LA LETTERATURA
Il Medioevo, che va dal 476 d.C. al 1492 (la scoperta dell’America), viene definito dagli umanisti del 500
come un periodo negativo. Nell’800 viene rivisto: se non ci fosse stato, non ci sarebbe stato stato
nemmeno l’Umanesimo. Viene quindi considerato un periodo di passaggio tra l’età Classica e il
Rinascimento, portando la rinascita della civiltà.
L’Alto Medioevo
Durante l’Alto Medioevo (476-1.000), caratterizzato dalle invasioni barbariche, il punto di riferimento,
che non si sgretola, è la Chiesa. Essa gestisce e protegge la cultura e la lingua latina, così da non far
perdere il patrimonio classico.
I monasteri e le scuole monastiche divennero i centri della concentrazione del sapere, dove gli
amanuensi trascrivevano i testi per tramandarli. La cultura e la scrittura si limitano soltanto alla chiesa,
poiché non tutti parlavano il latino classico e i cittadini usavano il latino volgare, quindi la lingua del
popolo. La predominanza del latino come lingua di cultura e l'analfabetismo della civiltà, fecero sì che il
volgare si sviluppasse principalmente nell’oralità.
La rinascita Carolingia
Nell’800 Carlo Magno, re dei Franchi, riunifica i territori dell’impero d’occidente facendo rinascere
l’Impero Carolingio. Grazie a Carlo Magno c’è un periodo di ripresa economica e culturale perché vuole
che il suo popolo sia acculturato quindi istituisce un nuovo sistema scolastico incaricando Alcuino di
York di dare vita alla “Schola Palatina” (scuola di palazzo) all’interno del suo palazzo, destinata alla
formazione dei funzionari imperiali.
Dopo la morte di Carlo Magno
Dopo la morte di Carlo Magno, la sua politica viene meno perché i suoi successori non riescono a
tenere uniti i territori e il sogno della restaurazione crolla. Questo avviene a causa del crescente potere
dei signori locali, che iniziano a governare parti dei territori imperiali in modo autonomo, e nasce così il
feudalesimo. I feudi venivano donati dall'imperatore ai suoi feudatari e alla loro morte sarebbe dovuto
tornare all’impero. Ma con il tempo i feudi diventarono ereditari e i feudatari vogliono arricchirsi quindi
comprano più terreni. La frammentazione del potere politico portò alla nascita di numerose corti locali,
che divennero importanti centri culturali. In queste corti, i signori e i loro vassalli iniziarono a
promuovere la produzione letteraria in lingua volgare, favorendo lo sviluppo di nuove forme poetiche e
narrative.
Latino Classico e Latino Volgare
Il latino, originariamente parlato a Roma, si diffuse in tutti i territori dell'Impero. Fino al III secolo d.C., il
latino era una lingua unitaria, ma poi si distinsero due forme: il latino classico (scritto e letterario), cioè
quello parlato in origine a Roma e adottato da tutti i territori conquistati, e il latino volgare (parlato).
Quest'ultimo, parlato dalla popolazione romanizzata, subì profonde trasformazioni fonetiche,
morfologiche e sintattiche e si sostituivano o introducevano parole nuove. Il latino classico era una
lingua conservatrice, appresa nelle scuole, mentre il volgare era una lingua duttile e variegata, che si
adattava alle esigenze quotidiane e in base a chi lo parlava.
Le lingue romanze
Il latino entra in contatto con le lingue dei popoli conquistati e dei barbari, accade così la mescolanza
linguistica. Fino al IX secolo d.C., il latino classico continuava ad essere usato sopratutto dalla Chiesa,
poi in alcune zone il latino scompare (Inghilterra e Africa) in altre si diversifica nascono le lingue
romanze.
I primi documenti in volgare
Il volgare, pur essendo la lingua parlata, non era inizialmente riconosciuto come lingua scritta, e i primi
documenti in volgare sono rari e spesso frammentari. In un contesto in cui il latino era la lingua del
potere e della cultura, la comparsa di documenti in volgare segna un momento cruciale. I Giuramenti di
Strasburgo dell'842 sono considerati il primo documento che testimonia l'esistenza di una lingua
romanza sancivano un'alleanza tra i nipoti di Carlo Magno, Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo,
Germanico scrisse il giuramento in francese (lingua di Calvo), e Calvo scrisse il giuramento in tedesco
(lingua di Germanico). I Giuramenti di Strasburgo rappresentano una delle prime testimonianze scritte
di una lingua romanza. Altri documenti sono l’Indovinello Veronese e Placito Capuano.
