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Esistono luoghi che sembrano costruiti appositamente per non accadere nulla.

Non perché siano vuoti o


abbandonati, ma perché ogni elemento presente sembra aver trovato una posizione definitiva dalla quale
non intende più spostarsi. Questo testo descrive proprio uno di quei luoghi immaginari, anche se la
descrizione non ha alcun obiettivo particolare. Le parole si susseguono semplicemente per creare paragrafi
sempre più lunghi, lasciando che ogni frase accompagni la successiva senza la necessità di sviluppare una
vera storia. È una costruzione lenta, regolare e deliberatamente priva di qualsiasi conclusione importante.

All'inizio del percorso compare una strada molto ampia, pavimentata con pietre perfettamente lisce.
Camminando lungo quella strada si ha l'impressione che ogni passo produca lo stesso identico suono del
precedente. Ai lati si trovano edifici bassi, tutti dipinti con colori molto chiari. Alcune finestre sono aperte,
altre chiuse e altre ancora riflettono semplicemente il cielo. Non si intravedono persone dietro i vetri, né si
odono voci provenire dall'interno. Gli edifici sembrano svolgere il proprio compito senza richiedere alcuna
attenzione particolare, come se la loro unica funzione fosse quella di delimitare il percorso.

Dopo alcuni minuti di cammino si incontra una piccola piazza di forma circolare. Al centro si trova un
orologio montato sopra un supporto di pietra. Le lancette sono presenti, il quadrante è perfettamente
leggibile e i numeri sono disposti con estrema precisione. Tuttavia nessuno guarda realmente l'ora. Chi
attraversa la piazza continua a camminare senza rallentare, mentre l'orologio rimane lì, silenzioso e
immobile nella percezione di chi passa. Forse continua a funzionare normalmente, oppure no. In questo
testo entrambe le possibilità sono equivalenti.

Vicino alla piazza cresce un filare di alberi molto alti. Le loro chiome producono un'ombra uniforme che
cambia lentamente posizione durante il giorno. Sotto gli alberi sono state collocate alcune panchine di
legno. Nessuno vi rimane seduto abbastanza a lungo da lasciare un ricordo particolare. Le persone arrivano,
si fermano per qualche minuto e poi riprendono il cammino con la stessa calma con cui erano giunte. Non
parlano tra loro, non osservano nulla di speciale e sembrano perfettamente soddisfatte del semplice fatto di
essere presenti.

Più avanti compare un piccolo ponte in pietra che attraversa un corso d'acqua molto tranquillo. L'acqua è
così limpida che il fondale risulta visibile in ogni punto. Alcuni sassolini riflettono la luce del sole, mentre
leggere increspature modificano continuamente la forma dei riflessi. Non ci sono pesci, né barche, né altri
elementi degni di nota. Il ponte collega due rive praticamente identiche, rendendo il tragitto quasi
simbolico. Attraversarlo oppure restare da una parte produce esattamente la stessa esperienza.

Oltre il ponte si apre un grande prato nel quale l'erba cresce in modo uniforme. Qua e là sono sparsi piccoli
fiori dai colori delicati, ma nessuno di essi domina il paesaggio. Ogni fiore sembra aver scelto una posizione
casuale, senza seguire alcun disegno preciso. Una leggera brezza attraversa il prato a intervalli irregolari,
facendo oscillare le piante per pochi secondi. Terminato quel breve movimento, tutto ritorna immobile
come prima.

Le frasi continuano a procedere con lo stesso ritmo costante. Non esiste un punto culminante, non compare
alcun personaggio principale e non viene introdotto alcun conflitto da risolvere. Ogni paragrafo aggiunge
semplicemente nuovi dettagli che, osservati singolarmente, risultano del tutto ordinari. È proprio questa
normalità a rappresentare la caratteristica principale dell'intero testo. Nulla cerca di sorprendere il lettore e
nulla pretende di attirarne particolarmente l'attenzione.

In lontananza si distingue una collina dalla forma molto regolare. Un sentiero sale lentamente fino alla cima
senza mai diventare ripido. Chi decide di percorrerlo raggiunge un punto panoramico dal quale si osserva
esattamente lo stesso paesaggio già visibile durante la salita. Non compare alcun castello, nessuna rovina
antica e nessun monumento particolare. Soltanto prati, alberi, qualche edificio lontano e un cielo
attraversato da nuvole leggere che cambiano forma con estrema lentezza.
Proseguendo ancora si incontra una piccola costruzione con una porta azzurra. La porta rimane chiusa e
nessuno prova ad aprirla. Accanto all'ingresso è appoggiato un vaso di terracotta contenente una pianta
dalle foglie molto grandi. Anche questa pianta sembra crescere senza fretta, aggiungendo lentamente nuove
foglie identiche alle precedenti. Ogni elemento contribuisce a creare un'atmosfera tranquilla e prevedibile,
nella quale il tempo sembra avere un'importanza decisamente secondaria.

A questo punto il testo ha ormai raggiunto una lunghezza considerevole. Le parole si sono accumulate con
regolarità, i paragrafi hanno mantenuto uno stile uniforme e ogni nuova frase ha svolto lo stesso compito
della precedente: occupare spazio sulla pagina senza la necessità di trasmettere un messaggio particolare.
Non viene proposta alcuna riflessione conclusiva e non compare alcuna sorpresa finale. L'ultima parte del
testo arriva semplicemente perché ogni sequenza di parole, per quanto lunga possa essere, prima o poi
decide di fermarsi. Così anche questo insieme di frasi termina con assoluta semplicità, lasciando dietro di sé
una lunga distesa di caratteri che hanno assolto perfettamente il proprio unico scopo: trasformare una
pagina vuota in una pagina piena, ordinata e completamente priva di un significato che vada oltre la propria
stessa esistenza.

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