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Appendice 1

Il documento fornisce una panoramica sui sistemi di misura, in particolare sul Sistema Internazionale (S.I.) e le sue unità fondamentali. Vengono descritti i metodi di misurazione delle grandezze fisiche, come lunghezza, superficie, volume e angoli, con dettagli sui multipli e sottomultipli. Infine, si accenna all'uso della notazione esponenziale per gestire numeri molto grandi e molto piccoli.

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Il documento fornisce una panoramica sui sistemi di misura, in particolare sul Sistema Internazionale (S.I.) e le sue unità fondamentali. Vengono descritti i metodi di misurazione delle grandezze fisiche, come lunghezza, superficie, volume e angoli, con dettagli sui multipli e sottomultipli. Infine, si accenna all'uso della notazione esponenziale per gestire numeri molto grandi e molto piccoli.

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Appendice 1 - Richiami matematici

1.1. Sistemi di misura

Chiamiamo grandezza fisica una qualsiasi caratteristica di un corpo o di un fenomeno che può essere misurata
alla quale, cioè, è possibile associare un numero. Per ogni grandezza fisica è elaborato un determinato
procedimento di misura.
Al termine di ogni processo di misura ad una caratteristica di un corpo (grandezza fisica) è
associata un numero ben preciso (risultato della misura) che indica quante volte l’unità di misura
scelta (cioè una grandezza della stessa natura di quella che si vuole misurare e alla quale è
assegnato il valore unitario) è contenuta nella grandezza misurata.
L’insieme delle unità di misura fondamentali, mediante le quali può essere espressa ogni altra
grandezza fisica costituisce un sistema di unità di misura.
Il sistema di unità di misura adottato dalla comunità scientifica a partire dal 1960 è il Sistema
Internazionale (S.I.) al quale hanno formalmente aderito 48 nazioni. Alcuni paesi, come l’Inghilterra
e gli Stati Uniti, non si sono ancora uniformati totalmente al sistema decimale, e utilizzano unità
di misura proprie e non universali (pollice, piede, miglio, libbra, oncia, ecc.). Nel S.I., i suoi
campioni sono definiti solo per sette grandezze fondamentali e per due grandezze supplementari.
Tutte le altre grandezze fisiche sono derivate, cioè le loro unità di misura si ottengono da quelle
delle grandezze fondamentali attraverso le relazioni matematiche che le definiscono. La scelta
delle grandezze fondamentali è spesso dettata da motivazioni di carattere tecnico–pratico. Le
unità fondamentali del S.I. sono riportate nella tabella 1.1.

Tabella 1.1 – Unità fondamentali del S.I.

GRANDEZZE E UNITÀ FONDAMENTALI DEL S.I.


NOME SIMBOLO
GRANDEZZA DELL’UNITÀ DI DELL’UNITÀ DI DEFINIZIONE
MISURA MISURA
Il metro è lunghezza del tragitto percorso nel vuoto dalla luce in un
Lunghezza metro m intervallo di tempo pari alla frazione 1/299.792.458 di un secondo
(1983).
Il kilogrammo è la massa del prototipo internazionale realizzato in
Massa kilogrammo kg platino iridio nel 1889 e conservato a Sevres dal B.I.P.M. (questa è
l’unica unità basata su un campione materiale) (1901).
Il secondo è l’intervallo di tempo che contiene [Link]
Tempo secondo s oscillazioni della radiazione emessa nella transizione tra i due livelli
iperfini dello stato fondamentale dell’atomo di cesio 133 (1967).
L’ampere è l’intensità di corrente elettrica che, mantenuta costante in
due conduttori rettilinei, paralleli, di lunghezza infinita, di sezione
Intensità di
Ampere A circolare trascurabile e posti alla distanza di un metro l’uno dall’altro, nel
corrente elettrica
vuoto, produce la forza di 2 · 107 N su ogni metro di lunghezza di ogni
filo (1948).
Il kelvin è la frazione 1/273,16 della temperatura termodinamica del
Temperatura Kelvin K
punto triplo dell’acqua (1967).
La candela è l’intensità luminosa emessa, in una data direzione, da una
Intensità luminosa candela cd sorgente monocromatica di frequenza 540 · 1012 Hz, e di intensità pari a
1/683 W/sr (1979).
La mole è la quantità di sostanza di un sistema che contiene tante entità
elementari quanti sono gli atomi contenuti in 0,012 kg di Carbonio 12
Quantità di
mole mol (1971).
sostanza
Le entità elementari devono essere specificate e possono essere atomi,
ioni, elettroni, ecc., ovvero gruppi specificati di tali particelle.
GRANDEZZE SUPPLEMENTARI DEL S.I.
Il radiante è l’angolo piano al centro che intercetta su una circonferenza
Angolo piano radiante rad
un arco lungo quanto il raggio.
Lo steradiante è l’angolo solido al centro che intercetta su una sfera una
Angolo solido steradiante sr
calotta di superficie uguale a quella del quadrato costruito sul raggio.

Le grandezze solitamente misurate in topografia sono angoli e distanze e la loro misura avviene
attraverso il confronto ideale o reale tra due grandezze omogenee e, pertanto, è esprimibile
attraverso il prodotto di un numero puro e di un simbolo.

