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3. Verga

Il documento analizza il Naturalismo francese e il Verismo italiano, evidenziando come Giovanni Verga, influenzato dal pensiero positivista, sviluppi una poetica caratterizzata dall'impersonalità e dal pessimismo. Verga, attraverso opere come 'Rosso Malpelo' e 'Vita dei campi', rappresenta la realtà sociale con uno stile narrativo che riflette la lotta per la vita, rifiutando ogni giudizio morale e ponendo l'accento sulla durezza della condizione umana. La sua visione critica e conservatrice della società emerge chiaramente, rifiutando ideologie progressiste e mettendo in luce la brutalità delle relazioni sociali.

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3. Verga

Il documento analizza il Naturalismo francese e il Verismo italiano, evidenziando come Giovanni Verga, influenzato dal pensiero positivista, sviluppi una poetica caratterizzata dall'impersonalità e dal pessimismo. Verga, attraverso opere come 'Rosso Malpelo' e 'Vita dei campi', rappresenta la realtà sociale con uno stile narrativo che riflette la lotta per la vita, rifiutando ogni giudizio morale e ponendo l'accento sulla durezza della condizione umana. La sua visione critica e conservatrice della società emerge chiaramente, rifiutando ideologie progressiste e mettendo in luce la brutalità delle relazioni sociali.

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Appunti su Giovanni Verga e il Verismo

PARTE I: IL NATURALISMO FRANCESE E IL VERISMO ITALIANO

1. IL NATURALISMO FRANCESE: FONDAMENTI TEORICI


Il retroterra culturale e filosofico del Naturalismo è il Positivismo, quel movimento di
pensiero che si diffonde a partire dalla metà dell'Ottocento come espressione ideologica
della nuova organizzazione industriale della società borghese. È caratterizzato dal rifiuto di
ogni visione religiosa, metafisica o idealistica e dalla convinzione che tutto il reale sia un
gioco di forze materiali, fisiche, chimiche, biologiche, regolate da ferree leggi meccaniche
spiegabili scientificamente.
Il pensatore da cui il Naturalismo trae i suoi fondamenti teorici fu Hippolyte Taine. La sua
concezione era ispirata a un rigoroso determinismo materialistico: i fenomeni spirituali sono
prodotti della fisiologia umana e sono determinati dall'ambiente fisico in cui l'uomo vive.
Taine applicò tali concezioni alla letteratura, auspicando che essa si assumesse il compito
di un'analisi scientifica della realtà, sulla base del principio deterministico dell'influenza della
«razza», dell'«ambiente» e del «momento storico».

2. IL VERISMO ITALIANO: DIFFUSIONE E DIFFERENZE DAL NATURALISMO


L'immagine di Zola che si diffuse in Italia fu quella del romanziere scienziato e dello scrittore
"sociale". Furono gli ambienti culturali milanesi di sinistra, repubblicani e socialisti, a
diffondere e ad esaltare la sua opera. La sinistra milanese, però, rimase prigioniera di
aspirazioni confuse e velleitarie, non riuscendo a costruire una teoria artistica organica e
coerente e a dare vita a opere veramente valide.
I veri elaboratori della poetica del Verismo italiano furono Luigi Capuana e Giovanni Verga,
che diedero al movimento una formulazione teorica originale e coerente, distaccandosi
sensibilmente dal modello francese.

PARTE II: GIOVANNI VERGA

1. VITA
Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840 da una famiglia di agiati proprietari terrieri con
ascendenze nobiliari. Compì i primi studi presso maestri privati, in particolare il letterato
patriota Antonino Abate, da cui assorbì il fervente patriottismo e il gusto letterario
romantico. Si iscrisse a diciotto anni alla Facoltà di Legge a Catania senza terminare i corsi,
dedicandosi al lavoro letterario e al giornalismo politico.
La sua formazione letteraria fu influenzata soprattutto dagli scrittori francesi
moderni(Dumas, Eugène Sue, Feuillet) piuttosto che dai classici italiani.

