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SOCRATE

Socrate, morto nel 399 a.C., ha spostato l'attenzione dalla ricerca degli enti a quella del soggetto che indaga, enfatizzando l'importanza della conoscenza di sé. Accusato di corrompere i giovani e introdurre nuove divinità, rifiutò di fuggire dalla condanna a morte, rimanendo fedele alle leggi di Atene. La sua filosofia, trasmessa attraverso le opere di Platone e Aristotele, si basa sul dialogo e sulla ricerca condivisa della verità, evidenziando la tecnica maieutica come metodo educativo.

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SOCRATE

Socrate, morto nel 399 a.C., ha spostato l'attenzione dalla ricerca degli enti a quella del soggetto che indaga, enfatizzando l'importanza della conoscenza di sé. Accusato di corrompere i giovani e introdurre nuove divinità, rifiutò di fuggire dalla condanna a morte, rimanendo fedele alle leggi di Atene. La sua filosofia, trasmessa attraverso le opere di Platone e Aristotele, si basa sul dialogo e sulla ricerca condivisa della verità, evidenziando la tecnica maieutica come metodo educativo.

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SOCRATE

SOCRATE VS
PARMENIDE, GORGIA, ERACLITO
- Muore nel 399
- Sono contemporanei
- Si è chiesto qual’ era il principio di colui che si pone la
- si sono chiesti qual’ era il principio degli enti
domanda sul principio degli enti (Indagine sul soggetto).
Sposta l’attenzione dall’oggetto della ricerca (ente) a colui
che fa la ricerca
- Indagine sulla PSIKE = animo, intelligenza (presente nella
parola)
Psicologia= studio della Psike
Psichiatria=cura della Psike
- Aforisma che riassume la ricerca di Socrate:
“Nosce te Ipsum” = “Conosci te stesso”
che è anche il motto dell’oracolo di Delfi

399: MORTE DI SOCRATE


Socrate muore a causa di un’ingiustizia perpetrata ai suoi danni dal Tribunale di Atene.
3 cittadini di Atene: Anito, Licone e Meleto lo mandarono sotto processo accusandolo di:

• INTRODURRE NUOVE DIVINITÀ ESTRNEE ALLA RELIGIONE GRECA PAGANA


Socrate afferma di avvertire la presenza di un demone (DAIMON in greco) ma non dice chi è.
Questa presenza demoniaca:
- lo trattiene dal fare qualcosa
- è una presenza positiva:
EUDAIMONA (prefisso EU che indica qualcosa di buona, positivo) = avere il demone favorevole,
non hai gli dei contro, perciò ciò che farai avrà un buon seguito
→ tradotta in italiano con “felicità”
- il Tribunale di Atene la ritiene una divinità estranea

• “SEMINA DUBBI” E DI CONSEGUENZA CORROMPE I GIOVANI


Una volta lo stato si fondava sulla gioventù e Socrate metteva in dubbio in modo sistematico (cioè costante)
- le opinioni dei più (cioè la maggioranza)
- le leggi dello stato

Mentre Socrate è in carcere che aspetta l’esecuzione della sentenza, è circondato dai suoi discepoli, tra cui PLATONE. Questi gli
offrono la possibilità di fuggire, ma Socrate rifiuta perché non vuole venir meno alle leggi della sua città nonostante ritenga ingiusta
la sua sentenza (un vero cittadino rimane fedele alle leggi della sua città).
Queste accuse porteranno Socrate alla condanna capitale (=pena di morte) e sarà costretto a bere la Cicuta, un veleno

PLATONE parla della morte di Socrate in 2 opere:


• APOLOGIA DI SOCRATE
= discorso a sostegno, in esaltazione, a difesa
• FEDONE
diario dove in una parte si racconta della morte di Socrate
PROBLEMA DELLO STUDIO DELLA FILOSOFIA DI SOCRATE

Un problema dello studio della filosofia Socratica è il fatto che Socrate non scrive nulla → ORALITÀ (vedi Fedro)