1.1.1. Unità di misura delle lunghezze

Il S.I. adotta come unità di misura per la lunghezza il metro quale unità fondamentale. Oltre al
metro ci sono poi i suoi multipli e sottomultipli decimali. Nel caso della lunghezza, come è ben
noto, per convertire un multiplo (o sottomultiplo) in un altro si procede di 10 in 10 perché ogni
multiplo è 10 volte più grande di quello immediatamente più piccolo (tab. 1.2).

Di seguito si riportano i principali prefissi da apporre alle unità di misura per formarne i multipli
o sottomultipli:

Tabella 1.2 – Multipli e sottomultipli del metroMULTIPLI SOTTOMULTIPLI


Nome prefisso Valore Simbolo Nome prefisso Valore Simbolo
Deca 101 da Deci 10–1 d
Etto 102 hm Centi 10 –2 c
Kilo 103 k Milli 10 –3 m
Mega 106 M Micro 10–6 μ
Giga 109 G Nano 10 –9 n
Tera 1012 T Pico 10–12 p
Peta 1015 P Femto 10–15 f
Exa 1018 E Atto 10–18 a
Zeta 1021 Z Zepto 10–21 z
Yota 1024 Y Yocto 10–24 y

1.1.2. Misure agrarie

Per la misura della superficie dei terreni si usano normalmente le seguenti unità di misura:

Tabella 1.3 – Misure agrarie


SUPERFICIE
Equivalente
Nome Simbolo Valore in m2
metrico
ettaro ha 1 hm2 10000
ara a 1 dam2 100
centiara ca 1 m2 1
1.1.3. Unità di misura di volume

Per misurare i volumi, l’unità di misura principale è costituita dal volume di un cubo avente
ciascuno spigolo della lunghezza di 1 m. I multipli e i sottomultipli dell’unità principale della
misura di volume sono equivalenti ai cubi aventi per spigolo i multipli o i sottomultipli del metro.

Tabella 1.4 – Sistema decimale dei volumi


VOLUME
Nome Simbolo Metri Esponenziale
Chilometro cubo m3 1000000000 109m3
ettometro cubo hm3 1000000 106m3
decametro cubo dam3 1000 103m3
metro cubo m 3 1
decimetro cubo dm3 0,0001 10−3m3
centimetro cubo cm3 0,000001 10−6m3
millimetro cubo mm 3 0,000000001 10−9m3

1.1.4. Unità di misura degli angoli

Si definisce angolo ciascuna delle due parti in cui un piano è diviso da due semirette aventi la stessa
origine; l’origine (O), comune alle due semirette, si chiama vertice, mentre le due semirette (r e s)
si definiscono lati. Normalmente un angolo è indicato con un arco ed una lettera minuscola
dell’alfabeto greco (α, β, γ, ....).

Figura 1.1 – Angoli piani


In topografia, si conviene che la rotazione positiva sia quella in senso orario (o destrorsa) e, quindi, la
negativa sarà quella antioraria (o sinistrorsa) e si usano quattro sistemi di misura che esprimono
numericamente un angolo.

1.1.5. Sistema analitico

L’intersezione di una circonferenza di raggio r arbitrario e centro nel vertice O dell’angolo e le


due rette uscenti da O individua un arco di lunghezza s. Il rapporto 𝑠𝑠/𝑟𝑟s/r è indipendente dal
valore del raggio (per la proporzionalità fra gli archi) ed è adimensionale ossia espresso da un
numero puro. Per 𝑠𝑠 = 𝑟𝑟 si ha il radiante che rappresenta l’unità di misura. L’angolo giro, piatto e
retto risultano, rispettivamente, pari a 2π, π, π/2. L’adimensionalità del radiante è utile qualora si
debbano combinare lunghezze ed angoli, infatti, in tal caso le dimensioni sono omogenee.

1.1.6. Sistema sessagesimale e sessadecimale

L’unità di misura è il grado sessagesimale ottenuto dividendo in 360 parti uguali la circonferenza con
centro in un vertice O e raggio r arbitrario. Il grado è divisibile in sessanta parti che definiscono i
primi, il primo è divisibile in sessanta parti ottenendo i secondi; l’ulteriore frazionamento prosegue
con la divisione decimale (es. 𝛼𝛼 = 47°32′ 13").

1.1.7. Sistema centesimale

L’unità di misura è il grado centesimale ottenuto dividendo in 400 parti uguali la circonferenza con
centro in un vertice O e raggio r arbitrario; l’ulteriore frazionamento prosegue con sottomultipli
decimali (es. 𝛼𝛼 = 47𝑔𝑔 32𝑐𝑐 43,13𝑐𝑐𝑐𝑐 )

[Link]. Formule di trasformazione

Siano a e b i due sistemi di misura e G, P, R rispettivamente l’angolo giro, piatto e retto si ha:
𝐺𝐺 𝑃𝑃 𝑅𝑅
𝛼𝛼𝑎𝑎 = �𝐺𝐺𝑎𝑎 � 𝛼𝛼𝑏𝑏 = �𝑃𝑃𝑎𝑎 � 𝛼𝛼𝑏𝑏 = �𝑅𝑅𝑎𝑎 � 𝛼𝛼𝑏𝑏 (1.1)
𝑏𝑏 𝑏𝑏 𝑏𝑏

Conversione dal sistema sessagesimale al sistema analitico e viceversa


𝛼𝛼𝑜𝑜 𝛼𝛼𝑟𝑟 360 2𝜋𝜋
= 2𝜋𝜋 ⇒ 𝛼𝛼 𝑜𝑜 = � � 𝛼𝛼 𝑟𝑟 ⇒ 𝛼𝛼 𝑟𝑟 = � � 𝛼𝛼 𝑜𝑜 (1.2)
360 2𝜋𝜋 360

2𝜋𝜋
Se nella (1.2) si pone 𝛼𝛼 𝑟𝑟 = 1, il rapporto � � rappresenta la misura in radianti dell’angolo di 1°
360
che prende il nome di arco di un grado (arc 1°) ed è pari a:

𝑎𝑎𝑎𝑎𝑎𝑎 1° = 0,174532 ….

