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APPUNTI DI SINTASSI

§ Grammatica normativa vs. descrittiva

§ Esistenza di una STRUTTURA più astratta della successione di parole

§ RELAZIONI SINTATTICHE:
.accordo di numero
.funzioni grammaticali
.corrispondenza sistematica fra elementi clitici e tonici
.corrispondenza sistematica tra le funzioni grammaticali delle frasi attive e passive
> le relazioni sintattiche si conservano anche a distanza
> le relazioni sintattiche non sono spiegabili soltanto in termini di successione
di parole, ma si fondano sulla "struttura"
§Base empirica della sintassi: le intuizioni dei parlanti nativi di una lingua

§Grammaticalità: "buona formazione" secondo i parlanti nativi di una lingua

§Chomsky 1965: Grammaticale vs. Accettabile (si lega alla distinzione tra
Competenza ed Esecuzione): "Grammaticale" è un concetto relativo alla Competenza,
"Accettabile" all'Esecuzione.

§Concetti sintattici "ingenui": ad es. Frase, Parola, Gruppo di parole, Accordo

§"Adeguatezza descrittiva" della grammatica: (Chomsky 1965) offrire un resoconto


corretto dell'intuizione del parlante nativo e specificare i dati osservati in termini di
generalizzazioni che esprimano le regolarità sottostanti della lingua.
si accosta alla
§"Adeguatezza esplicativa": la grammatica spiega il perché della formazione delle
regole

§"GRAMMATICA UNIVERSALE" (GU): gli spunti iniziali si trovano in Husserl


(1859-1938), lo sviluppo della teoria è di Chomsky:
il linguaggio umano possiede determinate caratteristiche che lo distinguono
dagli altri "linguaggi": ad esempio la Ricorsività, che è la possibilità di incassare una
frase nell'altra potenzialmente all'infinito. Oppure la Dipendenza dalla struttura. Sulla
base di qeste considerazioni, Chomsky ha affermato che le caratteristiche del
linguaggio umano sono appannaggio della sola nostra specie, e quindi INNATE.
Gli elementi innati sono detti PRINCIPI; ci sono poi altri valori positivi o negativi
che cambiano da lingua a lingua, e questi sono i PARAMETRI: un esempio di
parametro è l'omissibilità o meno del soggetto. L'assegnazione dei parametri ad una
lingua dipende da altri aspetti della lingua stessa.
§ Distinzione tra concetti "INGENUI" e "TEORICI": una linguistica teorica deve
tener conto dei concetti ingenui se vuol essere esaustiva a livello descrittivo; d'altra
parte, se una teoria non ha adeguatezza esplicativa è anch'essa ingenua.

I) SINTASSI INGENUA 1: LE PARTI DEL DISCORSO.


I linguisti, a questo proposito, preferiscono parlare di "Classi di parole".

§ PAROLA: fonologica, morfologica, sintattica, semantica.

La parola sintattica coincide in genere con quella morfologica.

La parola fonologica non coincide sempre con quella morfologica.

Concetto intuitivo di parola: "entità racchiusa tra due spazi bianchi". E' un concetto
dettato dalla cultura occidentale. Ma in realtà (Sapir) anche chi non divide le parole
per iscritto le scandisce oralmente. Anche le entità che oralmente sembrano parole
singole ( fr. il aime, letto ilèm ) sono divisibili tramite altre parole (il m'aime).
Quindi:

§Definizione di "Parola": quell'entità che


. può occupare posizioni diverse secondo il tipo di frase in cui si trova,
ma
. non può alterare l'ordine degli elementi che la formano.

