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Diritto

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PUBBLICO

Dove c’è la società, li vi è il diritto. Questa frase va a valorizzare l’importanza di un ordinamento giuridico in qualsiasi
organizzazione sociale, necessaria per assicurare una civile convivenza. Diventa essenziale pertanto conoscere le norme
giuridiche che lo disciplinano. L’ordinamento giuridico è l’insieme di elementi (fatti normativi, prescrizioni,
consuetudini) che sono espressione di una organizzazione sociale e normati secondo criteri sistematici. Un ordinamento
giuridico alla base di un sistema è formato da un insieme di principi e valori fondanti e dalla catena di produzione di
nuove norme (rinnovi e aggiornamenti). In riferimento all’ordinamento statale, si parla principalmente di Costituzione.

La costituzione può essere scritta (rigida: si modifica sono con procedimento aggravato/flessibile: può essere
modificata o cui si può derogare con legge ordinata) o non scritta.
Lo stato (nella sua definizione) prende vita nel 16 secolo affermando la propria autonomia nei confronti di papato e
impero e affermando la sua supremazia nei confronti degli ordinamenti particolati (es ordinamenti feudali). Lo stato
moderno si rifa a due elementi peculiari: politicità (concetto ripreso dalla città-stato greca, assume tra le finalità la cura)
e la sovranità (supremazia rispetto ad ogni altro potere e la sua indipendenza rispetto a poteri esterni. Es i comuni sono
enti con ordinamento giuridico politici, ma non sovrani). Lo stato può essere definito tale se vi sono tre elementi:
territorio, popolo e governo sovrano. Le forme di stato riguardano il rapporto tra governanti e governati e si possono
individuare diverse forme:
• assoluto: caratterizzato da legittimazione del sovrano direttamente da dio, l’accentramento in capo al sovrano
di tutto il potere pubblico e la rigida divisione in classi sociali (aristocrazia ha privilegi, immunità...)
• liberale (nato dalla lotta della borghesia contro l’aristocrazia- varie rivoluzioni ING, AME, FRA, UE. È
contraddistinto da una base sociale ristretta – chi ha un determinato censo e capacità- ma riconosce a tutti i
cittadini i diritti di proprietà e di libertà)
• liberal-democratico (stato sociale- dallo stato liberale si sviluppa quello liberal-democratico agli inizi del 900,
1912 suffragio universale maschile, crisi economica mondale di Wall Strett del 1929 e necessità del
riconoscimento dei diritti sociali: da qui l’espressione dello stato sociale, dove vi è la garanzia di importanti
prestazioni sociali). Il welfare state è un insieme di politiche pubbliche connesse al processo di
modernizzazione, fornisce prestazioni contro rischi e bisogni (assistenza, assicurazione o sicurezza sociale),
introducendo specifici diritti sociali.
Lo stato sociale nasce dalla necessità di assicurare da parte dei pubblici poteri prestazioni uguali per tutti,
sviluppando la categoria dei diritti sociali. Si fa riferimento all’articolo 3 delle costituzione: eguaglianza
formale (deriva dai principi della cultura liberale, intesa come pari opportunità) e sostanziale (evoca la
concezione socialista dell’uguaglianza, impone allo stato di intervenire per rimuovere situazioni di
disuguaglianza economica). I diritti sociali sono il diritto al lavoro (art 4), diritto ai minori e alle donne
lavoratrici (art 37), diritto all’educazione e all’avviamento professionale per gli inabili e minorati (art 38),
diritto all’assistenza sociale (art 38) e diritto alla previdenza in caso di malattia, infortunio, vecchiaia ...(art 38),
diritto alla salute (art 32), diritto all’istruzione e allo studio (art 33 e 34). Sono detti anche diritti a prestazione
poiché costituiscono pretese di prestazioni per soddisfare dei bisogni.
• fascista (si ispira alla concezione autoritaria dello stato)
• socialista (si ispira alla lotta di classe delle teorie marviste-leniste, direzione alla classe operaia,
collettivizzazione dei mezzi di produzione, società socialista)
• confessionale (non c’è la separazione della sfera religiosa da quella civile es Arabia Saudita. C’è il
disconoscimento dell’idea di pluralismo nonché del principio di uguaglianza e l’insorgere di rilevanti problemi
di compatibilità con la tutela dei diritti umani riconosciuti da trattati internazionali es amputazione per furto).
Invece si parla di forme di governo quando si fa riferimento a come si arriva a individuare i soggetti ai quali è
riconosciuta la capacità di esercitare in tutte le forme la funzione di indirizzo politico. Si distinguono varie forme:
• governo presidenziale (presidente eletto dal corpo elettorale, ha sia il ruolo di capo di stato sia capo del
governo, non sfiduciabile dal parlamento es USA)
• governo semi-presidenziale (a metà tra presidenziale- elezione diretta di un presidente titolare di importanti
poteri di governo- e parlamentare- presenza di rapporto fiduciario tra governo e parlamento es Francia)
• parlamentare (rapporto fiduciario tra parlamento e governo. Il governo elabora un programma sul quale chiede
il sostegno del parlamento es Italia)
• direttoriale ( prevede un parlamento bicamerale che elegge un direttorio con funzione di capo di governo e di
stato es Svizzera).

Le fonti del diritto: atti o fatti che l’ordinamento giuridico abilità a produrre norme giuridiche→ fonti di produzione.
Le fonti di produzione sono le norme che disciplinano i modi di produzione del diritto. Si parla di fonti di cognizione
per riferirsi a quegli atti che non hanno una natura normativa, ma svolgono il ruolo di far conoscere il diritto es Gazzetta
ufficiale.
I criteri di ordinamento delle fonti possono essere:
• criterio cronologico: regola la successione degli atti normativi nel tempo (in caso di contrasto tra norme dello
stesso rango prevale e deve essere applicata quella più recente)
• criterio di competenza: il contrasto tra norme viene risolto applicando la fonte più competente a disciplinare
quella legge.
• criterio gerarchico: la norma posta dalla fonte superiore prevale rispetto a quella inferiore. La norma
sottordinata diviene invalida e deve pertanto essere annullata dall’ordinamento.
Secondo il criterio gerarchico al vertice ci sono le costituzione e le fonti costituzionali. La costituzione è l’atto
supremo dell’ordinamento giuridico. È rigida e può essere modificata solo mediante procedimento di revisione
costituzionale (articolo 138). La costituzione è entrata in vigore il 1 gennaio 1948 (approvata dall’assemblea
costituente nel 1946 dopo referendum monarchia-repubblica) ed è composta da 139 articoli (12 fondamentali).

LEGGI
Il criterio gerarchico si incasellano in una piramide delle fonti, in base all’importanza:
• Costituzione e fonti costituzionali
• Fonti dell’unione europea
• Fonti di rango primario → del parlamento, trae la legittimazione dalla costituzione, la deve anche rispettare per ordine
gerarchico.
• Fonti secondarie
• Fonti consuetudinarie.
In Italia, la gerarchia delle fonti del diritto è piramidale. Al vertice si trovano le fonti costituzionali (Costituzione, leggi
costituzionali), seguite dalle fonti primarie (leggi ordinarie, decreti legge/legislativi, leggi regionali) e infine dalle fonti
secondarie (regolamenti governativi, ministeriali, statuti enti locali), subordinate alle prime. Nello specifico:
Fonti di Rango Costituzionale (Cuspide della Piramide)
• Costituzione della Repubblica Italiana: Fonte suprema.
• Leggi di revisione costituzionale e altre leggi costituzionali: (art. 138 Cost.).
• Statuti delle Regioni ad autonomia speciale: Adottati con legge costituzionale.
Fonti di Rango Primario (Subordinate alla Costituzione)
• Leggi ordinarie statali: Emanate dal Parlamento.
• Decreti legislativi (DLgs): Emanati dal Governo su delega parlamentare.
• Decreti-legge (DL): Emanati dal Governo in casi di necessità e urgenza.
• Referendum abrogativo: (art. 75 Cost.).
• Leggi regionali e delle province autonome: (art. 117 Cost.).
• Statuti delle regioni ordinarie.
Fonti di Rango Secondario (Subordinate alle Fonti Primarie)
• Regolamenti amministrativi
• Statuti degli enti locali: (comuni e province).
• Ordinanze: (di varia natura, non legislative).
Consuetudini (Usi):
Definizione: Fonte non scritta nata dalla ripetizione costante di un comportamento (diuturnitas) col convincimento che
sia obbligatorio (opinio iuris).

