza, l'informazione è rimasta spesso lontana dai cittadini comuni
Tra l’81 e l’89, muta lo scenario. Il panorama mediatico è finalmente diversificato. E’ in questo breve
decennio che il giornalismo cambia pelle, illudendosi per un attimo di poter essere l’artefice del proprio
rinnovamento, raggiungendo il tetto di sette milioni di copie.
- Il periodo d’oro è compreso tra il 5 agosto del 1981 e il 1° dicembre del 1989, meno di otto anni è
durata la breve stagione del sogno.
- Il titolo apparso in un articolo “Il padrone in redazione”, di Giorgio Bocca è riferito ad un importante
accadimento. Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo avevano appena venduto le loro quote di
“Repubblica” e “L’Espresso” alla Mondadori, allora di Carlo De Benedetti. Tanto era bastato perché
Bocca vi vedesse la fine di un sogno.
- Il culmine infatti arriva quando il giornale di Scalfari diventa davvero mainstream per il giornalismo
italiano, un modello di riferimento per tutti gli altri.
Un sogno compreso tra due date: il 5 agosto del 1981 quando la legge 416 sull’editoria garantisce a tutte le
imprese gli strumenti per il rinnovamento tecnologico e il risanamento finanziario, base indispensabile per
avviare il rinnovamento già avviato da “la Repubblica” e imitato da altri; e il 1° dicembre 1989, quando il
quotidiano La Repubblica vede cadere il sogno della sua autonomia.
4.1
Nel 1989, convinti che per la crescita del gruppo occorresse un più solido sostegno finanziario, Carlo
Caracciolo ed Eugenio Scalfari (principali azionisti del Gruppo Editoriale L'Espresso) vendono tutte le loro
quote a De Benedetti. Questi, già importante azionista della Mondadori porta le quote in dote alla Mondadori,
di cui punta a diventare azionista di maggioranza acquistando ciò che era rimasto agli eredi di Arnoldo.
- Gli sbarra la strada Berlusconi, aprendo quella che passerà alla storia come la "guerra di Segrate".
- Tra Berlusconi, nuovo patron della Mondadori, e De Benedetti, nasce un contenzioso giudiziario che
si conclude, nel 1991 con la separazione fra il settore libri e periodici (che va alla Fininvest di
Berlusconi), e quello della Repubblica, dell'Espresso e dei quotidiani locali (che va invece al Gruppo
Editoriale L'Espresso e quindi a De Benedetti).
La controversa operazione fu però in seguito al centro di una causa giudiziaria che vede come protagonista
Berlusconi, accusato di corruzione in atti giudiziari: chiamata "lodo Mondadori".
- Con sentenza definitiva nel 2011 la Corte d'appello di Milano, condanna la Fininvest al pagamento
della sanzione in favore di De Benedetti.
5.
Negli anni Ottanta cambia il sistema dei media e cambia l’editoria giornalistica sia sotto il profilo
imprenditoriale sia professionale. A complicare le cose interviene anche una grave crisi: tra il 1991 e il 1997
la vendita dei quotidiani torna a calare.
- Tra i primi a scorgere le difficoltà che stavano attraversando il lettore fu Carlo Lombardi. L’allora
vicepresidente della Federazione degli editori pensava che l’innovazione tecnologica avesse
cambiato drasticamente il modo di fare giornalismo e avesse “privilegiato il processo che il prodotto”.
- Ovvero le tecnologie editoriali erano state finalizzate al processo produttivo a discapito però della
qualità, dell'innovazione e della differenziazione fra un giornale e un altro.
Tra il 1991 e il 1997 il sistema editoriale italiano attraversa una fase di profonda trasformazione,
caratterizzata da una crescente industrializzazione e dall'adozione di strategie di mercato.
- Un primo esempio riguarda i quotidiani locali. I grandi gruppi editoriali iniziano a centralizzare la
produzione di alcuni contenuti destinati a più testate dello stesso gruppo. Questa scelta modifica
l'organizzazione del lavoro, aumenta la quantità di informazione disponibile e rende più efficiente il
processo produttivo. Tuttavia, il maggiore carico di lavoro viene spesso affidato a collaboratori
esterni e precari.
- Un secondo esempio è rappresentato dalle promozioni editoriali. Il momento di svolta è il 1987,
quando Repubblica lancia Portfolio, un gioco a premi distribuito in più uscite. Poco dopo il Corriere
della Sera introduce Sette, il primo supplemento settimanale. Queste iniziative inaugurano una
nuova stagione di strategie commerciali volte ad aumentare le vendite.
Nello stesso periodo nascono prodotti specializzati come Affari & Finanza, Corriere Economia e Corriere
Lavoro, che rappresentano un esempio di differenziazione dell'offerta editoriale. Le imprese editoriali
ampliano così la propria attività, creando nuove divisioni e moltiplicando i prodotti da affiancare ai quotidiani
tradizionali.
In questa fase assumono un ruolo sempre più importante gli strumenti di marketing, utilizzati per
incrementare le vendite e gli introiti pubblicitari. Secondo Piero Ostellino, però, il giornalismo italiano diventa
sempre più orientato al mercato (market-oriented), rischiando di privilegiare le esigenze commerciali rispetto
alla qualità dell'informazione e alla propria responsabilità sociale.
6.
Il giornalismo italiano ha vissuto una fase di profonda trasformazione compresa tra la crisi della metà degli
anni Settanta e quella della metà degli anni Novanta. Nonostante i cambiamenti, sono rimasti alcuni elementi
di continuità: gli assetti proprietari delle imprese editoriali, la limitata diffusione della stampa e il forte divario
tra Nord e Sud del Paese.
- A questi problemi si aggiunge uno squilibrio nella raccolta pubblicitaria tra stampa e televisione. Tale
situazione è particolarmente rilevante perché i giornali dipendono sempre più dagli introiti
pubblicitari. Di conseguenza, una diminuzione degli investimenti pubblicitari può compromettere la
stabilità economica delle imprese editoriali.
Nel corso degli anni la stampa quotidiana ha progressivamente adottato modelli economici simili a quelli
degli altri mezzi di comunicazione. Se la televisione commerciale si è sempre finanziata principalmente
attraverso la pubblicità e il servizio pubblico attraverso canone e pubblicità, anche i quotidiani hanno visto
crescere l'importanza delle entrate pubblicitarie.
- La trasformazione più significativa si realizza con la quotazione in Borsa dei principali gruppi
editoriali e con il loro ingresso nei servizi digitali online. La diversificazione delle attività verso il
settore digitale modifica gli equilibri delle aziende editoriali
- Nate con una funzione sociale legata alla diffusione corretta delle informazioni, le imprese editoriali
devono oggi confrontarsi con le esigenze del mercato e sviluppare strategie orientate anche alla
produzione di profitto.
7.
Il termine duopolio viene usato dai media per descrivere la situazione che si è verificata nel settore televisivo
dove la Rai e Mediaset, hanno distanziato gli altri.
- Numerose sono le analisi sulla neo televisione e sulla sua supremazia come modello anche in
campo informativo. Al punto da poter affermare che sia la Tv a fissare l’agenda della stampa italiana.
- Più che una subalternità della stampa rispetto alla televisione, tra la metà degli anni Ottanta e la
metà degli anni Novanta, si assiste ad un cambiamento: viene meno l’approccio illuministico e si
afferma la televisione generalista. A favorire tale scenario la nuova idea di mercato televisivo e la
centralità delle concessionarie pubblicitarie.
Così la televisione generalista che si afferma con il duopolio, diventa l’unico possibile modo di essere della
Tv
8.
I media non riescono a rappresentare tutta la realtà e, di conseguenza, alcune questioni possono rimanere
escluse dall'informazione e dall'attenzione pubblica. Tuttavia, quando si verificano eventi eccezionali, questi
superano le normali soglie di interesse e diventano immediatamente prioritari per i mezzi di comunicazione.
In tali circostanze i media sono chiamati a fornire un'informazione più ampia e approfondita.
- Secondo un'indagine del Censis del 2001, il giornalismo italiano mantiene livelli qualitativi
soddisfacenti quando deve raccontare e analizzare eventi che attirano naturalmente l'attenzione
collettiva.
- Al contrario, nei periodi caratterizzati da una cronaca meno ricca di avvenimenti significativi, si
osserva un indebolimento della capacità di descrizione della realtà. È proprio in questa situazione
che tendono a riemergere stereotipi e luoghi comuni, a discapito di un'informazione accurata e
approfondita.
