Sezione 4 — Sono necessarie ulteriori azioni?
67
9.2 Eliminazione del pericolo
Il metodo più efficace per controllare i rischi è quello di eliminare del tutto i pericoli,
eventualmente ricorrendo ad un processo alternativo che non comporti la generazione di
forti campi elettromagnetici (per esempio preferendo dalla saldatura elettrica a resistenza la
saldatura a laser). È chiaro tuttavia che ciò non sarà sempre realizzabile. Spesso non vi sarà
un processo alternativo idoneo, oppure le alternative disponibili potrebbero comportare altri
tipi di pericoli (nell’esempio precedente, la presenza di un raggio laser ad alta potenza) che
comportano rischi uguali o maggiori per i lavoratori.
L’eliminazione dei pericoli spesso comporterà la riprogrammazione dell’intero processo e
sostanziali investimenti in nuove apparecchiature. Spesso quindi questo sarà realizzabile
soltanto durante l’allestimento iniziale o un in occasione di un ammodernamento radicale
delle apparecchiature. In queste occasioni tuttavia è opportuno considerare altri approcci per
ottenere gli stessi obiettivi senza generare forti campi elettromagnetici.
9.3 Ricorso a processi o apparecchiature meno pericolosi
Un approccio efficace per ridurre i rischi derivanti dai campi elettromagnetici consiste
nel sostituire i processi o le apparecchiature con altri che producono meno campi
elettromagnetici. Nella sua forma più semplice, per esempio, la saldatura dielettrica della
plastica può comportare un’alta esposizione dell’operatore a campi elettromagnetici irradiati
a radiofrequenza e perfino al rischio di ustioni da contatto con elettrodi esposti. In genere è
possibile progettare apparecchiature che incorporino la schermatura per limitare l’intensità
del campo irradiato e prevedere misure di automazione che allontanino ulteriormente
l’operatore dagli elettrodi.
La sostituzione dell’impianto esistente con un’apparecchiatura più automatizzata e
schermata di solito migliora l’efficienza del processo, ma comporta costi considerevoli
in termini di capitale. Questa opzione è solitamente realizzabile soltanto nell’ambito del
normale ciclo di sostituzione delle apparecchiature.
Nota bene: misure volte a ridurre i rischi
Se non è possibile ridurre i rischi con provvedimenti di eliminazione o sostituzione,
sarà necessario adottare misure supplementari. I datori di lavoro hanno a
disposizione molte opzioni e in generale le misure tecniche e organizzative saranno
preferibili poiché offrono una protezione collettiva. Molte delle misure che potrebbero
essere utilizzate per ridurre i rischi derivanti dai campi elettromagnetici sono simili a
quelle utilizzate per altri pericoli caratteristici dei luoghi di lavoro.
68 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1
9.4 Misure tecniche
L’attuazione di misure tecniche, se realizzabile, ha il vantaggio di offrire una protezione
collettiva e di combattere i rischi alla fonte. Inoltre solitamente saranno più affidabili delle
misure organizzative giacché non dipendono dall’iniziativa delle singole persone. Alcune
misure tecniche, illustrate qui di seguito, possono rivelarsi efficaci nell’impedire o limitare
l’accesso ai campi elettromagnetici.
9.4.1 Schermatura
La schermatura può essere un modo efficace per ridurre i campi elettromagnetici prodotti
da una sorgente e spesso è incorporata nella progettazione dell’apparecchiatura al fine
di limitare le emissioni. Il forno a microonde è un buon esempio. La rete dello sportello è
collegata all’alloggiamento metallico del forno per formare uno schermo continuo che limiti
le emissioni di microonde. Gli schermi possono essere applicati anche nei locali per ottenere
un ambiente elettromagnetico debole, benché ciò solitamente avvenga per proteggere
apparecchiature elettriche sensibili piuttosto che delle persone.
In pratica gli schermi per campi elettrici a radiofrequenza e a bassa frequenza rinchiudono
la sorgente all’interno di una superficie conduttrice (una gabbia di Faraday). Questa
normalmente è costituita da una lamiera o una rete metallica, ma è possibile usare anche
altri materiali, come ceramica, plastica e vetro, con uno o più rivestimenti metallici oppure
con una rete metallica inserita all’interno. Quest’ultimo procedimento è utile per gli sportelli
qualora sia necessario controllare visivamente il processo. Se è necessario un flusso d’aria,
ad esempio a scopo di raffreddamento, questo si può ottenere per mezzo di reti metalliche o
materiali a nido d’ape.
Per essere efficace lo schermo dev’essere continuo. Eventuali interruzioni o giunture
devono essere assai più piccole della lunghezza d’onda (cfr. l’appendice A) del campo
elettromagnetico. Per questo motivo i pannelli che costituiscono lo schermo dovranno
essere di norma fissati uno all’altro mediante viti o bulloni posti a distanza estremamente
ravvicinata. Se è necessario rimuovere un pannello, questo dovrà essere rimontato
applicando tutti i mezzi di fissaggio previsti per ridurre al minimo le fuoriuscite. Porte e
pannelli di accesso sono dotati solitamente di una guarnizione di contatto per tutta la loro
lunghezza. A parte eventuali interruzioni e giunture, l’efficacia della schermatura dipende dal
materiale con cui è costruita, dallo spessore, dalla forma della schermatura stessa e dalla
frequenza del campo.
I cavi e le altre guide di onde utilizzate per la trasmissione dei campi a radiofrequenza
sono di norma schermati. Ciò serve essenzialmente a evitare l’emissione di onde radio, che
provocherebbe forti perdite, ma anche a limitare l’entità dei campi ambientali. Qualsiasi
perdita dell’integrità dello schermo può comportare fuoriuscite; occorre pertanto vigilare sul
possibile deterioramento di giunture o gomiti.
La schermatura di campi magnetici statici e a bassa frequenza (inferiori a circa 100 kHz) è
più difficile. È possibile schermare questi campi per mezzo di leghe metalliche speciali come
il mu-metal; vi sono però forti limitazioni per cui tali materiali sono generalmente riservati ad
applicazioni specialistiche.
Poiché la schermatura passiva dei campi magnetici è un procedimento complesso, spesso
viene utilizzata la schermatura attiva, soprattutto per i campi statici (cfr. lo studio del
caso delle unità NMR nel volume 2 della presente guida). Nella schermatura attiva si usa
una bobina supplementare, solitamente un solenoide, per generare un campo magnetico
contrario. L’annullamento dei due campi provoca una rapida riduzione dell’induzione
magnetica lontano dalla sorgente.
Sezione 4 — Sono necessarie ulteriori azioni? 69
9.4.2 Ripari
I ripari possono rappresentare un mezzo economico ed efficace per limitare l’accesso ad aree
con forti campi elettromagnetici. Come si è osservato nel capitolo 3, le intensità di campo di
solito diminuiscono rapidamente con l’aumentare della distanza dalla sorgente del campo;
il ricorso a ripari costituisce quindi spesso un’opzione pratica per limitare l’accesso alle
immediate vicinanze. Conoscendo la distribuzione del campo, chiunque abbia competenze di
progettazione e installazione di ripari per macchine dovrebbe essere in grado di ideare una
soluzione efficace.
Quando si installa un riparo in campi elettromagnetici di forte entità, è necessario scegliere
il materiale del riparo in funzione del campo. Potrebbe quindi essere opportuno utilizzare
materiali non metallici, per esempio barriere di plastica in impianti NMR con forti campi
magnetici statici. Inoltre se si installano ripari metallici bisogna considerare il problema
delle scariche di scintille e delle correnti di contatto, nonché di un adeguato collegamento di
massa (sezioni 9.4.7 e 9.4.8).
Qualora non sia necessario entrare nell’area ad accesso limitato nel corso delle normali
operazioni, la soluzione più semplice ed economica è spesso quella dei ripari fissi. Questi
ripari sono fissati in modo tale da richiedere l’uso di attrezzi per rimuoverli.
Ciò rende però i ripari fissi inadatti alle aree in cui si debba accedere frequentemente. In tal
caso un riparo mobile può costituire una soluzione accettabile. Tali ripari dovrebbero essere
normalmente interbloccati alla sorgente del campo, ma un riparo non interbloccato (figura
9.1) potrebbe essere accettabile quando il rischio è relativamente basso.
Figura 9.1 — Esempio di un semplice riparo mobile usato per limitare l’accesso
a un forte campo magnetico. In questo caso il riparo non è interbloccato ma è
integrato da cartelli di avvertimento e misure organizzative
Se i forti campi elettromagnetici sono accessibili soltanto mediante scale verticali fisse
— ad esempio nell’installazione a tetto di antenne ad alta potenza (cfr. lo studio del caso
nel volume 2 della presente guida) — un riparo per la scala potrebbe costituire un mezzo
economico ed efficace per limitare l’accesso (figura 9.2).
70 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1
Figura 9.2 — Utilizzo di un riparo per scale, allo scopo di limitare l’accesso
a forti campi elettromagnetici su un tetto
Scala
Riparo
Blocco
9.4.3 Interblocchi
Se per limitare l’accesso a forti campi elettromagnetici si utilizzano ripari mobili, il riparo
stesso dev’essere interbloccato alla sorgente del campo elettromagnetico. Il dispositivo
di interblocco controlla la posizione del riparo e impedisce la generazione del campo
elettromagnetico quando il riparo non si trova in posizione di completa chiusura.
