Ci sono giorni in cui una parola decide semplicemente di seguire quella precedente senza chiedersi dove stia
andando. In questo testo accade esattamente questo. Ogni frase nasce, cresce per qualche riga e infine si
conclude con la stessa naturalezza con cui era iniziata. Non esiste un argomento principale, non esiste un
obiettivo nascosto e non esiste nemmeno una morale finale. Tutto procede con calma, come una
passeggiata lungo una strada che continua all'infinito senza incrociare alcun luogo memorabile.
Una finestra potrebbe aprirsi su un paesaggio immaginario, mentre una sedia potrebbe osservare il
passaggio di un'ombra che non appartiene a nessuno. Da qualche parte un libro resta chiuso, non perché
custodisca un segreto, ma semplicemente perché nessuno ha sentito il bisogno di aprirlo. Nel frattempo un
bicchiere rimane sul tavolo, riflettendo una luce che cambia intensità senza alcuna ragione apparente.
Le parole continuano a riempire la pagina con assoluta tranquillità. Ogni periodo si aggiunge al precedente
come una tessera di un mosaico che, una volta completato, rappresenta soltanto se stesso. Non importa se
il lettore cerca un significato particolare, perché non ce n'è uno da trovare. La sequenza delle frasi è
sufficiente a mantenere il testo in movimento fino alla sua conclusione.
Si potrebbe descrivere un orizzonte lontano, una montagna invisibile oppure un fiume che scorre al
contrario, ma nessuno di questi elementi cambierebbe realmente il risultato finale. Rimarrebbero
semplicemente immagini senza conseguenze, dettagli che esistono soltanto per allungare il racconto e
rendere più numerose le righe presenti sulla pagina.
Alla fine il testo termina senza aver realmente iniziato qualcosa. Le ultime parole occupano il loro spazio con
la stessa semplicità delle prime e lasciano il foglio pieno, ordinato e perfettamente inutile.