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Il documento tratta della valutazione dell'esposizione ai campi elettromagnetici sul luogo di lavoro, evidenziando l'importanza di limitare gli effetti delle correnti di contatto e indotte. Vengono delineate tre fasi di valutazione per garantire la conformità alla direttiva EMF, con un focus su misurazioni e tecniche computazionali per valutare l'esposizione. La fase iniziale prevede l'identificazione delle apparecchiature e delle attività, mentre le fasi successive richiedono valutazioni più dettagliate in base ai livelli di azione e valori limite di esposizione.

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Il documento tratta della valutazione dell'esposizione ai campi elettromagnetici sul luogo di lavoro, evidenziando l'importanza di limitare gli effetti delle correnti di contatto e indotte. Vengono delineate tre fasi di valutazione per garantire la conformità alla direttiva EMF, con un focus su misurazioni e tecniche computazionali per valutare l'esposizione. La fase iniziale prevede l'identificazione delle apparecchiature e delle attività, mentre le fasi successive richiedono valutazioni più dettagliate in base ai livelli di azione e valori limite di esposizione.

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Sezione 5 — Materiale di riferimento 107

C.8 Corrente di contatto (IC)


Il contatto con oggetti conduttori passivi in campi elettromagnetici può generare correnti nel
corpo che possono provocare scosse o ustioni o ancora riscaldamento localizzato. Sono stati
fissati livelli di azione per limitare questo effetto. Le correnti di contatto sono rappresentate
da IC e sono quantificate in unità di milliampere (mA).

C.9 Corrente indotta negli arti (IL)


La corrente indotta attraverso gli arti è la corrente elettrica scaricata a terra da una persona
che è sottoposta all’azione di un campo elettrico ma non tocca un oggetto conduttore. Può
essere misurata con un misuratore a bobina di tipo clamp on intorno all’arto (figura C7)
oppure misurando la corrente che scorre a terra. È rappresentata da IL ed è quantificata in
unità di milliampere (mA).

Figura C7 — Una pinza amperometrica usata per misurare la corrente


attraverso gli arti quando si utilizza una saldatrice dielettrica a 27 MHz
108 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1

APPENDICE D.
VALUTAZIONE DELL’ESPOSIZIONE

La presente appendice fornisce ai datori di lavoro una panoramica del processo di


valutazione dell’esposizione professionale in relazione alla direttiva relativa ai campi
elettromagnetici, con particolare attenzione per le esposizioni non uniformi e a frequenze
diverse. L’obiettivo non è definire protocolli dettagliati di misurazione per esaminare parti
specifiche di apparecchiature o processi sul luogo di lavoro. Col tempo il Cenelec e altri
organismi di normalizzazione elaboreranno norme tecniche con queste finalità.

I campi elettromagnetici sono agenti fisici complessi che variano nel tempo e nello spazio.
A seconda della particolare situazione del luogo di lavoro l’esposizione può essere dominata
dalla parte di campo elettrico o magnetico dell’onda. L’onda può oscillare a una frequenza
o essere composta da molte frequenze con oscillazioni o impulsi irregolari. La frequenza e
l’ampiezza possono anche cambiare con il tempo durante il ciclo operativo.

In alcune situazioni industriali sarà necessario effettuare misurazioni per fare confronti
con i livelli di azione (LA) della direttiva relativa agli effetti elettromagnetici e talvolta sarà
necessario ricorrere a tecniche computazionali per valutare l’esposizione in relazione ai valori
limite di esposizione (VLE) della direttiva relativa ai campi elettromagnetici. In generale le
metodologie di valutazione più sofisticate richiedono più tempo e denaro, ma garantiscono
stime di esposizione migliore che possono ridurre le distanze di conformità.

Qualunque sia la situazione, la valutazione dovrà tener conto della situazione di esposizione
più pessimistica, al fine di determinare se il luogo di lavoro sia conforme alla direttiva
relativa ai campi elettromagnetici.

D.1 Valutazione dell’esposizione — Principi generali


Le figure D1 (effetti non termici) e D2 (effetti termici), insieme alle sezioni da D1.1 a D1.3
illustrano un possibile approccio alla valutazione della conformità che comporta tre fasi
principali. Per tener conto dei diversi modi in cui i campi influiscono sugli individui sono
necessari approcci diversi per i campi elettromagnetici a bassa e ad alta frequenza.

D.1.1 Fase 1 — Valutazione iniziale


Per dimostrare la conformità alla direttiva EMF, i datori di lavoro sono autorizzati a utilizzare
i dati del fabbricante o le banche dati di valutazioni generiche se tali informazioni sono
disponibili. In generale ciò dovrebbe consentire ai datori di lavoro di effettuare le valutazioni
all’interno dell’azienda, riducendo al minimo la necessità di ricorrere ad organismi di
assistenza specializzata quali organizzazioni competenti in materia di sicurezza, consulenti e
istituti di ricerca.

La prima fase consiste nell’identificare ed elencare tutte le apparecchiature, le situazioni


e le attività nel luogo di lavoro che potrebbero generare campi elettromagnetici.
Successivamente è necessario considerare quali di queste siano conformi alla EMF e quali
richiedano una valutazione più dettagliata (fase 2 e/o fase 3), questa operazione può essere
effettuata mediante la comparazione con la tabella del capitolo 3.

Gran parte delle apparecchiature, delle attività e delle situazioni non richiederanno una
valutazione di fase 2 o 3 per assenza di campo o poiché il campo sarà a livelli molto bassi.
Sezione 5 — Materiale di riferimento 109

Figura D1 — Diagramma di flusso che riporta le varie fasi di una valutazione


del campo elettromagnetico nel luogo di lavoro per gli effetti non termici

Inizio della
valutazione

È richiesta la
L’apparecchiatura è valutazione della Valutazione
elencata nella SÌ NO completa
colonna 1?
tabella 3.2?

NO SÌ

Sono disponibili
Fase 1

i dati di sicurezza SÌ È conforme? SÌ


dell’apparecchiatura?

NO NO

Norma relativa al Valutazione per


SÌ È conforme? SÌ
luogo di lavoro? mezzo della norma

NO NO

Determinare
Valutare
Osservare il lavoro l’intensità di campo più
il campo rispetto alla
rispetto alla posizione pessimistica in relazione
posizione del corpo in base
del corpo e degli arti alle posizioni del corpo
ai LA inferiori/superiori
e degli arti

Attuare misure
volte a garantire la
C’è una preferenza È conforme?
conformità per quanto SÌ per qualche misura? NO
riguarda la posizione
del corpo

NO
Fase 2

Valutazione della
Fase 3

Valutare in base ai
simulazione È conforme? SÌ
LA relativi agli arti
numerica

NO NO

Campi < LA È preferibile Ridurre l’esposizione


relativi agli arti NO ridurre l’esposizione? SÌ ai livelli di conformità

NB: Il diagramma di flusso fa riferimento ai LA e ai VLE per gli effetti non termici definiti dall’allegato II della direttiva relativa ai campi elettromagnetici. La valutazione
dev’essere effettuata separatamente per i campi elettrici e per quelli magnetici.
110 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1

Figura D2 — Diagramma di flusso che mostra le varie fasi di una valutazione del
campo elettromagnetico nel luogo di lavoro per gli effetti termici

Inizio della
valutazione

È richiesta la
L’apparecchiatura
SÌ valutazione per NO
è elencata nella
la colonna 1?
tabella 3.2?
Fase 1

NO

Valutare Norma del


l’utilizzo di norme SÌ luogo di lavoro?

