Petrarca
Petrarca
Introduzione
Francesco Petrarca è il primo a concepirsi come un nuovo modello di autore. Il culto della
letteratura gli è necessario per la definizione del presente e di sé: la definizione del presente come
tempo inserito in un continuum storico, e di sé, come individuo soggetto al tempo. Per Petrarca
comprendere la storia nella sua pluralità di esperienze significa comprendere l'individuo, perché
possa agire in essa. Ciò che lo contraddistingue, dunque, è la rivendicazione della capacità
dell'intellettuale di intervenire sul presente.
La sua attività intellettuale è contraddistinta da due aspetti fondamentali: la scoperta del mondo
classico e l'affermazione della centralità del soggetto come fulcro della riflessione morale . Vi è la
considerazione del proprio io come degno della rappresentazione letteraria. Questi due aspetti si
vanno a fondere, in quanto lo studio delle opere del passato ha l'unico fondamentale scopo di
portare alla conoscenza di se stesso e così di indirizzare la propria condotta etica nel mondo del
presente. La sua non è pura erudizione, in quanto per lui il sapere deve essere convertito in scelte
e comportamenti concreti.
❖ lettera Machiavelli al carissimo amico Francesco Vettori > racconta la sua giornata tipo > dopo essere stato in osteria e,
spogliandosi della veste quotidiana, si dedica allo studio dei classici > la sua teoria del riscontro e dell’adeguamento a
seconda delle situazioni, con i tempi e i luoghi > letteratura viva, che non può perdersi > in particolare storiografia > al centro
dell’umanesimo > scienza o umanesimo? > per gli umanisti non c’è questa dicotomia, che è invece attuale, queste due cultures
non erano divise > dicotomia risolta dal concetto di humanitas latino = bontà, umanità, gentilezza, pietà che nasce dalla cultura
umanistica, una dignità umana che nasce dalla letteratura, è qualcosa che completa la scienza, la scienza diventa humanitas
grazie alla cultura, alla letteratura > dicotomia inconcepibile per gli antichi > riflessione sul ruolo dei classici che parte da
Petrarca, su cui sicuramente Machiavelli ha riflettuto
❖ Petrarca ha attribuito per la prima volta un’importanza alla cultura umanistica
❖ cultura eclettica, ma non più medievale > percezione dell’antichità > eclettismo preumanistico che sa collocare e misurare i
tempi, che sa storicizzare i testi (Dante non sapeva fare)
❖ rapporto ambiguo con Dante, ne parla pochissimo, tende a rimuoverlo, forse per una sorta di “ansia dell’influenza”
❖ rapporto personale, viscerale e intimo con i libri, li rende suoi > postille petrarchesche, modo di dialogo con i classici, considera
gli antichi come suoi familiares
❖ intellettuale, letterato internazionale, che viaggia molto, un accanito filologo e bibliografo > rapporto quasi biologico con i libri
❖ 1333 viaggi in Europa e scopre alcuni testi di Cicerone
❖ lettera (epistola in esametri) al vescovo a Giacomo Colonna (1338), invitandolo in Provenza a Valchiusa: “amici segreti” >
comites latentes > gli scritti, di qualsiasi tipo > cultura che cerca la saggezza e la salvezza anche e soprattutto dai testi pagani >
lo portano a conoscere in profondità sé stesso (introspezione molto importante per Petrarca)
❖ cultura umanistica quasi perseguitata, sempre messa in discussione, difficile trovare hospitium (rifugio) a queste scritture
❖ nuovo rapporto con i classici > rapporto di intimità ed assimilazione dei testi, un eclettismo molto diverso di quello dantesco, che
si serve di testi di varia provenienza per creare uno stile > non è uno stile imitativo, non di imitatio ma di assimilatio, vuole fare
suoi i testi
❖ classicismo = quando si ritiene che qualche autore abbia raggiunto la perfezione artistica, un livello eccelso che non può più
essere superato > exemplum di un canone > modelli assoluti
❖ quello di Petrarca è un classicismo eclettico, cioè l’assimilazione di più modelli
❖ epistola a Boccaccio > suo rapporto coi classici > non li ha scorsi > no lettura cursoria (“non currere”) ma meditati e studiati con
gran cura (“incubare” = insediarsi a lungo in un posto) > terminologia biologica (testi inghiottiti, digestivi, ruminati, divorati)
anche se la ruminatio è un termine religioso, è una tecnica ecclesiastica (testi religiosi si “ruminavano”) > per acquisire una
familiarità (importantissima per Petrarca), rapporto di amicizia e dimestichezza > testi radicati nel profondo della sua anima
❖ epistola a Tommaso Caloiro di Messina > principio della mellifficatio > come l’ape va da fiore a fiore per farne il miele, lo
scrittore prende il nettare da ogni testo, lo digerisce e produce il proprio scrivere
❖ classicismo eclettico, polimodellico
Vita e opere
● Francesco Petrarca nasce nel 1304 ad Arezzo da Eletta Canigiani e Ser Pietro, notaio Fiorentino, esiliato nel 1302 insieme a
quel gruppo di Guelfi Bianchi di cui fece parte anche Dante Alighieri.
