L’ASSEMBLEA
I modelli organizzativi
La società per azioni si caratterizza per la presenza di tre distinti organi:
a) L’assemblea dei soci
b) L’organo amministrativo
c) L’organo di controllo interno
La riforma del 2003 ha affiancato al sistema tradizionale di amministrazione e
di controllo, altri due sistemi alternativi, fra i quali la società può scegliere: il
sistema dualistico e il sistema monistico.
L’assemblea nozione e distinzioni
- L’assemblea è l’organo composto dalle persone dei soci.
- È l’organo collegiale che decide secondo il principio di maggioritario. La
volontà espressa dai soci riuniti in assemblea, che rappresentano
determinate aliquote del capitale sociale, vale come volontà della società
e vincola tutti i soci, anche se assenti o dissenzienti, purché siano
rispettate le norme che regolano il procedimento assembleare. A seconda
dell’oggetto delle deliberazioni, l’assemblea si distingue in ordinaria e
straordinaria.
In seguito alla riforma del 2003, le competenze dell’assemblea ordinaria
variano a seconda del sistema di amministrazione e di controllo adottato.
Nelle società che adottano il sistema tradizionale o quello monistico,
l’assemblea in sede ordinaria:
o Approva il bilancio
o Nomina e revoca gli amministratori, i sindaci e il presidente del
collegio sindacale
o Determina il compenso degli amministratori e dei sindaci, se non è
stabilito nell’atto costitutivo
o Delibera sulla responsabilità degli amministratori e dei sindaci
o Approva l’eventuale regolamento dei lavori assembleari
Più ristrette sono invece le competenze dell’assemblea ordinaria nelle
società che optano per il sistema dualistico.
- Rientrano comunque nella competenza dell’assemblea ordinaria tutte le
deliberazioni che non sono di competenza dell’assemblea straordinaria.
L’assemblea in sede straordinaria a sua volta delibera:
o Sulle modificazioni dello statuto
o Sulla nomina, sulla sostituzione e sui poteri dei liquidatori
o Su ogni altra materia espressamente attribuita dalla legge alla sua
competenza
- Diversi sono i quorum costitutivi e deliberativi richiesti per l’assemblea
ordinaria e per quella straordinaria. Per evitare che l’assenteismo degli
azionisti impedisca di deliberare, è poi prevista una seconda
convocazione con quorum inferiori. Si prevede che, in tutte le società, lo
statuto può prevedere convocazioni successive qualora la seconda
convocazione vada deserta.
- L’assemblea è unica e generale se la società ha emesso solo azioni
ordinarie. Quando invece sono state emesse diverse categorie di azioni, o
strumenti finanziari che conferiscono diritti amministrativi, all’assemblea
generale si affiancano le assemblee speciali di categoria. In mancanza di
diversa disciplina, alle assemblee speciali si applicano le norme dettate
per l’assemblea straordinaria, se le azioni speciali non sono quotate. Si
applica invece la disciplina dell’assemblea degli azionisti di risparmio, se
le azioni speciali sono quotate.
Il procedimento assembleare
- La convocazione dell’assemblea è di regola decisa dall’organo
amministrativo, il quale può disporre l’assemblea ogni qualvolta lo
ritenga opportuno. La convocazione dell’assemblea da parte degli
amministratori è tuttavia obbligatoria in una serie di casi:
a) Devono convocare l’assemblea ordinaria almeno una volta l’anno,
entro il termine stabilito dallo statuto che comunque non può essere a
120 giorni dalla chiusura dell’esercizio per consentire l’approvazione
del bilancio. Lo statuto può stabilire un termine maggiore, non
superiore a 180 giorni, nel caso di società tenute alla redazione del
bilancio consolidato.
b) Devono convocare senza ritardo l’assemblea quando ne sia fatta
richiesta da tanti soci che rappresentano almeno 1/10 del capitale
sociale.
Se gli amministratori non provvedono, la convocazione dell’assemblea
è ordinata con decreto dal tribunale, il quale designa anche la persona
che deve presiederla. In base all’attuale disciplina però, il tribunale
deve però preventivamente sentire l’organo amministrativo e di
controllo della società ed inoltre convocherà l’assemblea solo se il
rifiuto degli stessi risulti ingiustificato. È così posto un freno a possibili
abusi da parte dei soci di minoranza.
- La convocazione dell’assemblea deve essere poi disposta dal collegio
sindacale ogni qualvolta la convocazione sia obbligatoria e gli
amministratori non vi abbiano provveduto
- L’assemblea è convocata nel comune dove ha sede la società. Nelle
società non quotate, la convocazione è effettuata mediante avviso da
pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica. In alternativa,
attraverso avviso comunicato ai soci almeno 8 giorni prima, con mezzi
che garantiscano la prova dell’avvenuto ricevimento.