Esistono vari tipi di dispositivi di interblocco, ognuno dei quali comporta vantaggi e svantaggi
(cfr. la tabella 9.2). La scelta del dispositivo più appropriato dipende dalle circostanze
specifiche e dev’essere effettuata tenendo conto dell’esito della valutazione dei rischi.
Tabella 9.2 — Esempi di diversi tipi di interblocchi
Tipo Descrizione Esempi
1 Interruttore meccanico senza codifica Commutatore a camme rotanti su riparo incernierato
Commutatore a camme lineari azionato da rotaia su riparo scorrevole
Interruttore montato internamente all’interno della cerniera
2 Interruttore meccanico con codifica Interruttore di posizione con attuatore a linguetta
Sistema a chiave bloccata
3 Interruttore di posizione senza contatto e senza Interruttore di prossimità basato su metodi di identificazione
codifica induttivi, magnetici, capacitivi, ultrasonici od ottici
4 Interruttore di posizione senza contatto e con Interruttore di prossimità con identificazione magnetica codificata
codifica Interruttore di prossimità con identificazione a radiofrequenza
(RFID)
Sezione 4 — Sono necessarie ulteriori azioni? 71
Figura 9.3 — Interruttore di posizione con attuatore a linguetta, un esempio
di dispositivo di interblocco di tipo 2
Attuatore a linguetta
(su riparo mobile)
Interruttore
di posizione (fisso)
In presenza di forti campi elettromagnetici, sarà necessario considerare il rischio di
interferenze con il funzionamento del dispositivo di interblocco e di eventuali circuiti
associati. I dispositivi meccanici possono essere meno vulnerabili a interferenze
elettromagnetiche.
Gli interblocchi devono soddisfare le pertinenti norme europee e devono essere installati con
sistemi di fissaggio che richiedono l’utilizzo di un utensile per la rimozione.
Poiché normalmente l’apertura del riparo dovrebbe far cessare immediatamente la
condizione di forte campo elettromagnetico, di solito non sarà necessario procedere al blocco
del riparo (per cui il riparo rimane bloccato fino alla scomparsa del rischio).
9.4.4 Dispositivi di protezione sensibili
Laddove non sia possibile installare ripari fissi o mobili, un’altra opzione sono i dispositivi di
protezione sensibili. Di questi fanno parte le barriere fotoelettriche, i dispositivi di scansione e
tappeti sensibili alla pressione. Le apparecchiature possono rilevare l’ingresso o la presenza
di una persona nell’area dei campi di forte entità e possono impedire il funzionamento delle
apparecchiature che generano campi elettromagnetici.
I dispositivi di protezione sensibili si avvalgono di una serie di tecnologie di rilevazione, la cui
idoneità varia a seconda della situazione specifica. Per scegliere il sistema più adatto i datori
di lavoro devono rivolgersi a consulenti esperti. In particolare occorre tener conto del rischio
di interferenze da parte di forti campi elettromagnetici.
9.4.5 Dispositivo di comando a due mani
Si può utilizzare un dispositivo di comando a due mani (figura 9.4) che richiede l’uso di
entrambe le mani dell’operatore (attivazione simultanea). Ciò può rivelarsi utile per garantire
che un operatore si trovi in una posizione specifica o che le sue mani restino fuori dall’area del
campo di forte entità. Il dispositivo tuttavia non offre alcuna protezione agli altri lavoratori.
72 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1
Figura 9.4 — Dispositivo di comando a due mani utilizzato per garantire
la distanza tra il lavoratore e il riscaldatore a induzione
Riscaldatore
a induzione
Dispositivo di
comando a due mani
9.4.6 Arresti di emergenza
Se i lavoratori possono accedere ad ambienti potenzialmente pericolosi, è indispensabile
predisporre arresti di emergenza. Gli arresti di emergenza più conosciuti sono i pulsanti rossi
a fungo. L’arresto di emergenza deve essere a risposta rapida, interrompere tutti i servizi
dell’area e impedirne il riavvio prima che sia stato effettuato il risettaggio.
I pulsanti degli arresti di emergenza devono essere posizionati nell’ambiente in quantità
sufficiente in modo che ce ne sia sempre uno facilmente raggiungibile, e in ogni caso senza
che sia necessario attraversare una zona pericolosa. Se gli arresti vengono installati in aree
molto estese, conviene utilizzare interruttori a trazione di cavo piuttosto che pulsanti.
9.4.7 Misure tecniche per evitare le scariche di scintille
Le scariche di scintille possono verificarsi in forti campi elettromagnetici quando una
persona tocca un oggetto conduttore il cui potenziale elettrico è diverso poiché uno
dei due è collegato a terra e l’altro no. Le scariche di scintille possono essere evitate
eliminando queste differenze di potenziale, mediante misure tecniche come la messa a
terra degli oggetti conduttori e il collegamento dei lavoratori con oggetti di lavoro conduttori
(collegamento equipotenziale).
Sezione 4 — Sono necessarie ulteriori azioni? 73
In pratica potrebbe essere difficile attuare tutte queste misure tecniche data la difficoltà
di realizzare efficacemente la messa a terra o il collegamento degli oggetti mobili. Di
conseguenza di solito occorre associare alle misure tecniche adeguate misure organizzative,
soprattutto la formazione del personale e, se possibile, l’utilizzo di attrezzature di protezione
individuale.
9.4.8 Misure tecniche per evitare le correnti di contatto
Se una persona tocca un oggetto conduttore in un campo a radiofrequenza e uno dei due
non è collegato a terra, la corrente di radiofrequenza può attraversare la persona fino a terra;
ciò può provocare scosse o ustioni. È possibile attuare alcune misure per limitare le correnti
di contatto. Riducendo l’intensità dei campi di dispersione, si riduce l’intensità di corrente
della radiofrequenza, e si possono apportare ulteriori miglioramenti mediante isolamento e
messa a terra. Infine occorre osservare che misure organizzative come la rimozione di oggetti
conduttori inutili, soprattutto quelli di grandi dimensioni, ridurranno le occasioni di contatto.
9.5 Misure organizzative
In alcune situazioni potrebbe essere impossibile ridurre al minimo i rischi derivanti dai
campi elettromagnetici mediante misure tecniche. In tali situazioni, il passo successivo
sarà considerare l’opportunità di ricorrere a misure organizzative. Queste misure devono
comunque prevedere la protezione collettiva, ma poiché solitamente dipendono dalle azioni
delle persone sulla base delle informazioni disponibili, la loro efficacia sarà proporzionale
alle azioni di tali persone. Le misure organizzative svolgono comunque un ruolo importante
e possono costituire la principale misura di controllo in alcune circostanze, per esempio
durante la messa in servizio e la manutenzione.
La scelta delle misure organizzative dipende dalla natura dei rischi e dal modo in cui è
svolto il lavoro. Le misure possono comprendere la delimitazione di aree e la restrizione
dell’accesso, segni, segnali ed etichette, nonché la nomina di addetti alla supervisione di aree
o attività lavorative e procedure scritte.
9.5.1 Delimitazione dell’area e restrizione dell’accesso
In alcune situazioni la restrizione dell’accesso ad aree di campi di forte entità mediante
misure tecniche, come i ripari, potrebbe essere di difficile attuazione. In queste situazioni si
potrebbe utilizzare un ventaglio di misure organizzative per delimitare le aree in questione e
imporre restrizioni all’accesso o alle attività. In generale si tratta di collocare segnali o avvisi,
spesso insieme a segnaletica al suolo, per avvertire i lavoratori dei rischi e identificare le
aree dei campi di forte entità.
74 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1
Tabella 9.3 — Esempi di restrizioni di accesso o di altro tipo che possono
essere richieste per aree con forti campi elettromagnetici
Criteri Restrizioni
Effetti non termici Nessun accesso in presenza di campi
VLE relativo agli effetti sanitari superato
LA superiore superato
LA relativo agli arti superato
Effetti termici Restrizioni di accesso per limitare l’esposizione
mediata nel tempo
VLE relativo agli effetti sanitari superato
LA relativo all’esposizione superato
Livello di azione per corrente indotta attraverso
gli arti superato
VLE sensoriale superato temporaneamente Accesso limitato a lavoratori in possesso della
LA inferiore superato temporaneamente necessaria formazione
Possono essere applicate altre restrizioni
Rischi propulsivi derivanti da forti campi Restrizioni sull’introduzione nell’area di
magnetici statici materiali ferromagnetici
Rischi per i lavoratori particolarmente a rischio Restrizioni di accesso nelle aree con forti campi
Informazioni sull’accesso al sito
Rischio di scariche di scintille prodotte da forti Accesso limitato a lavoratori in possesso della
campi elettrici necessaria formazione
Rischio di correnti di contatto Accesso limitato a lavoratori in possesso della
necessaria formazione
Divieto di oggetti conduttori inutili
In alcune situazioni, laddove la segnaletica al suolo è già presente per avvertire di altri
pericoli o restrizioni, si potrebbero utilizzare mezzi alternativi di delimitazione, per esempio
segnaletica a parete o affissioni di piante dell’area in cui sono contrassegnate alcune zone.
Se i campi elettromagnetici sono presenti soltanto in alcune fasi del ciclo di lavoro, potrebbe
essere utile indicare quando sono presenti i campi mediante segnali di avvertimento visivo
(un segnale luminoso, per esempio) o acustico (una sirena).
Se l’accesso è limitato ad alcuni lavoratori, sarà necessario un processo di autorizzazione
formale per le persone che hanno il diritto di accedere.
