FICHTE (1762-1814)
- Teorizza la struttura dialettica: (già presente nei presocratici come Anassimandro ed Eraclito)
Tesi= fase positiva (affermazione) IO/SOGGETTO
Antitesi= fase negativa (confutazione, messa in discussione) NON-IO/ NATURA
Sintesi= “aufhebung” (parola hegeliana che indica la ricchezza nella negazione) SOGGETTO/
ASSOLUTO
- Fine del 700 e inizio dell’800 l’idealismo è una corrente molto forte
- Per Fichte la sintesi ritorna direttamente all’affermazione iniziale eliminando l’antitesi, mentre
Hegel sostiene la ricchezza dell’antitesi stessa, vi è l’armonizzazione tra tesi e sintesi ma con il
prezioso contributo dell’antitesi
- L’idealismo soggettivo (il soggetto ha un ruolo di prevalenza, il NON-IO, tutto il resto come la natura
non ha nessuna importanza) fichtiano (alunno diretto di Kant) è un concetto chiave nella sua
filosofia. Lo scopo di Fichte è proprio quello di costruire una filosofia dell’infinito, il quale è
nell’uomo, è, anzi, l’uomo stesso
- Fichte decide di distaccarsi dal proprio maestro, distacco avvenuto nel 1794, dove Fichte definisce
per la prima volta la cosa in sé come “un sogno, un non pensiero”
Hegel: l’idealismo è unione tra IO e NON-IO (soggetto e oggetto insieme)
Fichte: l’idealismo è IO (soggetto e basta)
Scheller: l’idealismo è NON-IO (oggetto e basta)
- Caratteri dell’Io fichtiano:
è infinito
è assoluta attività e spontaneità
è libertà assoluta
TAT | HANDLUNG = ATTIVITA’ AGENTE, parte attiva che agisce + PRODOTTO DELL’AZIONE. l’Io è
azione ed è, allo stesso tempo, risultato della sua azione. (si auto pone e si auto crea)
- La prima azione dell’IO è la creazione di sé
- Scrive la dottrina della scienza con i suoi tre principi:
1) Il principio primo è l’Io, attività assoluta. Si ricava una riflessione sulla legge di identità A=A: il
rapporto di identità è posto dall’Io, perché è l’Io che giudica di esso. Ma l’Io non può porre quel
rapporto, se non pone se stesso come esistente; dunque l’Io non può affermare nulla se prima
non afferma la sua esistenza. Il principio supremo non è l’identità, ma l’Io, che non è posto da
altri, ma si pone da sé, è autocreazione, si fa egli stesso. (TATHANDLUNG)
2) L’Io in quanto auto creatore e avente libertà di creare pone un non io, oppone a sé qualcosa di
diverso da sé stesso. Il non-Io è l’oggetto, mondo, natura. Io non-Io che è posto dall’Io è
comunque compreso nell’Io, l’idealismo soggettivo di Fichte indica proprio questa valenza
secondaria dell’oggetto (non può esserci soggetto senza oggetto, attività senza ostacolo,
positivo senza negativo) nei confronti del soggetto (oggetto in funzione del soggetto)
3) la situazione concreta del mondo, ci sono degli Io finiti (noi stessi) che abbiamo davanti una
serie di oggetti a loro modo finiti (la finitezza dell’oggetto è compresa nell’infinitezza dell’Io).
Noi esseri finiti (uomini) tendiamo verso l’Io infinito, lo sforzo impiegato nell’avvicinamento è
qualcosa che Fichte definisce libertà dell’essere finito (dell’uomo).
- idealismo soggettivo Fichtiano = idealismo etico
- I tre principi vanno interpretati in ordine logico e non cronologico, esiste un Io che per essere tale
deve presupporre di fronte a sé il non-Io, trovandosi così a esistere concretamente sotto forma di
Io finito.
- La natura non è una realtà autonoma, ma esiste solo come momento dialettico nella vita dell’Io,
dunque nell’Io e per l’Io
- L’Io è finito e contemporaneamente infinito: finito perché limitato dal non-io; infinito perché il non-
io o natura, esiste solo in relazione all’io, come polo materiale della sua attività
- L’Io infinito non è diverso dall’insieme degli io finiti in cui si realizza, anche se esso perdura nel
tempo, mentre i singoli io finiti nascono e muoiono
- L’Io infinito è la meta ideale degli io finiti, non è per l’uomo l’essenza già data ma un dover-essere.
L’uomo si caratterizza per il suo infinito sforzo verso la libertà, per la sua lotta contro il limite
rappresentato sia dalla natura esterna (le cose) che dalla natura interna (istinti irrazionali ed
egoismo). Il compito proprio dell’uomo è l’umanizzazione del mondo, cioè l’incessante tentativo di
dare vita a una natura plasmata secondo i nostri scopi e a una società di esseri liberi e razionali.
Tale scopo non viene mai raggiunto, perché l’essenza dell’Io è lo Streben (lo sforzo, il tendere
verso, è la potenza aristotelica, l’evoluzione verso la forma). Se infatti esso riuscisse ad eliminare
tutti gli ostacoli, cesserebbe di esistere e, invece della vita, che è lotta e opposizione,
subentrerebbe la stasi della morte.
- La perfezione è per Fichte un concetto dinamico, uno sforzo infinito di un’auto perfezionamento.
- L’Io ha una struttura triadica e dialettica articolata nei tre momenti di tesi, antitesi e sintesi (più
propriamente sintesi degli opposti).
- Emerge l’importanza del negativo, senza nessuna opposizione mentale, senza alcuna critica,
qualunque atto mentale è destinato a esaurirsi e disperdersi. Ricorda l’importanza del “pòlemos” a
partire dalla filosofia di Eraclito, il quale giudicava la guerra come madre e regina di tutte le cose,
ovvero la tensione delle forze contrapposte è il fondamento dell’intera realtà.
- Scelta tra dogmatismo e idealismo: filosofia idealistica, parte dall’io e dal soggetto per poi spiegare
la cosa e l’oggetto; filosofia dogmatica, se parte dalla cosa per spiegare l’io. Il dogmatismo rende
nulla la libertà mentre l’idealismo è la dottrina della libertà.
- Il dogmatismo è scelto da individui che non si sono ancora elevati al sentimento della loro libertà
assoluta e che trovano se stessi solo nelle cose, vedono tutto come fatalisticamente predisposto.
- L’idealismo è scelto da coloro che hanno un senso profondo della propria libertà e sono
indipendenti dalle cose, l’idealismo insegna che essere uomini è uno sforzo e il mondo non va
passivamente contemplato, deve essere attivamente forgiato dallo spirito, dall’uomo.
- L’idealismo ha una doppia superiorità etica e teoretica rispetto dal dogmatismo,