VITA
Nacque il 28 giugno 1867 ad Agrigento da una famiglia agiata borghese.
Studiò all’università di Palermo, poi a quella di Roma e infine alla Bonn, dove si laureò.
Aveva già iniziato la sua vita letteraria, andando a studiare in Germania dove entrò in contatto con gli autori
romantici che ebbero una profonda influenza sulla sua letteratura.
Dal 1892 si stabilì a Roma, dove iniziò a scrivere i suoi primi romanzi.
Divenne insegnante di italiano all’istituto superiore di Magistero di Roma e nel frattempo scrisse vari articoli e
saggi.
Nel 1903 un allagamento nella miniera del padre provocò il dissenso economico della famiglia.
Così, come successe a Svevo, Pirandello visse un’esperienze di declassamento.
Questo avvenimento molto probabilmente ebbe un’influenza sulle condizioni di Pirandello e sul suo atteggiamento
verso la rappresentazione del grigiore soffocante della vita piccolo borghese.
Avrebbe inoltre provocato il suo rifiuto irrazionalistico e “anarchico” del meccanismo sociale alienante, sentito
come una prigione da cui l’uomo cerca inutilmente di liberarsi.
Inoltre, la moglie stava iniziando a dare segni di squilibrio psichico, ed ebbe una crisi che la fece sprofondare
irreversibilmente nella follia.
Questo sembra aver influito sulla sua concezione dell’ambiente familiare inteso come una “trappola” che imprigiona
e soffoca l’uomo.
Lavorò anche per l’industria cinematografica, scrivendo soggetti per film.
Dal 1910 ebbe il primo contatto con il mondo teatrale, diventando soprattutto scrittore per il teatro.
Tra il 1916 e il 1918 scrisse dei drammi con una modifica del linguaggio, scatenando una critica con reazioni
sconcertate.
All’annuncio della Prima Guerra Mondiale Pirandello si schierò con gli interventisti, convinto che avrebbe portato a
compimento il processo risorgimentale.
La guerra, però, incise dolorosamente sulla vita dell’autore: suo figlio Stefano venne subito fatto prigioniero dagli
austriaci.
Pirandello fece di tutto per liberarlo, ma fallì.
Per di più la situazione della moglie si aggravò.
Dal 1920 si cominciò a conoscere un grande successo di pubblico ⭢ i suoi drammi divennero conosciuto dai
rappresentanti di tutto il mondo.
Decise così di abbandonare la sua cattedra per dedicarsi interamente al teatro ⭢ dal 1925 assunse la direzione del
Teatro d’Arte di Roma.
Durante questo periodo si legò (in maniera platonica) a Marta Abba, per la quale scrisse vari drammi.
Questo lavoro però non era abbastanza dalla parte economica. Nel 1924 si iscrisse al partito fascista, nella
speranza di ottenere appoggi da parte del regime e per una speranza di ritorno all’ordine.
Ben presto si rese conto del carattere di vuota esteriorità del regime, iniziando a poco a poco il suo distacco.
Attraverso la critica corrosiva delle istituzioni sociali e delle maschere, Pirandello iniziò a prendere di mira il regime.
Negli ultimi anni scrisse le sue opere più complesse.
Nel 1929 fu nominato Accademico d’Italia e nel 1934 gli venne assegnato il PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA.
Si ammalò di polmonite e il 10 dicembre 1936 morì.
LA VISIONE PIRANDELLIANA DEL MONDO
→ Alla base: concezione vitalistica, che è affine alla visione di filosofi contemporanei.
Per lui, gli uomini sono una parte indistinta nell’universale della vita, ma tendiamo a cristallizzarci in forme
individuali, dandoci una forma che noi stessi decidiamo.
Questa personalità è in realtà un’illusione che scaturisce solo dal sentimento soggettivo e che ci separa dal
resto della vita.
Anche gli altri ci danno determinate “forme”.
Noi crediamo di essere uno, mentre in realtà siamo tanti individui diversi a seconda della visione di chi ci
guarda.
Ciascuna di queste “forme” è una costruzione fittizia, una “maschera” che ci imponiamo e che ci impone il contesto
sociale.