In alcuni casi potrebbe essere necessario stabilire restrizioni temporanee di accesso.
Sarebbero opportune per un’installazione temporanea, oppure durante lavori di messa in
servizio su un’installazione permanente, ma prima dell’installazione di ripari fissi. In queste
situazioni di norma si possono installare barriere temporanee, su cui solitamente saranno
affissi dei cartelli di avvertimento. Nel caso di situazioni di breve durata ma ad alto rischio,
potrebbe essere opportuno anche incaricare i lavoratori della supervisione dei limiti dell’area
per garantire che nessuno attraversi le barriere.
Sezione 4 — Sono necessarie ulteriori azioni? 75
Figura 9.5 — Barriere temporanee e cartelli di avvertimento per limitare
l’accesso a campi di elevata intensità generati da un’installazione temporanea
Se ci sono rischi di accensione di atmosfere infiammabili o di innesco di dispositivi elettro-
esplosivi, è prassi normale delimitare l’area in cui si trova il pericolo principale (l’atmosfera
infiammabile o il dispositivo elettro-esplosivo) e quindi imporre restrizioni a tutte le sorgenti
di accensione o innesco, compreso il campo elettromagnetico, in quell’area.
9.5.2 Segnaletica e avvisi di sicurezza
I segnali e gli avvisi costituiscono un elemento importante di qualsiasi sistema di misure
organizzative. L’efficacia della segnaletica e degli avvisi di sicurezza dipende dalla loro
chiarezza e inequivocabilità. Devono essere collocati all’altezza degli occhi per ottimizzarne
la visibilità. La natura del pericolo dev’essere indicata chiaramente. Pittogrammi
esemplificativi rilevanti per i campi elettromagnetici vengono riportati nelle figure da 9.6
a 9.8 insieme ai loro significati riconosciuti. In generale sarà opportuno aggiungere un
avviso con un testo supplementare per agevolare la comprensione. Questo approccio è
particolarmente importante per quanto riguarda i segnali di prescrizione che impongono di
indossare calzature o guanti isolanti o conduttori.
Figura 9.6 — Cartelli di avvertimento standard affissi in relazione ai campi
elettromagnetici
Attenzione: campo magnetico Attenzione: radiazioni non ionizzanti
76 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1
Figura 9.7 — Cartelli di divieto standard affissi in relazione ai campi
elettromagnetici
Vietato l’accesso ai portatori Vietato l’accesso ai portatori
di dispositivi cardiaci impiantabili attivi di impianti metallici
Figura 9.8 — Cartelli di prescrizione standard che potrebbero essere affissi
in relazione ai campi elettromagnetici
Indossare calzature di sicurezza Indossare guanti protettivi
Indossare un dispositivo di protezione Segnaletica generale di azione
per gli occhi obbligatoria
Se i campi elettromagnetici sono presenti soltanto a intermittenza, i cartelli di avvertimento
devono essere affissi soltanto in presenza del campo, altrimenti rischiano di essere ignorati.
In pratica ciò può avvenire girando il cartello (su un gancio o su un supporto scanalato) sul
retro quando la situazione di pericolo viene meno.
Sezione 4 — Sono necessarie ulteriori azioni? 77
È prassi normale apporre etichette di avvertimento che riportano lo stesso pittogramma su
tutte le apparecchiature che generano campi elettromagnetici.
9.5.3 Procedure scritte
Qualora sia necessario ricorrere a misure organizzative per gestire i rischi derivanti da campi
elettromagnetici, queste dovrebbero essere documentate nella valutazione dei rischi affinché
tutti sappiano come occorre procedere. È necessario includere:
a la descrizione di tutte le aree oggetto di restrizioni particolari all’accesso o allo
svolgimento di una determinata attività;
a informazioni dettagliate relative alle condizioni di accesso ad un’area o per lo svolgimento
di una determinata attività;
a i requisiti specifici di formazione per i lavoratori (per esempio la formazione richiesta per
superare temporaneamente il LA inferiore);
a i nominativi di coloro che sono autorizzati ad accedere alle aree;
a i nominativi dei membri del personale responsabili della supervisione del lavoro o
dell’attuazione delle restrizioni di accesso;
a l’identificazione dei gruppi specificamente esclusi dalle aree, per esempio i lavoratori
particolarmente a rischio;
a i particolari relativi alle disposizioni di emergenza, se del caso.
Copie delle procedure scritte devono essere consultabili nelle aree cui si riferiscono, e devono
essere distribuite a tutte le persone potenzialmente interessate.
9.5.4 Informazioni sulla sicurezza del sito
È prassi comune fornire informazioni o istruzioni sulla sicurezza a coloro che entrano nel sito
per la prima volta. Se nel sito sono state identificate alcune aree in cui l’accesso o attività
specifiche sono soggetti a restrizioni, sarebbe opportuno spiegarlo nelle informazioni sulla
sicurezza del sito.
Figura 9.9 — Le informazioni sulla sicurezza del sito fornite ai visitatori
devono spiegare qualsiasi restrizione di accesso alle aree e in particolare
i rischi per i lavoratori particolarmente a rischio
78 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1
È particolarmente importante sottolineare se ci sono aree in cui potrebbero esserci rischi per
lavoratori particolarmente a rischio. I gruppi «a rischio» riconosciuti devono essere identificati
e ed è opportuno raccomandare a chiunque rientri in uno di questi gruppi di informarne
l’ospite. Le informazioni devono comprendete un avviso per coloro che fanno parte di questi
gruppi, ricordando di prestare attenzione a ulteriori segnali di avvertimento.
9.5.5 Supervisione e gestione
La sicurezza dei campi elettromagnetici dev’essere gestita tramite la stessa struttura di
gestione della salute e sicurezza di altre attività potenzialmente pericolose. Le disposizioni
organizzative possono variare nei dettagli a seconda delle dimensioni e della struttura
dell’organizzazione.
Se i campi sono sufficientemente forti da richiedere una gestione specifica, sarà di norma
opportuno nominare un membro esperto del personale per supervisionare gli aspetti
giornalieri della sicurezza dei campi elettromagnetici nel luogo di lavoro.
9.5.6 Istruzione e formazione
L’articolo 6 della direttiva EMF riguarda specificamente l’offerta di informazioni e formazione
ai lavoratori che potrebbero essere esposti a rischi derivanti dai campi elettromagnetici sul
luogo di lavoro. Il contenuto obbligatorio di questa formazione è illustrato nella tabella 9.4
Il livello di informazioni o formazione fornito dev’essere proporzionale ai rischi derivanti dai
campi elettromagnetici nel luogo di lavoro. Laddove la valutazione iniziale (cfr. il capitolo 3)
abbia dimostrato che i campi accessibili sono così bassi da non richiedere alcuna azione
specifica, dovrebbe essere sufficiente dare garanzie a riguardo. Tuttavia, anche in questa
situazione, sarà importante avvertire i lavoratori o i loro rappresentanti che alcuni lavoratori
potrebbero essere particolarmente a rischio. Qualsiasi lavoratore che rientri in uno dei gruppi
«a rischio» riconosciuti dovrà essere incoraggiato a informarne i dirigenti.
Tabella 9.4 — Contenuto delle informazioni e della formazione specificato
nella direttiva EMF
Misure adottate in applicazione della direttiva EMF
Entità e significato dei VLE e dei LA, possibili rischi associati e misure preventive adottate
Eventuali effetti indiretti dell’esposizione
Risultati della valutazione, della misurazione o del calcolo dei livelli di esposizione ai campi
elettromagnetici effettuati a norma dell’articolo 4 della direttiva EMF
Modalità per individuare e segnalare gli effetti negativi dell’esposizione per la salute
Possibilità di sintomi e sensazioni temporanei dovuti a effetti sul sistema nervoso centrale o
periferico
Circostanze in cui i lavoratori hanno diritto a una sorveglianza sanitaria
Procedure di lavoro sicure per ridurre al minimo i rischi derivanti dall’esposizione
Lavoratori particolarmente a rischio
Laddove è stato necessario attuare misure tecniche od organizzative specifiche in relazione
a campi elettromagnetici, di norma è opportuno fornire alcuni elementi di formazione più
strutturati. Se i rischi sono stati eliminati o ridotti al minimo esclusivamente mediante misure
tecniche, dovrebbe essere sufficiente fornire istruzioni di sicurezza o svolgere un’analisi
informale dei rischi. In questo modo si informeranno i lavoratori sui rischi e verranno illustrate
le misure tecniche che sono state messe in atto per la loro protezione. La formazione dovrà
sottolineare quanto sia importante notificare eventuali presunte mancanze o carenze delle
misure protettive in modo che si possa ovviare a questi problemi.
Sezione 4 — Sono necessarie ulteriori azioni? 79
Laddove la gestione dei rischi derivanti dai campi elettromagnetici si basa in larga parte su
misure organizzative o l’utilizzo di attrezzature di protezione individuale, la formazione dovrà
di norma essere più formale e dettagliata.
Al momento di determinare l’approfondimento, l’ampiezza e la durata della formazione,
il datore di lavoro dovrà considerare gli aspetti di cui alla tabella 9.5. È importante che
qualsiasi formazione esamini i rischi derivanti dai campi elettromagnetici tenendo conto
anche degli altri rischi del luogo di lavoro.
