ANTEA
Il Ritratto di giovane donna, detto Antea, è un dipinto a olio su tela (135×88 cm) del
Parmigianino, databile al 1535 circa e conservato nel Museo nazionale di
Capodimonte a Napoli.
Il vero nome non ci è noto
Ferdinando Bologna invece, analizzando attentamente l'abbigliamento della donna,
pervenne alla conclusione che la donna non aveva niente a che fare con le prostitute
della Città eterna
collocandosi invece tra le dame seguaci della moda in vigore nelle corti dell'Italia
settentrionale
Antea era una famosa cortigiana romana
La fanciulla ritratta su sfondo scuro è tagliata all'altezza delle ginocchia La fanciulla,
dalla corporatura esile rispetto all'ampiezza della veste, ha i capelli raccolti in
un'elaborata acconciatura con diadema e indossa due orecchini con pendente.
Guarda verso lo spettatore con uno sguardo carico di intensità, e porta una mano al
petto, con anello al mignolo, mentre l'altra indossa un guanto e, stringendo l'altro
guanto, regge anche una pelliccia di visone appoggiata elegantemente sulle spalle. Il
vestito è "alla francese", con una tunica fatta di stoffe pregiate, intessute d'oro, e le
maniche a sbuffo sulle spalle, che diventano più
LIBRERIA MARCIANA
libreria Marciana e un edificio destinato a ospitare L'importante lascito della
ricchissima biblioteca del Cardinale bizantino Giovanni Bessarione, nel 1537 da
l'avvio libreria marciana,edificio porto avanti da Sanseverino fino a 1556 articola su
due piani ed è porticato al piano terreno, 3 sono le campate di testata e 21 quelle
verso la piazzetta di San Marco.
al pian terreno ad Archi su pilastri con semicolonne doriche sostengono un
architrave tripartito, un primo piano dovei gli archi insistono su colonnine Ioniche
che affiancono i pilastri separatori
aderenti lungo il braccio.
LA ZECCA
è Tuttavia nella Zecca costruita tra 1500 1549 se si concretizzano le nuove invenzioni
progettuali Dove troviamo il gusto per la trasgressione della regola è per i forti
contrasti LUMINISTICI
il fronte del palazzo è scandito in 3 ordini
il terzo Ionico è stato realizzato solo negli anni sessanta del Cinquecento a Opera di
Giovanni Francesco l'ordine inferiore a 9 Arcate presenta un bugnato liscio dove
però le bugne singole risultano più sporgenti rispetto a quelle disposte in coppia
il secondo ordine Rega non Poche novità per Venezia, le semicolonne Doriche sono
fasciate Da anelli rustici e risultano parzialmente incassate la trabeazione è tripartita
in architrave fregio a metope e triglifi e cornice sostenuta da modiglioni strnigono le
colonne in una morsa
SALIERA PER FRANCESCO PRIMO
un'opera molto importante di Benvenuto Cellini è La saliera per Francesco realizzato
totalmente in Tuoro Tranne per il piedistallo che invece in legno d'ebano quella di
Gea e di nessuno entrambe conferisce struttura all'opera zia è sostenuta da un
elefante alla propria destra troviamo una cornucopia simbolo dell'Abbondanza è
una struttura architettonica con il cui compito è quello di compiere il pepe invece
proviamo nessuno il quale mantiene con la mano incidente alla destra troviamo
invece un galeone forma concava può contenere il tale Per quanto riguarda invece il
piedistallo quest'ultimo è decorato con la personificazione dei Quattro Venti e pensi
della vita giornaliera e del come Giusti primo prima in legno d'ebano
è Importante sottolineare che il Cellini è inteso conferire alla piccola scultura un
significato allegorico inerente gli elementi come la terra l'area l'acqua Il trascorrere
del tempo
le piccole dimensioni non sembrano far rimpiangere le strutture monumentali
