Per Gradus 2
Per Gradus 2
i verbi latini, come quelli italiani, hanno una forma variabile. L'insieme delle modificazioni del verbo
(coniugazione) costituisce un sistema articolato, ma sorretto da una logica di funzionamento che è bene
provare a schematizzare per agevolare la memorizzazione delle forme stesse.
Nella coniugazione verbale latina valgono le medesime categorie della coniugazione verbale italiana,
vale a dire: modo, tempo, aspetto, persona e numero, diàtesi. Queste categorie fondamentali sono
presenti in ogni singola voce verbale ed espresse da unità linguistiche piccole (spesso anche una sola
vocale) che si aggiungono alla parte invariabile, detta tema verbale.
OSSERVA LE FRASI
fica la parte finale (desinenza -re), che dà informazioni sul modo e sul tempo, non sulla persona,
in quanto l'infinito latino, come l'infinito italiano, è un modo che non ha desinenze personali.
Dagli esempi risulta evidente che le modificazioni del verbo riguardano la parte finale (per via
delle desinenze personali e dei suffissi temporali e modali) e che, di contro, una parte del
verbo rimane invariata (dona-); quest'ultima si chiama tema verbale ed è quella che consen-
te di distinguere la coniugazione di - appartenenza del verbo: il significato del verbo è contenu-
to nella radice (in questo caso don- = l'atto del donare).
IMPARA
Il verbo latino è una forma variabile. L'insieme delle modificazioni del verbo si chiama coniugazione.
La coniugazione verbale è funzionale a esprimere informazioni riguardo a:
• modo;
• tempo;
• aspetto;
• persona;
• numero;
• diàtesi.
Al tema del perfetto si possono ricondurre i seguenti tempi (che insieme formano il sistema del per-
fetto):
• indicativo perfetto, piuccheperfetto e futuro anteriore (forma attiva);
• congiuntivo perfetto e piuccheperfetto (forma attivi;
• infinito perfetto (forma -attiva).
Da notare
} Le forme passive dei tempi derivati dal tema del perfetto sono composte dall'unione del participio perfetto e del verbo
sum coniugato.
Da notare
Participio perfetto e participio futuro erano in realtà forme autonome e originarie, per l'esattezza aggettivi verbali, che pre-
sentavano un suffisso •-to- simile a quello del supino; per questa ragione, nella tradizione scolastica il participio perfetto e il
participio futuro si considerano forme derivate dal tema del supino. Ma ciò è vero solo da un punto di vista empirico: l'uti-
lità della classificazione tradizionale consiste nel fatto che, conoscendo il supino di un verbo, possiamo all'occorrenza rica-
vare il participio perfetto o il participio futuro.
IL PARADIGMA VERBALE
Questi tre temi fondamentali si ricavano dalle forme che sono registrate sul dizionario e che costituisco-
no il cosiddetto paradigma verbale (indicativo presente l a e 2a persona singolare, indicativo perfetto
l a persona singolare, supino attivo e infinito presente).
Diamo di seguito il paradigma verbale del verbo donare:
INDICATIVO PRESENTE INDICATIVO PERFETTO SUPINO ATTIVO INFINITO PRESENTE
Il tema del presente si ricava dall'infinito presente isolando la desinenza -re (donare: dona- è tema
del presente); il tema del perfetto si ricava dall'indicativo perfetto isolando la desinenza -i (donavi:
donav- è il tema del perfetto); il tema del supino si ricava dal supino attivo, isolando la terminazione
-um (donatum: donat- è il tema del supino).
Osserva che le forme del paradigma sono quattro e corrispondono ai tempi e ai modi i cui temi costitui-
scono le forme-base di tutta la coniugazione verbale. Il dizionario registra anche la 2a persona singola-
re dell'indicativo presente, che però non va considerata tra le forme fondamentali.
Modo
II modo, come la stessa parola suggerisce, è la modalità in cui un'azione è presentata: una qualsiasi azio-
ne, infatti, può essere espressa come oggettiva e reale, come semplicemente supposta o desiderata, o
ancora come un comando o un'esortazione.
I modi verbali latini sono otto:
• indicativo (il modo dell'oggettività);
• congiuntivo (il modo della soggettività e dell'eventualità);
• imperativo (il modo del comando);
• infinito (esprime il processo verbale in astratto);
• participio (è un aggettivo verbale);
• gerundio (è un sostantivo verbale);
• gerundivo (è un aggettivo verbale);
• supino (è un sostantivo verbale).
Di questi otto modi i primi tre sono modi finiti o personali, in quanto hanno forme distinte per ogni
persona (infatti hanno desinenze personali); gli altri cinque sono modi indefiniti o impersonali: non
danno indicazioni sulla persona (infatti non hanno desinenze personali), ma sono forme di natura mista
fra i1 nome e il verbo.
Tempo
Il tempo, come la parola stessa suggerisce, esprime il momento della sequenza temporale in cui un'azio-
ne è collocata: ogni processo verbale, infatti, può collocarsi nel presente, nel passato o nel futuro. Per
esprimere tale momento il verbo latino si modifica per mezzo di suffissi temporali che si aggiungono al
tema verbale.
L'indicativo ha sei tempi: presente, imperfetto, futuro semplice, perfetto, piuccheperfetto, futu-
ro anteriore.
Il congiuntivo ha quattro tempi: presente, imperfetto, perfetto, piuccheperfetto.
L'imperativo ha due tempi: presente e futuro.
L'infinito ha tre tempi: presente, perfetto, futuro.
Il participio ha tre tempi: presente, perfetto e futuro.
Il gerundio, il gerundivo e il supino non hanno tempi.
Inoltre, i tempi si possono classificare in principali e storici. Tempi principali sono quelli che si riferi-
scono al presente o al futuro: presente, futuro semplice e anteriore; tempi storici sono quelli che si rife-
riscono al passato: imperfetto, perfetto, piuccheperfetto.
Aspetto
Nel sistema verbale latino tempi principali e tempi storici si formano su due temi verbali distinti, rispet-
tivamente tema dell'infectum (o dell'azione incompiuta) e tema del perfectum (o dell'azione com-
piuta). L'opposizione azione compiuta / azione incompiuta esprime il cosiddetto aspetto del verbo,
categoria che considera il processo verbale nella sua durata (per approfondimenti sull'argomento, si
veda a p. 256).
La coniugazione verbale I I9
Persona e numero
il verbo latino, come quello italiano, possiede un sistema di desinenze che indicano la persona sogget-
to del verbo (italiano: io, tu, egli, noi, voi, essi). Le desinenze personali sono le medesime per tutti i
tempi dei modi finiti (indicativo, congiuntivo e imperativo), a esclusione del perfetto indicativo, che ha
un sistema di desinenze proprio (. p. 132). I verbi di forma attiva hanno desinenze personali distinte
rispetto ai verbi di forma passiva.
Presentiamo di seguito lo schema completo delle desinenze:
Verbi attivi Verbi passivi
PERSONA DESINENZA PERSONA DESINENZA
la muS la -mur
PLURALE -
2a -tis 2a -mini
3a -nt 3a -ntur
Da notare
L'imperativo, come in italiano, ha soltanto due persone: la 2a singolare e plurale. La 2a persona singolare dell'imperativo presen-
te attivo manca della desinenza e dunque corrisponde al puro tema. La 2. persona plurale è caratterizzata dalla desinenza -te.
Diàtesi
La diàtesi indica propriamente il modo in cui il soggetto partecipa all'azione espressa dal verbo: può
essere, come in italiano, attiva, passiva o riflessiva (detta anche media o medio-passiva).
Per esprimere la diàtesi attiva e passiva il verbo latino possiede due sistemi distinti di desinenze personali (a
differenza dell'italiano, in cui il passivo è espresso tramite una perifrasi con il verbo «essere» coniugato e il
participio passato). Si parlerà, dunque, di forma attiva per indicare una forma verbale dotata di desinenze
personali attive; di forma passiva, per indicare una forma verbale con desinenze personali passive.
Forma e diàtesi coincidono nei verbi transitivi, gli unici che hanno sia la forma attiva sia la forma passi-
va, per esprimere rispettivamente significato attivo e passivo. I verbi di forma attiva indicano solitamen-
te che il soggetto compie l'azione (hanno, dunque, diàtesi attiva); i verbi di forma passiva indicano
un'azione subita dal soggetto (hanno, dunque, diàtesi passiva).
Un gruppo particolare di verbi è costituito dai deponenti, i quali hanno solo la forma passiva ma
significato attivo. I semideponenti, come dice la stessa parola, hanno un paradigma misto: presen-
te e derivati hanno forma attiva; perfetto e derivati hanno forma passiva; il significato è sempre atti-
vo, come quello dei deponenti.
Per il modo in cui si esprimeva la diàtesi riflessiva in latino si veda alle pp. 252 ss.
Da notare
In latino, come in italiano, tutti i verbi attivi possono essere transitivi o intransitivi. Un verbo è transitivo quando l'azione che
esso esprime passa direttamente su un oggetto; si definisce transitivo, quindi, se può reggere un complemento oggetto.
Un verbo è intransitivo quando l'azione che esprime «rimane» nel soggetto stesso che la compie; in questi casi il verbo,
anche se non può reggere un complemento oggetto, può essere completato da altri tipi di complementi.
120
I VERBI ANOMALI
Pochi verbi, detti anomali o atematici, presentano nella coniugazione delle forme particolari. I verbi
sono i seguenti:
• sum («sono») e composti;
• fero («porto») e composti;
• volo («voglio») e composti;
• fio («divento») e composti;
• edo («mangio») e composti.
• Il verbo latino è una parte variabile del discorso: esso si modifica per dare informazioni su
modo, tempo, numero e persona, diàtesi. L'insieme delle modificazioni si chiama coniugazione
verbale.
Il verbo italiano è una parte variabile del discorso: esso si modifica per dare informazioni su
modo, tempo, numero e persona, diàtesi. L'insieme delle modificazioni si chiama coniugazione
verbale.
• In latino i verbi possono essere transitivi o intransitivi. La costruzione del verbo (o meglio la pos-
sibilità che un verbo regga il complemento oggetto) ci dà informazioni riguardo al genere del verbo.
In italiano i verbi possono essere transitivi o intransitivi. È da notare che non sempre c'è cor-
rispondenza di genere fra verbo latino e verbo italiano. Per esempio, il verbo persuadere in
italiano è transitivo, il corrispondente latino persuadēre è intransitivo.
• Nella coniugazione latina si distingue fra modi finiti e modi indefiniti. I modi finiti sono tre:
indicativo, congiuntivo, imperativo. I modi indefiniti sono cinque: infinito, participio, gerundio,
gerundivo e supino.
Nella coniugazione italiana si distingue fra modi finiti e modi indefiniti. I modi finiti sono quat-
tro: indicativo, congiuntivo, imperativo e condizionale. I modi indefiniti sono tre: infinito, participio
e gerundio. Il valore del modo condizionale italiano in latino è espresso dal modo congiuntivo.
r■
La coniugazione verbale 12I
• Nei modi finiti numero e persona sono espressi in latino tramite le desinenze personali.
Nei modi finiti numero e persona sono espressi in italiano tramite le desinenze personali.
• I verbi latini possono essere attivi e passivi. Le desinenze attive sono diverse da quelle passive.
I verbi italiani possono essere attivi e passivi. I verbi passivi non hanno desinenze proprie,
ma sono formati dall'uniōne del verbo essere e del participio passato (per esempio donatur,
«è donato»).
• I verbi latini si distribuiscono in quattro coniugazioni, a seconda della terminazione (-dire; -ēre;
-ere, -F re).
I verbi italiani si distribuiscono in tre coniugazioni, a seconda della terminazione (-are; -ere;
-ire). La seconda e la terza coniugazione latina sono confluite nella seconda italiana (per esem-
pio timére, «temere»; legere, «lèggere»).
Sum e i suoi composti
Il verbo sum
IL PRESENTE E I TEMPI DERIVATI
fl Parati sint!
Siano pronti!
7. OSSERVA LE FRASI
Nella frase I e nella frase 3 sum e sumus sono rispettivamente la prima persona singolare e
plurale del presente indicativo del verbo «essere»; la differenza fra le due forme è costituita
dalle desinenze che indicano le persone (-m / -mus).
Nella frase 2 est è la terza persona singolare. Se confrontiamo questa forma con sum o sumus,
notiamo che, oltre a differire per la parte finale (desinenza personale), essa differisce anche
nel tema (es- / s-).
Nella frase 4 sint è la terza persona plurale del congiuntivo presente: prima della desinenza
personale -nt, si trova la vocale -i- che caratterizza il modo congiuntivo rispetto all'indicativo
(sint l sunt).
IMPARA
Il verbo latino sum, es, fui, esse corrisponde all'italiano «essere» e si coniuga utilizzando diversi temi e
diverse forme dello stesso tema. Nei tempi che si formano sul tema del presente si alternano due
forme dello stesso tema: es- / s- (grado normale e grado ridotto).
Le desinenze personali impiegate nei modi finiti sono quelle di tutti gli altri verbi: l'unica differenza è
che la prima persona dell'indicativo presente utilizza la desinenza -m anziché -o.
Indicativo
PRESENTE IMPERFETTO FUTURO SEMPLICE
la sum (io sono) eram (io ero) ero (io sarò)
2a es eras eris
3a est erat erit
la sumus erāmus erimus
2a estis erātis eritis
3a i sunt erant ; erunt
Sum e i suoi composti 123
Congiuntivo
ENTE IMPERFETTO
la ; sim (che io sia) essem (che io fossi, io sarei)
2a ! SiS esces
3a Sit esset
la simun essēmus
2a sitis essētis
3a sint essent
Da notare
} Come si nota dalla coniugazione, quando il grado normale es- è seguito da vocale, la s, divenuta intervocalica, subisce il feno-
mento del rotacismo (. p. I O).
Possono trovarsi attestate forme arcaiche come siem, sies, siet (congiuntivo presente, attestato solo in queste tre persone);
fuam, fuas, fuat, fuant (congiuntivo presente, attestato solo in queste persone); forem, fores, foret, forent (congiuntivo imper-
fetto, attestato solo in queste persone).
Imperativo
PRESENTE FUTURO
la
2a es (sii!) esto (sarai)
3a esto (sarà)
la
2a este (siate!) estōte (sarete)
3a - sunto (saranno)
Da notare
La 2a persona singolare dell'imperativo presente è uguale alla 2a persona singolare dell'indicativo presente.
Infinito presente
esse = essere
:• OSSERVA LE FRASI
Nella frase I lo stesso verbo è utilizzato al presente (sumus) e al perfetto (fuimus). Con-
frontando le due forme verbali, risulta evidente che il perfetto si forma su un tema distinto da
quello del presente (e)s- I fu-.
Su questo tema si formano anche i tempi derivati di tutti i modi. (per esempio, nella frase 2
fuerat è un indicativo piuccheperfetto).
24 II verbo
IMPARA
Il verbo sum ha un tema del perfetto del tutto autonomo da quello del presente: fu-.
A partire da questa forma, con l'aggiunta di suffissi temporali e modali e delle desinenze personali del
perfetto 0. p. 132), si formano gli altri tempi che costituiscono il sistema del perfetto. Li presentiamo di
seguito, dandone la coniugazione completa.
Indicativo
PERFETTO PIUCCHEPERFETTO FUTURO ANTERIORE
la ; fui (io fui, sono stato, fui stato) fuéram (io ero stato) fuéro (io sarò stato)
2a fuisti fuéras fueris
3a fuit ficérat fuérit
la fufmus fuerāmus fuerimus
2a fuistis fuerātis fueritis
3a fuērunt fuérant I fuérint
Congiuntivo
PERFETTO PIUCCHEPERFETTO
l a ; fuérim (che io sia stato) fuissem (che io fossi stato, io sarei stato)
2a fueris fuisses
3a fuérit fuisset
la fuerimus fuissēmus
2a fueritis fuissētis
3a fuérint fuissent
Infinito perfetto
fuisse = essere stato
Infinito futuro
futurum, -am, -um esse
= stare per essere
futuros, -as, -a esse
Participio futuro
futurus, -a, -um = che sarà
Da notare
} L'infinito futuro può presentare, accanto alla forma futurum, -cm, -um / -os, -as, -a esse, anche la forma forgi.