DUE
1.
La Repubblica viene fondata da Eugenio Scalfari e debutta in edicola il 14 gennaio 1976. Fin dalla sua
nascita il quotidiano si distingue dagli altri giornali italiani sia per gli aspetti grafici sia per il progetto
editoriale. Adotta infatti il formato berlinese, più piccolo rispetto a quello tradizionalmente utilizzato dalla
stampa nazionale, con sei colonne invece delle nove abituali. Questa scelta contribuisce a dare alla testata
un'immagine moderna e innovativa.
- Sul piano politico, Repubblica si colloca nell'area della sinistra laica e riformista. Tuttavia, il suo
obiettivo iniziale non è quello di competere direttamente con i principali quotidiani della sinistra
dell'epoca, come l'Unità e Paese Sera. Scalfari immagina piuttosto un giornale diverso, una testata
destinata a lettori che conoscono già i fatti principali della giornata e che cercano approfondimenti.
- Nei primi anni di attività il quotidiano costruisce il proprio pubblico di riferimento. Secondo la visione
di Scalfari, il target doveva essere individuato in base al ruolo sociale svolto dagli individui.
Repubblica si rivolge alla "classe dirigente" del Paese: studenti universitari, insegnanti, funzionari
pubblici, imprenditori e uomini politici. L'obiettivo è diventare il punto di riferimento di quei gruppi
sociali che partecipano alla vita pubblica italiana.
- Sul piano stilistico Repubblica rifiuta il giornalismo tradizionale e rompe gli schemi di esso. Il giornale
non è più un freddo registratore di notizie e le pagine non sono più dei contenitori di fatti. Nel
giornale di Scalfari infatti non si parlava di tutto ma c’erano solo i temi o le notizie importanti che
venivano anzi approfondite. La scrittura è diversa, ricca di aneddoti e retroscena particolari
Il primo vero momento di svolta arriva nel 1978. In quel periodo la diffusione del giornale si aggira intorno
alle 114.000 copie. Nel marzo avviene il rapimento di Aldo Moro. Durante i cinquantacinque giorni del
sequestro, Repubblica sostiene con decisione la cosiddetta "linea della fermezza", favorevole al rifiuto di
qualsiasi trattativa con i terroristi.
- Al tempo stesso il giornale assume una posizione critica nei confronti del Partito Socialista Italiano
e del suo segretario Bettino Craxi, che mostrano invece aperture verso una possibile trattativa.
Sempre nel 1978 Repubblica introduce un'importante innovazione editoriale con la nascita di Satyricon, il
primo inserto satirico pubblicato da un quotidiano italiano. Questa iniziativa contribuisce a rafforzare l'identità
della testata come giornale innovativo e capace di sperimentare linguaggi nuovi.
- Le vendite continuano a crescere: alla fine del 1978 il giornale raggiunge circa 140.000 copie e nel
1979, con una tiratura media di 180.000 copie.
- Negli anni Ottanta Repubblica continua a distinguersi per la capacità di introdurre formule editoriali
innovative. Un momento particolarmente significativo è rappresentato dal lancio, nel 1987, di
Portfolio, un concorso a premi che spinge i lettori ad acquistare il quotidiano ogni giorno per seguire
l'evoluzione del gioco.
- In pochi mesi il giornale arriva a sfiorare le 700.000 copie di vendita media ma in risposta, il Corriere
della Sera introduce il supplemento settimanale Sette, dando avvio a una vera e propria gara tra
quotidiani.
Un altro passaggio importante avviene nell'aprile del 1996, quando Eugenio Scalfari lascia la direzione e al
suo posto viene nominato Ezio Mauro. Pur nel cambiamento della direzione, il giornale mantiene una linea
generalmente vicina all'area politica del centrosinistra, senza però rinunciare a criticare i partiti e i leader di
quello schieramento quando lo ritiene opportuno.
- 19 settembre 2007, Repubblica introduce una profonda revisione della grafica e dell'impaginazione.
La novità principale consiste nella suddivisione del quotidiano in due sezioni: una dedicata alle
notizie e una seconda, denominata R2, destinata agli approfondimenti, alle inchieste e ai reportage.
Le numerose innovazioni introdotte nel corso della sua storia fanno di Repubblica una testata capace di
influenzare profondamente il giornalismo italiano. Il quotidiano diventa infatti un vero e proprio modello di
riferimento, tanto da essere considerato un "caposcuola" e un "trend setter".
2.
Il Corriere della Sera nasce nel febbraio del 1876 per iniziativa di Eugenio Torelli Viollier, allora direttore
del quotidiano La Lombardia, e dell'editore Riccardo Pavesi. Per rispondere alle iniziative della Repubblica
e al grande successo riscosso, il Corriere doveva rimodernarsi.
- Mieli inizia la propria carriera giornalistica all'età di diciotto anni presso il settimanale L'Espresso,
dove rimane per circa diciotto anni. In questa fase svolge un ruolo fondamentale Livio Zanetti, che
gli trasmette non le competenze professionali, ma soprattutto Zanetti insegna infatti a mantenere
una posizione autonoma, critica e imparziale difronte alle forze politiche.
- Questo approccio, che mira a valutare le diverse posizioni politiche senza schieramenti rigidi, sarà in
seguito definito dai critici con termini come "cerchiobottismo" e "doppiopesismo". Tali
espressioni indicano la tendenza ad assumere posizioni equilibrate e sfumate.
- Nel 1985 Mieli viene chiamato da Eugenio Scalfari a collaborare con la Repubblica, ma
l'esperienza dura poco più di un anno. Successivamente passa a La Stampa, su iniziativa di Gianni
Agnelli. È proprio durante la direzione della Stampa, assunta nel 1990, che prende forma quello che
verrà definito il mielismo.
Il mielismo si caratterizza per una combinazione di elementi. Da un lato l'attenzione per la politica, la cultura
e i grandi temi della vita pubblica; dall'altro introduce una maggiore apertura verso fenomeni popolari,
televisivi e di costume.
- Nel giornale convivono quindi argomenti considerati "alti", come l'analisi politica e culturale, e temi
"bassi", legati allo spettacolo, alla televisione e persino al gossip. Questa miscela permette di
intercettare un pubblico più vasto
- Il metodo di Mieli raggiunge la sua piena maturazione quando assume la direzione del Corriere della
Sera il 10 settembre 1992. Durante la sua guida, che si conclude nel maggio 1997, il quotidiano
attraversa una fase di rinnovamento. Mieli porta al Corriere molte delle intuizioni.
- Tra le innovazioni più significative vi è la valorizzazione della critica televisiva attraverso la presenza
costante in prima pagina di Aldo Grasso, segnale dell'importanza crescente che la televisione
assume nella società italiana.
- Parallelamente vengono introdotte le pagine "In Primo Piano", dedicate all'approfondimento di temi
specifici e chiaramente ispirate alle pagine tematiche sviluppate da Repubblica.
Il mielismo rappresenta dunque una svolta nel giornalismo italiano perché rompe la tradizionale separazione
tra informazione politica, cultura e intrattenimento. Mieli comprende che il giornale moderno deve saper
dialogare con una società sempre più influenzata dalla televisione e dalla comunicazione di massa, senza
però rinunciare all'approfondimento e alla qualità dell'analisi.
3.
L'inverno tra il 1999 e il 2000 rappresenta un momento di svolta per l'informazione televisiva italiana. Per la
prima volta, infatti, le notizie dedicate al mondo dello spettacolo, delle celebrità e dello sport superano
quantitativamente quelle dedicate alla politica. Questo cambiamento segnala una trasformazione profonda
delle priorità informative della televisione e, più in generale, del modo in cui il pubblico si rapporta alle
notizie.
- Secondo Aldo Grasso, per gran parte della storia della televisione l'informazione ha costituito
l'elemento più prestigioso e qualificante di una rete. La credibilità di un'emittente veniva infatti
valutata soprattutto in base alla qualità dei suoi programmi informativi.
- A partire dagli anni Ottanta, tuttavia, il sistema televisivo italiano viene profondamente modificato
dall'affermazione delle televisioni commerciali. L'aumento della concorrenza e la necessità di
conquistare audience sempre più ampie favoriscono la crescita dei programmi di intrattenimento,
che assumono un ruolo centrale nei palinsesti.
