Esistono testi che nascono con l'obiettivo di raccontare una storia, spiegare un concetto oppure trasmettere
un'emozione. Questo, invece, appartiene a una categoria completamente diversa. Qui le parole non hanno
alcuna responsabilità particolare se non quella di susseguirsi con un certo ordine apparente, formando frasi
che sembrano avere una direzione ma che, in realtà, avanzano senza una meta precisa. Ogni periodo si
limita a occupare il proprio spazio, senza pretendere di lasciare un ricordo duraturo o una riflessione
profonda. È semplicemente una lunga sequenza di caratteri che trova posto sulla pagina e continua a
procedere con la stessa tranquillità dall'inizio alla fine.
Immaginiamo una piazza perfettamente silenziosa. Al centro della piazza si trova una panchina che nessuno
utilizza. Poco distante esiste una fontana dalla quale non esce acqua, ma soltanto un rumore appena
percettibile, simile al fruscio delle pagine di un libro che nessuno sta leggendo. Attorno alla fontana si
trovano alberi dalle foglie perfettamente immobili, come se il vento avesse deciso di concedersi una lunga
pausa. Ogni elemento descritto sembra voler suggerire qualcosa, ma in realtà non suggerisce assolutamente
nulla. Esiste soltanto per contribuire alla lunghezza complessiva del testo.
In un'altra parte di questo luogo immaginario compare una bicicletta appoggiata contro un muro. Nessuno
sa a chi appartenga, nessuno la utilizza e nessuno sembra notarne la presenza. Rimane semplicemente lì,
con le ruote ferme e il manubrio leggermente inclinato verso destra. Poco più avanti una finestra rimane
aperta anche se non esiste alcuna casa chiaramente visibile. Dietro quella finestra potrebbe esserci una
stanza completamente vuota oppure una biblioteca piena di volumi mai consultati. Qualunque possibilità è
valida, perché nessuna modifica realmente il significato di quanto viene raccontato.
Le parole continuano ad accumularsi con estrema naturalezza. Ogni frase aggiunge qualche riga, ogni riga
aggiunge qualche parola e ogni parola aumenta lentamente il numero complessivo dei caratteri. È un
processo semplice, regolare e privo di sorprese. Alcune frasi sembrano iniziare un ragionamento, ma
cambiano immediatamente direzione. Altre sembrano preparare una conclusione importante, salvo poi
interrompersi senza aver raggiunto alcun risultato particolare. Tutto rimane sospeso in una sorta di
equilibrio tra il dire e il non dire.
Nel frattempo il tempo continua a scorrere come farebbe normalmente, anche se nessuno dei personaggi
immaginari presenti in questo testo sembra preoccuparsene. Un orologio potrebbe segnare sempre la
stessa ora, una clessidra potrebbe trattenere la sabbia senza lasciarla cadere e un calendario potrebbe
mostrare contemporaneamente tutti i giorni dell'anno. Nessuno di questi dettagli possiede un'utilità
concreta, ma tutti contribuiscono a costruire un ambiente apparentemente ricco di elementi, pur
rimanendo completamente privo di uno scopo preciso.
Da qualche parte esiste probabilmente una strada che conduce verso un luogo sconosciuto. Lungo quella
strada potrebbero trovarsi lampioni accesi anche durante il giorno, panchine rivolte verso muri privi di
finestre e cartelli che indicano destinazioni inesistenti. Camminare lungo quel percorso non permetterebbe
di arrivare a nulla di particolare, ma consentirebbe comunque di continuare il viaggio. In fondo anche
questo testo funziona nello stesso modo: procede costantemente senza preoccuparsi della destinazione
finale.
Potrebbe comparire improvvisamente una nuvola dalla forma perfettamente quadrata oppure un albero
con il tronco azzurro e le foglie color argento. Potrebbe persino esistere un lago che riflette un cielo
completamente diverso da quello che gli si trova sopra. Tutte queste immagini convivono senza creare
contraddizioni, perché nessuna di esse deve rispettare una logica rigorosa. Il loro unico compito consiste
nell'aggiungere ulteriori descrizioni e aumentare progressivamente l'estensione del testo.
Arrivati a questo punto diventa evidente che ogni nuovo paragrafo continua semplicemente il lavoro del
precedente. Non vengono introdotti concetti fondamentali, non vengono risolti misteri e non vengono poste
domande alle quali sia necessario rispondere. Il testo continua con regolarità, mantenendo lo stesso ritmo
tranquillo e uniforme. Le parole si alternano come tessere di un mosaico che, una volta completato,
rappresenta soltanto la propria esistenza.
Infine compare una conclusione che non conclude realmente nulla. Le ultime frasi occupano il loro spazio
con la stessa discrezione delle prime, lasciando la pagina completamente riempita senza aver trasmesso
alcun messaggio particolare. Il testo termina semplicemente perché, prima o poi, ogni sequenza di parole
raggiunge il proprio punto finale, e anche questa lunga successione di frasi decide infine di fermarsi dopo
aver assolto il proprio unico obiettivo: occupare spazio in modo ordinato, continuo e assolutamente privo di
qualsiasi reale utilità.