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KING LEAR

King Lear è una tragedia di Shakespeare che narra la storia di un re anziano che decide di dividere il suo regno tra le sue tre figlie in base all'amore che gli dimostrano, portando a conseguenze tragiche. La trama principale si intreccia con un subplot che coinvolge il conte di Gloucester e i suoi figli, evidenziando temi di legittimità, amore e follia. Alla fine, Lear e la figlia Cordelia si riconciliano, ma entrambi muoiono, lasciando il regno in mano a nuovi governanti.

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KING LEAR

King Lear è una tragedia di Shakespeare che narra la storia di un re anziano che decide di dividere il suo regno tra le sue tre figlie in base all'amore che gli dimostrano, portando a conseguenze tragiche. La trama principale si intreccia con un subplot che coinvolge il conte di Gloucester e i suoi figli, evidenziando temi di legittimità, amore e follia. Alla fine, Lear e la figlia Cordelia si riconciliano, ma entrambi muoiono, lasciando il regno in mano a nuovi governanti.

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King Lear

Il Re Lear è l’unica grande tragedia shakespeariana a presentare una vicenda


principale, detta anche main plot, che si intreccia a una secondaria, ovvero il subplot,
la quale incide prepotentemente sulla principale. Le due parti hanno entrambe lo stesso
peso drammatico (in genere il sub plot è una parodia della main plot).

La trama principale riguarda l’anziano re di Britannia Lear, il quale decide di dividere il


proprio regno tra le sue tre figlie, in proporzione, però, all’amore che le figlie gli avrebbero
dimostrato. Goneril e Regan, le figlie maggiori sposate rispettivamente ad Albany e
Cornwall, gli giurano un immenso affetto, ma mentono. Cordelia, invece, la figlia minore e la
preferita di Lear , rimasta in silenzio, si giustifica dicendo che non trova le parole per
esprimere l’amore per il padre. Il re diventa furioso e disconosce Cordelia, dividendo il regno
a metà tra Goneril e Regan. Il re di Francia, che da tempo corteggia Cordelia, decide di
sposarla anche senza le terre che le sarebbero spettate in eredità. Lear ben presto
comprende di aver preso una pessima decisione, poiché le due figlie Goneril e Regan
iniziano subito a minare quella poca autorità che ancora gli resta e litigano anche tra di loro
per l’amore di Edmund, il figlio illegittimo del conte di Gloucester. Nel frattempo il conte del
Kent, che era stato messo al bando dopo aver preso le difese di Cordelia, torna a corte
travestito da Caio, un vecchio servo che vuole proteggere il re. Incapace di credere che le
sue adorate figlie lo abbiano tradito, Lear scivola pian piano nella follia e, durante un violento
temporale, scappa dalla dimora delle figlie per vagare in una landa desolata, accompagnato
solo dal suo buffone di corte e dal conte di Kent in incognito.

A questa trama principale Shakespeare intreccia quella secondaria, che vede protagonista
un altro vecchio nobiluomo, il conte di Gloucester, che deve affrontare anche lui una serie di
problemi famigliari. Il figlio illegittimo Edmund lo spinge infatti a credere che suo figlio
legittimo, Edgar, stia tentando di eliminarlo. Per sfuggire dal padre che, convinto della sua
malafede, vuole ucciderlo, Edgar si traveste da mendicante e assume l’identità di Tom, il
pazzo di Bedlam. Quando il leale Gloucester realizza che le figlie di Lear si sono ribellate
contro il loro padre, decide di aiutare Lear. Decide di condurlo a Dover per garantirgli
protezione ma viene catturato e torturato da Cornwall, il marito di Regan, il quale accusa poi
Gloucester di tradimento abbandonandolo nella tempesta dopo averlo accecato. Durante la
tempesta Gloucester incontra, senza riconoscerlo, il figlio Edgar, ancora sotto mentite
spoglie, il quale decide di guidare il padre fino a Dover, dove è stato alla fine portato anche
re Lear. Intanto a Dover arriva anche l’esercito francese: Cordelia ha deciso infatti di
invadere il suo vecchio regno per provare a salvare il padre dalle perfide sorelle. Lear e
Cordelia si incontrano e si rappacificano poco prima della battaglia tra Britannia e Francia
nella quale le truppe inglesi, capitanate da Edmund, sconfiggono i francesi capitanati da
Cordelia: Lear e la figlia vengono imprigionati. Il re pensa con gioia alla prospettiva di vivere
in prigione insieme alla figlia prediletta e ingiustamente cacciata, ma Edmund ordina che i
due siano condannati a morte. Il duca di Albany ha nel frattempo scoperto la relazione tra
sua moglie ed Edmund, così lo accusa di tradimento e lo arresta insieme a Goneril,
sfidandolo a duello. Ma in quel momento appare Edgar, ancora travestito, che si scontra con
Edmund e lo ferisce a morte. Poiché il tradimento di Goneril, la quale nel frattempo aveva
anche avvelenato la sorella Regan per gelosia, è ormai palesato, ella decide di togliersi la
vita. Edgar rivela quindi la propria identità al fratello morente e lo informa che Gloucester è
appena morto. Edmund gli riferisce allora di aver disposto l’uccisione di Lear e Cordelia, ma
comprendendo che la loro morte è ormai inutile dà ordine di annullare l’esecuzione. Ma è
troppo tardi: Lear entra in scena con il cadavere della figlia tra le braccia e, dopo aver ucciso
il servo che aveva impiccato Cordelia, muore a sua volta di dolore. Il regno resta così nelle
mani di Albany, Edgar e del vecchio Kent.