● Nel 1311 si trova a Pisa.
● Nel 1312 si trasferisce ad Avignone (dal 1308 era diventata sede pontificia). Qui comincia gli studi di grammatica ed è poi
indirizzato dal padre agli studi giuridici, i quali sono intraprese nel 1316 a Montpellier e poi a Bologna, dove si trasferisce nel
1320.
● A Bologna entra in contatto con la potente famiglia Colonna, tra le più influenti Casate aristocratiche romane.
● Nel 1326, dopo la morte del padre, abbandona gli studi giuridici e torna ad Avignone, dove continua l'attività letteraria.
● La mattina del 6 aprile nel 1327 Francesco incontra Laura, oggetto di un amore fortissimo, unico e puro, tale da condizionare
totalmente la sua esistenza.
● Ad Avignone Petrarca assume lo stato clericale e intraprende la carriera diplomatica al servizio di Giovanni colonna. Sono anni
di viaggi, di incarichi diplomatici e di consolidamento della sua cultura. Infatti comincia a raccogliere manoscritti preziosi e a
trarre frutto dalla visita ad alcune grandi collezioni di codici antichi.
● Petrarca compie due scoperte filologiche importantissime: il Pro Archia di Cicerone a Liegi e le Epistolae, nel 1345 nella
biblioteca capitolare di Verona.
● Oltre a Cicerone Petrarca scopre l'altro grande auctor che indirizzerà la sua vita: Agostino. L’autobiografia disegnata da
Agostino, incentrata su un percorso di perdizione e conversione, costituisce l'esempio ideale in cui Petrarca può far rispecchiare
la propria personale esperienza di ravvedimento. Tuttavia, a differenza di Agostino, e la sua conversione è un tentativo di
approssimazione a Dio, sempre insufficiente.
● Nel 1337 fa la sua prima visita a Roma, ed è proprio in questi anni che risalgono i primi interventi in cui esorta Papa Benedetto
XII a riportarvi la Curia pontificia. Per tutta la vita, infatti, persegue il mito di una Rifondazione del prestigio culturale e politico
della Roma classica, come culla della poesia degli antichi e sede di valori morali ormai perduti. Il 1337 è anche l'anno del
trasferimento a Valchiusa, poco distante da Avignone, che diventa subito una sorgente di ispirazione e luogo per eccellenza
della solitudine intellettuale. È qui che elabora il suo colloquio con i classici: e gli intende trarre esempi virtuosi e valori da
riproporre, oltre che conoscere meglio sé stesso e la storia dell'umanità. Questo dialogo amichevole e intimo si sostanzia in
quello che viene chiamato l'umanesimo di Petrarca: cioè l'approccio scientifico, filologico, ai testi, la comprensione profonda
della loro problematicità storica, che era condizione necessaria per instaurare con il passato un dialogo che si assecondo per il
presente. Questo atteggiamento filologico si può ritrovare nelle postille al Virgilio Ambrosiano, dove sono raccolte le principali
opere di Virgilio. Petrarca concepisce lo studio dell'antichità come forma di dialogo privato.
