LE in Provincia Di Cuneo: Imprese Familiari
LE in Provincia Di Cuneo: Imprese Familiari
FAMILIARI
IN PROVINCIA
DI CUNEO
LE SFIDE PER LA CONTINUITÀ, LA GOVERNANCE
E LA CRESCITA TERRITORIALE
A cura dell’Università di Scienze Gastronomiche
Coordinamento dell’Ufficio Studi e Ricerche Fondazione CRC
FocusCRC
OTTOBRE 2025
© 2025 Fondazione CRC
Via Roma 17 – 12100 Cuneo – Italia
[Link]
ISBN 978-88-98005-40-6
Il documento in formato PDF è scaricabile dal sito [Link]
È vietata la riproduzione dei testi, anche parziale, senza autorizzazione
Progetto grafico e impaginazione: [Link] – Savigliano
L’analisi che segue è stata promossa e finanziata dalla Fondazione CRC e condotta in collaborazione
con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, con il coordinamento dell’Ufficio Studi e
Ricerche della Fondazione.
Ufficio Studi Fondazione CRC: Elena Bottasso (responsabile), Francesco Carbonero (analisi dei dati),
Eleonora Ferrero.
Gruppo di lavoro dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo: Carmine Garzia (responsabile
scientifico), Domenico Rocco Cambrea, Maria Giovanna Onorati, Francesco Maria Gentile.
Il presente rapporto è frutto del lavoro congiunto degli autori. Nello specifico, il Capitolo 1 è opera
del gruppo di lavoro dell’Università, il Capitolo 2 è stato scritto da Domenico Rocco Cambrea e da
Carmine Garzia, il Capitolo 3 da Carmine Garzia e da Francesco Maria Gentile, il Capitolo 4 e la sezione
sull’analisi fattoriale nell’appendice statistica da Maria Giovanna Onorati. Le conclusioni sono opera
del gruppo di lavoro complessivo dell’Ufficio Studi e Ricerche di Fondazione CRC e dell’Università di
Scienze Gastronomiche.
Fonte dei dati inerenti a proprietà, management e performance: AIDA. La raccolta dei dati relativi
all’indagine demoscopica è stata realizzata dalla società Demetra Srl. I dati elaborati sono aggiornati
al 03/07/2024.
Si ringrazia la Camera di commercio di Cuneo per la collaborazione istituzionale, la condivisione
del perimetro di analisi e il supporto costante nella raccolta dei dati e nel confronto sui risultati
preliminari del lavoro. Inoltre, un sentito ringraziamento è rivolto alle imprese che, mettendo a
disposizione la loro competenza e le proprie informazioni, hanno compilato il questionario che ha
reso possibile lo studio qui pubblicato.
Infine, si ringraziano le aziende Sebaste, LPM s.r.l., la Camera di Commercio di Cuneo, Confindustria
Cuneo, Confartigianato Cuneo e Confcommercio che, in particolare attraverso la partecipazione
di Egle Sebaste, Cristina Pilone, Gianni Aime, Elena Angaramo, Stefania Bergia, Joseph Meineri, Ines
Noto, hanno collaborato alle riflessioni qualitative e agli spunti di prospettiva offerti per leggere in
modo competente le evidenze emerse da questo studio.
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Sommario
Presentazione 5
Introduzione 7
1. Le imprese familiari. Caratteristiche distintive e criticità 11
1.1 Il ruolo delle imprese familiari per la competitività del sistema economico 12
1.2 Il passaggio generazionale e l’impatto sulle performance aziendali 13
1.3 Il gender gap nell’economia italiana e nel contesto globale 15
2. Le imprese familiari della provincia di Cuneo 18
2.1 Uno sguardo di partenza sul panorama imprenditoriale provinciale 19
2.2 La metodologia e le imprese oggetto dell’analisi 21
2.2 L’analisi delle performance: comparazione con i dati Mediobanca 23
2.3 L’analisi delle performance: comparazione con dati dell’Osservatorio AUB 28
2.4 Il confronto delle performance tra imprese familiari e imprese non familiari 31
2.5 L’assetto proprietario e gli organi di governo 35
2.6 Le relazioni tra assetto proprietario, governance e performance 39
3. Modelli di governance e di business delle imprese
familiari della provincia di Cuneo 43
3.1 L’indagine demoscopica sul campione delle imprese familiari cuneesi 44
3.2 L’ambito geografico e i settori di riferimento 44
3.3 La struttura proprietaria e la governance 47
3.4 Il processo di successione imprenditoriale 50
3.5 Le politiche d’innovazione 51
3.6 Confronto tra cluster di aziende raggruppate per generazione 54
3.7 Confronto tra cluster di aziende raggruppate per stato di successione aziendale 58
4. Gender gap e imprenditorialità femminile nelle imprese
familiari della provincia di Cuneo 62
4.1 La componente femminile ai vertici delle aziende familiari del cuneese 63
4.2 Le analisi descrittive 63
4.3 Analisi inferenziale della presenza femminile 68
4.4 Analisi multivariata del gender gap 71
4.5 La valorizzazione della componente femminile nella governance 74
Conclusioni 75
Governance e processo di managerializzazione 78
Passaggio generazionale e definizione dei rapporti tra famiglia e impresa 78
Il ruolo delle nuove generazioni 79
Appendice 81
Appendice 1: elaborazione statistica relativa all’analisi del gender gap 82
Appendice 2: il workshop di condivisione dei risultati preliminari della ricerca 93
Bibliografia 95
Indice delle figure 100
Fondazione CRC
Sede Legale: Cuneo, Via Roma n. 17
Codice Fiscale: 96031120049
Prefettura di Cuneo Reg. P.G. n. 278
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PRESENTAZIONE
Presentazione
La Fondazione CRC promuove, attraverso l’Ufficio Studi e Ricerche, un’intensa attività di ricerca, fi-
nalizzata a esplorare temi inediti e di prospettiva e ad approfondire fenomeni rilevanti e prioritari per
il territorio provinciale, nel quadro nazionale ed europeo.
L’obiettivo è quello di dotare la Fondazione e più in generale il sistema territoriale di conoscenze sol-
ide, di anticipare scenari futuri e di individuare possibili policy e leve del cambiamento utili alla pianifi-
cazione e alla programmazione strategica dell’ente e del territorio, ma anche di alimentare il dibattito
e la pluralità di visioni oltre il contesto locale.
I risultati di questa attività sono diffusi attraverso diversi prodotti, tra cui il Dossier socioeconomico
annuale sulla congiuntura della provincia di Cuneo, la collana dei Quaderni sulle principali ricerche es-
plorative e una serie di analisi tematiche, tutti disponibili sul sito istituzionale. Dal 2026 sarà attivata
anche una Piattaforma on line per la condivisione, in modalità open e dinamica, dei principali dati e
indicatori territoriali.
Questo approfondimento, con una nuova veste grafica e identità tematica per la serie FocusCRC, pre-
senta l’analisi – realizzata con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e con la partnership
istituzionale della Camera di Commercio di Cuneo – del sistema delle imprese familiari della provin-
cia di Cuneo, includendo un affondo specifico sulla componente femminile e giovanile.
Si tratta di un contributo importante su un tema strategico, non solo a scala locale, ma anche na-
zionale ed europea: le imprese familiari rappresentano circa l’80% delle imprese strutturate, sono
soggetti mediamente stabili e capaci di reggere cicli economici complessi, hanno legami e impatti
significativi sui contesti locali in cui operano, ma anche solide reti internazionali.
Tuttavia, anche le imprese familiari stanno affrontando le sfide del nostro tempo, legate alla gestione
dei passaggi generazionali, ai processi di innovazione e alla definizione della governance, in relazione
alle grandi trasformazioni demografiche, economiche e tecnologiche in corso.
Su questi aspetti risiede il contributo inedito e particolarmente stimolante di questo studio, che
offre i risultati di un’importante indagine demoscopica, ma soprattutto evidenze sull’apporto stra-
tegico che le giovani generazioni e le donne sono in grado di fornire, quando inserite in ruoli chiave,
per consolidare le traiettorie future delle imprese familiari nella loro evoluzione, preservando la storia
da cui derivano.
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INTRODUZIONE
Introduzione
La presente ricerca è dedicata all’analisi dei modelli di business, della governance e dei processi di
successione imprenditoriale delle imprese familiari della provincia di Cuneo.
Le imprese, sia familiari sia non familiari, sono attori economici fondamentali di un territorio, per le
dinamiche occupazionali e gli effetti a cascata sulla domanda di beni e servizi di filiera che generano.
All’interno di questa tipologia di attori, le imprese familiari rappresentano un cluster strategico dello
sviluppo produttivo locale per una serie di caratteristiche peculiari: sono profondamente radicate nel
tessuto economico e sociale del territorio e hanno un orientamento di lungo periodo, improntato alla
continuità e alla trasmissione dell’azienda alle future generazioni, piuttosto che al raggiungimento
di risultati economici di breve periodo per soddisfare gli investitori. L’orientamento al lungo periodo
e la propensione a investire sul territorio sono elementi distintivi delle imprese familiari, che
contribuiscono non solo alla competitività delle singole aziende, ma anche a una maggiore resilienza
del sistema economico di cui sono parte. Le imprese familiari sono esposte, come le imprese
non familiari, alla competizione nel settore in cui operano, tuttavia, esse hanno anche elementi di
vulnerabilità interna, insiti nel tipo di modello imprenditoriale. In particolare, questa fragilità riguarda
i modelli di governance e la gestione del passaggio generazionale.
Questa indagine ha un duplice obiettivo: da una parte, analizzare le caratteristiche distintive dei
modelli di business e le strutture di governance delle imprese familiari, con particolare riguardo alle
scelte di successione e di innovazione, dall’altra, definire linee di azione per rafforzare la competitività
di queste realtà imprenditoriali, preservandone il carattere familiare.
Per raggiungere gli obiettivi indicati è stato realizzato un database quantitativo costituito da dati
economico-finanziari, ottenuti dai bilanci delle società, che forniscono una rappresentazione
completa della realtà delle aziende familiari della provincia, in particolare degli assetti proprietari e della
governance. Questo database è stato integrato da ulteriori informazioni qualitative e quantitative
sui modelli di business e sulle scelte in materia di trasmissione imprenditoriale, raccolte attraverso
un’indagine demoscopica somministrata a un campione significativo di aziende familiari.
La popolazione analizzata è costituita da 879 imprese con sede legale nella provincia di Cuneo, con
ricavi superiori a un milione di euro (nel periodo 2014-2021). Sono state selezionate solo aziende
fondate prima del 1995, quindi con circa 30 anni di attività, idealmente prossime all’ingresso di una
nuova generazione. Questa strategia di ricerca ha permesso di escludere le imprese neo-costituite
e di focalizzarsi su aziende stabili e consolidate. Le imprese a controllo familiare rappresentano
l’81% della popolazione complessiva di imprese analizzate, pari a 716 unità. Per identificare la
proprietà familiare si è fatto riferimento alla definizione di “familiare” adottata dall’Osservatorio
AUB (Università Bocconi). Per integrare le informazioni del database quantitativo sono stati raccolti
dati qualitativi e quantitativi attraverso un’indagine demoscopica a cui hanno risposto 233 aziende
familiari del territorio.
Le analisi delle performance delle aziende familiari e non della provincia di Cuneo evidenziano un
andamento positivo della crescita e della redditività, con un’accelerazione significativa nell’ultimo
triennio (2020-2023). Un confronto con i dati del campione Mediobanca sulle imprese italiane
evidenzia che le aziende della provincia di Cuneo hanno assorbito meglio la crisi del 2020 e hanno
ottenuto performance migliori di crescita e di redditività. La struttura finanziaria delle aziende
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FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
della provincia di Cuneo si è confermata più solida rispetto al campione delle imprese italiane, in
particolare per quanto attiene il tasso d’indebitamento e la produttività del lavoro,
Le pratiche di governance evidenziano una prevalenza dell’organo collegiale, ovvero il Consiglio di
Amministrazione, per quattro imprese su cinque, con significative differenze tra aziende familiari,
che favoriscono la presenza di membri legati alla famiglia, e aziende non familiari, che preferiscono
una maggiore diversificazione. La composizione dei CdA presenta alcune peculiarità: la dimensione
media è di quattro membri, di cui uno con ruoli esecutivi, proporzione significativamente più
alta nelle imprese familiari (31% contro 8,8% delle non familiari). La presenza femminile nei CdA,
tuttavia, si ferma al 22%, senza variazioni significative legate all’assetto proprietario; solo il 14%
degli Amministratori Unici è donna, evidenziando un marcato gender gap.
Le analisi econometriche evidenziano che la dimensione aziendale, misurata attraverso il logaritmo
dell’attivo patrimoniale, è positivamente correlata alle performance finanziarie (ROE), seguendo
una curva a U: le performance inizialmente diminuiscono per imprese di piccole dimensioni per poi
migliorare oltre un punto critico. Al contrario, una liquidità aziendale eccessiva (>50%) è associata
a un impatto negativo sulla redditività. Inoltre, la composizione del CdA incide sulle performance:
board più numerosi e con una maggiore presenza femminile mostrano correlazioni negative, a
differenza di board giovani e con leadership collegiale alle quali si associano risultati migliori.