IL RATTO DELLA SABINA
gruppo marmoreo terrazzo della Sabina concluso si nel 1580 occupa un posto di
prestigio fra le opere d'arte collocate sotto la Loggia dei lanzi
l'opera era stata realizzata sulla Giambologna senza che egli avesse in mente un
progetto al fine di dimostrare di essere comunque capace di una grandissima abilità
tecnica nell'eseguire perfetti nudi maschili e femminili
le figure sono condotte secondo lo schema della avvitamento verso l'alto i tre corpi
sovrapposti intrecciati e due maschili un giovane e un anziano
in basso il vecchio Sabino prostato è sconfitto e atterra mentre il giovane romano
del corpo sodo e Forte lo sovrasta ghermendo la fanciulla che si divincola il corpo
protendendo le braccia
dai Piazza della Signoria il gruppo si presenta articolato attorno un forte blocco
Centrale a mo' di colonna
guardando in direzione di Palazzo Vecchio il gruppo assume un deciso andamento
ad arco di circonferenza che volge la concavità a sinistra
il gruppo statuario dall'interno della Loggia dei Lanzi si ripropone in controparte la
veduta della Piazza Signoria mentre però nel primo caso due personaggi erano
proposti perlopiù di fronte e uno da dietro qui a disposizione invertita i due Sabini
volgono le spalle all'osservatore
ma l'espressione di massima concitazione sia osservando le figure volgendo le spalle
a Palazzo Vecchio in questo caso le teste appaiono tutte dalla stessa parte mentre i
corpi si legano formando Sì due arcate consecutive volte a destra
GLI UFFIZI
nel 1560 il Vasari incomincia la costruzione degli Uffizi fra palazzo vecchio e l'Arno
l'edificio avrebbe dovuto essere la sede unica di tutti gli uffici del ducato nonche
archivi di Stato
il palazzo si compone di due corpi di fabbrica paralleli e uno più piccolo adesso
perpendicolare
questi racchiudono una chiazza stretta e lunga
l'edificio costruito in pietra di Fossato dello stesso colore della pietra Serena
composto da un piano terreno porticato , da un Mezzanino e da due piani superiori .
originariamente quello più elevato costituiva un loggiato occupato da 3 aperture
trabeate.
nel 1565 gli Uffizi vennero congiunti sia con Palazzo Vecchio tramite due distinti
passaggi coperti
il secondo chiamato corridoio vasariano , si snoda lungo il il Lungarno archibusieri
il corridoio corridoio aveva l'evidente funzione di via di salvezza sicura e segreta
tutti assieme modificano l'aspetto dell'intera città condizionandone uno spazio ben
più vasto di quello immediatamente circostante ai singoli edifici.
IL GIUDIZIO UNIVERSALE
nel 1568 Giorgio Vasari venne chiamato ad affrescare la cupola di Santa Maria del
Fiore che oltre un secolo prima il Brunelleschi avrebbe voluto moseicata
al ciclo pittorico il Vasari lavoro dal 11 giugno del 1572 fino alla morte, un gruppo di
collaboratori , tra questi Lorenzo Sabatini .
dopo di lui vi lavoro e lo porto a conclusione Federico Zuccari
Il giudizio universale è dubbio Ma viene ricondotto all'interno di una rete ideologica
di conseguenzialita, concordanze teologica e corrispondenze religiose come quelle
di un Dogma
la storia dipinta è costituita da un insieme di narrazioni tratte dall'antico e dal Nuovo
Testamento
scandita da fasce concentriche distribuite sulla superficie delle 8 Grandiose vele
LA NOTTE
è un dipinto a pittura a olio su tavola di Correggio, databile al 1525-1530
(Venne quindi eseguito nello stesso periodo della Madonna di San Girolamo) ,
sotto commissione di Alberto Pratonieri
Fu completato entro il 1530, anno di inaugurazione della cappella.
