MOD 8
MOD 8
In questa lezione sarà presentato un breve excursus storico sulla nascita e sui primi sviluppi
della psicologia della salute organizzativa dagli inizi del 1900 ai giorni nostri.
I periodi illustrati in questa lezione sono sei. Per ogni fase storica verranno brevemente descritti
l’approccio alla sicurezza, la concezione della salute, tipo di causalità e caratteristiche degli
effetti, strategie di intervento.
Gli indicatori di benessere e malessere
Dopo aver presentato la definizione e le dimensioni che caratterizzano il benessere organizzativo, in
questa lezione saranno illustrati gli indicatori di benessere e gli indicatori di malessere rilevabili a
livello individuale quando si cerca di conoscere il benessere di una organizzazione. Nello specifico
saranno descritti gli indicatori de due questionari: quello CIVIT ANAC e quello di Avallone.
La soddisfazione
In questa lezione sarà presentata la soddisfazione lavorativa, inserita nel modulo 8 perché
anch’essa ha effetti sul benessere psicofisico delle persone. Dopo la definizione, saranno
presentate le componenti della soddisfazione lavorativa, gli effetti, gli approccio di studio
presenti in letteratura, i principali metodi di indagine tra cui il Job Descriptive Index e il
Minnesota Satisfaction Questionnaire.
Salute e sicurezza sul lavoro
In questa lezione sarà introdotto il tema della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, nello
specifico saranno trattati illustrati i concetti di infortuni e malattie professionali, evidenziando le
differenze; di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro presentando le direttive comunitarie la e
legislazione nazionale in materia, infine sarà presentata una classificazione dei rischi e relativa
valutazione.
Stress lavorativo
In questa lezione sarà introdotto il tema dello stress, con una breve descrizione di cosa è lo
stress e dei differenti approcci che lo distinguono in risposta, stimolo e processo.
Successivamente verranno illustrati gli stressor che maggiormente sono considerati stimolo di
situazioni difficili per i lavoratori, i principali effetti e le principali reazioni che queste situazioni
stressanti generano nei lavoratori e nell’uomo in generale.
Il disagio nelle organizzazioni
In questa lezione sarà presentato il tema del disagio nelle organizzazioni e nello specifico
verranno illustrati e descritti alcuni disagi diffusi sul lavoro. Essi sono la fatica, l’alienazione, il
mobbing e il burnout. Quando si pensa al disagio nelle organizzazioni bisogna tenere presente
il rapporto che nel tempo si è evoluto e modificato tra l’uomo, il lavoro e l’organizzazione:
basta pensare ai primi concetti di lavoro come fatica fisica, per poi passare al concetto di catena
di montaggio fonte di alienazione, fino ad arrivare alla sindrome del burnout nelle professioni di
aiuto e al più moderno concetto di mobbing nelle organizzazioni.
Alcuni di questi termini sono oggi parte del linguaggio quotidiano, sfumando anche il loro
significato originario al punto tale che vengono utilizzati come sinonimo di ansia, demotivazione
oppure noia.
Le indicazioni del benessere
organizzativo
[Link] Antonietta Maiorano
Contenuto e obiettivi della lezione
Benessere organizzativo è definito da Avallone (2021) come “ l’insieme dei nuclei culturali, dei
processi e delle pratiche organizzative che animano la dinamica della convivenza nei contesti di
lavoro promuovendo, mantenendo e migliorando la qualità della vita e il grado del benessere
fisico, psicologico e sociale delle comunità lavorative.”
Stimola nei dipendenti il senso di utilità sociale contribuendo a dare senso alla
giornata lavorativa dei singoli e al loro sentimento di contribuire ai risultati comuni.
è reso noto che l’attività dei singoli dipendenti fa parte ed è necessaria a un
processo più complesso che tende al raggiungimento dei risultati comuni. Viene
inoltre salvaguardato nel tempo il rapporto funzionale tra attività dei singoli e
obiettivi aziendali.
In questa lezione sarà presentato un breve excursus storico sulla nascita e sui primi sviluppi
della psicologia della salute organizzativa dagli inizi del 1900 ai giorni nostri.