King Lear è la tragedia di Shakespeare ambientata nell’epoca più remota,


infatti la sua storia risale al VII-VIII secolo.
L’assimilazione tra Dio e il sovrano si trova in moltissime opere di Shakespeare,
in quasi tutte le sue histories, e spesso la tragicità di queste opere che hanno
come protagonista il sovrano deriva proprio dal contrasto tra la proiezione
sacra del sovrano e la sua debolezza umana. Dal momento in cui Lear si spoglia della sua
sacralità inizierà la sua tragedia e andrà in balia delle forze della natura umana. Ci sono due
edizioni di quest’opera: quella del 1608 in quarto e quella del 1623
in folio. La differenza tra queste due edizioni è che vengono eliminati 300 versi
dall’edizione in quarto e ne vengono aggiunti 100 completamente nuovi in
quella in folio.
True Chronicle History of the Life and death of King Lear and his three Daughters
With the unfortunate life of Edgar, Sonne and heire to the earl of Gloster, and his sullen
and assumed humor of Tom of Bedlam
As it was played before the King Maiestie at Whitehall upon S. Stephans night in Christmas
Holydays
La storia della vita e della morte di re Lear e le sue tre figlie. Con la
sfortunata vita di Edgar, figlio ed erede del conte di Gloucester, e il suo
improvviso comportamento assunto da Tom il pazzo. (Bedlam era il manicomio
di Londra). Quest’opera viene recitata per la prima volta il 26 dicembre, durante la notte
di Santo Stefano, al Whitehall davanti al re James I.
La composizione dell’opera si aggira intorno al 1605-1606.

Per il main plot ci sono alcune fonti a cui Shakespeare si ispira, ossia:
-Historia Regum Brittaniae: latino, 1130, Geoffrey of Monmouth: viene fatto
riferimento ad un re “Lier” storico, vissuto tra il VII e l’VIII secolo;
-The True Chronicle Historie of King Lier: dramma anonimo del 1605;
-The Second Booke of the Historie of England: 1577, Raphael Holinshed;
-The Mirror for Magistrates: John Higgins, popolare raccolta di casi tragici, in
stanze di 7 versi, narrate in prima persona dalle vittime, tra queste storie c’è
quella di Cordelia che mostra come si suicidò per la disperazione mentre era in
prigione;
-The Faerie Queen: Edmund Spencer, 1596, canto X del libro [Link] storia di Leir viene
narrata anche nel poema epico cristiano The Faerie Queene di Edmund Spenser (1596).