La resa è estremamente suggestiva dagli effetti della luce che il bambin gesù emette
questo si trova al centro della composizione e la luce si riflette sugli altri protagonisti
e sulle nubi, solo la Vergine non soffrire quella luce così intensa
Il disegno, il chiaroscuro, la coloritura del grande Antonio qui toccano apici senza
paragoni e precedenti
Opposti alla madonna troviamo 3 pastori di cui uno più anziano che si sorregge con
un bastone e sopra questi una moltitudine di angeli sulle nuvole
LA CAMERA DELLA BADESSA
La commissione più importante della prima fase di attività del pittore fu la
decorazione ad affresco, intrapresa nel 1519, della cosiddetta Camera della badessa,
una delle stanze dell'appartamento privato di Giovanna Piacenza
'intervento del Correggio fa parte di un ciclo pittorico diviso in diverse sale,
affrescato qualche tempo prima dal pittore parmense Alessandro Araldi
roprio perché destinati a un convento di clausura, i dipinti di Correggio rimasero
sconosciuti agli studiosi e agli amanti dell'arte per secoli e furono riscoperti solo alla
fine del XVIII secolo.
I soggetti scelti sono legati al mito di Diana, dea della caccia e della personificazione
della Luna, nonché simbolo di castità e fermezza femminile; l'immagine della falce
lunare apparve anche nello stemma del cliente.
La piccola stanza appare trasfigurata in un arioso padiglione arricchito da una
pergola verde e fresca di foglie e frutti, la cui struttura segue i segmenti in cui è
suddivisa la volta 13. Nel soffitto, oculi falsi si aprono sul cielo blu;
La dea stessa è rappresentata in figuRA intere, sul petto del camino, Alla base della
pergola si trova un finto fregio in marmo sopra c'è una serie di nicchie a lunetta
Dipinte in bianco e nero come se fossero soffiate dal basso da una luce radente, con
rappresentazioni di divinità. Tra loro sono riconosciuti Cerere, D Pan, Giunone
punito per la sua lussuria, le tre Grazie, e ci sono anche figure allegoriche, come
Fortuna, Castità e Verginità. Al centro della volta, invece, in inglese è visibile lo
stemma araldico della famiglia della badessa
VISIONE DI S GIOVANNI
Committentiquesti due cicli di affreschi furono i benedettini di Parma
A Correggio fu affidata la cupola, affrescata Con un soggetto tratto
dall'Apocalisse la Visione di san Giovanni Evangelista
san Giovanni è rappresentato al di sotto di un cerchio di nuvole uomini
tre guarda verso il centro della copertura, Cristo, a lui speculare, si libra
su uno sfondo abbagliante di luce dorata, affollata di teste di cherubini;
intorno, disposti in cerchio, si vedono gli altri apostoli e una folla di angeli.
Nei pennacchi sono affrescati i quattro evangelisti con i loro simboli,
affiancati dai quattro Dottori della chiesa latina
La composizione è concepita secondo due punti di vista quello più
ravvicinato dei monaci seduti nel coro e quello dei fedeli nella navata
La visione incombe sull'osservatore, che ha quasi l'impressione che il
turbinio roteante di luce dorata stia per calare sulla sua testa
ASSUNZIONE DELLA VERGINE
In questa seconda cupola Correggio affrescò l'Assunzione della Vergine 16, in un
turbinio di angeli e nuvole. Nei pen- nacchi a conchiglia vi sono i santi protettori di
Parma
Rispetto alla cupola di San Giovanni Evangelista, ricevuto da sfondamento verso il
cielo è maggiore e Cristo è colto in uno scorcio ancora più ardito; il senso di
rotazione è impetuoso e travolgente
La cupola del Duomo di Parma è concepita per svelarsi progressivamente agli occhi
dei fedeli. Dall'ingresso della chiesa i visitatori scorgono i patroni della
cittàmediatori tra l'umanità e Dio; subito dopo intravedono gli apostoli; giunti ai
piedi della scalinata che sale al presbiterio, assisto all'assunzione di Maria, episodio
centrale della raffigurazione; arrivati nel transetto scoprono infine il motivo della
violenta torsione verso l'alto del corpo della Madonna: Cristo sta scendendo a
incontrarla. Proprio la posa di Gesù fu uno degli elementi che non piacque alla
committenza, che considerava sconveniente per il forte scorcio di cio, in cui il corpo
risulta come schiacciato, con le gambe troppo visibili.
