Modulo 2 Econ Az
Modulo 2 Econ Az
LA GESTIONE SI SVOLGE in cicli RIPETITIVI E CONTINUI di OPERAZIONI nel TEMPO e nello SPAZIO
(fenomeno unitario)
Infatti ogni azienda ha bisogno di denaro, cioè di FINANZIAMENTI, per ottenere prodotti specifici (output), e
quindi per INVESTIRE. Alcune fasi sono di scambio/contatto con il mercato mentre altre sono completamente
interne ( es. fase 3). Tutte queste fasi compongono un ciclo tale per cui cioè che ottengo nella fase finale
reintegra quello che ho consumato in quella iniziale.
LE FONTI DI FINANZIAMENTO
Per coprire questo fabbisogno, l’impresa deve scegliere le fonti di finanziamento più adatte, considerando
l’adeguatezza dei finanziamenti rispetto agli investimenti da realizzare, i tempi con cui tali investimenti
generano ricavi in modo da garantire un corretto equilibrio finanziario.
Le fonti di finanziamento si dividono in:
● Capitale proprio o “di pieno risalto” ( o fonti finanziarie proprie), conferito dal proprietario o dai soci
dell’impresa stessa, caratterizzato da remunerazione variabile in base ai risultati aziendali e generalmente
senza limiti temporali di restituzione ai soci/ al proprietario; chiaramente infatti il capitale proprio non è stabile,
ma varia nel tempo in base a 2 cause
- ordinarie: legate cioè alla gestione che determina incrementi o decrementi di capitale,
- straordinari: eventi straordinari o imprevisti
● Capitale di credito: proveniente da soggetti esterni (terze economie), con remunerazione stabilita
contrattualmente (fissa o variabile) e con tempi di rimborso prestabiliti. Si tratta quindi del capitale ottenuto
da banche/istituzioni finanziarie qualora il capitale proprio risulti insufficiente per la gestione aziendale.
La gestione finanziaria dell’impresa richiede quindi una COMBINAZIONE EQUILIBRATA TRA CAPITALE
PROPRIO e CAPITALE DI CREDITO. Tale equilibrio varia nel tempo in relazione alla dinamica patrimo-
niale aziendale. Questo rende necessario un continuo monitoraggio da parte dell’impresa.
2)Gli aumenti reali del capitale proprio derivanti da nuovi conferimenti di capitale da parte dei soci,sono dovuti:
• ad ampliamento delle dimensioni aziendali;
• alla necessità di riequilibrio tra fonti interne ed esterne;
• ad esigenze legate a operazioni straordinarie (fusioni, acquisizioni, ecc.).
I decrementi del capitale proprio possono invece essere causati da:
• copertura di perdite;
• capitale considerato eccessivo rispetto alle esigenze future;
TASSO DI INTERESSE: Il capitale di credito non viene concesso gratuitamente. Il costo del capitale
credito è rappresentato dall’interesse, espresso sotto forma percentuale (tasso di interesse).
- Come ogni bene/merce, il costo del denaro dipende, in primo luogo, dalla domanda e dall’offerta: in
generale, maggiore è l’offerta minore è il costo (tasso) e viceversa
- Sul costo del denaro incide anche il rischio di insolvenza o di liquidità
In linea generale, una leva importante del tasso di interesse è l'interesse a cui le banche centrali sono
disposte a concedere denaro alle altre banche. La BCE stabilisce un tasso di interesse a cui è disposta a
finanziare le banche: se la BCE alza tale tasso, di conseguenza anche le altre banche tendono ad alzare i
propri tassi (e viceversa). La BCE tenta di governare la domanda e l'offerta del denaro REGOLANDO i
tassi del denaro.
COME SI CALCOLA L'INTERESSE?
Il costo del denaro dipende dal CAPITALE (C), dal TASSO ANNUO DI INTERESSE (r= rate) ed il TEMPO
(t). Siccome il tasso annuo percentuale (r) è un tasso percentuale si divide per 100.
Finanziamento di medio o lungo termine dato dalla banca (o da un istituto di credito) con diverse finalità,
ed è regolato dal codice civile ( art. 113-122). Ci si impegna a restituirlo secondo un preciso piano di
ammortamento, composto da rate periodiche. (PIANO DI AMMORTAMENTO - piano di rimborso del mutuo)
Quando si paga la rata avvengono due cose:
-Restituzione denaro prestato, quindi riduzione del debito: QUOTA CAPITALE
- Pagamento dell'interesse (legato alla remunerazione del prestito): QUOTA INTERESSE
Gli interessi sono sempre posticipati: essi si calcolano e si pagano dopo il primo anno:
La rata è costante: in essa cambia la composizione della quota capitale e della quota interesse.
Vi sono mutui a rate costanti e mutui a rate decrescenti(quota capitale fissa e quota interessi decrescente).
L'interesse può essere: A tasso fisso: costante per tutta la durata dell’operazione
A tasso variabile la percentuale di interesse puo variare sulla base di alcuni .
parametri finanziari
Il fisso da più certezze perche la rata rimane costante’. Alle volte si preferisce il tasso variabile perché i tassi
potrebbero scendere ma anche crescere (quindi e’ piu’ rischioso. Il mutuo può prevedere o meno l'assistenza
di garanzie: esse spesso sono REALI. Se ho garanzie, il mutuo è meno costoso.
