DIFFERENZA GUICCIARDINI E MACHIAVELLI
1. Visione della politica
● Machiavelli → cerca leggi generali della politica, valide sempre, pensa che si
possano individuare regole universali (es. come conquistare e mantenere il potere)
● Guicciardini → rifiuta le regole fisse, ogni situazione è diversa e va giudicata caso
per caso
3. Idea di uomo
● Machiavelli → l’uomo è egoista e instabile, ma prevedibile quindi si possono costruire
strategie politiche efficaci
● Guicciardini → l’uomo è complesso e imprevedibile diffida delle generalizzazioni
CANONE DEL BEMBO
Il canone del Bembo è la teoria linguistica proposta da Pietro Bembo nel Cinquecento per
stabilire quale italiano usare come modello “perfetto”.Il suo canone (modelli da
seguire)
● Per la poesia → Francesco Petrarcay
● Per la prosa → Giovanni Boccaccio
SATIRA
La Satira III di Ludovico Ariosto è una lettera in versi indirizzata all’amico Annibale
Malaguzzi e appartiene alle Satire, testi in cui l’autore riflette in modo personale e critico
sulla propria esperienza.
In questo componimento Ariosto affronta il tema della vita di corte, in particolare quella
presso gli Este family. L’autore descrive l’ambiente cortigiano come pieno di ipocrisia, intrighi
e servilismo, dove per avanzare socialmente è necessario rinunciare alla propria libertà e
fingere continuamente.
Ariosto esprime quindi il desiderio di una vita più semplice e autonoma, lontana dalla corte,
anche se consapevole che non sempre è possibile sottrarsi a questo sistema. Preferisce
infatti una condizione modesta ma libera piuttosto che una carriera costruita sulla
dipendenza dai potenti.
Il messaggio centrale della satira è la difesa dell’indipendenza personale e della dignità
individuale contro le logiche opportunistiche del potere. Tuttavia emerge anche una certa
contraddizione: pur criticando la corte, Ariosto ne fa comunque parte per necessità.
In sintesi, la Satira III è una riflessione amara e realistica sulla condizione dell’intellettuale
nel Rinascimento e sul conflitto tra libertà personale e obblighi sociali.
PROEMIO OF
Il poeta Ludovico Ariosto apre il poema dichiarando subito i temi principali: le imprese dei
cavalieri, le guerre tra Cristiani e Saraceni e soprattutto gli amori, che influenzano
profondamente le azioni dei personaggi. Al centro viene introdotta la figura di Orlando,
grande eroe che però perde il senno a causa dell’amore, mostrando come anche il più
valoroso possa essere travolto dalle passioni.
Ariosto collega poi la sua opera alla tradizione precedente, in particolare all’Orlando
innamorato di Matteo Maria Boiardo, di cui riprende e continua la storia, sviluppandola
ulteriormente.
Nelle ultime ottave del proemio il poeta si rivolge alla donna amata (identificata con
Alessandra Benucci), dichiarando che è proprio l’amore a ispirarlo ma anche a metterlo in
difficoltà, quasi rendendolo simile a Orlando nella perdita di equilibrio.
Infine, Ariosto si rivolge al suo protettore, Ippolito d’Este, chiedendo attenzione e favore per
la sua opera, secondo la tradizione del tempo.
CANTO I
La vicenda si svolge durante la guerra tra cristiani e saraceni nei pressi di Parigi,
nell’accampamento di Carlo Magno. Dopo una battaglia contro le truppe di Agramante,
l’esercito cristiano ottiene una tregua, ma la situazione è instabile perché molti paladini, sia
cristiani sia saraceni, sono distratti dall’amore per Angelica, la principessa del Catai. Per
evitare conflitti interni, Carlo Magno affida Angelica al duca Namo di Baviera, stabilendo che
andrà in sposa al cavaliere che si distinguerà di più in battaglia.
Angelica però rifiuta di essere trattata come un premio e, approfittando del caos dopo una
sconfitta cristiana, fugge nel bosco. Inizia così una lunga serie di inseguimenti e incontri.
Nel bosco incontra prima Rinaldo, che la ama per effetto delle fonti magiche: lui ha bevuto
alla fonte dell’Amore e lei a quella dell’Odio, perciò Angelica lo disprezza e fugge
terrorizzata. Poco dopo incontra anche il cavaliere saraceno Ferraù, anch’egli innamorato di
lei. Quando Ferraù vede Rinaldo, nasce uno scontro violento tra i due per il possesso della
donna.
Durante il duello, Angelica riesce nuovamente a fuggire. I due cavalieri interrompono
temporaneamente lo scontro per inseguirla separatamente, ma la loro rivalità resta sospesa.
Ferraù si reca poi presso un fiume dove aveva perso il proprio elmo: lì appare il fantasma di
Argalia, fratello di Angelica, da lui ucciso in passato, che lo rimprovera per aver mancato una
promessa. Sconvolto, Ferraù giura di recuperare l’onore perduto.
