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STORIA ROMANA 21/02

DISTINZIONE DELLE FONTI: letterarie (fonti cartacee), epigrafiche (scritti che fanno riferimento a materiale
che cambia), archeologiche (edifici, strutture), numismatiche (monete).

Quando parliamo di epigrafi (CIL, corpus iscrizioni latinarum, CIG, corpus iscrizione greche, ILS, iscrizione
latine selezionate) vengono classificate in base a delle sigle. I corpora sono delle raccolte per lo più risalenti
all’800, quindi modernità, grandi volumi e contengono piccole sezioni con numeri. Le iscrizioni sono sotto
selezioni fatte per identificare le più importanti.

Fonti epigrafiche; sono fondamentali per occuparsi di aspetti di tipo politico ed istituzionale, Claudio ha
deciso di pubblicare il suo discorsi epigrafe perché vogliono rendere pubblico il messaggio, quindi divulgato.
Sono fonti che riguardano anche tipo aree illocalizzabili, per mettere a fuoco anche elementi di storia
sociale (numero di persone in una famiglia, anni delle persone nel nucleo).

Nonostante ciò, nelle fonti epigrafiche troviamo delle formule che sono stereotipate, cioè per esempio per
rappresentare la donna ideale romana nell’elogio funebre troviamo formulette che dicono che si è
spostata, ha avuto figli o che era una buona donna di casa.

Fonti archeologiche; sono fonti rilevanti. Alcuni studiosi credevano che la storia si potesse ricostruire solo
con esse, ovviamente non è così.

Fonti numismatiche; stiamo parlando di un tipo di fonte per occuparsi dell’economi, commercio della
storia, a seconda di come sono state ritrovate: se sono state ritrovate in luoghi lontani (ripostigli di monete;
monete in grande quantità) sono letteralmente la testimonianza di fin dove sono arrivati commerci.

Sono degli strumenti attraverso cui si comunica un messaggio -> propaganda; personalizzazione in modo
che potessero mandare un messaggio. Servono e sono servite per comunicare qualcosa.

Spesso le monete sono utilizzate per far vedere dei simboli, di fatto la società romana è conservatrice, sul
retro di alcune monete, infatti, troviamo elementi che esprimono le caratteristiche di questa società: i valori
dell’età alto repubblicana diventano importanti nel momento in cui tutti gli altri vanno scomparendo.

Sotto il principato di Tiberio abbiamo monete che riproducono lui e la famiglia, ma anche la moderatio, si
vuol proporre come soggetto moderato

Le fonti ci fanno capire molto della storia della mentalità e ci danno un idea di un certo
personaggio/principato.

TUTTO VA CONTESTUALUZZATO

Ciò che è importante pero è che lo storico accia bene il suo lavoro, quindi, senza di lui che interpreta le
fonti, esse sono semplicemente fonti che non ti accostano molto. La condizione ideale per interpretarle è
che per ogni evento ci siano testimonianze da matterete insieme.

La concezione che noi abbiamo della storia porta a uno sviluppo evolutivo, il processo storico è
caratterizzato da cambiamenti, rotture e che quindi non procede secondo un ordine pre-stabilito o
schematico. L’idea che la storia proceda linearmente è un idea astratta.

La storia di Roma si divide in 3 fasi:

• fase monarchica (regnum); 753 a.C.- 509 a.C (VIII a.C./ ultimo decennio del VI secolo a.C.)

• Fase repubblicana; 509 a.C - 31 a.C./27 a.C.


• Fase imperiale; 27 a.C. - 476/ 525 d.C. —> principato, prima parte, impero seconda parte, tarda antichità
l’ultima parte

(Basso impero: fase di ascesa e di discesa successiva, stiamo dando a questo periodo / dagli anni 70 la
categorizzazione è cambiata)

Le origini di Roma
Le testimonianze delle fonti letterarie, in particolare quelle storiografiche rappresentano il primo e
fondamentale blocco di informazioni con cui si ricostruisce la stori di Roma arcaica.