Esempio mutuo a tasso fisso:mutuo da 100.000 € durata 10 anni, rata annua costante 11.000 €, tasso 2%.
1. Rata: q.i. (100.000*2%) = 2.000 €; q.c. 9.000 €
2. Rata: q.i. (91.000*2%) = 1.820 €; q.c. 9.180 €
I mutui si distinguono secondo la garanzia prestata in:
1)chirografari: non prevede garanzie reali ( non si iscrive ipoteca). La banca si tutela con garanzie
personali (es. fideiussione, avallo ), generalmente una firma. Per questo tipo di mutui generalmente l’importo
è più basso e la durata è breve o media ma il tasso di interessi è più alto, perché la banca ha un rischio
maggiore.
2) ipotecari: prevede una garanzia reale su immobile ( si iscrive ipoteca). Ha un importo più elevato e durata
più lunga. I tassi sono generalmente più bassi poichè la banca è più tutelata.
Tipico per acquisto casa, costruzione, ristrutturazioni importanti e prestiti a lungo termine.
LEASING.
L'impresa riceve il godimento di un bene, ma non la proprietà, dietro al pagamento di un canone periodico
qui anticipato, a differenza del mutuo. La particolarità è che alla scadenza del contratto si puo’:
- Restituire il bene -> finisco il contratto ma non ho niente in mano
- Prorogare il leasing -> lo allungo
- Riscattare il bene -> pagando una somma prestabilita e divento proprietario del bene.
• Contratto atipico (posizione intermedia tra locazione e finanziamento) di durata pluriennale
• Rispetto al mutuo: – meno garanzie
– molto più oneroso
- Maggiore adattabilità alle esigenze aziendali
La figura classica di leasing si chiama LEASING OPERATIVO e prevede due parti:
1) FORNITORE DI UN BENE, il locatore 2 FRUITORE DEL BENE, il locatario.
il leasing operativo ha una funzione prevalentemente di utilizzo temporaneo del bene. È più vicino alla
locazione che al finanziamento.
Si ottiene un bene pagando dei canoni periodici invece che prendere denaro in banca
Il locatore (spesso il produttore ) mantiene un ruolo più attivo: può occuparsi della manutenzione,
dell’assistenza tecnica)
IL LEASING FINANZIARIO è la forma più diffusa nel mondo imprenditoriale. In questo caso il contratto ha
una chiara funzione di finanziamento
L’impresa riceve il godimento di un bene ( MA NON LA PROPRIETA’), dietro pagamento di un canone
periodico e alla scadenza del contratto può decidere: - di prorogare il contratto - di restituire il bene - riscattare
il bene pagando una somma
In questo caso i soggetti coinvolti sono 3: 1)SOCIETÀ DI LEASING
2) FORNITORE DEL BENE (produttore)
3) FRUITORE DEL BENE
l’impresa che necessita di un bene si rivolge alla società di leasing la quale si procura il bene presso,il
produttore per poi concederlo in uso all’impresa dietro pagamento di canoni periodici.
La durata del contratto è generalmente medio-lunga
Una forma molto interessante è il SALE AND LEASE BACK. In questo caso l’impresa è già proprietaria del
bene, ma decide di venderlo a una società di leasing e contestualmente lo riacquisisce in leasing.
L’obiettivo principale è ottenere liquidità immediata senza perdere pero’ la disponibilità del bene e
continuando a utilizzarlo per l’attività produttiva.
PRESTITO OBBLIGAZIONARIO -> tipico delle società per azione. Spa e Sapa
Il prestito obbligazionario è una forma di finanziamento a medio-lungo termine attraverso cui una società
raccoglie capitale emettendo obbligazioni, cioè titoli di credito che attribuiscono ai sottoscrittori la qualità di
creditori (non soci).
Questa forma di prestito si rivolge al mercato degli investitori.
In seguito alla riforma del 2003 Anche le Srl possono emetterle (art. 2483 c.c.), ma l’atto costitutivo deve
prevederne espressamente la possibilità e di regola possono essere sottoscritti soltanto da investitori
professionali..
la società assume due obblighi fondamentali:
1. Pagamento periodico degli interessi (cedole), che possono essere fissi o variabili.
2. Rimborso del capitale alla scadenza, generalmente per un importo pari al valore nominale del
titolo.
Gli obbligazionisti costituiscono una categoria autonoma e organizzata. Essi possono riunirsi in assemblea
speciale, che delibera sulle questioni comuni
Per le SpA l’art. 2412 c.c. stabilisce un limite quantitativo all’emissione: l’ammontare complessivo delle
obbligazioni non può superare il doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili
risultanti dall’ultimo bilancio approvato.
e obbligazioni convertibili in azioni (art. 2420-bis c.c.).In questo caso il sottoscrittore, ha la possibilità di
convertire il proprio credito azione diventando socio. Questo comporta necessariamente una deliberazione
di aumento di capitale
La banca si impegna a mettere a disposizione dell’impresa una determinata somma di denaro, entro
un limite massimo di importo(fido). In sostanza, la banca si impegna a tenere a disposizione del cliente
un determinato importo di denaro, che quest'ultimo può utilizzare in base alle proprie necessità.
