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Il documento analizza l'economia aziendale, evidenziando come le aziende operano per soddisfare bisogni e desideri attraverso beni e servizi. Definisce le caratteristiche distintive delle aziende, come coordinazione sistemica, economicità e autonomia, e discute le diverse classi di aziende e il loro ambiente. Inoltre, affronta il rischio, la crisi aziendale, il ruolo degli stakeholder e i fattori della produzione, inclusi quelli materiali e immateriali.
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Il documento analizza l'economia aziendale, evidenziando come le aziende operano per soddisfare bisogni e desideri attraverso beni e servizi. Definisce le caratteristiche distintive delle aziende, come coordinazione sistemica, economicità e autonomia, e discute le diverse classi di aziende e il loro ambiente. Inoltre, affronta il rischio, la crisi aziendale, il ruolo degli stakeholder e i fattori della produzione, inclusi quelli materiali e immateriali.
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ECONOMIA AZIENDALE

Attività economiche
L’uomo manifesta di continuo bisogni e desideri e per soddisfarli si attiva nella ricerca di beni e servizi , ossia
risorse e mezzi atti ad appagarli . Alcuni di tali bisogni sono essenziali e indifferibili poichè legati alla
sopravvivenza stessa, altri sono differibili in quanto possono mutare nel tempo.
Distinguiamo beni non economici( disponibili in natura e in quantità illimitata)
Beni non economici (scarsi rispetto alle esigenze dell’individuo)
L’attività umana è dunque diretta alla soddisfazione di bisogni o desideri, attraverso la ricerca di beni e servizi.
Unità economiche e aziende
Nel sistema economico odierno svolgono attività economiche diversi soggetti; singoli individui o gruppi di
persone che vengono chiamate unità economiche. In tutte ritroviamo comportamenti volti a massimizzare i
risultati impiegando al meglio le risorse.
Consumi, produzioni e trasferimenti sono momenti tipici dell’attività economica.
Caratteri distintivi dell’azienda
Un’unità economica può definirsi azienda solo se possiede coordinazione sistemica, economicità ed
autonomia.
Coordinazione sistemica
L’azienda è composta da elementi interagenti e interdipendenti e costituisce un sistema.
I due elementi fondamentali che costituiscono un azienda sono il lavoro (che si identifica con il personale che
vi opera) e il patrimonio ( beni necessari allo svolgimento dell’attività) può trattarsi di beni materiali o beni
immateriali. Ogni scelta all’interno dell’azienda è frutto di complesse decisioni, tale condizione deve
conservarsi per tutta la vita dell’azienda in quanto le scelte non possono essere mai casuali.
Economicità
Economicità significa che l’azienda sappia utilizzare nel modo più vantaggioso possibile i mezzi produttivi di cui
si procura la disponibilità, riuscendo ad ottenere, con il loro impiego, il massimo risultato possibile (efficienza
operativa).
I processi operativi aziendali , siano in grado di pervenire a risultati , che soddisfino al meglio , le attese dei
soggetti a cui sono destinati (efficacia strategica)
Principio di economicità: un azienda che sappia trarre le risorse che meglio siano compatibili con le proprie
esigenze, assicurando se le al massimo livello di convenienza economica.
Autonomia
L’autonomia rappresenta un azienda i cui comportamenti e decisioni sono assunti in piena indipendenza,
senza essere in alcun modo assoggettati dai soggetti che la governano o che vi operano. Un’azienda è
autonoma quando riesce ad operare in condizioni di economicità e conserva la capacità di decidere in maniera
indipendente.
Missione delle aziende
L’azienda deve intendersi sempre e comunque come un fatto di produzione. La funzione di produzione di beni
e servizi è ciò che accomuna ogni tipo di azienda, qualunque sia la sua attività. La funzione di produzione può
definirsi la sua missione. La funzione produttiva prevede tre momenti tipici:
acquisizione : l’azienda prende dall’esterno tutto ciò che le serve per svolgere l’attività produttiva.
Consumo: si consumano le risorse acquisite per realizzare i processi produttivi
Vendita: di quanto ottenuto che può avvenire tramite scambio o erogazione.