Fasi della vita e della produzione


Periodo giovanile (1840-1861): primi romanzi di sapore romantico.
Periodo pre-verista (1865-1878): nel 1865 lascia la Sicilia e si reca a Firenze, poi nel 1869 vi
torna per liberarsi dai limiti della sua cultura provinciale e venire a contatto con la vera
società letteraria italiana. In questo periodo conosce Luigi Capuana. Nel 1872 si trasferisce
a Milano, il centro culturale più vivo della penisola. Qui entra in contatto con gli ambienti
della Scapigliatura e pubblica tre romanzi ancora legati ad un clima romantico: Eva (1873),
Eros (1875), Tigre reale (1875).
Periodo verista (1878-1903): nel 1878 si verifica la svolta definitiva verso il Verismo, con la
pubblicazione del racconto Rosso Malpelo. Seguono nel 1880 le novelle di Vita dei campi, nel
1881 il primo romanzo del ciclo dei Vinti I Malavoglia, nel 1883 le Novelle rusticane e Per le
vie, nel 1884 la Cavalleria rusticana, nel 1887 Vagabondaggio, nel 1889 Mastro-don Gesualdo
(secondo romanzo del ciclo). Lavorò assiduamente al terzo, La Duchessa de Leyra, senza
riuscire a portarlo a termine.
Periodo post-letterario (1903-1922): nel 1893 lascia Milano e torna definitivamente a
Catania. Dopo il 1903, anno dell'ultimo dramma Dal tuo al mio, si chiude in un silenzio
pressoché totale, dedicandosi esclusivamente alla cura delle sue proprietà agricole. Le sue
posizioni politiche si fecero sempre più chiuse e conservatrici. Morì nel gennaio del 1922,
pochi mesi prima della marcia su Roma.

La svolta verista
Il cambio radicale di temi e linguaggio inaugurato da Rosso Malpelo è stato spesso
interpretato come una vera e propria "conversione". In realtà si tratta di una conquista
progressiva di strumenti concettuali e stilistici più maturi: la concezione materialistica della
realtà e l'impersonalità. Gli strati popolari non sono che il punto di partenza del suo studio
dei meccanismi della società, poiché in essi tali meccanismi sono meno complicati e
possono essere individuati e descritti più facilmente; in seguito lo scrittore intende applicare
il suo metodo anche agli strati superiori, sino al mondo dell'aristocrazia, della politica,
dell'alta intellettualità.

3. LA POETICA E LA TECNICA NARRATIVA


L'impersonalità
Alla base del nuovo metodo narrativo vi è la poetica dell'impersonalità. Secondo la
concezione di Verga (enunciata in alcune lettere e nella Prefazione al racconto L'amante di
Gramigna), la letteratura deve avere come oggetto il «documento umano», cioè un fatto reale
e documentato, il quale deve essere raccontato in modo tale che il lettore abbia
l'impressione di assistere in prima persona al suo svolgimento. Per questo lo scrittore deve
"eclissarsi", cioè non deve comparire nella narrazione con i suoi commenti e i suoi giudizi
soggettivi. L'autore deve «mettersi nella pelle» dei suoi personaggi, «vedere le cose coi loro
occhi ed esprimerle colle loro parole». In tal modo la sua mano «rimarrà assolutamente
invisibile nell'opera», tanto che l'opera sembrerà «essersi fatta da sé», «esser sorta
spontanea come un fatto naturale, senza serbare alcun punto di contatto col suo autore».
È importante precisare che la teoria dell'impersonalità non pretende di negare realmente
ogni rapporto tra creatore e opera, ma è solo la definizione di un procedimento tecnico, di un
modo di dar forma all'opera: Verga parla di «artificio», di «illusione», di «impressione».
L'autore deve apparire "come se" fosse scomparso, ma è ovvio che è pur sempre l'autore a
organizzare i materiali.

La regressione del punto di vista


Verga applica i princìpi della sua poetica nelle opere veriste composte dal 1878 in poi. Le
vicende non sono più raccontate dal narratore onnisciente tradizionale, che riflette il livello
culturale, i valori, i princìpi morali, il linguaggio dello scrittore stesso. La voce narrante si
colloca all'interno del mondo rappresentato, è allo stesso livello dei personaggi, adotta il loro
modo di pensare e di sentire, si riferisce agli stessi criteri interpretativi, agli stessi princìpi
morali, usa il loro stesso modo di esprimersi. È come se a raccontare fosse uno di loro, che
però non compare direttamente nella vicenda (si tratta sempre di un narratore
eterodiegetico, anonimo). In questo modo nelle opere di Verga il punto di vista dello scrittore
non si avverte mai e il lettore ha davvero l'impressione di trovarsi «faccia a faccia col fatto
nudo e schietto».
Per questo si parla di "regressione" del punto di vista, cioè di "degradazione",
"declassamento" della voce narrante. Il linguaggio adottato non è quello elegante e curato
dello scrittore, ma quello spoglio e povero della conversazione popolare, ricco di modi di
dire, paragoni, proverbi, imprecazioni, con una sintassi elementare e talora scorretta, in cui
traspare chiaramente la struttura dialettale (anche se Verga non usa mai direttamente il
dialetto).