Ma non ci dobbiamo scordare che queste fonti risalgono a epoche molto posteriore agli eventi narrati o
citati e avvolte si fondono con miti e leggende. I primi storici che si occuparono della storia dell’Italia
meridionale furono i greci in particolare Fabio Pittore e Cincio Alimento, alla fine del III secolo a.C.

Nei primi secolo dalla fondazione di Roma non abbiamo rivenuto nulla di scritto o altro ma solamente una
fonte orale che ha giocato un ruolo fondamentale tutto questo fino alla prima parte dell’età repubblicana.

I primi storici dei quali possiamo tuttora leggere le narrazioni su Roma vissero nel I secolo a.C. Tito Livio,
contemporaneo di Augusto, scrisse ben 142 libri sulla fondazione di Roma e il primo dedicato alla Roma
monarca. Possiamo anche ricordare lo storico Dionigi di Alicarnasso, anche lui attivo nel età di Augusto,
nelle sue Antichità romane, in 20 libri coprono dalla fondazione di Roma allo scoppio della prima guerra
punica (264 a.C.). Solamente a partire dal IV secolo a.C. Roma suscitò un grande interesse per gli storici
greci, a fronte dell’emergere della potenza romana, lo scopo principale di Dionigio era quello di spiegare
che la popolazione romana era di origine ellenica e il primo libro spiega che il popolo romano si fosse
formato dalla fusione di successive ondate migratorie provenienti dalla Grecia.

La versione più nota e diffusa della leggenda delle origini di Roma inserisce la fondazione di Alba Longa e la
dinastia dei re albini tra l’arrivo di Enea nel Lazio e il regno di Romolo, questo lo vediamo nel libro di Virgilio
(I secolo a.C.) Eneide e che Alba Longa è fondata dal figlio di Enea, Ascani\Iulio, trent’anni dopo la
fondazione di Lavinium.

Sempre secondo la leggenda il fondatore e primo re di Roma fu Romolo discendente di Marte e di Rea
Silvia, ultima discendente degli Alba Longa, e qui che troviamo l’antefatto del conflitto tra Cartagine e
Roma.

I sette re di Roma

Il periodo della monarchia Romana inizia dal 754 al 509 a.C. anno dell’instaurazione della Repubblica. In
questo periodo di 245 anni hanno governato 7 re:

1) Romolo; venne viene attribuita la creazione delle prime istituzioni politiche, per esempio un senato
di 100
2) Numa Pompilio, si assegnano le prime istituzioni religiosi;
3) Tullo Ostilio, le campagne militari di conquista, tra cui la distruzione di Alba Longa;
4) Anco Marcio, la fondazione della colonia di Ostia;
5) Tarquinio Prisco’ abbiamo la seconda fase della monarchia Romana, e varie opere pubbliche;
6) Servio Tullo, abbiamo la costruzione delle prime mura della città, e l’istituzione delle più
importante assemblee elettorali romane, i comizi centuriati;
7) Tarquinio il Superbo, è il classico tiranno che infligge ai cittadini ogni tipo di vessazione.
Uno dei problemi fondamentali che affligge ancor ‘oggi gli storici riguarda la attendibilità delle fonti che in
molti casi prende tratti e coloritura leggendaria.

Gli storici del tempo si basavano principalmente su:

1) Opere storiche a noi perdute, Livio e Dionigi sono venuti alla fine di una lunga serie di storici
ciascuno dei quali ha trattato la storia di Roma dalla sua fondazione, e sono noti con il nome di
“ANALISTI” perché hanno organizzato il materiale in modo cronologico, secondo una successione
ben precisa, il primo romano a narrare la storia Romana fu Fabio Pittore alla fine del III SECOLO
a.C. ma in lingua greca invece fu Catone il Censore a narrarla in lingua latina.
2) Tradizioni familiari, la struttura della società romana in età Repubblicana era dominata
principalmente fra le principali famiglie dell’aristocrazia, e ciascuna di essa cercava di aumentare il
proprio prestigio celebrando le glorie degli antenati, per esempio le elogi dei defunti in occasioni di
cerimonie funerarie.
3) Tradizione orale, è sicuramente una delle fonti più importanti ma anche più difficili da definire con
sicurezza e precisione, poiché queste tipi di fonti sono particolarmente soggettive e a una forte
travisamento.
4) Documenti d’archivio, i primi storici hanno una struttura narrativa comune, essa consiste nel
menzionare per ogni anno i nomi de magistrati principali e degli eventi ritenuti degli di nota, per
esempio gli Annali dei pontefici.

