Arte
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LA MADONNA SI OGNISSANTI
La madonna di Ognissanti è una delle opere più importanti di Giotto. È situata a Firenze e si trova
nella chiesa di Ognissanti ed è stata a rescata su una pala. In questa pala Giotto rappresenta il
tema della maestà, tipica di alti autori quali Cimabue, il suo maestro.
LA VERGINE Nel dipinto abbiamo una tavola cuspidata(termina a cuspide, verso l’alto in modo
da formare un’angolo acuto) sopra troviamo la vergine seduta su questo trono con in braccio il
bambino, Cristo. La vergine ha un abito bianco piuttosto insolito per l’epoca e nel bambino
possiamo vedere un accenno di volume che ci fa capire la maturità e l’importanza che sarà poi di
questa gura. Ai piedi della vergine troviamo un forte e etto di chiaroscuro per dare alle gambe
della vergine una terza dimensione alla vergine la profondità infatti sembra che le gambe siano più
avanti verso il corpo. La vergine con il manto blu e bordato d’oro delimita con elegante e
ra natezza il viso della vergine.
LO SFONDO Una caratteristica dell’arte medievale ripresa da Giotto sono le maggiori dimensioni
della vergine e del Cristo rispetto alle altre gure sul fondo quasi angeli. Giotto in questa pala ci
tiene a dare un’aspetto architettonico della scultura rappresentando il trono della madonna, che
richiama all’uso nell’architettura di marmo policromi. Questa caratteristica la troviamo anche nella
cappella degli scrovegni a Padova.
LE FIGURE IN SECONDO PIANO Le gure in secondo piano tra le tante sono due angeli di
piccole dimensioni in ginocchio vestiti di verde, l’angelo a sinistra porta una corona che è
rappresentativa della corona regina del cielo, quello a destra in ginocchio porta in mano porta una
pisside, che secondo la tradizione mortuaria ebraica venivano usati come rito funerario, era un
presagio della passione di Cristo. Da qui possiamo intuire che Giotto era attento alla dottrina e
conosceva la storia di Cristo. Gli angeli in primo piano cioè quelli vestiti con abito bianco,
nonostante le sproporzioni dimensioni rispetto alla madonna, sono un ginocchio con in mano dei
vasi panciuti che contengono gigli e rose, che alludono alla verginità della madonna e gli angeli
danno una maggiore prospettiva a quest’opera.
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LA CAPPELLA DEI BARDI E CAPPELLA PERUZZI
Dopo il soggiorno a Padova non conosciamo l’esatta datatazione cronologica di alcune opere ma
le più importanti sono: la cappella bardi e la cappella Peruzzi. Si trovano nella chiesa di Santa
Croce a Firenze, una basilica francescana. Queste sono due opere commissionate da due
antiche famiglie di banchieri però purtroppo sono in cattive commissioni per via di ridipinture nel
corso dei secoli e la degradazione che avvenne nel corso del tempo.
Opere Tardo-Patavine: Le Cappelle Bardi e Peruzzi
Dopo il soggiorno a Padova, le opere più signi cative sono gli a reschi delle Cappelle Bardi e
Peruzzi nella Basilica di Santa Croce a Firenze, commissionate da due importanti famiglie di
banchieri. Purtroppo, sono in cattive condizioni di conservazione a causa di ridipinture e degrado.
* Esequie di San Francesco (Cappella Bardi): Quest'opera, molto danneggiata, ra gura San
Francesco morto su un letto, circondato da monaci francescani con diverse espressioni di dolore
e sconcerto.
* Dettagli e Realismo: Giotto evidenzia il dettaglio anatomico delle mani. Il monaco Girolamo è
inginocchiato a baciare le stigmate di San Francesco.
* Tecnica Composita: Alcune gure sono rappresentate di spalle o lateralmente, una tecnica
usata per coinvolgere lo spettatore e guidare lo sguardo all'interno della scena. Il saio che ricopre
quasi interamente i monaci permette di intravedere l'anatomia dei piedi, contribuendo al senso di
prospettiva e profondità.