4. LA VISIONE DELLA REALTÀ E LA CONCEZIONE DELLA LETTERATURA


Il pessimismo e la «lotta per la vita»
Verga ha una visione radicalmente pessimistica della realtà: la società umana è per lui
dominata dal meccanismo della «lotta per la vita», un meccanismo crudele in cui il più forte
schiaccia necessariamente il più debole, proprio come nel mondo animale e vegetale. La
generosità disinteressata, l'altruismo, la pietà sono solo valori ideali che non trovano posto
nella realtà effettiva, poiché gli uomini sono mossi soltanto dall'interesse economico, dalla
ricerca dell'utile, dall'egoismo, dalla volontà di sopraffare gli altri.
Si tratta di una legge di natura, universale, valida in ogni tempo e in ogni luogo,
immodificabile: Verga ritiene che non si possano proporre alternative alla realtà esistente, né
nel futuro né nel passato. Egli è ateo ed esclude ogni consolazione religiosa, ogni speranza
di riscatto in una vita ultraterrena.

L'illegittimità del giudizio


In un passo fondamentale della Prefazione al ciclo dei Vinti Verga afferma: «Chi osserva
questo spettacolo [della «lotta per l'esistenza»] non ha il diritto di giudicarlo». Egli ritiene che
l'autore debba "eclissarsi" dall'opera perché non ha il diritto di giudicare la materia che
rappresenta. Se la realtà è sottoposta a una legge universale e non può essere modificata,
ogni intervento giudicante appare inutile e privo di senso. La letteratura non può contribuire a
modificare la realtà, ma può solo avere la funzione di studiarla e di riprodurla fedelmente, in
modo rigorosamente oggettivo. La tecnica impersonale usata da Verga scaturisce
coerentemente dalla sua visione del mondo pessimistica.

Il conservatorismo e il valore critico del pessimismo


È chiaro che un simile pessimismo, che considera la realtà umana come effetto di una legge
di natura, ha una connotazione fortemente conservatrice. L'atteggiamento di Verga si basa
sul rifiuto esplicito e polemico nei confronti delle ideologie progressiste contemporanee,
democratiche e socialiste, che egli giudica fantasie infantili e odiosi inganni in grado di
causare pericolosi rivolgimenti sociali.
Bisogna però riconoscere che questo pessimismo conservatore non spinge Verga ad
accettare la realtà esistente con rassegnazione, ma gli consente di rappresentarla con la
massima oggettività, cogliendo con grande lucidità gli aspetti negativi in essa presenti. Nelle
sue opere la disumanità della «lotta per la vita», il trionfo delle ambizioni personali e degli
interessi economici, la violenta oppressione sui più indifesi, sono messi in luce con
implacabile precisione. Il pessimismo costituisce dunque uno strumento che consente di
analizzare la realtà con atteggiamento critico, senza lasciarsi ingannare da quei miti che
trionfavano in tanta letteratura contemporanea, come il mito del progresso e il mito del
popolo.
Verga non riscontra nel mondo rurale arcaico un luogo ideale di serenità e autenticità: anche
quel mondo era già dominato dalla stessa legge della «lotta per la vita» che regola il mondo
moderno del «progresso», perché quella legge è valida in ogni tipo di società, in ogni tempo e
ad ogni livello della scala sociale. Questo determina l'assenza di pietismo sentimentale
verso il popolo e l'assenza di mitizzazione del mondo rurale.

5. VITA DEI CAMPI (1880)


Nel 1880 Verga raccoglie nel volume Vita dei campi una serie di racconti pubblicati su varie
riviste tra il 1878 e il 1880. Nell'opera spiccano figure caratteristiche della vita contadina
siciliana e viene applicata la tecnica narrativa dell'impersonalità. Permangono però ancora
alcune tracce dell'atteggiamento romantico, poiché l'ambiente rurale arcaico viene descritto
nostalgicamente come una sorta di paradiso perduto di autenticità e innocenza, sempre in
contrapposizione con l'artificiosità della vita cittadina e borghese. Si tratta pertanto di una
raccolta che appartiene a un periodo di transizione, nella quale la poetica di Verga è ancora
in bilico tra il gusto romantico e le nuove tendenze veristiche.