I periodi illustrati in questa lezione sono sei. Per ogni fase storica verranno brevemente descritti
l’approccio alla sicurezza, la concezione della salute, tipo di causalità e caratteristiche degli
effetti, strategie di intervento.
Obiettivi:
acquisire conoscenze di base sulla storia della psicologia della salute
Nascita e sviluppo della salute organizzativa
Quadro storico degli studi
All’inizio del ‘900 le industrie ignoravano la responsabilità sociale di garantire un ambiente
sicuro alla forza lavoro, ci si concentrava solo sul raggiungimento dei risultati tralasciando lo
stato di salute del lavoratore considerato come essere passivo che doveva adattarsi al sistema
organizzativo e tecnologico.
Negli anni ’30-’40 gli esperti del settore iniziarono ad occuparti dei fattori connessi con gli
infortuni e delle malattie in ambito lavorativo, attraverso la messa a punto di strumenti di
assistenza per i lavoratori infortunati e l’istituzione di enti e di comitati preposti alla
sorveglianza e al miglioramento della sicurezza delle condizioni di lavoro. Prevale una
concezione meccanicistica quindi l’obiettivo era valutare le condizioni di lavoro che potevano
costituire un rischio di infortunio cercando di correggerle.
Nascita e sviluppo della salute organizzativa
Negli anni ’50 e ’60 gli aspetti della sicurezza e della salute iniziarono a includere anche la
formazione e la selezione dei dipendenti. Iniziano a diventare oggetto di interesse anche le
conseguenza psichiche fino ad allora ignorate (affaticamento, disturbi psicosomatici).
Nascita e sviluppo della salute organizzativa
Quadro storico degli studi
Negli anni ’70 e ‘80 si ha il vero cambio di marcia in cui si passa da un approccio di intervento
incentrato sulla cura a una focalizzazione sulla prevenzione, dando massima importanza alla
sicurezza nei contesti lavorativi. Negli anni ‘70 si parla soprattutto di prevenzione negli anni ‘80’
di promozione.
Tra gli anni ‘80 e ‘90 si passa dalla Health Protection ossia proteggere più persone possibili dalle
minacce della loro salute (attraverso il job design) alla Health Promotion ossia sensibilizzare i
lavoratori a fare scelte intelligenti che mirino alla loro salute fisica e mentale, attraverso la
motivazione (Avallone, Paplomatas, 2005).
In passato si consideravano le condizioni ambientali che potevano causare effetti nocivi alla
salute, ora si mira quasi esclusivamente a modificare i comportamenti dei lavoratori che possono
aumentare la probabilità o la gravità di malattie. Alcuni autori (Grant, 2000, Pierce, 2000)
Nascita e sviluppo della salute organizzativa
Quadro storico degli studi
In passato si consideravano le condizioni ambientali che potevano causare effetti nocivi alla
salute, ora si mira quasi esclusivamente a modificare i comportamenti dei lavoratori che possono
aumentare la probabilità o la gravità di malattie. Dagli anni ‘90 in poi si da importanza alla cultura
della sicurezza e la connessione con la qualità del lavoro. La salute è uguale ad uno stato di
benessere psicofisico e non all’assenza di malattia. Alcuni autori (Grant, 2000, Pierce, 2000)
ritengono che se il management mostrerà interesse verso la salute ed il benessere dei lavoratori
, gli stessi dipendenti adotteranno comportamenti il linea con la promozione della salute nei
luoghi di lavoro.
Nascita e sviluppo della salute organizzativa
Quadro storico degli studi
La ricerca scientifica ormai da tempo propone modelli che studiano il contesto lavorativo visto
come fonte di rischi per la salute psicofisica delle persone. C’è stato un mutamento di focus
dall’individuo al contesto, dalla salute fisica alla salute psicosociale ponendo al centro
l’organizzazione e la comunità lavorativo piuttosto che un singolo dipendente.
Oltre alla comunità scientifica anche il quadro normativo nel nostro Paese ha sottolineato nel
corso degli anni l’importanza del tema del benessere organizzativo, della salute e della qualità
della vita negli ambienti di lavoro.