NO

Valutare in base ai LA
(considerare la
media temporale)
Fase 2

È conforme? SÌ

NO

Sono preferibili Valutazione della


misure NO simulazione numerica È conforme? SÌ
supplementari? in base ai VLE
Fase 3

SÌ NO

Ridurre l’esposizione
ai livelli di
conformità

Valutazione
completa

NB: Il diagramma di flusso fa riferimento agli effetti termici definiti dall’allegato III della direttiva relativa ai campi elettromagnetici.
La valutazione dev’essere effettuata separatamente per i campi elettrici e per quelli magnetici.

I fabbricanti di macchine, ai sensi della direttiva macchine (cfr. l’appendice G), hanno specifici
doveri per quanto riguarda la comunicazione di informazioni sui campi potenzialmente
pericolosi prodotti dalle loro apparecchiature. Tuttavia non vi è alcuna disposizione in base
alla quale i fabbricanti delle apparecchiature debbano dimostrare la conformità rispetto
alla direttiva EMF. Molti fabbricanti probabilmente riconoscono comunque il vantaggio
commerciale derivante dal fornire ai clienti le informazioni di cui hanno bisogno per
dimostrare la conformità alla direttiva EMF.
Sezione 5 — Materiale di riferimento 111

In futuro probabilmente verranno elaborate norme al fine di dimostrare la conformità


alla direttiva EMF. Benché tali norme saranno di carattere informativo piuttosto che
normativo, dovrebbero costituire la base per le informazioni fornite dai fabbricanti. Tali
informazioni normalmente saranno incluse nei manuali in dotazione con le apparecchiature.
In caso contrario, potrebbe essere necessario contattare il fabbricante o il fornitore
dell’apparecchiatura per richiedere eventuali informazioni disponibili.

Perché l’apparecchiatura sia considerata conforme alla fase 1 dev’essere installata, utilizzata e
sottoposta a manutenzione conformemente alle istruzioni del fabbricante. È anche opportuno
considerare se la situazione di esposizione è destinata a mutare durante la manutenzione, la
revisione o la riparazione, nel qual caso potrebbe essere necessaria una valutazione di fase 2.

I luoghi di lavoro conformi alla fase 1 non richiedono altre valutazioni se non la
documentazione dei risultati nell’ambito della valutazione generale dei rischi. Qualora
non sia possibile dimostrare la conformità del luogo di lavoro alla fase 1, sarà necessario
procedere alla valutazione di fase 2 ed eventualmente di fase 3.

D.1.2 Fase 2 — Valutazione in base ai livelli di azione


Alcuni tipi di apparecchiature, attività e situazioni, come quelli indicati da un «Sì» nella
colonna 1 della tabella 3.2, richiedono una valutazione più dettagliata che può essere
effettuata utilizzando le informazioni messe a disposizione dai fabbricanti o altre fonti.
Tuttavia, qualora tali informazioni non siano facilmente reperibili, di norma è necessario
accertare la conformità utilizzando tecniche di misurazione o di calcolo. In generale si
utilizzano approcci basati sulla misurazione per valutare la conformità ai LA, mentre tecniche
di modellizzazione numerica più complesse sono richieste per valutare la conformità ai VLE.

D.1.2.1 Fase preparatoria

Nella preparazione alla valutazione di fase 2, occorre considerare in primo luogo gli elementi
noti dell’apparecchiatura, dell’attività o della situazione. Occorre registrare i dettagli relativi
allo svolgimento del lavoro e le informazioni fornite dal fabbricante o dal fornitore, se
disponibili.

L’elemento chiave per determinare il corretto approccio di valutazione è una chiara


comprensione del modo in cui il lavoro è svolto e la conoscenza delle caratteristiche
dell’apparecchiatura che genera i campi. Di norma si tratta di informazioni sulla frequenza, la
tensione, la potenza e il ciclo di funzionamento.

a• Controllare il manuale d’uso del fabbricante e le specifiche tecniche in dotazione con le


apparecchiature per familiarizzarsi con queste ultime e con il loro utilizzo.

a• Esaminare le modalità di svolgimento del lavoro e la posizione dell’operatore e degli altri


lavoratori nel luogo di lavoro. Considerare anche le posizioni dei lavoratori durante le
attività di manutenzione e riparazione, che potrebbero richiedere una diversa valutazione.

a• Considerare altresì le persone che saranno presenti nell’area di lavoro: eventuali lavoratrici
in gravidanza, portatori di dispositivi medici impiantabili o lavoratori che portano sul corpo
dispositivi medici.

D.1.2.2 Fase di misurazione del campo di applicazione

Nella maggior parte delle situazioni occorrerà effettuare misurazioni del campo di
applicazione o misurazioni pilota nel luogo di lavoro per analizzare la natura del campo
da valutare. Tali misurazioni sono effettuate all’inizio dell’ispezione e contribuiscono a
determinare i tipi di misurazione e gli strumenti necessari a valutare adeguatamente i
campi. La tabella D1 fornisce alcuni esempi dei fattori da considerare durante la fase di
misurazione del campo di applicazione.
112 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1

Tabella D1 — Elementi di cui tener conto per la fase di misurazione del campo
di applicazione della fase 2

Attributo del campo Esempi di considerazioni Implicazioni per la valutazione


elettromagnetico
Grandezza fisica di interesse Il campo è magnetico, elettrico Determina il tipo di strumento necessario a effettuare
o entrambi? misurazioni.

Frequenza e ampiezza Il campo varia come un’onda Determina il tipo di strumento necessario a effettuare
continua a una frequenza o è misurazioni. Le forme d’onda sinusoidali semplici a una
una forma d’onda complessa particolare frequenza possono essere valutate utilizzando
composta da frequenze diverse? semplici strumenti a banda larga e comparando i risultati
direttamente con i LA. Le forme d’onda complesse possono
richiedere l’applicazione di tecniche spettrali sofisticate
per identificare le varie componenti di frequenza e analisi
complesse come i metodi RMS o del picco ponderato per
effettuare comparazioni con i LA (cfr. la sezione D.3).

Caratteristiche spaziali L’intensità del campo varia a Considerare le dimensioni della sonda e l’ubicazione e il
seconda del sito d’interesse numero delle misurazioni. Le misurazioni devono essere
nel qual caso l’esposizione effettuate per rilevare le situazioni di esposizione peggiori
probabilmente non è uniforme? (cfr. la sezione D.2)

Caratteristiche temporali Il campo varia in frequenza Determina la strumentazione necessaria nonché il tempo
e/o intensità durante il ciclo e la durata delle misurazioni. Possono essere disponibili
operativo? dei contatori con dispositivo di registrazione, nel qual caso
sarà opportuno considerare il tasso di campionamento
e il periodo di integrazione per una misurazione. Le
misurazioni devono essere effettuate per rilevare le
situazioni di esposizione peggiori. La difficoltà risiede nel
registrare il campo per un periodo sufficientemente lungo
e a un tasso di campionamento sufficiente per rilevare il
massimo valore di campo.

D.1.2.3 Grandezza fisica pertinente

A basse frequenze è necessario valutare separatamente i campi elettrici e i campi magnetici.


Molti tipi di processi industriali utilizzano apparecchiature che funzionano con tensioni elevate
e producono campi magnetici. I campi elettrici forti tendono a essere meno comuni nei posti
di lavoro perché un numero relativamente limitato di applicazioni utilizza tensioni elevate o
conduttori aperti (non schermati). I campi magnetici sono assai più difficili da schermare.

È ugualmente importante stabilire se l’esposizione avviene nel campo lontano, in un punto


lontano dalla sorgente, o nella regione del campo prossimo. Il confine tra campo lontano
e campo prossimo è regolato essenzialmente dalla lunghezza d’onda del campo e dalla
dimensione della sorgente. Nel campo lontano c’è un rapporto semplice tra i campi elettrici
e magnetici determinato dall’impedenza dell’onda, pertanto per determinare l’esposizione
complessiva basta valutare il campo elettrico o il campo magnetico.

