Documento
Documento
26/02/2020
Perché studiamo diritto?
Se non rispetti la legge dello Stato vieni sanzionato attraverso un apparato
stabile la cui forza fisica è legittimata dallo stato stesso (polizia/carabinieri).
Studiamo il diritto dello stato perché in questo momento è l’apparato stabile che
riesce percentualmente in misura maggiore, ad imporre le sue regole.
Tutto il sistema che studieremo (diritto privato) ruota attorno al “di chi è cosa”.
Una volta identificato il proprietario, si valuta come salvaguardare il suo diritto
di utilizzarla senza che qualcuno lo impedisca.
“Non rubare” implica la proprietà privata, quindi la religione ha bisogno di
sostegno da parte dell’ordinamento giuridico statuale. Tutti i sistemi reggono se
al di sopra c’è il diritto giuridico statuale che definisce il sistema appropriativo,
che è la base di tutti i sistemi.
L’uomo è una priori perché manca la sua definizione nel codice civile. Questo ha
un senso, perché un sistema che non definisce la priori è un sistema che si può
modificare nel tempo. Pensiamo all’aborto, quando un feto è considerato un
essere umano con diritti e quindi è omicidio? Questo varia, ed è grazie al fatto
che non è definita la priori. Questa definizione deve evolversi nel tempo.
L’uomo è la priori, ed è titolare di diritti soggettivi (beni), e diritti reali
(proprietà). Ora la priori sta diventando il patrimonio, cioè l’ordinamento
attribuisce dei diritti al patrimonio di una persona.
Ogni uomo ha un suo patrimonio, e fa riferimento al titolare in senso attivo e
passivo (crediti e debiti).
Le norme che compongono il sistema giuridico dello stato prendono il nome di
diritto positivo.
Come nasce il sistema di norme applicabili a una comunità e che disciplinano la
vita di chi ne fa parte?
Ci sono una serie di soggetti, che individuano quali sono le condizioni necessarie
alla creazione di norme giuridiche, avvalendosi delle norme che servono a
produrre le norme, cioè la disciplina da seguire per poi fare disposizioni che
riguardano i cittadini. Questa disciplina prende il nome di fonte del diritto, le
origini del sistema che regola la vita dei consociati. Queste norme sono esposte
gerarchicamente, risolve: l’antinomia del diritto, cioè norme su una stessa cosa
prevale la norma superiore all’altra, cioè ci sono norme che possono fare le
regioni ad esempio, e altre che invece prevalgono su di esse perché fatte dallo
stato. Le norme di rango superiore prevalgono su quelle di rango inferiore. Non
sempre l’antinomia può essere risolta gerarchicamente: ci sono norme di ranghi
equivalenti. Questo problema normalmente si risolve con la norma posteriore
che prevale su quella anteriore che viene tacitamente abrogata. Poi ancora, la
norma speciale prevale su quella normale: per capire se una deroga è speciale o
normale si deve andare a guardare, così come per capire quale legge è posteriore
ad un’altra.
Normalmente le norme si creano così: si conquista il territorio, si fa il sistema di
costituzione e poi le norme.
La costituzione è del 1948 e il codice civile del 1942. È nato prima il sistema di
norme e poi le regole per scriverlo. Questo perché c’era già un sistema
funzionante molto prima della carta costituzionale. Il codice civile è stato fatto
da soggetti quasi tutti antifascisti, e reggeva anche alla nuova costituzione. Per
questo l’Italia è diversa, perché chi ha fatto le norme era già avanti, e ha fatto le
norme attorno alle quali è stato creato un sistema che vi combaci. La nostra
costituzione è rigida, cioè le norme non possono essere modificate se non da
norme dello stesso rango costituzionale. Questa procedura vale anche per creare
una nuova norma di rango costituzionale. Se una norma viene dichiarata
incostituzionale, l’incostituzionalità è retroattiva, cioè quella norma è come se
non ci fosse mai stata.
La comunità europea ha il potere di emanare regolamenti e direttive. Il
regolamento ha valore diretto nel territorio appartenente alla comunità e
prevale sulle norme dello stato che sono contrastanti. Le direttive invece sono
indirizzate ai singoli stati, non sono direttamente applicabili e indicano ai singoli
stati la strada da seguire per armonizzare il sistema, cioè cercare di rendere
comune un sistema molto differente così che tutti gli stati si muovano allo stesso
modo.
Le leggi emanate dall’Italia sono norme ordinarie.
Il codice civile ha 6 libri:
- persone e famiglia - successioni
- Proprietà
- Obbligazioni
- Lavoro
- Tutela dei diritti
Tutte le leggi al di fuori del codice civile sono speciali. Anche il codice civile è una
legge, ordinaria, organica e complessa, e generale. È diviso in articoli, capoversi
detti commi, e il titolo in grassetto degli articoli che prende il nome di rubrica e
serve per capire dove ci si trova nel codice, riassume ma non ha valore di legge,
spiega solo pressappoco dove stai. Ha valore di legge quello dentro l’articolo.
Anche le altre norme prendono il nome di codice, ma non in senso tecnico. In
senso tecnico lo è un codice organico come quello civile. Altrimenti è un codice
in senso atecnico (Giurisprudenza), cioè una raccolta di leggi non organica.
Gerarchia delle fonti:
-direttive
-regolamenti (più per diritto pubblico)
-usi, cioè se si dimostra che c’è un uso storico di un qualcosa, allora quella è una
norma.
02/03/2020
La giurisprudenza è una fonte atipica del diritto.
Il soggetto a cui si riferisce il diritto privato è un’entità con il proprio patrimonio.
Si occupa della sfera giuridica dell’uomo, non definito dal codice, e del suo
patrimonio.
Il diritto puó essere inteso sia in senso oggettivo, ossia del diritto che disciplina
l’attività dei privati; sia in senso senso soggettivo, ci si concentra sui soggetti e i
diritti e le facoltà che essi hanno nei confronti del patrimonio o di terzi.
Il titolare di un diritto soggettivo cosa puó fare? In prima approssimazione puó
esercitare la pretesa a che gli altri soggetti non interferiscano con l’esercizio del
diritto; cioè se io sono titolare del diritto soggettivo ASSOLUTO di proprietà di
un bene, significa che nessuno puó incidere sul mio diritto. Però il diritto
soggettivo si distingue in due modelli: ASSOLUTO, ossia che puó essere
esercitato nei confronti di chiunque, vuol dire che tutti gli altri in
contrapposizione all’esercizio del diritto devono rispettare il diritto altrui.
Nel diritto soggettivo RELATIVO, la pretesa del titolare si puó rivolgere soltanto
nei confronti di soggetti determinati, ho cioè bisogno della collaborazione di
qualcun altro per esercitare il diritto: come nel diritto di credito, posso riferirmi
solo a chi deve darmi i soldi.
I diritti della personalità (vita, integrità fisica, onore), il diritto di proprietà
(diritto reale), sono diritti assoluti.
PRIMA DOMANDA: MI PARLI DEI DIRITTI REALI.
Tra i diritti relativi troviamo il diritto di credito che ha due parti, titolare del
diritto e dall’altra il debitore. In verità il diritto di credito puó essere anche la
possibilità di imporre a un soggetto di non fare qualcosa. Ad esempio, se ho una
piscina e litigo col vicino che mette un albero che fa ombra, esercitando il diritto
di proprietà sul suo terreno. Ma io ho il diritto a che il mio vicino non compia
azioni che interferiscano sul mio diritto. Questo è abuso del diritto, e posso
chiedere al giudice di tagliare l’albero.
Diritto alla riservatezza e il diritto di cronaca, se io per sbaglio sto nudo davanti
alla finestra non puoi farmi la foto e condividerla (diritto di riservatezza),
mentre se sono un personaggio pubblico puó essere fatto. Il diritto alla
riservatezza e alla cronaca varia a seconda del tempo in cui si attua, ad esempio
se uno omicida ha operato vent’anni fa, prima si poteva fare nome e cognome ma
ora no, perché si riapre il diritto alla riservatezza.
Il diritto soggettivo è una sfera di libertà e autonomia riconosciuta
dall’ordinamento al titolare, e questa sfera viene tutelata da una protezione da
parte dello stato che tutela il soggetto proprio per concedere questa libertà,
andando a difendere il soggetto di cui non stanno venendo rispettati i diritti.
Questo è per evitare un terzo soggetto che non capisca cosa accade tra i due
soggetti.
Sapere almeno 4 diritti assoluti e relativi!!!!!
Le situazioni giuridiche soggettive si distinguono dal diritto soggettivo perché
sono riconosciute a un soggetto anche per un interesse ulteriore, sia passive che
attive. Ad esempio:
Il diritto potestativo, diverso dalla potestà, è correlato alla posizione dell’altro
soggetto; abbiamo detto che i diritti soggettivi sono una sfera all’interno della
quale il soggetto viene protetto. In questo diritto c’è la possibilità di andare a
incidere nella sfera giuridica di un altro soggetto con un comportamento
volontario, a fronde del quale l’altro soggetto non puó che subirlo. Questo diritto,
art. 1373 codice civile, l’abbiamo esercitato tutti. Siamo tutti contraenti finali
quando lasciamo un operatore telefonico e andiamo in un altro, facendo un
danno al primo operatore esercitando il diritto di recesso, che lo permette anche
annullando il contratto.
L’onere è una posizione di vantaggio che il titolare puó ottenere solo se viene
esercitato un certo comportamento che dà la possibilità di esercitarlo. Si hanno 8
giorni di tempo per comunicare il danno subito, ad esempio se viene dato un
solo anno di garanzia invece che due, ma non si puó dichiarare un danno dopo
gli 8 giorni dalla scoperta. È quindi un termine decadenziale, ma difficilmente
applicabile perché il venditore non sa quando è stato scoperto. Situazione
giuridica soggettiva ATTIVA.