I dati raccolti con i questionari e riferiti a un campione di 233 rispondenti rivelano che il 62,2% delle
aziende è gestito dalla prima o seconda generazione e solo il 10,3% ha superato la terza generazione.
Tuttavia, il 64% delle imprese non ha pianificato formalmente la successione, evidenziando un
rischio significativo per la continuità aziendale. Parallelamente, l’organizzazione familiare interna
è spesso poco strutturata: il 39,5% delle aziende non ha formalizzato i processi di governance
familiare, aumentando il rischio di conflitti e inefficienze.
La maggioranza delle aziende intervistate evidenzia una propensione media o alta all’innovazione.
Il 20% delle imprese dichiara di dedicarsi in misura significativa ad attività di ricerca, mentre il 27%
investe tra il 20% e il 35% del proprio fatturato in attività legate all’innovazione. Circa il 26% delle
aziende intervistate ha lanciato nuovi prodotti o introdotto nuovi processi produttivi negli ultimi tre
anni e il 58,7% delle aziende lo ha fatto collaborando con università o centri di ricerca piemontesi.
Sul fronte dell’internazionalizzazione, i questionari evidenziano che il 9% delle imprese ha sedi all’estero
e oltre la metà delle aziende ha una quota di esportazioni inferiore al 20% dei ricavi totali, indicando
una forte dipendenza dal mercato nazionale. Gli investimenti in innovazione, pur significativi in ambiti
come processi informatici (35%) e nuovi prodotti (27%), risultano limitati nella registrazione di brevetti
(3,8%) e marchi (7,2%). Inoltre, le collaborazioni con enti di ricerca si concentrano prevalentemente a
livello regionale (59%), con una scarsa apertura a reti internazionali (8%).
L’empowerment femminile rappresenta una sfida importante per le imprese del territorio. Sebbene
le donne rappresentino il 43% dei membri dei CdA nelle società quotate, il loro contributo nelle
piccole e medie imprese locali, che costituiscono il tessuto produttivo italiano, è limitato. La presenza
femminile nei ruoli dirigenziali è assente in oltre il 41,5% delle aziende con solo l’8,5% che raggiunge
una rappresentanza significativa (>50%). Il gender gap appare radicato, con barriere invisibili (indicate
in letteratura con la metafora del soffitto di cristallo) che ostacolano l’avanzamento professionale
delle donne (ILOSTAT, 2024, p. 27). Questa situazione riflette un problema strutturale legato alla
cultura organizzativa e alla governance, evidenziando l’urgenza di interventi mirati per promuovere
una maggiore inclusione e valorizzazione del talento femminile nel panorama aziendale locale.
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FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
Il report è strutturato come segue: dopo un primo capitolo dedicato all’inquadramento teorico
delle imprese familiari, in cui vengono illustrati i principali filoni della letteratura scientifica che si
sono occupati del tema, la ricerca si focalizza, nel secondo capitolo, sull’analisi delle performance,
con comparazioni rispetto ai dati nazionali, e sui modelli di governance delle aziende familiari
della provincia di Cuneo. Il terzo capitolo è dedicato all’analisi delle caratteristiche dei modelli di
business, con un focus specifico su crescita e innovazione e del processo di successione, il quarto
e ultimo capitolo è dedicato al gender gap e all’imprenditorialità femminile.
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CAPITOLO 1
LE IMPRESE FAMILIARI.
CARATTERISTICHE
DISTINTIVE E CRITICITÀ
FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
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FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
totale delle imprese europee (EU Commission, 2009) – ha individuato come principali sfide il tema
della successione aziendale, dell’accesso ai finanziamenti e le questioni fiscali, il bilanciamento
tra aspetti familiari, proprietà e aspetti aziendali e l’educazione all’imprenditorialità e formazione
manageriale specifica per le imprese familiari. In questo contesto, l’Unione Europea ha avviato
numerosi programmi di supporto destinanti soprattutto alle PMI (come il programma COSME) e
ha incoraggiato i governi nazionali ad adottare politiche fiscali e normative aziendali favorevoli alle
imprese e a sostenere l’educazione all’imprenditorialità.
In aggiunta, negli ultimi anni gli studiosi di family business hanno approfondito una serie di aspetti
che riguardano la composizione del consiglio di amministrazione, poiché fonte di eterogeneità
delle aziende familiari ed elemento dirimente per l’efficienza aziendale (Daspit et al., 2018; Rubino
et al., 2017; Basco et al., 2019; Herdhayinta et al., 2021; Caiazza et al. 2023).
Negli ultimi anni un nuovo tema di governance ha intercettato l’attenzione dei ricercatori di family:
la co-leadership aziendale. Diverse aziende in tutto il mondo sono guidate da più amministratori
delegati. D’Angelo et al. (2023) indagano il modo in cui i co-CEO influenzano gli investimenti aziendali
in diverse condizioni di proprietà e governance sostenendo che le imprese familiari possono investire
in modo più parsimonioso rispetto alle imprese non familiari e che la presenza di più amministratori
delegati familiari aumenta gli investimenti eccessivi a causa di una potenziale divergenza delle
agende personali.
Gli sforzi dei ricercatori si focalizzano sulla comprensione delle relazioni fra l’assetto proprietario,
le strutture di governance societario e le performance aziendali, al fine di sviluppare indicazioni
strategiche, che siano in grado di combinare in modo efficiente quelli che sono, da un lato, gli obiettivi
dell’azionista familiare e dall’altro, gli interessi di tutti gli stakeholder aziendali.
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FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
Al contrario, altri studi suggeriscono che la successione nelle imprese familiari possa avere un effetto
positivo sulle performance. Zahra (2005) e Fernandez e Nieto (2005), per esempio, rilevano che
l’ingresso di nuove generazioni in azienda è associato a un aumento della ricchezza delle famiglie e
un rinnovamento strategico. Ipotizzano che ogni generazione sia in grado di apportare nuovo know-
how e di rinnovare le competenze impattando positivamente sull’innovazione e sulla crescita. Inoltre,
le aziende gestite dalle generazioni successive, pur avendo prospettive di crescita più contenute,
risultano caratterizzate da una maggiore redditività, grazie agli investimenti materiali e immateriali
effettuati dalle generazioni precedenti (McConaughy e Phillips, 1999).
Il successo del passaggio generazionale dipende dalla capacità di trasferire competenze e know-
how alle nuove generazioni. Nelle imprese familiari, infatti, uno dei fattori più critici per una
successione efficace è il trasferimento di conoscenze tra le generazioni (Csizmadia et al., 2016).
Uno dei problemi più rilevanti nel passaggio generazionale è il gap di competenze, ovvero la
differenza tra le conoscenze e abilità possedute dalla generazione uscente e quelle dei successori.
In questo contesto, risultano fondamentali il ruolo del predecessore e del successore che, se
altamente motivati, permettono al processo di passaggio delle conoscenze di avere successo
(Cabrera-Suárez et al., 2021; Chirico e Saves, 2008). In aggiunta, risulta critico anche il livello di
istruzione che, se adeguato nei successori, permette a questi ultimi di acquisire le conoscenze dei
propri predecessori (Csizmadia et al., 2016).
Per colmare questo divario risulta quindi fondamentale dotarsi di un processo strutturato di
affiancamento e formazione e della motivazione positiva di entrambe le parte coinvolte nel
processo di passaggio delle conoscenze.
In aggiunta, si rileva che molti amministratori familiari non sono sufficientemente motivati a
condividere le proprie conoscenze con terzi per timore di perdere la posizione di leadership
(Lansberg, 1988). Questa tendenza è confermata dai dati, che mostrano come solo il 24% delle
imprese familiari europee disponga di un consiglio di amministrazione formalizzato con membri
esterni (EFB & KPMG, 2019). Ciò indica una limitata apertura verso figure esterne, con la conseguenza
di ridurre le opportunità di introdurre nuove competenze e prospettive in azienda (Osservatorio
AUB, 2021). Inoltre, il 59% delle aziende familiari globali ha un consiglio di amministrazione, ma solo
il 10% di esse utilizza un comitato consultivo con esperti esterni (PwC, 2018). Questo dimostra la
necessità di un maggiore supporto formativo e manageriale nelle aziende familiari.
Un ulteriore aspetto chiave della transizione generazionale è la gestione dei conflitti: all’interno
delle aziende le tensioni possono emergere con il passare delle generazioni a causa di fattori interni
determinati dalla crescente complessità delle relazioni familiari e dalle divergenze di visioni tra i
vari soci. I conflitti, infatti, possono aumentare quando aumenta il numero di fratelli e sorelle, zie e
zii, cugini e coniugi che discutono su questioni finanziarie, ruoli manageriali, proprietà e controllo,
nonché sulla direzione futura dell’impresa familiare (Davis et al., 1999).
Gli effetti di queste variabili possono essere mitigati attraverso strumenti come il “patto di famiglia”,
un accordo (contratto) con cui l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, e il titolare
di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, a uno o più discendenti
(768-bis c.c.), garantendo continuità e stabilità nelle decisioni strategiche. Tuttavia, solo il 12% delle
aziende europee ha un patto di famiglia formalizzato (EFB e KPMG, 2019).
Nel contesto italiano, dove la maggioranza delle aziende è di proprietà e conduzione familiare, il tema
assume una rilevanza strategica, strettamente legata alle performance di lungo periodo delle imprese.
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FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
Sempre in riferimento al contesto economico italiano, la letteratura è stata prolifica sul tema e
allineata alla tendenza della letteratura internazionale, dividendosi tra studi che affermano la
correlazione tra passaggio generazionale e peggioramento delle performance (Micucci, 2006;
Cucculelli, 2008) e studi che individuano nel passaggio generazionale un’opportunità per migliorare
le performance, a determinate condizioni (Gordini, 2012; Quarato et al., 2023).
In accordo con la letteratura, si può affermare che, sebbene non vi sia consenso unanime sul tipo
di impatto esercitato dal passaggio generazionale sulle performance aziendali, è indubbio che
esso abbia un’influenza significativa. Studi come quello di Molly et al. (2010) evidenziano che, pur
rilevandosi un peggioramento delle performance durante il passaggio alla seconda generazione, la
tendenza si inverte con le generazioni successive.
Un elemento chiave per il successo della transizione generazionale sono i processi di autoregolamentazione
delle governance familiari. Solo il 12% delle aziende familiari europee ha una costituzione familiare formale
che regoli il passaggio generazionale e appena il 10% utilizza un comitato consultivo per supportare
le decisioni strategiche (EFB & KPMG, 2019). Peraltro, le aziende che adottano strumenti formali di
governance registrano una minore conflittualità interna e una maggiore stabilità nelle decisioni di lungo
periodo (BNP Paribas, 2023). Inoltre, la formazione dei successori e la loro preparazione manageriale sono
determinanti: il 37% delle aziende europee con un piano di successione ben strutturato ha mostrato una
crescita del fatturato superiore alla media del settore (PwC, 2021).
Il presente studio ha tra le sue finalità quello di fornire una panoramica descrittiva dell’attuale
situazione delle aziende operanti nella provincia di Cuneo, presentando un quadro chiaro e completo
dello stato attuale in merito alla successione imprenditoriale e alle politiche di innovazione collegate.
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FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
metà classifica nel cluster con empowerment femminile medio-alto, nonostante una percentuale
molto bassa (quart’ultima nel cluster) di donne in posizioni manageriali del 28,6%.
Il Global Gender Gap Report redatto annualmente dal World Economic Forum mostra che, in due
anni, l’Italia è scesa di 24 posizioni, passando dalla sessantatreesima posizione del 2022 (WEF,
2022, p. 10) all’ottantasettesima del 2024, posizionandosi tra Timor-Este e Ghana, al di sotto
dell’Uganda (WEF, 2024, p. 12). Questo peggioramento ha riguardato soprattutto l’indicatore che
misura il divario tra uomini e donne relativo alla partecipazione economica e opportunità, con
particolare riferimento alle dimensioni del reddito stimato e dei profili professionali come legislatori,
ruoli dirigenziali senior, manager. Al contrario, i divari relativi a livello di istruzione e salute risultano
pressoché inesistenti (WEF, 2024, p. 215). Pertanto, l’ampliarsi del gap sembra dipendere non tanto
da una mancanza di capitale umano o di competenze, quanto da un fattore culturale, legato alla
mancanza di fiducia nell’affidare ruoli di potere alle donne.
A livello europeo, l’EIGE (European Index of Gender Equality, 2024) colloca ancora una volta l’Italia
all’ultimo posto nella dimensione lavoro. Questa condizione è altresì rappresentata dai due indici
compositi elaborati dalla Fondazione Ambrosetti e riconosciuti dalla Commissione Europea
(Casabianca et al., 2022), il Women Empowerment Progression Index (WEPI) e l’EU SheWorks
Index (TEHA, 2024), che confermano la debolezza dell’Italia nel macro-pillar “Recognition and
Representation” del WEPI, in particolare nelle voci 4). “Seats held by women on boards of the largest
publicly listed companies” e 5). “Women in managerial positions” (TEHA, 2024, p. 34). Una situazione
analoga emerge dallo EU SheWorks Index (Fig. 1), in particolare nel macro-pillar “Growth”, con un focus
su “Employed women in managerial positions” (middle and executive), per il quale l’Italia si colloca
ancora al quartultimo posto nell’UE-27 più il Regno Unito, tra Grecia e Bulgaria (TEHA, 2024, p. 40).