Tabella 9.5 — Aspetti di cui tener conto al momento di decidere in merito
al livello di formazione richiesto
Esito delle valutazioni dei rischi
Competenze dei membri del personale e loro conoscenza dei rischi derivanti dai campi
elettromagnetici
Grado di partecipazione dei lavoratori alla gestione dei rischi derivanti dai campi
elettromagnetici
Tipo di ambiente di lavoro (stabile o cambiamenti frequenti)
La formazione è destinata ai lavoratori nuovi o è un corso di aggiornamento per tutto il personale?
Se ci sono rischi di scariche di scintille o correnti di contatto, la formazione dovrà identificare
specificamente questi rischi. Dovrà anche illustrare le misure previste per ridurre i rischi,
soprattutto laddove queste richiedano l’intervento dei lavoratori.
L’offerta di formazione dev’essere documentata.
9.5.7 Progettazione e assetto dei luoghi e delle postazioni
di lavoro
I rischi derivanti dai campi elettromagnetici spesso possono essere ridotti al minimo con
costi minimi o pari a zero progettando l’assetto del luogo di lavoro in generale e le singole
postazioni di lavoro in particolare.
Per esempio le apparecchiature che generano forti campi elettromagnetici spesso possono
essere posizionate lontano dalle aree di passaggio e da altre zone molto frequentate. In
ogni caso è necessario disporre le apparecchiature in modo che l’accesso possa essere
opportunamente limitato, qualora la conformità ai VLE non possa essere garantita.
Le apparecchiature che generano forti campi elettromagnetici devono essere collocate
in modo che i lavoratori particolarmente a rischio non debbano attraversare campi che li
espongano a rischi. Questi campi non devono mai estendersi alle aree di passaggio né ad
altre aree, a meno che sia possibile escludere questi lavoratori dalle aree in questione.
Nel considerare l’assetto del luogo di lavoro, i datori di lavoro devono ricordare che i campi
magnetici solitamente non sono attenuati da muri divisori e dovranno quindi considerare
l’accesso alle aree circostanti. Questo aspetto è stato illustrato per le apparecchiature
per l’ispezione con particelle magnetiche nello studio del caso dell’officina meccanica nel
volume 2 della presente guida.
Spesso anche la struttura delle postazioni di lavoro è importante. Nell’esempio della figura
9.10 il campo nella posizione dell’operatore davanti alla saldatrice a punti è più debole
del campo a fianco della saldatrice. Pertanto in questo tipo di situazione è importante
organizzare la postazione di lavoro in modo che la posizione dell’operatore (in piedi o seduto)
sia quella prevista (figura 9.10) e considerare altresì l’ubicazione dei lavoratori che svolgono
altre mansioni.
80 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1
Figura 9.10 — Illustrazioni di buone e cattive pratiche nel predisporre la
postazione di lavoro per una saldatrice a punti e considerare la collocazione
dell’operatore
5
Buona pratica:
Il campo è più forte ai lati della
saldatrice a punti che non davanti.
Con questa disposizione, il lavoratore
è in piedi davanti all’apparecchiatura
per svolgere l’attività di saldatura.
L’esposizione del lavoratore pertanto
viene mantenuta bassa.
4
Cattiva pratica:
Con questo assetto, il lavoratore
deve stare in piedi a fianco
dell’apparecchiatura per svolgere
l’attività di saldatura. Di conseguenza
l’esposizione del lavoratore sarà più
alta.
Il grafico illustra in che modo i perimetri
del campo magnetico sono più distanziati
ai lati della saldatrice.
9.5.8 Adozione di procedure di lavoro adeguate
Spesso i lavoratori possono ridurre al minimo la generazione di campi di forte intensità o
ridurre la loro esposizione operando semplici cambiamenti nelle proprie procedure di lavoro.
Per esempio se la corrente di alimentazione e la corrente di ritorno scorrono attraverso
conduttori distinti, questi dovrebbero essere collocati in stretta prossimità, se possibile. Si
otterrà così una sostanziale riduzione nel campo generato poiché flussi di corrente opposti
provocheranno la cancellazione del campo.
I lavoratori devono fare attenzione ad allontanare i cavi dal loro corpo, ogni qualvolta sia
possibile, soprattutto se ci sono cavi diversi per la corrente di alimentazione e di ritorno.
Sezione 4 — Sono necessarie ulteriori azioni? 81
Le illustrazioni nella figura 9.11 mostrano esempi di buona e cattiva pratica nell’attività di
saldatura. I cavi di saldatura sono pesanti e tendono a limitare i movimenti della pistola per
saldatura. Di conseguenza gli addetti alla saldatura tendono a sostenere il cavo sulla spalla,
o ad appenderlo intorno al collo. Questo inevitabilmente avvicina il campo di forte entità
al cervello e al midollo spinale. L’opzione di sostenere il cavo con altri mezzi non soltanto
ridurrebbe l’esposizione, ma sarebbe preferibile dal punto di vista ergonomico.
Figura 9.11 — Esempi di buone e cattive pratiche per l’instradamento del cavo
per la saldatura ad arco
5
Buona pratica:
Il cavo viene allontanato dal corpo del
lavoratore, e pertanto l’esposizione viene
mantenuta bassa.
I cavi di alimentazione e di ritorno
vengono tenuti insieme, per quanto
possibile, la cancellazione del campo
ridurrà quindi l’intensità dei campi
nell’ambiente di lavoro.
4
Cattiva pratica:
In questo esempio il lavoratore sostiene
il peso del cavo di saldatura sulla
spalla. Questo tuttavia avvicina il cavo
alla testa e al corpo, aumentando così
l’esposizione.
Il cavo è appeso sulle spalle
4
Cattiva pratica:
In questo esempio il lavoratore sostiene
il peso del cavo di saldatura sulla spalla
formando un anello. In questa posizione
si avvicina il cavo alla testa e al corpo,
aumentando così l’esposizione.
Il cavo è avvolto intorno al collo
82 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1
Allo stesso modo, nell’ispezione con particelle magnetiche, è prassi comune completare il
lavoro effettuando un ciclo di smagnetizzazione, che solitamente genera un campo iniziale
più forte che nel ciclo di ispezione. Ma, a differenza del ciclo di ispezione, non è necessario
che l’ispettore sia vicino al pezzo durante la smagnetizzazione e sarebbe buona prassi che,
in questa fase del processo, si allontanasse.
In alcune situazioni la smagnetizzazione sarà effettuata utilizzando una bobina di
smagnetizzazione (cfr. lo studio del caso dell’officina meccanica nel volume 2 della presente
guida). Queste bobine solitamente sono munite di una rotaia e un piccolo carrello su cui
montare il pezzo. L’utilizzo di sistemi spingipezzo e del carrello attraverso la bobina ridurrà al
minimo l’esposizione dell’operatore.
9.5.9 Programmi di manutenzione preventiva
Le apparecchiature che generano campi elettromagnetici dovrebbero essere oggetto di
un regolare programma di manutenzione preventiva e, se del caso, a ispezioni che ne
garantiscano il funzionamento efficiente. La manutenzione adeguata è prevista dalla
direttiva sulle attrezzature di lavoro (cfr. l’appendice G) e serve a ridurre al minimo qualsiasi
aumento di emissioni dovuto al deterioramento delle apparecchiature.
Anche le misure tecniche per la limitazione delle emissioni o la restrizione dell’accesso a
forti campi elettromagnetici devono essere soggette a manutenzione, ispezione e controlli
continui per garantirne la piena efficienza.
La frequenza di queste attività di manutenzione e ispezione dipenderà dal tipo di
apparecchiature, dal modo in cui vengono utilizzate e dall’ambiente in cui sono collocate.
In generale i fabbricanti delle apparecchiature specificano gli intervalli di manutenzione
adeguati e queste indicazioni sono in linea di massima affidabili. Tuttavia, ambienti
particolarmente critici o l’uso intensivo delle apparecchiature possono accelerare il tasso di
deterioramento e in questi casi sono giustificate manutenzioni e ispezioni più frequenti.
9.5.10 Restrizione di movimento in campi magnetici statici
Il movimento in forti campi magnetici statici può comportare l’induzione di campi elettrici
a bassa frequenza nel corpo che possono produrre una serie di effetti. Tali effetti possono
essere ridotti al minimo limitando l’estensione e la velocità del movimento attraverso i
campi. Ciò vale soprattutto per il movimento di parti del corpo, come la rotazione della testa.
Con la formazione e/o la pratica, i lavoratori possono imparare a limitare i propri movimenti,
riducendo così al minimo qualsiasi effetto.
9.5.11 Coordinamento e cooperazione tra datori di lavoro
Qualora sia necessario far lavorare nello stesso sito dipendenti di diversi datori di lavoro,
questi ultimi devono scambiarsi informazioni per garantire ai lavoratori un’adeguata
protezione. Questa situazione si verifica frequentemente durante attività di installazione,
messa in servizio e manutenzione delle apparecchiature, ma può anche verificarsi in altre
situazioni. Per esempio è abbastanza comune che i datori di lavoro appaltino all’esterno
molti servizi di supporto tra cui la pulizia, la gestione di impianti, l’immagazzinamento e la
logistica, la salute del lavoro e i servizi informatici.
Per quanto riguarda i campi elettromagnetici, lo scambio di informazioni dovrebbe includere
i particolari relativi a eventuali restrizioni all’accesso o alle attività in un’area specifica e
qualsiasi rischio per i lavoratori particolarmente a rischio. Tali restrizioni dovranno essere
concordate tra i datori di lavoro e ciascuno di loro dovrà garantirne il rispetto da parte dei
propri dipendenti.