Scambio( presuppone un corrispettivo generalmente in denaro.) erogazione ( cessione degli output in assenza
di negoziazione )
Classi di aziende
Distinguiamo 4 classi di aziende.
Imprese-cooperative- aziende no profit- aziende pubbliche.
Imprese: operano il libera concorrenza sul mercato, devono competere con altre imprese. Comprano dal
mercato e vendono beni e servizi. L’obiettivo non è solo quello di guadagnare il massimo ma anche di
soddisfare e rispettare chi vi lavora, fornisce e chi contribuisce. Si tratta di una visione sociale etica e
plurifinalistica.
Cooperative: nelle cooperative i soci sono sia i proprietari sia coloro che partecipano alla produzione o che
comprano i beni. Esistono 2 tipi di cooperative. Cooperative di lavoro e di trasformazione dove i soci
contribuiscono al lavoro e alla produzione. Cooperative di consumo dove i soci sono i destinatari dei prodotti o
servizi. Lo scopo non è quello di ottenere profitto ma di ottenere condizioni migliori rispetto al normale mercato.
Aziende no- profit: sono aziende che non hanno scopo di guadagno. Possono ricevere donazioni, risorse e
volontariato gratuitamente. Producono beni e servizi utili per la società, anche se non vendono i loro prodotti
devono stare attenti a come gestiscono le risorse per sopravvivere nel tempo.
Aziende pubbliche: appartengono allo stato o ad enti pubblici , offrono servizi utili alla collettività gratuitamente
o a prezzi politici.
L’ambiente delle aziende
L’ambiente delle aziende è fortemente dinamico e in continui cambiamento. Include anche ciò che la circonda
e il modo in cui l’azienda risponde ai cambiamenti. Può avere tre approcci:
Passiva: si adatta ai cambiamenti ma non reagisce , rischia di non sopravvivere.
Reattiva: si adatta e reagisce solo quando l’ambiente cambia.
Proattiva: prevede i cambiamenti e agisce in anticipo. Cerca di essere essa stessa ad influenzare l’ambiente e
non di subirlo,
Il rischio e la crisi
Il rischio è una situazione normale per ogni impresa. Significa che c’è sempre la possibilità che qualcosa vada
storto.
Il rischio nasce da due problemi principali
Il futuro è complesso e non possiamo sapere con certezza che cosa accadrà .
Le persone non possono prevedere tutto, anche i migliori manager non possono controllare tutto, anche de
l’azienda studia bene l’ambiente non può eliminare il rischio al 100%.
L’impresa può
Ridurre il rischio: cercando di evitare le cause che lo provocano.
Controllare i danni: prendendo decisioni per limitare le conseguenze negative ( assicurazioni e soldi di lato)
Il rischio generale può sfociare in rischi particolari.
Rischi operativi che sono legati al funzionamento dell’azienda.
Rischi finanziari legati ai soldi e ai debiti.
Azienda in crisi
Un azienda è in crisi quando perde il suo equilibrio, cioè non riesce più a funzionare bene.
I primi segnali di una crisi sono 2: problemi di soldi e debolezza del patrimonio.
Le cause principali di un azienda in crisi sono:
Scarsa produttività; ha troppi dipendenti e produce
Poca capacità imprenditoriale: chi gestisce non prende buone decisioni
Problemi con i fornitori: difficoltà nel trovare materie prime
Ambiente instabile: crisi economiche, guerre, leggi che cambiano
Mercati finanziari in difficoltà: l’azienda non trova soldi da banche e investito.
Tutto ciò crea un circolo vizioso, quando iniziano i problemi di soldi l’azienda non riesce a pagare e si indebita,
per pagare i debiti chiede altri prestiti e si indebita ancora di più. Se l’azienda non riesce a tornare in equilibrio
non riesce più a funzionare come sistema, non può più produrre e guadagnare, deve essere chiusa e liquidata.
Stakeholders
Gli stakeholders sono tutte le persone o gruppi che hanno un interesse nei confronti dell’azienda. Sono
chiamati anche portatori di interesse e possono influenzare le decisioni aziendali. Un’azienda ha rapporti
continui con i suoi stakeholder. Una buona azienda, detta virtuosa, non pensa solo a guadagnare soldi ma
cerca di soddisfare tutti gli interessi dei suoi stakeholder e agisce in modo socialmente responsabile, cioè in
modo giusto verso dipendenti, ambiente consumatori e fornitori. Distinguiamo
Stakeholder esterni: non lavorano all’interno dell’azienda ma hanno comunque un impatto, clienti fornitori e
istituzioni pubbliche e private. Possono influenzare l’ambiente solo dall’esterno.