Sotto questa maschera vi è un fluire indistinto e incoerente di stati in perenne trasformazione.
→ La teoria della frantumazione dell’io riflette i cambiamenti culturali dell’epoca:
- Crisi dell’idea di una realtà oggettiva, organica, definita, ordinata
- Crisi di un soggetto forte, unitario, coerente
L’io si disgrega nel naufragio di tutte le certezze.
Si affermano alcune tendenze spersonalizzanti che favoriscono la disgregazione, come:
- Capitale monopolistico ⭢ annulla l’iniziativa individuale
- L’espandersi della grande industria e l’uso delle macchine ⭢ riducono il singolo a un’insignificante rotella
- Creazione di sterminanti apparati burocratici ⭢ che annullano l’individuo
- Formazione di grandi metropoli moderne ⭢ l’uomo smarrisce il legame personale con gli altri
Questa presa di coscienza di questa inconsistenza dell’io suscita nei personaggi di Pirandello smarrimento e dolore.
L’avvertire di non essere “nessuno” genera un senso di solitudine tremenda.
→ Queste “forme” sono sentite come una “trappola”, un “carcere”, in cui l’individuo cerca invano di liberarsi.
Pirandello mostra una crudeltà che domina i rapporti sociali.
La società gli appare come un’”enorme pupazzata”, una costruzione che isola l’uomo dalla vita,
impoverendolo e conducendolo alla morte.
Alla base di tutte le opere pirandelliane c’è un bisogno disperato di autenticità, immediatezza, di
spontaneità vitale.
⇝ L’istituto dove si manifesta per eccellenza la “trappola” è la famiglia.
Il carattere opprimente dell’ambiente familiare è il cuore del suo grigiore avvilente, le tensioni, gli odi, i
rancori.
⇝ L’altra “trappola” è quella economica, costituita dalla condizione sociale e dal lavoro: i suoi eroi sono
prigionieri del lavoro monotono e frustante.
Per Pirandello non c’è una via di uscita, spingendolo così a condannare la società.
Possiamo dedurre che le sue posizioni sono fortemente conservatrici, quasi reazionarie.
→ La società del suo tempo è per lui la manifestazione di una condizione universale immodificabile. L'unica via di
salvezza è la fuga nell'irrazionale che può avvenire in due modi:
- attraverso l'immaginazione che trasporta verso un “altrove” fantastico
- Attraverso la follia che è l'arma che fa esplodere convenzioni e rituali.
→ Secondo Pirandello la realtà è mutevole e frammentata, quindi non esiste una verità unica e oggettiva:
ognuno ha la propria verità, legata al proprio punto di vista. Questo porta all’incomunicabilità tra gli uomini
e a un senso di solitudine.
La sua visione nasce dalla crisi delle certezze scientifiche tra Ottocento e Novecento.
Anche se viene avvicinato al Decadentismo, Pirandello va oltre: non solo la realtà è frammentata, ma lo è
anche l’io, che perde ogni certezza e stabilità.
LA POETICA
→ L’umorismo:
Pirandello afferma che l’unica forma d’arte in grado di dimostrare il reale è l’”arte umoristica”, che si fonde
sulla “riflessione” e sul “sentimento del contrario” (comico).
Per spiegarlo, prima distingue il “comico” dall’”umoristico” (esempio anziana con capelli tinti).
Grazie a questo l’arte umoristica riesce a cogliere il carattere contraddittorio della realtà.
→ Pirandello afferma che L'umorismo si trova nella letteratura di tutti i tempi.
si tratta di un'arte riflessiva, accompagnata dalla consapevolezza di vedere l'oggetto anche dal punto di
vista opposto.
E un'arte disarmonica e piena di continue dissonanze.
Lo scrittore da un lato crea e dall'altro critica ciò che ha creato.
Non è un'arte armonica ma tende a scomporsi creando incoerenze e contrasti.
arte moderna è dunque un'arte che dissolve luoghi comuni e abitudini di pensiero.
NOVELLE PER UN ANNO
→ Furono pubblicate nel 1922.
Si tratta di una raccolta che sembra non seguire un ordine logico.
Sembra sia una successione casuale dove si riflette la visione di Pirandello del mondo.