Socrate non ha scritto nulla perché:


afferma che non ha la verità da proporre (rivelare), perciò la cerca assieme agli altri.
→ la VERITÀ è il frutto di una condivisione della ricerca di essa, conoscenza si raggiunge assieme
- Ciò vene esemplificato con la frase che Socrate dice quando un suo amico gli chiede perché non andava a
vivere in campagna invece di stare in città: “Perché io voglio imparare e gli alberi non dicono nulla”
- Frase conclusiva del Fedro:
“I beni degli amici sono comuni”
=la verità è un bene che si condivide tra gli amici (rapporto fondato sull’oralità, che è un dialogo, no monologo)
tra i beni c’è anche la verità, la ricerca filosofica si fa con gli altri
La vita in comune è la condizione della ricerca
Dialogo (dia, due, logos, discorso, un discorso che si fa in due) = condivisione del percorso alla verità, si fonda
sull’opposizione di almeno due individui.

PER COMPRENDERE LA FILOSOFIA DI SOCRATE SI PRENDONE IN CONSIDERAZIONE LE TESTIMONIANZE:

TESTIMONANZE DI PLATONE TESTIMONIANZE DI TESTIMONIANZE DI ARISTOTELE


Platone fa di Socrate il personaggio di molti suoi ARISTOFANE Nel 2° libro della sua opera “METAFISICA”
dialoghi Dipinge Socrate come un realizza la storia della filosofia a lui
MA perdigiorno precedente e parla di Socrate affermando
- Lato Positivo: Nella “COMMEDIA DELLE che:
Platone è contemporaneo e discepole di NUVOLE” parla di Socrate che - è lo scopritore del concetto, della
Socrate, perciò ciò che dice probabilmente è viene definito un perdigiorno definizione
vero con la testa tra le nuvole. - utilizza un metodo induttivo
- Lato Negativo: MA
• Platone elogia molto Socrate, perciò Aristotele vive tanto tempo dopo
nasce il dubbio sull’onestà Socrate, perciò la sua testimonianza
intellettuale. non è molto attendibile, allo stesso
• Bisogna distinguere la dottrina di tempo però è allievo di Platone che gli
Socrate da quella di Platone, infatti parlò bene di Socrate
era tradizione all’epoca, attribuire
una propria dottrina a un altro
pensatore maggiore, per nobilitare
la dottrina stessa

CONCLUSIONE DELLA QUESTIONE SOCRATICA:


la questione è irrisolvibile, perciò si accetta la versione di Platone
DIALOGO SOCRATICO

Il DIALOGO SOCRATICO ha una sua struttura che noi ricaviamo dalla lettura dei dialoghi platonici (non abbiamo una
descrizione di come è fatto il dialogo Socratico)
DIALOGOS: mezzo mediante cui Socrate condivide la ricerca della verità (discorso almeno tra due individui)
ANTITESI/CONTRAPPOSIZIONE: fondamento del Dialogo

PARTI DEL DIALOGO SOCRATICO:

➢ PARS DESTRUENS = PARTE DISTRUTTIVA DEL DIALOGO


Momento distruttivo dove Socrate vuole distruggere l’opinione dell’interlocutore attraverso dubbi

1. TI ESTI ? = che cos’è?


Socrate pone questa domanda fondamentale (domanda tecnica) “TI ESTI? In greco “che cos’e?”
Questa domanda può riguardare qualsiasi tema (che cos’è lo stato? Che cos’è la legge? Che cos’è la giustizia?...)
Domanda che mira a individuare l’ESSENZA, ossia ciò che fa si che qualcosa sia tale e non altrimenti.
L’ESSENZA si esprime con la DEFINIZIONE.

2. HORISMOS = DEFINIZIONE (DEFINITIO in latino)


DEFINIZIONE da DE (rafforzativo) + FINIRE (=concludere) = concludere in modo completo, chiudere in modo perfetto
La risposta consiste nella definizione
ESEMPI:
- Esempio Socratico:
Socrate: “che cos’è l’uomo?”
Risposta: “l’uomo è un animale razionale”
- Esempio tratto dalla geometria
Domanda: “Che cos’è la circonferenza?”
Risposta: “figura geometrica in cui tutti i punti sono equidistanti da un punto detto centro”
Essenza: ciò che fa si che la circonferenza sia diversa da tutte le altre figure geometriche
→L’ESSENZA di qualcosa costituisce la sua IDENTITÀ:
- Ciò per cui qualcosa è tale e non altrimenti
- Ciò che fa si che qualcosa sia tale e non altrimenti
- Per esprimere l’essenza si usa un enunciato particolare che si chiama definizione

3. EIRONEIA = IRONIA
È il momento Ironico in cui Socrate fa finta di condividere, di essere d’accordo con la definizione proposta
dall’interlocutore (finge di condividere perché di solito l’interlocutore è sicuro di ciò che dice).