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FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
Questo quadro dello scenario internazionale entro cui l’Italia si muove come attore importante,
costituisce la premessa essenziale per comprendere quanto sia ormai centrale e imprescindibile
l’empowerment femminile per non disperdere una parte fondamentale della produttività del
capitale umano disponibile, quello femminile, e per raggiungere la piena equità di opportunità nella
società contemporanea. I divari di genere nell’ambito economico-produttivo permangono, infatti,
come un tratto distintivo del nostro Paese, sebbene l’Italia, con il 43% di presenze femminili nei
consigli di amministrazione (CdA) delle società quotate e a controllo pubblico, superi le aspettative
normative della Direttiva Europea 2381 del 2022 (EU 2022) che, nell’intento di ripristinare
l’equilibrio di genere nei vertici delle aziende quotate, prescrive almeno il 40% di donne nei consigli
di amministrazione, o il 33% tra tutte le figure direttive. Il cambio di passo in questa direzione era
stato già segnato in Italia dalla legge Golfo-Mosca, che dal 2011 impone di riservare almeno un terzo
dei posti nei CdA al genere meno rappresentato e che ha generato una significativa produzione
scientifica al riguardo (Carbonero et. al. 2021; Comi et al. 2020). Tuttavia, la presenza femminile
nei CdA delle società quotate sembra essere l’unico indicatore di equità tra i generi in cui l’Italia
si posiziona positivamente, con una modesta ricaduta sul più ampio sistema produttivo italiano,
fatto prevalentemente di piccole e medie imprese. In egual misura, l’Italia performa poco bene
sulla partecipazione femminile al mondo del lavoro e al tessuto economico-produttivo del Paese:
a ottobre 2024 in Italia lavora poco meno di una donna su due (il 46,4 %) in età compresa tra i 20
e 65 (ISTAT, 2024) e il gap retributivo, in favore degli uomini, oscilla tra 35% nel settore privato e
il 28% nel pubblico (INPS, 2024). Il part time involontario in età genitoriale è fortemente marcato
al femminile, infatti, secondo l’ISTAT, nel 2024, continua a riguardare il triplo delle donne (15,6%)
rispetto agli uomini (5,1%) (ISTAT, 2024).
Il divario di genere continua, insomma, a rappresentare una realtà significativa nel contesto
economico-produttivo italiano, nonostante la crescente consapevolezza a livello globale dei
benefici economici e sociali derivanti dall’incremento della partecipazione femminile. Una maggiore
presenza delle donne nel tessuto sociale ed economico contribuirebbe non solo all’aumento del PIL
nel presente, ma ridurrebbe anche i costi previdenziali e assistenziali futuri, mitigando l’impatto di
una popolazione femminile disoccupata che tende a vivere più a lungo.
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CAPITOLO 2
LE IMPRESE FAMILIARI
DELLA PROVINCIA
DI CUNEO
FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
Fonte: Dashboard Economia Cuneo. Elaborazioni InfoCamere su dati Registro Imprese, Inps e Istat.
In quali settori operano le imprese della provincia di Cuneo? Seppur nel solco della terziarizzazione
delle economie avanzate, la provincia di Cuneo possiede storicamente una quota significativa di
imprese agricole (26,9% contro l’11,2% regionale) e quasi il 10% di imprese manifatturiere, che
forniscono contributi importanti alla crescita del valore aggiunto provinciale (rispettivamente per
il 4,2% l’agricoltura e per il 26,9% la manifattura, contro rispettivamente l’1,5% e il 23,5% regionale).
19
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0,1% 0,1%
0,1%
0,6% 25,5% 0,6% 22,3% 22,7%
0,6%
4,5% 4,2%
4,8%
4,5% 4,1%
4,7%
0-1 addetti 2-5 addetti 6-9 addetti 10-49 addetti 50-249 addetti oltre 250 addetti
Fonte: Dashboard Economia Cuneo. Elaborazioni InfoCamere su dati Registro Imprese, Inps e Istat.
La distribuzione dimensionale delle imprese della provincia di Cuneo riflette molto da vicino quella
regionale e nazionale, dato il profilo storicamente più diffuso in Italia di imprese individuali e micro
imprese (quelle con meno di 10 addetti) che costituiscono circa il 95% (Fig. 3). Fermo restante la
somiglianza tra i diversi perimetri, spiccano le imprese tra i 2-5 addetti, leggermente più numerose
in provincia di Cuneo rispetto al Piemonte e al resto del Paese.
A partire da questa fotografia è utile evidenziare alcuni elementi caratteristici della struttura
aziendale locale e di previsione economica che incideranno sulla capacità delle imprese di rimanere
sul mercato e compartecipare alla produzione di beni e servizi del territorio. Come elemento di
possibile vulnerabilità, vi è da ormai 15 anni una consolidata contrazione del numero di imprese
registrate in provincia di Cuneo, che, sebbene costituisca anche il risvolto di trasformazioni nella
struttura delle realtà imprenditoriali, deve essere monitorato in connessione con le dinamiche
demografiche e i possibili impatti sulla capacità di innovazione e di esportazione del tessuto
produttivo provinciale.
Al tempo stesso, rimangono stabili e positivi gli indicatori sull’imprenditorialità femminile e giovanile:
la quota di imprese femminili è poco meno di un quarto, il 22,1%, molto vicino al 22,4% regionale
e pari al 22,1% nazionale; per quanto riguarda la componente giovanile, la provincia di Cuneo con
il 9,1% sul totale delle imprese si posiziona sopra la media regionale (8,7%) e nazionale (8,3%)3.
Queste due dimensioni indicano una buona vivacità nell’emersione di nuove figure imprenditoriali
e una discreta pluralità di soggetti (con riferimento al genere), che di certo dovrà essere sostenuta
per far fronte ai cambiamenti socio demografici sopra menzionati.
Per ultimi, sono da considerare gli scenari che si prospettano all’orizzonte del tessuto produttivo
provinciale e che risentono delle ripercussioni locali di fenomeni macroeconomici e finanziari
a livello globale. In primis, l’incertezza dovuta ai conflitti militari e commerciali ha rallentato
l’andamento del PIL globale e, così, anche le previsioni di crescita economica per la provincia di
Cuneo: il valore aggiunto non è cresciuto nel 2024 ed è previsto in debole aumento sotto lo 0,5% nel
2025 e nel 20264. Rispetto alle esportazioni, è stata calcolata una battuta d’arresto per l’inizio del
2025, ma dovrebbero riprendere a crescere a ritmi sostenuti nei prossimi trimestri5.
In conclusione, le imprese oggetto di questo lavoro, ossia quelle familiari, operano in un territorio
particolarmente dinamico e florido dal punto di vista della struttura imprenditoriale, seppur non
avulso da criticità storiche e tematiche relative al tipo di sviluppo economico di lungo periodo
auspicato, che devono essere affrontate per non subire le trasformazioni socio economiche in corso
e per non mancare l’appuntamento con le innovazioni che nel prossimo futuro si presenteranno sul
tavolo degli attori economici locali.
6 Il criterio sul bilancio è stato scelto per confrontare imprese con un consolidato trascorso di attività produttivo. La soglia sul
fatturato è in linea con quelle imposte in altri studi focalizzati sull’incidenza delle imprese familiari sul tessuto produttivo
complessivo. Per maggiori dettagli, si rimanda ad Austrian Institute for SME Research (2008).
21
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Figura 4. Assetto proprietario delle imprese con sede legale in provincia di Cuneo.
19%
81%
Dal punto di vista della distribuzione geografica si evidenzia una maggiore concentrazione delle
imprese nelle aree di Alba (29,3%), Cuneo (24,9%), Fossanese-Saluzzese-Saviglianese (24,4%)
seguite da Monregalese (14,2%) e Braidese (7,1%). La distribuzione risulta sostanzialmente uniforme
tra le aziende familiari e non familiari, fatte salve alcune differenze, come una maggiore presenza di
aziende non familiari nell’area di Cuneo (29%) rispetto a quella Albese (28%) (Fig. 5).
In riferimento alla distribuzione per settore, per via dei criteri scelti per analizzare le imprese familiari e
non familiari, il comparto manifatturiero risulta essere quello maggiormente presidiato e rappresenta
quasi il 43% del campione, seguito dal commercio all’ingrosso (14%) e dalle costruzioni (10%) (Tab.1).
Questa distribuzione è influenzata dalla prevalenza di imprese familiari sulla popolazione in oggetto,
che infatti mostrano percentuali comparabili nei settori prevalenti sopra indicati, mentre le non familiari
sono più diffuse nei servizi generici, in quelli alle imprese e nelle attività finanziarie e immobiliari.
22
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Ai fini delle elaborazioni che seguono, si è infine proceduto alla pulizia dei dati per utilizzare solo le
imprese che hanno una continuità del dato in tutte le variabili considerate. Per questo motivo, la
popolazione oggetto di analisi da qui in avanti è composta da 838 aziende.
23
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21,8%
15,9%
14,6%
4,4%
3,3% 3,0%
0,4%
-3,5%
-6,8% -6,8%
-10,7%
Rapportando i ricavi al numero di addetti, si evidenzia una differenza significativa tra i due campioni:
le aziende del campione Mediobanca ottengono performance nettamente superiori rispetto alle
aziende della provincia di Cuneo, con una differenza che si accentua in particolare nel 2022, anno in cui
il campione Mediobanca registra ricavi per addetto pari a 665.187 euro (Fig. 7). Se, invece, si analizza la
produttività degli investimenti materiali, le aziende della provincia di Cuneo dimostrano performance
lievemente migliori rispetto al campione Mediobanca per tutti gli anni considerati (Fig. 8).
528.009
487.205 489.276
439.079
410.215
380.029
332.688
304.078 304.766
290.058
24
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3,4 6,4
3,3 3,3
3,2
3
2,9 2,9
2,6 2,7
2,5
2,2
In riferimento al profilo della redditività, si conferma la buona resilienza delle aziende della provincia
di Cuneo, le quali, oltre a ottenere performance superiori rispetto al campione Mediobanca per
tutto il periodo considerato, sia in termini di ROS (Return on Sales) sia di ROIC (Return on Invested
Capital), non sembrano aver risentito della contrazione dell’economia legata alla pandemia. Il ROS,
infatti, rimane stabile su valori intorno al 9%, con un picco nel 2023 (11,5%) (Fig. 9).
Analogamente, il ROIC conferma la migliore performance delle aziende della provincia di Cuneo
rispetto al campione Mediobanca. I valori del ROIC per le aziende locali sono costantemente
superiori a quelli delle aziende del campione Mediobanca, con un picco del 15,7% nel 2023, rispetto
al 9% delle aziende Mediobanca (Fig. 10). I dati relativi alla redditività evidenziano una maggiore
efficienza operativa e una maggiore capacità di generare ritorno sull’investimento per le aziende
della provincia di Cuneo rispetto all’insieme delle aziende del campione Mediobanca.
6,6%
5,8% 5,6%
5,2% 5,1%
3,8%
25
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13,8%
13,2%
12,3% 12,3%
11,7%
9%
8,1%
7,6% 7,3%
6,7%
5,2%
Il tasso di indebitamento per le aziende della provincia di Cuneo mostra valori generalmente non
distanti e sempre inferiori rispetto al campione Mediobanca, con un tasso che oscilla tra 0,7 e 0,9,
quindi con un indebitamento inferiore al valore del patrimonio. Nel campione Mediobanca si attesta
stabilmente intorno a 1,5, a indicare una maggiore esposizione del debito rispetto al patrimonio per
la popolazione nazionale (Fig. 11).
Figura 11. Tasso d’indebitamento.
1,5 1,6 1,5 1,6
1,5
1,4
0,9 0,9
0,8 0,8
0,8 0,7
Il campione delle aziende della provincia di Cuneo, selezionato per il presente studio, è composto
per circa il 44% da imprese operanti nell’industria manifatturiera, pertanto è stata condotta
un’ulteriore analisi di benchmark tra le aziende manifatturiere del Cuneese e quelle incluse nel
campione Mediobanca.
Con riferimento alla variazione dei ricavi si osserva che, nel 2020, le aziende manifatturiere della
provincia di Cuneo hanno registrato un calo dei ricavi del -4,1% inferiore rispetto a quello del
campione Mediobanca (-8%) (Fig. 12). Nell’anno successivo, entrambi i campioni hanno mostrato
una ripresa, con un incremento del 16,5% per le aziende della provincia di Cuneo e del 19,3% per
quelle del campione Mediobanca. L’andamento positivo è stato confermato anche per il 2022 e
il 2023, con tassi di crescita più contenuti. Complessivamente, si può affermare che le aziende
manifatturiere della provincia di Cuneo dimostrano una maggiore resilienza nella riduzione dei
ricavi rispetto al campione Mediobanca, soprattutto nei periodi di crisi economica.
26
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4,3%
2,8%
1,9%
0,1% 0,8%
-4,1%
-8,0%
-13,8%
2018 2019 2020 2021 2022 2023
Rispetto alla capacità di ricavo sulle vendite, il ROS delle aziende manifatturiere della provincia di
Cuneo ha riportato valori più elevati rispetto al campione Mediobanca per tutti gli anni considerati.