Simone Martini
Simone Martini è l’interprete più illustre e ra nato della pittura senese. Nacque a Siena nel 1294,
nacque nel contado a San Gimignano. Purtroppo le informazioni nella sua vita sono scarse e
incerte. Troviamo la sua presenza a Napoli, Pisa, Siena e la sua fama venne chiamato dal Papa ad
Avignone, qui stette stabilmente no alla sua morte e si legò con una profonda amicizia a
Francesco Petrarca e per lui realizzerà il ritratto di Laura che successivamente venne perso.
Costituisce la base di partenza dello stile che nel corso dei secoli viene de nito gotico
internazionale. La sua formazione è ampiassima, abbiamo l’in uenza di Druccio, Giotto e Pisano.
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Maestà del Palazzo Pubblico di
Siena
La prima opera di produzione Martiniana è la maestà del palazzo pubblico di Siena. È un a resco
su un muro caratterizzato dalla presenza di pezzi di vetro e oro per dare quel senso di maestà
LA CORNICE Il dipinto è arricchito da una ricca cornice che è caratterizzata dalla presenza di
ricci di cardi (una piante selvatica) come ornamento a 20 quadretti tondi fatti in forno a tutta la
cornice in cui vengono ra gurati: Gesù redentore, i 4 evangelisti ( Matteo, Marco, Luca e
Giovanni), vari altri santi e profeti.
LA MADONNA Nell’a resco dell’artista troviamo oltre alla Madonna seduta su un trono
riccamente decorato con il braccio il bambino, è circondata da tantissime gure come nei
quadretti quali profeti santi e varie altre gure bibliche che fanno da sfondo. Il trono della
madonna è caratterizzato dalla presenza delle trifore gotiche per dare maggiore profondità e sullo
sfondo troviamo un baldacchino in tessuto rosso con dettagli tipici della monarchia francese
quindi hanno anche una connotazione politica.
PERSONAGGI SECODARI E SFONDO Il corteo viene rappresentato in una scena molto
importante, l’interruzione di una processione per permettere agli angeli in azzurro sotto il
baldacchino che hanno dei ori in mano per donarli alla Signora. Questo dipinto a muro si trova
nel palazzo pubblico, non in una chiesa quindi sono presenti alcuni elementi profani. Anche la
committenza è civile, e si ipotizza che lo simboleggi una risposta orgogliosa e laica alla maestà di
Druccio, che a di erenza di questa ha un carattere molto più religioso. Sempre nell’ambito della
lotta fra il potere politico e il potere religioso. Questo corteo nel quadro rompe i rigidi criteri che
furono stabiliti nei secoli precedenti. Infatti viene de nito con una struttura morbida. Le parti
costruttive che prima venivano realizzate con tintura d’oro lui le realizza con lamina d’oro, per
rendere maggior mente realistica l’opera e dare un’e etto ri ettente maggiore. Usa anche la
pergamena, per le parti in cui erano presenti i cartigli, in modo da ricordare il materiale reale che
veniva usato per i cartigli. Il ciondolo della vergine viene realizzato ponendo un vero oggetto di
bigiotteria un fermaglio per rendere L’e etto maggiormente realistico. Non è presente il chiaro
scuro e per come abbiamo detto prima visto che non ci sono i contorni de niti le pennella non
sono strette ma larghe. Le aureole sono in rilievo non completamente piatte, realizzate sempre in
lamina metallica dorata. Il vestito e il trono realizzati con decorazioni oreali e lamina d’oro. Lo
sfondo è di un blu intenso per dare maggior rilievo al disegno oltre ad avere un signi cato divino.
Nella pittura di Simone Martini si parla di lirismo, cioè l’abilità di togliere il realismo delle sue
opere, rappresenta la realtà in modo diverso rispetto a Giotto usando materiali come papiro o
lamina d’oro, dettagli che rimandano alla realtà anche come i contorni poco de niti e pennellate
molto omogenee
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Pietro e Ambrogio Lorenzetti
La grande stagione della pittura senese vede come
protagonisti i fratelli Pietro e Ambrogio Lorenzetti.