Sezione 4 — Sono necessarie ulteriori azioni? 83
9.6 Dispositivi di protezione individuale
In base ai principi di prevenzione sanciti nella direttiva quadro (cfr. la tabella 9.1) la
protezione collettiva dovrebbe sempre avere la priorità rispetto alle misure di protezione
individuale. Talvolta tuttavia misure tecniche od organizzative che consentano un’adeguata
protezione collettive potrebbero non essere attuabili. In questi casi può essere necessario
ricorrere a dispositivi di protezione individuale.
Come si è osservato in precedenza nella sezione sulle misure tecniche, è relativamente
semplice schermare i campi elettrici, ma è difficile ottenere una protezione efficace dai campi
magnetici. Di conseguenza il ricorso alla protezione individuale per offrire protezione dai
campi elettromagnetici non è facilmente praticabile. L’efficienza della protezione individuale
dipende dalla frequenza del campo, e pertanto i dispositivi di protezione adatti per una
gamma di frequenza difficilmente sono adatti per altre gamme.
La scelta delle apparecchiature adeguate dipenderà dalla situazione specifica e dal tipo di
rischi che si vogliono evitare. In funzione delle situazioni, calzature, stivali o guanti isolanti
o anti-elettricità statica possono essere efficaci nella riduzione dei rischi. Se sono necessarie
calzature isolanti, di norma basteranno stivali da lavoro resistenti oppure scarpe con
pesanti suole di gomma. Qualora la valutazione riveli che questo tipo di calzature non sono
adeguate, potrebbe essere necessario reperire un fornitore di dispositivi di sicurezza più
specializzato.
Il dispositivo di protezione degli occhi può essere utilizzato per proteggere gli occhi dai campi
ad alta frequenza. In alcune situazioni potrebbe essere necessario l’utilizzo di tute protettive
integrali, ma è opportuno ricordare che queste possono comportare nuovi rischi impedendo
i movimenti o frenando la dispersione di calore per coloro che le indossano.
I dispositivi di protezione individuale devono essere sottoposti a manutenzione e ispezione
adeguate per garantire che siano sempre idonee all’impiego previsto.
È opportuno accertare che i dispositivi di protezione individuale indossati per altri rischi siano
compatibili con la presenza di forti campi elettromagnetici. Per esempio stivali di sicurezza
con puntali in acciaio potrebbero non essere adatti in un ambiente con forti campi magnetici
statici, mentre i campi magnetici a bassa frequenza, se sufficientemente forti, riscaldano il
rinforzo in acciaio. Alcune tute protettive hanno delle componenti elettroniche che possono
essere soggette a interferenze in forti campi elettromagnetici. Problemi simili si riscontrano
con gli otoprotettori attivi.
84 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1
10. PREPARAZIONE ALLE SITUAZIONI
DI EMERGENZA
Se i datori di lavoro utilizzano apparecchiature o svolgono attività che potrebbero dar luogo
a incidenti (o inconvenienti), devono predisporre piani di emergenza per far fronte alle
conseguenze. In tale contesto, le circostanze sfavorevoli comprenderebbero le situazioni
in cui qualcuno si ferisce o si ammala, nonché gli incidenti mancati (i cosiddetti «quasi
incidenti») o gli eventi indesiderati. Le circostanze indesiderate potrebbero includere
situazioni in cui il valore limite di esposizione (VLE) è stato superato ma nessuno si è ferito (e
non vi è alcuna deroga applicabile). Un esempio sarebbe quello di un tecnico di antenne che
incautamente entra nella zona di esclusione di un trasmettitore ad alta potenza prima che
l’alimentazione sia stata interrotta.
Gli incidenti (o inconvenienti) possono anche essere causati da effetti indiretti, come
l’interferenza con un dispositivo medico impiantabile o l’accensione di un’atmosfera
infiammabile. Un altro esempio sarebbe un oggetto ferromagnetico attratto nella cavità di
un’unità NMR dal forte campo magnetico statico (il cosiddetto «effetto propulsivo»).
Tabella 10.1 — Scenari da prevedere nei piani di emergenza
I piani di emergenza devono prevedere le misure da adottare e le
responsabilità nel caso di:
effettiva esposizione di un lavoratore per superamento di un VLE (nessuna deroga applicabile)
incidente derivante da un effetto indiretto
sospetta esposizione del lavoratore per superamento di un VLE
incidente mancato o evento indesiderato derivante da un effetto indiretto
10.1 Elaborazione dei piani
La valutazione dei rischi di cui all’articolo 4 della direttiva EMF deve consentire al datore di
lavoro di identificare gli incidenti ragionevolmente prevedibili (cfr. il capitolo 5 della presente
guida). Una volta che il datore di lavoro abbia identificato e compreso la natura di questi
potenziali incidenti, sarà possibile elaborare dei piani per far fronte alle conseguenze.
In alcuni casi i fabbricanti possono illustrare, nella loro documentazione, le procedure di
emergenza che devono prevalere su eventuali altri interventi.
La maggior parte dei datori di lavoro probabilmente dispone già di piani generali di
emergenza e le potenziali circostanze indesiderate derivanti dai campi elettromagnetici
possono pertanto essere affrontate ricorrendo alle disposizioni vigenti. I piani di emergenza
possono includere disposizioni per gli interventi di pronto soccorso e le successive visite
mediche (cfr. il capitolo 11 della presente guida). In ogni caso, il livello di dettaglio e la
complessità dei piani dipenderà dal rischio. In generale è buona prassi testare i piani di
emergenza per conoscerli meglio e individuarne le carenze.
10.2 Reazione in caso di incidenti
La reazione in caso di incidenti sarà necessariamente dinamica e dovrà corrispondere alla
natura e alla gravità della circostanza. La figura 10.1 illustra una tipica sequenza di eventi
in risposta ad un incidente. Non tutte le azioni saranno necessariamente adeguate ad ogni
circostanza indesiderata.
Sezione 4 — Sono necessarie ulteriori azioni? 85
La relazione iniziale sull’incidente deve contenere il maggior numero possibile di informazioni
che potrebbero servire nelle ispezioni successive. La relazione dovrebbe di norma comprendere:
a una descrizione della natura dell’incidente;
a il modo in cui la circostanza stessa si è verificata;
a informazioni dettagliate su tutti membri del personale coinvolti e la loro ubicazione
durante l’incidente;
a i dettagli delle eventuali lesioni subite;
a le caratteristiche della sorgente di campi elettromagnetici interessata:
— la frequenza;
— la potenza;
— le tensioni e le correnti di esercizio;
— il ciclo di funzionamento (se del caso).
Figura 10.1 — Sequenza di eventi in una tipica reazione in caso di incidente
Inizio dell’incidente
Effettuare la messa in sicurezza
Arresto d’emergenza (se del caso)
Altrimenti allontanare il lavoratore dal luogo pericoloso (se del caso)
Tenere gli altri lavoratori lontani dal pericolo
Valutare l’eventuale necessità di un intervento
di pronto soccorso e se del caso effettuarlo
Informare il supervisore del luogo di lavoro
Organizzare visite o trattamenti medici (se del caso)
Interrompere il lavoro in attesa dei risultati delle ispezioni preliminari
Se possibile conservare inalterato il luogo dell’incidente in attesa delle successive ispezioni
Preparare una relazione preliminare in materia
Ispezione dei funzionari dei servizi di medicina
del lavoro e sicurezza sul luogo di lavoro
Stima dell’entità di eventuali esposizioni Individuare le cause di fondo dell’incidente
Segnalare l’incidente alle autorità di regolamentazione (se del caso)
L’obbligo di segnalazione dipende probabilmente dalla gravità della circostanza
e dalla legislazione nazionale Se richiesto, compilare una relazione scritta
Esaminare e rivedere la valutazione dei rischi
Identificare i motivi per cui il rischio di un incidente (o inconveniente) non è stato individuato,
e/o le misure di protezione e/o prevenzione si sono rivelate inadeguate
Attuare misure tali da impedire il ripetersi della circostanza
Ulteriori informazioni sulla gestione di esposizioni accidentali a campi a radiofrequenza sono
contenute nella relazione pubblicata dall’Istituto finlandese di medicina del lavoro (Alanko
e al., 2014). Questo documento comprende, nell’appendice, modelli di relazione iniziale
sull’incidente e di relazione tecnica.
86 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1
11. RISCHI, SINTOMI E SORVEGLIANZA
SANITARIA
L’articolo 8 della direttiva relativa ai campi elettromagnetici riguarda la sorveglianza
sanitaria dei lavoratori che deve essere effettuata a norma dell’articolo 14 della direttiva
quadro. Le disposizioni per la sorveglianza sanitaria in materia di campi elettromagnetici
saranno probabilmente un adattamento dei sistemi già vigenti negli Stati membri. La
redazione e la disponibilità della documentazione sanitaria dovranno conformarsi alla prassi
e alla legislazione nazionali.
11.1 Rischi e sintomi
Gli effetti dell’esposizione ai campi elettromagnetici sono sintetizzati nel capitolo 2 che
fornisce anche dettagli supplementari sugli effetti per la salute descritti nell’appendice B. Le
esposizioni che superano i valori limite di esposizione (VLE) possono provocare — nel caso
di campi a bassa frequenza — effetti sui tessuti nervosi e sui muscoli, oppure riscaldamento
nel caso di campi ad alta frequenza. Il contatto con oggetti metallici può provocare scosse e
ustioni in entrambe le gamme di frequenza. In generale si registrano lesioni fisiche soltanto
in presenza di campi o esposizioni ben superiori ai livelli di azione (LA) o ai VLE. I LA e i VLE
prevedono un margine di sicurezza, per cui un’unica esposizione di breve durata, di poco
superiore al limite, può essere priva di conseguenze indesiderate.