Stakeholders interni: fanno parte dell’azienda, proprietari soci e dipendenti. Hanno un interesse diretto ovvero
vogliono guadagnare e avere un giusto stipendio. Possono influenzare l’ambiente dall’interno.
Soggetto economico e soggetto giuridico
Soggetto giuridico
Il soggetto giuridico è la persona (fisica o giuridica) che ha i diritti e i doveri dell’azienda. È la persona che
possiede il patrimonio e che è responsabile per ciò che da l’azienda.
A seconda del tipo di azienda il sogg. giuridico cambia.
Impresa individuale: il soggetto è l’imprenditore stesso. È una persona fisica che risponde con il proprio
patrimonio personale.
Società in nome collettivo: è una società di persone dove contano molto i rapporti con i soci. Il s.g è l’insieme
dei soci, che rispondono illimitatamente dei debiti della società.
società per azioni: è una società di capitali , adatto ad aziende grandi complesse e complesse. Qui il s.g. é la
società stessa, che è una persona giuridica separata dai soci. I soci non rispondono con i propri soldi, ma solo
con quanto hanno investito. La società risponde solo con il proprio patrimonio.
Società a responsabilità limitata: è simile a una società di persone , ma con alcune regole della società di
capitali. I soci possono dare alla società materiali o immateriali. Non servono legami stretti tra soci. Anche qui,
la società è il soggetto giuridico, e i soci non rischiano il loro patrimonio personale.
Soggetto economico
Il soggetto economico è chi comanda nell’azienda. È la persona o il gruppo di persone che decide cosa fare,
prende le decisioni più importanti e ottiene i benefici dell’attività dell’azienda. Nelle grandi aziende si parla più
di sistema di governo che di una singola persona.
Ditta individuale: in una piccola impresa con un solo proprietario il soggetto economico è il proprietario stesso
comanda e prende tutte le decisioni.
Società con più soci: se ci sono più soci, il sogg economico può essere: tutti i soci insieme , solo chi ha
maggioranza di capitale , una o più persone a cui è affidato il potere.
Grandi aziende: in queste è difficile capire chi è perchè ci sono tanti azionisti e organi complessi ( consiglio di
amministrazione). Qui è importante sapere com’è organizzato il potere; chi decide, con quali regole e secondo
quali meccanismi.
Gruppo aziendale
Un gruppo aziendale è formato da più aziende, che sembrano separate ma in realtà sono collegate tra loro
poichè sono tutti controllate da un unico soggetto , chiamato holding e capogruppo. Anche se ogni del gruppo
ha la propria identità legale , in realtà tutte seguono le decisioni delle capogruppo. Quindi, il soggetto giuridico
è diverso, ma il soggetto economico.
Un gruppo può crescere in due modi
Per via interna: la capogruppo investe per sviluppare le sue attività.
Per via esterna : la capogruppo acquista altro imprese in diversi modi. O compra direttamente un’impresa
pagando il suo proprietario, si fonde con un altra impresa, compra le azioni dell’impresa o dalla società che la
possiede senza unirle legalmente.
Il sistema delle operazioni tipiche di gestione
La gestione è rappresentata dall’insieme di operazioni compiute dal fattore umano sul capitale, attraverso le
quali si esplica la funzione di creazione di utilità in ogni azienda.
La gestione di un’azienda si può concepire come un grande processo che si articola in tre fasi principali.
Nella prima fase troviamo l’approviggionamento dove l’azienda deve procurarsi tutto ciò che gli serve
dall’esterno, gli elementi che si procura si chiamano fattori produttivi e possono essere materiali, immateriali e
servizi.
