Introduzione: Una Nuova Voce Sulla Scena Mondiale
Tra il 18 e il 24 aprile 1955, la città di Bandung, in Indonesia, ospitò un
evento senza precedenti: la Conferenza Afro-Asiatica. Per la prima volta nella
storia, i rappresentanti di 29 nazioni dell'Africa e dell'Asia, quasi tutte
recentemente affrancate dal giogo coloniale europeo, si riunirono autonomamente
per discutere il proprio futuro. Bandung segnò l'ingresso prepotente dei popoli
ex coloniali nella geopolitica del XX secolo, dando vita al concetto politico di
Terzo Mondo e ponendo le basi per il Movimento dei Non Allineati.
Il Contesto: Decolonizzazione e Guerra Fredda
Nel secondo dopoguerra, il mondo era rigidamente polarizzato dallo scontro
ideologico e militare della Guerra Fredda: da un lato il blocco occidentale
guidato dagli Stati Uniti, dall'altro quello comunista guidato dall'Unione
Sovietica. Entrambi i blocchi cercavano di attirare nella propria orbita le
nazioni emergenti d'Africa e Asia.
I leader promotori della conferenza — l'indonesiano Sukarno, l'indiano
Jawaharlal Nehru, l'egiziano Gamal Abdel Nasser, il ghanese Kwame Nkrumah e lo
jugoslavo Josip Broz Tito (che si unì idealmente al progetto) — rifiutarono
questa logica binaria. Essi non volevano che l'indipendenza appena conquistata
venisse sacrificata per diventare pedine nella scacchiera delle superpotenze.
I Dieci Principi di Bandung
I dibattiti, non privi di tensioni interne dovute alle diverse anime politiche
dei partecipanti (che spaziavano dalla Cina comunista di Zhou Enlai a paesi
filoccidentali come le Filippine), si conclusero con l'approvazione di una
dichiarazione in dieci punti. I cardini del documento furono:
Il rispetto dei diritti umani fondamentali e della carta delle Nazioni Unite.
Il rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale di tutte le nazioni.
Il riconoscimento dell'uguaglianza di tutte le razze e di tutte le nazioni,
grandi e piccole.
Il non intervento e la non ingerenza negli affari interni di un altro Paese.
Il rifiuto di partecipare ad accordi di difesa collettiva destinati a servire
gli interessi particolari delle grandi potenze (rifiuto della logica dei
blocchi).
L'Impatto Storico e lo "Spirito di Bandung"
La conferenza ebbe un impatto psicologico e politico immenso. Per l'Occidente e
per il blocco sovietico fu la presa d'atto che la maggioranza della popolazione
mondiale chiedeva di essere ascoltata e non intendeva più subire passivamente le
decisioni prese a Washington o a Mosca.
Lo "Spirito di Bandung" accelerò i processi di decolonizzazione ancora in corso,
specialmente in Africa subsahariana, e portò nel 1961 alla fondazione formale
del Movimento dei Non Allineati alla Conferenza di Belgrado. Sebbene negli anni
successivi le divisioni interne, le crisi economiche e i colpi di stato abbiano
frammentato il fronte dei paesi in via di sviluppo, Bandung resta la pietra
miliare dell'antimperialismo e del riscatto dei popoli del Sud del mondo.