Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
1 visualizzazioni12 pagine

Note Short

Questo documento fornisce indicazioni per la scrittura di una tesi di laurea magistrale, evidenziando l'importanza della supervisione e della formulazione di una domanda di ricerca. La tesi deve dimostrare capacità di ricerca e originalità, con una struttura logica e un'adeguata revisione della letteratura. Gli studenti sono incoraggiati a lavorare in modo autonomo, seguendo le linee guida dell'Università di Trento e collaborando attivamente con il relatore.

Caricato da

m.giammarini
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
1 visualizzazioni12 pagine

Note Short

Questo documento fornisce indicazioni per la scrittura di una tesi di laurea magistrale, evidenziando l'importanza della supervisione e della formulazione di una domanda di ricerca. La tesi deve dimostrare capacità di ricerca e originalità, con una struttura logica e un'adeguata revisione della letteratura. Gli studenti sono incoraggiati a lavorare in modo autonomo, seguendo le linee guida dell'Università di Trento e collaborando attivamente con il relatore.

Caricato da

m.giammarini
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

Alcune note sulla tesi di laurea

Sommario
Loris Gaio Lo scopo di questo documento è definire alcuni elementi
salienti per affrontare lo sviluppo di una tesi di laurea. Le
Dipartimento di Economia e Management
indicazioni di questa nota sono rivolte in prevalenza agli
Università degli Studi di Trento
studenti magistrali e si prefiggono di (1) chiarire la natura
Via Inama, 5
dell’elaborato di tesi magistrale e il ruolo del supervisore nel
38122 — Trento (I)
suo sviluppo e (2) fornire indicazioni generali sul processo di
[Link]@[Link]
redazione, in particolare su aspetti di struttura e forma del
documento di tesi. Nel documnento non sono richiamati
dettagli di natura burocratica; per essi, il candidato deve in
ogni caso fare riferimento alla documentazione ufficiale pro-
Febbraio 2026
dotta dal Supporto Studenti di Economia e Management.
[Work in progress; NON CITARE!]
1 Natura e obiettivi
Questo documento ha l’obiettivo di fornire qualche indicazione di carattere generale per affron-
tare le sfide poste dalla scrittura della tesi di laurea magistrale; per un approccio approfondito
e sistematico è opportuno consultare fonti più autorevoli (Eco, 2011; Serafini, 2009).
La tesi di laurea magistrale è paragonabile a un esame finale che gli studenti devono superare
per laurearsi; una condizione necessaria è lo sviluppo di un saggio accademico approfondito
e strutturato che mette alla prova la capacità del candidato di esplorare e presentare risultati
originali e di applicare le conoscenze e le metodologie acquisite durante il programma di studi
per sostenere e dimostrare ipotesi originali. In generale, gli studenti saranno liberi di scegliere
un argomento tra quelli presentati durante i corsi e di formulare una domanda di ricerca. In
alternativa, la tesi può sviluppare temi specifici esplorati durante l’esperienza di tirocinio. In
ogni caso, l’argomento della tesi deve essere concordato con il relatore.
Rispetto alla prova finale sostenuta al termine degli studi triennali, la tesi di laurea magistrale
rappresenta un’esperienza senza dubbio più complessa per durata e per impegno. Lo scopo
della tesi magistrale è infatti attestare l’acquisizione, da una parte, di conoscenze e compe-
tenze specialistiche nel settore di studio; dall’altra, di una formazione avanzata che mostri in
particolare autonomia critica e capacità di ricerca.
La tesi magistrale va dunque intesa come il risultato di un lavoro di indagine, non necessaria-
mente empirica, purché con carattere di originalità: l’elaborato, partendo dallo stato di cono-
scenza dell’oggetto di ricerca, e sulla base di un adeguato approfondimento della letteratura e
dello stato del dibattito scientifico, deve poi andare oltre e tradursi concretamente in un con-
tributo originale da parte del laureando allo studio dell’argomento prescelto che, in genere, è
specifico e circoscritto. La tesi deve soprattutto configurarsi come produzione autonoma di
contenuti, scientificamente e metodologicamente fondati, che non devono evidenziare alcuna
forma di plagio.
Lo sviluppo di una tesi magistrale può costituire anche un’occasione fondamentale per l’acqui-
sizione di competenze metodologiche specifiche, ad esempio di carattere quantitativo o qualita-
tivo o di indagine sul campo. Attraverso lo sviluppo di una tesi di laurea magistrale si possono
quindi esplorare e consolidare conoscenze e competenze esclusive, difficilmente rinvenibili in
altre opportunità di un cursus studiorum.
Il termine “tesi” ne definisce anche il significato: in estrema sintesi, è riconducibile al lavorare
attorno a un argomento (la tesi, appunto) che non può quindi assumere la forma di una mera
descrizione, ma deve legarsi a un obiettivo, una congettura o una domanda di ricerca, spesso
articolata su ipotesi, a loro volta confutate o confermate attraverso lo sviluppo e l’applicazione
di un approccio metodologico.
Il processo di sviluppo di una tesi si realizza anche attraverso la supervisione di un relatore, che
supporta il candidato orientando il processo di ricerca e lo aiuta con un feedback costruttivo.
Tuttavia, la responsabilità di formulare il quesito di ricerca, di reperire la letteratura pertinente,
di raccogliere il materiale empirico, di discutere i risultati e di trarre le conclusioni dello studio,
sono in capo allo studente.
La tesi deve essere redatta in lingua italiana oppure in inglese per le lauree in lingua e deve essere
difesa davanti alla Commissione di laurea durante un esame pubblico.
In relazione al numero di crediti formativi associato alla prova finale, la lunghezza orientativa
dell’elaborato finale per una tesi magistrale oscilla fra 100 e 150 cartelle, ciascuna di circa 2 000
battute (compresi spazi, tavole, figure, tabelle, grafici, note bibliografiche etc.), per un totale di
circa 200/300 mila battute.

