Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
0 visualizzazioni6 pagine

Schopenhauer

Arthur Schopenhauer, nato nel 1788 a Danzica, sviluppò una filosofia influenzata da Platone e Kant, evidenziando la distinzione tra fenomeno e noumeno e proponendo la volontà come essenza della realtà. La sua visione pessimistica sostiene che la vita è caratterizzata da dolore e desiderio insoddisfatto, con l'amore visto come strumento di perpetuazione della specie piuttosto che di autentico godimento. Criticò le ideologie ottimistiche e le convenzioni sociali, affermando che la vera filosofia deve essere libera da interessi materiali e pregiudizi.

Caricato da

gcg8sctfqk
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOCX, PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
0 visualizzazioni6 pagine

Schopenhauer

Arthur Schopenhauer, nato nel 1788 a Danzica, sviluppò una filosofia influenzata da Platone e Kant, evidenziando la distinzione tra fenomeno e noumeno e proponendo la volontà come essenza della realtà. La sua visione pessimistica sostiene che la vita è caratterizzata da dolore e desiderio insoddisfatto, con l'amore visto come strumento di perpetuazione della specie piuttosto che di autentico godimento. Criticò le ideologie ottimistiche e le convenzioni sociali, affermando che la vera filosofia deve essere libera da interessi materiali e pregiudizi.

Caricato da

gcg8sctfqk
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOCX, PDF, TXT o leggi online su Scribd

