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SAGGIO OVIDIO

Ovidio, durante il suo esilio, costruisce l'immagine del poeta esule, distaccandosi dalla sua esperienza biografica per creare un personaggio letterario. Attraverso riferimenti a miti epico-tragici, come quello di Protesilao e Laodamia, Ovidio esprime il dolore dell'addio e la frustrazione di un destino ineluttabile, assimilando la sua esperienza a quella di eroi mitologici. La sua poesia riflette una continuità stilistica e tematica, evidenziando la connessione tra esilio e morte, e il senso di perdita e separazione che caratterizza il suo distacco da Roma e dalla moglie.

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SAGGIO OVIDIO

Ovidio, durante il suo esilio, costruisce l'immagine del poeta esule, distaccandosi dalla sua esperienza biografica per creare un personaggio letterario. Attraverso riferimenti a miti epico-tragici, come quello di Protesilao e Laodamia, Ovidio esprime il dolore dell'addio e la frustrazione di un destino ineluttabile, assimilando la sua esperienza a quella di eroi mitologici. La sua poesia riflette una continuità stilistica e tematica, evidenziando la connessione tra esilio e morte, e il senso di perdita e separazione che caratterizza il suo distacco da Roma e dalla moglie.

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L’ADDIO DELL’ESULE MORITURO: OVIDIO COME PROTESILAO

Fin dai primi componimenti scritti durante il viaggio che lo porta in esilio, Ovidio inizia a
costruire la propria nuova immagine letteraria: la figura del poeta esule. Si annulla come
persona reale concretamente coinvolta in una drammatica esperienza biografica (nonostante
protagonista della poesia dell’esilio, che insiste su ingenuità e assenza ars), presentandosi
come personaggio letterario.

Dunque, istanza pragmatica motiva poesia dell’esilio, ma essa non va vista in induzione diretta
con la concreta esperienza biografica e non è in antitesi con i tratti caratterizzanti della sua
poetica (anti realistica e letteraria), la cui sostanziale continuità non viene interrotta.

-≥ lo sconvolgimento dell’esistenza portato dalla condanna è immediatamente testo letterario,


e lui il protagonista di questo nuovo testo.

• Questa operazione è già avviata in I libro Tristia, che è un “viaggio verso l’esilio”, cioè la
realizzazione di un consapevole progetto letterario, che culmina con la creazione di un
personaggio letterario: il poeta esule.
• Fin dalle elegie iniziali, ha inizio processo di assimilazione del poeta esule ai grandi
modelli del mito che caratterizzerà la produzione dell’esilio: i grandi personaggi del
mito epico-tragico sono dichiaratamente chiamati a confronto o implicitamente evocati
per via allusiva a costruire l’immagine del poeta esule.
Numerose componenti contribuiscono a creazione di questa figura, alcune
contribuiscono a coerenza semantica e organicità d’immagine:

1,3 rievoca il congedo del poeta da Roma e la partenza per l’esilio. Sua posizione (al centro del
dittico sulle 2 tempeste marine): funzione di cerniera tra vecchio (Roma) e nuovo mondo (terra
ignota) + vecchio e nuovo modo di fare poesia: elegia in cui poste premesse per nuova
costruzione letteraria, in cui esperienza dell’esilio.

• Modello epico: scena notturna in cui distacco del poeta da Roma è dominata dal
pianto e assimilata a notte fatale di Troia (saccheggiata, fuoco, strage): livello
espressivo elevato + stilemi epicheggianti evocano II Eneide -≥ ricostruzione in chiave
epico-tragica (che accosta vicenda personale di Ovidio a exempla del mito letterario)
assimila poeta in partenza per il suo triste destino a Enea, costretto ad abbandonare
Troia
• Modello elegiaco: nell'intreccio di temi/motivi + piano stilistico-espressivo:
1) Parole con cui sposa poeta chiede di poterlo seguire verso il suo destino: riprende
parole di altre eroine elegiache che espressero stesso desiderio: Briseide, Ovidio
(Her.) + Aretusa di Properzio, mediata da elegia di Aretusa delle Heroides -≥ Tristia:
a rewriting in exile of the Heroides -≥ lettore leggerà queste elegie come lamento
dell’esule lontano dalla sposa/affetti. Ciò riconferma quadro letterario in cui colloca
esperienza esilio + suo ruolo e degli altri personaggi.
2) Tracce elegiache nella scena di congedo tra gli sposi: nelle modalità dell’addio
(abbraccio dei 2 amanti piangenti) + movenze del discorso:
a) Notazione cronologica che indica il momento improcrastinabile dell’addio fa
apparire il distacco tra i 2 sposi come quello di 2 amanti costretti a separarsi
dall’arrivo dell’aurora -≥ la ripresa di un frammento elegiaco dello stesso Ovidio
su Lucifero (stella che annuncia l’arrivo del giorno), rileva analogia con scena
del distacco tra i 2 ‘amanti notturni’ Ero e Leandro (Heroides)
b) Ma nei paralleli che rinviano a congedi elegiaci, collegamenti con una
particolare scena di addio: Laodamia e Protesilao (in partenza per Troia), 13
Heroides -≥ sul destino in partenza per il Mar Nero si proietta l’ombra del
destino tragico di Protesilao, eroe sottratto ad amore moglie per andare
incontro a una morte prematura a Troia.