Mentre, per il sub plot si ispira a:


-Arcadia: Sir Philip Sidney, 1590, libro II, capitolo X: Pyrocles e Musidorus, i due
cavalieri erranti, incontrano il vecchio re di Paphlagonia che, cieco e
accompagnato dal figlio, narra le loro tragiche vicende a seguito di un inganno
da parte di un figlio illegittimo. Nel decimo capitolo del secondo libro, i due cavalieri erranti
protagonisti del romanzo incontrano un vecchio cieco accompagnato dal figlio che racconta
loro la vicenda della sua famiglia. Il re aveva esiliato il figlio legittimo a causa di un inganno
del figlio illegittimo, che lo aveva poi accecato e cacciato. Il figlio legittimo lo aveva però
trovato quando questi stava per suicidarsi e lo aveva salvato, per sconfiggere quindi il
fratellastro, che ha tuttavia la forza di perdonare. Nel testo di Sidney il re muore dopo aver
incoronato il proprio figlio suo successore.

I personaggi principali di quest’opera sono


Lear: re di Britannia; Conte di Kent: servitore di Lear ;Goneril, Regan e Cordelia: figlie di
Lear; Duca di Albany: marito di Goneril; Duca di Cornovaglia: marito di Regan; Oswald:
maggiordomo di Goneril; Gentiluomo: al servizio di Cordelia; Re di Francia; Duca di
Borgogna; Conte di Gloucester; Edgar: figlio legittimo di Gloucester; Edmund: figlio
illegittimo di Gloucester; Vecchio: fittavolo di Gloucester; Ufficiale: al servizio di Edmund;
Curan: cortigiano.

Atto 1, scena 1 Inizia in medias res, con delle notizie ben precise (a differenza di Othello, la
quale inizia senza far capire di cosa si stia parlando). Una delle tematiche è quella della
capacità di quantificare l’amore che si ha nei confronti di un’altra persona, quindi la capacità
di pesare i sentimenti e saper distinguere chi veramente ama. Un’altra importante tematica è
quella del binomio legittimo/illegittimo, che corrisponde a sua volta al binomio
naturale/innaturale e nell’opera si cerca di capire se naturale/legittimo corrisponda al bene e
innaturale/illegittimo corrisponda al male. (Durante l’opera ci si renderà conto che
naturale/legittimo non è sempre un bene, ma che tutti gli umani si trovano sotto lo stesso
cielo che piove sia sui buoni che sui cattivi, quindi non c’è una determinata separazione tra
bene e male, bensì una casualità feroce della natura che colpisce tutti). Nell’opera il sovrano
parla con il plurale maiestatis, ossia quando chi scrive o parla utilizza la prima persona
plurale, anziché singolare, per riferirsi a se stesso. Cordelia è la figlia prediletta di Lear, ma
Goneril si mostra abilissima nell’arte della retorica, infatti utilizza la topica dell’inesprimibile,
ossia una tecnica retorica classica che serviva per adulare i potenti, la quale si basa su una
finta incapacità di non avere le parole per dimostrare i suoi sentimenti e il suo
apprezzamento, andando avanti per versi e versi (non lo posso esprimere, non si può
esprimere, ma nel frattempo lo sta esprimendo). Cordelia inizialmente parla solo attraverso
gli asides, con i quali esprime i suoi sentimenti e i suoi pensieri (a differenza di Iago che
aveva asides progettuali con cui rivelava i meccanismi del suo piano). Regan si dimostra
ancora più abile di Goneril, infatti inizia il suo discorso con un comparativo dicendo che lei è
come la sorella e pensa le sue stesse cose, ma poi dà un giudizio riduttivo su quest’ultima.,
Inoltre utilizza un’altra tecnica della retorica classica , chiamata sopravanzamento o
panegirico iperbolico, consistente nella magnificazione oltre misura di una persona. Poi
Cordelia fa un altro aside, in cui dice che il suo amore è più grande della sua lingua.
Cordelia è troppo pura e sincera e si oppone a tutta la retorica delle sorelle, utilizzando ciò
che dovrebbe fare realmente la tecnica dell’inesprimibile, infatti lei risponde “niente, amo e
basta” (ma il padre ovviamente non apprezzerà la sua sincerità).Il suo niente nasconde in
realtà timidezza , amore,paura e candore dell'animo, dove le possibilità verbali non sono
capaci di esprimere il sentimento umano. Cordelia confida nelle capacità del padre e crede
che lui possa capire il suo linguaggio , smascherando la falsità delle sorelle. Ma il codice in
cui Cordelia sta parlando è quello dei giovani, che si frappone alla corruzione del mondo
adulto. Nella mentalità monarchica di King Lear, abituato all'adulazione, poche parole
equivalgono poco amore, Cordelia viene quindi ripudiata. Il personaggio di Lear è
inconsapevole profeta del suo futuro, infatti troviamo l'immagine di un mostro col busto di
donna e coda di serpente che fa riferimento alle due figlie Cordelia e Goneril , donne rettili
che divoreranno il loro genitore.“figlie serpentine”.Ad esse infatti vengono attribuiti una serie
di tratti animali legati alla lingua e agli occhi, agli occhi serpentini di Goneril e Regan si
contrappongono gli occhi pieni di lacrime di Cordelia. Lear dunque decide di dividere il regno
tra le sue due figlie Goneril e Regan allontanando sua figlia Cordelia ed il conte di Kent;
intende trascorrere gli ultimi anni della sua vita accompagnato dalle sue figlie e da 100
Cavalieri. (I 100 cavalieri di Lear sono l’immagine del suo potere).Goneril è infastidita dalla
presenza del padre, infatti lo ritiene oramai inutile, un vecchio sciocco; inoltre lo accusa di
alimentare atteggiamenti insolenti da parte dei Cavalieri e dice che sarà costretta a punirlo.
Abbiamo questo ribaltamento di ruoli dunque durante il quale King Lear crede di essere in
un sogno, non può credere che quella sia sua figlia , non riconosce più se stesso , sta
attraversando un momento di frammentazione del suo io, si trova in una sorta di ipnosi,
incapace di agire, in uno stato di ibernazione. Non conosce più se stesso e sarà solo
attraverso il passaggio alla follia che riuscirà a ritrovare il suo io. In King Lear le parole
perdono il loro valore originario di informazione e di comunicazione, per essere meramente
valutate in base alla ricercatezza, alla quantità e alla loro funzione materiale. Lear si reca
dall’altra sua figlia Reagan, sperando di trovare almeno in lei conforto, racconta che Goneril
gli ha legato al petto una crudeltà dai denti aguzzi, come un avvoltoio. Frequenti in King
Lear sono le immagini zoomorfe, in questo caso troviamo delle immagini relative al mondo
dei rettili e dei Rapaci. Importanti sono non tanto gli animali di per sé bensì le azioni che
questi svolgono, anche legate a determinati elementi del loro corpo come i denti, le zampe
ecc… Questi elementi lessicali e figurativi partecipano al tessuto figurativo semantico del
King Lear legato alla violenza , alla brutalità, alla tensione, al dolore di un uomo tradito,
dolore che diventa fisico.