La seconda fase è quella della trasformazione. L’azienda prende i fattori produttivi e li rafforza creando
qualcosa di utile che possa soddisfare i bisogni delle persone. La produzione può essere diretta (
traformazione di materie prime in prodotti finiti) o indiretta ( trasferimento dei beni nel tempo e nello spazio)
La terza fase è quella dello scambio e della vendita dove l’azienda colloca i suoi prodotti nei mercati di sbocco.
Le operazioni di gestione sono strettamente collegate nel tempo e nello spazio. Nel tempo in quanto la
gestione ha un andamento ciclico e quindi dopo la cessione dell’output la gestione non termina, ma si riattiva
come una fase di provvista e così via. Nello spazio in quanto nello stesso momento vengono attivate diverse
operazioni che tra loro sono collegate da qualche interdipendenza.
Fattori della produzione
Ogni azienda necessita di fattori produttivi per l’ottenimento di prodotti o servizi offerti, in prima istanza sono
individuabili nel capitale e nel lavoro.
Il capitale non deve intendersi costituito solo da mezzi monetari. Inizialmente è in forma di denaro, questo
denaro verrà poi speso per comprare beni, servizi. Diritti che servono all’azienda per lavorare. Una volta fatto
questi acquisti, il capitale diventa un insieme di cose utili all’attività aziendale. Il denaro quindi è un tipo di
capitale generico , poichè da solo non produce nulla ma serve per comprare i fattori produttivi.
I fattori produttivi si dividono in due grandi gruppi: FFS,FFR.
FATTORI A FECONDITÀ RIPETUTA: sono quei beni che durano nel tempo come macchinari, edifici, computer
ecc.. si usano più volte e aiutano l’azienda in tanti cicli produttivi. Il loro costo viene recuperato poco per volta,
vendendo i prodotti che si sono potuti realizzare grazie a loro.
FATTORI A FECONDITÀ SEMPLICE: sono quei beni che si consuma subito, in un solo utilizzo.. es. materie
prime . Questi diventano parte del prodotto che l’azienda poi vende, il denaro speso per comprarli si recupera
direttamente con la vendita del prodotto finito.
L’obsolescenza
L’obsolescenza è un fenomeno che riguarda i ffr. In teoria, questi beni possono essere utilizzati all’interno
dell’azienda fin quando si rompono o non smettono di funzionare , a meno che non si voglia spendere troppo
per ripararli. Ma nella pratica, spesso questi beni vengono sostituiti prima in quanto vengono superati da
qualcosa di nuovo , più efficiente e più economico. Questo fa si che la loro vita utile economica sia più corta
della loro durata fisica.
Le risorse immateriali
Le risorse immateriali sono quegli elementi importanti di un’azienda che non si possono ne vedere ne
acquistare dal mercato.
Le risorse immateriali si distinguono in tre tipi principali:
Capitale umano: è tutto ciò che sanno fare le persone che lavorano all’interno dell’azienda.. comprende
esperienze, competenze, leadership e know-how.
Capitale organizzativo: è l’insieme delle conoscenze organizzate dell’azienda come procedure, sistemi
informativi, brevetti e tutte le regole e metodi di lavoro che tutti in azienda possono utilizzare.
Capitale relazionale: sono i rapporti con l’esterno , come clienti, fornitori, partner, rappresenta il valore umano
che l’azienda ha costruito nel tempo.
Anche le risorse immateriali possono essere colpite dall’obsolescenza , è il caso dell’obsolescenza delle
conoscenze. Questo diminuisce la competitività dell’azienda anche se non c’è un danno fisico o una perdita di
soldi visibile.
I circuiti delle operazioni
Distinguiamo:
Il circuito della produzione che è l’insieme delle attività che l’azienda compie per produrre e vendere i propri
prodotti e servizi. Comprende tre fasi principali.
Nella prima fase troviamo l’approviggionamento dove l’azienda deve procurarsi tutto ciò che gli serve
dall’esterno, gli elementi che si procura si chiamano fattori produttivi e possono essere materiali, immateriali e
servizi.