LAODAMIA E PROTESILAO:

1) Analogia ragioni che motivano indugi frapposti a partenza: poeta giustifica sua
renitenza presentando come 2 opposti la terra che abbandona (la + cara/ambìta) e
quella cui è destinato (la + inospitale): properante/propero
Stesso invito a non properare (=ritardare il contatto con una terra ostile) rivolto da
Laodamia a Protesilao diretto a Troia (gravida di pericoli)
2) In entrambe insistito senso di violenza subita nel brusco distacco tra le 2 coppie di
sposi: per poeta esule, lacerazione fisica. = Laodamia: nella lettera insiste spesso su
incapacità di vivere senza Protesilao.
− Non si sa se motivo avesse rilevanza in tradizione letteraria greca relativa a questo
mito; ma rilevante in quella latina (x la Protesilaudamia di Levio), a giudicare da
importanza che (in c. 68 Catullo) riveste il motivo dell’ereptum coniugium
(strappare)
3) Drammatica reazione emozionale occorsa alla sposa, e di cui chi scrive (Ovidio, già
lontano da Roma, e Laodamia) non può essere testimone autoptico= oculare -≥ di qui la
necessità della mediazione di un informatore)
4) Violenza e repentinità distacco, icasticamente rappresentata da incapacità di dire
tutto quanto si voleva: frustrazione del restare con le parole incompiute in bocca
(Ovidio, Tristia) = incapacità Laodamia di ultimare l’addio e dare allo sposo
raccomandazioni.
- Verba imperfecta relinquo (Tristia)/reliquit (Her)
Distacco forzato tra 2 sposi, incapaci di dirsi tutto e con l’intenzione di dire altro che
resta frustrata, ha paralleli con 2 scene virgiliane:
a) Orfeo ed Euridice: quando lei è definitivamente risucchiata nel mondo infernale
b) Enea e Creusa: ultima notte di Troia, prima della scomparsa della donna e partenza
di Enea.
Euridice svanisce agli occhi di Orfeo, che non riesce a dirle quanto vorrebbe/ =
Creusa scompare alla vista di Enea, lasciandolo con lo stesso senso di
inappagamento, di intenzione frustrata

Se questa frustrazione (incapacità di dire tutto) è un gesto ricorrente/simbolo nell’addio di 2


sposi che la morte sta separando per sempre -≥ anche lettore dell’addio di Ovidio a moglie è
indotto a percepire quel distacco come un addio senza ritorno/avviarsi vero un destino di morte
(suggerito da metafora esilio come morte).
Tema dell’incompiuto (+ della casa): fondamentale nel mito di Protesilao e Laodamia: il
nucleo semantico è già contenuto nel rapido accenno omerico alla dòmos emiteles dell’eroe
in partenza per Troia; e i 2 temi si sviluppano in c. 68 Catullo, che riprende quel nucleo (anche
sul piano espressivo) da Omero: domum/incepta frustra (idea della frustrazione/progetto
destinato ad andare deluso). Centralità del simbolo della casa nell’elegia dedicata all’amico
(per aver messo a disposizione del poeta la sua casa come luogo dell’amore (dove incontrarsi
con sua amante) -≥ non a caso evoca mito di Protesilao e Laodamia, che al tema della casa era
associato (già in Protesilaudamia di Levio); a Levio Catullo rinvia con Protesileam Laodamia
domum: richiama artificioso titolo agglutinante di Levio + nell’accostamento Laodamia
domum collega nome protagonista a nucleo simbolico del mito (la casa)

5) Nella descrizione degli indugi pre partenza, accomuna comportamento Ovidio a


Protesilao, l’attraversamento della soglia di casa, alle cui modalità si attribuisce un
valore di presagio*: Ovidio (Tristia: *3 volte toccai la soglia, 3 volte fui richiamato
indietro); con analoga attenzione a stessi gesti, Laodamia ricorda momento partenza
Protesilao (volevo richiamarti indietro, e il mio cuore mi spingeva; ma la lingua si arrestò
per paura di un cattivo augurio)
*La revocatio di cui il poeta esule è stato oggetto (e che Laodamia aveva evitato per
stornarne i temuti effetti malauguranti sullo sposo partente insinua presagi inquietanti
sull’esito del futuro viaggio.

-≥ Ovidio rappresenta un addio elegiaco (gesti + paure separazione degli amanti elegiaci) +
addio di chi parte per una terra lontana dove troverà la morte. La suggestione è tanto +
naturale se si ricorda l’assimilazione che nelle opere successive all’allontanamento da Roma,
Ovidio attua tra esilio e morte.

-≥ richiamo a Protesilao precoce morituro a Troia, fa apparire partenza poeta verso Mar Nero
come un viaggio senza ritorno; e l’ultima tellus verso cui il peta si dirige, attraverso Protesilao
evoca un’altra terra lontana in Oriente: Troia, il cui mito è legato a vicende di morte.

Nell’accostare propria esperienza e figura a Protesilao, Ovidio attiva un’assimilazione


complementare tra sua moglie e Laodamia, che la poesia d’amore romana aveva assunto tra i
paradigmi di compagne fedeli (evocate come modello da mettere a confronto/contrasto con la
donna amata). Come di Laodamia sono privilegiati (nel confronto con moglie) fedeltà e amore
fino alla morte, di Protesilao non evocati tratti eroici dell’eroe omerico, ma patetici, legati a
suo destino di morituro (=Levio, Catullo, elegia erotica latina), paradigma efficace per illustrare
il triste destino del poeta esule.

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