Tale disponibilità può essere concessa:
per un periodo di tempo determinato, con una scadenza prefissata;
a tempo indeterminato, con possibilità di recesso da parte della banca o dell’impresa nel rispetto dei
termini di preavviso.
Modalità di utilizzo della somma : L’impresa può attingere al credito attraverso:
- PRELIEVI dal conto corrente (ad [Link] bonifici, assegni); o utilizzo di strumenti collegati al conto
(RID, carte di credito,).
- Successivamente, l’impresa può ricostituire la disponibilità del credito mediante:VERSAMENTI di
denaro o incassi derivanti dalla propria attività (pagamenti dei clienti, accrediti, ecc.).
Le anticipazioni garantite rappresentano una forma di finanziamento che la banca concede a breve
termine (Tipicamente utilizzato per esigenze di liquidità temporanee)
La loro caratteristica principale è che il credito vien concesso solo a fronte di una GARANZIA REALE,
che nella maggior parte dei casi assume la forma del pegno su beni mobili.
In pratica, il cliente ottiene liquidità dalla banca, ma in cambio vincola un determinato bene a garanzia del
rimborso. Il bene resta di proprietà del cliente, ma se non rimborsa il finanziamento, la banca può rivalersi
sul bene vendendolo. Questo meccanismo riduce in modo significativo il rischio per la banca. Gli oggetti più
tipici del pegno nelle anticipazioni garantite sono le merci e i titoli.
ANTICIPAZIONI SU MERCI, il finanziamento è garantito da beni come materie prime, prodotti finiti purché
siano facilmente valutabili e vendibili sul mercato. Le merci vengono di solito depositate in magazzini
controllati (cosiddetti magazzini generali), che rilasciano documenti (fede di deposito ) che certificano
l’esistenza e la qualità delle merci. La banca non concede mai un finanziamento pari al valore totale delle
merci, ma applica uno scarto di garanzia, così da tutelarsi da eventuali oscillazioni di prezzo.
ANTICIPAZIONI SU TITOLI, invece, il pegno è costituito da strumenti finanziari, come titoli di Stato,
obbligazioni o azioni quotate. Anche qui la banca valuta il valore di mercato dei titoli e concede il credito per
un importo inferiore, applicando uno scarto di garanzia che sarà tanto più elevato quanto più il titolo è
rischioso. I titoli devono essere facilmente liquidabili, perché la banca deve poterli vendere rapidamente in
caso di insolvenza del cliente.
Integrazione della garanzia (margin call). Poiché il valore delle merci o dei titoli può diminuire nel tempo,
la banca si tutela prevedendo che, se il valore scende di oltre un decimo rispetto al valore inizialmente
stimato, il cliente sia obbligato a rafforzare la garanzia o conferendo ulteriori beni in pegno oppure
rimborsando una parte del finanziamento.
Dal punto di vista operativo, le anticipazioni garantite possono essere :
Le anticipazioni a scadenza fissa. La banca eroga al cliente una somma con una scadenza stabilita fin
dall’inizio. Il cliente alla scadenza, restituisce il capitale insieme agli interessi che sono calcolati sull’intera
somma per tutta la durata del finanziamento. Questa forma è adatta quando l’esigenza finanziaria è chiara e
circoscritta nel tempo.
Le anticipazioni in conto corrente, In questo caso il finanziamento è collegato a un conto corrente(conto
anticipi) e il cliente può utilizzare la somma concessa anche in modo graduale. Gli interessi vengono calcolati
sull’importo effettivamente utilizzato e per il periodo di utilizzo. Questa modalità è particolarmente adatta alle
imprese, che spesso hanno fabbisogni di liquidità variabili
SCONTO BANCARIO
Lo sconto bancario è un’operazione di finanziamento a breve termine mediante la quale la banca anticipa al
cliente l’importo di un credito non ancora scaduto, incorporato in un titolo di credito (tipicamente cambiali).
L’anticipazione avviene al netto degli interessi di sconto e delle eventuali commissioni bancarie.
Il cliente ottiene quindi una liquidità immediata, mentre la banca assume la gestione dell’incasso.
L’operazione è effettuata pro solvendo: qualora il debitore non adempia alla scadenza, la banca esercita il
diritto di rivalsa nei confronti del cliente, che rimane obbligato al rimborso dell’importo anticipato.
L’impresa, per svolgere la propria attività, deve prima di tutto INVESTIRE LE FONTI FINANZIARIE di cui
dispone. Queste risorse finanziarie vengono utilizzate per ACQUISIRE I FATTORI PRODUTTIVI cioè tutti
quei beni materiali e immateriali necessari per realizzare la produzione
Ogni fattore produttivo ha una CAPACITÀ MASSIMA DI UTILIZZO e può quindi partecipare a più cicli
operativi, a seconda delle sue caratteristiche. Con il passare del tempo. la capacità si riduce
progressivamente: questo fenomeno prende il nome di consumo del fattore produttivo.
