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Il documento esplora il concetto di swing nel jazz, evidenziando come il ritmo sia un elemento fondamentale e complesso, diverso in vari stili e periodi. Si sottolinea l'importanza dell'oralità e dell'ascolto, poiché la partitura occidentale non riesce a catturare i micro ritmi e le sfumature del jazz. Inoltre, il testo discute il rapporto tra ritmo, corpo e danza, evidenziando come il jazz si differenzi dalla musica europea per la sua poliritmia e libertà espressiva.

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Il documento esplora il concetto di swing nel jazz, evidenziando come il ritmo sia un elemento fondamentale e complesso, diverso in vari stili e periodi. Si sottolinea l'importanza dell'oralità e dell'ascolto, poiché la partitura occidentale non riesce a catturare i micro ritmi e le sfumature del jazz. Inoltre, il testo discute il rapporto tra ritmo, corpo e danza, evidenziando come il jazz si differenzi dalla musica europea per la sua poliritmia e libertà espressiva.

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LEZIONE 2 il ritmo: lo swing

Parlando del ritmo nel jazz è necessario parlare di swing, ovvero del modo di pensare il tempo, che non è
univoco. Lo swing, ad esempio, del new orleans non è uguale a quello del quartetto di Coltrane o al bebop di
Parker.

Lo swing è una componente che si definisce solo nell’oralità, perché il jazz si scrive in un modo e si legge in
un altro. Ed è per questo motivo che è fondamentale l’ascolto, bisogna sentire come va eseguito.

Il motivo è che la partitura occidentale, che è nata per altro motivi, non è in grado di scrivere i micro ritmi,
gli accenti, gli anticipi, i ritardi del jazz.

RITMO

Negli ultimi 200 anni gli europei ritmicamente sono tra gli ultimi posti nel mondo. Hanno sviluppato
l’armonia, architetture formali strutturali, ma ritmicamente siamo indietro.

Anche le pagine di musica europea che sono complesse ritmicamente lo sono come agglomerato ritmico,
come concezione ritmica, non come modo di concepire l’incastro, la divisione, la struttura del ritmo.

Nel jazz il ritmo (così come il suono) è un elemento strutturale, che sta dentro alla musica e la riveste, è
fondante. Stessa cosa vale per il suono, che è individuale.

Il ritmo così come il suono deriva da un rapporto individuale con il musicista, che si deve poi equilibrare con
quello degli altri.

- MUSICA EUROPEA: la concezione di ritmo è legata alla concezione di spinta, pulsione, che spinge
avanti la musica.
- JAZZ: rapporto con il ritmo così complesso e stratificato che lo rende sempre verticale e poliritmico.

La trama del jazz si basa sul rapporto dei tempi individuali dei musicisti.

Il meccanismo che il jazz porta ritmicamente nel suo mondo è di:

- Oralità
- Poliritmia
- Strutturalità

Non è solo una spinta, come è invece nella musica europea. Questo meccanismo è dovuto alla poliritmia, che
deriva in parte dal retaggio africano, in parte da quello che succede nel mondo americano. C’è quindi un
incontro tra poliritmia e quadratura della musica occidentale, ovvero la metrica. Si genera un certo tipo di
movimento che non è uguale in tutti gli stili jazzistici.

Gli europei sono poveri ritmicamente principalmente per due motivi:

- Abbiamo tolto totalmente l’idea del rapporto tra ritmo e corpo, danza, movimento, ovvero
dell’architettura visiva del ritmo.
- La partitura occidentale nasce con lo scopo di mettere in chiaro le strutture che il compositore
scriveva, così che tutti potessero leggerla. Non potendo sviluppare il ritmo in maniera scritta si è
impoverito.

Suono e ritmo sono personalizzati, individuali. Nel jazz questo ritmo individuale viene definito swing, ovvero
quel modo di intendere il ritmo che:

- Porta a un movimento, rapporto con il corpo


- Non è univoco, non ottiene gli stessi risultati in tutte le epoche e in tutti i modi.
È importante considerare il concetto, molto audiotattile, di swing come un concetto generale del ritmo del
jazz e non come una sola modalità, non è un tipo di stile. Ad esempio, per i jazzisti degli anni ’20 il bebop non
aveva swing, perché introduceva un concetto diverso di swing. Poi diventa l’esempio perfetto di swing. Così
come quando sono arrivati musicisti che hanno suonato su tempi più dilatati o hanno tolto la metrica è stato
detto che non avessero swing.

Ognuno riduceva alla propria idea di swing il concetto generale, ma in realtà ciò che produce lo swing è l’idea
di movimento, forza cinetica del ritmo che si basa su un equilibrato rapporto tra il sentire individuale e un
beat condiviso. Quello che conta è che ci sia il beat, una pulsazione continua che può essere esplicita o
implicita (all’inizio era sempre esplicita).