La potestà, è presente nel diritto di famiglia, ed è un potere non disgiunto dal
dovere. Cioè io posso esercitare il mio potere su tre soggetti: figli minorenni, ma
non puó essere svolto nel mio interesse ma nel loro. Ad esempio, se io voglio a
tutti i costi che mio figlio vada al classico ma lui vuole andare allo scientifico, il
figlio puó chiedere al giudice di essere tutelato. Quindi io ho il potere di
esercitare questo diritto, incidendo sulla sfera giuridica altrui, ma sempre
nell’interesse di quest’ultimo.
Interesse legittimo, è una figura che sta all’opposto del diritto soggettivo, un
diritto proprio che posso esercitare nei confronti di tutti o di determinati.
Questo è invece la possibilità data a me di tutelare l’interesse di una società. Cioè
se un concorso non rispetta le norme sociali, io posso dirlo tutelando sia me che
tutta la collettività. NON LO CHIEDE
Aspettativa, puó essere di due tipi: legittima, quando vi è un diritto in divenire o
dipende dal verificarsi di un evento dedotto in condizione. Ad esempio, io potrei
avere un interesse perché né 2001 ho vinto un concorso in cui sono stato
assegnato a Sassari. Ad esempio, io posso comprare una casa ma posso fermarla
per un periodo perché sto aspettando che il risultato del concorso diventi
definitivo. Chi mi vende casa è sicuro che io vincerò la causa e vincerò il
concorso venendo trasferito a sassari; da quel giorno fa feste nella casa
sfondandomela. In teoria non posso fare niente perché sarà mia tra 60gg se si
verifica l’evento, ma avendo l’aspettativa, posso andare dal giudice e dirglielo
così lui si farà dare le chiavi sequestrano la casa aspettando i 60gg per poi darle
al proprietario effettivo. Questo è un atto conservativo, cioè far conservare il
bene fino al termine dell’aspettativa. Aspettativa di fatto, ad esempio se
uccidono tua moglie il marito ha diritto al risarcimento del danno. Nella
convivenza senza matrimonio, se c’è la prova che stanno insieme e magari la
persona che è morta è quella che pagava il mutuo perché non ha diritto anche
questa persona a una aspettativa? Ecco, quella è l’aspettativa di fatto.
Schema riassuntivo:
Di fronte a un diritto soggettivo assoluto c’è un dovere GENERALE di rispetto,
come quello di proprietà.
Nel diritto soggettivo relativo invece c’è l’obbligo a carico di soggetto
determinato, tipico diritto soggettivo relativo è il diritto di credito.
Il dritto potestativo è invece una soggezione a chi il destinatario non può opporsi
senza eccezione.
Il diritto di potestà è una soggezione che si applica solo se l’azione è compiuta
nell’interesse dell’altro soggetto.
Interesse legittimo, potere riconosciuto ma nell’interesse della collettività.
Aspettativa legittima, è una tutela cautelare, cioè se ho un diritto IN DIVENIRE, il
giudice puó togliere il bene a entrambe le parti la ridarà a fine della condizione
al proprietario; se il venditore ci vive il giudice allora farà in modo di tutelare le
condizioni del bene.
Passiamo ora ai soggetti dei diritti:
Chi è che puó ritenersi titolare di questi diritti?
E tutto questo è a favore di chi e nei confronti di chi?
La nozione giuridica di persona non coincide con la nozione di persona fisica.
Quando noi paghiamo le tasse universitarie, sappiamo che i soldi non vanno al
retore ma all’istituto, quindi non alla persona fisica col suo patrimonio, ma alla
persona giuridica col suo patrimonio.
Persone fisiche:
Art.1 cod. civile: DOMANDA D’ESAME, capacità giuridica si acquista al momento
della nascita. È l’idoneità del soggetto a vedersi attribuiti diritti e obblighi. Ad
esempio, il diritto alla sanità, ma anche degli obblighi, ad esempio la leva
obbligatoria prima dell’abolizione.
In verità ci sono diritti che si acquisiscono prima, come un’eredità al mio futuro
nipote, ma lo acquisisce nel momento in cui nasce. Quando sara concepito e a
condizione che nasca allora avrà il bene.
Questo riconoscimento della cap. Giuridica con la nascita è un punto di incontro.
Ad esempio, le leggi razziali contro gli ebrei impedivano a loro di sposarsi con
ariani o avere beni immobili di proprietà.
Art. 2: Capacità di agire, maggiore età, che si distingue dalla capacità giuridica
perché è l’idoneità de soggetto ad assumersi LIBERAMENTE obblighi e essere
titolare di diritti. Ad esempio, se mio nonno mi lascia un castello, senza la
capacità di agire non posso venderlo né fare altro perché non posso assumere
obbligazioni fino alla maggiore età, cioè ne sono titolare ma non ho capacità di
agire.
Talvolta neanche avere la capacità di agire basta, come nel caso dell’interdizione
o inabilitazione. Rimane la capacità giuridica ma non quella di agire. Nel primo
caso si ha soltanto per i soggetti che si trovano in un abituale stato di incapacità,
cioè non sono MAI in possesso di capacità di intendere e volere. L’inabilitato se
chiama l’idraulico e fa un contratto puó farlo, perché una situazione ordinaria,
mentre se vuole vendere la casa, situazione straordinaria, ci vuole la sua volontà
più quella del curatore. L’interdetto necessita SEMPRE di un tutore, mentre
l’inabilitato di un curatore SOLO nelle situazioni straordinarie. Sono casi di
incapacità di agire ASSOLUTA.
Se sono ubriaco sono legalmente capace ma NATURALMENTE INCAPACE, quindi
se voglio annullare un’azione compiuta in quel momento, devo dimostrare che in
quel momento non potevo intendere e volere e quindi ero in una situazione di
INCAPACITÀ NATURALE.
In senso uguale e contrario c’è la cosiddetta emancipazione, cioè quando un
minore viene autorizzato a svolgere azioni di straordinaria amministrazione. In
due ipotesi: a 16 anni per entrambe, nel primo caso se muore il padre del
ragazzo e questo ha sempre lavorato nell’azienda di famiglia e dimostra di
essere in grado di gestirla, allora gli viene data la possibilità di farlo, in questo
caso per SUCCESSIONE; altra ipotesi, se sto per avere un bambino il giudice puó
emanciparlo. Sono gli unici due casi di emancipazione. INCAPACITÀ DI AGIRE
RELATIVA.
Si parla solo di incapacità di agire e non giuridica perché quest’ultima la si ha
sempre solo per il fatto di essere nati.
Dopo l’incapacità, il codice civile tratta di alcuni diritti della personalità, che
sono assoluti perché possono essere fatti valere nei confronti di tuti. Sono così
importanti che sono sorretti da altri articoli presenti nella costituzione. Si
dividono in due categorie:
- Diritti con oggetto L’Unità biologica, ho il diritto di non essere fatto a pezzi.
- Diritti con oggetto la rappresentazione del soggetto nella comunità, se io dico
idiota a una persona
questa non puó farmi causa. Ma se lo dico alla società, allora puó farmi causa
perché ho inciso sulla
sua immagine nella comunità.
Quanto agli atti di disposizione del proprio corpo, posso farmi togliere un rene
ma non il cuore neanche volontariamente. Sono vietati quando diminuisce
permanentemente l’integrità fisica o quando sono contrari alla legge, all’ordine
pubblico o al buon costume. Le menomazioni possibili, come togliere il rene
perché basta uno, puó essere fatto solo a titolo gratuito ad esempio per
donazione
03/03/20
Come possono essere tutelati i diritti?
Ultimo libro del codice civile. Si limita a indicare i principi generali della tutela
dei diritti. La tutela giurisdizionale, cioè pratica, è disciplinata da un codice in
senso stretto, cioè una sola legge, il codice di procedura civile. È una legge
unitaria e organica che spiega come tutelare ogni proprio diritto.
I primi argomenti del sesto libro del codice civile sono la trascrizione e le prove.
Trascrizione è l’iscrizione del proprio diritto in un grande libro, ora elettronico.
Le prove riguardano invece la dimostrazione del possesso di quel diritto, come
nel caso di proprietà dimostrare che è mia. La cosa più importante del nostro
ordinamento sono gli strumenti della pubblicità.
Il nostro sistema per tutelare i diritti è dare la prova che la cosa è tua. Tutta la
prima parte del sesto libro parla delle forme di pubblicità: pubblicità di notizia,
dichiarativa, costitutiva.
La pubblicità di notizia permette di rendere conosciuto a terzi una determinata
cosa devi usare questa forma, se non lo fai hai gli stessi effetti ma paghi una
multa. Un esempio è la pubblicazione degli atti del matrimonio, che va fatto un
certo periodo prima del matrimonio. Se non l’hai fatto, il matrimonio resta
valido ma paghi una multa. VALIDO EFFICACE OPPONIBILE
Per pubblicità dichiarativa di intende quella che ha lo scopo di rendere
opponibile si terzi un determinato atto giuridico. Se non si esegue questa
pubblicità, l’atto è valido ed efficace tra le parti ma non lo puoi opporre ai terzi.
Ad esempio, faccio un atto in cui vendo casa mia a una ragazza, ma non lo
TRASCRIVO, l’atto è valido ma non puó opporlo ai terzi; cioè nel libro del
comune c’è ancora scritto che è mia la casa, dal punto di vista giuridico la casa
non gliel’ho venduta. Se poi la vendo a un altro ancora e questo trascrive l’atto,
l’unica cosa che puó fare la prima persona è farsi ridare i soldi però la casa non
la riprende e basta, perché non può opporla ai terzi. In questo caso si è in una
situazione di ONERE in capo all’acquirente di trascrivere l’atto. VALIDO
EFFICACE FRA LE PARTI MA NON OPPONIBILE AI TERZI
Pubblicità costitutiva, quella che o la fai o non è valido l’atto, tanto che si parla di
iscrizione e non trascrizione. Ad esempio, voglio comprare casa costa 100 e ho
20. Vado alla banca e mi faccio prestare 80, che gli rido a rate. Peer garantire al
banchiere che io posso dargli indietro i soldi, che non possono essere pari a più
dell’80%, e la banca iscrive ipoteca nei pubblici registri per 80. Quindi se io
voglio venderla a 120, 80 l’acquirente li darà alla banca o io prima, e il resto a me
se l’ho già fatto io. NE VALIDA NE OPPONIBILE.