Reagan sembra avere un atteggiamento più mite e tranquillo, accomodante rispetto alla
sorella. Suggerisce al padre di farsi guidare da qualcuno più competente data la sua età, e
gli chiede di perdonare sua sorella. Lear continua a raccontare ciò che Goneril ha fatto,
inveisce contro di lei maledicendo la ragazza. Reagan ha occhi miti a differenza della sorella
Goneril.(sarà lei a cavare gli occhi a Gloucester) Uno squillo di tromba annuncia l'entrata di
Goneril e Lear sembra quasi voler invocare gli dei in suo aiuto , ma la rivelazione avviene
quando Reagan prende per mano la sorella:tutto è perduto. Lear non intende rinunciare alla
metà dei suoi cavalieri e tornare da Goneril, qui troviamo un'opposizione,un'oscillazione tra il
mondo di Lear e quello reale, legato agli spazi della natura. Sarà proprio nel mondo reale,
nel mondo naturale infatti, che Lear si rifugerà prima di impazzire. L’irrinunciabilità ai beni
materiali è stato sempre un dogma nella vita di Lear, caratterizzata da potere, ricchezza e
inconsapevolezza, indifferenza nei confronti di quella parte di popolo che incarna la povertà.
Lontano dalle mura della corte, in una landa desolata , accompagnato solamente dal pazzo
per la prima volta Lear inizia ad esplorare la dimensione umana. Per la prima volta prova
compassione nei confronti dei poveri. Nella sua mente comincia a farsi strada la possibilità
di aver commesso un errore nei confronti di sua figlia Cordelia.