La relazione tra campi magnetici e campi elettrici nel campo prossimo, vicino alla sorgente,
è più difficile da prevedere poiché i campi possono variare considerevolmente su distanze
molto brevi, tanto che occorre valutarli separatamente. Le misurazioni nel campo prossimo
sono generalmente di difficile realizzazione giacché i livelli di campo possono variare
su distanze molto brevi e il sensore stesso può accoppiarsi con il campo e influire sulla
misurazione. Negli ambienti industriali caratterizzati da processi di trasmissione di potenza e
di riscaldamento, sono le dimensioni della sorgente e la frequenza del segnale a stabilire se i
campi elettrici e quelli magnetici vengono valutati separatamente.

Non è sempre possibile effettuare misurazioni significative nel campo prossimo, nel qual
caso la soluzione alternativa è una valutazione di fase 3, che si basa su una modellizzazione
numerica.
Sezione 5 — Materiale di riferimento 113

D.1.2.4 Variazione spaziale

In una fase precoce dell’analisi è importante determinare il modo in cui il campo è distribuito
rispetto alla posizione del lavoratore e il modo in cui il campo varia nell’insieme della
postazione di lavoro. La valutazione deve tener conto del luogo in cui si registra la massima
intensità di campo rispetto alla posizione del lavoratore; in molte situazioni il campo si riduce
rapidamente con l’aumentare della distanza dalla sorgente.

Se il campo varia considerevolmente su distanze molto brevi, è opportuno considerare con


attenzione la dimensione della sonda poiché sonde di grandi dimensioni possono fornire
risultati erronei. In tali circostanze può essere preferibile basarsi sui livelli di azione relativi
all’esposizione degli arti, a seconda della parte del corpo esposta; i LA relativi agli arti sono
meno restrittivi degli altri livelli di azione.

La sezione D.2 della presente appendice illustra gli approcci per il calcolo della media
spaziale e la dimostrazione di conformità in situazioni di esposizione non uniforme.

D.1.2.5 Caratterizzazione della forma d’onda

Molti campi elettromagnetici incontrati nel luogo di lavoro variano come un’onda continua
della stessa frequenza. In tal caso si può effettuare una valutazione relativamente semplice
che richiede una strumentazione a banda larga non sofisticata. Alcuni tipi di apparecchiature
industriali producono forme d’onda complesse che sono costituite da una serie di frequenze;
in queste situazioni per campionare il segnale è necessario utilizzare strumentazioni
sofisticate come l’analizzatore di spettro o dispositivi cattura-onde.

Le valutazioni che riguardano frequenze multiple e forme d’onda complesse sono trattate
nei dettagli nella sezione D.3 della presente appendice.

D.1.2.6 Variazione temporale

È importante determinare in che modo la frequenza e/o l’intensità (ampiezza) del campo
variano col tempo. In alcune situazioni il campo può variare durante il ciclo operativo, nel
qual caso la valutazione dovrà tener conto delle variazioni della frequenza e dell’intensità di
campo e identificare il momento in cui si registrano il valore massimo o di picco del campo.

Le variazioni temporali possono essere intenzionali, per esempio il modo in cui i segnali sono
modulati per portare informazioni nei sistemi di telecomunicazioni, o casuali, per esempio
i segnali armonici prodotti durante i processi di riscaldamento a induzione o laddove la
rettificazione della corrente alternata o la rapida commutazione della corrente vengono
utilizzate per controllare l’alimentazione di alcuni tipi di apparecchiature industriali. È
importante identificare i segnali armonici quando si verificano poiché i LA e i VLE variano con
la frequenza. La sezione D.3 illustra il modo in cui trattare le esposizioni a frequenze diverse
nella valutazione dell’esposizione.

Molti strumenti moderni hanno capacità di registrazione, grazie alle quali il campo può
essere registrato a intervalli di campionamento predeterminati per periodi che possono
estendersi a parecchie ore. Il tasso di campionamento è scelto a seconda della velocità della
variazione temporale del campo. Se il tasso di campionamento è troppo lento in relazione
alla variazione di campo, è possibile che il livello di picco non venga individuato, con la
conseguente sottostima dell’esposizione. Anche il periodo di integrazione dello strumento,
ossia il tempo necessario al contatore per elaborare e registrare il segnale, dev’essere
considerato attentamente poiché una sottostima o una sovrastima dell’esposizione possono
verificarsi se il campo muta rapidamente durante il periodo di integrazione. Gran parte degli
strumenti moderni richiedono un periodo di integrazione di almeno un secondo, pertanto se il
campo varia a una velocità superiore si raccomanda di catturare il segnale di picco o l’intera
forma d’onda.
114 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1

D.1.2.7 Campi magnetici statici

La direttiva relativa ai campi elettromagnetici comprende i VLE per i campi magnetici esterni
da 0 Hz a 1 Hz. Il movimento nei campi magnetici statici produce campi elettrici indotti
all’interno del corpo simili a quelli prodotti da campi a bassa frequenza variabili nel tempo.
La valutazione relativa ai campi elettromagnetici necessaria in questa situazione è trattata
nella sezione D.4.

D.1.2.8 Fase principale dell’ispezione

Aspetti di sicurezza nello svolgimento delle misurazioni


Oltre alle normali considerazioni legate alla sicurezza in un contesto professionale, è
necessario fare in modo che le persone che effettuano le misurazioni non siano a loro volta
esposte a campi elettromagnetici che superano i LA o i VLE e non siano esposte a rischi
derivanti da effetti indiretti. È buona prassi avviare le misurazioni a una certa distanza
dalla sorgente dei campi. In tal modo si garantisce che l’ispettore non sia esposto a campi
superiori ai LA o ai VLE e si proteggono gli strumenti da eventuali danni nei campi elevati
che si possono incontrare vicino a una forte sorgente.

Nei campi magnetici statici si deve fare particolare attenzione a evitare il rischio degli effetti
propulsivi, mentre nei forti campi elettrici è necessario evitare le correnti di contatto e i
microshock eccessivi.

È opportuno effettuare per tempo un’idonea valutazione dei rischi e attuare adeguate misure
di protezione e prevenzione. Tali misure saranno essenzialmente di natura organizzativa.

Approccio all’ispezione
È opportuno rivolgere particolare attenzione all’ubicazione, al tempo e alla durata delle
misurazioni. Normalmente si comincia interpellando i lavoratori per individuarne le mansioni,
e si trascorre un certo tempo a osservarli mentre lavorano in modo da identificare le
posizioni più adatte del corpo e degli arti per effettuare le misurazioni. Le valutazioni devono
tener conto delle varie attività normalmente intraprese: normali operazioni, pulizia, rimozione
dei blocchi, manutenzione, e revisione/riparazione se svolte all’interno dell’azienda.

L’approccio più comune all’ispezione prevede l’utilizzo di misurazioni isolate in punti definiti
del luogo di lavoro oppure in punti specifici intorno alle sorgenti dei campi elettromagnetici.
Queste dovrebbero riflettere le aree occupate dal lavoratore nell’adempimento delle proprie
mansioni, come si è detto in precedenza. Si deve notare tuttavia che i LA specificati nella
direttiva sono valori calcolati in assenza del corpo, pertanto il lavoratore non dev’essere
presente durante l’effettiva misurazione (cfr. di seguito). Per tener conto di qualsiasi
eventuale variazione temporale relativa al campo, i contatori con dispositivo di registrazione
possono essere predisposti in modo da registrare il campo in vari punti durante le
misurazioni isolate.

È buona prassi ripetere le misurazioni nello stesso punto a vari intervalli durante la valutazione
per accertarsi che le misurazioni siano stabili e che i contatori funzionino correttamente.