Salute e benessere: quadro normativo
Il decreto legislativo 81/2008 (Testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro) sanciva per
tutte le organizzazioni sia pubbliche sia private l’obbligo di valutare e gestire il rischio da stress
lavoro-correlato, anche quale occasione per le stesse organizzazioni di approfondire il tema più
ampio del benessere e della qualità di vita al lavoro nell’ambito dello sviluppo di capitale umano e
dei processi produttivi.
Dopo il [Link]. 81/2008, il [Link]. 150/2009 (Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia
di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle
pubbliche amministrazioni) stabiliva che all’interno delle Pubbliche Amministrazioni fossero
svolte indagini rivolte a tutti i lavoratori in tema di benessere.
Salute e benessere: quadro normativo
L’obiettivo di tali indagini è rilevare:
a) il benessere organizzativo definito come “lo stato di salute di un’organizzazione in riferimento
alla qualità della vita, al grado di benessere fisico, psicologico e sociale della comunità lavorativa,
finalizzato al miglioramento qualitativo e quantitativo dei propri risultati”;
b) il grado di condivisione del sistema di valutazione della performance approvato ed
implementato nella propria organizzazione di riferimento;
c) la valutazione del superiore gerarchico.
Queste indagini servivano e servono a fornire alle amministrazioni informazioni e dati in forma
strutturata utili per attivare azioni di miglioramento e ottimizzare la performance
dell’organizzazione perché le evidenze teoriche e di ricerca sugli effetti negativi dello stress da
lavoro per la salute e il benessere dei lavoratori e per la produttività e il dinamismo delle
organizzazioni lavorative sono molteplici.
Per concludere
Indicatori di malessere
Lentezza nella performance: i tempi per portare a termine i compiti lavorativi si dilatano con o
senza autopercezione del fenomeno
Confusione organizzativa in termini di ruoli, compiti, ecc.: il dipendente e/o cliente non ha
chiaro «chi fa cosa», senza che, a volte, ciò determini disagio e desiderio di porvi rimedio
Venir meno della propositività a livello cognitivo: è assente sia la disponibilità ad assumere
iniziative che il desiderio di sviluppo delle proprie conoscenze professionali
Aderenza formale alle regole e anaffettività lavorativa: pur svolgendo i propri compiti e
attenendosi alle regole e procedure dell’organizzazione, il dipendente non partecipa
emotivamente ad esse.
Per concludere
In questa lezione sarà presentata la soddisfazione lavorativa, inserita nel modulo 8 perché
anch’essa ha effetti sul benessere psicofisico delle persone. Dopo la definizione, saranno
presentate le componenti della soddisfazione lavorativa, gli effetti, gli approccio di studio
presenti in letteratura, i principali metodi di indagine tra cui il Job Descriptive Index e il
Minnesota Satisfaction Questionnaire.
Obiettivi:
acquisire conoscenze e competenze di base sulla soddisfazione lavorativa e sui principali
questionari utilizzati per indagarla
Definizione di soddisfazione lavorativa
Uno strumento molto diffuso è il Job Descriptive Index (Smith, Kendall, Hulin, 1969):
formato da 72 item suddividi in 5 sottoscale ognuna delle quali misura differenti
aspetti della soddisfazione lavorativa:
- Attività svolta (autonomia e varietà del lavoro)
- Retribuzione (adeguata ed equa)
- Opportunità di promozione
- Qualità della supervisione (disponibilità percepita)
- Rapporto con i colleghi
Fattori legati alla soddisfazione lavorativa
In questa lezione sarà introdotto il tema della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, nello
specifico saranno trattati illustrati i concetti di infortuni e malattie professionali, evidenziando le
differenze; di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro presentando le direttive comunitarie la e
legislazione nazionale in materia, infine sarà presentata una classificazione dei rischi e relativa
valutazione.
Obiettivi:
acquisire conoscenze e competenze di base sulla materia della sicurezza e della salute sui
luoghi di lavoro.