Quando la capacità del fattore si esaurisce completamente, esso e non è più in grado di contribuire alla
produzione. A questo punto l’impresa è costretta a sostituirlo, effettuando un nuovo investimento finanziario,
In questo modo si crea un legame continuo tra finanziamenti, fattori produttivi e produzione,
FATTORI A FECONDITÀ SEMPLICE: Sono quei fattori che si consumano in un solo ciclo [Link]
volta usati, non possono essere riutilizzati.
FATTORI A FECONDITÀ RIPETUTA: Sono quei fattori che possono essere utilizzati più volte in diversi cicli
produttivi. Si consumano poco alla volta nel tempo.
FATTORI PRODUTTIVI: RISCHI DI MANCATO
Nell’impresa l’acquisizione dei fattori produttivi avviene PRIMA della loro effettiva utilizzazione nei cicli di
produzione. Questa anticipazione dei costi rispetto ai ricavi espone l’impresa a una condizione di rischio.
I RISCHI DI MANCATO recupero possono derivare da diverse cause:
– la capacità di utilizzo non è quella prevista
– il fattore della produzione è tutto o in parte inutilizzabile
– il risultato della sua utilizzazione non è quello previsto
Dal punto di vista economico, il rischio consiste proprio nella possibilità di non riuscire a recuperare,
attraverso i ricavi, il costo sostenuto per l’impiego dei fattori produttivi.
I fattori a fecondità ripetuta sono i più rischiosi, poiché richiedono investimenti elevati e il recupero del
valore dipende da risultati futuri i. Se il mercato cambia, l’impresa può non riuscire a recuperare interamente
il valore del fattore.. Di conseguenza, essi espongono l’impresa a un rischio prolungato nel tempo
I SERVIZI NELL’IMPRESA
Per svolgere i processi produttivi, un’impresa non ha bisogno solo di beni materiali, ma anche di SERVIZI.
Alcuni esempi di servizi essenziali per un’impresa sono:
Fornitura di energia elettrica, gas o acqua, necessaria per il funzionamento degli impianti;
Consulenze di esperti, ad esempio commercialisti, avvocati o ingegneri
manutenzione e assistenza tecnica, fondamentali per garantire l’efficienza dei macchinari;
Servizi di trasporto, che permettono di spostare materie prime e prodotti finiti;
Conclusione: i servizi e il lavoro, pur essendo essenziali per il processo produttivo, non costituiscono
investimenti in fattori produttivi, ma rappresentano costi correnti necessari per garantire il funzionamento
e l’efficienza dell’impresa.
GLI INVESTIMENTI FINANZIARI
Gli investimenti finanziari sono quegli investimenti che non sono direttamente collegati al processo
produttivo dell’impresa: non servono cioè a produrre beni o servizi, ma hanno una FUNZIONE
COMPLEMENTARE
Le principali motivazioni che spingono un’impresa a effettuare investimenti finanziari sono:
la concessione di prestiti a terzi, che genera crediti di finanziamento e consente all’impresa di ottenere
interessi attivi.
l’acquisto di titoli obbligazionari, sia pubblici sia privati, attraverso i quali l’impresa finanzia enti pubblici o
soggetti privati in cambio di un rendimento periodico.
investimenti in altre imprese, realizzati mediante l’acquisizione di partecipazioni,
SPIEGAZIONE SCHEMA: Da una parte troviamo gli investimenti, che costituiscono l’attivo dello stato
patrimoniale E rappresentano tutti i beni e le risorse che l’azienda impiega per svolgere la propria attività.
Essi comprendono le immobilizzazioni, . materiali,; immateriali; oppure finanziarie. Questi elementi non
vengono consumati subito, ma contribuiscono alla produzione per più anni. L ’attivo circolante, formato da
magazzino, crediti e disponibilità liquide,
Dall’altra parte della rappresentazione ci sono i finanziamenti, che costituiscono il passivo
Il patrimonio netto. È formato dal capitale sociale versato dai soci, dalle riserve accumulate grazie agli utili
degli anni precedenti e dall’utile dell’esercizio in corso. A questi si possono aggiungere i fondi del passivo,
che rappresentano debiti potenziali. Infine, ci sono i debiti l’azienda ha contatto con banche o altri finanziatori
In conclusione,: l’attivo mostra come le risorse vengono impiegate, mentre il passivo spiega da dove queste
risorse provengono. L’equilibrio tra queste due parti è essenziale per il corretto funzionamento
dell’impresa
Dal punto di vista economico, il processo produttivo consiste nella TRASFORMAZIONE DELLE CAPACITÀ
DEI fattori produttivi —— in UTILITÀ, ovvero in beni o servizi capaci di soddisfare bisogni umani. I fattori
produttivi non vengono semplicemente consumati in senso fisico, ma cedono le proprie capacità
produttive, che si combinano tra loro all’interno del processo produttivo.