1
Allo studente è richiesto, pertanto, un impegno che, orientativamente, va da un minimo di sei
ad un massimo di dieci mesi di lavoro. L’elaborato viene sviluppato autonomamente dal lau-
reando sotto la supervisione di un relatore che fornirà l’assistenza necessaria allo svolgimento
del lavoro e alla sua discussione. È auspicabile che lo studente concordi l’assegnazione del pro-
getto all’inizio dell’ultimo anno di corso e, in ogni caso, con un congruo anticipo sugli ultimi
esami, così da poter avviare in parallelo al completamento delle prove curriculari il lavoro sulla
tesi. Spetta in ogni caso al relatore la responsabilità di stabilire quando lo studente è pronto a
sostenere la presentazione e la difesa della tesi davanti a una commissione.

2 Elementi per lo sviluppo della tesi di laurea


2.1 La supervisione
Il processo di supervisione si articola, a grandi linee, lungo alcune fasi abbastanza ben distinte.
Normalmente, lo studente identifica un ambito o un argomento della tesi e contatta il relatore;
in caso di approvazione da parte del relatore, questi e lo studente organizzano uno o più in-
contri per definire il formato della tesi, la domanda di ricerca e la metodologia da adottare, su
proposta dello studente. Sarebbe auspicabile che lo studente abbia già svolto un lavoro prelimi-
nare sull’argomento: in questo modo, i commenti del supervisore potranno essere più specifici
e costruttivi. In seguito, lo studente inizia il processo di ricerca e rimane in costante contatto
con il supervisore, che fornirà un feedback e lo aiuterà durante il processo di ricerca e leggerà
e revisionerà le bozze delle varie parti dell’elaborato.
In sintesi, il relatore di tesi ha due compiti principali: (1) in primo luogo, soprattutto nella
fase iniziale del processo, supervisiona il lavoro dello studente e fornisce un feedback; (2) se
lo studente dovesse incontrare qualche difficoltà durante il processo di ricerca o per qualche
motivo è costretto a ritardarlo, può intervenire per contribuire a risolvere eventuali problemi;
non aspettate quindi a chiedere indicazioni o suggerimenti.
Per questioni organizzative, la supervisione non è garantita o comunque rallentata durante le
vacanze (ad es. pause di Natale e di Pasqua, vacanze estive) e quindi tale attività va concordata
e organizzata in anticipo con il relatore.
Lo studente rimane responsabile della propria tesi, lavora in modo indipendente e segue gli
accordi e i feedback del relatore e le regole e le linee guida dell’Università di Trento. Gli stu-
denti devono ricordare che la stesura della tesi è un lungo processo di scrittura e riscrittura; il
supervisore può indicare direzioni, fornire critiche, dare suggerimenti più o meno dettagliati,
ma va messo in conto che ostacoli e difficoltà sono inevitabili.

2.2 Struttura logica e argomento della tesi


Per iniziare il processo di ricerca, un aspetto importante legato al formato della tesi è l’ela-
borazione della domanda di ricerca. La base di ogni tesi è una o più domande di ricerca che
possono dare luogo a ipotesi. L’elaborazione di una domanda di ricerca può richiedere tempo
ed energie.
Prima di accingersi a scrivere la tesi di laurea, è necessario redigere uno schema dei diversi temi
che si vogliono affrontare, organizzato in punti e sottopunti. Tale griglia orientativa serve a
collocare gli argomenti al giusto livello gerarchico e nella sequenza corretta, evitando possibili
lacune o ridondanze argomentative. Non è affatto necessario che, al momento di iniziare, lo
schema sia completo, e men che mai definitivo: si può completarlo, dettagliarlo, modificarlo