Nel 2023, la marginalità delle vendite delle aziende locali ha raggiunto il 10%, a differenza delle
aziende del campione Mediobanca che si fermano al 6,5%. In modo analogo, nel 2023, si osservano
valori di ROIC per le aziende manifatturiere della provincia di Cuneo sensibilmente superiori rispetto
al campione Mediobanca (Fig. 13).
Figura 13. Percentuale di ROS (Return on Sales) nel settore manifatturiero.
10%
8,9%
8,4%
7,9%
7,6%
7,2%
6,5%
5,9%
5,2% 5,4%
4,9%
3,7%
Il tasso di indebitamento e i ricavi per addetto delle imprese manifatturiere seguono le stesse
dinamiche della popolazione complessiva viste sopra, ossia un minor indebitamento per le
imprese cuneesi e un maggior ricavo per addetto per la popolazione nazionale. Si discosta, invece,
dall’analisi sulla popolazione complessiva la produttività degli investimenti materiali nelle aziende
manifatturiere, che vede le aziende cuneesi meno produttive per investimento materiale rispetto
alla media nazionale.
In sintesi, le imprese oggetto di questo studio rivelano alcune importanti caratteristiche di performance:
• risentono in maniera meno turbolenta gli effetti dei cicli economici, con oscillazioni più contenute
in periodi di crisi e minor necessità di recupero in fasi di crescita;
• dimostrano margini di ricavo dalle vendite e dal capitale investito stabilmente maggiori rispetto
alla media nazionale;
27
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7 Ai fini della corretta interpretazione dei dati presentati si consideri che l’Osservatorio AUB include i dati delle aziende con oltre
20 milioni di euro di ricavi.
8 Sebbene la soglia di fatturato dell’Osservatorio AUB sia differente dalla soglia utilizzata per le imprese cuneesi di questo studio,
il fatturato medio delle aziende cuneesi supera i 20 milioni di euro, rendendo le due popolazioni confrontabili, come si evince
poco sotto dall’andamento degli indici di redditività.
28
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Figura 14. Percentuale di ROE (Return on Equity). Familiari CN e familiari Osservatorio AUB.
15%
14% 14% 13%
13% 13% 14%
13%
11% 12%
11% 11% 11%
10% 11% 10%
7% 8%
CN AUB
Figura 15. Percentuale di ROI (Return on Investment). Familiari CN e familiari Osservatorio AUB.
CN AUB
Il rapporto di indebitamento delle aziende familiari della provincia di Cuneo, calcolato come quoziente
fra il totale dell’attivo dello stato patrimoniale e il patrimonio netto aziendale, è invece marcatamente
più elevato di quello delle aziende familiari AUB e in crescita (Fig. 16).
6% 6% 5% 5% 5% 5%
4% 4%
4%
CN AUB
29
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La medesima evidenza si nota per gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S), ossia quegli
investimenti che consentono alle aziende di innovare, migliorare i propri processi produttivi e
sviluppare nuovi prodotti o servizi, rendendo le imprese più competitive. In tale ambito, le aziende
familiari della provincia di Cuneo non sono allineate con quanto avviene nelle aziende familiari della
popolazione AUB: i dati di bilancio disponibili mettono in evidenza come meno del 10% delle aziende
familiari della provincia di Cuneo investono in R&S (Fig. 17). Riguardo ai diritti di brevetto industriale,
anche se la percentuale di aziende familiari della provincia di Cuneo che investe in tali attività è
maggiore, il confronto con le familiari AUB è sempre meno favorevole (Fig. 18). Entrambi i valori sono
sempre inferiori sia in confronto con le aziende familiari del campione AUB ma anche rispetto alle
aziende non familiari aventi la sede legale nella medesima provincia.
8% 8%
8% 7% 7%
6%
CN AUB
Figura 18. Spese per diritti di brevetti industriali. Familiari CN e familiari Osservatorio AUB.
32% 34%
30% 31%
28% 28%
CN AUB
30
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ROE ROI
Le due figure successive mostrano come l’assetto proprietario più performante sia stato quello
familiare. Infatti, le aziende a controllo familiare hanno dei rendimenti sempre maggiori rispetto a
quelli delle aziende non familiari e, negli anni successivi alla pandemia, la ripresa della redditività
nelle imprese familiari è notevolmente superiore in confronto alle aziende non familiari (Figg. 20-21).
8%
7% 7%
6% 6%
5% 5% 5%
4%
2%
1%
31
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9% 9%
8% 8% 8% 8%
7% 7%
6% 6% 6%
5% 5% 5% 5%
4%
3% 3%
56 57 56 57
53 54
49 51
48
32
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Per quanto concerne la struttura finanziaria, negli ultimi nove anni (2014-2022) entrambe le tipologie
di aziende hanno in media ridotto la propria esposizione verso i creditori, riducendo la loro percentuale
di indebitamento. In particolare, quelle a controllo familiare sono passate dal 57% del 2014 al 50%
del 2022. Contestualmente alla riduzione del debito, sia le aziende familiari che non familiari hanno
iniziato a incrementare le proprie riserve di liquidità. Tuttavia, si può notare una maggiore crescita
per le aziende controllate da una famiglia, che incrementano le loro disponibilità liquide più di cinque
punti percentuali nel periodo che va dal 2014 al 2022 (Figg. 24-25).
Figura 24. Debiti su attivo totale sul campione totale.
33
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34
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Il CdA delle aziende della provincia di Cuneo è composto in media da circa quattro membri. Tuttavia,
le aziende non familiari hanno un CdA più numeroso rispetto a quelle familiari, con oltre sei membri
in media. Tale dato è coerente con la differente dimensione fra le due tipologie di aziende. Quelle
non familiari, essendo più grandi rispetto a quelle familiari, hanno un CdA con un numero maggiore
di componenti (Fig. 27).
4,1
3,4
Per quanto riguarda il genere di chi governa l’impresa, non vi sono differenze tra imprese familiari
e imprese non familiari: le donne amministratrici sono circa il 22% del board. Con riferimento alle
sole aziende a controllo familiare, si evince che più del 75% di consigliere donne sono membri che
appartengono alla famiglia che detiene il controllo dell’azienda (Fig. 28).
35
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Figura 28. Percentuale delle consigliere donne. Familiari, non familiari e campione totale.
22,6% 22,4% 22,5%
Con riferimento ai consiglieri locali, vale a dire agli amministratori che sono nati nella medesima
provincia in cui ha sede legale l’azienda (Cuneo), dai dati si evince come le tipologie di aziende attingono
al bacino di risorse umane locali, considerato che in media circa due terzi (68,5%) dei consiglieri è
della provincia di Cuneo. Le aziende familiari hanno una percentuale di consiglieri locali leggermente
superiore rispetto a quelli non familiari, dovuto proprio alla presenza di membri della famiglia (Fig. 29).
Figura 29. Percentuale dei consiglieri locali nelle aziende familiari e non familiari.
81%
19%
Dopo aver passato in rassegna le caratteristiche principali dei CdA delle aziende a controllo familiare e
non familiare, il grafico successivo mostra le familiarità dei leader delle sole aziende familiari (Fig. 30).
I dati mostrano una sorta di monopolizzazione dei membri familiari nei principali ruoli in seno al CdA.
Infatti, circa l’80% e quasi l’88%, rispettivamente degli AD e dei presidenti delle aziende familiari, sono
membri familiari, appartenenti alla famiglia azionista di controllo.
36
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20%
Dal confronto dell’età media si evince che l’AD più anziano ma anche quello più giovane sono presenti
nei CdA delle aziende familiari (Fig. 31). Questo dato è strettamente correlato alla forte presenza
dei membri familiari nel CdA delle aziende familiari. Nel caso dell’AD più anziano è presumibile
che si tratti del membro fondatore dell’azienda familiare, che ancora siede nel massimo organo
gestionale dell’azienda.
57 59
34
28
Coerentemente con i dati sull’AD, anche i dati sull’età del presidente mostrano chiaramente l’età
avanzata del presidente del CdA nelle aziende familiari (Fig. 32). Tuttavia, questo dato è rilevante
anche nelle aziende non familiari, dove si nota l’età massima di 87 anni del presidente più anziano
nei CdA delle aziende non familiari.
37
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Figura 32. Età media dei presidenti. Aziende familiari e non familiari.
95
87
66
62
33 33
In merito all’AU, solo il 14% è donna9 (Fig. 33). Il 76% di tutti gli AU sono qualificabili come “locali” e il
78% possiede azioni dell’azienda che gestisce. Gli AU hanno, in media, più di tre incarichi, quello più
anziano ha 96 anni, il più giovane ha 29 anni. L’età media degli AU è pari a circa 60 (Fig. 34).
14%
60
29
9 Per questa informazione non è stata ricavata la distinzione tra imprese familiari e non familiari.
38
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ASSETTO CRESCITA
ROE ROI
PROPRIETARIO (VARIAZIONE FATTURATO)
Familiare +++ +++ n.s.
39
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CRESCITA
ROE ROI
(VARIAZIONE FATTURATO)
Dimensione CdA --- --- n.s.
Consigliere donne --- --- ---
Consiglieri locali n.s. n.s. n.s.
Consiglieri azionisti ++ n.s. +
Leadership collegiale + ++ n.s.
CdA giovane ++ ++ +
CRESCITA
ROE ROI
(VARIAZIONE FATTURATO)
Familiari Non familiari Familiari Non familiari Familiari Non familiari
Dimensione CdA n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s.
Consigliere donne --- n.s. --- n.s. -- n.s.
Consiglieri locali n.s. -- + -- n.s. n.s.
Consiglieri azionisti n.s. + n.s. n.s. n.s. n.s.
Leadership collegiale n.s. n.s. n.s. + n.s. n.s.
CdA giovane + n.s. n.s. n.s. n.s. ++
Due determinanti chiave delle performance aziendali sono stati identificati nella i) dimensione
aziendale e nella ii) disponibilità di liquidità.
In relazione alla dimensione, misurata come logaritmo del totale dell’attivo dello stato patrimoniale,
dalle analisi econometriche si evince come le imprese di dimensioni maggiori sono associate a
migliori performance contabili (ROE). Come rappresentato dalla forma a U della Figura 35, si può
apprezzare che a un incremento della dimensione si ha, almeno inizialmente, una riduzione delle
performance, per poi, invece, riprendere la crescita dopo il punto di minimo.
40
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60
40
ROE
20
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15
12
10
8
ROE
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Liquidità
41
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42
CAPITOLO 3
MODELLI DI GOVERNANCE
E DI BUSINESS DELLE
IMPRESE FAMILIARI
DELLA PROVINCIA
DI CUNEO
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44
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per la zona del Braidese e delle Altre zone, dove si riscontra un numero differente di rispondenti
rispetto alla distribuzione del campione totale (Tab. 6). In ultimo, si evidenzia che solo il 19% delle
imprese ha altre sedi nel resto d’Italia e il 9% possiede altre sedi all’estero (Tab. 7).
DISTRIBUZIONE
DISTRIBUZIONE DISTRIBUZIONE
AREE GEOGRAFICHE DEL CAMPIONE
DEL CAMPIONE DEI RISPONDENTI
(SOLO FAMILIARI)
Albese 29,3% 29,3% 26,2%
Cuneese 24,9% 24,9% 25,3%
Monregalese 14,2% 14,2% 15,9%
Braidese 7,1% 7,1% 12%
Altre zone 24,4% 24,4% 20,6%
NUMERO DI AZIENDE TOTALE 879 716 233
SEDI DELL’AZIENDA SI NO
L’azienda ha altre sedi in Italia? 19% 81%
L’azienda ha altre sedi all’estero? 9% 91%
In termini di settore di attività (Fig. 37), il settore manifatturiero rappresenta la maggior parte delle
aziende rispondenti, con una percentuale del 54%. Seguono il commercio all’ingrosso (15%), le
costruzioni (9%) e altri servizi (6%). Settori come il commercio di autoveicoli, i servizi alle imprese,
i trasporti e la logistica, e le attività finanziarie e immobiliari rappresentano ciascuno una piccola
parte del campione (tra il 3% e il 4%). Come si evince, la distribuzione delle aziende rispondenti è
relativamente allineata con la distribuzione del totale della popolazione.
45
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Figura 37. Distribuzione delle aziende rispondenti per macro settore di attività.
3%
3% 0%
3%
3%
4%
6%
9% 54%
15%
Manifatturiero Commercio all’ingrosso Costruzioni Altri servizi Commercio di autoveicoli Commercio al dettaglio
Trasporti e logistica Servizi delle imprese Attività finanziarie e immobiliari Energia e estrazione
La maggior parte delle aziende della popolazione in oggetto ha una propensione all’export sui ricavi,
solo un terzo delle imprese non vende beni all’estero (Fig. 38). Tra coloro che esportano, metà (il
36,5% sulla popolazione totale) ottiene meno del 20% dei ricavi all’estero e il 15,5% ottiene tra il 21%
e la metà dei ricavi all’estero. Se si tiene conto che la percentuale media dell’export sul fatturato a
livello nazionale è circa del 35%, da questa analisi si evince che vi è una propensione a esportare in
linea con il resto del Paese (e significativa).