● Tra il 1338 e il 1339, nella solitudine di Valchiusa comincia a lavorare alle sue prime opere latine, quasi complementari:
➢ Africa: un poema epico in esametri, dedicato alla seconda guerra punica alla figura di Scipione l'Africano. Esso è giunto a noi
incompiuto, e dei 12 libri previsti sul modello dell'eneide Virgiliana, Petrarca arriva a comporne nove. Dell'Opera vi sono
continue revisioni, dal 1338 al 1353. Petrarca è continuamente diviso tra l'ambizione di completare l'opera e l'incertezza del suo
valore sia letterario sia etico. I modelli sono gli autori della stagione Augustea: Tito Livio e Virgilio. Il primo con Ab Urbe condita
libri offre a Petrarca lo sfondo storico in cui ambientare la narrazione, mentre il secondo fornisce invece il modello stesso
dell'epica classica. Il classicismo petrarchesco non è però mai in opposizione allo spirito cristiano, infatti il recupero dell'antico
non è che l'altra faccia di un cristianesimo più aperto: l'uno fornisce risposte alle interrogazioni dell'anima umana, l'altro è pronta
a comprendere nel disegno della rivelazione la virtus pagana.
➢ De Viris illustribus: una raccolta di biografie esemplari. Prevedeva inizialmente le biografie di 23 condottieri romani di età
repubblicana,tre quali spicca la figura di Scipione africano. Le notizie provengono in massima parte da Livio, soprattutto per la
concezione moralistica della storia. La scelta esclusiva delle tale repubblicana rispecchia la prospettiva ideologica di chi non
crede più in una possibile continuità nelle istituzioni imperiali, ma risale invece alle origini del mos maiorum, di cui valori etici e
politici concretamente trasmissibili nell'età presente. Successivamente avviene l'aggiunta di altre 12 biografie, ad Adamo a
Ercole. Si capisce che questi inserti biblici e mitologici mutano radicalmente la prospettiva di fondo. Anche quest'opera resta
incompiuta, anche se è certo che Petrarca continui a lavorarci fino alla tarda maturità.
● Nel 1340 riceve contemporaneamente due inviti a essere insignito della laurea poetica: dal Senato di Roma, a nome del Re di
Napoli Roberto D'Angiò e dietro la mediazione di colonna, e dallo stadium di Parigi, capitale della cultura accademica
medievale. La scelta di Roma ha naturalmente un importante valore ideologico, in quanto Petrarca intende proporsi come erede
della poesia latina e ideale prosecutore dell'antichità dell'antica Civiltà Romana che intende far rivivere.
➢ Nel 1342, tornato ad Avignone, Petrarca comincia la stesura dei Rerum memorandarum libri, proseguiti poi a Parma. Tale
opera rappresenta un momento di passaggio dai primi libri romani alla svolta morale. Si tratta di una raccolta ordinata sul
modello dei Factorum et dictorum memorabilium di Valerio Massimo, che contiene exempla provenienti dal mondo antico ma
anche exempla moderna. Dell'ambizioso progetto iniziale viene ultimata solo una minima parte e poi viene abbandonato
definitivamente nel 1345.
● Il 1343 vede un forte cambiamento di prospettiva nella produzione petrarchesca, in quanto risalgono due avvenimenti traumatici
per la sua vita: la morte di Roberto D'Angiò Re di Napoli e l'entrata del fratello Gherardo nell'ordine dei certosini. In questo
periodo emergono quelli inquietudini che scandiscono tutte le grandi raccolte. I miti che avevano caratterizzato il suo primo
impegno intellettuale vanno incontro a un severo riesame, in quanto l'idea della morte che incombe il suo ogni uomo diventa
uno dei temi portanti della sua produzione, insieme all'interrogazione di sé, alla meditazione sul senso della propria esistenza.
➢ Nel 1345, a Valchiusa, scrivo una prima versione del trattato De Vita solitaria: dove definisce l'idea di una vita appartata,
attraverso un'esposizione in forma di trattato filosofico, a cui aggiunge una lunga serie di exempla di vita solitaria di cristiani e
pagani. Nonostante sia evidente che il modello di organizzazione della materia sia ancora quello dei Rerum memorandarum, è
diversa la prospettiva di fondo. La ricostruzione storica erudita trova ora la sua ragion d'essere su un fondamento
convintamente cristiano, dove ogni precetto etico dell'antica Sapienza si invera e acquisisce una validità universale.