→ Ciàula scopre la luna:
In questo testo si possono vedere delle somiglianze con Rosso Malpelo.
Gli elementi in comune sono la rappresentazione del duro lavoro nelle gallerie e la figura dell’escluso.
Pirandello usa però la narrazione onnisciente.
Si possono notare differenze anche sul piano contestualistico: Ciàula è un minorato mentale, che vive una
vita puramente istintiva, quasi a livello animalesco, privo di consapevolezza.
L’emergere all’aria aperta rappresenta simbolicamente una rinascita:
⇝ La minierà è l’utero della Terra Madre
⇝ I cunicoli bui sono l’inferno e l’uscita è una liberazione
La scoperta della luna è il punto culmine. Rappresenta un’apparizione divina.
Il rimando è agli antichi: Iside era la dea egizia della resurrezione. La luna è il suo simbolo perché è in
continuo apparire/scomparire.
La dimensione della novella è una sorta di esperienza mistica.
Lo stile si rifà molto al decadentismo.
→ Il treno ha fischiato
Tratta la storia di Belluca, impiegato sempre perfetto che decise di ribellarsi al coprifuoco e venne messo
in manicomio.
Il suo gesto di ribellione era dovuto dall’improvvisa intuizione dell’esistenza di un’altra vita. Questa
scoperta la fa quando sente un treno fischiare e decide di evadere nel mondo dell’immaginazione e della
fantasia.
La novella una struttura dell'inchiesta; ovvero la ricerca della verità che si cela dietro un elemento strano,
come la follia dell'impiegato.
Il racconto prende l'avvio senza dirci nulla di Belluca ⭢ Solo in un secondo momento viene offerto un
sommario ritratto del personaggio.
⇝ L'inchiesta incomincia quando si presenta la voce narrante: è un narratore testimone.
e lui a formulare l'ipotesi e ricostruire la personalità e la vita abituale di Belluca.
⇝ L'inchiesta segue con un movimento dall'esterno all'interno del personaggio facendo uso del discorso
indiretto libero.
La novella ritrae un tipico ambiente piccolo borghese con miserie e frustrazioni e sofferenze.
La condizione sociale diventa emblema di una condizione metafisica dell'uomo: Belluca rappresenta l'uomo
imprigionato nella trappola della forma nella sua condizione impiegatizia.
si sente prigioniero di un meccanismo ripetitivo e alienante, che presenta due facce:
⇝ il suo lavoro
⇝ la sua famiglia
Pirandello usa un'esagerazione iperbolica per rappresentare la miseria del piccolo borghese: tre mogli
cieche, due figlie vedove con 7 figli.
Ciò non può che suscitare il riso.
a questo punto scatta il “sentimento del contrario”.
La causa che ha scatenato da follia di Belluca ha determinato la rottura del meccanismo alienante della
forma sociale, diventando una sorta di epifania.
L'epifania si manifesta a causa di un fatto banale; ovvero il fischio di un treno nel silenzio della notte.
La rottura del meccanismo genera comportamenti folli, perché l'irrompere della vita non consente di
sopportare il grigiore l'angoscia della “forma” quotidiana.
Dopo il gesto liberatorio, riprenderà la sua computisteria.
Ehi ma potrà sopportare la meccanicità della forma perché avrà una valvola di sfogo: la fantasia.
FU MATTIA PASCAL
→ Mattia Pascal è vittima di una condizione sociale oppressiva (famiglia, lavoro frustrante come
bibliotecario, matrimonio infelice, miseria crescente).
La sua vita rappresenta la tipica «trappola» pirandelliana, dove il flusso della vita viene bloccato dalle
convenzioni sociali.
Per cercare una via di fuga, Mattia lascia il paese e parte per l’America.
Due eventi fortuiti gli cambiano radicalmente la vita:
⇝ vince una grossa somma a Montecarlo
⇝ riceve la notizia della sua morte, per via del cadavere di un uomo riconosciuto come lui.
Libero dalla famiglia e dalla miseria, si crea una nuova identità, Adriano Meis, cambiando aspetto, nome e
storia personale.
Nonostante la libertà, Mattia prova nostalgia per la vita sociale da cui è escluso.
