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Dante

Dante Alighieri, nato a Firenze nel 1265, è noto per la sua originalità e per il riconoscimento del volgare come lingua di cultura. La sua vita è segnata da eventi politici e personali, tra cui l'esilio da Firenze, che influenzano profondamente la sua produzione letteraria, tra cui opere come la Vita nova e il Convivio. La sua scrittura, caratterizzata da sperimentalismo e autobiografismo, si evolve nel tempo, culminando nella Commedia, che riflette le sue aspirazioni filosofiche e morali.

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Dante Alighieri, nato a Firenze nel 1265, è noto per la sua originalità e per il riconoscimento del volgare come lingua di cultura. La sua vita è segnata da eventi politici e personali, tra cui l'esilio da Firenze, che influenzano profondamente la sua produzione letteraria, tra cui opere come la Vita nova e il Convivio. La sua scrittura, caratterizzata da sperimentalismo e autobiografismo, si evolve nel tempo, culminando nella Commedia, che riflette le sue aspirazioni filosofiche e morali.

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Dante Alighieri

Introduzione
Ciò che ancora oggi sorprende di Dante è l'assoluta originalità delle sue opere: infatti per ognuna di
esse non solo non si può individuare un modello univoco, ma nemmeno un genere letterario di
appartenenza.
Tale condizione di unicità può essere letta come il risultato di due fattori, che accomunano l'intera
produzione dantesca: lo sperimentalismo e l'autobiografismo.
Ciò che accomuna l'intera Opera dantesca e che ne sancisce il ruolo cruciale nella storia letteraria
linguistica italiana è anche il riconoscimento del volgare come lingua nazionale di cultura.

Vita e opere
● Dante nasce nel 1265 a Firenze: i genitori muoiono prima che lui raggiunga la maturità; tuttavia questo non impedisce a lui di
avere una vita decorosa e di frequentare la buona società Fiorentina.
● All'età di nove anni avviene l'incontro con l'”angela giovanissima” Beatrice, figlia di Folco de Portinari, poi data in moglie a
Simone de Bardi. Nel febbraio 1277 Dante contrae promesse di matrimonio con Gemma di Manetto Donati, dalla quale avrà
quattro figli: Giovanni, Pietro, Jacopo e Antonia.
● Sulla formazione non ci sono molte certezze: sicuramente Dante apprende le arti del Trivio presso un doctor gramatice. Il
rapporto di discepolato con Brunetto Latini dovette essere personale e occasionale, legato soprattutto allo studio dell'etica.
● è in questi anni che si stringe l'amicizia con Guido Cavalcanti, e Dante partecipa anche ad alcuni conflitti militari dalla parte
guelfa, affermandosi come poeta d'amore in volgare con una produzione di rime che trova una prima raccolta nella Vita nova
del 1293 circa. Fondamentale è il punto di riferimento rappresentato da Cavalcanti, soprattutto per la formazione intellettuale del
poeta che gli offre un innovativo modello di poesia. Egli gli permette di superare la dimensione cortese, in cui rientrano ancora
le prime prove liriche dantesche. Nella Vita nova non solo Dante celebra in un clima di ideale unitarietà di intenti il sodalizio con
quello che definisce “il primo de li miei amici”, ma gli dedica la stessa opera, rivendicando peraltro in nome di Guido la scelta del
volgare, una delle novità di fondo del progetto culturale della Vita nova. Tuttavia loro è un rapporto molto discusso, date le
divergenze ideologiche. Tuttavia non c'è niente di documentato e anzi Dante intende presentarsi in primo luogo allo stesso
dedicatario dell'opera come il suo legittimo successore.
● La produzione giovanile è compresa tra i primi anni Ottanta i primi anni Novanta e con la destinata a essere sottoposta a
un'attenta selezione ai fini della costituzione del libro della Vita nuova. Le rime nel libello rispondono alla poetica della lode e
Dante stesso nell'incontro purgatoriale con Bonagiunta vorrà consegnare alla memoria dei posteri con il nome di dolce stil novo.
Tuttavia l'armonia tematica formale delle poesie della lode costituisce il punto d'arrivo di un percorso che fin dai primi prodotti è
stato contraddistinto da una forte vocazione sperimentale.