➢ Iniziato nel 1347, è incentrato sugli stessi temi, è anche il De otio religioso, anch'esso attraversa diverse fasi redazionali. La
struttura è la stessa del De Vita solitaria, i cui temi del ritiro meditativo e della vita appartata acquistano una più precisa
caratterizzazione in senso Cristiano. Al centro vi è infatti la difesa della vita monastica, consacrata la contemplazione all'ascesi.
Petrarca, dunque, tenta ancora una volta la strada della sintesi tra Sapienza antica e verità Cristiana. L'unione è evidente già
dal titolo, che mette insieme il concetto pagano dell'otium, cioè dell'operosità solitaria, e il suo inveramento cristiano. Dunque è
la meditatio mortis, cioè l'emancipazione delle tentazioni mondane mediante la riflessione sulla morte, ad essere la sintesi
pagano Cristiana del suo pensiero. La conoscenza di Dio infatti permette di realizzare pienamente il precetto già pagano del
nosce te ipsum, dal momento che, in un mondo destinato a finire, solo la salvezza dell'anima, e tutto ciò che invita è orientato a
quella salvezza, acquistano un senso.
● Il 1347 è un anno di cambiamento sul piano dell'impegno politico: è l'anno della restaurazione repubblicana che Cola di Rienzo
cerca di realizzare a Roma. Petrarca reagisce con entusiasmo, ma rimane poi deluso dall'utopia repubblicana, che co
➢ Nel triennio 1346-1348 Petrarca compone la parte sostanziale delle 12 egloghe del Bucolicum Carmen. Il modello è quello
Virgiliano delle Bucoliche, anche se vengono ampliati i contenuti, con una questione ed esperienze recenti della vita di Petrarca.
Il racconto autobiografico rappresenta il filtro ideale in quanto il travestimento allegorico consente di mostrare come valori
mondani e cristiani condizioni non lo svolgersi concreto dell'esistenza. L'architettura interna è studiata secondo un disegno di
simmetrie e rimandi che consente di suddividerla in tre parti: le prime quattro egloghe hanno al centro il tema della poesia, il
secondo gruppo la politica, il terzo gruppo motivi autobiografici.
● Nel 1348 la peste dilaga in tutta Italia, muoiono molti suoi amici e persone molto importanti, tra le quali Giovanni Colonna e
Laura. Questo è un momento di svolta esistenziale profonda: le opere di questi anni riflettono però la crisi che Petrarca affronta
e alla quale risponde attraverso la ricerca di una scrittura che lo svincoli tanto dalle pastoie della storia quanto dal didascalismo
dei trattati morali.
➢ Si intendono quindi le sette preghiere in prosa ritmata raccolte nei Psalmi penitentiales, la sua opera di più schietta ispirazione
religiosa.
● In questi anni si stringe anche il legame con Giovanni Boccaccio. Nei primi anni quaranta Boccaccio con pila il De Vita et
moribus Domini Francisci petracchi de Florencia, che è la più antica biografia di Petrarca. Inoltre Petrarca indirizza Boccaccio
più di 30 lettere e, appena prima di morire, ha modo di leggere Il Decameron, di commentare e tradurre il latino l'ultima Novella,
quella di Griselda.
● Tra il 1351 e il 1353 si colloca l'ultimo soggiorno in Provenza, dopo il quale decide di stabilirsi definitivamente in Italia.
● Il suo obiettivo è una protezione che gli garantisca indipendenza e libertà di studi. Tale protezione è garantita a Milano dai
Visconti. Tuttavia tale scelta provoca dure reazioni, per esempio in Boccaccio, in quanto Milano è vista come una tirannia
nemica giurata di Firenze.
● Nel 1368 Petrarca si stabilisce a Padova sotto la protezione di Francesco I da Carrara, che gli fa dono di un rifugio ad Arquà,
sui Colli Euganei.
● Le sue condizioni di salute vanno peggiorando fino a quando tra il 18 e il 19 luglio del 1374 lo raggiunge la morte.