La misurazione dei campi elettrici è più difficile di quella dei campi magnetici, perché i campi
elettrici sono facilmente perturbati dagli oggetti circostanti, tra cui il corpo umano. La direttiva
relativa ai campi elettromagnetici definisce i LA non perturbati, pertanto occorre prestare
attenzione a tenere il corpo dei lavoratori o degli ispettori ben lontano dalla sonda di misurazione
(e la sonda ben lontana da oggetti metallici) al momento di effettuare le misurazioni.

Strumentazione
Perché la valutazione sia valida è importante utilizzare una strumentazione adeguata per
effettuare le misurazioni, e ciò dipende dalla natura dei campi elettromagnetici oggetto
della valutazione. Occorre considerare le specifiche tecniche della strumentazione per
essere certi che sia adatta a misurare il segnale di interesse. In alcune situazioni può essere
Sezione 5 — Materiale di riferimento 115

necessario misurare sia i campi elettrici, sia i campi magnetici. Se è noto che la sorgente
opera a frequenze superiori ad alcune decine di MHz e l’operatore si trova nel campo
estremo, l’intensità di campo per i campi elettrici e magnetici può essere convertita da uno
all’altro sulla base del valore dell’impedenza dello spazio libero [Z0 = 377 Ohm (Ω)]. Un altro
importante requisito è che gli strumenti siano tarati secondo norme note, per garantirne il
corretto funzionamento. Occorre avviare sempre l’ispezione con lo strumento predisposto al
punto più alto dell’intervallo di misura per ridurre al minimo il rischio di sovraccaricarlo.

Gli strumenti con un sensore ad asse singolo misurano soltanto una componente del campo,
pertanto quando si utilizza questo tipo di sensore è importante che sia utilizzato in tre
orientamenti ortogonali nel punto della misurazione per poter calcolare il campo che ne
risulta. Strumenti più sofisticati hanno tre sensori ortogonali che possono misurare il campo
che ne risulta. È anche importante considerare le dimensioni della sonda, poiché questa
dev’essere inferiore al volume su cui il campo cambia. Ulteriori informazioni sulle adeguate
dimensioni delle sonde vengono riportate nella norma IEC61786 1.

Molti strumenti moderni possono essere predisposti per misurare valori di picco o valori
efficaci (RMS) per una comparazione diretta con i valori limite forniti nella direttiva relativa
ai campi elettromagnetici. I LA contenuti nella direttiva relativa ai campi elettromagnetici
normalmente sono forniti come valori RMS. Tuttavia i dispositivi di misurazione RMS
potrebbero non essere adeguati per misurare i campi prodotti da apparecchiature per
saldatura a punti o identificazione a radiofrequenza (RFID) in cui il segnale può essere
pulsato e le variazioni di campo sono assai più rapide del tempo medio per lo strumento.
In situazioni che comportano segnali complessi si preferiscono valutazioni dell’esposizione
basate sul metodo del picco ponderato (cfr. la sezione D.3).

Alcuni dei fattori principali da considerare al momento di scegliere la strumentazione adatta


sono sintetizzati nella tabella D.2.

Tabella D2 — Fattori da considerare per scegliere la strumentazione adatta

Caratteristica del campo Requisiti dello strumento


elettromagnetico da valutare
Frequenza Lo strumento dev’essere capace di rispondere all’intera gamma di frequenze nel
segnale in corso di valutazione.

Ampiezza Lo strumento deve disporre di un intervallo dinamico sufficientemente ampio per


misurare le intensità di campo che probabilmente incontrerà.

Caratteristiche di modulazione Lo strumento dev’essere capace di individuare diversi schemi di modulazione

Variazione temporale / ciclo di Considerare il tasso di campionamento e il tempo di integrazione dello strumento,
funzionamento nonché la durata del periodo di registrazione.

Variazione spaziale La sonda dev’essere più piccola del volume su cui varia il campo.

Punto: Interno/esterno/entrambi Le ispezioni che si svolgono a una certa distanza dall’alimentazione elettrica
Peso/durata dello strumento potrebbero aver bisogno di una batteria di durata sufficiente. Lo strumento è adatto a
ispezioni da condurre all’esterno?

Parametri del rapporto


La tabella D3 presenta alcuni esempi dei principali parametri da registrare nell’ambito della
valutazione del luogo di lavoro

Se la valutazione di fase 2 indica che i campi ambientali sono al di sotto dei LA, il luogo
di lavoro è conforme alla direttiva relativa ai campi elettromagnetici e la valutazione può
concludersi (figura D1).

Se i VLE o i LA del campo statico possono essere superati, il datore di lavoro dovrà attuare
adeguate misure di protezione o prevenzione.
116 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1

A basse frequenze, se i LA inferiori vengono superati il datore di lavoro dovrà effettuare


un’ulteriore valutazione in base ai LA superiori. Se le misurazioni sono al di sotto dei LA
superiori, il datore di lavoro potrà scegliere se attuare misure di protezione o prevenzione,
tra cui la formazione dei lavoratori, o effettuare una valutazione di fase 3 per dimostrare la
conformità con i VLE relativi agli effetti sensoriali.

Tabella D3 — Esempio dei parametri da registrare su una scheda di


rilevamento

Parametro Commenti
Data e ora dell’ispezione Riferimento

Nome di contatto/Dettagli sul sito/strutture Riferimento

Luogo di lavoro valutato Dettagli dell’apparecchiatura presente, tra cui


la sintesi della specifica operativa

Mansione del lavoratore o attività valutata Operazione di routine, manutenzione o pulizia

Grandezza fisica di interesse Campo elettrico, campo magnetico o densità


di potenza

Dettagli relativi alla strumentazione di Contatore a banda larga o a banda stretta,


misurazione risposta in frequenza, intervallo dinamico,
tasso di campionamento, data di taratura
e incertezza

Strategia di misurazione Valori di picco/valori efficaci (RMS)


Risultanti x, y, z
Misurazioni isolate o estese
Punti di campionamento (comprendono il
diagramma o la pianta se del caso)
Tasso di campionamento

Se i campi misurati superano i LA superiori, l’estensione spaziale del campo dev’essere


considerata in relazione alla parte del corpo del lavoratore esposta e, se del caso, i campi
devono essere comparati con i LA relativi agli arti. Se l’esposizione non è localizzata, o se
l’esposizione localizzata supera i LA relativi agli arti, il datore di lavoro ha due possibilità. Può
attuare misure di protezione e/o prevenzione oppure procedere a una valutazione di fase 3
per valutare la conformità con i VLE (cfr. la sezione D.1.3).

Ad alte frequenze, se i campi ambientali superano i LA, il datore di lavoro può anche in
questo caso decidere se attuare misure di protezione e/o prevenzione oppure procedere a
una valutazione di fase 3.

Se i LA per la corrente di contatto sono superati, il datore di lavoro dovrà attuare adeguate
misure di protezione o prevenzione.

D.1.3 Fase 3 — Valutazione in base ai valori limite


di esposizione (VLE)
D.1.3.1 Introduzione

Ai sensi della direttiva relativa ai campi elettromagnetici i VLE hanno lo scopo primario di
limitare i campi elettrici indotti e il tasso di assorbimento specifico di energia (SAR) nel corpo.
Tali grandezze non sono facilmente misurabili e di conseguenza una valutazione di fase
3 di solito si basa su tecniche di modellizzazione numerica sofisticate per determinare la
conformità con i VLE, benché esistano modalità di misurazione.