8,6%
7,3%
32,2%
15,5%
36,5%
Non vendo all’estero Minore del 20% 21-50% 51-75% Maggiore del 75%
46
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2,1% 0,9%
7,3%
18,5%
43,8%
27,5%
1 2 3 4 5 Oltre 5 generazioni
13,7%
16,3%
67,8%
Un’unica famiglia (un unico gruppo familiare) Più famiglie (diversi gruppi familiari) con rapporti di parentela
Più famiglie (diversi gruppi familiari) senza rapporti di parentela Altro
47
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Dal punto di vista della governance, il 70% delle aziende è presieduto da un Consiglio di Amministrazione
(CdA), il restante 30% è gestito da un amministratore unico: questi dati sono in linea con quanto rilevato
dall’analisi del database di AIDA. La buona presenza di aziende con CdA evidenzia la tendenza delle
famiglie proprietarie di dotare la propria azienda di una forma di governance strutturata e collegiale.
Un’ulteriore analisi è stata effettuata sulla composizione familiare dei CdA (Tab. 8): il 56,4% è
composto esclusivamente da persone appartenenti alla famiglia proprietaria, nel 31,3% dei casi vi è
una maggioranza di membri familiari. Solo nel 9,8% dei casi la maggioranza del CdA è composta da
membri esterni, indicando che le aziende a conduzione familiare prediligono anche una gestione
diretta della stessa. A conferma di ciò, si osserva che la direzione aziendale è prevalentemente
affidata a persone appartenenti alla famiglia (70%), solo il 3,9% delle aziende ha una direzione
interamente esterna e il 26,2% combina la presenza di membri familiari e figure esterne. Questi dati
rivelano la tendenza delle famiglie a combinare il controllo proprietario con la gestione strategica e
operativa delle aziende, mantenendo un’apertura limitata verso manager esterni.
L’analisi della presenza di familiari attivi per età evidenzia che la fascia più rappresentata è quella tra
i 50 e i 65 anni, con una media di 1,8 membri attivi per azienda, seguita dalle fasce 30-49 e 20-29
(Fig. 41). Questo suggerisce che le imprese familiari si caratterizzano per una rilevante partecipazione
delle generazioni di mezza età, con una progressiva diminuzione del coinvolgimento nelle fasce
d’età più avanzate e più giovani.
Il controllo dell’azienda risiede, invece, prevalentemente nella fascia 50-57 anni (36,2%), seguita
dalla fascia 58-65 anni (24,6%). Questo dato offre una visione dello stato attuale delle imprese, per
le quali si prevede che, nel prossimo futuro, la maggior parte delle aziende saranno interessate da
un cambio generazionale (Fig. 42).
48
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Figura 41. Numero di familiari attivi nell’azienda di famiglia per fascia di età.
50 - 65 1,8
30 - 49 1,6
20 - 29 1,5
66 - 74 1,3
75 - 85 1,2
85 - oltre 1,1
Figura 42. Fascia di età che detiene il controllo effettivo strategico/decisionale dell’azienda.
50 - 57 36,2%
58 - 65 24,6%
66 - 74 14,2%
42 - 49 13,4%
34 - 41 6%
26 - 33 0,9%
49
FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
11,6%
38,2%
24,5%
25,8%
Non ci abbiamo ancora pensato Ci abbiamo pensato ma non abbiamo individuato la potenziale successione
Abbiamo già definito il processo di successione Il controllo dell’azienda è passato alla nuova generazione (da meno di 10 anni)
Da un’analisi più approfondita delle dinamiche familiari per la gestione dell’azienda, emerge che il
39,5% delle aziende non ha implementato alcuna regolamentazione formale per la gestione della
famiglia all’interno dell’impresa (Fig. 44). Questo dato è in linea con quanto dichiarato da TEHA, che
tra le principali criticità nella governance delle imprese familiari italiane individua l’assenza di regole
pre-condivise per la gestione dei familiari e dei coniugi in azienda, nonché la mancanza di normative
chiare per distinguere il ruolo della proprietà da quello del management. Inoltre, si evidenzia una
confusione tra dinamiche familiari (uguaglianza) e dinamiche aziendali (meritocrazia).
Il 18,5% delle aziende ha stipulato un patto di famiglia, mentre il 16,3% ha un patto parasociale,
ovvero vi è uno tra soci che disciplina diritti e obblighi reciproci. Questi patti contribuiscono a
influenzare la governance o il trasferimento delle partecipazioni, senza vincolare direttamente la
società stessa. Inoltre, il 12,3% ha formalizzato i valori della famiglia proprietaria e un ulteriore 12% ha
50
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definito regole per l’ingresso o l’uscita dei membri della famiglia in azienda. Solo l’1,4% ha costituito
un family office. Questi dati delineano un quadro in cui le famiglie proprietarie preferiscono accordi
informali e non chiaramente definiti per l’organizzazione e la gestione dell’azienda, sebbene sia
evidente una quota rilevante di aziende che si indirizzano verso la formalizzazione di valori e regole
per la gestione dell’impresa, con un numero sempre maggiore di famiglie che si orienta verso patti
di famiglia o la formalizzazione più chiara delle dinamiche e valori aziendali.
1,4%
12%
39,5%
12,3%
16,3%
18,5%
Nessuna delle precedenti Abbiamo un patto di famiglia Abbiamo un patto parasociale tra gli azionisti
Abbiamo formalizzato i valori della famiglia proprietaria Abbiamo formalizzato regole di entrata/uscita dei membri di famiglia in azienda
Abbiamo costruito un family office
51
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27%
58,8%
18% 22,3%
19,7%
39,9%
In riferimento agli investimenti specifici in innovazione di prodotto e di processo (Fig. 47), risulta
che la maggior parte delle aziende (59,2%) destina meno del 20% del proprio fatturato, mentre il
27% investe tra il 20% e il 35%. Solo una piccola quota (2,1%) supera il 75%. Complessivamente, il
40% delle aziende, prevalentemente PMI, investe oltre il 20%, un dato che evidenzia un impegno
significativo verso l’innovazione.
In particolare, il 76,8% delle aziende ha introdotto innovazioni nei processi informatici negli ultimi
tre anni, il 58,8% ha lanciato nuovi prodotti o servizi. Inoltre, il 56,7% ha investito in nuovi processi
produttivi, il 18,5% ha registrato nuovi marchi e l’8,2% ha registrato brevetti (Fig. 48). Dall’analisi dei
dati si evince che le aziende familiari della provincia di Cuneo prediligono politiche di innovazione di
processo, con specifico riferimento all’implementazione di processi informatici.
Infine, si rileva che il 18,9% delle aziende ha avviato collaborazioni con università o centri di ricerca
localizzati sul territorio regionale, il 10,7% con centri a livello nazionale, il 2,6% ha collaborazioni di
carattere internazionale (Fig. 49). Si conferma l’orientamento prevalente delle aziende che, anche
in tema di innovazione, preferiscono rivolgersi a centri ed enti del territorio.
52
FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
Figura 47. Percentuale sul fatturato degli investimenti in innovazione di prodotto e di processo
e in ricerca e sviluppo (media ultimi tre anni, % su fatturato).
4,3% 2,1%
7,3%
59,2%
27%
Meno del 20% Dal 20% al 35% Dal 36% al 50% Dal 51% al 75% Oltre il 75%
Figura 48. Ambito di investimento in innovazione e ricerca e sviluppo negli ultimi tre anni.
53
FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
In riferimento ai cambiamenti organizzativi implementati negli ultimi tre anni dalle aziende risulta che
il 48,9% ha introdotto nuove funzioni organizzative, il 29,2% ha apportato cambiamenti a specifiche
parti della struttura organizzativa. Il 24,9% ha modificato i sistemi di incentivazione e il 23,6% ha
riprogettato la struttura organizzativa. Solo il 19,7% ha introdotto nuove figure apicali provenienti
dall’esterno, questo risultato può essere spiegato dalla difficoltà di attrarre profili altamente qualificati
e nel contempo dalla presenza prevalente di familiari tra i vertici aziendali (Fig. 50).
54
FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
composizione del CdA, si riscontra nelle aziende di prima e seconda generazione la presenza di un
board di piccole dimensioni (fino a tre persone, 39,3%), con una tendenza all’aumento del numero
dei membri nelle aziende oltre la terza generazione (45%, da quattro a sette membri) (Fig. 52).
Le analisi della composizione familiare del CdA evidenziano la volontà generalizzata della proprietà
di mantenere un forte controllo familiare delle aziende in tutti i cluster generazionali: nelle prime due
generazioni, il 52,4% del CdA è composto esclusivamente da membri della famiglia proprietaria; la
percentuale cresce al 69% nella terza generazione e scende leggermente al 50% nelle aziende oltre
la terza generazione (Fig. 53). I dati presentano un quadro in cui le aziende più mature si orientavano
verso la composizione di CdA misti per integrare competenze esterne.
25%
17,2% 18,6%
14,5%
6,3% 4,2% 2,8% 1,6% 0%
Un’unica famiglia (un unico Più famiglie (diversi gruppi fa- Più famiglie (diversi gruppi Altro
gruppo familiare) miliari) con rapporti di parentela familiari) senza rapporti di
parentela
39,3% 39,1%
34,4%
29% 29,7%
26,6%
25%
20,8%
8,3%
2,1%
0%
55
FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
52,4%
50%
35% 33,3%
21,4%
Solo persone appartenenti Maggioranza di familiari Maggioranza di esterni Solo persone esterne alla fami-
alla famiglia/e proprietaria/e glia/e proprietaria/e
L’analisi della composizione del top management mostra la volontà di mantenere il controllo familiare
anche nella gestione aziendale. In tutte le generazioni, circa il 70% delle aziende ha una direzione
composta esclusivamente da membri della famiglia proprietaria. Tuttavia, è interessante notare che
nelle aziende oltre la terza generazione si stia assistendo a un leggero incremento della presenza di
manager esterni (8,3%) (Fig. 54).
La successione aziendale è un aspetto rilevante per le aziende familiari e mostra differenze
significative tra i vari cluster generazionali (Fig. 55). Il 47,6% delle aziende di prima e seconda
generazione non ha ancora affrontato il tema della successione, questo valore scende drasticamente
al 25% nella terza generazione e al 16,7% nelle aziende oltre la terza generazione. Il 54,2% delle
aziende oltre la terza generazione ha già definito il processo di successione, segno di una crescente
consapevolezza dell’importanza di pianificare il futuro dell’azienda. In ultimo, in riferimento alla
possibilità della vendita dell’azienda a terzi, si rileva che nelle prime due generazioni, il 53,8% non
considera affatto la vendita come una possibilità, questo valore cresce al 66,7% nelle aziende oltre
la terza generazione (Fig. 56).
Figura 54. Tipologie di direzione dell’azienda/top management (CEO, CFO, COO, ecc.).
26,9% 26,6%
20,8%
8,3%
3,4% 3,1%
Solo persone appartenenti Sia persone appartenentialla famiglia/e Solo persone esterne alla famiglia/e
alla famiglia/e proprietaria/e proprietaria/e sia esterne ad essa proprietaria/e
56
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47,6%
31,3%
29,7%
25,0% 25,5%
Non ci abbiamo ancora pensato Ci abbiamo pensato ma non Il controllo dell’azienda è Abbiamo già definito il processo
abbiamo individuato la passato alla nuova generazione di successione
potenziale successione (da meno di 10 anni)
6,2% 6,3%
0,0%
L’abbiamo presa in Non è un’opzione Rappresenta un’opzione Potrebbe essere molto probabile
considerazione, ma è poco
probabile
1-2 3 Oltre 3 generazioni
57
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Sono state confrontate le risposte relative alla sezione del questionario riguardante la familiarità,
l’innovazione e la presenza di donne nella governance.
Dall’analisi della governance aziendale emerge una differente configurazione tra le aziende che
hanno già effettuato o pianificato la successione e quelle che non l’hanno ancora prevista.
Per quanto riguarda la composizione del consiglio di amministrazione (Fig. 57), nelle aziende senza
passaggio generazionale risulta più frequente la presenza di un amministratore unico (36,7%) rispetto
a quelle con successione (26,9%). Inoltre, le aziende senza successione mostrano una maggiore
concentrazione di CdA di piccole dimensioni (fino a tre persone, 43,3%), mentre quelle con successione
tendono ad avere un CdA più strutturato, con una quota più elevata (37,9%) di aziende con un CdA
composto da quattro a sette membri. Questo suggerisce che le aziende che hanno affrontato la
successione tendano a rafforzare la governance con una maggiore diversificazione nei ruoli decisionali.
In termini di composizione del CdA, la maggioranza delle aziende, indipendentemente dallo stato di
successione, è caratterizzata da una governance a forte controllo familiare. In particolare, il 55,7%
delle aziende con successione e il 57,9% di quelle senza successione hanno un CdA interamente
composto da membri della famiglia proprietaria (Fig. 58). Analizzando i dati nel dettaglio, si
osservano alcune evoluzioni interessanti. Primo, la quota di aziende che combinano membri della
famiglia e figure esterne nella direzione è più alta tra quelle con successione (29,9% contro 20,2%).
Secondo, questa apertura non riguarda i membri del CdA: infatti, la presenza di membri esterni nel
CdA è leggermente più diffusa tra le aziende senza successione (12,3% contro 8,5% nelle aziende
con successione): questo indica una certa chiusura del CdA a figure e competenze esterne. Terzo,
osservando la direzione aziendale e il top management, invece, si rileva una forte prevalenza di
membri appartenenti alla famiglia proprietaria (76,4%) nelle aziende senza successione, che però
cala di molto (66%) nelle aziende che hanno svolto il processo di successione (Fig. 59).