La costituzione è la legge fondamentale, quella più importante di tutte. Tutti gli altri atti normativi dovranno rispettare
questa. Le fonti dell’UE, sono fonti extra-nazionali, sono fonti per noi vincolanti perché facciamo parte dell’Ue ed ha
ceduto una parte. Le fonti di rango primario sono costituite da: Le leggi ordinarie del parlamento; Decreto-legge:
Decreto legislativo. Si parla di forza, hanno forza di legge. Le fonti secondarie sono i regolamenti, trovano la loro
giustificazione in una legge ordinaria, gli da forza. Esistono perché una legge li prevede; è il governo che li fa 400/1988
La consuetudine diventa regola, fonte del diritto, perché intimamente sentita

L’articolo 138 prevede la legge di revisione costituzionale e delle leggi costituzionali. Si considerano fonti
costituzionali anche gli statuti delle regioni a statuto speciale. Il procedimento di revisione costituzionale aggravato è
regolato dall’art 138 e prevede una duplice lettura da parte di ciascuna camera: - prima lettura (si svolge secondo le
regole previste per qualunque procedimento legislativo, ma con divieto di approvazione in commissione -rinvio- ) -
seconda lettura (a distanza non inferiore a 3 mesi- pausa di riflessione- e richiede la maggioranze qualificate).
Per quanto concerne la seconda lettura: se in seconda deliberazione la legge di revisione costituzionale è approvata a
maggioranza qualificata (2/3 di ciascuna camera) viene promulgata e pubblicata. Se invece è approvata a maggioranza
assoluta (50% +1), viene pubblicato in GU a titolo notizionale. Entro tre mesi 1/5 dei componenti delle camere, 5
consigli regionali, 500.00 elettori possono richiedere un referendum costituzionale. Se il referendum non viene
richiesto, la legge viene promulgata dal presidente della repubblica.
Esistono dei limiti alla revisione costituzionale, cioè limiti sulla possibilità di modificare la carta costituzionale e
possono essere espliciti (es art 139 la forma repubblicana non può essere modificata), impliciti (es il valore della dignità
umana, eguaglianza... Non espressamente individuati, ma derivano da scelte consacrate dalla corte costituzionale) e
logici (es 138 non può essere modificato l’art sulla revisione).

Le fonti dell’Unione Europea si suddividono in originarie (trattati) e derivate (atti vincolanti- regolamenti, direttive e
decisioni- e atti non vincolanti – raccomandazioni e pareri).
Le fonti di rango primario fanno parte di un sistema chiuso. Ciò significa due cose: • che non sono configurabili atti
fonte primari diversi e ulteriori rispetto a quelli espressamente previsti dalla Costituzione; • in secondo luogo, che
ciascun atto normativo di rango primario non può avere una forza maggiore di quella che la Carta costituzionale stessa a
esso attribuisce. Agli atti fonte primari va riconosciuta la c.d. forza di legge.
In altre parole, la forza o efficacia di un atto fonte comprende due profili: un profilo attivo (capacità di innovare al
diritto, abrogando o modificando atti fonte equiparati o subordinati) e un profilo passivo (cioè la capacità di resistere
all’abrogazione o modifica da parte di atti fonte che non siano dotati della medesima forza). In altre parole l’efficacia
formale di una legge del parlamento designa al contempo la capacità (attiva) di abrogare o modificare atti legislativi o
regolamenti e la capacità (passiva) di non farsi abrogare o modificare da successivi atti subordinati alla legge stessa.
L’atto fonte di rango primario per eccellenza è costituito dalla legge ordinaria del parlamento (rinvio), ad essa sono
equiparati il decreto legge e il decreto legislativo (atti di natura governativa).
Il parlamento è l’organo titolare è formato da due camere (bicameralismo perfetto): camera dei deputati (400
componenti) e il senato della repubblica ( 200 senatori + 5 senatori a vita). Le due camere sono organizzate in modo
sostanzialmente uguale. Tra gli organi delle camere, oltre al presidente, occorre richiamare le commissioni permanenti
(sono 14), le quali svolgono una funzione necessaria nell’ambito del procedimento legislativo. I membri che sono in
maggioranza in assemblea lo saranno anche in commissione e quelli che sono minoritari lo sono pure in commissione.
Le commissioni parlamentari sono organi collegiali nei quali si sviluppano le principali attività delle camere che
riguardano tanto la funzione legislativa quanto quella di indirizzo e di controllo. Sulla base del criterio della durata in
carica, le commissioni si distinguono in permanenti (14 commissioni) e temporanee ( per assolvere ad un compito
specifico es commissioni d’inchiesta). Sulla base della composizione, si distingue invece tra commissioni monocamerali
(esponenti di un solo ramo del parlamento) e bicamerali ( formate da un n° pari di rappresentanti della camera e del
senato).

Gli atti aventi forza di legge: La costituzione, attribuisce poteri normativi di rango primario al Governo, il quale può
adottare: 1) Decreti-legge 2) Decreti legislativi.
Il decreto-legge (DL) e il decreto legislativo (DLgs) sono entrambi atti del Governo con forza di legge, ma differiscono
per necessità, tempistiche e intervento parlamentare. Il DL è urgente, immediato e richiede conversione in 60 giorni; il
Dlgs è delegato dal Parlamento, che fissa principi e criteri preventivi, solitamente per materie tecniche.
Ecco le principali differenze tra decreto legge e decreto legislativo:
Decreto-Legge (DL) (urgenza):
• Contesto: Casi straordinari di necessità e urgenza (es. calamità, crisi).
• Emanazione: Autonoma da parte del Governo, emanato dal Presidente della Repubblica e pubblicato in
Gazzetta Ufficiale.
• Efficacia: Immediata, ma provvisoria.
• Conversione: Deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, altrimenti decade
retroattivamente (decadenza ex tunc).
• Intervento Parlamento: Successivo.
Decreto Legislativo (DLgs) (delega):
• Contesto: Materie complesse e tecniche, che richiedono un'articolata programmazione legislativa.
• Emanazione: Richiede una legge delega del Parlamento, che stabilisce oggetti, principi, criteri direttivi e tempi
(legge delega o di delegazione).
• Efficacia: Definitiva una volta emanato.
• Intervento Parlamento: Preventivo, tramite la legge delega.
• Durata: Non ha una durata limitata come il decreto legge, ma deve rispettare i tempi definiti nella delega.
• Entrambi hanno la stessa forza di una legge ordinaria, ma mentre il decreto-legge risponde a esigenze di
urgenza (approvazione a valle), il decreto legislativo è frutto di una delega parlamentare (approvazione a
monte.

Il decreto legislativo è adottato dal Governo, sulla base di una legge di delegazione del Parlamento, la quale ha, per
l’appunto, come oggetto il conferimento al Governo del potere normativo di adottare norme primarie aventi forze di
legge. L’art. 76 Cost. stabilisce che essa: • deve contenere l’individuazione dell’oggetto della delega chiaramente
definito; • deve stabilire tanto i principi (ossia le norme generali o di principio di carattere sostanziale che regolano la
materia) e i criteri direttivi (ossia le regole procedurali di carattere strumentale per l’esercizio in concreto del potere
normativo delegato); • deve indicare un termine entro il quale la delega può essere esercitata.

Il decreto-legge: • può essere adottato solo “in casi straordinari di necessità e urgenza” (art. 77 Cost.) es Covid; •
devono essere presentati alle Camere per l’eventuale conversione lo stesso giorno in cui sono adottati e le Camere,
anche sciolte, si riuniscono entro i successivi 5 giorni; • la loro efficacia dura solamente 60 giorni ed è dunque
provvisoria; • qualora non vengano convertiti in legge, perdono efficacia sin dall’inizio (decadono ex tunc). L’ultimo
comma dell’art. 77 Cost. stabilisce anche che, qualora il decreto decada perché non convertito in legge, il Parlamento
può adottare una legge regolatrice dei rapporti e delle situazioni che in fatto si sono determinate nel periodo di
provvisoria vigenza dell’atto normativo del Governo. Ciò al fine di evitare che la perdita di efficacia del decreto-legge
possa determinare incertezze interpretative o, in ogni caso, situazioni di ingiustizia e disparità tra i cittadini. Il decreto-
legge è abusato, è quasi uno strumento di imposizione: L’abuso della decretazione d’urgenza, specialmente a partire
dagli anni Settanta in avanti, ha prodotto il fenomeno della c.d. reiterazione dei decreti-legge, ossia la riproduzione delle
norme di un decreto-legge, non convertito in legge, in un altro decreto-legge, una volta scaduto il termine di decadenza
del precedente. In effetti, ci sono stati casi di decreti-legge reiterati per decine di volte (fino a 23), prima che la Corte
costituzionale con la sentenza n. 360/1996 sancisse il divieto di riprodurre (cioè “reiterare”) lo stesso decreto allo scopo
di protrarne l’efficacia nel tempo, trasformando di fatto la decretazione d’urgenza in un modo ordinario di produzione
del diritto primario. Nella citata sentenza, la Corte ha stabilito, in particolare, che una simile prassi contrastava con
taluni principi costituzionali ovverosia con: la straordinarietà dell’urgenza; la provvisoria efficacia del decreto-legge; la
separazione delle competenze tra Parlamento e Governo.