> La coniugazione di sum manca degli altri modi indefiniti: participio presente e perfetto, gerundio, gerundivo e supino.
Sum e i suoi composti I25
Indicativo
PRESENTE IMPERFETTO FUTURO SEMPLICE
la ; possum (io posso) potéram (io potevo) potéro (io potrò)
2a potes potéras potéris
3a potest potérat potérit
la ; possúmus poterāmus poterimus
2a ; potestis poterātis poteritis
3a possunt potérant potérunt
Congiuntivo
PRESENTE IMPERFETTO
la possim (che io possa) possem (che io potessi, io potrei)
2a possis posses
3a possit posset
la possīmus possēmus
2a possītis possētis
3a possint possent
Infinito presente
posse = potere
Indicativo
PERFETTO PIUCCHEPERFETTO FUTURO ANTERIORE
la potúi (io potei, ho potuto, ebbi potuto) ; potuéram (io avevo potuto) potuéro (io avrò potuto)
2a potuisti potueras potuéris
3a potúit potuérat potuérit
la potuīmus potuerāmus potuerimus
2a potuistis potuerātis potueritis
3a potuērunt potuérant potuérint
I26 II verbo
Congiuntivo
ETTO PIUCCHEPERFETTO
la potuérim (che io abbia potuto potuissem (che io avessi potuto, io avrei potuto
2a potuéris pot2 sses
3a potuérit potuisset
la potuerimus potuissēmus
2a potueritis potuissētis
3a potuérint potuissent
Infinito perfetto
potuisse = avere potuto
Da notare
} Nel verbo prosum la preposizione è prod- (forma disusata e alternativa di pro). Per questa ragione davanti alle forme di sum
che iniziano con la vocale la -d- è visibile, mentre in tutte le altre scompare (per esempio: prodes, proderam, prodero / pro-
sum, prosumus, prosim).
} Fra questi verbi solo absum e praesum possiedono il participio presente absens e praesens, usati con valore di aggettivo
(rispettivamente «assente», «presente»).
Diamo qui di seguito un esempio di coniugazione completa di un composto di sum; gli altri ne seguono
una analoga.
Il presente e i tempi derivati
Indicativo
la adsum (io sono presente) adéram (io ero presente) adéro ( io sarò presente)
2a ades adéras adéris
3a adest adérat adérit
la adsìicmus aderāmus aderimus
2a adestis aderātis aderitis
3a adsunt adérant adérunt
Sum e i suoi composti I 27
Congiuntivo
PRESENTE IMPERFETTO
ia adsim (che io sia presente) adessem (che io fossi presente, io sarei presente)
2a adsis adesses
3a adsit adesset
la adsīmus adessēmus
2a adsi tis adessētis
3a adsint adessent
Infinito presente
adesse = essere presente
Indicativo
PERFETTO ;4. 2 • FUTURO ANTERIORE
la adfui (io fui presente) adfuéram (io ero stato presente) adfuēro (io sarò stato presente)
2a adfuisti adfuéras adfuēris
3a adfuit adfuérat adfuérit
ia adfuimus adfuerāmus adfuerimus
2a adfuistis adfuerātis adfueritis
3a •
adfuērunt adfuérant adfuérint
Congiuntivo
HEPERFETTO
adfuērim (che io sia stato presente) adfuissem (che io fossi stato presente,
la io sarei stato presente)
2a adfuéris adfuisses
3a adfuérit adfuisset
la adfuerimus adfuissēmus
2a adfueritis adfuissētis
3a adfuérint adfuissent
Infinito perfetto
adfuisse = essere stato presente
128
fuērit
fuerfmus
fuerftis
fuérint
Sum e i suoi composti 1 29
INDICATIVO CONGIUNTIVO
OSSERVA LE FRASI
IMPARA
Come abbiamo già detto (. La coniugazione verbale, p. 1 15), il verbo latino è, come quello italiano, una
forma variabile. L'insieme delle modificazioni del verbo si chiama coniugazione e serve a esprimere
informazioni riguardo alle diverse categorie che abbiamo imparato a conoscere: modo, tempo, aspetto,
persona, numero e diàtesi (vedi p. 1 I6).
Nella descrizione della forma di un verbo, una prima grande distinzione che conviene fare è quella fra
modi finiti, riconoscibili dalla presenza delle desinenze personali, e modi indefiniti, o nomi verbali,
che, al contrario, mancano delle desinenze personali.
Le quattro coniu azioni: i modi finiti (forma attiva) 13
Tra i modi finiti, indicativo e congiuntivo sono caratterizzati dalla presenza di suffissi che li distinguono
fra loro.
Nei verbi della la coniugazione, come quello che abbiamo preso a esempio, l'opposizione fra le vocali
-a- / -e- individua i modi, rispettivamente indicativo e congiuntivo. Un'opposizione analoga, come vedre-
mo, si troverà nelle altre. coniugazioni.
Per l'individuazione dei tempi (presente, imperfetto, futuro semplice ecc.), è utile ricorrere alla distin-
zione di base fra quelli che si formano sul tema del presente e quelli che si formano sul tema del per-
fetto: questa opposizione è fondamentale nel sistema della coniugazione verbale.
La coniugazione verbale regolare (o tematica) di forma attiva è caratterizzata da terminazioni sue pro-
prie, ben distinte da quelle della coniugazione regolare di forma passiva.
Analizziamo di seguito le quattro coniugazioni latine, considerando prima i modi finiti di forma attiva,
poi i modi finiti di forma passiva e infine i modi indefiniti (tra i quali solo l'infinito ha desinenze distin-
te per la forma attiva e quella passiva).
L'indicativo
Dei sei tempi dell'indicativo, tre si formano sul tema del presente, tre su quello del perfetto.
Dal tema del presente si formano, oltre al presente stesso, l'imperfetto e il futuro semplice (sistema
del presente).
Dal tema del perfetto si formano, oltre al perfetto stesso, il piuccheperfetto e il futuro anteriore
(sistema del perfetto).
PRESENTE
Il presente attivo (corrispondente al presente attivo italiano) di tutti i verbi tematici consiste nell'unio-
ne delle desinenze personali attive (-o, -s, -t, -mus, -tis, -nt) al tema del presente.
Diamo di seguito la coniugazione completa.
Da notare
La desinenza della I a persona singolare è -o. Nei verbi della I a coniugazione essa si fonde con la vocale finale del tema (-ā-),
che infatti non è più visibile.
Nei verbi della 3 a coniugazione, in tutte le persone eccetto la I a singolare e la 3a plurale, fra il tema verbale e le desinen-
ze personali si inserisce la vocale tematica -T-. Nella 3a plurale la vocale tematica è -u-, presente anche nei verbi della 4a
coniugazione.
IMPERFETTO
L'imperfetto attivo (corrispondente all'imperfetto italiano) è caratterizzato dal suffisso temporale -bā-
collocato tra il tema del presente e le desinenze personali.
1 32 II verbo
Da notare
} La desinenza della I a persona singolare è -m.
} Nei verbi della 3a coniugazione la vocale tematica si allunga davanti al suffisso; nei verbi della 4a coniugazione, oltre alla voca-
le finale del tema -i-, si trova anche un suffisso -ē-, per analogia con i verbi della 3a coniugazione. Rare ma attestate sono le
forme del tipo apenbam, audībam ecc.
FUTURO SEMPLICE
Il futuro semplice attivo (corrispondente al futuro semplice italiano) è caratterizzato dal suffisso
-bó- /-bé- collocato tra il tema del presente e le desinenze personali attive (uguali a quelle del presen-
te), nei verbi della la e 2a coniugazione; nelle altre due coniugazioni si utilizza un suffisso -a- per la l a
persona, -ē- per tutte le altre.
Diamo di seguito la coniugazione completa.
la CONIUG. : 2 ' CONIUG. 3a CONIUG. 4' CONIUG.
donā-bo movē-bo leg-a-m aperi-a-m
la (io aprirò)
(io donerò) (io muoverò) (io leggerò)
2a donā-bi-s movē-bi-s leg-ē-s aperi-ē-s
3a . donā-bi-t movē-bi-t leg-ē-t aperi-ē-t
la dona-bi-mus move-bi-mus leg-ē-mus aperi-ē-mus
2a dona-bi-tis move-bi-tis leg-ē-tis aperi-ē-tis
3a dona- -bu-nt movē-bu-nt leg-ē-nt aperi-ē-nt
Da notare
} II suffisso del futuro per la la e 2a coniugazione è in realtà soltanto -b-; a esso si unisce la vocale tematica -é- / -6- che poi,
davanti alle desinenze personali, subisce ulteriori modificazioni fonetiche.
PERFETTO
Il perfetto (che corrisponde al passato prossimo, passato remoto e trapassato remoto italiani) è un
tempo che si forma sul tema del perfetto, con l'aggiunta di un sistema di desinenze personali proprie,
che sono le seguenti.
SINGOLARE PLURALE
la -i la -imus
2a -asti 2a -istis
3a -i t 3a -ērunt (-ēre)
,r
Le .uattro coniugazioni: i modi finiti forma attiva 133
Diamo di seguito la coniugazione completa del perfetto dei verbi: donare (tema del perfetto donav-),
movēre (tema del perfetto mōv-), legēre (tema del perfetto leg-), aperire (tema del perfetto aperu-).
Da notare
Per i perfetti che terminano in -vi sono attestate anche forme in cui si è verificata la caduta della -v- e la fusione fra la voca-
le finale del tema e quella della desinenza. Per esempio cucii-i, nudisti, audiit (o audt), audiimus, audistis, audierunt (per audi-
vi, audivisti ecc.); oppure amasti (per amavisti), delesti (per delevisti) ecc.
Perfetto in -v-
Diamo di seguito qualche esempio di questo tipo di perfetto.
Da notare
} Questo tipo di perfetto interessa soprattutto verbi di l a, 2a e 4a coniugazione.
34 Il verbo
Perfetto in -s-
Diamo di seguito qualche esempio di questo tipo di perfetto.
INFINITO PRESENTE TEMA DEL PRESENTE TEMA DEL PERFETTO
d2cēre dic- dix-
regēre rēg- rex-
scribére scrib- scrips-
mittēre mitt- mis-
manēre man- mans-
gerére ger- gess-
Da notare
Questo tipo di perfetto interessa soprattutto verbi della 3a coniugazione. In essi il suffisso -s- si lega al tema che termina in
consonante, dando origine così a nuove consonanti o gruppi consonantici.
Perfetto a raddoppiamento
Diamo di seguito qualche esempio di questo tipo di perfetto.
INFINITO PRESENTE TEMA DEL PRESENTE TEMA DEL PERFETTO
mordēre mord- momord-
currére curr- cucurr-
fallére fall- fefell-
cadere cad- cecid-
parére par- peper-
discēre disc- didic-
Da notare
Questo tipo di perfetto interessa soprattutto verbi della 3a coniugazione.
Il raddoppiamento consiste nella ripetizione della prima consonante della radice, con interposizione della vocale -é- (per
esempio cad- / c- e -cid-) oppure della stessa vocale della radice (mord- / m-o-mord-).
Perfetto apofonico
Diamo di seguito qualche esempio di questo tipo di perfetto.
Da notare
Il mutamento della vocale può interessare solo la quantità, per esempio agio / agi, o anche la qualità della vocale, per esem-
pio taci() / rci (. L'apofonia p. 9).
Le quattro coniugazioni: i modi finiti (forma attiva) I 35
PIUCCHEPERFETTO
Il piuccheperfetto (corrispondente al trapassato prossimo italiano) si forma sul tema del perfetto con
l'aggiunta del suffisso temporale -érā- e delle desinenze personali (-m, -s, -t, -mus, -tis, -nt).
Diamo di seguito la coniugazione completa.
Da notare
D' La desinenza di i a persona singolare è -m (come nell'imperfetto).
Per i verbi che hanno il tema del perfetto in -v- sono attestate anche forme di piuccheperfetto in cui si è verificata la cadu-
ta della consonante, con fusione della vocale finale del tema e della desinenza: amaram, amaras, amarat ecc. (in luogo di
amaveram, amaveras, amaverat ecc.).
FUTURO ANTERIORE
Il futuro anteriore (corrispondente al futuro anteriore italiano) si forma sul tema del perfetto con l'ag-
giunta del suffisso temporale -éri- e delle desinenze personali (-o, -s, -t, -mus, -tis, -nt).
Diamo di seguito la coniugazione completa.
Da notare
} La desinenza di I a persona singolare è -o (come nel presente).
> Per i verbi che hanno il tema del perfetto in -v- sono attestate anche forme di futuro anteriore in cui si è verificata la caduta
della consonante, con fusione della vocale finale del tema e della desinenza: amaro (per amavero), audiero (per audivero) ecc.
I 36 i verbo
Il congiuntivo
PRESENTE
Il congiuntivo presente (che corrisponde in italiano al congiuntivo presente) è caratterizzato da un suf-
fisso modale -ē- per i verbi della la coniugazione, -ā- per tutti gli altri verbi e dalle desinenze personali.
Diamo di seguito la coniugazione completa.
I CONIUG.,,--- IUG. 3a CONIUG. : 4' CONIUG.
done-m movē-a-m leg-a-m aperta-m
la (che io muova) (che io legga) (che io apra)
(che io doni)
2a done-s mové-a-s leg-a-s aperi-a-s
3a done-t movē-a-t leg-a-t aperī-a-t
la donē-mus move-ā-mus leg-ā-mus esperi-ā-mus
2a donē-tis move-ā-tis leg-ā-tis aperi-ā-tis
3a ; done-nt ; movē-a-nt leg-a-nt ; aperī-a-nt
Da notare
} Nei verbi della I a coniugazione il suffisso -e- si è fuso con la vocale -a- finale del tema, che dunque non è più visibile (per-
ciò donem, dones, donet ecc. da *dona-e-m, *dona-e-s, *dona-e-t ecc.).
Nei verbi della 3a e della 43 coniugazione la I a persona singolare è identica a quella dell'indicativo futuro (con terminazio-
ne -am); nelle altre persone il congiuntivo è caratterizzato dalla vocale -ā-, il futuro dalla -ē-.
IMPERFETTO
Il congiuntivo imperfetto (che corrisponde in italiano al congiuntivo imperfetto e al condizionale pre-
sente) si forma sul tema del presente con l'aggiunta del suffisso modale -rē- (*-se-) e delle desinenze
personali.
Diamo di seguito la coniugazione completa.
PERFETTO
Il congiuntivo perfetto (che corrisponde in italiano al congiuntivo passato) è un tempo che si forma
sul tema del perfetto, al quale si aggiungono il suffisso -éri- e le desinenze personali (-m, -s, -t, -mus,
-tis, -nt).
Le quattro coniugazioni: i modi finiti (forma attiva) 137
Da notare
> La coniugazione del perfetto differisce da quella del futuro anteriore per la desinenza di prima persona: -m nel primo, -o
nel secondo. In tutte le altre persone i due tempi coincidono per la forma.
PIUCCHEPERFETTO
Il congiuntivo piuccheperfetto (che corrisponde in italiano al congiuntivo trapassato e al condizionale
passato) è un tempo che si forma sul tema del perfetto, al quale si aggiungono il suffisso -issē- e le desi-
nenze personali.
Diamo di seguito la coniugazione completa.
I ' CONIUG. 2' CONIUG. 3' CONIUG. 4' CONIUG.
donav-isse-m • mov-isse-m leg-isse -m aperu-isse-m
la (che io avessi donato, (che io avessi mosso, (che io avessi letto, (che io avessi aperto,
io avrei donato) io avrei mosso) io avrei letto) io avrei aperto)
2a donav-isse-s mov-isse-s leg-isse-s aperu-isse-s
3a donav-isse-t mov-isse-t leg-isse-t aperu-isse-t
la donav-issē-mus mov-issē-mus leg-issē-mus aperu-issē-mus
2a donav-issē-tis mov-issē-tis leg-issē-tis aperu-issē-tis
3a donav-isse-nt mov-isse-nt leg-isse-nt aperu-isse-nt
L'imperativo
PRESENTE
L'imperativo presente (che corrisponde all'imperativo presente italiano) ha solo due persone: la 2 3 sin-
golare e la 23 plurale. La 2a persona singolare corrisponde al tema del presente ed è priva di desinenza.
