MEDEA
NELLA LETTERATURA
E NELL’ARTE
Enea Mici VM
IL MITO DI MEDEA
Medea, figlia del re Eeta della Colchide e discendente del dio Sole, cresce in una terra lontana e misteriosa,
ai confini del mondo greco, ed è dotata di straordinari poteri magici legati anche alla dea Ecate.
La sua vita cambia quando nella sua patria giunge Giasone, alla guida degli Argonauti, incaricato di
conquistare il vello d’oro per poter riconquistare il trono usurpato dallo zio Pelia.
Per ottenere il vello, custodito da un terribile drago, Giasone deve affrontare prove impossibili imposte da
Eeta, come aggiogare tori che sputano fuoco e sconfiggere guerrieri nati da denti di drago.
Medea, colpita da un amore improvviso e potentissimo per l’eroe, si trova combattuta tra il dovere verso la
famiglia e la passione per lo straniero, ma alla fine sceglie di aiutarlo.
Grazie ai suoi filtri e incantesimi rende Giasone invincibile, lo guida nelle prove e addormenta il drago che
custodisce il vello, permettendogli di impossessarsene.
Dopo l’impresa, Medea fugge con lui abbandonando la patria e la famiglia, e durante la fuga si rende
protagonista di un gesto terribile: uccide il fratello Apsirto, permettendo così ai due di scappare.
Tornati in Grecia, Giasone non ottiene il trono promesso, e Medea interviene ancora con la magia: inganna
le figlie di Pelia convincendole a somministrare al padre un «pharmakòn», dopo averlo fatto a pezzi e bollito,
che lo avrebbe ringiovanito completamente, causando così la sua morte.
Per questo crimine Medea e Giasone vengono costretti all’esilio e si rifugiano a Corinto, dove iniziano una
nuova vita insieme e hanno dei figli.
Tuttavia, anche qui il destino prende una piega tragica, quando Giasone decide di abbandonare Medea per
sposare la figlia del re Creonte, segnando l’inizio di una nuova e terribile fase della storia.
La MEDEA di euripide
• La storia della Medea di Euripide inizia a Corinto, dove Medea si è
trasferita dopo aver lasciato la sua patria per stare con Giasone. Dopo il
tradimento di quest’ultimo Medea si ritrova sola, straniera, senza
protezione, piena di dolore e rabbia, mentre la sua nutrice e gli altri
personaggi temono che possa fare qualcosa di terribile. Quando
Creonte viene a sapere dell'odio di Medea, decide di esiliarla insieme ai
suoi figli ma Medea riesce a ottenere un giorno di tempo per pianificare
la sua vendetta. Giasone, parlando con la maga, dice di aver fatto ciò
che è meglio per tutti, anche per i figli, mentre Medea sostiene che lui è
solo egoista e traditore e gli ricorda tutto ciò che ha sacrificato per lui.
Riesce ad ottenere asilo presso il re Egeo e mette in atto il suo piano:
invia alla nuova sposa di Giasone dei doni che sembrano preziosi, ma
sono avvelenati. La principessa muore in modo orribile e lo stesso
Creonte trova la morte. Medea però non è ancora soddisfatta; nel
momento più tragico della storia, decide di uccidere i suoi figli e non lo
fa in modo impulsivo,come descritto da Aristotele nella «poetica» ma
dopo averci pensato a lungo. Riconosce che è un gesto orribile, ma lo
considera necessario per distruggere Giasone e impedirgli di avere figli.
L'uccisione avviene fuori scena, ma il suo peso è molto forte. Alla fine,
Giasone arriva troppo tardi e trova tutto distrutto, ha perso la nuova
moglie, il potere e i figli. Medea appare su un carro divino, portando con
sé i corpi dei figli e sfuggendo a ogni punizione.
La psicologia della medea di euripide
All’inizio, è una donna distrutta, afflitta dal dolore del
tradimento da parte di Giasone. Ma pian piano il dolore si
trasforma in rabbia, e quella rabbia diventa il motore della
sua vendetta.
Rappresenta la donna che non si arrende, che si ribella alle
ingiustizie e ai ruoli imposti dalla società. Non è una figura
passiva, ma una che agisce, anche a costo di alienarsi
chiunque.
non è mai riducibile a un solo tratto. È una madre e una
moglie, ma anche una maga, una traditrice, una vendicatrice.
Ogni aspetto della sua personalità si intreccia con gli altri,
rendendola reale e complessa.
È l’esempio perfetto dell’onore, la paura di essere oggetto di
derisione da parte dei nemici. Arriva ad affermare di essere a
conoscenza di quali mali dovrà sostenere e procede con la
vendetta.
La MEDEA di APOLLONIO RODIO
• La Medea di Apollonio è una Medea molto più
giovane rispetto alle altre varianti del mito, un’eroina in
formazione che non ha ancora oltrepassato il confine
sottile, tra l’adolescenza e la giovinezza, tra il suo mondo
d’origine, barbaro, dominato dalla magia e dall’irrazionale,
e un mondo nuovo, quello greco, patria del logos. L’amore,
come nella migliore tradizione platonica, è spinta, impulso
all’attraversamento E Giasone rappresenta l’ncarnazione
inconsapevole e passiva di questo slancio. Il Giasone di
Apollonio appare statico, privo di quella ferocia vitale che
contraddistingueva l’eroe omerico, teso all’isolamento più
che all’auto-affermazione, senza ambizioni di gloria.