- Progressivamente si sviluppa un fenomeno di contaminazione tra informazione e spettacolo: le
notizie vengono presentate con modalità sempre più vicine all'intrattenimento, mentre programmi
nati per divertire iniziano a incorporare contenuti informativi e di attualità.
Nonostante questa trasformazione, l'informazione continua a mantenere una posizione privilegiata all'interno
del sistema televisivo.
- La vera novità consiste nel fatto che l'informazione non resta più confinata ai tradizionali spazi
giornalistici, come i telegiornali o i programmi di approfondimento. Al contrario, si diffonde
trasversalmente in tutta la programmazione televisiva.
- Da questa contaminazione nasce il fenomeno della reality television, un genere che combina
informazione, spettacolo e narrazione. La realtà stessa diventa materia televisiva e viene
trasformata in racconto. Eventi reali, esperienze personali e dinamiche quotidiane vengono messi in
scena e presentati al pubblico come contenuti capaci di generare emozioni e coinvolgimento.
- In questo nuovo scenario si inseriscono anche i professionisti della comunicazione politica e delle
pubbliche relazioni. I politici comprendono rapidamente che la televisione contemporanea non
premia più soltanto la competenza o il contenuto dei messaggi, ma anche la capacità di trasformare
la politica in evento mediatico.
La politica entra così nei nuovi spazi della televisione, collocandosi in quella zona di confine tra realtà e
rappresentazione. I leader politici diventano protagonisti di talk show, programmi di intrattenimento e format
televisivi e utilizzano i linguaggi dello spettacolo per raggiungere e influenzare il pubblico.
4.
L’obiettività rappresenta sicuramente una componente fondamentale del racconto televisivo e giornalistico,
ma non può essere considerata l’unico criterio attraverso cui valutarlo. Storicamente, soprattutto nel
passaggio tra la cosiddetta quality press e la penny press, l’idea di obiettività è diventata uno dei principali
standard del giornalismo “alto”, cioè quello più serio.
- Tuttavia, questa centralità dell’obiettività non dovrebbe portare a considerarla come l’unico elemento
di distinzione tra forme diverse di giornalismo. In Italia, in particolare, si è mantenuta una
separazione rigida tra giornalismo “alto” e giornalismo “popolare”, mentre questi due poli potrebbero
essere interpretati come elementi che possono convivere.
- La narrazione dei fatti non è efficace solo quando è rigorosa. Una parte consistente della società è
infatti interessata non solo ai grandi eventi politici o economici, ma anche alla vita quotidiana, agli
accadimenti concreti e a quei piccoli temi, che hanno una forte capacità di risonanza.
In questo senso, i quotidiani italiani iniziano a riscoprire la propria capacità non solo di informare, ma anche
di raccontare il Paese attraverso forme narrative più coinvolgenti e accessibili. Il raccontare storie,
l’affabulazione viene riscoperta.
- Questo cambiamento avviene tra la fine degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta. Si
tratta di una fase di trasformazione non solo del sistema mediatico, ma anche della politica italiana,
che modifica i propri rapporti con le istituzioni, con l’economia e con quello che viene definito il
“paese reale”.
In questo contesto di forte mutamento, i media e il giornalismo si trovano a ridefinire la propria identità. Ed è
proprio nei momenti di trasformazione che le identità vengono messe maggiormente alla prova.
5.
Il cosiddetto “giornale totale” si configura come un modello di informazione estremamente forte e articolato,
in grado non solo di raccontare la realtà, ma anche di contribuire in parte a produrla e a orientarla. In questa
prospettiva, il giornale non si limita più a registrare gli eventi, ma diventa un soggetto attivo nel processo di
costruzione dell’agenda pubblica e, in alcuni casi, nella stessa definizione degli eventi.
- Fino ai primi anni Ottanta, il marketing ha avuto un ruolo marginale. Anche quando iniziano a
diffondersi iniziative come Bingo, Portfolio o Replay, che introducono le prime vere strategie di
incentivazione delle vendite, rimane comunque una separazione netta tra la redazione giornalistica e
i reparti marketing. L’attività editoriale e quella commerciale restano quindi ambiti distinti.
- Negli anni successivi questo equilibrio inizia a cambiare. Le strategie di marketing diventano sempre
più influenti non solo sulla distribuzione del prodotto, ma anche sui contenuti editoriali, sui formati e
sulle scelte redazionali. Il marketing non è più una funzione esterna al giornale, ma tende ad
assumere un ruolo centrale e pervasivo, quasi “totale”.
- Anche le fasi di ideazione, produzione e confezionamento dei prodotti editoriali, così come i frequenti
restyling grafici delle testate, sembrano rispondere a una logica che cerca di conciliare due
esigenze: l’attrazione degli investimenti pubblicitari e l’ampliamento del pubblico dei lettori. Il giornale
deve contemporaneamente informare, vendere e competere sul mercato.
Se da un lato il marketing si rivela uno strumento sempre più necessario nel settore editoriale, dall’altro
emerge l’esigenza di non snaturare la natura originaria del giornale. I quotidiani italiani si muovono quindi tra
due livelli di intervento: una forma “alta” di marketing editoriale, legata a progetti e una forma “bassa”,
orientata alla promozione commerciale.
- Esempi di marketing “alto” possono essere alcune iniziative di la Repubblica in occasione di eventi
legati all’innovazione tecnologica, oppure progetti come Corriere Lavoro del Corriere della Sera. In
questi casi, il giornale non si limita a vendere copie, ma costruisce veri e propri segmenti di mercato,
progettando contenuti pensati per intercettare bisogni precisi.
In generale, però, il giornalismo italiano contemporaneo tende sempre più a essere market-oriented. Questo
significa che spesso assimila le logiche della comunicazione giornalistica a quelle della pubblicità. Tale
tendenza può però comportare un rischio: quello di compromettere la qualità dell’informazione e di indebolire
la funzione sociale del giornalismo.
- In questo scenario si sviluppa anche una forma di competizione tra il giornalista e il professionista
del marketing. Entrambi rivendicano la capacità di conoscere il pubblico e di interpretarne i bisogni.
Tuttavia, questa sovrapposizione genera una tensione interna al sistema editoriale.
6.
Il quotidiano contemporaneo si configura sempre più come un vero e proprio “quotidiano-identità”, cioè non
soltanto come uno strumento di informazione e di interpretazione della realtà, ma anche come un dispositivo
attraverso cui il lettore è aiutato a leggere il mondo quotidiano alla luce di valori relativamente stabili e
riconoscibili.
- La politica continua a rappresentare il punto di riferimento centrale dei grandi quotidiani italiani.
Nonostante la crescente diversificazione dei contenuti e l’ampliamento dell’offerta informativa, è
ancora la politica a costituire il nucleo principale
- Parallelamente ai cambiamenti che interessano l’organizzazione interna delle redazioni e i modelli
produttivi dell’informazione, si assiste anche a una trasformazione degli stili e degli strumenti della
comunicazione politica. In questo contesto assume un ruolo sempre più importante la figura dello
spin doctor, che a partire dalle campagne elettorali del 1994 diventa una presenza stabile. Lo spin
doctor contribuisce a costruire l’immagine dei leader politici, gestendo la comunicazione.
Il cosiddetto “quotidiano totale” può essere interpretato come una sorta di supermercato: al suo interno il
lettore trova una grande varietà di contenuti. Questa molteplicità di offerte rende il giornale uno spazio in cui
convivono livelli diversi di informazione, intrattenimento e approfondimento.
- Tuttavia, accanto a questa ampiezza emergono due elementi fondamentali che restano centrali
nell’identità del quotidiano: da un lato l’essenzialità dell’informazione, dall’altro la centralità della
politica. È proprio attorno alla politica che si struttura ancora oggi gran parte della funzione identitaria
del giornale.
In questo scenario si afferma con particolare forza la figura del “quotidiano-istituzione”, incarnata soprattutto
dal Corriere della Sera, ma anche da altre testate storiche come La Stampa, il Il Gazzettino o il Il Secolo
XIX. Questi quotidiani si caratterizzano per un forte legame con la propria storia e con il proprio pubblico di
riferimento, che spesso si è consolidato nel corso di decenni.
TRE
1.