La 2a persona plurale è caratterizzata dalla desinenza -te.
Diamo di seguito lo schema completo.
I' CONIUG. 2' CONIUG. 3' CONIUG. 4' CONIUG.
dona move lege apéri
2a sing.
(dona!) (muovi!) (leggi !) (ap ri !)
donā-te movē-te leg-i-te aperī-te
2a plur.
(donate!) (muovete!) (leggete!) (aprite!)
I38 II verbo
Da notare
Nei verbi della 3a coniugazione, nella 2a persona plurale prima della desinenza personale si trova la vocale -i- (nella lettura
bisogna dunque ricordarsi che l'accento si ritrae sulla terzultima: Iègite, dìcite, sa-lite ecc.).
I verbi dico («dire»), duco («condurre») e facio («fare») alla ?.persona singolare sono per lo più attestati nella forma dic.
duc, fac, priva della vocale tematica -e-.
FUTURO
L'imperativo futuro (che non ha corrispondenza nella coniugazione italiana) è una forma abbastanza
rara, attestata soprattutto nel latino arcaico. Esso ha quattro persone, 2a e 3a singolare e plurale, che
hanno le seguenti desinenze.
PERSONA DESINENZA PERSONA DESINENZA
Da notare
Poiché questa forma latina non ha corrispettivo nella nostra lingua, andrà tradotta in italiano o con l'imperativo presente o
con l'indicativo futuro semplice.
Esistono alcuni verbi che privilegiano la forma dell'imperativo futuro rispetto a quella del presente. Fra questi ricordiamo:
scio, che ricorre nella forma dell'imperativo futuro scito, scitote al posto del presente sci, scite; habeo, che usa anche habeto,
habetote accanto a habe, habete, con il significato particolare di «abbi per certo».
rF RBO
^
OSSERVA LE FRASI
Nella frase I scribebant è un indicativo imperfetto attivo, 3a persona plurale (il soggetto del
verbo è Cicero et eius amici); nella frase 2 scribebantur è un indicativo imperfetto passivo,
3a persona plurale (il soggetto è epistulae). Confrontando le due forme, notiamo che esse dif-
feriscono solo nella desinenza (anzi, in una parte assai ridotta della desinenza stessa): - nt /
-ntur; la differenza indica rispettivamente la diàtesi attiva e passiva.
Nella frase 3 scripsit è un indicativo perfetto attivo, 3a persona singolare (il soggetto del verbo è
Cicero); nella frase 4 il verbo scriptae sunt è un indicativo perfetto passivo, 3a persona plurale
(il soggetto è epistulae). Confrontando le due forme notiamo che esse sono molto diverse fra
loro: nella forma attiva il perfetto consta di una sola parola (scripsit appunto), nella forma passi-
va, invece, esso è dato dall'unione del participio perfetto (scriptae, concordato con il soggetto
epistulae) e del verbo sum opportunamente coniugato (sunt).
Nella frase 5 scriptus est è un indicativo perfetto passivo, 3a persona singolare: osserviamo
che il participio perfetto (in questo esempio scriptus), è concordato in genere e numero con
il soggetto (in questo esempio liber).
}
IMPARA
I verbi transitivi, quelli cioè che reggono il complemento oggetto, possono essere usati in forma passiva
(in questo caso il soggetto del verbo non compie l'azione espressa dal verbo, ma la subisce).
In latino la coniugazione passiva ha le seguenti caratteristiche:
• un sistema di desinenze personali proprio, diverso da quelle attive;
• un sistema del perfetto costituito da forme perifrasistiche.
I tempi derivati dal tema del presente sono forme verbali che corrispondono a quelle attive in quanto a
tema e a eventuali suffissi, ma ne differiscono per le desinenze personali (per esempio: scribebant / scri-
bebantur; donat / donatur ecc.)
I40 II verbo
I tempi del sistema del perfetto sono forme composte dal participio perfetto del verbo (usato al nomi-
nativo opportunamente declinato in accordo con il soggetto) e le voci del verbo sum (impiegato nel
modo, tempo, numero e persona opportuni). Per questa ragione sono anche dette forme perifrastiche
(o composte).
L'indicativo
PRESENTE
L'indicativo presente passivo di tutti i verbi tematici consiste dell'unione delle desinenze personali pas-
sive -(o)r, -ris, -tur, -mur, -mini, -ntur al tema del presente.
Diamo di seguito la coniugazione completa.
l' CONIUG. 2' CONIUG. 3' CONIUG. 4' CONIUG.
donor mové-or leg-or aperi-or
la
(io sono donato) (io sono mosso) (io sono letto) (io sono aperto)
2a donā-ris movē-ris leg-é-ris aperi-ris
3a donā-tur movē-tur leg-i-tur aperī-tur
la dona-mur movē-mur leg-%mur aperī-mur
2a dona-mini move-míni leg-i-mini aperi-mini
3a dona-ntur move-ntur leg-u-ntur aperi-u-ntur
Da notare
La desinenza della 2a persona singolare è attestata anche nella forma re (donāre, movere ecc.).
-
IMPERFETTO
L'imperfetto passivo, come quello attivo, è caratterizzato dal suffisso temporale -ba- collocato tra il te-
ma del presente e le desinenze personali passive.
Diamo di seguito la coniugazione completa.
I CONIUG.
' : 2' CONIUG. 3' CONIUG. : 4' CONIUG.
donā-ba-r movē-ba-r leg-ë-ba-r aperi-ē-ba-r
la
(io ero dato) (io ero mosso) (io ero letto) (io ero aperto)
2a dona-bā-ris move-bā-ris leg-e-bā-ris aperi-e-bā-ris
3a dona-bā-tur move-bā-tur leg-e-bā-tur aperi-e-bā-tur
la dona-bar -mur move-bā-mur leg-e-bā-mur aperi-e-bā-mur
2a dona-ba-mini move-ba-mini leg - e ba mini
- - aperi-e-ba-mfni
3a dona-ba-ntur move-ba-ntur leg-e-ba-ntur aperi-e-ba-ntur
Da notare
La desinenza della 2a persona singolare è attestata anche nella forma -re (donabàre, movebāre ecc.).
FUTURO SEMPLICE
11 futuro semplice passivo si forma come quello attivo (vedi p. 1 32); l'unica differenza sono le desinenze
personali passive.
Le quattro coniugazioni: i modi finiti (forma passiva) I41
Da notare
} La desinenza della 2' persona singolare è attestata anche nella forma - re (donobére, movebère ecc.).
PERFETTO
L'indicativo perfetto passivo è una forma composta, costituita dall'unione del nominativo del participio
perfetto (o- p. 146) e del presente del verbo sum.
Diamo di seguito la coniugazione completa.
I' CONIUG. 2' CONIUG. 3' CONIUG. 4' CONIUG .
donātus, -a, -um sum motus, -a, -um sum lectus, -a, -um sum apertus, -a, -um sum
la (io fui, sono stato, (io fui, sono stato, (io fui, sono stato, (io fui, sono stato,
fui stato donato) fui stato mosso) fui stato letto) fui stato aperto)
2a donātus, -a, -um es motus, -a, -um es lectus, -a, -um es apertus, -a, -um es
3a donātus, -a, -um est motus, -a, -um est lectus, -a, -um est apertus, -a, -um est
la dormiti, -ae, -a sumus moti, -ae, -a sumus lecti, -ae, -a sumus aperti, -ae, -a sumus
2a donāti, -ae, -a estis moti, -ae, -a estis lecti, -ae, -a estis aperti, -ae, -a estis
3a donāti, -ae, -a sunt ; moti, -ae, -a sunt lecti, -ae, -a sunt ; aperti, -ae, -a sunt
PIUCCHEPERFETTO
L'indicativo piuccheperfetto passivo è una forma composta, costituita dall'unione del nominativo del -
participio perfetto (. p. 146) e dell'imperfetto del verbo sum.
Diamo di seguito la coniugazione completa.
l' CONIUG. 2' CONIUG. 3' CONIUG. 4 CONIUG
' .
donātus, -a, -um eram motus, -a, -um eram lectus, -a, -um eram apertus, -a, -um eram
la
(io ero stato donato) (io ero stato mosso) (io ero stato letto) (io ero stato aperto)
2a donātus, -a, -um eras motus, -a, -um eras lectus, -a, -um eras apertus, -a, -um eras
3a donātus, -a, -um erat motus, -a, -um erat lectus, -a, -um erat apertus, -a, -um erat
l a donāti, -ae, -a eramus moti, -ae, -a eramus lecti, -ae, -a eramus aperti, -ae, -a eramus
2a donati, -ae, -a eratis moti, -ae, -a eratis lecti, -ae, -a eratis aperti, -ae, -a eratis
3a donati, -ae, -a erant moti, -ae, -a erant lecti, -ae, -a erant aperti, -ae, -a erant
142 II verbo
FUTURO ANTERIORE
L'indicativo futuro anteriore passivo è una forma composta, costituita dall'unione del nominativo del
participio perfetto (> p. 146) e del futuro semplice del verbo sum.
Diamo di seguito la coniugazione completa.
l a CONIUG. 2a CONIUG. : 3a CONIUG. 4' CONIUG.
domttus, -a, -um ero motus, -a, -um ero lectus, -a, -um ero apertus, -a, -um ero
la
(io sarò stato donato)(io sarò stato mosso) (io sarò stato letto) (io sarò stato aperto)
2a donātus, -a, -um eris motus, -a, um -eris lectus, -a, -um eris apertus, -a, -um eris
3a donātus, -a, -um erit motus, -a, -um erit lectus, -a, -um erit apertus, -a, -um erit
l a donāti, -ae, -a erimus moti, -ae, -a erimus lecti, -ae, -a erimus aperti, -ae, -a erimus
2a ; donāti, -ae, -a eritis moti, -ae, -a eritis lecti, -ae, -a eritis aperti, -ae, -a eritis
3a donāti, -ae, -a erunt
; moti, -ae, -a erunt lecti, -ae, -a erunt aperti, -ae, -a erunt
Il congiuntivo
PRESENTE
Il congiuntivo presente passivo (che corrisponde in italiano al congiuntivo presente passivo) si forma
come quello attivo, ma con l'aggiunta delle desinenze personali passive.
Diamo di seguito la coniugazione completa.
I' CONIUG. 2' CONIUG. 3' CONIUG. 4' CONIUG.
done-r mové-ā-r leg-a-r aperi-a-r.
la
(che io sia donato) (che io sia mosso) (che io sia letto) (che io sia aperto)
2a donē-ris move-ā-ris leg-ā-ris aperi-ā-ris
3a donē-tur move-ā-tur leg-ā-tur aperi-ā-tur
la donē-mur mote-ā-mur 1 eg-ā-mur aperi-ī.i-mur
2a ! dove-mini move-a-mini leg-a-mini aperi-a-mfni
3a done-ntur move-a-ntur leg-a-ntur aperi-a-ntur
Da notare
La desinenza della 2a persona singolare è attestata anche nella forma - re (donēre, moveāre ecc.).
IMPERFETTO
Il congiuntivo imperfetto (che corrisponde in italiano al congiuntivo imperfetto passivo e al condiziona-
le presente passivo) si forma sul tema del presente, come quello attivo, ma con l'aggiunta delle desinen-
ze personali passive.
Diamo di seguito la coniugazione completa.
Da notare
La desinenza della 2a persona singolare è attestata anche nella forma - re (donarēre, moverēre ecc.).
PERFETTO
Il congiuntivo perfetto (che corrisponde in italiano al congiuntivo passato passivo) è una forma composta dal
participio perfetto, usato al nominativo, e dal congiuntivo presente del verbo sum (sim, sis, sit...).
Diamo di seguito la declinazione completa.
I' CONIUG. 3' CONIUG. 4' CONIUG.
la donātus, -a, -um sim motus, -a, -um sim lectus,_-a, -um sim apertus, -a, -um sim
(che io sia stato donato) (che io sia stato mosso) (che io sia stato letto) (che io sia stato aperto)
2a donātus, -a, -um sis motus, -a, -um sis lectus, -a, -um sis apertus, -a, -um sis
3a donātus, -a, -um sit motus, -a, -uni si t lectus, -a, -um si t apertus, -a, -um sit
la donāti, -ae, -a simus moti, -ae, -a simus lecti, -ae, -a simus aperti, -ae, -a simus
2a donāti, -ae, -a sitis moti, -ae, -a si tis lecti, -ae, -a sitis aperti, -ae, -a sitis
3a donāti, -ae, -a sint moti, -ae, -a sint lecti, -ae, -a sint aperti, -ae, -a sint
PIUCCHEPERFETTO
Il congiuntivo piuccheperfetto (che corrisponde in italiano al congiuntivo trapassato passivo e al condi-
zionale passato passivo) è una forma composta dal participio perfetto, usato al nominativo, e dal con-
giuntivo imperfetto di sum (essem, esses, esset...).
Diamo di seguito la coniugazione completa.
2' CONIUG. 3' CONIUG. 4' CONIUG.
motus, -a, -um essem
dondtus, -a -urn essem lectus, -a, -um essem apertus, -a, -um essem
la (che io fossi stato dona-
(che io fossi stato mosso, (che io fossi stato letto (che io fossi stato aper-
to, io sarei stato donato)
io sarei stato mosso) io sarei stato letto) to, io sarei stato aperto)
2a donātus, -a, -um esses motus, -a, -um esses lectus, -a, -um esses apertus, -a, -um esses
3a donātus, -a, -um esset motus, -a, -um esset lectus, -a, -um esset apertus, -a, -um esset
la donati, -ae, -a essemus moti, -ae, -a essemus lecti, -ae, -a essemus aperti, -ae, -a essemus
2a donati, -ae, -a essetis moti, -ae, -a essetis lecti, -ae, -a essetis aperti, -ae, -a essetis
3a donāti, -ae, -a essent moti, -ae, -a essent lecti, -ae, -a essent ; aperti, -ae, -a essent
Imperativo
L'imperativo presente e futuro di forma passiva sono forme di rara attestazione. Le desinenze persona-
li (usate nei verbi deponenti, che vedremo in seguito) sono:
• -re (28 persona singolare), -mini (2a persona singolare), per l'imperativo presente;
• -tor (28 e 3a persona singolare), -ntor (38 persona plurale), per l'imperativo futuro.
Q Difficile est negare.
È difficile negare.
:• OSSERVA LE FRASI
Nelle frasi proposte viene usata sempre la stessa forma verbale, negare. Si tratta dell'infinito
presente attivo del verbo nego. Nella frase I l'infinito è impiegato con la funzione di soggetto
della copula est (equivale, quindi, a un sostantivo: negare, il negare = la negazione); nella frase 2
l'infinito è la forma verbale di una subordinata soggettiva; il soggetto dell'infinito (espresso in
accusativo) è Catilinam (un soggetto, perciò, di 3a persona singolare); la frase 3 rappresenta
una piccola variazione della 2: a cambiare è il soggetto dell'infinito, coniuratos, plurale anziché
singolare; nonostante ciò, la forma verbale mantiene la stessa terminazione (-re).
IMPARA
I modi indefiniti del verbo sono quelli che non hanno desinenze personali. Essi, inoltre, pur essendo voci
del verbo, hanno una forma (e anche un uso) che le accomuna ai sostantivi e agli aggettivi; per questo
si dicono anche forme nominali.
Come i sostantivi si comportano l'infinito, il gerundio e il supino; come gli aggettivi il participio
e il gerundivo.
Il supino
Il supino è un modo indefinito del verbo: esso è quindi indifferente rispetto alla persona. Ha la forma di un
sostantivo: le terminazioni -um e -u sono rispettivamente quelle dell'accusativo e dell'ablativo della quarta
declinazione. Non ha tempi, ma in base alla terminazione si distingue fra supino attivo e supino passivo.