In ultimo, un aspetto rilevante riguarda la presenza femminile nei consigli di amministrazione
(Fig. 60). I dati mostrano che le aziende senza passaggio generazionale tendono ad avere una
governance meno inclusiva dal punto di vista del genere: il 45,6% di queste aziende non ha alcuna
donna nel CdA, rispetto al 23,6% delle aziende con successione. In particolare, il 44,3% di queste
aziende ha un CdA con una donna (contro il 35,1% delle aziende senza successione) e il 7,5% delle
aziende con successione arriva ad avere tre donne nel CdA, a fronte di un modesto 1,8% tra le
aziende senza successione.
Dalle analisi effettuate si rileva che le aziende che hanno già affrontato o pianificato la successione
mostrano una tendenza a strutturare maggiormente la governance, con CdA più numerosi e
una direzione aziendale più aperta a figure esterne. Le aziende senza successione mantengono
un maggiore controllo familiare sia nel CdA che nel top management, con una prevalenza di
amministratori unici e una minore diversificazione della governance. Inoltre, le aziende che hanno
58
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pianificato o già effettuato la successione siano più propense a integrare la presenza femminile
nella governance riducendo il gender gap.
37,9%
36,7%
33,1%
26,9%
17,8%
2,1% 2,2%
33,0%
28,1%
12,3%
8,5%
2,8% 1,8%
Solo persone appartenenti Maggioranza di familiari Maggioranza di esterni Solo persone esterne alla
alla famiglia/e proprietaria/e famiglia/e proprietaria/e
Figura 59. Tipologie di direzione dell’azienda/top management (CEO, CFO, COO, ecc.).
76,4%
66,0%
29,9%
20,2%
4,2% 3,4%
Solo persone appartenenti Sia persone appartenenti alla famiglia/e Solo persone esterne alla famiglia/e pro-
alla famiglia/e proprietaria/e proprietaria/e sia esterne a essa prietaria/e
59
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35,1%
23,6%
19,8%
17,5%
7,5%
2,8%
1,8%
0% 0,9% 0% 0,9% 0%
0 1 2 3 4 5 6
Dal punto di vista dell’innovazione aziendale si evidenzia una maggiore tendenza all’adozione di nuove
tecnologie e processi nelle aziende che hanno già affrontato o pianificato la successione (Fig. 61).
L’81,9% di queste aziende ha infatti introdotto innovazioni nei processi informatici, rispetto al 68,5%
delle aziende che non hanno ancora affrontato la tematica del passaggio generazionale. Lo stesso
trend si osserva nell’introduzione di nuovi prodotti e servizi (64,6% contro 49,4%) e negli investimenti
in nuovi processi produttivi (59,7% contro 51,7%).
I dati suggeriscono che, con il passaggio generazionale, anche l’innovazione subisce un’accelerazione,
con l’aumento di investimenti in digitalizzazione, sviluppo di nuovi prodotti e servizi.
Le aziende che hanno già effettuato o pianificato la successione sono molto più propense a sviluppare
partnership con il mondo accademico (Fig. 62). Il 23,6% di esse, infatti, ha collaborato con università
o centri di ricerca basati in Piemonte, contro solo l’11,2% delle aziende senza pianificazione della
successione. Si rileva una situazione analoga se si tiene conto delle collaborazioni a livello nazionale
(13,2% contro 6,7%) e internazionale (3,5% contro 1,1%).
60
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Figura 61. Ambito di investimento in innovazione e ricerca e sviluppo negli ultimi tre anni.
81,9%
Introdotto innovazioni nei processi informatici
68,5%
64,6%
Introdotto nuovi prodotti/servizi
49,4%
59,7%
Investito in nuovi processi produttivi
51,7%
18,8%
Registrato marchi
10,1%
7,6%
Registrato brevetti 9%
Figura 62. Soggetti coinvolti per l’avvio di collaborazioni negli ultimi tre anni.
23,6%
Università e/o centri di ricerca basati in Piemonte
11,2%
13,2%
Università e/o centri di ricerca nazionali
6,7%
3,5%
Università e/o centri di ricerca internazionali
1,1%
61
CAPITOLO 4
GENDER GAP
E IMPRENDITORIALITÀ
FEMMINILE NELLE
IMPRESE FAMILIARI
DELLA PROVINCIA DI CUNEO
FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
39,8%
60,2%
Si No
63
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È stato chiesto di indicare il numero di donne presenti nel consiglio di amministrazione dell’azienda.
La maggior parte delle imprese (il 60%) dichiara di avere nel CdA da una a due donne ma, dall’analisi
della mediana (2) e della media (1,79), si evince che la concentrazione maggiore è su una donna
invece che due. Data la numerosità dei board (da quattro a sei componenti), significa avere una
quota di management femminile di circa il 25%. Quasi un terzo (31,3%) delle aziende intervistate
non ha una donna nel CdA, solo poche, ma virtuose, aziende raggiungono livelli significativi di
inclusione (tre-quattro donne) e una rarità di CdA dichiara cinque o più donne (Fig. 64).
31,3%
7,4%
1,2%
Fonte: elaborazione degli autori su dati dei questionari raccolti. Base: 163 casi validi, 70 mancanti di sistema sono amministratori
unici che non hanno un CdA.
Per comprendere come si distribuisca la componente femminile rispetto alla numerosità complessiva,
e quindi all’ampiezza, dell’intero CdA, è stata condotta un’analisi bivariata12, previa verifica della
significatività statistica (p<0,001) della relazione tra il numero complessivo di componenti del CdA e
il numero di donne presenti nel CdA (Fig. 65).
Figura 65. Ampiezza del CdA (numero membri) e componente femminile (donne nel CdA).
2,5
2,0
Media Numero Donne nel CdA
1,5
1,0
,5
,0
3 membri 4 membri 5 membri 6 membri 7 membri 8 membri e più
12 Per approfondire il livello di correlazione tra le variabili presentate nei grafici a barre, sono state condotte delle analisi sulle
corrispondenze semplici, riportate in appendice (pagine 85 - 91), che mostrano graficamente, tramite biplot, il grado di
associazione statisticamente significativo tra le categorie delle due variabili incrociate.
64
FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
La Figura 65 mette in evidenza con chiarezza la presenza di una tendenza crescente: all’aumentare
della numerosità del consiglio di amministrazione cresce infatti anche il numero medio di donne
presenti, come dimostra la progressione delle barre dai CdA a 3 membri fino a quelli con 8 e più
membri. Questo andamento trova riscontro nell’analisi statistica riportata nella Tabella 9, che
segnala un’associazione altamente significativa tra le due dimensioni segnalata dal valore del
test Pearson X² elevato e statisticamente significativo e dalla tendenza lineare particolarmente
marcata (Linear-by-Linear X²=38,218; p<,001).
L’assenza di donne nei CdA molto piccoli, la sovrapposizione della presenza di una sola donna nei CdA
composti da otto membri e la frequente presenza di due donne su otto, o in misura minore, su sei e,
ancora meno, su cinque come evidenziato nell’analisi delle corrispondenze in appendice13, delinea
una cultura aziendale che, nel suo sviluppo generale, sembra confermare una limitata valorizzazione
del contributo femminile nella governance. In particolare, questa tendenza sembrerebbe più
orientata al semplice adempimento normativo, soprattutto nei casi in cui la quota femminile del
30% prevista dalla legge Golfo-Mosca risulta soddisfatta, che da una reale cultura dell’inclusione.
Comprendere quale sia il legame delle donne presenti nel CdA con la famiglia proprietaria è un
indicatore del grado di fiducia e indipendenza che viene accordato alla componente femminile
allorché occupi un posto nella governance. La letteratura ci dimostra che, quando la componente
femminile appartiene alla famiglia proprietaria, tende a caratterizzarsi per soggezione emotiva
e conformismo di visione e di valori aziendali con la parte maschile, una condizione che non
necessariamente migliora la performance (García-Meca, Santana-Martin, 2023; Cruz et al., 2010).
Nelle aziende intervistate, laddove si riscontra una presenza femminile nei CdA, per il 60,7% dei casi
si tratta di donne che appartengono alla/e famiglia/e proprietaria/e (Fig. 66).
Figura 66. Appartenenza alla famiglia proprietaria delle donne nel CdA.
60,7%
Solo donne appartenenti alla In maggioranza appartenenti In maggioranza esterni Solo donne esterne alla famiglia/e
famiglia/e proprietaria/e alla famiglia/e proprietaria/e alla famiglia/e proprietaria/e proprietaria/e
13 A supporto dell’analisi della significatività statistica tra la dimensione del CdA e la presenza di donne al suo interno è stata condotta
un’analisi delle corrispondenze semplici, riportata in appendice alla Figura 80, che visualizza su una mappa bidimensionale (biplot)
l’associazione tra le due variabili.
65
FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
Anche nel caso delle aziende con donne in ruoli direttivi o manageriali al di fuori del CdA, la tendenza
prevalente è quella di selezionare tali figure principalmente all’interno della famiglia proprietaria.
Tuttavia, in questo ambito, i dati sembrano mostrare una leggera apertura verso l’inclusione di
donne esterne alla famiglia. Quando viene affidato un ruolo manageriale a una donna, rispetto al
CdA vi è una maggiore (seppur tiepida) probabilità che essa provenga anche da fuori la famiglia
proprietaria (7,7%), mentre il 44,2% delle donne manager o dirigenti (non appartenenti al CdA) è
costituito da membri della famiglia proprietaria (Fig. 67).
Figura 67. Appartenenza alla famiglia proprietaria delle donne dirigenti/top management (escluso CdA).
44,2%
6,4% 7,7%
1,3%
Solo donne appartenenti alla In maggioranza appartenenti In maggioranza esterni Solo donne esterne alla famiglia/e
famiglia/e proprietaria/e alla famiglia/e proprietaria/e alla famiglia/e proprietaria/e proprietaria/e
Tuttavia, la presenza femminile tra le figure dirigenti e di top management (escludendo il CdA) è
assente in oltre il 41% delle aziende intervistate. Nel 18,5% delle aziende (meno di una su cinque),
solo un dirigente su dieci è donna. La maggior parte delle risposte si concentra nelle prime due
categorie: assenza di donne o presenza fino al 10%, come confermato dalla mediana, pari a 2 (fino
al 10%). Si distingue, tuttavia, un 22% di aziende particolarmente virtuose che annoverano oltre il
40% di dirigenti donne. Questo risultato contribuisce a innalzare la media complessiva, portandola
a 2,84 e ad aumentare la dispersione dei dati attorno alla media (Fig. 68).
Figura 68. Componente femminile tra i dirigenti dell’azienda (escluso CdA).
41,5%
18,5%
13,5%
8,5%
6% 6% 6%
Non ci sono Fino al 10% Fino al 20% Fino al 30% Fino al 40% Fino al 50% Più del 50%
donne
66
FONDAZIONE CRC • FocusCRC Le imprese familiari in provincia di Cuneo
Le donne cessano di essere le grandi assenti nelle aziende quando si passa dai ruoli manageriali o
di governance a quelli di collaborazione. Come illustrato nella Figura 69, con il diminuire del livello
di qualifica delle mansioni, la presenza femminile diventa più evidente e si distribuisce in modo più
uniforme tra le diverse categorie, oscillando principalmente tra il 10% e il 30% dei collaboratori, fino
a raggiungere una quota superiore al 50% in alcune componenti.
19,3% 19,7%
17,6% 17,2%
10,7%
9%
6,4%
Non ci sono Fino al 10% Fino al 20% Fino al 30% Fino al 40% Fino al 50% Più del 50%
donne
Le Figure 68 e 69 mostrano che, alla limitata valorizzazione delle donne nel tessuto imprenditoriale
locale a conduzione familiare, si aggiunge un quadro di “soffitto di cristallo” (Loden, 1987), quell’insieme
di barriere invisibili ma reali che ostacolano l’avanzamento professionale delle donne. Come abbiamo
visto nei dati di scenario introduttivi, il “soffitto di cristallo” riflette una condizione diffusa in tutto il
Paese, che fa scivolare l’Italia tra gli ultimi posti dei Paesi del G20, avanti solo a Turchia, Arabia Saudita,
Sud Corea, Giappone e India (elaborazione TEHA su ILOSTAT, 2024, p. 27).
Le analisi descrittive dei trend rivelano un’inclusione femminile ancora limitata nei vertici delle
imprese familiari analizzate, sebbene non manchino piccoli gruppi di aziende particolarmente
virtuose, che potrebbero rappresentare segnali incoraggianti di cambiamento. Tali risultati stimolano
una riflessione su dove andare a guardare per cogliere delle opportunità di miglioramento.
67
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Tabella 10. Presenza di donne nel CdA e percentuale di donne dirigenti o manager nell’impresa.
La Figura 70 visualizza in maniera efficace quanto riportato in Tabella 10, ossia l’esistenza di una
relazione chiara tra la presenza femminile nei consigli di amministrazione e la percentuale di donne
in posizione dirigenziale. Le barre del grafico indicano che, nelle aziende con CdA privi di donne, la
quota di dirigenti donne è molto contenuta, mentre aumenta progressivamente nei contesti in cui
la presenza femminile nel CdA è più ampia. Questo andamento trova riscontro nei dati statistici
riportati nella Tabella 11, che confermano un’associazione significativa tra le due variabili segnalata
dal valore del test Pearson X² elevato e statisticamente significativo e, anche qui, dalla tendenza
lineare particolarmente marcata (Linear-by-Linear X²=38,218; p<,001), a conferma di un legame
positivo tra rappresentanza femminile nei CdA e nei ruoli dirigenziali14.