In questo momento l’arte raggiunge vette di
grande drammaticità espressiva, Ambrogio
riesce, più del fratello, a essere testimone
attento e partecipe della vita sociale e degli
ideali politici del suo tempo. La sua data di
nascita può essere collocata intorno
all'ultimo quindicennio del XIII secolo. La
data di morte è più certa e viene collocata il
9 giugno 1348. Ambrogio Lorenzetti, nacque
a Siena ed è attivo anche a Firenze, fra il 1328 e
il 1330 risulta immatricolato presso l'Arte dei
Medici e degli Speziali. I frequenti soggiorni
orentini lo mettono in contatto con le opere di
Giotto e della sua scuola che, al contrario del
fratello Pietro, assimila con meno entusiasmo. La
radicata formazione senese, di Giovanni Pisano, ma molto legata alle esperienze di Duccio e, più
ancora, a quelle di Simone Martini, gli impedisce di aderire ai nuovi canoni artistici della pittura
orentina.
Il Ciclo degli A reschi del Buon Governo e del Cattivo Governo
Il Ciclo degli A reschi del Buon Governo e del Cattivo Governo, realizzato da Ambrogio Lorenzetti
tra il 1338 e il 1339 nella Sala dei Nove (o della Pace) del Palazzo Pubblico di Siena, è un
monumentale esempio di pittura civile trecentesca che fungeva da monito etico e politico per i
governanti della città. Queste rappresentazioni hanno un carattere molto abesco, ha poca
aderenza alla realtà dal punto di vista della prospettiva. C’è una rappresentazione di una serie di
scene di scene quotidiane.
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Allegoria del Buon Governo (Parete di Fondo)
La rappresentazione del Buon Governo è un'allegoria politica e morale. Al centro siede
l'imponente gura del Comune di Siena o del Bene Comune, vestito dei colori bianco e nero della
Balzana senese. Sopra di lui volano le virtù teologali: Fede, Speranza e Carità. Ai lati del Comune
sono sedute le Virtù Cardinali e altre personi cazioni che assicurano la stabilità dello stato. La
Giustizia, incoronata, si trova in alto a sinistra e tiene una bilancia con i piatti per la giustizia
distributiva e commutativa. Una corda discende dalla Giustizia ed è retta dalla gura della
Concordia, che impugna una pialla (simbolo dell'eliminazione delle discordie), prima di legare i
ventiquattro cittadini (allusione al Consiglio senese) al Bene Comune. Tra le altre Virtù, spicca la
Pace, ra gurata come una giovane donna bellissima, coronata d'ulivo e languidamente semi-
distesa su un cuscino, simboleggiando la serenità e l'equilibrio raggiunti sotto un governo saggio.
E etti del Buon Governo (Parete Lunga di Sinistra)
Questa sezione, lunga circa 14 metri, è una celebre veduta panoramica che illustra le
conseguenze positive di un governo guidato dalle Virtù.
In Città. La città è ra gurata come un luogo vibrante e sereno, pieno di attività e prosperità. Le
strade sono a ollate di cittadini paci ci: si vedono mercanti che vendono sto e, artigiani al lavoro
e gure a cavallo che si muovono liberamente. La gioia e il benessere sono espressi da un gruppo
di nove fanciulle che danza in primo piano, simbolo del "buon tempo". La città è cinta da mura, su
cui vola la gura alata della Sicurezza (Securitas) che regge uno stendardo con un messaggio di
rassicurazione per i cittadini. Lo stendardo garantisce la libertà di viaggiare senza paura, poiché il
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male è punito, come dimostra la gura di un impiccato tenuta dalla stessa Sicurezza. Qui non si
teme attacchi di invasori, ed è evidente dalla cinta muraria in basso a destra che non rappresenta
sempre le dimensioni reali e sembra quasi un gruppo di carta. Quindi quando c’è un buon
governo non si deve temere neanche gli attacchi dei nemic
E etti del buon governo in Campagna
Sebbene purtroppo molto danneggiata, questa parete illustra, per antitesi, il caos e la rovina
derivanti dalla tirannia. Il tiranno è a ancato da vizi devastanti come l'Avarizia, la Superbia e la
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Frode. La Giustizia è a terra, prigioniera e impotente. Gli e etti in città e in campagna mostrano
scene di violenza, decadenza architettonica, abbandono dei campi e insicurezza, ribadendo il
severo monito agli osservatori.