Analogamente si ottiene:

2𝜋𝜋
𝑎𝑎𝑎𝑎𝑎𝑎1′ = � � = 0,002908 … ..
360 × 60
2𝜋𝜋
𝑎𝑎𝑎𝑎𝑎𝑎1′′ = � � = 0,0000048. . . . ≅ 5 10−6
360 × 60 × 60
Conversione dal sistema centesimale al sistema analitico e viceversa
𝛼𝛼𝑔𝑔 𝛼𝛼𝑟𝑟 400 2𝜋𝜋
= 2𝜋𝜋 ⇒ 𝛼𝛼 𝑔𝑔 = � � 𝛼𝛼 𝑟𝑟 ⇒ 𝛼𝛼 𝑟𝑟 = � � 𝛼𝛼 𝑔𝑔 (1.3)
400 2𝜋𝜋 400

Conversione dal sistema sessagesimale al sistema centesimale e viceversa


𝛼𝛼𝑜𝑜 𝛼𝛼𝑔𝑔 360 400
= 400 ⇒ 𝛼𝛼 𝑜𝑜 = � � 𝛼𝛼 𝑔𝑔 ⇒ 𝛼𝛼 𝑔𝑔 = � � 𝛼𝛼 𝑜𝑜 (1.4)
360 400 360
1.2. Numeri molto grandi e numeri molto piccoli altre unità di misura

Le unità di misura del sistema metrico decimale viste sin qui sono normalmente sufficienti per
risolvere i problemi di misurazione della vita quotidiana. Vi sono, tuttavia, altre unità di misura
della lunghezza, quali ad esempio: l’anno-luce definito come la distanza che la luce (la quale si
muove alla velocità di circa 300.000 km/s) percorre in un anno ed equivale a circa
[Link].000 km (9,463 trilioni di km); il parsec equivalente a 3,26 anni-luce, ovvero circa
[Link].000 km (30,9 trilioni di km); il micron è definito come la millesima parte del
millimetro (0,000001 m) e altre ancora. Per confrontare tra loro tali misure è opportuno utilizzare
la notazione esponenziale 10*; il numero che compare quale fattore della moltiplicazione è chiamato
base, mentre il numero di volte che è moltiplicato è chiamato esponente.

1.2.1. L’ordine di grandezza

Per confrontare misure di grandezze estremamente diverse fra loro si ricorre all’ordine di
grandezza, definito come la potenza di 10 più vicina al valore considerato, ad es. 0,4 µ è
dell’ordine di grandezza di 10−7m, 6,5 cm è dell’ordine di 10-2.

Tabella 1.5 – Ordini di grandezze


Potenze di dieci 0.001 0.01 0.1 1 10 100 1.000 10.000
Ordine di grandezza -3 -2 -1 0 1 2 3 4

Gli ordini di grandezza si usano, in generale, per paragonare quantità in maniera molto
approssimativa. Se due numeri differiscano per un ordine di grandezza significa che uno è circa
dieci volte maggiore dell’altro. L’ordine di grandezza di un numero è, intuitivamente, il numero di
potenze di 10 contenuto nel numero. Chiameremo ordine di grandezza di un numero n la potenza di 10 più
vicina a n.

Esempi

• 34.600.000= 3,36x107 poiché la prima cifra decimale è 4<5, si arrotonda 3,46 al numero
intero 3 e, inoltre, poiché 3 è minore di 5, l’ordine di grandezza rimane di 107;
• 0,00073= 7,3x10-4 poiché la prima cifra decimale è 3<5, si arrotonda al numero intero 7
che essendo però maggiore di 5, l’ordine di grandezza diventa di 10-3;
• 3.570.000=3,57x106 poiché la prima cifra decimale è 5, si arrotonda al numero intero 4 e
visto che è minore di 5, l’ordine di grandezza diventa 106.

1.3. Funzioni trigonometriche

In un triangolo rettangolo in cui l’ipotenusa ha lunghezza pari a 1 ed α rappresenta uno dei due
angoli acuti si ha che (fig. 1.2):

• 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 è la lunghezza del cateto opposto all’angolo α,


• 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 è la lunghezza del cateto adiacente all’angolo α
Figura 1.2 – Triangolo rettangolo di ipotenusa 1 a sx e di ipotenusa l a dx
In generale, per ipotenuse di lunghezze variabili l è possibile scrivere:

𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 = 𝑎𝑎/𝑙𝑙 (1.5)

𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 = 𝑏𝑏/𝑙𝑙 (1.6)

Oltre a seno e coseno si usano altre funzioni da loro derivate denominate tangente e cotangente
interpretate come i rapporti fra i lati del triangolo rettangolo:
𝑎𝑎 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠
𝑡𝑡𝑡𝑡 𝛼𝛼 = = (1.7)
𝑏𝑏 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐

𝑏𝑏 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 1
𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝛼𝛼 = = = (1.8)
𝑎𝑎 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 𝑡𝑡𝑡𝑡 𝛼𝛼

Esempi

Consideriamo il problema altimetrico rappresentato in figura 1.3, la distanza inclinata dal punto di
osservazione alla sommità della casa è pari a 14,9 m e questa appare sottesa da un angolo di
36,87°. Quanto è alta la casa?