Intanto Rinaldo ritrova il suo cavallo Baiardo, ma anche questo continua a fuggire, rendendo
l’inseguimento ancora più caotico.
Angelica, stremata, si addormenta vicino a un ruscello. Qui viene trovata da Sacripante,
anch’egli innamorato di lei e disperato per il suo amore non corrisposto. Angelica finge
fragilità per ottenere protezione. Ma prima che Sacripante possa agire, arriva un misterioso
cavaliere in armatura bianca che lo sconfigge facilmente: si tratta di Bradamante, anche se
inizialmente non viene riconosciuta.
Approfittando della confusione, Angelica fugge ancora una volta e riprende il suo vagare nel
bosco, mentre i cavalieri continuano a inseguirla, divisi tra amore, rivalità e onore
cavalleresco.
IL PALAZZO DI ATLANTE
Nel suo viaggio alla ricerca di Angelica, Orlando sente improvvisamente delle urla di una
donna in pericolo. Spinto dal suo codice cavalleresco, sguaina la spada e corre in aiuto.
Durante l’inseguimento vede un cavaliere misterioso che fugge a cavallo insieme a una
donna che gli sembra Angelica. Orlando li insegue a cavallo di Baiardo (cavallo di rinaldo)
fino a quando, uscendo da un bosco, si trova davanti a un prato dove sorge un magnifico
castello.
Il cavaliere misterioso entra nel castello e Orlando lo segue. All’interno, però, non trova né
lui né la donna. Il palazzo è pieno di stanze labirintiche e apparentemente infinite. Vagando
da una sala all’altra, Orlando incontra diversi cavalieri, tra cui Ferraù, e ognuno di loro
racconta di aver perso qualcosa di prezioso dentro quel luogo.
Il castello è infatti un’illusione creata dal mago Atlante, che vuole impedire a Ruggiero
(cavaliere saraceno) di uscire e morire in battaglia. Per farlo, ha costruito un incantesimo
che genera illusioni continue: ogni cavaliere vede ciò che desidera di più e viene così
distratto e intrappolato.
Orlando continua a cercare Angelica, ma ogni volta che sente la sua voce o la vede, questa
appare sempre in un luogo diverso, impossibile da raggiungere. È un inganno magico che lo
fa vagare senza fine.
Nel frattempo arriva anche Ruggiero, anch’egli attirato nel castello. Lui cerca Bradamante,
ma anche la sua ricerca è vana: ogni stanza sembra contenere la persona amata, ma
appena ci arriva sparisce.
Atlante ha infatti esteso l’incantesimo a tutti i cavalieri più forti e pericolosi, così da trattenerli
tutti insieme nel castello e impedire che Ruggiero esca e incontri il suo destino. In questo
modo il mago cerca di cambiare il corso degli eventi e proteggere il giovane cavaliere.
LA FOLLIA DI ORLANDO
Angelica, mentre fugge dai numerosi cavalieri che la inseguono, si imbatte nel corpo ferito di
un giovane soldato saraceno: è Medoro, un semplice fante rimasto gravemente ferito dai
soldati scozzesi di Zerbino. Angelica, che fino a quel momento era apparsa fredda e
distante, prova per la prima volta una forte pietà che si trasforma presto in amore.
Con l’aiuto di un pastore, porta Medoro in una capanna e lo cura fino alla guarigione. Tra i
due nasce un amore intenso e, una volta ristabilito, si sposano. Restano ancora per un
periodo nella capanna del pastore, immersi in un paesaggio idilliaco.
Durante questo tempo incidono ovunque i loro nomi intrecciati su alberi e rocce, come
testimonianza del loro amore. Successivamente partono insieme per il Catai, patria di
Angelica, dove Medoro sarà destinato a diventare re insieme a lei.
Nel frattempo Orlando, innamorato di Angelica e ignaro di tutto, arriva proprio in quei luoghi.
Nel bosco trova le incisioni lasciate dai due e, inizialmente, non vuole crederci. Turbato, si
rifugia in una capanna: proprio quella in cui Angelica e Medoro si erano amati. Qui il pastore
gli racconta tutta la storia e gli mostra anche un oggetto appartenuto ad Angelica,
confermando ogni cosa.
A quel punto Orlando non può più illudersi. La realtà lo travolge: Angelica ama un altro e ha
scelto Medoro. Sconvolto, perde completamente la sua identità e afferma simbolicamente
che “Orlando è morto” e che lui è solo un’ombra senza pace.
Disperato, monta a cavallo e vaga nella notte urlando e piangendo. Arriva alla grotta dove
Medoro aveva inciso le sue dichiarazioni d’amore e, in preda alla rabbia, distrugge tutto con
la spada, sbriciolando la roccia e turbando le acque della fonte.