- PULSAZIONE ESPLICITA: nello Swing ad esempio qualcuno fa sentire costantemente la pulsazione.


- PULSAZIONE IMPLICITA: stili di jazz basati su cicli, si suona su un beat condiviso ma che nessuno ci fa
sentire.

Non si può parlare di beat libero ma di metrica libera. Il tempo libero non è proprio del jazz.

I ritmi individuali si confrontano con un beat comune in modo dialettico. Ogni musicista ha un rapporto
dialettico con il ritmo, con il beat di base. Poi i ritmi individuali si sommano per formare una griglia che si
basa però sul beat comune.

È fondamentale che nel jazz funzioni questo incastro. Se sbaglio un arpeggio, un’armonia, non è un problema,
la musica va avanti, ritmicamente invece bisogna essere in contatto, bisogna saper condividere il beat con gli
altri, anche se ognuno in modo diverso.

La partitura occidentale non aiuta, infatti in alcuni punti alcuni indicano “con swing”; si può scrivere favorendo
lo swing, ma non può essere scritto esattamente.

Nel jazz ci sono due caratteristiche importanti:

- Beat condiviso
- Libertà di sentire il ritmo

Ci sono alcuni luoghi comuni quando si parla di swing:

- Si accentua il levare: solo in alcuni stili di jazz, non sempre.


- I due ottavi sono un ottavo puntato seguito da un sedicesimo: è meglio definirli long-short. Il secondo
ottavo è più breve, ma quanto lo decide il musicista.

Ci sono brani in cui c’è un pedale che tiene il ciclo, crea il ciclo, non tiene il beat: ad esempio, negli anni 20 il
ritmo si basava spesso su quello della marcia, in due, quindi anche se i pezzi erano in 4 4 si batteva il tempo
su 1 e 3. Era molto in uso suonare in 3 su figurazioni da 2, come ad esempio

- 4 4 con 3 + 3 + 2: croma e semiminima + croma e semiminima + semiminima

oppure suonare terzinato.

Nell’era dello swing le grandi orchestre avevano un 1 fisso dato dalla grancassa della batteria replicata dal
contrabbasso. Non aveva né battere né levare, era la griglia che si costruiva sopra a dare accentuazione a
battere e levare.

- Primo ascolto: ritmo della marcia. Si sente benissimo lo swing.


- Secondo ascolto: brano dell’era dello swing: si sente la grancassa. Frasi brevi: riff, cellule melo ritmiche
di massimo due misure. il beat è esplicito.
Su questi ritmi si danza. C’è un forte rapporto con il corpo, con la danza. Il jazz nei primi 50 anni ha avuto un
forte rapporto con la danza.

- Il bebop non ha più fatto danzare perché in quel periodo il jazz si è spostato in locali piccoli e c’erano
tasse altissime sui locali che permettevano il ballo.
- Negli anni ’20 il tip tap (di origine africana) introduceva delle situazioni ritmiche moderne e aiutava i
musicisti ad affinare il loro senso del ritmo. Spesso c’erano ballerini e trombe che facevano dialoghi a
risposta.

Quando si passa al bebop il ritmo diventa asimmetrico, la lunghezza delle frasi non è più 4 + 4 + 4, il musicista
si muove più liberamente, il pianista ha un disegno ritmico che si deve incastrare con quello degli altri, il
baricentro ritmico lo tiene il piatto con suoni terzinati. Il baricentro secondario è sul 2 e sul 4 con charleston
e il lavoro del contrabbasso.

- Terzo ascolto: swing diverso dagli altri due. Diverso modo di intendere lo swing rispetto ai due ascolti
precedenti.
- Quarto ascolto: esempio di beat implicito.
- Quinto ascolto: il batterista ferma il tempo, lo rende statico.
- Sesto ascolto: Miles Davis, Oleo: prime 8 battute, il beat è implicito.
Ci sono poi forme di beat implicito che nascono con il modalismo jazzistico, con l’uso di cicli ritmici, dove non
ci sono battere e levare, ci sono cicli che si basano su giochi di scomposizione complessi, in cui però nessuno
suona il beat. La stessa cosa avviene quando c’è un pedale.

L’effetto che crea questo tipo di swing non è più oscillatorio ma rotolatorio, non c’è più il ritorno, il ritmo va
avanti.

È possibile anche usare beat implicito e beat esplicito nello stesso pezzo.

Quando arriva il jazz rock riporta in campo il beat esplicito.

Il concetto di ritmo nel jazz non è solo accenti e 2 e 4, ma l’intero contesto poliritmico.

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