Infortuni e malattie professionali
Le malattie professionali possono dipendere dall’ambiente di lavoro, dagli strumenti,
dalle modalità di svolgimento di un lavoro. All’interno delle malattie professionali si
possono distinguere (Avallone, 2021):
La patologia da fatica che può riguardare sia il lavoro fisico che mentale e dipende
dalla gravosità del lavoro, dalle condizioni come aerazione, temperatura, dallo stato
del soggetto
Le malattie da cause fisiche malattie provocate da radiazioni luminose,
ultraviolette, cause termiche, rumori, ect.
Le malattie da cause chimiche ad esempio intossicazioni
Le malattie da polveri
Le malattie da agenti infettivi e parassitari
Infortuni e malattie professionali
L’infortunio sul lavoro invece è un evento traumatico che si verifica sul posto di
lavoro, all’interno dell’orario di lavoro oppure durante il percorso che il lavoratore
compie da casa al lavoro. Non è previsto, non è controllato. Esso può essere
classificato rispetto a:
La forma ad esempio caduta di persone, di oggetti
L’agente materiale ad esempio mezzi di trasporto, macchine
La natura e la sede della lesione ad esempio fratture, avvelenamenti.
Ogni anno nel mondo muoiono per infortuni sul lavoro circa 380.000 persone, ma
circa 2300000 decessi sono riconducibili al lavoro!
Sicurezza lavorativa
Sono ancora tanti i lavori a rischio ed anche nel settore impiegatizio e nel lavoro
intellettuale stanno emergono nuovi problemi di salute.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce già nel 1945 la salute come uno
stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplicemente l’assenza
di malattia.
Per tutelare la salute del lavoratore il legislatore è intervenuto più volte a partire dal
decreto legislativo n.626 del 1994, successivamente con il decreto legislativo n.81
del 2008 che ha recepito anche le indicazioni presenti nella direttiva 2004/40/CE del
Parlamento europeo sulle prescrizioni minime di sicurezza e salute in riferimento
all’esposizione dei lavoratori ai vari rischi.
Decreto legislativo 81/2008
Tale decreto ha riordinato e riformato le principali norme in materia di sicurezza e
salute sui luoghi di lavoro. Esso si applica a tutti i settori di attività, privati, pubblici e
a tutte le tipologie di rischio. (306 articoli e 51 allegati). Di seguito una Tavola in cuii
sono riportate le Misure generali di tutela stabilite nel D. l. n.81/2008, art 15, comma
1. (Avallone, 2021. pag. 612).
Decreto legislativo 81/2008
Tale decreto ha riordinato e riformato le principali norme in materia di sicurezza e
salute sui luoghi di lavoro. Esso si applica a tutti i settori di attività, privati, pubblici e
a tutte le tipologie di rischio. (306 articoli e 51 allegati). (Avallone, 2021. pag. 612).
Decreto legislativo 81/2008
Tale decreto pone come prima misura per tutelare la salute e la sicurezza sui luoghi
di lavoro la valutazione dei rischi. Mentre il pericolo rappresenta la proprietà
intrinseca di un determinato fattore (macchina, utensile, sostanza), il rischio
rappresenta la probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno ad
esempio nell’esposizione ad un determinato agente (Avallone, 2021).
I rischi sono distinti in tre categorie (Shirom, 2003):
-Rischi per la salute
-Rischi per la sicurezza
-Rischi legati all’organizzazione del lavoro.
I rischi
-Rischi per la salute o igienico-ambienitali sono responsabili della potenziale
compromissione dell’equilibrio biofisico del lavoratore esposto sia a rischi fisici
(rumore), chimici (sostanze irritanti), biologici (ingestione) e connessi alla fatica fisica
(postura errata).
-Rischi per la sicurezza sono responsabili del potenziale verificarsi di incidenti ed
infortuni, ossia del potenziale verificarsi di ad esempio menomazioni fisiche in
conseguenza ad un impatto con una macchina. Le cause sono soprattutto attribuibili
alle macchine, impianti elettrici, esplosioni, sostanze pericolose.
-Rischi legati all’organizzazione del lavoro.
I rischi
-Rischi legati all’organizzazione del lavoro o detti anche quarto fattore di rischio.