2
via via che si procede nella stesura e le idee emergono e si articolano; l’importante è, tuttavia,
tenerlo sempre presente come guida per il processo di redazione.
Un metodo efficace per strutturare i contenuti dell’elaborato finale è appuntare tutte le idee
chiave correlate al tema di interesse, per poi raggrupparle in cluster in base all’affinità con l’ar-
gomento centrale (rapporti di genere/specie, antecedente/conseguente, causa/effetto, proble-
ma/soluzione, etc.). È necessario attribuire un sintetico titolo a ciascun cluster di argomenti:
riuscirci è la prova che vi è un filo conduttore che li riunisce; in caso contrario, occorrerà invece
rimetterne in discussione la struttura interna.
Tutti gli argomenti iniziali dovrebbero trovarsi a un livello di generalità sufficientemente omo-
geneo. Essi devono poi essere ordinati in una scaletta secondo un criterio che potrà essere, in
genere, diacronico, se si passa in rassegna la letteratura specialistica in ordine temporale, oppure
logico, cioè dall’argomento più generale a quello più specifico (Serafini, 2009).
Come accennato in precedenza, la tesi di laurea va sviluppata inizialmente partendo da una ras-
segna critica della letteratura scientifica che consenta di ricostruire in modo adeguato il back-
ground teorico, alla quale far seguire eventualmente la realizzazione di una ricerca empirica
con carattere di originalità. Le modalità attraverso le quali si forma la conoscenza ammettono
la possibilità di integrare e corredare tali modelli tradizionali con fonti di taglio diverso, come
ad esempio siti web o pagine internet. In questo caso, la ricostruzione bibliografica potrà tener
conto di tali fonti, ma non in numero maggiore rispetto alle fonti bibliografiche tradizionali.
Qualunque sia la prospettiva di lavoro prescelta, è indispensabile che il lavoro del laureando
renda conto della personale capacità critica e argomentativa: anche per questo, la tesi va ac-
compagnata da un impianto bibliografico e metodologico che dia conto in modo ordinato e
rigoroso del dibattito scientifico nell’ambito disciplinare prescelto.
Il punto di partenza del processo di redazione è quindi la ricostruzione critica della lettera-
tura accademica sull’argomento di interesse, al fine di elaborare alcune idee da discutere con
il relatore. Lo studente deve identificare una o più domande che meritino di essere affronta-
te attraverso un’analisi originale. La domanda può rappresentare una questione del dibattito
scientifico sull’argomento scelto che non è ancora stata completamente risolta. Lo studente
contribuirà quindi al dibattito conducendo un’analisi dei materiali di partenza, che lo porterà
a formulare argomentazioni e conclusioni.

2.3 Struttura della tesi e processo di redazione


Come visto, la redazione dell’elaborato dovrebbe iniziare dalla costruzione di una scaletta o un
indice più o meno dettagliati. La scaletta delle idee, o almeno un abbozzo di indice, consente
di perseguire un duplice scopo: (1) dare struttura alle informazioni che si raccolgono e alle
principali idee sulle quali si articola la tesi e (2) definire uno strumento di orientamento e
navigazione, fondamentali per governare il processo di sviluppo dell’elaborato.
La struttura della tesi può essere articolata su piani giustapposti nello stesso capitolo nel quale
si alternano teoria e analisi empirica; oppure, più di frequente, contrapposti tra capitoli; in
questo caso si antepongono i capitoli contenenti gli elementi di inquadramento teorico, che
serviranno successivamente a sviluppare l’analisi empirica.
L’elaborato non va necessariamente realizzato in modo seriale a partire dall’introduzione; anzi,
questa sezione è l’ultima che va affrontata. In genere, è conveniente identificare le ipotesi teori-
che alla base della tesi, occupandosi dell’analisi empirica solo in seguito. In altri casi, potrebbe
risultare più opportuno valutare i dati empirici a disposizione, allo scopo di comprendere il
potenziale per lo sviluppo della tesi, iniziando ad esempio con una prima descrizione del caso
di studio. La raccomandazione è che ci sia coerenza e continuità tra i due piani del lavoro,

3
evitando in particolare che vengano violati ipotesi o costrutti logici. Se, ad esempio, si è svolto
un tirocinio finalizzato alla tesi di laurea, è possibile iniziare a descrivere gli elementi più gene-
rali dell’azienda o dell’organizzazione che costituisce il caso studiato nella tesi; l’applicazione
di metodi di analisi specifici ed approfonditi dovrebbe aver luogo solo dopo avere definito, al-
meno nei tratti fondamentali, gli elementi teorici dei quali ci si servirà per l’articolazione delle
domande di ricerca e delle relative ipotesi di lavoro.
Indicazioni più precise ed accurate su questi e altri aspetti del processo di sviluppo delle idee e
sulla trasformazione in forma scritta si possono trovare in Serafini (2009) e Silvia (2014).
In conformità con il modello del saggio teorico e sulla base del metodo suggerito in precedenza,
l’elaborato deve essere suddiviso logicamente e gerarchicamente per capitoli, paragrafi e sotto-
paragrafi, numerati in modo sequenziale e identificati da un titolo. Analogamente, anche gli
eventuali oggetti grafici (tavole, tabelle, grafici, figure etc.) utilizzati nel lavoro vanno numerati
e identificati da una didascalia, con indicazione della fonte di origine.
In ogni caso, in coerenza con gli schemi in uso all’interno della comunità scientifica, il testo
dovrà essere corredato dai seguenti elementi:

• uno o più paragrafi dedicati alle note metodologiche, al fine di illustrare le principali
modalità di svolgimento del lavoro (oggetto/i di analisi, tempistiche, strategie e tecniche
utilizzate etc.);

• un congruo corredo di tavole, tabelle, grafici, figure, citazioni etc. volti a supportare
l’esposizione dei principali risultati del lavoro;

• un’apposita sezione conclusiva, alla quale sarà riservata una discussione critica dei princi-
pali risultati e, in particolare, del significato che tali esiti assumono rispetto agli obiettivi
di partenza;

• un sintetico apparato di note di approfondimento, numerate in ordine progressivo all’in-


terno di ogni capitolo e, per favorirne la leggibilità, preferibilmente posizionate a piè di
pagina (anziché a fine sezione).

Più dettagliatamente, il saggio dovrà essere strutturato in base alle seguenti sezioni:

• un frontespizio, recante le necessarie intestazioni e informazioni amministrative;

• un indice analitico, completo di rimandi ai numeri di pagina, che potrà essere preferibil-
mente compilato in modalità automatica con un programma di elaborazione testi;

• un’introduzione critica, atta a enunciare lo scopo del lavoro e le sue principali chiavi di
lettura, contestualizzandone in particolare gli elementi di originalità e rilevanza;

• un numero variabile di capitoli per ciascuno dei sottotemi autonomi affrontati all’interno
del lavoro, i quali saranno a loro volta suddivisi in paragrafi e capoversi;

• una sezione dedicata alla formulazione di sintetiche note conclusive, che riepiloghino i
principali risultati del lavoro e/o i suoi possibili sviluppi futuri;

• una bibliografia finale, che riporti gli estremi di tutti i documenti (libri, saggi, articoli,
rapporti, siti etc.) citati all’interno dell’elaborato;

• eventuali appendici e allegati.

4
L’indice di una tesi di laurea è quindi solitamente composto da una serie di elementi in sequenza,
come indicato nell’elenco riportato qui di seguito:

FRONTESPIZIO
DEDICA (non obbligatoria)
RICONOSCIMENTI (non obbligatori)
INDICE ANALITICO
ELENCO DELLE ABBREVIAZIONI (se applicabile)
ELENCHI DELLE FIGURE E TABELLE (se applicabile)
PREFAZIONE (non obbligatoria)
INTRODUZIONE
CAPITOLO 1
CAPITOLO 2
...
CONCLUSIONI
APPENDICI (non obbligatorie)
BIBLIOGRAFIA
SITOGRAFIA

Il frontespizio deve contenere le seguenti informazioni: un’intestazione, il titolo della tesi;


l’indicazione: "tesi di laurea magistrale"; nome e cognome del candidato (autore); nome e
cognome del relatore (Prof. XY); l’anno accademico.
Subito dopo il frontespizio, si inserisce l’indice, che elenca gli elementi che compongono la
tesi: parti (blocchi di capitoli), capitoli e sezioni numerati progressivamente. Le parti sono
numerate con numeri romani ( I, II, III, ecc.), i capitoli con numeri arabi ( 1, 2, 3, ecc.) e le
sezioni con numerazione progressiva su più livelli, come segue: 1.1, 1.2; ulteriori suddivisioni
vanno sviluppate in modo analogo: 1.1.1, 1.1.2, [Link], e così via.
Ogni figura e tabella deve avere un titolo individuale e un riferimento alla fonte. Anche le figure
e le tabelle utilizzate nel testo devono essere numerate progressivamente; la sequenza si riflette
nel rispettivo elenco. Figure e tabelle devono essere sempre citate dal testo e il loro contenuto
deve essere commentato.
L’elaborato può presentare anche alcuni elementi opzionali, tra i quali: la dedica, una prefa-
zione, un elenco delle abbreviazioni/acronimi o un glossario dei termini utilizzati nel testo,
nonché i ringraziamenti. La prefazione è una sezione separata dall’introduzione che presenta
informazioni inerenti le origini e il contesto della tesi. La prefazione può essere usata anche
per ringraziare chiunque abbia aiutato nella stesura dell’elaborato.
Le sezioni più importanti della tesi sono l’introduzione e le conclusioni, che non vengono
numerate e vanno redatte con particolare accuratezza. Secondo un approccio consolidato,
l’introduzione deve contenere una esposizione di questi elementi:

• gli obiettivi della tesi e la rilevanza degli argomenti affrontati;

• i principali filoni di analisi o di ricerca ai quali la tesi fa riferimento;

• una descrizione generica dell’approccio metodologico utilizzato;

• uno schema della tesi (i punti principali presentati in ogni capitolo).