La MEDEA di ovidio
Heroides Metamorfosi
La Medea delle
Nelle «Heroides» è la
Metamorfosi è ben
donna a parlare cercando
diversa: oscilla
di commuovere il marito,
tra ratio e furor, mens e
ma il racconto si
cupido, riprendendo, la
interrompe prima del
giovane tormentata dai
compimento della
rimorsi di Apollonio
tragedia e il suo
Rodio, divisa tra il padre
completamento è
e Giasone. Medea si
possibile al lettore solo
dilania tra incertezza,
attraverso la memoria
paura, commozione e
letteraria.
compassione
La metamorfosi avviene in modo repentino ed è possibile
rintracciarla attraverso il confronto tra la scena
dell'incontro con Giasone nel bosco sacro e il
ringiovanimento del padre dell'amato: se nel primo caso
appare come un medico antico, nel secondo utilizza
esplicitamente la parola "arte" (vv.171-179) mostrandosi
come una vera strega.
Anche Ovidio riprende la scena del carro, presente già in
Seneca ed Euripide, ma se in questi due casi l'episodio è
inserito alla fine del racconto, Ovidio lo colloca a metà
della narrazione: in tal modo Medea perde le sue qualità
umane e il mondo reale cede il posto a quello fantastico.
All'inizio delle Metamorfosi, Medea è la protagonista
assoluta, ma pian piano cessa di essere un'eroina in cui il
lettore può identificarsi e diviene un personaggio che
appare e sparisce come per magia. La tragicità del finale
non è sfruttata al massimo: infatti Medea è divenuta una
vera strega e quindi non soffre dell'infanticidio
commesso né potrebbe soffrire di un'ipotetica punizione.
La MEDEA di draconzio
Nella parte introduttiva Draconzio ( Blossius Aemilius
Dracontius, poeta e oratore cristiano della tarda latinità del sec.
V) afferma di voler fondere tutti i motivi tipici del mito di
Medea; lo fa invocando la Musa Melpomene e la Musa Calliope.
Medea e Giasone appaiono tutti mossi dal destino e dalla
volontà degli dei, legati come sono agli scontri tra Venere e
Diana. Infatti la dea della caccia sentendosi tradita per il
matrimonio della sua sacerdotessa scaglia una maledizione
contro di lei, da cui si snoderà la morte del marito e dei figli.
All'inizio Medea è descritta come una "virgo cruenta" , ma
viene definita maga solo a verso 343. Caratteristica di questo
racconto è che è la donna a rubare il vello d'oro donandolo poi
a Giasone, che appare per tutta la narrazione una figura
passiva. Anche quando entra in scena Glauce l'eroe è semplice
oggetto del desiderio, che la giovane otterrà anche a costo di
rompere il legame matrimoniale che lo vincola. Entrambe le
donne trasgrediscono così le norme morali:da un lato Medea
tradisce la dea Diana, dall'altro Glauce porta al tradimento
Giasone. Durante le nozze l'attenzione si concentra sulla
coppia mentre Medea prepara la vendetta:sarà lei a donare a
Glauce la corona da cui prenderà fuoco l'intero palazzo. Ma il
punto culminante della tragedia è il sacrificio che Medea offre
a Diana:i suoi figli, così che l'infanticidio non è più condotto
per vendetta, ma come richiesta di perdono. Nella scena finale
l'autore riprende l'episodio del carro, ma questa volta il volo
della donna ha valore semantico e non narrativo: Medea si
riunisce a Diana e ritorna la virgo cruenta dell'inizio della
narrazione, lasciando a terra tutto ciò che era ancora legato a
Giasone.
La MEDEA di seneca
La tragedia di Seneca, composta tra il 63 e il 64, riprende la
vicenda e i personaggi dell’archetipo euripideo, ma rielabora la
figura di Medea, che abbandona l’etica eroica per assumere i tratti
di maga e di donna innamorata e resa furiosa dal tradimento dello
sposo, definiti nelle versioni ovidiane del mito. Così emerge sin
dall’inizio del dramma, quando Medea invoca le divinità a
testimoniare l’offesa che ha subito e tra esse Ecate, dea della
magia, e le Furie, dee della vendetta (vv. 1-18). La tragedia
senecana presenta notevoli differenze rispetto al modello greco.
Non esiste più il personaggio di Egeo, il salvatore di Medea, e la
trama ne guadagna in coerenza, ma soprattutto dimostra che
Medea non teme l’isolamento e non ha bisogno di nessun aiuto. È
una figura titanica che, compiuta la vendetta, ha perso interesse
verso ogni cosa. Diverso è anche l’atteggiamento di Giasone:
mentre in Euripide è convinto delle sue azioni e disprezza Medea
supplice, in Seneca l’eroe appare angosciato e si dichiara costretto
a prendere tale decisione per amore dei figli (vv. 544-549). Proprio
l’amore che Giasone dichiara nei confronti dei figli si rivela a
Medea come il punto debole intorno a cui costruire la vendetta
contro il marito. L’eroina senecana non ha nulla
dell’intellettualismo, che induceva la Medea di Euripide a indagare
il dissidio interiore tra progetti e passione, ma è dominata dal furor,
che ben emerge dall’insistenza sul suo aspetto di maga.
MEDEA nel cinema
• -Medea(1969) di Pier Paolo Pasolini
• la versione cinematografica più famosa e
importante.
• La protagonista è Maria Callas
• Medea è vista come simbolo del mondo
arcaico e sacrale
• Giasone rappresenta il mondo razionale e
moderno
• Forte contrasto tra: civiltà primitiva (magia,
rito) civiltà occidentale (logica, utilità)
• -Medea (1988) di Lars von Trier,
• Ispirato a una sceneggiatura di Carl
Theodor Dreyer
• rimane molto fedele allo spirito della
tragedia I
• l’atmosfera è fredda, minimalista, quasi
inquietante;
• Medea è più silenziosa, ma ancora più
disturbante e troviamo grande
attenzione alla psicologia e alla tensione,
• Medea è pura forza tragica inevitabile,
quasi un destino.
Medea nell’arte