Atto 1, scena 3
In questa scena c’è il tema dell’ingratitudine filiale, con cui c’è la degradazione
del padre, ormai visto come un bambino dalle figlie; quindi abbiamo il
rovesciamento dei ruoli padre/figlia in cui non c’è spazio per l’affetto.
Oswald dice a Lear che lui è “il padre della sua signora”: svuotamento della
figura e del potere di re Lear.
King Lear è l’opera con il numero più alto di immagini animalesche che
amplificano la violenza dell’opera, infatti è piena di: denti, unghie, graffiare,
scorticare, strappare, mordere, …
C’è anche la teoria dello spleen, ossia l’umore nero, infatti Lear percepisce
Il suo dolore interiore anche come dolore fisico.

Atto 3, scena 2
Proprio in questa scena, il centro geometrico di tutta l’opera, Lear nei suoi
versi fonda tutte le caratteristiche riguardo la paura, l’eroismo, la violenza, la
debolezza e la follia, in cui Lear inizia proprio a sentirsi impotente di fronte alle
forze della natura, a vacillare, a sottostare ad esse e a preoccuparsi per il
matto. Il valore della tempesta è molto forte, non anticipa la distruzione ma
rappresenta lo sconvolgimento della mente del re.
Atto 3, scena 4
Lear è ormai diventato un saggio folle e inizia a preoccuparsi di tutti, compresi
Kent, il matto e tutti gli umili del suo regno.
Il re inizia a capire i suoi errori passati rendendosi conto che non si è curato
abbastanza dei poveri del suo regno.
Il re inizia quindi a rendersi conto della sua cecità.
Edgar ha le sembianze di Tom of Bedlam e il re prova empatia per lui e si
immedesima in lui poiché sono entrambi vittime della tempesta.
Lear chiama Edgar philosopher, poiché in lui cerca risposte ai suoi dubbi.
In questa scena si ha anche la scoperta di un nuovo mondo, ossia un totale
sconvolgimento: vestiti chiamati prestiti da Lear e Gloucester non riconosce il
figlio pur vedendolo e sentendolo parlare.
Lear ha un’allucinazione: crede di essere in tribunale per un processo alle figlie
in cui il Fool, Kent ed Edgar sono membri della Corte Suprema. Le figlie gli
appaiono come cuccioli di cane che gli abbaiano [Link] figura dei cuccioli di cane è molto
importante lì era infatti crede di conoscere le sue figlie, ma in realtà si è reso conto che non
è così.
Atto 3, scena 7
In questa scena Gloucester viene accusato di tradimento e viene accecato.
Gloucester è la proiezione della cecità dello stesso Lear, il quale non ha saputo
vedere la verità; inoltre è vecchio quindi anche oltraggio nei confronti della
vecchiaia. Si ha un ribaltamento di ruoli, infatti non c’è più rispetto per le vecchie
generazioni e a loro volta queste ultime non hanno fiducia nella gioventù (Lear
e Cordelia).
Atto 4, scena 1
Edgar si offre al padre come suo servo ed è straziato dalle sue condizioni
(ispirazione dall’Arcadia di Sidney).
Regan uccide la sorella per liberarsi di lei siccome entrambe sono invaghite di
Edmund.
Lear e Cordelia sono in prigione.
Lear cerca di porre rimedio all'errore negli ultimi istanti di vita ,quando si riconcilia con sua
figlia Cordelia, entrambi si incontrano in prigione e Lear è contento di poter passare del
tempo con la sua figlia ritrovata. In questo caso il luogo della prigione si pone in maniera
positiva come luogo chiuso, circoscritto, che protegge dalla violenza che incombe
all'esterno. Luogo di un'immagine immobile, congelata nel tempo che permetterebbe a Liar
di intraprendere un processo di redenzione. È ricorrente la presenza di verbi come Sing Ask
e Talk, pray Tell Laugh E [Link] quando la rivedrà lei sarà già morta, Lear la terrà tra le
braccia e chiederà di sbottonare l'ultimo bottone, forse per indicare la rimozione dell'ultimo
oggetto materiale. Alla fine, quando Lear porta dentro Cordelia, Cordelia è nelle sue braccia:
l’idea di un fantoccio rotto, un fantoccino pallido, esangue, dal viso bianco bianco. Lear la
porta proprio come un fantoccio, quasi facendogli trascinare le punte dei piedi per terra,
tenendolo abbracciato, al petto, con fatica perché pesa, nonostante tutto. I piedini sfiorano il
fango e qualche volta strisciano lasciando una riga più lunga.​
L’avanzata è faticosa. Poi sul davanti, la lascia andare a terra, scomposta, e la guarda in
ginocchio, come un bambino antichissimo che guarda il suo giocattolo rotto. Con curiosità.
Qui arriverà la battuta «my poor Fool is hanged».​
La fissa, si allontana col busto, si avvicina lentissimo con le palme a terra, fissando Cordelia
faccia a faccia e mormora, adagio, con orrore tenerissimo, al di là del male: – «Ti hanno
impiccato, povero Matto mio!».​
E furiosamente se la stringe al cuore, mentre le braccine inerti dondolano nel ritmo di una
straziante ninna nanna, perduta, immemore.