L’introduzione ha lo scopo di chiarire al lettore che cosa si può aspettare dalla tesi, nonché di sti-
molare il suo interesse. Pertanto, nell’introduzione vanno presentati con cura l’argomento e gli

5
obiettivi della tesi e si giustifica l’interesse a condurre questa specifica analisi. Di seguito, l’illu-
strazione della metodologia utilizzata e lo schema della tesi aiuteranno il lettore a comprendere
meglio la tesi.
Il testo centrale dell’elaborato costituisce la parte principale del documento. Il modo con cui
strutturare e denominare i diversi capitoli è a discrezione dello studente. Tuttavia, questa parte
deve contenere alcune informazioni salienti: in primo luogo, si deve ricostruisce il background
della tesi, illustrare e articolare gli argomenti affrontati e passare in rassegna la letteratura; la
domanda o le domande di ricerca vanno presentate e discusse con chiarezza. Va quindi illustrata
in dettaglio la metodologia utilizzata e ne va esposto l’impiego su dati empirici. Infine, la
parte più importante è rappresentata dall’illustrazione dei risultati e dalla loro discussione. È
importante fornire ai lettori informazioni sufficienti per comprendere le argomentazioni e per
rendere fluido e logico il passaggio da un tema all’altro.
Il capitolo delle conclusioni, non numerato, deve riportare almeno tre aspetti fondamentali:

• l’esposizione sintetica dei risultati ottenuti;

• la valutazione critica della metodologia applicata;

• suggerimenti dell’autore per possibili linee di ricerca future (follow-up).

In generale, le conclusioni non includono nuove informazioni, ma consentono di riepilogare in


modo sintetico il quadro del lavoro realizzato e di fornire una valutazione critica dei risultati.
In particolare, va evidenziata in dettaglio l’articolazione attraverso la quale si è data risposta
alle domande di ricerca.
Per le scelte di formato del documento, si fa riferimento alla documentazione di dettaglio pro-
dotta dal Supporto Studenti di Economia e Management. Qui di seguito si danno alcune in-
dicazioni di massima che lo studente può seguire, tenendo comunque conto del fatto che deve
comunque fare riferimento alle linee guida del Supporto Studenti.
Lo studente può scegliere, entro limiti ragionevoli, il carattere che preferisce. Alcuni font fre-
quentemente utilizzati sono: Times New Roman, Garamond, Helvetica, Bookman Old Style,
Palatino, Verdana, Calibri, Arial; la dimensione preferita dei caratteri è 12pt, con interlinea di
paragrafo a 1,5 righe. È necessario lasciare un margine adeguato su entrambi i lati; ogni capi-
tolo va iniziato su una nuova pagina. L’impostazione della pagina non deve essere caotica: non
utilizzare troppe caselle di testo e un numero eccessivo di livelli di sottotitoli numerati.

2.4 Costruire la bibliografia


In nessun caso la ricerca bibliografica può esaurirsi nel web. Fra le competenze dello studen-
te che la tesi di laurea deve accertare vi è infatti quella di saper formare autonomamente la
personale conoscenza su un tema attingendo dalle diverse fonti documentali, valutandone an-
zitutto l’attendibilità e l’autorevolezza: libri, riviste specialistiche e altre fonti disponibili nelle
biblioteche (non solo universitarie) ed eventualmente in Internet.
Per la scrittura di un saggio scientifico, in modo particolare nelle discipline manageriali, è inol-
tre raccomandabile la consultazione di testi aggiornati e non solo in lingua italiana. In ogni
caso, occorre rispettare le fonti bibliografiche ed evitare, come già sottolineato, qualsiasi forma
di plagio, volontario o meno. È bene ricordare, infatti, che l’appropriazione, totale o par-
ziale, dell’opera intellettuale altrui senza un’adeguata parafrasi, rielaborazione e/o citazione
della fonte costituisce non solo una pratica illegale, ma anche una violazione dell’etica accade-
mica esplicitamente sanzionata dal codice etico di Ateneo; inoltre, costituisce una violazione

6
rapidamente identificabile da parte del supervisore, anche attraverso l’utilizzo di piattaforme
antiplagio.
Per la consultazione e il prestito di volumi e riviste specializzati nelle discipline aziendali e
manageriali, i laureandi hanno a disposizione le risorse e i servizi della Biblioteca Centrale di
Ateneo (BUC), sia fisiche che digitali. Fra gli strumenti utili ai laureandi, si segnala il sito del-
la biblioteca che ospita la pagina del Catalogo Bibliografico Trentino/Discovery UniTrento,
consultabile in rete all’indirizzo [Link] in tale sito sono disponibili
anche altre risorse elettroniche in abbonamento (banche dati e periodici elettronici), consulta-
bili sia dalle sedi universitarie sia da casa. Di particolare utilità sono le banche dati di prodotti
scientifici (Scopus, Web of Science) accessibili dal portale della biblioteca.