SCHOPENHAUER

Nacque nel 1788 a Danzica in Polonia da un padre banchiere e una madre


scrittrice. Viaggiò in Francia in Inghilterra e dopo la morte del padre frequentò
l’Università di Gottinga, dovrebbe come maestro di filosofia Schulze, sulla sua
formazione influirono le dottrine di Platone e Kant e a Berlino poté assistere
alle elezioni di Fitche. Nel 1813 a Jena si laureò con una tesi sulla ‘quadruplice
radice del principio di ragion sufficienza’, visse a Dresda dove lavorò al celebre
saggio ‘Il mondo come volontà e rappresentazione’. Dopo un viaggio a Roma e
a Napoli si abilitò alla docenza presso l’Università di Berlino; rientrato a Berlino
fu costretto a lasciare un’altra volta la città a causa di un’epidemia di colera. Si
stabilì a Francoforte sul Meno dove rimase fino alla morte avvenuta nel 1860.
Nel periodo in cui abito a destra si dedicò allo scritto sulla vita e i colori, nel
quale prevedeva le difese delle dottrine scientifiche di Goethe; inoltre preparò
per la stampa la sua opera principale, il mondo come volontà e
rappresentazione pubblicata nel 1818.
Di Platone lo attrae la teoria delle idee, come forme eterne sottratte alla
caducità dolorosa del nostro mondo. Da Kant deriva l’impostazione
soggettivistica della gnoseologia. Dell’Illuminismo il filone materialistico e
dell’ideologia, da cui mutua la tendenza a considerare la vita psichica e
sensoriale in termini di fisiologia del sistema nervoso; la Voltaire desume lo
spirito ironico e brillante e la tendenza di mistificatrice nei confronti delle
credenze tramandate. Dal romanticismo trae alcuni temi come l’irrazionalismo,
la grande importanza attribuita all’arte e alla musica e il tema dell’infinito, la
tesi della presenza nel mondo di un principio assoluto di cui le varie realtà sono
manifestazioni consulenti. Altro motivo è quello del dolore; egli appare
orientato a una visione pessimistica della realtà. Un ruolo di decisiva
importanza è quello giocato dal pensiero idealistico, il quale lo indica nella
formula ‘filosofia dell’università’, presentandolo come una posizione che è al
servizio di interessi volgari quali il successo e il potere e si propone di
giustificare le credenze utili alla chiesa e allo Stato. Si manifesta l’esigenza che
il filosofo sente della libertà della filosofia. Nell’universo spirituale di
Schopenhauer, un posto di rilievo spetta alla sapienza dell’antico oriente,
avviato da Majer, si può parlare di una sintonia: egli è stato il primo filosofo
occidentale a tentare il recupero di alcuni motivi del pensiero dell’estremo
oriente; ha desunto da esso un prezioso repertorio di immagini e di espressioni
suggestive; è stato un ammiratore della sapienza orientale.
-‘VELO INGANNATORE’ DEL FENOMENO
Il punto di partenza della sua filosofia è la distinzione kantiana fra ‘fenomeno’ e
‘noumeno’, ovvero cosa così come appare e la cosa in sé. Per lui il fenomeno è
illusione e sogno, ossia il velo ingannatore di cui parla l’antica sapienza indiana
(velo di Maya), il noumeno è la realtà che si nasconde dietro l’ingannevole
trama del fenomeno e che il filosofo ha il compito di scoprire. Il fenomeno di cui
parla è la rappresentazione soggettiva, cioè esiste solo dentro la coscienza,
esprime l’essenza del kantismo con la tesi, secondo cui ‘il mondo è la mia
rappresentazione’. La rappresentazione è la realtà in quanto oggetto di
conoscenza da parte di un soggetto ossia un’entità che esiste dentro la
coscienza e ha due aspetti essenziali e inseparabili, da una parte c’è il soggetto
rappresentante dall’altra c’è l’oggetto rappresentato, soggetto e oggetto
esistono soltanto come facce della stessa medaglia entrambi elementi
imprescindibili della rappresentazione. Così se il materialismo è falso perché
nega il soggetto riducendolo all’oggetto l’idealismo è errato in quanto nega
l’oggetto riducendolo al soggetto. Sulle orme del criticismo ritiene che la nostra
mente risulti corredata di una serie di forme a priori, egli infatti ammette tre
forme a priori: spazio tempo e casualità. Quest’ultima è l’unica categoria sia in
quanto tutte le altre sono essa riconducibili sia in quanto la realtà stessa
dell’oggetto si risolve completamente nella sua azione casuale sugli altri
oggetti. La casualità assume forme diverse a seconda degli ambiti in cui opera,
manifestandosi come principio del divenire (regola i rapporti tra oggetti
naturali), del conoscere (regola i rapporti tra premesse e conseguenze),
dell’essere (regola i rapporti spaziotemporali e connessioni aritmetico
geometriche) e dell’agire (regola le connessioni tra un’azione e i suoi motivi).
Egli paragona le forme a priori a vetri sfaccettati attraverso cui la visione delle
cose si deforma e considera la rappresentazione come una fantasmagoria
ingannevole, traendo che la ‘vita è sogno’, cioè un tessuto di apparenze. Cita :