Il supino attivo è caratterizzato dalla terminazione -tum (-sum in alcuni verbi) che si unisce al tema
verbale.
Diamo di seguito alcuni esempi di supino attivo.
INDICATIVO PRESENTE SUPINO ATTIVO
dono donātum
deléo delētum
lego lectum
mitto missu m
Le quattro coniugazioni: i modi indefiniti (forma attiva e passiva) I45
Come si può notare, in alcuni casi la terminazione -tum del supino si unisce direttamente al tema: se
r. questo termina per vocale, non si osservano mutamenti fonetici significativi (e il supino è dunque facil-
mente riconducibile al verbo d'origine: è il caso di donatum e deletum); se questo termina per conso-
nante, invece, l'incontro fra questa e la terminazione -tum può dar luogo a diversi tipi di mutamenti
fonetici (è il caso di lectum e missum, in cui si osserva;fassimilazione consonantica). Come modo non
trova corrispondenza in italiano. _ _ _
In latino, comunque, gli impieghi del supino attivo sono limitati a proposizioni subordinate a verbi di
movimento (come andare, venire, mandare e simili), per esprimere il fine. Il supino attivo si traduce
dunque in italiano con una proposizione finale (. Usi del supino attivo, p. 287).
Il supino passivo è caratterizzato dalla terminazione -tu (la terminazione è quella dell'ablativo della
quarta coniugazione). Esso si trova impiegato esclusivamente con il valore di complemento di limitazio-
ne; in italiano si traduce con l'infinito preceduto da preposizione, per esempio negatu = a negarsi, da
negarsi (. Usi del supino passivo, p. 287).
Il participio
Il participio latino ha tre tempi, presente, perfetto e futuro.
Il participio presente è una voce verbale che ha la forma di un aggettivo della seconda classe a una
sola uscita. Esso è caratterizzato infatti dal suffisso -nt-, che si unisce al tema del presente; il suffisso è
seguito dalle terminazioni proprie dei casi degli aggettivi (-s per il nominativo sing., -is per il genitivo
sing., -i per il dativo sing. ecc.).
1 a coniug. donā- donans, donantis che loda, di colui che loda (da dono, donare)
2a coniug. movē- movens, moventis che muove, di colui che muove (da movéo, movēre)
3a coniug. legé- legens, legentis che legge, di colui che legge (da lego, legére)
4a coniug. aperī- aperiens, aperientis che apre, di colui che apre (da aperio, aperire)
SINGOLARE PLURALE
MASCHILE E FEMMINILE NEUTRO MASCHILE E FEMMINILE NEUTRO
Da notare
} Il participio presente ha sempre valore attivo.
} Il verbo sum manca del participio presente.
} Nell'ablativo singolare il participio può terminare in -i se è usato come un normale aggettivo, ma anche in -e, quando pre-
vale il significato di verbo oppure è usato come sostantivo (> Usi del participio, pp. 273 ss.).
1 46 II verbo
Il participio perfetto è una voce verbale che ha la forma di un aggettivo della prima classe. Esso è
caratterizzato dalla terminazione -tus (-sus in alcuni verbi), che chiaramente si modifica in funzione di
genere, numero e caso del nome a cui è riferito (esattamente come avviene per tutti gli altri aggettivi).
l a coniug. donātus, donāta, donātum che è-stato donato, donata, donato (da dono, donare)
2a coniug. motus, mota, motum che è stato mosso, mossa, mosso (da movéo, movēre)
3a coniug. lectus, lecta, lectum che è stato letto, letta, letto (da lego, legére)
4a coniug. apertus, aperta, apertum che è stato aperto, aperta, aperto (da aperto, apertre)
Da notare
} II participio perfetto ha sempre valore passivo, salvo rari casi, diversamente dall'italiano, in cui il participio passato può avere
anche significato attivo (per esempio: venuto, piovuto, morto significano rispettivamente «che è venuto, che è piovuto, che
è morto»).
} Il verbo sum manca del participio perfetto.
} Quando il participio perfetto si è formato su temi verbali terminanti in consonante, risulta difficile ricondurlo al presente
(motus / moveo; satus / sero ecc.). In questi casi è comunque registrato sul dizionario come lemma autonomo. Con l'espe-
rienza, imparerai a risalire dal participio perfetto alla prima persona dell'indicativo presente.
Il participio futuro è una voce verbale che ha la forma di un aggettivo della prima classe. Esso è carat-
terizzato dalla terminazione -tūrus che si modifica in funzione di genere, numero e caso del sostantivo
a cui il participio è riferito.
la coniug. donatūrus, donatūra, donatūrum che donerà (da dono, donare)
2a coniug. motūrus, motūra, motūrum che muoverà (da moveo, movēre)
3a coniug. lectūrus, lectūra, lectūrum che leggerà (da lego, legére)
4a coniug. apertūrus, apertūra, apertūrum che aprirà (da aperio, aperīre)
PLURALE
MASCHILE FEMMINILE NEUTRO
Da notare
} Participio perfetto e participio futuro erano in realtà forme autonome e originarie, per l'esattezza aggettivi verbali, che pre-
sentavano un suffisso *-to- simile a quello del supino; per questa ragione, nella tradizione scolastica il participio perfetto e il
participio futuro si considerano forme derivate dal tema del supino. Ma ciò è vero solo da un punto di vista empirico: l'uti-
lità della classificazione tradizionale consiste nel fatto che, conoscendo il supino di un verbo, possiamo all'occorrenza rica-
vare il participio perfetto o il participio futuro.
} Il participio futuro ha sempre valore attivo.
} ll verbo sum ha il participio futuro: futūrus, futūra, futūrum.
L'infinito
L'infinito latino è un modo indefinito del verbo: non dà indicazioni riguardo alle persone. Esso ha tre
tempi (presente, perfetto e futuro) e desinenze distinte per esprimere diàtesi attiva e diàtesi passiva.
L'infinito presente attivo (che è l'ultima voce del paradigma verbale) è caratterizzato dalla desinen-
za -re (*-se) unita al tema del presente: donā-re, movē-re, leg-(é)-re, aperī-re. Corrisponde all'infi-
nito presente italiano.
la coniug. donāre donare
2a coniug. movēre muovere
3a coniug. legére leggere
4a coniug. ; aperīre aprire
L'infinito presente passivo è caratterizzato dalla desinenza -ri, che si aggiunge al tema del presente;
solo nei verbi della terza coniugazione la desinenza è -i. Corrisponde all'infinito presente passivo italiano.
la coniug. donāri ' essere donato
2a coniug. movēri essere mosso
3a coniug. legi essere letto
4 a coniug. aperīri essere aperto
L'infinito perfetto attivo si forma dal tema del perfetto con l'aggiunta della terminazione -isse.
Corrisponde all'infinito passato italiano.
la coniug. donavisse avere donato
2a coniug. movisse avere mosso
3a coniug. legisse avere letto
4a
coniug. aperuisse avere aperto
I48 II verbo
L'infinito perfetto passivo consiste nell'unione del participio perfetto (impiegato nell'accusativo
di tutti e tre i generi del singolare e del plurale) con esse (infinito presente di sum). Corrisponde all'in-
finito passato passivo italiano.
L'infinito futuro attivo consiste nell'unione del participio futuro (impiegato nell'accusativo di tutti
e tre i generi del singolare e del plurale) con esse (infinito presente di sum). Non ha corrispondenza
precisa in italiano, perciò si traduce con l'indicativo futuro o con il condizionale, purché si renda l'idea
dell'azione futura, che deve compiersi (r p. 272).
La coniugazione è la seguente.
L'infinito futuro passivo consiste nell'unione del supino attivo con ini (che è propriamente l'infini-
to presente passivo del verbo eo, «vado»). Questa forma verbale, già poco attestata in latino, non ha cor-
rispondenza in italiano, quindi si traduce con l'indicativo futuro o con il condizionale, purché si renda
l'idea dell'azione futura, che deve compiersi.
La coniugazione è la seguente.
Da notare
È attestata una forma arcaica e poetica di infinito presente passivo terminante in -ier (per esempio: amarier = amari; audi-
rier = audiri).
Le quattro coniugazioni: i modi indefiniti (forma attiva e passiva) I49
II gerundio
Il gerundio è caratterizzato dal suffisso -nd- (-end- per i verbi della quarta coniugazione) che si aggiun-
ge al tema del presente. Il suffisso è seguito dalle desinenze dei nomi della seconda declinazione (atten-
zione: ha solo il singolare).
Diamo di seguito la coniugazione completa del gerundio dei verbi donare, movēre, legére, erudire.
I' CONIUGAZIONE 2' CONIUGAZIONE 3' CONIUGAZIONE 4' CONIUGAZIONE
Da notare
7' Il gerundio ha sempre valore attivo (> Usi del gerundio, p. 280).
7• Nei testi latini sono attestate forme arcaiche di gerundio, alternative a quelle descritte, terminanti in -undi anziché -endi (per
i verbi della 3a e della 4' coniugazione: per esempio audiundi / audiendi; capiundi / capiendi ecc.).
Il gerundio latino è il modo con cui si esprimeva in latino l'azione verbale pura nelle funzioni logiche corrispondenti ai casi
di genitivo, dativo, ablativo e accusativo preceduto da preposizione ad (l'azione verbale pura è espressa dall'infinito, usato
con le funzioni del nominativo e dell'accusativo). II gerundio in sé non esprime indicazioni riguardanti il tempo dell'azione
(presente, passato, futuro) né tantomeno la persona (soggetto singolare o plurale).
Il gerundivo
Il gerundivo formalmente è un aggettivo. È caratterizzato, come il gerundio, dal suffisso -nd-, che si
aggiunge al tema del presente. Le terminazioni sono quelle di un aggettivo della prima classe.
A titolo di esempio diamo la coniugazione completa del gerundivo del verbo donare.
SINGOLARE PLURALE
MASCHILE FEMMINILE NEUTRO MASCHILE FEMMINILE NEUTRO
Da notare
Il gerundivo ha valore passivo (. Usi del gerundivo, p. 282).
} Come per il gerundio, anche per il gerundivo sono attestate forme arcaiche alternative a quelle descritte, terminanti in
-undi anziché in -endi per i verbi della 3' e della 4a coniugazione, per esempio: audiundus / audiendus; capiundus / capiendus ecc.
1 50 II verbo
leges
leget Pres.: legēre leggere
legēmus
Perf.: lēgisse avere letto
legētis
legent Fut.: lectūrum, —
-am, -um — esse
légi io lessi, lēgērim (che) io abbia letto lectūros, -as, -a _
ho / ebbi letto essere, stare per leggere
legisti legéris
legit legérit PARTICIPIO
legimus legerimus
legeritis ; Pres.: legens, -entis
legistis
che legge
legērunt (-ēre, legērint
Fut.: lectūrus, -a, -um
lēgēram io avevo letto lēgissem (che) io avessi che leggerà
letto, io avrei letto
legēras legisses GERUNDIO
legērat legisset
GENITIVO
legerāmus legissēmus lēgendi di leggere
legerātis legissētis
DATIVO
legērant legissent legendo al leggere
FUTURO ANTERIORE
ACCUSATIVO
lēgēro io avrò letto
(ad) legendum a, per leggere
legēris
ABLATIVO
legērit legendo con il leggere
legerimus
legeritis SUPINO
legérint lectum a leggere
Le quattro coniugazioni: forma attiva 1 53
INDICATIVO INDICATIVO _
INDICATIVO INDICATIVO
INFINITO
io fui, sono stato, (che) io sia stato mosso
fui stato mosso Pres.: movēri
essere mosso
motus, -a, -um sum motus, -a, -um sim
es sis
Perf.:
est sit
motum, -am, -um }-
moti, ae, -a sumus moti, ae, -a simus esse
motos, -as, -a
estis sitis essere stato mosso
sunt sint
Fut.:
io ero stato mosso (che) io fossi stato mosso, motum iri
io sarei stato mosso stare per essere mosso
motus, -a, -um eram motus, -a, -um essem
eras esses PARTICIPIO
erat esset
moti, -ae, -a erāmus moti, -ae, -a essēmus Perf.: motus, -a, -um
erātis essētis mosso, che è stato mosso
erant essent
GERUNDIVO
io sarò stato mosso
motus, -a, -um ero movendus, -a, -um
eris che deve essere mosso
erit
moti, -ae, -a erimus SUPINO
eritis
motu a essere mosso
erunt
156 II verbo
PRESENTE PRESENTE
legor io sono letto legar (che) io sia letto
legéris (-re) legāris (-re
legitur legātur
legfmur legdmur
legimfni legamfni
leguntur legantur
IMPERFETTO IMPERFETTO
legēbar io ero letto legérer (che) io fossi letto,
legebāris (-re) io sarei letto
legebātur legerēris (-re)
legebāmur legerētur
legebamfni legerēmur
legebantur legeremfni
FUTURO SEMPLICE legerentur
legar io sarò letto
legēris (-re)
legētur
legēmur
legemfni
legentur
rt INFINITO
io fui, sono stato, (che) io sia stato letto
fui stato letto Pres.: legi
lectus, -a, -um sum lectus, -a, -um sim essere letto
es sis Perf.:
est sit
lectum, -am, -um
lecti, -ae, -a surnus lecti, -ae, -a simus lectos, -as, -a esse
estis sitis essere stato letto
int
PIUCCHEPERFETTO PIUCCHEPERFETTO Fut.:
io ero stato letto (che) io fossi stato letto, ; lectum iri
io sarei stato letto ; stare per essere letto
lectus, -a, -um eram lectus, -a, -um essem
eras esses PARTICIPIO
erat esset
lecti, -ae, -a erāmus ; lecti, -ae, -a essēmus Perf.: lectus, -a, -um
erātis essētis letto, che è stato letto
erant I essent
GERUNDIVO
io sarò stato letto
lectus, -a, -um ero legendus, -a, -um
eris che deve essere letto
erit
lecti, -ae, -a erimus SUPINO
eritis
lectu a essere letto
erunt
Le quattro coniugazioni: forma passiva 157
INDICATIVO INDICATIVO
aperīmur āperiāynur
aperimfni aperiamfni
aperiuntur aperiantur
IMPERFETTO IMPERFETTO
aperiēbar io ero aperto aperīrer (che) io fossi
aperiebāris (-re) aperto, io sarei aperto
aperiebātur aperirēris (-re)
aperiebāmur aperirētur
aperiebamfni aperirēmur
aperiebantur aperiremfni
FUTURO SEMPLICE aperirentur
aperfar io sarò aperto
aperiēris (-re)
aperiētur
aperientur
"ti..' /-*!eCii ° itamrs, INFINITO
io fui, sono stato, fui stato (che) io sia stato aperto
Pres.: aperīri
aperto
apertus, -a, -um
essere aperto
sum apertus, -a, -um sim
es sis
est sit '
Perf.:
aperti, -ae, -a sumus aperti, -ae, -a apertum, -am, -um
simus ; esse
estis ' apertos, -as, -a
sitis ;
sunt sint
essere stato aperto
Fut.:
io ero stato aperto (che) io fossi stato aperto, apertum iri
io sarei stato aperto !, stare per essere aperto
apertus, -a, -um eram apertus, -a, -um essem
eras esses ; PARTICIPIO
erat i esset
aperti, -ae, -a erāmus aperti, -ae, -a essēmus ; Perf.: apertus, -a, -um
erātis essētis aperto, che è stato aperto
erant essent ;
GERUNDIVO
io sarò stato aperto
apertus, -a, -um ero aperiendus, -a, -um
•
eris che deve essere aperto
erit
aperti, -ae, -a erfmus SUPINO
erftis
erunt
apertu a essere aperto
Una coniugazione mista (i verbi in -io)
OSSERVA LE FRASI
Nella frase I il verbo capio, coniugato alla 3a persona plurale dell'imperfetto indicativo, si pre-
senta simile ai verbi della 4a coniugazione; eppure il suo infinito, che compare nella frase 2,
-ere come i verbi della 3a coniugazione. E infatti capio e i verbi di questo tipo sono tra- escin
dizionalmente attribuiti alla 3a coniugazione.