PARTE III: ROSSO MALPELO — ANALISI APPROFONDITA

1. TRAMA E CONTESTO
Il racconto fu pubblicato per la prima volta sul "Fanfulla" nell'agosto del 1878 e fu poi
raccolto in Vita dei campi nel 1880. È il primo testo della fase verista di Verga e inaugura la
nuova maniera di narrare.
Malpelo è un ragazzo che lavora in una cava di rena (sabbia per edilizia) in Sicilia. Viene
chiamato "Malpelo" perché ha i capelli rossi, e il narratore popolare spiega che ha i capelli
rossi perché è malizioso e cattivo: questa logica circolare e superstiziosa è già il segnale
della regressione del punto di vista. Il padre, mastro Misciu detto "Bestia", muore schiacciato
in un crollo della galleria mentre lavora a cottimo. La madre di Malpelo si preoccupa poco di
lui; la sorella maggiore, fidanzata, non lo considera. Malpelo è maltrattato da tutti: dai
superiori, dai compagni, dalla famiglia, dalla comunità.
Dopo la morte del padre, Malpelo prende sotto la sua protezione un ragazzo storpio
chiamato Ranocchio, che tratterà duramente ma con una logica precisa: "l'asino va picchiato,
perché non può picchiar lui". Gli insegna a resistere alla vita con la stessa durezza con cui la
vita li tratta. Ranocchio si ammala e muore. Malpelo viene incaricato di esplorare una
galleria pericolosa da cui nessuno è mai tornato. Scompare, e di lui non si sa più nulla: «così
si persero persin le ossa di Malpelo».
2. L'IMPOSTAZIONE NARRATIVA RIVOLUZIONARIA

Il procedimento della regressione


La novità rivoluzionaria della novella sta nel fatto che la voce narrante non è a livello
dell'autore reale, ma è portavoce della sua visione del mondo, e invece è a livello dei
personaggi, è interna al mondo rappresentato. Scompare il narratore onnisciente
tradizionale: la voce che racconta è quella della comunità popolare primitiva e rozza della
cava, con la sua visione ottusa, superstiziosa e crudele.
L'apertura del racconto presenta immediatamente il procedimento della regressione:
affermare che Malpelo ha i capelli rossi «perché era un ragazzo malizioso e cattivo» è una
stortura logica, poiché fa dipendere da una qualità essenzialmente morale un dato fisico e
naturale. Un pensiero di questo tipo appartiene a una visione primitiva e superstiziosa della
realtà, che considera l'individuo "diverso" come un essere segnato da un'oscura maledizione.

La funzione dello straniamento


Poiché nella novella la voce narrante è interna alla realtà rappresentata, ciò che ci dice del
protagonista non è attendibile: il narratore non capisce le reali motivazioni dell'agire di
Malpelo, ma le deforma sistematicamente.
Esempi concreti di questo meccanismo:
●​ Dopo la morte del padre, Malpelo scava con accanimento e ogni tanto si ferma e
ascolta: è facile intuire che scava nella speranza di riuscire ancora a salvare il padre e
si ferma cercando di udire la sua voce. Ma il narratore, mostrando un evidente
pregiudizio, non capisce questi suoi sentimenti e attribuisce il suo comportamento
alla sua strana cattiveria.
●​ Malpelo dedica un vero e proprio culto agli oggetti appartenuti al padre morto (gli
strumenti di lavoro, i calzoni, le scarpe): ciò dimostra in lui un attaccamento profondo
nei confronti dell'unica persona che gli avesse voluto bene. Ma ancora una volta il
comportamento del personaggio non viene compreso dal narratore.