● Il forte sperimentalismo dantesco si può denotare innanzitutto dall'eredità cortese: i primi esperimenti lirici sono ancora
connotati in senso cortese, sia sul piano linguistico, per i ricercati i provenzalismi e sicilianismi, sia sul piano dei temi e delle
metafore, ancora di matrice feudale. Rimandano invece a una ben più drammatica esperienza d'amore e a un modello
cavalcantiano ormai assimilato in profondità, alcuni componimenti che riguardano Beatrice. Infine appartengono al genere
comico-realistico i sonetti scambiati da Dante con l'amico poeta Forese Donati, caratterizzati dal registro basso e quotidiano.
Ulteriore prova di una versatilità stilistica e di una perizia tecnica che daranno il frutto maturo nell'espressionismo e nel
plurilinguismo della Commedia. Intima condivisione di valori in nome d'amore è sicuramente rappresentato dal sonetto Guido i’
vorrei che tu e Lapo ed io, emblema e manifesto della nuova poesia fiorentina, ovvero dello stilnovismo inteso in senso lato. Vi
sono poi due opere pervenuteci anonime che Contini riconduce a Dante: Il fiore e il Detto d'amore, anche se non ci sono
elementi a favore della paternità dantesca.
● Nel 1295 Firenze passa sotto il controllo dei membri delle Arti principali, cui potevano iscriversi anche coloro che non
esercitavano realmente il mestiere. Tra questi c’è Dante che entra a far parte dell' Arte dei medici e degli Speziali, in virtù dei
suoi studi filosofici, che al tempo includevano il sapere medico. Nello stesso anno gli viene membro del Consiglio speciale del
capitano del Popolo e nel 1296 entra nel Consiglio dei Cento.
● Negli anni successivi Firenze è sconvolta dal conflitto fra due grandi famiglie aristocratiche: i Donati che prendono il nome di
Neri, e i Cerchi, più vicini al popolo minuto e ostili al Papa Bonifacio VIII secolo che prendono il nome di Bianchi.
● Nel giugno 1300 Dante viene eletto tra i sei Priori destinati alla guida del governo di Firenze. Nel tentativo di pacificare la città i
Priori decidono di mandare al confino i capi delle opposte fazioni, tra cui lo stesso Guido Cavalcanti.
● Il conflitto tra Bianchi e Neri si acuisce sempre di più, acquisendo una connotazione politica. Nell'estate del 1301 Papa
Bonifacio VIII viene sollecitato dai Neri e invia Carlo di Valois, fratello del re di Francia, a trovare un accordo tra le fazioni;
Tuttavia quest'ultimo prende le parti dei Neri, che sollevano le armi instaurano un nuovo Priorato. Dante viene dunque
condannato al confino per corruzione e peculato, condanna emanata nel gennaio 1302 dal nuovo governo. Tuttavia, non
essendosi presentato a Firenze, a marzo Dante è condannato alla confisca dei beni e al rogo. Dante non farà mai più ritorno
nel “bell’ovile” della sua fanciullezza.
● Dopo una serie di spostamenti, nella primavera del 1303 Dante è a Verona, presso Bartolomeo della Scala.
● Con la morte di Bonifacio VIII nel 1303 sembrano riaprirsi le speranze per un rientro degli esuli; tuttavia i Bianchi decidono di
tentare la via delle armi e subiscono una pesante e definitiva sconfitta nella Battaglia della Lastra del 20 luglio 1304. A questo
punto Dante decide di far parte per sé stesso.
● A nome di Dante sono giunte 13 epistole, comprese tra il 1304 e il 1320, che costituiscono un importante documentazione
degli anni dell'esilio, ai fini della ricostruzione dei rapporti sia personali che politici.
● Nella seconda metà del 1304, rifugiatosi in Veneto, Dante inizia a lavorare alla stesura del Convivio e del De vulgari eloquentia.
Dante rimane al servizio dei Malaspina in Lunigiana fino al 1308.
● Dante non interrompe la strada della sperimentazione poetica e per orientarsi nelle rime della maturità è utile fare riferimento e
seguire l'Ordinamento di Barbi, che permette almeno di individuare nuclei di poesie tematicamente e stilisticamente omogenei
e di metterli in relazione con diversi momenti della biografia del poeta. Nel Convivio Dante afferma che le rime d'amore
composte per la donna gentile da cui è attratto nella parte finale della Vita nova hanno un significato allegorico ed esprimono il
suo amore per la filosofia. Qui è evidente il significato di questa operazione: Dante, negli anni della piena maturità e dell'esilio,
intende presentarsi come cantor rectitudinis, come Cantore della virtù e della Giustizia.