Sono rischi legati ad esempio alla progettazione del lavoro, alla sua organizzazione e
alla sua gestione (carichi eccessivi di lavoro, responsabilità). Sono rischi psicosociali
che riguardano il rapporto tra lavoratore e organizzazione (isolamento, monotonia,
conflittualità tra colleghi, attività ripetitive, processi di lavoro usuranti). Tale concetto
si è negli anni notevolmente ampliato.
I rischi
-Rischi legati all’organizzazione del lavoro o detti anche quarto fattore di rischio.
Sono rischi legati ad esempio alla progettazione del lavoro, alla sua organizzazione e
alla sua gestione (carichi eccessivi di lavoro, responsabilità). Sono rischi psicosociali
che riguardano il rapporto tra lavoratore e organizzazione (isolamento, monotonia,
conflittualità tra colleghi, attività ripetitive, processi di lavoro usuranti). Tale concetto
si è negli anni notevolmente ampliato.
Preziosa è la valutazione dei rischi che può essere definita come “una procedura
diretta ad individuare quali sono i pericoli che possono causare un danno alle
persone, al fine di considerare se sono state adottate tutte le precauzioni necessarie
o se sia possibile fare qualcosa di più per eliminare i pericoli, tenere sotto controllo i
rischi e prevenire il danno” (Health and Safety Executive, 1998)
Valutazione dei rischi
La valutazione dei rischi può avvenire attraverso diverse azioni (Avallone, 2021):
identificare i pericoli e i lavoratori esposti al rischio
Valutare il rischio e stabilire la relativa gerarchia
Decidere le misure e le azioni di prevenzione
Verificare gli interventi attuati
Monitoraggio e verifica
La valutazione condotta secondo questa procedura rappresenta il contenuto
essenziale del Documento di Valutazione dei rischi.
Per concludere
In questa lezione sarà introdotto il tema dello stress, con una breve descrizione di cosa è lo
stress e dei differenti approcci che lo distinguono in risposta, stimolo e processo.
Successivamente verranno illustrati gli stressor che maggiormente sono considerati stimolo di
situazioni difficili per i lavoratori, i principali effetti e le principali reazioni che queste situazioni
stressanti generano nei lavoratori e nell’uomo in generale.
Obiettivi:
acquisire conoscenze e competenze di base sul tema dello stress sui luoghi di lavoro.
Stress
1. Risposta R
Lo stress è definito come
2. Stimolo S
(Cooper,, 2004)
3. Processo nato
dall’interazione tra S
eR
Nel primo approccio (R) lo stress è considerato una risposta fisiologica non specifica ad una
richiesta posta dall’ambiente esterno in tre tempi (Selye, 1956):
-Reazione all’allarme
-Fase di resistenza
-Fase dell’esaurimento
Stress e approcci
1. Reazione all’allarme:
Si ha una risposta fisiologica rapida ad uno stato di shock iniziale di reazione allo stimolo
ambientale, caratterizzata da aumento dell’attività del sistema nervoso sia vegetativo che
neuroendocrino, che ha il compito di predisporre l’organismo all’azione.
2. Fase di resistenza:
Caratterizzata sia da una risposta di adattamento alla nuova situazione sia dalla la possibilità di
ritornare alla condizione precedente all’allarme, appena terminata la condizione iniziale che ha
fatto scattare la reazione all’allarme.
3 Fase dell’esaurimento:
Siccome la fase due non può durare per sempre, se si protrae troppo o è troppo intensa le
energie potrebbero esaurirsi.
Stress e approcci
Lo stress per la persona non ha sempre connotazioni negative, a volte può servire. Ad esempio
una buona dose di stress può stimolare la motivazione, l’impegno, il cambiamento, lo sviluppo,
etc. Quando lo stress è visto come fattore positivo si parla di “Eustress”, se invece è
paralizzante, incontrollabile per l’uomo, causando conseguenze negative si parla di “Distress”.
Questo approccio della Risposta è stato criticato perché non considera l’importanza dei fattori
ambientali nella gestione dello stress.
Stress e approcci
Il secondo approccio invece da molta importanza agli stimoli ambientali e agli eventi che
possono generare stress. Con il termine Stressor si indicano gli insieme degli stimoli stressanti.