L’avviso deve contenere l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo
dell’adunanza, nonché l’elenco delle materie da trattare. Nello stesso
avviso può essere stabilito il giorno della seconda convocazione, che però
non può aver luogo nello stesso giorno fissato per la prima.
- Una volta costituita, l’assemblea è presieduta dalla persona indicata nello
statuto o, in mancanza, da quella eletta con il voto della maggioranza dei
presenti. Il presidente è assistito da un segretario designato nello stesso
modo. Inoltre, il presidente assicura che l’assemblea si svolga in modo
ordinato e nel rispetto delle norme che regolano l’attività.
- Le delibere assembleari devono essere trascritte nel verbale, sottoscritto
dal presidente e dal segretario o dal notaio. Se si tratta di assemblea
straordinaria, il verbale deve essere redatto da un notaio. I verbali
devono poi essere trascritti nell’apposito libro delle adunanze e delle
deliberazioni dell’assemblea, tenuto a cura degli amministratori.
Il verbale deve indicare la data dell’assemblea, l’identità dei partecipanti
e il capitale da ciascuno rappresentato e deve consentire l’identificazione
dei soci favorevoli, astenuti o dissenzienti. Nel verbale devono essere
inoltre riassunte le dichiarazioni dei soci.
Il verbale deve essere redatto senza ritardo, nei tempi necessari per la
tempestiva esecuzione degli obblighi di deposito e pubblicazione.
Costituzione dell’assemblea. Validità delle deliberazioni
- Per essere approvate le deliberazioni devono conseguire il voto
favorevole della maggioranza dei soci prevista dalla legge o dallo statuto,
e le delibere approvate dalla maggioranza vincolano tutti i soci, anche
quelli assenti o dissenzienti.
- L’evoluzione legislativa ha poi portato a diversificare le regole dei
quorum valevoli per società che fanno ricorso al mercato del capitale di
rischio, dove maggiormente diffuso è il fenomeno dell’assenteismo dei
piccoli soci. Per queste società, l’attuale disciplina prevede che
l’assemblea si tenga in un'unica convocazione, con quorum ridotti, se lo
statuto non prevede diversamente. Perciò, mentre per le società che non
ricorrono al mercato del capitale di rischio vige un sistema di
maggioranze a pluralità di convocazioni, per quelle che fanno ricorso al
mercato del capitale del rischio opera di regola un sistema a
convocazione unica.
- Si definisce quorum costitutivo, la parte del capitale sociale che deve
essere presente in assemblea affinché essa sia validamente costituita e
possa iniziare i lavori. Si definisce quorum deliberativo, la parte del
capitale sociale che deve esprimere voto favorevole affinché una
proposta sia approvata
La disciplina del quorum costitutivo e deliberativo è comunque diversa
per l’assemblea ordinaria e straordinaria.
L’assemblea ordinaria; in prima convocazione è costituita quando è
rappresentata da almeno la metà del capitale sociale con diritto di
voto. Essa delibera con il voto favorevole della metà + 1
(maggioranza assoluta). Nessun quorum costitutivo è richiesto
invece per l’assemblea ordinaria di seconda convocazione, che può
perciò validamente deliberare qualunque sia la parte del capitale
rappresentato in assemblea. È così evitata la paralisi decisionale
dell’assemblea.
Assemblea straordinaria; la disciplina varia a seconda che la
società faccia o meno ricorso al mercato del capitale di rischio.
1. Società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio:
nella prima convocazione, non è previsto un quorum costitutivo,
ma il quorum deliberativo richiede il voto favorevole di soci che
rappresentano più della metà del capitale sociale. Il quorum
costitutivo è quindi implicito. Nella seconda convocazione, per il
quorum costitutivo serve la partecipazione di oltre 1/3 del
capitale sociale, mentre per il quorum deliberativo, almeno i
due terzi del capitale rappresentato in assemblea.
2. Società che fanno ricorso al mercato del capitale del rischio: la
disciplina è più rigida, per garantire efficienze e funzionalità. Per
il quorum costitutivo è richiesta almeno la metà del capitale
sociale, per quello deliberativo invece, almeno i due terzi del
capitale rappresentato. Nella seconda convocazione, per il
quorum costitutivo è necessario più di 1/3 del capitale sociale e
per quello deliberativo sempre almeno i 2/3 del capitale
rappresentato. Riguardo le convocazioni ulteriori, il quorum
costitutivo richiede almeno 1/5 del capitale sociale, mentre
quello deliberativo sempre 2/3 del capitale rappresentato.