Ambrogio Lorenzetti, con questa opera, non solo eccelse nella resa espressiva e drammatica
tipica del suo tempo, ma dimostrò una precoce consapevolezza nella rappresentazione dello
spazio e della realtà, superando l'impostazione meramente decorativa a favore di una prospettiva
che, sebbene non scienti ca, anticipava il realismo ottico del Rinascimento.
ANNUNCIAZIONE LORENZETTI
L'Annunciazione di Ambrogio Lorenzetti risale al 1344, rappresenta non solo il culmine della
carriera dell'artista senese, ma anche uno dei vertici della pittura del Trecento per la sua
straordinaria capacità di fondere simbologia sacra e innovazione spaziale.
L'Architettura della Prospettiva. L'opera si presenta con una struttura quasi quadrata, dominata
da un fondo oro che, se da un lato richiama la tradizione bizantina e la dimensione trascendente,
dall'altro viene squarciato da una delle prime e più audaci applicazioni della prospettiva
scienti ca. Il pavimento, decorato con vivaci tarsie marmoree in bianco e nero, non è un semplice
elemento decorativo: le sue linee convergono con precisione geometrica verso un unico punto di
fuga centrale. Questo dettaglio tecnico, sottolineato dalla colonnina centrale che regge i due archi
a tutto sesto trilobati, crea una profondità reale in cui i personaggi non sono più icone piatte, ma
gure che occupano uno spazio sico concreto. È interessante notare come Lorenzetti abbia
cercato di dare volume alle gure; l'Angelo, in particolare, possiede una plasticità massiccia che
ricorda molto più la solidità di Giotto rispetto all'eleganza liforme di Duccio di Buoninsegna.
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La Simbologia dell'Incontro
Ogni elemento del dipinto è carico di signi cati profondi che narrano l'accettazione del destino
divino:
* L'Angelo Messaggero: Appare con una corona di ulivo sul capo, simbolo universale di pace e
riconciliazione tra Dio e l'umanità. Oltre alla palma del martirio che stringe in mano (pre gurazione
del sacri cio di Cristo e del dolore di Maria), il gesto della mano destra è rivoluzionario: il pollice
alzato indica un "altrove" invisibile, richiamando la presenza di una volontà superiore che sovrasta
la scena. Sebbene i restauri abbiano aggiunto un secondo paio di ali, la maestosità della gura
rimane intatta.
* La Vergine Maria: Seduta su un trono marmoreo impreziosito da decorazioni cosmatesche,
Maria non rivolge lo sguardo all'angelo, ma lo volge verso l'alto, verso Dio. Il suo atteggiamento è
di totale abbandono: le mani incrociate sul petto e il libro aperto sulle ginocchia simboleggiano
uno spirito pronto ad accogliere la parola divina. La sua gura si smaterializza quasi contro il
fondo oro, creando un equilibrio perfetto tra la realtà umana e la dimensione divina.
* Lo Spirito Santo: Tra l'Angelo e la Vergine vola la colomba, che traccia una traiettoria ideale
collegando il messaggio celeste al volto della Madonna, suggellando l'istante del concepimento.
Un Dialogo tra Umano e Divino
Il contrasto tra il pavimento "terreno", rigorosamente geometrico, e lo sfondo dorato "celeste"
ri ette il tema centrale dell'opera: l'incontro tra il mondo sico e quello spirituale. Lorenzetti riesce
a rendere scultorea la presenza dei protagonisti, facendoli abitare in una stanza che sembra
continuare oltre la cornice, rendendo l'osservatore partecipe di quel momento di silenziosa e
solenne [Link] tavola non è solo un racconto religioso, ma un testamento artistico
dove la rma e la data (dicembre 1344) suggellano l'ultimo atto di un maestro che ha saputo
trasformare la pittura in uno strumento di indagine loso ca e spaziale.