IL PRODOTTO FINALE ottenuto può infatti essere considerato come la sommatoria delle capacità
produttive impiegate
Un ruolo fondamentale è svolto dal concetto di EFFICIENZA. . Essere efficienti significa utilizzare nel modo
migliore possibile le capacità dei fattori produttivi, evitando sprechi e puo’essere interpretata in due modi
complementari:
- dato un certo utilizzo della capacità dei fattori si ottiene il massimo numero possibile di beni
- dato un numero prefissato di beni da produrre, utilizzare la minore quantità possibile di capacità
produttive, riducendo così il consumo dei fattori e i costi legati al loro reintegro.
SPIEGAZIONE SCHEMA: Lo schema mostra come i fattori produttivi vengono consumati durante il
processo produttivo e come il loro valore confluisce nel Prodotto Finale.
A sinistra ci sono i fattori produttivi utilizzati dall’impresa. Ognuno di essi trasferisce il proprio valore al
prodotto finale. Fattore produttivo immobilizzato (FFR)Sono beni durevoli: macchinari, impianti…Non si
consumano subito, ma rilasciano valore poco alla volta. Il trasferimento avviene tramite ammortamento
Fattore produttivo circolante (FFS)Sono beni che si consumano interamente nel ciclo produttivo
Servizi / Lavoro Comprendono:lavoro umano, servizi esterni Anche questi trasferiscono valore al
prodotto
Altro (interessi, ecc.)Costi finanziari o altri oneri. Contribuiscono anch’essi al valore del prodotto
Ogni fattore produttivo cede il proprio valore al prodotto finale
Il valore interno del prodotto finale E’ LA SOMMA DI TUTTI QUESTI VALORI TRASFERITI , che
coincide con il costo di produzione. La vendita dei beni e’ il momento in cui l’attività svolta dall’impresa
trova un effettivo riconoscimento da parte del mercato, poiché i beni prodotti vengono scambiati con un
corrispettivo monetario.
La vendita dei beni rappresenta la FASE CONCLUSIVA dei processi produttivi. È il momento in cui l’attività
svolta dall’impresa trova un effettivo riconoscimento da parte del mercato
In questo momento si ha la «certificazione» di avere CREATO RICCHEZZA: il prezzo di vendita dei beni
deve essere superiore al costo sostenuto per la loro produzione, solo in questa condizione l’attività
economica può dirsi efficace e generatrice di valore.
La vendita consente inoltre di ottenere nuove risorse monetarie,che vengono utilizzate, da un lato, per
reintegrare le capacità dei fattori produttivi a fecondità semplice (FFS) che sono stati interamente
consumati nel processo produttivo; dall’altro, per accantonare le quote necessarie a compensare il consumo
parziale delle capacità dei fattori produttivi a fecondità ripetuta (FFR), come gli impianti
Solo la parte eccedente delle risorse monetarie ottenute dalla vendita, rispetto al valore dei fattori produttivi
consumati, può essere considerata effettiva creazione di ricchezza, ossia utile.
La gestione di un’impresa si realizza normalmente attraverso SCAMBI CON IL MERCATO: l’impresa compra
beni e servizi e vende beni o servizi ai clienti.
Ogni scambio genera sempre due dimensioni diverse strettamente collegate: una FINANZIARIA e una
ECONOMICA (O REDDITUALE).
- DINAMICA FINANZIARIA.. Quando l’impresa paga un fornitore, si verifica un’uscita di risorse
monetarie; quando incassa da un cliente, si ha un’entrata di denaro. Se il pagamento o l’incasso non è
immediato sorge un credito (diritto a incassare) o debitio(obbligo di pagare). La dinamica finanziaria,
dunque, riguarda le variazioni di denaro o di crediti o debito prodotte dalla gestione.
Tuttavia, questi movimenti finanziari non nascono mai da soli: sono sempre la conseguenza di una causa
economica, cioè del motivo per cui lo scambio è avvenuto. Ed è qui che entra in gioco la dinamica
reddituale.
- LA DINAMICA REDDITUALE riguarda i costi e i ricavi, cioè il valore economico delle operazioni
1) Quando l’impresa sostiene un’uscita finanziaria per ottenere un bene o un servizio (ad esempio
acquistare materie prime), la causa economica di quell’uscita è un costo.
2) Quando l’impresa realizza un’entrata finanziaria cedendo un bene o un servizio (vendita ai clienti), la
causa economica dell’entrata è un ricavo.
Costi e ricavi non servono a dire quanto denaro entra o esce, ma a spiegare se e come la ricchezza
dell’impresa aumenta o diminuisce. Infatti, il reddito nasce proprio dal confronto tra ricavi e costi
Un punto fondamentale è che dinamica finanziaria e dinamica reddituale potrebbero non coincidere nel
tempo. Un costo o un ricavo può nascere anche senza un immediato movimento di denaro ( vendita con
pagamento posticipato).
LA DINAMICA FINANZIARIA ED ECONOMICA SONO DUE ASPETTI dello stesso
EVENTO GESTIONALE,ma con un diverso FOCUS INFORMATIVO
La dimensione finanziaria riguarda il momento in cui si verifica lo scambio monetario, Questo aspetto
si manifesta in un preciso istante temporale
La dimensione economica, fa riferimento alla formazione del costo o del ricavo. Essa segue una
logica temporale più ampia e dinamica, connessa ai tempi di utilizzo dei fattori produttivi
(Esempio: Si acquista in data 1/1 un impianto pagato immediatamente con denaro € 4.000. L’uscita avviene in data 1/1.