Si tratta di un linguaggio aggraziato ma al tempo stesso anticlassico per il gran
numero di figure fra loro accaval- late, le deformazioni e le torsioni dei corpi, le
asimmetrie e l'enfasi teatrale: tutto ciò, pur non ottenendo all'epoca grande
successo - i lavori vennero sospesi e Correggio ab- bandonò Parma -, fu considerato
un modello fondamen- tale dagli artisti del Seicento.
PALAZZO TE
L'opera più importante di Giulio Romano a Mantova fu la costruzione e la
decorazione di Palazzo Te (1525-35 circa), così chiamato a causa della
denominazione medievale del territorio in cui fu edificato: Teieto (da tilietum,
"località di tigli" oppure da tegia, "capanna").
L'impianto del palazzo è di ispirazione classica:l'edificio ad un solo piano si sviluppa
attorno un cortile d'onore quadrato
La partitura muraria è rivestita con un finto bugnato liscio, realizzata in realtà a
mattoni intonaco, un'imitazione di conci di pietre. Il piano terreno, dove si trovano
gli ambienti ufficiali, ha grandi finestre architravate con cornici a conci rustici; il
basso primo pia- no, dove erano ubicati i locali di servizio, ha l'apertura più piccola.
pur nel desiderio di ricreare programma- materialmente abitativo veramente
"all'antica", Romano è libero di apportare personali e fantasie: si tratta di varianti: il
disegno del fronte principale non è per esempio replicato nelle altre facciate, che si
presentano diverse fra loro;
LA SALA DEI GIGANTI
in cui è raffigurata la vittoria di Giove sui Giganti ribelli che tentarono la scalata al
monte Olimpo. Il soggetto era un omaggio esplicito al trionfo di Carlo V Nella parte
bassa delle pareti i mostruosi protagonisti, immaginati con fattezze goffe, grossolane
e caricaturali, sono rappresentati mentre vengono schiacciati da una frana
provocata dall'ira di Giove e di Giunone, raffigurati nella parte alta insieme ad altre
divinità in subbuglio tra le nuvole bianche , avvolto a spirale sino alla sommità .
L'insieme è interpretato in modo tumultuoso, teatrale, fortemente scenografico.
L'artista ha separato la distinzione tra pareti e soffitto; gli stessi angoli della sala
furono arrotondati con lo stucco per suggerire uno spazio avvolgente. La stesura
pittorica prosegue quindi ininterrotta
La raffigu- razione sembra poi voler irridere anche le più elementari leggi della fisica
e della statistica: il finto loggiato circolare. visto da sotto nel centro della volta,
occorre, un rigore di logica, appoggiarsi sui muri e sulle colonne dipinte nel- la parte
bassa, che però sono sul punto di crollare; la tela armonica architettonica dipinta si
presenta quindi come fondata su un paradosso instabile e irrazionale. Ad
accentuare la sensazione di straniamento concorre- va la pavimentazione, che era
originariamente concava, rivestita in pietra e ciottoli di fiume per mantenere
un'espressione di continuità con le pareti, allora dipinte nella parte inferiore a finti
blocchi di pietra; quasi che la frana di massa investisse e facesse sprofondare anche
il visitatore, che ancora oggi non può rimanere affascinato dalla straordinaria
invenzione di Giulio Romano.
L'impresa decorativa di Giulio Romano ha influenzato notevol- mente lo stile della
rappresentazione della scena mitologica, introducendo una grande libertà nella
concezione di unione e nella costruzione narrativa al servizio di un coinvolgimento
emotivo e di un illusionismo sempre maggiori.
LA MADONNA COL BAMBINO/MADONNA
HEARTZ
La Madonna col Bambino è un dipinto eseguito da Giulio
Romano tra il 1522 e il 1523
La piccola tavola, eseguita per un committente privato, ha preso il nome
di Madonna Hertz in seguito alla cessione dell'opera alla Galleria Barberini
da parte di Enrichetta Hertz.