RINASCIMENTO
Il Rinascimento: La Rinascita dell’Uomo e dell'Antico
Il Rinascimento rappresenta uno dei momenti di massima rottura e, paradossalmente, di massima
continuità nella storia della civiltà occidentale. Fiorito in Italia tra il Quattrocento e il Cinquecento,
questo periodo segna il passaggio dall'Età Medievale all'Età Moderna. Il termine stesso
"Rinascita", introdotto da Giorgio Vasari, indica la chiara
volontà di riportare alla luce l'eccellenza delle arti
classiche (Grecia e Roma) dopo quelli che venivano
de niti i "secoli bui" del Medioevo.
Tuttavia, questo processo non fu una semplice copia
del passato, ma una rielaborazione scienti ca e
razionale che pose l’uomo al centro dell’universo
(Homo Faber), capace di costruire il proprio destino
attraverso l’ingegno e lo studio delle humanae litterae.
In questo contesto, l'arte smise di essere un'attività
puramente artigianale per diventare una vera e propria
forma di conoscenza scienti ca della natura.
1. L’Umanesimo e il Culto dell’Antico come Modello
Alla base del Rinascimento vi è l’Umanesimo, un
movimento culturale che riscoprì il valore del patrimonio
letterario classico. Gli studiosi iniziarono a cercare
febbrilmente antichi manoscritti nelle biblioteche dei
monasteri, restituendo dignità a testi dimenticati e
riaprendo le porte al pensiero di Platone. Questo
interesse si trasformò in una "curiosità febbrile" per le
rovine romane, che divennero una scuola a cielo aperto.
Artisti come Filippo Brunelleschi e Donatello si recarono
a Roma non più solo per ammirare i monumenti, ma per
condurre uno studio metrico e analitico. Misuravano i
resti per carpirne i segreti costruttivi, l'equilibrio delle
forme e la solidità volumetrica, mentre la riscoperta del
De architectura di Vitruvio forniva la base teorica per
costruire edi ci armoniosi e razionali.
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BRUNELLESCHI
La prospettiva scienti ca o lineare, nata a Firenze nel
secondo decennio del Quattrocento per opera di
Filippo Brunelleschi, rappresenta la prima applicazione
di leggi geometriche alla rappresentazione dello
spazio. L'obiettivo era creare una corrispondenza
univoca tra la realtà tridimensionale e la super cie
piana del supporto. Il sistema poggia su elementi
fondamentali: il punto di vista sso (l'occhio
dell'osservatore), la linea dell'orizzonte e il punto di
fuga. In una composizione prospettica, tutte le linee
perpendicolari al piano dell'immagine (linee di fuga)
convergono verso questo unico punto, mentre le
dimensioni degli oggetti diminuiscono
proporzionalmente con l'aumentare della distanza. La
prospettiva scienti ca è una "convenzione". Mentre la
visione umana naturale è binoculare (usa due occhi e
percepisce il rilievo in modo stereoscopico su una
super cie curva), la prospettiva di Brunelleschi è
monoculare (un solo occhio sso). Essa proietta la
realtà su un piano, sacri cando la complessità della
visione reale per ottenere una precisione matematica.
BRUNELLESCHI
Filippo Brunelleschi (1377–1446) è considerato il vero padre dell'architettura rinascimentale. La
sua gura rappresenta il passaggio cruciale dall'artigiano medievale all'architetto moderno,
capace di unire l'arte alla matematica.
La formazione e gli esordi
Figlio di un notaio orentino, ricevette un'educazione colta che includeva il latino e le scienze
esatte, verso le quali nutrì sempre una profonda passione. Iniziò la sua carriera artistica come
orafo, a nando una precisione tecnica che avrebbe poi applicato alle grandi strutture.
Il suo debutto sulla scena pubblica avvenne nel 1401, quando partecipò al celebre concorso per
la seconda porta del Battistero di Firenze. Sebbene l'opera venne a data a Lorenzo Ghiberti,
Brunelleschi dimostrò già una forza espressiva innovativa.