● Si ricordano di questi anni le rime per la pargoletta, ti mettono in scena un amore, una passione per una giovinetta.
Rappresentano invece un capitolo ben definito tematicamente e linguisticamente le cosiddette rime petrose, in cui
l'impenetrabile e durezza del cuore della donna diviene senhal della stessa e impone una cifra stilistica adeguata alla materia,
altrettanto aspra è difficile. Dante sperimenta per la prima volta un linguaggio lirico artificioso ed espressivo, foneticamente e
sintatticamente connotato, emulando l'arduo tecnicismo del poetare prezioso del provenzale Arnaut Daniel. L'amore per la
donna Pietra è una passione ossessiva e sensuale, alimentata da un desiderio inappagato.
● In generale, prima gli Studi filosofici e poi le vicende biografiche conducono Dante verso la trattazione di tematiche morali,
inizialmente introdotte in deroga alla tematica amorosa. Nei primi anni dell'esilio Dante assume con maggior decisione le vesti
del Cantore della rettitudine, con canzoni sostenute da uno stile più elevato e da un forte impegno pare mitico e morale.
● La salita del trono imperiale di Enrico VII di Lussemburgo suscita fra i Ghibellini italiani forti attese, che sembrano trovare
compimento nel momento in cui Enrico decide di scendere in Italia alla fine del 1310, per riaffermare l'autorità dell'impero e per
essere Incoronato a Roma dal Papa. Dante, exul immeritus, Ripone le sue speranze di vedere ripristinati l'ordine nella
giustizia nella penisola hai dunque si schiera a favore dell'imperatore. Tuttavia quest'ultimo muore nell'estate del 1313, facendo
così svanire agli occhi di Dante il sogno di una pax augusta e la speranza di un prossimo ritorno a Firenze. Proprio in questi
anni Dante inizia a comporre la Monarchia, in cui legittima sul piano teologico, filosofico e storico l'autorità Imperiale. Nei tre
libri del trattato Dante si propone di dimostrare: che l'impero universale è necessario per il buon ordinamento del mondo; che i
romani costruirono l'Impero a buon diritto e in accordo con la volontà divina; che l'autorità Imperiale deriva direttamente Da Dio
e non dal Pontefice. Dante affronta il dibattito su chi fra l'imperatore il papa avesse il primato del diritto su un piano filosofico e
storico, mediante il ricorso all'autorità di Aristotele. Inoltre richiama la natura provvidenziale dell'Impero romano facendo ricorso
a poeti epici latini, soprattutto a Virgilio.
● Nel 1315 Dante lascia la Toscana, facendo ritorno a Verona, presso il vicario imperiale Cangrande della Scala, la cui generosa
ospitalità è celebrata più volte, in particolare Dante gli dedica il Paradiso. La pistole XIII è fonte di innumerevoli discussioni, sia
circa la sua datazione, il tempo di composizione e la sua stessa autenticità.
● Nel 1319 Dante si trasferisce a Ravenna presso Guido Novello da Polenta. Nel gennaio 1320 il poeta torna a Verona per
presentare la Questio de aqua et terra, In cui affronta, mediante la prassi sillogistica propria della Scolastica medievale, una
questione filosofica sul rapporto tra la sfera delle acque e quella della terra.
● Nell'estate del 1320, Giovanni del Virgilio, maestro di retorica dell'Università di Bologna, invia Dante un’epistola metrica in cui gli
rimprovera la scelta del volgare per un poema di tanto elevati e argomenti come la Commedia. Dante risponde con un egloga in
esametri, sul modello delle Bucoliche virgiliane, in cui rivendica la sua fiducia nel poema.
● Il poeta non fa in tempo a inviare la seconda egloga che tra il 13 e il 14 settembre del 1321 Dante si ammala e muore a
Ravenna.

Il Convivio
➢ Il Convivio è un prosimetro che consiste in un autocommento alle canzoni allegoriche e morali composte negli anni precedenti.