Nel dipinto troviamo la Vergine seduta
mentre sorregge il Bambino benedicente con il ventre rigonfio
i due sono inseriti all'interno di un appartamento in cui si notano alcuni
dettagli minuti, come il tendaggio illuminato
I corpi della Vergine e del Bambino sono irradiati da una luce che si
distende dalla sinistra delineando il volto della Madonna
il Bambino apre la bocca giocosamente protendendo le gambe paffute
sopra il ginocchio della Madre, mentre Maria armeggia a sua volta le
braccia del Figlio quasi ad offrirlo alla curiosità dello spettatore.
Sulle carni del Bambino troviamo il riflesso della luce che conferisce
una vitalità al moto del piccolo
MADONNA DELLA GATTA
La tavola ha preso il nome di "Madonna della gatta" per la presenza nel
quadro della rappresentazione in primo piano di un gatto domestico ai
piedi dei personaggi.
secondo uno schema piramidale sono rappresentati la Madonna con
Bambino affiancati da Sant'Anna e da San Giovannino. Il Bambino
siede a cavalcioni sulla gamba della madre mentre si protende
verso San Giovanni vestito con un mantello di peli di cammello
legato con una cinghia alla vita. Ai loro piedi, in primo piano, è situata
la culla di legno decorata con un fregio classico raffigurante una divinità
alata; su di essa è abbandonato di traverso il bastone di canna su cui è
arrotolato il cartiglio del Battista «ECCE AGNUS DEI».
SALONE DEI CINQUECENTO
Nota anche come la camera Le pareti e i soffitti del salone furono rivestiti con
decorazioni in oro,legno e stucco dando vita ad un ambiente opulento ed enfatico
Con un affresco dedicato a una decisiva battaglia tra fiorentini e pisani, vinto dai
fiorentini alla torre di San Vincenzo
grandioso nella ridondanza dei personaggi e nelle solennità dei gesti, il pittore
sembra essersi ricordato dal punto di vista compositivo della celebre scena dipinta
da giulio romano nella stanza di costantino
MERCURIO
Anche Giambologna dimostrò doti di grazia e raffinatezza, sottraendosi alla semplice
imitazione della resa anatomica e del gigantismo michelangiolesco. Riflette sulla
potenzialità della figura serpentina e sulla libertà di movimento della scultura nello
spazio,
a partire dagli anni cinquanta l'artista si dedica alla rappresentazione del dio
Mercurio, soggetto replicato in in più versioni. Descrive il giovane messaggero degli
dèi colto nell'atto di spiccare il volo e raffigurato con alcuni elementi distintivi (il
caducèo in mano, le ali ai piedi e sull'elmo). La posa sembra un passo di danza e la
figura lunga ed elegante da qualsiasi punto la si osserva - sembra espandersi in ogni
direzione. La resa dell'anatomia rivela la muscolatura elastica e snella, in atto di
muoversi quasi senza sforzo: è l'essenza del concetto manieristico della
«sprezzatura»,
PALAZZO CORNER
Fra le sue architetture a destinazione privata Palazzo Corner 58, iniziato nel 1533 e
situato sul Canal Grande, non lontano da Piazza San Marco. L'impianto rivela gli
influssi della monumentalità raffael- lesca e michelangiolesca, mentre la pianta è
fedele ai tradizionali schemi medievali veneziani così come la faccia- ta, illustrati
dall'alternarsi ritmico di pieni e vuoti. Il piano a livello dell'acqua è rivestito in
bugnato, con tre grandi arcate centrali che immettono in un ampio vesti- bolo,
mentre le quattro finestre ai lati dell'ingresso hanno gli stipiti ornati da coppie di
colonne poggianti su mensole le curvilinee, che richiamano l'atrio della Sagrestia
Nuova di Michelangelo (vedi p. 652). Il primo e il secondo piano interpretano in
chiave classica il motivo delle logge locali, Sovrapponendo due ordini di finestre
concepite come archi chi tutto inquadra da colonne binate e ornati da bassorilievi.
Nella trabeazione sommitale, sovrastata da un imponente cornicione classico a
dentelli, si aprono gli oculi ovali dell'attico.