Figura 1.3 – Soluzione altimetrica


Si osserva come lo schema rappresentato nell’immagine corrisponde alla figura di un triangolo
rettangolo per cui utilizzando la formula (1.5) si ha:


𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠(36,87°) = 𝑚𝑚 ⇔ ℎ = 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠(36,87°) × 14,9 𝑚𝑚 = 8,9 𝑚𝑚
14,9
Inoltre, si ottiene:

ℎ 8,9 8,9 𝑚𝑚
𝑡𝑡𝑡𝑡 (36,87°) = 𝑚𝑚 = ⇔ 𝑑𝑑 = = 11,9 𝑚𝑚
𝑑𝑑 𝑑𝑑 𝑡𝑡𝑡𝑡(36,87°)
Il coefficiente angolare di una retta è definito mediante il triangolo di pendenza ed è dato da k =
∆y /∆x ed ha il medesimo valore indipendentemente dalla grandezza dei lati del triangolo. La (1.7)
afferma che il coefficiente angolare è uguale alla tangente dell’angolo di pendenza che l’asse delle
ascisse forma con la retta stessa:

𝑘𝑘 = 𝑡𝑡𝑡𝑡𝑡𝑡 (1.9)

Figura 1.4 – Coefficiente angolare


Se ad esempio l’angolo di pendenza di una strada misura 32°, il coefficiente angolare è tg(32°),
che è circa pari a 0,62.

1.3.1. Circonferenza goniometrica

Si consideri un sistema di coordinate cartesiane (X,Y) con origine nel centro di una circonferenza
denominata circonferenza goniometrica di raggio 1. Si misuri l’angolo α relativamente all’asse delle X
(delle ascisse) in senso antiorario.

Figura 1.5 – Circonferenza goniometrica per seno e coseno


È possibile aumentare o diminuire l’angolo ruotando il raggio in senso antiorario. In tal caso la
posizione del raggio è descritta, come nella figura 1.3 a destra, da un angolo ottuso. È possibile
riportare le proiezioni sugli assi cartesiani e definire così il seno e il coseno per ogni angolo. Si
osserva che se la proiezione ricade sui valori negativi degli assi cartesiani saranno rispettivamente
negativi i valori del seno o coseno. L’angolo rappresentato nella figura 1.3 di destra che ha ad
esempio valore pari a 135° avrà il seno pari a 0,7071, mentre il coseno sarà pari a - 0,7071 e,
pertanto, negativo. Nella figura 1,3 di destra, ipotizzando un angolo pari a 50°, questo avrà il seno
pari a 0,766 ed il coseno pari a 0,6427 e, pertanto, positivo. È possibile continuare a ruotare il
raggio rappresentando qualsiasi angolo fra 0° e 360°, e in tutti questi casi il procedimento fornirà
un valore univocamente determinato per il seno e per il coseno indicandoci anche il loro segno. Si
può, quindi, affermare che il segno di seno e coseno dipende dal quadrante in cui si trova il raggio
che rappresenta l’angolo α (i quadranti dividono il piano cartesiano in quattro parti delimitate
dagli assi che vengono numerate in senso antiorario da 1 in alto a destra fino a 4 in basso a
destra).
Si può utilizzare la circonferenza goniometrica, per la rappresentazione della tangente
corrispondente alla lunghezza del segmento riportato in figura 1.6.

Figura 1.6 – Circonferenza goniometrica per tangente e cotangente

Per la relazione (1.9) essa è pari alla pendenza del raggio, che nella figura (1.6) è ottenuta
prolungando con una linea tratteggiata fino a intersecare la retta g. Anche per un angolo ottuso
oppure negativo è possibile individuare la tangente sulla stessa retta g. Con questo metodo
possiamo anche determinare facilmente il segno per un tale angolo. La cotangente è determinata
invertendo i ruoli degli assi cartesiani.

Se α è fra 0° e 90° Se α è fra 90° e 180°


(il raggio è nel primo quadrante), (il raggio è nel secondo quadrante),
senα e cosα sono entrambi positivi. senα è positivo e cosα è negativo.

Se α è fra 180° e 270° Se α è fra 270° e 360°


(il raggio è nel terzo quadrante), (il raggio è nel quarto quadrante),
senα e cosα sono entrambi negativi. senα è negativo e cosα è positivo.

Figura 1.7 – Circonferenza goniometrica al variare dell’angolo


Si considerano identici gli angoli che differiscono di 360° (o di un multiplo di 360°).