Le fonti regolamentari: I regolamenti sono fonti secondarie del diritto, ossia subordinate a quelle primarie. Il termine
“regolamenti” comprende tutta una serie di atti normativi di competenza: • del Governo; • dei Ministri; • degli organi
centrali e periferici della Pubblica Amministrazione; • delle Regioni; • degli enti locali. Questi regolamenti non vanno
assolutamente confusi con altri atti che hanno il medesimo nome. In altre parole, trattandosi di fonti secondarie, essi
sono cosa del tutto diversa dai regolamenti dell’Unione europea e dai regolamenti parlamentari. Le competenze
legislative sono statali e regionali Le competenze legislative sono suddivise dall’art. 117 della Carta costituzionale, a
seconda del tipo di materia trattata, in: • competenze esclusive dello Stato; • competenze concorrenti Stato-Regioni;•
competenze residuali delle Regioni .

Per le competenze legislative bisogna capire chi fa cosa. La competenza legislativa è “esclusiva dello Stato” in una
molteplicità di materie, quali per esempio politica estera, immigrazione, moneta ecc. La competenza esclusiva dello
Stato impedisce che dette materie possano formare oggetto di disciplina legislativa regionale. Quanto alla potestà
legislativa concorrente, l’art. 117, comma 3 Cost. delimita gli ambiti di competenza statale e regionale nel modo
seguente: “nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la
determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato”. È vero che la regione ha ampia
discrezionalità sulle materie, ma si deve mantenere all’interno della cornice dello stato che la regione dovrà rispettare
nel disciplinare una materia. Quindi avremo una legge quadro e una legge di cornice (Il come lo fa).

Le Consuetudini sono ripetitive e non modificabili. Diverso dalle prassi. La prima caratteristica è la ripetività, e sono
atti dovuti. Devo avere la convinzione che quel comportamento sia dovuto. Altrimenti non diventa consuetudine. Non
ce l’ha detto qualcuno, ne sono convinto.

Il procedimento legislativo ovvero come viene approvata una legge ordinaria del parlamento. Il procedimento
legislativo si compone di varie fasi:

• fase dell’iniziativa: titolari del potere di iniziativa legislativa sono il governo, ciascun consiglio regionale,
consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), popolo (50 000 elettori) e ciascun membro del
parlamento.
• fase istruttoria (affidata alle commissioni): l’istruttoria in commissione viene assegnato ad una delle
commissioni permanenti, in base alle rispettive competenze per materia. Infatti il ruolo delle commissioni
dipende dal tipo di procedimento prescelto. Esistono 3 diversi procedimenti (che possono intricarsi tra loro): -
procedimento normale o in sede referente (la commissione ha solo compito istruttorio: pervenire ad un testo di
legge che poi verrà inviato al parlamento per l’approvazione... Qui il progetto viene prima discusso nelle linee
generali, poi si passa alla discussione dei singoli articoli, degli eventuali emendamenti e alla votazione del
testo definitivo di ogni singolo articolo e, infine, si passa alla votazione dell’intero testo di legge, così come
risulta a seguito dell’esame svolto articolo per articolo. ) – procedimento misto in sede redigente( alla
commissione spetta il compito di formulare un testo semi-definito e il parlamento voterà come tale senza
possibilità di modifica. La redige ma in più la vota articolo per articolo, non avviene nelle camere o nel
parlamento, ma in commissione e poi si invia nel parlamento per la votazione del testo complesso, e si vota se
prendere o lasciare, si o no, non può cambiare. Alla Commissione spetta la discussione e la votazione articolo
per articolo, mentre all’Aula spetta la sola votazione finale.) – procedimento in sede legislativa o deliberante
(quando i progetti di legge possono essere approvati dalla commissione senza passare dal parlamento. Non
può avere luogo qualora si oppongano il governo, 1/10 dei componenti e 1/5 dei componenti delle
commissioni. È escluso per alcune materie es costituzionale, elettorale…).
• La discussione in aula: si articola in discussione generale, esame e votazione articolo per articolo, votazione
finale. Ciascun testo dovrà essere approvato da ciascuna delle due camere, qualsiasi modifica comporta il
ritorno alla camera che lo aveva approvato per primo, senza che vi sia nessuna procedura formale per
interrompere questo su e giu che infatti si usa chiamare navette (spoletta del telaio).
• La promulgazione (presidente della repubblica): può tuttavia con un messaggio chiedere una nuova
deliberazione (potere di rinvio) essendo obbligato a promulgare in caso che questa ci sia.
• La pubblicazione: dopo la promulgazione, la legge viene trasmessa al ministro della giustizia ai fini della sua
pubblicazione sulla GU. La legge entra in vigore dopo vacatio legis (15 gg).
Alla legge la costituzione affida in via esclusiva la disciplina di determinate materie mediante riserve di legge: la riserva
di legge è contraddistinta da un aspetto positivo (l’obbligo per legge di intervenire nella materia ad essa riservata) e un
aspetto negativo ( vale a dire il divieto di interventi da parte di atti diversi della legge). Ci sono diverse riserve di legge:
riserva assoluta (l’intera disciplina è riservata solo alla legge), riserve relative (quando alla legge spetta la disciplina
essenziale o di principio della materia, in modo da circoscrivere la discrezionalità del governo nel dettare la disciplina in
dettaglio) e riserve rinforzate (la costituzione stabilisce che l’intervento legislativo debba avvenire secondo certe
procedure oppure debba avere certi contenuti prestabiliti.

La giustizia costituzionale ha il compito di risolvere, in forma giurisdizionale, le controversie relative alla legittimità
degli atti normativi rispetto alle norme contenute all’interno della costituzione e alle attribuzioni ovvero alle
competenze di organi o soggetti istituzionali. I sistemi di controllo giurisdizionale di costituzionalità possono essere
sostanzialmente di due tipi: il sistema diffuso (affidato ad ogni giudice es USA) e il sistema accentrato (che si
caratterizza per la previsione di un unico tribunale costituzionale, istituito ad hoc). Esistono anche modi di attivazione
della giustizia costituzionale: - controllo preventivo (es Francia) e controllo successivo (es Italia/Germania) – controllo
in via diretta o via d’azione e controllo in via indiretta o accidentale. Il modello di giustizia costituzionale italiano può
essere considerato misto in quanto è stata istituita la corte costituzionale e dall’altro, tutti i giudici possono attivare il
giudizio di costituzionalità (controllo accentrato + accesso diretto e indiretto).

LA CORTE COSTITUZIONALE
La Corte costituzionale è composta da 15 giudici che sono nominati: • per 1/3 dal Presidente della Repubblica con
proprio decreto; • per 1/3 dal Parlamento in seduta comune; • per 1/3 dalle supreme magistrature ordinaria ed
amministrative (3 dalla Corte di Cassazione, 1 dal Consiglio di Stato, 1 dalla Corte dei Conti).
I giudici costituzionali sono scelti tra: • i magistrati anche a riposo delle supreme giurisdizioni ordinaria e
amministrative; • i professori ordinari di università in discipline giuridiche; • avvocati con un’anzianità professionale
almeno ventennale I giudici della Corte costituzionale ricevono un mandato della durata di 9 anni che decorrono dalla
data del giuramento e cessa senza possibilità di proroga. I giudici non possono essere rieletti. Il Presidente della Corte è
eletto dai suoi stessi componenti per 3 anni ed è rieleggibile.

Quali atti possono formare oggetto del sindacato di costituzionalità della Corte? La risposta la si ritrova nell’art. 134
Cost., il quale limita il controllo della Corte costituzionale alle “leggi, e agli atti aventi forza di legge, dello Stato e delle
Regioni”. Oggetto del controllo possono dunque essere: • le leggi ordinarie dello Stato; • le leggi regionali e delle
province autonome di Trento e Bolzano; • gli atti aventi forza di legge dello Stato; • nonché, secondo l’interpretazione
prevalente, anche le leggi costituzionali e le leggi di revisione costituzionale.
Le forme delle decisioni della corte costituzionale sono prettamente formali (carattere tendenziale) e possono essere: le
sentenze (la corte giudica in via definitiva) e l’ordinanza (in tutti gli altri casi).