4. DIALOGOS
Socrate inizia a seminare dubbi su ciò che l’interlocutore ha detto cominciando così il vero e proprio dialogo,
formato da una pluralità di domande e una pluralità di risposte.

5. ELENCHOS = CONFUTAZIONE
L’interlocutore perde sicurezza fino a che non si arriva al momento nel quale si contraddice (non è Socrate che
contraddice perché lui non sa la verità). Interlocutore si confuta da solo
Contraddire= dice contro la definizione di partenza, la falsifica (falsificare=fare falso)

➢ PARTE COSTRUTTIVA:

6. MAIEUTIKE TECHNE
Socrate interviene e guida l’interlocutore a far emergere la verità che è presente nella sua intelligenza (logos)
Educa la verità che è presente nel logos dell’interlocutore
EDUCARE dal latino EDUCERE (E= prefisso da + DUCERE= condurre) =condurre fuori dal logos dell’interlocutore ciò che è dentro
EDUCAZIONE= condurre fuori dall’intelligenza, anima, ciò che è presente
Educare la verità = condurre fuori la verità dall’interlocutore
MA non tutti hanno la verità dentro di sé, perciò Socrate educe la verità solo da coloro che sono gravidi
 Sofisti non ritengono fondamentale la verità, a loro infatti Socrate lascia coloro che non sono gravidi di verità
DIALOGO DI TEETETO

È un dialogo scritto da Platone e intitolato TEETETO (l’interlocutore di Socrate)


Ha come tema la conoscenza → domanda (Ti Esti) “che cos’è la conoscenza?” che Socrate rivolge a Teeteto
Descrive la parte educativa della Tecnica Maieutica (MAIEUTIKE TECHNE), che è la tecnica dell’ostetricia, tecnica di
far partorire

SOCRATE: “che cos’è la conoscenza?”

TEETETO dice che: Ignoranza euristica: l’ignoranza di colui che ancora


- non sa rispondere non sa ma che vuole conoscere e cerca.
- le risposte date dalle altre persone non soddisfano Socrate ≠ ignoranza ottusa (àgnoia, assenza di conoscenza):
l’ignoranza dell’arrogante che crede di sapere già tutto
- vuole cercare che cosa sia conoscenza, è desideroso di conoscere
e quindi non cerca.
S: tu ti trovi in questo stato e sei come una donna in cinta che ha qualcosa dentro di

T: ho paura

S: non sai che mia madre è un’ostetrica (=levatrice)?

T: si ho sentito dire

S: hai sentito dire che anche io sono un ostetrico?

T: nient’affatto
S: Be, io sono un ostetrico, ma non dirlo agli altri, i quali, non sapendo che sono un
ostetrico, mi reputano una persona strana e che mette in imbarazzo
→ si riferisce al capo d’accusa

T: si
S: ti dico il motivo

T: certo
S: fai attenzione a ciò che ti dico perché ora ti spiego l’arte dell’ostetricia.
La levatrice non è mai una donna giovane perché non ha l’esperienza del parto,
perciò solo le donne anziane, che non sono più fertili, svolgono questa mansione

T: certamente
S: la dea Artemide (vergine) ha avuto dalla sorte la funzione di essere la dea
protettrice del parto.
Artemide non ha così permesso alle donne sterile di fare da ostetriche perché, non
avendo l’esperienza del parto, non possono acquisire l’arte dell’ostetricia.
Artemide ha scelto le donne anziane (che non possono più partorire) come
ostetriche, perché le assomigliano

T: verosimile
S: non ti sembra che le ostetriche riescano a capire quali donne sono in cinta e quali
no?

T: certamente
S: e sono le ostetriche che con le loro pozioni riescono a governare il parto stimolando
le doglie, rallentando il parto e facendo abortire

T: è vero
S: e non ti pare che riescano a combinare nel modo migliore i matrimoni per far si che
nascono i figli migliori?