} IMPARA
Capio appartiene a quel gruppo ristretto di verbi che presentano una coniugazione mista, perché
seguono in alcune forme la 3a e in altre apparentemente la 4a coniugazione. Questi verbi hanno il tema
in -i- (e non in -i- come quelli della quarta), ma questa -ī- diventa -é- davanti a -r- e in finale di parola.
Troverai dunque, oltre all'infinito capere, il congiuntivo imperfetto attivo caperem (passivo capérer),
la 2a persona singolare del presente indicativo passivo caperis e la 2a persona singolare dell'imperativo
presente capti.
Queste particolarità nella coniugazione riguardano solo le forme derivate dal tema del presente. ll resto
della coniugazione (nelle forme cioè derivate dal perfetto e dal supino) è regolare.
I verbi in -io sono quindici (dodici attivi e tre deponenti, per i quali vedi p. 161).
Attivi
• capio, -is, cepi, captum, -ere = prendere
• copio, -is, cupīvi, cupītum, -ere = desiderare
• fado, -is, feci, factum, -ére = fare
• l'odio, -is, fodi, fossum, -ére = scavare
• figlio, -is, fugi, fugitum, -ére = fuggire
• iacio, -is, ieci, iactum, -ere = lanciare
• illicio, -is, illexi, illectum, -ére = attirare
• pario, -is, peperi, partum, -ére = partorire
• quatto, -is, quassum, -ere = scuotere « ^
Da notare - - -
} Da queste forme semplici derivano naturalmente verbi composti che si coniugano analogamente (per esempio: effodio,
effugio, concipro, dispicio, egredior, perpetior e così via).
} Illicio è già un composto, da un verbo base *lacio non attestato.
Il verbo quatio non ha il perfetto: i suoi composti sì (percutio ha percussi, concutio ha concussi ecc.).
I composti di pario hanno finito per passare del tutto alla 4a coniugazione (per esempio: comperio, is, comperi, compertum,
-ire; reperio, -is, repperi, repertum, -Tre e così via).
} Pario e morior formano il participio futuro da un tema leggermente diverso da quello del supino (rispettivamente paritūrus
e moritūrus).
D. Il verbo orior, -éris, ortus sum, orīri («sorgere, nascere») segue la 4a coniugazione nell'infinito; la coniugazione dei verbi in -io
nel presente indicativo e nel presente imperativo; mentre nell'imperfetto congiuntivo ha entrambe le forme alternative
(orèrer, orerēris, orerētur ecc., ma anche orirèris, orirètur). Il participio futuro è oriturus. Tra i suoi composti, che si comporta-
no tutti normalmente e ne seguono la coniugazione, solo adorior, Tris, adortus sum, -īri è passato definitivamente alla 4a coniu-
gazione. Da un suo antico gerundivo oriundus («che ha origine, originario») deriva il nostro aggettivo «oriundo».
Diamo di seguito gli specchietti riassuntivi della diàtesi attiva e della diàtesi passiva dei tempi derivati
dal tema del presente del verbo capio.
Attivo
INDICATIVO CONGIUNTIVO IMPERATIVO
Passivo
INDICATIVO CONGIUNTIVO
:• OSSERVA LE FRASI
Nelle frasi riportate sopra i verbi hanno tutti forma passiva: -mur è la desinenza della l a per-
sona plurale passiva; -ntur quella della 3a plur. passiva; -tur quella della 3a sing. passiva. Ma se
confronti la traduzione, il significato di tutti e tre i verbi è sempre attivo («ammiriamo» e non
«siamo ammirati»; «temevano» e non «erano temuti»; «insegue» e non «è inseguito»).
:• IMPARA
Come si è già detto, forma e diàtesi del verbo non sempre coincidono (> p. 1 19).
I verbi utilizzati nelle frasi sono tutti verbi deponenti, cioè verbi che hanno forma passiva ma signi-
ficato attivo. Anche i verbi deponenti si suddividono in quattro coniugazioni, di cui diamo le forme del
paradigma, come le troverai sul dizionario.
I a PERS. SING. 2' PERS. SING. PERFETTO INFINITO
l a Coniug. hortor hortāris hortatus sum hortāri
2a coniug. veréor verēris veritus sum verri
3a coniug. sequor sequéris secūtus sum segui
4a coniug. mentīor mentīris mentītus sum mentirti
Com'è facile osservare già dal paradigma, i verbi delle quattro coniugazioni deponenti si coniugano esat-
tamente come i passivi delle quattro coniugazioni regolari.
Dunque la flessione di hortor è identica a quella di donor, la flessione di verēor è identica a quella di
movéor e allo stesso modo il tipo sequor si coniuga come legor e il tipo mentīor come aperior.
Da notare
> I deponenti, a differenza dei passivi, hanno anche le seconde persone dell'imperativo presente (ed è attestata anche qual-
che forma di futuro): hortdre, «esorta (tu)!», verēre, «temi (tu)!», sequēre, «segui (tu)!», mentīre, «menti (tu)!».
} Il deponente prende dall'attivo quelle forme che per natura mancano nella coniugazione passiva, e cioè: il participio pre-
sente (hortans, verens ecc.), il supino (hortātum ecc.), il participio futuro (hortatūrus, secutūrus ecc.), il gerundio (hortandi,
hortando ecc.; verendi, verendo; sequendi ecc.).
L'infinito futuro ha forma attiva: per esempio hortatūrum, -cm, -um esse (e non hortātum in come ci si potrebbe aspettare.)
} Il deponente mantiene significato passivo in due forme, il gerundivo e il supino passivo:
• hortandus, «da essere esortato» (uguale in tutto a Iaudondus)
• hortātu, a «essere esortato» (uguale in tutto a laudatu)
I62 II verbo
Il participio perfetto dei deponenti mantiene, come si è detto, significato attivo e perciò non possiamo tradurlo con la cor-
rispondente forma italiana (che ha significato passivo), ma dobbiamo adoperare il gerundio passato oppure una perifrasi;
per esempio:
• hortātus = «avendo esortato» (oppure «dopo aver esortato», «che ha esortato, esortò») e non «esortato»
• secutus = «avendo seguito» (oppure «dopo aver inseguito» ecc..) e non «inseguito»
I SEMIDEPONENTI
Esistono poi pochi verbi che sono «deponenti solo a metà» e per questo si chiamano semideponenti.
Essi hanno forma attiva nel presente e nei suoi derivati e forma passiva nel perfetto e nei suoi
derivati. Il significato è però sempre attivo. Essi sono:
• audeo, -es, ausus sum, audēre = «osare»;
• gaudeo, -es, gavisus sum, gaudēre = «godere»;
• soleo, -es, solitus sum, solēre _ «solere, essere solito»;
• fido, -is, fisus sum, fidēre = «fidarsi»; e i suoi due composti
confido, -is, confisus sum, confidére = «confidare»;
diffido, -is, di^sus sum, diffidére = «diffidare».
Da notare
Al contrario, i verbo revertor («ritornare») e adsentior («assentire, essere d'accordo») sono deponenti nel presente e nei
suoi derivati, mentre hanno forma attiva nel perfetto e derivati (di entrambi comunque è diffusa anche la forma normaliz-
zata, interamente attiva).
Alcuni participi perfetti di verbi deponenti hanno, accanto al normale valore attivo, anche valore passivo:
• adeptus (da adipiscor) = «che ha ottenuto» oltre che «che è stato ottenuto»;
• comitatus (da comitor) = «che ha accompagnato» oltre che «che è stato accompagnato»;
• confessus (da confiteor) = «che ha confessato» oltre che «che è stato confessato»;
• dimensus (da dimetior) = «che ha misurato» oltre che «che è stato misurato»;
• expertus (da experior) = «che ha sperimentato» oltre che «che è stato sperimentato»;
I verbi deponenti e semideponenti I 63
• meditātus (da meditor) = «che ha meditato» oltre che «che è stato meditato»;
• pactus (da paciscor) = «che ha pattuito» oltre che «che è stato pattuito»;
• partītus (da partior) = «che ha diviso» oltre che «che è stato diviso»;
populatus (da populor) = «che ha devastato» altre che «che è stato devastato»;
• sortitus (da sortior) = «che_ha sorteggiato» oltre che _ «che è stato sorteggiato».
Da notare
D. Anche alcuni verbi non deponenti presentano questa stessa caratteristica e hanno dunque participi perfetti di valore atti-
vo invece che passivo; essi sono:
• cenātus (da ceno) = «che ha cenato»
• pransus (da prandio) = «che ha pranzato»
• potus (da poto) = «che ha bevuto» (anche «che è stato bevuto»)
• iurātus(da iuro) = «che ha giurato» (anche «che è stato giurato»)
es e
hortabéris (-re) Perf.: hortātum, -am, -um
hortabitur esse
hortātos, -as, -a }
LI
NDICATIVO CONGIUNTIVO IMPERATIVO
_
verēmur vereāmur -
veremini vereamini 2a plur. vereynini temete!
verentur vereantur
IMPERFETTO IMPERFETTO FUTURO
verēbar io temevo verērer che io temessi,
io temerei
verebāris (-re) vererēris (-re) 2a sing. verētor temerai
verebātur vererētur 3a sing. verētor temerà
verebāmur vererēmur
verebamini vereremini
verebantur vererentur 3a plur. verentor temeranno
FUTURO SEMPLICE INFINITO
verēbor io temerò Pres.: nerēri. temere
verebéris (-re) Perf.: veritum, -am, -um esse
verebitur veritos, -as, -a
verebimur avere temuto
verebimini Fut.: veritūrum, -am, -um
esse
verebuntur veritūros, -as, -a
PERFETTO PERFETTO stare per temere
io temetti, ho / ebbi temuto che io abbia temuto
veritus, -a, -um sum veritus, -a, -um sim PARTICIPIO
es sis che teme,
est sit Pres.: verens, -ēntis temendo
veriti, -ae, -a sumus veriti, -ae, -a simus
estis sitis Perf.: veritus, che ha temuto,
sunt sint -a, -um avendo temuto
Fut.: veritnrus, -a, -um
io avevo temuto che io avessi temuto che temerà
io avrei temuto
veritus, -a, -um eram veritus, -a, -um essem GERUNDIO
eras esses GENITIVO
erat esset verendi di temere
veriti, -ae, -a erāmus ' veriti -ae, , -a essēmus DATIVO
erātis essētis verendo al temere
erant essent i ACCUSATIVO
(ad) verendum a, per temere
io avrò temuto ABLATIVO
veritus, -a, -um ero verendo con il temere
eris
^ --
GERUNDIVO
erit re,eadus, -a, -nolo da temersi
veriti, -ae, -a erimus SUPINO
eritis ATTIVO veritum a temere
erunt PASSIVO veritu a essere temuto
166 II verbo
} OSSERVA LE FRASI
I verbi che compaiono nelle frasi proposte sono tutti diversi, ma allo stesso tempo riconduci-
bili a una medesima radice, *cap di capio («prendere»).
Nella frase 1 compare appunto il verbo primitivo capio (alla 3a persona singolare dell'imper-
fetto indicativo).
Nella frase 2 compare un verbo composto dalla preposizione in + capio (si nota che, pér effet-
to della composizione, sono intervenuti anche dei mutamenti fonetici); il significato del verbo
«prendere», inoltre, si è modificato.
Nella frase 3 il verbo originario è entrato in composizione con un suffisso -to, producendo il
nuovo verbo capto («tento di prendere»).
}
IMPARA
In latino, come nelle lingue moderne, esistono verbi primitivi (cioè originari, perché in essi il tema
coincide con la radice) e verbi derivati che si formano dai verbi primitivi (o anche da temi nominali)
con l'aggiunta di prefissi e suffissi, i quali modificano in parte il significato-base della radice (come suc-
cede anche in italiano; si pensi, per esempio, a «canticchio» da «canto», «saltello» da «salto» ecc.).
Verbi non originari sono anche tutti i verbi composti, quelli che si ottengono con l'aggiunta di prever-
bi (in italiano, per esempio: «comprendo» «sorprendo», «intraprendo» ecc.).
I verbi derivati
I verbi derivati in latino si dividono in tre gruppi principali, in base al significato conferito loro dal suf-
fisso: verbi intensivi, incoativi e desiderativi.
INTENSIVI
Dalle frasi I e 3 puoi ricavare che la differenza tra capio e capto è una differenza di intensità: mentre
il verbo capio ha il senso neutro di «prendere», capto significa «tentare di prendere», «sforzarsi di
prendere» e dunque ha in sé anche il senso della ripetizione dell'azione (se mi sforzo di fare una cosa,
quasi sempre la ritento più volte).
I verbi come capto si chiamano perciò intensivi o frequentativi. Essi si formano a partire dal supino
del verbo base, con la modifica delle terminazioni -tum e -sum in -to e -so, oppure tramite l'aggiunta
ir Verbi primitivi e verbi derivati
del suffisso -ito. Per esempio, da cano, «canto» (supino cantum) si forma canto («canto a gran voce»),
dal quale poi si ottiene l'intensivo di secondo grado cantito («vado cantando, canticchio»). Tutti gli
intensivi appartengono alla 1a coniugazione; elenchiamo qui di seguito i più frequenti:
I69
INCOATIVI
Se gli intensivi indicano un'azione che si ripete o si svolge con intensità, gli incoativi indicano un'azio-
ne nella sua fase iniziale o nella sua gradualità (incoho, infatti, vuol dire «iniziare»).
Alcuni di essi si formano direttamente a partire da una radice in unione al suffisso -sco (cresco da *cre +
-sco); alcuni a partire da altri verbi (augesco da augeo + -sco), altri ancora da sostantivi o aggettivi
(quiesco, da quies + -sco; senesco, da senex + -sco). Molti di essi sono anche composti con un prever-
bo (erubesco, convalesco ecc.). Tutti appartengono alla 3a coniugazione; elenchiamo qui di seguito
alcuni tra i più frequenti:
• (ex)ardesco = prender fuoco (da ardeo, «ardere, bruciare»);
• (in)calesco = riscaldarsi (da caleo, «aver caldo»);
• concupisco = bramare, concupire (da cupio, «desiderare»);
• conticesco = zittirsi (da taceo, «stare in silenzio, tacere»);
• convalesco = guarire, irrobustirsi (da valeo, «star bene, essere in salute»);
• erubesco = arrossire (da rubeo, «esser rosso»);
• horresco = inorridire (da horreo, «mi spavento, temo»);
• obmutesco = ammutolire (da mutus, «muto»);
• proficiscor = partire (da proficio, «avanzare»);
• quiesco = riposare (da quies, «quiete, riposo, sonno»);
• reminiscor = ricordarsi (da memini, «aver memoria, ricordare»);
• senesco = invecchiare (da senex, «vecchio»);
• vigesco = prender forza, rinvigorirsi (da vigeo, «essere in salute»).
Come si vede, molti di essi, nella composizione subiscono modifiche apofoniche (per esempio: taceo
conticesco), sulle quali torneremo anche dopo (. I verbi composti, p. I 70).
I70 II verbo
DESIDERATIVI
Infine, un piccolo gruppo di verbi, caratterizzati dall'uscita in -sso / -so o in -urio esprimono desiderio,
volontà di compiere un'azione. Quelli che terminano in -sso / -so appartengono alla 38 coniugazione,
quelli che terminano in -uno alla 48.
Tra questi potrai incontrare più facilmente:
• capesso = tentare di prendere (da capio, «prenderè»);
• empturio = voler comprare (da emo, «comprare»);
• esurio = aver fame (da edo, «mangiare»);
• parturio = stare per partorire (da pario, «generare»);
• viso = andare a vedere (da video, «vedere»).
I verbi composti
0 Interim Caesar multa simul incipiebat.
Frattanto Cesare intraprendeva molte cose contemporaneamente.
