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margini della vita
sociale – si è sentita
l’esigenza di rivisitare il
modello biomedico,
integrandolo con la
dimensione psicologia e
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sociale.
La crisi del paradigma
biomedico in favore di
quello biopsicosociale
apre le
porte a una più ampia
considerazione dei
fattori che agiscono
sulla salute. Questo
modello risale infatti al
1946, quando
l’Organizzazione
Mondiale della Sanità
(OMS)
fornisce una nuova
definizione per la
salute: «è uno stato di
completo benessere
fisico,
mentale e sociale e non
soltanto di assenza di
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malattia o infermità».
Il primo a utilizzare il
termine
“biopsicosociale” è
stato Grinker nel 1964,
ma
è grazie a Engles del
Medical Center della
Rochester University
che si afferma un
nuovo paradigma
riferito all’approccio
della persona. Si tratta
un modello olistico, che
riconosce nell’individuo
propri pensieri, propri
sentimenti e un proprio
vissuto, e si
fonda sull’integrazione
di fattori biologi,
psicologici e sociali:
Il modello
“biopsicosociale” impiega
sistematicamente i fattori
biologici,
psicologici e sociali,
incluse le loro
complesse interazioni,
nella
comprensione della
salute psicofisica e nella
scelta dell’intervento
terapeutico. Le più
recenti normative e le
guide internazionali
prevedono
lo sviluppo di approcci
integrati nelle situazioni
complesse, sia per
assicurare la qualità degli
interventi, sia per
perseguire la loro
efficienza
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operativa.
Dunque, il modello
biopsciosociale supera
quello medico e si
propone di
considerare
globalmente l’uomo
nella sua unicità.
Fin dagli anni
Settanta si è sentita
l’esigenza in ambito
internazionale di
affiancare alle
classificazioni
diagnostiche della
malattia, come
Classificazione
Internazionale della
Malattie (ICD), redatta
dall’OMS, e il Manuale
statistico e
diagnostico dei disturbi
mentali (DSM) redatto
dall’APA, una
classificazione che
fosse
anche in grado di
valutarne anche
l’impatto e le
conseguenze sulla
persona. In questo
senso, una svolta
decisiva nel
funzionamento umano
è stata data dall’ICF
che, grazie
alla sua visione
“multidimensionale” e
“multiprospettica”, ha
messo in luce come non