La primavera del 1996 segna un momento di svolta decisivo per il sistema politico e mediatico italiano. Il 21
aprile le elezioni politiche portano alla vittoria dell’Ulivo e affidano la guida del governo a Romano Prodi. In
quello stesso periodo prende avvio la nascita dell’informazione online.
- La genesi di questa svolta avviene per caso. Alcune settimane prima delle elezioni, una società di
hardware propone al Corriere della Sera la possibilità di sperimentare la pubblicazione digitale dei
contenuti. Il progetto viene però rifiutato. Al contrario, la Repubblica decide di accettare la proposta,
avviando così una delle prime sperimentazioni di giornalismo online in Italia.
- Il 5 aprile 1996, una piccola redazione composta da quattro persone inizia a pubblicare materiali
informativi sul web. Si tratta di una forma sperimentale di informazione digitale, ma rappresenta il
primo passo.
- Pochi mesi dopo, nel gennaio 1997, nasce ufficialmente il sito [Link]. La versione online del
quotidiano riproduce inizialmente i contenuti dell’edizione cartacea, ma integra progressivamente
anche materiali pensati specificamente per il web.
Questa fase iniziale del giornalismo online evidenzia alcuni elementi fondamentali. In primo luogo, il web si
afferma come nuovo strumento di lavoro per i giornalisti e come canale aggiuntivo di distribuzione dei
contenuti editoriali. Non si tratta più solo di produrre un giornale cartaceo, ma di adattare l’informazione a
una nuova infrastruttura tecnologica. In secondo luogo, il settore digitale mostra rapidamente un enorme
potenziale di sviluppo. Infine, le modalità di diffusione delle nuove tecnologie si intrecciano con le abitudini
quotidiane del pubblico, modificando il modo in cui le persone accedono all’informazione.
- Nel periodo tra il 1995 e il 2000 si colloca la vera e propria svolta digitale del giornalismo italiano. Il
sito internet diventa progressivamente il prolungamento naturale del quotidiano cartaceo.
L’informazione non è più legata ai tempi di stampa e distribuzione, ma si apre a una logica di
aggiornamento costante.
In questo nuovo scenario, Internet non sostituisce immediatamente la stampa, ma si affianca ad essa come
ulteriore canale di produzione e diffusione dell’informazione. Il giornalismo entra così in una fase di
trasformazione.
2.
Inizialmente si pensava, anche grazie a studi americani, che la diffusione dell’Internet potesse investire tutto
e subito. In realtà ci fu una piccola crisi di questa nuova realtà, se così possiamo chiamarla. Si creò
addirittura una bolla speculativa attorno all’Internet che però terminò quando nei primi 2000 gli utenti
iniziarono a crescere in modo incredibile.
- Ad oggi siamo in una fase in cui il mercato di massa sta tramontando. Infatti ciò che ad oggi è importante è
l’individuo, la profilazione di ognuno di noi così che possiamo essere bombardati individualmente parlando
da ciò che ci interesserebbe secondo l’algoritmo.
3.
Prima ancora che come piattaforma per la diffusione dei nuovi prodotti mediali, Internet e il digitale si
affermano come strumenti di lavoro per i giornalisti, capaci anche di mutarne a fondo le pratiche
professionali.
- La svolta digitale ha inciso sul giornalismo sui tempi di lavoro delle redazioni, sulla libertà e facilità
di accesso alle fonti.
- Ma esiste un limite a tutto ciò: la complessità è destinata ad aumentare. Se quella di Internet fosse
davvero una rivoluzione, il suo slogan potrebbe essere: libertà, velocità, comunità. Ma ogni
rivoluzione ha bisogno dei suoi intellettuali.
4.
- All’interno di questo scenario, i servizi online dei grandi quotidiani nazionali e dei principali gruppi
editoriali si sviluppano con l’obiettivo di mantenere standard qualitativi elevati. In genere riescono a
farlo combinando diverse forme di contenuto: notizie in tempo reale, approfondimenti originali
oppure ripresi dall’edizione cartacea. Il risultato è una piattaforma informativa sempre più
complessa.
- Maggiore difficoltà si registra invece nel caso dei quotidiani locali. Tuttavia, proprio in questo ambito
emerge una nuova opportunità: quella dei “bacini locali”, considerati una nuova frontiera dello
sviluppo della rete. La dimensione territoriale diventa infatti un punto di forza, consente di integrare
le notizie locali con servizi utili per la comunità
In questo contesto, il sito del quotidiano locale è anche un luogo in cui si sviluppano forme di economia
digitale legate alla piccola pubblicità e al commercio elettronico.
Un cambiamento ancora più evidente proviene dal mondo televisivo. I primi segnali di trasformazione si
manifestano con la nascita di canali all-news a ciclo continuo, come Rai News 24. In questi canali
l’informazione diventa un flusso continuo, aggiornato in tempo reale, in cui i diversi media convergono.
- A questo si affianca anche l’esperienza del video giornalismo, in particolare attraverso il lavoro della
Gabanelli, che rappresenta un esempio di integrazione tra linguaggi televisivi e logiche
investigative.
In questo quadro la riflessione di Braudel risulta rilevante: nessuna innovazione tecnologica riesce ad
affermarsi senza una spinta sociale che la sostenga.
- Tuttavia, una lettura più profonda suggerisce che la rete non debba essere considerata
semplicemente un mezzo di comunicazione in senso tradizionale. Piuttosto, essa si configura come
un canale, un ambiente o uno spazio comunicativo all’interno del quale convivono e interagiscono
media diversi.
- Internet diventa quindi un ecosistema informativo.
5.
Anche il mondo dell’informazione attraversa, con la rivoluzione digitale, due trasformazioni profonde e
parallele.
- Da un lato cambia il luogo in cui l’informazione viene prodotta: non è più necessariamente il risultato
esclusivo di redazioni o di professionisti.
- Dall’altro cambia la natura stessa della produzione informativa, che non è più monopolio esclusivo
del giornalismo professionale. In questo modo si indebolisce progressivamente il controllo
centralizzato dei media sulla costruzione dell’informazione.
In Italia, tuttavia il successo dei prodotti editoriali in rete si manifesta in modo significativo solo quando i
grandi gruppi editoriali decidono di investire in maniera consistente nel settore digitale.
- La rapidità di questa evoluzione però rischia di generare una sorta di “corto circuito” nel sistema
informativo. In molti casi, infatti, il giornalismo tradizionale fatica a riconoscere i nuovi media come
parte integrante del proprio ecosistema percependoli piuttosto come elementi esterni.
- Questa difficoltà di integrazione riflette una cultura professionale che si trova improvvisamente a
dover affrontare un cambiamento molto ampio e complesso
- Il primo riguarda la trasformazione delle dinamiche comunicative. In Italia si assiste a una crescente
capacità da parte di soggetti diversi — istituzionali, economici o sociali — di produrre
autonomamente informazione, riducendo il monopolio dei media.
- Il secondo nodo riguarda il cambiamento del sistema mediatico. il settore dei media non può più
essere considerato in crisi, ma una componente strategica dell’economia nazionale, legata al
digitale.
- Il terzo elemento riguarda le trasformazioni interne alle imprese mediatiche, dove si modificano gli
equilibri di potere. Le nuove competenze digitali e le nuove figure professionali incidono sulla
struttura tradizionale delle redazioni, ridefinendo ruoli e gerarchie.
- Il quarto nodo riguarda la trasformazione delle professioni giornalistiche. L’introduzione dei servizi
online ha richiesto ai giornalisti l’acquisizione di competenze tecnologiche specifiche
6.
La svolta digitale incide oggi sui processi di produzione della comunicazione e sulle modalità attraverso cui i
cittadini accedono alle informazioni. La sottovalutazione di questa trasformazione complessiva mette in
evidenza la difficoltà di comprendere tre grandi ordini di cambiamento che caratterizzano il sistema
dell’informazione contemporaneo.
- Il primo riguarda la scoperta tardiva della complessità. Per lungo tempo è mancata una chiave
interpretativa capace di leggere in modo unitario la politica, l’economia e la società italiana al di là
della semplice cronaca degli eventi quotidiani. Questa assenza di visione ha reso difficile
comprendere le trasformazioni in atto.
- Il secondo elemento riguarda la difficoltà di riconoscere la diversificazione e l’espansione del sistema
dei media. L’emergere di nuovi strumenti di comunicazione non è stato inizialmente interpretato
come una trasformazione, ma piuttosto come un fenomeno marginale, sottovalutando il suo impatto.