Nel titolo secondo del libro sesto si parla delle prove. Se io voglio tutelarmi devo
dimostrare che il diritto è mio; un giudice non puó cercarsi le prove da solo
PRIMA REGOLA giudice non può non decidere, deve per forza dare ragione a una
delle due parti SECONDA REGOLA. Art.2697.
Onere della prova: non sempre è semplice provare l’esistenza del diritto, quindi
se è vero che il principio generale è l’onere della prova, ci sono delle eccezioni
chiamate presunzioni.
Due tipi: presunzioni legali, è la legge che considera come provato un fatto
incerto in regime di un altro fatto certo che lo precede. Io il 01/01/2020, ho la
foto del mio orologio. Il 09/04/2020, c’è un’altra foto con l’orologio. Per la legge
si presume che io sia stato proprietario anche in mezzo si due estremi; può
essere non vero, posso averlo venduto e rubato all’acquirente ed è lui che deve
provarlo cioè gli ho invertito l’onere della prova, questa è la Presunzione di
conoscenza. Vedo un orologio e mi piace, mando una lettera in data 01/01/2020
al proprietario, al quale arriva il 03/01 chiedendogli di vendermi l’orologio per
100. Il proprietario può fare una controproposta o accettare quella. Risponde si
il 04/01 e arriva il 08/01, l’orologio diventa automaticamente del nuovo
proprietario e il vecchio deve risarcire eventuali danni al nuovo. Se io non lo
voglio più, devo dimostrare con un fatto valido (ad es. salute) di non avere
ricevuto l’ok dell’acquirente. Per la legge se è arrivato l’hai letto e quindi cazzi
tuoi. Questa è la presunzione legale. Presunzioni semplici, dato che il giudice
deve decidere per forza, in caso di assenza di prove che lo permettano lo si fa
sulla base di altri elementi.
Le presunzioni legali si dividono in altri due tipi: assolute e relative. Delle prime
non è possibile dare la prova contraria mentre delle altre si. Il primo caso ad es
si presenta con la nascita di un bambino, che per forza è prima dei 10 mesi e
quindi non si ammette prova contraria. ASSOLUTA.
Se io di la prova di non essere stato in grado di leggere la lettera nell’esempio
precedente, allora posso revocarla. RELATIVA.
Le prove sono di due tipi: documentali e semplici.
Le prime, confessioni e giuramenti.
Prove testimoniali, a seguito di interrogatorio processo civile poco valore penale
molto valore.
Le confessioni sono giudiziali, se tu non paghi oggi e mi dite “ah si li porto
domani” e lo fate in contanti per dire, due giorni dopo io vi denuncio dicendo che
dovete ancora darmeli. La vostra risposta vale come confessione e deve
dimostrare che te li ha dati.
Giuramento, come la confessione ma pronunciata con una forma di giuramento e
in giudizio. Giuramento decisorio, cioè io dico al giudice di chiedere il
giuramento all’altra parte. Ed è definitivo rispetto alla causa. Giuramento
suppletorio quando il giudice chiede a una delle due parti di giurare su qualcosa
che non è certo o che non è stato approvato.
anche gli enti e lo stato in assenza di altri eredi entro sesto grado; lo stato
subentra anche nei debiti ma solo fino al valore di quanto acquisito, non per
debiti superiori.
La chiamata a succedere diventa efficace solo con l’accettazione, il diritto di
accettare dura 10 anni e se l’erede muore senza aver accettato, il diritto di
accettare viene trasferito agli eredi. Se ci sono creditori tipo la banca con un
mutuo, essa puó chiedere al giudice di rendere minore la durata della
prescrizione del diritto di accettare tipo a 6 mesi o un anno, così da poter
riscuotere il credito a breve.
L’accettazione puó essere pura e semplice, e produce la fusione tra patrimonio
dell’erede e del defunto, e là responsabili dei debiti anche se superano il valore
della eredità, responsabilità ultra vires, cioè oltre il valore dei beni ereditati.
Oppure l’accettazione puó essere con beneficio inventario, in questo caso l’erede
risponde ai debiti solo e nei limiti di quanto ereditato, senza quindi la confusione
tra i due patrimoni. Se ce residuo dopo il pagamento dei debiti con l’inventario
del patrimonio del defunto allora lo si dà all’erede, se invece non c’è residuo e
addirittura c’è un negativo, di questo non risponderà l’erede.
17/03/2020
L’accettazione puó essere espressa o tacita: espressa quando avviene per atto
pubblico o in scrittura privata, dove il chiamato accetta l’eredità e assume il
titolo di erede, scrivendolo. Più pericolosa è quella tacita, che si ha quando il
chiamato all’eredità compie uno o più atti che presuppongono necessariamente
la sua volontà di accettare, e che egli in avrebbe il diritto di fare se non proprio
nella qualità di erede: ha creato e puó creare dei problemi; ad esempio prendere
dal cassetto l’orologio di mio padre che è morto presuppone la mia accettazione,
e se solo quello è il patrimonio restante ma i debiti sono di centinaia di milioni di
euro, dovrò rispondere anche di quelli.
La legge richiede una forma solenne in caso di accettazione con beneficio di
inventario, con notaio o cancelliere del tribunale del luogo in cui si è aperta la
successione (domicilio decuius) e la successiva trascrizione presso l’ufficio dei
registri immobiliari, e questa forma di accettazione è nell’interesse dell’erede
poiché comporta la non confusione dei patrimoni.
Abbiamo detto che possiamo anche rinunziare: la rinunzia è un negozio
unilaterale, con il quale il chiamato dichiara di non voler acquistare l’eredità
rimanendo estraneo alla successione. È un altro atto solenne, come tale richiede
il notaio o cancelliere e l’inserzione nel registro delle successioni. L’accettazione
non puó essere più cambiata una volta fatta, ma in caso di rinuncia si ha sempre
tempo di accettare, termine prescrizione 10 anni.
Passando al legato, viene identificato con la successione per mortis causa a titolo
PARTICOLARE, cioè realizza la successione in uno o più rapporti determinati, e
come tale non è vincolato aldilà del valore di quanto ricevuto, che viene
acquisito in forma automatica senza bisogno di accettazione o rinunzia, se
invece accetta non puó più revocare.
Tipi di successione
- Legittima: o ab intestato in latino, accade per volontà di legge e non per
testamento. Si perviene a questo tipo di successione quando manca il testamento
o esiste ma nullo, o annullato, o revocato, o ancora se non comprende tutto il
patrimonio; in questo caso ci sarà coesistenza di successione testamentaria è
legittima.
Se c’è un testamento è chi lo fa che decide a chi lasciare cosa. Se non c’è, c’è un
ordine secondo il quale attribuire i beni del decuius; ma c’è una terza possibilità,
e cioè quando il testamento non includere la totalità del patrimonio, ma solo una
parte. C’è il problema della restante parte, che allora andrà secondo la disciplina
della successione legittima. Anche qui esempio: io dispongo di tutti i miei beni,
vinco all’enalotto il giorno dopo la mia morte: i soldi, non presenti nel
testamento, vanno distribuii secondo le regole della successione legittima. Il
legislatore, prevedendo la successione legittima, vuole riaffermare il principio
della solidarietà del vincolo familiare, per cui il bene del defunto vanno prima ai
parenti presumendo quindi che questa fosse la sua volontà: sono successori
legittimi IL CONIUGE (non parente!!), i discendenti, gli ascendenti (genitori e più
su) i collaterali e gli altri parenti fino al sesto grado; se questi mancano la
successione riguarda lo stato. Ciascun ordine esclude il successivo, se è presente
un ordine il grado successivo è così via viene escluso. Il coniuge concorre con i
primi due ordini (discendenti e ascendenti) e esclude il terzo.
Il problema è come si calcolano i gradi di parentela:
Al massimo quindi, secondo la successione legittima, gli eredi ultimi sono
Calpurnio e Sempronio. Quote della successione legittima (non li chiede
all’esame):
- Testamentaria: il testamento, è l’atto col quale una persona dispone per il
tempo in cui avrà cessato di vivere, e comprende parte o tutto il patrimonio. Puó
contenere anche cose diverse dal patrimonio, come il riconoscimento di un figlio
naturale (fuori dal matrimonio). È sempre revocabile, fino all’ultimo istante
prima di morire, ma non può essere revocato il riconoscimento del figlio.
Il testamento è un vero e proprio negozio giuridico, manifestazione di volontà
diretta a produrre effetti giuridici che l’ordinamento riconosce sebbene in
maniera parziale, cioè con alcuni limiti. È un negozio unilaterale non recettizio,
cioè valido indipendentemente dall’accettazione e conoscenza che abbia il
successore.
Revocabile e modificabile.
Atto personalissimo, puó essere compiuto solo dal soggetto. È formale, richiesta
forma scritta.
Le forme sono:
La fattispecie è che io dono, poi ho un altro figlio, per la legge non avrei avuto
l’animus donandi se avessi avuto un altro figlio. Oppure ancora per
ingratitudine, cioè se ho donato una cosa a mio fratello ma ha poi tentato di
uccidere mia moglie, posso agire revocazione.
24/03/2020
I beni
Il bene in senso giuridico è la cosa che può formare oggetto di diritti. Non tutte le
cose sono beni sotto il profilo giuridico. I beni in senso giuridico sono solo cose
utili o utilizzabili delle quali l’uomo puó appropriarsi. Quindi per avere rilevanza
giuridica i beni devono essere:
- Utili
- Accessibili (la terra di Marte non è vendibile)
- Limitati -> ma da discutere
Possono esserci più titolari con diritti differenti o identici (come nel caso della
contitolarità). Altro es per il primo caso: un proprietario e un usufruttuario sullo
stesso bene.
Rispetto ai beni ci sono diverse classificazioni più o meno importanti.
La prima, la più importante:
- Beni immobili per natura = non possono essere spostati
- Beni immobili per determinazione di legge = sono quelli che non sarebbero da
considerare immobili
ma la legge li considera così. Mulini, bagni, edifici galleggianti.