1.3.2. Proprietà delle funzioni trigonometriche

Una delle proprietà che si ricavano dalla circonferenza goniometrica riguarda il codominio di
seno e coseno, infatti, si osserva che i valori di queste funzioni non possono mai essere minori di
-1 o maggiori di 1; deducibile dal fatto che le proiezioni del nostro raggio (di lunghezza 1) sugli
assi non possono essere più lunghe del raggio stesso. Pertanto, per qualsiasi angolo α si ha:

−1 ≤ 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 ≤ 1 − 1 ≤ 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 ≤ 1

Figura 1.8 – Codominio di seno e coseno


Dalla circonferenza goniometrica è possibile osservare che per valori di α = 90° e α = - 90° il
raggio risulta essere è parallelo alla retta g, pertanto, la tangente non è definita per questi angoli.
Infatti, se α si avvicina a π/2, assumendo valori sempre inferiori di tale valore, la tangente assume
valori positivi sempre maggiori; tale andamento si esprime con la scrittura informale:
𝜋𝜋−
𝛼𝛼 → 𝑡𝑡𝑡𝑡𝑡𝑡 → +∞
2
Allo stesso modo se α si avvicina a - π/2 essendo sempre maggiore di tale valore, la tangente
assume valori negativi sempre minori: informalmente esprimiamo ancora ciò con la scrittura:
𝜋𝜋+
𝛼𝛼 → − 𝑡𝑡𝑡𝑡𝑡𝑡 → −∞
2
In base allo studio del grafico emerge pure che il codominio di tale funzione può assumere
qualsiasi valore reale compreso tra ±∞.
Figura 1.9 – Codominio di tangente

Tabella 1.6 – Funzioni trigonometriche


Funzione Dominio Codominio Periodo Grafico

𝑓𝑓 (𝑥𝑥) = 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 ℝ [−1, 1] 2𝜋𝜋

𝑓𝑓(𝑥𝑥) = 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 ℝ [−1, 1] 2𝜋𝜋

𝜋𝜋
𝑓𝑓 (𝑥𝑥) = 𝑡𝑡𝑡𝑡𝑡𝑡 ℝ − �𝑥𝑥: 𝑥𝑥 = + 𝑘𝑘𝑘𝑘, 𝑘𝑘 ∈ ℤ� [−1, 1] 2𝜋𝜋
2

1.3.3. Teorema di Pitagora

Il Teorema di Pitagora afferma che in un triangolo rettangolo la somma dei quadrati dei due cateti coincide
con il quadrato dell’ipotenusa. Applicandolo al triangolo di figura 1.1 si ottiene per qualsiasi angolo α
l’identità:

𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠2 𝛼𝛼 + 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 2 𝛼𝛼 = 1
1.3.4. Periodicità e (Anti)simmetria

La circonferenza goniometrica ci mostra che seno e coseno sono funzioni periodiche: quando a
un angolo α sommiamo 360°, il raggio ritorna nella stessa posizione di α essendo il loro periodo
pari a 360°:

𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠(𝛼𝛼 + 360°) = 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 𝛼𝛼

𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐(𝛼𝛼 + 360°) = 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝛼𝛼

Mentre la funzione seno è antisimmetrica, la coseno è una funzione simmetrica.

𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠(−𝛼𝛼) = −𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 𝛼𝛼

𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐(−𝛼𝛼) = 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝛼𝛼

1.3.5. Identità con angoli supplementari e complementari

Possiamo anche dedurre identità che riguardano gli angoli la cui somma è pari a 90° (angoli
complementari) oppure a 180° (angoli supplementari) e anche gli angoli la cui differenza è pari a
90° oppure 180°:

𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠(90° − 𝛼𝛼) = 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝛼𝛼

𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐(90° − 𝛼𝛼) = 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 𝛼𝛼

𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠(𝛼𝛼 + 90°) = 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝛼𝛼

𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐(𝛼𝛼 + 90°) = −𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 𝛼𝛼

𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠(180° − 𝛼𝛼 ) = 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 𝛼𝛼

𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐(180° − 𝛼𝛼 ) = −𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝛼𝛼

𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠(𝛼𝛼 + 180°) = −𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 𝛼𝛼

𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐(𝛼𝛼 + 180°) = −𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝛼𝛼.

I valori di seno e coseno per angoli arbitrari possono, quindi, essere dedotti dai valori per gli
angoli compresi fra 0° e 90°.

1.3.6. Formule di duplicazione

Se conosciamo il valore delle nostre funzioni trigonometriche per un angolo α, possiamo dedurre
il valore per l’angolo doppio da:

𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠(2𝛼𝛼) = 2 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 𝛼𝛼 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝛼𝛼

𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐(2𝛼𝛼 ) = 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 2 𝛼𝛼 − 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠2 𝛼𝛼

Queste formule sono casi particolari di quelle che discutiamo nel prossimo punto.

Tenendo conto della relazione fondamentale tra seno e coseno dalla formula del coseno si ricava:
𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐(2𝛼𝛼 ) = 2 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 2 𝛼𝛼 − 1 ⇔ 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐(2𝛼𝛼 ) = 1−2 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠2 𝛼𝛼.