- Il terzo aspetto riguarda le dinamiche di consumo dei contenuti informativi in rete. Gli utenti non si
concentrano più solo sulle sezioni centrali dei quotidiani, come politica ed esteri, mettendo così in
crisi soprattutto i grandi giornali di qualità.
In questo nuovo scenario, i giornalisti si trovano a operare in un contesto di competizione con altri soggetti
capaci di produrre e diffondere informazione. Il monopolio tradizionale del giornalismo nella è venuto meno.
QUATTRO
1.
Si possono individuare tre posizioni diverse sul rapporto tra informazione, politica e società in Italia, insieme
ai relativi contro-argomenti.
- La prima sostiene che la libertà di informazione in Italia sia a rischio. A questa tesi si può rispondere
che, qualunque sia il governo in carica, esistono sempre un certo numero di giornali e programmi
che riescono a mantenere la propria autonomia e una linea indipendente. Inoltre, fino a oggi, ogni
tentativo di limitare per legge il diritto di cronaca si è rivelato inefficace.
- La seconda tesi afferma che in Italia ci sia un forte protagonismo politico dei media, che talvolta
agirebbero con l’obiettivo di influenzare gli equilibri politici. Anche in questo caso, il contro-
argomento è che solo una visione di tipo propagandistico può leggere ciò come un complotto. I
conflitti tra stampa e governo fanno parte del normale funzionamento dei media.
- La terza posizione sostiene che oggi il potere dell’informazione sia più nelle mani del “popolo della
rete”, cioè degli utenti che producono e diffondono contenuti in modo autonomo. A questa idea si
può opporre il fatto che esiste ancora una parte molto ampia della popolazione che si informa quasi
solo attraverso la televisione.
2.
Negli ultimi decenni il giornalismo italiano ha conosciuto una sorta di radicalizzazione di alcuni suoi tratti, che
sono riemersi con forza soprattutto negli ultimi trent’anni. Il giornalismo ha dovuto affrontare il confronto con
la televisione, una sfida che ha cambiato profondamente il sistema dei media.
- Questo passaggio non ha portato alla scomparsa della stampa, ma a una sua trasformazione. La
carta stampata non solo è riuscita a sopravvivere, ma in molti casi ha anche rafforzato il proprio
ruolo,
- I quotidiani che hanno avuto maggiore successo sono quelli che sono riusciti a costruire una propria
identità chiara e riconoscibile. Il giornale ha abbandonato l’idea di essere solo un semplice “fornitore
di notizie”, per diventare qualcosa di più complesso: un punto di riferimento.
- Nel panorama italiano, la dimensione politica resta fondamentale per definire l’identità dei quotidiani.
Il sistema dei media in Italia è storicamente intrecciato con la politica.
3.
Un ruolo anticipatore nella scoperta dell’identità come elemento centrale del giornale è stato svolto da la
Repubblica, sotto Eugenio Scalfari e poi Ezio Mauro.
- Il quotidiano ha costruito il modello del cosiddetto “giornale-agenda”, cioè un giornale che non si
limita a riportare le notizie, ma le seleziona e le organizza in base a criteri condivisi con i lettori. In
questo modo il giornale è anche guida e interpretazione della realtà.
Con la direzione successiva, il quotidiano è riuscito a rinnovarsi mantenendo però questa impostazione di
fondo. A questo processo si aggiungono due innovazioni importanti.
- La prima è la nascita delle “campagne giornalistiche”, cioè iniziative editoriali su temi specifici che
hanno un forte impatto sia politico sia di mercato, rese ancora più efficaci dalle possibilità offerte dal
web, che permette di amplificare e diffondere i contenuti.
- La seconda innovazione riguarda il modo di vivere il tempo del quotidiano. Con progetti come
“Diario” e poi soprattutto con “R2”, il giornale amplia i propri tempi di racconto, affiancando
all’attualità quotidiana uno spazio più lento e riflessivo.
Oggi le principali quattro testate italiane — Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa e Il Sole 24 Ore
— hanno tutte una forte identità editoriale, anche se costruita in modi diversi.
4.
La ricerca di notizie sul web resta ancora oggi soprattutto nelle mani delle testate storiche: i giornali che
vendono di più in edicola sono anche quelli più seguiti online. Questo avviene perché l’autorevolezza
costruita nel tempo sul cartaceo si trasferisce in modo quasi automatico anche sul digitale.
- Al contrario, i tentativi di creare testate online hanno avuto risultati limitati. A parte alcune esperienze
più solide e riconosciute, come “Il Post”, molti altri progetti nati solo sul web non sono riusciti a
consolidarsi nel tempo.
- Per lo stesso motivo, anche i telegiornali delle reti televisive generaliste non hanno mai trovato una
vera centralità sul web. Il loro ruolo resta legato soprattutto al mezzo televisivo.
All’interno di questo scenario, molti osservatori vedono nella rete un possibile rischio per il giornalismo
professionale. La crescita del citizen journalism, cioè la produzione autonoma di informazioni da parte degli
utenti, mette in discussione il monopolio tradizionale dei giornalisti nella creazione e diffusione delle notizie,
sia sulla carta, sia in televisione, sia online.
- Tuttavia il fatto che la rete renda più facile la produzione e la circolazione delle informazioni favorisce
anche una maggiore partecipazione, condivisione e interesse.
5.
Lo stato delle relazioni industriali nel giornalismo italiano non è mai stato così problematico come oggi. Il
punto centrale è il rapporto tra industria editoriale e lavoro giornalistico, che appare sempre più squilibrato. In
generale, gli editori e i gruppi di gestione dei giornali tendono a ridurre il più possibile il costo del lavoro.
Da circa dieci anni si osserva quindi un progressivo indebolimento e una crescente marginalizzazione della
professionalità giornalistica.
- Le grandi testate nazionali, grazie alle loro maggiori risorse, riescono ancora ad assumere
professionisti qualificati e a mantenere livelli di qualità relativamente alti.
Tuttavia, non si può ignorare un dato complessivo: la professione giornalistica nel suo insieme appare
impoverita. Molte redazioni medio-piccole sono diventate soprattutto centri di raccolta e rielaborazione di
contenuti prodotti altrove. Non c’è più una produzione originale.
6.
Il discorso pubblico in Italia è guidato soprattutto da due attori principali, e solo in alcuni casi da un terzo.
- Il primo è la politica, con i suoi protagonisti che restano al centro della scena.
- Il secondo è rappresentato dai media, che raccontano, interpretano e amplificano gli eventi.
- Il terzo attore, quando riesce a emergere, è l’opinione pubblica.
In questo equilibrio, i giornalisti e i media cadono spesso nella tentazione di assumere una posizione
dominante rispetto a una politica che appare debole, frammentata. In queste situazioni, il giornalismo tende
talvolta a “prevalere” sul racconto politico, enfatizzandone le fragilità.
- Secondo questa lettura, il limite del giornalismo italiano sta proprio in questo squilibrio: il rischio è
quello di trasformare il racconto politico in una sorta di esercizio di superiorità, contribuendo così a
generare scetticismo e distanza da parte del pubblico nei confronti sia della politica sia
dell’informazione stessa.
Giornalismo — Integrazione di
studio
Gli argomenti delle slide non coperti dai due manuali
La notizia e la gerarchizzazione
Il punto di partenza è una distinzione fondamentale: un fatto, di per sé, non è una notizia. Lo
diventa soltanto in base a una serie di fattori che vengono valutati dal giornalista, il quale decide
anche l'importanza relativa di ciascun avvenimento. Questo processo di selezione e ordinamento
prende il nome di gerarchizzazione delle notizie.
La gerarchizzazione è oggi messa in discussione dalla rivoluzione digitale, e questo vale sia per
l'utente sia per il giornalista stesso: i meccanismi tradizionali con cui si stabiliva cosa fosse più
importante (la prima pagina, l'apertura, il titolo principale) perdono efficacia in un ambiente in cui le
notizie circolano slegate dalla loro collocazione editoriale.
In questo schema il giornalista svolge un ruolo di mediatore, definito con il termine inglese
gatekeeper (letteralmente "guardiano del cancello"): è colui che filtra il flusso degli avvenimenti e
decide cosa far passare e cosa lasciare fuori.
