BERGSON
Henri Bergson nasce nel 1859 a Parigi, durante il periodo del Secondo Impero di Napoleone
III, e muore nel 1941, sempre a Parigi, in un contesto segnato dall’occupazione nazista.
Di origine ebraica, visse direttamente le conseguenze delle persecuzioni antiebraiche:
quando i tedeschi introdussero la schedatura degli ebrei, a Bergson fu concessa
un’eccezione grazie al suo prestigio internazionale e al fatto di aver ricevuto il Premio
Nobel. Nonostante ciò, egli scelse comunque di presentarsi volontariamente, per
solidarietà verso gli altri ebrei, rifiutando ogni privilegio personale.
Nel corso della sua vita sviluppò anche una profonda riflessione religiosa: arrivò a
considerare il cattolicesimo come il possibile compimento del giudaismo. Tuttavia, non si
convertì mai ufficialmente, perché temeva che questo gesto potesse essere visto come un
tradimento nei confronti del suo popolo, soprattutto in un periodo storico segnato da
persecuzioni e discriminazioni.
Le opere principali di Bergson
Il filosofo Henri Bergson sviluppa il suo pensiero attraverso diverse opere fondamentali, nelle
quali emerge l’importanza dello spirito e della coscienza, in opposizione al materialismo
positivista. Tra le principali troviamo Saggio sui dati immediati della coscienza, Materia e
memoria e L'evoluzione creatrice (1907).
Queste opere ebbero grande risonanza e portarono Bergson a ottenere il Premio Nobel per
la letteratura nel 1928.
Centralità della coscienza
Al centro della filosofia bergsoniana vi è l’idea che esista una realtà più profonda rispetto a
quella materiale e concreta, esaltata dal positivismo (ad esempio da Roberto Ardigò).
Bergson sostiene infatti che la coscienza non possa essere compresa attraverso metodi
empirici o scientifici: essa rappresenta una dimensione interiore, fluida e non riducibile a dati
oggettivi.
Le forme della conoscenza
Bergson distingue tre modalità fondamentali di conoscenza:
● Istinto → tipico degli animali, automatico e ripetitivo
● Intelligenza → propria dell’uomo, razionale e organizzatrice della realtà
● Intuizione → forma più profonda di conoscenza, che permette di cogliere la vita
interiore e la coscienza
L’uomo possiede sia istinto sia intelligenza, ma queste non sono sufficienti per
comprendere la realtà più profonda. Solo l’intuizione consente di andare oltre il piano
superficiale e cogliere l’essenza della vita. E’ una forma di conoscenza immediata e diretta,
capace di superare i limiti della ragione. Essa permette di entrare in contatto con la
dimensione autentica dell’esperienza, che non può essere dimostrata né verificata
scientificamente.
La percezione del tempo
Bergson distingue tra due tipi di tempo:
● Tempo della scienza → quantitativo, misurabile, oggettivo, convenzionale (orologi,
fusi orari, ora solare e legale)
● Tempo della coscienza → tempo irreversibile, qualitativo, interiore e soggettivo. Il
tempo si percepisce in modo diverso, ognuno lo percepisce in modo diverso in base
a come lo impiega. È rappresentato dal ricordo.
Nella coscienza: il passato sopravvive come memoria, il futuro si manifesta come
attesa e il presente è attenzione
Bergson rappresenta:
● il tempo della coscienza come un gomitolo di lana, in cui i momenti si intrecciano
● il tempo della scienza come una collana di perle, fatta di istanti separati
Durante le nostre azioni, frammenti di passato, presente e futuro si mescolano: queste
dimensioni coesistono continuamente nella coscienza.