L’uso dell’impianto avviene nel corso di più anni (es. 4 anni). La dinamica economica si estende su 4 anni potremmo dire che
la dinamica economica è di 1.000 ogni anno)
Pertanto: aspetto finanziario e aspetto economico potrebbero non coincidere a una certa data
di osservazione
- la dinamica finanziaria guarda ai flussi monetari;
- la dinamica reddituale guarda alla formazione del reddito e della ricchezza, anche quando
questa non si manifesta subito in denaro.
In sintesi,
con entrate e uscite si misura il valore monetario dello scambio (dinamica finanziaria);
con costi e ricavi si analizza il significato economico dello scambio e il suo effetto
sulla ricchezza dell’impresa (dinamica reddituale).
IL RISULTATO DELLA GESTIONE: IL REDDITO
IL RISULTATO DELLA GESTIONE, che emerge a seguito degli atti di scambio e’ dato dalla
DIFFERENZA TRA I RICAVI (R) E I COSTI (C) sostenuti nello svolgimento dell’attività economica.
Proprio questa differenza prende il nome di REDDITO.
Il reddito rappresenta quindi un CONCETTO ECONOMICO, e non finanziario: non riguarda i movimenti di
cassa in entrata o in uscita, ma la capacità dell’impresa di CREARE VALORE attraverso la propria gestione,
indipendentemente dal momento in cui avvengono gli incassi o i pagamenti.
Un aspetto fondamentale del reddito è la sua DIMENSIONE TEMPORALE. Esso, infatti, non è un valore
istantaneo, ma è strettamente legato al periodo di riferimento in cui i ricavi e i costi vengono conseguiti e
sostenuti. E’possibile determinare il risultato di gestione riferito a un singolo esercizio annuale,o a periodi
più ampi, comprendendo più anni consecutivi. In via teorica, il reddito potrebbe essere calcolato anche con
riferimento all’intera vita dell’azienda, offrendo una visione complessiva della sua capacità di produrre
risultati economici nel lungo periodo.
Il reddito costituisce uno strumento essenziale per valutare l’efficienza della gestione aziendale, consente
di comprendere se l’attività svolta genera valore nel tempo.
IL REDDITO
Il conseguimento di un reddito positivo significa aver RIGENERATO TUTTE LE RISORSE consumate nella
produzione, poiché i ricavi hanno coperto integralmente i costi sostenuti. Questo risultato garantisce
1/ la continuità della gestione aziendale, senza compromettere il patrimonio.
2/ L’accrescimento della ricchezza– surplus rispetto a quanto consumato(L’utile rappresenta un surplus di
ricchezza) .
Tale surplus può essere:
DISTRIBUITO ai proprietari o ai soci sotto forma di remunerazione del capitale investito;
oppure REINVESTITO nell’impresa, dando luogo all’autofinanziamento netto, che sostiene lo
sviluppo futuro dell’attività.
SPIEGAZIONE SCHEMA: IL CAPITALE PROPRIO:
- rappresenta la ricchezza di cui l’impresa dispone in un determinato momento
- è una grandezza statica, detta stock perché fotografa la situazione patrimoniale in un istante preciso.
-serve a dotare l’impresa dei mezzi necessari per svolgere la propria attività (denaro, impianti, merci)
-può avere origine esterna (viene apportato dai soci) oppure interna, quando deriva dal reddito che l’impresa
ha prodotto in passato e non ha distribuito, ma ha risparmiato.
IL REDDITO,
- è la ricchezza creata dall’impresa in un certo periodo di tempo, è una grandezza dinamica, cioè un flusso,
-Serve ad accrescere il valore del capitale e a soddisfare le esigenze dei soci (dividendi)
-Ha origine interna, perché misura il risultato della gestione (ricavi − costi).
LA PARTE PIÙ IMPORTANTE DELLO SCHEMA È IL RAPPORTO CIRCOLARE:
IL CAPITALE viene usato per produrre Dalla gestione nasce IL REDDITO Il reddito
risparmiato aumenta il CAPITALE
LE TIPOLOGIE DI REDDITO
Il reddito può essere classificato in base a due criteri principali:
In base al TEMPO DI OSSERVAZIONE si distingue:
- il REDDITO LIMITE o totale - considerando l’intera vita dell’azienda,
- il REDDITO DI ESERCIZIO- con riferimento a un periodo amministrativo limitato, solitamente l’anno.
In base allo SCOPO (motivo per cui si calcola il reddito) si parla di:
- REDDITO ALMENO NORMALE (garantisce l’esistenza aziendale) È il livello di reddito minimo che
un’azienda deve conseguire per continuare a esistere nel lungo periodo.
- REDDITO ECONOMICO (vendita aziendale…) il reddito viene calcolato per finalità particolari, come la
vendita dell’azienda, una fusione. In questo caso non ci si limita al reddito di un singolo esercizio, ma si
considera la capacità dell’azienda di generare redditi futuri.