T: questo non lo sapevo

S: sono molto orgogliose dell’arte del saper combinare i matrimoni.


Secondo te secondo te sapere quale terra sia più adatta per far crescere determinati
semi, è un’arte diversa da quella di raccogliere i frutti?
Allo stesso modo per avere i figli migliori bisogna saper combinare maschio e femmina

T:

S: pensi che saper combinare le nozze e svolgere la mansione di ostetrica siano arti
diverse?

T:

S: però le levatrici non esercitano l’arte di saper combinare i matrimoni volentieri


perché ci sono le donne ruffiane che lo fanno solo per soldi, perciò hanno paura di
essere accusate anche loro di ruffianeria
→ le levatrici hanno 2 abilità:
- far nascere i bambini
- combinare i matrimoni
e di questa ne vanno molto più orgogliose, anche se ci sono levatrici disoneste
che, invece di combinare matrimoni per fin di bene, lo fanno per denaro.
Per non essere scambiate con loro, le levatrici oneste evitano di combinare
matrimoni
T:
S: questa è la professione delle levatrici, ma anche io sono un ostetrico e il mio compito
è più elevato:
una volta che nasce un bambino, l’ostetrica non si chiede se è un bambino o un
fantasma, mentre io mi chiedo se è la verità
La mia ostetricia si applica sui maschi, non sulle femmine (le uniche donne acculturate
all’epoca erano le prostitute perché erano ammesse alle riunioni dei maschi)
→CONTRAPPUNTO tra:

LEVATRICI: SOCRATE:
- fanno partorire corpo da corpo - fa partorire la verità dal logos
- non distinguono se nasce un bambino - quando conduce fuori la verità, osserva
o un fantasma se è veramente una verità o se è una
- non possono generare figli (sterili) falsità
- non può generare sapienza (è sterile di
sapienza). È sterile di verità perché non
ha una verità da proporre.
SOCRATE:
• Non ha una verità da proporre perché il suo destino è quello di fare da guida
• Non è sapiente in qualcosa, ma quelli che frequentava prima erano degli
ignoranti, che però potrebbero fare progressi attraverso il dialogo e la
condivisione, se Dio lo permette loro (è favorevole). Così molti passano
dall’ignoranza alla coscienza
Ignorante= colui che non sa
• È l’educatore, ma molti interlocutori, che ignoravano la sua arte e
attribuivano solo a sé stessi la scoperta della verità, lo disprezzavano e si
allontanarono da lui da soli o perché influenzati da altri.
Quando l’interlocutore si allontana prima del dovuto per superbia, succede
che
- si accoppia con compagni sbagliati, facendo nascere così la falsità→da
accoppiamenti logici sbagliati nasce la falsità
- tutto ciò che aveva partorito fino ad allora si rovina e tornano ad essere
ignoranti
IGNORANZA: può essere:
- Ignoranza Euristica: ignoranza di colui che non sa e cerca
- Ignoranza ottusa: dei superbi che sono convinti di sapere e non cercano
(Agnoia= assenza di conoscenza, ignoranza dell’arrogante)
Alcuni di coloro che sono affetti di ignoranza ottusa, vorrebbero tornare
da Socrate, il quale, in base a ciò che gli permette il demone, decide ti
riprendere i rapporti dialogici si o no
Alcuni sono ottusi nel profondo (non sono gravidi di verità), perciò
Socrate non li tiene con sé, ma combina il matrimonio tra e loro e
Prodico (un sofista che ha di mira la persuasione, non la verità)
• Esaminerà le risposte a lui fornite per capire se sono un fantasma (se sono
sbagliate)→ aiuta a ragionare in maniera corretta
• Non bisogna prendersela con Socrate nel caso faccia notare gli errori.
Infatti molti sono ostili verso di lui perché non credono che lui voglia il bene
• Non può ammettere il falso e non può nascondere la verità
DIALOGO DI FEDRO

RICERCA SOCRATICA:
è una ricerca euristica, cioè che mira a trovare la verità attraverso un metodo dialogico (oralità)
(dove il logos va da una parte all’altra)

Monologo dei sofisti il cui obiettivo è persuadere l’uditorio

SOCRATE PRIVILEGIA L’ORALITÀ DIALOGICA RISPETTO ALLA SCRITTURA


Per approfondire il tema dell’oralità, analizziamo la parte finale del FEDRO
(nome del protagonista che dialoga con Socrate)