Il viaggio a Roma e la scoperta della prospettiva
Un momento decisivo fu il viaggio a Roma, dove Brunelleschi studiò con rigore scienti co le
rovine classiche. Questa esperienza gli permise di:
* Comprendere le proporzioni e gli ordini dell'architettura romana.
* Codi care le regole della prospettiva lineare centrica, lo strumento matematico che permette di
rappresentare lo spazio tridimensionale su una super cie piana.
Il capolavoro: La Cupola di Santa Maria del Fiore
Nel 1418, forte delle sue conoscenze tecniche e del superamento della tradizione gotica,
Brunelleschi vinse il concorso per la costruzione della cupola del Duomo di Firenze, rimasta
incompiuta dai tempi di Arnolfo di Cambio.
L'eredità
Oltre alla Cupola, Brunelleschi ha ride nito lo spazio urbano di Firenze con opere come lo
Spedale degli Innocenti, la Chiesa di San Lorenzo e la Cappella Pazzi, basando ogni progetto
sulla simmetria, la modularità e la chiarezza geometrica.
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CUPOLA DI BRUNELLESCHI
CATTEDRALE DI SANTA MARIA
DEL FIORE
La cattedrale infatti era priva di copertura nella zona del coro. Qui doveva essere fatto una cupola
che coprisse uno spazio di 54 m. La cupola oggi viene de nita autoportante, quindi senza
bisogno di centine, elementi in legno con la funzione di armatura per renderlo più resistente. La
realizzazione però di queste centine sarebbe stata impossibile per l’altezza che doveva avere
questa cupola e per il peso dei materiali della cupola. Nel 1420 Brunelleschi iniziò la costruzione
di quella che verrà chiamata “grande macchina”. la chiesa poi dopo la costruzione della cupola
verrà nuovamente inaugurata e riconsacrata, poiché al tempo si aveva la convinzione che se ci
fossero stati i lavori, quindi non sarebbe stata celebrata una messa, la chiesa perdesse la propria
funzione religiosa. Il compagno dato all’impresa di Brunelleschi, fu Lorenzo Ghiberti, che non
ebbe un grande ruolo nella costruzione della cupola. Brunelleschi era molto geloso della sua
costruzione e del suo progetto, tanto che richiede per sé il controllo dell’opera. Questa cupola
impegnò Brunelleschi per tutta la vita. Ci vollero infatti ben 16 anni per completare la struttura. Per
la costruzione della lanterna, la situazione è leggermente più complicata, poiché Brunelleschi
Dovete partecipare nei momenti ad un concorso che vinse. Brunelleschi però morì poco dopo,
così il progetto venne a dato a . La cupola si sviluppa su una pianta ortagonale, non totalmente
ricoperto di marmi, e con grandi nestre circolari, che prendono il nome di oculi, che danno luce
all’interno. Vista all’esterno appare come una cupola rossa sormontata da otto grandi costoloni.
La lanterna, che ha una terminazione a cuspide (a punta) e ha pianta ortogonale come la cupola,
per via della proporzionalità. Questa lanterna aveva una funzione anche spirituale, da faro per la
cristianità per richiamare tutti i fedeli al suo interno. Un simbolo che tutti da lontano potevano
distinguere. Il Vasari scrisse sulla cupola, che i monti dietro a lei sembravano simili a lei, visti la
magni cenza dell’opera e la grandezza. Filippo Brunelleschi dotò la struttura di due calotte
distinte, una interna di grande spessore e una esterna più sottile, questo per fare in modo che si
conservasse meglio nel tempo. Tra le due calotte, c’è un’intercapedine, con una piccolissima
scala che permette di salire no alla lanterna. I costoloni hanno una forma ogivale (ricorda a
quella di un proiettile), i costoloni sono rivestiti da marmo bianco. I costoloni all’interno sono
collegati in otto anelli di muratura in orizzontale, in verticale invece ci sono 16 costoloni intermedi
interni. Contrariamente per quanto avviene nelle cupole gotiche, dove costoloni dovevano essere
costruite prima delle vele (lo spazio fra un costolone e l’altro), in queste struttura vennero costruiti
contemporaneamente. Il peso dei mattoni è stato retto attraverso un metodo che si chiama spina
pesce. La spinapesce è una tecnica costruittuva fatta per bilanciare il peso che posa i mattoni in
un motivo a zig-zag, alternando le orizzontali e verticali, per creare strutture autoportanti come
volte e cupole, rendendo la struttura stabile senza centine, grazie ai mattoni verticali che bloccano
quelli orizzontali, formando spirali solide. Via via che la struttura procede la misura delle vele
diminuisce, diminuendo le dimensioni della cupola, formando così quello che è l’occhio genitale.