LEGGI PER DIRITTO SOCIALE

Il diritto all’assistenza sociale


Il diritto all’assistenza sociale, rinviene i suoi presupposti in molteplici articoli della Carta costituzionale:
• art. 2; Come noto, l’art. 2 Cost. pone in capo ai cittadini l’inderogabile dovere di solidarietà. Esso recita infatti che
“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si
svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si
svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Sia livello nazionale che internazionale. Es Convezione dei Diritti dell’uomo e del Cittadino ONU. Sono atti di natura
fondamentale, quindi riconosciuti anche a livello nazionale. UE da prendere in considerazione, perché una parte viene
gestita dall’UE, soprattutto quella dell’economica. La repubblica riconosce questi diritti come singoli, sia come esseri
sociali ove si esprime la nostra personalità. (esempio, il contesto lavorativo) Anche la rete è la nuova formazione sociale
nel quale si esprime la nostra personalità, come possono essere tutelati in rete? È difficilmente governabile. Le regole
non sono adatte per poter punire all’interno della rete. È impossibile dagli stati nazionali governare le piattaforme
private.
• L’art. 3 Cost. impegna, invece, la Repubblica a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” che si
contrappongono al pieno sviluppo della persona umana.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua,
di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di
ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo
della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del
Paese. È importante il cambio di prospettiva del principio di eguaglianza, nasce come legge uguale per tutti, poi è il
singolo. Non è la legge che devono essere uguale per tutti, ma tutti devono essere uguali difronte la legge. Il principio
della dignità umana trova fondamento nell’art 3 e 2, e in altre norme come, per esempio, quello che sancisce al diritto di
libertà di autodeterminazione (art 13) Art. 13. La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di
detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto
motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
• art. 38. Il fondamento più diretto e puntuale dell’assistenza in ambito sociale si rinviene, tuttavia, nell’art. 38 Cost.,
attraverso il quale la Costituzione, con una forte innovazione rispetto al passato, giunge ad affermare: • un vero e
proprio diritto al “mantenimento e l’assistenza sociale” di “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi
necessari per vivere” (art. 38, comma 1); • la competenza di “organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato” a
provvedere a tutti i compiti previsti in questo articolo (art. 38, comma 4).

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo


Quando si affronta il tema dell’assistenza sociale, è molto importante richiamare anche l’art. 22 della Dichiarazione
universale dei diritti dell’uomo, il quale pone le medesime regole, prevedendo che “ogni individuo, in quanto membro
della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione
internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali
indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità”.
L'articolo 22 della Costituzione italiana stabilisce che nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giur
idica, della cittadinanza e del nome. Questo articolo sottolinea il principio dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla leg
ge e vieta discriminazioni politiche. È stato inserito per proteggere i diritti fondamentali delle persone e garantire che le
decisioni governative non possano ledere i diritti individuali.

Legge Quadro sistema integrato di interventi e sistemi sociali: impianto simile a quello del ssn ma per i servizi
sociali legge numero 328 del 2000.
La legge 8 novembre 2000, n. 328 è la norma fondamentale in Italia che istituisce il "sistema integrato di interventi e
servizi sociali". Trasforma l'assistenza da carità a diritto soggettivo, garantendo prestazioni di qualità, equità e
universalità per prevenire o ridurre disagi e non autosufficienza. La legge ha introdotto un approccio proattivo,
superando l'assistenzialismo emergenziale verso la tutela dei diritti sociali
Punti chiave e principi:
• Centralità della persona: Focus sull'individuo e sulla famiglia, non solo sul bisogno, promuovendo la dignità
e la qualità della vita.
• Integrazione: Coordina servizi sociali con quelli sanitari (socio-sanitari), integrando anche i soggetti pubblici
con il Terzo settore (sussidiarietà orizzontale).
• Piani di Zona: Strumento di programmazione territoriale in cui i Comuni definiscono gli interventi, spesso in
cooperazione.
• Livelli essenziali delle prestazioni (LEPS): Fissa le prestazioni minime da garantire su tutto il territorio
nazionale.
• Carta dei servizi: Introdotta per informare i cittadini e monitorare la qualità.

La riforma del Titolo V (Legge cost. n. 3/2001) ha ridefinito le competenze legislative tra Stato e Regioni, introducendo
la competenza esclusiva statale, la competenza concorrente e la competenza residuale regionale. Questo quadro ha
capovolto il criterio precedente, potenziando l'autonomia regionale su materie non espressamente riservate allo Stato,
secondo l'art. 117 della Costituzione.
Ecco i dettagli principali della modifica:
• Competenza esclusiva statale: Lo Stato ha potestà legislativa esclusiva su materie specifiche come politica
estera, difesa, moneta, ordine pubblico e tutela dell'ambiente.
• Competenza concorrente: Regioni e Stato condividono la competenza in materie come tutela della salute,
istruzione, e governo del territorio, con lo Stato che fissa i principi fondamentali.
• Competenza residuale regionale : Spetta alle Regioni la potestà legislativa su ogni materia non
espressamente riservata alla legislazione statale.
• Potestà regolamentare: Spetta alle Regioni in ogni materia diversa da quelle esclusive statali.
La modifica ha introdotto principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza per l'esercizio delle funzioni
amministrative (Art. 118, Cost.). I conflitti sulla competenza legislativa sono gestiti dalla Corte costituzionale.

La materia servizi sociali è competenza ESCLUSIVA DELLE REGIONI: problemi grandi ma nel rispetto dei criteri di
caratteri generali della legge del 2000. Dopo la riforma costituzionale lo Stato non sancisce ma rimane per le
DETERMINAZIONE DEI LIVELLI ASSISTENZIALI DI ASSISTENZA SOCIALE LIVEAS stabiliti a livello statale
che garantiscono una conformità dell’assistenza sociale a livello Nazionale i liveas hanno una definizione che è ancora
contenuta nella legge, ma manca un dpcm (che esiste per l’ambito sanitario) che definisca tali livelli. Oltre alla
frammentarietà regionale esiste anche una frammentarietà nazionale per assistenza sociale in quanto non abbiamo un
unico testo normativo che da garanzia all’assistenza sociale, ma tanti riferimento normativi che devono essere messi in
relazione: codice civile (parte 12) che da indicazioni per persone fragili, a livello amministrativo inserite nel 2004
(istituto amministrazione di sostegno, in forma individualizzata sulla persona lasciando il più possibile spazio di
manovra per la persona). Abbiamo anche la legge 104, leggi che forniscono concetti legati alla disabilità. Tutte danno
definizioni differenti e c’era la necessità di intervenire per creare una lettura unitaria di concetti chiave.
La Legge Delega 227/2021, attuata dal Decreto Legislativo 62/2024, supera l'approccio assistenzialistico della Legge
328/2000 ponendo la persona al centro tramite il "progetto di vita individualizzato, personalizzato e partecipato".
Questo nuovo modello integra il rispetto della vita privata e l'autodeterminazione, valorizzando desideri, relazioni e
bisogni specifici, non più solo l'erogazione standardizzata di servizi. Nasce il decreto 62 del 2024 definizione della
condizione di disabilità. -Si supera il concetto di medicalizzazione superando la forma assistenzialista, andando a
creare un progetto di vita a 360 gradi intorno alle persone. -Si toglie il concetto individuale della legge del 2000,
rispettando anche la vita privata della persona. -Si parla di partecipazione perchè i progetti devono essere costituiti sulle
persone -All’articolo 1 è inserita la finalità che vuole perseguire: per assicurare alla persona il riconoscimento della
propria condizione di disabilità, per rimuovere ostacoli, sulla base di uguaglianza con gli altri (art3), libertà e diritti
sociali nei contesti di vita LIBERALMENTE SCELTI.
In altre parole:
• Superamento del Modello Precedente: Il Decreto 62/2024 abroga l'art. 14 della Legge 328/2000,
introducendo una visione olistica del disabile come soggetto attivo, non passivo.
• Progetto di Vita (PDV): Il nuovo progetto si basa sull'area dei desideri, dei bisogni, delle relazioni e sulle
risorse disponibili, garantendo il rispetto della privacy e l'autodeterminazione.
• Principi Fondamentali: La riforma mira a garantire il diritto alla vita indipendente, includendo il supporto per
prestazioni atipiche non previste dai sistemi tradizionali di accreditamento.
• Obiettivo: La centralità della persona, la personalizzazione degli interventi e la valorizzazione del contesto
sociale in cui vive.
Tale articolo riprende ed attua la Convenzione ONU

Articolo 22: rispetto della vita privata


L'articolo 22 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità riguarda la protezione della vita privata e
della corrispondenza, garantendo che le persone con disabilità non siano soggette a interferenze arbitrarie, ma siano
protette legalmente contro attacchi illegali alla loro reputazione e vita privata, con diritto alla confidenzialità dei dati
personali e sanitari, su base di parità con gli altri. Esso afferma il principio che le persone con disabilità sono soggetti di
diritto, non oggetti di carità, e hanno diritto a un'integrità personale e a un'adeguata protezione legale e sociale, come
tutti gli altri.
Punti chiave dell'Articolo 22: Vita Privata e Familiare: Nessuna persona con disabilità, a prescindere dal luogo di
residenza o modalità di alloggio, subirà interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, familiare, di casa o di
corrispondenza. Onore e Reputazione: Protezione legale contro attacchi illegali all'onore e alla reputazione.
Riservatezza dei Dati: Gli Stati parti devono proteggere le informazioni personali, sanitarie e di riabilitazione delle
persone con disabilità, garantendo la parità con gli altri cittadini.