§ CRITERI per la delimitazione delle parti del discorso:


essi non devono considerare le varie parole singolarmente, bensì la loro
distribuzione all'interno della frase (criteri DISTRIBUZIONALI).
Esempio: in inglese gli aggettivi ricorrono spesso insieme ai nomi.
Altro esempio: in una posizione adatta ai nomi non possono occorrere altre "parti del
discorso" (mangio la mela, ma mangio la per, mangio la quando, mangio la andava)
In ogni caso, bisogna tener conto anche di criteri MORFOLOGICI.
Esempio: anche ricorrendo in posizione vicina, in inglese aggettivi e nomi si
distinguono perché i primi sono invariabili, i secondi possono prendere una desinenza
di plurale (the tall boy- the tall boys).
N.B.: in inglese sono frequent i c.d. "omofoni grammaticali" (love, move, fight etc.),
che possono essere sia nomi che verbi. Essi sono però distinguibili per classe di
appartenenza grazie ai loro diversi mutamenti morfologici (nonché in base al
contesto).

LE PARTI DEL DISCORSO:


Sapir: "ogni lingua ha il suo schema"; "nessuna lingua manca in modo completo della
distinzione tra verbo e nome".

a) DETERMINANTI: ne fanno parte gli "Articoli", ma anche gli "Aggettivi" c.d.


"Dimostrativi" (questo, quello etc.), perché possono occorrere nelle stesse posizioni,
ma non possono stare vicini. Esempi:
Il mio libro
Questo mio libro
*Questo il mio libro
N.B.: La grammatica tradizionale distingue tra "Agg. dimostrativi" e "Pronomi
dimostrativi", ma avendo essi le stesse funzioni (specificare caratteristiche dell'entità
a cui si riferiscono) la grammatica attuale li considera entrambi facenti parte dei
"Determinanti".

I determinanti si dividono a loro volta in due sottoclassi:


. quelli che non possono ricorrere senza un nome ( il, una, etc.)
. quelli che possono ricorrere anche da soli ( questo, quella, etc.)

b) AGGETTIVI: vengono considerati parte del discorso a sé stante (e non come


sottoclasse dei nomi) solo a partire dal Medioevo. Ma ciò è giusto, perché
. solo gli aggettivi (e non i nomi) possono essere preceduti da parole come
assai, così, davvero etc. ("Intensificatori"). Esempi:
Assai bello
*Assai casa
. anche se sia agg. che nomi possono essere preceduti da parole come molto,
poco, parecchio, quste parole si accordano con un nome ma rimangono invariate con
un aggettivo.

c) PRONOMI: nella grammatica tradizionale vengono divisi in vari sottogruppi


(dimostrativi, interrogativi, personali, relativi, indefiniti etc.). Per la grammatica
attuale, i veri pronomi sono solo quelli personali; i c.d. "Indefiniti" vengono indicati
come "QUANTIFICATORI" perché indicano una quantità.
Insieme ai Pron. personali vanno quelli c.d. riflessivi ( me stesso, te stesso etc.)
perché anch'essi variano in base alla Persona. Per classificare i Pronomi useremo due
criteri: uno c.d. distribuzionale e uno c.d. interpretativo.
1) Criterio distribuzionale: distingue i Pronomi a seconda della loro
distribuzione nella frase e li divide in:
. pronomi clitici ( mi, ti, lo/la, ci, vi, li/le). Essi possono ricorrere solo in certe
posizioni:
Un pron. clitico non può ricorrere nelle stesse posizioni di nomi, gruppi
nominali e pron. liberi ( Preferiscono lui; Preferiscono Gianni; *Preferiscono lo) (Lo
danno a lui; lo danno a Gianni; *Lo danno gli)
Un pron. clitico si presenta sempre unito ad un verbo e può esserne separato
solo da un altro clitico ( Gli do subito il libro / *Gli subito do il libro / Glielo do
subito)
L'ordine dei clitici tra loro è rigidam. fissato ( Glielo do subito / *Lo gli do
subito)
I pron. clitici non possono apparire in isolamento ( A chi hai dato il libro? A lui
/ *Gli)
I pronomi clitici non possono essere coordinati tra loro ( Ho incontrato lui e
lei / *lo e la ho incontrato)
I pronomi clitici non possono essere legati a verbi coordinati ( Lo compro e lo
leggo / *Lo compro e leggo)
I pronomi clitici non possono essere dotati di accentaz. contrastiva
(caratteristica fonologica) ( Ho incontrato lei, non lui / *Ho incontrato la, non lo)