- Beni mobili = quelli non compresi nelle prime due categorie, inoltre le energie
naturali con valore
economico (energia elettrica quando vendibile è un bene mobile)
Perche è importante la distinzione? Per vedere la circolazione, poi per come è
opponibile la titolarità del diritto sul bene, e che garanzie possono essere
apposte al bene.
Forma, pubblicità e garanzia sono i tre aspetti fondamentali delle modalità con
cui il diritto regola la vita dei beni.
- Forma: per poter vendere un bene dobbiamo conoscere la differenza tra bene
mobile e immobile, perché a seconda del tipo è necessaria una metodologia
differente. Es. un orologio si trasferisce con stretta di mano, una casa con una
forma scritta.
- Pubblicità: dobbiamo conoscere la differenza tra bene mobile e immobile anche
sotto l’aspetto della pubblicità, cioè la modalità con cui rendiamo opponibile il
nostro diritto sul bene. I beni immobili sono trascritti in pubblici registri per
rendere pubblico che io sono il proprietario del bene. Per i beni mobili basta il
possesso del bene che dimostra la mia titolarità.
- Garanzia: la differenza tra bene mobile e immobile ci permette di conoscere le
garanzie che rafforzano e ci garantiscono il diritto sul nostro bene. Normalmente
il debitore risponde con tutti i suoi beni; il creditore può richiedere delle
garanzie che lo tutelano ulteriormente, e queste cambiano a seconda che il bene
sia di tipo mobile o immobile. I beni immobili sono oggetto di pegno, i beni
mobili sono oggetto di ipoteca.
DOMANDA D’ESAME: Pubblicità dichiarativa serve a rendere opponibile ai terzi
l’atto, non possibile senza la trascrizione nei pubblici registri. Quindi l’atto c’è
ma non è opponibile.
Nella pubblicità costitutiva non esiste proprio l’atto, cioè non è proprio valido
non solo non opponibile.
Se io prendo in pegno un orologio per un debito di 5000; succede che il soggetto
contrae molti debiti, essendo dato in pegno un soggetto per primo può
soddisfarsi sull’orologio. Se io ho l’orologio e non vengo pagato dal debitore,
allora DEVO vendere l’orologio all’asta e prendere 5000 per me e, tolte le spese
dell’asta, dare al debitore la parte restante.
Ipoteca invece, io presto dei soldi e voglio una garanzia: casa al mare. Per
costituirla si iscrive nei pubblici registri immobiliari che la casa è di Tizio ma per
5000 di Caio, la casa può essere venduta ma chi la compra diventa mio debitore
e se non paga deve vendere la casa e darmi ciò che mi spetta.
Ci sono altre distinzioni frutto della dottrina ma anche della Giurisprudenza,
come forma atipica ma importantissima del diritto:
- Materiali / Immateriali
- Fungibili / Infungibili: Sono fungibili i beni identici gli uni agli altri, in
particolare sono beni
fungibili per eccellenza i soldi, 50 euro sia 10 pezzi da 5 che 5 da 10 ecc.
Sono infungibili, quelli che non possono essere sostituiti con altri, ad es. il
quadro di un famoso pittore deve essere quello e non altri; se voglio quello deve
essere quello.
DOMANDA: QUANDO il denaro da bene fungibile diventa infungibile? Quando il
denaro ha valore numismatico! Se io compro all’asta una moneta specifica di
euro, quella deve essere.
Un qualunque libro di Pirandello è fungibile ma non generico, un libro di un
qualunque autore è generico.
- Consumabili / Inconsumabili: Sono beni consumabili quelli che non possono
essere utilizzati senza essere consumati fisicamente, come il cibo, o
economicamente, come il denaro; sono detti anche a utilità semplice poichè
vengono utilizzati una sola volta prima di essere consumati.
Sono beni inconsumabili quelli che si prestano a un’utilizzazione continuata
senza che restino distrutte o alterate, come un terreno, ma anche quelli che con
l’uso si deteriorano, come un pantalone. Ci interessa perché bisogna sapere che
tipo di bene ho per sapere quanto deve durare e come tutelare il mio titolo.
- Divisibili / Indivisibili:
omogeneo senza alterarne il loro valore economico e ottenendo che ogni
frazione rappresenti una porzione del valore del bene, es. un chilo di farina (1
unico sacco o più sacchi) o ancora il denaro.
Sono indivisibili tutti i beni che non hanno questa proprietà: non quelli che non
possono dividersi ma quelli che una volta divisi hanno una valenza economica
diversa; es. io vado in negozio e voglio un cavallo, se me lo porta a pezzi invece
che intero non ha la stessa valenza (LOL).
25/03/2020
I beni possono anche essere messi in relazione tra loro, acquisendo una
disciplina giuridica differente: Sotto il profilo del rapporto tra i beni, si
distinguono:
- Beni semplici, come una pianta, pria autonomia e utilità
- Beni composti, una macchina o una casa, che è composta da più beni
acquistabili singolarmente, le
quali non possono essere più godute separatamente.
- Beni connessi, quando due o più cose vengono messe in relazione tra loro
potendo distinguere una
cosa principale e una accessoria. Figure di connessione sono l’incorporazione,
quando una cosa mobile è all’interno di un’altra immobile, in cui le cose mobili
immobilizzate perdono la loro utilità propria al di fuori dell’immobile; la
pertinenza, costituita da un elemento oggettivo, dato dalla destinazione di una
cosa al servizio o ornamento di un’altra, e da un elemento soggettivo, dato dalla
volontà di effettuare questa destinazione, ed è legittimato a farla il proprietario
della cosa principale o chi ha un diritto di titolarità su di essa. Quindi si ha
pertinenza quando un elemento accessorio è destinato al servizio o
all’ornamento di un elemento principale, formando con essa un’unità economica:
io ho una casa, ho un box parcheggio pertinente alla casa, non posso venderlo
separatamente, pur potendolo affittare singolarmente (cioè rimane comunque
collegato al mio diritto di proprietà mantenendo la possibilità di effettuare
autonomi rapporti). Un altro requisito è che deve essere durevole, cioè deve
durare per tutto il tempo necessario a soddisfare la finalità obiettiva per cui la
pertinenza è stata posta in essere. Il rapporto principale cessa col venir meno
della destinazione. Sono pertinenze anche le cose mobili poste a servizio o
ornamento di altre cose mobili: cioè se io vendo una nave senza dire nulla, tutto
ciò che c’è va venduto insieme adesso.
- Universalità, sono costituite da un complesso di cose che appartengono alla
stessa persona ed hanno una destinazione unitaria: es. se ho una biblioteca, i
libri possono essere venduti singolarmente magari avendo essi basso valore; ma
se io ho tutti i libri scritti nel 1880 in tutto il mondo, essi assumono un valore
differente insieme, formando un’entità economica autonoma.
È diversa dalle cose composte e dalle pertinenze poiché manca la distinzione tra
cosa principale e cosa accessoria (Casa-Box), avendo un senso solo se venduti
tutti insieme. 3 elementi caratterizzano le universalità: pluralità di cosa mobili,
una destinazione unitaria, l’appartenenza a
Sono beni divisibili, quelli che possono essere frazionati in modo
perché portate dal vento, ciò che cresce è mio perché cresciuto nel mio terreno.
L’accessione ordinaria è quella che si realizza tra mobile (opera) a immobile (il
fondo). Il codice civile identifica altre ipotesi di accessione: tra mobile a mobile,
rientra l’unione e la commistione, che ricorrono quando due cose mobili che
appartengono a proprietari diversi si uniscono o si mescolano formando una
cosa sola. Se le cose sono separabili la proprietà resta separata e ciascun
proprietario può richiederne la separazione; se le cose non sono separabili la
proprietà viene ripartita tra i due, a meno che non sia identificabile una cosa
principale o di valore molto superiore, il cui proprietario lo diverrà anche della
nuova entità pagando all’altro il valore della cosa incorporata. Es: io a casa trovo
un tartufo e lo uso per fare il risotto, ma il tartufo era di mio fratello e non è più
separabile. Essendo il tartufo di valore molto maggiore del riso, il proprietario
del tutto sarà mio fratello che dovrà pagarmi il valore del riso, a meno che non
mi avesse detto di non usarlo, in questo ultimo caso sarebbe solo lui il
proprietario. Un altro caso da mobile a mobile è quello della specificazione, caso
di chi utilizza materia altrui e la trasforma formando una cosa nuova: il
proprietario diviene l’artefice della trasformazione che dovrà pagare la materia
usata, tranne se il valore di questa non superi notevolmente quello della mano
d’opera, caso in cui avverrebbe il contrario. Tra immobile a immobile, Es.: in
caso di alluvione si stacca un pezzo di terreno e finisce sul mio fondo, ne divento
proprietario; così come le isole che si formano nei pressi di un fiume
appartengono al demanio pubblico.
- Usucapione:
31/03/2020
Il codice non dà una definizione di proprietà ma cosa può fare e non il
proprietario; questo perché alla proprietà sono stati attribuiti limiti e obblighi.
Limiti della proprietà
Un primo limite è quello ai sensi del quale il proprietario non può fare atti i quali
non abbiano altro scopo che è quello di nuocere o recare molestia ad altri: sono i
cosiddetti atti emulativi, caratterizzati da una specificità, che l’atto d’esercizio
del diritto non arreca alcuna utilità al proprietario, avendo il solo scopo di
nuocere o recare molestia ad altri. Dunque, per trattarsi di atto emulativo è
necessario che esso venga compiuto al solo peculiare fine di causare danno a un
terzo, senza che egli ne tragga un qualunque altro beneficio. Es.: Io ho un terreno
confinante con un altro soggetto che costruisce una piscina che a me dà fastidio
perché fanno rumore giocando; allora io metto degli alberi nel mio terreno con
l’unico scopo di lasciare la piscina sempre in ombra; ma l’ombra va solo nel suo
terreno e per niente nel mio: tipico atto emulativo il cui unico scopo è quello di
recare molestia a un terzo. In questo caso il giudice mi costringerà ad abbattere
gli altri.