14 Anche in questo caso, per un approfondimento sull’associazione tra le singole categorie delle due variabili, si rimanda all’analisi
delle corrispondenze riportata nell’appendice statistica.
68
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Figura 70. Presenza donne nel CdA e percentuale di donne dirigenti/manager in azienda.
5
Media Numerosità Donne Dirigenti
0
Nessuna donna Da una a due donne Da tre a quattro donne Cinque e più donne
nel CdA nel CdA nel CdA nel CdA
Numerosità Donne nel CdA
Analizzando congiuntamente le variabili che misurano il numero delle donne manager e la presenza
dell’azienda all’estero, emerge che l’assenza di donne in ruoli dirigenziali è particolarmente elevata
(43,3%) nelle aziende che non hanno sedi all’estero (Fig. 71). Al contrario, nelle aziende con presenza
internazionale, la percentuale di donne tra dirigenti e manager tende a salire tipicamente al 20%-
30%. Questo dato verrà ripreso e analizzato, in modo più approfondito, nell’analisi multivariata
presentata nel paragrafo successivo.
Figura 71. Rapporto tra donne dirigenti/manager (escluso il CdA) e presenza dell’azienda all’estero.
43,3%
40%
25% 20%
13,9%
16,1%
6,7% 10% 9,4%
6,1%
4,4% 5%
0% 0%
Non ci sono Fino al 10% Fino al 20% Fino al 30% Fino al 40% Fino al 50% Più del 50%
donne
Ha sedi all’estero Non ha sedi all’estero
P= 0,007.
Fonte: elaborazione degli autori su dati dei questionari raccolti.
69
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La Figura 72 evidenzia che, al crescere della quota di donne tra i collaboratori, aumenta
progressivamente anche il livello di accordo con l’affermazione che l’azienda abbia introdotto
cambiamenti organizzativi negli ultimi tre anni. Le barre evidenziano che le imprese con
percentuali femminili più elevate tendono a esprimere con maggiore frequenza un giudizio positivo
(“abbastanza” o “molto d’accordo”), mentre quelle con quote più basse si collocano più spesso
nelle categorie di disaccordo.
Questa dinamica trova conferma anche nei risultati statistici della Tabella 12, che segnalano
un’associazione significativa tra le due variabili (Pearson X²=21,711). A rafforzare ulteriormente
l’interpretazione è il test per l’associazione lineare, che risulta anch’esso altamente significativo
(Linear-by-Linear X²=7,133; p=,008), indicando una tendenza ordinata e crescente nel rapporto tra
le due dimensioni15.
Figura 72. Corrispondenza tra percentuale di donne tra i collaboratori.
4
Media numerosità donne collaboratrici in azienda
0
Per nulla d’accordo Poco d’accordo Abbastanza d’accordo Molto d’accordo
Percezione (accordo)che l’azienda abbia introdotto cambiamenti organizzativi negli ultimi tre anni
La Figura 73 evidenzia l’esistenza di una relazione positiva tra la presenza di donne nel CdA e la
percezione (accordo) dell’impegno delle imprese in attività di ricerca e sviluppo. Le barre mostrano
che le aziende con CdA privi di donne si dichiarano meno coinvolte in R&S, mentre i livelli di accordo
crescono nei contesti in cui la presenza femminile nei CdA è più consistente. Questa tendenza è
confermata dai test statistici della Tabella 13, che segnalano un’associazione significativa tra le
due dimensioni (Pearson X²=19,540; df=9; p=,021; Likelihood Ratio=19,798; p=,019) e, soprattutto,
una tendenza lineare molto marcata (Linear-by-Linear X²=9,456; p=,002). In sintesi, la maggiore
15 Per un approfondimento sull’associazione tra le categorie di ciascuna variabile si rimanda all’analisi delle corrispondenze
riportata in appendice.
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rappresentanza femminile nei CdA si associa a una più forte propensione aziendale a impegnarsi
in attività innovative. La presenza femminile, dunque, si conferma come un importante fattore di
sviluppo16.
Figura 73. Numero di donne nel CdA e percezione (accordo) che l’azienda
svolga attività di ricerca e sviluppo.
4
Media della percezione che l’azienda svolga
attività di ricerca e sviluppo
0
Nessuna donna Da una a due donne Da tre a quattro donne Cinque e più donne
nel CdA nel CdA nel CdA nel CdA
Numerosità donne nel CdA
16 Anche in questo caso, per un approfondimento sull’associazione tra le specifiche categorie delle due variabili si rimanda
all’analisi delle corrispondenze riportata in appendice.
71
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Questa struttura a quattro componenti è principalmente sostenuta da otto variabili chiave che
abbiamo individuato come le più rilevanti per comprendere il nostro obiettivo di ricerca, ovvero
verificare se la presenza della componente femminile sia uno dei fattori latenti che influenzano
le performance aziendali.
Per analizzare l’esistenza di relazioni sottostanti tra le variabili osservate nel nostro studio (le
risposte alle domande poste), abbiamo utilizzato un’analisi fattoriale esplorativa, un metodo
statistico che aiuta a identificare gruppi di variabili che tendono a variare insieme (covarianze o
correlazioni). Questa tecnica permette di individuare strutture latenti nei dati, ovvero fattori comuni
che sintetizzano e spiegano le connessioni tra le variabili osservate17.
L’analisi fattoriale ha rivelato che le variabili scelte per le quattro componenti nel complesso spiegano
oltre il 73% della variabilità totale nei dati (Tab. 16 in appendice). Questo significa che, considerando
questi quattro fattori, riusciamo a descrivere quasi tre quarti dell’informazione contenuta nelle
variabili originali.
COMPONENTI
2. Equità 3. Empowerment 4. Redditività
1. Innovatività e dimensioni strategico
CdA
La mia azienda è innovativa 0,822
La mia azienda svolge attività
0,781
di ricerca e sviluppo
La mia azienda ha introdotto
0,582
cambiamenti organizzativi (ultimi tre anni)
Da quante persone è composto il CdA 0,888
Numero donne nel CdA 0,837
% Donne dirigenti (escluso CdA) 0,780
L’azienda ha sedi produttive
0,688
o commerciali all’estero
Media redditività ROI 2018-22 0,865
17 Per rendere più chiara e interpretabile la struttura dei fattori ottenuti, abbiamo applicato una procedura statistica di rotazione,
che separa meglio i fattori tra loro e li riorganizza in modo che ciascuno sia caratterizzato principalmente da un numero ridotto
di variabili, rendendoli più distinguibili e facilitandone l’interpretazione.
72
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La componente 1: innovatività
Come abbiamo già spiegato in precedenza, questa componente è la più importante, in quanto da
sola spiega il 26,5% della varianza totale osservata (Tab. 16 in appendice). Questa rappresenta la
propensione dell’azienda all’innovazione, includendo elementi legati alla percezione interna e ai
cambiamenti organizzativi. Le principali variabili associate a questa componente sono: “La mia
azienda è innovativa”, che rappresenta la variabile con il peso fattoriale più elevato (0,822); segue “La
mia azienda svolge attività di ricerca e sviluppo”, con un peso di 0,781, evidenziando come le attività
di ricerca e sviluppo siano parte integrante dell’orientamento innovativo. Infine, “La mia azienda ha
introdotto cambiamenti organizzativi negli ultimi tre anni” (0,582) risulta essere la terza variabile più
rilevante, suggerendo l’importanza del cambiamento organizzativo come driver dell’innovazione.
Questa componente riflette l’orientamento complessivo dell’azienda verso l’innovazione, sia
percepita che strutturale, inclusa la capacità di apportare cambiamenti significativi.
La componente 4: redditività
Questa componente in realtà è quasi esclusivamente correlata alle performance economiche
dell’azienda, spiegata dalla variabile “Media redditività ROI 2018-22”. Con un peso fattoriale di
0,865, la variabile “Media redditività ROI” rappresenta l’unica misura di performance finanziaria
dell’impresa sopravvissuta alla riduzione delle variabili operata dall’analisi fattoriale. Questa
componente riflette esclusivamente l’efficienza economica, misurata attraverso il ritorno sugli
investimenti, quale principale indicatore della performance aziendale.
73
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CONCLUSIONI
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CONCLUSIONI
La ricerca ha esplorato le complessità e le peculiarità che definiscono le imprese familiari, un attore
economico che, pur rappresentando la spina dorsale dell’economia nazionale ed europea – circa l’80%
delle imprese sopra il milione di fatturato sono familiari e impiegano il 50% degli occupati –, riceve
spesso un’attenzione limitata rispetto al suo reale impatto (Austrian Institute for SME Research,
2008). Mentre l’analisi aziendale tradizionale si concentra prevalentemente su settori, dimensioni e
modelli di business, questa indagine ha voluto spostare il focus su una variabile strutturale e culturale
che modella in modo profondo il comportamento di queste organizzazioni: la proprietà familiare.
Nel corso dello studio, abbiamo dimostrato come la natura familiare di un’impresa non sia un
semplice dettaglio, ma un fattore determinante che influenza ogni aspetto della sua esistenza,
dalla struttura del capitale alla governance, dalla propensione al rischio fino alle strategie di
internazionalizzazione. L’interazione tra la sfera emotiva e relazionale della famiglia e le esigenze
di razionalità economica dell’impresa crea un sistema unico, in cui le decisioni non sono dettate
esclusivamente da logiche di mercato, ma sono intrise di valori, tradizioni e obiettivi di lungo periodo.
Le imprese familiari si distinguono per alcune caratteristiche chiave e fondamentali per il loro
impatto sul capitale finanziario, umano e sociale del territorio in cui operano:
• hanno prospettive di business a lungo termine, rispetto ai profitti a breve termine;
• rappresentano un capitale paziente, con profitti che vengono spesso reinvestiti e proprietari
disposti ad attendere un ritorno sull’investimento;
• sono portatrici di asset sociali e culturali, oltre che finanziari;
• la governance è significativamente in mano a un ristretto nucleo di persone, i membri della
famiglia, che possono portare a pratiche come paternalismo e nepotismo, e a processi
decisionali che si intrecciano con l’informalità e la sfera emotiva;
• i loro percorsi di crescita tendono a essere più stabili e continui rispetto alle imprese non familiari.
In particolare, con questa ricerca abbiamo esplorato le caratteristiche delle imprese familiari della
provincia di Cuneo, lungo le seguenti direzioni: il contesto produttivo territoriale in cui operano; le
loro performance aziendali a confronto con imprese simili non familiari della provincia di Cuneo; le
loro performance aziendali a confronto con le imprese familiari a livello nazionale; le loro dinamiche
di governance interna in relazione ai processi di successione, al genere e all’età delle figure apicali,
ai processi di innovazione e di internazionalizzazione.
Il conteso economico che vede operare le imprese, familiari e non, della provincia di Cuneo è di
significativa vitalità. In provincia hanno sede il 15,5% delle imprese piemontesi, una quota superiore
al peso economico provinciale sul PIL regionale (14%). Imprese provinciali che, inoltre, dimostrano
un’importante solidità finanziaria, con tassi di sopravvivenza sopra la media regionale, guidati da
un consolidamento delle imprese di capitali e da una struttura settoriale peculiare con apporti di
valore aggiunto determinanti da parte di imprese agricole e manifatturiere.
Per sviluppare l’analisi sul target di riferimento, è stata presa in esame una popolazione di
imprese provinciali, familiari e non, sopra il milione di euro di fatturato e con bilanci disponibili
ininterrottamente dal 2004 al 2022. Questa popolazione è stata confrontata, prima, con imprese
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comparabili a livello nazionale esaminate dal Centro Studi di Mediobanca e, successivamente, la sua
componente familiare è stata confrontata con la popolazione di imprese familiari dell’Osservatorio
AUB dell’Università Bocconi.
La selezione fornisce già un primo risultato chiave: l’80% delle imprese cuneesi sopra il milione di
fatturato e con una storicità di operatività è di tipo familiare. Il dato è linea con le evidenze europee
(Austrian Institute for SME Research, 2008) e delinea un profilo aziendale ben specifico, quello
familiare, tra quelli più diffusi nel panorama produttivo generale.
Rispetto alla popolazione nazionale, l’analisi dei dati restituisce queste indicazioni chiave:
• le imprese cuneesi rispondono in modo più solido ai cicli economici, con fluttuazioni meno
marcate sia in positivo che in negativo;
• i margini di ricavo dalle vendite e dal capitale investito in provincia sono maggiori della media
nazionale, mentre l’indebitamento si rivela inferiore;
• le performance provinciali sono invece inferiori alla media nazionale per quanto riguarda la
produttività del lavoro.
Dal confronto tra le imprese familiari provinciali e nazionali, si evince invece che:
• la redditività delle imprese cuneesi è inferiore alla media nazionale, sebbene dopo la pandemia
il gap si sia quasi annullato;
• anche la spesa in R&S e brevetti è significativamente inferiore;
• l’indebitamento delle imprese familiari della provincia di Cuneo è invece molto più elevato
delle imprese nazionali, e in crescita.