I pronomi clitici si dividono a loro volta in proclitici ( o "in proclisi"), che stanno
prima del verbo ed enclitici ( o "in enclisi") che stanno dopo. In italiano, si ha il
primo tipo con verbi (+ finiti), il secondo con verbi (-finiti).

n.b.: Le "particelle" ci ( o "vi") e ne, pur non avendo tratti di Persona, sono
assimilabili nel comportamento ai clitici: sono sempre uniti al verbo e compaiono con
i clitici in un ordine prestabilito.

. pronomi liberi ( me, te, lui/lei, noi, voi, loro). La loro distribuzione è libera, uguale
a quella di un nome o di un gruppo nominale.

2) Criterio interpretativo: distingue i Pronomi in base all'uso che se ne può fare,


distinto in:
. uso deittico ( il riferimento è determinabile in base al contesto "esterno", cioè alla
realtà; es.: L'ho visto)
. uso anaforico ( il riferimento è desunto dal contesto "interno", vale a dire dal resto
della frase; es.: Cercavo Mario, ma non l'ho visto). Il riferimento del Pron. anaforico
(in questo caso, Mario) è chiamato antecedente del Pronome stesso.
La distinzione d'uso porta alla distinzione tipologica tra pronomi personali e pronomi
riflessivi.

N.B.: I pronomi personali possono avere entrambi gli usi, quelli riflessivi soltanto
l'uso anaforico.
ma
in realtà, neanche i Pron. pers. possono avere un antecedente all'interno della stessa
frase semplice. infatti, in una frase come "Gianni lo ha ingannato", il Pron. pers. lo
non può riferirsi a Gianni, cosa che invece può (ma non deve necessariamente) essere
in una frase come "Gianni ha detto che Mario lo ha ingannato".
Quindi, è meglio dire che
§ I Pronomi personali non possono avere un antecedente all'interno della stessa frase
semplice, i Pronomi riflessivi debbono.
N.B.:Conclusione sui Pronomi:
Il criterio distribuzionale e quello interpretativo si incrociano, ma mentre il primo
crea una distinzione non conosciuta a tutte le lingue, la divisione tra Pron. personali,
riflessivi etc. dal punto di vista degli antecedenti sembra universale.

c') TRA AGGETTIVI E PRONOMI troviamo la classe dei c.d. Pronomi possessivi;
essi si comportano, da un punto di vista interpretativo, come i Pronomi, perché hanno
un uso deittico e un uso anaforico (La sua mamma è bella / Gianni cerca la sua
mamma) e perché si distinguono tra Riflessivi e non-Riflessivi: dei primi fanno parte
suo e loro, dei secondi fa parte proprio. Ma a differenza di quanto accade per i due
tipi di Pronomi, "suo" e "proprio" non sono in distribuzione complementare
("proprio" può essere sostituito con "suo", ma non viceversa).

d) AVVERBI: per la gramm. tradizionale sono: di modo, di tempo, di luogo, di


quantità (molto, poco etc.: "Intensificatori"), di negazione etc.; praticamente tutto ciò
che non si riusciva ad inserire in altre categorie. Ma notiamo che:
. molti c.d. Avverbi "di tempo" e "di luogo" sono omofoni a
preposizioni. Esempi:
Il sindaco parlerà dopo
Il sindaco parlerà dopo il tecnico comunale
La nuova gramm. parla in questo caso di preposizioni "usate intransitivamente" o
"usate transitivamente" ( perché si comportano come alcuni verbi tipo leggere,
mangiare, scrivere, che possono avere o meno un Compl. Ogg.).
e) CONGIUNZIONI: vengono tradizionalmente distinte in "Coordinanti" (e, o, ma
etc.) e "Subordinanti" (perché, quando, se etc.). Tra queste ultime ritroviamo molte
parole viste già come tradizionali Avverbi o Preposizioni.
Le congiunzioni "Subordinanti" saranno d'ora in poi considerate PREPOSIZIONI, in
accostamento a certi verbi come dire, che possono essere seguiti sia da un "Gruppo
nominale" che da una frase. Esempi:
Ho detto la verità Verrò dopo il tramonto
Ho detto che ci sarò Verrò dopo che avrò finito
(??????)