Rapporti di Vicinato, sono molti e appartengono ad una categoria secondaria;
anche i singoli comuni possono stabilirli per il proprio territorio. Uno di questi è
la distanza minima necessaria tra costruzioni che è di 3 metri, salvo appunto la
normativa differente del territorio locale.
Immissioni, dove il conflitto può allargarsi non solo ai proprietari ma anche a
attività produttive; immissioni, in maniera non proprio tecnica, è ad esempio il
fatto che del fumo o degli odori (come per il barbecue) arrivino nel terreno del
vicino. A differenza di quanto accade per gli atti emulativi lo scopo unico non è
recare molestia ad un terzo, però comunque influisce sulla fruibilità del fondo
altrui e sarà necessario stabilire se è tollerabile o meno. Questo però va
affiancato al tipo di luogo in cui si trovano le proprietà (se abitato o industriale)
e il tipo di proprietà (produttiva o proprietà semplice), e se l’attività produttiva è
posta in luoghi non consoni per tale scopo, l’unico caso in cui prevarranno le
ragioni di quest’ultima è quello in cui la cessazione di tale attività comporti dei
costi (o delle perdite) davvero grandi per la collettività; e chi vince la causa può
chiedere sia la cessazione che il risarcimento per danni causati.
Ma come si difende la proprietà?
Ci sono delle azioni poste a difesa della proprietà, che vengono chiamate azioni
petitorie.
La prima e più importante è la Rivendicazione, restituzione della cosa che gli sia
stata indebitamente sottratta, dovendo però dimostrare la sua proprietà
sull’oggetto e non è semplice. Tant’è che la prova del diritto di proprietà viene
definita Probatio diabolica, o prova del diavolo, che sta ad indicare una prova
impossibile. L’azione di rivendicazione è imprescrittibile, cioè posso chiederlo in
qualunque momento, salvo per usucapione ovviamente: dal punto di vista
teorico io posso aspettare tra molti anni prima di
DOMANDA D’ESAME:
Buona fede
Ci sono due tipi di buona fede: oggettiva, quando c’è una regola di
comportamento; soggettiva, tipica del possesso, cioè inconsapevolezza di ledere
un diritto altrui. Cioè il possessore illegittimo può essere di mala fede o di buona
fede: se rubo in mala fede, se prendo un cappotto ad una festa uguale al mio
sono possessore illegittimo ma di buona fede per inconsapevolezza. La buona
fede ha dei vantaggi nei rapporti giuridici: ad esempio i frutti conseguiti in
buona fede non li devo restituire; es.: se coltivo un pezzo di terra che pensavo
fosse mio per dimenticanza del confine, i frutti non devo restituirli, solo il
terreno.
Se però era facile capire il confine allora cade. Inoltre, è il proprietario del titolo
leso a dover provare la mia mala fede, altrimenti si presume. Basta inoltre che
fossi in buona fede nel momento in cui ho compiuto l’atto, non c’entra un istante
successivo, e ho quindi diritto a trattenermi i frutti.
20/04/2020
Il possesso è il meccanismo che tutela i proprietari dei beni mobili, poiché per i
beni immobili vi è il meccanismo di trascrizione nei pubblici registri. Ecco
perché è molto importante studiare il possesso. Possesso vale titolo
Si può diventare proprietari tramite il possesso, non solo: con il possesso in
certe condizioni si diventa proprietario a titolo ORIGINARIO!
Perché possa applicarsi questa regola, devono ricorrere alcuni presupposti:
- La vendita deve essere compiuta da chi non è proprietario, perché se lo fosse
non ci sarebbe alcun bisogno di applicare la regola avendo acquisito il bene a
titolo derivativo
- Il trasferimento deve avvenire attraverso un titolo astrattamente idoneo,
ovvero la compravendita, ragione giuridica per la quale sarebbe accettabile il
trasferimento del diritto
- Deve esserci la buona fede dell’acquirente, cioè egli deve essere inconsapevole
del fatto che il bene non appartenga al venditore
- La consegna della cosa
Con queste regole viene trasferita una cosa che non era mai stata nel mio
patrimonio, in senso astratto è come se il bene stesse passando direttamente dal
vero proprietario al compratore poiché tecnicamente il venditore non lo ha mai
avuto nella sua sfera giuridica.
Il titolo di proprietà viene acquisito a titolo originario perché manca la
derivazione del titolo essendo stato venduto da un soggetto che non lo aveva, e
quindi non è stato tecnicamente trasferito. L’acquirente diventa proprietario, e il
proprietario originario non può richiedervelo indietro può al massimo rifarsi sul
venditore chiedendo il risarcimento.
La regola del possesso vale titolo è molto importante per più motivi:
- Prima di tutto da un punto di vista tecnico, poiché l’ordinamento dà rilevanza al
fatto dell’astratto trasferimento che gener l’apparenza del titolo, dando quindi
forza all’apparenza, quando tutti vedono una cosa diventa vera.
- Da un altro punto di vista viene data rilevanza alle ragioni dell’economia,
perché rende possibile la circolazione dei beni che altrimenti diverrebbe
impossibile, poiché ci si dovrebbe accertare che tutti i pezzi che costituiscono il
bene in considerazione siano stati acquistati legalmente.
Un’altra regola, già anticipata in precedenza, è che la buona fede deve essere
presente al momento dell’acquisto, quindi anche se poco dopo l’acquisto scopro
di aver acquistato un bene rubato, ne sono comunque proprietario.
Un’altra regola importante, se vendo il bene a due persone il bene, uno acquista
prima del secondo, ma se quest’ultimo lo ritira prima sarà lui il proprietario.
Un altro modo di acquisto della proprietà attraverso il possesso è l’usucapione
(ordinaria e di beni mobili acquistati in mala fede):
i presupposti sono:
- Devo essere possessore per vent’anni, tempo in cui devo fare tutto quello che
avrebbe fatto un proprietario
- In maniera continua, quindi vent’anni continuativi, e non deve essere interrotto
da nessuno, né il vero proprietario né un altro illegittimo o un soggetto che
conosce il vero proprietario
fatto che non fosse la cassiera. Anche quando si pagano in nero abbiamo diritto
alla quietanza, cioè
un foglio in cui viene scritto il fatto.
- Oggetto dell’adempimento: L’oggetto dell’obbligazione può consistere in un
dare, obbligazione del
denaro ad esempio, in un fare, come una costruzione, ma anche in un non fare,
come il pagamento da parte di un vicino per non mettere alberi che facciano
ombra al suo cortile.
Vi è il caso poi della prestazione in luogo dell’adempimento, detta anche datio in
solutum (disciplinata dal codice civile), che consiste nella concessione al
debitore da parte del creditore, di liberarsi dall’obbligazione eseguendo una
prestazione diversa da quella originariamente pattuita. In questo caso non si ha
estinzione della obbligazione, ma solo una mutazione della prestazione che
garantisce questo, dopo il compimento della quale si avrà l’estinzione del
rapporto obbligatorio. Se io non potessi compiere la nuova prestazione si dovrà
adempiere la prima obbligazione.
- Quando e dove adempiere: Luogo: ove la prestazione consista nel consegnare
una cosa certa e determinata, deve essere fatto nello stesso luogo quando
l’obbligazione è sorta. Ove la prestazione consista in una somma di denaro,
questa va consegnata al domicilio del creditore (centro degli interessi economici
del creditore). In tutti gli altri casi si l’adempimento si svolge al domicilio del
debitore.
C’è poi tutta un’altra disciplina relativa al tempo: non vi è alcun termine, il
creditore può esigere all’adempimento dell’obbligazione immediatamente; è
stato stabilito un termine, se è a favore del DEBITORE, vuol dire che prima non
gli si può chiedere l’adempimento ma lui può farlo prima; se è a favore del
creditore allora il debitore non può adempiere prima; se è a favore di entrambi
allora andrà eseguito esattamente quel giorno.
- Come adempiere:
28/04/20
L’adempimento è il modo principe per estinguere un rapporto obbligatorio, e
solo in questo modo si realizza la perfetta coincidenza tra esecuzione della
prestazione dovuta al creditore e il soddisfacimento del diritto soggettivo
relativo del creditore.
Ci sono però altri modi in cui viene estinta un’obbligazione, ma senza che a ciò si
accompagni la piena realizzazione dell’interesse del creditore; si ritrovano
raccolti nel codice civile sotto la denominazione “Modi di estinzione
dell’obbligazione diversi dall’adempimento”.
Vanno divisi in due grosse categorie (DOMANDA TIPICA):
- Modi satisfactori, Compensazione e Confusione
- Modi non satisfactori, Novazione, Remissione e Impossibilità
Fanno riferimento alla soddisfazione o insoddisfazione del creditore; vi sono
quindi delle ipotesi in cui anche senza l’adempimento (mediante il quale il
creditore è sempre soddisfatto) si ha il soddisfacimento dell’obbligante.
È una distinzione priva assolutamente di qualsiasi rilevanza normativa, ma viene
fatta per chiarimento e per facilitare l’allocazione delle varie tipologie di
estinzione.
Non satisfactori:
• Novazione, dal punto di vista strutturale è un vero e proprio contratto col
quale le parti sostituiscono alla prima una nuova obbligazione. Deve essere
differente dalla prima per un elemento oggettivo o per oggetto o per titolo. Nel
primo caso, es.: io mi sono impegnato a doverti dare una penna, ma poi non
voglio dartela più; sostituisco la penna con un pennarello, nell’istante in cui mi
dici di sì io ho estinto la prima (non satisfactoria) e ho assunto una nuova
obbligazione per darti un pennarello, modificando quindi l’oggetto; se quindi
con l’adempimento non c’è estinzione della prima fino a quando no si estingue la
seconda, con la novazione se poi si dovesse rompere il pennarello non rivive la
prima, perché è appunto stata estinta senza soddisfazione. Cambiando il titolo,
es.: dovevo cederti la proprietà della casa ma non voglio più, e ti propongo
quindi la cessione dell’usufrutto.