11.1.1 Campi magnetici statici (da 0 a 1 Hz) (1)
I campi magnetici statici a induzione superiore a 0,5 mT possono provocare interferenze con
dispositivi medici impiantabili attivi, come stimolatori cardiaci e defibrillatori, o dispositivi
medici portati sul corpo, come le pompe per l’infusione di insulina. Questa interferenza
potrebbe avere conseguenze gravissime.
L’esposizione a campi magnetici statici ben superiori ai VLE relativi agli effetti sanitari
potrebbe comportare variazioni nel flusso ematico degli arti e/o nel battito cardiaco.
Attualmente questi effetti non sono ancora chiari e potrebbero non rappresentare un pericolo
per la salute.
La presenza o il movimento in forti campi magnetici statici potrebbero provocare vertigini,
nausea e altri effetti sensoriali. Potrebbero anche esserci variazioni meno evidenti in
termini di attenzione, concentrazione o altre funzioni intellettive, con effetti dannosi sulla
prestazione lavorativa e sulla sicurezza. È possibile indurre la stimolazione dei nervi
e la contrazione dei muscoli involontari durante movimenti rapidi con un’esposizione
dell’intero corpo superiore a 8 T oppure in situazioni che comportano un cambiamento
rapido dell’induzione. Questi effetti sono reversibili, ed è pertanto improbabile che i sintomi
persistano dopo la fine dell’esposizione.
(1) Dal punto di vista scientifico i campi magnetici statici hanno una frequenza di 0 Hz, ma ai fini della direttiva relativa
ai campi elettromagnetici si definiscono come statici i campi aventi una frequenza di 0-1 Hz.
Sezione 4 — Sono necessarie ulteriori azioni? 87
11.1.2 Campi magnetici a bassa frequenza (da 1 Hz a 10 MHz)
L’esposizione a campi a bassa frequenza al di sotto del livello di azione (LA) inferiore può
provocare interferenze con il normale funzionamento di dispositivi medici impiantabili attivi o
dispositivi medici portati sul corpo. Eventuali disfunzioni potrebbero avere conseguenze gravi.
La presenza di impianti metallici passivi potrebbe generare campi elettrici più forti in regioni
localizzate all’interno del corpo, mentre l’impianto stesso può riscaldarsi per induzione, con il
rischio potenziale di lesioni termiche.
Il primo segno di esposizione eccessiva in altri lavoratori può manifestarsi quando il
lavoratore lamenta di vedere immagini vaghe e tremolanti (fosfeni) che possono provocare
distrazione o una sensazione sgradevole. Il picco della sensibilità viene raggiunto a 16 Hz
e per produrre fosfeni ad altre frequenze sono necessarie fortissime intensità di campo,
ben superiori ai livelli normalmente incontrati dai lavoratori. Inoltre i lavoratori possono
provare sensazioni di vertigini o nausea e durante l’esposizione possono manifestarsi leggeri
cambiamenti per quanto riguarda la capacità di ragionamento, la risoluzione di problemi e
il processo decisionale, con effetti dannosi sulla prestazione lavorativa e sulla sicurezza. Per
quanto riguarda l’esposizione ai campi magnetici statici, si tratta di effetti reversibili, che
difficilmente persisteranno dopo che l’esposizione è cessata.
Può verificarsi una stimolazione nervosa, con conseguente formicolio o dolore; si riscontrano
anche spasmi incontrollati o altre contrazioni muscolari e nel caso di campi esterni molto
forti ciò può avere anche effetti sul cuore (aritmia). In pratica questi effetti hanno probabilità
di prodursi solo in presenza di intensità di campo ben superiori a quelle che comunemente si
riscontrano nei luoghi di lavoro.
Inoltre gli effetti del riscaldamento si producono con esposizioni prossime all’estremità
superiore di questa gamma di frequenze (cfr. la sezione 11.1.4).
11.1.3 Campi elettrici a bassa frequenza (da 1 Hz a 10 MHz)
I campi elettrici a bassa frequenza producono sui tessuti nervosi e sui muscoli effetti simili
a quelli prodotti dai campi magnetici. Tuttavia le prime indicazioni della presenza di forti
campi elettrici sono solitamente il movimento o la vibrazione della peluria corporea, e le
scosse elettriche ricevute dai lavoratori che toccano oggetti conduttori non collegati a terra,
presenti nel campo. La vibrazione della peluria può provocare distrazione o una sensazione
sgradevole, e le scosse elettriche possono essere fastidiose, spiacevoli o dolorose a seconda
dell’intensità del campo. Toccare oggetti all’interno di campi di forte entità può anche
provocare ustioni.
11.1.4 Campi ad alta frequenza (da 100 kHz a 300 GHz)
L’esposizione a campi ad alta frequenza al di sotto del livello di azione (LA) rilevante può
provocare interferenze con il normale funzionamento di dispositivi medici impiantabili attivi
o dispositivi medici portati sul corpo. Eventuali disfunzioni possono avere conseguenze gravi.
Gli impianti medici passivi metallici possono fungere da antenne assorbenti e provocare
aumenti localizzati dell’esposizione dei tessuti alle radiofrequenze e possibili lesioni.
La prima indicazione dell’esposizione a campi ad alta frequenza può essere una sensazione
di calore, mentre il corpo del lavoratore è riscaldato tutto o in parte dal campo. Tuttavia
non è sempre così e la sensazione di calore non è un segnale di avvertimento attendibile.
È altresì possibile «udire» campi pulsati tra 300 kHz e 6 GHz; i lavoratori esposti potrebbero
sentire dei ticchettii, ronzii o sibili.
88 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1
Un’esposizione prolungata del corpo intero può provocare un aumento della temperatura
corporea. Un aumento della temperatura anche solo di pochi gradi può provocare confusione
mentale, stanchezza, mal di testa e altri sintomi di stress termico. Gravosi carichi di
lavoro fisico, oppure un lavoro svolto in ambienti caldi e umidi, aumentano la probabilità
di tali effetti. La gravità dei sintomi dipende anche dalle condizioni fisiche del lavoratore,
dall’eventuale disidratazione e dal tipo di indumenti indossati.
Un’esposizione corporea parziale può produrre riscaldamento localizzato o «punti caldi»
nei muscoli o negli organi interni, e provocare anche ustioni superficiali che compaiono
immediatamente al momento dell’esposizione. Gravi lesioni interne possono prodursi
anche senza lesioni evidenti sull’epidermide. Una forte sovraesposizione può provocare
danni ai muscoli e ai tessuti circostanti negli arti esposti (sindrome del comparto mediale)
che si sviluppano istantaneamente oppure entro pochi giorni. In generale quasi tutti i
tessuti possono tollerare senza danni aumenti delle temperature per brevi periodi, ma una
temperatura di 41 °C che si protragga per più di 30 minuti produce danni.
Una riduzione temporanea della conta spermatica è possibile in caso di esposizioni che
provochino un sensibile riscaldamento dei testicoli; il calore può anche aumentare il rischio di
aborti spontanei nelle prime fasi della gravidanza.
L’occhio è notoriamente sensibile al calore, ed esposizioni molto alte, ben superiori al VLE,
possono provocare l’infiammazione della sclera, dell’iride o della congiuntiva. Tra i sintomi si
annoverano rossore, dolore agli occhi, fotosensibilità e restrizione della pupilla. Le cateratte
(opacizzazione del cristallino) sono un effetto ritardato, raro ma possibile, dell’esposizione,
che può prodursi a distanza di settimane o mesi dall’esposizione stessa. Non si segnalano
effetti che si producano a distanza di anni dall’esposizione.
Per campi di frequenza superiore (all’incirca 6 GHz e più) l’assorbimento dell’energia
diventa sempre più superficiale. Questi campi verranno assorbiti dalla cornea oculare, ma si
producono ustioni solo in presenza di esposizioni ben superiori al VLE. Anche la pelle assorbe
questi campi ad alta frequenza e in presenza di esposizioni sufficientemente elevate ciò può
provocare dolore e ustioni.
È possibile che i lavoratori subiscano scosse elettriche o ustioni da contatto, qualora tocchino
antenne in funzione o vengano a contatto con grandi oggetti metallici non collegati a terra
(come un’automobile) nell’area del campo. Effetti simili si producono se un lavoratore non
collegato a terra tocca un oggetto metallico collegato a terra. Queste ustioni possono
essere superficiali o profonde all’interno del corpo. Gli impianti metallici, comprese le
otturazioni dentali e i body piercing (nonché i gioielli e alcuni pigmenti per tatuaggi) possono
concentrare il campo e produrre quindi riscaldamento localizzato e ustioni termiche.
Un’elevata esposizione della mano può produrre a sua volta danni ai nervi.
Le relazioni su casi di singoli lavoratori colpiti da sovraesposizione segnalano anche altri
possibili sintomi, tra cui mal di testa, disturbi intestinali, letargia, protratte sensazioni di
formicolii nei tessuti esposti.
Le reazioni allo stress possono associarsi a sovraesposizione effettiva o sospetta.