Poi cade in uno stato di immobilità totale: si sdraia sull’erba e resta per tre giorni e tre notti
senza mangiare né dormire. Al quarto giorno si rialza, si spoglia completamente
dell’armatura e perde ogni controllo razionale.
Inizia così la sua follia vera e propria: Orlando vaga come una forza distruttiva, sradicando
alberi e devastando tutto ciò che incontra. La sua identità di cavaliere perfetto si dissolve
completamente: non è più un uomo guidato dalla ragione, ma una creatura dominata dalla
furia e dall’istinto.
I pastori, spaventati dal rumore e dalla violenza, abbandonano i loro greggi e accorrono a
vedere cosa stia succedendo, testimoniando la trasformazione irreversibile dell’eroe in folle
distruttore.
ASTOLFO SULLA LUNA
Astolfo viene guidato fino al Paradiso Terrestre, dove incontra san Giovanni Evangelista,
che gli spiega il motivo del viaggio soprannaturale: Dio ha fatto perdere il senno a Orlando
come punizione per la sua passione amorosa, ma il castigo durerà solo tre mesi. Per
recuperarlo e restituirlo al paladino, Astolfo dovrà raggiungere la Luna.
Astolfo e san Giovanni attraversano la sfera del fuoco e arrivano nel cielo della Luna, dove
si trova un enorme vallone che raccoglie tutto ciò che gli uomini perdono sulla Terra. Non si
tratta solo di oggetti materiali, ma anche di elementi immateriali: lacrime, sospiri, tempo
sprecato nel gioco d’azzardo, ambizioni, desideri e, soprattutto, il senno degli uomini.
Il senno è rappresentato come una sostanza leggera e volatile, facile da perdere se
non viene ben custodita. È conservato in ampolle con scritto il nome del proprietario. Tra
queste, Astolfo trova quella con scritto “Senno di Orlando”.
Con sorpresa, Astolfo nota che sulla Luna si trova anche gran parte del senno umano: molti
uomini perdono la ragione per motivi diversi — amore, ricchezza, ambizione, giochi
d’azzardo, fiducia cieca nei potenti, studi occulti, arte o passioni eccessive. Anche filosofi,
astrologi e poeti vi hanno lasciato parte della loro ragione.
San Giovanni permette ad Astolfo di recuperare anche il suo stesso senno, che egli inspira
dall’ampolla e riacquista immediatamente lucidità, tornando saggio per un periodo della sua
vita.
Infine, Astolfo prende l’ampolla più grande, che contiene il senno di Orlando, perché dovrà
riportarlo sulla Terra per far tornare in sé il paladino e permettergli di combattere di nuovo
nelle file di Carlo Magno.
Canto I – L’ingresso nel Purgatorio
Dante e Virgilio escono dall’Inferno e arrivano sulla spiaggia del Purgatorio. Qui Dante
invoca le Muse e soprattutto Calliope, per essere degno di raccontare ciò che vede.
Incontrano Catone l’Uticense, che fa da guardiano del Purgatorio. Catone li rimprovera
inizialmente, ma poi li lascia passare dopo che Virgilio spiega la loro missione.
Virgilio lava il volto di Dante dalla fuliggine infernale e gli cinge il capo con un giunco,
simbolo di umiltà. È l’inizio del percorso di purificazione.
Canto III – Le anime degli scomunicati
Dante e Virgilio iniziano a salire il monte del Purgatorio. Dante è turbato perché non capisce
come le anime possano soffrire in modi diversi da quelli immaginati.
Virgilio spiega che la ragione umana non può comprendere tutto il mistero divino.
Incontrano le anime degli scomunicati, che devono attendere fuori dal Purgatorio per un
tempo pari alla loro vita se non si sono pentiti in modo sincero.
Tra queste anime c’è Manfredi, re di Sicilia, che racconta la sua morte e chiede preghiere
per abbreviare la sua pena.
Canto VI – La situazione politica italiana
Questo canto è dominato da una forte invettiva politica.
Dante incontra varie anime che lo implorano di essere ricordate in patria. Tra queste spicca
Sordello da Goito, che riconosce Virgilio e lo abbraccia con ammirazione.
Dante approfitta per lanciare una dura denuncia contro l’Italia, descritta come divisa, corrotta
e senza guida (prima contro Firenze, poi contro tutta la penisola e l’Impero).
Il tema centrale è la crisi politica e morale dell’Italia medievale.
Canto VIII – La valle dei principi negligenti
Dante e Virgilio arrivano nella valletta dei principi, dove si trovano le anime di sovrani che
si sono pentiti solo alla fine della vita.
La valle è protetta dagli angeli contro il serpente simbolo del male.
Dante incontra varie figure regali, tra cui Nino Visconti e Corrado Malaspina, che parlano
della loro vita e della loro discendenza.
Il canto si chiude con una forte atmosfera di attesa e vigilanza, mentre le anime cantano
salmi e aspettano la notte.