La novazione è valida ed efficace ed estingue la prima obbligazione, con la
modifica dell’oggetto o del titolo, ma anche con un altro elemento necessario di
carattere soggettivo, il cosiddetto l’animus novandi, cioè la voglia di entrambe le
parti di estinguere la prima obbligazione in favore della seconda. È quindi un
elemento psicologico che renda chiara la volontà di
Come detto le modificazioni del lato soggettivo possono interessare anche il lato
passivo, cambia cioè la parte del debitore con diverse intensità a seconda che si
tratti di affiancamento ad un altro debitore o di una vera e propria sostituzione;
può avvenire attraverso:
• La delegazione di debito, con cui si indica un nuovo soggetto che si assume
l’obbligazione (diversa dalla delegazione di pagamento dove il nuovo soggetto
ESTINGUE l’obbligazione ma senza assumerla).
Da un punto di vista strutturale è molto complessa e richiede la presenza di tre
volontà:
L’ordine impartito dal debitore delegante al delegato, la promessa del delegante
nei confronti del delegatario (creditore) e l’accettazione da parte del delegatario:
tre distinti negozi giuridici che diventano un unico negozio plurilaterale.
Perché il delegato dovrebbe accettare? Normalmente c’è un rapporto giuridico
sottostante: cioè io dovevo 1000 al creditore per un orologio (tra i due vi è un
rapporto di valuta), e il delegato deve 1000 a me per un motorino (tra i due vi è
un rapporto di provvista), direttamente delego lui per estinguere l’obbligazione
risolvendo due rapporti giuridici con un’unica operazione.
Nel momento in cui accetta la promessa del delegante il delegatario può fare due
cose: o liberare il delegante non potendosi più rifare sul delegante, delegazione
privativa, oppure può non liberarlo, in cui accetta la delega ma in caso di
mancato pagamento da parte del delegato, delegazione cumulativa.
L’unica cosa che il delegato potrà sempre opporre al delegatario sono i rapporti
personali con cui si arriverebbe alla delegazione perfetta: se anche il delegato
aveva un debito nei confronti del delegatario, può eccepire tale credito nei suoi
confronti estinguendo l’obbligazione per COMPENSAZIONE (invece che per
adempimento).
• L’espromissione, Ci sono tre soggetti: L’espromesso che è il primo debitore,
l’espromittente che è il secondo debitore, e l’espromissario che è il creditore.
Si distingue dalla delegazione in quanto l’iniziativa viene assunta non dal primo
debitore, ma da un terzo (espromittente), il quale propone al creditore di
assumere lui stesso l’obbligazione al posto dell’espromesso.
Quali sono le ragioni per cui l’espromittente faccia ciò? Ad esempio, può essere
un padre in aiuto di un figlio, o ancora può esserci un debito che l’espromittente
ha con l’espromesso e che intende saldare attraverso l’estinzione di questo
rapporto obbligatorio.
Anche l’espromissione può essere cumulativa o privativa.
La differenza è che manca il rapporto tra espromittente e espromesso a chiudere
il triangolo, mentre permane la presenza del rapporto di valuta dato dall’effetto
tra espromittente e espromissario, quindi non vi è un triangolo perfetto come
nella delegazione.
• Accollo, anche qui tre soggetti: Accollato che è il primo debitore, accollante che
è il secondo debitore, e l’accollatario che è il creditore.
Da un punto di vista strutturale si presenta come un accordo tra l’accollato e
l’accollante, in forza del quale quest’ultimo assume l’obbligazione nei confronti
del creditore. Normalmente questo effetto si esaurisce nell’ambito tra accollato e
accollante e viene definito accollo interno, mentre in altre situazioni viene
notificato al creditore e si ha il caso dell’accollo esterno.
Nel primo caso, l’accollante va dall’accollato e si offre di assumere l’obbligazione
perché in grado economicamente di pagare l’accollatario, che ignora quanto
accaduto tra i due; al momento dell’estinzione, sarà l’accollante a saldare il
debito ponendo fine al rapporto obbligatorio.
Nel caso invece dell’accollo esterno (definibile spurio ossia non autentico), la
differenza è che il creditore, essendo a conoscenza della presenza di un nuovo
soggetto nel rapporto obbligatorio, può decidere se proseguire con l’accollo
cumulativo o privativo.
Eccezioni: ci sono quelle inerenti al rapporto di provvista e quelle inerenti al
rapporto di valuta (art.1271), lo stesso della delegazione:
nell’accollo il debitore accollante non può eccepire né le eccezioni inerenti al
rapporto di valuta (tra primo debitore e creditore) né quelle inerenti al rapporto
di provvista (tra lui stesso e il primo debitore), ma può opporre quelle personali
con il creditore.
Ci sono delle regole che valgono per tutte le tre figure:
§ Se il creditore decide per la via privativa liberando il primo debitore, si assume
il
rischio di insolvenza del nuovo debitore, ma se quest’ultimo era insolvente già al
tempo dell’assunzione dell’obbligazione il primo debitore non viene liberato;
l’insolvenza deve cioè sopravvenire successivamente l’obbligazione.
§ Se la nuova obbligazione è dichiarata nulla o annullata, il debitore originario
anche se liberato viene di nuovo rintrodotto nel rapporto obbligatorio ma non
può avvalersi delle garanzie prestate da terzi.
Il codice civile dopo aver esplicato l’obbligazione generale, individua diversi tipi
di obbligazione, caratterizzati sotto il profilo dei soggetti o dell’oggetto:
- Sotto il profilo soggettivo, la distinzione più importante
o Obbligazioni solidali, (ART. 1292) si estinguono a seguito di un’unica
prestazione: passiva,
[DOMANDA ESAME] quando vi è una pluralità di debitori (caso in cui il creditore
può rifarsi sul debitore più ricco, il quale salderà tutto il debito per poi rifarsi
egli stesso sugli altri); attiva, se si ha una pluralità di creditori (caso in cui il
debitore si libera dell’obbligazione pagando il tutto ad un unico creditore che
ripartirà il credito con gli altri creditori).
Regola per la passiva:
il debitore che paga tutto il debito, può chiedere ad ogni altro debitore solo
quanto gli deve, non può quindi agire in solidarietà.
Inoltre, se uno non può pagare, si distribuirà il debito del singolo negli altri
debitori.
Gli effetti favorevoli nei confronti di uno, se non indicato chiaramente il singolo
soggetto, si estendono a tutti i debitori (remissione del debito per una persona
ma non indicata, possono usufruirne tutti); gli effetti sfavorevoli invece non si
estendono per tutti.
bisogna farlo per iscritto, es.: se ho prestato un orologio al mio amico, e deve
riportarmelo sabato ma non lo fa, per metterlo in mora devo ricordarglielo per
iscritto (PEC/mail), cioè è un atto giuridico in senso stretto: pur non volendo
mettere in mora il proprio amico ma solo ricordargli il tutto, per la legge lo si
mette in mora.
Non sempre comunque è necessario mettere in mora, in alcuni casi avviene
automaticamente: Debito da fatto illecito, dichiarazione di inadempimento (cioè
se il debitore dice espressamente di non voler adempiere o di averlo fatto),
termine scaduto e adempimento da fare al domicilio del creditore (cioè
obbligazione pecuniaria).
La messa in mora in generale che cos’è? Gli effetti sono molto importanti:
o Inversione di rischio, passa al debitore (se tu avessi portato l’orologio al tempo
giusto non sarebbe successo e il creditore ne aveva interesse tant’è che ti ha
messo in mora).
o Interruzione prescrizione, ho 10 anni per chiedere la prestazione, ma nel
momento in cui metto in mora si azzerano e sono altri 10.
o Interessi mora, il diritto al risarcimento del danno e agli interessi per la
mancata prestazione.
Imputabilità dell’adempimento
ART. 1218 Elemento oggettivo il debitore che non esegue la prestazione dovuta
è tenuto al risarcimento del danno, salvo che l’inadempimento in ritardo non sia
dovuto per causa a lui non imputabile. (se ti costa caro adempiere ma non è
impossibile devi sempre adempiere (es.: se ci puoi arrivare solo in elicottero
causa distruzione strada devi farlo comunque, non è impossibile adempiere).
ART. 1176 riguarda più un elemento soggettivo la misura della diligenza, cioè
serve per misurare l’impossibilità dell’adempimento, cioè se per estinguere
l’obbligazione devi svolgere un’azione per quanto oggettivamente possibile
avrebbe dovuto svolgere uno sforzo che nessuna persona normale avrebbe
eseguito. Cioè si considera l’impossibilità soggettiva, e in quel caso il debitore
non deve risponderne. C’è però un’eccezione, cioè il caso in cui sia un
professionista a dover eseguire una prestazione, come un medico, deve
comportarsi come un medico non come una persona qualunque.
- Ci sono delle obbligazioni che non sono mai impossibili, tipica è l’obbligazione
con oggetto il denaro, anche se mi si bruciano non è impossibile la prestazione
perché non dovevo quelle banconote specifiche ma posso andare a prelevarne
altri e quindi non è impossibile; anche se si tratta di un sacco di grano o di sale in
generale. Diverso è il caso in cui si tratta di specificità, e cioè quando si necessita
uno specifico quadro o uno specifico sacco di grano, lì allora si può riscontrare
l’impossibilità.
11/05/2020
Responsabilità dell’inadempimento imputabile
ART.1223,1 – il danno dovuto all’inadempimento PRIMA REGOLA
Prima regola fondamentale in base al quale il debitore deve risarcire sia la
perdita subita, che prende il nome di , che il mancato guadagno in ragione di
questo inadempimento, il cosiddetto
.