I LA forniscono stime prudenti dei massimi campi ambientali a cui tutto il corpo del lavoratore
può essere esposto senza superare i VLE pertinenti. Se le misurazioni indicano che un LA
può essere superato per una specifica situazione di esposizione, potrebbe essere necessario
effettuare una valutazione dosimetrica allo scopo di determinare la conformità con i VLE.
Sezione 5 — Materiale di riferimento 117

Le simulazioni numeriche possono essere utilizzate per valutare se i campi elettromagnetici


prodotti da un dispositivo comportino il superamento dei VLE. Le simulazioni e l’applicazione
della dosimetria computazionale forniscono il collegamento tra i LA (campi elettromagnetici
non perturbati misurati esternamente) e i VLE (grandezze delle dosi modellate che
rappresentano l’interazione tra il campo elettromagnetico e il corpo umano). Queste
simulazioni vengono utilizzate per tradurre i valori dei campi elettromagnetici, misurati in
assenza del corpo, in grandezze dosimetriche nel corpo.

Le grandezze dosimetriche incluse nei VLE comprendono le intensità dei campi elettrici indotti,
il tasso di assorbimento specifico di energia (SAR) e la densità di potenza. Gli effetti per la
salute e pertanto le grandezze dosimetriche dipendono dalla frequenza del campo incidente.
A basse frequenze la direttiva specifica i VLE in termini di intensità dei campi elettrici indotti,
laddove a frequenze superiori si utilizzano SAR e densità di potenza (tabella D4).

Tabella D4 — Potenziali effetti biologici dannosi, grandezze VLE e LA

Frequenza Potenziali effetti Grandezza dosimetrica VLE Grandezza concernente


biologici dannosi (simulata numericamente) l’esposizione LA (misurata
normalmente)
Da 1 Hz a Effetti sul sistema nervoso Campi elettrici indotti nei tessuti Intensità del campo elettrico,
10 MHz centrale e sul sistema nervoso stimolati in V/m induzione magnetica, correnti indotte
periferico e di contatto

da 100 kHz a Riscaldamento dei tessuti SAR in W/kg (Intensità del campo elettrico)2,
6 GHz SA in J/kg (induzione magnetica)2, correnti
indotte e di contatto

Da 6 GHz a Riscaldamento della superficie Densità di potenza in W/m2 (Intensità del campo elettrico)2,
300 GHz (induzione magnetica)2 e densità di
potenza

D.1.3.2 Interazioni del campo elettromagnetico con il tessuto umano

Campi a bassa frequenza


A basse frequenze i campi elettrici e magnetici possono essere considerati disaccoppiati
(approssimazione quasi-statica) e pertanto possono essere trattati separatamente.

Campo elettrico esterno


Il corpo umano perturba sensibilmente un campo elettrico incidente a bassa frequenza.
Nella maggior parte delle situazioni di esposizione il campo elettrico esterno è orientato
verticalmente rispetto alla terra. Il corpo umano è un buon conduttore a basse frequenze e
i campi elettrici interni indotti nel corpo sono inferiori di molti ordini di grandezza rispetto al
campo esterno applicato.

La distribuzione delle cariche indotte sulla superficie del corpo dall’esposizione a un campo
elettrico esterno non è uniforme. Il risultato è un orientamento essenzialmente verticale
delle correnti interne indotte nel corpo. Un altro fattore che influisce fortemente sull’intensità
e sulla distribuzione spaziale dei campi elettrici indotti nel corpo è il contatto tra l’essere
umano e la massa. I più alti campi elettrici interni sono indotti quando il corpo è in contatto
perfetto con la massa attraverso entrambi i piedi. Quanto più il corpo è isolato dalla massa,
tanto più bassi saranno i campi elettrici indotti nei tessuti. Per questo motivo in alcune
circostanze l’impiego di scarpe da lavoro isolanti può garantire una certa protezione dagli
effetti dei campi a bassa frequenza.

Campo magnetico esterno


A differenza di quanto avviene con i campi elettrici, il corpo umano non perturba un campo
magnetico applicato. Il campo magnetico nel tessuto umano è uguale al campo magnetico
esterno. Questo è dovuto al fatto che la permeabilità magnetica dei tessuti è uguale a
118 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1

quella dell’aria. I materiali magnetici (per esempio la magnetite) possono essere presenti nel
tessuto, anche se in quantità così ridotte che a fini pratici possono essere ignorati.

La principale interazione di un campo magnetico esterno con il corpo è il flusso di corrente


associato all’induzione di Faraday nel tessuto umano conduttore. In tessuti eterogenei che
consistono in diverse regioni di conduttività, anche le correnti scorrono presso le interfacce
ubicate tra queste regioni.

Campi ad alta frequenza


Ad alte frequenze il corpo umano può essere considerato un’antenna conduttrice imperfetta.
I campi elettrici e le correnti sono indotti nei tessuti del corpo. Se il corpo è in piedi su
un piano di massa, le correnti indotte scorrono attraverso il corpo in direzione verticale
attraverso i piedi nella massa. I campi elettrici indotti e le correnti generano effetti termici
nei tessuti umani, sia localmente sia in tutto il corpo. L’intensità e la distribuzione spaziale
di questi campi elettrici indotti dipendono molto dalla configurazione e dalla frequenza
dell’esposizione.

Il corpo ha una frequenza di risonanza naturale correlata alla sua altezza. I campi
elettromagnetici a radiofrequenza sono assorbiti in modo più efficiente a frequenze vicine
a questa frequenza di risonanza. A frequenze inferiori a circa 1 MHz il corpo umano assorbe
una quantità di energia a radiofrequenza (RF) molto scarsa. Un considerevole assorbimento
si verifica alla frequenza di risonanza pari a 60-80 MHz se isolato e a 30-40 MHz quando il
corpo umano è collegato a terra. Inoltre, anche le parti del corpo possono essere risonanti.
La testa di un adulto è risonante a circa 400 MHz. Se il corpo adotta una postura seduta,
le metà superiori e inferiori del corpo possono avere una propria frequenza di risonanza.
Pertanto la frequenza a cui la quantità massima di energia RF viene assorbita dipende
dalle dimensioni del corpo e dalla postura. In generale, si verifica minore riscaldamento RF
all’aumentare della frequenza al di sopra della regione di risonanza. Tuttavia il riscaldamento
a frequenze superiori tende a essere più concentrato sulla superficie del corpo al diminuire
della profondità di penetrazione del campo incidente.

D.1.3.3 Valori limite di esposizione

I VLE rappresentano grandezze dosimetriche nel corpo volte a proteggere dagli effetti nocivi
dell’esposizione umana a campi elettromagnetici. I VLE applicati dipendono dalla frequenza
del campo in esame.

Bassa frequenza
A basse frequenze (da 1 Hz a 10 MHz) la principale grandezza dosimetrica è il campo
elettrico interno indotto nel corpo umano. Questo è dovuto al fatto che le soglie per la
stimolazione dei tessuti nervosi umani sono definite dall’intensità e dalla variazione spaziale
di questi campi elettrici interni. L’unità di misura del campo elettrico indotto è il Volt per
metro (Vm-1).

Con l’esposizione a campi elettrici a bassa frequenza, nel corpo si producono campi elettrici
interni che perturbano considerevolmente il campo incidente. Cariche non uniformi sono
indotte sulla superficie del corpo dal campo elettrico esterno e si creano campi elettrici
interni che possono generare correnti all’interno del corpo.