Nel King Lear troviamo un pessimismo di fondo, non c'è salvezza, nessun perdono, nessuna
misericordia. Chi ha sbagliato paga, ma oltre ai cosiddetti cattivi, a morire sono anche i
buoni, Cordelia ad esempio. Muore perché la sofferenza, la morte nel King Lear incombe su
tutti, anche su coloro considerati buoni, infatti Cordelia era troppo pura d'animo in un mondo
macchiato, e ciò è stata la sua rovina. Ed è il sacrificio di Cordelia, a rendere immortale e
potente il messaggio di Shakespeare, la sua è una morte sacrificale che porta alla
distruzione di un vecchio sistema di valori.

Temi:Giustizia Il Re Lear è una tragedia brutale, intrisa di una indicibile crudeltà dell’uomo
contro i propri simili e di azioni orribili e apparentemente insensate, motivate principalmente
da una cieca volontà di potere. Tale successione di eventi fa sorgere una domanda che
sovrasta le altre: esiste la possibilità di una giustizia? O il mondo è invece,
fondamentalmente, un luogo indifferente e ostile all’uomo? Alla fine del dramma, però, resta
solo una grande incertezza, poiché se è vero che gli antagonisti muoiono, anche gli “eroi”
vengono sconfitti insieme a loro. Emblematica è l’immagine di Lear che culla tra le braccia il
corpo morto di Cordelia. La bontà è presente nel dramma, ma la follia e la morte lo sono
altrettanto, tanto che è difficile, una volta calato il sipario, stabilire chi abbia avuto la meglio.