Es.: se lunedì mattina devono consegnarmi il furgone aggiustato ma non accade,
mi dovranno risarcire sia il danno per l’affitto di un altro furgoncino per
effettuare una consegna, sia il mancato guadagno dovuto all’impossibilità di
effettuare una consegna lunedì pomeriggio causa l’inadempimento del
meccanico. ART.1223,2 - SECONDA REGOLA
Il risarcimento del danno deve riferirsi ai danni scaturiti IMMEDIATAMENTE e
DIRETTAMENTE dall’inadempimento del danno, ci saranno cioè dei danni non
immediati:
Es: io dovevo pagare un mutuo con i soldi della consegna persa e il giorno
seguente prendo più consegne di quanto potrei normalmente per recuperare i
soldi persi e, correndo, faccio un incidente. Questa è si una conseguenza
dell’inadempimento, ma non immediata e diretta e non riguarda il risarcimento
del danno.
È necessario fare una distinzione tra colpa e dolo: è colposo un comportamento
negligente, cioè se lo faccio pur sapendo che facendo in quel modo potrei ferire
qualcuno; è invece doloso quando il danno che reco è voluto, era nelle mie
intenzioni provocarlo.
danno emergente
lucro cessante
Questo però a due condizioni: che la gestione venga fatta in maniera ragionevole
(con costi ragionevoli e necessari), e che non venga fatta nonostante il divieto da
parte del proprietario del bene.
Altre fonti dell’obbligazione sono:
- il pagamento dell’indebito, si presenta come l’archetipo dell’ipotesi nella quale
qualcuno
arricchisce il proprio patrimonio senza che vi sia una ragione giuridica valida;
cioè al di fuori dell’ordinamento, nonostante alla fine sia tutelata e giustificata
dall’ordinamento. Questo provoca in capo a chi si è arricchito il sorgere di una
obbligazione, quella di dover restituire (l’azione di restituire viene chiamata
RIPETIZIONE) la somma causa del suo arricchimento e il conseguente
impoverimento di un altro soggetto.
Es.: pago per una bene che mi viene consegnato ma io devo ancora pagare;
successivamente il contratto viene dichiarato nullo perché mancano degli
elementi fondamentali: sono qui tenuto a restituito e l’altro soggetto può
portarmi in tribunale e farselo restituire.
Questo sistema riguarda l’indebito oggettivo del pagamento dell’indebito, il caso
cioè di una prestazione non dovuta (ART.2033): chi ha ricevuto la prestazione è
tenuto a restituirla con gli interessi dal giorno in cui ha ricevuto la somma di
denaro al giorno in cui gli viene chiesta indietro, salvo il caso in cui fosse ignaro
della nullità del contratto, in quel caso dovrà restituire la somma di denaro dal
giorno in cui gli viene domandata. (BUONA FEDE)
Si ha invece il caso di pagamento indebito soggettivo, quando la prestazione
doveva essere effettuata da un soggetto differente, es.: due moto comprate da
me e mio fratello con tempi diversi di pagamento e il pagamento viene fatto da
mio fratello sulla scadenza della mia moto, doveva quindi essere effettuata da
me e non da lui; si può richiedere la ripetizione solo se l’errore è scusabile, cioè
se commesso per distrazione, e se il creditore non si sia già liberato delle
garanzie. Cioè se il creditore verso di me aveva chiesto dei pegni e me li ha già
restituiti dopo il pagamento, mio fratello riotterrebbe indietro i soldi ma il
creditore rimarrebbe scoperto nei miei confronti.
Ma il sistema del diritto è un sistema circolare e tutto torna, quindi mio fratello
si surroga nei diritti del creditore, rientrerebbe cioè nel caso dell’adempimento
da parte di un terzo già visto in precedenza, cioè io avrò il debito non più verso il
venditore ma verso mio fratello.
Ci sono però delle eccezioni alla ripetizione dell’indebito:
o obbligazione naturale, che è una giusta causa di attribuzione ma non è
un’obbligazione civile, tipico risultato di un pensiero ottocentesco: se io non
sono obbligato ad eseguire una prestazione dal diritto ma da una spinta morale
o sociale, una volta che l’ho eseguita non posso richiederla indietro.
o prestazione contraria al buon costume, che è la vera eccezione: ART. 2035, chi
ha eseguito la prestazione con uno scopo che anche da parte sua costituisca
un’offesa al buon costume non può ripetere la prestazione. Es.: io pago una
somma di denaro per avere una prestazione contraria al buon costume, che è
illegittima e quindi illegale; è logico che non possa verificarsi la ripetizione, che
dovrebbe avvenire con il rimborso della somma pagata e il “rimborso” della
prestazione, che comporterebbe la riesecuzione di addirittura due prestazioni
contrarie al buon costume e sarebbe illogico, cioè una duplicazione di due
comportamenti illegittimi.
- l’arricchimento senza causa, che viene considerata come azione residuale,
attuabile cioè nel caso in cui tutte le altre ipotesi non possono essere esperite, è
esplicato nell’ART. 2041: si tratta di quei casi in cui qualcuno si è arricchito coi
soldi spettanti a un altro soggetto senza una causa giustificatrice. In questi casi il
soggetto arricchitosi sfruttando beni di altri deve indennizzare la controparte,
dovrà cioè restituire le risorse utilizzate per creare l’arricchimento, es.: Geppetto
prende il legno di un vicino e crea pinocchio, pinocchio resta suo ma il legno
andrà restituito.
L’indennizzo dovrà essere attuato nel solo caso in cui non sia possibile
effettuare altra prestazione
alcuna per il risarcimento del danno.
un bene altrui avendolo modificato.
Si tratta quindi dell’acquisto di proprietà a titolo originario su
13/05/2020
Il contratto
fatto concreto senza il contratto a legittimarlo, il bene apparterrebbe sempre al
primo proprietario e i suoi eredi potrebbero reclamarlo.
Partiamo definendo il negozio giuridico è quell’atto giuridico lecito i cui effetti
non sono predeterminati dalla legge ma liberamente determinabili dalle parti.
Più sinteticamente è una manifestazione di volontà diretta al raggiungimento di
determinati effetti che l’ordinamento permette di raggiungere se conformi alla
legge.
Unilaterali, bilaterali e plurilaterali, a seconda del numero delle PARTI, diverse
dai SOGGETTI: i soggetti sono o persone fisiche o giuridiche, mentre le parti
sono centri di imputazione di determinati interessi che possono essere
composte anche da più soggetti.
A seconda della natura del negozio giuridico distinguiamo:
- Negozi giuridici non patrimoniali, ad es. il matrimonio, che è sì patrimoniale ma
il suo fondamento non lo è.
- Negozi giuridici patrimoniali, se riguardano rapporti economicamente
valutabili, che possono essere distinti a titolo oneroso (quando si ha un
corrispettivo) come la vendita, e gratuito, quando manca il corrispettivo seppur
si tratta di un rapporto valutabile economicamente, ad es.: accompagno in moto
un mio amico, questo ha un costo ma manca il corrispettivo.
Si distinguono dalle liberalità, dove l’arricchimento di un soggetto è
contrapposto
all’impoverimento di un altro, come nel caso della donazione.
- Negozi mortis causa, come il testamento.
- Negozi inter vivos, cioè tra vivi.
- Negozi solenni e non solenni.
Nel codice civile non c’è una definizione di negozio giuridico, per tradizione ma a
disciplina dei contratti è l’archetipo del negozio giuridico.
Il contratto è una delle fonti dell’obbligazione più importanti, se non la più
importante.
L’art. 1321 definisce il contratto come l’accordo di due o più PARTI, con la
funzione di costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale.
Si può quindi dedurre che è un negozio giuridico, bilaterale o plurilaterale, con
interessi inizialmente contrapposti o ameno non coincidenti.
Proprio il carattere di patrimonialità distingue il contratto dagli altri negozi
giuridici, come ad esempio dai contratti di famiglia che, essendo altamente
personali, assumono più il termine di convenzioni.
Elementi del contratto sono distinti in essenziali e accidentali, ma in verità sono
presenti anche quelli naturali:
- Elementi essenziali, ART. 1325, sono quelli senza cui il contratto non è valido:
o Accordo delle parti, è il primo elemento costitutivo di qualsiasi fattispecie
contrattuale;
occorrono infatti due o più parti per far sì che vi sia la nascita di un contratto.
Perché la volontà produca degli effetti giuridici è necessario che venga
manifestata all’altra persona: a seconda del modo in cui viene fatto ciò, si
distingue la dichiarazione espressa, che si attua con parole o cenni che la
rendono palese; manifestazione tacita, che consiste in un comportamento che
sarebbe incompatibile con una volontà contraria. Ad es.: se compro un orologio
in un negozio chiedo il prezzo e comincia quella che prende il nome di trattativa;
se acquisto in un supermercato non dico nulla e li metto nel carrello, nonostante
la mia volontà trasparisca dai miei gesti.
Il silenzio di per sé costituisce un significato di volontà? Sì, si verifica nel caso di
un accordo: ad es. se ti dico di fare una cosa per un determinato compenso, e ci
siamo messi d’accordo che devi dirmi qualcosa solo se non ti va bene, il tuo
silenzio comporta l’accettazione e l’inizio del rapporto contrattuale.
o Causa, è lo scopo obiettivo del contratto, ad es. nella compravendita è lo
scambio di un bene con un prezzo; la funzione della causa è di tipo economico-
sociale cioè la funzione economica che il contratto svolge in una società, o
economico-individuale, cioè una
es.: nel caso di una condizione sospensiva, ti regalerò una moto quando
conseguirai il diploma, non si sa quando prenderà il diploma né quanto.
Non si può parlare di condizione quando è riferita alla morte, perché non si sa il
quando ma manca il se, poiché di sicuro avverrà. Nel caso della condizione
risolutiva l’oggetto del patto viene già trasferito, ma verrà restituito in caso di
mancato avvenimento della condizione. I vari tipi di condizione sono:
§ condizione affermativa, quando la situazione di fatto esistente al momento
della conclusione del contratto si modifica, si modifica a seguito di verificarsi
della condizione (se conseguirai il diploma, allora...).
§ condizione negativa, quando la situazione di fatto non viene modificata
dall’avvenimento dell’evento dedotto in condizioni (se non viene meno il tuo
impegno a scuola allora...)
§ condizione casuale, quella in cui il verificarsi dipende dal caso o dalla volontà
di terzi.