Ma anche questo approccio ha ricevuto diverse critiche perché non ha considerato che uno
stimolo genera stress o meno anche a seconda delle differenze individuali che possono
moderare tale reazioni come ad esempio la personalità, oppure i valori, etc., del contesto
stesso, ma anche del ruolo lavorativo che una persona ricopre.
Il terzo approccio (del processo) parte dal presupposto che l’uomo è coinvolto in un processo di
interazione con il proprio ambiente e di conseguenza, valuta l’ambiente e cerca di fronteggiare
la situazione in base alle sue considerazioni fatte (strategie di copin). Lo stress non risiede nella
persona, non risiede nell’ambiente, ma nella relazione tra i due (Avallone, 2021)
Stress lavorativo
Lo stress lavorativo può essere definito come “l’intero processo attraverso cui le persone
percepiscono ed interpretano il proprio ambiente lavorativo in relazione alla propria capaictà di
far fronte”(Dolan, 2007)
Secondo Lazarus esistono due tipi di valutazione della situazione stressante che un uomo può
fare:
-La prima valutazione riguarda la situazione in senso stretto ossia la persona valuta o meno una
determinata situazione come minacciosa, dannosa, pericolosa
-La seconda valutazione riguarda se stessi cioè il soggetto valuta la propria capacità di
rispondere e fronteggiare una tale situazione.
Per far si che insorga lo stress si deve sia valutare la situazione come minacciosa sia le proprie
capacità non sufficienti a superarla.
Gli stressor o antecedenti
Gli stressors sono gli eventi o le proprietà degli eventi in cui si ritrovano le persone, che
aumentano la probabilità per queste di provare stress (Avallone, 2021). Essi sono classificati in
diversi modi in letteratura e possono essere raggruppati in tre grandi categorie:
-Fonti di tensione specifiche dell’occupazione
-Fonti dovute all’organizzazione
-Fonti personali
Johnson nel 2005 realizza un’ulteriore classificazione individuando i seguenti stressor:
- Le relazioni lavorative con capi e colleghi; la mancanza di sostegno sociale
- la natura del lavoro e il ruolo svolto ad esempio un luogo con troppi rumori, troppo
complesso, troppi controlli dall’alto, ma anche l’ambiguità di ruolo, il sovraccarico di ruolo e il
conflitto di ruolo.
Gli stressor o antecedenti
-Il sovraccarico che può essere di tipo quantitativo (troppi compiti assegnati) o di tipo
qualitativo (quando i lavoratori credono di non avere le competenze a sufficienza per svolgere
una determinata mansione), può essere dannoso anche il sottocarico!
-Controllo se la persona non ha controllo sul processo lavorativo e sui tempi di lavoro oppure ha
eccessivo controllo quindi maggiore responsabilità
-Sicurezza sul lavoro ossia sicurezza del posto di lavoro minata dai continui cambiamenti e dalle
continue richieste di adattamento soprattutto nei soggetti che non posseggono abilità
facilmente trasferibili
- risorse e comunicazione: sia risorse tecnologiche che non funzionano, sia continui
cambiamenti tecnologici introdotti che richiedono aggiornamenti costanti sia una cattiva
comunicazione sul posto di lavoro.
Gli stressor o antecedenti
- bilanciamento lavoro – vita è un’interferenza molto sentita se le persone percepiscono di non
riuscire a gestire i tempi di vita e i tempi di lavoro e i tempi di cura. Arrivano richieste da più
parti e la persona non riesce a gestirle.
-Paga e benefici: ae il lavoratore percepisce come inadeguato il suo stipendio o lo è realmente
questo è fonte di stress.
Quali reazioni può avere un individuo davanti a tali situazioni?