Con la cupola di Brunelleschi si parla di cupola di rotazione. La cupola è vero che è un aspetto di
una cupola ortogonale, ma in realtà è costruita come una cupola di rotazione poiché i mattoni non
sono disposti su piano orizzontale, ma sono inclinati verso i loro centri di curvatura. La tua
intuizione è corretta: la genialità della Cupola di Santa Maria del Fiore risiede proprio nel
passaggio da un'architettura pensata per piani orizzontali a una concezione spaziale basata su un
centro di curvatura mobile.
Filippo Brunelleschi non costruì la cupola come una serie di anelli piatti sovrapposti, ma come una
porzione di una gura solida in rotazione. Per guidare l'inclinazione dei mattoni, Brunelleschi
utilizzò un sistema di corde ssate al centro della base dell'ottagono (il piano d'imposta).
Immagina queste corde come i lati di un cono rovesciato il cui vertice si trova idealmente verso il
basso, nel centro della crociera della chiesa.
Come varia la giacitura dei mattoni
La "giacitura" (ovvero l'angolo che il mattone forma rispetto al suolo) non è costante, ma segue il
raggio di curvatura della cupola:
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* Alla base (piani inferiori): I letti di posa dei mattoni sono quasi orizzontali. L'inclinazione è
minima perché il raggio che parte dal centro del "cono" colpisce la muratura con un angolo molto
aperto.
* In elevazione (piani superiori): Man mano che la cupola sale e si stringe verso l'occhio (l'oculo
centrale), i mattoni devono inclinarsi sempre più verso l'interno per chiudere la curvatura. Qui la
pendenza rispetto al piano orizzontale diventa massima.
La tecnica della "Spina Pesce" (Opus Spicatum) Questa inclinazione a cono avrebbe reso la
struttura instabile durante la costruzione (i mattoni sarebbero scivolati verso l'interno) se
Brunelleschi non avesse introdotto la celebre spina pesce. Non appena ultimata, però la cupola di
Brunelleschi, iniziò a lesionarsi. Interessano soprattutto quattro delle otto vele, nei punti di
maggiore sollecitazione. Per lo studio di queste fratture viene impiegata una commissione
granducale. Questa doveva essere circondata da delle catene di ferro in modo regione la struttura
questo progetto venne staccato poiché non si voleva con nare la struttura. Oggi la struttura è
monitorata attraverso dei sensori di movimento. L’architettura di Brunelleschi mina a creare una
sensazione di agio nelle sue strutture infatti questo non vogliono né dare una sensazione di
opprimenza né a annientare. Questo scopo viene realizzato attraverso l’uso di geometria
semplice. Il linguaggio di Brunelleschi infatti si basa su una ripresa delle caratteristiche dell’arte
classica, in particolare romana. Le caratteristiche dell’arte brunelleschiana sono:
Capitelli e colonne
unì degli archi a tutto sesto con delle colonne, in particolare si parla di capitelli di tipo corinzio con
fusto liscio, tipici dell’architettura romana, come quelli del Pantheon
Paraste
Sono delle scanalature presenti nel fustoe sono sei per faccia
Segmento di transazione
È un elemento architettonico che appare come un blocco cubico, sovrapposto al capitello delle
colonne, che poggia sull'abaco e introduce l'arco a tutto sesto.
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