Filosofia petrarchesca
➔ scavo interiore nell’Io (nosci te ipsum) > biografismo quasi invasivo > autopsia > si autorappresenta, ha chiarissima l’idea di
scrittura come autorappresentazione > soprattutto nelle lettere, le principali sono le Familiares (unica opera ordinata e
completata in maniera definitiva), ma anche nelle Seniles (senza sistemazione definitiva), che probabilmente dovevano essere
chiusa dalla lettera ai potsdam, ai posteri, ma è rimasta incompiuta > grandissimo amor proprio > quella che Petrarca chiama
“gloria”, la gloria di mettere il proprio ego al centro dell’universo letterario, una gloria peccaminosa, una sorta di egocentrismo
➔ conoscenza dell’uomo > “scienza morale” nel senso latino di morale, da mos > comportamento
➔ indagine sul cuore umano a partire dalla meditazione su sé stesso > metodo induttivo, autoptico, dal particolare all’universale,
per capire l’uomo nel suo complesso, partendo da sé stesso
➔ le sue opere sono come degli specchi in cui egli si riflette > paradosso > vorrebbe indagare sé stesso ma spesso,
rappresentando sé stesso, costruendo questa effigie animi, un simulacrum ingenium, ma mente, modificando eventi, con una
sorta di censura, un filtro, ecc.
➔ per lui lo studio e la scrittura sono fatti privati, intimi, solitari
➔ la sua vita si divide tra la solitudine ed il vagare errabondo, il viaggio, il cosmopolitismo, continua necessità di muoversi >
nescius fermo, incapace di stare fermo, per trovare sollievo alla sua malattia interiore > insofferenza dello stare > epistola ad
Andrea Dandolo (“si sta come un duro giaciglio”), pur sapendo che in nessun luogo l’uomo è veramente felice > epistola a
Angelo Tosetti di Piero di Stefano > dolore della condizione umana terrena (Leopardi Canto notturno), nessun mondo gli piace,
lo soddisfa pienamente, completamente
➔ la sua inquietudine ha una base religiosa legata alla cultura del tardo medioevo > consapevolezza che esiste un modo di vivere
giusto al quale lui non sa adeguarsi > l’uomo medievale ha delle certezze, c’è un dover essere imposto dalla società, che
rimanda alla sfera razionale
➔ il suo essere intimo si contrappone al dover essere pubblico > preferisce la sfera mondana, il piacere, la gloria
➔ aveva preso gli ordini minori, divenne chierico, per studiare e scrivere
➔ sente anche il dovere di essere un buon chierico > nonostante il celibato avrà anche due figli naturali
➔ la vita per Petrarca è una lotta alla dannazione, nel Medioevo si viveva per morire, Petrarca rimane sempre fra la selva e la
piaggia
➔ epistola a Dionigi da Borgo San Sepolcro (gli aveva regalato una copia delle Confessiones di Agostino), monaco agostiniano >
racconta la salita con suo fratello Gherardo sul Monte Ventoso, nella Provenza, prima della monacazione del fratello, però
probabilmente la stesura è fittizia (fatto vero ma scritta molti anni dopo e forse falso destinatario, forse scelto perché dell’Ordine
di Sant’Agostino): monte che ricorda quello del Purgatorio (Inferno, I), dalla difficile salita > il poeta che dice l’ostinata fatica è
Virgilio > un arduum callem > disparità con il fratello > allegoricamente ricerca di Dio > ma a lui piace planus impedule, vuole
raggiungere la cima senza fatica (il che è impossibile) > girovagare come “ error” (termine chiave per Petrarca) > voleva
“differire la fatica del salire”, posticiparla, ma non si può > lui cerca quella mutatio animi (conversione), ma non riesce mai ad
agguantarla > sa che questi sentimenti non sono solo suoi > come dicono, cioè come dice Gesù nel Vangelo secondo Matteo,
che la strada per la salvezza è lunga e stretta > non cita i testi sacri, ma Ovidio > cuore della filosofia di Petrarca
➔ cerca un accesso più facile, più comoda, più agevole > pigrizia, si perde in un girovagare > error (che significa anche errore
morale)
➔ Dante in Purgatorio XXIV riesce a salire la montagna del Purgatorio, riesce su quella strada irta, mentre Petrarca non ce la farà
mai
➔ ricerca di una mutatio animi che gli consenta di abbandonare i piaceri terreni, che non arriva mai > questa condizione lui la
chiama “fortuna” (anche “tempesta”, nel senso latino del termine), il destino interiore, il malessere interiore che lo perseguita
(come islandese leopardiano perseguitato dalla natura) > diventa poi la condizione umana in genere, l’incapacità di adeguarsi al
dover essere sociale
➔ per lui la vita sulla terra è una pugna, una guerra contro la dannazione (Familiares I) > l’uomo è gettato (proiectus > proiettato)
nella vita, nell’esistenza (Heidegger)
➔ l’errare petrarchesco è un vagare fra il bene e il male, il rapporto fra virtù e peccato è circolare > quello di Dante è un percorso
lineare, ascensionale > quello di Petrarca è un percorso circolare, torna sempre al peccato, preferisce le creature al Creato
➔ scontro fra le certezze della religione e della cultura del suo tempo (il dover essere, la ragione) e la sua incapacità di adeguarsi
a queste certezze, dunque preferisce il mondo, i sensi, non adegua il suo essere a quel dover essere > chierico non fedele agli
impegni presi con la Chiesa > ascesa al Monte Ventoso, lettere dove viene esemplificata tale incongruenza
Il bilinguismo petrarchesco
Il bilinguismo petrarchesco è radicale. Mentre il latino è la lingua sia della poesia sia della prosa, estesa a generi diversi, il
volgare è lingua riservata esclusivamente alla poesia, perciò eminentemente letteraria. In diverse occasioni Petrarca ostenta
una più bassa considerazione del volgare rispetto al latino, tuttavia la superiorità del latino non risiede in ragioni pregiudiziali.