la filosofia dei vede, l’esistenza comune è una sorta di illusione ottica; Platone,
gli uomini non vivono che in un sogno; Pindaro, l’uomo è sogno di un’ombra;
Sofocle, individui simulacri e ombre leggere; Shakespeare, noi siamo di tale
stoffa come quella di sogni e la nostra breve vita è chiusa in un sonno; infatti,
sostiene che l’uomo è un animale metafisico che è portato a stupirsi della
propria esistenza e interrogarsi sull’essenza ultima della vita.
-TUTTO È VOLONTÀ
Egli fa un’integrazione alla filosofia di Kant, individua la via di accesso a
numero che Kant aveva precluso. Se fossimo soltanto conoscenza e
rappresentazione non potremmo uscire dal mondo fenomenico,
rappresentazione esteriore di noi e delle cose, ma poiché siamo dati a noi
medesimi anche come corpo ci viviamo anche dal didietro ed è proprio questo
che permette all’uomo di squarciare il velo del fenomeno e di afferrare la cosa
in sé. Infatti ripiegandoci su noi stessi ci rendiamo conto che la cosa in sede il
nostro essere è la brama o la volontà di vivere, cioè un impulso prepotente e
resistibile che ci spinge a esistere ad agire; noi siamo vita e volontà di vivere e
il nostro stesso corpo è la manifestazione esteriore dell’insieme delle nostre
brame interiori, e l’intero mondo fenomenico è il modo in cui la volontà si
manifesta a se stessa nella rappresentazione spazio-temporale. Da ciò il mondo
come volontà e rappresentazione. Il rapporto tra volontà e intelletto, tra
volontà e corpo, tra volontà e fenomeni generale è lo stesso tra il padrone e il
servo; egli afferma che la volontà di vivere è anche l’essenza segreta di tutte le
cose, ossia la cosa in sede dell’universo finalmente svelata. Quando io vivo il
mio corpo lo sottraggo all’approccio fenomenizzante, cioè smetto di usare
spazio tempo e casualità, perciò mi privo degli strumenti che individuano gli
oggetti, cioè che pongono i fenomeni come una molteplicità di cose distinte. È
corretto parlare di fenomeni al plurale poiché spazio e tempo distinguono le
cose molteplici che riscontriamo in ambito fenomenico, ma noumeno al
singolare poiché non operano né spazio e né tempo. L’io di Schopenhauer si
qualifica come coincidenza di coscienza, volontà e corpo: non vi è la rinuncia
ad alcuna delle componenti umane, altri hanno trovato in questa concezione la
rivalutazione dell’individuo nella sua interezza.
-LA VOLONTÀ DI VIVERE
La volontà primordiale è inconscia, poiché consapevolezza e intelletto ne
costituiscono soltanto delle possibili manifestazioni secondarie, il termine
volontà indica il concetto più generale di energia o impulso. La volontà risulta
unica poiché esistendo al di fuori dello spazio e tempo si sottrae al principio di
individuazione: la volontà non è qui più di quanto non sia là. La volontà è anche
eterna e indistruttibile, ossia un principio senza inizio, né fine. La volontà si
configura anche come una forza libera e cieca, ossia come energia in causata,
senza un perché è uno scopo, infatti noi possiamo cercare la ragione di questa
o di quella manifestazione fenomenica della volontà, ma non della volontà in sé
stessa. La volontà primordiale non ha alcuna meta oltre se stessa. Miliardi di
esseri non vivono che per vivere e continuare a vivere e questa secondo lui è
l’unica crudele verità sul mondo; ma Dio nell’universo doloroso di
Schopenhauer, non può esistere e l’unico assoluto è la volontà stessa, i cui
caratteri di fondo, cioè il fatto di essere unica, eterna in causata, sono i
caratteri che da sempre filosofi hanno conferito a Dio. Egli ritiene che l’unica e
infinita volontà di vivere si manifesti nel mondo fenomenico attraverso due
fasi: nella prima la volontà si oggettiva in un sistema di forme immutabili, a
spaziali e a temporali che chiama idee; nella seconda si oggettiva nei vari
individui del mondo naturale, che sono la moltiplicazione delle idee. Tra gli
individui e le idee esiste un rapporto di copia-modello , per cui i singoli esseri
risultano semplici riproduzioni di un prototipo che è l’idea; il mondo delle realtà
naturali si struttura in una serie di gradi in ordine ascendente: il grado più
basso è costituito dalle forze generali della natura, i gradi superiori da piante
animali. Questa piramide cosmica culmina nell’uomo nel quale la volontà
diviene pienamente consapevole, ma ciò che acquista incoscienza, perde in
insicurezza, infatti la ragione è meno efficace dell’istinto e questo è il motivo
per cui egli afferma che l’uomo è un animale malaticcio.
-IL PESSIMISMO
Affermare che l’essere è la manifestazione di una volontà infinita equivale a
dire che la vita è dolore, infatti volere significa desiderare e desiderare significa
trovarsi in uno stato di tensione per la mancanza di qualcosa. Quindi il
desiderio è assenza, ossia dolore e poiché nell’uomo la volontà è più cosciente
e quindi più affamata proprio l’uomo risulta più bisognoso e mancante. Ciò che