OSSERVA LE FRASI
I verbi usati nelle frasi sono tutti verbi composti; nella frase I incipio utilizza, come si è visto, la
preposizione in (unita a capio); nella frase 3, invece, è la preposizione ad a unirsi al verbo gra-
dior (si noti che la stessa forma avrebbe potuto essere scritta anche aggreditur con d > g per
assimilazione). In entrambi i casi sono avvenuti dei mutamenti nella parte radicale del verbo.
Nella frase 2, poi, il verbo dico è entrato in composizione con un avverbio (male); qui non si
osservano mutamenti fonetici. Tutti e tre i verbi si coniugano normalmente, come i verbi sem-
plici da cui derivano.
IMPARA
In latino, come in italiano, esistono moltissimi verbi composti, verbi cioè che risultano dall'unione di un
verbo semplice con una preposizione o un prefisso (più genericamente preverbo) che ne modifica il
significato. I preverbi latini possono essere:
• preposizioni vere e proprie (usate anche autonomamente davanti ai nomi), come ab, ad, ex, in, ob,
per, pro, trans ecc.;
• particelle invariabili (usate solo in composizione, come dis-, ne-, re-, se-);
• avverbi (come bene, male, intro, satis ecc.);
• temi verbali o nominali (come cale-, commone-, lique-, manu- ecc.).
Verbi primitivi e verbi derivati 17I
Come abbiamo già visto per i verbi derivati, nella fusione tra i preverbi e il verbo vero e proprio si gene-
rano spesso dei mutamenti fonetici: i più evidenti sono le assimilazioni (. p. IO), che riguardano la
parte finale della preposizione quando essa incontra un verbo che inizia pure per consonante; nei verbi
con vocale radicale breve possono inoltre insorgere fenomeni di apofonia (> p. 9). Per esempio:
• ad + peto = .adpeto = appeto (assimilazione)
• in + capio = incipio (apofóniā)
• ad + gradior = aggredior (assimilazione + apofonia)
Talvolta si nota l'inserimento di una consonante eufonica (redimo da re + emo) o la trasformazione
di una -s- intervocalica in -r- (> Il rotacismo, p. I O), come in dirimo (da dis + emo).
Su questi fenomeni, la cui conoscenza è importante per riconoscere il verbo composto (specie quando
è coniugato in tempi diversi dal presente) e cercarlo correttamente sul dizionario, ti rimandiamo al capi-
tolo sulla fonetica.
Come si è detto, ciascuna di queste particelle modifica il senso del verbo base, «contaminandolo» con
il suo proprio significato; così, per esempio, la preposizione a, ab indica separazione, allontanamento; ad
indica avvicinamento, moto a luogo; de indica distacco, origine; trans superamento e così via.
• post (pos-) = «dopo» (posposizione): poscribo, «aggiungere scrivendo»; postpono, «metter dopo,
posporre»;
• prae = «prima» (anticipazione): praecedo, «andare avanti»; praemitto, «mandare avanti»; prae-
for, «premettere»;
• pro = «davanti, di fronte, a favore» (sostituzione, difesa, vantaggio): profero, «portare avanti, pro-
tendere»; protego, «proteggere»; proripio (pro + rapio), «slanciarsi»;
• re- = «indietro, di nuovo» (ritorno, ripetizione): remitto, «mandare indietro»; redimo (re + emo),
«riscattare, riavere»; reduco, «portare di nuovo, ricondurre»;
• se- = «da parte, senza» (separazione, privazione): secedo, «allontanarsi, separarsi»; secerno,
«discernere, distinguere»;
• sub = «sotto» (stato in luogo anche figurato, subordinazione): suppono, «porre sotto, supporre»;
succurro, «andare in aiuto, soccorrere»;
• trans (tra-, tran-) = «oltre, al di là» (superamento): traduco, «trasportare»; transilio (trans +
salio) «saltare oltre, oltrepassare»; transeo, «passare oltre».
Come si vede, nella coniugazione i verbi hanno tutti perso una sillaba. Questo fa sì che la sillaba radica-
le nelle seconde persone si trovi in penultima sede; dunque, se è breve, essa non potrà portare l'accen-
to, che dovrà spostarsi indietro sulla terzultima.
Dunque avremo:
• provìcleo, ma pròvides
• transìlio, ma trànsilis
Se invece la sillaba è lunga, non ci sono problemi:
• collùceo e collùces
Da notare
} Un piccolo trucco per riconoscere la quantità breve di una radice, al di là dell'esperienza e dell'aiuto del dizionario, è offer-
to dai mutamenti apofonici: l'apofonia colpisce infatti generalmente le vocali brevi (dunque imprimo, che deriva da
in + premo, denuncia una i breve, e così anche transilio, che deriva da trans + salio: transilio, transilis e così via).
Verbi anomali o atematici
0 Amantem iniuria talis cogit amare magis, sed bene velle minus.
Una tale offesa costringe l'amante ad amare di più, ma a voler meno bene.
OSSERVA LE FRASI
Nella frase I velle è l'infinito presente attivo del verbo volo. Esso presenta una terminazione
inconsueta di infinito (confrontalo, nella stessa frase, con l'infinito amare, che ha la normale
uscita in -re preceduta da una vocale).
Nella frase 2 volebat è l'indicativo imperfetto dello stesso verbo volo, in cui sono visibili il carat-
teristico suffisso temporale -ba- e la desinenza personale -t. Tra il tema verbale e il suffisso tem-
porale è visibile la vocale di collegamento -e-.
Nella frase 3 ferte è imperativo presente, 2a persona plurale: riconosciamo anche qui la desi-
nenza personale -te, che è unita direttamente al tema verbale fer-.
IMPARA
Infinito presente
velle = volere
Participio presente
volens = che vuole
Da notare
D. Le forme propriamente atematiche del verbo volo sono: 2a e 3a persona singolare e 3 a persona plurale indicativo presente
(vis, vult, vultis); infinito presente (velie); congiuntivo imperfetto, tutte le persone (vellem, velles, vellet ecc.).
La coniugazione manca delle seguenti forme: imperativo, supino, gerundio, gerundivo, participio perfetto.
II congiuntivo presente è caratterizzato da un suffisso modale -i- (diverso da quello delle coniugazioni tematiche).
Indicativo Indicativo
PRESENTE
la nolo (io non voglio) la malo (io preferisco)
2a non vis 2a mavis
3a non vult 3a mavult
la nolicmus la malúmus
2a non vultis 2a mavultis
3a nolunt 3a malunt
I76 II verbo
Da notare
> In tre persone (2a e 3a singolare; 2a plurale) nolo presenta una forma perifrastica (non + vis ecc.).
Nelle altre forme la coniugazione di nolo è regolare:
Indicativo: nolēbam (imperi.); nolam (fut. sempl.); nolúi (peri); noluéram (pperf); noluéro (fut. ant.)
Congiuntivo: nolim .(pres.); nollem (imperf.); noluērim (perf.); noluissem (pperf.)
Infinito: nolle (pres.); noluisse (peri) -
Participio presente: nolens, nolentis
: In più rispetto a volo, nolo ha l'imperativo presente (noli, notte) e futuro (nato, nolitōte). .
> Mancano tutte le altre forme verbali di nolo supino, gerundio, gerundivo, participio perfetto.
Nelle altre forme la coniugazione di molo è regolare:
Indicativo: malebam (imperf.); malam (fut. sempl.); malúi (peri.); maluéram (pperf); maluéro (fut. ant.)
Congiuntivo: malim (pres.); mallem (imperf.); maluérim (perf.); maluissem (pperf.)
Infinito: molle (pres.); maluisse (peri.)
} Mancano le seguenti forme verbali di ma/o: imperativo, supino, gerundio, gerundivo, participio perfetto, participio presente.
INDICATIVO
CONGIUNTIVO
velim che io voglia nolim che io non voglia malim che io preferisca
velis nolis malis
velit nolit malit
velīmus nolīmus malīmus
velītis nolītis malītis
velint nolint malint
IMPERFETTO
vellem che io volessi, nollem che io non volessi, mallem che io preferissi,
io vorrei io non vorrei io preferirei
velles nolles malles
vellet nollet mallet
vellēmus nollēmus mallēmus
vellētis nollētis mallētis
vellent nollen m,o.11en t
Fero
Fero , fers, tuli, latum, ferre è il paradigma del verbo che corrisponde all'italiano «portare».
Come si può notare, le voci fondamentali del verbo si formano su tre radici diverse: su *fer- il presente
e i tempi da esso derivati; su *tu/- il perfetto e i tempi da esso derivati; su *la- (<*tla- radice che pre-
senta un grado vocalico zero rispetto a *tu/-) il supino, il participio perfetto e il participio futuro.
I 78
Attivo
INDICATIVO CONGIUNTIVO IMPERATIVO
Passivo
INDICATIVO CONGIUNTIVO
i
esse
latos, -as, -a
eram essem
essere stato portato
latus, -a, -um eras latus, -a, -um esses
erat esset Fut.:
erāmus essēmus latum iri
lati, -ae, -a erātis lati, ae, a
- - essētis stare per essere portato
erant essent
PARTICIPIO
io sarò stato portato
ero
Perf.: latus, a, um
- - portato
latus, -a, -um eris GERUNDIVO
erat
ferendus, -a, -um da portare
erimus
1 80 II verbo
Da notare
> Le voci propriamente atematiche sono: 2a e 3a persona singolare e 2a persona plurale indicativo presente attivo (fers, fert,
fertis); 2a e 3a persona singolare indicativo presente passivo (ferris, fertur); infinito presente attivo e passivo (terre, ferri); con-
giuntivo imperfetto attivo e passivo (ferrem, ferres ecc.; ferrer, ferreris ecc.); imperativo presente attivo (fer, fette); 2a e 3a per-
sona singolare e 2a persona plurale dell'imperativo futuro attivo (ferzo, fērto, fertote).
Nel resto della coniugazione feto si comporta come un- verbo della 3a coniugazione- tematica (per esempio ferebam come
Iegebam).
I COMPOSTI DI FERO
Le stesse caratteristiche della coniugazione difero appartengono ai verbi che si formano dafero, con l'ag-
giunta di preverbi che modificano il significato originario del verbo. I composti difero sono i seguenti:
• afféro, fers, attú li, allātum, afferre = apportare (ad + fero);
• antefrro, fers, anteti li, antelātum, anteferre = portare innanzi (ante + fero);
• auféro, fers, absticli, ablātum, auferre = portare via (ab + fero);
• circumféro, fers, circumticli, circumlātum, circumferre
= portare intorno (circum + fero);
• confero, fers, contúli, collātum, conferre = portare insieme, confrontare (cum + fero);
• defero, fers, deticli, delātum, deferre = portare giù, denunciare (de + fero);
• différo, fers, distilli, dilātum, differre = portare qua e là, differire (dis + fero);
• effero, fers, exticli, elātum, efferre = portare fuori (ex + fero);
• infero, .fers, intúli, illātum, inferre = portare dentro (in + fero);
• offero, fers, obticli, oblātum, offerre = offrire (ob + fero);
• perfero, fers, pertúli, perlātum, perferre = sopportare (per + fero);
• praeféro, fers, praetúli, praelātum, praeferre = portare innanzi, preferire (prae + fero);
• profero, fers, protitli, prolātum, proferre = portare fuori,'proferire (pro + fero);
• refero, fers, rettúli, relātum, referre = riportare, riferire (re + fero); •
• sufféro, fers, — — sufferre
, , = sopportare (sub + fero);
• transféro, fers, transtúli, translātum, transferre = portare al di là, trasportare (trans + fero).
Da notare
} Il perfetto e il supino di sufro sono rispettivamente sustúli e sublātum. Essi, però, si usano come perfetto e supino del verbo
tolto («sollevare»), in cui il perfetto e il supino originari (tuli e latum) sono passati a fero.
Eo
Eo, īs, i- vi (ī), ītum, ire è il paradigma del verbo che corrisponde all'italiano «andare».
Osservando le forme fondamentali, si nota che la radice presenta le seguenti forme:
• e- davanti a vocale (eo);
• i- davanti a consonante (is, ivi);
• i- nel supino e nel nominativo del participio presente.
Verbi anomali o atematici I8I
imus eāmus ^
Da notare
} II perfetto e i tempi da esso derivati hanno una coniugazione regolare, a partire dalla forma ivi o ii (ivisti o isti; ivèrom o ièram
ecc.).
} Trattandosi di un verbo intransitivo, eo manca della diatesi passiva, tranne che alla 3a persona singolare, usata per esprime-
re il valore-impersonale (per esempio: itur, «si va»; ibatur, «si andava.» ecc.). La forma iri, propriamente infinito presente pas-
sivo del verbo eo, è impiegata nella coniugazione passiva dei verbi tematici in unione con il supino, per esprimere l'infinito
futuro passivo (per esempio factum iri, «stare per essere fatto»).
} Il participio presente ha il nominativo iens, ma nel genitivo e in tutti gli altri casi si forma sul tema eunt- (eunti, eunti, euntem,
eunti ecc.).
I COMPOSTI DI EO
Le stesse caratteristiche della coniugazione di eo appartengono ai verbi che si formano da eo con l'ag-
giunta di preverbi che modificano il significato originario del verbo. I composti di eo sono i seguenti:
• abéo, abis, abii, abitum, abire = andare via, allontanarsi (ab + eo);
• adeo, adis, adii, adītum, adire = avvicinarsi (ad + eo);
• circu(m)eo, circic(m)is, circu(m)īi, circu(m)ītum, circu(m)īre
= andare intorno, circondare (circum + eo);
• coéo, cois, coīi, coitum, coire = andare insieme (cum + eo);
• exéo, exis, exīi, exītum, exīre = andare via, uscire (ex + eo);
• inéo, inis, inīi, initum, inīre = entrare, cominciare (in + eo);
• intereo, intéris, interii, interītum, interīre = morire (inter + eo);
• obeo, obis, obii, obītum, obire = affrontare (ob + eo);
• pereo, peris, perīi periturus, perire
, = morire (per + eo);
• praeeo, praeis, praeīi, praeītum, praeire = precedere (prae + eo);
• praetereo, praeteris, praeterii, praeteritum, praeterire
= andare oltre (praeter + eo);
• prodeo, prodis, prodīi, prodītum, prodire = avanzare (prod+ eo);
• redeo, redis, redii, redītum, redire = andare indietro, ritornare (re + eo);
• subéo, subis, subii, subītum, subire = andare sotto (sub + eo);
• transéo, transis, transīi, transītum, transire = oltrepassare (trans + eo);
• veneo, venis, veni, venire = andare in vendita, essere in vendita, essere
venduto (venum, «vendita» + eo).
Da notare
} Il verbo veneo significa «sono venduto», il corrispondente di significato attivo è vendo, «io vendo»; pereo significa «perire,
andare in rovina», il corrispondente di significato attivo è perdo, «io mando in rovina».
} Alcuni composti di eo sono transitivi e quindi sono usati anche nella forma passiva. Si tratta di: adeo, circumeo, ineo, praete-
reo, transeo, anteeo, coeo, obeo e subeo.
> Sono composti di eo anche i due verbi queo, quis, quīvi, quīre, «posso», e nequeo «non posso», che sono attestati solo in
poche forme (si tratta perciò di verbi difettivi).
Verbi anomali o atematici I83
k Edo
Edo, edis (ēs), ēdi, ēsum, edere (esse) è il paradigma del verbo che corrisponde all'italiano «mangiare».
Come si può notare osservando il paradigma, accanto alle forme regolari della coniugazione, sono atte-
state anche delle forme atematiche: ēs ed esse. -
Da notare
} Diamo di seguito tutte le forme atematiche, con l'awertenza che esse convivono con quelle regolari che seguono la terza
declinazione:
• 2a e 3a persona singolare e 2' persona plurale indicativo presente attivo (ēs, est, este);
• 3a persona singolare indicativo presente passivo (estur);
• infinito presente attivo (esse);
• congiuntivo imperfetto attivo (essem, esses, esset ecc.);
• 3a persona singolare congiuntivo imperfetto passivo (essetur);
• imperativo presente attivo (ēs, este).
} Al congiuntivo presente, accanto alle forme regolari edam, edos ecc., sono attestate anche le forme edim, edis ecc., con lo
stesso suffisso -i- del congiuntivo di sum (sim ecc.) e volo (velim ecc.).
