STORIA 1
-Quello in rosa è un brevissimo recap sulla prima guerra di indipendenza -
La prima guerra di indipendenza scoppiò nel 1848 (primavera dei popoli-l'anno dei
tumulti), però fallì. L'Austria sconfisse l'esercito piemontese nelle battaglie di
Custoza e Novara. Carlo Alberto abdicò e venne eletto suo figlio Vittorio Emanuele.
CAVOUR E LA VIA DIPLOMATICA
Da questo fallimento si capisce che la primavera dei popoli non si trova nella
costruzione dello stato italiano e lo capisce un certo Cavour. Lui capisce che bisogna
raggiungere la strada dell’ indipendenza dall’Austria attraverso la via diplomatica
(diplomazia = risolvere i conflitti in modo pacifico attraverso il dialogo, senza usare
la forza) e perciò si allea con la Francia di Napoleone III con gli accordi di
Plombières (1858). Precedentemente, prima degli accordi di Plombières, ci fu la
partecipazione alla guerra di Crimea (una regione a est) avvenuta nel 1855. Il
Piemonte partecipa alla guerra di Crimea sotto la guida di Cavour. La partecipazione
offrì l'opportunità di porre la "questione italiana" all'attenzione internazionale e di
consolidare l'alleanza con la Francia e l'Inghilterra. Perciò nel 1858, Cavour incontra
segretamente Napoleone III à Plombières-les-Bains.
Nascono così gli accordi di Plombières, secondo i quali la Francia avrebbe aiutato il
Piemonte a combattere l’Austria, ma in cambio avrebbe ricevuto Nizza e la Savoia.
Tuttavia, il Piemonte non doveva attaccare per primo: doveva essere aggredito,
in modo che la guerra sembrasse difensiva.
INIZIO SECONDA GUERRA DI INDIPENDENZA
Per provocare l’Austria, Cavour ordina varie manovre militari.
L’Austria ci “casca” e dichiara guerra al Piemonte: comincia così la Seconda
guerra d’indipendenza (1859). Le battaglie più importanti sono Magenta e
Solferino, molto cruente: è proprio dopo Solferino che nascerà l’idea della Croce
Rossa.
Ma Napoleone III, turbato dalle perdite e temendo un intervento prussiano, decide
di ritirarsi e firma con l’Austria l’armistizio di Villafranca (contro la volontà di
Cavour). Alla fine, il Regno di Sardegna ottiene la Lombardia, mentre il
Veneto rimane all’Austria.
Cavour, furioso, si dimette, ma i risultati ottenuti sono comunque importanti.
I PLEBISCITI E L'UNIFICAZIONE DELL ITALIA CENTRALE
Dopo la guerra, si diffonde l’idea dell’unificazione anche nell’Italia centrale.
In Toscana, Emilia e Romagna, i governi locali vengono rovesciati e la
popolazione, tramite plebisciti (Plebisciti= votazioni popolari con cui gli abitanti di
una certa regione decidono se unirsi o meno a un altro stato) chiede di essere
annessa al Regno di Sardegna.
Questo processo avviene spontaneamente, cioè senza imposizione dall’alto: le
popolazioni scelgono di unirsi. Per questo si dice che l’Italia nasce su basi
volontaristiche, cioè fondate sulla volontà del popolo. Al contrario, la
Germania si unirà qualche anno dopo su basi naturalistiche, cioè sul principio
del sangue e della razza, attraverso il militarismo (“ferro e sangue”) di Bismarck.
È una differenza fondamentale: l’Italia nasce da plebisciti e consenso, la Germania
da forza e conquista.
LA SPEDIZIONE DEI MILLE
Nel 1860, il Regno delle Due Sicilie è in crisi.
Giuseppe Garibaldi organizza la spedizione dei Mille, un gruppo di volontari
che parte da Quarto (Genova), sbarca a Marsala e conquista rapidamente la
Sicilia e il Sud Italia L’avanzata di Garibaldi preoccupa l’esercito sabaudo, che
scende dal Nord per incontrarlo.
Il 26 ottobre 1860, a Teano, Garibaldi incontra Vittorio Emanuele II e gli
consegna simbolicamente il potere.
Subito dopo, anche il Sud vota per l’annessione al Regno di Sardegna tramite
plebisciti.
LA NASCITA DEL REGNO D'ITALIA
Il 17 marzo 1861 viene proclamato ufficialmente il Regno d’Italia, con Vittorio
Emanuele II come re.
Cavour muore pochi mesi dopo, ma il suo progetto di unificazione è ormai
compiuto (mancano solo Veneto e Roma).
LA DESTRA STORICA (1861-1876)
Dopo l’unificazione, il potere passa alla Destra storica, un gruppo di politici
moderati e conservatori, quasi tutti del Nord.
Non erano partiti come quelli di oggi, ma notabili, cioè uomini influenti e colti,
senza un vero legame con il popolo.
L’Italia unita si trova subito ad affrontare gravi difficoltà:
● il divario tra Nord e Sud (la questione meridionale);
● le tasse pesanti, come la tassa sul macinato, che colpiva il pane e quindi i
poveri;
● l’obbligo del servizio militare.
Queste misure scatenano rivolte nel Sud, il fenomeno del brigantaggio.
I briganti venivano descritti come delinquenti, ma molti erano ex soldati
borbonici o contadini poveri che si ribellavano all’imposizione del nuovo Stato.
La repressione fu durissima, e molti storici oggi vedono nel brigantaggio una
reazione popolare alla “piemontesizzazione” del Sud.
LA SINISTRA STORICA (DAL 1876)
Nel 1876, il governo passa alla Sinistra storica, più progressista.
Vengono introdotte importanti riforme:
● abolizione della tassa sul macinato;
● aumento del diritto di voto (dal 2% al 6% degli uomini);
● Estende l'obbligo scolastico fino a 9 anni (legge coppino).
Nasce però anche una pratica politica negativa: il trasformismo, cioè la tendenza a
cambiare alleanze per creare maggioranze di governo, senza basarsi su ideali politici
ma su accordi opportunistici. Ciò è l'origine di una certa instabilità politica italiana
che durerà a lungo.