2.5 Riferimenti e citazioni


Ogni volta che si fa riferimento a un autore o alla sua opera, a una teoria, a un’indagine o altro
contenuto, oppure se ne fa una parafrasi, è necessario identificare la fonte utilizzando il sistema
autore-data nel testo seguendo il formato dell’American Psychological Association (APA). Que-
sto standard di citazione indica il cognome di uno o più autori e l’anno di pubblicazione; il
riferimento deve essere inserito direttamente dopo l’affermazione o la parafrasi a cui si riferisce.
La forma di citazione può essere diretta (narrativa) o indiretta (parentetica); nel primo caso,
viene impiegata quando l’autore è esplicitamente nominato nel brano e l’anno di pubblicazione
compare tra parentesi, eventualmente seguito dal numero di pagina della fonte. È importante
che il riferimento nel testo possa essere facilmente identificato o abbinato alle voci della sezio-
ne Riferimenti o Bibliografia. Nel secondo caso, più frequente, si riportano autore e anno di
pubblicazione in parentesi. Qui di seguito si presentano alcuni esempi.
L’introduzione di diverse innovazioni nel mercato non può essere considerata
come un evento indipendente (Cefis, 2003).
Geroski (1997, p. 193) ritiene che pochissime imprese siano persistentemente
innovative.
Quando si cita direttamente da una fonte o da un discorso diretto si devono racchiudere le
parole tra virgolette. Il cognome dell’autore o degli autori deve essere seguito dall’anno di
pubblicazione e dal riferimento alla pagina, con anno e numeri di pagina tra parentesi.
Come sottolineano Duguet e Monjon (2004, p. 322), “patent data could mea-
sure persistence of innovative leadership rather than persistence of innovation”.
Quando un autore o un editore ha pubblicato più di un articolo o volume nello stesso anno si
deve indicare la sequenza con le lettere a/b/c/ecc. dopo l’anno di pubblicazione.
I meccanismi di protezione dell’innovazione sono un tema molto dibattuto,
in cui la visione neoclassica tradizionale è messa in discussione dalla visione evo-
luzionista (Dosi, 2006a).
Le note a piè di pagina devono essere usate con parsimonia: evitate di usarle per segnalare una
fonte o un dato bibliografico. Considerate piuttosto una nota a piè di pagina come un mezzo
per fornire informazioni di sfondo o complementari che, sebbene importanti e interessanti,
possono rischiare di interrompere il flusso e la continuità dell’argomentazione.
Per riferirsi a più studi dello stesso autore, si indicheranno, progressivamente, gli anni di pub-
blicazione degli studi (Grant 1996, 1998, 2000). Se due o più fonti cui si fa riferimento sono
state pubblicate lo stesso anno, usare delle lettere minuscole (a, b, c) per indicare a quale delle
risorse ci si sta riferendo (es. Grant 2000a, 2000b).

7
2.6 Fonti e formati bibliografici
Come principio generale, per ogni opera, articolo, relazione o autore citato dovrete fornire
dettagli precisi e completi nella bibliografia. La bibliografia conterrà il materiale a stampa o
comunque pubblicato; un elenco di siti e pagine Internet consultate è invece inserito nella
sitografia, che normalmente segue la bibliografia. In entrambi i casi, il titolo della sezione non
è numerato. I riferimenti bibliografici devono:

• essere elencati in ordine alfabetico per autore e quindi in ordine cronologico per anno di
pubblicazione;

• riprodurre accuratamente le informazioni che appaiono nel frontespizio del volume


pubblicato (non sulla copertina);

• utilizzare solo due stili di carattere, romano e corsivo; evitare il grassetto, il maiuscolo e
la sottolineatura;

• terminare ogni riferimento con un punto fermo.

Il formato consigliato è anche qui quello APA che, come tutti gli stili bibliografici, presenta
formati differenti in relazione alla fonte citata (libro, articolo in rivista, capitolo di libro, atti di
convegno e altri). Qui di seguito si riportano alcuni esempi delle fonti utilizzate con maggiore
frequenza nelle tesi di area umanistica.

Libro: Yin, R. K. (2009). Case study research: Design and methods (5th ed.). Sage.

Capitolo di libro: Dillard, J. P. (2020). Currents in the study of persuasion. In M. B. Oliver,


A. A. Raney, & J. Bryant (Eds.), Media effects: Advances in theory and research (4th ed.,
pp. 115–129). Routledge.

Articolo in rivista: Schilling, M. A., & Phelps, C. C. (2007). Interfirm collaboration net-
works: The impact of large-scale network structure on firm innovation. Management
science, 53(7), 1113-1126.

Articolo in atti di convegno: Morgan, R., Meldrum, K., Bryan, S., Mathiesen, B., Yakob,
N., Esa, N., & Ziden, A. A. (2017). Embedding digital literacies in curricula: Australian
and Malaysian experiences. In G. B. Teh & S. C. Choy (Eds.), Empowering 21st cen-
tury learners through holistic and enterprising learning: Selected papers from Tunku Abdul
Rahman University College International Conference 2016 (pp. 11-19). Springer.