f) Espressioni come SI' e NO: sono dei "Pro-frasi". Esempio:


Verrai? No. (= non verrò)

g) VERBI: per questa classe come per quella dei nomi, bisogna operare un'ampia
SOTTOCATEGORIZZAZIONE (suddivisione in categorie).
Le categorie vengono stabilite in base a:
a) tratti INTRINSECI
b)tratti CONTESTUALI, divisi in: "Valenza verbale" (determina quante e quali
categorie cooccorrono con ciascun verbo). Esempio:
Gianni teme la guerra
? Gianni teme
e "Tratti di selezione" (specificano i caratteri individuali di queste categorie).
Esempio:
Gianni teme la guerra
? La guerra teme Gianni
La "Valenza verbale" decide ad es. che un verbo come temere deve essere
accompagnato da due nomi o due gruppi nominali; i "Tratti di selezione" indicano
che lo stesso verbo "seleziona" un nome "animato".
Quindi:

§ la valenza si colloca su un piano sintattico, i tratti di selezione su un piano


sintattico- semantico.

N.B.: Il termine "Valenza" è stato introdotto da Tesnière (1959), che ne dà la


teorizzazione:
§ Gli elementi che debbono per forza ricorrere insieme a un verbo si
chiamano attanti, quelli che possono apparirvi facoltativamente sono i circostanti
(oppure "circostanziali").
Gli elementi detti "Attanti" saranno qui chiamati Argomenti.
Esempio:

Gianni ha incontrato Maria la settimana scorsa


(Arg) (Arg) (Circost)
n.b.: la frase rimane grammaticale se si toglie il Circ., ma non se si toglie il [Link].
Alcuni verbi come ad es. bere, trans. ma che possono essere usati intransitivamente,
ammettono due costruzioni: quella a 2 argomenti e quella a un argomento solo.
Esempi:
Gianni beve la birra
Gianni beve
Ma non tutti i verbi trans. hanno questa possibilità.

§ La scelta degli Argomenti, ma non dei Circostanziali, è ristretta dal verbo. Esempio:
interrogare e domandare richiedono entrambi 2 argom. (+ animati), ma il primo
vuole 2 gruppi nominali, il secondo un gruppo nominale, un gruppo prep. e una frase.

Il giudice ha interrogato il testimone


Il giudice ha domandato al testimone chi era in casa

§ L'ordine delle parole è più vincolante per gli Argomenti, più libero per i
Circostanziali.
CLASSIFICAZIONE DEI VERBI IN BASE ALLE VALENZE.

1) verbi avalenti: non sono accompagnati da nessun Argomento ( piove, nevica etc.)
2) verbi monovalenti: 1 solo argomento ( camminare, morire). Alcuni di essi, come
sembrare, sono a volte seguiti da una frase o da un infinito. In questo caso sembrano
bivalenti, ma non lo sono.
3) verbi bivalenti: 2 Argomenti ( osservare etc.). Il secondo Arg. può essere un
gruppo nominale o preposizionale o una frase.
4) verbi trivalenti: 3 Argomenti. Secondo Tesnière, sono esemplificati da verbi di
dire e da quelli di dare.