Con l’esposizione a campi magnetici a bassa frequenza, campi elettrici interni sono prodotti
dal campo magnetico che induce un campo elettrico e correnti associate nel tessuto umano.
Anche le correnti che scorrono tra regioni di conduttività dei tessuti nel corpo producono
campi. La figura D3 mostra in che modo questi campi elettrici indotti sono assorbiti nel corpo
in conseguenza dell’esposizione a campi esterni elettrici e magnetici a bassa frequenza.
Sezione 5 — Materiale di riferimento 119

Figura D3 — Esposizione alla bassa frequenza: immagini in sezione del corpo


umano che mostrano (a) organi interni del corpo, (b) campi elettrici interni
prodotti dall’esposizione a un campo magnetico esterno a bassa frequenza e
(c) campi elettrici interni derivanti dall’esposizione a un campo esterno a bassa
frequenza

Alta frequenza
Ad alte frequenze (da 100 kHz a 300 GHz) la principale misura dosimetrica
dell’assorbimento del campo elettromagnetico è il tasso di assorbimento specifico di energia
(SAR). Ciò è dovuto agli effetti biologici dannosi dominanti derivanti dall’esposizione ai campi
elettromagnetici a queste frequenze, provocati da aumenti di temperatura nei tessuti.

Il SAR può essere definito come la potenza assorbita per unità di massa. La sua unità di
misura è il watt per chilogrammo (Wkg-1). Viene utilizzato come grandezza dosimetrica nella
direttiva EMF poiché è strettamente correlato all’aumento della temperatura nel tessuto
umano. La figura D4 mostra la distribuzione del SAR nel corpo umano quando questo è
esposto a un campo elettromagnetico ad alta frequenza.
120 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1

Figura D4 — Esposizione all’alta frequenza: immagini in sezione del corpo


umano che mostrano (a) organi interni del corpo, (b) SAR prodotto nei tessuti
dall’esposizione a un campo elettromagnetico a 40 MHz e (c) SAR prodotto nei
tessuti dall’esposizione a un campo elettromagnetico a 2 GHz

La grandezze dosimetriche interne (campi elettrici e SAR) utilizzate per definire i VLE non
possono essere valutate con precisione con la misurazione, poiché le intensità di campo
nel corpo umano non possono essere misurate in maniera non invasiva. Le grandezze
dosimetriche VLE sono state misurate negli animali, ma i dati sono limitati e la precisione
di tali misurazione è piuttosto scarsa. Inoltre, l’estrapolazione degli studi animali agli esseri
umani non può essere applicata direttamente a causa delle differenze fisiologiche tra le
specie sotto molto aspetti. Le simulazioni numeriche dell’assorbimento elettromagnetico
umano, quindi la conformità con i VLE di cui alla direttiva relativa ai campi elettromagnetici,
consentono di verificare direttamente le grandezze dosimetriche interne.

D.1.3.4 Valutazione della conformità con i VLE

Per calcolare le grandezze dosimetriche nel corpo necessarie per effettuare comparazioni
con i VLE, si richiedono una rappresentazione del corpo umano, un metodo numerico
capace di modellare l’interazione del campo elettromagnetico con i tessuti biologici e una
rappresentazione della sorgente del campo elettromagnetico.

Modello umano
Il corpo umano può essere considerato un’antenna ricevente quando è esposto a campi
elettromagnetici. Pertanto, le proprietà anatomiche, geometriche ed elettriche sono
estremamente importanti al momento di valutare la conformità con i VLE.

Storicamente, sono state utilizzate semplici strutture omogenee come sfere, sferoidi, cilindri,
dischi e cubi per sostituire il corpo al fine di valutare le grandezze dosimetriche interne. Per
queste forme omogenee viene utilizzato un unico valore di conduttività e permittività, che
rappresenta un valore medio su tutto il corpo; solitamente non dipende dalla frequenza.
L’utilizzo di strutture così semplici semplifica la simulazione numerica dell’esposizione
a campi elettromagnetici. Tuttavia tali procedure producono risultati imprecisi che
sovrastimano considerevolmente l’effettiva esposizione.
Sezione 5 — Materiale di riferimento 121

Figura D5 — Modello umano: esempio di modello maschile, eterogeneo e


anatomicamente realistico. Sono indicati gli organi interni e dello scheletro
(a sinistra), lo strato muscolare (al centro) e lo strato dermico (a destra)

Si raccomanda di utilizzare modelli eterogenei e anatomicamente realistici del corpo


umano per la valutazione dell’esposizione a campi elettromagnetici. Attualmente alcune
organizzazioni hanno elaborato una serie di modelli eterogenei del corpo umano (uomo,
donna, donna in gravidanza, con specifiche posture, eccetera) in cui si identificano
realisticamente l’anatomia e numerosi tessuti. A causa dell’investimento necessario
per produrre un simile modello, di norma il suo impiego sarà costoso. Inoltre, ci sarà
inevitabilmente una differenza tra i vari modelli disponibili, pertanto i risultati prodotti
saranno leggermente diversi.

Tendenzialmente i modelli anatomicamente realistici sono sviluppati mediante


segmentazione computerizzata dei dati in diversi tipi di tessuti. Particolare attenzione è
rivolta alla necessità di rendere questi modelli anatomicamente realistici. Le figure D5 e D6
mostrano esempi di un modello eterogeneo di maschio adulto. Questi modelli sono di solito
composti da oltre 30 singoli tessuti e organi. Il modello può essere basato sulla superficie o
su voxel (pixel volumetrico).

Se si utilizza nelle simulazioni impiegando un metodo numerico come la dimensione


temporale delle differenze finite, il modello del corpo umano è solitamente rappresentato
da celle cubiche (voxel) di 1-2 mm di dimensioni. Ai voxel vengono assegnati un valore di
permittività e uno di conduttività sulla base dei valori misurati per vari organi e tessuti.

Per calcolare le grandezze dosimetriche dei modelli umani mostrati, le proprietà dielettriche
dei tessuti che compongono questi modelli devono essere specificate. Se si ipotizza che
diversi tessuti siano essenzialmente omogenei, le proprietà elettriche possono essere
descritte con due parametri, ossia la conduttività (σ) e la permittività (ε). Tali proprietà
variano con la frequenza per i tessuti biologici. In generale la conduttività di un tessuto
aumenta e la permittività diminuisce all’aumentare della frequenza.
122 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1

Figura D6 — Modello umano: immagine in sezione di un modello umano


eterogeneo che mostra tipi di tessuto selezionati

Liquido cerebro-spinale
Sangue
Intestino tenue
Fegato
Muscolo
Cute
Grasso
Stomaco
Intestino crasso
Osso
Cuore
Midollo spinale

(cfr. http:/[Link]/tissprop/). Tessuti con alta percentuale d’acqua, per esempio


i fluidi corporei, non mostrano quasi nessuna dipendenza dalla frequenza per frequenze
inferiori a 100 kHz. La percentuale d’acqua o di fluidi presente in un tessuto umano è
significativa nelle proprietà dielettriche e nei cambiamenti che si registrano con la frequenza.
Di conseguenza, i tessuti che mostrano un comportamento simile quando vengono esposti
a campi elettromagnetici possono essere raggruppati a seconda del loro contenuto d’acqua.
Per esempio il sangue e il liquido cerebrospinale hanno un alto contenuto d’acqua e possono
condurre le correnti relativamente bene. I polmoni, la cute e il grasso non sono buoni
conduttori laddove il fegato, la milza e i muscoli hanno una conduttività intermedia.

Metodi numerici
Per valutare l’assorbimento del campo elettromagnetico nei modelli umani eterogenei e
anatomicamente realistici sono stati impiegati vari metodi numerici. I metodi numerici idonei
sono limitati dalle proprietà elettriche altamente eterogenee del corpo umano e dalle forme
degli organi interni ed esterni, ugualmente complesse.

I metodi che sono stati utilizzati con successo per la dosimetria dei campi elettromagnetici
ad alta risoluzione comprendono il metodo delle differenze finite (FD), il metodo del dominio
della frequenza e del dominio del tempo (FDTD), il metodo degli elementi finiti (FEM) e la
tecnica di integrazione finita (FIT).