Focalizzando l’attenzione sull’andamento economico del contesto provinciale, in cui, come emerge,
si inserisce in maniera significativa la componente familiare, la ricerca rivela che questa tipologia
di imprese in provincia di Cuneo ha saputo costruire modelli di business solidi, resilienti alle fasi del
ciclo economico più difficili, mostrando risultati reddituali e di margine sulle vendite estremamente
positivi, supportati da una solida struttura finanziaria. Rimane un quadro meno favorevole rispetto
alla media nazionale delle imprese familiari, ma si tratta comunque di soggetti capaci e dotati per
affrontare le sfide competitive che si scorgono all’orizzonte.
Ai dati di bilancio, la ricerca ha aggiunto un’esplorazione molto articolata grazie a un’indagine sul
campo che ha visto coinvolte 233 imprese familiari provinciali, quasi un terzo della popolazione
cuneese. L’indagine è servita a conoscere la struttura della governance, le fasi generazionali raggiunte
dalle imprese familiari, la gestione del processo di successione, l’apertura all’ingresso di donne e
giovani alla conduzione dell’impresa e la propensione alle innovazioni tecnologiche, organizzative
e di prodotto. Al quadro estremamente positivo che emerge dall’analisi delle performance
economiche e finanziarie e dei modelli di business si contrappongono una serie di temi critici, che
interessano prevalentemente la governance e l’organizzazione delle aziende familiari.
77
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all’insorgere di crisi di governance che nulla hanno a che fare con l’andamento del business, ma
che possono influire negativamente su di esso. Occorre pertanto riflettere sull’implementazione
di azioni che stimolino le imprese familiari a gestire attivamente i rapporti tra famiglia e impresa
e a pianificare i processi di successione imprenditoriale, il tutto nell’ottica di garantire continuità
e, soprattutto, stabilità. Il processo di trasmissione imprenditoriale inizia con largo anticipo e deve
essere focalizzato sulla ricerca di una base valoriale e culturale comune e condivisa tra esponenti
di generazioni diverse. La definizione di un cosiddetto “patto di famiglia” è un primo importante
atto formale per affrontare in modo strutturato il passaggio generazionale. Il patto fissa delle
regole che disciplinano il rapporto tra famiglia e impresa, definisce la governance dell’azienda e
le regole di ingresso delle nuove generazioni. L’organizzazione sistematica di iniziative a supporto
delle nuove generazioni, unita a un ruolo attivo dell’advisorsy board nel favorire le relazioni tra le
diverse generazioni, sono alcune delle leve che le aziende familiari possono utilizzare per rendere
più efficace il processo di trasmissione imprenditoriale.
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18 Relazione annuale 2025 Consob, per le società quotate; Osservatorio interistituzionale sulla partecipazione femminile negli
organi di amministrazione e controllo, per le altre imprese.
80
APPENDICE
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23%
Donne Uomini
23%
Un’altra caratteristica del CdA è quella della presenza di consiglieri con incarichi in altre organizzazioni.
In media, il 42,5% dei consiglieri ha almeno altri tre incarichi (interlocked director) (Fig. 76). Tale
percentuale è sostanzialmente identica nelle due sottopopolazioni di aziende familiari e non familiari.
19 Questa appendice si riferisce alle analisi presentate nei paragrafi 4.2, 4.3 e 4.5.
82
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Nonostante non vi siano differenze sostanziali nelle due tipologie di assetti proprietari, le
elaborazioni, sia sul genere che la familiarità degli interlocked, confermano la predominanza degli
uomini, i quali rappresentano più dell’80% di tutti i consiglieri interlocked e dei membri familiari
(Fig. 77). Quest’ultimo dato indica che il 77,6% dei consiglieri interlocked nei CdA delle aziende
familiari è un componente familiare.
Figura 77. Genere dei consiglieri interlocked.
82,1%
17,9%
Donne Uomini
22%
83
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Per verificare se le variabili legate alla presenza femminile in azienda e alle loro caratteristiche fossero
correlate alla prosperità dell’impresa, abbiamo analizzato l’esistenza di correlazioni statisticamente
significative tra diversi ambiti:
• Governance, considerando variabili quali l’esistenza di un CdA (Q15), la sua dimensione (Q17),
la presenza di donne al suo interno e le loro caratteristiche (Q30rec);
• Diversity, esaminando la presenza femminile tra i collaboratori dell’azienda (Q34) e tra le
figure manageriali e dirigenziali (Q33);
• Innovazione e sviluppo, valutando la percezione di innovatività dell’azienda (Q35_1), i cambiamenti
avvenuti negli ultimi tre anni (Q35_2) e gli investimenti in ricerca e sviluppo (Q35_3);
• Performance economica, considerando la media del ROI nel periodo 2018-2022 e la media del
valore aggiunto nello stesso intervallo temporale.
L’analisi è stata condotta attraverso un’analisi fattoriale esplorativa su queste variabili. Abbiamo
eseguito l’analisi utilizzando il software SPSS®, versione 29, adottando il metodo di estrazione delle
componenti principali. Questo approccio permette di selezionare un numero limitato di fattori
latenti (o sottostanti), ciascuno dei quali rappresenta una combinazione delle variabili iniziali,
sintetizzando e spiegando così le informazioni contenute nei dati.
Per determinare il numero di fattori da mantenere, abbiamo applicato una soglia di cut off per
l’autovalore >1, includendo solo le componenti in grado di spiegare la variabilità di più di una variabile
osservata. In termini interpretativi, ciò significa che abbiamo considerato esclusivamente quei fattori
latenti che contribuiscono a spiegare una variabilità superiore a quella di una singola variabile osservata.
Successivamente, abbiamo applicato una rotazione con il metodo Varimax per semplificare
l’interpretazione dei fattori. Questa rotazione aumenta l’ortogonalità delle componenti, massimizzando
il peso delle variabili correlate all’interno di ciascun fattore e riducendo al minimo il peso delle variabili
tra i diversi fattori (Kaiser, 1958).
Dopo la rotazione Varimax, ogni fattore/componente è costituito da variabili con alti caricamenti su
quel fattore e bassi caricamenti sugli altri, massimizzando così l’indipendenza tra i fattori e rendendo
il modello più leggibile (Onorati, 2024, p. 29).
I parametri nella Tabella 15 evidenziano una condizione al limite dell’adeguatezza campionaria, infatti,
come dimostra il valore 0,530 di Kaiser-Meyer-Olkin (KMO), ci troviamo di fronte a un campione
un po’ troppo ristretto, ma ancora in grado di soddisfare criteri di significatività, come evidenziato,
invece, dal Test di sfericità di Bartlett, con Sig. <0,001.
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% di Complessivo Totale % di % di
Totale variazione % variazione Complessivo Totale variazione Complessivo
Come evidenziato dalla Tabella 16 emerge una struttura fattoriale a quattro componenti principali, in
grado di spiegare complessivamente oltre il 73% della varianza totale osservata. Come visualizzato
anche dallo screeplot, che raffigura la capacità delle componenti di spiegare la varianza in base
agli autovalori, questa struttura fattoriale è gerarchica, vale a dire, essa presenta i quattro fattori
(con autovalore >1) in ordine di importanza e nel visualizza il peso in maniera decrescente (Fig. 79).
Infatti, la componente più importante è la prima, che da sola, spiega il 26% della varianza totale; le
altre tre hanno peso molto simile, soprattutto la componente 2, che spiega il 18% della varianza
totale, e la componente 3, che ne spiega il 16%; la componente 4 ne spiega il 12%.
2,5
1,5
Autovalore
0,5
1 2 3 4 5 6 7 8
Numero componenti
Applicando alla struttura fattoriale iniziale una procedura di backward stepwise elimination20, abbiamo
raggiunto una soluzione ottimale che presenta comunalità delle variabili con tutte le componenti non
inferiori allo 0,6, e peso della variabile per ciascun fattore principalmente correlato non inferiore allo 0,5.
A seguito di rotazione Varimax, la struttura fattoriale a quattro componenti risulta principalmente
spiegata da sole otto variabili, che sono le più importanti e in grado di far luce sulla nostra ipotesi di
partenza, cioè se la componente femminile risulti tra i fattori sottostanti la performance delle aziende.
20 Letteralmente “eliminazione graduale all’indietro”, si tratta di una tecnica utilizzata nelle analisi statistiche o nei modelli di
regressione, in cui si parte da un modello completo con tutti i predittori e si eliminano iterativamente quelli meno significativi
fino a ottenere un modello più parsimonioso.
85
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86
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Figura 80. Corrispondenza tra ampiezza del CdA e numerosità presenza donne nel CdA
2
Mescolinità/Femminilità del CdA
Dimensione 2
0 6 membri
4 membri
Da una a due donne
5 membri
-1
-1 0 1 2 3
Dimensione 1
Ampiezza e inclusività del CdA
La Figura 80 (corrispondente al grafico a barre presentato nella Figura 65) dell’analisi delle
corrispondenze semplici mette in evidenza due dimensioni. La Dimensione 1 (inertia = 0,278;
84,4% della varianza) rappresenta l’asse portante dell’analisi, in quanto spiega la quota maggiore
della varianza: essa può essere interpretata come un gradiente di “Ampiezza e inclusività del CdA”,
opponendo i consigli più piccoli e poco inclusivi (3–5 membri), caratterizzati dall’assenza o dalla
scarsità di donne, ai CdA più ampi (6–8 membri) nei quali la rappresentanza femminile risulta
maggiore, fino a includere 3 o più donne. La Dimensione 2 (inertia = 0,052; 15,6% della varianza)
svolge invece un ruolo secondario, ma riflette una polarizzazione di “Mascolinità/Femminilità
del CdA”, distinguendo le configurazioni esclusivamente maschili e quelle con una componente
femminile più consistente dalle situazioni intermedie con una presenza limitata di donne.
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Figura 81. Corrispondenza tra presenza donne nel CdA e percentuale di donne dirigenti/manager.
Row and Column Points
Symmetrical Normalization
4
Cinque e più donne
3
Inclusività femminile intermedia
2
Dimensione 2
1
50% e più donne
-2
-2 -1 0 1 2 3 4
Dimensione 1
Inclusività femminile nelle posizioni apicali
La Figura 81. mette in luce due dimensioni. La Dimensione 1 (inertia = 0,168; 71,3% della varianza)
rappresenta l’asse portante dell’analisi ed è stata denominata “Inclusività femminile nelle posizioni
apicali”: alle sue estremità orizzontali si collocano, da un lato, i CdA privi di donne, associati ad
aziende senza dirigenti donne o con percentuali molto basse (fino al 10%), e, dall’altro, i CdA con
tre o più donne, legati a imprese con quote elevate di dirigenti donne (50% e oltre). La Dimensione
2 ha invece un peso minore (inertia = 0,041; 17,4% della varianza) ed è stata denominata “Profili
di inclusione femminile intermedia”, in quanto distingue, alle sue estremità verticali, i casi con
1–2 donne nel CdA, associati a percentuali medio-basse di dirigenti donne (10–20%), da quelli
con 3–4 donne, connessi a percentuali intermedie-alte (circa 30%), mettendo così in evidenza
configurazioni intermedie, né marcatamente maschili né pienamente femminili.
89
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Figura 82. Corrispondenza tra percezione (accordo) dei cambiamenti introdotti in azienda
negli ultimi tre anni e percentuale di donne fra i collaboratori.
Row and Column Points
Symmetrical Normalization
1,5
Gradiente di consenso al cambiamento nei profili intermedi di inclusività
-1
-1,5
-1,5 -1 -0,5 0,0 0,5 1 1,5
Dimensione 1
Inclusività e apertura al cambiamento
Quanto è d’accordo con l’affermazione: L’azienda ha introdotto cambiamenti organizzativi negli ultimi tre anni
Percentuale donne collaboratrici in azzienda
Fonte: elaborazione degli autori su dati dei questionari raccolti.
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Figura 83. Corrispondenza tra numero di donne nel CdA e percezione (accordo)
che l’azienda svolga attività di ricerca e sviluppo.
-1,5
-1,5 -1 -0,5 0,0 0,5 1 1,5
Dimensione 1
Inclusività e apertura al cambiamento
Quanto è d’accordo con l’affermazione: L’azienda ha introdotto cambiamenti organizzativi negli ultimi tre anni
Percentuale donne collaboratrici in azienda
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Le azioni a supporto dell’inserimento delle nuove generazioni. Pur in assenza di una pianificazione
formale, il processo di transizione accompagnato da un sostegno attivo da parte di uno o più
esponenti delle generazioni precedenti e di manager già operativi in azienda può garantire un
migliore risultato nella successione imprenditoriale. Emerge quindi l’importanza di un’attività che
potremmo definire di coaching che consente il passaggio delle competenze manageriali e delle
cosiddette soft skills che consentono un proficuo inserimento nella struttura dei rappresentanti
delle nuove generazioni.
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pianificato e non gestito. Non sono emerse sul territorio delle iniziative formative per preparare i
rappresentanti delle famiglie alla gestione di questa fase di transizione, che si può protrarre per un
periodo di tempo anche estremamente lungo. Sarebbe opportuno concentrare le attività di ricerca
e formazione su questo processo, definendo delle best practice di riferimento che possono essere
implementate dalle aziende familiari.
94
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