Diverse le risposte fisiche, psicologiche e comportamentali agli stressor (Avallone,2021):
-Reazioni emotive: irritabilità, ansia o depressione
-Reazioni cognitive: difficoltà di concentrazione, di memoria, …
-Reazioni fisiologiche: ipertensione, gastrite,…
-Reazioni comportamentali: condotte aggressive, …
Effetti dello stress lavorativo
Gli effetti possono presentarsi sia sulle persone che sull’organizzazione e Avallone li classifica in
A livello individuale
Comparsa di disturbi ed insorgenza di malattie (coronarici e cardiaci, insonnia, perdita o
aumento di peso, ipertensione, …)
Conseguenze sul piano comportamentale (consumo di droghe, alcol, comportamenti violenti,
rotture con i colleghi, …)
Conseguenze sul piano psicologico (fatica prolungata, benessere psicologico, diverse
condizioni di salute mentale, sindrome del burnout, …)
Effetti dello stress lavorativo
A livello organizzativo
Assenteismo e alto turnover volontario
Ridotta produttività
Errori ed infortuni
Per concludere
In questa lezione sarà presentato il tema del disagio nelle organizzazioni e nello specifico
verranno illustrati e descritti alcuni disagi diffusi sul lavoro. Essi sono la fatica, l’alienazione, il
mobbing e il burnout
Obiettivi:
acquisire conoscenze e competenze di base sui principali disagi nelle organizzazioni.
Il disagio nelle organizzazioni
Quando si pensa al disagio nelle organizzazioni bisogna tenere presente il rapporto che nel
tempo si è evoluto e modificato tra l’uomo, il lavoro e l’organizzazione: basta pensare ai primi
concetti di lavoro come fatica fisica, per poi passare al concetto di catena di montaggio fonte di
alienazione, fino ad arrivare alla sindrome del burnout nelle professioni di aiuto e al più
moderno concetto di mobbing nelle organizzazioni.
Alcuni di questi termini sono oggi parte del linguaggio quotidiano, sfumando anche il loro
significato originario al punto tale che vengono utilizzati come sinonimo di ansia, demotivazione
oppure noia.
Proviamo a descrivere alcune condizioni di disagio possibili nei luoghi di lavoro.
La fatica
La fatica è stata oggetto di studio già a partire dalla fine del 1800. Essa può essere considerata
come una delle principali cause di diminuzione della produttività, veniva descritta facendo
riferimento a parametri fisiologici come il consumo di ossigeno oppure la formazione di acido
lattico, si trattava di fatica fisica per cui rimaneva fuori tutta quella parte di lavoratori che
avevano un calo della produttività collegato ai lavori “mentali”. Inizialmente, nei primi decenni
del 1900, l’interesse era sullo studio dell’ambiente lavorativo (luce, calore, rumore),
successivamente alla fatica e all’efficienza industriale (Pedon et. al 2002) tracciando curve di
rendimento in funzione del tempo. Gli studiosi inglesi ipotizzarono di trovare curve a forma di U
per cui all’inizio nella fase di riscaldamento si aveva un rendimento minore, poi esso aumentava
ed infine diminuiva per esaurimento delle forze.
La fatica
Con l’introduzione delle pause questa situazione poteva migliorare. Ma notarono come nei
lavori ripetitivi , anche in presenza di pause, si riscontravano sempre andamenti della
produttività ad U e si individuò un nuovo fattore che interferiva sull’efficienza produttiva cioè la
MONOTONIA e la derivante NOIA.
La fatica ancora oggi resta un problema fondamentale in quanto incide sia sulla quantità sia
sulla qualità del lavoro.
Anche Musatti in Italia ha portato avanti diversi studi sulla fatica distinguendo tra fatica
soggettiva e oggettiva, la prima rappresentava un senso di impossibilità ad andare avanti nel
compito, la seconda alla caduta oggettiva di produzione che non sempre coincide con la prima
fatica.
L’alienazione
Quando si parla di alienazione si parte dall’opera di Marx Capitale (1985) in cui descrive cosa
comporta la capitalizzazione del lavoro introducendo anche l’alienazione. Egli distingue tre tipi
di alienazione:
-La prima deriva dall’organizzazione produttiva che priva l’uomo del controllo del suo lavoro
-La seconda è relativa al prodotto che diventa estraneo a chi lo realizza
-La terza è l’autoalienazione in quanto l’uomo è disumanizzato perché ridotto ad un rapporto di
produzione e scambio.