Questi metodi forniscono una soluzione diretta delle equazioni di Maxwell. Tendono a
dividere il dominio computazionale in un reticolo in 3D di celle o superfici cui vengono
assegnate proprietà elettriche discrete. Nel caso del metodo delle differenze finite,
l’iterazione del codice computazionale avviene nel tempo e nello spazio, stimando i valori di
campo in ciascuna cella fino a ottenere la convergenza della soluzione.
Sezione 5 — Materiale di riferimento 123

Ciascun metodo presenta vantaggi e limitazioni. Tutti i metodi e alcuni codici informatici
sono stati soggetti ad ampie verifiche mettendo a confronto soluzioni analitiche e risultati
sperimentali per garantire che i risultati prodotti da questi metodi siano rappresentativi per
un’ampia varietà di situazioni di esposizione elettromagnetica.

D.1.3.5 Media: Campo elettrico indotto del 99° percentile, WBSAR


e SAR localizzato

Campo elettrico indotto del 99° percentile


Al momento di limitare gli effetti nocivi dei campi elettrici in situ indotti nel lavoratore,
è importante definire la regione nella quale il campo elettrico è mediato in situ. Come
compromesso pratico, che soddisfi da un lato i requisiti di una solida base biologica e
dall’altro le limitazioni computazionali, si raccomanda di determinare il campo elettrico in
situ come media vettoriale del campo elettrico in un ridotto volume di tessuto contiguo, pari
a 2 x 2 x 2 mm3.

Spesso i metodi numerici utilizzati per calcolare i campi elettrici indotti nel corpo impiegano
un modello umano discretizzato in celle o voxel. Tuttavia se si usa un metodo che non
impiega celle, sarebbe opportuno preparare un adeguato algoritmo di calcolo della media
che calcoli il campo elettrico su un volume di 2 x 2 x 2 mm3 nell’ambito del codice numerico.
Per un tessuto specifico, il valore del 99° percentile del campo elettrico è il valore rilevante
da comparare con il valore limite di esposizione (ICNIRP 2010).

Valore del SAR mediato su tutto il corpo (WBSAR)


Il VLE relativo al WBSAR ha lo scopo di proteggere dagli effetti del riscaldamento estesi a
tutto il corpo. Per calcolare il SAR riferito a tutto il corpo si sommano i tassi di assorbimento
in tutti i voxel del modello umano e quindi si dividono per la massa corporea.

SAR localizzato
I VLE per il SAR localizzato vengono specificati nella direttiva relativa ai campi
elettromagnetici per proteggere dal riscaldamento localizzato nel corpo umano, in particolare
dall’esposizione a sorgenti di radiazioni elettromagnetiche ubicate nel campo prossimo.

Per calcolare il SAR localizzato per l’esposizione a campi elettromagnetici da 100 kHz a
6 GHz, ai sensi della direttiva relativa ai campi elettromagnetici la massa adottata per
mediare dev’essere pari a 10 g di tessuto contiguo (ossia connesso). Il massimo valore SAR
localizzato nel corpo dev’essere utilizzato per la stima dell’esposizione.

Una procedura per calcolare il SAR localizzato su 10 g di regione contigua è la seguente.


In una sezione orizzontale del modello umano viene selezionata una cella con il massimo
SAR. Si effettua quindi una ricerca tra le sei celle adiacenti che toccano le facce dell’originale
per trovare quella con il più alto tasso di assorbimento. Alla fine si sommano le potenze
e le masse. Si effettua una ricerca tra le corrispondenti celle adiacenti sulla sua superficie
per ottenere una regione connessa di celle per la quale la massa sia uguale a 10 g e il SAR
viene calcolato per questa regione connessa. In questa procedura si impiegano circa 1 000
celle (a seconda della densità del tipo di tessuto) per una risoluzione in voxel di 2 mm, dal
momento che il volume di ciascuna cella è pari a 0,008 cm3. Questa procedura si ripete
per ciascuna sezione orizzontale, e alla fine viene scelto il massimo valore SAR di qualsiasi
regione connessa sull’intero modello umano.

La figura D7 mostra esempi di SAR localizzato mediato su 10 g di regione contigua. La figura


mostra altresì il picco del SAR su 10 g di regione contigua calcolato in un modello umano,
derivante dall’esposizione a un campo elettromagnetico a onde piane a 100 MHz e 3,4 GHz.
124 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1

Figura D7 — Regioni contigue: Il SAR è mediato su regioni contigue (connesse)


di 10 g in un modello umano per l’esposizione a (a) un campo elettromagnetico
a 100 MHz e (b) a 3,4 GHz. Nella mappa a colori si va dal blu scuro (SAR
inferiore) al rosso scuro (SAR superiore)

D.2 Dimostrazione di conformità per l’esposizione


non uniforme

D.2.1 Introduzione
L’esposizione ai campi elettromagnetici può essere descritta come uniforme o come non
uniforme. Un campo elettromagnetico uniforme viene definito alle alte frequenze come
un’onda che si è diffusa così tanto che apparentemente la sua ampiezza è la stessa ovunque
nel piano perpendicolare al suo orientamento. Il campo uniforme è un’idealizzazione che
consente di definire l’onda come un’onda intera che viaggia in un’unica direzione. A basse
frequenze, un campo uniforme è un campo che è lo stesso attraverso un volume definito, per
esempio, un campo elettrico tra due placche parallele infinite.

La determinazione del valore di campo per la valutazione della conformità ai LA è irrilevante


per un campo elettromagnetico uniforme, poiché il valore è lo stesso lungo una linea
perpendicolare all’orientamento dell’onda (figura D8). Se un campo è uniforme in questo
modo, o relativamente uniforme (entro il 20 %), una misurazione del campo in un punto
dello spazio occupato da un lavoratore dovrebbe essere sufficiente.

Dispositivi che producono radiazioni elettromagnetiche possono creare condizioni di


esposizione non uniformi sull’altezza del corpo, se collocati vicino a una persona o in un
ambiente in cui vi siano variazioni nel campo generato a causa di riflessi /dispersioni a terra
provenienti dagli oggetti circostanti.
Sezione 5 — Materiale di riferimento 125

Figura D8 — Esempi di esposizione uniforme e non uniforme: variazione


del campo in funzione della distanza dalla terra per (a) un campo uniforme
e (b) un dipolo tipico. Sono indicati il valore del campo mediato nello spazio,
il massimo valore di campo e il valore di campo a 1 m

(a) Uniforme (b) Non uniforme


Valore di campo
mediato nello spazio

Valore di campo Valore di


mediato nello campo a 1 m
spazio
Valore di
campo a 1 m
Altezza

Altezza
Massimo valore
di campo

Massimo 1m
valore di campo

Valore di campo Valore di campo

La determinazione di un unico valore di campo per effettuare una comparazione con i LA non
è irrilevante se il campo varia sensibilmente nella regione occupata dal lavoratore. In questa
situazione di esposizione, è possibile utilizzare il massimo valore di campo nella posizione
corporea dei lavoratori, ma ciò comporterà una valutazione prudente. Alcune organizzazioni
hanno proposto di impiegare un unico valore di campo a un’altezza di 1 m; tuttavia anche
questo valore spesso non è rappresentativo.

In queste situazioni non uniformi occorre definire un metodo appropriato per ottenere
un unico valore di campo. Ai sensi della direttiva in questi casi è possibile impiegare la
media spaziale dei campi. Si consigliano misurazioni o calcoli mediati nello spazio giacché
forniscono indicazioni dell’esposizione più rappresentative in situazioni in cui il campo varia
lungo l’altezza del corpo umano.