L'Articolo 21 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD) riguarda specificamente la
libertà di espressione e di opinione, e l'accesso all'informazione, stabilendo che gli Stati Parti devono garantire alle
persone con disabilità il diritto di esprimere le proprie opinioni, ricevere e diffondere informazioni e idee su base di
uguaglianza con gli altri, garantendo l'uso della Lingua dei Segni, Braille, formati aumentativi e facilitanti, e supporti
tecnologici, includendo l'accessibilità dei media e dell'informazione in generale. Questo articolo è fondamentale per la
piena partecipazione alla società, garantendo che la voce delle persone con disabilità sia ascoltata e che abbiano pari
accesso alla conoscenza, combattendo l'emarginazione e promuovendo l'autonomia.
Punti chiave dell'Articolo 21 (Libertà di espressione e opinione, e accesso all'informazione):
• Accesso alle Informazioni: Gli Stati Parti devono garantire che le informazioni destinate al pubblico siano
fornite alle persone con disabilità in formati accessibili e tecnologie adeguate, in modo tempestivo e senza
costi aggiuntivi.
• Libertà di Espressione: Viene garantito il diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee su base
di uguaglianza con gli altri.
• Mezzi di Comunicazione: Riconoscimento e promozione dell'uso della lingua dei segni, Braille, forme
aumentative e facilitanti di comunicazione.
• Media Accessibili: Impegno a incoraggiare i media privati e i fornitori di servizi internet a rendere i loro
servizi accessibili.
• Lingua dei Segni: Il testo sottolinea l'importanza di accettare e facilitare l'uso della lingua dei segni nelle
interazioni ufficiali.
Questo articolo è fondamentale per combattere l'emarginazione, garantendo che le persone con disabilità
possano partecipare attivamente alla società e far sentire la propria voce.

DIRETTRICI DEL DECRETO 62 DEL 2024 1. riformulazione dei concetti chiave sul tema disabilità; lettura unitari
NUOVA CONCEZIONE CHE È INDICATIVA DEL CAMBIAMENTO profondo tra asocietà, diritto e persone con
disabilità: nuovo rapporto. Innovativo perchè la nuova normativa non è soggetto passivo della tutela, ma persona con
diritti e interessi che deve sviluppare in maniera attiva, con funzione dello stato di fornire strumenti affinchè la persona
eserciti diritti al pari di tutte le altre persone. Deve diventare facilitatore dei propri diritti.
La legge 104/92 prevede che se la persona invalida, viene riconosciuta da apposita commissione medica della USL
anche con problemi di handicap, potrebbe aver diritto ad una serie di agevolazioni sul piano sanitario, fiscale,
lavorativo, scolastico e in altri ambiti. La legge tutela chiunque presenti una minorazione fisica, psichica o sensoriale,
stabilizzata o progressiva, che causa difficoltà di apprendimento, relazione o integrazione lavorativa, determinando uno
svantaggio sociale.

La Legge 104/92 è la normativa quadro in Italia per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone con
disabilità (fisica, psichica o sensoriale) e dei loro caregiver. Offre agevolazioni lavorative, fiscali (IVA al 4% su
auto/sussidi, detrazioni 19%), e permessi retribuiti, richiedibili tramite visita medica ASL/INPS.
Principali Benefici e Agevolazioni (L. 104/92)
La legge mira a favorire l'autonomia e l'inclusione, supportando le famiglie con diverse misure:
• Permessi lavorativi (Art. 33): 3 giorni di permesso mensile retribuito (frazionabili in ore) per il lavoratore
disabile grave o per i familiari che lo assistono.
• Congedo straordinario: Fino a 2 anni di congedo retribuito per l'assistenza a familiari con disabilità grave.
• Prolungamento congedo parentale: Per genitori di bambini con disabilità grave.
• Scelta della sede di lavoro: Diritto di scegliere la sede più vicina al domicilio e rifiuto del trasferimento.
• Agevolazioni fiscali (veicoli e sussidi): IVA ridotta al 4%, detrazione IRPEF del 19% per l'acquisto di mezzi
di locomozione e ausili tecnici/informatici, esenzione dal bollo auto.
• Agevolazioni edilizie: Detrazioni per la rimozione di barriere architettoniche.

Il decreto modifica l’articolo 3 della legge104 del 92 per i nuovi sostegni:


1. È persona con disabilità chi presenta durature compromissioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali che, in
interazione con barriere di diversa natura, possono ostacolare la piena ed effettiva partecipazione nei diversi contesti di
vita su base di uguaglianza con gli altri, accertate all'esito della valutazione di base(1).
2. La persona con disabilità ha diritto alle prestazioni stabilite in suo favore in relazione alla necessità di sostegno o di
sostegno intensivo, correlata ai domini della Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della
salute (ICF) dell'Organizzazione mondiale della sanità, individuata all'esito della valutazione di base, anche in relazione
alla capacità complessiva individuale residua e alla efficacia delle terapie. La necessità di sostegno può essere di livello
lieve o medio, mentre il sostegno intensivo è sempre di livello elevato o molto elevato(1).
3. Qualora la compromissione, singola o plurima, abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in modo da
rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di
relazione, il sostegno è intensivo e determina priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici(1).
4. La presente legge si applica anche agli stranieri e agli apolidi, residenti, domiciliati o aventi stabile dimora nel
territorio nazionale. Le relative prestazioni sono corrisposte nei limiti ed alle condizioni previste dalla vigente
legislazione o da accordi internazionali. Persegue la rimozione degli ostacoli dei principi fondamentali creazione di
nuovi sostegni per l’esercizio dei diritti fondamentali.
La condizione di disabilità non deve essere correlata per forza ad una specifica patologia: la concezione di disabilità
deve essere associata ad una analisi della persona ampia, oltre che medica anche SOCIALE E AMBIENTALE 1.
allontanamento dalla medicalizzazione che emerge anche nell’attenzione al linguaggio utilizzato.
Il Decreto Disabilità (DLgs 62/2024), in vigore dal 30 giugno 2024 con piena attuazione dal 2026, modifica l'art. 3 della
Legge 104/92 aggiornando la definizione di disabilità secondo i criteri ONU/ICF. Introduce valutazioni di base unificate
(INPS), sostituendo termini come "handicap" con "compromissione" e "connotazione di gravità" con "necessità di
sostegno elevato".
Ecco i punti salienti delle modifiche all'articolo 3 della Legge 104/92: Nuova definizione di disabilità: Si passa da una
visione medica a una sociale, incentrata sulle "compromissioni" che, in interazione con barriere ambientali, ostacolano
la partecipazione sociale. Sostegno personalizzato: La valutazione (dal 2026 unificata all'INPS) determina il tipo di
supporto, che può essere "sostegno" (lieve/medio) o "sostegno intensivo" (elevato/molto elevato). Terminologia
aggiornata: Il termine "connotazione di gravità" viene sostituito da concetti legati al bisogno di "sostegno elevato o
molto elevato". Progetto di Vita: L'accertamento diventerà il perno per l'elaborazione del "Progetto di Vita"
personalizzato. Procedure più veloci: La valutazione di base sarà completata entro 90 giorni (15 giorni per i casi
oncologici, 30 per i minori).
Queste modifiche mirano a rendere più efficace l'assistenza, garantendo servizi adeguati alla reale necessità della
persona piuttosto che alla sola diagnosi.

Articolo 4 del decreto 62 del 2024


Terminologia in materia di disabilità
1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto: a) la parola: «handicap», ovunque ricorre, è sostituita
dalle seguenti: «condizione di disabilità»; b) le parole: «persona handicappata», «portatore di handicap», «persona
affetta da disabilità», «disabile» e «diversamente abile», ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «persona con
disabilità»; c) le parole: «con connotazione di gravità» e «in situazione di gravità», ove ricorrono e sono riferite alle
persone indicate alla lettera b) sono sostituite dalle seguenti: «con necessità di sostegno elevato o molto elevato»; d) le
parole: «disabile grave», ove ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «persona con necessità di sostegno intensivo».