1.3.7. Teoremi di addizione per seno e coseno

Oltre alle relazioni fra seno e coseno discusse sopra, esistono altre identità che riguardano due
angoli arbitrari. Sono note come formule per l’addizione o teoremi di addizione che si riportano
di seguito senza dimostrazione (la dimostrazione più elegante usa i numeri complessi).
Per due angoli arbitrari α e β si ha sempre:

𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠(𝛼𝛼 + 𝛽𝛽) = 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 𝛼𝛼 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝛽𝛽 + 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝛼𝛼 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 𝛽𝛽

𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐(𝛼𝛼 + 𝛽𝛽 ) = 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝛼𝛼 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝛽𝛽 − 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 𝛼𝛼 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 𝛽𝛽

1 1
sin 𝛼𝛼 ± sin 𝛽𝛽 = 2 sin (𝛼𝛼 ± 𝛽𝛽 ) cos (𝛼𝛼 ∓ 𝛽𝛽 )
2 2
1 1
cos 𝛼𝛼 + cos 𝛽𝛽 = 2 cos (𝛼𝛼 + 𝛽𝛽 ) cos (𝛼𝛼 − 𝛽𝛽 )
2 2
1 1
𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 𝛼𝛼 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 = cos(𝛼𝛼 − 𝛽𝛽 ) − cos(𝛼𝛼 + 𝛽𝛽 )
2 2
1 1
𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝛼𝛼 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 = sen(𝛼𝛼 + 𝛽𝛽 ) − sen(𝛼𝛼 − 𝛽𝛽 )
2 2
1 1
𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝛼𝛼 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 = cos(𝛼𝛼 + 𝛽𝛽 ) + cos(𝛼𝛼 − 𝛽𝛽 )
2 2
Per certi angoli i valori delle funzioni trigonometriche possono essere espressi con le operazioni
di calcolo usuali, in particolare con radici quadrate. Riportiamo nella seguente tabella alcuni di
questi angoli con i rispettivi valori:

Tabella 1.6 – Valori delle funzioni per determinati angoli

α senα cosα tgα cotgα


0° 0 1 0 ±∞
1 1 1
30° √3 √3 √3
2 2 3
1 1
45° √2 √2 1 1
2 2
1 1 1
60° √3 √3 √3
2 2 3
90° 1 0 ±∞ 0
180° 0 -1 0 ±∞
270° -1 0 ±∞ 0

1.3.8. Formule di prostaferesi

Detti α e β due angoli si ha:


𝛼𝛼 + 𝛽𝛽 𝛼𝛼 − 𝛽𝛽
𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 + 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 = 2𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐
2 2
𝛼𝛼 + 𝛽𝛽 𝛼𝛼 − 𝛽𝛽
𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 − 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 = 2𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠
2 2
𝛼𝛼 + 𝛽𝛽 𝛼𝛼 − 𝛽𝛽
𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 + 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 = 2𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐
2 2
𝛼𝛼 + 𝛽𝛽 𝛼𝛼 − 𝛽𝛽
𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 − 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 = −2𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐
2 2

1.3.9. Formule di bisezione

Dato un angolo α si ha:

𝛼𝛼 1+𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝛼𝛼 1+𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐
𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 2 = ; 𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 = ±� ;
2 2 2 2

𝛼𝛼 1−𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐 𝛼𝛼 1−𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐𝑐
𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠2 = ; 𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠𝑠 = ±� .
2 2 2 2

1.4. Matrici

Si definisce matrice un insieme composto da elementi ordinati in m righe ed n colonne indicato


come di seguito:
𝑎𝑎11 𝑎𝑎12 ⋯ 𝑎𝑎1𝑛𝑛
𝑎𝑎 𝑎𝑎22 ⋯ 𝑎𝑎2𝑛𝑛
𝐴𝐴 = 𝐴𝐴𝑚𝑚×𝑛𝑛 = �𝑎𝑎𝑖𝑖𝑖𝑖 � = � 21 �
⋮ ⋮ ⋱ ⋮
𝑎𝑎𝑚𝑚1 𝑎𝑎𝑚𝑚2 ⋯ 𝑎𝑎𝑚𝑚𝑚𝑚

Gli elementi a ij posso essere variabili reali, o variabili complesse (in questa appendice
consideriamo di solito matrici reali). Per n=1, abbiamo una matrice particolare, detta vettore colonna
o semplicemente vettore.
Si definisce matrice trasposta di A la matrice ottenuta scambiando le righe e le colonne:

𝑎𝑎11 𝑎𝑎21 ⋯ 𝑎𝑎𝑚𝑚1


𝑎𝑎 𝑎𝑎22 ⋯ 𝑎𝑎𝑚𝑚2
𝐴𝐴𝑇𝑇 = 𝐴𝐴𝑇𝑇𝑛𝑛×𝑚𝑚 = � 12 �
⋮ ⋮ ⋱ ⋮
𝑎𝑎1𝑛𝑛 𝑎𝑎2𝑛𝑛 ⋯ 𝑎𝑎𝑚𝑚𝑚𝑚

Una matrice si dice quadrata se m = n la sua trasposta è anch’essa quadrata.


Una matrice quadrata si dice diagonale se a ij = 0 per i≠ j
𝑎𝑎1 0 0

0 𝑎𝑎2 0
𝐴𝐴 = 𝐴𝐴𝑚𝑚×𝑛𝑛 = �𝑎𝑎𝑖𝑖𝑖𝑖 � = � �
⋮ ⋮ ⋱ ⋮
0 0 ⋯ 𝑎𝑎𝑛𝑛
Una matrice diagonale µ è sempre simmetrica. Una matrice quadrata A si dice antisimmetrica se
A=-AT.