gli uomini chiamano godimento o gioia è una cessazione di dolore, ossia lo
scaricarsi di una tensione preesistente: perché ci sia piacere dice
Schopenhauer è necessario uno stato precedente di tensione o di dolore.
Stessa cosa non vale per il dolore, che non può essere ridotto a cessazione di
piacere: un individuo può sperimentare una catena di dolori, senza che siano
preceduti da piaceri, mentre ogni piacere nasce come cessazione di una
preesistente tensione. Il dolore è un dato primario e permanente, il piacere è
una funzione derivata del dolore, e vive unicamente a spese di esso; infatti il
piacere riesce a vincere il dolore a patto di anulare se stesso, poiché appena
viene meno lo stato di tensione del desiderio, cessa anche il godimento. Come
terza base dell’esistenza umana pone la noia, la quale subentra quando viene
meno l’aculeo del desiderio o quando cessano il frastuono delle attività; la vita
umana è come un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia, passando
attraverso l’intervallo del piacere e della gioia. Poiché la volontà di vivere si
manifesta in tutte le cose come un desiderio inappagato, il dolore non riguarda
soltanto l’uomo ma ogni creatura; il pessimismo cosmico o metafisico afferma
che il male non è solo nel mondo, ma nel principio stesso da cui il mondo
dipende, uno degli esempi di tale auto lacerazione dell’unica volontà in una
molteplicità di parti e individui è data dalla formica gigante d’Australia.
L’individuo è strumento al servizio della specie, l’unico fine della natura è
quello di perpetuare la vita e il dolore.
-L’AMORE
Il fatto che la natura interessi solo la sopravvivenza della specie trova una
manifestazione nell’amore, fenomeno basilare per l’individuo, infatti esso è uno
dei più forti stimoli dell’esistenza. Il fine dell’amore è solo l’accoppiamento, ma
se dietro il fascino di un bel volto, cioè in verità un nascosto desiderio sessuale,
vuol dire che l’individuo nel momento in cui crede di realizzare maggiormente il
proprio godimento e la propria personalità, è in realtà lo zimbello della natura ;
se l’amore è uno strumento per perpetuare la vita della specie, allora non c’è
amore senza sessualità, inoltre l’amore procreativo è inconsapevolmente
avvertito come un peccato e vergogna in quanto esso è responsabile del
maggiore dei delitti, cioè della procreazione di altre creature destinate a
soffrire. L’unico amore di cui si può tessere l’elogio è quello disinteressato della
pietà.
-LA CRITICA ALLE VARIE FORME DI OTTIMISMO
Spunti di critica alle ideologie sono disseminati un po’ in tutti i suoi libri poiché
egli fa della tecnica dello smascheramento uno degli aspetti principali del suo
filosofare e può venir considerato tra i maestri del suo aspetto accanto a Marx,
Nietzsche e Freud . Egli sbugiarda la filosofia accademica di Stato, affermando
che chi viene pagato per pensare non può certo filosofare liberamente, ma
deve riflettere, rispettando le idee pregiudizi di chi lo paga; polemizza contro
gli intellettuali inseriti e le loro ambizioni di denaro, potere e gloria; si oppone
alle ipocrisie sull’amore; mette a nudo la falsità di ogni forma di ottimismo
(metafisico, sociale e storico). La polemica di Schopenhauer per l’ottimismo
cosmico, ossia quello schema di pensiero che interpretava il mondo come un
organismo perfetto governato da Dio o da una ragione immanente, è il fatto di
affermare questa visione come è falsa poiché la vita è un’esplosione di forze
sostanzialmente irrazionali e il mondo è il teatro dell’illogicità e della
sopraffazione. Contestando le religioni e sistemi testi e provvidenziali abbozza
un ateismo filosofico. Un’altra menzogna contro cui si scaglia è la tesi della
bontà e della socievolezza dell’uomo, se non si vuole confondere le proprie
illusioni di adolescenti con la realtà, si deve ammettere che la regola dei
rapporti umani è costituita dal conflitto e dal tentativo di sopraffazione
reciproco. Di conseguenza se gli uomini vivono insieme è per bisogno. E se
esistono lo Stato e le sue leggi è perché l’uomo possa difendersi e
regolamentare gli istinti aggressivi degli individui. Il pessimismo antropologico
e sociale è finalizzato a favorire la scelta della via etica della pietà. Anche una
polemica contro ogni forma di storicismo, egli ridimensiona la portata
conoscitiva della storia, affermando che essa non è una scienza in quanto è
costretta a limitarsi alla catalogazione dell’individuale. Essa risulta inferiore
anche all’arte e alla filosofia; se come ritiene Schopenhauer, la storia è il fatale
ripetersi di un medesimo dramma, allora è necessario spogliare la disciplina
storica della pretesa di rivelarci il diverso il progressivo e che l’umanità si trova
nello stato di dolore, e spera di metterlo a tacere, inseguendo un mutamento e
un progresso e illusori. L’autentico compito della storia sarà offrire all’uomo la