DANAE TIZIANO
Danae è un dipinto di Tiziano dove troviamo la nutrice che è la guardiana della torre
dove è rinchiusa la principessa. Simboleggia l'avidità e la stoltezza: mentre Danae
accoglie il suo amante sotto forma di pioggia d'oro e la nutrice è intenta a
raccogliere le monete d'oro. I temi sono: la completa nudità di Danae; la
manifestazione di Giove come tuono e la presenza di un cagnolino. La composizione
è immersa in una atmosfera rossastra, sul corpo della donna e anche sulla pioggia.
DANAE CORREGGIO
La Danae è un dipinto a olio su tela di Correggio. Correggio rappresenta Danae
giacente sul letto mentre un Cupido è ritratto mentre scosta il lenzuolo mostrandola
nuda perché possa unirsi a Giove e la pioggia d'oro inizia a cadere dalla nube. Ai
piedi del letto due amorini giocano con le frecce di cupido. La maggior luce nella
stanza torrigiana proviene da destra ed è ampia e forte; questa illuminazione nitida
e vibrante produce tuttavia ombre morbide ed effetti di sfumato. L'osservazione
attenta dei putti indica peraltro uno scendere dolce di luce anche da un opercolo
superiore, ora occupato dalla nube, come indizio indispensabile all'entrata della
pioggia divina. L'atmosfera serena e dolce descritta dal Correggio poté forse offrire
delle suggestioni, poi rielaborate in maniera sostanzialmente differente, a Tiziano
IL DISEGNO
La maggior parte dei disegni di Andrea Palladio si conserva a Londra presso il Royal
Institute of British Architects e al Gabinetto Disegni e Stampe dei Musei Civici di
Vicenza. Il disegno per la facciata di un palazzo sull'acqua è fra quelli della
collezione italiana
eseguito in proiezioni ortogonali su linee incise a punta d'avorio
elaborate ripassate a penna
Palladio traccia edificio da realizzarsi sull'acqua (forse a Venezia). Lo si capisce dai
tre ingressi, i cui gradini accedono a un certo livello del basamento bugnato. le
aperture sono acquerellate, mentre gli oggetti sono definiti da ombre leggere che ne
costruiscono la volumetria. L'effetto pittorico, tuttavia, non influenza il disegno
architettonico che, grazie alle proiezioni ortogonali, resta razionale e limpido.
LA BASILICA
La prima affermazione di notevole rilevanza dell'architetto veneto fu la realizzazione
del logge del Palazzo della Ragione a Vicenza, meglio noto come Basilica, termine
con il quale Palladio stesso preferiva chiamarlo,
un edificio quattrocentesco dalla pianta fortemente irregolare posto tra la piazza dei
Signori e la piazza delle Erbe.
Andrea incluse dentro un doppio ordine di pilastri con semicolonne addossate un
complesso di serliane doppie
in questo modo, occupano l’intero spessore del muro.
il Palladio poté apportare vari vantaggi rispettando cosi la posizione dei varchi e
l'apertura della vecchia fabbrica - cambiando la distanza fra i pilastri e le coppie di
colonne libere trabeate che sostengono gli archi delle serliane. Un sistema
ingegnoso e fortemente decorativo
LE VILLE
Fra le più note realizzazioni del Palladio sono da elencare le numerose ville che egli
costruì nella campagna veneta. L' abitare in villa, del resto, è un modo di vivere
tipico dei patrizi e borghesi della Repubblica di Venezia dell'epoca. Tali ceti, infatti,
non considerano la residenza di campagna come un luogo esclusivo di soprattutto in
visione produttiva. Questo per questo motivo che in Veneto,troviamo fabbricati a
uso agricolo necessari per la conduzione delle terre. Dopo varie sperimentazioni la
villa palladiana si stabilizza in una forma che diventa tipica e che avrà successo, non
solo in Italia, ma anche all'estero,
soprattutto in zona anglosassone
La pianta è di forma quadrata o rettangolare con presenza di uno o più loggiati; il
salone centrale (a sua volta quadrato, rettangolare o cruciforme) si configura come
l'ambiente principale
VILLA BARBARO