IL REDDITO TOTALE O LIMITE
Rappresenta la ricchezza complessivamente creata dall’azienda lungo l’intero arco della sua
esistenza, dalla costituzione fino alla cessazione dell’attività.
Si tratta di un reddito oggettivo, perché viene determinato a posteriori, quando tutte le operazioni
aziendali sono state completate e i relativi effetti si sono pienamente manifestati. In questa fase finale
l’aspetto economico coincide perfettamente con quello finanziario: ogni costo ha avuto la sua uscita
monetaria e ogni ricavo la sua entrata.
Il valore del reddito totale può essere calcolato in tre modi equivalenti dal punto di vista teorico, anche se
fondati su grandezze diverse:
1. RICAVI TOTALI – COSTI TOTALI. La differenza rappresenta la ricchezza creata dall’azienda nel corso
della sua vita.
2. ENTRATE TOTALI – USCITE TOTALI. In questo caso si considerano esclusivamente i flussi finanziari.
3. CAPITALE FINALE – CAPITALE INIZIALE:Questo criterio mette a confronto il capitale all’inizio
dell’attività con quello finale. L’incremento (o la diminuzione) del capitale esprime il reddito totale
prodotto nel tempo.
La misurazione del reddito totale presenta alcune CRITICITÀ RILEVANTI:
A) Inflazione. Il confronto tra valori monetari riferiti a momenti temporali diversi può risultare distorto a
causa della perdita di potere d’acquisto della moneta. Il capitale finale potrebbe apparire maggiore rispetto
a quello iniziale senza che vi sia stato un reale incremento di ricchezza
B) Eventi extra-reddituali. Alcune variazioni di capitale non dipendono dalla gestione economica
dell’azienda, ma da operazioni esterne, come: - conferimenti di capitale da parte dei soci;
- prelievi di utili o distribuzione di dividendi;
- apporti o restituzioni di finanziamenti.
Questi eventi modificano il capitale ma non rappresentano reddito per cui devono essere
opportunamente considerati ed esclusi dall’analisi per evitare valutazioni errate.
IL REDDITO DI ESERCIZIO
La competenza non è un dato oggettivo , ma una convenzione contabile(è una regola stabilita per
[Link] è deciso che l’attività economica venga divisa in periodi di 12 mesi ):
serve a stabilire a quale esercizio attribuire ricavi e costi, indipendentemente dal momento in cui avviene
l’incasso o il pagamento.
Il RE è pari alla differenza fra i ricavi e costi che «appartengono» al periodo considerato (si compie un
ragionamento sulla corretta attribuzione dei ricavi e dei costi – processo soggettivo), ossia ricavi «maturati»
nell’anno e costi «consumati» nell’anno
• Se i ricavi di competenza sono maggiori dei costi di competenza la differenza è un Utile di esercizio
• Se i ricavi di competenza sono minori dei costi di competenza la differenza è una Perdita di Esercizio
IL REDDITO DI ESERCIZIO:RAGIONAMENTO PER LA SUA ASSEGNAZIONE
Al contrario, I COSTI, e i rischi devono essere iscritti anche se non sono ancora certi, ma solo probabili
o presunti.( La svalutazione dei crediti è uno degli esempi più frequenti .In questo caso va considerato il
loro presumibile valore di realizzo. Non aspettiamo che il cliente fallisca ufficialmente l'anno prossimo. Se
il rischio esiste oggi, iscriviamo una svalutazione del credito nel bilancio di quest'anno.)
IL PRINCIPIO DI COMPETENZA, invece, stabilisce che devono essere attribuiti all’esercizio solo i costi che
hanno contribuito a generare i ricavi maturati e realizzati nello stesso periodo. Non conta quindi il
momento del pagamento, ma il legame economico tra costi e ricavi. In questo modo si ottiene una
rappresentazione corretta del risultato economico dell’esercizio.
LA PRIMA FASE DEL PROCESSO DI ASSEGNAZIONE DEL REDDITO, - FASE A
Per il principio della prudenza il punto di partenza è rappresentato dai RICAVI
ATTENZIONE: Se i fattori non utilizzati nel periodo corrente non verranno utilizzati neanche
in futuro (ad esempio perché si deteriorano o diventano obsoleti), il loro costo deve essere
considerato di competenza del periodo in cui si verifica il DETERIORAMENTO, anche se
non hanno generato ricavi.
NELLA FASE C
E’ possibile che nel futuro si sostengano COSTI che sono COLLEGATI A RICAVI CHE SONO GIÀ
MATURATI E REALIZZATI NELL’ANNO.
- Secondo il principio di prudenza, tali costi devono essere attribuiti all’esercizio in corso, cioè allo stesso
anno in cui i ricavi a cui si riferiscono sono maturati e realizzati
-Poiché questi costi non si sono ancora verificati concretamente, è necessario procedere con previsioni
e stime del loro ammontare. Per questo motivo vengono chiamati COSTI PRESUNTI.
b. sostenuti finanziariamente nell’anno per l’acquisizione di fattori produttivi o servizi (utilizzabili nel
periodo o nei successivi) .Rappresentano la parte più “visibile” e immediata dei costi, come gli stipendi , gli
acquisti di materie prime, i canoni di locazione
Questi sono i [Ce,c] = costi dell’esercizio corrente.