E’ possibile individuare 4 dimensioni che caratterizzano il processo di alienazione (Pedon [Link],
2002): mancanza di potere, assenza di significato, isolamento ed autoestraneazione.
Burnout
Questo termine nasce intorno agli anni ‘70 negli Stati Uniti tra i lavoratori dei servizi sociali e di
cura. La sua popolarità si deve a Cristina Maslach. All’inizio l’oggetto di studio era la relazione
tra chi offriva un lavoro di cura e chi lo riceveva, ma negli anni si è notevolmente ampliato
includendo anche militari, insegnanti, manager.
Il Burnout è la conseguenza di un’interazione tra la persona che lavora ed il proprio contesto
lavorativo. E’ la sindrome da esaurimento emotivo, di depersonalizzazione, di ridotta
realizzazioni che può insorgere in lavoratori che operano a contatto con altre persone (Maslach,
1990). Ella individua 6 aree della vita lavorativa che ritiene antecedenti al burnout:
-Il carico di lavoro se è generato da una richiesta lavorativa elevata collegata ad una difficoltà di
recupero delle energie
-Il controllo cioè il controllo insufficiente sulle risorse necessarie al lavoro
Burnout
-Il riconoscimento ossia quanto le persone vedono non apprezzato il proprio lavoro dagli altri
-Il supporto cioè quando le persone sentono di non avere più rapporti con gli altri
-L’equità legata alla distribuzione del carico di lavoro o delle risorse economiche o avanzamenti
di carriera inappropriati
-I valori conflitto tra i valori della persona e quelli dell’organizzazione.
Può essere definito come una risposta prolungata allo stress cronico da lavoro e si articola nei
seguenti tre aspetti per Maslach:
-Esaurimento emotivo (forte coinvolgimento emotivo, eccessivo uso delle risorse affettive)
-Depersonalizzazione(distacco/distanziamento dalla persona e dal lavoro,meccanismo di difesa)
-Senso di inefficacia personale, di inadeguatezza e di incapacità.
Mobbing
-E’ un termine inglese che nasce dall’etologia, da Lorenz per spiegare il comportamento
aggressivo di alcuni uccelli nei confronti dei loro simili per allontanarli dal gruppo .
-Ripreso poi da un medico svedese, Heinemann, per descrivere un comportamento distruttivo
messo in atto contro un bambino da un gruppo di pari. Successivamente tale comportamento
fu definito bullismo.
E solo negli anni ‘80 Leeymann utilizzò la parola mobbing per descrivere comportamenti
distruttivi in ambiente lavorativo. La definizione ufficiale di mobbing viene data
dall’Associazione contro lo stress psico-sociale e mobbing fondata in Germania del 1993: “il
mobbing è una comunicazione conflittuale sul posto di lavoro tra colleghi o superiori, in cui la
persona attaccata viene posta in una condizione di debolezza e aggredita direttamente o
indirettamente da una o più persone in modo sistematico, frequentemente e per lungo
periodo, con l’obiettivo di estrometterla dal lavoro.”
Mobbing
Esistono tre attori (Walter,1993):
-Il Mobizzato è la vittima, che mostra sintomi di stress, che è convinta di non avere colpe ma
allo stesso tempo di sbagliare sempre, non ha fiducia in se stessa.
-Il Mobber è una persona che tende ad avere comportamenti aggressivi, si impegna a far
proseguire il conflitto, non ha sensi di colpa e tende a colpevolizzare gli altri.
-Gli spettatori sono anche dei co-mobber o mobber indiretti, risultano mediatori tra i
protagonisti del conflitto, grande fiducia in se stessi.
Mobbing
Esso può assumere diverse forme (Giorgi, 2009)
-Mobbing verticale: bisogna tenere presente la relazione gerarchica (capo-dipendente) è quello
che viene chiamato abuso di potere
-Mobbing orizzontale in cui la violenza psicologica viene da parte di colleghi della vittima
-Mobbing collettivo ad esempio l’organizzazione contro il gruppo intero di lavoro quando deve
far accettare ritmi sostenuti o retribuzioni irrisorie.
Per concludere