} Il resto della coniugazione attiva e passiva è regolare.
} Da edo derivano due composti abbastanza frequenti: comēdo, comedēre, «divorare» e exédo, exedére, «divorare, consuma-
re». Si comportano come edo.
184 II verbo
Fio
Fio, fis, factus sum, fieri è il paradigma del verbo che corrisponde all'italiano «diventare» (usato come
verbo copulativo), «essere fatto», «accadere» (usato alla 3a persona singolare).
Osservando il paradigma si nota che:
• la 2a persona singolare dell'indicativo presente è atematica (ft-s);
• il perfetto indicativo factus sum («io divenni», «io fui fatto») è una forma presa in prestito dal verbo
facio (propriamente l'indicativo perfetto passivo);
• l'infinito presente fiēri ha forma passiva; inoltre, fra la desinenza -ri e il tema verbale si trova la voca-
le tematica -ē- (tipica della 3a coniugazione tematica).
Nelle forme derivate dal tema del presente fio si coniuga come un verbo della 4a coniugazione (ma la
-i del tema resta sempre lunga).
,t
Verbi anomali o atematici 185
io diventai, sono / fui diventato; che io sia diventato, sia stato fatto
sono stato / fui fatto
Perf.: factuni,
-am, -um
factos, -as, -a
1
-i
esse
erimus
fatti, -ae,
eritis
-a _ ^
erunt
Da notare
} Le forme propriamente atematiche sono le seguenti: 2a e 3a persona singolare indicativo presente (fis, fitis); imperativo pre-
sente (f , fite); 2a e 3a persona singolare, 2a persona plurale imperativo futuro (fito, feto, f tote). Imperativo presente e impe-
rativo futuro sono scarsamente attestati. Le altre forme derivate dal tema del presente sono regolari.
} Il perfetto factus sum è propriamente il perfetto passivo di facio, che ha finito per integrare il perfetto di fio (quindi factus
sum: «io fui fatto»; «io diventai» ecc.).
} Il gerundivo faciendus, facienda, faciendum è preso in prestito dalla coniugazione di facio e significa «da farsi», «che deve esse-
re fatto».
} Il participio futuro è preso in prestito dalla coniugazione di sum.
Per quanto riguarda la forma passiva dei composti di facio, bisogna distinguere fra quelli composti con
radici verbali o avverbi (di almeno due sillabe), che al presente mantengono la -a- di facio e che al pas-
sivo si coniugano come il verbo fio; e quelli che, composti con preverbi di una sola sillaba, hanno il pre-
sente attivo in ficio e quello passivo in ficior.
186 II verbo
Nella frase I meminisse è un infinito perfetto, impiegato però con il valore di presente (infatti
è coordinato all'infinito presente scire); si traduce, perciò, con l'infinito presente italiano.
Analogamente nella frase 2 odi è un indicativo perfetto, che però ha il valore di un presente
indicativo, l a persona singolare (infatti è coordinato ad amo); si traduce perciò con l'indica-
tivo presente italiano.
IMPARA
Un ristretto numero di verbi manca del presente e dei tempi da esso derivati. Alcuni di questi verbi
hanno anche significato di presente:
• coepi, coepisti, coeptum, coepisse = avere cominciato;
• mentirti, meministi, meminisse = ricordare;
• odi, odisti, odisse = odiare;
• noci, novisti, novisse = sapere.
COEPI
Il verbo coepi è il perfetto di un disusato coepio; possiede tutte le forme derivate dal tema del perfetto.
Diamo di seguito la coniugazione del verbo.
Indicativo
PERFETTO PIUCCHEPERFETTO FUTURO ANTERIORE
l a coepi (io cominciai) coepéram (io avevo cominciato) coepēro (io avrò cominciato)
2a coepisti coepéras coepēris
3a coepit coepérat coepérit
l a coepimus coeperāmus coeperrmus
2a coepistis coeperātis coeperrtis
3a coepērunt coepérant coepérint
188 II verbo
Congiuntivo
PERFETTO PIUCCHEPERFETTO
coepérim coepissem
l a (che io abbia cominciato) (che io avessi cominciato, io avrei cominciato)
2a cōepéris coepisses
3a coepérit coepisset
l a coeperímus coepissēmus
2a coeperitis coepissētis
3a ; coepérint coepissent
Infinito perfetto
coepisse = avere cominciato
Infinito futuro
coeptūrum, -am, -um esse
coeptūros, -as, -os esse } = stare per cominciare
Participio perfetto
coeptus, -a, -um = cominciato
coeptūrus, -a, -um = che comincerà
Da notare
Coepi ha anche la coniugazione passiva (coeptus, -a, -um sum, es, est ecc.; coeptus, -a, -um eram, eras, erat ecc.).
Il verbo viene impiegato come servile, seguito perciò dall'infinito, e come verbo transitivo, seguito dall'accusativo.
MEMINI
Il verbo memini è un perfetto con significato di presente: di conseguenza il piuccheperfetto ha il signi-
ficato dell'imperfetto, il futuro anteriore ha il significato del futuro semplice ecc.
Diamo di seguito la coniugazione del verbo.
Indicativo
PERFETTO PIUCCHEPERFETTO FUTURO ANTERIORE
la memini (io ricordo) meminéram (io ricordavo) meminēro (io ricorderò)
2a meministi meminēras meminéris
3a meminit meminérat meminérit
la meminimus meminerāmus meminerimus
2a meministis meminerātis memineritis
3a meminērunt meminérant meminērint
Congiuntivo
PERFETTO PIUCCHEPERFETTO
la ; meminérim (che io ricordi) meminissem (che io ricordassi, io ricorderei)
2a 1 meminēris meminisses
3a meminérit meminisset
la meminerimus meminissēmus
2a memineritis meminissētis
3a meminérint meminissent
Verbi difettivi e impersonali 189
Imperativo
FUTURO
2a Sing. ; memento (ricorda!)
2a Plur. ; mementotee(ricordate!)
Infinito perfetto
meminisse = ricordare
Da notare
} L'imperativo futuro è usato con il valore di imperativo presente.
ODI
Il verbo odi è un perfetto che ha significato di presente («ho preso in odio» e quindi «odio»): di conse-
guenza il piuccheperfetto ha il significato dell'imperfetto, il futuro anteriore ha il significato del futuro
semplice ecc.
Diamo di seguito la coniugazione del verbo.
Indicativo
PERFETTO PIUCCHEPERFETTO FUTURO ANTERIORE
la ; odi (io odio) odéram (io odiavo) odēro (io odierò)
2a ; odisti odéras odéris
3a odit odérat odérit
la odimus oderāmus oderimus
2a odistis oderātis oderitis
3a odērunt odérant odérint
Congiuntivo
PERFETTO PIUCCHEPERFETTO
l a ; odérim (che io odi) odissem (che io odiassi)
2a ; odéris odisses
3a odérit odisset
la oderimus odissēmus
2a oderitis odissētis
3a odérint odissent
Infinito perfetto
odisse = odiare
Participio perfetto
osus, -a, -um = che odia
Participio fururo
osurus, -a, -um = che odierà
Da notare
} La forma del participio perfetto, con valore attivo, ricorre più di frequente nelle forme composte, come perōsus o exōsus,
«che odia».
} Naturalmente il fatto che questi perfetti avessero il valore di presente non significa che in latino non si potesse esprimere
il passato di verbi come «ricordare» oppure «odiare»: in questo caso, semplicemente, si ricorreva a sinonimi o a perifrasi;
così, per esempio, per l'espressione del verbo «odiare» nel passato si può trovare'detestor o la perifrasi odium in aliquem
habui; per l'espressione del verbo «ricordare» nel passato si può trovare il sinonimo recordor, -āris, -ōtus sum, -āri.
I90 II verbo
AIO
È attestato nelle seguenti forme.
Indicativo
PERFETTO IMPERFETTO PERFETTO
la i aio (io dico) aiēbam (io dicevo)
2a ais
; aiēbas
3a ait aiēbat ait (disse)
la aiebāmus
2a aiebātis
3a aiunt aiēbant
Congiuntivo
PRESENTE IMPERFETTO
la aiam (che io dica)
; aiérem (che io dicessi)
28 ; aias
3a aiat aiéret
18
2a
3a aiant
Da notare
Il significato originario di aio è «dire di sì»; il verbo si usa con lo stesso significato di dico soprattutto nel discorso diretto, in
espressioni incidentali (per esempio ut ait, «come dice»; sic aiunt, «così dicono»).
I congiuntivi aiam e aias sono forme rarissime ma attestate.
INQUAM
È attestato nelle seguenti forme (tra parentesi sono indicate quelle più rare).
Indicativo
PRESENTE IMPERFETTO
la inquam (io dico)
2a inquis
3a inquit inquiēbat (egli diceva)
la inquimus
2a
3a inquiunt
Indicativo
FUTURO SEMPLICE PERFETTO
la (inquīi)
2a inquies (inquīsti)
3a inquiet inquit (egli disse)
Verbi difettivi e impersonali 1 91
Imperativo presente
2a Sing. inque = di'!
Da notare
} Il verbo è usato_ per lo più per riportare un discorso diretto. St -trova solitamente non all'inizio del discorso, ma a discorso
iniziato.
FARI
Segue la coniugazione deponente. È attestato nelle seguenti forme (tra parentesi sono indicate quelle
più rare).
Indicativo
ESENTE FUTURO SEMPLICE PERFETTO PIUCCHEPERFETTO
(for)
a fabor (fatus sum) fatus eram
1 (io parlo) (io parlerò) (io parlai) (io avevo parlato)
2a (faris) (fatus es) (fatus eras)
3a fatur fabitur fatus est fatus erat
la
2a I
e
—
Imperativo Presente
2a Sing. fare = parla!
Infinito presente
fari = parlare
Participio presente
fans, -antis = che parla
Participio perfetto
fatus, -a, -um = che ha parlato
Gerundio
Genitivo fandi = di parlare
Dativo / Ablativo fando = con il parlare
Gerundivo
fandus, -a, -um = da dire
Supino
fato = a dirsi
Da notare
} Il verbo fari significa propriamente «parlare solennemente».
} Il participio presente è di uso raro; è più frequente la forma negativa in fans, infantis («che non parla», «bambino»).
1 92 II verbo
I composti di fari
Seguono la coniugazione di fari i seguenti composti:
• adfor, adfāri = rivolgere la parola;
• effor, effāri = pronunciare;
• praefor, praefāri = dire prima;
• profor, profāri = predire.
I suddetti verbi sono attestati in un numero di forme più ricco rispetto al verbo originario.
Formule di cortesia:
• quaeso, quaesúmus = per piacere (in origine la persona singolare e plurale dell'indicativo presente
del verbo quaeso, -ere, «chiedere»);
• cedo, cette = da' qua, dimmi / date qua, ditemi (forma di imperativo di un verbo originario sconosciuto).
I verbi impersonali
Verbi impersonali sono quelli che enunciano un'azione senza determinare chi la compie e si usano sem-
pre e solo alla terza persona singolare.
In latino, come in italiano, esistono vari tipi di verbi impersonali; elenchiamo i principali.
I verbi di accadimento sono in genere completati da una proposizione con ut / ut non e il congiuntivo.
Possono talvolta avere un soggetto rappresentato da un pronome neutro o un aggettivo neutro sostan-
tivato (hoc accidit, «accade questo»).
I verbi che indicano evidenza, convenienza, necessità, possibilità, piacere ecc. hanno il dativo della per-
sona e sono generalmente completati da una soggettiva con accusativo e infinito.
La costruzione di tutti questi verbi è trattata nella sezione sulla sintassi. -
Da notare
Altri verbi impersonali come fugit, fallir, miseret, paenitet, interest, refert saranno trattati più avanti.
LE PARTI INVARIABILI DEL DISCORSO
Gli avverbi
O Adscede paulum istuc.
A ll ontànati un po' da qui.
▪ O lepidum diem!
Che giornata gradevole!
m
r OSSERVA LE
...7.
e a
Nell I paulu e istuc sono due avverbi che modificano il significato del processo verbale
(allontanati), precisando il luogo (da qui) e la modalità o quantità (un po').
Nella frase 2 riconosciamo lo stesso avverbio paulum, impiegato però in riferimento all'aggettivo
immutatis e non più al verbo della frase. Paulum, dunque, modifica attenuandolo il significato
dell'aggettivo.
Nella frase 3 lepide e sapienter sono anch'essi avverbi riferiti al verbo: essi danno informa-
zioni circa la modalità (avverbi di modo).
Nella frase 4 non ricorre alcun avverbio, ma vi riconosciamo l'aggettivo lepidus, evidentemen-
te imparentato strettamente con l'avverbio lepide (frase 3).
IMPARA
L'avverbio è una parola che si riferisce a un verbo, un aggettivo o un altro avverbio, per modificarne, cir-
costanziarne il significato. Gli avverbi latini, a differenza dei sostantivi e degli aggettivi, non sono sog-
getti a flessione, sono immodificabili nella forma (sono perciò una parte invariabile del discorso).
Gli avverbi latini sono numerosi e diversi fra loro nella formazione e nel significato.
Dagli aggettivi (e a volte sostantivi) derivano anche alcuni avverbi che non presentano tuttavia le ter-
minazioni caratteristiche -e, -er, -iter. Falso («falsamente»), paulum («poco»), foras («fuori»), par-
tim («in parte») sono per esempio, alcuni degli avverbi derivati da forme cristallizzate di nomi all'abla-
,
tivo o accusativo singolare e plurale; forma diffusa è quella dell'accusativo avverbiale. Fra gli altri che
hanno questa origine ricordiamo:
• clam = di nascosto • - - coram - = davanti
• ultra = al di là • infra = al di sotto
• passim = qua e là • furtim = di nascosto
• heri = ieri • diu = a lungo
• extemplo = immediatamente • initio = da principio
• fundītus = alle radici • antiquītus = fin dall'antichità
• Gli avverbi di modo sono la maggior parte di quelli derivati dagli aggettivi (o sostantivi). Rispondono
alla domanda «in che modo?». Fra quelli non derivati da aggettivi, ricordiamo:
• sic = così • ita = così
• vix = appena • quasi = quasi
• nequāquam = in nessun modo • gratis = gratuitamente
• Gli avverbi di luogo sono per la maggior parte derivati da pronomi. Rispondono alla domanda
«dove?». Fra quelli non derivati da pronomi, ricordiamo:
• intus = dentro • supra = sopra
• procul = lontano • prope = vicino
• foris = fuori • nusqum = in nessun luogo
• Gli avverbi di tempo sono di formazione varia e sono assai numerosi; in genere si classificano a secon-
da che indichino il momento esatto di un evento, la sua durata oppure la distanza temporale che
intercorre tra l'evento e il momento in cui se ne parla. Ne diamo un elenco ridotto, diviso in sotto-
gruppi a seconda del significato e dunque della domanda a cui gli avverbi rispondono:
«quando?»
• aliquando = talvolta • modo = poco fa
• antea = prima • nondum = non ancora
• cotidie = ogni giorno • nunc = ora
• cras = domani • nuper = poco fa
• deinde = poi • olim = un tempo
• denique = infine • pridie = il giorno prima
• heri = ieri • postridie = il giorno dopo
• hodie = oggi • quondam = un tempo
• interea = frattanto • rursum = di nuovo
• interim = frattanto • simul = contemporaneamente
• mane = di mattina • tunc = allora
Gli avverbi 197
«per quanto tempo?»
• adhuc = ancora, sinora • quousque = fino a quando
• diu = a lungo • semper = sempre
• quamdiu _ per quanto tempo, quanto a lungo --
«da quando? da quanto tempo?»
• abhinc = ancora • inde = da quel momento
• dudum = da un po' • posthac = dopo di ciò, d'ora in poi
• exinde = (fin) da allora • pridem = da tempo
«in quanto tempo?»
• cito = velocemente, in breve • statim = subito
• ilico = immediatamente • subito = improvvisamente, tutto a un tratto
• mox = fra poco, in breve
«quante volte (nel tempo)?»