Si verifica un doppio straniamento: da un lato, il punto di vista "basso" del narratore fa


apparire strani, incomprensibili, ciò che dovrebbe essere normale — i sentimenti autentici, i
valori. Dall'altro, l'insensibilità totale ai valori, che dovrebbe essere ritenuta anomala e
scorretta, finisce per apparire normale. Questo denuncia lo stravolgimento profondo che
caratterizza la visione del mondo dell'ambiente rappresentato.
Verga dimostra in questo modo il definitivo superamento delle tendenze romantiche nei
confronti dell'ambiente popolare: il mondo rurale non è affatto idealizzato nostalgicamente
come paradiso di innocenza e autenticità, ma è dominato dalle stesse leggi che regolano
tutti gli altri tipi di società.

Il punto di vista di Malpelo


Nella seconda parte del racconto emerge il punto di vista del protagonista stesso. Affiora
così la visione cupa e pessimistica del ragazzo indurito dalla disumanità di quella vita di
fatiche, patimenti e ingiustizie.
Malpelo ha compreso perfettamente l'essenza della legge che regola tutta la realtà, quella
naturale come quella sociale: la lotta per la vita, in cui prevale il più forte e il più debole
rimane schiacciato. Tutta la sua condotta si fonda proprio su questa consapevolezza lucida
dei meccanismi di una realtà tragica quanto immodificabile. Sulla figura del protagonista lo
scrittore trasferisce dunque il suo stesso pessimismo, la sua visione lucida ma
disperatamente rassegnata della negatività di tutta la realtà, sociale e naturale. Verga non sa
proporre alternative, però conserva un distacco critico che gli consente di rappresentare con
straordinaria acutezza quella negatività.

6. I MALAVOGLIA (1881)

Intreccio
Nel 1881 viene pubblicato il primo romanzo del ciclo dei Vinti: I Malavoglia. Vi si racconta la
storia di una famiglia di pescatori siciliani, i laboriosi e onesti Toscano, chiamati "Malavoglia"
poiché nell'uso popolare i soprannomi sono spesso il contrario delle qualità di chi li porta.
Vivono nel paesino di Aci Trezza, nei pressi di Catania, possiedono una casa (la "casa del
nespolo") e una barca (la "Provvidenza") e conducono una vita «relativamente felice» e
tranquilla.
Nel 1863 però il giovane 'Ntoni, figlio di Bastianazzo e nipote di padron 'Ntoni (il vecchio
patriarca), deve partire per il servizio militare. La famiglia, privata delle sue braccia, si trova in
difficoltà. Padron 'Ntoni pensa di intraprendere un piccolo commercio: compera a credito
dall'usuraio zio Crocifisso un carico di lupini, per rivenderli in un porto vicino. Ma la barca
naufraga nella tempesta, Bastianazzo muore e il carico va perduto.
Comincia di qui una lunga serie di disgrazie: la casa viene pignorata; Luca muore nella
battaglia navale di Lissa; la madre Maruzza è uccisa dal colera; la "Provvidenza" naufraga
ancora; i Malavoglia sono costretti ad andare a lavorare a giornata. La sventura disgrega il
nucleo familiare: 'Ntoni comincia a frequentare l'osteria e le cattive compagnie, è coinvolto
nel contrabbando e finisce per dare una coltellata a don Michele. Al termine del romanzo,
l'ultimo figlio Alessi riesce a riscattare la casa del nespolo, continuando il mestiere del
nonno. 'Ntoni, uscito di prigione, torna una notte in famiglia, ma si rende conto di non poter
più restare e si allontana per sempre.

L'irruzione della storia


I Malavoglia rappresentano un mondo rurale arcaico, chiuso nei ritmi immutabili
dell'alternarsi ciclico delle stagioni e dominato da una visione della vita tradizionale che si
fonda sulla saggezza antica dei proverbi. Questo mondo, apparentemente immobile e fuori
dalla storia, all'improvviso viene sconvolto dalle vicende del Risorgimento italiano, che
distruggono gli equilibri e stravolgono le antiche consuetudini.
Il primo cambiamento che annuncia l'irruzione della storia e della modernità nelle arretrate
comunità del Sud Italia consiste nell'introduzione del servizio militare obbligatorio, che
sottrae braccia al lavoro, mettendo in crisi la famiglia come arcaica unità produttiva. A ciò si
aggiungono poi le tasse, la crisi della pesca, il treno, il telegrafo e le navi a vapore. I
Malavoglia subiscono un processo di declassazione, passando dalla condizione di
proprietari di casa e barca a quella di nullatenenti. Vi sono anche processi di ascesa sociale,
rappresentati dall'arrivista don Silvestro.