Articolo online: Wallace, D.F. (1991). Host. Deep into the mercenary world of take-no-
prisoners political talk radio. The Atlantic. [Link]
archive/2005/04/host/303812/.

Gli esempi riportati non sono esaustivi e in particolare non coprono le fonti rinvenibili dal
Web; per informazioni su stili di citazione e formati della bibliografia si consiglia di consultare
il link [Link] sul portale del-
l’APA o l’ultima edizione disponibile del manuale APA (American Psychological Association,
2020). In particolare, si suggerisce di fare riferimento a questa fonte per la citazione e la for-
mattazione delle fonti recuperate dal Web. Per ogni altro dubbio relativo al testo scritto, in
particolare per gli aspetti di forma, si rinvia alle fonti di riferimento (Lesina & Boggio Merlo,
1986; University of Chicago Press, 2017).

8
Plagio e altri comportamenti sanzionabili Uno studente che presenta una tesi scritta da altri
o indica come originali i risultati di ricerche o elaborazioni di altri, quali idee, nozioni, elementi
documentali o simili, è accusabile di plagio. Qualsiasi testo, brano, estratto o altra evidenza
tratta da una fonte diversa dalla propria deve essere debitamente e completamente identificata,
riconosciuta e attribuita, seguendo la prassi raccomandata nel presente documento. Il plagio,
specialmente se realizzato tramite le tecniche generalmente definite “copia e incolla”, costituisce
sia una grave violazione dei doveri di etica accademica, sia un comportamento rilevante sul
piano civile e penale e viene perseguito nelle sedi opportune.

3 Elementi di scrittura
3.1 Contenuto e struttura del testo
In questo paragrafo non troverete indicazioni sul processo di scrittura che sta alla base della rea-
lizzazione di un elaborato tecnico-scientifico; per rispondere, almeno in parte, a tale necessità
consultate i testi segnalati nella bibliografia di queste note (Eco, 2011; Fornasiero & Tamioz-
zo Goldmann, 2013; Santambrogio, 2009; Serafini, 2009). Ci sono però alcune indicazioni
che vanno evidenziate per coordinare correttamente le aspettative del supervisore e il lavoro
realizzato dal candidato in tesi.
In primo luogo, ci sono alcuni elementi che si considerano acquisiti a priori: il supervisore si
aspetta di leggere testi che rispettino le regole di base della lingua in cui è scritto il testo, in
particolare la grammatica e l’ortografia. Se questa condizione non è rispettata il supervisore
si limiterà a segnalare allo studente l’inadeguatezza del testo che avrebbe dovuto correggere.
Scrivere è, tra le altre cose, anche un atto di responsabilità che presuppone la conoscenza delle
regole fondamentali minime della comunicazione scritta.
Un buon testo è il risultato di un processo meccanico, ripetitivo, faticoso e spesso frustrante1.
Quanto si scrive va riletto e corretto, anche più volte se necessario, per eliminare eventuali
errori e per migliorare la prosa e la struttura del testo. Solamente da questo punto in poi pos-
siamo pensare che qualcun altro possa leggere quello che si è scritto, apprezzarlo e migliorarlo.
In sintesi estrema, scrivere significa scrivere e riscrivere in modo sistematico.
Un elaborato di tesi non deve essere il risultato di un processo di scrittura creativa, la quale
segue altre regole e canoni. Una tesi di laurea deve conformarsi alle regole di un testo tecnico
scientifico: è quel genere di prosa che si usa per comunicare ad altri i concetti in modo preciso,
senza ambiguità, con il minimo dispendio di parole. Spesso il testo è accompagnato da formule,
tabelle, diagrammi, che hanno l’obiettivo di rendere più facilmente recepibile il messaggio che
si vuole trasmettere. Il testo deve essere coerente, cioè i concetti devono essere collegati in
modo logico, e coeso, cioè le idee devono essere raccordate in modo linguistico (e non, ad
esempio, presentarsi come la lista di punti di un elenco). Una attenzione particolare va data al
registro linguistico, che deve essere formale, con una prosa precisa e stringata e il ricorso a un
linguaggio specialistico.
Infine, la struttura del testo deve riflettere il flusso logico delle idee che vengono esposte; in
particolare, ogni paragrafo di testo dovrebbe presentare una singola idea articolata nelle sue
componenti, un argomento attorno al quale si sviluppa il testo scritto. Vanno quindi evitati
il più possibile elementi quali elenchi puntati e numerati senza testo a commento, nonché i
1Questo principio è ben noto a chi si occupa di scrittura ed è sintetizzato nelle parole lapidarie di Ernest
Hemingway: “Don’t get discouraged because there’s a lot of mechanical work to preparing a pitch. There is, and
you can’t get out of it. I revised the first slide deck of A Farewell to Arms at least fifty times. You’ve got to work
it over. The first draft of anything is shit.” (Samuelson, 1984, p.11).