• cotidie = ogni giorno • quotannis = ogni armo
• interdum = di tanto in tanto • saepe = spesso
• numquam = mai • semel = una volta
• plerumque = per lo più, in genere • umquam = mai
• Gli avverbi di quantità sono di formazione varia, alcuni derivati, altri no. Rispondono alla domanda
«quanto?». Fra i più frequenti ricordiamo:
• admódum = assai • paulum = poco
• multum = molto • aliquantum = alquanto
• plus = più • satis = abbastanza
Davanti ad aggettivi di grado comparativo e con verbi che esprimono confronto o preferenza, si
usano questi stessi avverbi con la terminazione -o:
• paulo peius = poco peggiore
• multo validior = molto più forte
• Gli avverbi interrogativi più frequenti sono:
• cur? = perché? • quomódo? = in che modo?
• ubi? = dove? • quotiens? = quante volte?
• Tra gli avverbi dubitativi che hanno il significato di «forse», ricordiamo:
Portasse, forsitan, forte, forsan.
• Gli avverbi affermativi e negativi più frequenti sono:
• certe = certamente • ita, sic = così, sì
• profecto = senza dubbio • omnīno = del tutto
• vere = veramente • quidem = certamente
• non, haud = no, non • ne... quidem = nemmeno
• minime = per nulla • nec, neque = né
198 Le parti invariabili del discorso
Pulcherrime fecisti!
Hai fatto benissimo!
Come puoi dedurre dalla traduzione, i termini sottolineati sono degli avverbi: le loro forme al grado posi-
tivo sono rispettivamente acriter (dall'aggettivo acer) e pulchre (da pulcher). Anche in latino, infat-
ti, proprio come in italiano, alcuni avverbi (e specialmente quelli di modo) presentano il comparativo e
il superlativo.
• Il comparativo può essere di maggioranza, di uguaglianza e di minoranza.
Il comparativo di maggioranza di un avverbio è uguale al comparativo neutro dell'aggettivo da cui
l'avverbio si forma:
• liber (agg.) libere (avv. positivo) liberius (avv. comparativo)
• fortis (agg.) fortiter (avv. positivo) fortius (avv. comparativo)
Il comparativo di uguaglianza di un avverbio è espresso, proprio come quello di un aggettivo, tra-
mite gli avverbi correlativi tam (o aeque e simili)... quam:
• tam fortiter quam... = tanto fortemente quanto...
Il comparativo di minoranza è espresso, come per gli aggettivi, con la correlazione minus... quam:
• minus saepe quam... = meno spesso di quanto...
• Il superlativo degli avverbi si forma quasi sempre dal superlativo dell'aggettivo corrispondente,
sostituendo la terminazione -e a quella dell'aggettivo -us.
• altus (agg.) altissimus (agg. superlativo) —∎ altissime (avv. superlativo)
Il valore superlativo può esser dato anche dal prefisso per-:
• persaepe = saepissime = spessissimo
e preposizioni e le interiezioni
Le preposizioni
0 Idem principes, qui ante fuerant, ad Caesarem revertērunt. (Ces.)
Quegli stessi principi che c'erano stati prima, ritornarono da Cesare.
OSSERVA LE FRASI
1 Nella frase I la parola ante è un avverbio di tempo («prima», «in precedenza»); nella frase 2
la stessa parola è legata al sostantivo (noctem) e ha il significato di «prima di»: essa è impie-
gata come preposizione, per circostanziare meglio l'indicazione temporale (mediam noctem,
«mezzanotte»).
Le preposizioni, dunque, sono originariamente avverbi; si distinguono dagli avverbi per il fatto
di essere impiegate davanti a un sostantivo (gli avverbi sono riferiti al verbo, a un aggettivo, a
un altro avverbio).
Nella frase I ricorre un'altra preposizione, ad, seguita da un nome all'accusativo. Come puoi
osservare, essa serve a esprime moto a luogo (insieme al verbo revertērunt).
Nella frase 2, in è la preposizione che si accompagna al sostantivo castris, in caso ablativo:
essa esprime lo stato in luogo. Nella frase 3, però, puoi osservare che la stessa preposizione
in, davanti a un nome in accusativo, esprime il moto a luogo. Confrontando le frasi 2 e 3 risul-
ta chiaro che la preposizione rende più evidente la funzione logica espressa in latino dai casi:
infatti, l'accusativo esprime l'idea della direzione; l'ablativo, invece, è il caso che, fra le altre,
esprime l'idea della collocazione nello spazio e nel tempo.
IMPARA
Le preposizioni sono forme invariabili. Esse si trovano impiegate con sostantivi (generalmente sono
espresse prima del sostantivo, da cui il nome preposizione), per differenziare un complemento da un
altro, (per esempio: moto da luogo, stato in luogo, complemento d'agente ecc.).
Nel corso del tempo le preposizioni si sono legate più specificamente ad alcuni casi: alcune di esse si
impiegano sempre e solo con sostantivi all'accusativo; altre solo con sostantivi all'ablativo; solo poche si
usano con un caso e con l'altro.
Le preposizioni si impiegano anche in unione con verbi (si chiamano in questo caso preverbi e i verbi che ne
derivano verbi composti), per determinarne il significato rispetto al verbo semplice (. I verbi composti, p.170).
Diamo di seguito un elenco delle preposizioni più diffuse, considerando fra le preposizioni forme che in
realtà sono avverbi (e come tali sono impiegate).
200 Le parti invariabili del discorso.
• clam = di nascosto da
Le interiezioni
Le interiezioni sono forme invariabili. Si tratta di elementi linguistici posti o all'inizio o in mezzo al
discorso, privi di legame sintattico con gli altri elementi della frase. Segnalano partecipazione a ciò che
viene detto. Si distinguono in proprie (semplici suoni, di origine emotiva e non grammaticale) e impro-
prie (voci verbali, nomi, avverbi). Diamo qui di seguito una lista delle più frequenti.
Proprie
• o / a / ah = ah!, oh!
• heu / eheu = ahi!
• hem / ehem = oh!
• vae = guai a...!
• euhoe = viva!
Improprie
• age / agédum = suvvia!, orsú!
• bene / recte = bene!
• malum = dannazione!
• ecastor / mecastor = per Castore!
• edépol / pol = per Polluce!
• mehercúles / mehercule = per Ercole!
LE PARTI INVARIABILI DEL DISCORSA _
Le congiunzioni
il Inter se vestem et nomina commutant. (Plaut.)
Si scambiano fra loro la veste e i nomi.
}
OSSERVA LE FRASI
Nelle frase I due sostantivi con funzione di complemento oggetto sono uniti fra loro da et, con-
giunzione coordinativa (detta anche copulativa), madre della congiunzione italiana «e». Nella
frase 2 due avverbi (diu e multum) sono legati fra loro dalla congiunzione -que, unita a mul-
tum: essa ha lo stesso valore copulativo di et.
Nella frase 3 atque è la congiunzione che unisce fra loro due verbi (vivamus e amemus),
messi sullo stesso piano (coordinati fra loro).
Le congiunzioni, dunque, mettono in collegamento fra loro due o più termini omogenei all'in-
terno della frase (nelle nostre frasi due sostantivi con la stessa funzione logica oppure due
avverbi).
Nella frase 4 i due verbi egit e viveret sono collegati dalla congiunzione ut: egit è però il verbo
principale, da cui dipende l'altro.
Nella frase 5 abbiamo due congiunzioni: et, che collega fra loro studet ed egit, e ut, che colle-
ga, con funzione di completamento, faceres ai due verbi precedenti.
}
IMPARA
Le congiunzioni collegano (o congiungono) fra loro due termini, che sono, all'interno della stessa frase,
due o più elementi omogenei (nome + nome, aggettivo + aggettivo, verbo + verbo ecc.); oppure, all'in-
terno di un periodo, due proposizioni.
In base al tipo di rapporto che le congiunzioni stabiliscono fra due proposizioni, si distingue fra congiun-
zioni coordinative (quelle, cioè, che collegano due proposizioni dello stesso tipo in un rapporto di coor-
dinazione: principale + principale; subordinata + subordinata) e congiunzioni subordinative (quelle che
stabiliscono un rapporto di dipendenza di una proposizione rispetto a un'altra: principale + subordinata).
Le congiunzioni 203
Le congiunzioni coordinative
Le congiunzioni coordinative, in base al tipo di legame che instaurano fra due termini (unione, contrap-
posizione, precisazione, conclusione), si distinguono _nei seguenti sottogruppi: copulative, disgiunti-
ve, avversative, dichiarative, conclusive, correlative.
COPULATIVE
Sono le congiunzioni che uniscono due elementi omogenei.
• et, atque, ac, -que: corrispondono alla congiunzione italiana «e» (derivata proprio da et); -que è
enclitica, nel senso che si incontra sempre unita a una parola, e va sciolta nel seguente modo
• Greciae Italiaeque incolae = Greciae et Italiae incolae
• etiam, quoque: corrispondono alla congiunzione italiana «anche». Quoque segue sempre la parola a
cui si riferisce
• Istud quoque ab Epicuro dictum est = Anche questo è stato detto da Epicuro
DISGIUNTIVE
Sono le congiunzioni che indicano scelta.
• aut, vel: corrispondono alle congiunzioni italiane «o, oppure»
• sive, seu: corrispondono alle congiunzioni italiane «sia, o»
• Proinde aut exeant aut quiescant (Cic.) = Dunque o se ne vadano o stiano in silenzio
AVVERSATIVE
Le congiunzioni avversative indicano un'opposizione fra due termini.
• sed, verum, at: corrispondono alle congiunzioni avversative «ma», «però», «al contrario»
• Numquam virtus latet, sed mittit sui signa (Sen.) = La virtù non rimane mai nascosta, ma
manda segnali di sé
• autem, vero, immo, immo vero: corrispondono alle congiunzioni avversative «però», «invece»; non
si usano mai a inizio di frase, ma dopo un termine
• Nescis? - Immo vero, scio = Non lo sai? - Al contrario, lo so
DICHIARATIVE
Sono le congiunzioni che introducono una spiegazione o una precisazione.
• nam, namque, enim: corrispondono alla congiunzione dichiarativa «infatti»
• Puella nuptias neglegit: nam deam Vestam colit = La ragazza trascura le nozze: infatti segue
il culto della dea Vesta
CONCLUSIVE
Sono le congiunzioni che introducono una conclusione.
• igitur, ergo: corrispondono alla congiunzione italiana «dunque»
• itàque, quare, quamobrem, ideo: corrispondono alla congiunzione italiana «perciò»
• proinde: corrisponde alla congiunzione «dunque»
• Proinde aut exeant aut quiescant (Cic.) = Dunque o se ne vadano o stiano zitti
204 Le parti invariabili del discorso
CORRELATIVE
Alcune delle congiunzioni sopra elencate vengono impiegate in correlazione tra loro (o con altri elemen-
ti avverbiali). Le congiunzioni correlative più frequenti sono:
• et... et: corrisponde alla correlazione «sia... sia», «e_....e»;
• cum... tum; nón solum (tantum) ... sed etiam; non modo... sed etiam: corrisponde alla correlazio-
ne «non solo... ma anche»;
• tum... tum: corrisponde alla correlazione «ora... ora»;
• sive (seu)... sive (seu): corrisponde alla correlazione «sia... sia»;
• nec (neque)... nec (neque): corrisponde alla correlazione «né... né».
Le congiunzioni subordinative
Le congiunzioni subordinative, in base al significato, si distinguono nei seguenti sottogruppi: tempora-
li, causali, finali, consecutive, completive, concessive, dichiarative, condizionali, comparative.
Elenchiamo di seguito le più diffuse. Per il loro uso, ti rimandiamo alla Sintassi del periodo (> pp. 288 ss.).
TEMPORALI
• cum: corrisponde alla congiunzione italiana «quando»
• dum: corrisponde alla congiunzione italiana «mentre»
• donec, quoad: corrispondono alla congiunzione italiana «finché»
• antéquam, priusquam: «prima che»
• postquam: «dopo che»
• ubi (primum), ut (primum), simul ac (atque): «non appena»
• quotiens: «ogni volta che»
• Cum in piscinam lapis missus est, videmus in multos orbes aquam discedere (Sen.) _
Quando un sasso viene lanciato in una vasca, vediamo l'acqua spostarsi formando molti cerchi
• Non faciam finem rogandi quoad nuntiatum erit te id fecisse (Cic.) = Non smetterò di chie-
dere finché non sarà stato annunciato che l'hai fatto
• Antequam ad sententiam redeo, de me pauca dicam (Cic.) = Prima di tornare all'argomento,
dirò poche cose su di me
CAUSALI
• quod, quia, quoniam, quando, quandoquidem: corrispondono alle congiunzioni italiane «poiché»,
«giacché»
• cum (con verbo al congiuntivo): «poiché»
• Scribo quia me status hic rei publicae non delectat (Cic.) = Scrivo perché questa condizione
dello stato non mi piace
• Et quoniam nondum est perscriptum senatus consultum, ex memoria vobis quid senatus
censuerit exponam = E, poiché non è stato ancora pubblicato il verbale del senato, vi dirò a
memoria che cosa il senato abbia deliberato
FINALI
• ut, quo: corrispondono alle congiunzioni italiane «affinché», «per»
• ne- «affinché non», «perché non»
Le congiunzioni 205
• Legati ad Caesarem mittuntur, ut voluntatem senatus ei proponant (Ces.) = Vengono inviati
a Cesare ambasciatori per esporgli (affinché, perché gli espongano) la volontà del senato
• Maioribus itineribus Apolloniam petere coepit, ne Caesar orae maritimae civitates occupa-
ret (Ces.) = A grandi tappe si affrettò verso Apollonia, affinché Cesare non occupasse le città
costiere
CONSECUTIVE
• ut: corrisponde alla congiunzione italiana «cosicché»
• ut non: «cosicché non»
• At haec ita commissa sunt ab isto ut non cognita sint (Cic.) = Ma queste cose furono commes-
se da costui in modo tale che (cosicché) non fossero risapute
COMPLETIVE
• quod: corrisponde all'italiano «che», «il fatto che»
• ut: corrisponde all'italiano «che»
• quominus, quin: «che», «che non»
• Placuit Caesari ut ad Ariovistum legatos mitteret (Ces.) = Cesare decise di mandare ambascia-
tori ad Ariovisto
• Nec tamen dubito quin habuerit vim magnam semper oratio = E non dubito che l'eloquenza
abbia avuto sempre una grande forza
CONCESSIVE
• quamquam, quamvis, licet: corrispondono alle congiunzioni italiane «sebbene», «benché»
• etsi, etiamsi, tametsi: «anche se»
• Iste, quamquam est incredibili audacia, tamen solus destitutus pertimuit (Cic.) = Costui,
sebbene sia di una sfrontatezza incredibile, tuttavia rimasto solo si spaventò
CONDIZIONALI
• si: corrisponde alla congiunzione italiano «se»
• nisi: forma negativa di si, italiano «se non»
• dum, dummódo: corrispono all'italiano «purché»
• dum ne, dummódo ne: «purché non»
• Et iam vincebamur nisi Latini arma sumpsissent = Ed eravamo ormai sconfitti, se i Latini non
avessero preso le armi
• Feram non solum fortiter verum etiam libenter, dummodo meis laboribus populo Romano
salus pariatur (Cic.) = Sopporterò non solo con fermezza, ma anche volentieri, purché dalle mie
sofferenze derivi salvezza per il popolo romano
COMPARATIVE
• ut, sicut, velut, tamquam: corrispondono all'italiano «come»
• ac, atque, quam: «che»
• ut si, quasi, tamquam, tamquam si, quasi si: «come se»
• Sed aliter atque ostenderam facio = Ma agisco diversamente da come avevo prospettato
• De Dolabella suadeo videas tamquam si tua res agatur (Cic.) = Riguardo a Dolabella ti esor-
to a provvedere come se si trattasse dei tuoi stessi affari
Per i dettagli sull'uso delle congiunzioni subordinative, rimandiamo alla trattazione delle proposizioni
subordinate.