Il Decreto Legislativo n. 62/2024 (attuativo della riforma disabilità PNRR) modifica la legge 104/1992, ridefinendo le
procedure di accertamento (art. 4) e introducendo dal 2025/2026 una valutazione multidimensionale, il "Progetto di
vita" personalizzato, l'accomodamento ragionevole e nuove tutele, inclusi permessi aggiuntivi per visite mediche.
Ecco i punti chiave della riforma della Legge 104:
• Nuova Definizione e Valutazione: Il decreto, in vigore dal 30 giugno 2024, introduce una definizione di
disabilità in linea con la Convenzione ONU, focalizzata su "compromissioni" fisiche o mentali che ostacolano
la partecipazione sociale, superando il concetto di mera minorazione.
• Procedure di Accertamento (Art. 4): L'iter per il riconoscimento della disabilità viene semplificato in
un'unica visita collegiale, finalizzata a valutare la condizione di disabilità e non solo l'invalidità, con verbali di
revisione semplificati.
• Progetto di Vita Individuale: Viene introdotto il Progetto di vita personalizzato e partecipato, che permette alla
persona con disabilità di determinare, insieme ai servizi, i sostegni necessari.
• Accomodamenti Ragionevoli: La riforma valorizza gli "accomodamenti ragionevoli" per garantire
l'uguaglianza e la rimozione di ostacoli negli ambienti di vita, studio e lavoro.
• Novità Permessi (2026): Dal 1° gennaio 2026, si prevede un aumento di 10 ore annue di permesso retribuito
per i lavoratori che assistono persone con disabilità, specifico per visite mediche, esami o terapie.
• Sperimentazione 2025: Dal 1° gennaio 2025, è prevista una sperimentazione con bonus mensili (fino a 850
euro) per alcune categorie di disabili in province specifiche.
• Il decreto mira a una maggiore integrazione e a una valutazione basata sul contesto sociale (modello ICF)
piuttosto che esclusivamente sulla patologia.

PROGETTO DI VITA DECRETO 62 DEL 2024

ARTICOLO 18: l'effettivo e pieno accesso al sistema dei servizi, delle prestazioni, dei supporti, dei benefici e delle
agevolazioni, anche attraverso il ricorso all'accomodamento ragionevole e al progetto di vita individuale, personalizzato
e partecipato secondo i principi di autodeterminazione e non discriminazione.

1. Il progetto di vita è diretto a realizzare gli obiettivi della persona con disabilità per migliorare le condizioni personali
e di salute nei diversi ambiti di vita, facilitandone l'inclusione sociale e la partecipazione nei diversi contesti di vita su
base di uguaglianza con gli altri.
2. Il progetto di vita individua, per qualità, quantità ed intensità, gli strumenti, le risorse, gli interventi, i benefici, le
prestazioni, i servizi e gli accomodamenti ragionevoli, volti anche ad eliminare e a prevenire le barriere e ad attivare i
supporti necessari per l'inclusione e la partecipazione della persona stessa nei diversi ambiti di vita, compresi quelli
scolastici, della formazione superiore, abitativi, lavorativi e sociali. Nel progetto di vita sono, altresì, comprese le
misure previste a legislazione vigente per il superamento di condizioni di povertà, emarginazione ed esclusione sociale,
nonché gli eventuali sostegni erogabili in favore del nucleo familiare e di chi presta cura ed assistenza.
3. La persona con disabilità è titolare del progetto di vita e ne richiede l'attivazione, concorre a determinarne i contenuti,
esercita le prerogative volte ad apportarvi le modifiche e le integrazioni, secondo i propri desideri, le proprie aspettative
e le proprie scelte. La persona con disabilità può chiedere l'elaborazione del progetto di vita all'esito della valutazione di
base.
4. Il progetto di vita deve essere sostenibile nel tempo ovvero garantire continuità degli strumenti, delle risorse, degli
interventi, dei benefici, delle prestazioni, dei servizi e degli accomodamenti ragionevoli, sempre nel rispetto della
autodeterminazione del beneficiario.
5. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle relative competenze, garantiscono l'effettività e l'omogeneità del
progetto di vita, indipendentemente dall'età e dalle condizioni personali e sociali.

ARTICOLO 26 Forma e contenuto del progetto di vita. Il progetto di vita con il relativo budget, redatto in formato
accessibile per la persona con disabilità, è predisposto dall'unità di valutazione multidimensionale unitamente ai
responsabili dei vari servizi e interventi, anche informali, previsti e da attivare nell'ambito del progetto.

1. Sulla base degli esiti della valutazione multidimensionale, i soggetti che hanno preso parte, al relativo procedimento
predispongono il progetto di vita che individua i sostegni, il budget di progetto e gli accomodamenti ragionevoli che
garantiscono l'effettivo godimento dei diritti e delle libertà fondamentali.
2. Nel caso in cui la persona con disabilità o chi la rappresenta abbia presentato una proposta di progetto di vita, l'unità
di valutazione multidimensionale ne verifica l'adeguatezza e l'appropriatezza e, contestualmente, definisce il budget di
progetto.
3. Il progetto individua: a) gli obiettivi della persona con disabilità risultanti all'esito della valutazione
multidimensionale; b) gli interventi individuati nelle seguenti aree:
1) apprendimento, socialità ed affettività;
2) formazione, lavoro;
3) casa e habitat sociale;
4) salute;
c) i servizi, le misure relative ai processi di cura e di assistenza, gli accomodamenti ragionevoli volti a perseguire la
migliore qualità di vita e a favorire la partecipazione della persona con disabilità nei diversi ambiti della vita, nonché i
sostegni e gli interventi idonei e pertinenti a garantire la piena inclusione e il godimento, sulla base di uguaglianza con
gli altri, dei diritti civili e sociali e delle libertà fondamentali; d) i piani operativi e specifici individualizzati delle azioni
e dei sostegni correlati agli obiettivi del progetto, con indicazione di eventuali priorità, o, nel caso di piani già esistenti,
il loro riallineamento, anche in termini di obiettivi, prestazioni e interventi; e) gli operatori e le altre figure coinvolte
nella fornitura dei sostegni indicati con l'indicazione di compiti e responsabilità; f) il referente per la sua attuazione; g)
la programmazione di tempi e le modalità delle verifiche periodiche e di aggiornamento, anche al fine di controllare la
persistenza e l'adeguatezza delle prestazioni rese rispetto agli obiettivi; h) il dettaglio e l'insieme delle risorse umane,
professionali, tecnologiche, strumentali ed economiche, pubbliche, private e del terzo settore, già presenti o attivabili
anche in seno alla comunità territoriale, alla rete familiare nonché al sistema dei supporti informali, che compongono il
budget di progetto.

CONVENZIONE ONU ARTICOLO 19


L'Articolo 19 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità riconosce il diritto all'autonomia, alla
vita indipendente e all'inclusione sociale per le persone con disabilità. Sancisce la libertà di scegliere il proprio luogo di
residenza, l'accesso a servizi di sostegno domiciliari o comunitari e l'accesso su base di uguaglianza ai servizi
comunitari, impedendo l'isolamento o la segregazione.
I punti chiave dell'articolo includono:
• Libertà di scelta: Le persone con disabilità hanno il diritto di scegliere dove e con chi vivere, su base di
uguaglianza con gli altri.
• Servizi di supporto: Accesso a una serie di servizi di sostegno (domiciliari, residenziali) e assistenza
personale per facilitare l'inclusione nella comunità.
• Inclusione comunitaria: I servizi e le strutture destinati alla popolazione generale devono essere accessibili e
adattati ai bisogni delle persone con disabilità.

L'articolo 19 è fondamentale per promuovere un modello sociale della disabilità, concentrandosi sull'interazione tra la
persona e il contesto, mirando a eliminare le barriere che impediscono una vita piena e autonoma.
La Vita indipendente ed inclusione nella società. Gli Stati Parti alla presente Convenzione riconoscono il diritto di tutte
le persone con disabilità a vivere nella società, con la stessa libertà di scelta delle altre persone, e adottano misure
efficaci ed adeguate al fine di facilitare il pieno godimento da parte delle persone con disabilità di tale diritto e la loro
piena integrazione e partecipazione nella società, anche assicurando che: (a) le persone con disabilità abbiano la
possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non
siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione; 21 (b) le persone con disabilità abbiano accesso ad una serie di
servizi a domicilio o residenziali e ad altri servizi sociali di sostegno, compresa l’assistenza personale necessaria per
consentire loro di vivere nella società e di inserirvisi e impedire che siano isolate o vittime di segregazione; (c) i servizi
e le strutture sociali destinate a tutta la popolazione siano messe a disposizione, su base di uguaglianza con gli altri,
delle persone con disabilità e siano adattate ai loro bisogni.