Memoria e ricordo
La memoria è ciò che costituisce la nostra identità: noi siamo ciò che ricordiamo. Tutte le
esperienze vissute, i pensieri, le emozioni e le azioni del nostro passato si conservano nella
memoria e formano la nostra coscienza e la nostra psiche. Per questo si può dire che
memoria e coscienza coincidono: senza memoria non sapremmo chi siamo. L’uomo, quindi,
è “realizzato” nella sua memoria, perché è attraverso di essa che si costruisce e si riconosce
come individuo.
Bisogna però distinguere tra memoria e ricordo:
● La memoria è come una grande enciclopedia che contiene tutto il nostro passato
● Il ricordo, invece, è l’atto con cui prendiamo da questa enciclopedia solo ciò che
serve nel presente. Quando dobbiamo agire nella realtà, non possiamo richiamare
tutto il nostro passato, ma selezioniamo automaticamente le informazioni utili. Il
ricordo, quindi, è uno strumento pratico: permette alla memoria di esprimersi nel
momento giusto e di guidare le nostre azioni.
Coscienza e rapporto con la realtà
Secondo Jean-Paul Sartre, la coscienza non è mai chiusa in sé stessa, ma è sempre
“coscienza di qualcosa”, cioè è costantemente in relazione con la realtà.
Quando entriamo in contatto con il mondo, la coscienza attiva la memoria ed estrae il
ricordo necessario per affrontare la situazione presente. In questo modo, il passato non
rimane immobile, ma continua a influenzare il presente e a orientare le nostre azioni.
Spirito e corpo
Per quanto riguarda il rapporto tra spirito e corpo, a differenza di Cartesio che li considerava
due realtà nettamente separate, qui si parla di una realtà duplice ma unita. Lo spirito, cioè la
coscienza e la memoria, si serve del corpo come strumento per agire nel mondo. Corpo e
spirito non sono completamente indipendenti, ma due aspetti dell’essere umano che
collaborano tra loro.
Lo slancio vitale
Per Henri Bergson, lo slancio vitale è l’energia fondamentale che dà origine alla vita: una
forza creativa, dinamica e in continuo movimento, che attraversa tutti gli esseri viventi e li
spinge a evolversi e a trasformarsi.
La vita, grazie allo slancio vitale, non è qualcosa di statico, ma un processo di cambiamento
continuo, caratterizzato da movimento e creazione. Lo slancio vitale ha impedito ai
vegetali e agli animali di sviluppare pienamente la coscienza, le piante hanno la loro
coscienza sviluppata in modo potenziale, mentre negli animali regna l’istinto, che è ripetitivo.
L’uomo invece ha un’intelligenza attiva che però ha dei limiti, che sono la razionalità, l’anima,
non tutto si riesce a comprovare.
Bergson osserva che lo slancio vitale si manifesta in modo diverso a seconda degli esseri
viventi:
● Piante → la vita si esprime nella crescita e nell’adattamento, ma la coscienza è
solo potenziale, cioè non pienamente sviluppata.
● Animali → lo slancio vitale produce movimento e sensibilità, ma la loro esistenza è
guidata soprattutto dall’istinto, che è efficace ma ripetitivo e poco flessibile.
● Uomo → rappresenta il livello più alto, perché lo slancio vitale si esprime attraverso
intelligenza e coscienza sviluppata.
Nell’uomo, l’intelligenza permette di riflettere, inventare, costruire strumenti e modificare
l’ambiente. Tuttavia, secondo Bergson, essa presenta dei limiti:
è legata alla razionalità e tende a ridurre la realtà a schemi logici e rigidi, mentre la vita è
molto più fluida, ricca e imprevedibile. Non tutto, quindi, può essere dimostrato o
compreso in modo razionale.
Il ruolo dell’intuizione
Per comprendere veramente la vita non basta la ragione: è necessaria l’intuizione, una
forma di conoscenza immediata e profonda che permette di entrare in contatto diretto con il
flusso vitale.
Solo attraverso l’intuizione l’uomo riesce a cogliere la vera essenza della realtà, andando
oltre i limiti dell’intelligenza e della razionalità.