La seconda fase è quella della trasformazione. L’azienda prende i fattori produttivi e li rafforza creando
qualcosa di utile che possa soddisfare i bisogni delle persone. La produzione può essere diretta (
traformazione di materie prime in prodotti finiti) o indiretta ( trasferimento dei beni nel tempo e nello spazio)
La terza fase è quella dello scambio e della vendita dove l’azienda colloca i suoi prodotti nei mercati di sbocco
Circuito dei finanziamenti attinti a titolo di capitale proprio: quando si parla di capitale proprio, si intende il
denaro che viene messo all’interno dell’azienda dai proprietari e dai soci. Questo capitale non deve essere
restituito in una data precisa; rimane all’interno dell’azienda a lungo, finchè non serve più o non si decide di
chiudere l’attività.
Essendo un investimento fatto senza scadenza , è molto utile per finanziarie spese di lungo periodo .
Il capitale proprio si chiama anche capitale di rischio in quanto: non è garantito un guadagno, può aumentare
se l’azienda produce ricchezza, può diminuire se l’azienda subisce delle perdite. Questa caratteristica è
positiva nei momenti difficili, perchè l’azienda non è costretta a uscire soldi per ripagare i soci , e questo può
aiutare a risollevarsi.
Il circuito dei finanziamenti attinti a titolo di capitale di credito.
Quando un’azienda non ha abbastanza soldi proprio, può chiedere un prestito a sogg. esterni come banche o
finanziatori.
A differenza del capitale proprio il capitale di credito deve essere restituito entro una certa data che viene
stabilita nel contratto e prevede il pagamento di interessi. Anche se l’azienda ha delle perdite deve comunque
continuare a pagare gli interessi e restituire il prestito entro i tempi previsti. Il capitale di credito può essere o a
breve termine (restituibile entro pochi mesi) o a medio lungo termine ( restituibile dopo anni ).
Il circuito dei finanziamenti concessi: si attiva quando un’azienda ha più soldi del necessario per svolgere la
sua attività principale. In questi casi, può decidere di investire temporaneamente i suoi soldi, prestando denaro
ad altri per ottenere un guadagno (interessi).
Le operazioni aziendali
Le operazioni aziendali possono essere classificate in:
Operazioni di gestione esterna che mettono in contatto l’azienda con l’ambiente esterno.
Operazioni di gestione interna in cui il contatto rimane prettamente interno all’azienda.
Le operazioni di scambio presentano determinati requisiti: due o più soggetti coinvolti, le cessione di un bene o
di un servizio da un sogg ad un altro, una contropartita in denaro, una correlazione tra due prestatori, la
possibilità di misurare il valore delle prestazioni.
L’analisi delle variazioni delle imprese
La capacità di un azienda di creare valore dipende dal complesso delle operazioni aziendali, quindi bisogna
analizzare tutte le operazioni che fa. Per fare questo, viene utilizzato il metodo della partita doppia che serve
per registrare ogni operazione in due modi diversi per controllare bene entrate e uscite di denaro e capire il
guadagno o la perdita di un certo periodo.
Le entrate e le uscite di denaro vengono dimpostrate con variazioni finanziarie positive/ negative.
Per i costi e i ricavi si utilizzano le variazioni economiche positive/negative.
Questo sistema è utilizzato soprattutto nelle aziende, mentre nelle P.a. Si tiene conto solo dei movimenti di
denaro, e non del reddito.
Il reddito
Il reddito è la quantità di ricchezza che un’azienda crea o perde in un certo periodo di tempo i. Se è positivo,
significa che l’azienda ha guadagnato; se è negativo significa che l’azienda ha perso. Per calcolarlo si
sottraggono costi dai ricavi dello stesso periodo. Il reddito è espresso in soldi quindi non mostra tutto ciò che
conta, come i risultati che si vedono nel lungo periodo, per questo è un modo utile ma non perfetto per capire
come sta andando l’azienda. Si parla di reddito totale quando si considera tutta la vita dell’impresa , mentre si
parla di reddito di periodo quando si considera solo un certo intervallo di tempo.
Il reddito totale di impresa
il reddito totale d’impresa è quanto aumenta o diminuisce il valore dell’azienda durante tutta la sua vita,
calcolato alla fine quando l’azienda sta per chiudere completamente. Per farlo devono essere rispettate alcuni
condizioni: l’azienda ha venduto o usato tutti i supoi beni e i fattori produttivi, non ha più debiti o crediti da
incassare o pagare, ha venduto tutto ciò che ha prodotto, non ci sono rischi che possano farle perdere dei
soldi in futuro.