La lingua d’oc e la lingua d’oil
Il bilinguismo volgare e latino si afferma in Francia, che è il primo stato ad assorbirlo, sia il popolo e sia i
sovrani lo usavano. Nella letteratura francese si affermano due lingue: la lingua d'oil (nel nord della Loira,
dove il sì è detto "oïl", dal quale si sviluppa il francese moderno) e la lingua d'oc (nel sud, dove il sì è
detto "oc", dal quale si sviluppa il francese meridionale, la lingua provenzale tra l’XI e il XIII secolo). Al
nord la lingua d'oïl si affermò definitivamente come il centro politico ed economico del paese. La lingua
provenzale poi scomparse perché si affermò la lingua d’oil.
La lingua della poesia europea
Dopo la fine dell’Impero di Carlo Magno, le corti dei signori feudali diventarono centri culturali. Lì
nacque una poesia in lingue locali (volgari) che si diffuse in tutta Europa. La poesia provenzale (in lingua
d’oc) fu molto influente: Dante Alighieri e altri italiani la imitarono. I poeti più importanti sono: Guglielmo
IX, Jaufré Rudel, Bernart de Ventadorn.
La poesia dell'amore cortese
La poesia dell'amore cortese, tipica della lingua d'oc, è un tema centrale della letteratura romanza.
L'amore cortese è un amore idealizzato, spesso segreto e non corrisposto, in cui la donna amata è vista
come un simbolo di perfezione e bellezza, irraggiungibile. Il cavaliere si sottomette alla volontà della
donna, e l'amore diventa una forza che lo spinge a compiere gesta eroiche. Questo tipo di amore è
spesso descritto con metafore, e la donna è chiamata "madonna". Questo ideale è descritto nel trattato
De amore di Andrea Cappellano, scritto alla corte di Maria di Champagne intorno al 1185.
Lo stile dei trovatori
I trovatori, poeti e musicisti della lingua d'oc, svilupparono uno stile poetico complesso e raffinato. Le
loro poesie erano caratterizzate da un linguaggio figurato, ricco di metafore e simboli. Il "trobar clus" era
uno stile più ermetico e difficile da comprendere, mentre il "trobar leu" era più semplice e accessibile.
La letteratura in lingua d’oïl
Nasce nelle corti del Nord della Francia ed è più popolare. Non è recitata nelle corti chiuse, ma affidata
a giullari e cantastorie che si esibiscono in strade e piazze.
Chansons de geste (canzone di gesta): Poemi epici in versi sulle gesta di sovrani ed eroi del tempo di
Carlo Magno. Esempio principale: la Chanson de Roland, seconda metà del XII sec., racconta la morte
di Orlando a Roncisvalle nel 778 contro i Saraceni mentre difendeva la sua patria. Esaltano i valori della
cavalleria: lealtà, obbedienza, coraggio, sacrificio. Il cavaliere riceve terre e privilegi in cambio della
fedeltà al signore.
I romanzi cavallereschi e il ciclo bretone:
Accanto alle chansons nascono i romanzi in versi che riprendono la letteratura classica rileggendola
secondo i codici cavallereschi e dell’amore cortese. I più famosi: Roman d’Alexandre, Roman de
Thèbes, Roman de Troie di Benoît de Sainte-Maure.
Il ciclo bretone sono dei poemi cavallereschi che hanno al centro re Artù e i cavalieri della Tavola
Rotonda. L’autore principale di questo genere è Chrétien de Troyes, autore di Lancelot e Perceval o il
racconto del Graal. Tema tipico del ciclo bretone: storie d’amore e morte drammatiche, come quella di
Tristano e Isotta, la cui prima redazione nota è del poeta normanno Thomas. In Italia la versione più
famosa è il Tristano riccardiano trecentesco.