FEDRO:
Ha 2 temi fondamentali:
• RETORICA: sottotema:
- Confronto tra scrittura e oralità
• EROTICO: sottotemi:
- Bellezza e il suo legame con l’eros
- La natura dell’anima
OCCASIONE DEL DIALOGO TRA FEDRO E SOCRATE: esame di una valutazione del retore Lisia, il preferito di Fedro
Fedro raggiunge Socrate per chiedergli di leggere assieme e valutare il monologo del retore Lisia, per osservare se è
scritto a regola d’arte.
Socrate invita Fedro a discutere del monologo fuori dalla città (perché fa caldo) passeggiando lungo il fiume Ilisso.
Socrate e Fedro si chiedono se sia preferibile il discorso orale o quello scritto, e quando il discorso scritto è utile

→ SOCRATE PER INTRODURRE IL TEMA DELLA SCRITTURA UTILIZZA UN MITO


MITO da greco MYTHOS = racconto, narrazione
Il Mito ha 2 valenze:
- Esporre in modo più accattivante (dal lat. Captivus= prigioniere=fare prigioniera l’attenzione di qualcuno) una verità
filosofica
- suggerire la verità attraverso il mito (indica la verità, non la svela).
Lo utilizza poiché la verità è troppo alta perché l’intelligenza dell’essere umano razionale, che è decidua,
la colga (incapace di cogliere una verità troppo alta per esso). Suggerisce una verità che il logos non
coglie attraverso il ragionamento, ma per intuizione
In questo caso il MITO DI THEUTH è utilizzato per presentare una verità filosofica in modo accattivante

SOCRATE: ho sentito narrare che in Egitto presso Naucrati, c’è il Dio Theuth che ha scoperto per
primo:
• I numeri: da cui aritmetica (da Arithmos) = la scienza dei numeri
• Il calcolo (da Loghismon da Logos)
• La geometria (da Geo + Metria) = misura dello spazio e delle partizioni (divisioni) di
esso (figure geometriche e solidi)
• L’astronomia (da Nomos = legge)
• Gioco del tavoliere e dei dadi
• La Scrittura (da Grammàta da cui grammatica)
Thamus è il Re dell’Egitto che abitava a Tebe Egizia
Il Dio Theuth si reca da Thamus per mostrargli e spiegargli le sue invenzioni che dovrà
insegnare agli Egizi.
Thamus valuta le varie invenzioni approvandole o rifiutandole perché una cosa è
inventare un’arte, un’altra è giudicarla.
Riguardo alla scrittura Thamus afferma che:
• Theuth fornisce un giudizio positivo alla scrittura dato che l’ha creata lui, ma in
realtà la scrittura:
- Produce dimenticanza, oblio, nelle anime di coloro che imparano a leggere e
a scrivere perché, affidandosi allo scritto, cessano di ricavare la verità
all’interno della propria anima (dato che possono ricorrere allo scritto
quando vogliono)
- Serve solo a richiamare alla memoria ciò che già si sa e che si è acquisito per
via orale (la scrittura non è il farmaco della memoria ma del richiamo alla
memoria)
- Lo scritto non serve per la conoscenza, infatti, avendo a disposizione molti
scritti, gli uomini crederanno si sapere cosa c’è scritto nello scritto, ma in
realtà avranno solo delle opinioni. Con queste persone sarà perciò difficile
discutere (non hai la verità perché hai sempre bisogno di ricorrere allo
scritto)
FEDRO: mi pare giusto:
- La verità si apprende attraverso la dialettica
- Lo scritto serve solo al richiamo alla memoria

SOCRATE: allora colui che da valore a uno scritto (che pensa che lo scritto sia utile per
apprendere), è una persona ingenua che non ha conoscenza.
SCRITTURA:
• Permette di recuperare ciò che già si sa
• È come la Pittura:
il dipinto ritrae una persona in modo realistico, ma in realtà essa è
bidimensionale, non tridimensionale, e se le domandi qualcosa rimane muta
• Difetti dello scritto:
- se lo interroghi rimane muto
- non sa a chi deve parlare e chi no, perciò rotola sia nelle mani di chi lo
comprende, sia di chi lo disprezza
- se viene disprezzato ha sempre bisogno dell’aiuto del padre, cioè del discorso
orale. Il discorso orale sostiene lo scritto contro coloro che, non capendolo, lo
offendono