- Lo statuto può aumentare le maggioranze richieste per l’assemblea
ordinaria in prima convocazione e per l’assemblea straordinaria. Inoltre,
può prevedere quorum più alti anche per la seconda convocazione
ordinaria.
- Riguardo le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, lo
statuto stabilisce che le assemblee di queste società si tengono in
un'unica convocazione
Il diritto di intervento. Il diritto di voto
Possono intervenire in assemblea, insieme ad amministratori e sindaci, coloro a
cui spetta il diritto di voto, quindi gli azionisti con diritto di voto, nonché i
soggetti che pur non essendo soci hanno diritto di voto, come l’usufruttuario o
il creditore pignoratizio. In base all’attuale disciplina il diritto di intervento non
compete invece agli azionisti sena diritto di voto (es. azionisti di risparmio). In
proposito, oggi vige una fondamentale distinzione fra società non quotate e
società con azioni quotate (negoziate nei mercati di strumenti finanziari).
Per le società non quotate, la condizione che legittima il socio a partecipare e
votare in assemblea è la titolarità del diritto di voto nel giorno stesso
dell’adunanza.
Per le società quotate invece, la regola è diversa e più rigorosa, per garantire
certezza e trasparenza del mercato. Il diritto di partecipare si accerta con
riferimento ad una data precisa, ovvero il settimo giorno di mercato aperto
precedente la data dell’assemblea. Il socio che possiede le azioni in quella data
ha diritto a partecipare, anche se le vende dopo. Le azioni acquistate invece
dopo la data prefissata, non danno diritto di partecipazione a quella assemblea.
Per le azioni dematerializzate, cioè non rappresentate da titoli cartacei ma
gestite tramite sistemi accentrati, il diritto di intervento si basa su una
comunicazione dell’intermediario finanziario 8banca o società di gestione titoli)
che certifica chi era il titolare alla record date.
La rappresentanza in assemblea
Gli azionisti possono partecipare all’assemblea sia personalmente sia per
mezzo di rappresentante. Infatti, l’istituto della rappresentanza in assemblea
consente la partecipazione indiretta di piccoli azionisti alla vita della società e
agevola il raggiungimento delle maggioranze assembleari nelle società con
diffuso assenteismo dei soci. Coloro ai quali spetta il diritto di voto, possono
farsi rappresentare in assemblea. Nelle società che non fanno ricorso al
mercato del capitale di rischio, però, lo statuto può escludere o limitare tale
facoltà. Inoltre, la delega deve essere conferita per iscritto e deve contenere il
nome del rappresentante. Il rappresentante, a sua volta, può farsi sostituire da
altri solo se la delega lo prevede. La delega è sempre revocabile.
Inoltre, altre e più intense limitazioni sono previste per le società non quotate.
Limiti all’esercizio del voto. Il conflitto di interessi
Con l’esercizio del diritto di voto il socio concorre alla formazione della volontà
sociale in proporzione del numero di azioni possedute. L’esercizio del diritto di
voto è di regola rimesso all’apprezzamento, il quale deve però esercitarlo in
modo da non arrecare danno al patrimonio della società. Infatti, le
deliberazioni assembleari sono annullabili solo se la maggioranza si sia ispirata
esclusivamente ad interessi extrasociali, con danno per la società. La delibera
adottata con il voto del socio in conflitto di interessi non è annullabile. Per far si
che venga annullata è necessario che ricorrono due condizioni:
a) Che il suo voto sia stato determinante
b) Che la delibera possa danneggiare la società
In particolare, se non ricorre l’ultima condizione la delibera resta inattaccabile
anche se approvata con voto determinante del socio in conflitto di interessi.
La disciplina del conflitto di interessi consente di reprimere gli abusi della
maggioranza a danno del patrimonio sociale. Si può tuttavia verificare che una
deliberazione sia adottata dalla maggioranza per danneggiare non la società,
ma i soci di minoranza. Es. si delibera di aumentare il capitale sociale al solo
fine di ridurre la quota di partecipazione di un socio di minoranza
impossibilitato a sottoscrivere l’aumento. Altro esempio classico: la
maggioranza delibera lo scioglimento anticipato della società per costituirne
subito dopo un’altra senza un socio gradito.
In tutti questi casi non è annullabile, dato che la società non subisce alcun
danno patrimoniale. Dottrina e giurisprudenza non sono però insensibili
all’esigenza di reprimere gli abusi della maggioranza a danno esclusivo della
minoranza. Si arriva così ad affermare l’annullabilità della delibera quando la
stessa sia ispirata dal solo scopo di danneggiare i singoli soci.