PIANO NAZIONALE DEGLI INTERVENTI DEI SERVIZI SOCIALI 2021-2023


Il Piano Nazionale degli Interventi e dei Servizi Sociali 2021-2023, adottato con D.I. del 22 ottobre 2021, definisce le
politiche sociali italiane e individua i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEPS) da garantire sul territorio. Finanzia
interventi strutturali, inclusa la lotta alla povertà e la non autosufficienza, integrandosi con PNRR e fondi nazionali.

Ecco i dettagli principali:


- Finalità: Garantire uniformità di servizi su tutto il territorio nazionale e definire i LEPS, trasformando i servizi in
strumenti attivi di inclusione e cittadinanza.
- Pilastri (Piani di Settore): Il piano è strutturato in un modulo principale che include il Piano Sociale Nazionale, il
Piano Povertà e il Piano per la Non Autosufficienza.
- Priorità Strategiche:
• Potenziamento del servizio sociale professionale: Incentivi per l'assunzione a tempo indeterminato di assistenti
sociali.
• Punti Unici di Accesso (PUA): Rafforzamento dell'accesso ai servizi sociali e sanitari.
• Interventi per i minori: Prevenzione dell'allontanamento familiare e sostegno alla genitorialità.
• Supporto alla non autosufficienza e marginalità: Servizi domiciliari e housing first.
• Risorse e Governance: Finanziato dal Fondo Nazionale per le Politiche Sociali e altre risorse, il piano vede la
collaborazione tra Ministero del Lavoro, Regioni ed Enti Locali (tramite la Rete della Protezione e
dell'Inclusione Sociale).
• Focus sul PNRR: Il Piano integra le risorse del PNRR per lo sviluppo di servizi innovativi e
l'infrastrutturazione sociale
Livelli essenziali delle prestazioni in ambito sociale LEPS.
La sicurezza offerta dall’esistenza di un sistema di servizi sociali strutturato, come dalle altre componenti del sistema di
welfare, costituisce il riconoscimento che il diritto di tutti alla piena partecipazione sociale deve essere reso effettivo.
Ma per promuovere la coesione e costruire sicurezza, il sistema dei servizi sociali deve dare certezza circa quanto sarà
in grado di offrire. Non si tratta di dare tutto subito, quanto di costruire, anche gradualmente e con un’opportuna
programmazione finanziaria, certezze sulle prestazioni, caratterizzandole come diritti. In altri termini, se le prestazioni e
i servizi sociali sono essenziali per consentire una “dignitosa esperienza di vita”, ciò richiede un sistema di livelli
essenziali che si fondi sulla valorizzazione della capacità di esprimersi e di fare delle persone entro un sistema di diritti
esigibili per tutti, affinché di tutti siano valorizzate le competenze e a tutti siano riservate le giuste attenzioni, al fine di
prevenire situazioni di disagio e di esclusione. Bisogna, dunque, costruire e definire Livelli Essenziali delle Prestazioni
in ambito Sociale (LEPS).
L’art. 22 della L. 328/2000, la Legge quadro nazionale, individua una serie di ambiti di intervento che riconosce come
livelli essenziali, ma non si è ancora passati dalla genericità degli ambiti all’operatività.
L’art. 117 della Costituzione, come riformata nel 2001, riserva al Governo centrale la definizione dei LEPS da
assicurare su tutto il territorio nazionale, ma la definizione pratica dei LEPS si è scontrata con una situazione
finanziaria ed un riparto di competenze che hanno a lungo ostacolato la realizzazione del necessario investimento sul
sociale.
Anche la L. 42/2009, di attuazione del federalismo fiscale, e i relativi decreti attuativi, pur assegnando un ruolo
importante ai livelli essenziali delle prestazioni, hanno dovuto prendere atto che in ambito sociale mancavano,
ripiegando sull’individuazione di obiettivi di servizio cui solo nel 2021 si sta iniziando a dare corso, nella prospettiva di
una successiva individuazione di qualche LEPS. In effetti, negli anni più recenti, sotto la spinta da una parte di una
crescente diffusione di condizioni di povertà, dall’altra di una crescente sensibilità normativa, anche internazionale, sui
temi sociali, innescata, fra l’altro, dalla ratifica di atti quali la Carta dei diritti fondamentale dell’Unione Europea (2000
e 2007), la Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia (1989, ratificata nel 1991), la Convenzione ONU sui diritti delle
persone con disabilità (2006, ratificata nel 2009), e di iniziative quali la definizione a livello Europeo del Pilastro
europeo dei diritti sociali e del relativo Piano d’Azione (2017 e 2021), una rinnovata sensibilità è emersa e alcune
indicazioni, pur non completamente formalizzate, sono state date nei documenti di programmazione nazionale.

Con la legislazione che ha introdotto la misura nazionale di lotta alla povertà (L. 33/2017 sul Sostegno
all’inclusione attiva, [Link]. 147/2017 sul Reddito di inclusione, DL 4/2019 sul Reddito di cittadinanza) sono stati
definiti formalmente livelli essenziali delle prestazioni non solo nella componente di trasferimento monetario, ma anche
nella componente di politica attiva, definendo le basi per il riconoscimento
1.1.3 Approccio alla persona Un approccio basato sui livelli essenziali delle prestazioni si coniuga naturalmente con una
visione e un approccio organizzativo che cercano di ricondurre al centro la persona, nella sua unità, e i suoi bisogni,
superando l’ottica categoriale incentrata sull’inquadramento e la riduzione delle persone in condizioni di bisogno
all’elemento che più ne può caratterizzare la fragilità, sia esso la disabilità, l’immigrazione, l’età o quant’altro. Va
perciò rovesciata la logica della risposta sociale. Il punto di partenza di ogni intervento sociale poggia su tre pilastri: il
diritto ad una vita dignitosa di ognuno, l’attenzione al contesto familiare, la valorizzazione e la cura del contesto. Si
tratta, in altre parole, di essere attenti alle “condizioni personali” di chi ha o potrebbe avere problemi. I fattori di rischio
sociale, è bene sottolinearlo, riguardano tutti, in ogni età, in ogni luogo, in ogni condizione.
Tuttavia, concentrandosi sulla storia di ognuno è possibile intervenire perché siano affrontati, anche preventivamente,
disagi e difficoltà. Non sempre è possibile superare l’approccio categoriale, in quanto il ragionare per categorizzazioni,
e l’associato approccio “per target” è radicato nello stesso modello di costruzione dei servizi esistenti, nella struttura del
bilancio, nella raccolta dei dati, nella normativa regionale, nazionale ed europea e, spesso, nella mentalità degli stessi
operatori. A volte, poi, l’approccio categoriale riesce a dar conto nell’immediato di professionalità specifiche, cui non si
può e non si deve rinunciare nel passaggio ad un approccio che vuole andare oltre l’ottica meramente categoriale.
Tuttavia, occorre trovare il giusto bilanciamento tra interventi e approcci specialistici e interventi che per la loro stessa
efficacia debbono essere caratterizzati da una forte trasversalità. Inoltre, è opportuno che le scelte di programmazione
sociale si sviluppino a partire dalla capacità di lettura della qualità sociale complessiva della vita delle comunità
territoriali e sui fattori di miglioramento su cui è necessario fare leva.
D’altra parte, cercare di superare la frammentazione significa anche prendere atto che spesso i bisogni associati a
specifiche cause possono ripercuotersi trasversalmente. Così, ad esempio, per quanto riguarda il disagio mentale, i suoi
effetti si rivelano nell’area del lavoro, della casa, del reddito, così come nell’area del benessere e della famiglia;
analogamente, la condizione di “anziano”, che non deve, di per sé, essere automaticamente associata ad un bisogno
sociale, innesca tendenzialmente domande trasversali, che vanno dal reddito, alla socializzazione, alla salute. Anche la
presenza di stranieri nelle nostre comunità territoriali è una ragione in più perché ci siano servizi sociali attenti alla
dimensione interculturale e alla concretezza con cui si sviluppano le relazioni sociali ed interpersonali nei luoghi di vita
e di lavoro. Un sistema di servizi sociali, dunque, deve essere capace di dare la giusta attenzione ai fenomeni e alle
problematiche interculturali per favorire l’integrazione e la convivenza, nel rispetto delle varie componenti senza alcuna
rinuncia ai valori della legalità e nel rispetto delle diverse culture.

Anche, per queste ragioni l’approccio alla persona e alla sua cultura è decisivo e sfidante. L’approccio alla persona e ai
suoi bisogni porta ad individuare un percorso di presa in carico che è già parte della normativa italiana, sia della legge
quadro n. 328/2000 che della più recente normativa sul sostegno al reddito. È un approccio fondato sull’accesso, la
valutazione multidimensionale della persona, la presa in carico e la definizione di un progetto individualizzato che
individua i sostegni necessari alla persona, cui deve seguire l’attivazione di tali sostegni ai fini di portarla a conseguire,
o riconquistare, la massima autonomia. A questo scopo deve essere riservata la massima attenzione alla sinergia ed alla
collaborazione tra settori diversi poiché l’integrazione ed il superamento di logiche eccessivamente settorializzate ed
autoreferenziali, è condizione dirimente affinché la cosiddetta presa in carico possa offrire alla persona con il progetto
personalizzato opportunità diversificate per realizzare percorsi di autonomia.