Sezione 4 — Sono necessarie ulteriori azioni? 89
Tabella 11.1 — Effetti e sintomi associati a un’esposizione superiore ai VLE
relativi agli effetti sanitari
Campo Frequenza Possibili effetti e sintomi
Campi magnetici 0-1 Hz Interferenza con dispositivi medici
statici Nausea e vertigini. Effetti su flusso ematico, battito cardiaco, funzione cerebrale
(possibile al di sopra di 7 T)
Stimolazione dei nervi e contrazione dei muscoli (movimenti rapidi)
Campi magnetici a 1 Hz-10 MHz Interferenza con dispositivi medici
bassa frequenza Sensazioni visive
Stimolazione nervosa, con conseguente formicolio o dolore
Contrazione dei muscoli, aritmia cardiaca
Campi elettrici a 1 Hz-10 MHz Scosse elettriche e ustioni superficiali (in caso di contatto con oggetti)
bassa frequenza
Campi ad alta 100 kHz e oltre Interferenza con dispositivi medici
frequenza Sensazione di calore
Stress termico
Scossa e ustione superficiale o profonda (in caso di contatto con oggetti)
Possibilità di altri sintomi
I campi intermedi (100 kHz-10 MHz) producono un quadro misto, in cui compaiono i sintomi sia delle alte che delle basse
frequenze
11.2 Sorveglianza sanitaria
La sorveglianza sanitaria di routine dei lavoratori dev’essere effettuata se prescritta dalla
legislazione o la prassi nazionale. Tuttavia, in assenza di sintomi e rischi noti connessi alle
esposizioni a campi elettromagnetici al di sotto dei VLE, non vi sono motivi per prescrivere
visite mediche regolari. La sorveglianza può essere giustificata da altre ragioni.
I lavoratori particolarmente a rischio derivanti dall’esposizione ai campi elettromagnetici
comprendono le donne in gravidanza e i portatori di dispositivi medici impiantabili attivi
o passivi o di dispositivi indossati sul corpo. Questi lavoratori dovrebbero consultare
periodicamente il responsabile per la medicina del lavoro per accertarsi di essere
pienamente al corrente delle restrizioni supplementari che li riguardano nel luogo di lavoro.
Tali consultazioni offrono anche al lavoratore l’opportunità di segnalare eventuali effetti
indesiderati o inattesi sulla salute, e di tenere la situazione sotto controllo.
Una visita medica può essere consigliabile anche per i lavoratori colpiti da effetti indesiderati
o inattesi sulla salute.
11.3 Visita medica
Una sovraesposizione accidentale che provochi lesioni o danni dovrebbe essere trattata
come gli altri incidenti sul lavoro, conformemente alla prassi e alla legislazione nazionale.
L’immediato intervento dell’operatore sanitario più indicato può rendersi necessario
se il lavoratore ha subito scosse e/o ustioni, oppure accusa dolori o un aumento della
temperatura. Tali effetti dovrebbero essere trattati con i metodi consueti, secondo i sistemi
vigenti sul luogo di lavoro. I lavoratori che abbiano subito scosse o ustioni dovrebbero essere
seguiti da un medico con adeguata esperienza. Gli altri lavoratori possono essere seguiti, per
i propri sintomi, dal medico curante o dallo specialista in medicina del lavoro.
90 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1
Per la sovraesposizione a un campo elettromagnetico non si prevedono esami specifici. Per
esempio non vi sono prove che l’esposizione a campi elettromagnetici provochi l’alterazione
di parametri ematici come quelli dell’emocromo, dell’urea e degli elettroliti, o della funzione
epatica. Una visita oculistica può essere opportuna nel caso di sovraesposizione a campi
ad alta frequenza; dovrebbe essere ripetuta entro tre mesi dal primo controllo. Tale visita
normalmente dovrebbe essere effettuata da un oalmologo.
11.4 Documentazione
I lavoratori che hanno subito (o si ritiene abbiano subito) esposizioni superiori ai VLE
dovrebbero avere la possibilità di sottoporsi a visite mediche. Tali visite dovrebbero essere
gratuite, e dovrebbero aver luogo durante l’orario di lavoro. La documentazione relativa
dovrebbe essere redatta e conservata secondo la legislazione e la prassi nazionale.
La documentazione dovrebbe contenere una sintesi delle azioni svolte, in forma tale da
essere consultabile successivamente, fatta salva la riservatezza. Su richiesta i singoli
lavoratori devono aver accesso alla propria documentazione.
Gli eventuali dettagli disponibili per qualsiasi sovraesposizione, effettiva o sospetta, devono
essere registrati il prima possibile. La documentazione deve contenere l’intensità e la durata
dell’esposizione nonché la frequenza del campo (per stimare la profondità di penetrazione
del campo nel corpo). È altresì importante determinare se l’esposizione abbia interessato
tutto il corpo o solamente specifiche parti di esso, e se il lavoratore fosse portatore di
uno stimolatore cardiaco o altro dispositivo medico. Esempi di tale documentazione sono
contenuti nella relazione dedicata, dall’Istituto finlandese di medicina del lavoro, al lavoro
svolto entro campi elettromagnetici da portatori di stimolatore cardiaco (Alanko e al., 2013).
Sezione 5 — Materiale di riferimento 91
Sezione 5
MATERIALE
DI RIFERIMENTO
92 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1
APPENDICE A.
NATURA DEI CAMPI
ELETTROMAGNETICI
I campi elettromagnetici che conosciamo meglio sono probabilmente quelli che si verificano
in natura. Il campo magnetico della Terra, che possiamo rilevare sulla superficie terrestre,
è prodotto, si ritiene, da correnti elettriche generate in profondità entro il nucleo di ferro
fuso del pianeta. Anche se non ne comprendiamo completamente le origini, l’interazione
tra questo campo e i materiali magnetici utilizzati nelle bussole viene sfruttata da secoli
per la navigazione. Analogamente, la carica elettrica generata all’interno delle formazioni
temporalesche produce altissime tensioni tra le formazioni stesse e la superficie terrestre.
Tali tensioni generano campi elettrici tra le formazioni e la terra, che producono forti e rapide
scariche di corrente elettrica, note come fulmini.
Figura A1 — Sorgenti naturali di campi elettromagnetici: (a) una bussola
utilizzata per rilevare la direzione del campo magnetico statico della terra e
(b) scariche ad alta tensione tra le formazioni temporalesche e la terra, ossia
«fulmini»
(a) (b)
A.1 La scoperta dell’elettromagnetismo
Gli effetti dell’elettricità statica e del magnetismo sono noti fin dall’antichità. Tuttavia, un
primo passo decisivo verso la comprensione dei fenomeni elettromagnetici è stato compiuto,
con ogni probabilità, da Luigi Galvani che nel 1780 scoprì che era possibile far contrarre le
zampe di una rana utilizzando l’elettricità generata da due metalli diversi. Un decennio più
tardi Alessandro Volta sfruttò questo principio per costruire la pila voltaica.
In Europa il ritmo delle scoperte si fece sempre più intenso e nel 1820 l’associazione tra
correnti elettriche e campi magnetici fu dimostrata da Hans Christian Oersted che riuscì
a far deviare l’ago di una bussola usando un cavo percorso da corrente elettrica. André-
Marie Ampère scoprì che cavi percorsi da corrente producono forze l’uno sull’altro e Michael
Faraday studiò l’induzione magnetica.
Alcuni anni dopo, James Clerk Maxwell formulò la teoria dell’elettromagnetismo su base
matematica e nel 1873 pubblicò il suo trattato di elettricità e magnetismo. Le idee di
Maxwell sulle onde elettromagnetiche sono valide ancora oggi giacché costituiscono la base
della teoria elettromagnetica.
Sezione 5 — Materiale di riferimento 93
Nel 1885 Heinrich Hertz confermò le idee di Maxwell generando e scoprendo le onde
elettromagnetiche; dieci anni dopo Guglielmo Marconi utilizzò questa scoperta per inviare
messaggi su lunghe distanze mediante segnali radio. Un altro importantissimo progresso per
quanto riguarda la produzione di energia elettrica fu compiuto da Nikolai Tesla, che nel 1892
costruì il primo generatore di corrente alternata.
Nel mondo moderno i campi elettromagnetici sono ormai comunissimi. È difficile immaginare
una società moderna senza apparecchi elettrici. Il ventesimo secolo ha assistito a un
massiccio incremento dell’uso dell’energia elettrica per scopi industriali e domestici.
Una crescita analoga si è registrata per le trasmissioni radiotelevisive, mentre tra la fine
del ventesimo secolo e l’inizio del ventunesimo l’avvento dei telefoni cellulari e di altri
dispositivi senza fili ha prodotto una rivoluzione nel campo delle telecomunicazioni. I campi
elettromagnetici sono ampiamente usati anche in applicazioni specialistiche, come la
radionavigazione e le applicazioni mediche.
A.2 Lo spettro elettromagnetico
Lo spettro elettromagnetico, illustrato nella figura A2, copre una vasta gamma di radiazioni
con differenti frequenze e lunghezze d’onda. La relazione tra frequenza e lunghezza d’onda
è spiegata nell’Appendice C. La parte dello spettro disciplinata dalla direttiva EMF va dai
campi statici (0 Hz) ai campi elettromagnetici variabili nel tempo con frequenze sino a
300 GHz (0,3 THz). In questa regione rientrano le radiazioni comunemente definite campi
statici, campi variabili nel tempo e onde radio (comprese le microonde). Altre sezioni dello
spettro elettromagnetico non trattate dalla direttiva EMF comprendono la regione ottica
(raggi infrarossi, visibili e ultravioletti) e la regione ionizzante. Queste sezioni sono coperte
rispettivamente dalla direttiva 2006/25/CE sulle radiazioni ottiche artificiali e dalla direttiva
sulle norme fondamentali di sicurezza (2013/59/Euratom).