D.2.2 Questioni concernenti l’esposizione non uniforme


La direttiva specifica i LA in termini di un unico valore per una particolare frequenza. L’ampiezza
di questi LA è stabilita per garantirne la conformità ai VLE pertinenti o per decidere quali delle
misure di protezione o di prevenzione, di cui all’articolo 5, debbano essere adottate.

Tuttavia, se il campo è non uniforme nell’area occupata dal lavoratore [come nella figura D8 (b)],
l’intensità del campo elettrico o l’induzione magnetica variano a seconda della posizione nella
quale il campo viene valutato. Una domanda valida sarebbe la seguente: quale valore del campo
dev’essere comparato con i LA?

In queste situazioni di esposizione la direttiva raccomanda di dare la priorità al massimo


valore di campo rispetto al volume o alla media spaziale pertinenti. Nei casi in cui vi sia
una sorgente molto localizzata vicina al corpo, la conformità ai VLE dev’essere determinata
mediante dosimetria.

Per quanto riguarda gli effetti non termici, nelle note B1-3 e B2-3 dell’allegato II della
direttiva si legge:

«I LA rappresentano i valori massimi calcolati o misurati nello spazio occupato dal corpo
del lavoratore. Ciò comporta una valutazione dell’esposizione prudente e una conformità
automatica ai VLE in tutte le condizioni di esposizione non uniformi. Al fine di semplificare la
valutazione della conformità ai VLE, effettuata ai sensi dell’articolo 4, in specifiche condizioni
non uniformi, nella guida pratica di cui all’articolo 14 saranno stabiliti criteri relativi alla
media spaziale dei campi misurati, sulla base di una dosimetria consolidata. Qualora si tratti
di una sorgente molto localizzata, distante pochi centimetri dal corpo, il campo elettrico
indotto è determinato caso per caso mediante dosimetria».
126 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1

Per quanto riguarda gli effetti termici, nella nota B1-3 dell’allegato III della direttiva si legge:

«I La (E) e La (B) rappresentano i valori massimi calcolati o misurati nello spazio occupato
dal corpo del lavoratore. Ciò comporta una valutazione dell’esposizione prudente e una
conformità automatica ai VLE in tutte le condizioni di esposizione non uniformi. Al fine di
semplificare la valutazione della conformità ai VLE, effettuata ai sensi dell’articolo 4,
in specifiche condizioni non uniformi, nella guida pratica di cui all’articolo 14 saranno
stabiliti criteri relativi alla media spaziale dei campi misurati, sulla base di una dosimetria
consolidata. Qualora si tratti di una sorgente molto localizzata, distante pochi centimetri dal
corpo, la conformità ai VLE è determinata caso per caso mediante dosimetria».

D.2.2.1 Massimo valore di campo

È il modo più semplice per valutare la conformità ai limiti di cui alla direttiva; tuttavia
è anche il metodo che offre la stima più prudente dell’esposizione del lavoratore ad un
campo. Non viene calcolata alcuna media spaziale. La misurazione o il calcolo del campo
imperturbato, ossia senza la presenza del lavoratore, vengono effettuati in un punto dell’area
occupata dal lavoratore dove il campo è alla sua massima intensità. Il campo è valutato
in assenza del lavoratore poiché la sua presenza, in alcune situazioni di esposizione,
può alterare il valore di campo. Va osservato che alle basse frequenze la presenza di un
lavoratore influisce soltanto sul campo elettrico. Gli esseri umani non sono magnetici e le
correnti indotte non sono sufficienti a influire sul campo.

Nella sezione «Media spaziale dei campi elettrici e magnetici esterni» dell’ICNIRP (2010), si
legge:

«I livelli di riferimento sono stati stabiliti per condizioni di esposizione in cui la variazione del
campo elettrico o magnetico entro lo spazio occupato dal corpo è relativamente piccola.
Nella maggior parte dei casi, però, la distanza dalla sorgente è talmente piccola che la
distribuzione del campo è non uniforme, o localizzata in una piccola parte del corpo. In questi
casi la misura della massima intensità del campo elettrico nella posizione dello spazio
occupata dal corpo dà luogo a una valutazione dell’esposizione che garantisce sicurezza, ma
è molto conservativa».

D.2.2.2 Media spaziale

La valutazione spaziale del campo in caso di esposizione non uniforme può essere effettuata
in diversi modi. Tre approcci comunemente usati, per ordine di complessità decrescente,
consistono nel mediare il campo nello spazio, rispettivamente, su

a• un volume occupato dal lavoratore o parte del lavoratore;

a• un’area trasversale occupata dal lavoratore o parte del lavoratore;

a• una linea della zona occupata dal lavoratore o parte del lavoratore.

Una descrizione dettagliata di questi approcci è reperibile in varie norme e orientamenti


internazionali, per esempio IEEE C95.3 (2002), Cenelec EN 50357 (2001), IEC 62226 (2001),
IEC 62233 (2005), IEC 62110 (2009). Quanto più complessa è la procedura di calcolo della
media, tanto migliore è l’approssimazione del campo non uniforme. È però risaputo che, ai
fini della valutazione della conformità, può risultare difficile determinare i valori del campo
sulla proiezione di un volume o di un’area in quanto tali approcci richiedono un gran numero
di punti di campionamento. I metodi di media lineare possono fornire una rappresentazione
corretta di un campo elettromagnetico non uniforme e sono pertanto raccomandati nelle
seguenti sezioni.
Sezione 5 — Materiale di riferimento 127

(a) Esposizione a campi elettrici e magnetici compresi tra 1 Hz e 10 MHz


I valori mediati nello spazio dell’intensità del campo elettrico (Eavg) oppure dell’induzione
magnetica (Bavg) devono essere calcolati utilizzando le seguenti formule:

(Equazione 1)

(Equazione 2)

dove n è il numero dei punti di misurazione, Ei e Bi sono rispettivamente l’intensità del


campo elettrico e l’induzione magnetica, misurate nel punto iesimo.

La posizione della linea su cui occorre calcolare il valore medio del campo varia, a seconda
che il valore medio nello spazio ottenuto deve essere confrontato ad un LA inferiore,
superiore o relativo all’esposizione degli arti. I LA superiori mirano alla protezione dalla
stimolazione dei nervi periferici nella testa e nel tronco. Pertanto, se si vuole comparare il
valore Eavg o Bavg con il LA superiore, di solito basterà una semplice scansione lineare dei
campi sull’altezza della testa e del tronco, attraverso il centro dell’area proiettata. I LA
inferiori mirano alla protezione dagli effetti sensoriali a livello di sistema nervoso centrale e
della testa. Pertanto, se si vuole comparare il valore Eavg o Bavg con il LA inferiore, di solito una
semplice scansione lineare dei campi sull’altezza della testa, attraverso il centro dell’area
proiettata, costituirà una soluzione adeguata. Infine, i LA relativi agli arti si riferiscono alla
protezione dalla stimolazione dei nervi negli arti. Pertanto, se si vuole comparare il valore
Bavg con il LA inferiore, di solito sarà sufficiente una semplice scansione lineare dei campi
sull’altezza dell’arto passando attraverso il centro dell’area proiettata.

Per calcolare la media spaziale sulle regioni della testa, della testa e del tronco o degli
arti, di norma si ritiene opportuno rilevare una serie di almeno tre misurazioni, a distanza
uniforme. Sono accettabili anche misurazioni di campo aggiuntive ottenute, per esempio,
utilizzando un dispositivo di registrazione di dati o che calcola la media spaziale; queste
misurazioni fornirebbero maggiori informazioni sulla distribuzione spaziale del campo.

Figura D9 — (a) Media spaziale del campo su una linea verticale nella zona
occupata dal lavoratore; (b) media spaziale del campo su una linea verticale
nella zona in cui si trova la testa del lavoratore; (c) punti di calcolo della media
con vista prospettica del lavoratore al suo posto

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