SOCRATE: Discorso orale che viene scritto nell’anima di chi impara, mediante la scienza
(=conoscenza, l’oggetto dell’intelligenza)
→ PLATONE:
si passa da Socrate, che non aveva una verità da proporre, a Platone che afferma che c’è una
verità
“mediante la scienza”: colui che parla ha la conoscenza della verità

FEDRO: dice che


- il discorso orale è animato, si muove, è il modello, paradigma (da greco Paraidegma)
- Il discorso scritto è un’immagine (da Eikon o Eidolon), copia, del discorso orale
È il padre o fratello legittimo del discorso scritto
→RELAZIONE MIMETICA (MIMESIS = imitazione)
Mette in rapporto/relazione mimetica il discorso scritto e quello orale

DISCORSO SCRITTO DISCORSO ORALE


- Statico - Vivente
- Muto - Il soggetto che parla seleziona
- Non sa venire in aiuto a sé stesso l’ascoltatore
- Cade nelle mani di chiunque
- È imitazione del discorso orale
COMPARAZIONE/SIMILITUDINE CON L’AGRICOLTURA:
L’agricoltore saggio, giudizioso, semina i semi che gli stanno a cuore nel terreno a loro
adatto seguendo le regole dell’agricoltura aspettando il tempo necessario

Agricoltore non giudizioso seminerà i semi in modo che vengano su velocemente e li semina
per celebrare Adone
*Giardini di Adone: vasi dove i greci in estate piantavano dei semi, le cui piante crescevano
velocemente grazie al caldo per poi essere bruciate dal caldo del sole. Tutto ciò serviva per
celebrare Adone, un bellissimo giovane che muore in giovane età
COME un giudizioso agricoltore conosce il terreno, e segue le regole dell’agricoltura (si
occupa dei suoi semi)
ALLO STESSO MODO chi possiede la scienza (=conoscenza) dei principi li dovrà trattare nel
modo giusto, perciò non li consegnerà allo scritto, ma li discuterà
Conoscenza dei principi: (che vengono negati da Gorgia che ritiene che non si può sapere la
verità)
- To Dikaion (da Dike): il giusto
- To Kalon: il bello
- To Agathon: il buono
- Il vero
→ COLUI CHE HA LA SCIENZA DEI PRINCIPI (=filosofo) non li scriverà su uno scritto facendo
discorsi che non sono capaci di difendersi, che sono muti e statici.
Ma se dovrà scriverli, li scriverà:
- per gioco, ammesso che scriva
- per accumulare materiale scritto per richiamare alla memoria i principi quando la
vecchiaia, che porta dimenticanza, giunge → unico valore che Platone da allo scritto

E quando la maggior parte delle persone si dedicano ad altri divertimenti, il filosofo troverà
piacere nella conoscenza che si esprime nell’oralità, e ammette lo scritto solo per richiamare
alla memoria (piacere intellettuale di discutere sui principi)

(Questa parte la attribuiamo a Platone che parla per bocca di Socrate poiché Socrate non
credeva che si potesse raggiungere la verità, e quindi non avrebbe mai detto “colui che ha la
scienza dei principi” perché pensava che non si potesse arrivare a conoscere la verità ma
solo che si potesse cercarla condividendo questa ricerca con gli altri)

SOCRATE: scrivere dei principi per la vecchiaia è un bel passatempo a cui si dedicano in
pochi, ma è ancora più bello esercitare i principi dialogando (dialettica = Dia, due, leghein,
parlare; il verbo del dialogo) con un’anima adatta, cioè gravida di verità con quest’anima
introduco un dialogo)
Discutere dei principi con un’anima gravida farà felice l’essere umano, l’uomo però non può
essere sempre felice, solo gli dei godono de beatitudine (=felicità eterna)
→ Socrate pensa che la verità si possa raggiungere attraverso il dialogo
UNO SCRITTO A REGOLA D’ARTE DEVE ESSERE:
(è Platone che parla con la maschera di Socrate)
- Bisogna conoscere tutta la verità sull’argomento di cui si parla (per Socrate è
impossibile)
- Essere in grado di definire l’essenza dell’argomento
- Analisi di tutti i temi del discorso in maniera analitica
- Dopo che si ha capito l’essenza dell’argomento e quindi del discorso, e aver capito
quale discorso è adatto a quale anima, bisogna adattare il discorso al tipo di uditorio
Se non si applicano queste regole non si possono comporre discorsi né che insegnano né
che persuadano