Solo così si può calcolare un reddito totale più preciso. Però, siccome i prezzi e il valore del denaro cambia nel
tempo data l’inflazione, bisogna fare attenzione a calcolare i valori in epoche diverse . Per questo ci sono
diversi metodi per calcolare il reddito totale.
Metodologia reddituale
Si calcola sommando tutti i ricavi e sottraendo tutti i costi durante la vita dell impresa. Reddito= ricavi
totali-costi totali
Misura quanto valore l’impresa ha creato con la sua attività.
Metodologia patrimoniale
Si guarda quanto vale il capitale finale dell’impresa alla fine della sua vita e si sottrae il capitale iniziale. (Si
escludono dal calcolo i soldi che i soci hanno messo e tolto durante la vita per non falsare il risultato) misura
quanto è cresciuto o diminuito il patrimonio dell’azienda.
Metodologia finanziaria
Si calcola guardando tutte le entrate e le uscite di denaro durante tutta la vita dell’impresa, esclusi i soldi che
hanno messo o tolto i soci.
Misura quanto denaro netto è passato dentro e fuori dall’azienda per la sua attività.
Reddito di periodo
reddito di periodo è il valore della ricchezza che l'azienda crea o distrugge in un certo periodo di tempo, di
solito ogni anno. A differenza del reddito totale, che si calcola solo quando l'azienda chiude, il reddito di
periodo serve a capire come va l'azienda nel tempo, così chi la gestisce può prendere decisioni [Link]
per decidere cosa fare e mantenere l'azienda in salute. Il reddito di periodo serve ai soci per vedere come
viene gestito il capitale investito, aGli investitori per capire se vale la pena investire, alLe banche per valutare
se l'azienda può restituire un prestito.
Il problema è che l'attività dell'azienda va avanti senza pause, ma i costi (come gli investimenti) e i ricavi (come
le vendite) non sempre si verificano nello stesso periodo. Questo rende difficile calcolare con precisione la
ricchezza creata in ogni periodo. Per questo si usa il principio della competenza economica, che aiuta a capire
quali costi e ricavi appartengono davvero a quel periodo, anche se sono basati su stime.
Principio di competenza economica
È il principio contabile secondo cui i costi e i ricavi devono essere attribuiti all’esercizio in cui si riferiscono
economicamente, cioè al periodo in cui i ricavi sono realizzati e i costi sono correlati a tali ricavi,
indipendentemente dal momento in cui avvengono l’incasso o il pagamento.
Questo principio si basa su due criteri fondamentali.
Principio di realizzazione dei ricavi: i ricavi si considerano di competenza quando sono stati realizzati, cioè
quando è avvenuta la vendita del bene o la prestazione del servizio.​
Principio di inerenza dei costi: i costi devono essere imputati all’esercizio in quanto riferibili e collegati ai ricavi
che hanno contribuito a generare.​
modello dei cicli conclusi
Questo modello dice che, per calcolare il reddito di un periodo, si devono considerare solo i ricavi e i costi
legati a cicli produttivi che si sono conclusi in quel periodo.
Quando un ciclo si considera concluso? Un ciclo si considera concluso solo quando:
• L'output (bene o servizio) è stato venduto,
• Il bene o servizio è stato effettivamente consegnato o erogato al cliente.
Quindi non basta aver venduto o incassato i soldi: il prodotto deve essere anche stato dato al cliente.
modello dei cicli in corso di svolgimento
Serve a calcolare il reddito dell’impresa tenendo conto non solo delle operazioni già concluse, ma anche di
quelle che sono ancora in corso.
alcune attività non sono ancora finite.
Questo metodo cerca di dare un'immagine pii realistica delle performance dell'impresa, anche
Si chiama cosi proprio perché non aspetta che tutto sia finito per valutare, ma considera anche i guadagni
futuri attesi, stimando quanto l'impresa ha già "maturato", anche se non ha ancora incassato o pagato tutto.
Questo significa che il reddito non è solo quello effettivamente realizzato, ma anche quello che si è già in parte
guadagnato, anche se non ancora completato.