Follia La follia occupa un ruolo centrale nel dramma e risulta una tematica particolarmente
feconda poiché è associata tanto con il disordine quanto con la saggezza. Il Buffone offre
infatti a Lear saggi consigli all’inizio della tragedia, ma i suoi discorsi sembrano un blaterare
senza senso. Quando anche Lear impazzirà, il disordine della sua mente rispecchia il caos
che domina ormai il suo regno. La sua è quindi una follia specchio di un disordine sia
interiore sia esteriore. Grazie alla follia egli acquisisce, però, anche una nuova saggezza
poiché, una volta ridotto a uomo comune, senza le insensate pretese da monarca, Lear
impara l’umiltà. La follia di Lear è inoltre affiancata dalla falsa pazzia di Edgar, che a sua
volta contiene alcuni semi di buonsenso. Lo stesso Edgar esce rafforzato dalla propria
esperienza come matto e accattone e sarà proprio questa esperienza a prepararlo a
sconfiggere Edmund alla fine del dramma. Merita una considerazione particolare la parola
fool, che significa appunto “pazzo”, “sciocco”, ma che è anche il Fool, cioè il buffone di corte,
il “matto” che accompagna Lear. Questa figura non si trova in nessuna delle fonti di
Shakespeare, ed è quindi da pensare che sia un’invenzione propria del drammaturgo
inglese l’aver incarnato la parola-simbolo del dramma in un personaggio. Il Matto è la pazzia
di Lear, e cioè la sua saggezza, è anzi la figurazione concreta della coscienza (e
consapevolezza) di Lear, coscienza del proprio errore di giudizio, della propria “cecità”, e
appunto della propria follia – coscienza come rimorso e come illuminazione. Il Matto è la
dimostrazione anche della straordinaria maturità di Shakespeare come uomo di teatro: in
una vicenda che comportava l’assenza dalla della principale figura femminile per tutta la
parte centrale del dramma, il Matto compensa e sostituisce l’assenza dell’eroina
assumendone la funzione. Il Fool, giullare del re, si rivolge con il tu al re, ha un linguaggio
criptico,procede per massime, sillogismi, filastrocche e immagini. Le sue immagini sono
costruite attorno a degli assi semantici: filosofia cinica che con sarcasmo accusa il re della
sua colpa, ossia l’essersi spogliato del potere e l’aver dato tutto alle streghe (figlie), e poi
mostra disprezzo e sdegno per aver allontanato l’innocente Cordelia. Il Fool è proprio la
proiezione della coscienza della colpa che il re acquisirà successivamente, infatti proprio
quando il re la acquisirà, il matto scomparirà. Anche qui abbiamo un capovolgimento dei
ruoli, in cui il matto rappresenta la saggezza e il re rappresenta lo sciocco. Ciò accadeva
anche nei saturnali romani, in cui ci si scambiava di ruolo [Link] si fonda sulla figura
della metafora. Quando ci si è resi conto di questo, appare subito chiaro il perché
dell’introduzione della trama secondaria assente nelle altre tragedie, e proprio di quella
trama attinta ad una fonte che non sembrava aver nulla a che fare con quella della trama
principale. In altre parole, la trama secondaria, la storia di colui che Shakespeare ha
chiamato Gloucester, è il referente “reale” di quell’immensa metafora che è la storia di Lear,
allo stesso modo che la tempesta è contemporaneamente referente e metafora della
condizione umana, e della condizione dell’universo. Re Lear è strutturato dunque come una
catena o una scatola cinese di metafore; da questo punto di vista l’introduzione della trama
secondaria serve anche a ridurre l’incidenza dei ruoli femminili. Essendo Kent un fedele
seguace del re, egli è presente in scena più di qualsiasi altro personaggio, Lear compreso; e
spetta proprio a Kent presentare gli antefatti di entrambe le trame: la decisione di Lear di
dividere il regno, e il rapporto fra Gloucester e il figlio bastardo Edmund. Più limitato è il ruolo
di Oswald, fedele complice di Goneril, che però diventa mezzano negli intrighi fra le sorelle e
Edmund – quegli intrighi che sono l’altro modo con il quale Shakespeare ha intrecciato le
due vicende; e Oswald assume alla fine anche la parte di sicario, ma non contro il re, bensì
contro Gloucester, la controparte del re nella trama secondaria.

Stile Re Lear è forse il dramma shakespeariano con la struttura più complessa e più
articolata, poiché integra un chronicle play, cioè un dramma storico, con la struttura propria
delle più grandi tragedie che assume, qui, una forma concentrica. Il punto focale della
struttura è rappresentato dal temporale che ha luogo nel terzo atto: il temporale è una
metafora assai esplicita del disordine interiore e mentale di Lear e di quello esteriore del
regno, ma incarna anche il potere della natura che costringe un re a riconoscere la propria
mortalità e a dargli, per la prima volta, il senso dell’umiltà. Proprio la metafora è la figura
retorica fondante di questa tragedia, come appare particolarmente evidente dalla trama
secondaria, il subplot, ovvero la storia di Gloucester, un re che, proprio come Lear, non sa
distinguere ciò che è giusto da ciò che è ingiusto. Gloucester è quindi la personificazione
della metafora intrinseca alla storia di Lear. Il testo di Re Lear è per tre quarti in versi e per
un quarto in prosa. Mentre la convenzione del tempo voleva che la prosa fosse riservata ai
personaggi di rango inferiore e i versi a quelli di rango superiore, è interessante notare come
in questo testo i versi si alternino alla prosa senza distinzione di rango: del resto il
travestimento e l’inganno che segnano il passaggio da una classe sociale nobile a una
bassa sono due dei motivi che dominano la tragedia. Significativo a questo proposito è il
discorso di Lear sulla condizione dell’uomo: in altre opere Shakespeare lo avrebbe proposto
in versi ma qui lo troviamo in prosa. Anche nelle battute in versi le rime sono scarsissime, e
usate quasi solo nei discorsi blateranti del Buffone. Il verso dominante del Re Lear è dunque
quello sciolto, che permette a Shakespeare una grande ricchezza di simbologie e richiami
semantici. (es: mondo animale)

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