N.B.: I verbi c.d. ausiliari non hanno valenza propria, ma prendono quella dei verbi
che accompagnano.
I verbi dotati di valenza propria sono detti lessicali.
La distinz. tradiz. tra verbi Impersonali, Intransitivi e Transitivi non corrisponde a
quella basata sulla valenza. E' comunque necessario distinguere tra:
. transitività "in senso stretto" (verbi bi- e trivalenti obbligatoriamente accompagnati
da 2 gruppi nomin.)
. transitività " in senso lato" (tutti i verbi bi- e trivalenti)

. intransitivi ad ausiliare "essere"


. intransitivi ad ausiliare "avere"
Ecco le modalità di quest'ultima distinzione:
a) entrambi i tipi di intrans. possono essere sia preceduti che seguiti dal loro sogg.,
ma soltanto il sogg. di quelli con "essere" può essere preceduto da ne. Es.:
Sono arrivati molti ragazzi Ne sono arrivati molti
Hanno chiamato molti ragazzi * Ne hanno chiamato molti

2) Il P. Pass. dei verbi con "essere" si accorda al sogg., quello dei verbi con "avere"
resta invariato. (sono arrivati- hanno chiamato)

3) Solo con il P. Pass. degli Intrans. ad aus. "essere" si può creare un "Modificatore"
di un nome o una "Costruz. assoluta". Es.:
Un uomo partito poco fa * Un uomo telefonato poco fa
Partito Gianni, siamo usciti * Telefonato Gianni, siamo usciti

4) Solo gli Intrans. ad ausiliare "avere" possono formare nomi d'agente in -ore. Es.:
Il telefonatore misterioso * Il partitore misterioso

N.B.: Alcuni Intrans. ad ausiliare "essere" possono essere "usati transitivamente". La


differenza con i "Transitivi usati intransitivamente" sta nel fatto che in questi il sogg.
rimane lo stesso ( Gianni beve la birra- Gianni beve), mentre in quelli il sogg. della
forma intrans. diventa l'ogg. diretto di quella transitiva ( I prezzi sono aumentati- Il
negoziante ha aumentato i prezzi). Questa proprietà di tali verbi è stata da alcuni
definita ergatività o inaccusatività.

h) NOMI: anch'essi presentano delle "valenze", ma i verbi hanno bisogno che tutte le
loro valenze siano saturate, i nomi no. Dal punto di vista della valenza, i nomi si
distinguono in argomentali (spiegazione, partenza etc.) e non-argomentali ( casa,
palazzo, cane etc.). Differenze:

1) I nomi non-argomentali possono, ma non debbono, essere seguiti da un "compl.


di spec.". Quando i nomi argomentali si trovano da soli, la loro specificazione è
recuperabile in base al contesto.
2) I Compl. di Spec. dei nomi argomentali realizzano un vero e proprio "ruolo
tematico" (La partenza di Gianni: Gianni compie l'az.); quelli dei nomi non-
argomentali esprimono di solito la pura e semplice relaz. di "possesso" (La casa di
Gianni: Gianni possiede la casa)

N.B.: In generale, i nomi argomentali sono "astratti", quelli non-arg. sono


"concreti". Se i primi vengono usati in funzione non-arg., diventano concreti. Es.:
La costruzione della basilica è terminata Quella costruzione è altissima
(astr.) (concr.)

§ SUDDIVISIONE DEI NOMI ARGOMENTALI:

. nomi monoargomentali: corrispondono ai verbi intrans.: telefonata, camminata,


partenza etc. L'argomento di tali nomi è il sogg. dei corrisp. verbi ( la partenza di
Gianni- Gianni parte); quindi si dirà anche che è il sogg. dei nomi.
. nomi biargomentali: abitualmente chiamati "Nomi d'azione": spiegazione,
costruzione etc. 2 argomenti, che nei verbi corrispondenti sono il Sogg. e l'Ogg.
diretto (La spiegazione di Newton della forza di gravità- Newton spiega la forza di
gravità). Ma i nomi possono anche avere 1 solo argomento (La spiegazione di
Newton). Per eventuali ambiguità, si può usare la locuz. da parte di.
. nomi trivalenti: dono etc. Anche questi nomi possono avere un'accez.
argomentale ed astratta (Il dono è un atto d'altruismo) ed una non-arg. e concreta (Il
tuo dono era bellissimo).

N.B.: Differenza tra verbi e nomi argomentali: i nomi sono sempre "trans. in senso
lato": il loro Sogg. ed Ogg. sono sempre gruppi prep. Esempio:
La partenza di Gianni * La partenza Gianni

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