Differenza fondamentale sta piuttosto nel pubblico a cui l'una e l'altro idioma si indirizzano.
Petrarca vede il latino come il mezzo privilegiato della comunicazione letteraria, perché esemplato se grandi auctores della
civiltà classica e quindi dotato di un prestigio certo. Tuttavia il poeta non può ignorare le straordinarie potenzialità espressive del
nuovo idioma, infatti comporre rime in volgare significa proporsi come continuatore di questa recente tradizione, che aveva
conosciuto esiti altissimi, tanto quanto di quella latina. Dunque per Petrarca l'uso della lingua volgare è, al pari di quella latina,
l'uso di una lingua regolata.
Il Secretum
➢ Tale opera esprime la necessità di Petrarca di un bilancio esistenziale tramite il dialogo con se stesso, un'opera in cui riportare i
movimenti fluttuanti del proprio animo.
➢ L'azione è ambientata tra il 1342 e il 1343, anche se la composizione va fatta risalire al 1347 e prosegue poi fino all'inizio degli
anni Cinquanta.
➢ Il titolo del libro allude alla sua natura privata di confessione personale; in particolare, in cosa consiste tale segreto è
esplicitato da Petrarca in una postilla marginale apposta nel 1358: “ libro sul Segreto Conflitto dei miei affanni”. Dunque l'idea di
base è quella di un libro senza pubblico, ma rivolto ai posteri oppure destinato a rimanere presso l'autore.
➢ Esso si sviluppa sul modello strutturale dialogico della Consolatio philosophiae di Boezio e su quello contenutistico delle
Confessiones di Agostino.
➢ A Francesco, che sta meditando sulla morte, compaiono come in una visione la personificazione della Verità, testimone
silenzioso e imparziale del dialogo, e Agostino, personae in cui si proiettano la realtà biografica di Petrarca stesso e gli
insegnamenti morali del padre della Chiesa. Si assiste a uno sdoppiamento dello scrittore nei due personaggi: da un lato
Agostino incarna un'istanza a un tempo morale e razionale, ispezionando la coscienza di Francesco interrogandolo. Dall'altro
lato c'è Francesco, incapace di risolvere il conflitto tra l'attaccamento ai beni mondani e l'aspirazione a innalzare l'anima a una
vita più virtuosa.
➢ Il dialogo dura tre giorni, ai quali corrispondono tre libri unitari sotto l'aspetto tematico.
➢ Al centro del primo libro è il tema del dissidio: “ i contraddittori turbamenti” che agitano l'animo di Francesco e lo distraggono
da una corretta conduzione della vita. Agostino si concentra dunque sulla mancanza di un'autentica volontà, sottolineando che
la sua infelicità risiede proprio in questo difetto di volontà. Perciò solamente la meditazione sulla morte, cioè la presa di
coscienza della sua natura mortale e del carattere perituro di tutte le cose del mondo, può portarlo in salvo. Questo stato di
rinuncia tuttavia richiede una fermezza che Francesco non è ancora in grado di maturare.