La notiziabilità
La notiziabilità è la capacità di un fatto di trasformarsi in notizia. Il lettore condiziona questo
processo — si pensi alla differenza di agenda tra le diverse testate, ciascuna calibrata sul proprio
pubblico — ma non può dominarlo, se l'obiettivo principale resta quello di informare.
La notizia, inoltre, veicola un sapere pratico: influenza il cittadino nelle sue scelte operative e nei
comportamenti da tenere, lo aiuta a prendere decisioni. Chi è informato gode di un vantaggio
rispetto a chi non lo è, ed è per questo che servono i particolari, i dettagli concreti che rendono la
notizia utilizzabile.
Umberto Eco ha sintetizzato questa condizione affermando che il giornalista è una sorta di storico
del presente, con la differenza che i buoni libri di storia non si scrivono in un giorno, mentre al
giornalista capita di doverlo fare in un'ora o addirittura in un minuto.
Le fonti si dividono in due grandi categorie. Le fonti primarie dovrebbero avere un fondamento
certo e comprendono istituzioni, agenzie di stampa, aziende e istituti, fonti legali, enti di ricerca,
uffici statistici, università e sindacati. Le fonti secondarie sono invece testimoni oculari, spettatori di
eventi, passanti, vicini e colleghi: in questo caso è il giornalista a doversi fare garante della loro
credibilità.
• On the record: si può citare tutto, con nome e cognome. La fonte è identificabile e le sue
parole possono essere riportate tra virgolette. È la forma più "forte" e verificabile.
• Background: si possono usare le informazioni ma non il nome preciso. La fonte viene
descritta in modo generico, le informazioni sono attribuibili per ruolo o per contesto, e le
parole non sono necessariamente una citazione letterale.
• Deep background: si possono usare le informazioni ma senza alcuna attribuzione
riconoscibile. Non si indica né un ruolo preciso né alcun riferimento che renda identificabile
la fonte. Serve soprattutto a capire i contesti, ricostruire i retroscena e orientare il racconto.
• Off the record: non si può pubblicare nulla. L'informazione serve solo al giornalista per capire
meglio, verificare e trovare altre fonti. Se la si pubblica, si rompe il patto con la fonte.
A metà Ottocento il codice Morse permette per la prima volta la comunicazione immediata a
distanza: con il telegrafo, e poi con la telescrivente, l'informazione diventa disponibile in tempo
reale. È una svolta che modifica radicalmente i tempi del giornalismo.
Il vapore e la distribuzione
L'informazione deve viaggiare. Il vapore moltiplica le copie e permette la loro distribuzione
capillare, e nel farlo influenza anche l'impostazione editoriale dei giornali: la possibilità di stampare
e distribuire di più cambia il modo stesso di concepire il prodotto giornalistico.
Andò "in pensione" con la fotocomposizione, un processo elettronico che permette di costruire la
pagina su una pellicola fotografica e di comporre i testi tramite un terminale elettronico. Si tratta di
una fase intermedia, iniziata negli anni Ottanta, che rappresenta il primo passo verso
l'impaginazione interamente digitale e verso i moderni sistemi editoriali integrati.
Le veline erano le disposizioni di stampa che il regime fascista faceva recapitare quotidianamente
alle redazioni dei giornali, per dare indicazioni precise su quali notizie e quali foto pubblicare e
quali invece trascurare o nascondere. Bastava disattendere anche la nota apparentemente più
marginale perché un giornale venisse ritirato dalle edicole e il giornalista responsabile diventasse il
capro espiatorio. La censura era rigidissima non solo su scioperi, manifestazioni e malcontenti, ma
anche su sport, politica estera e cronaca nera — perfino sulla lunghezza delle gonne delle donne.
• "Notare come il Duce non fosse affatto stanco dopo quattro ore di trebbiatura."
• "Non fare assolutamente cenno del balletto cui ha partecipato il Duce a Belluno."
• "Nei figurini di moda femminile le gonne vanno leggermente allungate oltre il ginocchio."
• "Non occuparsi di edizioni italiane di opere di Tolstoj, Dostoevskij, ecc."
• "Non interessarsi mai di nessuna cosa che riguardi Einstein."
• "Non pubblicare fotografie di Primo Carnera a terra."
• "Non si deve dire 'camions' ma autocarri. Vale anche per il singolare."
Questi frammenti mostrano la logica totalitaria del controllo: la propaganda non si limitava ai grandi
temi politici, ma arrivava a normare il lessico, la moda e l'immagine pubblica del capo. L'agenzia
Stefani, con le sue veline, era la voce del fascismo, supportata dagli apparati del Partito Nazionale
Fascista.
La vocazione pedagogica
La televisione italiana ha una vocazione spiccatamente pedagogica. Nel 1960 nasce Non è mai
troppo tardi: il maestro Alberto Manzi insegna a leggere, scrivere e far di conto a milioni di adulti
analfabeti, ma il programma è seguitissimo anche dai bambini in età prescolare. Un altro
programma significativo è Una risposta per voi, condotto dal colto e affabile professore napoletano
Alessandro Cutolo, una rubrica di tuttologia rimasta in onda per quattordici anni.
La televisione unisce il Paese anche dal punto di vista linguistico, più di quanto abbiano fatto la
scuola o la letteratura.
Un caso emblematico di censura è quello di Dario Fo e Franca Rame, che nel 1962 conducevano
Canzonissima: avevano preparato uno sketch sulla sicurezza sul lavoro, che non andò mai in
onda. Fo rimase lontano dalla RAI per oltre quindici anni.
Sempre sul terreno del controllo, va ricordato il caso di Mina: nel 1961 annuncia dal palco di Studio
Uno l'avvio delle trasmissioni del secondo canale RAI, ma due anni dopo subisce l'esclusione
forzata dall'emittente per aver avuto un figlio fuori dal matrimonio, con un uomo sposato.
Enzo Biagi viene nominato direttore del Telegiornale e introduce diverse novità, ma non accetta le
pressioni dei politici di governo per addomesticare l'informazione: resiste poco più di un anno e si
dimette nel 1963. Trent'anni dopo sarà protagonista, insieme a Santoro e Luttazzi, del cosiddetto
editto bulgaro di Berlusconi, l'episodio in cui il presidente del Consiglio, da Sofia, indicò che questi
giornalisti non avrebbero più dovuto avere spazio sulla televisione pubblica.
Gli editori tradizionali (Rusconi, Mondadori) si accorsero in ritardo delle potenzialità delle tv
commerciali. Rusconi cedette per primo Italia 1, poi toccò a Mondadori cedere Rete 4: Berlusconi
divenne così l'unico vero player del mercato delle tv commerciali, dando vita a un duopolio di fatto
con la RAI e disattendendo la promessa del pluralismo.
Un capitolo a parte è il ruolo dei grandi provider, in particolare AOL, per cui la pubblicazione delle
notizie era un affare: vendevano abbonamenti, davano la possibilità di navigare nell'edicola digitale
e si tenevano l'80% dei proventi. Nel 1994 AOL ospitava già 35 giornali, tra cui Time, HotWired
(con i primi banner), National Geographic e, più tardi, New York Times e Wall Street Journal.
Uno dei "buchi" più grandi del giornalismo italiano risale al 30 aprile 1986: il primo collegamento
internet del Paese, tra il CNUCE e la stazione di Roaring Creek in Pennsylvania, opera di Stefano
Trumpy, Luciano Lenzini e Antonio Bonito. Nessun giornale se ne accorse: quattro giorni prima era
esploso il reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl, e l'attenzione era tutta lì.
[Link] e la svolta
Repubblica seppe leggere bene il momento. Nel 1996 lanciò un sito dedicato alle elezioni e mezzo
milione di persone cercarono di collegarsi. Nel 1997, sotto la direzione di Ezio Mauro, lanciò il sito
vero e proprio, con articoli e redazione dedicati, potendo contare anche sulla rispettabilità della
testata cartacea nazionale. Il Corriere si adeguò, ma con un'organizzazione di questo tipo arrivò
solo a metà degli anni Duemila.