Nonostante le apparenti analogie, è profondamente diverso dalla Vita nova: per i contenuti filosofici, per le finalità didascaliche,
dichiarate sin dal titolo che richiamano la metafora di fondo del banchetto della conoscenza. Dante Infatti si propone di
raccogliere le briciole di scienza cadute dalla mensa dei sapienti e di offrirle a coloro che sono esclusi dal sapere.
➢ La stesura dell'opera si colloca nei primi anni dell'esilio, probabilmente il primo libro risale al 1304, mentre il quarto con il quale il
trattato si interrompe, dovrebbe essere stato composto tra il 1306 e il 1308.
➢ La scelta di comporre un trattato filosofico in volgare con intento didascalico si spiega bene con la situazione in cui Dante
si viene a trovare nei primi anni dell'esilio: egli sente la necessità di riaccreditarsi, in primo luogo presso le stesse corti centro-
settentrionali che lo ospitavano, ma anche come intellettuale impegnato nella formazione etico culturale delle élites italiane.
➢ La reinterpretazione delle rime dedicate alla donna pietosa, che rappresenterebbe un'allegoria della Filosofia, è indicativa del
tentativo di rimuovere da sé l'immagine giovanile di poeta Amoroso fervido e passionato.
➢ In particolare il De consolatione philosophiae di Boezio costituisce un modello di riferimento: sia per la struttura di fondo che per
la personificazione della filosofia. Un'altra opera influente è il Tresor, trattato enciclopedico in francese del maestro Brunetto
Latini.
➢ Per quanto riguarda i contenuti filosofici, Dante raccoglie alcuni elementi neoplatonici e mostra una conoscenza ampia
dell'opera aristotelica, attingendo anche alle grandi opere enciclopediche medievali.
➢ Il Convivio è rimasto incompiuto, probabilmente per dedicarsi alla Commedia. Ci sono giunti solo quattro libri o trattati, anche
se da quanto dichiara lo stesso Dante, il piano dell'opera prevedeva il commento a 14 canzoni, per un totale di 15 libri.
➢ Il primo libro si costituisce come un'introduzione all’intera opera, e in particolare nel capitolo introduttivo Dante espone il senso
e le finalità didattiche dell'opera. La trattazione muove da una citazione della Metafisica di Aristotele, massima autorità
filosofica, per il quale tutti gli uomini naturalmente desiderano sapere e quindi la perfezione dell'anima e la felicità umana
risiedono nella conoscenza. Dante, mosso dalla misericordia che ogni uomo deve provare verso il prossimo, si propone di
offrire ciò che egli ha raccolto dalla mensa dei sapienti, accompagnando la vivanda delle sue canzoni con il pane di un
commento che le renderà commestibili, cioè comprensibili in ogni loro parte.
➢ Si tratta di un'opera investita da una missione politico-culturale di un intellettuale esule, che si propone come mediatore nei
confronti di un pubblico nazionale più ampio. Proprio questa ampiezza del pubblico ci consente di comprendere la cruciale
scelta del volgare come lingua di trasmissione della conoscenza filosofica. Nonostante Dante giudichi il latino di per sé
superiore per nobiltà e per bellezza, riconosce nel volgare il nuovo strumento da utilizzare per la divulgazione del sapere, per la
formazione etica e culturale delle culture classe dirigenti.

Il De vulgari eloquentia
➢ Il De vulgari eloquentia è un trattato in latino dedicato alle eloquenza in lingua volgare, la cui stesura è probabilmente da
collocarsi intorno alla metà del 1304, senza però essere portato a termine. Il primo libro è da collocare almeno prima del
febbraio 1305 e anche i capitoli del secondo libro che ci sono pervenuti non dovrebbero allontanarsi troppo da tale data.
➢ L'oggetto e le ragioni del trattato sono esposte nel capitolo di apertura. Qui Dante riconosce che in precedenza nessuna svolta
una trattazione sulla teoria dell'eloquenza volgare e afferma che l'eloquenza è necessaria a tutti gli esseri umani. Il trattato è
estremamente originale perché presenta uno straordinario eclettismo, che passa dall'approccio filosofico all'indagine a
carattere sociolinguistico e storiografico, fino a giungere alla definizione delle norme retoriche stilistiche della poesia aulica in
volgare.