§ condizione mista, se il caso e la volontà delle parti concorrono al verificarsi
della condizione.
Nel caso di condizione illecita il negozio è nullo. Si distingue da questa la
condizione impossibile, quando cioè non può avverarsi con o senza l’intervento
dell’uomo nella realtà naturale: in questo caso, la disciplina della legge è diversa
a seconda che la condizione sia sospensiva o risolutiva, nel primo caso il
contratto è nullo mentre nel secondo è valido ma la condizione si dà per non
apposta.
DA RICORDARE: l’effetto dell’avvenimento o meno della condizione è
tipicamente RETROATTIVO (principio della retroattività), cioè viene ricondotto
al momento della creazione del contratto: se la condizione comporta che io
restituisca un bene, è come se non lo avessi mai avuto; se la condizione
comporta che io acquisti un bene, allora è come se lo avessi acquistato al
momento del contratto.
o Termine, può essere definito come l’evento futuro e certo dal quale (termine
iniziale) o fino al quale (termine finale) si producono gli effetti del contratto.
si distingue in determinato (21 dicembre 2020) o indeterminato (il giorno della
mia morte).
o Modo o onere, clausola che la legge prevede espressamente possa essere
apposta alla donazione o al testamento; normalmente si considera quindi che
possa essere comunque apposta a tutti i negozi a titolo gratuito.
Se l’onere non viene adempiuto, l’atto non cade ma gli interessati possono agire
per ottenere l’adempimento dell’onere.
Qualora il modo valesse come causa di validità del contratto, allora il mancato
adempimento comporterebbe l’annullamento del contratto.
- Elementi naturali, sono quegli elementi che vengono inseriti automaticamente
e autonomamente
nel contratto anche se le parti non ne parlano. Ad es. la garanzia, che nella
compravendita è di due
anni e si inserisce autonomamente; anche su una moto usata c’è un anno di
garanzia.
A volte una delle parti si fa sostituire da un terzo soggetto, in questo caso ci sarà
la parte sostanziale (chi si fa rappresentare) e la parte formale (chi rappresenta)
non coincidono; si parla quindi di rappresentanza. Può essere diretta, se agli
acquirenti viene reso noto che il soggetto con cui trattano agisce per conto di
un’altra persona, o indiretta, se non gli viene comunicato. In questo secondo
caso, gli effetti del contratto ricadono sulla sfera giuridica del rappresentante
perché egli non fa il nome del rappresentante, e sarà quindi necessario un altero
atto giuridico per far sì che gli effetti vengano rigirati alla sfera giuridica del
rappresentato.
L’atto col quale si conferisce il potere di rappresentare un altro soggetto
spendendone il nome è chiamato procura, che è un negozio giuridico unilaterale
nel senso che si forma con la sola volontà di chi vuole conferire il potere, ma non
produce il sorgere di un’obbligazione per il ricevente del potere, ad es.: se io
conferisco il potere di vendere per conto mio un orologio, poi parto e quando
ritorno il soggetto non ha fatto nulla, non posso richiedere il risarcimento danni
perché gli ho solo conferito il potere ma senza vincolo.
19/05/2020
Invalidità del contratto
All’interno di questa categoria viene inserita la nullità, l’annullabilità e la
rescissione (che a Ferro Luzzi non piace inserire in questa categoria e la tratterà
insieme alla risoluzione, perché secondo lui sono entrambi squilibri del
contratto raggruppabili nello stesso sottoinsieme).
Nullità
Un contratto è nullo quando si verificano delle ipotesi specificatamente previste
dal codice civile ma vi è poi un’atra categoria, ovvero la Nullità VIRTUALE del
contratto, che riguarda tutte quelle ipotesi in cui non è prevista in maniera
specifica la nullità del contratto, ma deriva dalla contrarietà ad altre norme.
Un contratto è nullo innanzitutto quando manca uno degli elementi essenziali,
oppure quando si presenta l’illiceità, ovvero quando Causa, Oggetto o condizione
sono contrari all’ordine pubblico, alla legge o al buon costume.
Caratteristiche della nullità
o Assoluta, cioè chiunque può farla valere, non solo le due parti ma chiunque
abbia interesse
a eccepirla.
o È rilevabile d’ufficio, cioè se si va in causa per un motivo riguardante il
contratto e in tale
seduta risulta che il contratto non è in regola, allora è nullo poiché la causa
risulta essere
sottostante la validità del contratto.
o Imprescrittibile, cioè si può agire per annullare un contratto senza limiti di
tempo (questa
caratteristica si scontra con l’usucapione di cui si è parlato tempo fa).
o Non sanabile, non si può rimediare rifacendo le cose retroagendole al
momento
dell’acquisto, ma diventa valido ed efficace e quindi partiranno gli effetti dal
momento in
cui saranno inseriti tutti gli elementi che lo rendono valido, non è quindi
retroattiva. o Il contratto nullo non produce nessun effetto giuridicamente, cioè
se l’oggetto del
contratto è illecito (droga), l’effetto pratico dello scambio si produce, ma se non
dovesse corrispondere all’oggetto su cui ci si era accordati non si può andare dal
giudice a reclamarlo.
Annullabilità
In prima approssimazione è una invalidità “meno grave”, poiché se la nullità è
talmente grave e contraria al sistema da poter essere eccepita da tutti,
l’annullabilità può essere eccepita unicamente dalle parti.
Due grosse categorie di annullabilità del contratto: l’incapacità di agire e di
intendere e di volere da un lato, i Vizi della volontà dall’altro lato.
L’incapacità giuridica è la mancanza di idoneità a vedersi attribuire diritti ed
obblighi, si assume la capacità giuridica si assume con la nascita ma quella di
agire, che è quella di disporre dei propri diritti come meglio si crede. Se io pongo
in essere una situazione di incapacità di agire il contratto è annullabile.
L’incapacità naturale è quello stato momentaneo di incapacità, ad esempio in
caso di ubriachezza; per questa può essere chiesto l’annullamento del contratto
e farne venir meno gli effetti.
Oltre alle incapacità ci sono i vizi della volontà:
- Errore, falsa rappresentazione della realtà che può comportare sotto richiesta
l’annullamento di un
contratto, a condizione che l’altro contraente fosse in grado di capire l’errore.
Es.: se compro un tessuto per una camicia e ne compro 10 metri, poi scopro che
me ne servivano molti di meno, chiedo al venditore di riprendersi l’eccedenza,
lui non era in grado di scoprire l’errore perché io gliene ho chiesti 10 quindi non
era annullabile. Se avessi detto che dovevo fare una camicia, allora il contrato è
annullabile perché l’altro soggetto poteva capire l’errore.
- Violenza, Per l’annullabilità ci si riferisce alla violenza psichica non fisica. La
violenza fisica invece, porta alla NULLITA’ quando questa non lasciava alcuna
possibilità di evitare il contratto non essendo quindi una vera e propria scelta
(minaccia di sparare).
Quanto alla violenza psichica, (se non firmi il contratto ti do una frustrata) male
ingiusto particolarmente forte nonostante non sia irreparabile (non uccide), una
volta finita la minaccia posso andare dal giudice e richiedere l’annullamento del
contratto; viene valutata in base al soggetto che attua la minaccia (se è un
bambino a minacciarmi non è rilevante).
- Dolo, errata rappresentazione della realtà causata però da un altro soggetto; es.
mi dà quell’orologio d’oro? Se non mi dice che non è oro si tratta di ERRORE, se
invece è proprio lui a farmi credere che è oro senza che lo dica io è lui a farmi
cadere in errore e si tratta di dolo. Nella pubblicità si ha il caso di DOLUS BONUS,
normale esaltazione della realtà, che può comunque sfociare in dolo nel caso si
tratti di vera e propria bugia riguardo il prodotto. (la benzina ti mette una tigre
nel motore=normale esaltazione/ la benzina non finisce mai=dolo).
Caratteri dell’annullabilità
o Il contratto annullabile produce effetti fin quando non si agisce per
l’annullabilità e non
viene pronunciata la sentenza di annullabilità, a differenza della nullità in cui il
contratto
non produce effetto e si retroagisce.
o L’azione per far valere l’annullabilità è relativa, può essere fatta valere solo
dalla parte nel
cui interesse è prevista dalla legge, mentre la nullità da chiunque.
o Non è rilevabile d’ufficio, se il giudice si accorge in una sentenza per
diminuzione di prezzo
di un terreno che c’è stato dolo, cioè truffa riguardo alle vere caratteristiche
dello stesso,
non può annullare il contratto se il fatto non è stato eccepito dal diretto
interessato.
o Si prescrive in 5 anni, dopo i quali non si può più procedere con l’annullabilità,
si prescrive l’azione ma non la domanda riconvenzionale: cioè se si è pagato un
orologio d’oro che poi
si rivela essere falso, dopo 5 anni e un giorno non si possono richiedere i soldi
indietro perché prescritta l’azione di annullabilità; ma se non si è ancora pagato
l’orologio e vi dovesse chiedere i soldi anche dopo i 5 anni, ci si può comunque
rifiutare di pagare perché il contratto è annullabile. QUINDI SI PRESCRIVE
L’AZIONE MA NON LA DOMANDA RICONVENZIONALE.
o È sanabile con la convalida, importante differenza dalla nullità: cioè con
l’aggiunta al contratto dell’elemento che mancando avrebbe comportato
l’annullabilità, essendo efficace prima e successivamente sanato, rimane efficace
per sempre.
20/05/2020
RESCISSIONE DEL CONTRATTO
Costituisce un rimedio contro lo squilibrio originale del contratto. Sono due le
ipotesi di rescissione del contratto:
- Contratto concluso in stato di pericolo (ART. 1447), E’ rescindibile un contratto
che un soggetto conclude a condizioni inique (volte al male) per la necessità nota
alla controparte di salvare la propria persona da una situazione di pericolo. Es.:
sta annegando un mio amico, corro in un negozio che mi vende cime a 20 volte il
prezzo naturale, si tratta di danno alla persona con
- Contratto concluso in stato di bisogno (ART. 1448),
- 5 minuti e 21