1.4.1. Operazioni sulle matrici

Le operazioni tra matrici si eseguono mediante l’algebra lineare, detta anche algebra della matrici,
in particolare:
 l’operazione somma, è commutativa ed esiste un elemento neutro rispetto alla somma
detto O (elemento nullo relativamente alla somma);
 per ogni elemento A dello spazio, data una variabile α reale o complessa, esiste
l’operazione prodotto per α, dato da𝐴𝐴 ∙ 𝛼𝛼;
 date due variabili scalari α e β, valgono le seguenti proprietà:
o associativa rispetto al prodotto degli scalari: α(βA) = (αβ)A;
o distributiva rispetto alla somma: α(A+B ) = αA+αB ;
o distributiva rispetto al prodotto per scalare: (α + β)A = αA + βA.
Nel caso particolare delle matrici queste proprietà generali prendono le forme particolari descritte
nel seguito.

[Link]. Prodotto per scalare

𝑎𝑎11 𝑎𝑎12 ⋯ 𝑎𝑎1𝑛𝑛 𝛼𝛼𝛼𝛼11 𝛼𝛼𝛼𝛼12 ⋯ 𝛼𝛼𝛼𝛼1𝑛𝑛


𝑎𝑎21 𝑎𝑎22 ⋯ 𝑎𝑎2𝑛𝑛 𝛼𝛼𝛼𝛼21 𝛼𝛼𝑎𝑎22 ⋯ 𝛼𝛼𝑎𝑎2𝑛𝑛
𝛼𝛼𝛼𝛼 = 𝛼𝛼 � �=� �
⋮ ⋮ ⋱ ⋮ ⋮ ⋮ ⋱ ⋮
𝑎𝑎𝑚𝑚1 𝑎𝑎𝑚𝑚2 ⋯ 𝑎𝑎𝑚𝑚𝑚𝑚 𝛼𝛼𝛼𝛼𝑚𝑚1 𝛼𝛼𝑎𝑎𝑚𝑚2 ⋯ 𝛼𝛼𝑎𝑎𝑚𝑚𝑚𝑚

[Link]. Somma di matrici

𝑎𝑎11 + 𝑏𝑏11 𝑎𝑎12 + 𝑏𝑏12 ⋯ 𝑎𝑎1𝑛𝑛 + 𝑏𝑏1𝑛𝑛


𝑎𝑎 + 𝑏𝑏21 𝑎𝑎22 + 𝑏𝑏22 ⋯ 𝑎𝑎2𝑛𝑛 + 𝑏𝑏2𝑛𝑛 �
𝐴𝐴 + 𝐵𝐵 = � 21
⋮ ⋮ ⋱ ⋮
𝑎𝑎𝑚𝑚1 + 𝑏𝑏𝑚𝑚1 𝑎𝑎𝑚𝑚2 + 𝑏𝑏𝑚𝑚2 ⋯ 𝑎𝑎𝑚𝑚𝑚𝑚 + 𝑏𝑏𝑚𝑚𝑚𝑚

Valgono le seguenti proprietà, che sono state affermate precedentemente:


 A+O = A
 A+B = B+A
 (A+B )+C=A+(B+C)
 (A+B )T= AT+BT
L’elemento neutro o nullo O prende il nome di matrice nulla. L’operazione differenza è definita
con l’ausilio dello scalare α = −1:
A−B =A+(−1)B.

[Link]. Prodotto di matrici

Siano A una matrice m × n e B una matrice n×l. Si definisce matrice prodotto tra le matrici A e B
quella matrice C i cui elementi sono dati da:
𝑛𝑛

𝐶𝐶𝑖𝑖𝑖𝑖 = 𝐶𝐶𝑚𝑚×𝑙𝑙 = � 𝑎𝑎𝑖𝑖𝑖𝑖 𝑏𝑏𝑘𝑘𝑘𝑘


𝑖𝑖=1
Esempi

2 1
0 23 5
𝐴𝐴3×2 = � 4 3� 𝐵𝐵2×4 = � �
1 64 −1
−2 −1

2×0+1×1 2×2+1×6 2×3+1×4 2 × 5 + 1 × (−1)


𝐶𝐶3×4 = � 4×0+3×1 4×2+3×6 4×3+3×4 4 × 5 + 3 × (−1) �
−2 × 0 + (−1) × 1 −2 × 2 + (−1) × 6 −2 × 3 + (−1) × 4−2 × 5 + (−1) × (−1)

1 10 10 9
𝐶𝐶3×4 = � 3 24 24 17 �
−1 −10 −10−9

1.5. Sviluppi in serie e calcoli d’approssimazione

Una grandezza a si dice piccola di ordine n rispetto alla grandezza b (assunta come piccola del primo
ordine) se a b n ≅ 1.

Nel caso degli sviluppi in serie, il resto n-mo della serie è dell’ordine di grandezza del termine
(n+1)-mo.
La sostituzione di una formula chiusa con il suo sviluppo in serie arrestato al termine n-mo è
lecita tutte le volte che sia accettabile l’ordine di approssimazione conseguibile.

1.5.1 Sviluppi in serie di Taylor

Sia f(x) una funzione definita in un certo intervallo insieme alle sue derivate di qualsiasi ordine ed
x 0 un punto interno all’intervallo si ha:

 df  h2  d 2 f 
f ( x) = f ( x0 ) + h  +  2  + ⋅ ⋅ ⋅ ⋅ + Rn
 dx  0 2!  dx 0

dove h = x − x0 è un incremento nell’intorno del punto x 0 ed è una grandezza piccola del primo
ordine. Rn è il resto n-mo.