Per farlo, bisogna usare stime ragionevoli, cioè valutazioni basate sul mercato e su dati concreti, ma sempre
con prudenza. L'obiettivo non è esagerare i guadagni, ma neanche sottovalutarli. Si scelgono quindi valori che
siano realistici, né troppo ottimistici né troppo bassi.
Le attività, cioè i beni ancora da vendere o da finire, vengono valutate in base a quanto si pensa si possa
guadagnare dalla loro vendita (valore di realizzo) oppure al loro costo. I debiti, invece, vengono valutati in base
a quanto si pensa di dover pagare alla fine, cioè il valore di estinzione.
Questo approccio si basa quindi sul reddito maturato, che rappresenta la ricchezza già in parte formata, anche
se non ancora del tutto conclusa, cercando di dare un'idea il più possibile corretta di come sta andando
davvero l'impresa.
Costi e ricavi da sottrarre
Sono valori anticipati, ovvero costi e ricavi che si sono verificati prima rispetto al periodo in cui realmente
valgono. Rappresentano parti della gestione non concluse e vengono chiamate rimanenze.
Rimanenze attive: costi già sostenuti ma i servizi non sono stati ancora utilizzati, verranno usati un futuro per
produrre ricavi.
Rimanenze passive: sono ricavi già incassati, ma l’impresa non ha ancora consegnato il servizio o il bene,
deve completare il lavoro nei prossimi periodi.
Costi e ricavi da integrare
Per rispettare il principio di competenza economica , bisogna integrare i costi e ricavi di cui ancora non è
avvenuto il pagamento o l’incasso.
Ratei: costi o ricavi che maturano nel tempo, ma il pagamento arriverà dopo, si registra ora una parte e il resto
nei prossimi periodi.
Imposte dirette : sono tasse che l’impresa paga in base alla ricchezza prodotta . Fanno parte dei costi legati
alle attività dell’anno.
Accantonamenti: sono costi che si mettono da parte per affrontare spese future e rischi. Si dividono in spese
future certe e rischi.
Se non si considerano questi elementi il risultato sarebbe falsato.
il primo anno di vita dell’impresa
Nel primo anno di vita l’azienda non ha un passato e quindi non eredita valore dai precedenti esercizi.
Nel prospetto del reddito troveremo le componenti positive e le componenti negative.
Componenti negative: costi sostenuti nel corso dell’esercizio, ricavi da rinviare ai futuri esercizi, costi integrati.
Componenti positive: ricavi conseguiti nel corso dell’esercizio, costi da rinviare ai fut. esercizi, ricavi integrati.
Capitale netto di funzionamento
il capitale netto di funzionamento rappresenta il valore del capitale aziendale al netto delle passività e delle
fonti esterne di finanziamento. Sta ad indicare quando vale realmente l’impresa ed è composto da due parti:
capitale di conferimento: soldi messi all’inizio o durante la vita dell’impresa
Capitale di risparmio: gli utili creati creati con la gestione dell’impresa ma nom ancora distribuiti ai soci.
La valutazione dei processi in corso di svolgimento
Quando un'impresa lavora, non sempre i processi produttivi si concludono entro l'anno. Alcune lavorazioni
iniziano in un periodo e finiscono in quello dopo. Il modello dei cicli conclusi cerca di calcolare il reddito solo
con ciò che è completamente finito e venduto. Questo aiuta a ridurre le stime soggettive, cioè le valutazioni
fatte "a occhio" su quanto varranno le cose in futuro.
Tuttavia, qualche stima è comunque necessaria. Ad esempio:
• Le rimanenze attive (cioè beni o materiali ancora da usare o da vendere) devono avere valori realistici, cioè
bisogna essere sicuri che in futuro porteranno ricavi sufficienti.
• Le rimanenze passive (cioè ricavi già incassati ma per cui bisogna ancora finire il lavoro)
devono mostrare quali costi serviranno in futuro per completare quel lavoro.
Quindi, anche se il modello cerca di basarsi su dati certi (come i costi già spesi o i ricavi già ottenuti), bisogna
comunque valutare con attenzione ciò che non è ancora finito, per avere un reddito di periodo corretto.