➢ Nel secondo libro si entra nel vivo dell'interrogazione di Agostino. Infatti sottopone Francesco a un serrato esame sui suoi
peccati, costringendolo ad ammettere di essere vittima di ciascuno di essi, in particolare dell'accidia, in cui risiede la perenne
inquietudine che logora Francesco.
➢ Il terzo libro è dedicato ai due principali valori a cui il poeta ha consacrato la sua esistenza: l'amore per Laura e la brama di
gloria. Agostino chiarisce che il suo sentimento per la donna è la prima causa del suo traviamento morale, perché è il desiderio
verso una creatura mortale che allontana l'uomo dall’unico desiderio che può salvarlo, il desiderio di Dio. All'amore che aliena si
aggiunge il desiderio della gloria fra gli uomini, che per Agostino non è altro che eccesso di superbia. Lo accusa dunque di
essersi dimenticato di se stesso, mentre scriveva di altri.
➢ Nella conclusione Agostino invita Francesco porre unicamente se stesso al centro delle proprie scelte. Tuttavia la guarigione di
Francesco resta più che altro una meta tutta proiettata al futuro. L’autore afferma che si impegnerà a raccogliere gli sparsi
frammenti della sua anima (“sparsa anime fragmenta”).
➢ L’opera procede con un movimento frammentato e curvilineo, che vede una serie di successive conversioni, ognuna delle quali
è una conquista mai definitiva. Petrarca dunque mette in scena un dissidio che non si risolve, ed attraverso la contrapposizione
delle parti invita ad assistere all'articolarsi di un problema piuttosto che alla sua risoluzione.
➢ Francesco Rico ha osservato che gli sparsa anime fragmenta possano essere l'anticipazione del titolo latino e originario del
canzoniere, ovvero il Rerum vulgarium fragmenta. Questo significa che Petrarca sta qui anticipando il progetto in fieri del suo
libro di versi, e proietta dunque nella raccolta dei fragmenta l’autentica e più appropriata risposta agli inviti di Agostino. Infatti il
Santo ha mostrato a Francesco che proprio la frammentarietà della sua anima è la causa del suo male. Petrarca dunque
intende raccogliere questi frammenti per ricondurli a un essenziale integrità e all'unità del pensiero della morte di Dio, ed è
dunque questo il proposito finale del Secretum, rilasciato verso il futuro nel liber di liriche.
➢ titolo iniziale era Meum Secretum > si rappresenta come peccatore
➢ grande crisi interiore e religiose, successiva dell'incoronazione poetica
➢ codice laurenziano riporta almeno tre redazioni
➢ non vuole pubblicarlo
➢ gli appare una virgo, una vergine, che è la Verità > mossa dalla pietà per i suoi errori e per porgergli aiuto, ausilium > virgo
veritas > è un concetto filosofico, non viene da Dio, non è un angelo, fa parte della coscienza del poeta
➢ Laura rappresenta i beni terreni, in tutte le loro forme
➢ Agostino si mette al servizio della Verità, in un dialogo incessante, maieutico > la Verità rimane muta
➢ il poeta si presenta come Franciscus, ma si capisce che è lui
➢ influsso dell’opera di Agostino
➢ parte dal fatto che l’uomo abbia tantissimi desideri, una sete di appagamento pressoché infinita, ma tutti i piaceri del mondo
sono finiti, non possono colmare tali desideri (teoria del piacere di Leopardi) > solo l’ultraterreno può colmare tali desideri
➢ questo è un giogum peccaminoso, un rerum temporarum, legato a ciò che c’è di terreno
➢ il corpo è un carcer, l’uomo è un mancipium corporis, uno schiavo della corporeità > per un sapiente è fonte di vergogna il fatto
di essere schiavo del suo corpo, è una fabula vulgi, lo zimbello del popolo
➢ vorrebbe che il freno della ragione lo aiuti nel cambiare rotta
➢ fluctuatio iter procellam > viaggio fluttuante in una tempesta > rappresentazione della sua vita > il portus è Dio > è più
probabile il naufragium (termine chiave in Petrarca) > il fondo del mare è l’Inferno
➢ l’uomo può solo pensare continuamento alla morte, un memento mori
➢ l’opera è incompiuta, è un non finito, si interrompe bruscamente con una sconfitta
Le Familiares
➢ Si tratta di un progetto di Petrarca in cui intende raccogliere una parte consistente della corrispondenza epistolare che tiene con
amici, parenti e personaggi pubblici fin nei tempi della prima giovinezza. Tale progetto risale probabilmente all'inizio degli anni
Cinquanta.