Serie notevoli

h2
• senx = senx0 + h cos x0 − senx0 − ⋅ ⋅ ⋅ ⋅
2
h2
• cos x = cos x0 − hsenx0 − cos x0 + ⋅ ⋅ ⋅ ⋅
2
h senx0
• tgx = tgx0 + 2
+ h2 + ⋅⋅⋅⋅
cos x0 cos 3 x0
1.5.2 Sviluppi in serie di Mac-Laurin

Si ha quando x 0 coincide con l’origine, ossia xo = 0 ⇒ h = x − x 0 = x

 df  x2  d 2 f 
f ( x) = f ( x0 ) + x  +  2  + ⋅ ⋅ ⋅ ⋅ + Rn
 dx  0 2!  dx 0

Serie notevoli

x3 x5
• senx = x − +
3! 5!
x2 x4
• cos x = 1 − + + ⋅⋅⋅⋅
2! 4!
h 2 senx 0
• tgx = tgx0 + + h + ⋅⋅⋅⋅
cos 2 x0 cos 3 x0

1.5.3 Sviluppi in serie binomiale

m m m


(1 ± x) m = 1 ±   x +   x 2 ±   x 3 + ⋅ ⋅ ⋅ ⋅
1 2 3
con m qualunque e x in valore assoluto minore dell’unità.

= (1 ± x ) = 1  x + x 2  ⋅ ⋅ ⋅
1 −1
• m= -1 ⇒
1± x

= (1 ± x )
1 −2
• m= -2 ⇒ = 1  2 x + 3x 2  ⋅ ⋅ ⋅
(1 ± x ) 2

x x2
• m= ½ ⇒ 1 ± x = (1 ± x )1 2 = 1 ± − ± ⋅⋅⋅
2 8
x2
= (1 ± x )
1 −1 2 x
• m= -½ ⇒ = 1 + 3  ⋅⋅⋅
1± x 2 8
Gli sviluppi in serie saranno usati tutte le volte che si hanno equazioni non lineari di ordine
superiore o differenziali. Per ritenere le approssimazioni ammissibili ad un certo ordine sarà
opportuno riferirsi alla precisione delle misure.

Esempi

α3
Sia dato un angolo sessagesimale piccolo α = 1° e lo sviluppo in serie di Mac-Lourin senα = α − , si vuole
3!
α3 α3
approssimare senα = α effettuando un’approssimazione di ∆α = =
3! 6

Esprimendo il valore di α in secondi si ottiene:


∆α ≅
(1 ⋅ 60 ⋅ 60 )
3

46,7 ⋅ 10 9
≅ 0,98 ⋅ 10 −6 ⇔ ∆α " ≅ 0,98 ⋅ 10 −6 ⋅ 2 ⋅ 10 5 ≅ 0,196"
6 ⋅ arc1" 48 ⋅ 10 15

L’approssimazione è valida solo se confrontabile con la precisione ottenibile.

α2
Sia dato un angolo sessagesimale piccolo α = 1° e lo sviluppo in serie di Mac-Lourin cos α = 1 − , si vuole
2!
α2 α2
approssimare cos α = 1 effettuando un’approssimazione di ∆α = = .
2! 2

Esprimendo il valore di 𝛼𝛼 in secondi si ottiene:

∆α ≅
(1 ⋅ 60 ⋅ 60 )
2
=
12,96 ⋅ 10 6
= 1,62 ⋅ 10 − 4 ⇔ ∆α " ≅ 1,62 ⋅ 10 −4 ⋅ 2 ⋅ 10 5 = 32,4"
2 ⋅ arc1" 8 ⋅ 10 10

Superiore alla precisione che qualunque strumento topografico è in grado di fornire.

1.6. Risoluzione delle figure

Per misurare angoli e distanze è necessario saper risolvere determinate figure geometriche quali:

TRIANGOLO PIANO

Per risolvere un triangolo piano occorre conoscere almeno tre


elementi (lati e/o angoli).

Indicato con s il semiperimetro del triangolo (s=1/2(a+b+c)) e


con R il raggio del cerchio circoscritto è possibile scrivere le
seguenti relazioni fondamentali per la risoluzione dei triangoli:
α + β + γ =180° = 200g = π
a b c
= = = 2R Teorema dei seni
senα senβ senγ

a = b cos γ + c cos β Teorema delle proiezioni

a 2 = b 2 + c 2 − 2bc cos α Teorema di Carnot

 α (s − b )(s − c )
sen =
 2 bc
 α s (s − a )
cos = Formule di Briggs
 2 bc
 α (s − b )(s − c )
tg 2 = s (s − a )

TRIANGOLO SFERICO
Il triangolo sferico ABC è quello tracciato sulla sfera
di raggio R limitato da tre archi a,b,c.

La relazione che lega gli angoli ai vertici A, B, C e i


lati del triangolo sferico a,b,c (rappresentati da archi di
cerchio) è la seguente Formula del coseno:

a b c b c
cos = cos cos + sen sen cos A
R R R R R

a b c
dove , , sono gli angoli al centro (O) sottesi e
R R R
dalla quale sono deducibili tutte le relazioni necessarie alla risoluzione dei triangoli sferici.

a b c
sen sen sen
R = R = R Teorema dei seni
senA senB senC

a b c b c
sen cos B = cos sen − sen cos cos A Teorema del coseno
R R R R R

Nel caso in cui i lati del triangolo siano molto piccoli in rapporto al raggio della sfera è opportuno
ricorrere ad una soluzione approssimata del problema attraverso il Teorema di Legendre.

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