Figura A2 — Lo spettro elettromagnetico
Radiazioni non ionizzanti Radiazioni ionizzanti
- X-ray
Gamma
Campi variabili nel tempo Campi a radiofrequenza Radiazioni ottiche
ELF VLF LF MF HF VHF UHF SHF IR Light UV
100 000 km 100 km 100 m 100 mm 100 µm 100 nm Lunghezza
d’onda
3 Hz 3 kHz 3 MHz 3 GHz 3 THz 3 PHz Frequenza
Regione disciplinata dalla direttiva EMF
La radiazione elettromagnetica nella gamma di frequenza coperta dalla direttiva EMF
non dispone dell’energia sufficiente per rimuovere gli elettroni dagli atomi di un materiale
ed è pertanto classificata come non ionizzante. I raggi X e i raggi gamma sono radiazioni
elettromagnetiche ad alta energia capaci di rimuovere questi elettroni orbitali e sono
pertanto classificati come radiazioni ionizzanti.
94 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1
A.3 Produzione di campi elettromagnetici
Le cariche elettriche producono un campo elettrico. Quando si muovono, creando una
corrente elettrica, viene prodotto anche un campo magnetico. La direttiva relativa ai campi
elettromagnetici cerca appunto di affrontare i rischi per la salute e per la sicurezza nel luogo
di lavoro derivanti da questi campi elettrici e magnetici.
Figura A3 — Rappresentazioni delle linee di campo intorno a: (a) cariche
elettriche e (b) un flusso di corrente elettrica, indicate come una linea rossa
(a) (b)
La produzione di un campo magnetico intorno a un magnete permanente è dovuta alla
sommazione di tutti i campi magnetici prodotti dall’allineamento del movimento degli
elettroni nel materiale. In un materiale non magnetico tale allineamento non avviene e
pertanto i campi magnetici minuscoli generati intorno a ogni atomo si estinguono.
A.3.1 Campi variabili nel tempo
Se la carica elettrica su un oggetto varia nel tempo o varia il flusso della carica (corrente),
si producono campi variabili nel tempo. La natura dei campi variabili nel tempo è regolata
dalla frequenza delle oscillazioni. A basse frequenze i campi elettrici e magnetici si possono
considerare indipendenti. All’aumentare della frequenza, passando nella regione delle
radiofrequenze, i campi presentano un accoppiamento più forte: un campo elettrico variabile
nel tempo induce un campo magnetico e viceversa. Proprio tale interazione tra campi
elettrici e campi magnetici consente alle radiazioni elettromagnetiche di percorrere lunghe
distanze.
Sezione 5 — Materiale di riferimento 95
A.3.2 Campi elettromagnetici radianti
L’interazione tra campi elettrici e magnetici a livello di radiofrequenze consente all’energia di
irradiarsi dal punto di produzione. Nel campo estremo, le due componenti, il campo elettrico
e quello magnetico, oscillano ad angolo retto l’una rispetto all’altra e ad angolo retto rispetto
alla direzione in cui l’onda si muove. Tutto questo avviene alla stessa velocità a cui viaggia
la luce. La progettazione del trasmettitore consente di emettere le radiazioni in tutte le
direzioni oppure di indirizzarle in una direzione particolare.
Figura A4 — Le radiazioni elettromagnetiche consistono di un campo elettrico
e di uno magnetico che oscillano ad angolo retto l’uno rispetto all’altro e si
muovono alla velocità della luce
96 Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici — Volume 1
APPENDICE B.
EFFETTI DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI
PER LA SALUTE
B.1 Introduzione
La natura di qualsiasi reazione causata dall’esposizione a un campo elettromagnetico
dipende in primo luogo dalla frequenza del campo applicato in quanto le varie frequenze
interagiscono con il corpo in maniera differente. Di conseguenza gli effetti dei campi a
bassa frequenza non sono uguali a quelli prodotti da frequenze più elevate: i campi a bassa
frequenza provocano stimolazione dei nervi e dei muscoli, mentre i campi ad alta frequenza
causano un riscaldamento.
Sulla base dell’interazione con le persone, i campi elettromagnetici possono essere suddivisi
in quattro ampie regioni (figura B1): quelli con frequenza da 0 a 1 Hz (campi statici); quelli
con frequenze da 1 Hz a 100 kHz (campi a bassa frequenza); quelli con frequenze da
100 kHz a 10 MHz (campi a frequenza intermedia); e quelli con frequenze superiori a
10 MHz (campi ad alta frequenza). Al di sopra di alcuni GHz, il riscaldamento si limita
sempre di più alla superficie del corpo.
La direttiva EMF definisce come effetti non termici gli effetti che si producono in conseguenza
di azioni sul sistema nervoso, e invece come effetti termici gli effetti di riscaldamento che
sono conseguenza dell’esposizione a campi superiori a 100 kHz.
Figura B1 — Rappresentazione schematica dei principali effetti diretti dei campi
elettromagnetici, indicante i principali valori soglia delle frequenze usate per
definire i valori limite di esposizione e i livelli di azione nella direttiva EMF
Statici Bassa Intermedia Alta frequenza
Vertigini Stimolazione Riscaldamento Riscaldamento
e nausea di muscoli, del corpo o di di tessuti di
(movimento) nervi e organi tessuti localizzati superficie
sensoriali
1 Hz 100 kHz 10 MHz 6 GHz
L’entità della reazione a una data frequenza dipende dall’intensità del campo: campi
più deboli producono essenzialmente effetti di percezione o sensoriali, mentre campi più
forti producono reazioni più gravi. A qualsiasi frequenza, perché una reazione si verifichi è
comunque necessario superare un valore soglia di esposizione.
La direttiva relativa ai campi elettromagnetici tutela i lavoratori esposti indicando una
serie di valori limite di esposizione (VLE). Per ciascuna gamma di frequenze c’è un valore
inferiore per la limitazione degli effetti sensoriali e un valore superiore per la limitazione
degli effetti sulla salute (cfr. la tabella B1). Tali valori si basano sulle raccomandazioni della
Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ICNIRP) e
considerano soltanto gli effetti a breve termine dell’esposizione basati su validi meccanismi
di interazione biofisica.
Sezione 5 — Materiale di riferimento 97
Tabella B1 — Sintesi degli effetti sensoriali e per la salute utilizzati per limitare
le esposizioni in diverse regioni di frequenze
Campo e frequenza Effetti sensoriali Effetti per la salute
Campo magnetico statico Vertigini, nausea, gusto metallico Alterazioni del flusso ematico negli arti e
0-1 Hz delle funzioni cerebrali;
Alterazioni della funzione cardiaca
Campi a bassa frequenza Fosfeni (percezioni di lampi di luce) Formicolio o dolore (stimolazione
1 Hz-10 MHz (Lievi alterazioni delle funzioni cerebrali nervosa)
1-400 Hz) Spasmi muscolari
Disturbi del ritmo cardiaco
Campi ad alta frequenza 100 kHz-6 GHz Disturbi uditivi da microonde (200MHz- Riscaldamento eccessivo o ustioni estesi
6,5 GHz) a tutto il corpo o localizzati
Campi ad alta frequenza 6-300 GHz Danno da calore localizzato agli occhi
o alla pelle
NB: Gli effetti dei campi a frequenza
intermedia (100 kHz-10 MHz) sono una
combinazione degli effetti dei campi ad
alta e di quelli a bassa frequenza.
Benché sia sempre possibile che un’esposizione ripetuta e protratta nel tempo produca
rischi per la salute non ancora identificati, nella direttiva EMF viene specificato che non si
affrontano potenziali effetti a lungo termine.
B.2 Campi magnetici statici (da 0 a 1 Hz)
Le persone a riposo non subiscono generalmente effetti dai campi magnetici statici tranne
forse nel caso di intensità molto elevate, allorché si potrebbero registrare effetti sul cuore
o sul cervello (cfr. la tabella B1). Si registrano però effetti nelle persone che si muovono
all’interno di questi campi. Il movimento produce campi elettrici nei tessuti che possono
avere un impatto sui tessuti nervosi. Secondo alcuni recenti risultati tali effetti possono
verificarsi anche in persone che non si muovono. L’entità dei campi elettrici indotti dipende
dai gradienti temporali e spaziali.
Gli organi dell’equilibrio situati nell’orecchio sono particolarmente sensibili; quindi,
camminando o muovendo rapidamente la testa all’interno del campo è possibile provare
capogiri (vertigini). Può essere interessata anche la lingua, con sensazioni di alterazioni del
gusto; sono state segnalati anche nausea e altri sintomi in lavoratori che operavano nei
pressi di apparecchiature RMI in funzione. Tutti questi effetti sono transitori e cessano nel
momento in cui il movimento cessa o rallenta.
Non vi sono prove che l’esposizione causi danni permanenti o gravi effetti nocivi. Per
prevenire tali effetti è opportuno muoversi lentamente all’interno del campo; la limitazione
dell’induzione magnetica esterna a 2 T tutela a sua volta il lavoratore.