coscienza di sé e del proprio destino.
-LE VIE DELLA LIBERAZIONE DAL DOLORE
Per Schopenhauer, la vita è dolore . Egli inoltre afferma che l’esistenza risulta
che si impara poco per volta non volerla; rifiuta e condanna il suicidio per due
motivi: perché esso è un atto di forte affermazione della volontà stessa, in
quanto il suicida vuole la vita ed è solo malcontento delle condizioni che gli
sono toccate; perché esso sopprime soltanto una manifestazione fenomenica
della volontà di vivere, lascia intatta la cosa in sé. pertanto, la vera risposta al
dolore del mondo consiste nella liberazione dalla stessa volontà di vivere;
richiama l’attenzione sull’esistenza di individui eccezionali (geni dell’arte, santi,
eremiti, mistici) che hanno intrapreso il cammino tra la liberazione di se stessi
dalla volontà di vivere. Dimostra che quando perviene alla coscienza di sé la
voluntas tende a farsi noluntas, cioè negazione progressiva di se medesima, e
con la presa di coscienza del dolore che prende avvio il cammino di liberazione
dell’individuo. Egli articola il percorso salvifica dell’uomo in tre momenti: l’arte,
la morale e l’ascesi. L’arte è la conoscenza libera e disinteressata che si rivolge
alle idee, ossia forme pure; e il soggetto che contempla le idee, è il puro
soggetto del conoscere, il puro occhio del mondo. Per questa ciò capacità di
muoversi in un mondo di forme eterne, l’arte sottrae l’individuo alla catena
infinita dei bisogni e dei desideri quotidiani, offrendo un appagamento
immobile e compiuto, grazie ad essa l’uomo, contempla la vita, elevandosi al di
sopra della volontà, del dolore e del tempo. In quanto corrispondenti ai diversi
gradi di manifestazione della volontà, le varie arti si possono ordinare: vanno
dall’architettura, il livello più basso, fino alla scultura, la pittura e alla poesia.
Tra le arti spicca la tragedia, che costituisce l’auto rappresentazione del
dramma della vita. Un posto a sé occupa la musica poiché si pone come
immediata rivelazione della volontà a se stessa, essa si configura come l’arte
più profonda e universale. Ogni arte è liberatrice, poiché il piacere che essa
procura è la cessazione del bisogno, ma la funzione liberatrice dell’arte è
temporanea e parziale, l’arte costituisce un furto alla vita. La morale implica un
impegno nel mondo a favore del prossimo, l’etica costituisce un tentativo di
superare l’egoismo e di vincere quella lotta degli individui tra loro che
costituisce l’ingiustizia. Riconosce, con Kant, che il disinteresse costituisce il
cuore della moralità, poi sostiene, contro Kant, che l’etica sgorga da
un’esperienza vissuta, ovvero da un sentimento di pietà o di compassione
attraverso cui avvertiamo come nostre le sofferenze degli altri. È la moralità a
produrre la conoscenza, tramite la pietà sperimentiamo quell’unità metafisica
di tutti gli esseri che la filosofia teorizza. la morale si concretizza in due virtù: la
giustizia e la carità. La giustizia, un primo freno all’egoismo, ha un carattere
negativo, poiché consiste nel non fare il male e nel riconoscere agli altri ciò che
siamo pronti a riconoscere a noi stessi: la carità si identifica con la volontà
positiva e attiva di fare del bene al prossimo. La morale consiste nella pietà,
cioè nel far propria la sofferenza di tutti e nell’assumere su di sé il dolore
cosmico. La morale rimane sempre all’interno della vita e presuppone un
attaccamento a essa, Schopenhauer persegue una liberazione totale dalla
stessa volontà di vivere, e questa liberazione si raggiunge con l’ascesi.
L’ascesi, nasce dall’orrore dell’uomo, è l’esperienza attraverso la quale
l’individuo, cessando di volere la vita e il volere stesso, si propone di estirpare il
proprio desiderio di esistere, di godere e di volere. Il primo gradino dell’ascesi è
la castità perfetta, che libera dall’impulso alla generazione e quindi alla
perpetuazione della specie; la rinuncia ai piaceri, l’umiltà, il digiuno, la povertà,
il sacrificio e l’auto macerazione, sono altre manifestazioni dell’ascetismo, e
tendono tutte al medesimo scopo quello di sciogliere la volontà di vivere dalle
proprie catene. La soppressione della volontà di vivere di cui l’ascesi
rappresenta la tecnica è l’unico vero atto di libertà che sia possibile all’uomo,
in altre parole, la coscienza del dolore come essenza del mondo è un ‘quietivo’
del volere, capace di vincere il carattere stesso dell’individuo e le sue tendenze
naturali. Quando succede ciò, l’uomo diviene libero. Misticismo ateo di
Schopenhauer, il cammino verso la salvezza mette capo al nirvana buddista,
ovvero all’esperienza del nulla: un nulla che è una negazione del mondo
stesso: in altre parole, se per l’asceta di Schopenhauer il mondo è un nulla,
analogamente il nirvana è un tutto, cioè un oceano di pace, in cui le stesse
nozioni di io e di soggetto si dissolvono.

Potrebbero piacerti anche