LA SOCIAL NETWORK ANALYSIS

La Social Network Analysis (SNA) è un approccio metodologico che studia le relazioni tra individui, gruppi o
organizzazioni, rappresentandole come reti composta da nodi (gli attori) e legami (le interazioni). In ambito sanitario,
questo paradigma è particolarmente virtuoso poiché permette di analizzare la qualità dell’assistenza, la diffusione delle
informazioni, l’adozione di pratiche cliniche e la gestione dei processi organizzativi.
Questa complessità rende il concetto di rete uno strumento interpretativo prezioso, ma anche impegnativo, per
comprendere come si costruiscono e si trasformano le connessioni sociali.
Le radici storiche del modello organizzativo delineato, si possono far risalire a Jacob Moreno che nel 1930 ha
sviluppato la sociometria. Risulta inevitabile richiamare l’articolo 32 della Costituzione. In esso emergono due idee
centrali per rendere praticabile tale prospettiva: la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e, al tempo stesso, un
interesse della collettività. Riferimento anche all’articolo 3. La Legge 833/1978 segna il superamento della
frammentazione del precedente modello delle USL, caratterizzato da enti e servizi separati, e pone le basi per un
sistema sanitario unitario e pubblico. Tale processo viene ulteriormente consolidato dai decreti legislativi n. 502/1992 e
n. 517/1993, che introducono le Aziende Sanitarie Locali (ASL) come strutture dotate di maggiore coordinamento e
autonomia organizzativa. La riforma valorizza il ruolo dei servizi territoriali come nodi essenziali della rete sanitaria: il
territorio diventa così una maglia relazionale che connette ospedale, servizi sociali, comunità e prevenzione. Si afferma
una visione reticolare della salute, fondata sull’interazione tra attori diversi e sulla continuità degli interventi (Legge
833/1978). Il modello SNA rende visibile ciò che la 833/78 aveva già intuito precedentemente. La riforma Balduzzi
L.189/2012 introduce per la prima volta in modo esplicito nel sistema sanitario italiano, un modello organizzativo
basato su reti, nodi, connessioni e responsabilità condivise. è il rilevante per la SNA perchè si passa dal pensare ai
“servizi” a “reti di servizi”, in altre parole trasforma il sistema sanitario in una rete formalizzata. Solo nel 2022, per la
prima volta si specifica in modo inequivocabile l’assunto del lavoro in rete. Il D.M. 77/2022, che pone il lavoro di rete
al centro dell’Assistenza Primaria, non è soltanto una scelta gestionale o normativa: rappresenta un vero e proprio
cambio di paradigma che riconosce la natura intrinsecamente relazionale dei sistemi di cura. L’idea di servizi “progettati
per le persone e con le persone”, erogati da équipe multiprofessionali e radicati nei contesti di vita, richiama infatti una
visione della sanità come sistema complesso, composto da attori interdipendenti, legami formali e informali, flussi
comunicativi e processi collaborativi. Per concludere, mentre il D.M. 77/2022 definisce il modello di una sanità
territoriale basata su integrazione, prossimità e collaborazione, la Social Network Analysis offre il metodo per
comprenderne il funzionamento reale e per orientare interventi organizzativi più efficaci.
Per comprendere appieno il contributo della metodologia applicata nei contesti di cura, è necessario chiarire i suoi
assunti fondamentali, che definiscono il modo in cui le relazioni influenzano l’intero sistema:
• La relazione conta: il comportamento di un individuo deriva non solo dalle sue caratteristiche individuali (es:
competenze, esperienza, livello gerarchico ecc.) ma anche dalle relazioni che ha con altri individui.
• Le relazioni sono complesse: esistono una molteplicità di tipi di relazioni, le quali assumono altrettanti
significati.
• Le reti sociali sono utili: coloro che detengono un patrimonio sviluppato di relazioni (cosiddetto "capitale
sociale") possono ottenere informazioni e risorse più facilmente o velocemente di altri oppure possono attivare
più persone per essere aiutate.
• La struttura delle relazioni conta: non sono importanti soltanto le connessioni tra due “nodi”, ma anche la
struttura generale della rete.
Scegliamo di dedicare uno spazio all’approccio One Health perché rappresenta un riferimento utile per rafforzare l’idea,
alla base anche della Social Network Analysis, che la salute sia un fenomeno sempre più interconnesso. Il Piano
Nazionale della Prevenzione 2020-2025, elaborato anche alla luce della drammatica esperienza della pandemia da
Covid-19, ribadisce infatti la necessità di una visione olistica e integrata della salute. Il PNP promuove un approccio
multidisciplinare, intersettoriale e coordinato, sottolineando come il Servizio Sanitario Nazionale debba adottare nuovi
modelli organizzativi fondati sulla collaborazione e sulla costruzione di reti tra servizi territoriali e ospedali. Il Piano
richiama inoltre l’importanza di rafforzare la centralità della persona attraverso approcci capaci di promuovere
empowerment, come l’Health Literacy, e valorizza la prospettiva del Life Course: gli interventi di prevenzione e
protezione attuati precocemente, soprattutto nei primissimi anni di vita, producono benefici duraturi che accompagnano
l’individuo lungo tutto l’arco della vita. Tali effetti positivi non riguardano solo la singola persona, ma si estendono alle
generazioni successive e contribuiscono al benessere dell’intera comunità. In sintesi, l’approccio One Health e le
indicazioni del PNP 2020-2025 convergono nel riconoscere che la salute nasce da sistemi interconnessi e da servizi
capaci di collaborare. In questo quadro, la Social Network Analysis offre uno strumento essenziale per leggere e
rafforzare tali reti, traducendo in pratica la visione integrata e relazionale della salute promossa dal Piano.
La Network Analysis nel contesto sanitario dell'Emilia-Romagna rappresenta un approccio metodologico fondamentale
per l'evoluzione dei servizi sociosanitari regionali. Come evidenziato nel documento “Dossier 241-2014 dell'Agenzia
Sanitaria e Sociale Regionale”.

Sebbene vengano riconosciuti molti benefici e vantaggi nell’applicazione della network analysis, come ogni approccio,
può presentare limiti e criticità che necessitano di essere presi in esame. Poiché riproduce una “fotografia” della realtà,
spesso non risulta rappresentativa del continuo divenire degli eventi e trasformazioni, caratteristici della vita reale. La
vita di tutti i giorni è dinamica e caratterizzata da variabilità sia clinica che organizzativa. Come secondo aspetto da
tenere in considerazione, è la qualità e la modalità di raccolta dei dati in oggetto: omissioni, percezioni soggettive,
differenze culturali tra operatori e asimmetrie informative possono generare una visione solo parziale della realtà e
portare ad una rete non rappresentativa. Inoltre, dato che si parla di dati qualitativi (fiducia, conflitti, relazioni…) non è
semplice cogliere la complessità di questi aspetti in tutta la loro profonda significatività. Questi elementi suggeriscono
la necessità di integrare la network analysis con approcci qualitativi e professionisti in grado di facilitare tali processi,
capaci di restituire la complessità reale delle interdipendenze che caratterizzano le reti di cura. Secondo l'approccio
dell’analisi relazionale, il ruolo del progettista sociale cambia significativamente: non si configura più come un tecnico
che lavora in modo isolato proponendo soluzioni standard, ma un “facilitatore” che lavora in sinergia con altri,
attivando processi di cambiamento caratterizzati da forte “agency” e fungendo da guida relazionale. Il progettista che
adotta la prospettiva della networking analysis lavora attraverso quattro dimensioni chiave:
● Superamento del modello direttivo (lineare) e promozione dell'empowerment: Il compito dell'esperto progettista è
quello di supportare lo sviluppo delle potenzialità della persona e delle sue reti, mantenendo però sempre un
atteggiamento di facilitazione (e non di sostituzione)
● Gestione della complessità mediante l'ottica reticolare: L'uso di strumenti come la mappa di Todd o l'eco- mappa
permette al progettista di visualizzare graficamente la struttura dei legami e i flussi di comunicazione
● Attivazione e coordinamento degli stakeholder: guida la negoziazione tra diversi attori (famiglie, servizi, comunità)
per definire insieme problemi e obiettivi, mirando alla costruzione di un "bene comune.
●L'osservazione come atto progettuale: L'osservazione non è mai neutrale: il progettista utilizza l'analisi dei reticoli per
comprendere i processi di cambiamento strutturale e per attivare nuove reti relazionali.

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