Il principio di prudenza serve a non sopravvalutare il valore delle cose che possiede l'impresa e non
sottovalutare i suoi [Link] pratica:
• Le attività (cioè i beni che ha l'impresa) si valutano al costo di acquisto o produzione, ma se valgono meno,
bisogna usare il valore più basso.
• Le passività (cioè i debiti) si valutano al loro valore iniziale, ma se servono più soldi per pagarli, si deve
considerare il valore più alto.
- breve: meglio essere cauti, così da non mostrare un risultato migliore di quello reale.
Equilibrio economico e equilibrio finanziario.
L'equilibrio economico si ha quando un'impresa riesce a coprire tutti i costi grazie ai ricavi ottenuti dalla vendita
di beni o servizi, ottenendo anche un guadagno sufficiente per ripagare chi ha investito nell'azienda (cioè i soci
o proprietari).
Per dire che un'impresa è davvero in equilibrio economico non basta avere un piccolo utile: questo utile deve
essere abbastanza alto da soddisfare le aspettative di chi ha messo soldi nell'azienda. Quindi non conta solo
"avere un utile", ma quanto è grande quell'utile.
L'utile si calcola facendo la differenza tra i ricavi e i costi. Ma nel calcolo del reddito spesso non si considera il
"costo opportunità", cioè ciò che i soci hanno rinunciato a guadagnare investendo nellimpresa invece che, ad
esempio, in un investimento sicuro come un titolo di Stato.
Quindi, per dire che un'impresa ha davvero creato valore, i ricavi devono coprire sia i costi di gestione, sia
questo costo opportunità. Altrimenti, anche se non ha perso soldi, non ha dato un
guadagno sufficiente a chi ha investito.
Questo costo opportunità dipende da due cose:
• Dal rendimento di un investimento sicuro (chiamato Rf)
• E da un premio per il rischio (Rp), cioè un guadagno in più che serve a compensare il fatto che l'impresa è
un'attività rischiosa.
In parole semplici: per dire che l'impresa è in salute, non basta pareggiare i conti. Deve anche far guadagnare
abbastanza i soci rispetto a quello che avrebbero potuto ottenere altrove senza rischiare.
L'equilibrio finanziario è una condizione fondamentale per la vita dell'azienda, perché ogni impresa deve avere
abbastanza denaro per comprare beni, pagare i dipendenti e fare tutte le sue attività quotidiane. Quindi, avere
soldi a disposizione quando servono è essenziale per sopravvivere e funzionare bene.
L'equilibrio finanziario non significa solo non restare senza soldi, ma anche non averne troppi inutilizzati,
perché tenere soldi fermi ha un costo. Se i soldi arrivano da un prestito, bisogna pagare interessi. Se arrivano
dai soci, è come se ci fosse un "costo nascosto" (detto onere figurativo), perché quei soldi avrebbero potuto
fruttare da un'altra parte.
Quindi, l'equilibrio finanziario è un equilibrio dinamico: bisogna far entrare e uscire denaro in modo coordinato
e regolare nel tempo, né troppo né troppo poco, per coprire sempre le esigenze dell'impresa.
rapporto tra equilibrio economico e finanziario è molto importante per capire se un'azienda può andare avanti
bene nel tempo. In parole semplici, un'azienda deve essere capace di ottenere soldi da chi vuole investire, sia
sotto forma di prestiti (capitale di credito), sia come investimenti dai soci (capitale di rischio).
Per poter ricevere prestiti, l'azienda deve dimostrare di saper restituire i soldi presi in prestito e anche di
pagare gli interessi, cioè una giusta "ricompensa" per chi presta i soldi. Per attrarre il capitale di rischio, invece,
deve essere in grado di offrire guadagni ai soci, cioè dividendi.
Questo significa che l'equilibrio economico (cioè la capacità dell'azienda di generare reddito) dipende anche da
un buon equilibrio finanziario (cioè da una gestione sana dei soldi e dei debiti). Se un'azienda è troppo
indebitata, dovrà pagare tanti interessi, e questo riduce il guadagno netto. Quindi, un'azienda che ha problemi
finanziari, avrà anche difficoltà a mantenere un buon risultato economico.
In sintesi, i due equilibri vanno insieme: per fare utili serve una buona gestione dei soldi, e per gestire bene i
soldi serve che l'azienda sia capace di generare utili.

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