➢ Dietro tale progetto non è difficile intravedere la speranza del poeta di guadagnarsi un prestigio che gli garantisca sia
l'accoglienza gli onori presso le corti settentrionali ma anche magari un giorno il rientro nella sua Firenze.
➢ Il trattato si interrompe bruscamente nel mezzo del capitolo quattordicesimo di un secondo libro. Stando alle dichiarazioni
contenute nello stesso avrebbe dovuto comprendere quattro libri: il primo, introduttivo, ripercorre le origini del linguaggio e
descrive la situazione linguistica dell'Italia; il secondo, tratta del volgare illustre in rapporto alla teoria medievale degli stili,
attribuendo lo stile tragico al genere della canzone; il terzo si sarebbe dovuto forse occupare della prosa illustre; il quarto infine
avrebbe trattato dello stile comico, proprio del volgare mediocre e umile, adatto ai metri della vallata e del sonetto.
➢ Il trattato si apre con una asserzione che giustifica non solo la sua stessa composizione ma una rivoluzionaria scelta culturale:
la maggiore nobiltà del volgare rispetto al latino. Per Dante infatti il volgare è una lingua naturale, mentre il latino è una lingua
artificiale, una grammatica elaborata dei dotti per avere un linguaggio regolato da norme adatto alla creazione letteraria. La
parte centrale del primo libro è dedicata a un'ampia ricognizione dei volgari della penisola italiana finalizzata alla ricerca del
volgare illustre. La rassegna dantesca, che costituisce il primo tentativo di indagine della situazione linguistica italiana, riflette
una straordinaria coscienza delle varietà regionali e sociali. I vulgaria municipalia vengono esaminati mediante esempi icastici,
che considerano sia espressioni popolari sia la produzione poetica. Tuttavia, nessuno viene identificato con il volgare illustre.
Dal severo giudizio dantesco si salvano solo quei poeti che seppero distaccarsi dalle parlate locali, come i doctores siciliani,
cioè i poeti della curia federiciana. Dante decide di formulare una definizione teorica del volgare illustre, definito tale in quanto
illumina e risplende su tutto: è cardinale poiché intorno a esso ruotano tutti i volgari italiani; è aulico perché deve avere la
propria sede in un'aula regale; curiale perché specchio della misura e dei valori cortesi. Benché L'Italia non abbia una curia
tale, il volgare si inserisce nella poesia dei doctores illustres. Dante condanna senza appello l’amentia, cioè la follia, dei toscani
che ritengono le loro parlate a livello del volgare illustre. Tuttavia In conclusione aggiunge la sequenza dei tre fiorentini che
conobbero l'eccellenza del volgare: “Guidonem, Lapum et unum alium”, che senz'altro riprende il celebre sonetto Guido i’
vorrei che tu e Lapo ed io.
➢ Nel secondo libro Dante, dopo aver asserito la superiorità della poesia sulla prosa, riconosce l'uso del volgare illustre ai soli
poeti dotati di ingegno e dottrina. Successivamente, sulla base della teoria medievale degli stili, individua i magnalia, cioè gli
argomenti propri della poesia aulica, che sono salvezza, amore e virtù, cui corrispondono i grandi temi lirici della prodezza delle
armi, della passione amorosa e della volontà diretta al bene. Rispettivamente i massimi cantori sono Bertrand de Born, Arnaut
Daniel e Giraut de Borneil. In ambito italiano non ci sono stati i poeti che hanno cantato di armi, mentre per l'amore e la
rettitudine si sono distinti sino da Pistoia e Dante stesso. Questa dichiarazione permette di ricostruire il canone dantesco degli
auctores della lirica romanza e italiana. Questo si concretizza nella canonizzazione dell'esperienza stilnovista, nella radicale
condanna di Guittone D'Arezzo e nell'attribuzione della palma di supremo cantore d'amore a Cino da Pistoia. La poesia di
Guittone è accusata di costituire un esempio di ignorantia e di plebescere. Più controverso è il riconoscimento di Cino da Pistoia
come migliore poeta d'amore, scelta che pare andare a discapito proprio dell'amico Cavalcanti. Probabilmente l'attribuzione
dell'Onore a Cino è dovuta a Ragione contingenti di opportunità sociale e politica. Inoltre Guido veniva celebrato come filosofo
dai contemporanei e non come Cantore d'amore. Dante riserva per se stesso il titolo di cantor rectitudinis.

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