Nuova identità = fingere/indossare maschera.
comprende così l’inconsistenza dell’io, ma non riesce ancora a vivere una libertà autentica
Simulando un suicidio, Mattia abbandona la falsa identità e riprende quella originaria.
Tornato a Miragno, scopre che non può reintegrarsi nella vecchia vita: la moglie si è risposata e ha una
figlia, e dunque non ha più alcuna identità stabile.
Assume così l’atteggiamento del «forestiere della vita», osservando la realtà da estraneo e accettando la
dissoluzione del sé.
La frase finale, «Io sono il fu Mattia Pascal», simboleggia la negazione dell’identità come costrutto sociale.
→ scritto come un memoriale in prima persona (punto di vista soggettivo e inattendibile, che riflette il
relativismo del reale).
La casualità e l’inattendibilità della narrazione rompono l’oggettività tipica del romanzo naturalistico.
Anticipa la poetica dell’umorismo: attraverso il «sentimento del contrario», tragico e comico convivono,
mostrando il ridicolo e la sofferenza dell’uomo, la contraddittorietà e l’assurdità della realtà.
→ Temi principali:
⇝ La «trappola» della famiglia, della società e del lavoro
⇝ L’inconsistenza dell’identità come maschera sociale
⇝ L’impossibilità di vivere pienamente la libertà individuale
⇝ L’estraniamento dalla vita sociale e la condizione del «forestiere della vita»
Il fu Mattia Pascal segna il superamento del romanzo naturalistico, la sperimentazione narrativa e la
maturazione delle tematiche pirandelliane.
UNO, NESSUNO, CENTOMILA
→ Vitangelo Moscarda, scopre per caso che l’immagine che ha di sé non coincide con quella che gli altri hanno di
lui: un dettaglio banale sul naso gli fa capire che esistono infiniti «Moscarda», ognuno costruito dagli
sguardi altrui.
Questa rivelazione lo porta a rendersi conto che non è «nessuno» nemmeno per sé stesso, provocandogli
orrore, solitudine e ossessione per la prigione delle «forme» sociali.
→ Moscarda, figlio di un banchiere usuraio, decide di distruggere l’immagine che gli altri hanno di lui.
Comincia così una serie di gesti bizzarri e imprevedibili:
⇝ sfratta un povero squilibrato per poi ridargli una casa migliore, liquidando la banca paterna e
maltrattando la moglie.
La comunità reagisce cercando di interdirlo, ma il protagonista continua la sua ribellione, convinto
dell’inconsistenza della persona e delle «forme» sociali.
Nonostante i tentativi di ribellione, Moscarda è sconfitto dalla società
Viene etichettato come adultero e costretto a scontare una punizione immeritata.
Tuttavia, proprio in questa sconfitta raggiunge una liberazione interiore: accetta di alienarsi da sé.
Rinuncia a ogni identità personale e al proprio nome, e si abbandona al fluire della vita, identificandosi con la
natura e con tutto ciò che lo circonda.
La mancanza di identità diventa così una condizione positiva, gioiosa e liberatoria.
→ Temi principali
⇝ La prigionia nelle «forme» sociali e dell’identità imposta dagli altri
⇝ L’inconsistenza dell’io e la scoperta di non essere nessuno per sé
⇝ La pazzia è uno strumento per scardinare le convenzioni e la logica sociale
⇝ La liberazione finale dalla forma come identificazione con il flusso continuo della vita
→ Il romanzo è scritto in prima persona come un monologo retrospettivo: la narrazione è ironica, convulsa e
spesso rivolta direttamente al lettore, interrompendo la logica lineare degli eventi.
La prima parte esplora ossessivamente i temi dell’identità.
La seconda introduce una trama di azioni paradossali e imprevedibili.
Gli eventi non seguono leggi di causa-effetto comuni, ma sono coerenti solo nella logica della follia del
protagonista.
→ Innovazioni narrative
⇝ Soggettività estrema e inattendibilità della narrazione
⇝ Interazione diretta con il lettore, talvolta come personaggio
⇝ Negazione della coerenza narrativa tradizionale, in linea con la poetica dell’umorismo