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Cartesio, fondatore del razionalismo moderno, sostiene che la verità si basa sulla matematica e la ragione, contrapposta all'empirismo di Galileo. La sua opera principale, il 'Discorso sul metodo', introduce il dubbio metodico come strumento per raggiungere la certezza, culminando nel famoso 'Cogito, ergo sum'. Cartesio distingue tra idee avventizie, fattizie e innate, e propone una morale provvisoria, sottolineando la libertà dell'anima e il controllo razionale delle passioni.

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Cartesio, fondatore del razionalismo moderno, sostiene che la verità si basa sulla matematica e la ragione, contrapposta all'empirismo di Galileo. La sua opera principale, il 'Discorso sul metodo', introduce il dubbio metodico come strumento per raggiungere la certezza, culminando nel famoso 'Cogito, ergo sum'. Cartesio distingue tra idee avventizie, fattizie e innate, e propone una morale provvisoria, sottolineando la libertà dell'anima e il controllo razionale delle passioni.

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Cartesio: vita e progetto filosofico

Cartesio è uno dei più importanti filosofi del Seicento ed è il fondatore del razionalismo
moderno. Secondo Cartesio, il mondo è basato sulla matematica, perché solo la matematica
fornisce verità certe, universali e necessarie. Nasce in Francia e viene mandato a studiare in
un collegio di Gesuiti, dove riceve una formazione rigorosa, ma resta insoddisfatto del
sapere tradizionale, che non garantisce certezze assolute.

Dopo aver studiato medicina, entra nell’esercito come medico e partecipa alla Guerra dei
Trent’anni. Proprio durante questo periodo matura l’idea centrale della sua filosofia: trovare
un metodo sicuro per distinguere il vero dal falso. Da qui decide di dedicarsi completamente
alla filosofia.

Razionalismo ed empirismo: il confronto con Galileo


Nel Seicento convivono due grandi correnti di pensiero: il razionalismo, che fonda la
conoscenza sulla ragione, e l’empirismo, che la fonda sull’esperienza. L’empirismo trova la
sua espressione principale nel metodo scientifico di Galileo Galilei, composto da quattro fasi:
osservazione empirica, formulazione dell’ipotesi, verifica sperimentale dell’ipotesi e
formulazione della teoria.

Cartesio riconosce l’importanza del metodo galileiano, ma ritiene che l’esperienza sensibile
non sia sufficiente, perché i sensi possono ingannare. Per questo propone un metodo
basato sulla ragione pura.

Il Discorso sul metodo (1637)


Nel 1637 Cartesio pubblica il Discorso sul metodo, opera fondamentale del razionalismo.
Qui afferma che tutti gli uomini possiedono la ragione, ma non tutti sanno usarla
correttamente. Il metodo serve a guidare l’uso corretto della ragione.

Il metodo cartesiano è diviso in quattro momenti: l’evidenza, cioè accettare come vero solo
ciò che è chiaro e distinto; l’analisi, che consiste nello scomporre i problemi in parti semplici;
la sintesi, che ricompone le parti dal semplice al complesso; e l’enumerazione o revisione,
cioè il controllo finale per evitare errori.

Il dubbio metodico e il dubbio iperbolico


Per applicare correttamente il metodo, Cartesio introduce il dubbio come strumento di
conoscenza. Secondo Cartesio, per arrivare a una verità certa è necessario mettere in
dubbio ogni cosa.

Il dubbio metodico mette in discussione tutte le conoscenze, in particolare quelle basate sui
sensi. Questo dubbio diventa poi dubbio iperbolico, cioè un dubbio estremo, in cui Cartesio
ipotizza l’esistenza di un genio maligno, capace di ingannarci facendoci credere vere cose
false.

Il Cogito: la prima verità certa


Proprio nel momento del dubbio più radicale, Cartesio scopre una verità indubitabile: Cogito,
ergo sum, “penso dunque sono”. Anche se dubito di tutto, non posso dubitare del fatto che
sto pensando, e quindi che esisto. Il cogito non è un ragionamento, ma un’intuizione
immediata della mente, ed è il fondamento di tutta la conoscenza.

Le critiche al Cogito e le risposte di Cartesio


Il cogito viene criticato da Hobbes, Arnauld e Gassendi. Hobbes sostiene che dal pensiero
non si possa dedurre l’esistenza dell’io come sostanza; Arnauld ritiene che l’evidenza venga
prima del cogito; Gassendi accusa Cartesio di usare un sillogismo nascosto. Cartesio
risponde affermando che il cogito è un’intuizione immediata della mente e che dimostra
l’esistenza della res cogitans, cioè della sostanza pensante.

Dio come garanzia della verità


Dopo il cogito, Cartesio deve dimostrare l’esistenza di Dio, che ha un ruolo fondamentale
perché garantisce la verità delle idee chiare e distinte. Dio è l’opposto del genio maligno: è
perfetto, buono e non può ingannare.

Cartesio dimostra l’esistenza di Dio attraverso l’idea di perfezione, la dimostrazione a


posteriori e l’argomento ontologico di Sant’Anselmo.

Le idee: avventizie, fattizie e innate


Cartesio distingue tre tipi di idee: le idee avventizie, che provengono dall’esterno; le idee
fattizie, create dalla mente; e le idee innate, presenti fin dalla nascita, come l’idea di Dio.

L’errore: intelletto e volontà


Secondo Cartesio, l’errore deriva da due cause: l’intelletto, che è limitato, e la volontà, che è
più ampia e libera. L’errore nasce quando la volontà si spinge oltre ciò che l’intelletto
conosce in modo chiaro e distinto.

Il dualismo cartesiano
Cartesio divide la realtà in due sostanze: la res cogitans, sostanza pensante e immateriale,
e la res extensa, sostanza materiale ed estesa. Il punto di contatto tra anima e corpo è
individuato nella ghiandola pineale.
La morale provvisoria
In attesa di una morale definitiva, Cartesio propone una morale provvisoria, basata su tre
regole: obbedire alle leggi e ai costumi, mantenersi fermi nelle proprie convinzioni e vincere
se stessi più che la fortuna, cioè controllare le passioni.

L’uomo, gli animali e la macchina del mondo


Secondo Cartesio, tutto l’universo materiale funziona come una macchina regolata da leggi
meccaniche. Gli animali sono macchine perfette prive di anima e di coscienza. Anche il
corpo umano è una macchina, ma l’uomo si distingue dagli animali perché possiede
un’anima razionale, che si manifesta nel linguaggio, nella ragione, nella creatività e
nell’apprendimento.

Le passioni dell’anima
Cartesio affronta il tema delle passioni nell’opera Le passioni dell’anima. Le passioni sono
affezioni involontarie dell’anima, nate dal corpo ma capaci di influenzarla, creando un
conflitto tra ragione e impulsi corporei. Le passioni fondamentali sono sei: amore, odio,
ammirazione, desiderio, gioia e tristezza. Tutte sono precedute dalla meraviglia.

Le passioni non vanno eliminate, ma controllate dalla ragione: la saggezza consiste nel
dominio razionale delle passioni.

Libertà e morale cartesiana


L’uomo, come corpo, è soggetto ai bisogni naturali, ma come anima è libero grazie al libero
arbitrio. La morale cartesiana si fonda sull’esistenza di Dio, sull’immortalità dell’anima e
sull’accettazione dell’ordine divino. Cartesio rifiuta l’antropocentrismo: l’uomo non è il centro
dell’universo, ma parte di un tutto più grande, e il bene pubblico è superiore al bene privato.
La virtù consiste nel conoscere il bene, volerlo e agire secondo ragione.

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