La fondazione di Roma

La nascita della città doveva essere il risultato di un processo formativo lento e graduato, per il quale si deve
presupporre una sorta di federazione di comunità separate che già vivevano sparse sui singoli colli.

Le origini di Roma si comprendono meglio se si tiene conto che essa sorgeva a ridosso del basso corso del
Tevere, in una posizione di confine fra due aree etnicamente differenti, la zona etrusca e il Lazio antico.

Gli ultimi scavi hanno portato alla luce, sul colle palatino, un muro databile al VIII secolo a.C., dove
possiamo vedere la linea originaria del confine largo circa 1 metro e 20 (una delle scoperte che ci dà la
conferma effettiva che nel VIII secolo ci siano stanziali la popolazione dei romani).

Questa linea di confine viene descritta come il pomerio, poi venne usato come termine per indicare la
separazione una zona che separava la casa dalle mura stesse, e ci viene descritta grazie a Varone, un
antiquario latino del i secolo a.C.

Lo stato romano arcaico

Alla base dell’organizzazione sociale dei Latini ci fu una struttura in famiglie, in vetta ci stava il pater, figura
che aveva il potere assoluto su tutti i componenti della famiglia.

Tutte le famiglie che riconoscevano di avere un antenato in comune costituivano la gens.

La gens è uno dei componenti più importanti in età arcaica, soprattutto nella vita politica.

La popolazione dello stato romano arcaico era diviso in gruppo religiosi e militari delle curie e
comprendevano tutti gli abitanti del territorio escluso gli schiavi, dai cui si fonderà nel mondo politico i
comizi curati.

In epoca relativamente tarda lo Stato romano si organizzò secondo criteri più precisi: ogni tribù fu divisa in
10 curie, e da ogni tribù furono scelte cento senatori e sulla stessa falsa riga si formava anche
l’organizzazione militare.

La monarchia romana
La caratteristica principale della monarchia romana era quella di essere elettiva, infatti le elezioni del re
erano demandate all’assemblea dei rappresentanti delle famiglie più in vista.

Originalmente il re doveva essere affiancato da un consiglio di anziani, questi uomini rappresentano il


nucleo del futuro senato.

Nella realtà storica nella fase di Roma Monarca rimangano due testimonianze fondamentali:

1) L’esistenza di un sacerdote che portava il nome di rex sacrorum, aveva il compito di realizzare i riti
in cui partecipava il re;
2) Abbiamo il termine interrex, termine che indicava il magistrato che subentrava nel caso di
indisponibilità di entrambi i consoli.

Patrizi e plebei

Per tradizione i patrizi erano i discendenti dei primi senatori, ci sono varie ipotesi su come nascono questa
differenziazione fra patrizi e plebei, una fra tante è che i patrizi erano i grandi proprietari terrieri mente i
plebei erano gli artigiani…

L’influenza etrusca

Nel corso del VI secolo a.C. Roma si trovava sotto re di origine etrusca. Questa realtà la vediamo soprattutto
sotto il dominio di Tarquinio Prisco, sotto il suo dominio Roma aumento i suoi punti di commercio e
territoriali, e ebbero un notevole sviluppo nelle opere pubbliche, e religiose.

Documentazione archeologa

La documentazione archeologa offre dei problematici riscontri con la tradizione letteraria, in particolare con
le dinastie che ci furono introno al VI secolo a.C.

Le riforme costituzionali nel primo secolo della Repubblica

Intorno al 509 a.C. è la data assegnata alla fine della monarchia, in questi secoli Roma era governata da
magistrati annui, detti pretori e poi consoli.