SOCRATE:
se Lisia, o qualcun altro, scrive opere di politica ed è convinto di dire la verità nel suo
scritto, allora quello scritto sarà motivo di vergogna per il suo autore, perché la verità
risiede nell’oralità, infatti non saper distinguere il vero dal falso in relazione dei principi, è
molto grave ed è oggetto di biasimo (Sofisti sapevano persuadere ma non conoscevano il
vero dal falso)
→ la verità per Platone non democratica, ma è aristocratica (da greco Ariston = il migliore)

SOCRATE: tu e io vorremo essere uomini che:


- Ritengono che i discorsi scritti siano fatti per gran parte di gioco (argomenti poco
importanti)
- Ritengono che non sia mai stato scritto un discorso con serietà ne in versi ne in prosa
- Ritengono che i migliori discorsi scritti siano quelli che aiutano a richiamare alla
memoria di coloro che già sanno e sanno per via orale
- Ritengono che solo i discorsi seri (veri) siano solo quelli scritti nell’anima, che vertono
attorno ai principi e che hanno come fine solo l’insegnamento e l’apprendimento
della verità
Solo i discorsi orali appartengono all’anima euristica
- Ritengono che i discorsi euristici (quelli orali) nascono nell’anima dell’autore e i
discorsi che nascono nelle altre anime sono figli o fratelli legittimi di quello nato
nell’anima dell’autore
→ Tutti gli altri discorsi orali e scritti, che non sono sui principi, vanno mandati a spasso,
non servono
SOCRATE: ora puoi andare e dì a Lisia che:
- Lisia e tutti i retori come lui Nomi presi
(logografo da Logos =discorso + Graphos=scrivere = colui che scrive discorsi) a esempio
- Omero e tutti i poeti di una
categoria
- Solone (giurista ateniese, scrive leggi) e a chiunque scriva discorsi giuridici
Di a tutti loro che:
- se hanno composto opere conoscendo la verità di ciò che scrivono
- se sono in grado di sostenere le loro opere scritte con i loro discorsi orali
- se la loro oralità si mostra più seria e forte dello scritto
non devono essere chiamati con il nome che deriva dalle loro opere scritte (retore,
poeta, giurista), ma devono essere chiamati con un nome che deriva da ciò a cui si sono
dedicati con verità
→ devono essere chiamati Filosofi perché nelle loro opere cercano la verità
Filosofo da Philòsophos (Phileo = amo, da philein, amare. Sofia = saggezza)
Solo Dio è sapiente perché conosce tutto nell’istante,
mentre all’essere umano è adeguato l’amore per la sapienza perché conosce qualcosa
nel tempo

*Negli Stati Uniti ci sono 2 titolo di studio:


-Quello inferiore = Bachelor’s Degree
- Quello superiore= PH doc (PH = philosofer): Philosofer Doctor, dottore in filosofia

Coloro che scrivono senza sapere la verità di ciò che scrivono si chiameranno col nome
che deriva dalle loro opere: retore, poeta, giurista
FEDRO: anche tu vai a dire a Isocrate, il tuo retore preferito, queste cose

SOCRATE: Isocrate, pur essendo un retore, è un filosofo, perciò vedrai che


man mano che cresce comporrà discorsi, che quelli degli altri retori, a
confronto, sembrano composti da bambini

PREGHIERA AGLI DEI:


si rivolge al dio Pan (dio della natura) e agli altri dei per chiedere di:
- Avere un’anima, un logos (intelligenza) bella
- essere in accordo con la natura
- poter considerare ricco il sapiente
- possa avere beni primari per vivere
(temperante= persona moderata, lontana dagli eccessi)

FEDRO: Perché i beni degli amici vanno condivisi, la verità è un bene che va
condiviso attraverso il dialogo

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