Il primo scoop online fu invece il Sexgate che riguardava Clinton e Lewinsky. Il 17 gennaio 1998
Mike Isikoff del Newsweek aveva il pezzo pronto, ma si preferì non pubblicarlo; la sera stessa la
storia uscì sul Drudge Report di Matt Drudge. L'articolo ufficiale e completo di Isikoff uscì solo il 21
gennaio sul Washington Post. È un caso studio perfetto delle caratteristiche del giornalismo online:
è il primo grande scoop online in cui una testata online battè un giornale sull’immediatezza. Inoltre
il web cancella il blocco dell’editore e del giornalista gatekeeper: un singolo individuo con un sito
potè pubblicare ciò che un grande giornale aveva invece deciso di bloccare.
In questo panorama inizia l'era di dominio delle Big Tech, che stravolgono il business pubblicitario
facendo crollare le risorse per l'informazione tradizionale. Nel 2009 l'editoria chiede e ottiene la
proclamazione dello stato di crisi al governo Berlusconi.
I blog e My-Tv
Con tecnologie sempre più accessibili, i fruitori di internet iniziano a voler essere utenti attivi e a
scrivere in prima persona: nascono piattaforme di web publishing come WordPress o MySpace. In
Italia i blog esplodono dal 2001, con figure come Luca Sofri e Beppe Grillo. I motivi del successo
dei blog, tra il 2000 e il 2007, sono due: comunicare ciò che altrove non trova ospitalità, e
permettere il dialogo tra lettore e blogger.
Un'esperienza pionieristica fu My-Tv, la prima web tv italiana e una delle prime in Europa, che
trasmetteva in streaming. Vi presero parte personaggi importanti della cultura e della televisione:
Lucio Dalla ne fu il primo direttore artistico, mentre Gianni Canova e Mike Bongiorno avevano i loro
programmi. Gino il pollo conduceva un telegiornale irriverente e surreale.
I social vanno considerati come media non tradizionali, con caratteristiche specifiche: a basso
costo raggiungono un'audience globale; hanno meno obblighi e responsabilità rispetto ai media
tradizionali; sono il medium più reattivo, anche nella correzione degli errori; danno voce a tutti,
generando libertà ma anche approssimazione; consentono a chiunque un feedback in tempo reale,
con il rovescio della medaglia delle gogne mediatiche e degli shitstorm.
Sul fronte economico, la sostenibilità è oggi la priorità delle aziende. I principali modelli di business
sono: la pubblicità (che non rende più come un tempo ma resta una fonte); gli abbonamenti digitali
e i paywall; l'affiliate marketing; gli eventi (come il Financial Times); i corsi e le scuole (come Il Post
e Il Fatto); le donazioni e il crowdfunding (Guardian, ProPublica, De Correspondent); il branded
content.
Un caso di riferimento è l'approccio "digital first" del New York Times, che dal 2015 ha messo al
centro la produzione e la distribuzione di contenuti digitali, raggiungendo i 10 milioni di
abbonamenti (più di 9 dei quali digitali), grazie a formati innovativi, alla cura di app, sito e social, e
a prodotti come il Crossword e Wirecutter.
Per misurare le prestazioni online si usano gli strumenti di analytics, che monitorano indicatori
come visitatori unici, visite, pagine viste e tempo di permanenza. Il traffico è l'indice di popolarità e
di engagement di un sito, ma con l'evolvere dei modelli di business cambia anche la rilevanza dei
singoli indicatori.
Quanto al rapporto tra SEO e giornali: oltre il 90% del mercato dei motori di ricerca è in mano a
Google, che genera circa il 40% del traffico degli editori. Per questo l'ottimizzazione degli articoli è
diventata fondamentale, perché dalla SEO dipende il posizionamento nella pagina dei risultati
(SERP). È cambiata anche la "vita" degli articoli: l'homepage non è più la porta di accesso, e con
Google prima e i social poi gli articoli vivono una vita solitaria, come singole URL che rimbalzano.
Per questo i giornali hanno introdotto figure come il SEO expert o il Director of Instagram.
L'era della "post-verità" (post-truth, parola dell'anno per l'Oxford English Dictionary) è quella in cui
la verità diventa opzionale, asservita alla "bellezza": manca un'analisi critica e si accettano le
informazioni su base emotiva. Le persone tendono ad accettare un'informazione sbagliata per atto
di fede se conferma il loro sistema di credenze: in psicologia cognitiva si chiama pregiudizio di
conferma.
L'information overload è il sovraccarico informativo: già nel 2008, prima del dominio dei social, il
cittadino statunitense medio consumava 24 gigabyte di contenuti e 100.000 parole di informazioni
al giorno. Dal 1980 al 2008 il numero di byte consumati è aumentato del 6% all'anno, per un
+350% in 28 anni. Da qui i concetti di information fatigue syndrome e infodemia.
L'informazione può inoltre essere usata in modo strumentale da chi detiene il potere, attraverso la
propaganda, motivi securitari o la costruzione dell'accettazione di un conflitto: è la cosiddetta
guerra dell'informazione. Da qui l'invito a leggere la realtà, e i giornali, con consapevolezza.
Il podcast è un mercato in forte espansione, amato dagli under 35, molto vario nei contenuti e nelle
forme (rassegne stampa, interviste, analisi, reportage, storytelling). Funziona perché è accessibile:
lo si consuma dove, come e quando si vuole. In Italia va molto forte il genere crime, e le principali
compagnie sono Chora Media e One Podcast.
Semafor è un esempio di nuovo modello: fondato da Ben Smith, uno dei più importanti media
reporter statunitensi (ex BuzzFeed News e New York Times), punta su una nicchia specifica ed
elitaria — professionisti istruiti, di lingua inglese, in cerca di una fonte affidabile — e su newsletter
verticali curate da giornalisti specializzati. La sua tesi: i giornali non possono più affidarsi ai social,
perché non garantiscono il successo di un progetto di qualità.
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, negli Stati Uniti, il New Journalism porta questa tendenza al
massimo grado: giornalisti e scrittori come Truman Capote, Tom Wolfe, Norman Mailer e Gay
Talese iniziano a usare tecniche tipiche della narrativa (scene, dialoghi, personaggi, montaggio,
suspense) per raccontare fatti reali. Il caso più celebre è A sangue freddo di Truman Capote
(1966), ricostruzione dell'omicidio della famiglia Clutter: una "non-fiction novel", costruita come un
romanzo ma basata su fatti e testimonianze. Il New Journalism dimostra che il giornalismo può
usare strumenti narrativi potenti, ma pone una domanda ancora attuale: fino a che punto si può
rendere "bella" una storia vera senza deformarla?
Sul versante digitale, un caso studio è Snow Fall del New York Times, considerato un possibile
inizio di una nuova era per il giornalismo. Anche le redazioni italiane hanno iniziato a produrre
longform; va però ricordato che produrre articoli di questo tipo richiede risorse e tempo, e per
questo molti longform sono branded content sponsorizzati dalle aziende.
Le tendenze globali
Il contesto mondiale è caratterizzato da profonda incertezza: disuguaglianze economiche e sociali,
conflitti geopolitici, mutazione degli equilibri e delle alleanze internazionali, crisi climatiche. Ci si
aspetterebbe che, in un simile scenario, il giornalismo prosperi e che le persone abbiano fame di
informazione; i dati raccontano però l'opposto.
Il giornalismo tradizionale è in crisi rispetto ai social, alle piattaforme video e agli info-encer; le
aziende sono in difficoltà economica e la recessione costringe a ripensare i modelli di business,
con l'incognita aggiuntiva dell'intelligenza artificiale; e nessuno sembra voler pagare per
l'informazione online.
I dati principali
• Interesse: solo il 46% delle persone si dice interessato alle news, contro il 63% del 2017. La
percentuale scende al 36% nella fascia 18-24 anni, con i dati peggiori nei Paesi
politicamente polarizzati.
• Fiducia: resta stabile al 40% a livello globale (-4% rispetto al picco del 2021); nella fascia 18-
24 anni scende al 38%.
• Elusione selettiva: il 40% evita le notizie emotivamente faticose, soprattutto tra i giovani
(42% nella fascia 18-24) e tra chi ha livelli di istruzione più bassi.
• Pagamento: solo il 15% degli intervistati paga per le news online. In Italia la quota è del 9%
(15% nella fascia 18-24), in Germania del 13%, in Francia dell'11%; nei venti Paesi più ricchi
sale al 18%.
