Schelling filosofo idealista e
ideologo dell’estetica romantica
• Friedrich Schelling (1775-1854) conosce molto bene Fichte, di
cui è prima ammiratore, poi scolaro e amico e infine critico e
avversario feroce. Diventerà uomo di punta della corrente
idealistica, cui guarderà con attenzione anche Hegel (con
Hegel, Schelling condivide una profonda amicizia e intensi
scambi di opinioni filosofiche, fino alla rottura tra i due,
databile all’uscita della prefazione dell’opera hegeliana La
fenomenologia dello spirito nel 1807).
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Una filosofia dell’identità
Schelling si accorge che un principio puramente
soggettivo qual è l’Io di cui parla Fichte, non può
spiegare la nascita del mondo naturale, cioè
dell’oggetto. D’altra parte nemmeno un principio
puramente oggettivo potrebbe spiegare l’origine del
soggetto. Il principio della realtà, dovendo spiegare la
nascita della natura e dell’io, dev’essere quindi un
Assoluto inteso come una IDENTITÀ Indifferenziata di
SOGGETTO E OGGETTO, di io e non-io.
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Non si può cogliere autenticamente l’identità tra
Spirito (soggettività) e Natura (oggettività) ma si
può certamente partire dall’uno e pervenire
all’altro:
«o è posto come primo l’oggettivo e si
domanda come si aggiunga un soggettivo che
si accorda con esso (e si ha la filosofia della
natura)»;
«O è posto come primo il soggettivo, ed il
problema è come vi si aggiunga un oggettivo
che si accordi con esso (e si ha la filosofia dello
spirito o filosofia trascendentale)»
La filosofia della natura e la filosofia
trascendentale sono filosofie ancora
parziali, che non danno conto
dell’unità (identità e contemporaneità
di soggettivo e oggettivo), bensí della
divisione, considerano i rapporti tra
oggetto e soggetto, dividendo
soggetto ed oggetto.
Soggetto e oggetto nell’Assoluto
Possiamo chiamare nell’Assoluto la parte soggettiva
SPIRITO e la parte oggettiva NATURA.
L’Assoluto risulta propriamente dalla reciproca
compenetrazione tra spirito e natura.
Lo spirito è il pensiero, la coscienza, la forza vivificante;
la natura è il prodotto, l’oggetto inconsapevole che ne
risulta.
Dunque, all’interno dell’Assoluto, soggetto-oggetto, la
natura è spirito oggettificato, pietrificato; lo spirito è
natura vivificata, resa dinamica e vivente.
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L’arte come organo di rivelazione
dell’Assoluto
Sia nella filosofia della Natura sia in quella dello Spirito, Schelling muove da
una sostanziale distinzione e opposizione tra soggetto e oggetto, conscio e
inconscio, libertà e necessità, per arrivare a mostrare (con due percorsi
inversi) la possibilità della loro ricomposizione. Esiste però un ambito in cui
per Schelling è possibile cogliere l’Assoluto in modo intuitivo: si tratta
dell’arte.
Schelling infatti ritiene che nelle opere d’arte sia universalmente e
immediatamente accessibile ciò che la riflessione teoretica può mostrare solo
in modo indiretto. Schelling accoglie l’idea romantica dell’arte come
strumento di conoscenza della realtà, con un valore superiore alla filosofia.
L’idealismo schellinghiano è infatti definito oggettivo per l’importanza
attribuita alla natura, ma è chiamato anche idealismo estetico perché
secondo Schelling l’arte è il vero organo rivelatore dell’Assoluto nella sua unità
originaria di io e natura.
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Inconscio e conscio nell’opera
d’arte
L’opera d’arte è in grado di esprimere al massimo grado l’originaria
coappartenenza di Natura e Spirito. Nella filosofia teoretica e nella filosofia
pratica , lo spirito e la natura, il conscio e l’inconscio continuano a configurarsi
come due poli distinti. L’unità e la conciliazione tra spirito e natura risulta più
postulata, che effettivamente dimostrata.
La via per risolvere questo nodo consiste nel rintracciare un’attività in cui lo
spirito e la natura si armonizzino completamente.
Tale attività è l’arte. La creazione artistica è la sintesi tra un momento
inconscio o spontaneo (l’ispirazione) e di un momento conscio o meditato
(l’esecuzione materiale).
Il fenomeno dell’arte, che è un produrre spirituale in modo naturale o un
produrre naturale in modo spirituale, rappresenta pertanto lo strumento
migliore in cui si dispone per comprendere quella sintesi indifferenziata di
natura e spirito che è l’Assoluto.
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In conclusione
L’arte è dunque un produrre spirituale in modo
naturale; è coscienza che innerva radicalmente e
completamente la natura e che però SI
MANIFESTA nella natura. È presenza ostensiva
(ostendere = manifestare, far vedere)
dell’infinito nel finito che realizza l’identità di
natura e spirito.