Modernità e tradizione: il conflitto tra 'Ntoni e padron 'Ntoni


Il personaggio in cui essenzialmente si incarnano le forze disgregatrici della modernità è il
giovane 'Ntoni. Egli è uscito dall'universo chiuso del paese ed è venuto in contatto con la
realtà moderna, conoscendo Napoli; per questo non può più adattarsi ai ritmi di vita del
paese, accettare il suo fatalismo immobilista. Emblematico è il suo conflitto col nonno, che,
in opposizione a lui, incarna invece lo spirito tradizionalista, l'attaccamento a una visione
arcaica e ai suoi valori.
Il romanzo si chiude con la partenza di 'Ntoni dal villaggio: si tratta di un finale carico di
significato, in cui il personaggio più inquieto, che già aveva messo in crisi i valori tradizionali,
se ne distacca per sempre, allontanandosi verso la realtà del progresso, delle grandi città,
della storia. Il suo percorso sarà portato a compimento da Gesualdo, che abbandonerà
definitivamente l'atteggiamento immobilista della realtà arcaica rurale e diventerà
l'esponente più tipico della mentalità moderna, con il suo dinamismo e la sua intraprendenza
di self-made man.

Il superamento dell'idealizzazione romantica del mondo rurale


I Malavoglia segnano il superamento irreversibile delle tendenze romantiche di
idealizzazione della campagna, poiché rappresentano la disgregazione di quel mondo e
l'impossibilità dei suoi valori. Per Verga, il mondo rurale arcaico non è mai stato un luogo
ideale di serenità e autenticità: prima ancora di essere investito dalle forze disgregatrici della
modernità, esso era già dominato al suo interno dalla stessa legge della «lotta per la vita»
che regola il mondo moderno del «progresso».

L'impianto corale e la costruzione bipolare


Il romanzo ha un impianto "corale", poiché risulta fittamente popolato di personaggi, senza
che spicchi un protagonista. Questo "coro" si divide nettamente in due: da un lato si
collocano i Malavoglia, con alcuni personaggi a loro collegati (Alfio, Nunziata, la cugina
Anna), caratterizzati dalla fedeltà ai valori puri; dall'altro la comunità del paese, mossa solo
dall'interesse e insensibile sino alla disumanità.
I membri della famiglia Malavoglia, infatti, sono visti dall'interno, in modo tale che se ne
possano conoscere pensieri e sentimenti; gli altri abitanti del villaggio, invece, sono visti
sempre e solo dall'esterno: sono descritti i loro gesti e sono riportate le loro parole, ma non
vengono mai analizzati e spiegati i moventi psicologici dei loro atti.
La struttura narrativa del romanzo risulta caratterizzata da una costruzione bipolare, nella
quale si alternano costantemente due punti di vista opposti: quello nobile e disinteressato
dei Malavoglia e quello cinico e ottuso degli altri abitanti del villaggio.
Questa costruzione bipolare ha una funzione importantissima: l'ottica del paese ha il
compito di "straniare" sistematicamente i valori ideali proposti dai Malavoglia. Quei valori
(onestà, disinteresse, altruismo), visti con gli occhi della collettività appaiono "strani", non
vengono compresi, anzi, vengono stravolti e deformati. Lo straniamento operato sui valori
attraverso il punto di vista dei compaesani serve dunque a Verga per affermare che quei
valori sono impraticabili in un mondo dominato dalla «lotta per la vita».

SCHEMA RIASSUNTIVO: VERISMO DI VERGA VS NATURALISMO DI ZOLA


Aspetto Naturalismo di Zola Verismo di Verga

Ideologia Progressista, fiducia nella Conservatrice, pessimismo radicale

scienza e nel progresso

Funzione della Denunciare le piaghe sociali, Riprodurre la realtà così com'è,

letteratura contribuire a migliorare la senza la possibilità di modificarla

società

Narratore Onnisciente, con voce Regredito al livello dei personaggi,

dell'autore borghese voce interna al mondo rappresentato


Ambiente Grandi centri industriali, classi Mondo rurale e arcaico siciliano

operaie

Atteggiamento Pietismo sentimentale, Nessuna idealizzazione, il popolo è

verso il popolo solidarietà sociale dominato dalle stesse leggi crudeli

Pessimismo Relativo, temperato dalla fiducia Assoluto, la legge della lotta per la

nel progresso vita è universale e immodificabile

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