Ogni tanto capita di osservare un foglio completamente bianco e pensare che, in fondo, qualsiasi insieme di
parole sia sufficiente a modificarne l'aspetto. È proprio da questa semplice considerazione che prende
forma questo testo, il quale non desidera spiegare, convincere o raccontare qualcosa di memorabile. L'unico
obiettivo consiste nel trasformare lo spazio vuoto in una lunga successione di frasi ordinate, prive di un
reale significato ma perfettamente adatte a occupare numerose righe. Le parole si susseguono con
naturalezza, costruendo paragrafi che sembrano seguire un filo logico senza però arrivare mai a una
conclusione davvero importante.
In una città immaginaria esiste una piazza nella quale tutte le panchine sono rivolte verso il centro. Al centro
della piazza, tuttavia, non si trova alcuna statua, nessuna fontana e nessun monumento particolare. C'è
soltanto uno spazio perfettamente vuoto che continua a rimanere tale giorno dopo giorno. Le persone si
siedono ugualmente sulle panchine, osservano quel punto privo di qualunque elemento interessante e,
dopo qualche minuto, si alzano per proseguire la propria passeggiata. Nessuno sembra trovare strano
questo comportamento. Anzi, tutti lo considerano perfettamente normale, come se fosse sempre stato così.
Da quella piazza parte una strada lastricata che attraversa quartieri tranquilli nei quali ogni edificio possiede
finestre della stessa dimensione. Alcune sono aperte, altre chiuse e altre ancora socchiuse, ma nessuno
guarda realmente all'esterno. Dietro i vetri potrebbero esserci stanze arredate oppure completamente
vuote. Potrebbero esistere lunghi corridoi, piccole cucine, biblioteche silenziose o semplici pareti bianche.
Qualunque possibilità è accettabile perché nessuna modifica realmente ciò che il testo sta cercando di fare,
ovvero continuare a occupare spazio senza introdurre elementi davvero significativi.
Proseguendo lungo il percorso si incontra un piccolo ponte costruito sopra un ruscello estremamente
tranquillo. L'acqua scorre lentamente, talmente lentamente che osservandola per qualche secondo sembra
quasi immobile. Alcune foglie galleggiano senza una direzione precisa, mentre piccoli sassi sul fondo
rimangono perfettamente fermi. Ogni dettaglio contribuisce a creare l'impressione di un paesaggio sereno,
ma non esiste alcun motivo particolare per cui il ponte, il ruscello o le foglie siano stati inseriti nel testo. La
loro presenza è del tutto casuale e serve soltanto ad aggiungere nuove descrizioni.
Poco più avanti compare una torre molto alta. Nessuno conosce la sua altezza esatta e nessuno sente il
bisogno di misurarla. Le scale interne sembrano salire all'infinito, ma chi arriva in cima scopre
semplicemente un piccolo terrazzo dal quale si osserva lo stesso panorama già visibile dal basso. Non esiste
un premio per aver raggiunto la sommità, non c'è una porta segreta e non compare alcun personaggio
misterioso. Il viaggio termina esattamente nello stesso modo in cui era iniziato: con assoluta semplicità.
Le parole continuano a riempire la pagina mantenendo un ritmo costante. Alcune frasi risultano
leggermente più lunghe, altre si limitano a poche righe, ma tutte collaborano allo stesso risultato. Il testo
cresce lentamente, aumentando il numero complessivo dei caratteri senza mai cambiare davvero direzione.
È una costruzione paziente, composta da periodi che si aggiungono uno dopo l'altro con estrema regolarità.
Si potrebbe descrivere un mercato nel quale tutti i negozi vendono scatole vuote accuratamente
impacchettate. I clienti osservano gli scaffali con interesse, confrontano le dimensioni delle confezioni e
scelgono con attenzione quella che preferiscono. Una volta acquistata la scatola, la portano a casa e la
collocano sopra uno scaffale insieme alle altre. Nessuno sente la necessità di aprirla, perché il contenuto
non rappresenta la parte importante dell'esperienza. L'oggetto esiste semplicemente come presenza fisica,
esattamente come le parole di questo testo esistono semplicemente per occupare spazio.
Nel frattempo il cielo cambia lentamente colore. Il mattino lascia posto al pomeriggio, il pomeriggio alla sera
e la sera alla notte. Tuttavia il paesaggio rimane quasi identico. Gli alberi continuano a essere immobili, il
ponte conserva la propria posizione e la torre rimane silenziosa. Persino il vento sembra essersi dimenticato
di soffiare. Tutto appare stabile, prevedibile e perfettamente coerente con l'assenza di qualsiasi evento
realmente significativo.
Arrivati a questo punto, il testo ha ormai raggiunto una lunghezza considerevole. Le righe si sono
accumulate con costanza, i paragrafi hanno mantenuto un ritmo uniforme e ogni nuova frase ha contribuito
ad aumentare il numero complessivo dei caratteri. Non è stata raccontata una storia vera, non è stato
sviluppato un ragionamento e non è stata trasmessa una particolare emozione. Tutto è rimasto
volontariamente neutrale, semplice e ripetitivo.
Infine arriva la conclusione, che conclude soltanto nel senso più formale del termine. Le ultime parole si
dispongono accanto alle precedenti senza introdurre alcuna rivelazione finale. Non esiste una morale
nascosta, non compare un significato improvviso e non viene risolto alcun mistero. Il testo termina nello
stesso modo in cui era iniziato: con una lunga successione di frasi tranquille, ordinate e sostanzialmente
inutili, create esclusivamente per riempire spazio, aumentare il numero delle pagine e trasformare un foglio
vuoto in un documento lungo, continuo e completamente privo di uno scopo diverso dalla propria stessa
esistenza.