A FINE PERIODO è necessario procedere alle rettifiche di competenza, per garantire che nel conto
economico siano inclusi solo i costi che si riferiscono effettivamente all’anno in corso:
Tali rettifiche si basano su due principali operazioni:
1) Si individuano i costi futuri che hanno un legame con l’anno in corso. Si tratta di costi che si
sosterranno finanziariamente nel futuro(posticipati) ma che una parte sono di competenza del presente
[Cp]= costi presunti. Questi servono a integrare i costi dell’anno
Es. Ratei passivi canoni che saranno pagati posticipatamente nell’anno successivo ma una parte
appartiene all’anno in corso) fondi del passivo ( costi futuri probabili, già correlati a situazioni esistenti .
es- Fondo contenzioso legale. Al 31/12 il processo è in [Link] e’ molto probabile perdere la causa..-
Fondo garanzia prodotti". Un'azienda vende elettrodomestici con garanzia di 2 anni.)
2. quota parte dei costi di competenza dei futuri esercizi (da rinviare in quanto utilizzabili in futuro)
.Per rispettare la competenza economica, essi devono essere rinviati ai futuri esercizi.
Indichiamo questi come [Cd,i] = costi di differita imputazione.
pagate anticipatamentene nell’esercizio ma una parte si
riferisce All’esercizio successivo;
produttivo,;
partito tra più esercizi attraverso gli ammortamenti,
COSTI DI COMPETENZA = a+b+1-2
1) Si individuano i ricavi futuri che hanno un legame con l’anno in corso. Si tratta di ricavi che si
conseguiranno finanziariamente nel futuro ma che sono di competenza del presente
[RP]=ricavi presunti.
Esempio tipico: I Ratei Attivi. un ricavo (es. un interesse attivo) matura a cavallo di due anni. Se il
pagamento è posticipato, a fine anno dobbiamo indicare la quota già maturata al 31/12.
2) Si individua la quota parte dei ricavi di competenza dei futuri esercizi (da rinviare in quanto di utilità
futura) [Rd,i]=ricavi di differita imputazione
Esempio tipico: I Risconti Passivi. Incassiamo anticipatamente un importo che copre un periodo oltre il
31/12 (es. un canone di affitto attivo riscosso a novembre per 6 mesi). La quota dei mesi(4) dell'anno
prossimo viene tolta dal bilancio attuale e rinviata all’anno successivo.
RICAVI DI COMPETENZA = a+b+1-2
SPIEGAZIONE SCHEMA. Il conto economico è il documento che serve a capire:
👉 se un’azienda ha creato o distrutto ricchezza in un periodo di tempo (mese, anno, ecc.).
Il cuore di questo strumento è un confronto molto semplice: da un lato c’è quanto l’azienda deve “spendere” per
poter produrre prodotti o servizi (il valore dei consumi). da un lato c’è quanto l’azienda riesce a guadagnare
vendendo i suoi prodotti o servizi (il valore delle vendite);
IL VALORE DEI CONSUMI (PARTE SINISTRA)
1 Consumo dei FFS (fattori a fecondità semplice) (Esempio: materie prime)Sono chiamati così perché:si
consumano subito spariscono nel processo produttivo
5 Servizio del prestito il costo del capitale preso in prestito, cioè: interessi sui finanziamenti
Il reddito economico rappresenta una misura del risultato economico calcolata in particolari momenti
della sua vita, come nel caso di cessione, liquidazione o fusione. A differenza del reddito d’esercizio, il
calcolo non si basa strettamente sui principi contabili tradizionali ma questi criteri vengono spesso superati
per ottenere una stima più realistica delle potenzialità future dell’impresa.
La determinazione del reddito economico risulta particolarmente complessa per diversi motivi:
1. Stima delle potenzialità future: si tratta di una valutazione delle capacità dell’impresa di generare
reddito nel tempo, e quindi implica previsioni sulla gestione futura.
2. Indipendenza dai periodi temporali: a differenza del reddito di esercizio, che si calcola riferendosi
a periodi contabili definiti (annuali o infrannuali), il reddito economico prescinde dalla suddivisione in
esercizi, cercando di cogliere il valore complessivo dell’impresa.
3. Non conformità ai principi contabili generali: non essendo vincolato ai principi tradizionali come
prudenza, competenza o certezza, il reddito economico può discostarsi dai valori contabili storici per
riflettere meglio il valore attuale dell’impresa.
4. la sua quantificazione si basa su strumenti sia matematici sia empirici, che includono valutazione
finanziaria, analisi delle proiezioni future e considerazioni di mercato.
In sintesi, il reddito economico è una misura più flessibile e prospettica rispetto al reddito di esercizio:
mira a rappresentare il reale potenziale dell’impresa e il suo valore futuro, piuttosto che limitarsi a riflettere i
risultati contabili di un determinato periodo.