9
paragrafi costituiti da una singola frase. I primi possono essere talvolta impiegati per introdurre
successivi paragrafi di approfondimento sui punti anticipati nell’elenco; i secondi vanno evitati
il più possibile perché comunicano concetti poco sviluppati ed esposti in modo superficiale.
Una ulteriore raccomandazione è di curare la leggibilità del testo. A tal fine è bene evitare
periodi troppo lunghi (non più di 2-3 righe) per privilegiare invece un fraseggio compatto, con
periodi senza troppe subordinate o coordinate. Occorre inoltre applicare in modo appropriato
la punteggiatura della lingua utilizzata.
In ogni caso, è preferibile scrivere in modo semplice e lineare; a tal fine, è necessario in parti-
colare definire i principali concetti specialistici alla loro prima occorrenza nel testo; è inoltre
consigliabile evitare l’abuso di tecnicismi, laddove non strettamente necessari, come pure di
termini stranieri quando è disponibile un equivalente in italiano.

3.2 Altri aspetti stilistici


3.2.1 Varianti di carattere e font
Per la scrittura si può usare un font con grazie (ad esempio Times, Garamond, Palatino, . . . )
o senza grazie (Arial, Verdana, o simili) a preferenza dello studente. La prassi della scrittura
tecnica indica che per la stesura del testo normale si usa il carattere tondo, mentre il grassetto è
riservato ai titolini delle parti di testo (capitoli, sezioni, ecc.) e non va mai usato per evidenziare
parole nel testo. Il corsivo si impiega per i termini stranieri non di uso comune; ad esempio, va
omesso per il termine management ma utilizzato per il più tecnico supply chain management.
Il testo sottolineato, infine, non va mai usato perché riservato ai documenti in revisione.

Forma impersonale, attiva e passiva


Si abbia l’avvertenza di usare sempre la stessa persona; è consigliabile usare la forma imperso-
nale, talvolta è ammesso l’uso della prima persona plurale. Si faccia attenzione anche a come si
usano la forma attiva e la forma passiva: la prima mette in evidenza chi compie l’azione, mentre
la seconda mette in evidenza chi o che cosa la subisce. In un rapporto tecnico–scientifico deve
essere evidente quale è il contributo di chi ha svolto lo studio e quali sono le parti che il redat-
tore del rapporto ha trovato già trattate; l’uso della forma passiva consente di esprimere fatti
che non dipendono dal contributo di chi scrive, mentre la forma attiva lo mette in evidenza.

Sinonimi
Si è spesso raccomandato di evitare le ripetizioni delle medesime parole; i due procedimen-
ti classici sono costituiti dall’uso dei pronomi e dall’uso dei sinonimi. Per la scrittura tecni-
co–scientifica sarebbe preferibile evitare di ricorrere ai sinonimi, specialmente quando si tratta
di termini tecnici, perché i sinonimi in campo tecnico–scientifico tendono a rendere più difficile
la comprensione del testo.

Uso delle maiuscole


A differenza dell’inglese, e ancor più del tedesco, in italiano le maiuscole si usano con molta
sobrietà. Le maiuscole sono obbligatorie all’inizio del periodo e per i nomi propri di persone,
stati, istituzioni, eccetera. Non vanno usate assolutamente (se non all’inizio del periodo) per i
titoli professionali o accademici, per mettere in evidenza i nomi tecnici, per gli aggettivi (anche
sostantivati) di nazionalità, per i nomi delle unità di misura, per i nomi dei giorni e dei mesi.

10
Non vanno mai scritti con l’iniziale maiuscola (se non all’inizio di un periodo) i nomi: capitolo,
figura, tabella, equazione, illustrazione, eccetera.

Riferimenti bibliografici
American Psychological Association (Ed.). (2020). Publication manual of the American psycho-
logical association: the official guide to APA style (7a ed.). APA Press.
Eco, U. (2011). Come si fa una tesi di laurea: le materie umanistiche (22a ed.). Bompiani.
Fornasiero, S., & Tamiozzo Goldmann, S. (2013). Scrivere l’italiano: galateo della comunicazio-
ne scritta (3a ed.). Il Mulino.
Lesina, R., & Boggio Merlo, F. (1986). Il manuale di stile: guida alla redazione di documenti,
relazioni, articoli, manuali, tesi di Laurea (1a ed.). Zanichelli.
Samuelson, A. (1984). With Hemingway: A Year in Key West and Cuba. Random House.
Santambrogio, M. (2009). Manuale di scrittura non creativa (2a ed.). GLF editori Laterza.
Serafini, M. T. (2009). Come si scrive (8a ed.). Bompiani.
Silvia, P. J. (2014). How to write a lot: a practical guide to productive academic writing (2a ed.).
American Psychological Association.
University of Chicago Press (Ed.). (2017). The Chicago manual of style (17a ed.). The University
of Chicago Press.

11

Potrebbero piacerti anche