➢ Probabilmente esso ha radice nel ritrovamento nel 1345 di una buona parte dell’epistolario di Cicerone, scoperto dallo stesso
Petrarca.
➢ Anche in questa raccolta si ritrova la costruzione per frammento, cioè formata da scritti occasionali che hanno una loro
autonoma diffusione prima di entrare a far parte dell'opera finale.
➢ L’opera è una selezione di 350 lettere divise in 24 libri secondo un ordine coerente. Tuttavia si tratta di un travestimento
letterario della propria vita, Il che è testimoniato dalla conservazione delle diverse redazioni di più di una lettera. Dunque vi
sono diverse rielaborazioni formali ma anche stesure ex novo di lettere fittizie. Questo determina anche la straordinaria
coerenza interna che si fonda su un doppio binario di lettura: da un lato ogni missiva è corredata da elementi che la
contestualizzano nella biografia dell'autore. Dall'altro il montaggio e la rifunzionalizzazione di tali elementi concorrono alla
costruzione dell'autobiografia.
➢ La selezione del materiale, la trasfigurazione letteraria delle situazioni, i rimandi intratestuali sollevano di fatto la realtà
biografica individuale a valore esemplare metastorico.
➢ La centralità dell'autore che si offre alla rappresentazione di sé rende quest'opera il primo esperimento nella letteratura italiana
di prosa autenticamente soggettiva.
➢ La necessità della scrittura è innescata innanzitutto dal trauma della Peste del 1348, ma più in generale dal sentimento della
morte: infatti la scrittura serve ad affidare la memoria ciò che irrimediabilmente va perdendosi, in primo luogo l'immagine di sé.
➢ La varietas dei testi è l'elemento costitutivo dell'economia dell'intero libro: è la molteplicità dell'esperienza ad essere l'asse
portante del travestimento letterario, perché riflette la varietà degli stati d'animo da recuperare con la scrittura.
➢ L'obiettivo dichiarato è quello di far conoscere: “l’effigie del mio animo”.
➢ L'intera impalcatura delle Familiares si regge sull'immagine dell'autore-naufrago soggetto agli incontrollabili rivolgimenti del
tempo. Questo è confermato dal libro ventiquattresimo , che si sviluppa con una serie di missive indirizzate ai principali
auctores dell'antichità. Dunque si va a realizzare in forma più compiuta quel dialogo con gli antichi da sempre ricercato dal
poeta, il quale riesce ad instaurare un dialogo che supera la distanza di tempo e di spazio.
Le Epystole metrice
➢ Si tratta di una raccolta di lettere in versi, in particolare di 66 lettere in esametri suddivise in tre libri.
➢ L'architettura delle epistole è meno coerente rispetto alle altre raccolte petrarchesche.
➢ L'intento è quello di far conoscere: “affectus animi varios” attraverso gli avvenimenti e le circostanze che hanno segnato il suo
percorso biografico.
➢ Emblematica è l'epistola I 14 Ad seipsum, articolata in un dialogo interiore con la propria anima perché si rechi in salvo dal
dissidio tra la paura della morte e il compiacimento delle lusinghe del mondo terreno.
Le Sine nomine
➢ Lettere raccolte tra il 1359 e il 1361 dedicate alla polemica avignonese, condotta con i toni della satira contro la corruzione dei
costumi delle gerarchie ecclesiastiche e dei Papi francesi.
➢ Il titolo è volto a proteggere tanto l'autore quanti destinatari .
Le Seniles
➢ Si tratta di una raccolta di epistole dell'ultima parte della sua vita, divisa in 17 libri contenenti 127 lettere, comprese tra il 1361 e
il 1374.
➢ Il procedimento di ordinamento, revisione e ricombinazione è il medesimo delle familiares.
➢ Gli argomenti privilegiati sono la vecchiaia e la morte.
➢ Risponde a questo progetto la lettera autobiografica a Guido Sette, arcivescovo di Genova: è il più dettagliato resoconto che
Petrarca abbia mai lasciato della sua vita.