Il video: i luoghi principali dove si consumano i video di news sono le piattaforme online (72%)
piuttosto che i siti web degli editori (22%), il che aumenta le sfide della monetizzazione. Per il
business degli editori è fondamentale un contatto diretto con il pubblico, così da ottenere ricavi
tramite le sottoscrizioni. Lo sguardo al futuro indica una preferenza per formati più accessibili,
informali e divertenti, spesso forniti da influencer e consumati tramite TikTok, Instagram e
YouTube.
Esiste una correlazione tra fiducia e libertà di informazione, come mostra la classifica annuale di
Reporter Senza Frontiere (RSF): la Grecia, 69ª, ha una fiducia del 22%; la Norvegia, 1ª, una
fiducia del 55%, e lì il 40% dei cittadini paga per un sito di informazione.
Secondo RSF, l'Italia è in 49ª posizione per una serie di motivi: i conflitti di interesse tra editori e la
minaccia della concentrazione dei media; l'autocensura dei giornalisti, sia per conformarsi alla
linea editoriale (anche a causa della precarietà e del lavoro freelance) sia per evitare cause per
diffamazione o altre azioni legali (le cosiddette SLAPP, querele temerarie a scopo intimidatorio); la
"legge bavaglio" che impedisce ai giornalisti di pubblicare il testo delle ordinanze di custodia
cautelare; la debolezza economica, con media sempre più dipendenti da entrate pubblicitarie e
sussidi statali; la polarizzazione della società; e la questione della sicurezza dei giornalisti, esposti
alla criminalità organizzata e alle pressioni politiche.
Tra il 2021 e il 2024 le copie digitali vendute tra il 10 e il 30% del prezzo intero sono cresciute del
44%, ma con controindicazioni importanti: margini di guadagno quasi nulli e svalutazione del
valore percepito del "prodotto" giornalistico. Servono però a ottenere più dati dagli abbonati.
Sempre nel periodo 2021-2024, i ricavi combinati da diffusione e pubblicità della stampa sono
diminuiti globalmente di 9,8 miliardi di dollari, mentre quelli da digitale sono cresciuti di 2,9 miliardi,
riequilibrando per meno di un terzo la perdita.
Infine, secondo l'AGCOM, i siti di informazione raggiungono ogni mese quasi 40 milioni di utenti,
una platea comparabile a quella dei social media; ma il tempo speso racconta un'altra storia: poco
più di un'ora al mese sui siti di news, contro oltre 20 ore sulle piattaforme social. A ciò si aggiunge
il fenomeno del consumo incidentale: sui social l'informazione capita mentre ci si intrattiene,
annacquata nel flusso del feed, con un impatto anche sulla diffusione delle fake news.
Il framing
Il framing non racconta cosa è successo, ma spiega cosa significa ciò che è successo: è il modo in
cui un fatto viene incorniciato, il contesto narrativo in cui è inserito, e serve a orientare il lettore su
come interpretarlo. Un giornale può selezionare alcuni aspetti piuttosto che altri e renderli più
salienti, agendo sul titolo, sulla scelta delle parole, sulle foto o sull'ordine in cui dispone le
informazioni.
Il framing può servire a indirizzare il lettore o a dargli un senso chiaro e immediato di ciò che è
accaduto, in modo confortante o tale da rinforzare i suoi bias cognitivi. Poiché può modificare il
modo di pensare e di agire delle persone, non è solo una tecnica giornalistica ma sconfina nel
marketing. Un esempio classico è la copertura delle proteste: si possono enfatizzare i disagi
causati ai cittadini, i momenti di tensione e gli episodi di violenza, oppure i motivi reali della
protesta; il frame scelto sposta l'attenzione dal cuore del problema a elementi secondari o
sensazionalistici.
La scelta delle parole non è mai neutrale. Il framing a volte è deliberato, con intento politico o
narrativo; altre volte è inconsapevole, frutto di abitudini giornalistiche o di bias. L'idea che le notizie
siano trasmesse senza alcuna cornice è irrealistica, e forse non è neppure l'obiettivo della
professione: parte della missione del giornalismo è dare un senso agli eventi e rendere
comprensibili le dinamiche di una società complessa. Servono però maggiore consapevolezza e
maggiore varietà, perché il rischio è che la maggior parte dei fatti venga inserita nella stessa
cornice — quella desiderata dalle istituzioni e dai centri di potere — difendendo, più o meno
volontariamente, lo status quo.
L'attacco
L'attacco è l'invito alla lettura: le prime righe devono catturare il lettore e possono decidere se un
articolo merita o meno di essere letto. Qualifica il lavoro, e le firme importanti ci tengono molto —
al punto che, nel tentativo di essere brillanti, può comparire una sorta di "blocco dello scrittore". Di
solito è più curato sulla carta che sul digitale, ma dipende da molti fattori, a partire
dall'organizzazione del lavoro e dal numero di articoli che un redattore scrive ogni giorno; i pezzi
firmati tendono a essere curati maggiormente.
Si può partire esponendo il fatto oppure concentrandosi su un particolare. L'attacco può essere
un'enunciazione, la descrizione di una situazione, una dichiarazione o un interrogativo. L'attacco
cambia molto a seconda del mezzo: per un servizio radiofonico deve essere ancora più efficace,
perché l'ascoltatore è spesso distratto e va fatto "drizzare le orecchie" subito; in televisione è
anche la scelta della giusta immagine a determinare la riuscita dell'attacco, perché lo spettatore
prima guarda e poi si chiede cosa sta guardando.
L'apertura, l'editoriale e l'immagine principale formano il "palco alto" del giornale; l'editoriale è la
posizione del giornale su un determinato argomento. I pezzi e le foto a centro pagina compongono
il "taglio medio", mentre i pezzi a fondo pagina compongono il "taglio basso". In quest'ultima zona
la tradizione colloca il cosiddetto fogliettone: un tempo dedicato a un racconto a puntate, oggi
accoglie pezzi o rubriche più leggere.
Il titolo
Il titolo riassume l'essenza della notizia e il taglio che il giornale ha voluto darle. Non deve saziare il
lettore, ma solo "ingolosirlo". Come diceva Umberto Eco, è attraverso i suoi titoli che un giornale fa
arrivare i suoi messaggi fondamentali. Esistono due grandi famiglie di titoli.
• Titoli enunciativi: sono in genere la scelta obbligata delle grandi testate di informazione, sia
su carta sia online. In alcuni casi la magnitudo della notizia impone addirittura lo stesso titolo
a più testate (come per l'uccisione di Osama Bin Laden nel 2011).
• Titoli paradigmatici: hanno parentela con i layout pubblicitari. In Italia il maestro della
titolazione paradigmatica è Il Manifesto, i cui titoli sono quasi sempre strettamente abbinati a
un'immagine e spesso molto coraggiosi. La forzatura del titolo paradigmatico può però
portare alla volgarità.
Nell'informazione radiofonica e televisiva la titolazione è sempre enunciativa, spesso rinforzata da
elementi descrittivi, in modo che lo spettatore abbia tutte le informazioni essenziali nel minor tempo
possibile.
La scrittura oggettiva, al contrario, riduce al minimo la presenza esplicita del giornalista: non
racconta "che cosa mi è successo" ma "che cosa è successo", e la forza narrativa nasce dalla
precisione della scena e dalla disposizione delle informazioni. Un esempio è Bernardo Valli con
"Ultimo giorno in Vietnam", dedicato alla caduta di Saigon, in cui il giornalista resta sullo sfondo e
costruisce il racconto attorno a un personaggio, un luogo e un momento storico. Fuori dall'Italia, un
altro modello è John Hersey con Hiroshima, grande esempio di reportage anglosassone in terza
persona: racconta l'esplosione della bomba atomica attraverso le vite di sei sopravvissuti, senza
esibire la propria presenza, e l'effetto emotivo nasce proprio dalla sottrazione.
Sul controllo dei virgolettati vale un principio di autonomia. L'intervistato ha diritto a controllare ciò
che gli viene attribuito, ma non a riscrivere l'intero articolo: se lo chiede, il giornalista può inviargli i
virgolettati delle risposte o, al massimo, la sequenza di domande e risposte, ma non è tenuto a far
leggere introduzione, titolo, sommario o impostazione complessiva. Se una frase riportata non
corrisponde al pensiero dell'intervistato è corretto correggerla; ma se costui vuole sostituire
dichiarazioni già rese con nuove dichiarazioni, il giornalista può mantenere il testo originario,
segnalando eventualmente il cambio di posizione.