Pretori e consoli

Non sappiamo bene come sia nata questa magistratura ma sappiamo che inizialmente erano 3 pretori che
avevano origini militari poi uno dei 3 si è staccato diventando nel tempo capo dello Stato.

Queste congetture si basano essenzialmente su 3 fatti:

1) È certo che in tempo più antico i consoli non si chiamavano consoli, ma pretari;
2) Il pretore fu sempre considerato collega dei consoli, benché per la sua importanza fosse detto
collega minore;
3) Il nome pretore, che viene da prae-itor, “colui che va davanti (all’esercito)”; questo fa pensare che
originalmente anche il terzo pretore doveva essere in origine un generale.

Il consolato

Il consolato restò per tutto il periodo della repubblica la magistratura suprema dello Stato romano e
continuò a sussistere anche durante l’impero come la più importante carica onorifica.

I nomi dei consoli erano registrati in un elenco detti fasti consolari, ciascun console aveva diritto di veto
sulle iniziative del collega.
I consoli erano eletti dai comizi, in un primo tempo dai comizi curiati, poi dai comizi centuriati, una delle
distinzioni più importanti fra coloro che erano romani e coloro che non ne facevano parte era che i consoli
avevano diritto assoluto di vita e di morte.

La reazione della plebe contro il governo patrizio

Uno dei problemi era la plebe che non accettava che solamente una stretta cerchia di persone avessero il
potere, cosi iniziò una lotta fra le due fazioni, una lotta politica, poiché cercavano di avere diritti uguali ai
patrizi ed economica, volevano non solo la riduzione dei debiti estesi ma anche una distribuzione equa di
terreni e di viveri.

Cosi intorno all’inizi del V secolo i plebei hanno:

1) Diminuzione dei debiti;


2) Distribuzione a basso prezzo del frumento;
3) Assegnazione di Ager publicus, terre di proprietà dello stato,
4) Invio delle colonie, per un vasto gruppo.

Tutto questo era dovuto grazie alla creazione del Decemvirato, cioè 12 tavole che codificavano e
raccoglievano e leggi del diritto romano.

Nel 451 abbiamo la sospensione della costituzione normale, non abbiamo la nomina di consoli e di tribuni,
il potere viene dato ai patrizi, con l’incarico di redigere un codice di legge a favore dei plebei.

La persona più autorevole divenne Appio Claudio, che cercò di dare alle ultime 2 tavole un contenuto
sfavorevole alla plebe, come il divieto di matrimonio fra patrizi e plebei, e costruì una tirannide collettiva
sotto la sua direzione. Poi ci fu un’altra ribellione della plebe e il decimvirato dovette abdicare e nel 449 a.C.
abbiamo il suo restauro.

Dopo il 449 Valerio ed Orazio avrebbero proposto una serie di leggi favorevoli alla plebe.

1) 445 l’abolizione divieto del matrimonio fra patrizi e plebei;


2) Abolizione del consolato, i capi dello stato divennero i tribunali militari, che ebbero potere
consolare (e parteciparono anche i plebei)
3) 367 abbiano la restaurazione del consolato dove anche i plebei potevano partecipare.

La conquista dell’Italia centrale

La fine del governo esclusivo dei patrizi, portò ad un indebolimento del Lazio, questo causo una rivolta da
parte dei Latini che con altre 8 citta cercarono di liberarsi e combattere roma, ma fini con una vittori dei
romani presso il lago Regillo e intono al 493 a.C. abbiamola la firma del patto Faedus Cassiania, esso
stabiliva che fra i romani e i Latini doveva durare pace e un’alleanza perpetua oltre a garantire parità di
diritti e doveri, poco dopo si unirono il popolo degli Ernici e questo permise ai romani di resistere alle
invasioni dei Volsci e degli Equi.

I Volsci erano discesi dalla regione dell’alto Liri, occupando Anzio, iniziarono una serie di guerre e abbiamo
la nascita della leggenda di Coriolano, in sostanza Coroliano iniziò a marciare contro Roma per avere la
distribuzione di grano.

Un’altra lotta che i romani dovettero sostenere furono contro gli Equi

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